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  1. Convegni | “Archeologia in Valle Olona. Novità e ricerche a Castelseprio e Castiglione”

    Redazione

    Il Museo della Collegiata di Castiglione Olona (Varese) ospita venerdì 6 febbraio 2026 l’importante convegno “Archeologia in Valle Olona”, dedicato agli ultimi scavi archeologici effettuati a Castelseprio e a Castiglione Olona. Gli studiosi presenti riferiranno le novità emerse dalle recenti campagne indagini sul sito patrimonio Unesco e nell’area della Collegiata. Il convegno è ad accesso libero e gratuito, senza prenotazione. Di seguito il programma.

    ARCHEOLOGIA IN VALLE OLONA. Novità e ricerche a Castelseprio e Castiglione

    PROGRAMMA

    9.00- Saluti istituzionali e apertura dei lavori
    Rosario Maria Anzalone – Direttore regionale Musei nazionali Lombardia
    Giuseppe Scotti – Responsabile Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Milano
    Beatrice Maria Bentivoglio-Ravasio – Soprintendente ABAP CO, LC, SO, VA

    9.20 – Prima sessione
    Alfredo Lucioni – già Università Cattolica del Sacro Cuore e CSPA Varese
    Castelseprio e Castiglione: ascesa e declino di due centri di potere nel Seprio medievale

    Daniela Locatelli – Soprintendenza ABAP CO, LC, MB, SO, VA
    Sabrina Luglietti, Matilde Vanetti, Alice Faccin, Federica Pruneri – Archeo Solutions
    Ricerche archeologiche al Museo della Collegiata. Appunti per una storia di Castiglione Olona

    Mauro Reali – Liceo Banfi di Vimercate
    Un servo del Municipium Comum, da Castiglione Olona

    10.30 – Seconda sessione
    Luca Polidoro – Direzione regionale Musei nazionali Lombardia
    Stefania Felisati, Paolo Sbrana – Studio Ar.Te.
    Le indagini archeologiche nell’avancorpo della chiesa di San Paolo a Castelseprio

    Federica Matteoni, Chiara Pupella, Marco Sannazaro, Mauro Vessena – Università Cattolica del Sacro Cuore
    Quando nasce Castelseprio? Prime considerazioni sulla fase tardoantica della “Casa medievale”

    Alexandra Chavarria Arnau, Gian Pietro Brogiolo, Maurizio Marinato – Università degli Studi di Padova
    Nuovi dati sulla chiesa di San Giovanni (campagna di scavo 2025)

    Caterina Giostra – Università Cattolica del Sacro Cuore
    Delfina Consonni, Leonardo De Vanna – Archeologi liberi professionisti
    Mario Rottoli, Elisabetta Castiglioni – Laboratorio di Archeobiologia di Como
    Giovanna Bosi, Paola Torri, Marta Mazzanti – Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
    Scavi e ricerche presso la casa-forte: un aggiornamento

    Francesco Muscolino – Direzione regionale Musei nazionali Sardegna
    Novità epigrafiche da Castelseprio

    12.20 – Discussione conclusiva

    12.40 – Visita al complesso della Collegiata di Castiglione Olona

    Per informazioni: www.museocollegiata.it

    Leggi anche

    https://storiearcheostorie.com/2025/10/12/scavi-collegiata-castiglione-olona-restauro-portale-maestro-di-gornate/

    https://storiearcheostorie.com/2025/08/02/castelseprio-scavi-origini-edificio/

    https://storiearcheostorie.com/2025/10/20/scoperte-archeologiche-castelseprio-2025/

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  2. Graffiti di gladiatori e amori quotidiani: la vita di Pompei riemerge grazie alle tecnologie digitali | IL VIDEO

    Elena Percivaldi

    Nel quartiere dei teatri di Pompei, in un semplice corridoio di passaggio che collegava l’area teatrale alla via Stabiana, stanno riemergendo frammenti preziosi della vita quotidiana, dei gladiatori ma anche delle persone ordinarie. Non grandi affreschi né architetture monumentali, ma scritture spontanee, incise sugli intonaci: amori dichiarati (e, chissà, magari non corrisposti…), offese, invocazioni agli dei, riferimenti a combattimenti nelle arene. Tracce di un uno spazio pubblico intensamente vissuto, e oggi tornate nuovamente leggibili grazie alle tecnologie digitali applicate all’archeologia.

    Veduta d’insieme dei graffiti (©Parco Archeologico Pompei)

    Guarda e ascolta l’intervista a Zuchtriegel

    Il direttore del Parco Archeologico di Pompei racconta la scoperta dei graffiti dei gladiatori

    https://youtu.be/I-9Dhf3vdlU

    Un ambiente scavato da oltre due secoli, ma ancora capace di parlare

    Il corridoio fu scavato alla fine del XVIII secolo, nel 1794, ed è uno dei luoghi più frequentati dai visitatori del sito. Proprio per questo, non ci si attendevano ulteriori scoperte. Eppure, attraverso nuove metodologie di documentazione, è stato possibile rileggere sistematicamente le pareti, portando a quasi 300 iscrizioni, tra le circa 200 già note e 79 nuove identificazioni.

    Il corridoio dei teatri (©Parco Archeologico Pompei)

    Tra i testi emergono storie personali come l’iscrizione “Erato amat…” (“Erato ama”… Chissà chi?), allusioni a relazioni amorose, frasi di scherno, inviti, battute oscene e riferimenti a combattimenti gladiatori, che trasformano il corridoio in una sorta di bacheca collettiva dell’antica Pompei.

    Qui e sotto, il graffito in cui si legge “Erato Amat” (©Parco Archeologico Pompei)

    Il progetto “Bruits de couloir” e l’archeologia delle scritture informali

    Il corridoio dei teatri (©Parco Archeologico Pompei)

    Lo studio rientra nel progetto “Bruits de couloir” (Voci di corridoio), ideato da Louis Autin ed Éloïse Letellier-Taillefer (Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne) e Marie-Adeline Le Guennec (Université du Québec à Montréal), in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei. Le ricerche, condotte nel 2022 e nel 2025, hanno adottato un approccio multidisciplinare, integrando epigrafia, archeologia, filologia e le cosiddette “digital humanities” (informatica umanistica).

    ULTIM’ORA: Nuova scoperta a Fano, ecco i dettagli

    https://storiearcheostorie.com/2026/01/19/basilica-vitruvio-fano-scavi/

    L’uso di una griglia virtuale ha permesso di analizzare i rapporti spaziali e tematici tra le iscrizioni, restituendo la logica di frequentazione e interazione sociale dello spazio.

    Il luogo del ritrovamento (in rosso) (©Parco Archeologico Pompei)

    RTI e conservazione digitale: vedere ciò che l’occhio non vede

    Fondamentale è stato l’impiego della RTI – Reflectance Transformation Imaging, una tecnica di fotografia computazionale che consente di leggere incisioni impercettibili a occhio nudo, anche su superfici degradate. Questa metodologia non solo consente nuove letture, ma rappresenta uno strumento decisivo per la conservazione digitale di un patrimonio fragile e vulnerabile.

    Uno dei graffiti (©Parco Archeologico Pompei)

    È in fase di sviluppo una piattaforma 3D che integrerà fotogrammetria, dati RTI e metadati epigrafici, offrendo un ambiente digitale per lo studio, l’annotazione e la futura fruizione pubblica delle iscrizioni.

    Graffito dei gladiatori (©Parco Archeologico Pompei)

    Tecnologia e tutela: il futuro della memoria pompeiana

    Come ha sottolineato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, a Pompei sono note oltre 10.000 iscrizioni, un archivio straordinario della vita vissuta. Per questo è prevista anche la realizzazione di una copertura protettiva del corridoio, destinata a preservare gli intonaci e a consentire una visita integrata, in cui archeologia e tecnologia dialoghino senza mediazioni spettacolari, ma con rigore scientifico.

    📘 Fonte della notizia

    • 📄 Comunicato stampa ufficiale del Parco Archeologico di Pompei

      Il nostro articolo è una sintesi divulgativa della fonte scientifica citata.

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  3. A Fano riemerge la Basilica descritta da Vitruvio: identificato l’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano

    Elena Percivaldi

    E alla fine la conferma è arrivata: è la Basilica descritta da Vitruvio nel De Architectura l’edificio romano emerso dagli scavi di piazza Andrea Costa a Fano. La notizia, ufficializzata nel corso di una conferenza stampa alla Mediateca Montanari, segna un passaggio di grande rilievo per la storia dell’architettura antica: si tratta infatti dell’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano, autore del più influente trattato teorico dell’antichità.

    All’incontro erano presenti il Presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il Sindaco di Fano Luca Serfilippi, il Soprintendente Andrea Pessina; il Ministro della Cultura Alessandro Giuli è intervenuto in collegamento, sottolineando la portata scientifica della scoperta per la conoscenza delle origini della tradizione architettonica occidentale.

    Vitruvio e la sua basilica: dalla pagina al terreno

    Vitruvio menziona esplicitamente una basilica costruita a Fanum Fortunae, descrivendone forma, proporzioni e articolazione spaziale. Per secoli, quel passo del trattato è stato oggetto di interpretazioni, ipotesi localizzative e confronti con edifici noti, senza però una conferma archeologica definitiva.

    Gli scavi in corso hanno ora permesso di ricondurre con precisione il testo alla realtà materiale, grazie a una straordinaria corrispondenza tra la descrizione vitruviana e i resti messi in luce: una pianta rettangolare con colonnato perimetrale, articolata in otto colonne sui lati lunghi e quattro sui lati brevi, secondo uno schema che trova riscontro puntuale nelle fonti antiche.

    Le strutture: colonne monumentali e piano superiore

    La conferma definitiva è arrivata con un sondaggio mirato che ha restituito la quinta colonna d’angolo, consentendo di definire con sicurezza orientamento, posizione e dimensioni dell’edificio tra le due piazze dell’area urbana.

    Le colonne, con un diametro di circa cinque piedi romani (147–150 cm) e un’altezza stimata attorno ai 15 metri, erano addossate a pilastri e paraste portanti, progettati per sostenere un piano superiore. Un dato che coincide perfettamente con il modello basilicale descritto da Vitruvio, confermando non solo l’identificazione dell’edificio, ma anche la fedeltà del progetto realizzato rispetto alla teoria.

    La ricostruzione planimetrica, elaborata sulla base delle evidenze archeologiche e delle indicazioni testuali, mostra una corrispondenza quasi al centimetro, un caso rarissimo nel rapporto tra fonti scritte e dati di scavo.

    Un percorso di ricerca avviato da tempo

    L’identificazione della basilica non è un risultato isolato, ma l’esito di un percorso di ricerca pluriennale. Già nel 2022, in via Vitruvio, il rinvenimento di imponenti murature e pavimentazioni in marmi pregiati aveva suggerito la presenza di edifici pubblici di alto livello, compatibili con un complesso monumentale centrale.

    La nuova scoperta consente ora di rileggere in modo unitario anche altre evidenze note da tempo, come l’edificio sotto Sant’Agostino, inserendole in un quadro urbanistico più coerente e articolato.

    Prospettive di studio e valorizzazione

    Come ha sottolineato il Soprintendente Andrea Pessina, l’individuazione certa della Basilica vitruviana apre una nuova fase di ricerca, più consapevole e mirata, sul patrimonio archeologico di Fano. Le indagini proseguiranno all’interno del cantiere finanziato con fondi PNRR, con l’obiettivo di approfondire estensione, fasi edilizie e rapporti con il contesto urbano romano.

    La scoperta restituisce alla città non solo un monumento di eccezionale valore, ma anche un punto di riferimento fondamentale per la storia dell’architettura, consentendo per la prima volta di osservare sul terreno un edificio progettato dall’autore del De Architectura.

    Tutte le foto: ©MiC

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  4. 🏛️ 𝗦𝗮𝗹𝗲𝗿𝗻𝗼 | 𝗥𝗶𝗽𝗮𝗿𝘁𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗹𝗶 𝘀𝗰𝗮𝘃𝗶 𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗶 𝗮 𝗦𝗮𝗻𝘁’𝗔𝗿𝘀𝗲𝗻𝗶𝗼: 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗶𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗿𝗶𝗴𝗶𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗩𝗮𝗹𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝗗𝗶𝗮𝗻𝗼

    Con l’Università Roma Tre e la Soprintendenza, alla ricerca dei villaggi dell’età del Bronzo e delle radici più antiche del territorio

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    storiearcheostorie.com/2025/11

  5. Nuove scoperte a Castelseprio: lo scavo riporta in luce una tomba dell’età del Ferro, un’iscrizione romana e i resti di un edificio di epoca gota

    Elena Percivaldi

    Il Parco Archeologico di Castelseprio, nel Varesotto, continua a riscrivere la propria storia. Le indagini archeologiche condotte nel 2025 dall’équipe dell’Università di Padova, diretta da Alexandra Chavarría Arnau con la consulenza di Gian Pietro Brogiolo, hanno portato a rinvenimenti eccezionali che arricchiscono la conoscenza del sito, già riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO all’interno del sito seriale “Longobardi in Italia: i luoghi del potere”.

    Dalla fortezza tardoantica alla chiesa longobarda

    Gli scavi, realizzati tra settembre e ottobre nell’ambito del progetto Castelseprio centro di potere, hanno permesso di ricostruire nuove fasi edilizie nella zona della chiesa di San Giovanni, il principale edificio di culto del sito, celebre per la sua monumentalità e per il battistero annesso.
    Contrariamente a quanto ritenuto finora, la chiesa non risale al periodo tardoantico ma fu edificata all’inizio del VII secolo, in piena epoca longobarda. Prima della sua costruzione, l’area ospitava un grande edificio civile del V-VI secolo, quindi di epoca gota: di esso sono emersi due muri perimetrali, fosse e tracce di attività artigianali, accompagnate da ceramiche tardoantiche.

    Foto: ©Università di Padova

    Una sepoltura dell’età del Ferro: Castelseprio più antico di quanto si pensasse

    Fra i reperti più sorprendenti emersi durante la campagna 2025 vi è una sepoltura dell’età del Ferro, databile al VI secolo a.C..
    La tomba, costituita da una grande fossa con urna funeraria, frammenti ceramici e resti di metallo fuso, rappresenta una scoperta straordinaria: conferma che Castelseprio era frequentato già in epoche protostoriche, ben prima della fondazione della fortificazione tardoantica.

    Foto: ©Università di Padova

    La stele romana reimpiegata nel Medioevo

    Un altro rinvenimento di rilievo è una stele funeraria romana di grandi dimensioni, con iscrizione leggibile, dedicata a un soldato dell’età imperiale. La lastra, oggi esposta nell’Antiquarium del Parco, era stata reimpiegata in epoca altomedievale per coprire una sepoltura, con la scritta rivolta verso il terreno. Il riuso di materiali romani – spolia – è una pratica ben documentata nei siti medievali del territorio di Castelseprio e Torba, dove il passato romano si intreccia simbolicamente con la nuova cultura longobarda.

    La professoressa Chavarria con la stele appena scoperta (Foto: ©Università di Padova)

    Sepolture e storie di comunità

    Gli archeologi di Padova hanno inoltre proseguito l’indagine nel cimitero interno alla chiesa, individuando numerose sepolture che saranno oggetto di analisi antropologiche, isotopiche e paleogenetiche. Questi studi permetteranno di ricostruire le abitudini di vita, la dieta e le origini della popolazione sepolta tra l’Alto e il Basso Medioevo, offrendo un quadro sempre più preciso delle comunità che abitarono il Seprio.

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    https://storiearcheostorie.com/2025/08/02/castelseprio-scavi-origini-edificio/

    Una sorpresa continua

    «Castelseprio continua a sorprenderci», ha dichiarato il sindaco Silvano Martelozzo. «Ogni scoperta è una finestra sulla nostra storia e un motivo d’orgoglio per tutta la comunità».

    Foto: ©Università di Padova

    Le nuove ricerche confermano il valore unico del sito, dove tracce protostoriche, romane e medievali convivono in un racconto continuo che attraversa più di duemila anni di storia. Castelseprio si conferma così uno dei laboratori più importanti dell’archeologia medievale italiana, luogo in cui la ricerca scientifica dialoga con la memoria collettiva e con la valorizzazione del territorio attraverso visite aperte alla cittadinanza, turisti e attività con le scuole del Varesotto.

    Nelle prossime settimane, la Direzione del Parco organizzerà visite guidate e incontri per illustrare le nuove scoperte, a partire dall’iscrizione del soldato romano, già esposta presso l’Antiquarium.
    La prima data sarà domenica 2 novembre, durante le consuete passeggiate con l’archeologo insieme al Direttore del Parco Luca Polidoro (partecipazione gratuita, prenotazione consigliata: [email protected]).

    #AlexandraChavarría #archeologia #archeologiaMedievale #Castelseprio #epocaGota #EtàDelFerro #GianPietroBrogiolo #InEvidenza #Lombardia #Longobardi #notizie #ParcoArcheologicoDiCastelseprio #restiRomani #SanGiovanni #scavi #scaviArcheologici #sitiLongobardi #Unesco #UniversitàDiPadova #Varese

  6. Scavi Metro C a Roma: sotto piazza Venezia riaffiorano insulae romane e fornaci medievali

    Elena Percivaldi

    La realizzazione della stazione della Metro C continua a restituire frammenti preziosi del passato. Gli ultimi scavi, condotti sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Speciale di Roma in Piazza Venezia, hanno portato alla luce strutture di età romana e medievale che gettano nuova luce sulla topografia storica dell’area.

    Lo scavo visto dal drone (foto ©Soprintendenza Speciale Roma)

    L’insula romana

    Tra i ritrovamenti più rilevanti figura un complesso edilizio a più piani di epoca tardo-repubblicana e primo imperiale, probabilmente una insula – ovvero un edificio abitativo destinato alle classi popolari della Roma antica, spesso con botteghe al pianterreno e appartamenti ai piani superiori. Questa tipologia architettonica, ricorrente nella Roma imperiale, testimonia la densità abitativa e la vitalità commerciale della zona, situata a ridosso dell’antica via Flaminia.

    Muro romano del I secolo a.C. (foto ©Soprintendenza Speciale Roma)

    La via Flaminia nel Medioevo

    Proprio del tracciato medievale della Flaminia è stata rinvenuta una significativa porzione. A differenza del consueto basolato romano, la strada si presenta come una successione di strati di terra battuta, sovrapposti nel tempo per ovviare al degrado progressivo del manto stradale. È un segno tangibile della continuità d’uso dell’area nei secoli, sebbene con tecniche e materiali diversi.

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    https://storiearcheostorie.com/2023/02/04/archeonews-scavi-metro-c-su-un-raffinato-vetro-dorato-riemerge-il-volto-della-dea-roma-simbolo-della-citta/

    Tratto della via Flaminia medievale (foto ©Soprintendenza Speciale Roma)

    Dal marmo alla calce viva: le calcare medievali

    Ancora più suggestivo è il ritrovamento di alcune calcare medievali, rudimentali fornaci utilizzate per trasformare il marmo in calce viva. Questi impianti artigianali, posizionati strategicamente lungo la via per facilitare il trasporto dei blocchi lapidei, rivelano pratiche di riuso edilizio tipiche del medioevo, quando i resti degli antichi monumenti romani venivano sistematicamente spogliati per ricavarne materiali da costruzione.

    Le fornaci medievaliUna calcara

    Come sottolinea l’archeologa Marta Baumgartner, responsabile scientifica dello scavo, il ritrovamento di abitazioni di età imperiale offre un’occasione unica per approfondire la rete insediativa che circondava i grandi monumenti romani. L’area di Piazza Venezia, infatti, si configura sempre più come un palinsesto urbano in cui si sovrappongono edifici di diverse epoche – dagli antichi insediamenti ai palazzi moderni demoliti tra Ottocento e Novecento.

    Presto lo studio dei reperti

    La complessità stratigrafica dell’area impone cautela nell’interpretazione dei dati. Solo attraverso la prosecuzione degli scavi e lo studio approfondito dei reperti sarà possibile ricostruire in modo esaustivo l’evoluzione urbana della zona e, soprattutto, valorizzare i resti nell’ambito della futura stazione della Metro C.

    Sezione della stratigrafia della via Flaminia medievale (foto ©Soprintendenza Speciale Roma)

    Un intervento che, ancora una volta, dimostra come il sottosuolo romano continui a riservare sorprese archeologiche di straordinaria importanza.

    Fonte: Soprintendenza Speciale Roma

    #archeologia #archeologiaUrbana #DanielaPorro #fornaciMedievali #insulaeRomane #MartaBaumgartner #MetroC #notizie #PiazzaVenezia #Roma #scavi #scaviArcheologici #SoprintendenzaSpecialeRoma #viaFlaminia

  7. 🔍 Riemerge l’antica Cirene!

    Una missione archeologica italiana ha riportato alla luce una necropoli monumentale in Libia: tombe rupestri, sarcofagi decorati, corredi aristocratici e testine votive in marmo greco raccontano la storia di un’élite dimenticata.

    🤝 Un esempio straordinario di cooperazione culturale internazionale

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    storiearcheostorie.com/2025/07

  8. Selinunte, riemerge l’anima più antica della città: scoperto l’adyton del Tempio R con un deposito votivo straordinario

    Durante la nuova campagna di scavi a Selinunte, gli archeologi italiani e americani hanno riportato alla luce uno degli spazi sacri più antichi della città greca. Tra i reperti, un anello d’argento deposto da una donna attorno al 570 a.C.

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    storiearcheostorie.com/2025/07

  9. Scoperta a Scandicci: dagli scavi di Badia di Settimo emerge una capanna altomedievale

    Elena Percivaldi

    Importante scoperta a Scandicci (Firenze), dove gli scavi in corso presso la Badia di Settimo, da poco conclusi, hanno riportato in luce i resti di una capanna di epoca altomedievale.

    Il ritrovamento è stato effettuato dagli archeologi della Soprintendenza ABAP di Firenze nel corso delle indagini che accompagnano i restauri della Badia, portati avanti dalla Fondazione Opera della Badia di Settimo. Seppur ostacolata varie volte dai ripetuti allagamenti, l’indagine ha già portato a numerose scoperte, che forniscono nuovi dati e dettagli sulla storia del complesso monastico, intitolato a San Salvatore e San Lorenzo. In questo caso, però, ad essere illuminate sono le vicende anteriori alla sua fondazione, avvenuta intorno all’anno Mille.

    L’Abbazia dei Santi Salvatore e Lorenzo a Settimo (Wikimedia Commons / Sailko – CC BY 3.0)

    I resti di una Grubenhaus sotto il chiostro

    Nel corso degli scavi per la sistemazione del trecentesco Chiostro dei Melaranci gli archeologi hanno infatti trovato per la prima volta resti di strutture precedenti alla Badia di Settimo, risalenti all’epoca altomedievale. Una di queste, a pianta circolare, si trova a una profondità di circa due metri rispetto all’attuale piano del chiostro. L’ipotesi è che si tratti di una “Grubenhaus”, una capanna seminterrata, con il fondo scavato direttamente nel terreno.

    I resti della Grubenhaus, trovati sotto il chiostro

    Strutture del genere, sorrette da pali e caratterizzate da semplici pareti in legno e terra e da una copertura vegetale, sono comuni nell’alto Medioevo in Europa centrale e orientale. In Italia appaiono più rare ma sono in ogni caso ben documentate archeologicamente: citiamo ad esempio i casi di Collegno (TO), Frascaro (AL) e soprattutto quello, molto noto, di Poggio Imperiale a Poggibonsi (SI).

    Ricostruzione di una Grubenhaus, simile a quella trovata a Scandicci

    Datazione tra l’VIII ed IX secolo d.C.

    I materiali ceramici trovati in corrispondenza della capanna, ossia recipienti per la cucina – olle, testi, teglie – e per la tavola – boccali e recipienti per liquidi – e un manico in osso decorato, suggeriscono una datazione tra l’VIII ed IX secolo d.C. Secondo gli archeologi il rinvenimento è molto significativo “perché attesta lo stanziamento, in questo punto della pianura di Settimo, di una piccola comunità o nucleo rurale già diversi secoli prima della fondazione dell’abbazia”.

    Un manico in osso decorato, databile all’VIII-IX secolo d.C.

    Informazioni più approfondite arriveranno, naturalmente, dal sistematico studio dei materiali, che avverrà nelle prossime settimane via via che i dati emersi dallo scavo saranno riordinati e catalogati.

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  10. Archeologia / In guerra tra foreste e steppe: scoperti oltre 100 siti che riscrivono la storia della Russia all’inizio del I millennio

    Elena Percivaldi

    Una straordinaria campagna di scavi condotta negli ultimi dieci anni dall’Istituto di Archeologia dell’Accademia Russa delle Scienze e dal Museo-Riserva Statale del Campo di Kulikovo ha portato alla luce più di 100 nuovi monumenti archeologici al confine tra le zone forestali e forestali-steppiche delle regioni di Tula e Orël. I risultati, presentati alla conferenza “Ricerca archeologica: nuovi materiali e interpretazioni” tenutasi il 12 e 13 marzo scorso presso l’Istituto di Archeologia, rivelano che tra il I e il III secolo d.C. l’area compresa tra i fiumi Oka, Upa e Don fu teatro di scontri militari che cambiarono radicalmente la popolazione locale.

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  11. 🔥🔥🔥 𝐏𝐨𝐦𝐩𝐞𝐢 / 𝐃𝐚 𝐧𝐞𝐜𝐫𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢 𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐚: 𝐫𝐢𝐟𝐢𝐮𝐭𝐢 𝐞 𝐭𝐨𝐦𝐛𝐞 𝐩𝐚𝐭𝐫𝐢𝐳𝐢𝐞 𝐬𝐯𝐞𝐥𝐚𝐧𝐨 𝐮𝐧 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨 𝐢𝐧𝐞𝐝𝐢𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐏𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐒𝐭𝐚𝐛𝐢𝐚

    Gli scavi 2021-2024 rivelano un passato di rifiuti urbani e tombe di Marco Tullio e Alleio Minio, ridefinendo l’ingresso della città tra II secolo a.C. e periodo imperiale.

    @pompeii_parco_archeologico

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    storiearcheostorie.com/2025/03

  12. A Gela riemergono nuovi reperti archeologici: nel vaso di terracotta la tomba di un bimbo del VI secolo a.C.

    Redazione

    Il sottosuolo di Gela continua a restituire testimonianze del suo passato. Nei giorni scorsi, durante degli scavi effettuati dall’Enel in via Garibaldi sotto la consueta sorveglianza della Soprintendenza, sono venuti alla luce diversi reperti, tra cui un’osteotheca risalente alla prima metà del VI secolo a.C. Si tratta di un otre per vino in terracotta con quattro anse e un beccuccio versatoio, riutilizzato come contenitore funerario per un infante. Al suo interno c’erano, infatti, alcune ossa.

    Interessante l’analogia con un reperto simile scoperto dal celebre archeologo Paolo Orsi nel secolo scorso, a conferma di una pratica funeraria consolidata nell’area.

    Nello stesso sito sono infatti stati rinvenuti i resti di altre due sepolture ad enchytrismos, inumazioni in anfora poste all’interno di una fossa scavata nel banco roccioso. Trovata anche parte di una tomba alla cappuccina e frammenti ceramici d’importazione che datano il complesso alla prima metà del VI secolo a.C.

    «Ancora una volta Gela ci sorprende con ritrovamenti di straordinario valore storico che ci fanno conoscere rituali codificati e diffusi, mentre i frammenti ceramici d’importazione confermano la centralità della nostra città nelle reti commerciali mediterranee del VI secolo a.C – dice l’assessore regionale dei Beni culturali, Francesco Paolo Scarpinato -. Questo ritrovamento testimonia l’efficacia delle nostre politiche di tutela preventiva che prevedono una sistematica sorveglianza archeologica durante qualsiasi intervento nel sottosuolo urbano. Seguiremo con particolare attenzione il prosieguo degli scavi nei dieci metri lineari ancora da esplorare, fiduciosi che possano emergere ulteriori testimonianze del nostro straordinario passato»

    I reperti,  dopo le necessarie operazioni di studio e restauro, saranno esposti al Museo archeologico regionale di Gela, nel Nisseno.

    Fonte: Regione Siciliana

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  13. ARCHEOLOGIA
    𝐕𝐚𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐚𝐥𝐚𝐛𝐚𝐬𝐭𝐫𝐨, 𝐬𝐞𝐥𝐜𝐞, 𝐢n𝐜𝐞n𝐬𝐨 𝐞 𝐦𝐢𝐫𝐫𝐚: n𝐞𝐥 𝐝𝐞𝐬𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 N𝐞𝐠𝐞𝐯 𝐥𝐞 𝐭𝐨𝐦𝐛𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚n𝐭𝐢 𝐝𝐢 2.500 𝐚nn𝐢 𝐟𝐚 𝐬𝐯𝐞𝐥𝐚n𝐨 𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐡𝐢𝐚𝐯𝐞

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