#etadelferro — Public Fediverse posts
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Le Figure Zoomorfe Della Roccia 44 Di BöyÜk Daş E Dell'arte Rupestre Dell'arco Alpino [pdf 9pp] #ArteRupestre #Valcamonica #BöyϋkDaş #etàDelBronzo #etàDelFerro https://www.academia.edu/4325049/LE_FIGURE_ZOOMORFE_DELLA_ROCCIA_44_DI_B%C3%96Y%C3%9CK_DA%C5%9E_E_DELLARTE_RUPESTRE_DELLARCO_ALPINO
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Le Figure Zoomorfe Della Roccia 44 Di BöyÜk Daş E Dell'arte Rupestre Dell'arco Alpino [pdf 9pp] #ArteRupestre #Valcamonica #BöyϋkDaş #etàDelBronzo #etàDelFerro https://www.academia.edu/4325049/LE_FIGURE_ZOOMORFE_DELLA_ROCCIA_44_DI_B%C3%96Y%C3%9CK_DA%C5%9E_E_DELLARTE_RUPESTRE_DELLARCO_ALPINO
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Le Figure Zoomorfe Della Roccia 44 Di BöyÜk Daş E Dell'arte Rupestre Dell'arco Alpino [pdf 9pp] #ArteRupestre #Valcamonica #BöyϋkDaş #etàDelBronzo #etàDelFerro https://www.academia.edu/4325049/LE_FIGURE_ZOOMORFE_DELLA_ROCCIA_44_DI_B%C3%96Y%C3%9CK_DA%C5%9E_E_DELLARTE_RUPESTRE_DELLARCO_ALPINO
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Le Figure Zoomorfe Della Roccia 44 Di BöyÜk Daş E Dell'arte Rupestre Dell'arco Alpino [pdf 9pp] #ArteRupestre #Valcamonica #BöyϋkDaş #etàDelBronzo #etàDelFerro https://www.academia.edu/4325049/LE_FIGURE_ZOOMORFE_DELLA_ROCCIA_44_DI_B%C3%96Y%C3%9CK_DA%C5%9E_E_DELLARTE_RUPESTRE_DELLARCO_ALPINO
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Tra tori e suini di granito, letture discordanti in merito alle usanze statuarie dei progenitori spagnoli
https://www.jacoporanieri.com/blog/?p=44199#statue #antichità #sculture #pietra #granito #culture #società #popoli #spagna #portogallo #vettoni #etàdelferro #preistoria #teorie #ipotesi #religione #usanze #credenze #tori #maiali #città #insediamenti #manufatti #archeologia #dalmondo #europa
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Tra tori e suini di granito, letture discordanti in merito alle usanze statuarie dei progenitori spagnoli
https://www.jacoporanieri.com/blog/?p=44199#statue #antichità #sculture #pietra #granito #culture #società #popoli #spagna #portogallo #vettoni #etàdelferro #preistoria #teorie #ipotesi #religione #usanze #credenze #tori #maiali #città #insediamenti #manufatti #archeologia #dalmondo #europa
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⚓️Incredibile scoperta: impronta antica su barca da guerra dell'Età del Ferro riporta in vita epiche battaglie marine. #ArcheologiaMarittima #EtàDelFerro
🔗 https://www.tomshw.it/scienze/impronta-digitale-su-nave-da-guerra-di-2400-anni-2026-02-16
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⚓️Incredibile scoperta: impronta antica su barca da guerra dell'Età del Ferro riporta in vita epiche battaglie marine. #ArcheologiaMarittima #EtàDelFerro
🔗 https://www.tomshw.it/scienze/impronta-digitale-su-nave-da-guerra-di-2400-anni-2026-02-16
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⚓️Incredibile scoperta: impronta antica su barca da guerra dell'Età del Ferro riporta in vita epiche battaglie marine. #ArcheologiaMarittima #EtàDelFerro
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✨ 𝗢𝗿𝗼 𝗰𝗲𝗹𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗶𝗻 𝗦𝘃𝗶𝘇𝘇𝗲𝗿𝗮 ❗
✅ Ad Arisdorf, nei pressi di una torbiera, riaffiorano due rarissime monete d’oro del III secolo a.C., forse offerte agli dèi. Un ritrovamento importante per la storia della monetazione celtica.
#Archeologia #Celti #Numismatica #EtàDelFerro #Svizzera #Monete
➡️ Scopri tutti i dettagli su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-bOB
https://storiearcheostorie.com/2026/01/02/monete-oro-celtiche-svizzera/
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✨ 𝗢𝗿𝗼 𝗰𝗲𝗹𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗶𝗻 𝗦𝘃𝗶𝘇𝘇𝗲𝗿𝗮 ❗
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Nuove scoperte a Castelseprio: lo scavo riporta in luce una tomba dell’età del Ferro, un’iscrizione romana e i resti di un edificio di epoca gota
Elena Percivaldi
Il Parco Archeologico di Castelseprio, nel Varesotto, continua a riscrivere la propria storia. Le indagini archeologiche condotte nel 2025 dall’équipe dell’Università di Padova, diretta da Alexandra Chavarría Arnau con la consulenza di Gian Pietro Brogiolo, hanno portato a rinvenimenti eccezionali che arricchiscono la conoscenza del sito, già riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO all’interno del sito seriale “Longobardi in Italia: i luoghi del potere”.
Dalla fortezza tardoantica alla chiesa longobarda
Gli scavi, realizzati tra settembre e ottobre nell’ambito del progetto Castelseprio centro di potere, hanno permesso di ricostruire nuove fasi edilizie nella zona della chiesa di San Giovanni, il principale edificio di culto del sito, celebre per la sua monumentalità e per il battistero annesso.
Foto: ©Università di Padova
Contrariamente a quanto ritenuto finora, la chiesa non risale al periodo tardoantico ma fu edificata all’inizio del VII secolo, in piena epoca longobarda. Prima della sua costruzione, l’area ospitava un grande edificio civile del V-VI secolo, quindi di epoca gota: di esso sono emersi due muri perimetrali, fosse e tracce di attività artigianali, accompagnate da ceramiche tardoantiche.Una sepoltura dell’età del Ferro: Castelseprio più antico di quanto si pensasse
Fra i reperti più sorprendenti emersi durante la campagna 2025 vi è una sepoltura dell’età del Ferro, databile al VI secolo a.C..
Foto: ©Università di Padova
La tomba, costituita da una grande fossa con urna funeraria, frammenti ceramici e resti di metallo fuso, rappresenta una scoperta straordinaria: conferma che Castelseprio era frequentato già in epoche protostoriche, ben prima della fondazione della fortificazione tardoantica.La stele romana reimpiegata nel Medioevo
Un altro rinvenimento di rilievo è una stele funeraria romana di grandi dimensioni, con iscrizione leggibile, dedicata a un soldato dell’età imperiale. La lastra, oggi esposta nell’Antiquarium del Parco, era stata reimpiegata in epoca altomedievale per coprire una sepoltura, con la scritta rivolta verso il terreno. Il riuso di materiali romani – spolia – è una pratica ben documentata nei siti medievali del territorio di Castelseprio e Torba, dove il passato romano si intreccia simbolicamente con la nuova cultura longobarda.
La professoressa Chavarria con la stele appena scoperta (Foto: ©Università di Padova)Sepolture e storie di comunità
Gli archeologi di Padova hanno inoltre proseguito l’indagine nel cimitero interno alla chiesa, individuando numerose sepolture che saranno oggetto di analisi antropologiche, isotopiche e paleogenetiche. Questi studi permetteranno di ricostruire le abitudini di vita, la dieta e le origini della popolazione sepolta tra l’Alto e il Basso Medioevo, offrendo un quadro sempre più preciso delle comunità che abitarono il Seprio.
Leggi anche
https://storiearcheostorie.com/2025/08/02/castelseprio-scavi-origini-edificio/
Una sorpresa continua
«Castelseprio continua a sorprenderci», ha dichiarato il sindaco Silvano Martelozzo. «Ogni scoperta è una finestra sulla nostra storia e un motivo d’orgoglio per tutta la comunità».
Foto: ©Università di PadovaLe nuove ricerche confermano il valore unico del sito, dove tracce protostoriche, romane e medievali convivono in un racconto continuo che attraversa più di duemila anni di storia. Castelseprio si conferma così uno dei laboratori più importanti dell’archeologia medievale italiana, luogo in cui la ricerca scientifica dialoga con la memoria collettiva e con la valorizzazione del territorio attraverso visite aperte alla cittadinanza, turisti e attività con le scuole del Varesotto.
Nelle prossime settimane, la Direzione del Parco organizzerà visite guidate e incontri per illustrare le nuove scoperte, a partire dall’iscrizione del soldato romano, già esposta presso l’Antiquarium.
La prima data sarà domenica 2 novembre, durante le consuete passeggiate con l’archeologo insieme al Direttore del Parco Luca Polidoro (partecipazione gratuita, prenotazione consigliata: [email protected]).#AlexandraChavarría #archeologia #archeologiaMedievale #Castelseprio #epocaGota #EtàDelFerro #GianPietroBrogiolo #InEvidenza #Lombardia #Longobardi #notizie #ParcoArcheologicoDiCastelseprio #restiRomani #SanGiovanni #scavi #scaviArcheologici #sitiLongobardi #Unesco #UniversitàDiPadova #Varese
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Nuove scoperte a Castelseprio: lo scavo riporta in luce una tomba dell’età del Ferro, un’iscrizione romana e i resti di un edificio di epoca gota
Elena Percivaldi
Il Parco Archeologico di Castelseprio, nel Varesotto, continua a riscrivere la propria storia. Le indagini archeologiche condotte nel 2025 dall’équipe dell’Università di Padova, diretta da Alexandra Chavarría Arnau con la consulenza di Gian Pietro Brogiolo, hanno portato a rinvenimenti eccezionali che arricchiscono la conoscenza del sito, già riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO all’interno del sito seriale “Longobardi in Italia: i luoghi del potere”.
Dalla fortezza tardoantica alla chiesa longobarda
Gli scavi, realizzati tra settembre e ottobre nell’ambito del progetto Castelseprio centro di potere, hanno permesso di ricostruire nuove fasi edilizie nella zona della chiesa di San Giovanni, il principale edificio di culto del sito, celebre per la sua monumentalità e per il battistero annesso.
Foto: ©Università di Padova
Contrariamente a quanto ritenuto finora, la chiesa non risale al periodo tardoantico ma fu edificata all’inizio del VII secolo, in piena epoca longobarda. Prima della sua costruzione, l’area ospitava un grande edificio civile del V-VI secolo, quindi di epoca gota: di esso sono emersi due muri perimetrali, fosse e tracce di attività artigianali, accompagnate da ceramiche tardoantiche.Una sepoltura dell’età del Ferro: Castelseprio più antico di quanto si pensasse
Fra i reperti più sorprendenti emersi durante la campagna 2025 vi è una sepoltura dell’età del Ferro, databile al VI secolo a.C..
Foto: ©Università di Padova
La tomba, costituita da una grande fossa con urna funeraria, frammenti ceramici e resti di metallo fuso, rappresenta una scoperta straordinaria: conferma che Castelseprio era frequentato già in epoche protostoriche, ben prima della fondazione della fortificazione tardoantica.La stele romana reimpiegata nel Medioevo
Un altro rinvenimento di rilievo è una stele funeraria romana di grandi dimensioni, con iscrizione leggibile, dedicata a un soldato dell’età imperiale. La lastra, oggi esposta nell’Antiquarium del Parco, era stata reimpiegata in epoca altomedievale per coprire una sepoltura, con la scritta rivolta verso il terreno. Il riuso di materiali romani – spolia – è una pratica ben documentata nei siti medievali del territorio di Castelseprio e Torba, dove il passato romano si intreccia simbolicamente con la nuova cultura longobarda.
La professoressa Chavarria con la stele appena scoperta (Foto: ©Università di Padova)Sepolture e storie di comunità
Gli archeologi di Padova hanno inoltre proseguito l’indagine nel cimitero interno alla chiesa, individuando numerose sepolture che saranno oggetto di analisi antropologiche, isotopiche e paleogenetiche. Questi studi permetteranno di ricostruire le abitudini di vita, la dieta e le origini della popolazione sepolta tra l’Alto e il Basso Medioevo, offrendo un quadro sempre più preciso delle comunità che abitarono il Seprio.
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Foto: ©Università di PadovaLe nuove ricerche confermano il valore unico del sito, dove tracce protostoriche, romane e medievali convivono in un racconto continuo che attraversa più di duemila anni di storia. Castelseprio si conferma così uno dei laboratori più importanti dell’archeologia medievale italiana, luogo in cui la ricerca scientifica dialoga con la memoria collettiva e con la valorizzazione del territorio attraverso visite aperte alla cittadinanza, turisti e attività con le scuole del Varesotto.
Nelle prossime settimane, la Direzione del Parco organizzerà visite guidate e incontri per illustrare le nuove scoperte, a partire dall’iscrizione del soldato romano, già esposta presso l’Antiquarium.
La prima data sarà domenica 2 novembre, durante le consuete passeggiate con l’archeologo insieme al Direttore del Parco Luca Polidoro (partecipazione gratuita, prenotazione consigliata: [email protected]).#AlexandraChavarría #archeologia #archeologiaMedievale #Castelseprio #epocaGota #EtàDelFerro #GianPietroBrogiolo #InEvidenza #Lombardia #Longobardi #notizie #ParcoArcheologicoDiCastelseprio #restiRomani #SanGiovanni #scavi #scaviArcheologici #sitiLongobardi #Unesco #UniversitàDiPadova #Varese
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Nuove scoperte a Castelseprio: lo scavo riporta in luce una tomba dell’età del Ferro, un’iscrizione romana e i resti di un edificio di epoca gota
Elena Percivaldi
Il Parco Archeologico di Castelseprio, nel Varesotto, continua a riscrivere la propria storia. Le indagini archeologiche condotte nel 2025 dall’équipe dell’Università di Padova, diretta da Alexandra Chavarría Arnau con la consulenza di Gian Pietro Brogiolo, hanno portato a rinvenimenti eccezionali che arricchiscono la conoscenza del sito, già riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO all’interno del sito seriale “Longobardi in Italia: i luoghi del potere”.
Dalla fortezza tardoantica alla chiesa longobarda
Gli scavi, realizzati tra settembre e ottobre nell’ambito del progetto Castelseprio centro di potere, hanno permesso di ricostruire nuove fasi edilizie nella zona della chiesa di San Giovanni, il principale edificio di culto del sito, celebre per la sua monumentalità e per il battistero annesso.
Foto: ©Università di Padova
Contrariamente a quanto ritenuto finora, la chiesa non risale al periodo tardoantico ma fu edificata all’inizio del VII secolo, in piena epoca longobarda. Prima della sua costruzione, l’area ospitava un grande edificio civile del V-VI secolo, quindi di epoca gota: di esso sono emersi due muri perimetrali, fosse e tracce di attività artigianali, accompagnate da ceramiche tardoantiche.Una sepoltura dell’età del Ferro: Castelseprio più antico di quanto si pensasse
Fra i reperti più sorprendenti emersi durante la campagna 2025 vi è una sepoltura dell’età del Ferro, databile al VI secolo a.C..
Foto: ©Università di Padova
La tomba, costituita da una grande fossa con urna funeraria, frammenti ceramici e resti di metallo fuso, rappresenta una scoperta straordinaria: conferma che Castelseprio era frequentato già in epoche protostoriche, ben prima della fondazione della fortificazione tardoantica.La stele romana reimpiegata nel Medioevo
Un altro rinvenimento di rilievo è una stele funeraria romana di grandi dimensioni, con iscrizione leggibile, dedicata a un soldato dell’età imperiale. La lastra, oggi esposta nell’Antiquarium del Parco, era stata reimpiegata in epoca altomedievale per coprire una sepoltura, con la scritta rivolta verso il terreno. Il riuso di materiali romani – spolia – è una pratica ben documentata nei siti medievali del territorio di Castelseprio e Torba, dove il passato romano si intreccia simbolicamente con la nuova cultura longobarda.
La professoressa Chavarria con la stele appena scoperta (Foto: ©Università di Padova)Sepolture e storie di comunità
Gli archeologi di Padova hanno inoltre proseguito l’indagine nel cimitero interno alla chiesa, individuando numerose sepolture che saranno oggetto di analisi antropologiche, isotopiche e paleogenetiche. Questi studi permetteranno di ricostruire le abitudini di vita, la dieta e le origini della popolazione sepolta tra l’Alto e il Basso Medioevo, offrendo un quadro sempre più preciso delle comunità che abitarono il Seprio.
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Una sorpresa continua
«Castelseprio continua a sorprenderci», ha dichiarato il sindaco Silvano Martelozzo. «Ogni scoperta è una finestra sulla nostra storia e un motivo d’orgoglio per tutta la comunità».
Foto: ©Università di PadovaLe nuove ricerche confermano il valore unico del sito, dove tracce protostoriche, romane e medievali convivono in un racconto continuo che attraversa più di duemila anni di storia. Castelseprio si conferma così uno dei laboratori più importanti dell’archeologia medievale italiana, luogo in cui la ricerca scientifica dialoga con la memoria collettiva e con la valorizzazione del territorio attraverso visite aperte alla cittadinanza, turisti e attività con le scuole del Varesotto.
Nelle prossime settimane, la Direzione del Parco organizzerà visite guidate e incontri per illustrare le nuove scoperte, a partire dall’iscrizione del soldato romano, già esposta presso l’Antiquarium.
La prima data sarà domenica 2 novembre, durante le consuete passeggiate con l’archeologo insieme al Direttore del Parco Luca Polidoro (partecipazione gratuita, prenotazione consigliata: [email protected]).#AlexandraChavarría #archeologia #archeologiaMedievale #Castelseprio #epocaGota #EtàDelFerro #GianPietroBrogiolo #InEvidenza #Lombardia #Longobardi #notizie #ParcoArcheologicoDiCastelseprio #restiRomani #SanGiovanni #scavi #scaviArcheologici #sitiLongobardi #Unesco #UniversitàDiPadova #Varese
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Nuove scoperte a Castelseprio: lo scavo riporta in luce una tomba dell’età del Ferro, un’iscrizione romana e i resti di un edificio di epoca gota
Elena Percivaldi
Il Parco Archeologico di Castelseprio, nel Varesotto, continua a riscrivere la propria storia. Le indagini archeologiche condotte nel 2025 dall’équipe dell’Università di Padova, diretta da Alexandra Chavarría Arnau con la consulenza di Gian Pietro Brogiolo, hanno portato a rinvenimenti eccezionali che arricchiscono la conoscenza del sito, già riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO all’interno del sito seriale “Longobardi in Italia: i luoghi del potere”.
Dalla fortezza tardoantica alla chiesa longobarda
Gli scavi, realizzati tra settembre e ottobre nell’ambito del progetto Castelseprio centro di potere, hanno permesso di ricostruire nuove fasi edilizie nella zona della chiesa di San Giovanni, il principale edificio di culto del sito, celebre per la sua monumentalità e per il battistero annesso.
Foto: ©Università di Padova
Contrariamente a quanto ritenuto finora, la chiesa non risale al periodo tardoantico ma fu edificata all’inizio del VII secolo, in piena epoca longobarda. Prima della sua costruzione, l’area ospitava un grande edificio civile del V-VI secolo, quindi di epoca gota: di esso sono emersi due muri perimetrali, fosse e tracce di attività artigianali, accompagnate da ceramiche tardoantiche.Una sepoltura dell’età del Ferro: Castelseprio più antico di quanto si pensasse
Fra i reperti più sorprendenti emersi durante la campagna 2025 vi è una sepoltura dell’età del Ferro, databile al VI secolo a.C..
Foto: ©Università di Padova
La tomba, costituita da una grande fossa con urna funeraria, frammenti ceramici e resti di metallo fuso, rappresenta una scoperta straordinaria: conferma che Castelseprio era frequentato già in epoche protostoriche, ben prima della fondazione della fortificazione tardoantica.La stele romana reimpiegata nel Medioevo
Un altro rinvenimento di rilievo è una stele funeraria romana di grandi dimensioni, con iscrizione leggibile, dedicata a un soldato dell’età imperiale. La lastra, oggi esposta nell’Antiquarium del Parco, era stata reimpiegata in epoca altomedievale per coprire una sepoltura, con la scritta rivolta verso il terreno. Il riuso di materiali romani – spolia – è una pratica ben documentata nei siti medievali del territorio di Castelseprio e Torba, dove il passato romano si intreccia simbolicamente con la nuova cultura longobarda.
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Gli archeologi di Padova hanno inoltre proseguito l’indagine nel cimitero interno alla chiesa, individuando numerose sepolture che saranno oggetto di analisi antropologiche, isotopiche e paleogenetiche. Questi studi permetteranno di ricostruire le abitudini di vita, la dieta e le origini della popolazione sepolta tra l’Alto e il Basso Medioevo, offrendo un quadro sempre più preciso delle comunità che abitarono il Seprio.
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«Castelseprio continua a sorprenderci», ha dichiarato il sindaco Silvano Martelozzo. «Ogni scoperta è una finestra sulla nostra storia e un motivo d’orgoglio per tutta la comunità».
Foto: ©Università di PadovaLe nuove ricerche confermano il valore unico del sito, dove tracce protostoriche, romane e medievali convivono in un racconto continuo che attraversa più di duemila anni di storia. Castelseprio si conferma così uno dei laboratori più importanti dell’archeologia medievale italiana, luogo in cui la ricerca scientifica dialoga con la memoria collettiva e con la valorizzazione del territorio attraverso visite aperte alla cittadinanza, turisti e attività con le scuole del Varesotto.
Nelle prossime settimane, la Direzione del Parco organizzerà visite guidate e incontri per illustrare le nuove scoperte, a partire dall’iscrizione del soldato romano, già esposta presso l’Antiquarium.
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Gli archeologi di Padova hanno inoltre proseguito l’indagine nel cimitero interno alla chiesa, individuando numerose sepolture che saranno oggetto di analisi antropologiche, isotopiche e paleogenetiche. Questi studi permetteranno di ricostruire le abitudini di vita, la dieta e le origini della popolazione sepolta tra l’Alto e il Basso Medioevo, offrendo un quadro sempre più preciso delle comunità che abitarono il Seprio.
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https://storiearcheostorie.com/2025/08/02/castelseprio-scavi-origini-edificio/
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«Castelseprio continua a sorprenderci», ha dichiarato il sindaco Silvano Martelozzo. «Ogni scoperta è una finestra sulla nostra storia e un motivo d’orgoglio per tutta la comunità».
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Nelle prossime settimane, la Direzione del Parco organizzerà visite guidate e incontri per illustrare le nuove scoperte, a partire dall’iscrizione del soldato romano, già esposta presso l’Antiquarium.
La prima data sarà domenica 2 novembre, durante le consuete passeggiate con l’archeologo insieme al Direttore del Parco Luca Polidoro (partecipazione gratuita, prenotazione consigliata: [email protected]).#AlexandraChavarría #archeologia #archeologiaMedievale #Castelseprio #epocaGota #EtàDelFerro #GianPietroBrogiolo #InEvidenza #Lombardia #Longobardi #notizie #ParcoArcheologicoDiCastelseprio #restiRomani #SanGiovanni #scavi #scaviArcheologici #sitiLongobardi #Unesco #UniversitàDiPadova #Varese
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💀✨ 𝗗𝗮𝗹 𝘀𝗼𝘁𝘁𝗼𝘀𝘂𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝗔𝘁𝗿𝗶 (𝗧𝗲𝗿𝗮𝗺𝗼) 𝗿𝗶𝗮𝗳𝗳𝗶𝗼𝗿𝗮 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮
Durante i lavori per il nuovo metanodotto è stata scoperta una necropoli dell’Età del Ferro (850-750 a.C.), con tombe a tumulo e corredi preziosi. Un ritrovamento che arricchisce la conoscenza dell’Abruzzo antico.
📍 Casoli-contrada Casabianca, Atri (TE)
Foto: © @soprintendenza_laquila_teramo
#Archeologia #Abruzzo #Necropoli #EtàDelFerro #ScopertaArcheologica #Atri #Storia #ItaliaAntica #Teramo
https://storiearcheostorie.com/2025/10/05/necropoli-eta-del-ferro-atri-scoperta/
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💀✨ 𝗗𝗮𝗹 𝘀𝗼𝘁𝘁𝗼𝘀𝘂𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝗔𝘁𝗿𝗶 (𝗧𝗲𝗿𝗮𝗺𝗼) 𝗿𝗶𝗮𝗳𝗳𝗶𝗼𝗿𝗮 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮
Durante i lavori per il nuovo metanodotto è stata scoperta una necropoli dell’Età del Ferro (850-750 a.C.), con tombe a tumulo e corredi preziosi. Un ritrovamento che arricchisce la conoscenza dell’Abruzzo antico.
📍 Casoli-contrada Casabianca, Atri (TE)
Foto: © @soprintendenza_laquila_teramo
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Durante i lavori per il nuovo metanodotto è stata scoperta una necropoli dell’Età del Ferro (850-750 a.C.), con tombe a tumulo e corredi preziosi. Un ritrovamento che arricchisce la conoscenza dell’Abruzzo antico.
📍 Casoli-contrada Casabianca, Atri (TE)
Foto: © @soprintendenza_laquila_teramo
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Tutti i dettagli, le foto e le videointerviste nell'articolo di @elenapercivaldi su @storieearcheostorie
@soprintendenza_beni_culturali_Trento
#archeologia #archaeology #archeologie #trento #scoperte #etadelferro #necropoli #scopertearcheologiche
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Scoperta a Trento una necropoli preromana con 200 tombe: “Risalgono all’età del ferro” [FOTO e VIDEO]
Elena Percivaldi
La storia di Trento si arricchisce di un nuovo capitolo grazie alla scoperta di una necropoli monumentale di epoca preromana in via Santa Croce. Il ritrovamento, avvenuto nel corso di lavori di restauro e riqualificazione di un edifico storico, è stato portato alla luce dagli archeologi dell’Ufficio beni archeologici della Provincia autonoma di Trento.
Trento, via Santa Croce: lo scavo (foto: Archivio Ufficio Stampa PAT)L’area funeraria, con oltre 200 tombe, risale alla prima età del Ferro (IX-VI secolo a.C.) ed è caratterizzata dal rito della cremazione indiretta. I reperti si sono perfettamente conservati grazie agli episodi alluvionali che nel tempo hanno sigillato il deposito archeologico. La presenza di armi e ornamenti in ambra e pasta vitrea nei corredi funerari indica l’esistenza di floridi scambi culturali tra i popoli alpini, gli Etruschi e altre civiltà italiche.
“Si tratta di una scoperta di straordinaria rilevanza che consentirà di riscrivere la storia della città”, dice la Soprintendenza. Lo scavo è coordinato da un’équipe interdisciplinare, con la partecipazione di università e istituti italiani e internazionali. L’obiettivo è studiare i reperti attraverso analisi antropologiche, archeobotaniche e metallurgiche, per comprendere meglio la struttura sociale e le credenze dell’antica comunità trentina. Il restauro dei reperti mobili è già in corso e si valuteranno strategie di valorizzazione per rendere accessibile al pubblico questa importante scoperta.
Trento, via Santa Croce: gli scavi (foto: Archivio Ufficio Stampa PAT)La necropoli preromana di Trento: luogo di sepoltura delle élite
Ma entriamo nel dettaglio della scoperta. La necropoli preromana di Trento si trova a 8 metri di profondità rispetto al livello attuale di via Santa Croce, al di sotto di livelli di frequentazione storica, medievale e di epoca romana. Le ricerche archeologiche, tuttora in corso, hanno consentito di mettere in luce 200 tombe, complete di ricchi corredi. Secondo gli archeologi, queste rappresentano soltanto una parte di quelle potenzialmente conservate nel sottosuolo ancora da indagare. Le tombe sono disposte intorno a stele funerarie monumentali alte fino a 2,40 metri, che fungevano da segnacoli. Il contesto funerario testimonia l’esistenza di un’élite locale, ben inserita nei circuiti culturali dell’epoca.
Trento, Santa Croce: punta di lancia in bronzo (foto: Archivio Ufficio Stampa PAT)L’importanza della necropoli di via Santa Croce risiede però non solo nella quantità e qualità dei reperti, ma anche nella sua posizione geografica: nell’arco alpino, ritrovamenti di questo genere sono estremamente rari. I corredi, poi, sollevano intriganti interrogativi sulle modalità di autorappresentazione, in ambito funerario, del gruppo sociale di appartenenza. Che non si sa ancora, al momento, dove fosse insediato.
Trento, via Santa Croce: vaso ossuario (foto: Archivio Ufficio Stampa PAT)Vita alpina nell’età del Ferro
Fondamentale, per gli archeologi, è ricostruire il contesto storico e paesaggistico dell’epoca a cui risalgono i ritrovamenti. Nei primi secoli del I millennio a.C. il paesaggio di quest’area della città era caratterizzato dalla presenza dell’ampio alveo del torrente Fersina, solcato da una rete di canali torrentizi che si intrecciavano tra loro, separati da zone sabbiose o ghiaiose a carattere temporaneo. E proprio in un’area marginale dell’alveo, soggetta a periodiche esondazioni, è sorta la necropoli monumentale appena riemersa dallo scavo, e della quale gli archeologi hanno documentato le fasi di frequentazione durante la prima età del Ferro (IX-VI secolo a.C.).
Trento, via Santa Croce: spillone in bronzo decorato (foto: Archivio Ufficio Stampa PAT)La necropoli preromana di Trento sorgeva tra due canali che si potevano attivare in caso di fenomeni di piena. E proprio le esondazioni, iniziate già nelle fasi di utilizzo, hanno sigillato la stratificazione archeologica antica consentendo al contesto funerario di conservarsi in maniera straordinaria. E agli studiosi di ricostruire con precisione le pratiche funerarie.
“L’Età del ferro è un periodo di profonde trasformazioni dal punto di vista storico-culturale in tutto il mediterraneo, nell’arco alpino e oltralpe. Fioriscono le grandi civiltà degli Etruschi, dei Fenici, dei Greci e dei Celti.
Sono anche i tempi delle prime olimpiadi che si datano tradizionalmente al 776 a.C. e della fondazione di Roma nel 753 a.C.. I popoli alpini non sono isolati, intrattengono relazioni e scambi con le genti della pianura Padana in particolare fra il 900-700 a.C. con la zona emiliana, con la fiorente civiltà degli etruschi e di seguito con i Veneti e altre genti delle Alpi. Nell’archeologica in corso di scavo abbiamo la possibilità di riconoscere l’élite di una società che evidentemente era insediata nella conca di Trento e che rappresentava il suo potere e prestigio attraverso la deposizione di oggetti emblematici del proprio status privilegiato”, spiega il soprintendente Franco Marzatico.
Stele funerarie per sepolture di prestigio
La caratteristica principale della necropoli, spiegano gli archeologi della Soprintendenza, è la presenza di stele funerarie infisse verticalmente con funzione di segnacolo che raggiungono i 2,40 m di altezza, organizzate in file orientate Nord-Sud. Ogni stele delimita a ovest la tomba principale in cassetta litica coperta da una struttura a tumulo, attorno alla quale si sviluppano, nel corso del tempo, altre tombe “satelliti”.
Trento, via Santa Croce: elementi di ornamento in bronzo di un pettorale femminile (foto: Archivio Ufficio Stampa PAT)Le stele sono realizzate con pietre locali, provenienti dall’area della collina est di Trento. Le cassette litiche invece sono in calcare-marnoso rosato della Scaglia Rossa, roccia sedimentaria marina diffusa lungo gli Appennini e nelle alpi calcaree meridionali (Val di Non e area euganea).
I riti funerari: dalla cremazione alla sepoltura
Trento, via Santa Croce: rasoio in bronzo (foto: Archivio Ufficio Stampa PAT)Lo scavo microstratigrafico delle strutture tombali ha consentito di ricostruire la complessità del rituale funerario. I defunti venivano cremati, e le ossa combuste erano raccolte in contenitori di materiale deperibile o vasi ossuari. Il corredo personale veniva deposto sotto ai resti, talvolta avvolti in tessuti – ne restano in alcuni casi le fibre – chiusi con fibule o spilloni. E si trattava di corredi ricchi, costituiti da armi ed elaborati oggetti di ornamento con inserzioni in ambra e pasta vitrea, che attestano l’esistenza di influssi e strette relazioni culturali con gli ambienti italici. Oggetti del genere servivano a definire identità, ruoli e funzioni dell’individuo nel gruppo sociale di appartenenza.
Al via lo studio e l’analisi scientifica dei reperti
I dati emersi dall’eccezionale necropoli di via Santa Croce saranno ora studiati da un’équipe di ricerca interdisciplinare che prevede la partecipazione di università e istituti italiani e internazionali. L’obiettivo è studiare i reperti attraverso analisi antropologiche, archeobotaniche e metallurgiche, per comprendere meglio la struttura sociale e le credenze di questa antica comunità trentina. E fare sì che a distanza di millenni, possa raccontare la sua storia e i suoi segreti.
Nota: Le indagini archeologiche sono dirette dalla dott.ssa Elisabetta Mottes dell’Ufficio beni archeologici della Provincia autonoma di Trento e coordinate sul campo dal dott. Michele Bassetti e dalla dott.ssa Ester Zanichelli di Cora Società Archeologica di Trento e dalla loro equipe di ricerca. Il coordinamento delle operazioni concernenti il restauro dei reperti mobili si deve a Susanna Fruet dell’Ufficio beni archeologici e alla dott.ssa Chiara Maggioni di Cora Società Archeologica per l’attività di microscavo e recupero dei vasi ossuari.
Fonte notizia e foto: UMSt Soprintendenza per i beni e le attività culturali Trento
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