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#popolari — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #popolari, aggregated by home.social.

  1. #silentsunday

    "Al calar della notte, prenda una vettura e vada a fare una passeggiata al Foro Italico, lì vedrà una parte della società palermitana, ascolterà la musica e il mare. Soltanto allora potrà giudicare se Palermo è stata giustamente chiamata la felice"
    "Venuta la sera, seguii il consiglio e mi feci condurre alla Marina. La grande passeggiata di tutti era iniziata, andavano a piccoli gruppi, senza fretta, con la noncuranza della conversazione che indica una passeggiata abituale, a respirare la brezza di mare e a vedere passare le carrozze".
    R. Bazin 1891

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  2. #silentsunday

    Il vicolo. Palermo, 1982
    Fotografia di Letizia Battaglia
    © Archivio Letizia Battaglia

    Un estratto del Libro "Mi prendo il mondo ovunque sia"
    scritto da Letizia Battaglia a quattro mani con Sabrina Pisu - Ed. Einaudi

    C'è un legame profondo, viscerale, che mi unisce a questa città, che mi nutre e che io nutro.

    Mi legano a Palermo un sentimento di rabbia mista a dolcissima disperazione, la percepisco come una città malata e questo mi fa molto intristire anche se negli ultimi anni qualcosa si sta realizzando.

    Ma dove ci sono molte difficoltà i sogni sono più belli, sono più forti.

    Palermo è come una bambina che vuole crescere, diventare grande, diventare la maestra o la principessa, sogna di diventare una persona felice.

    Palermo sono le bambine che nei quartieri poveri continuano a guardare il mondo con occhi pieni di sogni. Palermo sono io.

    E' una città piena di cose, belle e brutte. Come lo è un amore.

    E' un elemento barocco su un muro con sotto accatastata la spazzatura.

    E' il profumo di un fiore o di qualcuno che cucina tra le grida della strada.

    E' il mercato della Vucciria con il profumo delle cucine accanto a palazzi fatiscenti.

    E' una statua della Madonna o di Gesù che spunta da un palazzo, una finestrina con la sua tendina rotta e la sua vita difficile dietro.

    La mia Palermo puzza splendidamente.



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  3. Palermo 1491, una mano tremante solleva il coperchio di un sarcofago antico, sigillato da secoli, dentro, tra le spoglie di una regina, brilla qualcosa di inaspettato: una corona d’oro, smalti e pietre preziose, intatta come il giorno in cui fu deposta.

    È la corona di Costanza d’Aragona, prima moglie di Federico II, un simbolo di regalità che ha attraversato i secoli senza perdere il suo fascino misterioso.

    Questa scoperta, avvenuta nella Cattedrale di Palermo, non fu un caso isolato, fu l’inizio di una lunga indagine sulle tombe reali, che avrebbe svelato tesori nascosti, gioielli dimenticati e storie sepolte sotto il marmo.

    Oggi, quel tesoro è custodito gelosamente all’interno della Cattedrale, tra le mura che hanno visto passare Normanni, Svevi e Aragonesi, e che ancora oggi raccontano i segreti di un’epoca che fu.

    https://www.panormus.blog/notes/?slug=il-tesoro-della-cattedrale-di-palermo-1773139477

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  4. Era il 5 luglio 1979 quando Palermo, con il suo Stadio della Favorita, divenne teatro di uno degli eventi musicali più rivoluzionari della storia italiana: il concerto di Lucio Dalla e Francesco De Gregori, parte del leggendario tour “Banana Republic”.

    Quell’estate, i due cantautori non solo portarono la loro musica in giro per l’Italia, ma segnarono una svolta epocale nel modo di intendere i concerti dal vivo, trasformando gli stadi in templi della musica pop e riscrivendo le regole del rapporto tra artisti e pubblico.

    http://www.panormus.blog/notes/post.php?slug=banana-republic-a-palermo-1772695937


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  5. Lo Sfincionello Palermitano, un viaggio tra storia, tradizione e sapori autentici

    Per le strade di Palermo, tra i profumi intensi dei mercati e il vociare delle friggitorie è qui, tra i vicoli del centro storico, che nasce una delle delizie più iconiche della Sicilia: lo sfincionello.

    Non una semplice pizza, ma un simbolo di convivialità, un piatto che racconta secoli di storia attraverso un impasto soffice, una salsa ricca e un tocco di formaggio che si fonde con il pangrattato croccante.

    Dalle monache dei conventi alle tavole dei palermitani, lo sfincionello è un omaggio alla cucina povera che si trasforma in arte.

    Le sue origini, i segreti della ricetta tradizionale:

    http://www.panormus.blog/gallery/index.php?p=img&id=699433be688e6

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  6. Acqua, anice e colori: il canto degli acquaioli tra le strade di Palermo

    C’è un profumo che, più di ogni altro, sa di Palermo, è quello dell’anice mescolato all’acqua fresca, servita in bicchieri di vetro appannati dalla condensa.

    È il profumo degli acquaioli, figure iconiche che per secoli hanno animato le piazze e i vicoli della città, trasformando un semplice gesto "dissetare" in un rituale di convivialità e tradizione.

    Con i loro carretti dipinti, i bummuli, e i tavolini adornati di fiori e frutta, gli acquaioli non vendevano solo acqua e zammù (anice), offrivano un pezzo di storia, un sorso di memoria, un momento di incontro tra le persone.

    In un’epoca in cui l’acqua corrente nelle case era un lusso e le fontanelle pubbliche erano punti di ritrovo, gli acquaioli erano i custodi di un’arte antica, tramandata dagli arabi e arricchita dalla fantasia siciliana.

    Oggi, tra modernità e nostalgia, la loro figura sopravvive nelle fotografie sbiadite, nei racconti dei nonni e nelle feste popolari, a ricordarci che a Palermo, anche un bicchiere d’acqua può diventare poesia.

    https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=gli-acquaioli-di-palermo-una-tradizione-tra-storia-anice-e-memoria-bdbd4b

    @[email protected]


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  7. Acqua, anice e colori: il canto degli acquaioli tra le strade di Palermo

    C’è un profumo che, più di ogni altro, sa di Palermo, è quello dell’anice mescolato all’acqua fresca, servita in bicchieri di vetro appannati dalla condensa.

    È il profumo degli acquaioli, figure iconiche che per secoli hanno animato le piazze e i vicoli della città, trasformando un semplice gesto "dissetare" in un rituale di convivialità e tradizione.

    Con i loro carretti dipinti, i bummuli, e i tavolini adornati di fiori e frutta, gli acquaioli non vendevano solo acqua e zammù (anice), offrivano un pezzo di storia, un sorso di memoria, un momento di incontro tra le persone.

    In un’epoca in cui l’acqua corrente nelle case era un lusso e le fontanelle pubbliche erano punti di ritrovo, gli acquaioli erano i custodi di un’arte antica, tramandata dagli arabi e arricchita dalla fantasia siciliana.

    Oggi, tra modernità e nostalgia, la loro figura sopravvive nelle fotografie sbiadite, nei racconti dei nonni e nelle feste popolari, a ricordarci che a Palermo, anche un bicchiere d’acqua può diventare poesia.

    https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=gli-acquaioli-di-palermo-una-tradizione-tra-storia-anice-e-memoria-bdbd4b

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  8. Acqua, anice e colori: il canto degli acquaioli tra le strade di Palermo

    C’è un profumo che, più di ogni altro, sa di Palermo, è quello dell’anice mescolato all’acqua fresca, servita in bicchieri di vetro appannati dalla condensa.

    È il profumo degli acquaioli, figure iconiche che per secoli hanno animato le piazze e i vicoli della città, trasformando un semplice gesto "dissetare" in un rituale di convivialità e tradizione.

    Con i loro carretti dipinti, i bummuli, e i tavolini adornati di fiori e frutta, gli acquaioli non vendevano solo acqua e zammù (anice), offrivano un pezzo di storia, un sorso di memoria, un momento di incontro tra le persone.

    In un’epoca in cui l’acqua corrente nelle case era un lusso e le fontanelle pubbliche erano punti di ritrovo, gli acquaioli erano i custodi di un’arte antica, tramandata dagli arabi e arricchita dalla fantasia siciliana.

    Oggi, tra modernità e nostalgia, la loro figura sopravvive nelle fotografie sbiadite, nei racconti dei nonni e nelle feste popolari, a ricordarci che a Palermo, anche un bicchiere d’acqua può diventare poesia.

    https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=gli-acquaioli-di-palermo-una-tradizione-tra-storia-anice-e-memoria-bdbd4b

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  9. I chioschi di Palermo: architettura, società e memoria tra Ottocento e Novecento

    Alla fine del XIX secolo, Palermo viveva un’epoca di profonda trasformazione, la città, crocevia di culture e capitale di un regno che aveva visto alternarsi dominazioni arabe, normanne e spagnole, si preparava a diventare un simbolo dell’Italia moderna.

    In questo contesto di rinnovamento urbano e culturale, tra il fermento dell’Esposizione Nazionale del 1891 e l’ascesa dello stile Liberty, nascono i chioschi palermitani: piccole architetture che, oltre a soddisfare esigenze pratiche, diventano manifesti di un’epoca in cui arte, società e vita quotidiana si intrecciano in modo indissolubile.

    I chioschi erano luoghi di socialità: qui, tra un bicchiere di acqua e zammù (anice) e una chiacchierata, le persone si incontravano in un luogo che rifletteva la società palermitana dell’epoca.

    https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=i-chioschi-di-palermo-4c2b0d

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  10. L'Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-1892

    Fu un'impresa grandiosa che trasformò temporaneamente la città in un crocevia di innovazione, cultura e orgoglio siciliano, attirando oltre un milione di visitatori da tutta Italia e dall'estero.

    Inaugurata il 15 novembre 1891 dal re Umberto I, rimase aperta fino al 5 giugno 1892, chiudendo i battenti con 1.205.000 biglietti venduti e incassi record.

    L'esposizione occupò 130.000 metri quadrati tra via Libertà e piazza Castelnuovo, con padiglioni progettati dall'architetto Ernesto Basile in un eclettico stile arabo-normanno-renaissance, ispirato ai monumenti palermitani.

    Tra le meraviglie ingegneristiche, un belvedere alto 55 metri offriva panorami mozzafiato, una fontana luminosa con giochi d'acqua notturni incantava i visitatori e la "macchina eliotermica" di De Saint-Assisc prefigurava i moderni frigoriferi.

    https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=esposizione-nazionale-di-palermo-1891-92-9d0a60


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  11. L'Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-1892

    Fu un'impresa grandiosa che trasformò temporaneamente la città in un crocevia di innovazione, cultura e orgoglio siciliano, attirando oltre un milione di visitatori da tutta Italia e dall'estero.

    Inaugurata il 15 novembre 1891 dal re Umberto I, rimase aperta fino al 5 giugno 1892, chiudendo i battenti con 1.205.000 biglietti venduti e incassi record.

    L'esposizione occupò 130.000 metri quadrati tra via Libertà e piazza Castelnuovo, con padiglioni progettati dall'architetto Ernesto Basile in un eclettico stile arabo-normanno-renaissance, ispirato ai monumenti palermitani.

    Tra le meraviglie ingegneristiche, un belvedere alto 55 metri offriva panorami mozzafiato, una fontana luminosa con giochi d'acqua notturni incantava i visitatori e la "macchina eliotermica" di De Saint-Assisc prefigurava i moderni frigoriferi.

    https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=esposizione-nazionale-di-palermo-1891-92-9d0a60


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  12. L'Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-1892

    Fu un'impresa grandiosa che trasformò temporaneamente la città in un crocevia di innovazione, cultura e orgoglio siciliano, attirando oltre un milione di visitatori da tutta Italia e dall'estero.

    Inaugurata il 15 novembre 1891 dal re Umberto I, rimase aperta fino al 5 giugno 1892, chiudendo i battenti con 1.205.000 biglietti venduti e incassi record.

    L'esposizione occupò 130.000 metri quadrati tra via Libertà e piazza Castelnuovo, con padiglioni progettati dall'architetto Ernesto Basile in un eclettico stile arabo-normanno-renaissance, ispirato ai monumenti palermitani.

    Tra le meraviglie ingegneristiche, un belvedere alto 55 metri offriva panorami mozzafiato, una fontana luminosa con giochi d'acqua notturni incantava i visitatori e la "macchina eliotermica" di De Saint-Assisc prefigurava i moderni frigoriferi.

    https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=esposizione-nazionale-di-palermo-1891-92-9d0a60


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  13. L'Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-1892

    Fu un'impresa grandiosa che trasformò temporaneamente la città in un crocevia di innovazione, cultura e orgoglio siciliano, attirando oltre un milione di visitatori da tutta Italia e dall'estero.

    Inaugurata il 15 novembre 1891 dal re Umberto I, rimase aperta fino al 5 giugno 1892, chiudendo i battenti con 1.205.000 biglietti venduti e incassi record.

    L'esposizione occupò 130.000 metri quadrati tra via Libertà e piazza Castelnuovo, con padiglioni progettati dall'architetto Ernesto Basile in un eclettico stile arabo-normanno-renaissance, ispirato ai monumenti palermitani.

    Tra le meraviglie ingegneristiche, un belvedere alto 55 metri offriva panorami mozzafiato, una fontana luminosa con giochi d'acqua notturni incantava i visitatori e la "macchina eliotermica" di De Saint-Assisc prefigurava i moderni frigoriferi.

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  14. L'Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-1892

    Fu un'impresa grandiosa che trasformò temporaneamente la città in un crocevia di innovazione, cultura e orgoglio siciliano, attirando oltre un milione di visitatori da tutta Italia e dall'estero.

    Inaugurata il 15 novembre 1891 dal re Umberto I, rimase aperta fino al 5 giugno 1892, chiudendo i battenti con 1.205.000 biglietti venduti e incassi record.

    L'esposizione occupò 130.000 metri quadrati tra via Libertà e piazza Castelnuovo, con padiglioni progettati dall'architetto Ernesto Basile in un eclettico stile arabo-normanno-renaissance, ispirato ai monumenti palermitani.

    Tra le meraviglie ingegneristiche, un belvedere alto 55 metri offriva panorami mozzafiato, una fontana luminosa con giochi d'acqua notturni incantava i visitatori e la "macchina eliotermica" di De Saint-Assisc prefigurava i moderni frigoriferi.

    https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=esposizione-nazionale-di-palermo-1891-92-9d0a60


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  15. Il Duomo di Monreale, capolavoro normanno del XII secolo, nasconde nei suoi capitelli scolpiti un segreto diabolico:
    i "diavoli", figure cornute e ghignanti che da secoli custodiscono, secondo la leggenda, un tesoro sepolto sotto le sue fondamenta.

    Secondo la leggenda, Guglielmo II il Buono, succeduto al padre sul trono di Sicilia, si sarebbe addormentato sotto un carrubo, colto da stanchezza, mentre era a caccia nei boschi di Monreale.

    In sogno gli apparve la Madonna, a cui era molto devoto, che gli rivelò il segreto di una “truvatura” con queste parole:

    “Nel luogo dove stai dormendo è nascosto il più grande tesoro del mondo: dissotterralo e costruisci un tempio in mio onore”.
    Dette queste parole, la Vergine scomparve e Guglielmo, fiducioso della rivelazione in sogno, ordinò che si sradicasse il carrubo e gli si scavasse intorno.

    Con grande stupore venne scoperto un tesoro in monete d'oro che furono subito destinate alla costruzione del Duomo di Monreale, cui furono chiamati per la realizzazione maestri mosaicisti greco-bizantini.

    Una leggenda narra che successivamente monaci e re normanni seppellirono sotto il pavimento sacro del Duomo di Monreale, ricchezze protette da un incantesimo demoniaco.

    I diavoli scolpiti nei capitelli del colonnato, rappresenterebbero pertanto delle sentinelle di pietra che sussurrano moniti eterni contro avidità e tentazioni, intrecciando la fede di Guglielmo II con il folklore siciliano.

    https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=i-diavoli-del-duomo-di-monreale-2f1d1e

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  16. Nella profondità silenziosa della notte, nel Palazzo di Giustizia di Palermo, un'imponente fortezza razionalista nata dal cantiere del 1937 e completata solo nel 1957, dopo le ferite della guerra, la notte cela segreti che nessun codice penale può spiegare.

    Alle tre del mattino del dicembre 2011, un giovane carabiniere in ronda tra aule e cancellerie scorge una figura evanescente, una donna avvolta in un bianco spettrale, con una sciarpa rossa, si volta fluttuando, lo fissa con occhi spenti e svanisce nel nulla, lasciando un gelo irrazionale in un tempio dedicato alla logica e alla giustizia.

    È l'inizio di una leggenda che intreccia storia palermitana e mistero sovrannaturale.

    https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=il-fantasma-della-donna-in-bianco-del-tribunale-di-palermo-ff051a

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  17. Nella profondità silenziosa della notte, nel Palazzo di Giustizia di Palermo, un'imponente fortezza razionalista nata dal cantiere del 1937 e completata solo nel 1957, dopo le ferite della guerra, la notte cela segreti che nessun codice penale può spiegare.

    Alle tre del mattino del dicembre 2011, un giovane carabiniere in ronda tra aule e cancellerie scorge una figura evanescente, una donna avvolta in un bianco spettrale, con una sciarpa rossa, si volta fluttuando, lo fissa con occhi spenti e svanisce nel nulla, lasciando un gelo irrazionale in un tempio dedicato alla logica e alla giustizia.

    È l'inizio di una leggenda che intreccia storia palermitana e mistero sovrannaturale.

    https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=il-fantasma-della-donna-in-bianco-del-tribunale-di-palermo-ff051a

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  18. Nella profondità silenziosa della notte, nel Palazzo di Giustizia di Palermo, un'imponente fortezza razionalista nata dal cantiere del 1937 e completata solo nel 1957, dopo le ferite della guerra, la notte cela segreti che nessun codice penale può spiegare.

    Alle tre del mattino del dicembre 2011, un giovane carabiniere in ronda tra aule e cancellerie scorge una figura evanescente, una donna avvolta in un bianco spettrale, con una sciarpa rossa, si volta fluttuando, lo fissa con occhi spenti e svanisce nel nulla, lasciando un gelo irrazionale in un tempio dedicato alla logica e alla giustizia.

    È l'inizio di una leggenda che intreccia storia palermitana e mistero sovrannaturale.

    https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=il-fantasma-della-donna-in-bianco-del-tribunale-di-palermo-ff051a

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  19. Nella profondità silenziosa della notte, nel Palazzo di Giustizia di Palermo, un'imponente fortezza razionalista nata dal cantiere del 1937 e completata solo nel 1957, dopo le ferite della guerra, la notte cela segreti che nessun codice penale può spiegare.

    Alle tre del mattino del dicembre 2011, un giovane carabiniere in ronda tra aule e cancellerie scorge una figura evanescente, una donna avvolta in un bianco spettrale, con una sciarpa rossa, si volta fluttuando, lo fissa con occhi spenti e svanisce nel nulla, lasciando un gelo irrazionale in un tempio dedicato alla logica e alla giustizia.

    È l'inizio di una leggenda che intreccia storia palermitana e mistero sovrannaturale.

    https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=il-fantasma-della-donna-in-bianco-del-tribunale-di-palermo-ff051a

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  20. Nella profondità silenziosa della notte, nel Palazzo di Giustizia di Palermo, un'imponente fortezza razionalista nata dal cantiere del 1937 e completata solo nel 1957, dopo le ferite della guerra, la notte cela segreti che nessun codice penale può spiegare.

    Alle tre del mattino del dicembre 2011, un giovane carabiniere in ronda tra aule e cancellerie scorge una figura evanescente, una donna avvolta in un bianco spettrale, con una sciarpa rossa, si volta fluttuando, lo fissa con occhi spenti e svanisce nel nulla, lasciando un gelo irrazionale in un tempio dedicato alla logica e alla giustizia.

    È l'inizio di una leggenda che intreccia storia palermitana e mistero sovrannaturale.

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  21. La Bambina col pallone di Letizia Battaglia

    Nel cuore pulsante di Palermo, nel quartiere della Cala nel 1980, Letizia Battaglia catturò un istante eterno: una bambina imbronciata, Katia Malizia, con un pallone in mano e uno sguardo che sfida il mondo.

    Questa fotografia, emblema di innocenza e ribellione tra i vicoli segnati da mafia e povertà, nacque da un incontro casuale che la fotografa inseguì per 38 anni fino al commovente ricongiungimento.

    Un'immagine che trascende il bianco e nero, rivelando la forza indomita dell'infanzia siciliana.

    https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=la-bambina-col-pallone-di-letizia-battaglia-453014
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  22. La Lupa della Kalsa, ombre di paura nel cuore antico di Palermo

    Nel cuore buio della Kalsa, tra le cicatrici dei bombardamenti del '43 e i vicoli arabi che sussurrano segreti antichi, si nascondeva la Lupa, la leggenda di un'ombra famelica che durante le notti di coprifuoco rapiva i bambini disobbedienti.

    Non era solo un'invenzione per far stare buoni i "picciriddi" (bambini), ma l'incarnazione delle paure di una Palermo ferita, dove la notte portava crolli, ladri, fame e disperazione.​

    https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=la-lupa-della-kalsa-ombra-nel-cuore-antico-di-palermo-29422b

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  23. La Leggenda dei Bosconero, il vampiro di Palermo

    Nei boschi oscuri che cingono Palermo, come le fitte foreste di Ficuzza e i dintorni di Monte Pellegrino, si annida da secoli la leggenda dei Bosconero, vampiri del folklore siciliano.

    Descritti per la prima volta nelle cronache popolari del XVII secolo e raccolti dal folklorista Giuseppe Pitrè alla fine dell'Ottocento, questi esseri emersi dalle tradizioni arbëreshë (comunità albanesi migrate in Sicilia nel XV secolo) appaiono come ombre pallide con occhi luminescenti, avvolti in mantelli neri come la notte.

    https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=il-vampiro-di-palermo-e-il-segreto-dei-bosconero-600d72

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  24. La buca della salvezza, sul muro della Chiesa della Gancia di Palermo

    Nel cuore della Kalsa, il 4 aprile 1860, mentre i colpi della Rivolta della Gancia echeggiano contro i Borbone, due patrioti – Gaspare Bivona e Filippo Patti – si celano tra i cadaveri nella cripta della chiesa di Santa Maria degli Angeli.

    Affamati, con le mani insanguinate, scavano freneticamente una breccia nel muro di via Alloro: nasce la “buca della salvezza”.

    Ma è l’astuzia delle donne palermitane della Kalsa, le più coraggiose del quartiere, che fingono un litigio furioso – urla, strattoni, improperi – distraendo i gendarmi quel tanto che basta perché i fuggitivi svaniscano nei vicoli.

    Tra lapide commemorativa e memorie popolari, questa feritoia sussurra ancora di un’epopea riscattata dal genio femminile palermitano.

    https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=la-buca-della-salvezza-nella-chiesa-della-gancia-di-palermo-0e4a60

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  25. La buca della salvezza, sul muro della Chiesa della Gancia di Palermo

    Nel cuore della Kalsa, il 4 aprile 1860, mentre i colpi della Rivolta della Gancia echeggiano contro i Borbone, due patrioti – Gaspare Bivona e Filippo Patti – si celano tra i cadaveri nella cripta della chiesa di Santa Maria degli Angeli.

    Affamati, con le mani insanguinate, scavano freneticamente una breccia nel muro di via Alloro: nasce la “buca della salvezza”.

    Ma è l’astuzia delle donne palermitane della Kalsa, le più coraggiose del quartiere, che fingono un litigio furioso – urla, strattoni, improperi – distraendo i gendarmi quel tanto che basta perché i fuggitivi svaniscano nei vicoli.

    Tra lapide commemorativa e memorie popolari, questa feritoia sussurra ancora di un’epopea riscattata dal genio femminile palermitano.

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  26. La buca della salvezza, sul muro della Chiesa della Gancia di Palermo

    Nel cuore della Kalsa, il 4 aprile 1860, mentre i colpi della Rivolta della Gancia echeggiano contro i Borbone, due patrioti – Gaspare Bivona e Filippo Patti – si celano tra i cadaveri nella cripta della chiesa di Santa Maria degli Angeli.

    Affamati, con le mani insanguinate, scavano freneticamente una breccia nel muro di via Alloro: nasce la “buca della salvezza”.

    Ma è l’astuzia delle donne palermitane della Kalsa, le più coraggiose del quartiere, che fingono un litigio furioso – urla, strattoni, improperi – distraendo i gendarmi quel tanto che basta perché i fuggitivi svaniscano nei vicoli.

    Tra lapide commemorativa e memorie popolari, questa feritoia sussurra ancora di un’epopea riscattata dal genio femminile palermitano.

    https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=la-buca-della-salvezza-nella-chiesa-della-gancia-di-palermo-0e4a60

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  27. La buca della salvezza, sul muro della Chiesa della Gancia di Palermo

    Nel cuore della Kalsa, il 4 aprile 1860, mentre i colpi della Rivolta della Gancia echeggiano contro i Borbone, due patrioti – Gaspare Bivona e Filippo Patti – si celano tra i cadaveri nella cripta della chiesa di Santa Maria degli Angeli.

    Affamati, con le mani insanguinate, scavano freneticamente una breccia nel muro di via Alloro: nasce la “buca della salvezza”.

    Ma è l’astuzia delle donne palermitane della Kalsa, le più coraggiose del quartiere, che fingono un litigio furioso – urla, strattoni, improperi – distraendo i gendarmi quel tanto che basta perché i fuggitivi svaniscano nei vicoli.

    Tra lapide commemorativa e memorie popolari, questa feritoia sussurra ancora di un’epopea riscattata dal genio femminile palermitano.

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  28. La buca della salvezza, sul muro della Chiesa della Gancia di Palermo

    Nel cuore della Kalsa, il 4 aprile 1860, mentre i colpi della Rivolta della Gancia echeggiano contro i Borbone, due patrioti – Gaspare Bivona e Filippo Patti – si celano tra i cadaveri nella cripta della chiesa di Santa Maria degli Angeli.

    Affamati, con le mani insanguinate, scavano freneticamente una breccia nel muro di via Alloro: nasce la “buca della salvezza”.

    Ma è l’astuzia delle donne palermitane della Kalsa, le più coraggiose del quartiere, che fingono un litigio furioso – urla, strattoni, improperi – distraendo i gendarmi quel tanto che basta perché i fuggitivi svaniscano nei vicoli.

    Tra lapide commemorativa e memorie popolari, questa feritoia sussurra ancora di un’epopea riscattata dal genio femminile palermitano.

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  29. Costanza d'Altavilla, l'ultima Regina Normanna di Palermo e Madre di Federico II

    Nella storia medievale del Mediterraneo poche figure incarnano tanto dramma e destino quanto Costanza d'Altavilla.

    Nata a Palermo nel 1154, figlia del grande re Ruggero II, Costanza attraversò epoche e confini per diventare imperatrice del Sacro Romano Impero e madre del leggendario Federico II, lo Stupor Mundi.

    La sua vita fu un intreccio di politica, diplomazia e destino, segnata dalla nascita in un momento di transizione e conclusasi con la morte nella sua città natale, dove ancora oggi riposa nella maestosa Cattedrale di Palermo.

    https://blog.palermo.nohost.me/costanza-daltavilla-lultima-regina-normanna-di-palermo-e-madre-di-federico-ii

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  30. Monreale (PA), il Chiostro dei Benedettini

    Riflessi di un viaggio misterioso di Guy de Maupassant

    "Il meraviglioso Chiostro di Monreale suggerisce alla mente una tale sensazione di grazia che ci si vorrebbe restare quasi per sempre… e chi non l’ha visto non può immaginare cosa sia l’armonia di un colonnato… meravigliano lo sguardo e poi affascinano, lo incantano, vi generano quella gioia artistica che le cose d’un gusto assoluto fanno penetrare nell’anima attraverso gli occhi"
    Nel 1885, mentre l’Europa fremeva tra innovazioni e ombre di decadenza, Guy de Maupassant, uno dei grandi protagonisti della letteratura francese dell’Ottocento, salpò verso la Sicilia, isola enigmatica dove normanni, arabi e greci avevano intrecciato un destino di conquiste e sincretismi.

    Tra le sue rovine dorate e i chiostri silenziosi, lo scrittore francese scoprì un’armonia assoluta che lo travolse, immortalata nelle pagine liriche di "La Vie Errante".

    È qui, tra le colonne ipnotiche di Monreale, che nasce un racconto di estasi e mistero, capace di evocare l’essenza immortale della “perla del Mediterraneo”.

    https://www.panormus.blog/pubblicazioni.php?post=69417b72aa7b6

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  31. Sicilia, Messina e la leggenda di Mata e Grifone: un ponte tra culture e storia

    Sotto il cielo stellato della Sicilia normanna, tra le mura di Messina crocevia di crociati e mercanti saraceni, sboccia l'epica di Mata e Grifone, un gigante innamorato, una fanciulla virtuosa e un'unione che sfida le divisioni religiose.

    Da leggenda d'amore a giganti di cartapesta che sfilano per le strade di Messina, questa storia intreccia mito, storia e devozione popolare, celebrando l'armonia in un'isola di mille culture.

    https://www.panormus.blog/pubblicazioni.php?post=693efbefeb826

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    #messina #sicilia #sicily #italy #europe #world #picoftheday #picture #image #immagine #photo #photography #fotografia #storia #story #cultura #culture #arte #art #aspassoneltempo #aspassonellastoria #memorie #tradizioni #popolari #feste #giganti #mata #grifone

  32. Sicilia, Messina e la leggenda di Mata e Grifone: un ponte tra culture e storia

    Sotto il cielo stellato della Sicilia normanna, tra le mura di Messina crocevia di crociati e mercanti saraceni, sboccia l'epica di Mata e Grifone, un gigante innamorato, una fanciulla virtuosa e un'unione che sfida le divisioni religiose.

    Da leggenda d'amore a giganti di cartapesta che sfilano per le strade di Messina, questa storia intreccia mito, storia e devozione popolare, celebrando l'armonia in un'isola di mille culture.

    https://www.panormus.blog/pubblicazioni.php?post=693efbefeb826

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  33. I pupari siciliani sono i custodi di un’arte antica, capaci di dare vita a figure di legno e cartapesta che raccontano storie di coraggio, amore e magia.

    Nel loro spettacolo, ogni gesto e ogni voce si intrecciano per far rivivere la tradizione e il cuore della Sicilia, trasportando lo spettatore in un mondo sospeso tra fiaba, leggenda e realtà.

    https://blog.palermo.nohost.me/i-pupari-siciliani

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  34. La Via della Seta in Sicilia

    La Sicilia ha ospitato per secoli una ricca tradizione tessile, che ha fatto della seta un simbolo di eleganza e maestria artigianale lungo la sua costa settentrionale, da Palermo a Messina, fino ai paesaggi della riviera ionica.

    Le condizioni ambientali favorevoli, unite a un’arte antica di filatura, tessitura e ricamo, hanno creato un legame profondo tra l’isola e la lavorazione della seta, ancora viva grazie all’impegno di artigiani appassionati.

    Dalle sfarzose creazioni della corte normanna, come il manto di Ruggero, fino agli ateliers dell’Albergo dei Poveri di Palermo, la seta siciliana racconta una storia di bellezza, cultura e tradizione che ha attraversato i secoli, lasciando tracce preziose nel tessuto sociale e artistico dell’isola.

    https://www.panormus.blog/articoli.php?id=la-via-della-seta-in-sicilia
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  35. Il Fantasma del Turco a Palermo tra storia e mistero nel Palazzo De Cordoba

    Nel cuore di Palermo, città ricca di storia e di antiche tradizioni, si cela una leggenda che intreccia mistero, nobiltà e spettri inquieti.

    Il fantasma del Turco, figura avvolta nel mistero e nei secoli, continua a far parlare di sé, evocando racconti di prigionieri, monarchi stranieri e spiriti che non trovano pace.

    Una narrazione suggestiva, alla scoperta di un mistero affascinante, tra le vecchie mura di un palazzo storico della città.

    https://www.panormus.blog/articoli.php?id=il-fantasma-del-turco-a-palermo-tra-storia-e-mistero-nel-palazzo-de-cordoba

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  36. W Palermo e S. Rosalia

    Il 7 maggio del 1624 arriva a Palermo, proveniente da Tunisi, il vascello della redenzione dei cattivi (riscatto dei cristiani prigionieri degli infedeli).

    Il Vicerè Emanuele Filiberto, contro il parere del Senato che sospettava che a bordo covasse la peste, ne permette l’attracco, “carico come era di mercanzie e ricchi doni a lui inviati dal Re di Tunisi”, la peste si diffonde in città.

    https://www.panormus.blog/articolo.php?id=1914571367

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  37. Una volta, non molto tempo fa, nelle strade di Palermo risuonavano voci forti e appassionate che si mescolavano al suono di una chitarra e al fruscio della gente che si avvicinava curiosa.

    Bastava un angolo di piazza, un cartellone dipinto a mano e una voce calda ed era come se il mondo si fermasse.

    Erano i Cantastorie, figure che Palermo conosceva bene, ogni quartiere, dalla Kalsa al Capo, aveva il suo angolo dove questi artisti si fermavano a raccontare.

    Non si limitavano a “cantare” storie, le facevano vivere, le sentivi nelle loro voci, nei gesti delle loro mani, negli occhi, narravano di amori perduti, di eroi coraggiosi, di santi e delinquenti, di fatti che erano accaduti davvero o magari no, ma che tutti amavano ascoltare.

    https://www.panormus.blog/articoli.php?post=palermo-e-i-cantastorie

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  38. Palermo, le carceri di Palazzo Steri Chiaramonte e il tribunale dell'inquisizione

    Stasera su Rai Storia alle 20.30 si parlerà del Carcere di Palazzo Steri, utilizzato dall’inizio del ‘600 alla fine del ‘700 dall’inquisizione spagnola per imprigionare tutti i cittadini scomodi per la vita sociale, politica e soprattutto religiosa, dell’antica città di Palermo.

    I graffiti riscoperti, durante il restauro del Palazzo, ci comunicano pensieri e stati d’animo struggenti, che arrivano a noi in modo diretto, opere realizzate nel buio per rimanere nel buio, che ci raccontano il dramma della prigionia più infame, perché spesso ingiusta.

    Ne ho parlato sul mio blog:
    https://www.panormus.blog/stories.php?key=il-carcere-inquisizione-a-palazzo-chiaramonte-steri

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  39. La leggenda dei diavoli del Castello della Zisa di Palermo

    La leggenda racconta anche che, chiunque provi a contare il numero esatto dei Diavoli della Zisa, non ci riesce, questo perché questi iniziano a muoversi e mescolarsi.

    Inoltre se il giorno dell’Annunziata (25 marzo) i Diavoli vengono fissati troppo a lungo, inizieranno a muovere la coda o storcere la bocca.

    https://www.panormus.blog/culture.php?id=la-leggenda-dei-diavoli-del-castello-della-zisa-di-palermo


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  40. I carretti siciliani sono un vero e proprio simbolo della cultura e della tradizione dell’isola, famosi in tutto il mondo per le loro decorazioni vivaci e colorate, ogni carretto racconta una storia unica.

    https://www.panormus.blog/culture.php?id=i-carretti-siciliani




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  41. A Palermo, nel 1891, in occasione dell'Esposizione Nazionale, venne bandito da Tina Whitaker Scalia il "Concorso della Canzone siciliana" il premio consisteva in 250 lire.

    Primo premio alla canzone "Vucidda duci".


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  42. #silentsunday

    Palermo, antica strada in ciottoli che conduce in cima al Monte Pellegrino (munti piddirinu) fino al santuario della Patrona della città S. Rosalia che si trova all'interno di un anfratto di roccia.

    La tradizione e la devozione popolare dei palermitani vuole che nella notte tra il 3 e il 4 settembre si faccia "l'acchianata" (la salita), che si può definire come un viaggio vero e proprio, tale è la fatica che i fedeli sostengono per recarsi in pellegrinaggio dalla Santuzza.

    I fedeli affrontano la salita anche a piedi scalzi, trascinandosi sulle ginocchia nude nell’ultimo tratto della scalinata, per sciogliere un voto promesso per grazia ricevuta.

    Nel santuario sono custodite le ossa di Santa Rosalia, che sarebbero state trovate sul monte da un cacciatore nel 1624 mentre la peste flagellava la città.

    Grazie al ritrovamento, la peste venne sconfitta e il senato palermitano dedicò a Rosalia Sinibaldi il santuario nel quale sono presenti molti ex-voto depositati dai fedeli.

    Sotto un baldacchino vi è l'altare con il simulacro della "Santa Rosalia giacente" inserita in una teca in vetro immersa negli ex-voto dei devoti.
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