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Palermo 9 Maggio 1943 il giorno in cui nel cielo ci fu l'apocalisse
C’era un sole caldo quel giorno a Palermo, era una domenica di maggio, il 9 maggio del 1943, nessuno sapeva che di lì a poco il cielo si sarebbe riempito di aerei, e che in pochi minuti la città avrebbe vissuto uno dei suoi incubi peggiori.
Poco dopo l’una del pomeriggio, una flotta di bombardieri americani – i famigerati B-17 "Fortezze Volanti" – piombò su Palermo. Il loro obiettivo era il porto, nodo strategico per le operazioni militari dell’Asse.
Ma le bombe non seguono mappe precise e la città intera tremò sotto una pioggia di fuoco.
https://www.panormus.blog/articoli.php?id=palermo-9-maggio-1943-il-giorno-in-cui-nel-cielo-ci-fu-apocalisse
#palermo #panormus #sicilia #sicily #italy #europe #world #picoftheday #picture #image #immagine #photo #photography #fotografia #storia #story #cultura #culture #arte #art #aspassoneltempo #aspassonellastoria #memorie #secondaguerramondiale # #fediphoto #fediverso -
Palermo 9 Maggio 1943 il giorno in cui nel cielo ci fu l'apocalisse
C’era un sole caldo quel giorno a Palermo, era una domenica di maggio, il 9 maggio del 1943, nessuno sapeva che di lì a poco il cielo si sarebbe riempito di aerei, e che in pochi minuti la città avrebbe vissuto uno dei suoi incubi peggiori.
Poco dopo l’una del pomeriggio, una flotta di bombardieri americani – i famigerati B-17 "Fortezze Volanti" – piombò su Palermo. Il loro obiettivo era il porto, nodo strategico per le operazioni militari dell’Asse.
Ma le bombe non seguono mappe precise e la città intera tremò sotto una pioggia di fuoco.
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Palermo 9 Maggio 1943 il giorno in cui nel cielo ci fu l'apocalisse
C’era un sole caldo quel giorno a Palermo, era una domenica di maggio, il 9 maggio del 1943, nessuno sapeva che di lì a poco il cielo si sarebbe riempito di aerei, e che in pochi minuti la città avrebbe vissuto uno dei suoi incubi peggiori.
Poco dopo l’una del pomeriggio, una flotta di bombardieri americani – i famigerati B-17 "Fortezze Volanti" – piombò su Palermo. Il loro obiettivo era il porto, nodo strategico per le operazioni militari dell’Asse.
Ma le bombe non seguono mappe precise e la città intera tremò sotto una pioggia di fuoco.
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Palermo 9 Maggio 1943 il giorno in cui nel cielo ci fu l'apocalisse
C’era un sole caldo quel giorno a Palermo, era una domenica di maggio, il 9 maggio del 1943, nessuno sapeva che di lì a poco il cielo si sarebbe riempito di aerei, e che in pochi minuti la città avrebbe vissuto uno dei suoi incubi peggiori.
Poco dopo l’una del pomeriggio, una flotta di bombardieri americani – i famigerati B-17 "Fortezze Volanti" – piombò su Palermo. Il loro obiettivo era il porto, nodo strategico per le operazioni militari dell’Asse.
Ma le bombe non seguono mappe precise e la città intera tremò sotto una pioggia di fuoco.
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Palermo 9 Maggio 1943 il giorno in cui nel cielo ci fu l'apocalisse
C’era un sole caldo quel giorno a Palermo, era una domenica di maggio, il 9 maggio del 1943, nessuno sapeva che di lì a poco il cielo si sarebbe riempito di aerei, e che in pochi minuti la città avrebbe vissuto uno dei suoi incubi peggiori.
Poco dopo l’una del pomeriggio, una flotta di bombardieri americani – i famigerati B-17 "Fortezze Volanti" – piombò su Palermo. Il loro obiettivo era il porto, nodo strategico per le operazioni militari dell’Asse.
Ma le bombe non seguono mappe precise e la città intera tremò sotto una pioggia di fuoco.
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"Al calar della notte, prenda una vettura e vada a fare una passeggiata al Foro Italico, lì vedrà una parte della società palermitana, ascolterà la musica e il mare. Soltanto allora potrà giudicare se Palermo è stata giustamente chiamata la felice"
"Venuta la sera, seguii il consiglio e mi feci condurre alla Marina. La grande passeggiata di tutti era iniziata, andavano a piccoli gruppi, senza fretta, con la noncuranza della conversazione che indica una passeggiata abituale, a respirare la brezza di mare e a vedere passare le carrozze".
R. Bazin 1891
#palermo #panormus #sicilia #sicily #italy #europe #world #picoftheday #picture #image #immagine #photo #photography #fotografia #storia #story #cultura #culture #arte #art #aspassoneltempo #aspassonellastoria #memorie #antiche #tradizioni #popolari #musica #fediphoto #fediverso -
"Al calar della notte, prenda una vettura e vada a fare una passeggiata al Foro Italico, lì vedrà una parte della società palermitana, ascolterà la musica e il mare. Soltanto allora potrà giudicare se Palermo è stata giustamente chiamata la felice"
"Venuta la sera, seguii il consiglio e mi feci condurre alla Marina. La grande passeggiata di tutti era iniziata, andavano a piccoli gruppi, senza fretta, con la noncuranza della conversazione che indica una passeggiata abituale, a respirare la brezza di mare e a vedere passare le carrozze".
R. Bazin 1891
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"Venuta la sera, seguii il consiglio e mi feci condurre alla Marina. La grande passeggiata di tutti era iniziata, andavano a piccoli gruppi, senza fretta, con la noncuranza della conversazione che indica una passeggiata abituale, a respirare la brezza di mare e a vedere passare le carrozze".
R. Bazin 1891
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"Al calar della notte, prenda una vettura e vada a fare una passeggiata al Foro Italico, lì vedrà una parte della società palermitana, ascolterà la musica e il mare. Soltanto allora potrà giudicare se Palermo è stata giustamente chiamata la felice"
"Venuta la sera, seguii il consiglio e mi feci condurre alla Marina. La grande passeggiata di tutti era iniziata, andavano a piccoli gruppi, senza fretta, con la noncuranza della conversazione che indica una passeggiata abituale, a respirare la brezza di mare e a vedere passare le carrozze".
R. Bazin 1891
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#1maggio #festadellavoro
Era il 1° maggio 1947, e la Sicilia era in fermento, i contadini, stanchi di secoli di soprusi, si radunavano a Portella della Ginestra per reclamare ciò che era loro: la terra.
Ma quel giorno, tra le colline di Piana degli Albanesi, non si celebrò solo la Festa del Lavoro, si scrisse una delle pagine più buie e sanguinaria della storia italiana.
Una pagina scritta con il sangue di undici innocenti e il silenzio di chi sapeva e non parlò mai.
https://www.panormus.blog/articles/view2.php?id=1777572061&share=1
#palermo #panormus #sicilia #sicily #italy #europe #world #picoftheday #picture #image #immagine #photo #photography #fotografia #storia #story #cultura #culture #arte #art #aspassoneltempo #aspassonellastoria #memorie #festadellavoro #fediphoto #fediverso -
#1maggio #festadellavoro
Era il 1° maggio 1947, e la Sicilia era in fermento, i contadini, stanchi di secoli di soprusi, si radunavano a Portella della Ginestra per reclamare ciò che era loro: la terra.
Ma quel giorno, tra le colline di Piana degli Albanesi, non si celebrò solo la Festa del Lavoro, si scrisse una delle pagine più buie e sanguinaria della storia italiana.
Una pagina scritta con il sangue di undici innocenti e il silenzio di chi sapeva e non parlò mai.
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#1maggio #festadellavoro
Era il 1° maggio 1947, e la Sicilia era in fermento, i contadini, stanchi di secoli di soprusi, si radunavano a Portella della Ginestra per reclamare ciò che era loro: la terra.
Ma quel giorno, tra le colline di Piana degli Albanesi, non si celebrò solo la Festa del Lavoro, si scrisse una delle pagine più buie e sanguinaria della storia italiana.
Una pagina scritta con il sangue di undici innocenti e il silenzio di chi sapeva e non parlò mai.
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#25aprile #donnepartigiane #resistenza #antifascismo
Nelle pieghe oscure dell'occupazione nazifascista, le partigiane italiane, staffette silenziose e combattenti coraggiose, infransero le catene del terrore con gesti quotidiani di audacia, tessendo la tela invisibile della libertà.
Tra loro, la Siciliana Goliarda Sapienza, nata a Catania e forgiata da sangue antifascista, portò nella Brigata Vespri la sua fiamma ribelle, unendo il fragore delle azioni clandestine alla potenza eterna della parola.
https://www.panormus.blog/articles/view2.php?id=1777109312&share=1
#catania #palermo #panormus #sicilia #sicily #italy #europe #world #picoftheday #picture #image #immagine #photo #photography #fotografia #storia #story #cultura #culture #arte #art #aspassoneltempo #aspassonellastoria #memorie #fediphoto #fediverso -
#25aprile #donnepartigiane #resistenza #antifascismo
Nelle pieghe oscure dell'occupazione nazifascista, le partigiane italiane, staffette silenziose e combattenti coraggiose, infransero le catene del terrore con gesti quotidiani di audacia, tessendo la tela invisibile della libertà.
Tra loro, la Siciliana Goliarda Sapienza, nata a Catania e forgiata da sangue antifascista, portò nella Brigata Vespri la sua fiamma ribelle, unendo il fragore delle azioni clandestine alla potenza eterna della parola.
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Nelle pieghe oscure dell'occupazione nazifascista, le partigiane italiane, staffette silenziose e combattenti coraggiose, infransero le catene del terrore con gesti quotidiani di audacia, tessendo la tela invisibile della libertà.
Tra loro, la Siciliana Goliarda Sapienza, nata a Catania e forgiata da sangue antifascista, portò nella Brigata Vespri la sua fiamma ribelle, unendo il fragore delle azioni clandestine alla potenza eterna della parola.
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Nelle pieghe oscure dell'occupazione nazifascista, le partigiane italiane, staffette silenziose e combattenti coraggiose, infransero le catene del terrore con gesti quotidiani di audacia, tessendo la tela invisibile della libertà.
Tra loro, la Siciliana Goliarda Sapienza, nata a Catania e forgiata da sangue antifascista, portò nella Brigata Vespri la sua fiamma ribelle, unendo il fragore delle azioni clandestine alla potenza eterna della parola.
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#25aprile #donnepartigiane #resistenza #antifascismo
Nelle pieghe oscure dell'occupazione nazifascista, le partigiane italiane, staffette silenziose e combattenti coraggiose, infransero le catene del terrore con gesti quotidiani di audacia, tessendo la tela invisibile della libertà.
Tra loro, la Siciliana Goliarda Sapienza, nata a Catania e forgiata da sangue antifascista, portò nella Brigata Vespri la sua fiamma ribelle, unendo il fragore delle azioni clandestine alla potenza eterna della parola.
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#25aprile #donnepartigiane #resistenza
In un'Italia straziata dalla guerra e dal regime fascista, le donne partigiane emersero come colonne silenziose della speranza, tessendo reti invisibili di ribellione tra le ombre della persecuzione.
Con il coraggio di staffette che sfidavano posti di blocco armati di un solo fazzoletto o di combattenti che impugnavano armi improvvisate, trasformarono il dolore privato in lotta collettiva per la libertà, dimostrando che la vera forza della Resistenza non risiedeva solo nelle battaglie aperte, ma nel cuore indomabile di chi non si piegava mai.
In un piccolo borgo ai margini di Roma, durante i gelidi inverni dell'occupazione nazista, un'ostetrica siciliana di nome Concetta Piazza aprì le porte della sua umile casa non solo a future madri, ma a decine di uomini braccati dal terrore, trasformando il suo destino di cura quotidiana in un atto di resistenza epica e silenziosa.
https://www.panormus.blog/articles/view2.php?id=1777107588&share=1
#palermo #panormus #sicilia #sicily #caltanissetta #delia #roma #italy #europe #world #picoftheday #picture #image #immagine #photo #photography #fotografia #storia #story #cultura #culture #arte #art #aspassoneltempo #aspassonellastoria #memorie #fediphoto #fediverso -
#25aprile #donnepartigiane #resistenza
In un'Italia straziata dalla guerra e dal regime fascista, le donne partigiane emersero come colonne silenziose della speranza, tessendo reti invisibili di ribellione tra le ombre della persecuzione.
Con il coraggio di staffette che sfidavano posti di blocco armati di un solo fazzoletto o di combattenti che impugnavano armi improvvisate, trasformarono il dolore privato in lotta collettiva per la libertà, dimostrando che la vera forza della Resistenza non risiedeva solo nelle battaglie aperte, ma nel cuore indomabile di chi non si piegava mai.
In un piccolo borgo ai margini di Roma, durante i gelidi inverni dell'occupazione nazista, un'ostetrica siciliana di nome Concetta Piazza aprì le porte della sua umile casa non solo a future madri, ma a decine di uomini braccati dal terrore, trasformando il suo destino di cura quotidiana in un atto di resistenza epica e silenziosa.
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In un'Italia straziata dalla guerra e dal regime fascista, le donne partigiane emersero come colonne silenziose della speranza, tessendo reti invisibili di ribellione tra le ombre della persecuzione.
Con il coraggio di staffette che sfidavano posti di blocco armati di un solo fazzoletto o di combattenti che impugnavano armi improvvisate, trasformarono il dolore privato in lotta collettiva per la libertà, dimostrando che la vera forza della Resistenza non risiedeva solo nelle battaglie aperte, ma nel cuore indomabile di chi non si piegava mai.
In un piccolo borgo ai margini di Roma, durante i gelidi inverni dell'occupazione nazista, un'ostetrica siciliana di nome Concetta Piazza aprì le porte della sua umile casa non solo a future madri, ma a decine di uomini braccati dal terrore, trasformando il suo destino di cura quotidiana in un atto di resistenza epica e silenziosa.
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In un'Italia straziata dalla guerra e dal regime fascista, le donne partigiane emersero come colonne silenziose della speranza, tessendo reti invisibili di ribellione tra le ombre della persecuzione.
Con il coraggio di staffette che sfidavano posti di blocco armati di un solo fazzoletto o di combattenti che impugnavano armi improvvisate, trasformarono il dolore privato in lotta collettiva per la libertà, dimostrando che la vera forza della Resistenza non risiedeva solo nelle battaglie aperte, ma nel cuore indomabile di chi non si piegava mai.
In un piccolo borgo ai margini di Roma, durante i gelidi inverni dell'occupazione nazista, un'ostetrica siciliana di nome Concetta Piazza aprì le porte della sua umile casa non solo a future madri, ma a decine di uomini braccati dal terrore, trasformando il suo destino di cura quotidiana in un atto di resistenza epica e silenziosa.
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In un'Italia straziata dalla guerra e dal regime fascista, le donne partigiane emersero come colonne silenziose della speranza, tessendo reti invisibili di ribellione tra le ombre della persecuzione.
Con il coraggio di staffette che sfidavano posti di blocco armati di un solo fazzoletto o di combattenti che impugnavano armi improvvisate, trasformarono il dolore privato in lotta collettiva per la libertà, dimostrando che la vera forza della Resistenza non risiedeva solo nelle battaglie aperte, ma nel cuore indomabile di chi non si piegava mai.
In un piccolo borgo ai margini di Roma, durante i gelidi inverni dell'occupazione nazista, un'ostetrica siciliana di nome Concetta Piazza aprì le porte della sua umile casa non solo a future madri, ma a decine di uomini braccati dal terrore, trasformando il suo destino di cura quotidiana in un atto di resistenza epica e silenziosa.
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Sotto il rumore dei tram e il fiume Oreto, c’è un pezzo di Palermo che per più di un secolo nessuno ha visto, il Ponte delle Teste Mozze.
È un luogo che il suo nome spaventa prima ancora di raggiungerlo, ma che, una volta scoperto, racconta una delle storie più intense della città, guerre, condanne, esecuzioni pubbliche, battaglie decisive e trasformazioni urbanistiche che hanno sepolto tutto, ma non hanno cancellato niente.
Per oltre un secolo è stato un’ombra leggendaria, citato solo in schizzi di viaggiatori e in poche foto ingiallite, finché i lavori per la nuova linea del tram nel 2014 l’hanno strappato dal sottosuolo e rimesso alla luce.
https://www.panormus.blog/articles/view.php?id=1776626418&share=1
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#silentsunday
Il vicolo. Palermo, 1982
Fotografia di Letizia Battaglia
© Archivio Letizia Battaglia
Un estratto del Libro "Mi prendo il mondo ovunque sia"
scritto da Letizia Battaglia a quattro mani con Sabrina Pisu - Ed. Einaudi
C'è un legame profondo, viscerale, che mi unisce a questa città, che mi nutre e che io nutro.
Mi legano a Palermo un sentimento di rabbia mista a dolcissima disperazione, la percepisco come una città malata e questo mi fa molto intristire anche se negli ultimi anni qualcosa si sta realizzando.
Ma dove ci sono molte difficoltà i sogni sono più belli, sono più forti.
Palermo è come una bambina che vuole crescere, diventare grande, diventare la maestra o la principessa, sogna di diventare una persona felice.
Palermo sono le bambine che nei quartieri poveri continuano a guardare il mondo con occhi pieni di sogni. Palermo sono io.
E' una città piena di cose, belle e brutte. Come lo è un amore.
E' un elemento barocco su un muro con sotto accatastata la spazzatura.
E' il profumo di un fiore o di qualcuno che cucina tra le grida della strada.
E' il mercato della Vucciria con il profumo delle cucine accanto a palazzi fatiscenti.
E' una statua della Madonna o di Gesù che spunta da un palazzo, una finestrina con la sua tendina rotta e la sua vita difficile dietro.
La mia Palermo puzza splendidamente.
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Palermo 1491, una mano tremante solleva il coperchio di un sarcofago antico, sigillato da secoli, dentro, tra le spoglie di una regina, brilla qualcosa di inaspettato: una corona d’oro, smalti e pietre preziose, intatta come il giorno in cui fu deposta.
È la corona di Costanza d’Aragona, prima moglie di Federico II, un simbolo di regalità che ha attraversato i secoli senza perdere il suo fascino misterioso.
Questa scoperta, avvenuta nella Cattedrale di Palermo, non fu un caso isolato, fu l’inizio di una lunga indagine sulle tombe reali, che avrebbe svelato tesori nascosti, gioielli dimenticati e storie sepolte sotto il marmo.
Oggi, quel tesoro è custodito gelosamente all’interno della Cattedrale, tra le mura che hanno visto passare Normanni, Svevi e Aragonesi, e che ancora oggi raccontano i segreti di un’epoca che fu.
https://www.panormus.blog/notes/?slug=il-tesoro-della-cattedrale-di-palermo-1773139477
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Era il 5 luglio 1979 quando Palermo, con il suo Stadio della Favorita, divenne teatro di uno degli eventi musicali più rivoluzionari della storia italiana: il concerto di Lucio Dalla e Francesco De Gregori, parte del leggendario tour “Banana Republic”.
Quell’estate, i due cantautori non solo portarono la loro musica in giro per l’Italia, ma segnarono una svolta epocale nel modo di intendere i concerti dal vivo, trasformando gli stadi in templi della musica pop e riscrivendo le regole del rapporto tra artisti e pubblico.
http://www.panormus.blog/notes/post.php?slug=banana-republic-a-palermo-1772695937
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Lo Sfincionello Palermitano, un viaggio tra storia, tradizione e sapori autentici
Per le strade di Palermo, tra i profumi intensi dei mercati e il vociare delle friggitorie è qui, tra i vicoli del centro storico, che nasce una delle delizie più iconiche della Sicilia: lo sfincionello.
Non una semplice pizza, ma un simbolo di convivialità, un piatto che racconta secoli di storia attraverso un impasto soffice, una salsa ricca e un tocco di formaggio che si fonde con il pangrattato croccante.
Dalle monache dei conventi alle tavole dei palermitani, lo sfincionello è un omaggio alla cucina povera che si trasforma in arte.
Le sue origini, i segreti della ricetta tradizionale:
http://www.panormus.blog/gallery/index.php?p=img&id=699433be688e6
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Acqua, anice e colori: il canto degli acquaioli tra le strade di Palermo
C’è un profumo che, più di ogni altro, sa di Palermo, è quello dell’anice mescolato all’acqua fresca, servita in bicchieri di vetro appannati dalla condensa.
È il profumo degli acquaioli, figure iconiche che per secoli hanno animato le piazze e i vicoli della città, trasformando un semplice gesto "dissetare" in un rituale di convivialità e tradizione.
Con i loro carretti dipinti, i bummuli, e i tavolini adornati di fiori e frutta, gli acquaioli non vendevano solo acqua e zammù (anice), offrivano un pezzo di storia, un sorso di memoria, un momento di incontro tra le persone.
In un’epoca in cui l’acqua corrente nelle case era un lusso e le fontanelle pubbliche erano punti di ritrovo, gli acquaioli erano i custodi di un’arte antica, tramandata dagli arabi e arricchita dalla fantasia siciliana.
Oggi, tra modernità e nostalgia, la loro figura sopravvive nelle fotografie sbiadite, nei racconti dei nonni e nelle feste popolari, a ricordarci che a Palermo, anche un bicchiere d’acqua può diventare poesia.
https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=gli-acquaioli-di-palermo-una-tradizione-tra-storia-anice-e-memoria-bdbd4b
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#palermo #panormus #sicilia #sicily #italy #europe #world #picoftheday #picture #image #immagine #photo #photography #fotografia #storia #story #cultura #culture #arte #art #aspassoneltempo #aspassonellastoria #memorie #tradizioni #popolari #acquaioli #anice #feste #rioni #fediphoto #fediverso -
Acqua, anice e colori: il canto degli acquaioli tra le strade di Palermo
C’è un profumo che, più di ogni altro, sa di Palermo, è quello dell’anice mescolato all’acqua fresca, servita in bicchieri di vetro appannati dalla condensa.
È il profumo degli acquaioli, figure iconiche che per secoli hanno animato le piazze e i vicoli della città, trasformando un semplice gesto "dissetare" in un rituale di convivialità e tradizione.
Con i loro carretti dipinti, i bummuli, e i tavolini adornati di fiori e frutta, gli acquaioli non vendevano solo acqua e zammù (anice), offrivano un pezzo di storia, un sorso di memoria, un momento di incontro tra le persone.
In un’epoca in cui l’acqua corrente nelle case era un lusso e le fontanelle pubbliche erano punti di ritrovo, gli acquaioli erano i custodi di un’arte antica, tramandata dagli arabi e arricchita dalla fantasia siciliana.
Oggi, tra modernità e nostalgia, la loro figura sopravvive nelle fotografie sbiadite, nei racconti dei nonni e nelle feste popolari, a ricordarci che a Palermo, anche un bicchiere d’acqua può diventare poesia.
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Acqua, anice e colori: il canto degli acquaioli tra le strade di Palermo
C’è un profumo che, più di ogni altro, sa di Palermo, è quello dell’anice mescolato all’acqua fresca, servita in bicchieri di vetro appannati dalla condensa.
È il profumo degli acquaioli, figure iconiche che per secoli hanno animato le piazze e i vicoli della città, trasformando un semplice gesto "dissetare" in un rituale di convivialità e tradizione.
Con i loro carretti dipinti, i bummuli, e i tavolini adornati di fiori e frutta, gli acquaioli non vendevano solo acqua e zammù (anice), offrivano un pezzo di storia, un sorso di memoria, un momento di incontro tra le persone.
In un’epoca in cui l’acqua corrente nelle case era un lusso e le fontanelle pubbliche erano punti di ritrovo, gli acquaioli erano i custodi di un’arte antica, tramandata dagli arabi e arricchita dalla fantasia siciliana.
Oggi, tra modernità e nostalgia, la loro figura sopravvive nelle fotografie sbiadite, nei racconti dei nonni e nelle feste popolari, a ricordarci che a Palermo, anche un bicchiere d’acqua può diventare poesia.
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Acqua, anice e colori: il canto degli acquaioli tra le strade di Palermo
C’è un profumo che, più di ogni altro, sa di Palermo, è quello dell’anice mescolato all’acqua fresca, servita in bicchieri di vetro appannati dalla condensa.
È il profumo degli acquaioli, figure iconiche che per secoli hanno animato le piazze e i vicoli della città, trasformando un semplice gesto "dissetare" in un rituale di convivialità e tradizione.
Con i loro carretti dipinti, i bummuli, e i tavolini adornati di fiori e frutta, gli acquaioli non vendevano solo acqua e zammù (anice), offrivano un pezzo di storia, un sorso di memoria, un momento di incontro tra le persone.
In un’epoca in cui l’acqua corrente nelle case era un lusso e le fontanelle pubbliche erano punti di ritrovo, gli acquaioli erano i custodi di un’arte antica, tramandata dagli arabi e arricchita dalla fantasia siciliana.
Oggi, tra modernità e nostalgia, la loro figura sopravvive nelle fotografie sbiadite, nei racconti dei nonni e nelle feste popolari, a ricordarci che a Palermo, anche un bicchiere d’acqua può diventare poesia.
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Acqua, anice e colori: il canto degli acquaioli tra le strade di Palermo
C’è un profumo che, più di ogni altro, sa di Palermo, è quello dell’anice mescolato all’acqua fresca, servita in bicchieri di vetro appannati dalla condensa.
È il profumo degli acquaioli, figure iconiche che per secoli hanno animato le piazze e i vicoli della città, trasformando un semplice gesto "dissetare" in un rituale di convivialità e tradizione.
Con i loro carretti dipinti, i bummuli, e i tavolini adornati di fiori e frutta, gli acquaioli non vendevano solo acqua e zammù (anice), offrivano un pezzo di storia, un sorso di memoria, un momento di incontro tra le persone.
In un’epoca in cui l’acqua corrente nelle case era un lusso e le fontanelle pubbliche erano punti di ritrovo, gli acquaioli erano i custodi di un’arte antica, tramandata dagli arabi e arricchita dalla fantasia siciliana.
Oggi, tra modernità e nostalgia, la loro figura sopravvive nelle fotografie sbiadite, nei racconti dei nonni e nelle feste popolari, a ricordarci che a Palermo, anche un bicchiere d’acqua può diventare poesia.
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I chioschi di Palermo: architettura, società e memoria tra Ottocento e Novecento
Alla fine del XIX secolo, Palermo viveva un’epoca di profonda trasformazione, la città, crocevia di culture e capitale di un regno che aveva visto alternarsi dominazioni arabe, normanne e spagnole, si preparava a diventare un simbolo dell’Italia moderna.
In questo contesto di rinnovamento urbano e culturale, tra il fermento dell’Esposizione Nazionale del 1891 e l’ascesa dello stile Liberty, nascono i chioschi palermitani: piccole architetture che, oltre a soddisfare esigenze pratiche, diventano manifesti di un’epoca in cui arte, società e vita quotidiana si intrecciano in modo indissolubile.
I chioschi erano luoghi di socialità: qui, tra un bicchiere di acqua e zammù (anice) e una chiacchierata, le persone si incontravano in un luogo che rifletteva la società palermitana dell’epoca.
https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=i-chioschi-di-palermo-4c2b0d
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#giornatadellamemoria
Maria Montuoro la partigiana siciliana che sfidò l’inferno di Ravensbrück
Palermo, 1909 – Ravensbrück, 1944-1945
C’è un tipo di coraggio che non si misura con le armi, ma con la capacità di resistere all’orrore e trasformare la sofferenza in testimonianza.
Maria Montuoro, una donna nata a Palermo, incarna questa forza silenziosa.
Partita dalla sua Sicilia per unirsi alla Resistenza in Lombardia, Maria non si limitò a combattere il nazifascismo: lo sfidò fino dentro l’inferno di Ravensbrück, il campo di concentramento femminile dove le SS cercarono di spezzare non solo i corpi, ma anche la dignità delle prigioniere.
La sua storia non è solo quella di una partigiana, ma di una sopravvissuta che, tra le baracche del lager, trovò il modo di sabotare la macchina da guerra nazista, di nascondere foto di bambini come tesori preziosi, e di scrivere la memoria perché il mondo non dimenticasse.
Oggi, le sue parole ci ricordano che anche nei luoghi più bui, l’umanità può trionfare — e che la libertà si conquista non solo con le azioni, ma con la testimonianza.
https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=maria-montuoro-la-partigiana-siciliana-che-sfid-l-inferno-di-ravensbr-ck-a18ad3
#palermo #panormus #sicilia #sicily #italy #europe #world #picoftheday #picture #image #immagine #photo #photography #fotografia #storia #story #cultura #culture #arte #art #aspassoneltempo #aspassonellastoria #memorie #donne #siciliane #resistenza #partigiane #lombardia #secondaguerramondiale #antifascismo #fediphoto #fediverso -
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Maria Montuoro la partigiana siciliana che sfidò l’inferno di Ravensbrück
Palermo, 1909 – Ravensbrück, 1944-1945
C’è un tipo di coraggio che non si misura con le armi, ma con la capacità di resistere all’orrore e trasformare la sofferenza in testimonianza.
Maria Montuoro, una donna nata a Palermo, incarna questa forza silenziosa.
Partita dalla sua Sicilia per unirsi alla Resistenza in Lombardia, Maria non si limitò a combattere il nazifascismo: lo sfidò fino dentro l’inferno di Ravensbrück, il campo di concentramento femminile dove le SS cercarono di spezzare non solo i corpi, ma anche la dignità delle prigioniere.
La sua storia non è solo quella di una partigiana, ma di una sopravvissuta che, tra le baracche del lager, trovò il modo di sabotare la macchina da guerra nazista, di nascondere foto di bambini come tesori preziosi, e di scrivere la memoria perché il mondo non dimenticasse.
Oggi, le sue parole ci ricordano che anche nei luoghi più bui, l’umanità può trionfare — e che la libertà si conquista non solo con le azioni, ma con la testimonianza.
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Maria Montuoro la partigiana siciliana che sfidò l’inferno di Ravensbrück
Palermo, 1909 – Ravensbrück, 1944-1945
C’è un tipo di coraggio che non si misura con le armi, ma con la capacità di resistere all’orrore e trasformare la sofferenza in testimonianza.
Maria Montuoro, una donna nata a Palermo, incarna questa forza silenziosa.
Partita dalla sua Sicilia per unirsi alla Resistenza in Lombardia, Maria non si limitò a combattere il nazifascismo: lo sfidò fino dentro l’inferno di Ravensbrück, il campo di concentramento femminile dove le SS cercarono di spezzare non solo i corpi, ma anche la dignità delle prigioniere.
La sua storia non è solo quella di una partigiana, ma di una sopravvissuta che, tra le baracche del lager, trovò il modo di sabotare la macchina da guerra nazista, di nascondere foto di bambini come tesori preziosi, e di scrivere la memoria perché il mondo non dimenticasse.
Oggi, le sue parole ci ricordano che anche nei luoghi più bui, l’umanità può trionfare — e che la libertà si conquista non solo con le azioni, ma con la testimonianza.
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Maria Montuoro la partigiana siciliana che sfidò l’inferno di Ravensbrück
Palermo, 1909 – Ravensbrück, 1944-1945
C’è un tipo di coraggio che non si misura con le armi, ma con la capacità di resistere all’orrore e trasformare la sofferenza in testimonianza.
Maria Montuoro, una donna nata a Palermo, incarna questa forza silenziosa.
Partita dalla sua Sicilia per unirsi alla Resistenza in Lombardia, Maria non si limitò a combattere il nazifascismo: lo sfidò fino dentro l’inferno di Ravensbrück, il campo di concentramento femminile dove le SS cercarono di spezzare non solo i corpi, ma anche la dignità delle prigioniere.
La sua storia non è solo quella di una partigiana, ma di una sopravvissuta che, tra le baracche del lager, trovò il modo di sabotare la macchina da guerra nazista, di nascondere foto di bambini come tesori preziosi, e di scrivere la memoria perché il mondo non dimenticasse.
Oggi, le sue parole ci ricordano che anche nei luoghi più bui, l’umanità può trionfare — e che la libertà si conquista non solo con le azioni, ma con la testimonianza.
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Maria Montuoro la partigiana siciliana che sfidò l’inferno di Ravensbrück
Palermo, 1909 – Ravensbrück, 1944-1945
C’è un tipo di coraggio che non si misura con le armi, ma con la capacità di resistere all’orrore e trasformare la sofferenza in testimonianza.
Maria Montuoro, una donna nata a Palermo, incarna questa forza silenziosa.
Partita dalla sua Sicilia per unirsi alla Resistenza in Lombardia, Maria non si limitò a combattere il nazifascismo: lo sfidò fino dentro l’inferno di Ravensbrück, il campo di concentramento femminile dove le SS cercarono di spezzare non solo i corpi, ma anche la dignità delle prigioniere.
La sua storia non è solo quella di una partigiana, ma di una sopravvissuta che, tra le baracche del lager, trovò il modo di sabotare la macchina da guerra nazista, di nascondere foto di bambini come tesori preziosi, e di scrivere la memoria perché il mondo non dimenticasse.
Oggi, le sue parole ci ricordano che anche nei luoghi più bui, l’umanità può trionfare — e che la libertà si conquista non solo con le azioni, ma con la testimonianza.
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L'Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-1892
Fu un'impresa grandiosa che trasformò temporaneamente la città in un crocevia di innovazione, cultura e orgoglio siciliano, attirando oltre un milione di visitatori da tutta Italia e dall'estero.
Inaugurata il 15 novembre 1891 dal re Umberto I, rimase aperta fino al 5 giugno 1892, chiudendo i battenti con 1.205.000 biglietti venduti e incassi record.
L'esposizione occupò 130.000 metri quadrati tra via Libertà e piazza Castelnuovo, con padiglioni progettati dall'architetto Ernesto Basile in un eclettico stile arabo-normanno-renaissance, ispirato ai monumenti palermitani.
Tra le meraviglie ingegneristiche, un belvedere alto 55 metri offriva panorami mozzafiato, una fontana luminosa con giochi d'acqua notturni incantava i visitatori e la "macchina eliotermica" di De Saint-Assisc prefigurava i moderni frigoriferi.
https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=esposizione-nazionale-di-palermo-1891-92-9d0a60
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L'Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-1892
Fu un'impresa grandiosa che trasformò temporaneamente la città in un crocevia di innovazione, cultura e orgoglio siciliano, attirando oltre un milione di visitatori da tutta Italia e dall'estero.
Inaugurata il 15 novembre 1891 dal re Umberto I, rimase aperta fino al 5 giugno 1892, chiudendo i battenti con 1.205.000 biglietti venduti e incassi record.
L'esposizione occupò 130.000 metri quadrati tra via Libertà e piazza Castelnuovo, con padiglioni progettati dall'architetto Ernesto Basile in un eclettico stile arabo-normanno-renaissance, ispirato ai monumenti palermitani.
Tra le meraviglie ingegneristiche, un belvedere alto 55 metri offriva panorami mozzafiato, una fontana luminosa con giochi d'acqua notturni incantava i visitatori e la "macchina eliotermica" di De Saint-Assisc prefigurava i moderni frigoriferi.
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Fu un'impresa grandiosa che trasformò temporaneamente la città in un crocevia di innovazione, cultura e orgoglio siciliano, attirando oltre un milione di visitatori da tutta Italia e dall'estero.
Inaugurata il 15 novembre 1891 dal re Umberto I, rimase aperta fino al 5 giugno 1892, chiudendo i battenti con 1.205.000 biglietti venduti e incassi record.
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Tra le meraviglie ingegneristiche, un belvedere alto 55 metri offriva panorami mozzafiato, una fontana luminosa con giochi d'acqua notturni incantava i visitatori e la "macchina eliotermica" di De Saint-Assisc prefigurava i moderni frigoriferi.
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L'Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-1892
Fu un'impresa grandiosa che trasformò temporaneamente la città in un crocevia di innovazione, cultura e orgoglio siciliano, attirando oltre un milione di visitatori da tutta Italia e dall'estero.
Inaugurata il 15 novembre 1891 dal re Umberto I, rimase aperta fino al 5 giugno 1892, chiudendo i battenti con 1.205.000 biglietti venduti e incassi record.
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Tra le meraviglie ingegneristiche, un belvedere alto 55 metri offriva panorami mozzafiato, una fontana luminosa con giochi d'acqua notturni incantava i visitatori e la "macchina eliotermica" di De Saint-Assisc prefigurava i moderni frigoriferi.
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L'Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-1892
Fu un'impresa grandiosa che trasformò temporaneamente la città in un crocevia di innovazione, cultura e orgoglio siciliano, attirando oltre un milione di visitatori da tutta Italia e dall'estero.
Inaugurata il 15 novembre 1891 dal re Umberto I, rimase aperta fino al 5 giugno 1892, chiudendo i battenti con 1.205.000 biglietti venduti e incassi record.
L'esposizione occupò 130.000 metri quadrati tra via Libertà e piazza Castelnuovo, con padiglioni progettati dall'architetto Ernesto Basile in un eclettico stile arabo-normanno-renaissance, ispirato ai monumenti palermitani.
Tra le meraviglie ingegneristiche, un belvedere alto 55 metri offriva panorami mozzafiato, una fontana luminosa con giochi d'acqua notturni incantava i visitatori e la "macchina eliotermica" di De Saint-Assisc prefigurava i moderni frigoriferi.
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Il toccante ricordo dello scrittore Siciliano Andrea Camilleri bambino: "David il mio amico ebreo...."
Quando nel 1938 il fascismo promulgò le leggi razziali io avevo tredici anni e frequentavo la terza ginnasio. Fin dal primo anno avevo stretto amicizia con un compagno di classe che si chiamava David....
https://www.panormus.blog/page.php?id=MK8tJ0ekPO0tZgP
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Il Duomo di Monreale, capolavoro normanno del XII secolo, nasconde nei suoi capitelli scolpiti un segreto diabolico:
i "diavoli", figure cornute e ghignanti che da secoli custodiscono, secondo la leggenda, un tesoro sepolto sotto le sue fondamenta.
Secondo la leggenda, Guglielmo II il Buono, succeduto al padre sul trono di Sicilia, si sarebbe addormentato sotto un carrubo, colto da stanchezza, mentre era a caccia nei boschi di Monreale.
In sogno gli apparve la Madonna, a cui era molto devoto, che gli rivelò il segreto di una “truvatura” con queste parole:“Nel luogo dove stai dormendo è nascosto il più grande tesoro del mondo: dissotterralo e costruisci un tempio in mio onore”.
Dette queste parole, la Vergine scomparve e Guglielmo, fiducioso della rivelazione in sogno, ordinò che si sradicasse il carrubo e gli si scavasse intorno.
Con grande stupore venne scoperto un tesoro in monete d'oro che furono subito destinate alla costruzione del Duomo di Monreale, cui furono chiamati per la realizzazione maestri mosaicisti greco-bizantini.
Una leggenda narra che successivamente monaci e re normanni seppellirono sotto il pavimento sacro del Duomo di Monreale, ricchezze protette da un incantesimo demoniaco.
I diavoli scolpiti nei capitelli del colonnato, rappresenterebbero pertanto delle sentinelle di pietra che sussurrano moniti eterni contro avidità e tentazioni, intrecciando la fede di Guglielmo II con il folklore siciliano.
https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=i-diavoli-del-duomo-di-monreale-2f1d1e
#palermo #panormus #sicilia #sicily #italy #europe #world #picoftheday #picture #image #immagine #photo #photography #fotografia #storia #story #cultura #culture #arte #art #aspassoneltempo #aspassonellastoria #memorie #tradizioni #credenze #popolari #monreale #diavoli #normannifediphoto #fediverso -
Il Duomo di Monreale, capolavoro normanno del XII secolo, nasconde nei suoi capitelli scolpiti un segreto diabolico:
i "diavoli", figure cornute e ghignanti che da secoli custodiscono, secondo la leggenda, un tesoro sepolto sotto le sue fondamenta.
Secondo la leggenda, Guglielmo II il Buono, succeduto al padre sul trono di Sicilia, si sarebbe addormentato sotto un carrubo, colto da stanchezza, mentre era a caccia nei boschi di Monreale.
In sogno gli apparve la Madonna, a cui era molto devoto, che gli rivelò il segreto di una “truvatura” con queste parole:“Nel luogo dove stai dormendo è nascosto il più grande tesoro del mondo: dissotterralo e costruisci un tempio in mio onore”.
Dette queste parole, la Vergine scomparve e Guglielmo, fiducioso della rivelazione in sogno, ordinò che si sradicasse il carrubo e gli si scavasse intorno.
Con grande stupore venne scoperto un tesoro in monete d'oro che furono subito destinate alla costruzione del Duomo di Monreale, cui furono chiamati per la realizzazione maestri mosaicisti greco-bizantini.
Una leggenda narra che successivamente monaci e re normanni seppellirono sotto il pavimento sacro del Duomo di Monreale, ricchezze protette da un incantesimo demoniaco.
I diavoli scolpiti nei capitelli del colonnato, rappresenterebbero pertanto delle sentinelle di pietra che sussurrano moniti eterni contro avidità e tentazioni, intrecciando la fede di Guglielmo II con il folklore siciliano.
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Il Duomo di Monreale, capolavoro normanno del XII secolo, nasconde nei suoi capitelli scolpiti un segreto diabolico:
i "diavoli", figure cornute e ghignanti che da secoli custodiscono, secondo la leggenda, un tesoro sepolto sotto le sue fondamenta.
Secondo la leggenda, Guglielmo II il Buono, succeduto al padre sul trono di Sicilia, si sarebbe addormentato sotto un carrubo, colto da stanchezza, mentre era a caccia nei boschi di Monreale.
In sogno gli apparve la Madonna, a cui era molto devoto, che gli rivelò il segreto di una “truvatura” con queste parole:“Nel luogo dove stai dormendo è nascosto il più grande tesoro del mondo: dissotterralo e costruisci un tempio in mio onore”.
Dette queste parole, la Vergine scomparve e Guglielmo, fiducioso della rivelazione in sogno, ordinò che si sradicasse il carrubo e gli si scavasse intorno.
Con grande stupore venne scoperto un tesoro in monete d'oro che furono subito destinate alla costruzione del Duomo di Monreale, cui furono chiamati per la realizzazione maestri mosaicisti greco-bizantini.
Una leggenda narra che successivamente monaci e re normanni seppellirono sotto il pavimento sacro del Duomo di Monreale, ricchezze protette da un incantesimo demoniaco.
I diavoli scolpiti nei capitelli del colonnato, rappresenterebbero pertanto delle sentinelle di pietra che sussurrano moniti eterni contro avidità e tentazioni, intrecciando la fede di Guglielmo II con il folklore siciliano.
https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=i-diavoli-del-duomo-di-monreale-2f1d1e
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Il Duomo di Monreale, capolavoro normanno del XII secolo, nasconde nei suoi capitelli scolpiti un segreto diabolico:
i "diavoli", figure cornute e ghignanti che da secoli custodiscono, secondo la leggenda, un tesoro sepolto sotto le sue fondamenta.
Secondo la leggenda, Guglielmo II il Buono, succeduto al padre sul trono di Sicilia, si sarebbe addormentato sotto un carrubo, colto da stanchezza, mentre era a caccia nei boschi di Monreale.
In sogno gli apparve la Madonna, a cui era molto devoto, che gli rivelò il segreto di una “truvatura” con queste parole:“Nel luogo dove stai dormendo è nascosto il più grande tesoro del mondo: dissotterralo e costruisci un tempio in mio onore”.
Dette queste parole, la Vergine scomparve e Guglielmo, fiducioso della rivelazione in sogno, ordinò che si sradicasse il carrubo e gli si scavasse intorno.
Con grande stupore venne scoperto un tesoro in monete d'oro che furono subito destinate alla costruzione del Duomo di Monreale, cui furono chiamati per la realizzazione maestri mosaicisti greco-bizantini.
Una leggenda narra che successivamente monaci e re normanni seppellirono sotto il pavimento sacro del Duomo di Monreale, ricchezze protette da un incantesimo demoniaco.
I diavoli scolpiti nei capitelli del colonnato, rappresenterebbero pertanto delle sentinelle di pietra che sussurrano moniti eterni contro avidità e tentazioni, intrecciando la fede di Guglielmo II con il folklore siciliano.
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Il Duomo di Monreale, capolavoro normanno del XII secolo, nasconde nei suoi capitelli scolpiti un segreto diabolico:
i "diavoli", figure cornute e ghignanti che da secoli custodiscono, secondo la leggenda, un tesoro sepolto sotto le sue fondamenta.
Secondo la leggenda, Guglielmo II il Buono, succeduto al padre sul trono di Sicilia, si sarebbe addormentato sotto un carrubo, colto da stanchezza, mentre era a caccia nei boschi di Monreale.
In sogno gli apparve la Madonna, a cui era molto devoto, che gli rivelò il segreto di una “truvatura” con queste parole:“Nel luogo dove stai dormendo è nascosto il più grande tesoro del mondo: dissotterralo e costruisci un tempio in mio onore”.
Dette queste parole, la Vergine scomparve e Guglielmo, fiducioso della rivelazione in sogno, ordinò che si sradicasse il carrubo e gli si scavasse intorno.
Con grande stupore venne scoperto un tesoro in monete d'oro che furono subito destinate alla costruzione del Duomo di Monreale, cui furono chiamati per la realizzazione maestri mosaicisti greco-bizantini.
Una leggenda narra che successivamente monaci e re normanni seppellirono sotto il pavimento sacro del Duomo di Monreale, ricchezze protette da un incantesimo demoniaco.
I diavoli scolpiti nei capitelli del colonnato, rappresenterebbero pertanto delle sentinelle di pietra che sussurrano moniti eterni contro avidità e tentazioni, intrecciando la fede di Guglielmo II con il folklore siciliano.
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Nella profondità silenziosa della notte, nel Palazzo di Giustizia di Palermo, un'imponente fortezza razionalista nata dal cantiere del 1937 e completata solo nel 1957, dopo le ferite della guerra, la notte cela segreti che nessun codice penale può spiegare.
Alle tre del mattino del dicembre 2011, un giovane carabiniere in ronda tra aule e cancellerie scorge una figura evanescente, una donna avvolta in un bianco spettrale, con una sciarpa rossa, si volta fluttuando, lo fissa con occhi spenti e svanisce nel nulla, lasciando un gelo irrazionale in un tempio dedicato alla logica e alla giustizia.
È l'inizio di una leggenda che intreccia storia palermitana e mistero sovrannaturale.
https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=il-fantasma-della-donna-in-bianco-del-tribunale-di-palermo-ff051a
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