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  1. Mata e Grifone, la leggenda che racconta la città di Messina

    Tra le strade e le piazze di Messina, la storia si intreccia da secoli con il mito, dando vita a una delle tradizioni popolari più affascinanti della Sicilia: Mata e Grifone.

    Le due gigantesche figure, protagoniste indiscusse della festa dell’Assunta, ogni agosto tornano a sfilare per le vie della città, accompagnate da musica, colori e dalla curiosità di grandi e piccoli.

    Le origini di Mata e Grifone, affondano in un racconto leggendario che, nel corso dei secoli, si è intrecciato con la storia, la cultura e le trasformazioni della città.

    Ancora oggi, durante le celebrazioni dell'agosto messinese, i due giganti percorrono le strade della città, ricordando una tradizione antica, capace di rinnovarsi senza perdere il legame con il passato.

    https://web.palermo.nohost.me/write/leggi.php?page=messina-e-la-leggenda-siciliana-di-mata-e-grifone-0bf935

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  2. #silentsunday il silenzio "assordante" del coprifuoco del '43, un ossimoro che ricorda, a quelli che un tempo furono i "picciriddi" del quartiere Kalsa di Palermo, la storia della Lupa.

    Quando il sole calava a picco dietro Palazzo Abatellis e le campane della Gancia smettevano di suonare, nei cortili della Kalsa calava un silenzio pesante, rotto solo da un sussurro che gelava il sangue: "Si sta fora, arriva a Lupa!" (se esci arriva la Lupa).

    Non era una semplice monito, era l'eco di una Palermo ferita, dove tra le macerie ancora fumanti dei bombardamenti del '43, la paura prendeva forma e si trasformava in leggenda.

    Le mamme e le nonne, parlando ai picciriddi della Lupa, lo facevano a voce bassa, quasi temessero di evocarla davvero: una donna-lupo nera come l'inchiostro, avvolta in un mantello logoro che frusciava nell'oscurità come ali di corvo.

    Aveva occhi rossi che brillavano tra i vicoli, artigli affilati pronti ad afferrare e portare via i bambini discoli che osavano sgattaiolare fuori dopo il coprifuoco.

    Bastava il suo nome, pronunciato sulla soglia di casa, e le strade si svuotavano all'istante.

    Ma chi è cresciuto in quei cortili, col tempo capì qual era la verità: la Lupa non aveva artigli, aveva il volto della fame, dei crolli improvvisi tra le case sventrate dai bombardamenti, dei ladri che si nascondevano nelle ombre del dopoguerra.

    Oggi, quella stessa ombra nera non fa più paura: è diventata la guardiana silente di un quartiere che, proprio come lei, ha imparato a sopravvivere a tutto.

    https://web.palermo.nohost.me/write/leggi.php?page=la-lupa-della-kalsa-ombra-nel-cuore-antico-di-palermo-29422b

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  3. Palermo e il mistero della suora fantasma al Capo

    “A Maronna a Miccè” non è soltanto il nome con cui i palermitani chiamano la Madonna della Mercede. È una presenza profondamente radicata nella memoria del mercato del Capo, una devozione che attraversa generazioni e che, ancora oggi, riempie le strade del quartiere durante i giorni della festa. Un'antica espressione poetica popolare racconta questa atmosfera con parole semplici e potentissime: “Nun c'è na strata chi nun è adurnata / di luci, panni, ciuri ed alligria”. Non c'è strada che non sia ornata di luci, drappi, fiori e allegria. È questa la Palermo della festa: rumorosa, colorata, devota, popolare. Ed è proprio questa immagine di vita e di devozione a rendere ancora più suggestivo il contrasto con ciò che accade quando, di notte, il mercato si svuota e il campanile torna a essere soltanto un'ombra contro il cielo.
    È proprio lì che, nel marzo del 2013, cominciò una delle storie più curiose della Palermo contemporanea, la suora affacciata dalla finestra del campanile della chiesa.

    All'inizio fu soltanto una sagoma, qualcuno, guardando verso il campanile, si accorse di una forma che sembrava avere sembianze umane, una donna, una figura di piccola statura, apparentemente vestita da religiosa, un fantasma immobile dietro una delle aperture della torre.

    https://web.palermo.nohost.me/write/leggi.php?page=palermo-e-il-mistero-della-suora-fantasma-al-capo-abdb6f

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  4. Alicudi e le donne volanti, una leggenda tra magia e realtà

    L'isola di Alicudi nasconde un segreto che il tempo non è riuscito a cancellare.

    Si racconta che, nelle notti più buie, l'isola si popolasse di presenze misteriose: le mahare, donne volanti capaci di organizzare banchetti segreti sulla spiaggia, in un equilibrio precario tra magia e allucinazioni collettive.

    https://web.palermo.nohost.me/write/leggi.php?page=alicudi-e-le-donne-volanti-una-leggenda-tra-magia-e-realt-9d6909



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  5. C'è un'altra leggenda palermitana che è stata raccontata ad ogni bambinə che ha varcato la soglia del mercato della Vucciria.

    Una credenza popolare che narra di un coccodrillo, arrivato a Palermo dal lontano fiume Nilo, attraverso il fiume palermitano Papireto e poi dai canali fognari della città, è giunto in una delle fontane del mercato della Vucciria, dove si nascose.

    E' una storia che mi fu raccontata anche a me da bambino, quando con mio Nonno andavamo appunto al mercato.

    Trattandosi di pura fantasia, ciò che viene narrato nel racconto non è veritiero, pertanto nessun bambinə e nessun animale si son fatti male.

    L'ho voluto scrivere in dialetto palermitano e nel primo commento invierò la traduzione.

    Ecco il post:

    https://blog.palermo.nohost.me/a-liggienna-ru-coccodrillu-a-vucciria-di-mpaliemmu

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  6. Il mistero della Monchella del Teatro Massimo di Palermo

    I palermitani la chiamano "a Munachiedda" (la Monachella), la piccola suora il cui spirito, secondo la leggenda, infesta i corridoi del Teatro Massimo di Palermo, da quando la sua tomba fu profanata durante la demolizione dell'antico convento su cui oggi sorge il maestoso edificio.

    E se per costruire il Teatro ci vollero 23 anni e per altri 23 rimase chiuso e abbandonato... beh, per i palermitani non è certo un caso.

    https://web.palermo.nohost.me/write/leggi.php?page=il-mistero-della-monchella-del-teatro-massimo-di-palermo-c6dc6e

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  7. La Leggenda dei Diavoli del Duomo di Monreale

    Sapevate che sotto il Duomo di Monreale si nasconderebbe un tesoro maledetto?

    Molti conoscono i maestosi mosaici bizantini dorati di questo capolavoro normanno, ma pochi fanno caso ai veri "guardiani" del luogo: i Diavoli del Chiostro.

    Scolpiti nel XII secolo, la leggenda narra che queste creature di pietra si animino nelle notti di luna piena per proteggere l'oro di Re Guglielmo II, facendo fuggire a gambe levate chiunque osi cercarlo.

    https://web.palermo.nohost.me/write/leggi.php?page=i-diavoli-del-duomo-di-monreale-2f1d1e

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  8. Mentre in questi giorni l'Etna sta regalando spettacoli mozzafiato con fontane di lava dalla Voragine e nuove colate nella Valle del Bove, c'è chi non può fare a meno di pensare a un'antica leggenda siciliana.

    Secondo un'antica credenza siciliana, sotto la nostra isola giace un titano sconfitto: Tifeo, il gigante condannato da Zeus a sorreggere la Sicilia per l'eternità.

    La leggenda vuole che tutta questa furia del vulcano non sia altro che la rabbia di Tifeo, il gigante imprigionato sotto la Sicilia, che cerca disperatamente di liberarsi.

    Le sue braccia reggono
    #Messina e #Pachino, #Trapani poggia sulle sue gambe e l'Etna è proprio la sua bocca che sputa fuoco 😁

    https://web.palermo.nohost.me/write/view.php?file=Tifeo+il+mostruoso+gigante+che+sorregge+la+Sicilia.md&v=1786464477948



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  9. La leggenda di Colapesce, colui che regge la Sicilia sulle sue spalle

    La leggenda di Colapesce è una delle più antiche e affascinanti storie siciliane, narra la vita di un giovane pescatore di
    #Messina, Nicola (detto Cola), che per amore della sua terra decise di sacrificare la propria vita per salvarla.

    https://web.palermo.nohost.me/write/view.php?file=La+leggenda+di+Colapesce.md&v=1786372988179

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  10. Nato nel 1194, Federico II di Svevia ereditò un immenso dominio e trasformò il Regno di Sicilia in uno dei principali centri culturali e politici d'Europa.

    Tra riforme, diplomazia, scienza e arte, il suo regno gli valse il titolo di Stupor Mundi, "Meraviglia del Mondo".

    https://web.palermo.nohost.me/write/view.php?file=Federico+II+lo+Stupor+Mundi.md&v=1785994399332

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  11. ad atene, ancora fino a settembre: “grammars of the possible. between word and sign” @ galleria gramma_epsilon

    Grammars of the Possible
    Between Word and Sign
    A cura di Paolo Cortese
    18.06.2026 – 26.09.2026
    Artiste: Mirella Bentivoglio, Amelia Etlinger, Elisabetta Gut, Greta Schödl


    Dal 18 Giugno al 26 settembre 2026 si tiene presso la Galleria Gramma_Epsilon di Atene la mostra Grammars of the Possible_Between Word and Sign a cura di Paolo Cortese.
    Grammars of the Possible è una serie di mostre dedicata ad artiste donne che esplorano il linguaggio nelle sue forme poetiche e visive ampliate. Questa mostra inaugura il primo capitolo di questa serie in corso.
    La rassegna riunisce opere di Mirella Bentivoglio, Amelia Etlinger, Elisabetta Gut e Greta Schödl, mettendo in dialogo quattro differenti approcci al rapporto tra scrittura, immagine e forma poetica. Pur sviluppando linguaggi autonomi e profondamente personali, tutte queste artiste furono legate a Bentivoglio attraverso rapporti di amicizia, corrispondenza, scambio artistico e una comune ricerca attorno alla poesia visiva e alle sperimentazioni del linguaggio.
    Piuttosto che considerare il linguaggio come un sistema stabile di comunicazione, la mostra esplora i modi in cui la parola può trasformarsi in gesto, ritmo, struttura visiva e presenza intima. Attraverso poesia visiva, libri d’artista, libri-oggetto e assemblage, la scrittura diventa un campo percettivo sospeso tra significato e segno, leggibilità e astrazione.

    Per Gut, il linguaggio è innanzitutto esperienza visiva. Le sue opere attingono ad alfabeti sconosciuti, simboli e codici il cui significato semantico resta inaccessibile, ma la cui struttura grafica rivela una forza poetica intrinseca. La scrittura diventa immagine: una composizione di segni percepiti intuitivamente più che decifrati linguisticamente.
    Schödl affronta il linguaggio attraverso la ripetizione e la durata. Scrivendo ripetutamente una stessa parola, ne dissolve progressivamente la funzione descrittiva per distillarne ritmo, densità e risonanza emotiva. Nel suo lavoro, la scrittura si trasforma in un gesto meditativo la cui cadenza visiva restituisce l’essenza stessa del linguaggio.
    Bentivoglio indaga il linguaggio sia poeticamente sia concettualmente, ampliando e spostando i significati attraverso l’interazione tra parole e immagini. I suoi libri d’artista e libri-oggetto rivelano una particolare attenzione al valore simbolico del libro stesso come forma fisica e concettuale: uno spazio in cui il linguaggio si fa oggetto, struttura e metafora.
    Etlinger, formatasi originariamente come poetessa all’interno della rete della mail art, presenta delicati postal poems e un tapestry poem composti da frammenti tessili, piume, elementi vegetali essiccati e rare parole o lettere manoscritte. Spesso indirizzati direttamente a Bentivoglio, questi intimi assemblage dissolvono i confini tra poesia, corrispondenza e oggetto, conservando il linguaggio come fragile traccia emotiva.
    La mostra include inoltre una selezione di libri d’artista e libri-oggetto di Bentivoglio, Gut e Schödl, evidenziando il libro come spazio poetico espanso, in cui la scrittura si sviluppa in forma materiale, visiva e scultorea.
    Between Word and Sign propone la poesia visiva non come categoria storica chiusa, ma come pratica aperta e trasformativa, in cui il linguaggio supera la propria funzione comunicativa per diventare immagine, ritmo, materia e relazione.

    Grammars of the Possible
    Between Word and Sign
    A cura di Paolo Cortese
    13 Giugno – 26 Settembre 2026
    Orario: martedí – sabato 11-19
    Info: +30 210 3231867 Mob: +30 6982522874
    [email protected]
    http://www.grammaepsilon.com

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  12. Il Duomo di Monreale, capolavoro normanno del XII secolo, nasconde nei suoi capitelli scolpiti un segreto diabolico:
    i "diavoli", figure cornute e ghignanti che da secoli custodiscono, secondo la leggenda, un tesoro sepolto sotto le sue fondamenta.

    Secondo la leggenda, Guglielmo II il Buono, succeduto al padre sul trono di Sicilia, si sarebbe addormentato sotto un carrubo, colto da stanchezza, mentre era a caccia nei boschi di Monreale.

    In sogno gli apparve la Madonna, a cui era molto devoto, che gli rivelò il segreto di una “truvatura” con queste parole:

    “Nel luogo dove stai dormendo è nascosto il più grande tesoro del mondo: dissotterralo e costruisci un tempio in mio onore”.
    Dette queste parole, la Vergine scomparve e Guglielmo, fiducioso della rivelazione in sogno, ordinò che si sradicasse il carrubo e gli si scavasse intorno.

    Con grande stupore venne scoperto un tesoro in monete d'oro che furono subito destinate alla costruzione del Duomo di Monreale, cui furono chiamati per la realizzazione maestri mosaicisti greco-bizantini.

    Una leggenda narra che successivamente monaci e re normanni seppellirono sotto il pavimento sacro del Duomo di Monreale, ricchezze protette da un incantesimo demoniaco.

    I diavoli scolpiti nei capitelli del colonnato, rappresenterebbero pertanto delle sentinelle di pietra che sussurrano moniti eterni contro avidità e tentazioni, intrecciando la fede di Guglielmo II con il folklore siciliano.

    https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=i-diavoli-del-duomo-di-monreale-2f1d1e

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  13. Nella profondità silenziosa della notte, nel Palazzo di Giustizia di Palermo, un'imponente fortezza razionalista nata dal cantiere del 1937 e completata solo nel 1957, dopo le ferite della guerra, la notte cela segreti che nessun codice penale può spiegare.

    Alle tre del mattino del dicembre 2011, un giovane carabiniere in ronda tra aule e cancellerie scorge una figura evanescente, una donna avvolta in un bianco spettrale, con una sciarpa rossa, si volta fluttuando, lo fissa con occhi spenti e svanisce nel nulla, lasciando un gelo irrazionale in un tempio dedicato alla logica e alla giustizia.

    È l'inizio di una leggenda che intreccia storia palermitana e mistero sovrannaturale.

    https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=il-fantasma-della-donna-in-bianco-del-tribunale-di-palermo-ff051a

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  14. La Lupa della Kalsa, ombre di paura nel cuore antico di Palermo

    Nel cuore buio della Kalsa, tra le cicatrici dei bombardamenti del '43 e i vicoli arabi che sussurrano segreti antichi, si nascondeva la Lupa, la leggenda di un'ombra famelica che durante le notti di coprifuoco rapiva i bambini disobbedienti.

    Non era solo un'invenzione per far stare buoni i "picciriddi" (bambini), ma l'incarnazione delle paure di una Palermo ferita, dove la notte portava crolli, ladri, fame e disperazione.​

    https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=la-lupa-della-kalsa-ombra-nel-cuore-antico-di-palermo-29422b

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  15. Il Fantasma del Turco a Palermo tra storia e mistero nel Palazzo De Cordoba

    Nel cuore di Palermo, città ricca di storia e di antiche tradizioni, si cela una leggenda che intreccia mistero, nobiltà e spettri inquieti.

    Il fantasma del Turco, figura avvolta nel mistero e nei secoli, continua a far parlare di sé, evocando racconti di prigionieri, monarchi stranieri e spiriti che non trovano pace.

    Una narrazione suggestiva, alla scoperta di un mistero affascinante, tra le vecchie mura di un palazzo storico della città.

    https://www.panormus.blog/articoli.php?id=il-fantasma-del-turco-a-palermo-tra-storia-e-mistero-nel-palazzo-de-cordoba

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  16. W Palermo e S. Rosalia

    Il 7 maggio del 1624 arriva a Palermo, proveniente da Tunisi, il vascello della redenzione dei cattivi (riscatto dei cristiani prigionieri degli infedeli).

    Il Vicerè Emanuele Filiberto, contro il parere del Senato che sospettava che a bordo covasse la peste, ne permette l’attracco, “carico come era di mercanzie e ricchi doni a lui inviati dal Re di Tunisi”, la peste si diffonde in città.

    https://www.panormus.blog/articolo.php?id=1914571367

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  17. La Sicilia del 1943 vista attraverso gli occhi di Andrea Camilleri e il leggendario fotoreporter di guerra Robert Capa

    Nel luglio del 1943, mentre gli americani sbarcano in Sicilia, segnando un momento cruciale della Seconda guerra mondiale, Andrea Camilleri si trova a vivere un’esperienza che va oltre il caos e la paura di quei giorni.

    Tra lo sfollamento, la preoccupazione per il padre e la scoperta che la Valle dei Templi è miracolosamente intatta, Andrea incrocia il cammino di un uomo destinato a diventare una leggenda, il fotoreporter Robert Capa.

    Questa è la storia di un incontro casuale, ma carico di significato, che ci ricorda come, anche nei momenti più bui, l’arte e l’umanità riescano a farsi spazio.

    https://www.panormus.blog/articoli.php?id=la-sicilia-del-1943-vista-attraverso-gli-occhi-di-camilleri-e-il-leggendario-fotoreporter-di-guerra-robert-capa

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  18. La #libido non è "messa a terra", ma è diretta dalla #volontà di incarnarsi in una #forma appositamente preparata per la sua #ricezione.

    Se l'#effetto #naturale viene annullato, la scarica di #energia non si perde, ma forma un'#immagine #sottile o #astrale dell'#idea dominante nella #mente al culmine del #coito. Normalmente questa idea è un'idea di #bassopiacere, che instaura nella #mente un'#abitudine, che diventa sempre più difficile controllare. Questa tendenza deve quindi essere distrutta.