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  1. ❗ SCOPERTA IN RUSSIA ❗

    ⚔️ 🐎 🐕 Il guerriero, il cavallo e il cane: sepolti insieme nel X secolo, nella tomba un prezioso corredo di armi

    🔗 Leggi l'articolo completo su Storie & Archeostorie: storiearcheostorie.com/2026/08

    #Archeologia #Medioevo #Russia #Suzdal #ArcheologiaMedievale #Storia #Rus #StorieArcheostorie #ScoperteArcheologiche

    📷 Foto: ©Istituto di Archeologia dell'Accademia Russa delle Scienze

  2. Il guerriero, il cavallo e il cane, sepolti insieme oltre mille anni fa in Russia: nella tomba un prezioso corredo di armi

    Nuove scoperte in Russia. Una camera funeraria lignea del X secolo, rimasta intatta per oltre mille anni, è tornata alla luce nel cimitero medievale di Gnezdilovo, nei pressi di Suzdal, a circa 220 Km a est di Mosca. All’interno, gli archeologi hanno rinvenuto i resti di un uomo di età compresa tra 25 e 35 anni accompagnati da quelli di un cavallo e di un cane, con un corredo corredo composto da un’ascia, una punta di lancia, staffe, un morso e altri finimenti caratteristici dell’equipaggiamento equestre.

    Veduta generale dello scavo archeologico nella necropoli di Gnezdilovo. Vista da sud-ovest (2026). Foto: ©Istituto di Archeologia dell’Accademia Russa delle Scienze

    La scoperta, effettuata durante la campagna di scavo 2026 dall’Istituto di Archeologia dell’Accademia Russa delle Scienze e dal Museo statale di storia, è molto significativa: si tratta della prima sepoltura a camera del X secolo ad oggi identificata nella regione di Suzdal Opolye.

    Camera lignea rettangolare

    La struttura funeraria, collocata a circa un metro di profondità nel terreno, ha pianta rettangolare (con dimensioni 3,1 per 2,7 metri circa). In origine era dotata di pavimento ligneo, pareti formate da assi disposte verticalmente e una copertura in legno, poi collassata con il trascorrere del tempo.

    Il cavaliere, il cavallo e il cane

    I resti del defunto giacevano nella parte meridionale della camera, con il capo rivolto a ovest, mentre a nord erano stati deposti un cavallo, anch’esso orientato verso occidente, e un cane. Il corredo conferma lo status del defunto: si trattava di un cavaliere, sepolto con le sue armi e una fibula d’argento a forma di ferro di cavallo sul petto, per fermare l’abito. Al suo fianco giaceva un coltello di ferro, ai piedi un’ascia da guerra con parte del manico ancora ben conservata e un pettine in corno. Tra i resti dell’uomo e quelli del cavallo sono stati inoltre recuperati una punta di lancia con resti dell’asta, le staffe, un morso con parti in corno e una fibbia appartenente verosimilmente alla bardatura di una sella, realizzata con materiali organici e ormai scomparsa.

    Sepoltura a camera di un uomo con cavallo, armi ed equipaggiamento da cavaliere. Distretto di Suzdal, Gnezdilovo (2026). Foto: ©Istituto di Archeologia dell’Accademia Russa delle Scienze

    Una piccola bilancia

    Tra i ritrovamenti, però, ce n’è uno che ha attirato maggiormente l’attenzione degli studiosi: le parti di una piccola bilancia. Cosa ci faceva una bilancia nella tomba di un cavaliere? L’ipotesi degli archeologi è che il defunto non fosse soltanto un guerriero, ma anche un funzionario e che il suo ruolo fosse legato alla gestione dei tributi o alla pesatura delle monete. Alla base ci sarebbe il confronto con altre sepolture rinvenute nello stesso cimitero, anch’esse appartenenti a militari.

    A sinistra: finimenti da cavaliere e punta di lancia in una sepoltura a camera. A destra: sperone in situ. Cimitero di Gnezdilovo (2026). Foto: ©Istituto di Archeologia dell’Accademia Russa delle Scienze

    Tombe introdotte dai Variaghi?

    Intorno al Mille tombe a camera come queste erano diffuse solo tra le élite della Rus’, il primo grande Stato medievale degli slavi orientali, sorto alla fine del IX secolo con Kiev come capitale: le tombe ordinarie erano per lo più a cremazione, con i resti deposti in un tumulo o sparsi nel terreno della sepoltura.  Strutture lignee come quella appena ritrovata, scavate e poi sepolte sotto terra, compaiono verso la fine del IX secolo in concomitanza con l’arrivo dei Variaghi, gruppi di guerrieri, mercanti e navigatori provenienti dalla Scandinavia.

    Veduta generale degli scavi archeologici nella necropoli di Gnezdilovo da sud-ovest (2026). Foto: ©Istituto di Archeologia dell’Accademia Russa delle Scienze

    La pratica rimase comunque abbastanza limitata: secondo le stime dell’archeologo K.A. Mikhailov, le tombe a camera individuate complessivamente in nove necropoli della Rus’ medievale sarebbero poco più di 80, le più importanti delle quali a Staraja Ladoga, Pskov, Gnezdovo presso Smolensk, Kiev, Černigov e Šestovicy. Nel nord-est della Rus’ finora erano note soltanto le tombe a camera delle necropoli di Timerevo, vicino a Jaroslavl’.

    Il ritrovamento di Gnezdilovo aggiunge dunque un tassello importante alla geografia di questa tradizione funeraria, tanto più che la tomba, risultata integra, non era mai stata esplorata in precedenza. Lo stato di conservazione delle ossa e del corredo permetterà agli archeologi di documentare integralmente la struttura funeraria con l’impiego delle moderne metodologie scientifiche.

    Leggi anche: Russia, tutte le scoperte archeologiche del 2025 | LE FOTO

    https://storiearcheostorie.com/2026/01/23/russia-tutte-le-scoperte-archeologiche-del-2025-le-foto/

    Cosa ci dice la sepoltura

    Il dato forse più importante riguarda però la presenza di un’élite militare a Suzdal già nel X secolo. Le precedenti sepolture rinvenute a Gnezdilovo, anch’esse accompagnate da armi ed equipaggiamento equestre, erano infatti state datate all’XI secolo.

    La nuova tomba anticipa la presenza di armati di almeno una generazione e avvicina Suzdal ai più antichi centri urbani o protourbani della Rus’, luoghi di potere nei quali le sepolture a camera erano già state documentate. Per quanto concerne la struttura e il corredo, il confronto più diretto è soprattutto con le tombe dell’area di Smolensk e del Medio Dnepr.

    “Tutte le sepolture precedentemente esplorate contenenti armi ed equipaggiamento per cavalieri a Gnezdilovo e in altri cimiteri della regione di Suzdal risalgono all’XI secolo. La scoperta della prima sepoltura a camera a Gnezdilovo, simile per struttura a quelle rinvenute nella regione di Smolensk e nella regione del Medio Dnepr, dimostra che la regione di Suzdal Opolye era già un polo di attrazione per l’antica nobiltà russa, portatrice di una nuova identità, e un punto di controllo militare e amministrativo sulle regioni nord-orientali della Rus’ già nel X secolo “, ha osservato 
    Nikolai Andreevich Makarov .

    Cento sepolture, alcune femminili

    Gli archeologi stanno indagando il cimitero di Gnezdilovo da sette anni, durante i quali sono riemerse circa un centinaio di sepolture medievali. La campagna di scavo del 2026 ne ha riportate alla luce altre 15, tra le quali diverse tombe femminili con corredi composti da anelli d’argento, collane di vetro, corniola e cristallo e pendenti ricavati da monete coniate nell’Europa occidentale e orientale. Un’altra sepoltura conteneva i resti di un giovane deposto con un’ascia da guerra.

    Parte del corredo funerario di una sepoltura femminile nella zona sud-occidentale del cimitero di Gnezdilovo (2026). Foto: ©Istituto di Archeologia dell’Accademia Russa delle Scienze

    In questo contesto, la distribuzione delle tombe con armi ed equipaggiamento da cavaliere appare particolarmente significativa: i ritrovamenti si susseguono infatti lungo una fascia estesa circa 200 metri nella parte centrale della necropoli.

    Leggi anche: Scoperta in Austria: madre e figlia sepolte insieme al loro cavallo. E non nell’alto Medioevo, ma in epoca romana

    https://storiearcheostorie.com/2024/05/05/eccezionale-scoperta-in-austria-madre-e-figlia-sepolte-insieme-al-loro-cavallo-e-non-nellalto-medioevo-ma-in-epoca-romana/

    Nel complesso, quanto era emerso finora dagli scavi permetteva di affermare che tra il X e l’XI secolo a Gnezdilovo fossero presenti individui con specifiche funzioni militari e amministrative.

    La nuova tomba a camera appena ritrovata retrodata dunque la presenza in loco di élite militari al pieno X secolo, quando il territorio rurale di Suzdal Opolye stava entrando nella rete politica e militare della Rus’ di Kiev, all’epoca una potenza in forte ascesa.

    📘 Notizia verificata ✅

    • 📄 Fonte: Istituto di Archeologia dell’Accademia Russa delle Scienze
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  3. Uzbekistan, vicino a Samarcanda emergono i resti di un vasto complesso monumentale dell’VIII secolo d.C.: era un palazzo reale?

    Nuove indagini archeologiche nel sito di Mingtepa, nel distretto di Jomboy, nella regione di Samarcanda, hanno portato alla luce i resti architettonici di quello che potrebbe essere un complesso monumentale, forse un palazzo reale, dell’VIII secolo d.C.

    Gli scavi sono condotti dai ricercatori dell’Istituto di Archeologia di Samarcanda Yahyo G’ulomov, Amriddin Berdimurov, Husniddin Rahmonov e Nigora Mahkamova. Le indagini si concentrano nella zona dell’Ark, la cittadella fortificata del sito, dove è stata individuata la struttura principale del complesso, databile alla prima metà dell’VIII secolo.

    © Yahyo G’ulomov Institute of Archaeology

    Gli archeologi sono al lavoro per cercare di stabilire la natura esatta dell’edificio. La posizione centrale all’interno della cittadella e le sue caratteristiche architettoniche rendono in ogni caso il complesso significativo per la conoscenza degli insediamenti dell’Asia centrale nell’Alto Medioevo.

    © Yahyo G’ulomov Institute of Archaeology

    Architettura e organizzazione del potere nell’Asia centrale

    La disposizione degli ambienti e le tecniche costruttive utilizzate offrono nuovi dati sullo sviluppo dell’urbanistica e dell’architettura dell’Asia centrale durante il periodo altomedievale. In particolare, gli archeologi ritengono che il complesso di Mingtepa possa contribuire a comprendere meglio le forme di organizzazione amministrativa presenti nella regione di Samarcanda durante l’VIII secolo, una fase caratterizzata da importanti cambiamenti politici e culturali.

    © Yahyo G’ulomov Institute of Archaeology

    I ricercatori proveranno per prima cosa a chiarire la funzione dei diversi ambienti e definire con maggiore precisione la cronologia delle varie fasi costruttive.

    Leggi anche: Uzbekistan, scoperta la più antica trapanazione cranica dell’Asia centrale: due bambini operati 4mila anni fa

    https://storiearcheostorie.com/2026/07/09/uzbekistan-djarkutan-trapanazione-cranica-eta-bronzo/

    Sculture dell’VIII secolo nella sala del complesso

    Un ulteriore elemento di interesse è rappresentato dal ritrovamento, all’interno di quella che potrebbe essere una possibile sala di rappresentanza, di varie sculture databili anch’esse all’VIII secolo. Al momento i materiali sono in corso di studio e si spera che possano fornire dati sulle decorazioni degli edifici e sulle tradizioni artistiche diffuse nella regione.

    © Yahyo G’ulomov Institute of Archaeology

    A dirci di più sul contesto storico saranno le future campagne di scavo e il meticoloso studio dei reperti, che potranno stabilire se il complesso fosse effettivamente una residenza di rappresentanza e quale ruolo svolgesse all’interno della città.

    📘 Notizia verificata ✅

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  4. Firenze, gli scavi della tramvia riportano alla luce le fortificazioni medievali di Porta alla Croce

    I lavori per la realizzazione della linea tranviaria di Firenze stanno offrendo un’importante occasione per approfondire la conoscenza delle fortificazioni medievali della città. I nuovi scavi archeologici in piazza Beccaria, eseguiti durante la posa dei binari e coordinati dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio con la collaborazione di Cooperativa Archeologia, hanno infatti riportato alla luce un nuovo tratto della cerchia muraria arnolfiana e ulteriori strutture connesse all’antica Porta alla Croce.

    Le nuove scoperte completano quanto emerso tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 durante gli interventi per l’acquedotto, consentendo di ricostruire con maggiore precisione il sistema difensivo che proteggeva l’accesso orientale della Firenze medievale.

    Riemerge il ponte che attraversava il fossato di San Gervasio

    Gli archeologi hanno individuato una seconda arcata del ponte che permetteva di superare il fosso di San Gervasio, confermando le evidenze già emerse durante la precedente campagna di scavo.

    Foto scavo 16 luglio 2026 – affiora il cervello dell’arcata che attraversava il fossato (Foto: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e la Provincia di Prato)

    Il sistema difensivo era estremamente articolato e comprendeva la cinta muraria realizzata alla fine del XIII secolo, le porte urbane, un fossato esterno largo circa 20 metri, i ponti di attraversamento e una strada interna che correva lungo le mura. Il ponte principale, costruito nel 1321 in asse con Porta alla Croce lungo la via Aretina, è ancora oggi parzialmente conservato all’interno della grande condotta fognaria realizzata da Giuseppe Poggi nella seconda metà dell’Ottocento, che riutilizzò parte delle strutture medievali.

    Un grande edificio davanti alla porta medievale

    L’arcata e l’ambiente superiore dell’antiporta di Porta alla Croce ritrovati a dicembre 2025 – gennaio 2026 – I SCAVO (Foto: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e la Provincia di Prato)

    Le nuove indagini hanno consentito di approfondire lo studio di un ampio ambiente addossato al lato della porta cittadina, già individuato durante gli scavi precedenti.

    La struttura presenta cantonali in pietra perfettamente squadrata, pareti decorate con intonaco graffito a finto isodomo e poggia su due grandi arcate voltate costruite con conci lapidei accuratamente lavorati. L’edificio era direttamente collegato alla cinta muraria e ampliava il ponte trasformandolo in una piattaforma davanti all’ingresso della città.

    La camera forse delle gabelle al lato della porta – gennaio 2026 – I SCAVO (Foto: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e la Provincia di Prato)

    La sua funzione originaria resta ancora oggetto di studio. Secondo gli archeologi potrebbe aver avuto un ruolo militare, rendendo più controllabile l’accesso laterale alla porta, oppure una funzione amministrativa, destinata alla riscossione delle gabelle sulle merci in ingresso.

    Nel XIX secolo l’edificio era noto come “reclusorio delle bestie”, utilizzato durante il mercato del bestiame che si svolgeva proprio davanti a Porta alla Croce.

    L’antiporta e una possibile connessione con Giotto

    L’integrazione dei dati raccolti tra dicembre 2025 e luglio 2026 permette ora di ipotizzare con maggiore solidità la presenza di una vera e propria antiporta, una struttura avanzata destinata a rafforzare la difesa dell’ingresso cittadino.

    La camera forse delle gabelle al lato della porta – gennaio 2026 – I SCAVO (Foto: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e la Provincia di Prato)

    Tra le ipotesi più suggestive avanzate dagli studiosi vi è quella proposta dal professor Frati dell’Università di Firenze. Poiché Giovanni Villani ricorda che nel 1333 una devastante alluvione colpì l’area di Porta alla Croce, è possibile che i successivi lavori di ristrutturazione siano stati eseguiti durante il mandato di Giotto, nominato nel 1334 magister et gubernator delle opere pubbliche del Comune di Firenze.

    Il celebre pittore, infatti, non sovrintendeva esclusivamente ai lavori della cattedrale di Santa Reparata, ma aveva competenze sull’insieme delle opere pubbliche cittadine, comprese le fortificazioni. Al momento si tratta di una ipotesi di lavoro, che dovrà essere verificata attraverso ulteriori indagini archeologiche e documentarie.

    Gli scavi non rallentano i lavori della tramvia

    La Soprintendenza ha precisato che le indagini non stanno interferendo con il cronoprogramma della nuova linea tranviaria. Le strutture saranno documentate, studiate e successivamente ricoperte per consentire la prosecuzione del cantiere.

    Prima della ricopertura è prevista una giornata di apertura straordinaria dedicata ai cittadini, che potranno osservare da vicino le testimonianze della Firenze comunale emerse durante gli scavi.

    Le nuove scoperte offrono così un’importante occasione per approfondire l’evoluzione delle fortificazioni cittadine, dall’ampliamento della cinta arnolfiana fino agli interventi urbanistici ottocenteschi di Giuseppe Poggi, contribuendo a ricostruire uno dei capitoli più significativi della storia urbana di Firenze.

    Immagine in apertura: L’arcata e l’ambiente superiore dell’antiporta di Porta alla Croce ritrovati a dicembre 2025 – gennaio 2026 – I SCAVO. Foto: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio
    per la città metropolitana di Firenze e la Provincia di Prato

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    • 📄 Fonte: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio
    • per la città metropolitana di Firenze e la Provincia di Prato ✅
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  5. 🌟 Nuove straordinarie scoperte a Castelseprio!!

    🏛️ Le indagini archeologiche dell’Università di Padova riportano alla luce i resti di un palazzo goto e una sepoltura dell’età del Ferro.

    📜 Trovata anche una stele funeraria romana dedicata a un soldato dell’età imperiale!

    🔗Tutti i dettagli su Storie & Archeostorie

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    @amp_padova…

    storiearcheostorie.com/2025/10

  6. Nuove scoperte a Castelseprio: lo scavo riporta in luce una tomba dell’età del Ferro, un’iscrizione romana e i resti di un edificio di epoca gota

    Elena Percivaldi

    Il Parco Archeologico di Castelseprio, nel Varesotto, continua a riscrivere la propria storia. Le indagini archeologiche condotte nel 2025 dall’équipe dell’Università di Padova, diretta da Alexandra Chavarría Arnau con la consulenza di Gian Pietro Brogiolo, hanno portato a rinvenimenti eccezionali che arricchiscono la conoscenza del sito, già riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO all’interno del sito seriale “Longobardi in Italia: i luoghi del potere”.

    Dalla fortezza tardoantica alla chiesa longobarda

    Gli scavi, realizzati tra settembre e ottobre nell’ambito del progetto Castelseprio centro di potere, hanno permesso di ricostruire nuove fasi edilizie nella zona della chiesa di San Giovanni, il principale edificio di culto del sito, celebre per la sua monumentalità e per il battistero annesso.
    Contrariamente a quanto ritenuto finora, la chiesa non risale al periodo tardoantico ma fu edificata all’inizio del VII secolo, in piena epoca longobarda. Prima della sua costruzione, l’area ospitava un grande edificio civile del V-VI secolo, quindi di epoca gota: di esso sono emersi due muri perimetrali, fosse e tracce di attività artigianali, accompagnate da ceramiche tardoantiche.

    Foto: ©Università di Padova

    Una sepoltura dell’età del Ferro: Castelseprio più antico di quanto si pensasse

    Fra i reperti più sorprendenti emersi durante la campagna 2025 vi è una sepoltura dell’età del Ferro, databile al VI secolo a.C..
    La tomba, costituita da una grande fossa con urna funeraria, frammenti ceramici e resti di metallo fuso, rappresenta una scoperta straordinaria: conferma che Castelseprio era frequentato già in epoche protostoriche, ben prima della fondazione della fortificazione tardoantica.

    Foto: ©Università di Padova

    La stele romana reimpiegata nel Medioevo

    Un altro rinvenimento di rilievo è una stele funeraria romana di grandi dimensioni, con iscrizione leggibile, dedicata a un soldato dell’età imperiale. La lastra, oggi esposta nell’Antiquarium del Parco, era stata reimpiegata in epoca altomedievale per coprire una sepoltura, con la scritta rivolta verso il terreno. Il riuso di materiali romani – spolia – è una pratica ben documentata nei siti medievali del territorio di Castelseprio e Torba, dove il passato romano si intreccia simbolicamente con la nuova cultura longobarda.

    La professoressa Chavarria con la stele appena scoperta (Foto: ©Università di Padova)

    Sepolture e storie di comunità

    Gli archeologi di Padova hanno inoltre proseguito l’indagine nel cimitero interno alla chiesa, individuando numerose sepolture che saranno oggetto di analisi antropologiche, isotopiche e paleogenetiche. Questi studi permetteranno di ricostruire le abitudini di vita, la dieta e le origini della popolazione sepolta tra l’Alto e il Basso Medioevo, offrendo un quadro sempre più preciso delle comunità che abitarono il Seprio.

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    https://storiearcheostorie.com/2025/08/02/castelseprio-scavi-origini-edificio/

    Una sorpresa continua

    «Castelseprio continua a sorprenderci», ha dichiarato il sindaco Silvano Martelozzo. «Ogni scoperta è una finestra sulla nostra storia e un motivo d’orgoglio per tutta la comunità».

    Foto: ©Università di Padova

    Le nuove ricerche confermano il valore unico del sito, dove tracce protostoriche, romane e medievali convivono in un racconto continuo che attraversa più di duemila anni di storia. Castelseprio si conferma così uno dei laboratori più importanti dell’archeologia medievale italiana, luogo in cui la ricerca scientifica dialoga con la memoria collettiva e con la valorizzazione del territorio attraverso visite aperte alla cittadinanza, turisti e attività con le scuole del Varesotto.

    Nelle prossime settimane, la Direzione del Parco organizzerà visite guidate e incontri per illustrare le nuove scoperte, a partire dall’iscrizione del soldato romano, già esposta presso l’Antiquarium.
    La prima data sarà domenica 2 novembre, durante le consuete passeggiate con l’archeologo insieme al Direttore del Parco Luca Polidoro (partecipazione gratuita, prenotazione consigliata: [email protected]).

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  7. ✨ 🏰 𝗟𝗮 𝗥𝗼𝗰𝗰𝗮 𝗱𝗶 𝗠𝗼𝗻𝘀𝗲𝗹𝗶𝗰𝗲 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗮 𝗮 𝘀𝗽𝗹𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲!

    Presentato il piano di restauro e valorizzazione da 4,7 milioni di euro: tutela, accessibilità e turismo "lento" al centro di un progetto che guarda al futuro.

    👉 I dettagli su Storie & Archeostorie: wp.me/p7tSpZ-aw2

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    storiearcheostorie.com/2025/10

  8. Padova / Monselice, ultima occasione per visitare lo scavo archeologico alla Rocca: "Emersi un cimitero medievale e un edificio nobiliare"

    Il 2 luglio alle 17.30 visita guidata agli scavi con archeologi e studenti: emerse oltre 40 sepolture e i resti di un edificio legato al comandante della Rocca.

    @amp_padova
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    storiearcheostorie.com/2025/06

  9. ARCHEOLOGIA | 𝐒𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐚 𝐒𝐜𝐚𝐧𝐝𝐢𝐜𝐜𝐢: 𝐝𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐜𝐚𝐯𝐢 𝐝𝐢 𝐁𝐚𝐝𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐒𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐨 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐚𝐧𝐧𝐚 𝐚𝐥𝐭𝐨𝐦𝐞𝐝𝐢𝐞𝐯𝐚𝐥𝐞

    I materiali la datano tra l’VIII ed IX secolo d.C. testimoniando la presenza di una comunità (o un nucleo rurale) precedente l'abbazia, fondata intorno all'anno Mille.

    Scopri i dettagli su @storieearcheostorie

    @comunediscandicci

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    storiearcheostorie.com/2025/04

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