#anticaroma — Public Fediverse posts
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Il 𝘁𝗮𝗯𝘂𝗹𝗮𝗿𝗶𝗼 (in latino "tabularium") che cita Manfredi era in pratica l'archivio di stato nell'antica Roma, custodito in un edificio sul Campidoglio.
Da non confondere (come hanno fatto su Focus) con il "tablinum", locale della 𝘥𝘰𝘮𝘶𝘴 adibito a sala di rappresentanza, che si affacciava da un lato sull'𝘢𝘵𝘳𝘪𝘶𝘮 e dall'altro sul giardino interno. Qui s'incontravano i 𝘤𝘭𝘪𝘦𝘯𝘵𝘦𝘴 e si trovava la "cassaforte" col tesoro di famiglia.
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Il 𝘁𝗮𝗯𝘂𝗹𝗮𝗿𝗶𝗼 (in latino "tabularium") che cita Manfredi era in pratica l'archivio di stato nell'antica Roma, custodito in un edificio sul Campidoglio.
Da non confondere (come hanno fatto su Focus) con il "tablinum", locale della 𝘥𝘰𝘮𝘶𝘴 adibito a sala di rappresentanza, che si affacciava da un lato sull'𝘢𝘵𝘳𝘪𝘶𝘮 e dall'altro sul giardino interno. Qui s'incontravano i 𝘤𝘭𝘪𝘦𝘯𝘵𝘦𝘴 e si trovava la "cassaforte" col tesoro di famiglia.
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Chi avrebbe mai detto che bastavano due fazzoletti?
La storia del reggiseno non comincia con pizzi, coppe perfette e campagne patinate, ma con un’idea molto più concreta: riuscire a respirare. Per secoli il seno femminile è stato contenuto, modellato o, nei casi peggiori, letteralmente costretto dentro soluzioni che avevano poco a che fare con il comfort. Nell’antica Roma, per esempio, il seno prosperoso non era esattamente il massimo dell’ideale estetico: meglio una silhouette più contenuta, grazie a fasce come il mammillare, che schiacciava il seno, o lo strophium, una versione un po’ più gentile ma sempre ben poco libera.
La vera svolta, però, arriva nel 1914 e ha il nome di Mary Phelps Jacob, giovane socialite americana, nipote di Robert Fulton, l’inventore del battello a vapore. Un cognome che sembra promettere grandi invenzioni, e infatti Mary non delude: stanca del corsetto che rovinava un abito da sera con la grazia di un arnese medievale, prese due fazzoletti di seta, un nastro rosa e inventò il primo reggiseno moderno. Un gesto semplice, geniale e soprattutto molto più elegante del tentativo di sopravvivere a una serata in corsetto.
Il suo “backless brassiere” era leggero, morbido e finalmente sensato. Tanto che nel pieno dei cambiamenti sociali del Novecento, e con la Prima guerra mondiale che rendeva i corsetti con stecche metalliche poco pratici persino per l’industria bellica, il suo modello iniziò a prendere piede. Da lì in avanti, il reggiseno ha fatto una carriera notevole: ferretto, coppe, push-up, balconcino, taglie più precise e tutta quella serie di varianti che hanno trasformato un’intuizione nata da due fazzoletti in un oggetto di culto.
E sì, a questo punto il salto verso Victoria’s Secret viene quasi naturale: dalla soluzione furba e funzionale di Mary Phelps Jacob si arriva, decenni dopo, al lato più spettacolare e patinato della lingerie, dove il reggiseno smette di essere solo una questione di sostegno e diventa anche spettacolo, desiderio e marketing. Insomma, da due fazzoletti di seta a un impero rosa il passo è stato lungo, ma il punto di partenza resta sorprendentemente semplice.
Alla fine, il reggiseno è passato dalla necessità alla moda, dalla funzione al mito, e tutto è iniziato con una donna che ha guardato un corsetto e, molto probabilmente, ha pensato: “No, grazie, posso fare di meglio”.
Fashion Blogger: Paola Moretti
#AnticaRoma #backlessBrassiere #balconcino #battelloAVapore #Comfort #coppe #corsetto #CuriositàDiModa #curiositàDiStile #fazzolettiDiSeta #ferretto #Iho #lingerie #mammillare #marketing #MaryPhelpsJacobs #nastroRosa #PaolaMoretti #PerfettamenteChic #pizzo #pushUp #reggiseno #reggisenoModerno #RobertFulton #SapevateChe #silhouette #socialite #storiaDelReggiseno #strophium #VictoriaSSecret
Fonte: Noigiovani.it, Web
Immagine: AI -
🏛️ 𝐄𝐜𝐜𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐚𝐫𝐜𝐡𝐞𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐚 𝐏𝐨𝐧𝐬𝐨, 𝐧𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐝𝐨𝐯𝐚𝐧𝐨 ❗
✅ Durante i lavori per la nuova SR10 sono emersi templi, iscrizioni venetiche e un antico santuario frequentato tra età preromana e romana. Un ritrovamento che potrebbe cambiare la conoscenza del Veneto antico.
#Archeologia #Ponso #Padova #Veneto #AnticaRoma #VenetiAntichi #ScaviArcheologici
📷 ©SABAP PD TV BL
➡️ L'articolo completo su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-d42 -
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✅ Durante i lavori per la nuova SR10 sono emersi templi, iscrizioni venetiche e un antico santuario frequentato tra età preromana e romana. Un ritrovamento che potrebbe cambiare la conoscenza del Veneto antico.
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✅ Durante i lavori per la nuova SR10 sono emersi templi, iscrizioni venetiche e un antico santuario frequentato tra età preromana e romana. Un ritrovamento che potrebbe cambiare la conoscenza del Veneto antico.
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https://www.europesays.com/afrique/81848/ Égypte, découverte d’une tombe romaine avec des langues d’or et un rare papyrus de l’Iliade sur le site de Bahnasa #AnticaGrecia #AnticaRoma #AnticoEgitto #Archeologia #Egitto #Égypte
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https://www.europesays.com/afrika/5039/ Ägypten, Entdeckung eines römischen Grabes mit goldenen Zungen und einem seltenen Papyrus aus der Ilias in der Stätte Bahnasa #Ägypten #AnticaGrecia #AnticaRoma #AnticoEgitto #Archeologia #Egitto #Egypt
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🏛️ 𝗔 𝗣𝗼𝗺𝗽𝗲𝗶 𝗮𝗽𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗼 𝗺𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗺𝗮𝗻𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗱𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝘃𝗶𝘁𝘁𝗶𝗺𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗲𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝟳𝟵 𝗱。𝗖。
💀 Alla Palestra Grande saranno esposti 22 calchi originali insieme a reperti organici straordinariamente conservati.
#Pompei #Vesuvio #eruzione79dC #archeologia #scaviPompei #storiaantica #patrimonioculturale #musei #anticaRoma
📷 ©Parco Archeologico Pompei
➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-cBO -
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Le antiche Romane già giravano con la borsetta a tracolla... 🤨
Ma vogliamo parlare della ciotola svuotata che rimane piena di zuppa? Mi ricorda la foto di Chiara Ferragni intenta a mangiare una fetta di pizza, mentre questa rimaneva misteriosamente intera sul tavolo.
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Le antiche Romane già giravano con la borsetta a tracolla... 🤨
Ma vogliamo parlare della ciotola svuotata che rimane piena di zuppa? Mi ricorda la foto di Chiara Ferragni intenta a mangiare una fetta di pizza, mentre questa rimaneva misteriosamente intera sul tavolo.
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❗ 𝗔𝗡𝗖𝗢𝗥𝗔 𝗨𝗡𝗔 𝗦𝗧𝗥𝗔𝗢𝗥𝗗𝗜𝗡𝗔𝗥𝗜𝗔 𝗦𝗖𝗢𝗣𝗘𝗥𝗧𝗔 𝗔 𝗥𝗢𝗠𝗔 ❗
💀💀💀 𝗧𝗼𝗺𝗯𝗲 𝗮𝗳𝗳𝗿𝗲𝘀𝗰𝗮𝘁𝗲 𝗲 𝗰𝗼𝗹𝗼𝗺𝗯𝗮𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗲𝘁à 𝗶𝗺𝗽𝗲𝗿𝗶𝗮𝗹𝗲: spunta 𝘂𝗻𝗮 nuova 𝗻𝗲𝗰𝗿𝗼𝗽𝗼𝗹𝗶 𝗺𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗹𝘂𝗻𝗴𝗼 𝗹𝗮 𝘃𝗶𝗮 𝗢𝘀𝘁𝗶𝗲𝗻𝘀𝗲
#archeologia #Roma #necropoli #anticaRoma #scopertearcheologiche #storiaromana #viaOstiense
➡️ L’articolo completo e le foto 📷 su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-csS
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❗ 𝗔𝗡𝗖𝗢𝗥𝗔 𝗨𝗡𝗔 𝗦𝗧𝗥𝗔𝗢𝗥𝗗𝗜𝗡𝗔𝗥𝗜𝗔 𝗦𝗖𝗢𝗣𝗘𝗥𝗧𝗔 𝗔 𝗥𝗢𝗠𝗔 ❗
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❗ 𝗔𝗡𝗖𝗢𝗥𝗔 𝗨𝗡𝗔 𝗦𝗧𝗥𝗔𝗢𝗥𝗗𝗜𝗡𝗔𝗥𝗜𝗔 𝗦𝗖𝗢𝗣𝗘𝗥𝗧𝗔 𝗔 𝗥𝗢𝗠𝗔 ❗
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https://www.europesays.com/fr/727092/ Allemagne, une basilique romaine, un escalier et un autel refont surface dans le sous-sol de MiQua à Cologne #Actualités #allemagne #AnticaRoma #Archeologia #ArteRomana #BundesrepublikDeutschland #DE #Deutschland #EU #europe #Germania #Germany #News #RépubliqueFédéraleD'Allemagne
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⚔️ 𝗚𝗿𝗮𝗳𝗳𝗶𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗴𝗹𝗮𝗱𝗶𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗲 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗶 𝗾𝘂𝗼𝘁𝗶𝗱𝗶𝗮𝗻𝗶 ♥️: 𝗹𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗣𝗼𝗺𝗽𝗲𝗶 𝗿𝗶𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲 𝗴𝗿𝗮𝘇𝗶𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝘁𝗲𝗰𝗻𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗲 𝗱𝗶𝗴𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶
Amori, insulti, gladiatori e devozioni: nel corridoio dei teatri quasi 300 graffiti raccontano la vita quotidiana della città vesuviana
#archeologia #pompei #scoperte #studi #graffiti #amore #gladiatori #anticaRoma
foto: ©pompeii_parco_archeologico
➡️ L’articolo completo su Storie & Archeostorie
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Amori, insulti, gladiatori e devozioni: nel corridoio dei teatri quasi 300 graffiti raccontano la vita quotidiana della città vesuviana
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Amori, insulti, gladiatori e devozioni: nel corridoio dei teatri quasi 300 graffiti raccontano la vita quotidiana della città vesuviana
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Ricercatori creano il Google Maps del Mondo Antico, migliorando le nostre conoscenze della viabilità romana
https://www.jacoporanieri.com/blog/?p=43354#strade #trasporti #antichità #romani #italia #costruzioni #infrastrutture #mondoantico #ricerca #studio #mappe #google #siti #web #internet #progetti #università #progetti #atlanti #viaggi #anticaRoma #Europa #Danimarca
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Ricercatori creano il Google Maps del Mondo Antico, migliorando le nostre conoscenze della viabilità romana
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🔎 𝗣𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗶 𝗰𝗵𝗶𝗼𝗱𝗶❟ 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗶 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗲!
A #Waldmössingen, in #Germania, gli archeologi hanno scoperto un’officina romana che riforniva i legionari di caligae, le celebri calzature militari. Un tassello fondamentale per capire la logistica delle truppe imperiali lungo il Limes renano.
Scopri i dettagli su Storie & Archeostorie
Foto: © Landesamt für Denkmalpflege im Regierungspräsidium Stuttgart / Universität Freiburg
@rpstuttgarthttps://storiearcheostorie.com/2025/09/08/officina-romana-chiodi-calzari-waldmoessingen/
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🔎 𝗣𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗶 𝗰𝗵𝗶𝗼𝗱𝗶❟ 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗶 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗲!
A #Waldmössingen, in #Germania, gli archeologi hanno scoperto un’officina romana che riforniva i legionari di caligae, le celebri calzature militari. Un tassello fondamentale per capire la logistica delle truppe imperiali lungo il Limes renano.
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Ciao Mondo.
Ed ecco la #stampa definitiva del #vesuvio che sembra essere lì assopito in attesa di chissà cosa.
Conosciamo tutti la storia della sua #eruzione ma come spesso accade preferisco l'altro mondo a questo. È perciò a un episodio di #doctorwho che mi sono ispirato per il titolo: The fire of Pompei#linocut
#linoprint
#pompei
#ercolano
#linocarving
#linoblock
#vulcano
#anticaroma
#terremoti
#homedecor
#walldecor
#nature
#handmade
#artisanat
#stampaartigianale -
Ciao Mondo.
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“Essere donna nell’antica Pompei”: una mostra tra archeologia, identità e rappresentazione di genere
Scoperi i dettagli della mostra su @storieearcheostorie
@pompeii_parco_archeologico
#archeologia #donna #mostre #pompei #anticaroma
https://storiearcheostorie.com/2025/04/20/essere-donna-antica-pompei-mostra/
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📖 Libri / "La corruzione del potere a Roma": quando il potere logora chi ce l’ha
Lunedì 24 marzo 2025 alle ore 10 si terrà un incontro online dedicato al libro scritto da Domitilla Campanile (Università di Pisa) @unipisa
https://storiearcheostorie.com/2025/03/23/la-corruzione-del-potere-nellantica-roma/
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🚇 metro c: via alla gara per l’allestimento della Caserma di Adriano
La stazione Porta Metronia della #MetroC si prepara a diventare un museo unico, con un sistema immersivo che riporterà i viaggiatori all’#AnticaRoma. Un progetto innovativo che unisce #trasportopubblico e #cultura, trasformando la mobilità in un’esperienza di valorizzazione storica.
Scopri i dettagli 👉
https://www.odisseaquotidiana.com/2024/12/gara-allestimento-museo-porta-metronia-metro-c.html -
🚇 metro c: via alla gara per l’allestimento della Caserma di Adriano
La stazione Porta Metronia della #MetroC si prepara a diventare un museo unico, con un sistema immersivo che riporterà i viaggiatori all’#AnticaRoma. Un progetto innovativo che unisce #trasportopubblico e #cultura, trasformando la mobilità in un’esperienza di valorizzazione storica.
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Strada romana scoperta in #Scozia, ridisegna i confini dell'impero
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Strada romana scoperta in #Scozia, ridisegna i confini dell'impero
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Un imperatore carino... ma solo di nome! https://medium.com/@storiedistoria/carino-ma-solo-di-nome-99c7c665637b
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Un imperatore carino... ma solo di nome! https://medium.com/@storiedistoria/carino-ma-solo-di-nome-99c7c665637b
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Superare una disabilità nell'antica Roma: il caso di Quinto Pedio https://link.medium.com/ZOES58bMNAb
#storiedistoria #storia #anticaroma #arte #disabilità #curiosità
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Superare una disabilità nell'antica Roma: il caso di Quinto Pedio https://link.medium.com/ZOES58bMNAb
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#ARCHEONEWS / Rare glass depicting female deity personification of #Rome uncovered in Rome Metro C excavations
#ARCHEOLOGIA Scavi #MetroC, su un raffinato vetro dorato riemerge il volto della #DeaRoma, simbolo della città
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Pompei, dalla Regio V altre due domus con affreschi e mosaici. E un’iscrizione che rimette in discussione la data dell’eruzione
FOTO: (C) UFFICIO STAMPA Parco Archeologico di Pompei
POMPEI, 16 ottobre 2018 (aggiornamento 27 ottobre) – Due dimore di pregio con preziose decorazioni vengono alla luce e ridefiniscono lo spazio urbano nella Regio V di Pompei, grazie agli interventi di manutenzione e messa in sicurezza dei fronti di scavo previsti dal Grande Progetto Pompei. Riaffiorano integre dai lapilli, con diverse suppellettili, la Casa con giardino, con il bel portico affrescato e gli ambienti decorati da vivaci megalografie, e la Casa di Giove, con le pitture in I stile e gli eccezionali mosaici pavimentali dalle raffigurazioni senza precedenti. Iscrizioni e ulteriori resti delle vittime aggiungono, inoltre, dettagli alla storia dell’eruzione e della città antica. Un’iscrizione a carboncino, in particolare, traccia tangibile di un momento di vita quotidiana, supporta la teoria che la data dell’eruzione fosse a ottobre e non ad agosto: un’ipotesi già avanzata dagli studiosi da tempo. “La data dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. – scriveva ad esempio la nostra Elena Percivaldi in un articolo uscito ad agosto sul bimestrale Civiltà Romana – è attestata da una delle due lettere scritte da Plinio il Giovane a Tacito. Nella variante del manoscritto ritenuta più attendibile si legge “nonum kal. Septembres”, cioè nove giorni prima delle Calende di settembre, giorno che corrisponde al 24 agosto. Tuttavia alcuni dati archeologici hanno fatto sollevare dei dubbi: la frutta secca carbonizzata e il mosto in fase di invecchiamento, trovato sigillato nei contenitori, suggerirebbero che l’evento sia avvenuto in autunno, così come la presenza di bracieri, usati di solito per il riscaldamento. Inoltre, una moneta emersa a Pompei è datata alla quindicesima acclamazione di Tito a imperatore, avvenuta dopo l’8 settembre del 79. È quindi probabile che il giorno dell’eruzione sia stato il 24 ottobre, e che l’indicazione contenuta nel manoscritto sia frutto di un errore del copista”.
L’iscrizione che sembra confermare la data “ottobrina” dell’eruzione. Vi si legge: “XVI (ante) K(alendas) Nov(embres) in[d]ulsit pro masumis esurit[ioni]”, ossia “Il 17 ottobre lui indulse al cibo in modo smodato”.La scritta è, infatti, datata al sedicesimo giorno prima delle calende di novembre, corrispondente al 17 ottobre. Vi si legge “XVI (ante) K(alendas) Nov(embres) in[d]ulsit
pro masumis esurit[ioni]”, ovvero: “Il 17 ottobre lui indulse al cibo in modo smodato”: un testo ovviamente slegato dal contesto dell’eruzione, ma interessante come testimonianza di vita quotidiana (in questo caso, parrebbe trattarsi della presa in giro di un pompeiano molto amante della buona tavola). Secondo la docente di Paleografia Latina presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, Giulia Ammannati, però, l’epigrafe va letta così: “IN OLEARIA / PROMA SUMSERUNT […]”, vale a dire “hanno preso nella dispensa olearia […]”. Comunque sia, l’iscrizione appare in un ambiente della casa in corso di ristrutturazione, a differenza del resto della stanze già completamente rinnovate; si dovevano essere, pertanto, lavori in corso nell’anno dell’eruzione. Inoltre, trattandosi di carboncino, fragile e evanescente, che non avrebbe potuto resistere a lungo nel tempo, è più che probabile che si tratti dell’ottobre del 79 d.C., una settimana prima della grande catastrofe che sarebbe, secondo questa ipotesi, avvenuta il 24 ottobre.Il grande intervento che sta interessando gli oltre 3km di fronti che costeggiano i 22 ettari di area non scavata ha lo scopo di riprofilare i fronti, rimodulandone la
pendenza e mettendoli in sicurezza, al fine di evitare la minacciosa pressione dei terreni
sulle strutture già in luce. Nell’area del cosiddetto “cuneo”, in particolare, si è reso necessario, al fine di proteggere gli edifici emersi già nell’800, procedere a un vero e proprio scavo di oltre 1000mq che consentisse di arretrare il fronte e garantisse la sicurezza delle strutture in luce.LA CASA DI GIOVE
La casa di Giove prende il nome dall’affresco del larario posto in giardino, nel quale è raffigurata la divinità. Il larario fu rinvenuto già nel corso degli scavi dell’ Ottocento, durante i quali la casa era stata solo in parte indagata.
Al momento dell’eruzione del 79 d.C. l’abitazione era in corso di ristrutturazione.
Gli scavi attuali hanno consentito di individuare diversi cunicoli, praticati in passato prima degli scavi ufficiali, allo scopo di recuperare oggetti preziosi, che hanno purtroppo compromesso in più punti la struttura della casa.
Ciò nonostante si sono conservati, in ottimo stato, sia i pavimenti musivi, sia gli affreschi, sia, in alcuni ambienti, la ricca suppellettile fittile e metallica.
L’intervento di scavo odierno ha restituito la struttura di una dimora con atrio centrale, circondato da stanze decorate, ingresso lungo il vicolo dei balconi, e sul fondo uno spazio aperto colonnato su cui si affacciano altri tre ambienti.Le pitture di I stile
L’atrio e gli ambienti circostanti hanno svelato una ricca decorazione in primo stile (II sec a. C) con riquadri in stucco imitanti lastre (crustae) marmoree dipinte di vivaci colori (rosso, nero, giallo, verde) e cornici con modanature dentellate.
L’atrio che mantiene, nella parte conservata, la decorazione in primo stile, era probabilmente completato, nella parte superiore, da un fregio dorico in stucco, con rifiniture in blu e rosso, attestato dai numerosi frammenti rinvenuti in crollo.
È molto probabile che il proprietario di casa abbia volutamente mantenuto, in tali spazi, questa più antica decorazione in primo stile che, in altre dimore pompeiane, era stata frequentemente sostituita da decorazioni più moderne.I Pavimenti e i Mosaici figurati
I pavimenti della domus sono, in gran parte, semplici cementizi a base fittile (cd. “signino” o “cocciopesto”), a volte con tessere marmoree bianche disposte a intervalli regolari o con scaglie di marmo collocate irregolarmente.
In due ambienti, tuttavia, la parte centrale del pavimento è decorata da eccezionali riquadri a mosaico rettangolari di grande qualità artistica e con raffigurazioni straordinarie, prive, finora, di precisi confronti e che, a un primo esame, sembrano riferirsi a miti poco rappresentati, probabilmente di carattere astrologico.
Tracce di un incendio, infine, sono state ritrovate in un ambiente della domus confinante con la casa delle Nozze d’Argento, già in buona parte indagato in passato. L’incendio aveva annerito la parete affrescata coinvolgendo elementi di arredo, tra cui probabilmente un letto, come sembrerebbe dimostrato dai frammenti di legno e di stoffa carbonizzati. Un rinvenimento straordinario considerato la rarità dei ritrovamenti di tessuti a Pompei.
LA CASA CON GIARDINO
La casa con giardino, prende nome dall’ampio spazio aperto con portico, all’interno del quale sono state condotte analisi paleobotaniche sulle tracce vegetali rinvenute, che stanno fornendo un quadro completo delle specie di piante ivi presenti al momento dell’eruzione.
La casa, sebbene anch’essa compromessa da cunicoli, ha fortunatamente conservato in buone condizioni la maggior parte degli apparati decorativi, che presentano tracce di lavori in corso al momento dell’eruzione.
Ingresso dal Vicolo dei Balconi
Il complesso abitativo aveva il suo accesso principale dal vicolo dei Balconi, attraverso una porta monumentalizzata da due capitelli “a dado” e da una cornice in muratura; lo stretto ingresso immetteva in un atrio, a sua volta comunicante con un portico aperto sul giardino e sostenuto da colonne in muratura, poggianti su una zoccolatura decorata da affreschi su fondo nero raffiguranti piante fiorite.
La stanza degli scheletri
Una delle stanze che si affacciavano sul portico, e che, a differenza delle altre, ha resistito alla prima fase dell’eruzione (la caduta dei lapilli), è poi stata distrutta e riempita dal flusso piroclastico, all’interno del quale sono stati rinvenuti i resti scheletrici di almeno cinque individui, che evidentemente avevano cercato rifugio nella stanza più interna della casa, trovandovi la morte. L’indagine di questa stanza, ancora in corso, ha rivelato la presenza, indiziata anche da fori nelle pareti, di uno o più cunicoli di scavi precedenti (forse anteriori all’inizio delle ricerche ufficiali del 1748), che hanno causato uno sconvolgimento degli scheletri intercettati, le cui ossa sono state dislocate in vari punti dell’ambiente.
Gli affreschi del Portico e delle stanze
Sia il portico, sia le stanze che vi si affacciavano, presentano una ricca decorazione ad affresco. In particolare, una stanza ha restituito, al centro di una parete con finta decorazione architettonica, un quadretto idillico-sacrale, con scene di culto in un ambiente boschivo. Quadretti analoghi, ma in peggiori condizioni di conservazione, decoravano altre due pareti della stessa stanza.
LE MEGALOGRAFIE
L’ambiente adiacente era, invece, decorato con scene di maggiori dimensioni, quasi vere e proprie megalografie. In una si riconoscono Venere con una figura maschile (forse Adone o Paride) e con Eros, mentre in un altro riquadro è Venere raffigurata in atto di pescare con Eros. Sempre in questo ambiente è un raffinatissimo ritratto femminile, forse raffigurante la domina.
Nelle due stanze appena citate, e in un’altra stanza con una semplice decorazione parietale, sono stati rinvenuti, in posizione di crollo sul pavimento, i resti dei soffitti affrescati, con tracce dell’incannucciata su cui l’intonaco era fatto aderire; sebbene, naturalmente, in condizioni molto frammentarie, il recupero integrale dei pezzi conservati potrà permettere la ricostruzione dei motivi decorativi, offrendo un notevole contributo alla conoscenza della pittura romana dato che, com’è noto, i soffitti affrescati ricostruibili in estensione sono piuttosto rari.
La casa, come già osservato, era in corso di ristrutturazione al momento dell’eruzione; ciò può spiegare come mai, accanto a stanze con pareti e soffitti affrescati, e con pavimenti cementizi in alcuni casi con tessere o con lastre marmoree, vi fossero alcuni ambienti con pareti semplicemente intonacate e addirittura privi di pavimento, come in particolare l’atrio e il corridoio di ingresso.
Graffiti e iscrizioni a carboncino
Le pareti dell’atrio e del corridoio di ingresso hanno conservato una notevole quantità di graffiti, in corso di studio, con frasi, in alcuni casi di carattere osceno, e con disegni (tra cui alcuni volti stilizzati).
In maniera insolita, si sono conservati in buone condizioni, disegni tracciati con calce o gesso, tra cui uno raffigurante un volto umano caricaturale di profilo, e con carbone, anche in questo caso volti umani. Tra quest’ultimi anche l’iscrizione a carboncino, che supporterebbe l’ipotesi che l’eruzione del 79 d.C. possa essere avvenuta il 24 ottobre, piuttosto che il 24 agosto.
LE SUPPELLETTILI
In entrambe le dimore sono state ritrovate diverse suppellettili, oggetti di uso quotidiano, testimonianza della vita che scorreva ignara della imminente tragedia, ma anche oggetti di particolare pregio.
Dalla Casa con Giardino provengono due brocche in bronzo (oinochoai) con anse figurate e arricchite di piccoli inserti in argento, nonché un braciere in ferro rinvenuto nel portico insieme ad un contenitore biconico in terracotta. Più ricca la suppellettile ritrovata all’interno della Casa di Giove, concentrata essenzialmente in due stanze. In particolare, il piano pavimentale dell’ambiente decorato in I stile era completamente coperto di vasi fittili e bronzei, di varia tipologia, che con ogni probabilità erano stati accuratamente riposti in quel vano a causa dei lavori di ristrutturazione in corso all’interno della domus.Sull’eruzione, leggi l’articolo di Elena Percivaldi pubblicato sul numero 1 del bimestrale “Civiltà Romana”, pubblicato da Sprea Editori
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Pompei, dalla Regio V altre due domus con affreschi e mosaici. E un’iscrizione che rimette in discussione la data dell’eruzione
FOTO: (C) UFFICIO STAMPA Parco Archeologico di Pompei
POMPEI, 16 ottobre 2018 (aggiornamento 27 ottobre) – Due dimore di pregio con preziose decorazioni vengono alla luce e ridefiniscono lo spazio urbano nella Regio V di Pompei, grazie agli interventi di manutenzione e messa in sicurezza dei fronti di scavo previsti dal Grande Progetto Pompei. Riaffiorano integre dai lapilli, con diverse suppellettili, la Casa con giardino, con il bel portico affrescato e gli ambienti decorati da vivaci megalografie, e la Casa di Giove, con le pitture in I stile e gli eccezionali mosaici pavimentali dalle raffigurazioni senza precedenti. Iscrizioni e ulteriori resti delle vittime aggiungono, inoltre, dettagli alla storia dell’eruzione e della città antica. Un’iscrizione a carboncino, in particolare, traccia tangibile di un momento di vita quotidiana, supporta la teoria che la data dell’eruzione fosse a ottobre e non ad agosto: un’ipotesi già avanzata dagli studiosi da tempo. “La data dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. – scriveva ad esempio la nostra Elena Percivaldi in un articolo uscito ad agosto sul bimestrale Civiltà Romana – è attestata da una delle due lettere scritte da Plinio il Giovane a Tacito. Nella variante del manoscritto ritenuta più attendibile si legge “nonum kal. Septembres”, cioè nove giorni prima delle Calende di settembre, giorno che corrisponde al 24 agosto. Tuttavia alcuni dati archeologici hanno fatto sollevare dei dubbi: la frutta secca carbonizzata e il mosto in fase di invecchiamento, trovato sigillato nei contenitori, suggerirebbero che l’evento sia avvenuto in autunno, così come la presenza di bracieri, usati di solito per il riscaldamento. Inoltre, una moneta emersa a Pompei è datata alla quindicesima acclamazione di Tito a imperatore, avvenuta dopo l’8 settembre del 79. È quindi probabile che il giorno dell’eruzione sia stato il 24 ottobre, e che l’indicazione contenuta nel manoscritto sia frutto di un errore del copista”.
L’iscrizione che sembra confermare la data “ottobrina” dell’eruzione. Vi si legge: “XVI (ante) K(alendas) Nov(embres) in[d]ulsit pro masumis esurit[ioni]”, ossia “Il 17 ottobre lui indulse al cibo in modo smodato”.La scritta è, infatti, datata al sedicesimo giorno prima delle calende di novembre, corrispondente al 17 ottobre. Vi si legge “XVI (ante) K(alendas) Nov(embres) in[d]ulsit
pro masumis esurit[ioni]”, ovvero: “Il 17 ottobre lui indulse al cibo in modo smodato”: un testo ovviamente slegato dal contesto dell’eruzione, ma interessante come testimonianza di vita quotidiana (in questo caso, parrebbe trattarsi della presa in giro di un pompeiano molto amante della buona tavola). Secondo la docente di Paleografia Latina presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, Giulia Ammannati, però, l’epigrafe va letta così: “IN OLEARIA / PROMA SUMSERUNT […]”, vale a dire “hanno preso nella dispensa olearia […]”. Comunque sia, l’iscrizione appare in un ambiente della casa in corso di ristrutturazione, a differenza del resto della stanze già completamente rinnovate; si dovevano essere, pertanto, lavori in corso nell’anno dell’eruzione. Inoltre, trattandosi di carboncino, fragile e evanescente, che non avrebbe potuto resistere a lungo nel tempo, è più che probabile che si tratti dell’ottobre del 79 d.C., una settimana prima della grande catastrofe che sarebbe, secondo questa ipotesi, avvenuta il 24 ottobre.Il grande intervento che sta interessando gli oltre 3km di fronti che costeggiano i 22 ettari di area non scavata ha lo scopo di riprofilare i fronti, rimodulandone la
pendenza e mettendoli in sicurezza, al fine di evitare la minacciosa pressione dei terreni
sulle strutture già in luce. Nell’area del cosiddetto “cuneo”, in particolare, si è reso necessario, al fine di proteggere gli edifici emersi già nell’800, procedere a un vero e proprio scavo di oltre 1000mq che consentisse di arretrare il fronte e garantisse la sicurezza delle strutture in luce.LA CASA DI GIOVE
La casa di Giove prende il nome dall’affresco del larario posto in giardino, nel quale è raffigurata la divinità. Il larario fu rinvenuto già nel corso degli scavi dell’ Ottocento, durante i quali la casa era stata solo in parte indagata.
Al momento dell’eruzione del 79 d.C. l’abitazione era in corso di ristrutturazione.
Gli scavi attuali hanno consentito di individuare diversi cunicoli, praticati in passato prima degli scavi ufficiali, allo scopo di recuperare oggetti preziosi, che hanno purtroppo compromesso in più punti la struttura della casa.
Ciò nonostante si sono conservati, in ottimo stato, sia i pavimenti musivi, sia gli affreschi, sia, in alcuni ambienti, la ricca suppellettile fittile e metallica.
L’intervento di scavo odierno ha restituito la struttura di una dimora con atrio centrale, circondato da stanze decorate, ingresso lungo il vicolo dei balconi, e sul fondo uno spazio aperto colonnato su cui si affacciano altri tre ambienti.Le pitture di I stile
L’atrio e gli ambienti circostanti hanno svelato una ricca decorazione in primo stile (II sec a. C) con riquadri in stucco imitanti lastre (crustae) marmoree dipinte di vivaci colori (rosso, nero, giallo, verde) e cornici con modanature dentellate.
L’atrio che mantiene, nella parte conservata, la decorazione in primo stile, era probabilmente completato, nella parte superiore, da un fregio dorico in stucco, con rifiniture in blu e rosso, attestato dai numerosi frammenti rinvenuti in crollo.
È molto probabile che il proprietario di casa abbia volutamente mantenuto, in tali spazi, questa più antica decorazione in primo stile che, in altre dimore pompeiane, era stata frequentemente sostituita da decorazioni più moderne.I Pavimenti e i Mosaici figurati
I pavimenti della domus sono, in gran parte, semplici cementizi a base fittile (cd. “signino” o “cocciopesto”), a volte con tessere marmoree bianche disposte a intervalli regolari o con scaglie di marmo collocate irregolarmente.
In due ambienti, tuttavia, la parte centrale del pavimento è decorata da eccezionali riquadri a mosaico rettangolari di grande qualità artistica e con raffigurazioni straordinarie, prive, finora, di precisi confronti e che, a un primo esame, sembrano riferirsi a miti poco rappresentati, probabilmente di carattere astrologico.
Tracce di un incendio, infine, sono state ritrovate in un ambiente della domus confinante con la casa delle Nozze d’Argento, già in buona parte indagato in passato. L’incendio aveva annerito la parete affrescata coinvolgendo elementi di arredo, tra cui probabilmente un letto, come sembrerebbe dimostrato dai frammenti di legno e di stoffa carbonizzati. Un rinvenimento straordinario considerato la rarità dei ritrovamenti di tessuti a Pompei.
LA CASA CON GIARDINO
La casa con giardino, prende nome dall’ampio spazio aperto con portico, all’interno del quale sono state condotte analisi paleobotaniche sulle tracce vegetali rinvenute, che stanno fornendo un quadro completo delle specie di piante ivi presenti al momento dell’eruzione.
La casa, sebbene anch’essa compromessa da cunicoli, ha fortunatamente conservato in buone condizioni la maggior parte degli apparati decorativi, che presentano tracce di lavori in corso al momento dell’eruzione.
Ingresso dal Vicolo dei Balconi
Il complesso abitativo aveva il suo accesso principale dal vicolo dei Balconi, attraverso una porta monumentalizzata da due capitelli “a dado” e da una cornice in muratura; lo stretto ingresso immetteva in un atrio, a sua volta comunicante con un portico aperto sul giardino e sostenuto da colonne in muratura, poggianti su una zoccolatura decorata da affreschi su fondo nero raffiguranti piante fiorite.
La stanza degli scheletri
Una delle stanze che si affacciavano sul portico, e che, a differenza delle altre, ha resistito alla prima fase dell’eruzione (la caduta dei lapilli), è poi stata distrutta e riempita dal flusso piroclastico, all’interno del quale sono stati rinvenuti i resti scheletrici di almeno cinque individui, che evidentemente avevano cercato rifugio nella stanza più interna della casa, trovandovi la morte. L’indagine di questa stanza, ancora in corso, ha rivelato la presenza, indiziata anche da fori nelle pareti, di uno o più cunicoli di scavi precedenti (forse anteriori all’inizio delle ricerche ufficiali del 1748), che hanno causato uno sconvolgimento degli scheletri intercettati, le cui ossa sono state dislocate in vari punti dell’ambiente.
Gli affreschi del Portico e delle stanze
Sia il portico, sia le stanze che vi si affacciavano, presentano una ricca decorazione ad affresco. In particolare, una stanza ha restituito, al centro di una parete con finta decorazione architettonica, un quadretto idillico-sacrale, con scene di culto in un ambiente boschivo. Quadretti analoghi, ma in peggiori condizioni di conservazione, decoravano altre due pareti della stessa stanza.
LE MEGALOGRAFIE
L’ambiente adiacente era, invece, decorato con scene di maggiori dimensioni, quasi vere e proprie megalografie. In una si riconoscono Venere con una figura maschile (forse Adone o Paride) e con Eros, mentre in un altro riquadro è Venere raffigurata in atto di pescare con Eros. Sempre in questo ambiente è un raffinatissimo ritratto femminile, forse raffigurante la domina.
Nelle due stanze appena citate, e in un’altra stanza con una semplice decorazione parietale, sono stati rinvenuti, in posizione di crollo sul pavimento, i resti dei soffitti affrescati, con tracce dell’incannucciata su cui l’intonaco era fatto aderire; sebbene, naturalmente, in condizioni molto frammentarie, il recupero integrale dei pezzi conservati potrà permettere la ricostruzione dei motivi decorativi, offrendo un notevole contributo alla conoscenza della pittura romana dato che, com’è noto, i soffitti affrescati ricostruibili in estensione sono piuttosto rari.
La casa, come già osservato, era in corso di ristrutturazione al momento dell’eruzione; ciò può spiegare come mai, accanto a stanze con pareti e soffitti affrescati, e con pavimenti cementizi in alcuni casi con tessere o con lastre marmoree, vi fossero alcuni ambienti con pareti semplicemente intonacate e addirittura privi di pavimento, come in particolare l’atrio e il corridoio di ingresso.
Graffiti e iscrizioni a carboncino
Le pareti dell’atrio e del corridoio di ingresso hanno conservato una notevole quantità di graffiti, in corso di studio, con frasi, in alcuni casi di carattere osceno, e con disegni (tra cui alcuni volti stilizzati).
In maniera insolita, si sono conservati in buone condizioni, disegni tracciati con calce o gesso, tra cui uno raffigurante un volto umano caricaturale di profilo, e con carbone, anche in questo caso volti umani. Tra quest’ultimi anche l’iscrizione a carboncino, che supporterebbe l’ipotesi che l’eruzione del 79 d.C. possa essere avvenuta il 24 ottobre, piuttosto che il 24 agosto.
LE SUPPELLETTILI
In entrambe le dimore sono state ritrovate diverse suppellettili, oggetti di uso quotidiano, testimonianza della vita che scorreva ignara della imminente tragedia, ma anche oggetti di particolare pregio.
Dalla Casa con Giardino provengono due brocche in bronzo (oinochoai) con anse figurate e arricchite di piccoli inserti in argento, nonché un braciere in ferro rinvenuto nel portico insieme ad un contenitore biconico in terracotta. Più ricca la suppellettile ritrovata all’interno della Casa di Giove, concentrata essenzialmente in due stanze. In particolare, il piano pavimentale dell’ambiente decorato in I stile era completamente coperto di vasi fittili e bronzei, di varia tipologia, che con ogni probabilità erano stati accuratamente riposti in quel vano a causa dei lavori di ristrutturazione in corso all’interno della domus.Sull’eruzione, leggi l’articolo di Elena Percivaldi pubblicato sul numero 1 del bimestrale “Civiltà Romana”, pubblicato da Sprea Editori
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#anticaRoma #eruzioneVesuvio #Napoli #pompei #RegioV #RomaAntica #scavi #scaviArcheologici #ScaviDiPompei #storiaAntica -
Pompei, dalla Regio V altre due domus con affreschi e mosaici. E un’iscrizione che rimette in discussione la data dell’eruzione
FOTO: (C) UFFICIO STAMPA Parco Archeologico di Pompei
POMPEI, 16 ottobre 2018 (aggiornamento 27 ottobre) – Due dimore di pregio con preziose decorazioni vengono alla luce e ridefiniscono lo spazio urbano nella Regio V di Pompei, grazie agli interventi di manutenzione e messa in sicurezza dei fronti di scavo previsti dal Grande Progetto Pompei. Riaffiorano integre dai lapilli, con diverse suppellettili, la Casa con giardino, con il bel portico affrescato e gli ambienti decorati da vivaci megalografie, e la Casa di Giove, con le pitture in I stile e gli eccezionali mosaici pavimentali dalle raffigurazioni senza precedenti. Iscrizioni e ulteriori resti delle vittime aggiungono, inoltre, dettagli alla storia dell’eruzione e della città antica. Un’iscrizione a carboncino, in particolare, traccia tangibile di un momento di vita quotidiana, supporta la teoria che la data dell’eruzione fosse a ottobre e non ad agosto: un’ipotesi già avanzata dagli studiosi da tempo. “La data dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. – scriveva ad esempio la nostra Elena Percivaldi in un articolo uscito ad agosto sul bimestrale Civiltà Romana – è attestata da una delle due lettere scritte da Plinio il Giovane a Tacito. Nella variante del manoscritto ritenuta più attendibile si legge “nonum kal. Septembres”, cioè nove giorni prima delle Calende di settembre, giorno che corrisponde al 24 agosto. Tuttavia alcuni dati archeologici hanno fatto sollevare dei dubbi: la frutta secca carbonizzata e il mosto in fase di invecchiamento, trovato sigillato nei contenitori, suggerirebbero che l’evento sia avvenuto in autunno, così come la presenza di bracieri, usati di solito per il riscaldamento. Inoltre, una moneta emersa a Pompei è datata alla quindicesima acclamazione di Tito a imperatore, avvenuta dopo l’8 settembre del 79. È quindi probabile che il giorno dell’eruzione sia stato il 24 ottobre, e che l’indicazione contenuta nel manoscritto sia frutto di un errore del copista”.
L’iscrizione che sembra confermare la data “ottobrina” dell’eruzione. Vi si legge: “XVI (ante) K(alendas) Nov(embres) in[d]ulsit pro masumis esurit[ioni]”, ossia “Il 17 ottobre lui indulse al cibo in modo smodato”.La scritta è, infatti, datata al sedicesimo giorno prima delle calende di novembre, corrispondente al 17 ottobre. Vi si legge “XVI (ante) K(alendas) Nov(embres) in[d]ulsit
pro masumis esurit[ioni]”, ovvero: “Il 17 ottobre lui indulse al cibo in modo smodato”: un testo ovviamente slegato dal contesto dell’eruzione, ma interessante come testimonianza di vita quotidiana (in questo caso, parrebbe trattarsi della presa in giro di un pompeiano molto amante della buona tavola). Secondo la docente di Paleografia Latina presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, Giulia Ammannati, però, l’epigrafe va letta così: “IN OLEARIA / PROMA SUMSERUNT […]”, vale a dire “hanno preso nella dispensa olearia […]”. Comunque sia, l’iscrizione appare in un ambiente della casa in corso di ristrutturazione, a differenza del resto della stanze già completamente rinnovate; si dovevano essere, pertanto, lavori in corso nell’anno dell’eruzione. Inoltre, trattandosi di carboncino, fragile e evanescente, che non avrebbe potuto resistere a lungo nel tempo, è più che probabile che si tratti dell’ottobre del 79 d.C., una settimana prima della grande catastrofe che sarebbe, secondo questa ipotesi, avvenuta il 24 ottobre.Il grande intervento che sta interessando gli oltre 3km di fronti che costeggiano i 22 ettari di area non scavata ha lo scopo di riprofilare i fronti, rimodulandone la
pendenza e mettendoli in sicurezza, al fine di evitare la minacciosa pressione dei terreni
sulle strutture già in luce. Nell’area del cosiddetto “cuneo”, in particolare, si è reso necessario, al fine di proteggere gli edifici emersi già nell’800, procedere a un vero e proprio scavo di oltre 1000mq che consentisse di arretrare il fronte e garantisse la sicurezza delle strutture in luce.LA CASA DI GIOVE
La casa di Giove prende il nome dall’affresco del larario posto in giardino, nel quale è raffigurata la divinità. Il larario fu rinvenuto già nel corso degli scavi dell’ Ottocento, durante i quali la casa era stata solo in parte indagata.
Al momento dell’eruzione del 79 d.C. l’abitazione era in corso di ristrutturazione.
Gli scavi attuali hanno consentito di individuare diversi cunicoli, praticati in passato prima degli scavi ufficiali, allo scopo di recuperare oggetti preziosi, che hanno purtroppo compromesso in più punti la struttura della casa.
Ciò nonostante si sono conservati, in ottimo stato, sia i pavimenti musivi, sia gli affreschi, sia, in alcuni ambienti, la ricca suppellettile fittile e metallica.
L’intervento di scavo odierno ha restituito la struttura di una dimora con atrio centrale, circondato da stanze decorate, ingresso lungo il vicolo dei balconi, e sul fondo uno spazio aperto colonnato su cui si affacciano altri tre ambienti.Le pitture di I stile
L’atrio e gli ambienti circostanti hanno svelato una ricca decorazione in primo stile (II sec a. C) con riquadri in stucco imitanti lastre (crustae) marmoree dipinte di vivaci colori (rosso, nero, giallo, verde) e cornici con modanature dentellate.
L’atrio che mantiene, nella parte conservata, la decorazione in primo stile, era probabilmente completato, nella parte superiore, da un fregio dorico in stucco, con rifiniture in blu e rosso, attestato dai numerosi frammenti rinvenuti in crollo.
È molto probabile che il proprietario di casa abbia volutamente mantenuto, in tali spazi, questa più antica decorazione in primo stile che, in altre dimore pompeiane, era stata frequentemente sostituita da decorazioni più moderne.I Pavimenti e i Mosaici figurati
I pavimenti della domus sono, in gran parte, semplici cementizi a base fittile (cd. “signino” o “cocciopesto”), a volte con tessere marmoree bianche disposte a intervalli regolari o con scaglie di marmo collocate irregolarmente.
In due ambienti, tuttavia, la parte centrale del pavimento è decorata da eccezionali riquadri a mosaico rettangolari di grande qualità artistica e con raffigurazioni straordinarie, prive, finora, di precisi confronti e che, a un primo esame, sembrano riferirsi a miti poco rappresentati, probabilmente di carattere astrologico.
Tracce di un incendio, infine, sono state ritrovate in un ambiente della domus confinante con la casa delle Nozze d’Argento, già in buona parte indagato in passato. L’incendio aveva annerito la parete affrescata coinvolgendo elementi di arredo, tra cui probabilmente un letto, come sembrerebbe dimostrato dai frammenti di legno e di stoffa carbonizzati. Un rinvenimento straordinario considerato la rarità dei ritrovamenti di tessuti a Pompei.
LA CASA CON GIARDINO
La casa con giardino, prende nome dall’ampio spazio aperto con portico, all’interno del quale sono state condotte analisi paleobotaniche sulle tracce vegetali rinvenute, che stanno fornendo un quadro completo delle specie di piante ivi presenti al momento dell’eruzione.
La casa, sebbene anch’essa compromessa da cunicoli, ha fortunatamente conservato in buone condizioni la maggior parte degli apparati decorativi, che presentano tracce di lavori in corso al momento dell’eruzione.
Ingresso dal Vicolo dei Balconi
Il complesso abitativo aveva il suo accesso principale dal vicolo dei Balconi, attraverso una porta monumentalizzata da due capitelli “a dado” e da una cornice in muratura; lo stretto ingresso immetteva in un atrio, a sua volta comunicante con un portico aperto sul giardino e sostenuto da colonne in muratura, poggianti su una zoccolatura decorata da affreschi su fondo nero raffiguranti piante fiorite.
La stanza degli scheletri
Una delle stanze che si affacciavano sul portico, e che, a differenza delle altre, ha resistito alla prima fase dell’eruzione (la caduta dei lapilli), è poi stata distrutta e riempita dal flusso piroclastico, all’interno del quale sono stati rinvenuti i resti scheletrici di almeno cinque individui, che evidentemente avevano cercato rifugio nella stanza più interna della casa, trovandovi la morte. L’indagine di questa stanza, ancora in corso, ha rivelato la presenza, indiziata anche da fori nelle pareti, di uno o più cunicoli di scavi precedenti (forse anteriori all’inizio delle ricerche ufficiali del 1748), che hanno causato uno sconvolgimento degli scheletri intercettati, le cui ossa sono state dislocate in vari punti dell’ambiente.
Gli affreschi del Portico e delle stanze
Sia il portico, sia le stanze che vi si affacciavano, presentano una ricca decorazione ad affresco. In particolare, una stanza ha restituito, al centro di una parete con finta decorazione architettonica, un quadretto idillico-sacrale, con scene di culto in un ambiente boschivo. Quadretti analoghi, ma in peggiori condizioni di conservazione, decoravano altre due pareti della stessa stanza.
LE MEGALOGRAFIE
L’ambiente adiacente era, invece, decorato con scene di maggiori dimensioni, quasi vere e proprie megalografie. In una si riconoscono Venere con una figura maschile (forse Adone o Paride) e con Eros, mentre in un altro riquadro è Venere raffigurata in atto di pescare con Eros. Sempre in questo ambiente è un raffinatissimo ritratto femminile, forse raffigurante la domina.
Nelle due stanze appena citate, e in un’altra stanza con una semplice decorazione parietale, sono stati rinvenuti, in posizione di crollo sul pavimento, i resti dei soffitti affrescati, con tracce dell’incannucciata su cui l’intonaco era fatto aderire; sebbene, naturalmente, in condizioni molto frammentarie, il recupero integrale dei pezzi conservati potrà permettere la ricostruzione dei motivi decorativi, offrendo un notevole contributo alla conoscenza della pittura romana dato che, com’è noto, i soffitti affrescati ricostruibili in estensione sono piuttosto rari.
La casa, come già osservato, era in corso di ristrutturazione al momento dell’eruzione; ciò può spiegare come mai, accanto a stanze con pareti e soffitti affrescati, e con pavimenti cementizi in alcuni casi con tessere o con lastre marmoree, vi fossero alcuni ambienti con pareti semplicemente intonacate e addirittura privi di pavimento, come in particolare l’atrio e il corridoio di ingresso.
Graffiti e iscrizioni a carboncino
Le pareti dell’atrio e del corridoio di ingresso hanno conservato una notevole quantità di graffiti, in corso di studio, con frasi, in alcuni casi di carattere osceno, e con disegni (tra cui alcuni volti stilizzati).
In maniera insolita, si sono conservati in buone condizioni, disegni tracciati con calce o gesso, tra cui uno raffigurante un volto umano caricaturale di profilo, e con carbone, anche in questo caso volti umani. Tra quest’ultimi anche l’iscrizione a carboncino, che supporterebbe l’ipotesi che l’eruzione del 79 d.C. possa essere avvenuta il 24 ottobre, piuttosto che il 24 agosto.
LE SUPPELLETTILI
In entrambe le dimore sono state ritrovate diverse suppellettili, oggetti di uso quotidiano, testimonianza della vita che scorreva ignara della imminente tragedia, ma anche oggetti di particolare pregio.
Dalla Casa con Giardino provengono due brocche in bronzo (oinochoai) con anse figurate e arricchite di piccoli inserti in argento, nonché un braciere in ferro rinvenuto nel portico insieme ad un contenitore biconico in terracotta. Più ricca la suppellettile ritrovata all’interno della Casa di Giove, concentrata essenzialmente in due stanze. In particolare, il piano pavimentale dell’ambiente decorato in I stile era completamente coperto di vasi fittili e bronzei, di varia tipologia, che con ogni probabilità erano stati accuratamente riposti in quel vano a causa dei lavori di ristrutturazione in corso all’interno della domus.Sull’eruzione, leggi l’articolo di Elena Percivaldi pubblicato sul numero 1 del bimestrale “Civiltà Romana”, pubblicato da Sprea Editori
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Pompei, dalla Regio V altre due domus con affreschi e mosaici. E un’iscrizione che rimette in discussione la data dell’eruzione
FOTO: (C) UFFICIO STAMPA Parco Archeologico di Pompei
POMPEI, 16 ottobre 2018 (aggiornamento 27 ottobre) – Due dimore di pregio con preziose decorazioni vengono alla luce e ridefiniscono lo spazio urbano nella Regio V di Pompei, grazie agli interventi di manutenzione e messa in sicurezza dei fronti di scavo previsti dal Grande Progetto Pompei. Riaffiorano integre dai lapilli, con diverse suppellettili, la Casa con giardino, con il bel portico affrescato e gli ambienti decorati da vivaci megalografie, e la Casa di Giove, con le pitture in I stile e gli eccezionali mosaici pavimentali dalle raffigurazioni senza precedenti. Iscrizioni e ulteriori resti delle vittime aggiungono, inoltre, dettagli alla storia dell’eruzione e della città antica. Un’iscrizione a carboncino, in particolare, traccia tangibile di un momento di vita quotidiana, supporta la teoria che la data dell’eruzione fosse a ottobre e non ad agosto: un’ipotesi già avanzata dagli studiosi da tempo. “La data dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. – scriveva ad esempio la nostra Elena Percivaldi in un articolo uscito ad agosto sul bimestrale Civiltà Romana – è attestata da una delle due lettere scritte da Plinio il Giovane a Tacito. Nella variante del manoscritto ritenuta più attendibile si legge “nonum kal. Septembres”, cioè nove giorni prima delle Calende di settembre, giorno che corrisponde al 24 agosto. Tuttavia alcuni dati archeologici hanno fatto sollevare dei dubbi: la frutta secca carbonizzata e il mosto in fase di invecchiamento, trovato sigillato nei contenitori, suggerirebbero che l’evento sia avvenuto in autunno, così come la presenza di bracieri, usati di solito per il riscaldamento. Inoltre, una moneta emersa a Pompei è datata alla quindicesima acclamazione di Tito a imperatore, avvenuta dopo l’8 settembre del 79. È quindi probabile che il giorno dell’eruzione sia stato il 24 ottobre, e che l’indicazione contenuta nel manoscritto sia frutto di un errore del copista”.
L’iscrizione che sembra confermare la data “ottobrina” dell’eruzione. Vi si legge: “XVI (ante) K(alendas) Nov(embres) in[d]ulsit pro masumis esurit[ioni]”, ossia “Il 17 ottobre lui indulse al cibo in modo smodato”.La scritta è, infatti, datata al sedicesimo giorno prima delle calende di novembre, corrispondente al 17 ottobre. Vi si legge “XVI (ante) K(alendas) Nov(embres) in[d]ulsit
pro masumis esurit[ioni]”, ovvero: “Il 17 ottobre lui indulse al cibo in modo smodato”: un testo ovviamente slegato dal contesto dell’eruzione, ma interessante come testimonianza di vita quotidiana (in questo caso, parrebbe trattarsi della presa in giro di un pompeiano molto amante della buona tavola). Secondo la docente di Paleografia Latina presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, Giulia Ammannati, però, l’epigrafe va letta così: “IN OLEARIA / PROMA SUMSERUNT […]”, vale a dire “hanno preso nella dispensa olearia […]”. Comunque sia, l’iscrizione appare in un ambiente della casa in corso di ristrutturazione, a differenza del resto della stanze già completamente rinnovate; si dovevano essere, pertanto, lavori in corso nell’anno dell’eruzione. Inoltre, trattandosi di carboncino, fragile e evanescente, che non avrebbe potuto resistere a lungo nel tempo, è più che probabile che si tratti dell’ottobre del 79 d.C., una settimana prima della grande catastrofe che sarebbe, secondo questa ipotesi, avvenuta il 24 ottobre.Il grande intervento che sta interessando gli oltre 3km di fronti che costeggiano i 22 ettari di area non scavata ha lo scopo di riprofilare i fronti, rimodulandone la
pendenza e mettendoli in sicurezza, al fine di evitare la minacciosa pressione dei terreni
sulle strutture già in luce. Nell’area del cosiddetto “cuneo”, in particolare, si è reso necessario, al fine di proteggere gli edifici emersi già nell’800, procedere a un vero e proprio scavo di oltre 1000mq che consentisse di arretrare il fronte e garantisse la sicurezza delle strutture in luce.LA CASA DI GIOVE
La casa di Giove prende il nome dall’affresco del larario posto in giardino, nel quale è raffigurata la divinità. Il larario fu rinvenuto già nel corso degli scavi dell’ Ottocento, durante i quali la casa era stata solo in parte indagata.
Al momento dell’eruzione del 79 d.C. l’abitazione era in corso di ristrutturazione.
Gli scavi attuali hanno consentito di individuare diversi cunicoli, praticati in passato prima degli scavi ufficiali, allo scopo di recuperare oggetti preziosi, che hanno purtroppo compromesso in più punti la struttura della casa.
Ciò nonostante si sono conservati, in ottimo stato, sia i pavimenti musivi, sia gli affreschi, sia, in alcuni ambienti, la ricca suppellettile fittile e metallica.
L’intervento di scavo odierno ha restituito la struttura di una dimora con atrio centrale, circondato da stanze decorate, ingresso lungo il vicolo dei balconi, e sul fondo uno spazio aperto colonnato su cui si affacciano altri tre ambienti.Le pitture di I stile
L’atrio e gli ambienti circostanti hanno svelato una ricca decorazione in primo stile (II sec a. C) con riquadri in stucco imitanti lastre (crustae) marmoree dipinte di vivaci colori (rosso, nero, giallo, verde) e cornici con modanature dentellate.
L’atrio che mantiene, nella parte conservata, la decorazione in primo stile, era probabilmente completato, nella parte superiore, da un fregio dorico in stucco, con rifiniture in blu e rosso, attestato dai numerosi frammenti rinvenuti in crollo.
È molto probabile che il proprietario di casa abbia volutamente mantenuto, in tali spazi, questa più antica decorazione in primo stile che, in altre dimore pompeiane, era stata frequentemente sostituita da decorazioni più moderne.I Pavimenti e i Mosaici figurati
I pavimenti della domus sono, in gran parte, semplici cementizi a base fittile (cd. “signino” o “cocciopesto”), a volte con tessere marmoree bianche disposte a intervalli regolari o con scaglie di marmo collocate irregolarmente.
In due ambienti, tuttavia, la parte centrale del pavimento è decorata da eccezionali riquadri a mosaico rettangolari di grande qualità artistica e con raffigurazioni straordinarie, prive, finora, di precisi confronti e che, a un primo esame, sembrano riferirsi a miti poco rappresentati, probabilmente di carattere astrologico.
Tracce di un incendio, infine, sono state ritrovate in un ambiente della domus confinante con la casa delle Nozze d’Argento, già in buona parte indagato in passato. L’incendio aveva annerito la parete affrescata coinvolgendo elementi di arredo, tra cui probabilmente un letto, come sembrerebbe dimostrato dai frammenti di legno e di stoffa carbonizzati. Un rinvenimento straordinario considerato la rarità dei ritrovamenti di tessuti a Pompei.
LA CASA CON GIARDINO
La casa con giardino, prende nome dall’ampio spazio aperto con portico, all’interno del quale sono state condotte analisi paleobotaniche sulle tracce vegetali rinvenute, che stanno fornendo un quadro completo delle specie di piante ivi presenti al momento dell’eruzione.
La casa, sebbene anch’essa compromessa da cunicoli, ha fortunatamente conservato in buone condizioni la maggior parte degli apparati decorativi, che presentano tracce di lavori in corso al momento dell’eruzione.
Ingresso dal Vicolo dei Balconi
Il complesso abitativo aveva il suo accesso principale dal vicolo dei Balconi, attraverso una porta monumentalizzata da due capitelli “a dado” e da una cornice in muratura; lo stretto ingresso immetteva in un atrio, a sua volta comunicante con un portico aperto sul giardino e sostenuto da colonne in muratura, poggianti su una zoccolatura decorata da affreschi su fondo nero raffiguranti piante fiorite.
La stanza degli scheletri
Una delle stanze che si affacciavano sul portico, e che, a differenza delle altre, ha resistito alla prima fase dell’eruzione (la caduta dei lapilli), è poi stata distrutta e riempita dal flusso piroclastico, all’interno del quale sono stati rinvenuti i resti scheletrici di almeno cinque individui, che evidentemente avevano cercato rifugio nella stanza più interna della casa, trovandovi la morte. L’indagine di questa stanza, ancora in corso, ha rivelato la presenza, indiziata anche da fori nelle pareti, di uno o più cunicoli di scavi precedenti (forse anteriori all’inizio delle ricerche ufficiali del 1748), che hanno causato uno sconvolgimento degli scheletri intercettati, le cui ossa sono state dislocate in vari punti dell’ambiente.
Gli affreschi del Portico e delle stanze
Sia il portico, sia le stanze che vi si affacciavano, presentano una ricca decorazione ad affresco. In particolare, una stanza ha restituito, al centro di una parete con finta decorazione architettonica, un quadretto idillico-sacrale, con scene di culto in un ambiente boschivo. Quadretti analoghi, ma in peggiori condizioni di conservazione, decoravano altre due pareti della stessa stanza.
LE MEGALOGRAFIE
L’ambiente adiacente era, invece, decorato con scene di maggiori dimensioni, quasi vere e proprie megalografie. In una si riconoscono Venere con una figura maschile (forse Adone o Paride) e con Eros, mentre in un altro riquadro è Venere raffigurata in atto di pescare con Eros. Sempre in questo ambiente è un raffinatissimo ritratto femminile, forse raffigurante la domina.
Nelle due stanze appena citate, e in un’altra stanza con una semplice decorazione parietale, sono stati rinvenuti, in posizione di crollo sul pavimento, i resti dei soffitti affrescati, con tracce dell’incannucciata su cui l’intonaco era fatto aderire; sebbene, naturalmente, in condizioni molto frammentarie, il recupero integrale dei pezzi conservati potrà permettere la ricostruzione dei motivi decorativi, offrendo un notevole contributo alla conoscenza della pittura romana dato che, com’è noto, i soffitti affrescati ricostruibili in estensione sono piuttosto rari.
La casa, come già osservato, era in corso di ristrutturazione al momento dell’eruzione; ciò può spiegare come mai, accanto a stanze con pareti e soffitti affrescati, e con pavimenti cementizi in alcuni casi con tessere o con lastre marmoree, vi fossero alcuni ambienti con pareti semplicemente intonacate e addirittura privi di pavimento, come in particolare l’atrio e il corridoio di ingresso.
Graffiti e iscrizioni a carboncino
Le pareti dell’atrio e del corridoio di ingresso hanno conservato una notevole quantità di graffiti, in corso di studio, con frasi, in alcuni casi di carattere osceno, e con disegni (tra cui alcuni volti stilizzati).
In maniera insolita, si sono conservati in buone condizioni, disegni tracciati con calce o gesso, tra cui uno raffigurante un volto umano caricaturale di profilo, e con carbone, anche in questo caso volti umani. Tra quest’ultimi anche l’iscrizione a carboncino, che supporterebbe l’ipotesi che l’eruzione del 79 d.C. possa essere avvenuta il 24 ottobre, piuttosto che il 24 agosto.
LE SUPPELLETTILI
In entrambe le dimore sono state ritrovate diverse suppellettili, oggetti di uso quotidiano, testimonianza della vita che scorreva ignara della imminente tragedia, ma anche oggetti di particolare pregio.
Dalla Casa con Giardino provengono due brocche in bronzo (oinochoai) con anse figurate e arricchite di piccoli inserti in argento, nonché un braciere in ferro rinvenuto nel portico insieme ad un contenitore biconico in terracotta. Più ricca la suppellettile ritrovata all’interno della Casa di Giove, concentrata essenzialmente in due stanze. In particolare, il piano pavimentale dell’ambiente decorato in I stile era completamente coperto di vasi fittili e bronzei, di varia tipologia, che con ogni probabilità erano stati accuratamente riposti in quel vano a causa dei lavori di ristrutturazione in corso all’interno della domus.Sull’eruzione, leggi l’articolo di Elena Percivaldi pubblicato sul numero 1 del bimestrale “Civiltà Romana”, pubblicato da Sprea Editori
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Ecco il nuovo volto del Museo Archeologico di Aquileia (con tanti tesori esposti per la prima volta) [#FOTO]
FOTO di apertura: MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI AQUILEIA. CREDIT © Alessandra Chemollo. Si ringrazia Civita Tre Venezie
AQUILEIA (UD), 3 agosto 2018 – Il 3 agosto 1882 nella villa neoclassica appartenuta ai conti Cassis Faraone il governo austro-ungarico apriva al pubblico l’Imperial Regio Museo dello Stato per raccogliere ed esporre le antichità di Aquileia, l’antica città romana celebrata come “moenibus et portu celeberrima”. A distanza di 136 anni, oggi il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, fra le maggiori istituzioni dedicate all’archeologia romana, ha riaperto i battenti con una veste completamente rinnovata, che mette in risalto la ricchezza e l’importanza delle sue collezioni. Si tratta del primo intervento complessivo di rinnovamento degli spazi della villa Cassis Faraone dal tempo del radicale restauro conclusosi nel 1955, che prevede il riallestimento dell’intera collezione.
All’inaugurazione ha partecipato anche il Ministro per i beni e le attività culturali, Alberto Bonisoli, che ha rimarcato come “l’ampliamento del Man permetta di offrire al pubblico tesori finora confinati nei depositi, facendo comprendere a pieno l’importanza e il rilievo dell’antico insediamento romano che, fino a tutto il periodo tardo antico, è stato uno dei centri irradianti di civiltà e sapere del bacino adriatico e dell’intero Mediterraneo”. Insieme a lui, l’Assessore alla Cultura della Regione Friuli Venezia Giulia Tiziana Gibelli, il Sindaco di Aquileia Gabriele Spanghero, il Presidente della Fondazione Aquileia Antonio Zanardi Landi, e i Direttori del Polo Museale regionale e del Museo, Luca Caburlotto e Marta Novello.
Museo Archeologico di Aquileia. Esterno © Alessandra ChemolloUN MUSEO PER TUTTI – Grazie all’approccio interdisciplinare, il nuovo percorso espositivo è stato concepito con l’obiettivo di rendere il museo un luogo aperto a tutti e non solo agli addetti ai lavori. Al centro della nuova impostazione di visita sarà la riscoperta e valorizzazione dell’antica città di Aquileia – dalla quale proviene la miriade di oggetti e testimonianze di età romana che il museo custodisce – nel rapporto con il suo territorio. Il criterio espositivo, per decenni improntato sulla classificazione tipologica dei reperti, è stato completamente ripensato nell’intento di offrire un percorso più coinvolgente, che consenta una maggior comprensione dell’area archeologica, iscritta al Patrimonio mondiale dell’umanità (Unesco) dal 1998.
MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI AQUILEIA CREDIT © Alessandra ChemolloLe eleganti e innovative soluzioni del nuovo allestimento valorizzano gli straordinari reperti che Aquileia ha restituito nella sua lunga stagione di scavi e ricerche.
TANTI TESORI MAI ESPOSTI… – Accanto ai materiali più noti, i visitatori potranno ammirare reperti mai esposti prima, recuperati dai depositi e restaurati grazie a un’attenta politica di crowdfunding. Tra questi vi sono i corredi funerari restaurati grazie all’intervento dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro e preziosi oggetti d’arredo provenienti dalle ricche domus aquileiesi, già ampiamente note per la varietà e raffinatezza dei loro mosaici pavimentali. Proprio ai mosaici, uno dei fiori all’occhiello del sito archeologico di Aquileia, vengono riservate nuove forme di valorizzazione all’interno del progetto di allestimento.
Alcuni dei pavimenti più importanti della collezione – prima conservati nei portici delle gallerie esterne e ora completamente rinnovati grazie ai restauri realizzati con il contributo di Intesa San Paolo e di Coop Allenza 3.0. – vengono ora presentati in associazione con affreschi e suppellettili in ceramica, vetro e metalli preziosi, utilizzate nel corso dei banchetti, per offrire un quadro della vita quotidiana dei ceti più agiati.
…E TANTI TESORI RISCOPERTI – Fra i capolavori più noti vengono esposte in una luce completamente nuova, grazie al restauro realizzato con il contributo della Fondazione Friuli, alcune delle più note opere di scultura: dal monumentale ciclo imperiale di età giulio-claudia ai numerosi ritratti, che costituiscono una delle peculiarità della raccolta, il cui suggestivo allestimento consentirà al visitatore di essere accompagnato dai volti degli antichi abitanti in un viaggio ideale alla scoperta dell’antica Aquileia.
Queste e altre novità veicoleranno una narrazione completamente inedita della città romana, con diversi focus sulle sue attività produttive, sui suoi costumi, sull’impianto urbano originario e sugli apparati decorativi che caratterizzavano i luoghi più rappresentativi dell’epoca. La nuova sezione dedicata al ruolo di Aquileia quale “porta del Mediterraneo” restituirà attraverso documenti e iscrizioni uno spaccato della vivace dimensione culturale del centro. Sarà così possibile immergersi nella sua realtà cosmopolita, che la rese una tra i più importanti realtà economiche, culturali e strategico-militari dell’impero romano. Il Museo, totalmente rinnovato, potrà contare su un adeguamento ai più moderni standard museali internazionali e su apparati di comunicazione e didattici totalmente ripensati in modo da offrire una nuova forma narrativa con approfondimenti sui singoli reperti.
Il progetto è frutto di un lavoro di squadra che affianca professionalità interne al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – quali Luca Caburlotto, direttore del Polo museale del Friuli Venezia Giulia, Marta Novello, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, Anna Chiarelli, Responsabile unico del procedimento, Stefania Casucci per la progettazione, Elena Braidotti e Annalisa De Franzoni per il supporto tecnico-scientifico – a professionisti come Giovanni Tortelli per l’allestimento museografico, a un comitato scientifico composto da esperti del settore – Gemma Sena Chiesa, Francesca Ghedini, Franca Maselli Scotti, Francesca Morandini, Matteo Ceriana.
INFORMAZIONI
Museo Archeologico Nazionale di Aquileia
Aquileia (UD), Via Roma, 1
www.museoarcheologicoaquileia.beniculturali.it
0431 91035; [email protected]Orari: mart-dom 8.30 – 19.30 (chiusura cassa alle 19.00)
Biglietti: € 7 intero; € 3,50 ridotto
Ingresso gratuito: Minori di 18 anni e tutte le categorie previste dal Mibac, FVG Card, Biglietto unico Aquileia
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