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    👉 Leggi l’articolo con tutti i dettagli su Storie & Archeostorie: storiearcheostorie.com/2026/09

    #Archeologia #ImperoRomano #Serbia #MassiminoDaia #StorieArcheostorie

    foto: 📷 © Archaeological Institute / Muzej Krajine

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    foto: 📷 © Archaeological Institute / Muzej Krajine

  3. 💥💥💥 𝗧𝗿𝗲 𝘃𝗮𝘀𝗰𝗵𝗲❟ 𝘂𝗻 𝘀𝘂𝗱𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶𝘂𝗺 𝗲 𝘂𝗻 𝗶𝗽𝗼𝗰𝗮𝘂𝘀𝘁𝗼: 𝗶𝗻 𝗦𝗲𝗿𝗯𝗶𝗮 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗯𝗮𝗴𝗻𝗼 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗶𝗺𝗽𝗲𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗠𝗮𝘀𝘀𝗶𝗺𝗶𝗻𝗼 𝗗𝗮𝗶𝗮
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    #Archeologia #ImperoRomano #Serbia #MassiminoDaia #StorieArcheostorie

    foto: 📷 © Archaeological Institute / Muzej Krajine

  4. Abbandonata dopo sole due generazioni: l’enigma della città romana di Neuenstadt

    Una città romana abitata per meno di un secolo e poi abbandonata, forse all’improvviso, per motivi ignoti. È un enigma archeologico ancora tutto da districare quello di Neuenstadt am Kocher, città del distretto di Heilbronn, nel Baden-Württemberg (Germania sud-occidentale). Sì, perché gli archeologi al lavoro sul sito ormai da oltre vent’anni stanno ancora cercando di ricostruire la storia dell’insediamento, fondato dai Romani nel II secolo d.C. nella provincia della Germania superior ma poi improvvisamente lasciato a se stesso – o almeno così sembra – dopo due sole generazioni.

    La scoperta del sito

    Le rovine dell’antico abitato furono individuate per la prima volta negli anni Ottanta del secolo scorso a nord dell’attuale Neuenstadt am Kocher. Gli scavi, condotti dal Landesamt für Denkmalpflege (LAD) del Baden-Württemberg in collaborazione con l’Università di Bamberga a partire dal 2003, hanno riportato alla luce i resti di una città romana di almeno 25 ettari, che sorgeva sulla riva settentrionale del fiume Kocher tra il II e il III secolo. Il nome della città è tuttora ignoto, ma dalle testimonianze epigrafiche si deduce che fu la capitale1 della “civitas A(urelia?) G...”, dove il nome “Aurelia” si riferirebbe all’imperatore Marco Aurelio (161-180 d.C.). La fondazione dell’insediamento sarebbe dunque legata allo spostamento del Limes germanico verso est, attorno al 155-160 d.C., sotto Antonino Pio e lo stesso Marco Aurelio.

    Neuenstadt. Pianta dell’insediamento romano basata sulle evidenze archeologiche (da: Archäologische Ausgrabungen in Baden-Württemberg 2004, 159 – Leiza)

    Il tempio di Apollo Grannus e gli altri edifici

    Negli anni seguenti alla scoperta, le indagini geofisiche e vari scavi esplorativi hanno fornito ulteriori informazioni sull’estensione, la struttura, lo stato di conservazione e la storia del sito. Finché tra il 2007 e il 2013, uno scavo approfondito condotto nel centro della città ha riportato alla luce i resti del tempio principale, dedicato al dio celto-romano Apollo Grannus e di cui si conserva un altare votivo. Il tempio sorgeva su un’area recintata piuttosto ampia, di 80 metri x 70 ed era accompagnato da due vasche/bacini esagonali (o ottagonali) per l’acqua sorgiva, di importanza fondamentale dato che Apollo Grannus era una divinità legata alle fonti termali e alla guarigione.

    Altare votivo di Apollo Grannus ( CIL XIII, CC BY-NC – CF-GeS-1118, hdl.handle.net/11471/504.50.1118)

    Le indagini archeologiche hanno in seguito documentato la presenza anche di altri importanti edifici pubblici. Tra questi spicca l’edificio A, posto nella parte settentrionale dell’insediamento, forse parte di una basilica a tre navate, lunga circa 45 metri, affacciante sul foro. E soprattutto una grande struttura di circa 50 metri x 50 (D2) disposta attorno a un cortile e dotata di diversi ambienti, due portici e, nella parte nord-ovest, le terme: secondo gli archeologi potrebbe trattarsi di una domus di rappresentanza o della sede ufficiale di un funzionario romano.

    L’edificio termale (da Leiza)

    Molti reperti riemersi dagli scavi, in particolare epigrafi e statue, sono attualmente esposti nel Lapidario del Württembergischen Landesmuseums di Stoccarda.

    Abitazioni e attività artigianali

    Se l’obiettivo principale degli scavi era, all’inizio, quello di stabilire l’estensione e la struttura dell’abitato, oggi l’attenzione si è spostata sui quartieri meno indagati, dove sorgevano le abitazioni private e le attività artigianali.

    Le prospezioni geofisiche hanno evidenziato la presenza di diverse strutture rettangolari, una delle quali è stata scavata: si tratta di un edificio di 9,5 metri per 12,5, con struttura lignea a graticcio e dotato, nella parte posteriore, di un vano interrato con murature in pietra.

    Uno degli edifici ritrovati nell’insediamento di Neuenstadt am Kocher. Foto: LAD/Michelangelo Maugeri.

    Secondo gli archeologi, l’edificio potrebbe esser stato sede di un’attività di carattere artigianale o commerciale, una delle tante di questo settore cittadino posto a ridosso del fiume Kocher e dunque comodo per gli spostamenti e i commerci. Ma c’è un dettaglio che rende perplessi gli studiosi: i reperti recuperati sono pochissimi, come se le strutture fossero state utilizzate soltanto per un breve lasso di tempo.

    Perché l’insediamento fu abbandonato?

    Certo, la scarsità di materiali trovati nelle abitazioni non costituisce, da sola, la prova di un abbandono repentino del sito. Gli archeologi, tuttavia, hanno riscontrato una situazione simile anche per gli edifici pubblici di Neuenstadt: una coincidenza? Forse no. Il sospetto è che la città abbia davvero avuto vita più breve rispetto ad altri centri romani del territorio.

    Resta da stabilire allora perché la città fu abbandonata. Secondo gli archeologi, ciò potrebbe essere avvenuto nel III secolo d.C., quando la situazione lungo la frontiera settentrionale dell’Impero romano si fece via via più instabile. Intorno agli anni Trenta del III secolo, infatti, il Limes, il sistema di fortificazioni che presidiava il confine reno-danubiano, fu messo a dura prova dalla crescente pressione delle popolazioni stanziate al di là dei fiumi. E proprio l’instabilità e il pericolo rappresentato dalle incursioni “barbariche” potrebbero esser stati alla base della decisione di lasciare l’insediamento, in particolare dopo il collasso del Limes germanico-retico a seguito delle sfondamento delle fortificazioni tra il Reno e il Danubio da parte degli Alemanni e dei Franchi. È un’ipotesi di studio affascinante, ma che – come avvertono gli stessi studiosi – attende naturalmente le necessarie verifiche sul campo.

    Una relazione preliminare sulle indagini in corso, intanto, è stata pubblicata nel volume “Archäologische Ausgrabungen in Baden-Württemberg 2025” (Klaus Kortüm, Andrea Faber, Privathäuser im römischen Neuenstadt am Kocher, pp. 183-186).

    📘 Notizia verificata ✅

    1. La storiografia tradizionale ha a lungo ritenuto che la capitale della “civitas A(urelia?) G…” fosse Öhringen (Vicus Aurelianus), sia per la presenza di due importanti castra militari lungo il Limes, sia per l’importanza dei suoi ritrovamenti epigrafici. Le recenti scoperte monumentali a Neuenstadt, tuttavia, stanno indicendo gli studiosi a ritenere che la capitale fosse quest’ultima. ↩︎

    #archeologia #archeologiaRomana #BadenWürttemberg #cittàRomana #Germania #IIISecoloDC #imperoRomano #LADLandesamtFürDenkmalpflege #limes #NeuenstadtAmKocher #RomaAntica #scaviArcheologici #UniversitàDiBamberga
  5. Abbandonata dopo sole due generazioni: l’enigma della città romana di Neuenstadt

    Una città romana abitata per meno di un secolo e poi abbandonata, forse all’improvviso, per motivi ignoti. È un enigma archeologico ancora tutto da districare quello di Neuenstadt am Kocher, città del distretto di Heilbronn, nel Baden-Württemberg (Germania sud-occidentale). Sì, perché gli archeologi al lavoro sul sito ormai da oltre vent’anni stanno ancora cercando di ricostruire la storia dell’insediamento, fondato dai Romani nel II secolo d.C. nella provincia della Germania superior ma poi improvvisamente lasciato a se stesso – o almeno così sembra – dopo due sole generazioni.

    La scoperta del sito

    Le rovine dell’antico abitato furono individuate per la prima volta negli anni Ottanta del secolo scorso a nord dell’attuale Neuenstadt am Kocher. Gli scavi, condotti dal Landesamt für Denkmalpflege (LAD) del Baden-Württemberg in collaborazione con l’Università di Bamberga a partire dal 2003, hanno riportato alla luce i resti di una città romana di almeno 25 ettari, che sorgeva sulla riva settentrionale del fiume Kocher tra il II e il III secolo. Il nome della città è tuttora ignoto, ma dalle testimonianze epigrafiche si deduce che fu la capitale1 della “civitas A(urelia?) G...”, dove il nome “Aurelia” si riferirebbe all’imperatore Marco Aurelio (161-180 d.C.). La fondazione dell’insediamento sarebbe dunque legata allo spostamento del Limes germanico verso est, attorno al 155-160 d.C., sotto Antonino Pio e lo stesso Marco Aurelio.

    Neuenstadt. Pianta dell’insediamento romano basata sulle evidenze archeologiche (da: Archäologische Ausgrabungen in Baden-Württemberg 2004, 159 – Leiza)

    Il tempio di Apollo Grannus e gli altri edifici

    Negli anni seguenti alla scoperta, le indagini geofisiche e vari scavi esplorativi hanno fornito ulteriori informazioni sull’estensione, la struttura, lo stato di conservazione e la storia del sito. Finché tra il 2007 e il 2013, uno scavo approfondito condotto nel centro della città ha riportato alla luce i resti del tempio principale, dedicato al dio celto-romano Apollo Grannus e di cui si conserva un altare votivo. Il tempio sorgeva su un’area recintata piuttosto ampia, di 80 metri x 70 ed era accompagnato da due vasche/bacini esagonali (o ottagonali) per l’acqua sorgiva, di importanza fondamentale dato che Apollo Grannus era una divinità legata alle fonti termali e alla guarigione.

    Altare votivo di Apollo Grannus ( CIL XIII, CC BY-NC – CF-GeS-1118, hdl.handle.net/11471/504.50.1118)

    Le indagini archeologiche hanno in seguito documentato la presenza anche di altri importanti edifici pubblici. Tra questi spicca l’edificio A, posto nella parte settentrionale dell’insediamento, forse parte di una basilica a tre navate, lunga circa 45 metri, affacciante sul foro. E soprattutto una grande struttura di circa 50 metri x 50 (D2) disposta attorno a un cortile e dotata di diversi ambienti, due portici e, nella parte nord-ovest, le terme: secondo gli archeologi potrebbe trattarsi di una domus di rappresentanza o della sede ufficiale di un funzionario romano.

    L’edificio termale (da Leiza)

    Molti reperti riemersi dagli scavi, in particolare epigrafi e statue, sono attualmente esposti nel Lapidario del Württembergischen Landesmuseums di Stoccarda.

    Abitazioni e attività artigianali

    Se l’obiettivo principale degli scavi era, all’inizio, quello di stabilire l’estensione e la struttura dell’abitato, oggi l’attenzione si è spostata sui quartieri meno indagati, dove sorgevano le abitazioni private e le attività artigianali.

    Le prospezioni geofisiche hanno evidenziato la presenza di diverse strutture rettangolari, una delle quali è stata scavata: si tratta di un edificio di 9,5 metri per 12,5, con struttura lignea a graticcio e dotato, nella parte posteriore, di un vano interrato con murature in pietra.

    Uno degli edifici ritrovati nell’insediamento di Neuenstadt am Kocher. Foto: LAD/Michelangelo Maugeri.

    Secondo gli archeologi, l’edificio potrebbe esser stato sede di un’attività di carattere artigianale o commerciale, una delle tante di questo settore cittadino posto a ridosso del fiume Kocher e dunque comodo per gli spostamenti e i commerci. Ma c’è un dettaglio che rende perplessi gli studiosi: i reperti recuperati sono pochissimi, come se le strutture fossero state utilizzate soltanto per un breve lasso di tempo.

    Perché l’insediamento fu abbandonato?

    Certo, la scarsità di materiali trovati nelle abitazioni non costituisce, da sola, la prova di un abbandono repentino del sito. Gli archeologi, tuttavia, hanno riscontrato una situazione simile anche per gli edifici pubblici di Neuenstadt: una coincidenza? Forse no. Il sospetto è che la città abbia davvero avuto vita più breve rispetto ad altri centri romani del territorio.

    Resta da stabilire allora perché la città fu abbandonata. Secondo gli archeologi, ciò potrebbe essere avvenuto nel III secolo d.C., quando la situazione lungo la frontiera settentrionale dell’Impero romano si fece via via più instabile. Intorno agli anni Trenta del III secolo, infatti, il Limes, il sistema di fortificazioni che presidiava il confine reno-danubiano, fu messo a dura prova dalla crescente pressione delle popolazioni stanziate al di là dei fiumi. E proprio l’instabilità e il pericolo rappresentato dalle incursioni “barbariche” potrebbero esser stati alla base della decisione di lasciare l’insediamento, in particolare dopo il collasso del Limes germanico-retico a seguito delle sfondamento delle fortificazioni tra il Reno e il Danubio da parte degli Alemanni e dei Franchi. È un’ipotesi di studio affascinante, ma che – come avvertono gli stessi studiosi – attende naturalmente le necessarie verifiche sul campo.

    Una relazione preliminare sulle indagini in corso, intanto, è stata pubblicata nel volume “Archäologische Ausgrabungen in Baden-Württemberg 2025” (Klaus Kortüm, Andrea Faber, Privathäuser im römischen Neuenstadt am Kocher, pp. 183-186).

    📘 Notizia verificata ✅

    1. La storiografia tradizionale ha a lungo ritenuto che la capitale della “civitas A(urelia?) G…” fosse Öhringen (Vicus Aurelianus), sia per la presenza di due importanti castra militari lungo il Limes, sia per l’importanza dei suoi ritrovamenti epigrafici. Le recenti scoperte monumentali a Neuenstadt, tuttavia, stanno indicendo gli studiosi a ritenere che la capitale fosse quest’ultima. ↩︎

    #archeologia #archeologiaRomana #BadenWürttemberg #cittàRomana #Germania #IIISecoloDC #imperoRomano #LADLandesamtFürDenkmalpflege #limes #NeuenstadtAmKocher #RomaAntica #scaviArcheologici #UniversitàDiBamberga
  6. Abbandonata dopo sole due generazioni: l’enigma della città romana di Neuenstadt

    Una città romana abitata per meno di un secolo e poi abbandonata, forse all’improvviso, per motivi ignoti. È un enigma archeologico ancora tutto da districare quello di Neuenstadt am Kocher, città del distretto di Heilbronn, nel Baden-Württemberg (Germania sud-occidentale). Sì, perché gli archeologi al lavoro sul sito ormai da oltre vent’anni stanno ancora cercando di ricostruire la storia dell’insediamento, fondato dai Romani nel II secolo d.C. nella provincia della Germania superior ma poi improvvisamente lasciato a se stesso – o almeno così sembra – dopo due sole generazioni.

    La scoperta del sito

    Le rovine dell’antico abitato furono individuate per la prima volta negli anni Ottanta del secolo scorso a nord dell’attuale Neuenstadt am Kocher. Gli scavi, condotti dal Landesamt für Denkmalpflege (LAD) del Baden-Württemberg in collaborazione con l’Università di Bamberga a partire dal 2003, hanno riportato alla luce i resti di una città romana di almeno 25 ettari, che sorgeva sulla riva settentrionale del fiume Kocher tra il II e il III secolo. Il nome della città è tuttora ignoto, ma dalle testimonianze epigrafiche si deduce che fu la capitale1 della “civitas A(urelia?) G...”, dove il nome “Aurelia” si riferirebbe all’imperatore Marco Aurelio (161-180 d.C.). La fondazione dell’insediamento sarebbe dunque legata allo spostamento del Limes germanico verso est, attorno al 155-160 d.C., sotto Antonino Pio e lo stesso Marco Aurelio.

    Neuenstadt. Pianta dell’insediamento romano basata sulle evidenze archeologiche (da: Archäologische Ausgrabungen in Baden-Württemberg 2004, 159 – Leiza)

    Il tempio di Apollo Grannus e gli altri edifici

    Negli anni seguenti alla scoperta, le indagini geofisiche e vari scavi esplorativi hanno fornito ulteriori informazioni sull’estensione, la struttura, lo stato di conservazione e la storia del sito. Finché tra il 2007 e il 2013, uno scavo approfondito condotto nel centro della città ha riportato alla luce i resti del tempio principale, dedicato al dio celto-romano Apollo Grannus e di cui si conserva un altare votivo. Il tempio sorgeva su un’area recintata piuttosto ampia, di 80 metri x 70 ed era accompagnato da due vasche/bacini esagonali (o ottagonali) per l’acqua sorgiva, di importanza fondamentale dato che Apollo Grannus era una divinità legata alle fonti termali e alla guarigione.

    Altare votivo di Apollo Grannus ( CIL XIII, CC BY-NC – CF-GeS-1118, hdl.handle.net/11471/504.50.1118)

    Le indagini archeologiche hanno in seguito documentato la presenza anche di altri importanti edifici pubblici. Tra questi spicca l’edificio A, posto nella parte settentrionale dell’insediamento, forse parte di una basilica a tre navate, lunga circa 45 metri, affacciante sul foro. E soprattutto una grande struttura di circa 50 metri x 50 (D2) disposta attorno a un cortile e dotata di diversi ambienti, due portici e, nella parte nord-ovest, le terme: secondo gli archeologi potrebbe trattarsi di una domus di rappresentanza o della sede ufficiale di un funzionario romano.

    L’edificio termale (da Leiza)

    Molti reperti riemersi dagli scavi, in particolare epigrafi e statue, sono attualmente esposti nel Lapidario del Württembergischen Landesmuseums di Stoccarda.

    Abitazioni e attività artigianali

    Se l’obiettivo principale degli scavi era, all’inizio, quello di stabilire l’estensione e la struttura dell’abitato, oggi l’attenzione si è spostata sui quartieri meno indagati, dove sorgevano le abitazioni private e le attività artigianali.

    Le prospezioni geofisiche hanno evidenziato la presenza di diverse strutture rettangolari, una delle quali è stata scavata: si tratta di un edificio di 9,5 metri per 12,5, con struttura lignea a graticcio e dotato, nella parte posteriore, di un vano interrato con murature in pietra.

    Uno degli edifici ritrovati nell’insediamento di Neuenstadt am Kocher. Foto: LAD/Michelangelo Maugeri.

    Secondo gli archeologi, l’edificio potrebbe esser stato sede di un’attività di carattere artigianale o commerciale, una delle tante di questo settore cittadino posto a ridosso del fiume Kocher e dunque comodo per gli spostamenti e i commerci. Ma c’è un dettaglio che rende perplessi gli studiosi: i reperti recuperati sono pochissimi, come se le strutture fossero state utilizzate soltanto per un breve lasso di tempo.

    Perché l’insediamento fu abbandonato?

    Certo, la scarsità di materiali trovati nelle abitazioni non costituisce, da sola, la prova di un abbandono repentino del sito. Gli archeologi, tuttavia, hanno riscontrato una situazione simile anche per gli edifici pubblici di Neuenstadt: una coincidenza? Forse no. Il sospetto è che la città abbia davvero avuto vita più breve rispetto ad altri centri romani del territorio.

    Resta da stabilire allora perché la città fu abbandonata. Secondo gli archeologi, ciò potrebbe essere avvenuto nel III secolo d.C., quando la situazione lungo la frontiera settentrionale dell’Impero romano si fece via via più instabile. Intorno agli anni Trenta del III secolo, infatti, il Limes, il sistema di fortificazioni che presidiava il confine reno-danubiano, fu messo a dura prova dalla crescente pressione delle popolazioni stanziate al di là dei fiumi. E proprio l’instabilità e il pericolo rappresentato dalle incursioni “barbariche” potrebbero esser stati alla base della decisione di lasciare l’insediamento, in particolare dopo il collasso del Limes germanico-retico a seguito delle sfondamento delle fortificazioni tra il Reno e il Danubio da parte degli Alemanni e dei Franchi. È un’ipotesi di studio affascinante, ma che – come avvertono gli stessi studiosi – attende naturalmente le necessarie verifiche sul campo.

    Una relazione preliminare sulle indagini in corso, intanto, è stata pubblicata nel volume “Archäologische Ausgrabungen in Baden-Württemberg 2025” (Klaus Kortüm, Andrea Faber, Privathäuser im römischen Neuenstadt am Kocher, pp. 183-186).

    📘 Notizia verificata ✅

    1. La storiografia tradizionale ha a lungo ritenuto che la capitale della “civitas A(urelia?) G…” fosse Öhringen (Vicus Aurelianus), sia per la presenza di due importanti castra militari lungo il Limes, sia per l’importanza dei suoi ritrovamenti epigrafici. Le recenti scoperte monumentali a Neuenstadt, tuttavia, stanno indicendo gli studiosi a ritenere che la capitale fosse quest’ultima. ↩︎

    #archeologia #archeologiaRomana #BadenWürttemberg #cittàRomana #Germania #IIISecoloDC #imperoRomano #LADLandesamtFürDenkmalpflege #limes #NeuenstadtAmKocher #RomaAntica #scaviArcheologici #UniversitàDiBamberga
  7. Abbandonata dopo sole due generazioni: l’enigma della città romana di Neuenstadt

    Una città romana abitata per meno di un secolo e poi abbandonata, forse all’improvviso, per motivi ignoti. È un enigma archeologico ancora tutto da districare quello di Neuenstadt am Kocher, città del distretto di Heilbronn, nel Baden-Württemberg (Germania sud-occidentale). Sì, perché gli archeologi al lavoro sul sito ormai da oltre vent’anni stanno ancora cercando di ricostruire la storia dell’insediamento, fondato dai Romani nel II secolo d.C. nella provincia della Germania superior ma poi improvvisamente lasciato a se stesso – o almeno così sembra – dopo due sole generazioni.

    La scoperta del sito

    Le rovine dell’antico abitato furono individuate per la prima volta negli anni Ottanta del secolo scorso a nord dell’attuale Neuenstadt am Kocher. Gli scavi, condotti dal Landesamt für Denkmalpflege (LAD) del Baden-Württemberg in collaborazione con l’Università di Bamberga a partire dal 2003, hanno riportato alla luce i resti di una città romana di almeno 25 ettari, che sorgeva sulla riva settentrionale del fiume Kocher tra il II e il III secolo. Il nome della città è tuttora ignoto, ma dalle testimonianze epigrafiche si deduce che fu la capitale1 della “civitas A(urelia?) G...”, dove il nome “Aurelia” si riferirebbe all’imperatore Marco Aurelio (161-180 d.C.). La fondazione dell’insediamento sarebbe dunque legata allo spostamento del Limes germanico verso est, attorno al 155-160 d.C., sotto Antonino Pio e lo stesso Marco Aurelio.

    Neuenstadt. Pianta dell’insediamento romano basata sulle evidenze archeologiche (da: Archäologische Ausgrabungen in Baden-Württemberg 2004, 159 – Leiza)

    Il tempio di Apollo Grannus e gli altri edifici

    Negli anni seguenti alla scoperta, le indagini geofisiche e vari scavi esplorativi hanno fornito ulteriori informazioni sull’estensione, la struttura, lo stato di conservazione e la storia del sito. Finché tra il 2007 e il 2013, uno scavo approfondito condotto nel centro della città ha riportato alla luce i resti del tempio principale, dedicato al dio celto-romano Apollo Grannus e di cui si conserva un altare votivo. Il tempio sorgeva su un’area recintata piuttosto ampia, di 80 metri x 70 ed era accompagnato da due vasche/bacini esagonali (o ottagonali) per l’acqua sorgiva, di importanza fondamentale dato che Apollo Grannus era una divinità legata alle fonti termali e alla guarigione.

    Altare votivo di Apollo Grannus ( CIL XIII, CC BY-NC – CF-GeS-1118, hdl.handle.net/11471/504.50.1118)

    Le indagini archeologiche hanno in seguito documentato la presenza anche di altri importanti edifici pubblici. Tra questi spicca l’edificio A, posto nella parte settentrionale dell’insediamento, forse parte di una basilica a tre navate, lunga circa 45 metri, affacciante sul foro. E soprattutto una grande struttura di circa 50 metri x 50 (D2) disposta attorno a un cortile e dotata di diversi ambienti, due portici e, nella parte nord-ovest, le terme: secondo gli archeologi potrebbe trattarsi di una domus di rappresentanza o della sede ufficiale di un funzionario romano.

    L’edificio termale (da Leiza)

    Molti reperti riemersi dagli scavi, in particolare epigrafi e statue, sono attualmente esposti nel Lapidario del Württembergischen Landesmuseums di Stoccarda.

    Abitazioni e attività artigianali

    Se l’obiettivo principale degli scavi era, all’inizio, quello di stabilire l’estensione e la struttura dell’abitato, oggi l’attenzione si è spostata sui quartieri meno indagati, dove sorgevano le abitazioni private e le attività artigianali.

    Le prospezioni geofisiche hanno evidenziato la presenza di diverse strutture rettangolari, una delle quali è stata scavata: si tratta di un edificio di 9,5 metri per 12,5, con struttura lignea a graticcio e dotato, nella parte posteriore, di un vano interrato con murature in pietra.

    Uno degli edifici ritrovati nell’insediamento di Neuenstadt am Kocher. Foto: LAD/Michelangelo Maugeri.

    Secondo gli archeologi, l’edificio potrebbe esser stato sede di un’attività di carattere artigianale o commerciale, una delle tante di questo settore cittadino posto a ridosso del fiume Kocher e dunque comodo per gli spostamenti e i commerci. Ma c’è un dettaglio che rende perplessi gli studiosi: i reperti recuperati sono pochissimi, come se le strutture fossero state utilizzate soltanto per un breve lasso di tempo.

    Perché l’insediamento fu abbandonato?

    Certo, la scarsità di materiali trovati nelle abitazioni non costituisce, da sola, la prova di un abbandono repentino del sito. Gli archeologi, tuttavia, hanno riscontrato una situazione simile anche per gli edifici pubblici di Neuenstadt: una coincidenza? Forse no. Il sospetto è che la città abbia davvero avuto vita più breve rispetto ad altri centri romani del territorio.

    Resta da stabilire allora perché la città fu abbandonata. Secondo gli archeologi, ciò potrebbe essere avvenuto nel III secolo d.C., quando la situazione lungo la frontiera settentrionale dell’Impero romano si fece via via più instabile. Intorno agli anni Trenta del III secolo, infatti, il Limes, il sistema di fortificazioni che presidiava il confine reno-danubiano, fu messo a dura prova dalla crescente pressione delle popolazioni stanziate al di là dei fiumi. E proprio l’instabilità e il pericolo rappresentato dalle incursioni “barbariche” potrebbero esser stati alla base della decisione di lasciare l’insediamento, in particolare dopo il collasso del Limes germanico-retico a seguito delle sfondamento delle fortificazioni tra il Reno e il Danubio da parte degli Alemanni e dei Franchi. È un’ipotesi di studio affascinante, ma che – come avvertono gli stessi studiosi – attende naturalmente le necessarie verifiche sul campo.

    Una relazione preliminare sulle indagini in corso, intanto, è stata pubblicata nel volume “Archäologische Ausgrabungen in Baden-Württemberg 2025” (Klaus Kortüm, Andrea Faber, Privathäuser im römischen Neuenstadt am Kocher, pp. 183-186).

    📘 Notizia verificata ✅

    1. La storiografia tradizionale ha a lungo ritenuto che la capitale della “civitas A(urelia?) G…” fosse Öhringen (Vicus Aurelianus), sia per la presenza di due importanti castra militari lungo il Limes, sia per l’importanza dei suoi ritrovamenti epigrafici. Le recenti scoperte monumentali a Neuenstadt, tuttavia, stanno indicendo gli studiosi a ritenere che la capitale fosse quest’ultima. ↩︎

    #archeologia #archeologiaRomana #BadenWürttemberg #cittàRomana #Germania #IIISecoloDC #imperoRomano #LADLandesamtFürDenkmalpflege #limes #NeuenstadtAmKocher #RomaAntica #scaviArcheologici #UniversitàDiBamberga
  8. Spagna, identificata la più antica biblioteca romana della Penisola iberica (e la più occidentale dell’Impero)

    Per anni si è pensato che fosse un mitreo, invece era una biblioteca romana privata. A stabilirlo una ricerca dell’Università di Granada, che ha così restituito a uno degli ambienti della villa romana di Fuente Álamo, a Puente Genil (Cordova), la sua vera identità. La scoperta, pubblicata sul Journal of Mediterranean Archaeology, identifica il complesso non solo come la più antica biblioteca documentata della Penisola iberica, ma anche come la più occidentale tra quelle ad oggi conosciute nell’Impero romano .

    Lo studio è stato condotto dagli archeologi Antonio López García, Javier Martínez-Jiménez ed Eduardo Cerrato Casado, nell’ambito del progetto Exploratio Territorii Antiquae Ecclesiae Cordubensis, con l’obiettivo di individuare criteri affidabili per riconoscere archeologicamente le biblioteche romane, edifici raramente identificabili poiché gli scaffali lignei e i manoscritti sono quasi sempre scomparsi.

    Mappa dell’Impero Romano che mostra l’ubicazione archeologica di biblioteche pubbliche e private, insieme a spazi che un tempo erano stati proposti come tali ma che sono stati scartati da studi successivi. (Autore: Antonio López García)

    La biblioteca “svelata” dall’architettura

    Per reinterpretare lo spazio, i ricercatori hanno applicato una metodologia innovativa basata sulla cosiddetta shape grammar (“grammatica delle forme”), una tecnica che analizza la combinazione degli elementi architettonici di un edificio.

    L’ambiente di Fuente Álamo presenta infatti caratteristiche tipiche delle biblioteche romane: un abside, nicchie rettangolari probabilmente destinate agli scaffali dei rotoli, nicchie semicircolari, un podio e alcuni locali annessi che dovevano servire come spazi di lavoro o deposito.

    L’insieme di questi elementi ha permesso di escludere in via definitiva l’ipotesi del mitreo e di riconoscere invece un luogo dedicato alla lettura, allo studio e alla conservazione della cultura scritta.

    Una delle biblioteche private meglio conservate del mondo romano

    Secondo gli autori della ricerca, la biblioteca di Fuente Álamo rappresenta oggi la biblioteca privata meglio conservata del mondo romano, fatta eccezione per la celebre Villa dei Papiri di Ercolano, dove si sono conservati i papiri ma non l’architettura originaria dell’ambiente che li custodiva.

    Modello fotogrammetrico della Biblioteca Fuente Álamo (Puente Genil) che mostra l’abside, le nicchie rettangolari e semicircolari e le anticamere adiacenti. (Autore: Antonio López García)

    Il ritrovamento assume quindi un’importanza eccezionale per comprendere il livello culturale delle élite della Betica tardoantica e la diffusione della lettura nelle grandi residenze aristocratiche della Hispania romana.

    Un possibile legame con il sarcofago della Declamatio

    Lo studio propone anche un’interessante ipotesi interpretativa. Gli studiosi suggeriscono infatti un collegamento tra la biblioteca e il cosiddetto sarcofago della Declamatio, rinvenuto nel XIX secolo nel vicino sito di Villares del Carril e oggi conservato al Museo di Malaga.

    Confronto tra il mosaico di Bacco della Villa di Fuente Álamo (sopra) e il sarcofago della Declamazione di Villares del Carril (sotto), che i ricercatori collegano per via della loro possibile relazione cronologica e iconografica. (Fotografia del mosaico: Antonio López García. Fotografie del sarcofago della Declamazione , tratte da M. Rodríguez de Berlanga, Catalogo del Museo Loringiano , Málaga, Tipografia Arturo Gilabert, 1903).

    Il monumento funerario raffigura scene dedicate all’insegnamento e alla lettura e presenta una cronologia compatibile con la seconda fase della villa. Una delle figure che vi sono scolpite, un uomo barbuto con un rotolo e un codice, ricorda inoltre un personaggio rappresentato in uno dei mosaici della villa, ritenuto da alcuni studiosi il proprietario della residenza.

    Sebbene il collegamento non possa essere dimostrato con certezza, l’ipotesi apre nuove prospettive sulla figura del possibile proprietario della biblioteca e sul ruolo della cultura letteraria nell’autorappresentazione delle élite provinciali romane.

    Lo studio offre inoltre un nuovo approccio metodologico che potrà essere applicato ad altri siti archeologici, contribuendo a identificare possibili biblioteche finora passate inosservate e a migliorare l’interpretazione degli edifici di età romana.

    📘 Fonte scientifica

    • 📄 López García, A., Martínez Jiménez, J., & Cerrato Casado, E. (2026). New Approaches to Identifying Roman Libraries: Two Late Antique Examples from Stobi (North Macedonia) and Fuente Álamo (Spain). 
    • 📚 Journal of Mediterranean Archaeology. 39.1.
    • 🔗 https://doi.org/10.1558/jma.35930

    📘 Notizia verificata ✅

    • 📄 Fonte: Università di Granada ✅
    #archeologiaRomana #Betica #bibliotecaRomana #bibliotecheAntiche #Cordova #FuenteÁlamo #imperoRomano #SpagnaRomana #UniversitàDiGranada #villaRomana
  9. Spagna, identificata la più antica biblioteca romana della Penisola iberica (e la più occidentale dell’Impero)

    Per anni si è pensato che fosse un mitreo, invece era una biblioteca romana privata. A stabilirlo una ricerca dell’Università di Granada, che ha così restituito a uno degli ambienti della villa romana di Fuente Álamo, a Puente Genil (Cordova), la sua vera identità. La scoperta, pubblicata sul Journal of Mediterranean Archaeology, identifica il complesso non solo come la più antica biblioteca documentata della Penisola iberica, ma anche come la più occidentale tra quelle ad oggi conosciute nell’Impero romano .

    Lo studio è stato condotto dagli archeologi Antonio López García, Javier Martínez-Jiménez ed Eduardo Cerrato Casado, nell’ambito del progetto Exploratio Territorii Antiquae Ecclesiae Cordubensis, con l’obiettivo di individuare criteri affidabili per riconoscere archeologicamente le biblioteche romane, edifici raramente identificabili poiché gli scaffali lignei e i manoscritti sono quasi sempre scomparsi.

    Mappa dell’Impero Romano che mostra l’ubicazione archeologica di biblioteche pubbliche e private, insieme a spazi che un tempo erano stati proposti come tali ma che sono stati scartati da studi successivi. (Autore: Antonio López García)

    La biblioteca “svelata” dall’architettura

    Per reinterpretare lo spazio, i ricercatori hanno applicato una metodologia innovativa basata sulla cosiddetta shape grammar (“grammatica delle forme”), una tecnica che analizza la combinazione degli elementi architettonici di un edificio.

    L’ambiente di Fuente Álamo presenta infatti caratteristiche tipiche delle biblioteche romane: un abside, nicchie rettangolari probabilmente destinate agli scaffali dei rotoli, nicchie semicircolari, un podio e alcuni locali annessi che dovevano servire come spazi di lavoro o deposito.

    L’insieme di questi elementi ha permesso di escludere in via definitiva l’ipotesi del mitreo e di riconoscere invece un luogo dedicato alla lettura, allo studio e alla conservazione della cultura scritta.

    Una delle biblioteche private meglio conservate del mondo romano

    Secondo gli autori della ricerca, la biblioteca di Fuente Álamo rappresenta oggi la biblioteca privata meglio conservata del mondo romano, fatta eccezione per la celebre Villa dei Papiri di Ercolano, dove si sono conservati i papiri ma non l’architettura originaria dell’ambiente che li custodiva.

    Modello fotogrammetrico della Biblioteca Fuente Álamo (Puente Genil) che mostra l’abside, le nicchie rettangolari e semicircolari e le anticamere adiacenti. (Autore: Antonio López García)

    Il ritrovamento assume quindi un’importanza eccezionale per comprendere il livello culturale delle élite della Betica tardoantica e la diffusione della lettura nelle grandi residenze aristocratiche della Hispania romana.

    Un possibile legame con il sarcofago della Declamatio

    Lo studio propone anche un’interessante ipotesi interpretativa. Gli studiosi suggeriscono infatti un collegamento tra la biblioteca e il cosiddetto sarcofago della Declamatio, rinvenuto nel XIX secolo nel vicino sito di Villares del Carril e oggi conservato al Museo di Malaga.

    Confronto tra il mosaico di Bacco della Villa di Fuente Álamo (sopra) e il sarcofago della Declamazione di Villares del Carril (sotto), che i ricercatori collegano per via della loro possibile relazione cronologica e iconografica. (Fotografia del mosaico: Antonio López García. Fotografie del sarcofago della Declamazione , tratte da M. Rodríguez de Berlanga, Catalogo del Museo Loringiano , Málaga, Tipografia Arturo Gilabert, 1903).

    Il monumento funerario raffigura scene dedicate all’insegnamento e alla lettura e presenta una cronologia compatibile con la seconda fase della villa. Una delle figure che vi sono scolpite, un uomo barbuto con un rotolo e un codice, ricorda inoltre un personaggio rappresentato in uno dei mosaici della villa, ritenuto da alcuni studiosi il proprietario della residenza.

    Sebbene il collegamento non possa essere dimostrato con certezza, l’ipotesi apre nuove prospettive sulla figura del possibile proprietario della biblioteca e sul ruolo della cultura letteraria nell’autorappresentazione delle élite provinciali romane.

    Lo studio offre inoltre un nuovo approccio metodologico che potrà essere applicato ad altri siti archeologici, contribuendo a identificare possibili biblioteche finora passate inosservate e a migliorare l’interpretazione degli edifici di età romana.

    📘 Fonte scientifica

    • 📄 López García, A., Martínez Jiménez, J., & Cerrato Casado, E. (2026). New Approaches to Identifying Roman Libraries: Two Late Antique Examples from Stobi (North Macedonia) and Fuente Álamo (Spain). 
    • 📚 Journal of Mediterranean Archaeology. 39.1.
    • 🔗 https://doi.org/10.1558/jma.35930

    📘 Notizia verificata ✅

    • 📄 Fonte: Università di Granada ✅
    #archeologiaRomana #Betica #bibliotecaRomana #bibliotecheAntiche #Cordova #FuenteÁlamo #imperoRomano #SpagnaRomana #UniversitàDiGranada #villaRomana
  10. 💥💥💥 𝗠𝗶𝘀𝘁𝗲𝗿𝗶𝗼𝘀𝗮 𝘁𝗮𝘃𝗼𝗹𝗲𝘁𝘁𝗮 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝗻𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗺𝗮𝗹𝗲𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗶𝗻 "𝘀𝘁𝗶𝗹𝗲 𝗲𝗴𝗶𝘇𝗶𝗼" 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗲 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗳𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗻𝗲𝗶 𝗣𝗮𝗲𝘀𝗶 𝗕𝗮𝘀𝘀𝗶

    📜 Sulla tavoletta in piombo del II secolo d.C., rinvenuta nell’antica Coriovallum, l’attuale Heerlen, si leggono formule…

    I dettagli su Storie & Archeostorie: storiearcheostorie.com/2026/06

    #Archeologia #RomaAntica #ImperoRomano #MagiaAntica #Heerlen #Defixiones #StoriaAntica #ScoperteArcheologiche #Egitto #Archaeology

  11. 💥💥💥 𝗠𝗶𝘀𝘁𝗲𝗿𝗶𝗼𝘀𝗮 𝘁𝗮𝘃𝗼𝗹𝗲𝘁𝘁𝗮 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝗻𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗺𝗮𝗹𝗲𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗶𝗻 "𝘀𝘁𝗶𝗹𝗲 𝗲𝗴𝗶𝘇𝗶𝗼" 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗲 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗳𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗻𝗲𝗶 𝗣𝗮𝗲𝘀𝗶 𝗕𝗮𝘀𝘀𝗶

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  12. 💥💥💥 𝗠𝗶𝘀𝘁𝗲𝗿𝗶𝗼𝘀𝗮 𝘁𝗮𝘃𝗼𝗹𝗲𝘁𝘁𝗮 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝗻𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗺𝗮𝗹𝗲𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗶𝗻 "𝘀𝘁𝗶𝗹𝗲 𝗲𝗴𝗶𝘇𝗶𝗼" 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗲 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗳𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗻𝗲𝗶 𝗣𝗮𝗲𝘀𝗶 𝗕𝗮𝘀𝘀𝗶

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    📜 Sulla tavoletta in piombo del II secolo d.C., rinvenuta nell’antica Coriovallum, l’attuale Heerlen, si leggono formule…

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  15. 🇳🇱 🏛️ 𝗦𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗮 𝗡𝗶𝗺𝗲𝗴𝗮 𝗶𝗹 𝗽𝗶ù 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘀𝘀𝗼 𝘁𝗲𝗿𝗺𝗮𝗹𝗲 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗣𝗮𝗲𝘀𝗶 𝗕𝗮𝘀𝘀𝗶

    🏺 Gli archeologi riportano alla luce le monumentali terme di Ulpia Noviomagus: marmi, pavimenti riscaldati,…

    ➡️ L'articolo con le foto e tutti i dettagli su Storie & Archeostorie: storiearcheostorie.com/2026/06

    📷 foto: ©Gemeente Nijmegen

    #Archeologia #RomaAntica #TermeRomane #Nimega #Nijmegen #PaesiBassi #ImperoRomano #ScaviArcheologici #Bacco

  16. 🇳🇱 🏛️ 𝗦𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗮 𝗡𝗶𝗺𝗲𝗴𝗮 𝗶𝗹 𝗽𝗶ù 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘀𝘀𝗼 𝘁𝗲𝗿𝗺𝗮𝗹𝗲 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗣𝗮𝗲𝘀𝗶 𝗕𝗮𝘀𝘀𝗶

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    📷 foto: ©Gemeente Nijmegen

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  17. 🇳🇱 🏛️ 𝗦𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗮 𝗡𝗶𝗺𝗲𝗴𝗮 𝗶𝗹 𝗽𝗶ù 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘀𝘀𝗼 𝘁𝗲𝗿𝗺𝗮𝗹𝗲 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗣𝗮𝗲𝘀𝗶 𝗕𝗮𝘀𝘀𝗶

    🏺 Gli archeologi riportano alla luce le monumentali terme di Ulpia Noviomagus: marmi, pavimenti riscaldati,…

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    📷 foto: ©Gemeente Nijmegen

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  18. Scoperte a Nimega le più grandi terme romane dei Paesi Bassi

    Straordinaria scoperta archeologica nei Paesi Bassi. A Nimega (Nijmegen), l’antica Ulpia Noviomagus, gli archeologi delle società di ricerca BAAC e RAAP hanno portato alla luce le più grandi terme romane mai rinvenute nel Paese.

    Veduta dell’area di scavo (©Gemeente Nijmegen)

    Gli scavi, avviati nel settembre 2025 nell’area del Waalfront, hanno consentito di riportare alla luce gran parte di un vasto impianto termale pubblico, oltre a diversi quartieri residenziali, strade, ricche dimore e persino una torre. Il sito si trova in una zona precedentemente occupata da diverse strutture industriali, ora destinata a un nuovo progetto urbanistico.

    I restauratori al lavoro sui reperti (©Gemeente Nijmegen)

    Un complesso termale monumentale

    Le nuove indagini hanno permesso di identificare i diversi ambienti (calidarium, tepidarium e frigidarium, le vasche di acqua calda, tiepida e fredda) destinati alla balneazione. Il complesso termale vanta una superficie di almeno 4.900 metri quadrati, oltre il doppio rispetto alle terme pubbliche romane già note di Forum Hadriani (l’odierna Voorburg) e di Coriovallum (Heerlen). Le pareti delle vasche erano rivestite in marmo, mentre i pavimenti erano decorati con lastre di calcare bianco e nero. Gli ambienti erano inoltre impreziositi da intonaci dipinti e da elementi decorativi in pietra calcarea e arenaria.

    Leggi anche: A Nimega torna alla luce una grande necropoli merovingia: 130 tombe con spettacolari corredi di armi, gioielli e monete | FOTO

    https://storiearcheostorie.com/2025/09/28/necropoli-merovingia-nimega-130-tombe-corredi/

    Il sistema di riscaldamento romano a ipocausto

    Tra le scoperte più significative figurano le tracce del sistema di riscaldamento a ipocausto, la tecnologia utilizzata dai Romani per diffondere aria calda sotto i pavimenti. Sono stati rinvenuti ancora in situ i pilastrini in mattoni che sostenevano le pavimentazioni sopraelevate, permettendo il passaggio del calore al di sotto.

    Gli archeologi hanno rinvenuto le tracce del sistema di risaldamento a ipocausto (©Gemeente Nijmegen)

    Alcune delle murature si conservano ancora per circa due metri in alzato: sono tra le strutture romane meglio preservate mai rinvenute finora a Nimega; saranno inserite e rese visibili nel futuro progetto edilizio.

    Gioielli, monete e un’immagine di Bacco

    Dadi da gioco (©Gemeente Nijmegen)

    Gli scavi hanno restituito anche un’elevata quantità di reperti, che testimoniano il livello di benessere raggiunto dagli abitanti della città tra il II e il III secolo d.C.

    Aghi crinali in osso (©Gemeente Nijmegen)

    Tra gli oggetti più interessanti spiccano gli aghi crinali (spilloni) per capelli in osso, alcuni dei quali decorati con protomi a forma di gatto: uno è rappresentato con un’espressione particolarmente aggressiva.

    Vi sono poi anelli sigillo, gioielli con elementi in oro e diversi frammenti di statue in bronzo; notevole in particolare una piccola testa in bronzo raffigurante Bacco, il dio romano del vino, in origine appesa forse a un recipiente o a un elemento d’arredo.

    La piccola testa bronzea di Bacco (©Gemeente Nijmegen)

    La città prosperò fino al III secolo

    Le tante monete rinvenute, comprese quelle dell’imperatore Postumo (260-269 d.C.), dimostrano che questa parte della città continuò a prosperare anche durante la crisi dell’Impero romano, iniziata nel III secolo.

    Secondo gli studiosi, la scoperta conferma il ruolo di Ulpia Noviomagus come il più importante centro urbano romano dell’attuale territorio olandese.

    Il passato entra nel futuro

    L’impresa responsabile del progetto urbanistico che sorgerà nell’area ha garantito che le strutture manterranno un legame simbolico con l’antica città. Alcuni edifici richiameranno infatti le architetture romane con colonnati coperti, mentre la piazza centrale del nuovo quartiere sarà denominata Thermenplein, “Piazza delle Terme”, in omaggio proprio al monumentale complesso che per quasi due millenni è rimasto nascosto nel sottosuolo.

    📘 Notizia verificata ✅

    • 📄 Fonte: Comune di Nimega ✅
    #archeologia #archeologiaRomana #Bacco #imperoRomano #Nijmegen #Nimega #notizie #Olanda #PaesiBassi #scavi #scaviArcheologici #scoperte #termeRomane #UlpiaNoviomagus
  19. Scoperte a Nimega le più grandi terme romane dei Paesi Bassi

    Straordinaria scoperta archeologica nei Paesi Bassi. A Nimega (Nijmegen), l’antica Ulpia Noviomagus, gli archeologi delle società di ricerca BAAC e RAAP hanno portato alla luce le più grandi terme romane mai rinvenute nel Paese.

    Veduta dell’area di scavo (©Gemeente Nijmegen)

    Gli scavi, avviati nel settembre 2025 nell’area del Waalfront, hanno consentito di riportare alla luce gran parte di un vasto impianto termale pubblico, oltre a diversi quartieri residenziali, strade, ricche dimore e persino una torre. Il sito si trova in una zona precedentemente occupata da diverse strutture industriali, ora destinata a un nuovo progetto urbanistico.

    I restauratori al lavoro sui reperti (©Gemeente Nijmegen)

    Un complesso termale monumentale

    Le nuove indagini hanno permesso di identificare i diversi ambienti (calidarium, tepidarium e frigidarium, le vasche di acqua calda, tiepida e fredda) destinati alla balneazione. Il complesso termale vanta una superficie di almeno 4.900 metri quadrati, oltre il doppio rispetto alle terme pubbliche romane già note di Forum Hadriani (l’odierna Voorburg) e di Coriovallum (Heerlen). Le pareti delle vasche erano rivestite in marmo, mentre i pavimenti erano decorati con lastre di calcare bianco e nero. Gli ambienti erano inoltre impreziositi da intonaci dipinti e da elementi decorativi in pietra calcarea e arenaria.

    Leggi anche: A Nimega torna alla luce una grande necropoli merovingia: 130 tombe con spettacolari corredi di armi, gioielli e monete | FOTO

    https://storiearcheostorie.com/2025/09/28/necropoli-merovingia-nimega-130-tombe-corredi/

    Il sistema di riscaldamento romano a ipocausto

    Tra le scoperte più significative figurano le tracce del sistema di riscaldamento a ipocausto, la tecnologia utilizzata dai Romani per diffondere aria calda sotto i pavimenti. Sono stati rinvenuti ancora in situ i pilastrini in mattoni che sostenevano le pavimentazioni sopraelevate, permettendo il passaggio del calore al di sotto.

    Gli archeologi hanno rinvenuto le tracce del sistema di risaldamento a ipocausto (©Gemeente Nijmegen)

    Alcune delle murature si conservano ancora per circa due metri in alzato: sono tra le strutture romane meglio preservate mai rinvenute finora a Nimega; saranno inserite e rese visibili nel futuro progetto edilizio.

    Gioielli, monete e un’immagine di Bacco

    Dadi da gioco (©Gemeente Nijmegen)

    Gli scavi hanno restituito anche un’elevata quantità di reperti, che testimoniano il livello di benessere raggiunto dagli abitanti della città tra il II e il III secolo d.C.

    Aghi crinali in osso (©Gemeente Nijmegen)

    Tra gli oggetti più interessanti spiccano gli aghi crinali (spilloni) per capelli in osso, alcuni dei quali decorati con protomi a forma di gatto: uno è rappresentato con un’espressione particolarmente aggressiva.

    Vi sono poi anelli sigillo, gioielli con elementi in oro e diversi frammenti di statue in bronzo; notevole in particolare una piccola testa in bronzo raffigurante Bacco, il dio romano del vino, in origine appesa forse a un recipiente o a un elemento d’arredo.

    La piccola testa bronzea di Bacco (©Gemeente Nijmegen)

    La città prosperò fino al III secolo

    Le tante monete rinvenute, comprese quelle dell’imperatore Postumo (260-269 d.C.), dimostrano che questa parte della città continuò a prosperare anche durante la crisi dell’Impero romano, iniziata nel III secolo.

    Secondo gli studiosi, la scoperta conferma il ruolo di Ulpia Noviomagus come il più importante centro urbano romano dell’attuale territorio olandese.

    Il passato entra nel futuro

    L’impresa responsabile del progetto urbanistico che sorgerà nell’area ha garantito che le strutture manterranno un legame simbolico con l’antica città. Alcuni edifici richiameranno infatti le architetture romane con colonnati coperti, mentre la piazza centrale del nuovo quartiere sarà denominata Thermenplein, “Piazza delle Terme”, in omaggio proprio al monumentale complesso che per quasi due millenni è rimasto nascosto nel sottosuolo.

    📘 Notizia verificata ✅

    • 📄 Fonte: Comune di Nimega ✅
    #archeologia #archeologiaRomana #Bacco #imperoRomano #Nijmegen #Nimega #notizie #Olanda #PaesiBassi #scavi #scaviArcheologici #scoperte #termeRomane #UlpiaNoviomagus
  20. Scoperte a Nimega le più grandi terme romane dei Paesi Bassi

    Straordinaria scoperta archeologica nei Paesi Bassi. A Nimega (Nijmegen), l’antica Ulpia Noviomagus, gli archeologi delle società di ricerca BAAC e RAAP hanno portato alla luce le più grandi terme romane mai rinvenute nel Paese.

    Veduta dell’area di scavo (©Gemeente Nijmegen)

    Gli scavi, avviati nel settembre 2025 nell’area del Waalfront, hanno consentito di riportare alla luce gran parte di un vasto impianto termale pubblico, oltre a diversi quartieri residenziali, strade, ricche dimore e persino una torre. Il sito si trova in una zona precedentemente occupata da diverse strutture industriali, ora destinata a un nuovo progetto urbanistico.

    I restauratori al lavoro sui reperti (©Gemeente Nijmegen)

    Un complesso termale monumentale

    Le nuove indagini hanno permesso di identificare i diversi ambienti (calidarium, tepidarium e frigidarium, le vasche di acqua calda, tiepida e fredda) destinati alla balneazione. Il complesso termale vanta una superficie di almeno 4.900 metri quadrati, oltre il doppio rispetto alle terme pubbliche romane già note di Forum Hadriani (l’odierna Voorburg) e di Coriovallum (Heerlen). Le pareti delle vasche erano rivestite in marmo, mentre i pavimenti erano decorati con lastre di calcare bianco e nero. Gli ambienti erano inoltre impreziositi da intonaci dipinti e da elementi decorativi in pietra calcarea e arenaria.

    Leggi anche: A Nimega torna alla luce una grande necropoli merovingia: 130 tombe con spettacolari corredi di armi, gioielli e monete | FOTO

    https://storiearcheostorie.com/2025/09/28/necropoli-merovingia-nimega-130-tombe-corredi/

    Il sistema di riscaldamento romano a ipocausto

    Tra le scoperte più significative figurano le tracce del sistema di riscaldamento a ipocausto, la tecnologia utilizzata dai Romani per diffondere aria calda sotto i pavimenti. Sono stati rinvenuti ancora in situ i pilastrini in mattoni che sostenevano le pavimentazioni sopraelevate, permettendo il passaggio del calore al di sotto.

    Gli archeologi hanno rinvenuto le tracce del sistema di risaldamento a ipocausto (©Gemeente Nijmegen)

    Alcune delle murature si conservano ancora per circa due metri in alzato: sono tra le strutture romane meglio preservate mai rinvenute finora a Nimega; saranno inserite e rese visibili nel futuro progetto edilizio.

    Gioielli, monete e un’immagine di Bacco

    Dadi da gioco (©Gemeente Nijmegen)

    Gli scavi hanno restituito anche un’elevata quantità di reperti, che testimoniano il livello di benessere raggiunto dagli abitanti della città tra il II e il III secolo d.C.

    Aghi crinali in osso (©Gemeente Nijmegen)

    Tra gli oggetti più interessanti spiccano gli aghi crinali (spilloni) per capelli in osso, alcuni dei quali decorati con protomi a forma di gatto: uno è rappresentato con un’espressione particolarmente aggressiva.

    Vi sono poi anelli sigillo, gioielli con elementi in oro e diversi frammenti di statue in bronzo; notevole in particolare una piccola testa in bronzo raffigurante Bacco, il dio romano del vino, in origine appesa forse a un recipiente o a un elemento d’arredo.

    La piccola testa bronzea di Bacco (©Gemeente Nijmegen)

    La città prosperò fino al III secolo

    Le tante monete rinvenute, comprese quelle dell’imperatore Postumo (260-269 d.C.), dimostrano che questa parte della città continuò a prosperare anche durante la crisi dell’Impero romano, iniziata nel III secolo.

    Secondo gli studiosi, la scoperta conferma il ruolo di Ulpia Noviomagus come il più importante centro urbano romano dell’attuale territorio olandese.

    Il passato entra nel futuro

    L’impresa responsabile del progetto urbanistico che sorgerà nell’area ha garantito che le strutture manterranno un legame simbolico con l’antica città. Alcuni edifici richiameranno infatti le architetture romane con colonnati coperti, mentre la piazza centrale del nuovo quartiere sarà denominata Thermenplein, “Piazza delle Terme”, in omaggio proprio al monumentale complesso che per quasi due millenni è rimasto nascosto nel sottosuolo.

    📘 Notizia verificata ✅

    • 📄 Fonte: Comune di Nimega ✅
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  21. Scoperte a Nimega le più grandi terme romane dei Paesi Bassi

    Straordinaria scoperta archeologica nei Paesi Bassi. A Nimega (Nijmegen), l’antica Ulpia Noviomagus, gli archeologi delle società di ricerca BAAC e RAAP hanno portato alla luce le più grandi terme romane mai rinvenute nel Paese.

    Veduta dell’area di scavo (©Gemeente Nijmegen)

    Gli scavi, avviati nel settembre 2025 nell’area del Waalfront, hanno consentito di riportare alla luce gran parte di un vasto impianto termale pubblico, oltre a diversi quartieri residenziali, strade, ricche dimore e persino una torre. Il sito si trova in una zona precedentemente occupata da diverse strutture industriali, ora destinata a un nuovo progetto urbanistico.

    I restauratori al lavoro sui reperti (©Gemeente Nijmegen)

    Un complesso termale monumentale

    Le nuove indagini hanno permesso di identificare i diversi ambienti (calidarium, tepidarium e frigidarium, le vasche di acqua calda, tiepida e fredda) destinati alla balneazione. Il complesso termale vanta una superficie di almeno 4.900 metri quadrati, oltre il doppio rispetto alle terme pubbliche romane già note di Forum Hadriani (l’odierna Voorburg) e di Coriovallum (Heerlen). Le pareti delle vasche erano rivestite in marmo, mentre i pavimenti erano decorati con lastre di calcare bianco e nero. Gli ambienti erano inoltre impreziositi da intonaci dipinti e da elementi decorativi in pietra calcarea e arenaria.

    Leggi anche: A Nimega torna alla luce una grande necropoli merovingia: 130 tombe con spettacolari corredi di armi, gioielli e monete | FOTO

    https://storiearcheostorie.com/2025/09/28/necropoli-merovingia-nimega-130-tombe-corredi/

    Il sistema di riscaldamento romano a ipocausto

    Tra le scoperte più significative figurano le tracce del sistema di riscaldamento a ipocausto, la tecnologia utilizzata dai Romani per diffondere aria calda sotto i pavimenti. Sono stati rinvenuti ancora in situ i pilastrini in mattoni che sostenevano le pavimentazioni sopraelevate, permettendo il passaggio del calore al di sotto.

    Gli archeologi hanno rinvenuto le tracce del sistema di risaldamento a ipocausto (©Gemeente Nijmegen)

    Alcune delle murature si conservano ancora per circa due metri in alzato: sono tra le strutture romane meglio preservate mai rinvenute finora a Nimega; saranno inserite e rese visibili nel futuro progetto edilizio.

    Gioielli, monete e un’immagine di Bacco

    Dadi da gioco (©Gemeente Nijmegen)

    Gli scavi hanno restituito anche un’elevata quantità di reperti, che testimoniano il livello di benessere raggiunto dagli abitanti della città tra il II e il III secolo d.C.

    Aghi crinali in osso (©Gemeente Nijmegen)

    Tra gli oggetti più interessanti spiccano gli aghi crinali (spilloni) per capelli in osso, alcuni dei quali decorati con protomi a forma di gatto: uno è rappresentato con un’espressione particolarmente aggressiva.

    Vi sono poi anelli sigillo, gioielli con elementi in oro e diversi frammenti di statue in bronzo; notevole in particolare una piccola testa in bronzo raffigurante Bacco, il dio romano del vino, in origine appesa forse a un recipiente o a un elemento d’arredo.

    La piccola testa bronzea di Bacco (©Gemeente Nijmegen)

    La città prosperò fino al III secolo

    Le tante monete rinvenute, comprese quelle dell’imperatore Postumo (260-269 d.C.), dimostrano che questa parte della città continuò a prosperare anche durante la crisi dell’Impero romano, iniziata nel III secolo.

    Secondo gli studiosi, la scoperta conferma il ruolo di Ulpia Noviomagus come il più importante centro urbano romano dell’attuale territorio olandese.

    Il passato entra nel futuro

    L’impresa responsabile del progetto urbanistico che sorgerà nell’area ha garantito che le strutture manterranno un legame simbolico con l’antica città. Alcuni edifici richiameranno infatti le architetture romane con colonnati coperti, mentre la piazza centrale del nuovo quartiere sarà denominata Thermenplein, “Piazza delle Terme”, in omaggio proprio al monumentale complesso che per quasi due millenni è rimasto nascosto nel sottosuolo.

    📘 Notizia verificata ✅

    • 📄 Fonte: Comune di Nimega ✅
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  22. Scopri le 6 città europee dove l'eredità dell'Impero Romano è ancora viva 🏯💫! Da Pula a Mérida, esplora i resti più conservati al mondo 🌍

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  24. Scopri le 6 città europee che conservano l'eredità dell'Impero Romano 🏯👑, dove la storia e la bellezza si incontrano 🌟

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  25. 🫒 𝗧𝘂𝗻𝗶𝘀𝗶𝗮❟ 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝘀𝗲𝗰𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗳𝗿𝗮𝗻𝘁𝗼𝗶𝗼 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗶ù 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗻𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗶𝗺𝗽𝗲𝗿𝗼

    🏛️ La missione archeologica, alla quale partecipa anche Ca' Foscari, riporta la luce sull’industria dell’olio nell’Africa antica.

    #archeologia #caFoscari #Tunisia #olio #imperoromano #scopertearcheologiche
    @cafoscari

    ➡️ Articolo completo su Storie Archeostorie: wp.me/p7tSpZ-b8r

    storiearcheostorie.com/2025/11

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    🏛️ La missione archeologica, alla quale partecipa anche Ca' Foscari, riporta la luce sull’industria dell’olio nell’Africa antica.

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  28. La stima della lunghezza complessiva delle strade costruite dall'Impero Romano è stata aggiornata. Sono quasi 300.000 km, più di sette volte la circonferenza terrestre. Dà notizia di questa ricerca il sito Storica di National Geographic e qui sotto potete trovare il link alla mappa interattiva. Buon viaggio lungo le lastricate strade romane! #archeologia #imperoromano #nationalgeographic
    youtube.com/watch?v=Oai9UoRf77E

  29. La stima della lunghezza complessiva delle strade costruite dall'Impero Romano è stata aggiornata. Sono quasi 300.000 km, più di sette volte la circonferenza terrestre. Dà notizia di questa ricerca il sito Storica di National Geographic e qui sotto potete trovare il link alla mappa interattiva. Buon viaggio lungo le lastricate strade romane! #archeologia #imperoromano #nationalgeographic
    youtube.com/watch?v=Oai9UoRf77E

  30. La stima della lunghezza complessiva delle strade costruite dall'Impero Romano è stata aggiornata. Sono quasi 300.000 km, più di sette volte la circonferenza terrestre. Dà notizia di questa ricerca il sito Storica di National Geographic e qui sotto potete trovare il link alla mappa interattiva. Buon viaggio lungo le lastricate strade romane! #archeologia #imperoromano #nationalgeographic
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  31. 🛣️ 𝗠𝗮𝗽𝗽𝗮𝘁𝗶 𝗾𝘂𝗮𝘀𝗶 𝟯𝟬𝟬𝗺𝗶𝗹𝗮 𝗰𝗵𝗶𝗹𝗼𝗺𝗲𝘁𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗱𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗜𝗺𝗽𝗲𝗿𝗼 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗼

    Il progetto Itiner-e mostra, consultabile online, non solo le strade consolari, ma anche le vie secondarie e minori, evidenziando una rete molto più estesa di quanto finora ritenuto.

    ➡️ Leggi l’articolo completo su Storie Archeostorie: wp.me/p7tSpZ-b0L

    #imperoromano #viabilità #straderomane #archeologia #studi #RomaAntica #Itiner-e

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    Il progetto Itiner-e mostra, consultabile online, non solo le strade consolari, ma anche le vie secondarie e minori, evidenziando una rete molto più estesa di quanto finora ritenuto.

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  34. Ecco il progetto Itiner-e: mappati quasi 300mila chilometri di strade dell’Impero romano

    Elena Percivaldi

    Quasi 300mila chilometri di vie romane, tutti mappati e resi “percorribili” virtualmente online. Un team internazionale guidato da studiosi dell’Universitat Autònoma de Barcelona e dell’Aarhus University (Danimarca) ha realizzato il progetto Itiner-e, la più dettagliata mappa digitale del sistema stradale dell’Impero ad oggi esistente. I nuovi dati documentano circa 299.171 km di vie antiche, quasi il doppio dei circa 188.555 km stimati finora.

    La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Scientific Data” del gruppo Nature. Il dataset copre un territorio corrispondente alla massima estensione imperiale, attorno al 150 d.C., con oltre 4 milioni di km² tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente.

    La mappa delle strade dell’impero sul sito di Itiner-e

    Un progetto in 3 fasi

    Il progetto si è svolto in tre fasi. Nella prima gli studiosi hanno provveduto all’identificazione delle strade mettendo a confronto fonti archeologiche, epigrafiche, narrative e documentarie. Fondamentale è stato il censimento dei miliari presente nel database LIRE (Latin Inscriptions of the Roman Empire), che contiene ben 8.388 pietre miliari con iscrizioni latine. Quindi sono state utilizzate le informazioni desunte dall’Itinerarium Antonini, un registro delle stazioni e delle distanze tra località redatto nel III secolo, e ovviamente la Tabula Peutingeriana, la celebre carta che mostra le vie stradali dell’Impero intorno alla fine del III secolo, giuntaci in una copia redatta nell’XII-XIII.

    Tabula Peutingeriana (Di Conradi Millieri – http://www.fh-augsburg.de/~harsch/Chronologia/Lspost03/Tabula/tab_pe00.html Ulrich Harsch Bibliotheca Augustana, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15858798)

    Quindi si è proceduto alla geolocalizzazione incrociando i dati desunti dalla cartografia moderna e storica e dalle immagini aeree e satellitari. Infine, tutti i 14 769 segmenti stradali – di cui circa 103 477 km sono «strade principali» e circa 195 693 km «strade secondarie» – sono stati digitalizzati manualmente. Con un caveat: solo il 2,7% delle tracce è noto con certezza; del restante 97,3%, l’89,8% è solo labilmente documentato mentre l’7,4% può essere solo ipotizzato.

    A cosa serve questo atlante digitale? Per prima cosa, certo, ad avere un quadro più chiaro della viabilità romana, aggiornato allo stato attuale delle conoscenze e reso accessibile a tutti tramite internet. Oltre alle grandi vie già note, l’atlante censisce anche per la prima volta le strade secondarie, le vie rurali e quelle di servizio, evidenziando forme di interconnessione ben più ampie e complesse rispetto a quelle desunte dalla sola considerazione delle strade consolari o principali già note.

    Leggi anche

    https://storiearcheostorie.com/2025/10/28/roma-basilica-costantiniana-appia-ardeatina-nuova-scoperta/

    Ma c’è di più. Il dataset open-access può aiutare a indagare meglio e in dettaglio come l’Impero romano organizzasse gli spostamenti, il controllo del territorio e i traffici commerciali, seguire il propagarsi di idee e religioni. E comprendere anche le dinamiche di diffusione di malattie ed epidemie.

    La viabilità tra Mediolanum e Brixia come riportato nel progetto Itiner-e

    Del resto, some spiegano i ricercatori, la rete stradale non fu “solo” una infrastruttura militare o amministrativa, ma la sua esistenza e implementazione nel tempo favorì la mobilità ed ebbe enormi conseguenze politiche, sociali, economiche e culturali.

    Guarda il video

    https://www.youtube.com/watch?v=OTSe7MsJXbo

    Ma c’è qualche limite…

    Tuttavia, come avverte il team che ha seguito il progetto, nonostante l’enorme mole di lavoro svolto, la mappatura presenta ancora diversi limiti, il più vistoso dei quali sono le ampie zone del territorio poco documentate. Tra le regioni più dettagliate figurano infatti la Penisola Iberica, la Grecia, il Nord Africa, il Levante e l’Asia Minore, grazie a progetti già, esistenti quali Mercator-e e Desert Networks. Mentre più lacunose risultano le conoscenze relative alla Cornovaglia, all’Anatolia centrale, all’Inghilterra settentrionale, all’Anatolia centrale e… alla Toscana.

    Per approfondire

    https://storiearcheostorie.com/2024/07/27/regina-viarum-la-via-appia-antica-e-il-60mo-sito-unesco-italiano/

    Gli autori sottolineano infine che il dataset non registra (ancora) le evoluzioni temporali delle singole strade. Per questo invitano la comunità scientifica a contribuire in prima persona al progetto Itiner-e, che è concepito come risorsa viva e collaborativa.

    Comunque sia, l’atlante Itiner-e cambia radicalmente la percezione della rete viaria dell’Impero romano: non più come un corpo fondato (solo o quasi) sulle grandi arterie, ma come un sistema complesso e vastissimo, che ha consentito per secoli l’organizzazione territoriale, il commercio, la mobilità e l’egemonia romana grazie anche alla viabilità secondaria.
    L’atlante si configura dunque come una risorsa digitale aperta che invita a ripensare la storia delle infrastrutture antiche e la loro eredità nel presente.

    Per saperne di più:

    #archeologia #archeologiaDigitale #etàRomana #GIS #imperoRomano #ItinerE #notizie #reteViariaRomana #RomaAntica #stradeRomane #studi #viabilità

  35. Ecco il progetto Itiner-e: mappati quasi 300mila chilometri di strade dell’Impero romano

    Elena Percivaldi

    Quasi 300mila chilometri di vie romane, tutti mappati e resi “percorribili” virtualmente online. Un team internazionale guidato da studiosi dell’Universitat Autònoma de Barcelona e dell’Aarhus University (Danimarca) ha realizzato il progetto Itiner-e, la più dettagliata mappa digitale del sistema stradale dell’Impero ad oggi esistente. I nuovi dati documentano circa 299.171 km di vie antiche, quasi il doppio dei circa 188.555 km stimati finora.

    La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Scientific Data” del gruppo Nature. Il dataset copre un territorio corrispondente alla massima estensione imperiale, attorno al 150 d.C., con oltre 4 milioni di km² tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente.

    La mappa delle strade dell’impero sul sito di Itiner-e

    Un progetto in 3 fasi

    Il progetto si è svolto in tre fasi. Nella prima gli studiosi hanno provveduto all’identificazione delle strade mettendo a confronto fonti archeologiche, epigrafiche, narrative e documentarie. Fondamentale è stato il censimento dei miliari presente nel database LIRE (Latin Inscriptions of the Roman Empire), che contiene ben 8.388 pietre miliari con iscrizioni latine. Quindi sono state utilizzate le informazioni desunte dall’Itinerarium Antonini, un registro delle stazioni e delle distanze tra località redatto nel III secolo, e ovviamente la Tabula Peutingeriana, la celebre carta che mostra le vie stradali dell’Impero intorno alla fine del III secolo, giuntaci in una copia redatta nell’XII-XIII.

    Tabula Peutingeriana (Di Conradi Millieri – http://www.fh-augsburg.de/~harsch/Chronologia/Lspost03/Tabula/tab_pe00.html Ulrich Harsch Bibliotheca Augustana, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15858798)

    Quindi si è proceduto alla geolocalizzazione incrociando i dati desunti dalla cartografia moderna e storica e dalle immagini aeree e satellitari. Infine, tutti i 14 769 segmenti stradali – di cui circa 103 477 km sono «strade principali» e circa 195 693 km «strade secondarie» – sono stati digitalizzati manualmente. Con un caveat: solo il 2,7% delle tracce è noto con certezza; del restante 97,3%, l’89,8% è solo labilmente documentato mentre l’7,4% può essere solo ipotizzato.

    A cosa serve questo atlante digitale? Per prima cosa, certo, ad avere un quadro più chiaro della viabilità romana, aggiornato allo stato attuale delle conoscenze e reso accessibile a tutti tramite internet. Oltre alle grandi vie già note, l’atlante censisce anche per la prima volta le strade secondarie, le vie rurali e quelle di servizio, evidenziando forme di interconnessione ben più ampie e complesse rispetto a quelle desunte dalla sola considerazione delle strade consolari o principali già note.

    Leggi anche

    https://storiearcheostorie.com/2025/10/28/roma-basilica-costantiniana-appia-ardeatina-nuova-scoperta/

    Ma c’è di più. Il dataset open-access può aiutare a indagare meglio e in dettaglio come l’Impero romano organizzasse gli spostamenti, il controllo del territorio e i traffici commerciali, seguire il propagarsi di idee e religioni. E comprendere anche le dinamiche di diffusione di malattie ed epidemie.

    La viabilità tra Mediolanum e Brixia come riportato nel progetto Itiner-e

    Del resto, some spiegano i ricercatori, la rete stradale non fu “solo” una infrastruttura militare o amministrativa, ma la sua esistenza e implementazione nel tempo favorì la mobilità ed ebbe enormi conseguenze politiche, sociali, economiche e culturali.

    Guarda il video

    https://www.youtube.com/watch?v=OTSe7MsJXbo

    Ma c’è qualche limite…

    Tuttavia, come avverte il team che ha seguito il progetto, nonostante l’enorme mole di lavoro svolto, la mappatura presenta ancora diversi limiti, il più vistoso dei quali sono le ampie zone del territorio poco documentate. Tra le regioni più dettagliate figurano infatti la Penisola Iberica, la Grecia, il Nord Africa, il Levante e l’Asia Minore, grazie a progetti già, esistenti quali Mercator-e e Desert Networks. Mentre più lacunose risultano le conoscenze relative alla Cornovaglia, all’Anatolia centrale, all’Inghilterra settentrionale, all’Anatolia centrale e… alla Toscana.

    Per approfondire

    https://storiearcheostorie.com/2024/07/27/regina-viarum-la-via-appia-antica-e-il-60mo-sito-unesco-italiano/

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    Comunque sia, l’atlante Itiner-e cambia radicalmente la percezione della rete viaria dell’Impero romano: non più come un corpo fondato (solo o quasi) sulle grandi arterie, ma come un sistema complesso e vastissimo, che ha consentito per secoli l’organizzazione territoriale, il commercio, la mobilità e l’egemonia romana grazie anche alla viabilità secondaria.
    L’atlante si configura dunque come una risorsa digitale aperta che invita a ripensare la storia delle infrastrutture antiche e la loro eredità nel presente.

    Per saperne di più:

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  36. La magia e il paganesimo negli ultimi secoli dell’Impero Romano. È probabile che negli ultimi secoli dell’Impero Romano d’Occidente quelli della crisi politica militare la sensibilità verso i temi magico stregonici sia ulteriormente aumentata.
    Ciò è particolarmente vero quando le vittime della stregoneria avrebbero potuto essere gli stessi imperatori.

    #codicediTeodosio #imperoromano #maleficium #paganesimo #valeficium #veneficium #viceluna

    scienzamagia.eu/magia-esoteris

  37. Il plastico della Roma antica
    #ImperoRomano #Roma #architettura #diorama
    Conosciuto come Il Plastico, questo modello della città imperiale di 20 metri quadrati offre una vista panoramica unica della Roma antica nella sua massima estensione, durante...

    tiziano.caviglia.name/2024/04/