#sicilia — Public Fediverse posts
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Raga, era il 25 gennaio: da allora gli italiani hanno avuto modo di accalorarsi sui social a proposito della famiglia nel bosco, del gioielliere in carcere, di Garlasco, di Ranucci.. l'attenzione non può durare più di una settimana.
A #Niscemi la frana non va in vacanza - Vita.it https://www.vita.it/vita-a-sud/a-niscemi-la-frana-non-va-in-vacanza/ -
🐶 ■ Se enamora de una perra callejera y su mujer solo pone una condición: "Cada mañana tendrá que ir a trabajar contigo" ■ El animal le esperaba cada día en la calle en la que trabajaba y se quedaba solo cuando él regresaba a su ca[…]
https://www.huffingtonpost.es/life/animales/se-enamora-perra-callejera-mujer-pone-condicion-cada-manana-tendra-trabajar-contigo-f202608.html?int=MASTODON_WORLD#animales #italia #perros #sicilia #derechosanimales #comportamientodeperros #adopcionanimales
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The Italian Cutlets EVERYONE Should Know https://www.diningandcooking.com/2684893/the-italian-cutlets-everyone-should-know/ #Beef #bologna #bolognese #breaded #Chicken #cotoletta #CotolettaAllaBolognese #CotolettaAllaMilanese #CotolettaAllaMilaneseRecipe #CotolettaAllaPalermitana #Cutlet #EmiliaRomagna #fried #Italian #ItalianDiet #ItalianFood #ItalianFoodRecipes #ItalianRecipes #italy #Lombardia #Lombardy #Milan #milanese #PALERMITANA #palermo #Pork #sicilia #sicily #Turkey #Veal
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NO MUOS: “LIBERIAMO I TERRITORI DALLA GUERRA”, IN CORTEO A NISCEMI CONTRO LA GUERRA E LE INFRASTRUTTURE MILITARI USA https://www.radiondadurto.org/2026/03/28/no-muos-liberiamo-i-territori-dalla-guerra-in-corteo-a-niscemi-contro-la-guerra-e-le-infrastrutture-militari-usa/ #infastrutturemilitari #controlaguerra #basimilitari #NAZIONALI #territori #niscemi #sicilia #corteo #guerra #nomuos #News
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NISCEMI: CORTEO SABATO CONTRO LA PRESENZA DELLE BASI STATUNITENSI IN SICILIA, “NON SIAMO PIATTAFORME PER LA GUERRA” https://www.radiondadurto.org/2026/03/27/niscemi-corteo-sabato-contro-la-presenza-delle-basi-statunitensi-in-sicilia-non-siamo-piattaforme-per-la-guerra/ #basiusa #niscemi #sicilia #nomuos #News #MUOS #nrtf
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Corte di Conti: tra i casi eclatanti in #Sicilia la gestione opaca di 403 mila euro #8x1000 da parte dell'ex vescovo della diocesi di Trapani.
La Chiesa si appella a "indipendenza e sovranità" (privilegi garantiti dal Concordato) per evitare controlli da parte dello Stato e argomenta che il danno sia solo suo. Ma il pm evidenzia che i fondi sono di provenienza statale.👇
https://palermo.gds.it/articoli/cronaca/2026/03/06/corte-dei-conti-zingale-167-le-persone-citate-a-giudizio-nel-2025-95efd392-7699-47bf-91ff-03e1a423580a/Il caso che ha interessato il prelato 👇
https://www.alpauno.com/ex-vescovo-di-trapani-assolto-dovra-risarcire-403-000-euro-lo-ha-deciso-la-corte-dei-conti/ -
Archeomafia, il maxi-blitz che svela anni di scavi clandestini tra Sicilia e Calabria. Recuperati 10mila reperti | IL VIDEO
Elena Percivaldi
All’alba di stamani, 12 dicembre 2025, il movimento coordinato di elicotteri, pattuglie e reparti specializzati ha attraversato simultaneamente la Sicilia, la Calabria e diverse città italiane. In poche ore, la vasta operazione del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale ha portato all’esecuzione di 56 misure cautelari e a un’imponente serie di perquisizioni, smantellando due articolate organizzazioni dedite al saccheggio di siti archeologici e al traffico illecito di reperti.
Le indagini, nome in codice Scylletium e Ghenos, erano nate separatamente, una in Calabria e l’altra in Sicilia. Hanno però finito per incrociarsi, rivelando una realtà ben più complessa e inquietante: una rete di tombaroli, ricettatori, intermediari e trafficanti legata, in più punti, alle dinamiche della criminalità organizzata.
Un tessuto criminale con un unico obiettivo: depredare la storia
La scoperta del collegamento tra i due gruppi ha consentito agli investigatori di ricostruire il funzionamento di un sistema che agiva in modo metodico, quasi industriale. Ogni ruolo era preciso e definito: chi individuava i siti, chi scavava, chi movimentava la merce, chi garantiva l’uscita all’estero dei reperti. A rendere ancora più delicato il quadro sono stati gli indizi raccolti in Calabria, dove la squadra individuata operava con modalità tali da agevolare, secondo gli inquirenti, una cosca di ’ndrangheta attiva nel Crotonese.
Per la prima volta in modo così evidente, emerge la sovrapposizione tra archeomafia e criminalità organizzata tradizionale: un interesse non certo rivolto verso il valore culturale intrinseco dei reperti, ma verso la redditività di un mercato che, fuori dai circuiti legali, può generare montagne di soldi senza destare sospetti quanto il traffico di droga o di armi.Guarda il video
Calabria: i parchi archeologici sotto assedio
L’indagine Scylletium, avviata nel 2022 dal Nucleo TPC di Cosenza, ha consentito di documentare una sequenza impressionante di scavi clandestini nei parchi archeologici nazionali di Scolacium, Kaulon e Capo Colonna. Per mesi, gli investigatori hanno registrato movimenti, dialoghi criptati, contatti e sopralluoghi di un gruppo che conosceva perfettamente il territorio e sapeva dove colpire.
Le intercettazioni rivelano un linguaggio in codice, usato per confondere eventuali controlli: i reperti diventavano “finocchi”, i metal detector “motoseghe”, gli scavi “caffè”. Una consuetudine che mostra quanto questo settore criminale abbia sviluppato un proprio vocabolario, di uso consolidato e ben compreso dagli affiliati.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i promotori dell’organizzazione erano cultori di archeologia privi di scrupoli, capaci di selezionare i punti più ricchi, organizzare spedizioni notturne e smistare il materiale verso canali di ricettazione già rodati. In più occasioni, i tombaroli riuscivano a eludere i controlli grazie alla conoscenza dei percorsi interni ai parchi e a un sistema di comunicazione basato su movimenti brevi, telefoni dedicati e indicazioni essenziali.
Le modalità d’azione mostrano un territorio in cui gruppi minori di criminalità culturale trovano spazio sotto la tolleranza, esplicita o implicita, di sistemi mafiosi radicati. Non è un fenomeno nuovo, ma l’indagine attuale lo delinea con una nitidezza raramente documentata.Sicilia: scavi, ricettazione e una zecca clandestina
L’indagine Ghenos, coordinata dalla Procura distrettuale di Catania, ha aperto un altro capitolo della stessa storia, ma con dinamiche ancora più articolate. Avviata nel 2021 a seguito dei ripetuti scavi clandestini nell’area di Eraclea Minoa, ha portato alla luce un sistema strutturato su più livelli che operava in Sicilia orientale, Sicilia occidentale e, in almeno due occasioni, anche in Calabria.
La rete individuata contava diverse squadre specializzate, attive soprattutto nelle province di Catania e Siracusa, capaci di effettuare oltre settanta scavi non autorizzati in siti di straordinaria importanza. I reperti recuperati dalla prima fase dell’inchiesta – circa diecimila pezzi – offrono un quadro impressionante: migliaia di monete antiche, molte delle quali rare o uniche; ceramiche figurate, askos, fibule protostoriche, pesi e materiali litici. La provenienza spaziava da Selinunte a Katane, da Gela a Reggio, dalle città della cuspide settentrionale dell’isola fino a Morgantina e Iaitas.
Uno degli elementi più sorprendenti è il rinvenimento di una zecca clandestina, attiva nella provincia etnea, dove gli inquirenti hanno individuato stampi, conii, bilancini e rame grezzo pronti per la produzione di monete contraffatte. Il laboratorio era in grado non solo di falsificare monete per truffare collezionisti inconsapevoli, ma anche di “ripulire” vere monete antiche alterandone la patina, così da mascherarne la provenienza illecita.Dallo scavo al mercato internazionale: la filiera dell’archeomafia
Le due indagini mostrano la stessa struttura criminale distribuita su livelli progressivi. Alla base ci sono i tombaroli, spesso conoscitori autodidatti del territorio, talvolta dotati di strumenti sofisticati. Lo scavo clandestino, per sua natura, distrugge stratigrafie e contesti, cancellando informazioni archeologiche per sempre.
Poco più in alto operano i ricettatori locali, figure chiave capaci di muovere rapidamente il materiale e trovare l’acquirente giusto. Oltre questi, si collocano i trafficanti internazionali che gestiscono esportazioni verso Germania, Regno Unito e altre piazze europee. In alcuni casi, i reperti venivano intercettati già pronti per imbarcarsi verso aste estere, scavalcando ogni normativa italiana ed europea.
Il danno non è solo economico o culturale, ma identitario. A sparire non sono semplici oggetti, ma frammenti di un racconto collettivo. Ogni scavo clandestino spezza una sequenza storica, priva i territori di testimonianze, impoverisce la ricerca. Il mercato illecito, dal canto suo, trasforma queste testimonianze in merce, cancellandone origine e significato.La complessità del fenomeno: gli intrecci tra archeologia e criminalità
Uno degli aspetti più significativi emersi dalle due inchieste è la capacità delle organizzazioni di operare in maniera coordinata e con un livello sorprendente di specializzazione. L’immagine stereotipata del tombarolo improvvisato lascia il posto a gruppi dotati di strumenti tecnici, conoscenze topografiche e rapporti consolidati con intermediari stranieri.
Gli investigatori parlano di una vera e propria “archeomafia”, un sistema che richiede competenze specifiche, disponibilità economiche e contatti internazionali. Nel caso calabrese, inoltre, la relazione tra gli scavatori clandestini e la criminalità organizzata aggiunge un elemento ulteriore: la consapevolezza che il traffico di reperti può diventare, per alcune cosche, un ramo redditizio e a basso rischio rispetto ad altre attività illegali.Il ruolo centrale delle istituzioni culturali
Nonostante il quadro allarmante, uno spunto positivo c’è: le indagini mostrano la forza della collaborazione tra forze dell’ordine, procure e istituzioni culturali. I parchi archeologici coinvolti, così come le soprintendenze e le direzioni museali, hanno fornito supporto tecnico, cartografie, dati e consulenze indispensabili per ricostruire la natura e il valore dei reperti sequestrati.
Ed è proprio grazie a questa cooperazione che è stato possibile ricondurre migliaia di oggetti ai loro contesti originari, stabilire l’autenticità delle monete, valutare la rarità delle emissioni e confrontare i manufatti con i dati delle campagne ufficiali di scavo.Un segnale forte (ma purtroppo questa non sarà l’ultima volta)
L’operazione congiunta di oggi rappresenta di certo una delle risposte più forti e perentorie mai messe in campo contro il traffico illecito di beni culturali in Italia. Tuttavia, la vastità del fenomeno lascia intuire che non sarà l’ultima.
Il patrimonio archeologico italiano, per estensione e ricchezza, continua ad attirare un mercato nero internazionale difficile da estinguere. Ma la portata dell’intervento, l’ampiezza geografica delle misure cautelari e il valore dei reperti recuperati indicano un cambio di passo nel contrasto alle archeomafie.
La storia di questa indagine dimostra che la tutela passa tanto dai sistemi investigativi quanto dalla consapevolezza collettiva. Ogni reperto salvato è un frammento di memoria restituito a tutti. E ogni rete di tombaroli smantellata contribuisce a proteggere, almeno in parte, quel patrimonio eccezionale e vastissimo, che il mondo intero ci riconosce come unico. E che in parte si nasconde ancora nel sottosuolo, in attesa di essere (legalmente) riscoperto.#archeomafia #beniCulturali #Calabria #CarabinieriTPC #EracleaMinoa #indagineGhenos #indagineScylletium #Kaulon #patrimonioCulturale #repertiArcheologici #scaviClandestini #Scolacium #Sicilia #trafficoIllecito
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La Palermo dei misteri, il Conte Cagliostro
Il Conte di Cagliostro, noto anche come Alessandro Cagliostro o Giuseppe Balsamo, fu un personaggio storico e leggendario associato all'alchimia, all'occultismo e alla magia nel XVIII secolo. Cagliostro nacque a Palermo nel 1743, si dice che abbia viaggiato in molte parti d'Europa, presentandosi come un nobile e un alchimista.
https://www.panormus.blog/storie.php?id=6KzcGQBFv1IHD4k
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Baleari vs Sicilia: quale isola scegliere
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Nel cuore pulsante di Palermo, tra vicoli antichi e palazzi carichi di storia, si nasconde un dolce che è molto più di una semplice prelibatezza: la frutta Martorana.
Con il suo aspetto colorato e realistico, quasi un'illusione ottica, questo capolavoro di pasta di mandorle racconta una storia millenaria fatta di ingegno, arte e tradizione monastica.
Nata nel silenzio dei chiostri benedettini, la frutta Martorana ha attraversato secoli trasformandosi in simbolo di accoglienza, memoria e creatività siciliana.
https://blog.palermo.nohost.me/la-frutta-martorana-di-palermo-storia-arte-e-antica-tradizione
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L’isola segreta che più volte fu forgiata soltanto per essere inghiottita dalle acque del Mar Mediterraneo
https://www.jacoporanieri.com/blog/?p=43066#isole #mediterraneo #mare #sommerso #acqua #storia #eventi #episodi #aneddoti #conflitti #eramoderna #casistiche #potenze #nazioni #borboni #sicilia #strano #geologia #vulcani #attività #scienza #territorio #emersione
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La singolarità genetica della formica che incorpora due specie nella sua discendenza
https://www.jacoporanieri.com/blog/?p=43006#animali #creature #insetti #imenotteri #genetica #popolazioni #commensalismo #mutualismo #riproduzione #evoluzione #biologia #scienza #ricerca #studi #formicaio #sicilia #italia #spagna #eusociali #scoperte #teorie
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La singolarità genetica della formica che incorpora due specie nella sua discendenza
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ADORO IL GENIO - MISTERI
Ed ecco spiegato perché continuano a visitarci...
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Ci sono storie che entrano nel cuore delle persone e ci restano per sempre, sono storie di coraggio, di scelte, di sacrifici che alle volte nessuno vorrebbe mai raccontare, eppure devono essere ricordate, per non dimenticare mai.
Per la #giornatainternazionaledelladonna vorrei ricordare Emanuela Loi, un esempio di coraggio, forza e determinazione che ha sacrificato la sua vita per proteggere la legalità.
La storia di Emanuela è una di queste, una giovane donna di 24 anni, un sorriso aperto sul futuro, una divisa indossata con orgoglio, e un destino crudele in quel maledetto 19 luglio 1992 in Via D’Amelio.
https://www.panormus.blog/culture.php?id=emanuela-loi-il-sorriso-della-giustizia-spezzato-dalla-mafia
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Colori straordinari, scritte in arabo, atmosfere che ricordano tanto l’Oriente, sono gli elementi di quella che viene definita la “Camera delle meraviglie”.
La sua scoperta è avvenuta per caso, nel 2003 vennero fatti alcuni lavori di ristrutturazione all’interno di una stanza di un palazzo del Quartiere Albergheria di Palermo e casualmente vennero fuori delle iscrizioni calligrafiche di colore oro e argento su fondo di colore blu, iscrizioni con ogni probabilità in lingua araba.
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E a proposito di pasta reale e mandorle, ecco come queste ultime venivano un tempo lavorate con la smallatura manuale
https://www.panormus.blog/storie.php?id=KykNFuq9Qfu44mN
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E con riferimento al toot precedente, la Chiesa di S. Maria dell'Ammiraglio detta la Martorana, dove le monache inventarono i frutti fatti di pasta reale a base di mandorla.
https://www.panormus.blog/articolo.php?id=568827350
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Palermo, la festa dei morti, pupi di zucchero, frutta martorana, tra storia e leggenda.
I Pupi di Zucchero sono dolci antropomorfi, fatti di zucchero indurito e dipinto.
Le fattezze rievocano figure tradizionali come Paladini di Francia, ballerini e personaggi tipici dell’opera dei Pupi.
Si chiamano Pupaccena perchè secondo una leggenda, un nobile arabo ridotto al lastrico un giorno volle invitare alcuni ospiti. Non avendo la possibilità di comprare cibi particolari, creò questa nuova ricetta, che fu apprezzata con entusiasmo. Da qui l’usanza di chiamarli Pupi di Zucchero o, appunto, Pupaccena, cioè pupi a cena.
I variopinti fruttini di martorana sono il dolce tipico preparato in Sicilia per la solenne Festa dei Morti del 2 novembre, ovvero la commemorazione dei defunti, una ricorrenza molto sentita nell’isola. Prendono il nome dall'aristocratica Eloisa Martorana, fondatrice nel 1194 del terzo monastero benedettino di Palermo, che nel 1876 fu espropriato dallo Stato e oggi ospita il Dipartimento di Architettura dell’università mentre l’adiacente chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, detta Martorana.
La leggenda vuole che la frutta martorana sia stata inventata proprio dalle monache della Martorana.
Un giorno di fine ottobre arrivò al convento l'annuncio di una inaspettata visita del re, curioso di vedere con i propri occhi il meraviglioso giardino delle benedettine di cui tanto si parlava nel Regno.
Una notizia che buttò subito nello sconforto la madre superiora e tutte le religiose: in autunno, infatti, gli alberi e i rosai del chiostro erano tristi e spogli, senza fiori e senza frutti. Fu la suora cuciniera a trovare una soluzione: aveva inventato un dolce a base di mandorle e miele, da offrire al re, morbido e facile da manipolare.
https://www.panormus.blog/articolo.php?id=1685300396
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La Via della Seta in Sicilia
Per molti secoli la via della seta in Sicilia, da Palermo a Messina, lungo la costa settentrionale dell’isola fino a un tratto della riviera ionica, merito del clima e di corsi d’acqua rigogliosi.
Un’arte antica quella della filatura, tessitura e ricamo, di cui molto è andato perduto ma qualcosa si tramanda ancora grazie alla passione e l’intraprendenza di un gruppo di donne e uomini.
In Sicilia si filava e si tesseva già alla corte normannam il ricco manto di Ruggero in seta-raso fu creato nel “Tiraz”, l’opificio del Palazzo Reale.
In oro, perle e smalti, il disegno porta la data del 1133, il manto servì per secoli all’incoronazione dell’imperatore del Sacro Romano Impero e oggi è conservato a Vienna insieme al resto del corredo.
Si filava e si tesseva anche all’Albergo dei Poveri, in Corso Calatafimi, voluto da Carlo III di Borbone a metà del Settecento per ospitare i bisognosi della città.
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La Via della Seta in Sicilia
Per molti secoli la via della seta in Sicilia, da Palermo a Messina, lungo la costa settentrionale dell’isola fino a un tratto della riviera ionica, merito del clima e di corsi d’acqua rigogliosi.
Un’arte antica quella della filatura, tessitura e ricamo, di cui molto è andato perduto ma qualcosa si tramanda ancora grazie alla passione e l’intraprendenza di un gruppo di donne e uomini.
In Sicilia si filava e si tesseva già alla corte normannam il ricco manto di Ruggero in seta-raso fu creato nel “Tiraz”, l’opificio del Palazzo Reale.
In oro, perle e smalti, il disegno porta la data del 1133, il manto servì per secoli all’incoronazione dell’imperatore del Sacro Romano Impero e oggi è conservato a Vienna insieme al resto del corredo.
Si filava e si tesseva anche all’Albergo dei Poveri, in Corso Calatafimi, voluto da Carlo III di Borbone a metà del Settecento per ospitare i bisognosi della città.
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La Via della Seta in Sicilia
Per molti secoli la via della seta in Sicilia, da Palermo a Messina, lungo la costa settentrionale dell’isola fino a un tratto della riviera ionica, merito del clima e di corsi d’acqua rigogliosi.
Un’arte antica quella della filatura, tessitura e ricamo, di cui molto è andato perduto ma qualcosa si tramanda ancora grazie alla passione e l’intraprendenza di un gruppo di donne e uomini.
In Sicilia si filava e si tesseva già alla corte normannam il ricco manto di Ruggero in seta-raso fu creato nel “Tiraz”, l’opificio del Palazzo Reale.
In oro, perle e smalti, il disegno porta la data del 1133, il manto servì per secoli all’incoronazione dell’imperatore del Sacro Romano Impero e oggi è conservato a Vienna insieme al resto del corredo.
Si filava e si tesseva anche all’Albergo dei Poveri, in Corso Calatafimi, voluto da Carlo III di Borbone a metà del Settecento per ospitare i bisognosi della città.
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La Via della Seta in Sicilia
Per molti secoli la via della seta in Sicilia, da Palermo a Messina, lungo la costa settentrionale dell’isola fino a un tratto della riviera ionica, merito del clima e di corsi d’acqua rigogliosi.
Un’arte antica quella della filatura, tessitura e ricamo, di cui molto è andato perduto ma qualcosa si tramanda ancora grazie alla passione e l’intraprendenza di un gruppo di donne e uomini.
In Sicilia si filava e si tesseva già alla corte normannam il ricco manto di Ruggero in seta-raso fu creato nel “Tiraz”, l’opificio del Palazzo Reale.
In oro, perle e smalti, il disegno porta la data del 1133, il manto servì per secoli all’incoronazione dell’imperatore del Sacro Romano Impero e oggi è conservato a Vienna insieme al resto del corredo.
Si filava e si tesseva anche all’Albergo dei Poveri, in Corso Calatafimi, voluto da Carlo III di Borbone a metà del Settecento per ospitare i bisognosi della città.
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La Via della Seta in Sicilia
Per molti secoli la via della seta in Sicilia, da Palermo a Messina, lungo la costa settentrionale dell’isola fino a un tratto della riviera ionica, merito del clima e di corsi d’acqua rigogliosi.
Un’arte antica quella della filatura, tessitura e ricamo, di cui molto è andato perduto ma qualcosa si tramanda ancora grazie alla passione e l’intraprendenza di un gruppo di donne e uomini.
In Sicilia si filava e si tesseva già alla corte normannam il ricco manto di Ruggero in seta-raso fu creato nel “Tiraz”, l’opificio del Palazzo Reale.
In oro, perle e smalti, il disegno porta la data del 1133, il manto servì per secoli all’incoronazione dell’imperatore del Sacro Romano Impero e oggi è conservato a Vienna insieme al resto del corredo.
Si filava e si tesseva anche all’Albergo dei Poveri, in Corso Calatafimi, voluto da Carlo III di Borbone a metà del Settecento per ospitare i bisognosi della città.
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La chiave di San Pietro è un dolce tipico palermitano di antica tradizione, questo dolce al forno, a forma di chiave di varia grandezza, viene preparato da sempre a Palermo il 29 giugno per la Festa di San Pietro, santo custode delle chiavi del Paradiso e protettore dei pescatori, che a Palermo abitavano nel cosiddetto Mandamento di Castellammare, dove ogni anno veniva organizzata la festa in onore del Santo apostolo.
Originariamente la chiave di San Pietro era un dolce molto povero caratterizzato da un’umile pasta di farina di frumento mista, a volte, a farina di mandorla, che veniva glassata con una leggera colata di miele. Tuttavia, nel tempo i pasticceri locali ne crearono innumerevoli varianti più o meno ricche e decorate, per la delizia dei palati dai gusti sopraffini.
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When I say going to this hill town in #Castelbuono #Sicily is like going back in time I was not kidding. Here is proof. They actually still collect the garbage with donkeys. #travel #italy #sicilia
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Un rarissimo esemplare della raccolta di incisioni realizzate nel 1629 da Philips de Mallery su disegni di Antoon van Dyck, che ha per soggetto Santa Rosalia è stato ritrovato a Palermo nella Biblioteca di Palazzo Branciforte, sede della Fondazione Sicilia.
Intitolata S. Rosaliae Virginis Panormitanae Pestis Patronæ iconibus expressa, incisore Cornelius Galle, Antwerp (Anversa), l’incisione è stata individuata nel fondo di libri antichi custodito nella Biblioteca del Palazzo dai professori Maria Concetta Di Natale e Sergio Intorre.
@[email protected]
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Palermo, fabbriche della pasta, fine 800' e metà del 900', spaghetti e maccheroni si stendevano al sole per farli asciugare.
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LA PALERMO DEI MISTERI
Il Conte di Cagliostro, noto anche come Alessandro Cagliostro o Giuseppe Balsamo, fu un personaggio storico e leggendario associato all'alchimia, all'occultismo e alla magia nel XVIII secolo.
Cagliostro nacque a Palermo nel 1743, si dice che abbia viaggiato in molte parti d'Europa, presentandosi come un nobile e un alchimista.
Durante i suoi viaggi, si guadagnò la reputazione di guaritore e mago, il suo periodo di maggiore notorietà fu nella seconda metà del XVIII secolo, quando si stabilì a Parigi, lì fondò una setta chiamata "Ordine della Massoneria Egizia" e si presentò come un maestro dell'alchimia e un guaritore dotato di poteri soprannaturali, egli infatti affermava di poter trasformare metalli in oro, creare l'elisir di lunga vita, guarire malattie attraverso pratiche magiche e persino raggiungere l'immortalità.
La sua fama attirò l'attenzione delle autorità francesi e nel 1785 fu arrestato con l'accusa di praticare la magia e di essere un ciarlatano.
Durante il processo, molte delle sue affermazioni furono smentite e Cagliostro fu condannato a prigione a vita. Tuttavia, nel 1790, durante la Rivoluzione Francese, fu rilasciato insieme ad altri prigionieri politici.
Nonostante la sua fama di ciarlatano, Cagliostro è diventato un personaggio leggendario associato all'occultismo e all'alchimia, è stato spesso ritratto come un mago misterioso e intrigante in opere di letteratura e arte, il suo nome è stato anche associato a varie teorie del complotto e leggende, alimentando l'immaginazione popolare.
Non esistono prove concrete delle sue presunte abilità sovrannaturali, la sua figura è avvolta da una nebbia di mito e di mistero, rendendolo un personaggio affascinante nella storia dell'occultismo.
Mito e leggenda: Dopo la sua morte nel 1795, il nome di Cagliostro continuò a vivere nella leggenda e nell'immaginazione popolare, la sua figura è stata oggetto di numerosi romanzi, drammi teatrali e film, spesso ritratto come un personaggio enigmatico e affascinante con poteri sovrannaturali.
@peppenamir
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ADESSO [30.07-18:50] #Sicilia #Cassibile #Siracusa
continuano le operazioni di spegnimento di #incendi boschivi #IncendiBoschivi da parte dei mezzi aerei dei #VigiliDelFuoco Dipartimento #ProtezioneCivile 2 #Canadair (#CAN20 in arrivo e #CAN12 sul target da minuti) e #elicottero
Informazioni e aggiornamenti: https://www.emergenza24.org/italia-incendi-2023 -
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La condanna definitiva a Saro Cattafi. E adesso la #confisca della splendida baia di S.Antonio a #Milazzo. 6 anni per associazione mafiosa "fino al 2000" per l'uomo-cerniera tra #mafia, servizi segreti, #massoneria e apparati istituzionali #Sicilia
http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2023/05/la-condanna-definitiva-saro-cattafi-e.html -
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L’origine dei faraglioni sta nell’ira del Ciclope Polifemo. Questi, accecato da Ulisse gli avrebbe scagliato contro alcune grosse rocce, per impedirgli di fuggire in mare. Così sarebbero nati i faraglioni.
Acitrezza, Catania.
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Sicilia day 3. Probably the best food I’ve ever had is around here. I mean it 🤤
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