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🏺 𝗩𝗲𝘁𝘂𝗹𝗼𝗻𝗶𝗮, 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗮 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗗𝗼𝗺𝘂𝘀 𝗱𝗲𝗶 𝗗𝗼𝗹𝗶𝗮
👉 Leggi l’articolo completo su Storie & Archeostorie: https://storiearcheostorie.com/2026/09/14/vetulonia-domus-dei-dolia-ingresso-scavi-2026/
#Vetulonia #Etruschi #Archeologia #DomusDeiDolia #PoggiarelloRenzetti #ScaviArcheologici #ArcheologiaEtrusca #Toscana #StorieArcheostorie
foto: 📷 © Parco archeologico di Vetulonia / Ministero della Cultura
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foto: 📷 © Parco archeologico di Vetulonia / Ministero della Cultura
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Abbandonata dopo sole due generazioni: l’enigma della città romana di Neuenstadt
Una città romana abitata per meno di un secolo e poi abbandonata, forse all’improvviso, per motivi ignoti. È un enigma archeologico ancora tutto da districare quello di Neuenstadt am Kocher, città del distretto di Heilbronn, nel Baden-Württemberg (Germania sud-occidentale). Sì, perché gli archeologi al lavoro sul sito ormai da oltre vent’anni stanno ancora cercando di ricostruire la storia dell’insediamento, fondato dai Romani nel II secolo d.C. nella provincia della Germania superior ma poi improvvisamente lasciato a se stesso – o almeno così sembra – dopo due sole generazioni.
La scoperta del sito
Le rovine dell’antico abitato furono individuate per la prima volta negli anni Ottanta del secolo scorso a nord dell’attuale Neuenstadt am Kocher. Gli scavi, condotti dal Landesamt für Denkmalpflege (LAD) del Baden-Württemberg in collaborazione con l’Università di Bamberga a partire dal 2003, hanno riportato alla luce i resti di una città romana di almeno 25 ettari, che sorgeva sulla riva settentrionale del fiume Kocher tra il II e il III secolo. Il nome della città è tuttora ignoto, ma dalle testimonianze epigrafiche si deduce che fu la capitale1 della “civitas A(urelia?) G...”, dove il nome “Aurelia” si riferirebbe all’imperatore Marco Aurelio (161-180 d.C.). La fondazione dell’insediamento sarebbe dunque legata allo spostamento del Limes germanico verso est, attorno al 155-160 d.C., sotto Antonino Pio e lo stesso Marco Aurelio.
Neuenstadt. Pianta dell’insediamento romano basata sulle evidenze archeologiche (da: Archäologische Ausgrabungen in Baden-Württemberg 2004, 159 – Leiza)Il tempio di Apollo Grannus e gli altri edifici
Negli anni seguenti alla scoperta, le indagini geofisiche e vari scavi esplorativi hanno fornito ulteriori informazioni sull’estensione, la struttura, lo stato di conservazione e la storia del sito. Finché tra il 2007 e il 2013, uno scavo approfondito condotto nel centro della città ha riportato alla luce i resti del tempio principale, dedicato al dio celto-romano Apollo Grannus e di cui si conserva un altare votivo. Il tempio sorgeva su un’area recintata piuttosto ampia, di 80 metri x 70 ed era accompagnato da due vasche/bacini esagonali (o ottagonali) per l’acqua sorgiva, di importanza fondamentale dato che Apollo Grannus era una divinità legata alle fonti termali e alla guarigione.
Altare votivo di Apollo Grannus ( CIL XIII, CC BY-NC – CF-GeS-1118, hdl.handle.net/11471/504.50.1118)Le indagini archeologiche hanno in seguito documentato la presenza anche di altri importanti edifici pubblici. Tra questi spicca l’edificio A, posto nella parte settentrionale dell’insediamento, forse parte di una basilica a tre navate, lunga circa 45 metri, affacciante sul foro. E soprattutto una grande struttura di circa 50 metri x 50 (D2) disposta attorno a un cortile e dotata di diversi ambienti, due portici e, nella parte nord-ovest, le terme: secondo gli archeologi potrebbe trattarsi di una domus di rappresentanza o della sede ufficiale di un funzionario romano.
L’edificio termale (da Leiza)Molti reperti riemersi dagli scavi, in particolare epigrafi e statue, sono attualmente esposti nel Lapidario del Württembergischen Landesmuseums di Stoccarda.
Abitazioni e attività artigianali
Se l’obiettivo principale degli scavi era, all’inizio, quello di stabilire l’estensione e la struttura dell’abitato, oggi l’attenzione si è spostata sui quartieri meno indagati, dove sorgevano le abitazioni private e le attività artigianali.
Le prospezioni geofisiche hanno evidenziato la presenza di diverse strutture rettangolari, una delle quali è stata scavata: si tratta di un edificio di 9,5 metri per 12,5, con struttura lignea a graticcio e dotato, nella parte posteriore, di un vano interrato con murature in pietra.
Uno degli edifici ritrovati nell’insediamento di Neuenstadt am Kocher. Foto: LAD/Michelangelo Maugeri.Secondo gli archeologi, l’edificio potrebbe esser stato sede di un’attività di carattere artigianale o commerciale, una delle tante di questo settore cittadino posto a ridosso del fiume Kocher e dunque comodo per gli spostamenti e i commerci. Ma c’è un dettaglio che rende perplessi gli studiosi: i reperti recuperati sono pochissimi, come se le strutture fossero state utilizzate soltanto per un breve lasso di tempo.
Perché l’insediamento fu abbandonato?
Certo, la scarsità di materiali trovati nelle abitazioni non costituisce, da sola, la prova di un abbandono repentino del sito. Gli archeologi, tuttavia, hanno riscontrato una situazione simile anche per gli edifici pubblici di Neuenstadt: una coincidenza? Forse no. Il sospetto è che la città abbia davvero avuto vita più breve rispetto ad altri centri romani del territorio.
Resta da stabilire allora perché la città fu abbandonata. Secondo gli archeologi, ciò potrebbe essere avvenuto nel III secolo d.C., quando la situazione lungo la frontiera settentrionale dell’Impero romano si fece via via più instabile. Intorno agli anni Trenta del III secolo, infatti, il Limes, il sistema di fortificazioni che presidiava il confine reno-danubiano, fu messo a dura prova dalla crescente pressione delle popolazioni stanziate al di là dei fiumi. E proprio l’instabilità e il pericolo rappresentato dalle incursioni “barbariche” potrebbero esser stati alla base della decisione di lasciare l’insediamento, in particolare dopo il collasso del Limes germanico-retico a seguito delle sfondamento delle fortificazioni tra il Reno e il Danubio da parte degli Alemanni e dei Franchi. È un’ipotesi di studio affascinante, ma che – come avvertono gli stessi studiosi – attende naturalmente le necessarie verifiche sul campo.
Una relazione preliminare sulle indagini in corso, intanto, è stata pubblicata nel volume “Archäologische Ausgrabungen in Baden-Württemberg 2025” (Klaus Kortüm, Andrea Faber, Privathäuser im römischen Neuenstadt am Kocher, pp. 183-186).
📘 Notizia verificata ✅
- 📄 Fonte principale: Landesamt für Denkmalpflege im Regierungspräsidium Stuttgart
Altre fonti - CF-GeS-1118, hdl.handle.net/11471/504.50.1118
- http://edh-www.adw.uni-heidelberg.de/edh/foto/F026965 (© K. Matijević. Last Updates: 2020-08-31, Bettermann)
- https://www1.leiza.de/transformation/deutschland/staedteobergermanienbilder/neuenstadt/neuenstadt_engl.htm
- https://www.neuenstadt.de/freizeit-tourismus/geschichte-kultur/roemische-siedlung
- https://www.uni-bamberg.de/arp/forschung/siedeln-in-dynamischen-raeumen-2022-2026/
- https://www.uni-bamberg.de/arp/forschung/das-heiligtum-des-apollo-grannus-von-neuenstadt-am-kocher/
- https://www.uni-bamberg.de/fileadmin/arp/2022SS/Lehrgrabung_ARP_Bamberg_2022_Neuenstadt_am_Kocher.pdf
- https://www.uni-bamberg.de/fileadmin/arp/2023SS/Info_NaK_2023_Aushang.pdf
- La storiografia tradizionale ha a lungo ritenuto che la capitale della “civitas A(urelia?) G…” fosse Öhringen (Vicus Aurelianus), sia per la presenza di due importanti castra militari lungo il Limes, sia per l’importanza dei suoi ritrovamenti epigrafici. Le recenti scoperte monumentali a Neuenstadt, tuttavia, stanno indicendo gli studiosi a ritenere che la capitale fosse quest’ultima. ↩︎
- 📄 Fonte principale: Landesamt für Denkmalpflege im Regierungspräsidium Stuttgart
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Abbandonata dopo sole due generazioni: l’enigma della città romana di Neuenstadt
Una città romana abitata per meno di un secolo e poi abbandonata, forse all’improvviso, per motivi ignoti. È un enigma archeologico ancora tutto da districare quello di Neuenstadt am Kocher, città del distretto di Heilbronn, nel Baden-Württemberg (Germania sud-occidentale). Sì, perché gli archeologi al lavoro sul sito ormai da oltre vent’anni stanno ancora cercando di ricostruire la storia dell’insediamento, fondato dai Romani nel II secolo d.C. nella provincia della Germania superior ma poi improvvisamente lasciato a se stesso – o almeno così sembra – dopo due sole generazioni.
La scoperta del sito
Le rovine dell’antico abitato furono individuate per la prima volta negli anni Ottanta del secolo scorso a nord dell’attuale Neuenstadt am Kocher. Gli scavi, condotti dal Landesamt für Denkmalpflege (LAD) del Baden-Württemberg in collaborazione con l’Università di Bamberga a partire dal 2003, hanno riportato alla luce i resti di una città romana di almeno 25 ettari, che sorgeva sulla riva settentrionale del fiume Kocher tra il II e il III secolo. Il nome della città è tuttora ignoto, ma dalle testimonianze epigrafiche si deduce che fu la capitale1 della “civitas A(urelia?) G...”, dove il nome “Aurelia” si riferirebbe all’imperatore Marco Aurelio (161-180 d.C.). La fondazione dell’insediamento sarebbe dunque legata allo spostamento del Limes germanico verso est, attorno al 155-160 d.C., sotto Antonino Pio e lo stesso Marco Aurelio.
Neuenstadt. Pianta dell’insediamento romano basata sulle evidenze archeologiche (da: Archäologische Ausgrabungen in Baden-Württemberg 2004, 159 – Leiza)Il tempio di Apollo Grannus e gli altri edifici
Negli anni seguenti alla scoperta, le indagini geofisiche e vari scavi esplorativi hanno fornito ulteriori informazioni sull’estensione, la struttura, lo stato di conservazione e la storia del sito. Finché tra il 2007 e il 2013, uno scavo approfondito condotto nel centro della città ha riportato alla luce i resti del tempio principale, dedicato al dio celto-romano Apollo Grannus e di cui si conserva un altare votivo. Il tempio sorgeva su un’area recintata piuttosto ampia, di 80 metri x 70 ed era accompagnato da due vasche/bacini esagonali (o ottagonali) per l’acqua sorgiva, di importanza fondamentale dato che Apollo Grannus era una divinità legata alle fonti termali e alla guarigione.
Altare votivo di Apollo Grannus ( CIL XIII, CC BY-NC – CF-GeS-1118, hdl.handle.net/11471/504.50.1118)Le indagini archeologiche hanno in seguito documentato la presenza anche di altri importanti edifici pubblici. Tra questi spicca l’edificio A, posto nella parte settentrionale dell’insediamento, forse parte di una basilica a tre navate, lunga circa 45 metri, affacciante sul foro. E soprattutto una grande struttura di circa 50 metri x 50 (D2) disposta attorno a un cortile e dotata di diversi ambienti, due portici e, nella parte nord-ovest, le terme: secondo gli archeologi potrebbe trattarsi di una domus di rappresentanza o della sede ufficiale di un funzionario romano.
L’edificio termale (da Leiza)Molti reperti riemersi dagli scavi, in particolare epigrafi e statue, sono attualmente esposti nel Lapidario del Württembergischen Landesmuseums di Stoccarda.
Abitazioni e attività artigianali
Se l’obiettivo principale degli scavi era, all’inizio, quello di stabilire l’estensione e la struttura dell’abitato, oggi l’attenzione si è spostata sui quartieri meno indagati, dove sorgevano le abitazioni private e le attività artigianali.
Le prospezioni geofisiche hanno evidenziato la presenza di diverse strutture rettangolari, una delle quali è stata scavata: si tratta di un edificio di 9,5 metri per 12,5, con struttura lignea a graticcio e dotato, nella parte posteriore, di un vano interrato con murature in pietra.
Uno degli edifici ritrovati nell’insediamento di Neuenstadt am Kocher. Foto: LAD/Michelangelo Maugeri.Secondo gli archeologi, l’edificio potrebbe esser stato sede di un’attività di carattere artigianale o commerciale, una delle tante di questo settore cittadino posto a ridosso del fiume Kocher e dunque comodo per gli spostamenti e i commerci. Ma c’è un dettaglio che rende perplessi gli studiosi: i reperti recuperati sono pochissimi, come se le strutture fossero state utilizzate soltanto per un breve lasso di tempo.
Perché l’insediamento fu abbandonato?
Certo, la scarsità di materiali trovati nelle abitazioni non costituisce, da sola, la prova di un abbandono repentino del sito. Gli archeologi, tuttavia, hanno riscontrato una situazione simile anche per gli edifici pubblici di Neuenstadt: una coincidenza? Forse no. Il sospetto è che la città abbia davvero avuto vita più breve rispetto ad altri centri romani del territorio.
Resta da stabilire allora perché la città fu abbandonata. Secondo gli archeologi, ciò potrebbe essere avvenuto nel III secolo d.C., quando la situazione lungo la frontiera settentrionale dell’Impero romano si fece via via più instabile. Intorno agli anni Trenta del III secolo, infatti, il Limes, il sistema di fortificazioni che presidiava il confine reno-danubiano, fu messo a dura prova dalla crescente pressione delle popolazioni stanziate al di là dei fiumi. E proprio l’instabilità e il pericolo rappresentato dalle incursioni “barbariche” potrebbero esser stati alla base della decisione di lasciare l’insediamento, in particolare dopo il collasso del Limes germanico-retico a seguito delle sfondamento delle fortificazioni tra il Reno e il Danubio da parte degli Alemanni e dei Franchi. È un’ipotesi di studio affascinante, ma che – come avvertono gli stessi studiosi – attende naturalmente le necessarie verifiche sul campo.
Una relazione preliminare sulle indagini in corso, intanto, è stata pubblicata nel volume “Archäologische Ausgrabungen in Baden-Württemberg 2025” (Klaus Kortüm, Andrea Faber, Privathäuser im römischen Neuenstadt am Kocher, pp. 183-186).
📘 Notizia verificata ✅
- 📄 Fonte principale: Landesamt für Denkmalpflege im Regierungspräsidium Stuttgart
Altre fonti - CF-GeS-1118, hdl.handle.net/11471/504.50.1118
- http://edh-www.adw.uni-heidelberg.de/edh/foto/F026965 (© K. Matijević. Last Updates: 2020-08-31, Bettermann)
- https://www1.leiza.de/transformation/deutschland/staedteobergermanienbilder/neuenstadt/neuenstadt_engl.htm
- https://www.neuenstadt.de/freizeit-tourismus/geschichte-kultur/roemische-siedlung
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- https://www.uni-bamberg.de/fileadmin/arp/2022SS/Lehrgrabung_ARP_Bamberg_2022_Neuenstadt_am_Kocher.pdf
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Abbandonata dopo sole due generazioni: l’enigma della città romana di Neuenstadt
Una città romana abitata per meno di un secolo e poi abbandonata, forse all’improvviso, per motivi ignoti. È un enigma archeologico ancora tutto da districare quello di Neuenstadt am Kocher, città del distretto di Heilbronn, nel Baden-Württemberg (Germania sud-occidentale). Sì, perché gli archeologi al lavoro sul sito ormai da oltre vent’anni stanno ancora cercando di ricostruire la storia dell’insediamento, fondato dai Romani nel II secolo d.C. nella provincia della Germania superior ma poi improvvisamente lasciato a se stesso – o almeno così sembra – dopo due sole generazioni.
La scoperta del sito
Le rovine dell’antico abitato furono individuate per la prima volta negli anni Ottanta del secolo scorso a nord dell’attuale Neuenstadt am Kocher. Gli scavi, condotti dal Landesamt für Denkmalpflege (LAD) del Baden-Württemberg in collaborazione con l’Università di Bamberga a partire dal 2003, hanno riportato alla luce i resti di una città romana di almeno 25 ettari, che sorgeva sulla riva settentrionale del fiume Kocher tra il II e il III secolo. Il nome della città è tuttora ignoto, ma dalle testimonianze epigrafiche si deduce che fu la capitale1 della “civitas A(urelia?) G...”, dove il nome “Aurelia” si riferirebbe all’imperatore Marco Aurelio (161-180 d.C.). La fondazione dell’insediamento sarebbe dunque legata allo spostamento del Limes germanico verso est, attorno al 155-160 d.C., sotto Antonino Pio e lo stesso Marco Aurelio.
Neuenstadt. Pianta dell’insediamento romano basata sulle evidenze archeologiche (da: Archäologische Ausgrabungen in Baden-Württemberg 2004, 159 – Leiza)Il tempio di Apollo Grannus e gli altri edifici
Negli anni seguenti alla scoperta, le indagini geofisiche e vari scavi esplorativi hanno fornito ulteriori informazioni sull’estensione, la struttura, lo stato di conservazione e la storia del sito. Finché tra il 2007 e il 2013, uno scavo approfondito condotto nel centro della città ha riportato alla luce i resti del tempio principale, dedicato al dio celto-romano Apollo Grannus e di cui si conserva un altare votivo. Il tempio sorgeva su un’area recintata piuttosto ampia, di 80 metri x 70 ed era accompagnato da due vasche/bacini esagonali (o ottagonali) per l’acqua sorgiva, di importanza fondamentale dato che Apollo Grannus era una divinità legata alle fonti termali e alla guarigione.
Altare votivo di Apollo Grannus ( CIL XIII, CC BY-NC – CF-GeS-1118, hdl.handle.net/11471/504.50.1118)Le indagini archeologiche hanno in seguito documentato la presenza anche di altri importanti edifici pubblici. Tra questi spicca l’edificio A, posto nella parte settentrionale dell’insediamento, forse parte di una basilica a tre navate, lunga circa 45 metri, affacciante sul foro. E soprattutto una grande struttura di circa 50 metri x 50 (D2) disposta attorno a un cortile e dotata di diversi ambienti, due portici e, nella parte nord-ovest, le terme: secondo gli archeologi potrebbe trattarsi di una domus di rappresentanza o della sede ufficiale di un funzionario romano.
L’edificio termale (da Leiza)Molti reperti riemersi dagli scavi, in particolare epigrafi e statue, sono attualmente esposti nel Lapidario del Württembergischen Landesmuseums di Stoccarda.
Abitazioni e attività artigianali
Se l’obiettivo principale degli scavi era, all’inizio, quello di stabilire l’estensione e la struttura dell’abitato, oggi l’attenzione si è spostata sui quartieri meno indagati, dove sorgevano le abitazioni private e le attività artigianali.
Le prospezioni geofisiche hanno evidenziato la presenza di diverse strutture rettangolari, una delle quali è stata scavata: si tratta di un edificio di 9,5 metri per 12,5, con struttura lignea a graticcio e dotato, nella parte posteriore, di un vano interrato con murature in pietra.
Uno degli edifici ritrovati nell’insediamento di Neuenstadt am Kocher. Foto: LAD/Michelangelo Maugeri.Secondo gli archeologi, l’edificio potrebbe esser stato sede di un’attività di carattere artigianale o commerciale, una delle tante di questo settore cittadino posto a ridosso del fiume Kocher e dunque comodo per gli spostamenti e i commerci. Ma c’è un dettaglio che rende perplessi gli studiosi: i reperti recuperati sono pochissimi, come se le strutture fossero state utilizzate soltanto per un breve lasso di tempo.
Perché l’insediamento fu abbandonato?
Certo, la scarsità di materiali trovati nelle abitazioni non costituisce, da sola, la prova di un abbandono repentino del sito. Gli archeologi, tuttavia, hanno riscontrato una situazione simile anche per gli edifici pubblici di Neuenstadt: una coincidenza? Forse no. Il sospetto è che la città abbia davvero avuto vita più breve rispetto ad altri centri romani del territorio.
Resta da stabilire allora perché la città fu abbandonata. Secondo gli archeologi, ciò potrebbe essere avvenuto nel III secolo d.C., quando la situazione lungo la frontiera settentrionale dell’Impero romano si fece via via più instabile. Intorno agli anni Trenta del III secolo, infatti, il Limes, il sistema di fortificazioni che presidiava il confine reno-danubiano, fu messo a dura prova dalla crescente pressione delle popolazioni stanziate al di là dei fiumi. E proprio l’instabilità e il pericolo rappresentato dalle incursioni “barbariche” potrebbero esser stati alla base della decisione di lasciare l’insediamento, in particolare dopo il collasso del Limes germanico-retico a seguito delle sfondamento delle fortificazioni tra il Reno e il Danubio da parte degli Alemanni e dei Franchi. È un’ipotesi di studio affascinante, ma che – come avvertono gli stessi studiosi – attende naturalmente le necessarie verifiche sul campo.
Una relazione preliminare sulle indagini in corso, intanto, è stata pubblicata nel volume “Archäologische Ausgrabungen in Baden-Württemberg 2025” (Klaus Kortüm, Andrea Faber, Privathäuser im römischen Neuenstadt am Kocher, pp. 183-186).
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- https://www.uni-bamberg.de/fileadmin/arp/2023SS/Info_NaK_2023_Aushang.pdf
- La storiografia tradizionale ha a lungo ritenuto che la capitale della “civitas A(urelia?) G…” fosse Öhringen (Vicus Aurelianus), sia per la presenza di due importanti castra militari lungo il Limes, sia per l’importanza dei suoi ritrovamenti epigrafici. Le recenti scoperte monumentali a Neuenstadt, tuttavia, stanno indicendo gli studiosi a ritenere che la capitale fosse quest’ultima. ↩︎
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https://www.europesays.com/it/649421/ Figline: all’Arena del Teatro Garibaldi il documentario sulla campagna di scavi de “La Rotta” – ValdarnoPost #cultura #Entertainment #Etruschi #figline #film #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #LaRotta #Movies #ScaviArcheologici
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🏛️ 𝗩𝗶𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝗕𝗿𝘂𝘁𝗼 𝗮 𝗧𝗶𝘃𝗼𝗹𝗶❟ 𝗹𝗼 𝘀𝗰𝗮𝘃𝗼 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮 𝗹𝗮 𝗺𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗶𝘁à 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗮
⛏️ A Tivoli lo scavo archeologico conferma la monumentalità di una delle più grandi residenze dell'antica Tibur. Riemergono una spettacolare piscina circolare di 20 metri, giardini porticati e nuove testimonianze della vita delle élite romane.
📖 I risultati nello studio condotto dall'Universidad Pablo de Olavide (@pablodeolavide)
#Archeologia #Tivoli #VillaDiBruto #RomaAntica #VilleRomane #ScaviArcheologici…
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🏛️ 𝗩𝗶𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝗕𝗿𝘂𝘁𝗼 𝗮 𝗧𝗶𝘃𝗼𝗹𝗶❟ 𝗹𝗼 𝘀𝗰𝗮𝘃𝗼 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮 𝗹𝗮 𝗺𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗶𝘁à 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗮
⛏️ A Tivoli lo scavo archeologico conferma la monumentalità di una delle più grandi residenze dell'antica Tibur. Riemergono una spettacolare piscina circolare di 20 metri, giardini porticati e nuove testimonianze della vita delle élite romane.
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🏺 Nuove scoperte ad Antica Kroton!
Gli scavi nell’area Pignera-Stadio hanno restituito una testa del III secolo a.C., una Gorgone ellenistica e nuove prove dell’esistenza del grande quartiere ceramico della città magnogreca. Un tassello fondamentale per ricostruire il ruolo di Kroton nei commerci del Mediterraneo antico.#AnticaKroton #Crotone #MagnaGrecia #Archeologia #ScaviArcheologici #StoriaAntica #PatrimonioCulturale #Calabria #Archeology #AncientHistory
I dettagli su Storie &…
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Gli scavi nell’area Pignera-Stadio hanno restituito una testa del III secolo a.C., una Gorgone ellenistica e nuove prove dell’esistenza del grande quartiere ceramico della città magnogreca. Un tassello fondamentale per ricostruire il ruolo di Kroton nei commerci del Mediterraneo antico.#AnticaKroton #Crotone #MagnaGrecia #Archeologia #ScaviArcheologici #StoriaAntica #PatrimonioCulturale #Calabria #Archeology #AncientHistory
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Gli scavi nell’area Pignera-Stadio hanno restituito una testa del III secolo a.C., una Gorgone ellenistica e nuove prove dell’esistenza del grande quartiere ceramico della città magnogreca. Un tassello fondamentale per ricostruire il ruolo di Kroton nei commerci del Mediterraneo antico.#AnticaKroton #Crotone #MagnaGrecia #Archeologia #ScaviArcheologici #StoriaAntica #PatrimonioCulturale #Calabria #Archeology #AncientHistory
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💥💥💥 𝗦𝗽𝗮𝗴𝗻𝗮❟ 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗼𝗿𝗱𝗶𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗰𝗮𝗿𝗿𝗼 𝗶𝗻 𝗯𝗿𝗼𝗻𝘇𝗼: «𝗙𝘂 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗮𝗹𝗹'𝗘𝘁𝗿𝘂𝗿𝗶𝗮?»
️❗️ L'eccezionale reperto, unico nella Penisola Iberica, conferma gli intensi rapporti tra la civiltà tartessica e il Mediterraneo nel V secolo a.C.…
📷 foto: ©IAM-CSIC
➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: https://storiearcheostorie.com/2026/06/29/spagna-carro-etrusco-casas-turunuelo-tartesso/
#Archeologia #Tartesso #CasasDelTuruñuelo #Etruschi #Spagna #Mediterraneo #ScaviArcheologici #Bronzo #StoriaAntica
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Sulmona (AQ), a Case Pente gli scavi restituiscono 4.000 anni di storia nella Valle Peligna
Proseguono le attività di ricerca nell’area archeologica di Case Pente, a Sulmona, dove dal marzo 2023 la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province dell’Aquila e Teramo conduce un’estesa campagna di archeologia preventiva nell’ambito del progetto della centrale di compressione Snam. Le indagini, sviluppate su circa 12 ettari, stanno offrendo nuove informazioni sull’evoluzione del popolamento della Valle Peligna, documentando una frequentazione continua che attraversa diversi millenni.
Un villaggio preistorico con 52 capanne
Tra le scoperte più significative figura un vasto villaggio della fine dell’Eneolitico e dell’età del Bronzo antico, riconosciuto grazie ai resti delle 52 capanne individuate attraverso le buche di palo che ne sostenevano le strutture lignee. Accanto all’abitato è emersa anche la relativa necropoli, insieme a numerose altre sepolture appartenenti alle fasi successive di occupazione dell’area.
Le buche di palo (foto: ©SABAP AQ-TE)Lo scavo dell’insediamento preistorico è stato completato integralmente, consentendo agli archeologi di documentare e acquisire tutte le informazioni scientifiche conservate nel deposito archeologico, secondo le procedure previste dalla normativa sulla tutela.
Le testimonianze di età romana
Le indagini hanno inoltre portato alla luce importanti strutture di età romana, tra cui un edificio rustico e un articolato complesso con ambienti termali, sviluppato lungo un antico percorso viario che ha continuato a caratterizzare il paesaggio della valle anche nei secoli successivi.
Edificio romano in corso di scavo (foto: ©SABAP AQ-TE)Proprio per il loro elevato interesse storico e archeologico, questi resti saranno conservati in situ. È già in fase di progettazione un percorso di visita che consentirà al pubblico di conoscere direttamente le strutture emerse durante gli scavi.
Edificio termale emerso a Case Pente, Sulmona (foto: ©SABAP AQ-TE)Ricerca, restauro e valorizzazione
Il progetto non si limita alle attività di scavo. L’accordo di valorizzazione sottoscritto tra Soprintendenza e Snam prevede infatti un ampio programma di interventi che comprende il restauro dei reperti, la conservazione delle strutture archeologiche, la ricostruzione di una capanna preistorica accanto ai resti romani e un articolato piano di studi specialistici.
Sono previste analisi antropologiche, genetiche, archeobotaniche, archeozoologiche e archeometriche, oltre a datazioni radiometriche, pubblicazioni scientifiche e una mostra conclusiva destinata a presentare al pubblico i risultati delle ricerche.
Il restauro dell’edificio romano (foto: ©SABAP AQ-TE)Un cantiere aperto al pubblico
Le attività di ricerca sono accompagnate da iniziative di divulgazione rivolte alla cittadinanza. Lo scorso 13 giugno, in occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia, il cantiere è stato aperto ai visitatori con ingressi contingentati, permettendo a studiosi, appassionati e cittadini di osservare da vicino il lavoro degli archeologi.
Alla luce del dibattito sviluppatosi nelle ultime settimane, la Soprintendenza ha inoltre ribadito che tutte le operazioni sono state condotte nel pieno rispetto della normativa vigente. I reperti rinvenuti sono stati regolarmente documentati, studiati e sottoposti alle necessarie misure di tutela, mentre le evidenze più rilevanti saranno conservate e valorizzate nell’ambito dei progetti già avviati.
Le indagini proseguiranno nelle prossime settimane con nuove attività di scavo, documentazione e ricerca, accompagnate da ulteriori iniziative di informazione pubblica. L’obiettivo è continuare ad arricchire il quadro delle conoscenze sull’antico popolamento della Valle Peligna e restituire alla comunità un patrimonio destinato a diventare parte integrante dell’offerta culturale del territorio.
📘 Notizia verificata ✅
- 📄 Fonte: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province dell’Aquila e Teramo ✅
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Sulmona (AQ), a Case Pente gli scavi restituiscono 4.000 anni di storia nella Valle Peligna
Proseguono le attività di ricerca nell’area archeologica di Case Pente, a Sulmona, dove dal marzo 2023 la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province dell’Aquila e Teramo conduce un’estesa campagna di archeologia preventiva nell’ambito del progetto della centrale di compressione Snam. Le indagini, sviluppate su circa 12 ettari, stanno offrendo nuove informazioni sull’evoluzione del popolamento della Valle Peligna, documentando una frequentazione continua che attraversa diversi millenni.
Un villaggio preistorico con 52 capanne
Tra le scoperte più significative figura un vasto villaggio della fine dell’Eneolitico e dell’età del Bronzo antico, riconosciuto grazie ai resti delle 52 capanne individuate attraverso le buche di palo che ne sostenevano le strutture lignee. Accanto all’abitato è emersa anche la relativa necropoli, insieme a numerose altre sepolture appartenenti alle fasi successive di occupazione dell’area.
Le buche di palo (foto: ©SABAP AQ-TE)Lo scavo dell’insediamento preistorico è stato completato integralmente, consentendo agli archeologi di documentare e acquisire tutte le informazioni scientifiche conservate nel deposito archeologico, secondo le procedure previste dalla normativa sulla tutela.
Le testimonianze di età romana
Le indagini hanno inoltre portato alla luce importanti strutture di età romana, tra cui un edificio rustico e un articolato complesso con ambienti termali, sviluppato lungo un antico percorso viario che ha continuato a caratterizzare il paesaggio della valle anche nei secoli successivi.
Edificio romano in corso di scavo (foto: ©SABAP AQ-TE)Proprio per il loro elevato interesse storico e archeologico, questi resti saranno conservati in situ. È già in fase di progettazione un percorso di visita che consentirà al pubblico di conoscere direttamente le strutture emerse durante gli scavi.
Edificio termale emerso a Case Pente, Sulmona (foto: ©SABAP AQ-TE)Ricerca, restauro e valorizzazione
Il progetto non si limita alle attività di scavo. L’accordo di valorizzazione sottoscritto tra Soprintendenza e Snam prevede infatti un ampio programma di interventi che comprende il restauro dei reperti, la conservazione delle strutture archeologiche, la ricostruzione di una capanna preistorica accanto ai resti romani e un articolato piano di studi specialistici.
Sono previste analisi antropologiche, genetiche, archeobotaniche, archeozoologiche e archeometriche, oltre a datazioni radiometriche, pubblicazioni scientifiche e una mostra conclusiva destinata a presentare al pubblico i risultati delle ricerche.
Il restauro dell’edificio romano (foto: ©SABAP AQ-TE)Un cantiere aperto al pubblico
Le attività di ricerca sono accompagnate da iniziative di divulgazione rivolte alla cittadinanza. Lo scorso 13 giugno, in occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia, il cantiere è stato aperto ai visitatori con ingressi contingentati, permettendo a studiosi, appassionati e cittadini di osservare da vicino il lavoro degli archeologi.
Alla luce del dibattito sviluppatosi nelle ultime settimane, la Soprintendenza ha inoltre ribadito che tutte le operazioni sono state condotte nel pieno rispetto della normativa vigente. I reperti rinvenuti sono stati regolarmente documentati, studiati e sottoposti alle necessarie misure di tutela, mentre le evidenze più rilevanti saranno conservate e valorizzate nell’ambito dei progetti già avviati.
Le indagini proseguiranno nelle prossime settimane con nuove attività di scavo, documentazione e ricerca, accompagnate da ulteriori iniziative di informazione pubblica. L’obiettivo è continuare ad arricchire il quadro delle conoscenze sull’antico popolamento della Valle Peligna e restituire alla comunità un patrimonio destinato a diventare parte integrante dell’offerta culturale del territorio.
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🏺 𝗣𝘂𝗴𝗹𝗶𝗮 | 𝗩𝗲𝗿𝗲𝘁𝗼❟ 𝗲𝗰𝗰𝗼 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗲 𝗹𝗲 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗰𝗶𝘁𝘁à 𝗺𝗲𝘀𝘀𝗮𝗽𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗮𝗽𝗼 𝗱𝗶 𝗟𝗲𝘂𝗰𝗮
✅ La prima campagna sistematica di scavo dopo decenni restituisce strutture monumentali, reperti ellenistici e…
➡️ Tutti i dettagli su Storie & Archeostorie: https://storiearcheostorie.com/2026/06/25/scavi-vereto-antica-citta-messapica-2/
📷 FOTO: © @DiscoVereto
#Archeologia #Vereto #Messapi #Salento #CapoDiLeuca #ScaviArcheologici #MagnaGrecia #Puglia #PatrimonioCulturale #StorieMeridiane #Leucantica -
🏺 𝗣𝘂𝗴𝗹𝗶𝗮 | 𝗩𝗲𝗿𝗲𝘁𝗼❟ 𝗲𝗰𝗰𝗼 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗲 𝗹𝗲 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗰𝗶𝘁𝘁à 𝗺𝗲𝘀𝘀𝗮𝗽𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗮𝗽𝗼 𝗱𝗶 𝗟𝗲𝘂𝗰𝗮
✅ La prima campagna sistematica di scavo dopo decenni restituisce strutture monumentali, reperti ellenistici e…
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🇳🇱 🏛️ 𝗦𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗮 𝗡𝗶𝗺𝗲𝗴𝗮 𝗶𝗹 𝗽𝗶ù 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘀𝘀𝗼 𝘁𝗲𝗿𝗺𝗮𝗹𝗲 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗣𝗮𝗲𝘀𝗶 𝗕𝗮𝘀𝘀𝗶
🏺 Gli archeologi riportano alla luce le monumentali terme di Ulpia Noviomagus: marmi, pavimenti riscaldati,…
➡️ L'articolo con le foto e tutti i dettagli su Storie & Archeostorie: https://storiearcheostorie.com/2026/06/18/terme-romane-nimega-piu-grande-bagno-romano-paesi-bassi/
📷 foto: ©Gemeente Nijmegen
#Archeologia #RomaAntica #TermeRomane #Nimega #Nijmegen #PaesiBassi #ImperoRomano #ScaviArcheologici #Bacco
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🏺 Gli archeologi riportano alla luce le monumentali terme di Ulpia Noviomagus: marmi, pavimenti riscaldati,…
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Scoperte a Nimega le più grandi terme romane dei Paesi Bassi
Straordinaria scoperta archeologica nei Paesi Bassi. A Nimega (Nijmegen), l’antica Ulpia Noviomagus, gli archeologi delle società di ricerca BAAC e RAAP hanno portato alla luce le più grandi terme romane mai rinvenute nel Paese.
Veduta dell’area di scavo (©Gemeente Nijmegen)Gli scavi, avviati nel settembre 2025 nell’area del Waalfront, hanno consentito di riportare alla luce gran parte di un vasto impianto termale pubblico, oltre a diversi quartieri residenziali, strade, ricche dimore e persino una torre. Il sito si trova in una zona precedentemente occupata da diverse strutture industriali, ora destinata a un nuovo progetto urbanistico.
I restauratori al lavoro sui reperti (©Gemeente Nijmegen)Un complesso termale monumentale
Le nuove indagini hanno permesso di identificare i diversi ambienti (calidarium, tepidarium e frigidarium, le vasche di acqua calda, tiepida e fredda) destinati alla balneazione. Il complesso termale vanta una superficie di almeno 4.900 metri quadrati, oltre il doppio rispetto alle terme pubbliche romane già note di Forum Hadriani (l’odierna Voorburg) e di Coriovallum (Heerlen). Le pareti delle vasche erano rivestite in marmo, mentre i pavimenti erano decorati con lastre di calcare bianco e nero. Gli ambienti erano inoltre impreziositi da intonaci dipinti e da elementi decorativi in pietra calcarea e arenaria.
https://storiearcheostorie.com/2025/09/28/necropoli-merovingia-nimega-130-tombe-corredi/
Il sistema di riscaldamento romano a ipocausto
Tra le scoperte più significative figurano le tracce del sistema di riscaldamento a ipocausto, la tecnologia utilizzata dai Romani per diffondere aria calda sotto i pavimenti. Sono stati rinvenuti ancora in situ i pilastrini in mattoni che sostenevano le pavimentazioni sopraelevate, permettendo il passaggio del calore al di sotto.
Gli archeologi hanno rinvenuto le tracce del sistema di risaldamento a ipocausto (©Gemeente Nijmegen)Alcune delle murature si conservano ancora per circa due metri in alzato: sono tra le strutture romane meglio preservate mai rinvenute finora a Nimega; saranno inserite e rese visibili nel futuro progetto edilizio.
Gioielli, monete e un’immagine di Bacco
Dadi da gioco (©Gemeente Nijmegen)Gli scavi hanno restituito anche un’elevata quantità di reperti, che testimoniano il livello di benessere raggiunto dagli abitanti della città tra il II e il III secolo d.C.
Aghi crinali in osso (©Gemeente Nijmegen)Tra gli oggetti più interessanti spiccano gli aghi crinali (spilloni) per capelli in osso, alcuni dei quali decorati con protomi a forma di gatto: uno è rappresentato con un’espressione particolarmente aggressiva.
Vi sono poi anelli sigillo, gioielli con elementi in oro e diversi frammenti di statue in bronzo; notevole in particolare una piccola testa in bronzo raffigurante Bacco, il dio romano del vino, in origine appesa forse a un recipiente o a un elemento d’arredo.
La piccola testa bronzea di Bacco (©Gemeente Nijmegen)La città prosperò fino al III secolo
Le tante monete rinvenute, comprese quelle dell’imperatore Postumo (260-269 d.C.), dimostrano che questa parte della città continuò a prosperare anche durante la crisi dell’Impero romano, iniziata nel III secolo.
Secondo gli studiosi, la scoperta conferma il ruolo di Ulpia Noviomagus come il più importante centro urbano romano dell’attuale territorio olandese.
Il passato entra nel futuro
L’impresa responsabile del progetto urbanistico che sorgerà nell’area ha garantito che le strutture manterranno un legame simbolico con l’antica città. Alcuni edifici richiameranno infatti le architetture romane con colonnati coperti, mentre la piazza centrale del nuovo quartiere sarà denominata Thermenplein, “Piazza delle Terme”, in omaggio proprio al monumentale complesso che per quasi due millenni è rimasto nascosto nel sottosuolo.
📘 Notizia verificata ✅
- 📄 Fonte: Comune di Nimega ✅
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Scoperte a Nimega le più grandi terme romane dei Paesi Bassi
Straordinaria scoperta archeologica nei Paesi Bassi. A Nimega (Nijmegen), l’antica Ulpia Noviomagus, gli archeologi delle società di ricerca BAAC e RAAP hanno portato alla luce le più grandi terme romane mai rinvenute nel Paese.
Veduta dell’area di scavo (©Gemeente Nijmegen)Gli scavi, avviati nel settembre 2025 nell’area del Waalfront, hanno consentito di riportare alla luce gran parte di un vasto impianto termale pubblico, oltre a diversi quartieri residenziali, strade, ricche dimore e persino una torre. Il sito si trova in una zona precedentemente occupata da diverse strutture industriali, ora destinata a un nuovo progetto urbanistico.
I restauratori al lavoro sui reperti (©Gemeente Nijmegen)Un complesso termale monumentale
Le nuove indagini hanno permesso di identificare i diversi ambienti (calidarium, tepidarium e frigidarium, le vasche di acqua calda, tiepida e fredda) destinati alla balneazione. Il complesso termale vanta una superficie di almeno 4.900 metri quadrati, oltre il doppio rispetto alle terme pubbliche romane già note di Forum Hadriani (l’odierna Voorburg) e di Coriovallum (Heerlen). Le pareti delle vasche erano rivestite in marmo, mentre i pavimenti erano decorati con lastre di calcare bianco e nero. Gli ambienti erano inoltre impreziositi da intonaci dipinti e da elementi decorativi in pietra calcarea e arenaria.
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Il sistema di riscaldamento romano a ipocausto
Tra le scoperte più significative figurano le tracce del sistema di riscaldamento a ipocausto, la tecnologia utilizzata dai Romani per diffondere aria calda sotto i pavimenti. Sono stati rinvenuti ancora in situ i pilastrini in mattoni che sostenevano le pavimentazioni sopraelevate, permettendo il passaggio del calore al di sotto.
Gli archeologi hanno rinvenuto le tracce del sistema di risaldamento a ipocausto (©Gemeente Nijmegen)Alcune delle murature si conservano ancora per circa due metri in alzato: sono tra le strutture romane meglio preservate mai rinvenute finora a Nimega; saranno inserite e rese visibili nel futuro progetto edilizio.
Gioielli, monete e un’immagine di Bacco
Dadi da gioco (©Gemeente Nijmegen)Gli scavi hanno restituito anche un’elevata quantità di reperti, che testimoniano il livello di benessere raggiunto dagli abitanti della città tra il II e il III secolo d.C.
Aghi crinali in osso (©Gemeente Nijmegen)Tra gli oggetti più interessanti spiccano gli aghi crinali (spilloni) per capelli in osso, alcuni dei quali decorati con protomi a forma di gatto: uno è rappresentato con un’espressione particolarmente aggressiva.
Vi sono poi anelli sigillo, gioielli con elementi in oro e diversi frammenti di statue in bronzo; notevole in particolare una piccola testa in bronzo raffigurante Bacco, il dio romano del vino, in origine appesa forse a un recipiente o a un elemento d’arredo.
La piccola testa bronzea di Bacco (©Gemeente Nijmegen)La città prosperò fino al III secolo
Le tante monete rinvenute, comprese quelle dell’imperatore Postumo (260-269 d.C.), dimostrano che questa parte della città continuò a prosperare anche durante la crisi dell’Impero romano, iniziata nel III secolo.
Secondo gli studiosi, la scoperta conferma il ruolo di Ulpia Noviomagus come il più importante centro urbano romano dell’attuale territorio olandese.
Il passato entra nel futuro
L’impresa responsabile del progetto urbanistico che sorgerà nell’area ha garantito che le strutture manterranno un legame simbolico con l’antica città. Alcuni edifici richiameranno infatti le architetture romane con colonnati coperti, mentre la piazza centrale del nuovo quartiere sarà denominata Thermenplein, “Piazza delle Terme”, in omaggio proprio al monumentale complesso che per quasi due millenni è rimasto nascosto nel sottosuolo.
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Scoperte a Nimega le più grandi terme romane dei Paesi Bassi
Straordinaria scoperta archeologica nei Paesi Bassi. A Nimega (Nijmegen), l’antica Ulpia Noviomagus, gli archeologi delle società di ricerca BAAC e RAAP hanno portato alla luce le più grandi terme romane mai rinvenute nel Paese.
Veduta dell’area di scavo (©Gemeente Nijmegen)Gli scavi, avviati nel settembre 2025 nell’area del Waalfront, hanno consentito di riportare alla luce gran parte di un vasto impianto termale pubblico, oltre a diversi quartieri residenziali, strade, ricche dimore e persino una torre. Il sito si trova in una zona precedentemente occupata da diverse strutture industriali, ora destinata a un nuovo progetto urbanistico.
I restauratori al lavoro sui reperti (©Gemeente Nijmegen)Un complesso termale monumentale
Le nuove indagini hanno permesso di identificare i diversi ambienti (calidarium, tepidarium e frigidarium, le vasche di acqua calda, tiepida e fredda) destinati alla balneazione. Il complesso termale vanta una superficie di almeno 4.900 metri quadrati, oltre il doppio rispetto alle terme pubbliche romane già note di Forum Hadriani (l’odierna Voorburg) e di Coriovallum (Heerlen). Le pareti delle vasche erano rivestite in marmo, mentre i pavimenti erano decorati con lastre di calcare bianco e nero. Gli ambienti erano inoltre impreziositi da intonaci dipinti e da elementi decorativi in pietra calcarea e arenaria.
https://storiearcheostorie.com/2025/09/28/necropoli-merovingia-nimega-130-tombe-corredi/
Il sistema di riscaldamento romano a ipocausto
Tra le scoperte più significative figurano le tracce del sistema di riscaldamento a ipocausto, la tecnologia utilizzata dai Romani per diffondere aria calda sotto i pavimenti. Sono stati rinvenuti ancora in situ i pilastrini in mattoni che sostenevano le pavimentazioni sopraelevate, permettendo il passaggio del calore al di sotto.
Gli archeologi hanno rinvenuto le tracce del sistema di risaldamento a ipocausto (©Gemeente Nijmegen)Alcune delle murature si conservano ancora per circa due metri in alzato: sono tra le strutture romane meglio preservate mai rinvenute finora a Nimega; saranno inserite e rese visibili nel futuro progetto edilizio.
Gioielli, monete e un’immagine di Bacco
Dadi da gioco (©Gemeente Nijmegen)Gli scavi hanno restituito anche un’elevata quantità di reperti, che testimoniano il livello di benessere raggiunto dagli abitanti della città tra il II e il III secolo d.C.
Aghi crinali in osso (©Gemeente Nijmegen)Tra gli oggetti più interessanti spiccano gli aghi crinali (spilloni) per capelli in osso, alcuni dei quali decorati con protomi a forma di gatto: uno è rappresentato con un’espressione particolarmente aggressiva.
Vi sono poi anelli sigillo, gioielli con elementi in oro e diversi frammenti di statue in bronzo; notevole in particolare una piccola testa in bronzo raffigurante Bacco, il dio romano del vino, in origine appesa forse a un recipiente o a un elemento d’arredo.
La piccola testa bronzea di Bacco (©Gemeente Nijmegen)La città prosperò fino al III secolo
Le tante monete rinvenute, comprese quelle dell’imperatore Postumo (260-269 d.C.), dimostrano che questa parte della città continuò a prosperare anche durante la crisi dell’Impero romano, iniziata nel III secolo.
Secondo gli studiosi, la scoperta conferma il ruolo di Ulpia Noviomagus come il più importante centro urbano romano dell’attuale territorio olandese.
Il passato entra nel futuro
L’impresa responsabile del progetto urbanistico che sorgerà nell’area ha garantito che le strutture manterranno un legame simbolico con l’antica città. Alcuni edifici richiameranno infatti le architetture romane con colonnati coperti, mentre la piazza centrale del nuovo quartiere sarà denominata Thermenplein, “Piazza delle Terme”, in omaggio proprio al monumentale complesso che per quasi due millenni è rimasto nascosto nel sottosuolo.
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⚱️ 𝗡𝘂𝗼𝘃𝗮 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲 ❗
💀💀💀 A Vasto (Chieti), nell’area di Punta Penna, è emersa una necropoli preromana con tombe databili tra V e IV secolo a.C.
✅ Un ritrovamento che arricchisce la storia delle antiche comunità italiche d’Abruzzo.#Archeologia #Vasto #Abruzzo #Necropoli #ItaliaAntica #ScaviArcheologici #scopertearcheologiche
📷 ©SABAP CH-PE
➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-dbi
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✅ Un ritrovamento che arricchisce la storia delle antiche comunità italiche d’Abruzzo.#Archeologia #Vasto #Abruzzo #Necropoli #ItaliaAntica #ScaviArcheologici #scopertearcheologiche
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❗ 𝗦𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮 𝗮 𝗚𝗲𝗹𝗮
Un vasetto con 71 monete greche del V secolo a.C. è riemerso dagli scavi di Orto Fontanelle.#Archeologia #Gela #Sicilia #MagnaGrecia #MoneteAntiche #Tesoretto #ScaviArcheologici
➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-dag
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Un vasetto con 71 monete greche del V secolo a.C. è riemerso dagli scavi di Orto Fontanelle.#Archeologia #Gela #Sicilia #MagnaGrecia #MoneteAntiche #Tesoretto #ScaviArcheologici
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❗❗ 𝗡𝘂𝗼𝘃𝗲 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗲 𝗮 𝗢𝗰𝗿𝗶𝗰𝘂𝗹𝘂𝗺
🏛️ Gli ultimi scavi riportano alla luce una strada monumentale, una fontana ottagonale e possibili edifici del Foro dell’antica città lungo la via Flaminia.
✅ Un ritrovamento eccezionale che apre nuove prospettive sulla topografia urbana dell’Umbria romana.
#Archeologia #Ocriculum #Otricoli #Umbria #RomaAntica #ScaviArcheologici #ViaFlaminia
➡️ L'articolo completo su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-d6K
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❗❗ 𝗡𝘂𝗼𝘃𝗲 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗲 𝗮 𝗢𝗰𝗿𝗶𝗰𝘂𝗹𝘂𝗺
🏛️ Gli ultimi scavi riportano alla luce una strada monumentale, una fontana ottagonale e possibili edifici del Foro dell’antica città lungo la via Flaminia.
✅ Un ritrovamento eccezionale che apre nuove prospettive sulla topografia urbana dell’Umbria romana.
#Archeologia #Ocriculum #Otricoli #Umbria #RomaAntica #ScaviArcheologici #ViaFlaminia
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A mysterious and impressive ancient tunnel discovered in an archaeological excavation in Jerusalem
A mysterious and impressive ancient tunnel, hewn through the rock over a length of approximately 50 meters, was unexpectedly discovered near Kibbutz Ramat Rachel in Jerusalem. The extraordinary discovery was uncovered during archaeological excavations conducted by the Israel Antiquities Authority prior to the construction of a new neighborhood, funded and initiated by the Israel Lands Authority. The neighborhood plan, being advanced by the Israel Lands Authority north of Ramat Rachel, includes 488 housing units, thousands of square meters designated for employment and commercial use, over an area of approximately 58 dunams, as well as an elementary school and kindergartens.
“We were excavating in relatively rocky and exposed terrain when suddenly we discovered a natural karstic cavity,” said Dr. Sivan Mizrahi and Zinovi Matskevich, excavation directors on behalf of the Israel Antiquities Authority. “To our amazement, as the excavation progressed, this cavity developed into a long tunnel. Parts of it are still collapsed, so the tunnel has not yet revealed all of its secrets.”
The entrance to the ancient complex from the surface was through a staircase descending to a hewn opening that led into the tunnel. The tunnel itself was discovered filled with layers of soil that had accumulated over hundreds, perhaps even thousands, of years.
One of the entrances to the underground complex uncovered in the Jerusalem excavations. Photo: Yoli Schwartz, Israel Antiquities Authority
Excavation at several points inside the tunnel showed that it reaches a height of up to 5 meters and a width of approximately 3 meters.“The quarrying was executed meticulously. It is clear that whoever carved this tunnel invested tremendous effort, careful planning, and possessed the capabilities and resources necessary to achieve this goal.”
Yet the purpose of the tunnel remains unclear.
The ancient tunnel uncovered in Jerusalem. Photo: Yoli Schwartz, Israel Antiquities AuthorityAt first, researchers proposed that this was an ancient water installation intended to reach a spring source. This assumption, however, was ruled out, first because the tunnel walls are not plastered and, second, following consultation with a geologist, because no underground water horizons are known in this area, and the tunnel contains no indication of water accumulation.
The possibility that this was some kind of underground agricultural or industrial installation was then examined, but the scale of the work and the absence of comparable sites in the vicinity made this explanation unlikely.
The ancient tunnel uncovered in Jerusalem. Photo: Yoli Schwartz, Israel Antiquities AuthorityThe researchers’ current assessment is therefore that the tunnel was intended to reach a chalk layer suitable for quarrying building stones or producing lime. Possible evidence supporting this interpretation includes a shaft carved into the tunnel’s ceiling, which may have been used for ventilation, as well as quarrying debris discovered on the tunnel floor – although this interpretation, too, remains uncertain.
Alternatively, the findings may indicate that the quarrying and construction of the tunnel were never completed, and therefore its intended purpose and nature remain unknown.
According to Dr. Mizrahi and Matskevich, “The date of the tunnel is also a mystery to us, since not even the smallest find was uncovered that could indicate when it was created. At the same time, the tunnel lies only a few hundred meters, as the crow flies, from two significant ancient sites – a public building from the Iron Age (First Temple period) in the Arnona neighborhood, and Tel Ramat Rachel, where settlement remains dating from the Iron Age through the Islamic period have been documented.”
Shikma Sig, Jerusalem Region Planner at the Israel Lands Authority, said: “The Israel Lands Authority promoted the plan north of Ramat Rachel, which includes a residential quarter alongside a unique archaeological park that will be established for the benefit of residents. The neighborhood offers a rare combination of modern urban development and preservation of historical heritage, providing the future community with a green open space that makes the treasures of history accessible just beneath their homes. The Israel Lands Authority is proud to advance sustainable urban development for the benefit of Jerusalem residents and the citizens of Israel as a whole.”
Dr. Amit Re’em, Jerusalem District Archaeologist at the Israel Antiquities Authority, added: “We are celebrating Jerusalem Day this week. This discovery joins many others being uncovered every day, hour by hour, throughout the city. The archaeologists and researchers of the Israel Antiquities Authority are constantly at work, because this city never ceases to surprise. Usually we have explanations for the discoveries we uncover, but sometimes, as in this case, we stand astonished and amazed.”
According to Israeli Minister of Heritage Rabbi Amichai Eliyahu, “During Jerusalem Day week, this special discovery reminds us of the deep and ancient connection of the Jewish people to Jerusalem. Beneath the city’s soil, extraordinary enterprises of life, creativity and construction are revealed time and again, testifying to generations of people who lived and worked here and left their mark. Jerusalem is not only the present-day capital of the State of Israel – it is also the heart of the historical story of the Jewish people, which continues to be uncovered before our eyes.”
This impressive discovery is expected to be incorporated into an archaeological park for the benefit of the public and the future residents of the neighborhood being planned by the Israel Lands Authority.
Source: IAA
#archaeology #archeologia #Israel #Jerusalem #notizie #scavi #scaviArcheologici #scoperte -
A mysterious and impressive ancient tunnel discovered in an archaeological excavation in Jerusalem
A mysterious and impressive ancient tunnel, hewn through the rock over a length of approximately 50 meters, was unexpectedly discovered near Kibbutz Ramat Rachel in Jerusalem. The extraordinary discovery was uncovered during archaeological excavations conducted by the Israel Antiquities Authority prior to the construction of a new neighborhood, funded and initiated by the Israel Lands Authority. The neighborhood plan, being advanced by the Israel Lands Authority north of Ramat Rachel, includes 488 housing units, thousands of square meters designated for employment and commercial use, over an area of approximately 58 dunams, as well as an elementary school and kindergartens.
“We were excavating in relatively rocky and exposed terrain when suddenly we discovered a natural karstic cavity,” said Dr. Sivan Mizrahi and Zinovi Matskevich, excavation directors on behalf of the Israel Antiquities Authority. “To our amazement, as the excavation progressed, this cavity developed into a long tunnel. Parts of it are still collapsed, so the tunnel has not yet revealed all of its secrets.”
The entrance to the ancient complex from the surface was through a staircase descending to a hewn opening that led into the tunnel. The tunnel itself was discovered filled with layers of soil that had accumulated over hundreds, perhaps even thousands, of years.
One of the entrances to the underground complex uncovered in the Jerusalem excavations. Photo: Yoli Schwartz, Israel Antiquities Authority
Excavation at several points inside the tunnel showed that it reaches a height of up to 5 meters and a width of approximately 3 meters.“The quarrying was executed meticulously. It is clear that whoever carved this tunnel invested tremendous effort, careful planning, and possessed the capabilities and resources necessary to achieve this goal.”
Yet the purpose of the tunnel remains unclear.
The ancient tunnel uncovered in Jerusalem. Photo: Yoli Schwartz, Israel Antiquities AuthorityAt first, researchers proposed that this was an ancient water installation intended to reach a spring source. This assumption, however, was ruled out, first because the tunnel walls are not plastered and, second, following consultation with a geologist, because no underground water horizons are known in this area, and the tunnel contains no indication of water accumulation.
The possibility that this was some kind of underground agricultural or industrial installation was then examined, but the scale of the work and the absence of comparable sites in the vicinity made this explanation unlikely.
The ancient tunnel uncovered in Jerusalem. Photo: Yoli Schwartz, Israel Antiquities AuthorityThe researchers’ current assessment is therefore that the tunnel was intended to reach a chalk layer suitable for quarrying building stones or producing lime. Possible evidence supporting this interpretation includes a shaft carved into the tunnel’s ceiling, which may have been used for ventilation, as well as quarrying debris discovered on the tunnel floor – although this interpretation, too, remains uncertain.
Alternatively, the findings may indicate that the quarrying and construction of the tunnel were never completed, and therefore its intended purpose and nature remain unknown.
According to Dr. Mizrahi and Matskevich, “The date of the tunnel is also a mystery to us, since not even the smallest find was uncovered that could indicate when it was created. At the same time, the tunnel lies only a few hundred meters, as the crow flies, from two significant ancient sites – a public building from the Iron Age (First Temple period) in the Arnona neighborhood, and Tel Ramat Rachel, where settlement remains dating from the Iron Age through the Islamic period have been documented.”
Shikma Sig, Jerusalem Region Planner at the Israel Lands Authority, said: “The Israel Lands Authority promoted the plan north of Ramat Rachel, which includes a residential quarter alongside a unique archaeological park that will be established for the benefit of residents. The neighborhood offers a rare combination of modern urban development and preservation of historical heritage, providing the future community with a green open space that makes the treasures of history accessible just beneath their homes. The Israel Lands Authority is proud to advance sustainable urban development for the benefit of Jerusalem residents and the citizens of Israel as a whole.”
Dr. Amit Re’em, Jerusalem District Archaeologist at the Israel Antiquities Authority, added: “We are celebrating Jerusalem Day this week. This discovery joins many others being uncovered every day, hour by hour, throughout the city. The archaeologists and researchers of the Israel Antiquities Authority are constantly at work, because this city never ceases to surprise. Usually we have explanations for the discoveries we uncover, but sometimes, as in this case, we stand astonished and amazed.”
According to Israeli Minister of Heritage Rabbi Amichai Eliyahu, “During Jerusalem Day week, this special discovery reminds us of the deep and ancient connection of the Jewish people to Jerusalem. Beneath the city’s soil, extraordinary enterprises of life, creativity and construction are revealed time and again, testifying to generations of people who lived and worked here and left their mark. Jerusalem is not only the present-day capital of the State of Israel – it is also the heart of the historical story of the Jewish people, which continues to be uncovered before our eyes.”
This impressive discovery is expected to be incorporated into an archaeological park for the benefit of the public and the future residents of the neighborhood being planned by the Israel Lands Authority.
Source: IAA
#archaeology #archeologia #Israel #Jerusalem #notizie #scavi #scaviArcheologici #scoperte -
A mysterious and impressive ancient tunnel discovered in an archaeological excavation in Jerusalem
A mysterious and impressive ancient tunnel, hewn through the rock over a length of approximately 50 meters, was unexpectedly discovered near Kibbutz Ramat Rachel in Jerusalem. The extraordinary discovery was uncovered during archaeological excavations conducted by the Israel Antiquities Authority prior to the construction of a new neighborhood, funded and initiated by the Israel Lands Authority. The neighborhood plan, being advanced by the Israel Lands Authority north of Ramat Rachel, includes 488 housing units, thousands of square meters designated for employment and commercial use, over an area of approximately 58 dunams, as well as an elementary school and kindergartens.
“We were excavating in relatively rocky and exposed terrain when suddenly we discovered a natural karstic cavity,” said Dr. Sivan Mizrahi and Zinovi Matskevich, excavation directors on behalf of the Israel Antiquities Authority. “To our amazement, as the excavation progressed, this cavity developed into a long tunnel. Parts of it are still collapsed, so the tunnel has not yet revealed all of its secrets.”
The entrance to the ancient complex from the surface was through a staircase descending to a hewn opening that led into the tunnel. The tunnel itself was discovered filled with layers of soil that had accumulated over hundreds, perhaps even thousands, of years.
One of the entrances to the underground complex uncovered in the Jerusalem excavations. Photo: Yoli Schwartz, Israel Antiquities Authority
Excavation at several points inside the tunnel showed that it reaches a height of up to 5 meters and a width of approximately 3 meters.“The quarrying was executed meticulously. It is clear that whoever carved this tunnel invested tremendous effort, careful planning, and possessed the capabilities and resources necessary to achieve this goal.”
Yet the purpose of the tunnel remains unclear.
The ancient tunnel uncovered in Jerusalem. Photo: Yoli Schwartz, Israel Antiquities AuthorityAt first, researchers proposed that this was an ancient water installation intended to reach a spring source. This assumption, however, was ruled out, first because the tunnel walls are not plastered and, second, following consultation with a geologist, because no underground water horizons are known in this area, and the tunnel contains no indication of water accumulation.
The possibility that this was some kind of underground agricultural or industrial installation was then examined, but the scale of the work and the absence of comparable sites in the vicinity made this explanation unlikely.
The ancient tunnel uncovered in Jerusalem. Photo: Yoli Schwartz, Israel Antiquities AuthorityThe researchers’ current assessment is therefore that the tunnel was intended to reach a chalk layer suitable for quarrying building stones or producing lime. Possible evidence supporting this interpretation includes a shaft carved into the tunnel’s ceiling, which may have been used for ventilation, as well as quarrying debris discovered on the tunnel floor – although this interpretation, too, remains uncertain.
Alternatively, the findings may indicate that the quarrying and construction of the tunnel were never completed, and therefore its intended purpose and nature remain unknown.
According to Dr. Mizrahi and Matskevich, “The date of the tunnel is also a mystery to us, since not even the smallest find was uncovered that could indicate when it was created. At the same time, the tunnel lies only a few hundred meters, as the crow flies, from two significant ancient sites – a public building from the Iron Age (First Temple period) in the Arnona neighborhood, and Tel Ramat Rachel, where settlement remains dating from the Iron Age through the Islamic period have been documented.”
Shikma Sig, Jerusalem Region Planner at the Israel Lands Authority, said: “The Israel Lands Authority promoted the plan north of Ramat Rachel, which includes a residential quarter alongside a unique archaeological park that will be established for the benefit of residents. The neighborhood offers a rare combination of modern urban development and preservation of historical heritage, providing the future community with a green open space that makes the treasures of history accessible just beneath their homes. The Israel Lands Authority is proud to advance sustainable urban development for the benefit of Jerusalem residents and the citizens of Israel as a whole.”
Dr. Amit Re’em, Jerusalem District Archaeologist at the Israel Antiquities Authority, added: “We are celebrating Jerusalem Day this week. This discovery joins many others being uncovered every day, hour by hour, throughout the city. The archaeologists and researchers of the Israel Antiquities Authority are constantly at work, because this city never ceases to surprise. Usually we have explanations for the discoveries we uncover, but sometimes, as in this case, we stand astonished and amazed.”
According to Israeli Minister of Heritage Rabbi Amichai Eliyahu, “During Jerusalem Day week, this special discovery reminds us of the deep and ancient connection of the Jewish people to Jerusalem. Beneath the city’s soil, extraordinary enterprises of life, creativity and construction are revealed time and again, testifying to generations of people who lived and worked here and left their mark. Jerusalem is not only the present-day capital of the State of Israel – it is also the heart of the historical story of the Jewish people, which continues to be uncovered before our eyes.”
This impressive discovery is expected to be incorporated into an archaeological park for the benefit of the public and the future residents of the neighborhood being planned by the Israel Lands Authority.
Source: IAA
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A mysterious and impressive ancient tunnel discovered in an archaeological excavation in Jerusalem
A mysterious and impressive ancient tunnel, hewn through the rock over a length of approximately 50 meters, was unexpectedly discovered near Kibbutz Ramat Rachel in Jerusalem. The extraordinary discovery was uncovered during archaeological excavations conducted by the Israel Antiquities Authority prior to the construction of a new neighborhood, funded and initiated by the Israel Lands Authority. The neighborhood plan, being advanced by the Israel Lands Authority north of Ramat Rachel, includes 488 housing units, thousands of square meters designated for employment and commercial use, over an area of approximately 58 dunams, as well as an elementary school and kindergartens.
“We were excavating in relatively rocky and exposed terrain when suddenly we discovered a natural karstic cavity,” said Dr. Sivan Mizrahi and Zinovi Matskevich, excavation directors on behalf of the Israel Antiquities Authority. “To our amazement, as the excavation progressed, this cavity developed into a long tunnel. Parts of it are still collapsed, so the tunnel has not yet revealed all of its secrets.”
The entrance to the ancient complex from the surface was through a staircase descending to a hewn opening that led into the tunnel. The tunnel itself was discovered filled with layers of soil that had accumulated over hundreds, perhaps even thousands, of years.
One of the entrances to the underground complex uncovered in the Jerusalem excavations. Photo: Yoli Schwartz, Israel Antiquities Authority
Excavation at several points inside the tunnel showed that it reaches a height of up to 5 meters and a width of approximately 3 meters.“The quarrying was executed meticulously. It is clear that whoever carved this tunnel invested tremendous effort, careful planning, and possessed the capabilities and resources necessary to achieve this goal.”
Yet the purpose of the tunnel remains unclear.
The ancient tunnel uncovered in Jerusalem. Photo: Yoli Schwartz, Israel Antiquities AuthorityAt first, researchers proposed that this was an ancient water installation intended to reach a spring source. This assumption, however, was ruled out, first because the tunnel walls are not plastered and, second, following consultation with a geologist, because no underground water horizons are known in this area, and the tunnel contains no indication of water accumulation.
The possibility that this was some kind of underground agricultural or industrial installation was then examined, but the scale of the work and the absence of comparable sites in the vicinity made this explanation unlikely.
The ancient tunnel uncovered in Jerusalem. Photo: Yoli Schwartz, Israel Antiquities AuthorityThe researchers’ current assessment is therefore that the tunnel was intended to reach a chalk layer suitable for quarrying building stones or producing lime. Possible evidence supporting this interpretation includes a shaft carved into the tunnel’s ceiling, which may have been used for ventilation, as well as quarrying debris discovered on the tunnel floor – although this interpretation, too, remains uncertain.
Alternatively, the findings may indicate that the quarrying and construction of the tunnel were never completed, and therefore its intended purpose and nature remain unknown.
According to Dr. Mizrahi and Matskevich, “The date of the tunnel is also a mystery to us, since not even the smallest find was uncovered that could indicate when it was created. At the same time, the tunnel lies only a few hundred meters, as the crow flies, from two significant ancient sites – a public building from the Iron Age (First Temple period) in the Arnona neighborhood, and Tel Ramat Rachel, where settlement remains dating from the Iron Age through the Islamic period have been documented.”
Shikma Sig, Jerusalem Region Planner at the Israel Lands Authority, said: “The Israel Lands Authority promoted the plan north of Ramat Rachel, which includes a residential quarter alongside a unique archaeological park that will be established for the benefit of residents. The neighborhood offers a rare combination of modern urban development and preservation of historical heritage, providing the future community with a green open space that makes the treasures of history accessible just beneath their homes. The Israel Lands Authority is proud to advance sustainable urban development for the benefit of Jerusalem residents and the citizens of Israel as a whole.”
Dr. Amit Re’em, Jerusalem District Archaeologist at the Israel Antiquities Authority, added: “We are celebrating Jerusalem Day this week. This discovery joins many others being uncovered every day, hour by hour, throughout the city. The archaeologists and researchers of the Israel Antiquities Authority are constantly at work, because this city never ceases to surprise. Usually we have explanations for the discoveries we uncover, but sometimes, as in this case, we stand astonished and amazed.”
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This impressive discovery is expected to be incorporated into an archaeological park for the benefit of the public and the future residents of the neighborhood being planned by the Israel Lands Authority.
Source: IAA
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🏛️ 𝐄𝐜𝐜𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐚𝐫𝐜𝐡𝐞𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐚 𝐏𝐨𝐧𝐬𝐨, 𝐧𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐝𝐨𝐯𝐚𝐧𝐨 ❗
✅ Durante i lavori per la nuova SR10 sono emersi templi, iscrizioni venetiche e un antico santuario frequentato tra età preromana e romana. Un ritrovamento che potrebbe cambiare la conoscenza del Veneto antico.
#Archeologia #Ponso #Padova #Veneto #AnticaRoma #VenetiAntichi #ScaviArcheologici
📷 ©SABAP PD TV BL
➡️ L'articolo completo su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-d42 -
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❗ 𝗦𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗲𝗰𝗰𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗮 𝗧𝗶𝘃𝗼𝗹𝗶 ❗
🏛️ Nel Santuario di Ercole Vincitore è riemersa un’iscrizione monumentale che conferma l’esistenza della basilica romana citata da Svetonio ai tempi di Augusto
#Archeologia #RomaAntica #Tivoli #Augusto #ScaviArcheologici #ErcoleVincitore
📷 Foto ©MiC
➡️ L’articolo completo su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-d0D
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Monete cristiane come talismano contro le incursioni vichinghe: in Danimarca riemergono due rari esemplari inglesi dell’XI secolo
Elena PercivaldiDue rarissime monete inglesi dell’XI secolo, create con l’intento di proteggere l’Inghilterra dalle incursioni vichinghe, sono state scoperte in Danimarca. I reperti, rinvenuti casualmente con il metal detector, appartengono alla serie definita dagli studiosi “Lamb of God coins” (monete Agnus Dei, potremmo tradurre), emissioni volute nel 1009 dal re inglese Etelredo II (sul trono dal 978 al 1013 e dal 1014 al 1016) durante una delle fasi più drammatiche della storia dell’isola. Dopo anni di raid vichinghi, il sovrano cercò infatti di unire intorno a sé sia i laici che la Chiesa attraverso digiuni, penitenze e l’adozione di simboli religiosi destinati a invocare l’intervento divino contro gli invasori.
Le due monete ritrovate. Foto: ©John Fhær Engedal Nissen, Museo Nazionale Danese.Simboli cristiani e propaganda
Le monete, ritrovate una vicino a Løgumkloster e l’altra a Kåstrup, nella regione di Thy (nello Jutland), si distinguono chiaramente dalle altre emissioni inglesi dell’epoca. Mentre i conii tradizionali raffiguravano il re e la croce, questi esemplari mostrano sul recto un agnello con una croce, simbolo del sacrificio di Cristo. Sotto la figura dell’agnello si distingue una tavoletta con le lettere greche alfa e omega, allusione al principio e alla fine di ogni cosa. Sul verso compare invece una colomba, simbolo dello Spirito Santo. Le due immagini, fortemente connotate in chiave religiosa, testimoniano il tentativo della monarchia inglese di utilizzare la moneta come strumento di propaganda politica e coesione spirituale.
Moneta trovata a Thy. Foto: ©Søren Greve, Museo Nazionale Danese.Monete trasformate in gioielli vichinghi
Secondo Gitte Tarnow Ingvardson, curatrice del Museo Nazionale Danese, c’è però molto di più. A oggi sono noti soltanto una trentina di esemplari di queste monete nel mondo, ma solo quattro o cinque provengono dall’Inghilterra: la maggior parte delle monete è stata ritrovata in Scandinavia e nei Paesi baltici. Come mai? Secondo la studiosa, la ragione è semplice. Molte di esse presentano piccoli anelli o modifiche che indicano chiaramente come siano state riutilizzate come gioielli, probabilmente appesi al collo. Per i Vichinghi, dunque, questi oggetti avevano probabilmente un valore simbolico, religioso o anche soltanto estetico.
Moneta trovata a Løgumkloster. Foto: ©Søren Greve, Museo Nazionale DaneseLa scoperta danese conferma ancora una volta l’intensità dei rapporti tra il mondo anglosassone e quello scandinavo durante l’età vichinga, caratterizzata non soltanto da guerre e saccheggi, ma anche da fitti scambi culturali, economici e religiosi.
Leggi anche: Un pezzo da gioco vichingo rivela l’acconciatura “di moda” ai tempi di Harald Bluetooth
https://storiearcheostorie.com/2025/09/10/pezzo-gioco-vichingo-acconciatura-harald-bluetooth/
L’influenza inglese sulla monetazione danese
Le incursioni vichinghe in Inghilterra portarono infatti enormi quantità di monete anglosassoni nel Nord Europa, influenzando profondamente anche il sistema monetario danese.
“La zecca danese è ispirata e si basa sul sistema monetario inglese, che all’epoca era molto ben organizzato. I Vichinghi scoprirono presto che era molto più conveniente usare monete piuttosto che tagliare l’argento in pezzi durante gli scambi commerciali”, spiega Gitte Tarnow Ingvardson.
I re scandinavi iniziarono presto a imitare le monete inglesi, e le “Agnus Dei” non fanno eccezione. Sia Canuto il Grande che suo figlio Hardecanuto (o Canuto III) e in seguito Sweyn II Estridsson adottarono, nelle loro emissioni monetarie, motivi iconografici molto simili.
Gitte Tarnow Ingvardson esamina una delle monete. Foto: ©John Fhær Engedal Nissen, Museo Nazionale Danese.Secondo la studiosa, queste monete sono quindi molto più che semplici strumenti di scambio: racchiudono la storia delle relazioni tra Inghilterra e Scandinavia, della diffusione del cristianesimo nel Nord Europa e persino della formazione dello Stato danese nel Medioevo.
Nate per ottenere protezione dai Vichinghi, le monete Agnus Dei finirono per essere apprezzate dagli stessi invasori al punto che le trasformarono – ironia della sorte – in amuleti o pendenti, dando ad esse un nuovo significato e una nuova vita.
📘 Notizia verificata ✅
- 📄 Fonte: Museo Nazionale Danese ✅
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⚒️ 𝗦𝗰𝗮𝘃𝗶 𝗶𝗻 𝗖𝗲𝗰𝗲𝗻𝗶𝗮 𝗿𝗶𝘃𝗲𝗹𝗮𝗻𝗼 𝟲𝗺𝗶𝗹𝗮 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮:
✅ Abitati preistorici, officine metallurgiche e necropoli con corredi ricchissimi.
#archeologia #Cecenia #Caucaso #scoperte #etadelBronzo #preistoria #storia #ricerca #scaviarcheologici
➡️ Articolo completo su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-cHq
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❗ 𝗚𝗿𝗲𝗰𝗶𝗮❟ 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗮𝗴𝗹𝗶 𝘀𝗰𝗮𝘃𝗶 𝗶𝗻 𝗘𝗹𝗶𝗱𝗲
🏛️ Nel tempio arcaico di Samikon emergono lamine di bronzo, tracce dell’incendio che distrusse il santuario e un grande acroterio decorato. Gli archeologi ipotizzano anche la presenza di un archivio sacro.
#archeologia #greciaantica #scaviarcheologici #samikon #peloponneso #Grecia
Foto: ©Ministero della Cultura della Grecia➡️ Articolo completo su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-cxC
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❗ 𝗚𝗿𝗲𝗰𝗶𝗮❟ 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗮𝗴𝗹𝗶 𝘀𝗰𝗮𝘃𝗶 𝗶𝗻 𝗘𝗹𝗶𝗱𝗲
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✨🏛️ 𝗖𝗮𝗿𝘀𝘂𝗹𝗮𝗲❟ 𝟮❟𝟯 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 “𝗱𝗼𝗺𝘂𝘀 𝗱𝗲𝗶 𝗺𝗼𝘀𝗮𝗶𝗰𝗶”: 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗶𝘁𝘁à 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗮 𝗹𝘂𝗻𝗴𝗼 𝗹𝗮 𝗙𝗹𝗮𝗺𝗶𝗻𝗶𝗮
#Archeologia #Carsulae #MosaiciRomani #Umbria #ScaviArcheologici #DomusRomana #ViaFlaminia #MiC
➡️ L’articolo completo su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-cfo
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✨🏛️ 𝗘𝗿𝗰𝗼𝗹𝗮𝗻𝗼❟ 𝗮 𝗩𝗶𝗹𝗹𝗮 𝗦𝗼𝗿𝗮 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗶 𝘀𝗰𝗮𝘃𝗶 𝗿𝗶𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗹𝘂𝗰𝗲 𝘂𝗻 𝗮𝗺𝗯𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗰𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼 (𝗲 𝘂𝗻 𝗰𝗮𝗻𝘁𝗶𝗲𝗿𝗲 𝗳𝗲𝗿𝗺𝗼 𝗮𝗹 𝟳𝟵 𝗱。𝗖。)
✅ Un tassello in più per la conoscenza delle ville del Golfo di Napoli.
#Archeologia #Vesuvio #scoperte #ParcoErcolano #VillaRomana #StoriaAntica #eruzione #scaviarcheologici
➡️ L’articolo completo su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-ccq
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✨ 💀 𝗦𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗲 𝗶𝗻 𝗚𝗲𝗿𝗺𝗮𝗻𝗶𝗮 𝘁𝗿𝗲𝗻𝘁𝗮 𝘀𝗲𝗽𝗼𝗹𝘁𝘂𝗿𝗲 𝗮 𝗰𝗿𝗲𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗲𝘁à 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗮
🏺 A Werne, in Vestfalia, riemerge un cimitero di duemila anni fa con circa trenta sepolture a cremazione databili tra I e II secolo d.C. Oltre alle urne, fibule e qualche elemento di corredo
#Archeologia #RomaAntica #Germania #Vestfalia #LWL #scaviarcheologici #scopertearcheologiche
➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie. Link all'articolo nel primo commento 👇
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✨ 💀 𝗦𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗲 𝗶𝗻 𝗚𝗲𝗿𝗺𝗮𝗻𝗶𝗮 𝘁𝗿𝗲𝗻𝘁𝗮 𝘀𝗲𝗽𝗼𝗹𝘁𝘂𝗿𝗲 𝗮 𝗰𝗿𝗲𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗲𝘁à 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗮
🏺 A Werne, in Vestfalia, riemerge un cimitero di duemila anni fa con circa trenta sepolture a cremazione databili tra I e II secolo d.C. Oltre alle urne, fibule e qualche elemento di corredo
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Montopoli di Sabina (Rieti), scoperto un acquedotto romano nel sito della Villa dei Casoni
Redazione
Scoperta a Montopoli di Sabina, in provincia di Rieti, dove è stato individuato acquedotto di epoca romana all’interno dell’area archeologica della Villa dei Casoni. A comunicarlo sono il Ministero della Cultura e la Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti, in una nota. Il ritrovamento è il risultato delle attività di ricerca e studio condotte dalla stessa Soprintendenza , che coordina gli scavi, in collaborazione con il Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio.
Il ritrovamento consente di chiarire in modo puntuale il sistema di approvvigionamento idrico di una villa di grande rilievo nel quadro dell’insediamento romano in Sabina, confermando indicazioni note da secoli ma mai verificate sul terreno.
La villa dei Casoni e il suo assetto
Databile all’età repubblicana, la Villa dei Casoni si sviluppava su due terrazze digradanti. La terrazza inferiore ospitava il giardino, con un ninfeo e una piscina circolare, mentre quella superiore era destinata alla residenza, con criptoportico, cubicoli e tablino.
Foto: SABAP per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di RietiLa presenza di strutture idrauliche antiche e della cosiddetta Fonte Varrone era già stata segnalata alla fine del Settecento e nel corso dell’Ottocento da diverse fonti storiche. Solo oggi, però, grazie all’indagine topografica sistematica e alle ripetute ricognizioni condotte sul territorio, è stato possibile individuare con certezza non solo la fonte, ma anche l’acquedotto e le sorgenti che alimentavano l’intero complesso.
L’acquedotto e il sistema sotterraneo
Le indagini speleologiche hanno portato all’identificazione di un articolato sistema idraulico sotterraneo, costituito da cunicoli scavati nel conglomerato naturale. Il sistema si trova a circa 300 metri dalla villa ed era destinato alla captazione e al drenaggio delle acque.
Foto: SABAP per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di RietiFoto: SABAP per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di RietiCome spiegato da Cristiano Ranieri, presidente del Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio, le acque provenienti dalle sorgenti venivano convogliate in una cisterna, che fungeva anche da vasca limaria, per poi essere redistribuite alle diverse utenze della villa. Fino a pochi decenni fa, queste stesse sorgenti alimentavano il fontanile della “Fonte Varrone”.
Secondo Ranieri le caratteristiche del sistema, riconducibili a un antico abitato sabino, indicano che l’area era frequentata prima della romanizzazione. L’acquedotto si inserisce dunque in continuità con le pratiche idrauliche precedenti la conquista romana.
Cosa succederà adesso
Secondo Nadia Fagiani della Soprintendenza ABAP, la scoperta offre nuovi elementi per comprendere l’organizzazione idraulica di una delle ville più importanti della Sabina. L’utilizzo della tecnologia LiDAR permetterà di ottenere una mappatura tridimensionale completa dell’intero sistema sotterraneo, mettendolo in relazione con le strutture murarie e gli ambienti della villa.
Lo studio di un’opera idraulica così antica consentirà inoltre di ampliare le conoscenze sugli insediamenti sabini, i cosiddetti vici, e sulle modalità di gestione delle risorse idriche prima della piena integrazione nel mondo romano.
Il contesto di studi
Il ritrovamento si inserisce in un più ampio quadro di ricerche condotte sull’area della Villa dei Casoni, già interessata in passato da campagne di indagine non invasive e attività di studio coordinate dal Dipartimento di Studi Classici dell’Università di Basilea, sotto la direzione di Sabine Huebner.
La scoperta dell’acquedotto rappresenta un tassello decisivo per la comprensione del sito e del territorio di Montopoli di Sabina, facendo riemergere il ruolo tutt’altro che marginale della Sabina antica, dotata di infrastrutture complesse e caratterizzata da una lunga tradizione insediativa.
📘 Fonte notizia
- 📄 Comunicati stampa ufficiali del Ministero della Cultura e della Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti
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Montopoli di Sabina (Rieti), scoperto un acquedotto romano nel sito della Villa dei Casoni
Redazione
Scoperta a Montopoli di Sabina, in provincia di Rieti, dove è stato individuato acquedotto di epoca romana all’interno dell’area archeologica della Villa dei Casoni. A comunicarlo sono il Ministero della Cultura e la Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti, in una nota. Il ritrovamento è il risultato delle attività di ricerca e studio condotte dalla stessa Soprintendenza , che coordina gli scavi, in collaborazione con il Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio.
Il ritrovamento consente di chiarire in modo puntuale il sistema di approvvigionamento idrico di una villa di grande rilievo nel quadro dell’insediamento romano in Sabina, confermando indicazioni note da secoli ma mai verificate sul terreno.
La villa dei Casoni e il suo assetto
Databile all’età repubblicana, la Villa dei Casoni si sviluppava su due terrazze digradanti. La terrazza inferiore ospitava il giardino, con un ninfeo e una piscina circolare, mentre quella superiore era destinata alla residenza, con criptoportico, cubicoli e tablino.
Foto: SABAP per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di RietiLa presenza di strutture idrauliche antiche e della cosiddetta Fonte Varrone era già stata segnalata alla fine del Settecento e nel corso dell’Ottocento da diverse fonti storiche. Solo oggi, però, grazie all’indagine topografica sistematica e alle ripetute ricognizioni condotte sul territorio, è stato possibile individuare con certezza non solo la fonte, ma anche l’acquedotto e le sorgenti che alimentavano l’intero complesso.
L’acquedotto e il sistema sotterraneo
Le indagini speleologiche hanno portato all’identificazione di un articolato sistema idraulico sotterraneo, costituito da cunicoli scavati nel conglomerato naturale. Il sistema si trova a circa 300 metri dalla villa ed era destinato alla captazione e al drenaggio delle acque.
Foto: SABAP per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di RietiFoto: SABAP per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di RietiCome spiegato da Cristiano Ranieri, presidente del Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio, le acque provenienti dalle sorgenti venivano convogliate in una cisterna, che fungeva anche da vasca limaria, per poi essere redistribuite alle diverse utenze della villa. Fino a pochi decenni fa, queste stesse sorgenti alimentavano il fontanile della “Fonte Varrone”.
Secondo Ranieri le caratteristiche del sistema, riconducibili a un antico abitato sabino, indicano che l’area era frequentata prima della romanizzazione. L’acquedotto si inserisce dunque in continuità con le pratiche idrauliche precedenti la conquista romana.
Cosa succederà adesso
Secondo Nadia Fagiani della Soprintendenza ABAP, la scoperta offre nuovi elementi per comprendere l’organizzazione idraulica di una delle ville più importanti della Sabina. L’utilizzo della tecnologia LiDAR permetterà di ottenere una mappatura tridimensionale completa dell’intero sistema sotterraneo, mettendolo in relazione con le strutture murarie e gli ambienti della villa.
Lo studio di un’opera idraulica così antica consentirà inoltre di ampliare le conoscenze sugli insediamenti sabini, i cosiddetti vici, e sulle modalità di gestione delle risorse idriche prima della piena integrazione nel mondo romano.
Il contesto di studi
Il ritrovamento si inserisce in un più ampio quadro di ricerche condotte sull’area della Villa dei Casoni, già interessata in passato da campagne di indagine non invasive e attività di studio coordinate dal Dipartimento di Studi Classici dell’Università di Basilea, sotto la direzione di Sabine Huebner.
La scoperta dell’acquedotto rappresenta un tassello decisivo per la comprensione del sito e del territorio di Montopoli di Sabina, facendo riemergere il ruolo tutt’altro che marginale della Sabina antica, dotata di infrastrutture complesse e caratterizzata da una lunga tradizione insediativa.
📘 Fonte notizia
- 📄 Comunicati stampa ufficiali del Ministero della Cultura e della Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti
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🐏🐏🐏 🔥 𝗔𝗹𝗮𝗿𝗶 𝗮 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝗮𝗿𝗶𝗲𝘁𝗲 𝗲 𝗰𝘂𝗹𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗳𝗼𝗰𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗼𝗺𝗲𝘀𝘁𝗶𝗰𝗼: dallo scavo di via degli Zabarella 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗣𝗮𝗱𝗼𝘃𝗮 𝗱𝗶 𝟮。𝟲𝟬𝟬 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗳𝗮
#Padova #archeologia #Patavium #Veneto antico #scavi #scaviarcheologici
📷Foto: © Archivio Sabap Pd-Tv-Bl
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🏛️ Convegni | "𝗔𝗿𝗰𝗵𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮 𝗶𝗻 𝗩𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗢𝗹𝗼𝗻𝗮。 𝗡𝗼𝘃𝗶𝘁à 𝗲 𝗿𝗶𝗰𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲 𝗮 𝗖𝗮𝘀𝘁𝗲𝗹𝘀𝗲𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗲 𝗖𝗮𝘀𝘁𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼𝗻𝗲"
📍 Appuntamento il 6 febbraio a Castiglione Olona (VA) per scoprire le ultime novità emerse dagli scavi nel sito di Castelseprio, patrimonio Unesco, e nell'area della Collegiata di Castiglione
#archeologia #convegni #CastiglioneOlona #Castelseprio #scaviarcheologici
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Convegni | “Archeologia in Valle Olona. Novità e ricerche a Castelseprio e Castiglione”
Redazione
Il Museo della Collegiata di Castiglione Olona (Varese) ospita venerdì 6 febbraio 2026 l’importante convegno “Archeologia in Valle Olona”, dedicato agli ultimi scavi archeologici effettuati a Castelseprio e a Castiglione Olona. Gli studiosi presenti riferiranno le novità emerse dalle recenti campagne indagini sul sito patrimonio Unesco e nell’area della Collegiata. Il convegno è ad accesso libero e gratuito, senza prenotazione. Di seguito il programma.
ARCHEOLOGIA IN VALLE OLONA. Novità e ricerche a Castelseprio e Castiglione
PROGRAMMA
9.00- Saluti istituzionali e apertura dei lavori
Rosario Maria Anzalone – Direttore regionale Musei nazionali Lombardia
Giuseppe Scotti – Responsabile Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Milano
Beatrice Maria Bentivoglio-Ravasio – Soprintendente ABAP CO, LC, SO, VA9.20 – Prima sessione
Alfredo Lucioni – già Università Cattolica del Sacro Cuore e CSPA Varese
Castelseprio e Castiglione: ascesa e declino di due centri di potere nel Seprio medievaleDaniela Locatelli – Soprintendenza ABAP CO, LC, MB, SO, VA
Sabrina Luglietti, Matilde Vanetti, Alice Faccin, Federica Pruneri – Archeo Solutions
Ricerche archeologiche al Museo della Collegiata. Appunti per una storia di Castiglione OlonaMauro Reali – Liceo Banfi di Vimercate
Un servo del Municipium Comum, da Castiglione Olona10.30 – Seconda sessione
Luca Polidoro – Direzione regionale Musei nazionali Lombardia
Stefania Felisati, Paolo Sbrana – Studio Ar.Te.
Le indagini archeologiche nell’avancorpo della chiesa di San Paolo a CastelseprioFederica Matteoni, Chiara Pupella, Marco Sannazaro, Mauro Vessena – Università Cattolica del Sacro Cuore
Quando nasce Castelseprio? Prime considerazioni sulla fase tardoantica della “Casa medievale”Alexandra Chavarria Arnau, Gian Pietro Brogiolo, Maurizio Marinato – Università degli Studi di Padova
Nuovi dati sulla chiesa di San Giovanni (campagna di scavo 2025)Caterina Giostra – Università Cattolica del Sacro Cuore
Delfina Consonni, Leonardo De Vanna – Archeologi liberi professionisti
Mario Rottoli, Elisabetta Castiglioni – Laboratorio di Archeobiologia di Como
Giovanna Bosi, Paola Torri, Marta Mazzanti – Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
Scavi e ricerche presso la casa-forte: un aggiornamentoFrancesco Muscolino – Direzione regionale Musei nazionali Sardegna
Novità epigrafiche da Castelseprio12.20 – Discussione conclusiva
12.40 – Visita al complesso della Collegiata di Castiglione Olona
Per informazioni: www.museocollegiata.it
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Graffiti di gladiatori e amori quotidiani: la vita di Pompei riemerge grazie alle tecnologie digitali | IL VIDEO
Elena Percivaldi
Nel quartiere dei teatri di Pompei, in un semplice corridoio di passaggio che collegava l’area teatrale alla via Stabiana, stanno riemergendo frammenti preziosi della vita quotidiana, dei gladiatori ma anche delle persone ordinarie. Non grandi affreschi né architetture monumentali, ma scritture spontanee, incise sugli intonaci: amori dichiarati (e, chissà, magari non corrisposti…), offese, invocazioni agli dei, riferimenti a combattimenti nelle arene. Tracce di un uno spazio pubblico intensamente vissuto, e oggi tornate nuovamente leggibili grazie alle tecnologie digitali applicate all’archeologia.
Veduta d’insieme dei graffiti (©Parco Archeologico Pompei)Guarda e ascolta l’intervista a Zuchtriegel
Il direttore del Parco Archeologico di Pompei racconta la scoperta dei graffiti dei gladiatori
Un ambiente scavato da oltre due secoli, ma ancora capace di parlare
Il corridoio fu scavato alla fine del XVIII secolo, nel 1794, ed è uno dei luoghi più frequentati dai visitatori del sito. Proprio per questo, non ci si attendevano ulteriori scoperte. Eppure, attraverso nuove metodologie di documentazione, è stato possibile rileggere sistematicamente le pareti, portando a quasi 300 iscrizioni, tra le circa 200 già note e 79 nuove identificazioni.
Il corridoio dei teatri (©Parco Archeologico Pompei)Tra i testi emergono storie personali come l’iscrizione “Erato amat…” (“Erato ama”… Chissà chi?), allusioni a relazioni amorose, frasi di scherno, inviti, battute oscene e riferimenti a combattimenti gladiatori, che trasformano il corridoio in una sorta di bacheca collettiva dell’antica Pompei.
Qui e sotto, il graffito in cui si legge “Erato Amat” (©Parco Archeologico Pompei)Il progetto “Bruits de couloir” e l’archeologia delle scritture informali
Il corridoio dei teatri (©Parco Archeologico Pompei)Lo studio rientra nel progetto “Bruits de couloir” (Voci di corridoio), ideato da Louis Autin ed Éloïse Letellier-Taillefer (Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne) e Marie-Adeline Le Guennec (Université du Québec à Montréal), in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei. Le ricerche, condotte nel 2022 e nel 2025, hanno adottato un approccio multidisciplinare, integrando epigrafia, archeologia, filologia e le cosiddette “digital humanities” (informatica umanistica).
ULTIM’ORA: Nuova scoperta a Fano, ecco i dettagli
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L’uso di una griglia virtuale ha permesso di analizzare i rapporti spaziali e tematici tra le iscrizioni, restituendo la logica di frequentazione e interazione sociale dello spazio.
Il luogo del ritrovamento (in rosso) (©Parco Archeologico Pompei)RTI e conservazione digitale: vedere ciò che l’occhio non vede
Fondamentale è stato l’impiego della RTI – Reflectance Transformation Imaging, una tecnica di fotografia computazionale che consente di leggere incisioni impercettibili a occhio nudo, anche su superfici degradate. Questa metodologia non solo consente nuove letture, ma rappresenta uno strumento decisivo per la conservazione digitale di un patrimonio fragile e vulnerabile.
Uno dei graffiti (©Parco Archeologico Pompei)È in fase di sviluppo una piattaforma 3D che integrerà fotogrammetria, dati RTI e metadati epigrafici, offrendo un ambiente digitale per lo studio, l’annotazione e la futura fruizione pubblica delle iscrizioni.
Graffito dei gladiatori (©Parco Archeologico Pompei)Tecnologia e tutela: il futuro della memoria pompeiana
Come ha sottolineato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, a Pompei sono note oltre 10.000 iscrizioni, un archivio straordinario della vita vissuta. Per questo è prevista anche la realizzazione di una copertura protettiva del corridoio, destinata a preservare gli intonaci e a consentire una visita integrata, in cui archeologia e tecnologia dialoghino senza mediazioni spettacolari, ma con rigore scientifico.
📘 Fonte della notizia
- 📄 Comunicato stampa ufficiale del Parco Archeologico di Pompei
Il nostro articolo è una sintesi divulgativa della fonte scientifica citata.
- 📄 Comunicato stampa ufficiale del Parco Archeologico di Pompei
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A Fano riemerge la Basilica descritta da Vitruvio: identificato l’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano
Elena Percivaldi
E alla fine la conferma è arrivata: è la Basilica descritta da Vitruvio nel De Architectura l’edificio romano emerso dagli scavi di piazza Andrea Costa a Fano. La notizia, ufficializzata nel corso di una conferenza stampa alla Mediateca Montanari, segna un passaggio di grande rilievo per la storia dell’architettura antica: si tratta infatti dell’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano, autore del più influente trattato teorico dell’antichità.
All’incontro erano presenti il Presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il Sindaco di Fano Luca Serfilippi, il Soprintendente Andrea Pessina; il Ministro della Cultura Alessandro Giuli è intervenuto in collegamento, sottolineando la portata scientifica della scoperta per la conoscenza delle origini della tradizione architettonica occidentale.
Vitruvio e la sua basilica: dalla pagina al terreno
Vitruvio menziona esplicitamente una basilica costruita a Fanum Fortunae, descrivendone forma, proporzioni e articolazione spaziale. Per secoli, quel passo del trattato è stato oggetto di interpretazioni, ipotesi localizzative e confronti con edifici noti, senza però una conferma archeologica definitiva.
Gli scavi in corso hanno ora permesso di ricondurre con precisione il testo alla realtà materiale, grazie a una straordinaria corrispondenza tra la descrizione vitruviana e i resti messi in luce: una pianta rettangolare con colonnato perimetrale, articolata in otto colonne sui lati lunghi e quattro sui lati brevi, secondo uno schema che trova riscontro puntuale nelle fonti antiche.
Le strutture: colonne monumentali e piano superiore
La conferma definitiva è arrivata con un sondaggio mirato che ha restituito la quinta colonna d’angolo, consentendo di definire con sicurezza orientamento, posizione e dimensioni dell’edificio tra le due piazze dell’area urbana.
Le colonne, con un diametro di circa cinque piedi romani (147–150 cm) e un’altezza stimata attorno ai 15 metri, erano addossate a pilastri e paraste portanti, progettati per sostenere un piano superiore. Un dato che coincide perfettamente con il modello basilicale descritto da Vitruvio, confermando non solo l’identificazione dell’edificio, ma anche la fedeltà del progetto realizzato rispetto alla teoria.
La ricostruzione planimetrica, elaborata sulla base delle evidenze archeologiche e delle indicazioni testuali, mostra una corrispondenza quasi al centimetro, un caso rarissimo nel rapporto tra fonti scritte e dati di scavo.
Un percorso di ricerca avviato da tempo
L’identificazione della basilica non è un risultato isolato, ma l’esito di un percorso di ricerca pluriennale. Già nel 2022, in via Vitruvio, il rinvenimento di imponenti murature e pavimentazioni in marmi pregiati aveva suggerito la presenza di edifici pubblici di alto livello, compatibili con un complesso monumentale centrale.
La nuova scoperta consente ora di rileggere in modo unitario anche altre evidenze note da tempo, come l’edificio sotto Sant’Agostino, inserendole in un quadro urbanistico più coerente e articolato.
Prospettive di studio e valorizzazione
Come ha sottolineato il Soprintendente Andrea Pessina, l’individuazione certa della Basilica vitruviana apre una nuova fase di ricerca, più consapevole e mirata, sul patrimonio archeologico di Fano. Le indagini proseguiranno all’interno del cantiere finanziato con fondi PNRR, con l’obiettivo di approfondire estensione, fasi edilizie e rapporti con il contesto urbano romano.
La scoperta restituisce alla città non solo un monumento di eccezionale valore, ma anche un punto di riferimento fondamentale per la storia dell’architettura, consentendo per la prima volta di osservare sul terreno un edificio progettato dall’autore del De Architectura.
Tutte le foto: ©MiC
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A Fano riemerge la Basilica descritta da Vitruvio: identificato l’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano
Elena Percivaldi
E alla fine la conferma è arrivata: è la Basilica descritta da Vitruvio nel De Architectura l’edificio romano emerso dagli scavi di piazza Andrea Costa a Fano. La notizia, ufficializzata nel corso di una conferenza stampa alla Mediateca Montanari, segna un passaggio di grande rilievo per la storia dell’architettura antica: si tratta infatti dell’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano, autore del più influente trattato teorico dell’antichità.
All’incontro erano presenti il Presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il Sindaco di Fano Luca Serfilippi, il Soprintendente Andrea Pessina; il Ministro della Cultura Alessandro Giuli è intervenuto in collegamento, sottolineando la portata scientifica della scoperta per la conoscenza delle origini della tradizione architettonica occidentale.
Vitruvio e la sua basilica: dalla pagina al terreno
Vitruvio menziona esplicitamente una basilica costruita a Fanum Fortunae, descrivendone forma, proporzioni e articolazione spaziale. Per secoli, quel passo del trattato è stato oggetto di interpretazioni, ipotesi localizzative e confronti con edifici noti, senza però una conferma archeologica definitiva.
Gli scavi in corso hanno ora permesso di ricondurre con precisione il testo alla realtà materiale, grazie a una straordinaria corrispondenza tra la descrizione vitruviana e i resti messi in luce: una pianta rettangolare con colonnato perimetrale, articolata in otto colonne sui lati lunghi e quattro sui lati brevi, secondo uno schema che trova riscontro puntuale nelle fonti antiche.
SCOPRI ANCHE: Ultim’ora – Graffiti di gladiatori e amori quotidiani a Pompei: guarda il video della scoperta
https://storiearcheostorie.com/2026/01/20/pompei-graffiti-gladiatori-amori-scoperte/
Le strutture: colonne monumentali e piano superiore
La conferma definitiva è arrivata con un sondaggio mirato che ha restituito la quinta colonna d’angolo, consentendo di definire con sicurezza orientamento, posizione e dimensioni dell’edificio tra le due piazze dell’area urbana.
Le colonne, con un diametro di circa cinque piedi romani (147–150 cm) e un’altezza stimata attorno ai 15 metri, erano addossate a pilastri e paraste portanti, progettati per sostenere un piano superiore. Un dato che coincide perfettamente con il modello basilicale descritto da Vitruvio, confermando non solo l’identificazione dell’edificio, ma anche la fedeltà del progetto realizzato rispetto alla teoria.
La ricostruzione planimetrica, elaborata sulla base delle evidenze archeologiche e delle indicazioni testuali, mostra una corrispondenza quasi al centimetro, un caso rarissimo nel rapporto tra fonti scritte e dati di scavo.
Un percorso di ricerca avviato da tempo
L’identificazione della basilica non è un risultato isolato, ma l’esito di un percorso di ricerca pluriennale. Già nel 2022, in via Vitruvio, il rinvenimento di imponenti murature e pavimentazioni in marmi pregiati aveva suggerito la presenza di edifici pubblici di alto livello, compatibili con un complesso monumentale centrale.
La nuova scoperta consente ora di rileggere in modo unitario anche altre evidenze note da tempo, come l’edificio sotto Sant’Agostino, inserendole in un quadro urbanistico più coerente e articolato.
Prospettive di studio e valorizzazione
Come ha sottolineato il Soprintendente Andrea Pessina, l’individuazione certa della Basilica vitruviana apre una nuova fase di ricerca, più consapevole e mirata, sul patrimonio archeologico di Fano. Le indagini proseguiranno all’interno del cantiere finanziato con fondi PNRR, con l’obiettivo di approfondire estensione, fasi edilizie e rapporti con il contesto urbano romano.
La scoperta restituisce alla città non solo un monumento di eccezionale valore, ma anche un punto di riferimento fondamentale per la storia dell’architettura, consentendo per la prima volta di osservare sul terreno un edificio progettato dall’autore del De Architectura.
Tutte le foto: ©MiC
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A Fano riemerge la Basilica descritta da Vitruvio: identificato l’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano
Elena Percivaldi
E alla fine la conferma è arrivata: è la Basilica descritta da Vitruvio nel De Architectura l’edificio romano emerso dagli scavi di piazza Andrea Costa a Fano. La notizia, ufficializzata nel corso di una conferenza stampa alla Mediateca Montanari, segna un passaggio di grande rilievo per la storia dell’architettura antica: si tratta infatti dell’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano, autore del più influente trattato teorico dell’antichità.
All’incontro erano presenti il Presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il Sindaco di Fano Luca Serfilippi, il Soprintendente Andrea Pessina; il Ministro della Cultura Alessandro Giuli è intervenuto in collegamento, sottolineando la portata scientifica della scoperta per la conoscenza delle origini della tradizione architettonica occidentale.
Vitruvio e la sua basilica: dalla pagina al terreno
Vitruvio menziona esplicitamente una basilica costruita a Fanum Fortunae, descrivendone forma, proporzioni e articolazione spaziale. Per secoli, quel passo del trattato è stato oggetto di interpretazioni, ipotesi localizzative e confronti con edifici noti, senza però una conferma archeologica definitiva.
Gli scavi in corso hanno ora permesso di ricondurre con precisione il testo alla realtà materiale, grazie a una straordinaria corrispondenza tra la descrizione vitruviana e i resti messi in luce: una pianta rettangolare con colonnato perimetrale, articolata in otto colonne sui lati lunghi e quattro sui lati brevi, secondo uno schema che trova riscontro puntuale nelle fonti antiche.
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Le strutture: colonne monumentali e piano superiore
La conferma definitiva è arrivata con un sondaggio mirato che ha restituito la quinta colonna d’angolo, consentendo di definire con sicurezza orientamento, posizione e dimensioni dell’edificio tra le due piazze dell’area urbana.
Le colonne, con un diametro di circa cinque piedi romani (147–150 cm) e un’altezza stimata attorno ai 15 metri, erano addossate a pilastri e paraste portanti, progettati per sostenere un piano superiore. Un dato che coincide perfettamente con il modello basilicale descritto da Vitruvio, confermando non solo l’identificazione dell’edificio, ma anche la fedeltà del progetto realizzato rispetto alla teoria.
La ricostruzione planimetrica, elaborata sulla base delle evidenze archeologiche e delle indicazioni testuali, mostra una corrispondenza quasi al centimetro, un caso rarissimo nel rapporto tra fonti scritte e dati di scavo.
Un percorso di ricerca avviato da tempo
L’identificazione della basilica non è un risultato isolato, ma l’esito di un percorso di ricerca pluriennale. Già nel 2022, in via Vitruvio, il rinvenimento di imponenti murature e pavimentazioni in marmi pregiati aveva suggerito la presenza di edifici pubblici di alto livello, compatibili con un complesso monumentale centrale.
La nuova scoperta consente ora di rileggere in modo unitario anche altre evidenze note da tempo, come l’edificio sotto Sant’Agostino, inserendole in un quadro urbanistico più coerente e articolato.
Prospettive di studio e valorizzazione
Come ha sottolineato il Soprintendente Andrea Pessina, l’individuazione certa della Basilica vitruviana apre una nuova fase di ricerca, più consapevole e mirata, sul patrimonio archeologico di Fano. Le indagini proseguiranno all’interno del cantiere finanziato con fondi PNRR, con l’obiettivo di approfondire estensione, fasi edilizie e rapporti con il contesto urbano romano.
La scoperta restituisce alla città non solo un monumento di eccezionale valore, ma anche un punto di riferimento fondamentale per la storia dell’architettura, consentendo per la prima volta di osservare sul terreno un edificio progettato dall’autore del De Architectura.
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