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#trento — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #trento, aggregated by home.social.

  1. Fare musica con Linux

    linuxtrent.it/fare-musica-con-…

    Segnalato dal LinuxTrent di #Trento e pubblicato sulla comunità Lemmy @gnulinuxitalia

    Al prossimo appuntamento allo sportello Linux di Rovereto ci divertiremo un po’ con la musica in ambito Linux Durante la serata, dopo aver presentato i…

  2. Cloud personale con CasaOS

    linuxtrent.it/cloud-personale-…

    Segnalato dal LinuxTrent di #Trento e pubblicato sulla comunità Lemmy @gnulinuxitalia

    Martedì 14 aprile alle ore 17.30 presso lo sportello Linux di Rovereto verrà presentato CasaOS, una suite di software che permettono di mettere in piedi…

  3. Since yesterday I've been on a conference about functional #renormalization group in #physics , taking place in #Trento in Italy. Consequently I've been learning about many old and new papers on that topic. We start with something old. Monday's #paperOfTheDay is "Renormalization Group Equation for Critical Phenomena" from 1973. This is (one of) the very first papers to introduce what is now know as functional renormalization group methods, namely, the idea to solve the path integral by integrating out only one momentum shell at a time, while keeping track of an effective action that "flows" from the classical action to the full quantum effective action. This particular paper works with spins and also examines the limit N->infinity of the O(N) symmetric model.
    What I found particularly interesting was the general argument why the right-hand side of such a flow equation can contain at most second derivatives of the effective action: This has to do with expectation values of products of many spins decaying quickly in the continuum limit. Also the tropical loop equation in #tropicalFieldTheory has second derivatives (as has the analogous equation for 0-dimensional QFT). There, this property was obvious from Feynman diagrams: Cutting a loop in a Feynman diagram amounts to cutting exactly one propagator, and every propagator has exactly two ends, therefore this necessarily produces a diagram with two more legs, hence a second derivative in the generating function.
    journals.aps.org/pra/abstract/

  4. 📽️ Rovereto diventa capitale del cinema archeologico con il RAM Film Festival – Rovereto Archeologia Memorie, giunto alla sua 35ª edizione.

    📍 Dal 24 al 28 settembre i più recenti e spettacolari documentari, docu-fiction e corti animati sulla ricerca archeologica e sul patrimonio culturale materiale e immateriale

    I dettagli su Storie & Archeostorie

    #RAMfilmfestival #archeologia #cinemaArcheologico #Cinema #Rovereto #Trento #Pompei

    @ramfilmfestival

    storiearcheostorie.com/2025/09

  5. Next week we will spend a few days in the very north of #Italy, around and in #Trento, Trentino-Alto Adige. Fleeing #Munich during #Oktoberfest. Surely we will bring some inspiration for great #food back with us. The #recipe next weekend will be #Yakisoba from #Japan.

  6. Da parte femminista ci fu una reinterpretazione delle tematiche poste dal Sessantotto

    Le prime, ancora acerbe, rivendicazioni di un concreto e autonomo protagonismo femminile si rintracciano nelle università, dove la mobilitazione studentesca del Sessantotto contro l’autorità nella scuola, nella famiglia e poi nella fabbrica aveva favorito una forte e repentina politicizzazione femminile. Accanto al senso di libertà e di fermento provato nella sperimentazione di una nuova idea di cittadinanza politica, si era registrato anche l’emergere, tra le studentesse, di un senso di inquietudine e frustrazione dovuto al permanere di gerarchie tra i sessi ancora forti, sia in ambito specificamente politico che nel privato. Il «senso di comunità calda, di antidoto alla solitudine nella società di massa» si rivelò, come ha scritto Anna Bravo, «un dono effimero», «una scheggia di tempo nel tempo del ’68»: un dono parziale perché fondato su un falso universalismo studentesco <12. Per svelare questa parzialità, nel dopo Sessantotto si è sentita la necessità di mettere in scena una fuoriuscita, con una cesura e un atto di separazione netto, in bilico tra provocazione e bisogno esistenziale.
    Il nuovo femminismo si è originato in gran parte grazie a una generazione di giovani donne politicizzate, cresciute in una sinistra che era nuova eppure ancora a dominanza maschile, che hanno espresso il desiderio di diffrangere un percorso unitario, rimodulando le discontinuità segnate dal ciclo di proteste della fine degli anni Sessanta <13.
    “Alle radici della nostra memoria, – ha scritto Luisa Passerini, riflettendo sulle origini del Sessantotto – in decine di storie di vita, trovo una frattura. La nostra identità si costruisce a partire dalle contraddizioni. Anche i racconti che sottolineano la continuità della propria vita estraggono dalla materia autobiografica i temi ricorrenti della scissione, della differenza, del contrasto” <14.
    Nonostante l’innegabile valore di emancipazione insito nel prendere parte al movimento degli studenti, la condivisione dell’impegno politico fu attraversata, per le donne, da ambivalenze, contraddizioni e disagi tali che quella che era stata una storia comune ben presto si scisse in due diverse. Da una rottura se ne generò un’altra, come se in quell’esodo generazionale e politico che fu il Sessantotto, in quella “autoesclusione” generazionale, ci fosse la premessa per l’affermazione del separatismo femminista quale pratica strategica, quasi mai indolore, fondata sul riconoscimento di sé come soggetto oppresso <15. Alimentate dalla traduzione di testi stranieri e dalla circolazione dei primi documenti femministi italiani, le contraddizioni si ramificarono e disseminarono, arrivando a toccare orizzonti che si erano ritenuti infrangibili.
    Introducendo una raccolta di saggi e documenti femministi internazionali, Lidia Menapace nel 1972 spiegò così quanto stava accadendo nella “seconda metà del cielo”: “Non bastano le tradizionali lotte per la parità, per il divorzio, per l’aborto, per la libertà sessuale: viene posto direttamente in contestazione tutto il sistema di potere “maschile”, tutta la società “virilsitica” e si comincia ad individuare nell’uomo e nel suo predominio l’ostacolo principale a qualsiasi sviluppo futuro” <16.
    Alcuni gruppi autonomi femminili scaturirono proprio dal contrasto con il movimento del Sessantotto, come avvenne a Trento per il Cerchio spezzato, gruppo separatista nato con l’affermazione dell’impossibilità di auspicare e ottenere l’uguaglianza con gli uomini: “Noi siamo un gruppo di compagne che più o meno hanno vissuto tutte in prima persona l’esperienza politica del movimento studentesco e dei successivi gruppi politici che rappresentano un superamento del movimento stesso. Come per un gran numero di studenti in generale, è stata questa l’esperienza che ci ha posto difronte la prospettiva concreta e la possibilità di rovesciare un sistema sociale fondato sull’oppressione e sullo sfruttamento. Ma noi, non solo come studentesse, ma in quanto donne, avevamo affidato molto di più a questa prospettiva di liberazione […]. Ci siamo illuse che automaticamente la presa di coscienza generale dell’oppressione di classe ci ponesse di fronte ai problemi allo stesso modo dei compagni. Questa illusione è stata smentita dalla pratica politica e dall’esperienza. Non c’è uguaglianza tra diseguali”.
    Le fondatrici del Cerchio spezzato proseguirono spiegando le difficoltà e le remore che avevano segnato la scelta separatista: “Ma non è stato un processo facile, perché la lunga abitudine a identificarsi con l’uomo, il nostro oppressore, agiva da potente freno […]. Molte compagne hanno avuto «paura» di venire a fare riunioni soltanto fra donne, sottintendendo un grande disprezzamento di sé. E la decisione di escludere in una prima fase i maschi è stata una precisa presa di posizione politica. Ogni oppresso deve prima affermarsi nella libertà della sua ribellione e accettare da questa posizione di forza il confronto. Includere i maschi ci costringeva a misurarci di nuovo sul terreno e coi metodi del nostro oppressore” <17.
    L’accusa rivolta al movimento studentesco di essere stato più «un’ultima “illusione” emancipatoria che “l’inizio di tutto”» – per riprendere la riflessione di Anna Maria Crispino sul legame tra la politica del femminismo e quella del Sessantotto <18 – proseguì nel documento attraverso un’analisi del linguaggio e delle dinamiche di potere tipicamente maschili. “In un ambiente come il nostro, in particolare, la parola – maggior strumento di affermazione – è diventata lo strumento della nostra esclusione. Come i proletari, noi non sappiamo parlare, soprattutto quando dobbiamo misurarci sul linguaggio sempre maschile, sempre elaborato da altri”.
    In questo senso, il separatismo costituì una grande novità poiché con esso le donne si sottrassero e si autoesclusero dalla sfera pubblica ma, paradossalmente, così facendo si appropriarono di essa, riplasmandola a partire dai propri corpi e dai propri pensieri. “Separandosi – scrisse Lea Melandri a vent’anni dalla prima pubblicazione di “L’infamia originaria” -, e chiedendo cambiamenti sostanziali nelle istituzioni e nell’idea stessa della politica, i gruppi femministi intendevano costringere la storia a riconoscere al proprio interno, nelle spinte profonde che l’attraversavano, gli esiti ancora in parte inconsapevoli dell’«infamia» che, fin dall’origine, ha negato alla donna esistenza propria e alienato nell’uomo la condizione naturale del vivere”. <19
    La nuova sinistra – come ha scritto Yasmin Ergas – ha assolto un ruolo importante nel cammino attraverso il quale questo movimento si è costituito come soggetto politico: “Prima stimolando il coinvolgimento di ampie fasce femminili, rendendo loro accessibili risorse politiche e fungendo da organizzazione intermedie; poi perpetuando ed accentuando quelle condizioni di frustrazione che […] producono uno spostamento del baricentro dell’attivismo femminile dagli obiettivi indicati dalle organizzazioni della nuova sinistra alle tematiche specificatamente associate alla condizione delle donne” <20.
    La diffusione capillare sul territorio nazionale di “piccoli gruppi”, collettivi, associazioni culturali, librerie delle donne, centri per la salute femminile e consultori autogestiti non solo favorì un inedito protagonismo femminile e, alla metà del decennio, incitò la “presa di coscienza” di migliaia di donne, ma pose le basi per un ripensamento e un rinnovamento dell’idea di pubblico, partendo dalla decostruzione della politica tradizionale. “Rendendosi invisibili ai maschi, le donne creavano una nuova visibilità, questa volta costruita secondo le proprie regole. È il separatismo che ha reso possibile la rottura del velo, del “burka” politico che aveva tenuto avvinte, in una sorta di abbraccio strettissimo, le figlie/sorelle ai padri/fratelli” <21.
    Al di là delle analogie e delle differenze, infatti, da parte femminista ci fu una reinterpretazione delle tematiche poste dal Sessantotto: la critica all’autoritarismo divenne critica al patriarcato e alla gerarchizzazione dei sessi; la valorizzazione della sfera personale, dei desideri e dei bisogni individuali si radicalizzò fino all’abbattimento delle barriere che dividono la sfera personale da quella politica; la scoperta della soggettività divenne la base per nuove modalità di azione politica, tra le quali spiccarono i “piccoli gruppi” di autocoscienza.
    [NOTE]
    12 Anna Bravo, Un nuovo ordine del discorso, «Primapersona», 19/1998, pp. 66-68.
    13 Cfr. Luisa Passerini, Corpi e corpo collettivo, in T. Bertolotti e A. Scattigno, Il femminismo, cit., pp. 181-193; Stefania Voli (a cura di), Angela Miglietti. Storia di una traduzione, «Zapruder», 13/2007, pp. 108-115.
    14 Luisa Passerini, Autoritratto di gruppo, Giunti, Firenze 2008 [1988], p. 40.
    15 Cfr. Peppino Ortoleva, I movimenti del ’68 in Europa e in America, Editori Riuniti, Roma 1998 [1988], pp. 231-242.
    16 Lidia Menapace (a cura di), Per un movimento politico di liberazione delle donne. Saggi e documenti, Bertani, Verona 1972, p. 13.
    17 Cerchio spezzato, Non c’è rivoluzione senza liberazione della donna, e Le donne e i neri. Il sesso e il colore, in Gruppo “Anabasi” (a cura di), Donne è bello, Milano 1972 [Edizione digitale: ©2015 Ebook @ Women]; e in Rosalba Spagnoletti (a cura di), I movimenti femministi in Italia, Savelli, Roma 1974, p. 158 e p. 160.
    18 Anna Maria Crispino (a cura di), Esperienza storica femminile nell’età contemporanea. Parte seconda, Unione Donne Italiane – Circolo «La Goccia», Roma 1989, p. 13.
    19 Lea Melandri, L’infamia originaria. Facciamola finita col cuore e la politica, Manifestolibri, Roma 1997, p. 11 [1977].
    20 Yasmine Ergas, Nelle maglie della politica, FrancoAngeli, Milano 1986, p. 80.
    21 Gabriella Bonacchi, Il “selvaggio” di Occidente. Corpo e femminismo, «Parolechiave», 31/2004, p. 123.
    Paola Stelliferi, Una liberazione «fratricida e iconoclasta»: l’impatto dei femminismi sugli uomini della nuova sinistra nell’Italia degli anni Settanta, Tesi di dottorato, Università Ca’ Foscari – Venezia, 2016

    #1968 #ambivalenze #autoritarismo #CerchioSpezzato #contraddizioni #critica #disagi #esclusione #femminile #femminismo #gerarchie #Italia #maschi #nuovo #oppressione #PaolaStelliferi #politicizzazione #protagonismo #separatismo #Sessantotto #sinistra #Trento #Università

  7. Northern ⁨#Italy⁩ is damn serious about ⁨#Decaf⁩ ⁨#Espresso⁩ , called ⁨#Dek⁩. If you happen to visit ⁨#Trento⁩ , make sure to check out the Palazzo Benvenuti Caffè.

  8. @ebinger Da haben wir uns knapp verpasst. Ich war vor ein paar Tagen in #Trento #Trient mit den Kindern im tollen #museum #MUSE muse.it/home/scopri-il-museo/ Für mich als Geograph wirklich sehr spannend. Ausstellung und Fotographien zu Gletschern richtig gut gemacht muse.it/de/ausstellungen/ausst In Trento fand ich das centro storico sehr schön. Erinnerte mich phasenweise an Florenz (in klein)

  9. Che cos'è e a cosa serve un computer quantistico? Qual è lo stato della ricerca in questo campo? L'ho chiesto a Federica Mantegazzini, fisica che con il suo team a Trento ha creato il primo qubit "italiano". L'ho intervistata per il settimanale Azione.
    #qubit #fisica #tecnologia #trento #scienza

    azione.ch/societa/dettaglio?tx

  10. Prime gare di #lbaplayoff.
    #Milano vince 73-70 a #Trento una gara equilibrata che con maggiore lucidità da parte dei trentini negli ultimi secondi sarebbe andata all'OT.
    #Trieste invece resiste solo un quarto a #Brescia prima di affondare fino a -17. Finisce in gestione da parte dei lombardi 89-77.
    #Trapani contro #Reggio soffre più di quanto ci si aspettasse alla vigilia. Una gara in bilico che si sposta solo all'ultimo minuto: 80-75.
    Domani chiude la prima giornata #Bologna-#Venezia

  11. Prime gare di #lbaplayoff.
    #Milano vince 73-70 a #Trento una gara equilibrata che con maggiore lucidità da parte dei trentini negli ultimi secondi sarebbe andata all'OT.
    #Trieste invece resiste solo un quarto a #Brescia prima di affondare fino a -17. Finisce in gestione da parte dei lombardi 89-77.
    #Trapani contro #Reggio soffre più di quanto ci si aspettasse alla vigilia. Una gara in bilico che si sposta solo all'ultimo minuto: 80-75.
    Domani chiude la prima giornata #Bologna-#Venezia

  12. 💀 🔥 𝐀𝐑𝐂𝐇𝐄𝐎𝐋𝐎𝐆𝐈𝐀 | 𝐒𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐚 𝐓𝐫𝐞n𝐭𝐨 𝐮n𝐚 n𝐞𝐜𝐫𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐫𝐨𝐦𝐚n𝐚 𝐜𝐨n 200 𝐭𝐨𝐦𝐛𝐞: “𝐑𝐢𝐬𝐚𝐥𝐠𝐨n𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐞𝐭à 𝐝𝐞𝐥 𝐟𝐞𝐫𝐫𝐨”

    Tutti i dettagli, le foto e le videointerviste nell'articolo di @elenapercivaldi su @storieearcheostorie

    @soprintendenza_beni_culturali_Trento

    #archeologia #archaeology #archeologie #trento #scoperte #etadelferro #necropoli #scopertearcheologiche

    storiearcheostorie.com/2025/02

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  17. Scoperta a Trento una necropoli preromana con 200 tombe: “Risalgono all’età del ferro” [FOTO e VIDEO]

    Elena Percivaldi

    La storia di Trento si arricchisce di un nuovo capitolo grazie alla scoperta di una necropoli monumentale di epoca preromana in via Santa Croce. Il ritrovamento, avvenuto nel corso di lavori di restauro e riqualificazione di un edifico storico, è stato portato alla luce dagli archeologi dell’Ufficio beni archeologici della Provincia autonoma di Trento.

    Trento, via Santa Croce: lo scavo (foto: Archivio Ufficio Stampa PAT)

    L’area funeraria, con oltre 200 tombe, risale alla prima età del Ferro (IX-VI secolo a.C.) ed è caratterizzata dal rito della cremazione indiretta. I reperti si sono perfettamente conservati grazie agli episodi alluvionali che nel tempo hanno sigillato il deposito archeologico. La presenza di armi e ornamenti in ambra e pasta vitrea nei corredi funerari indica l’esistenza di floridi scambi culturali tra i popoli alpini, gli Etruschi e altre civiltà italiche.

    “Si tratta di una scoperta di straordinaria rilevanza che consentirà di riscrivere la storia della città”, dice la Soprintendenza. Lo scavo è coordinato da un’équipe interdisciplinare, con la partecipazione di università e istituti italiani e internazionali. L’obiettivo è studiare i reperti attraverso analisi antropologiche, archeobotaniche e metallurgiche, per comprendere meglio la struttura sociale e le credenze dell’antica comunità trentina. Il restauro dei reperti mobili è già in corso e si valuteranno strategie di valorizzazione per rendere accessibile al pubblico questa importante scoperta.

    Trento, via Santa Croce: gli scavi (foto: Archivio Ufficio Stampa PAT)

    La necropoli preromana di Trento: luogo di sepoltura delle élite

    Ma entriamo nel dettaglio della scoperta. La necropoli preromana di Trento si trova a 8 metri di profondità rispetto al livello attuale di via Santa Croce, al di sotto di livelli di frequentazione storica, medievale e di epoca romana. Le ricerche archeologiche, tuttora in corso, hanno consentito di mettere in luce 200 tombe, complete di ricchi corredi. Secondo gli archeologi, queste rappresentano soltanto una parte di quelle potenzialmente conservate nel sottosuolo ancora da indagare. Le tombe sono disposte intorno a stele funerarie monumentali alte fino a 2,40 metri, che fungevano da segnacoli. Il contesto funerario testimonia l’esistenza di un’élite locale, ben inserita nei circuiti culturali dell’epoca.

    Trento, Santa Croce: punta di lancia in bronzo (foto: Archivio Ufficio Stampa PAT)

    L’importanza della necropoli di via Santa Croce risiede però non solo nella quantità e qualità dei reperti, ma anche nella sua posizione geografica: nell’arco alpino, ritrovamenti di questo genere sono estremamente rari. I corredi, poi, sollevano intriganti interrogativi sulle modalità di autorappresentazione, in ambito funerario, del gruppo sociale di appartenenza. Che non si sa ancora, al momento, dove fosse insediato.

    Trento, via Santa Croce: vaso ossuario (foto: Archivio Ufficio Stampa PAT)

    Vita alpina nell’età del Ferro

    Fondamentale, per gli archeologi, è ricostruire il contesto storico e paesaggistico dell’epoca a cui risalgono i ritrovamenti. Nei primi secoli del I millennio a.C. il paesaggio di quest’area della città era caratterizzato dalla presenza dell’ampio alveo del torrente Fersina, solcato da una rete di canali torrentizi che si intrecciavano tra loro, separati da zone sabbiose o ghiaiose a carattere temporaneo. E proprio in un’area marginale dell’alveo, soggetta a periodiche esondazioni, è sorta la necropoli monumentale appena riemersa dallo scavo, e della quale gli archeologi hanno documentato le fasi di frequentazione durante la prima età del Ferro (IX-VI secolo a.C.).

    Trento, via Santa Croce: spillone in bronzo decorato (foto: Archivio Ufficio Stampa PAT)

    La necropoli preromana di Trento sorgeva tra due canali che si potevano attivare in caso di fenomeni di piena. E proprio le esondazioni, iniziate già nelle fasi di utilizzo, hanno sigillato la stratificazione archeologica antica consentendo al contesto funerario di conservarsi in maniera straordinaria. E agli studiosi di ricostruire con precisione le pratiche funerarie.

    “L’Età del ferro è un periodo di profonde trasformazioni dal punto di vista storico-culturale in tutto il mediterraneo, nell’arco alpino e oltralpe. Fioriscono le grandi civiltà degli Etruschi, dei Fenici, dei Greci e dei Celti.

    Sono anche i tempi delle prime olimpiadi che si datano tradizionalmente al 776 a.C. e della fondazione di Roma nel 753 a.C.. I popoli alpini non sono isolati, intrattengono relazioni e scambi con le genti della pianura Padana in particolare fra il 900-700 a.C. con la zona emiliana, con la fiorente civiltà degli etruschi e di seguito con i Veneti e altre genti delle Alpi. Nell’archeologica in corso di scavo abbiamo la possibilità di riconoscere l’élite di una società che evidentemente era insediata nella conca di Trento e che rappresentava il suo potere e prestigio attraverso la deposizione di oggetti emblematici del proprio status privilegiato”, spiega il soprintendente Franco Marzatico.

    Stele funerarie per sepolture di prestigio

    La caratteristica principale della necropoli, spiegano gli archeologi della Soprintendenza, è la presenza di stele funerarie infisse verticalmente con funzione di segnacolo che raggiungono i 2,40 m di altezza, organizzate in file orientate Nord-Sud. Ogni stele delimita a ovest la tomba principale in cassetta litica coperta da una struttura a tumulo, attorno alla quale si sviluppano, nel corso del tempo, altre tombe “satelliti”.

    Trento, via Santa Croce: elementi di ornamento in bronzo di un pettorale femminile (foto: Archivio Ufficio Stampa PAT)

    Le stele sono realizzate con pietre locali, provenienti dall’area della collina est di Trento. Le cassette litiche invece sono in calcare-marnoso rosato della Scaglia Rossa, roccia sedimentaria marina diffusa lungo gli Appennini e nelle alpi calcaree meridionali (Val di Non e area euganea).

    I riti funerari: dalla cremazione alla sepoltura

    Trento, via Santa Croce: rasoio in bronzo (foto: Archivio Ufficio Stampa PAT)

    Lo scavo microstratigrafico delle strutture tombali ha consentito di ricostruire la complessità del rituale funerario. I defunti venivano cremati, e le ossa combuste erano raccolte in contenitori di materiale deperibile o vasi ossuari. Il corredo personale veniva deposto sotto ai resti, talvolta avvolti in tessuti – ne restano in alcuni casi le fibre – chiusi con fibule o spilloni. E si trattava di corredi ricchi, costituiti da armi ed elaborati oggetti di ornamento con inserzioni in ambra e pasta vitrea, che attestano l’esistenza di influssi e strette relazioni culturali con gli ambienti italici. Oggetti del genere servivano a definire identità, ruoli e funzioni dell’individuo nel gruppo sociale di appartenenza.

    Al via lo studio e l’analisi scientifica dei reperti

    I dati emersi dall’eccezionale necropoli di via Santa Croce saranno ora studiati da un’équipe di ricerca interdisciplinare che prevede la partecipazione di università e istituti italiani e internazionali. L’obiettivo è studiare i reperti attraverso analisi antropologiche, archeobotaniche e metallurgiche, per comprendere meglio la struttura sociale e le credenze di questa antica comunità trentina. E fare sì che a distanza di millenni, possa raccontare la sua storia e i suoi segreti.

    Nota: Le indagini archeologiche sono dirette dalla dott.ssa Elisabetta Mottes dell’Ufficio beni archeologici della Provincia autonoma di Trento e coordinate sul campo dal dott. Michele Bassetti e dalla dott.ssa Ester Zanichelli di Cora Società Archeologica di Trento e dalla loro equipe di ricerca. Il coordinamento delle operazioni concernenti il restauro dei reperti mobili si deve a Susanna Fruet dell’Ufficio beni archeologici e alla dott.ssa Chiara Maggioni di Cora Società Archeologica per l’attività di microscavo e recupero dei vasi ossuari.

    Fonte notizia e foto: UMSt Soprintendenza per i beni e le attività culturali Trento

    #archeologia #archeologiaTrento #EtàDelFerro #EtàDelFerroTrentino #InEvidenza #necropoliTrento #notizie #ritrovamentoArcheologicoTrentino #scavi #scaviArcheologici #scopertaArcheologicaTrento #scoperte #SoprintendenzaDeiBeniArcheologiciDellaProvinciaDiTrento #tombePreromaneTrento #Trentino #Trento #viaSantaCroceNecropoli

  18. La stazione di ricarica per veicoli elettrici Powy Fast situata a Cles TN: nel parcheggio Piazza Fiera ed in pochi minuti a piedi si arriva in centro storico dove troviamo negozi e servizi di vario tipo forumelettrico.it/forum/colonn #powy #cles #trento

  19. 🔴 Uccisa l'#orsa KJ1, animalisti contro la Provincia di #Trento, "assurdo e crudele" ➡️ wp.me/pdFVDZ-4mMg

  20. Comunicato degli amici di FIAB #Trento: la visione politica di un'amministrazione si vede da come intende spendere i soldi, non dalle promesse.

    Chiedere di stanziare 200 k€ per ampliare un parcheggio vicino a una scuola elementare non è compatibile con l'essere favorevoli alle #zone30.

    fiab-trento.it/la-citta-a-misu

  21. Quello che possiamo fare è non portare più soldi a #Trento o in #Trentino.
    Ovviamente le attività turistiche non hanno colpe, ma a noi, da soli, non è concesso cambiare le decisioni della Giunta Provinciale di Trento.
    Vergognatevi.
    (A&D)
    #Orso #Italia #Natura
    meteo.it/notizie/approvato-ddl