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  1. Il successo del leasing delle bici assistite in Germania

    In #Germania quasi 2 milioni di #ebike sono state acquistate con uno schema vantaggioso e apprezzato dai lavoratori dipendenti, attraverso le aziende che li impiegano.

    Lo schema ha avuto un impatto visibile, le bici sono molto usate per gli spostamenti quotidiani, anche grazie ad infrastruttura che, pur non essendo al livello di quella dei Paesi Bassi, è, di solito presente e di qualità discreta.

    #ECF propone all'UE di inserire uno schema simile nelle strategie europee, visti i vantaggi economici, di salute e la coerenza la dichiarazione europea sulla #ciclabilità adottata l'anno scorso

    In Italia le aziende hanno programmi solo per #auto, grazie agli incentivi fiscali. Si tratta di uno schema che droga il mercato delle auto, e, secondo #Legambiente, di uno dei principali sussidi ambientalmente dannosi, denaro pubblico che contribuisce a peggiorare la #crisiClimatica. Penso che uno schema simile a quello tedesco per le bici potrebbe avere successo anche qui.

    Se il vostro datore di lavoro vi proponesse un leasing per una e-bike su 3 anni col 20% di sconto, direttamente in busta paga, ci fareste un pensiero?

    #mobilitaSostenibile #ciclabilità @ciclismo

  2. Il successo del leasing delle bici assistite in Germania

    In #Germania quasi 2 milioni di #ebike sono state acquistate con uno schema vantaggioso e apprezzato dai lavoratori dipendenti, attraverso le aziende che li impiegano.

    Lo schema ha avuto un impatto visibile, le bici sono molto usate per gli spostamenti quotidiani, anche grazie ad infrastruttura che, pur non essendo al livello di quella dei Paesi Bassi, è, di solito presente e di qualità discreta.

    #ECF propone all'UE di inserire uno schema simile nelle strategie europee, visti i vantaggi economici, di salute e la coerenza la dichiarazione europea sulla #ciclabilità adottata l'anno scorso

    In Italia le aziende hanno programmi solo per #auto, grazie agli incentivi fiscali. Si tratta di uno schema che droga il mercato delle auto, e, secondo #Legambiente, di uno dei principali sussidi ambientalmente dannosi, denaro pubblico che contribuisce a peggiorare la #crisiClimatica. Penso che uno schema simile a quello tedesco per le bici potrebbe avere successo anche qui.

    Se il vostro datore di lavoro vi proponesse un leasing per una e-bike su 3 anni col 20% di sconto, direttamente in busta paga, ci fareste un pensiero?

    #mobilitaSostenibile #ciclabilità @ciclismo

  3. Il successo del leasing delle bici assistite in Germania

    In #Germania quasi 2 milioni di #ebike sono state acquistate con uno schema vantaggioso e apprezzato dai lavoratori dipendenti, attraverso le aziende che li impiegano.

    Lo schema ha avuto un impatto visibile, le bici sono molto usate per gli spostamenti quotidiani, anche grazie ad infrastruttura che, pur non essendo al livello di quella dei Paesi Bassi, è, di solito presente e di qualità discreta.

    #ECF propone all'UE di inserire uno schema simile nelle strategie europee, visti i vantaggi economici, di salute e la coerenza la dichiarazione europea sulla #ciclabilità adottata l'anno scorso

    In Italia le aziende hanno programmi solo per #auto, grazie agli incentivi fiscali. Si tratta di uno schema che droga il mercato delle auto, e, secondo #Legambiente, di uno dei principali sussidi ambientalmente dannosi, denaro pubblico che contribuisce a peggiorare la #crisiClimatica. Penso che uno schema simile a quello tedesco per le bici potrebbe avere successo anche qui.

    Se il vostro datore di lavoro vi proponesse un leasing per una e-bike su 3 anni col 20% di sconto, direttamente in busta paga, ci fareste un pensiero?

    #mobilitaSostenibile #ciclabilità @ciclismo

  4. Ultime tendenze del mercato delle droghe in Europa nell'analisi del Global Initiative Against Transnational Organized Crime

    Recentemente il GI-TOC ha pubblicato l' EUROPEAN DRUG TRENDS MONITOR.
    Il GI-TOC (Global Initiative Against Transnational Organized Crime) è un'organizzazione che si occupa di monitorare e analizzare le tendenze del crimine organizzato transnazionale. Il GI-TOC ha creato l'Osservatorio sul Crimine Organizzato in Europa, che produce una serie di bollettini chiamati "European Drug Trends Monitor". Questi bollettini hanno lo scopo di tracciare gli sviluppi nei mercati della droga europei e di fornire un'analisi delle tendenze in termini di disponibilità, prezzi e dinamiche criminali

    Il documento analizza le tendenze del mercato della droga in Europa, focalizzandosi su eroina, cocaina/crack e oppioidi sintetici, attraverso dati raccolti in undici città di Stati differenti (Anversa, Barcellona, Bucarest, Eindhoven, Amburgo, Istanbul, Kyiv, Londra, Marsiglia, Milano e Stoccolma).
    Dall'analisi si evidenzia un'eccedenza di cocaina, un'epidemia crescente di crack, cambiamenti nella produzione di eroina afghana e l'emergere di oppioidi sintetici. Lo studio si basa su ricerche sul campo, dati ufficiali e monitoraggio dei social media, con alcune limitazioni metodologiche. La ricerca si concentra solo sull'offerta di droghe illecite, non sulla domanda, e non sono state effettuate analisi tossicologiche delle sostanze. Vengono inoltre presentate raccomandazioni ai governi europei per affrontare le problematiche conseguenti.

    Le principali tendenze emergenti nel mercato europeo della droga nel 2024, secondo il primo rapporto del European Drug Trends Monitor, includono:

    Un'eccessiva offerta di cocaina. Nonostante un calo dei sequestri di cocaina nei principali punti di ingresso europei nel primo semestre del 2024, la disponibilità e il prezzo della cocaina sono rimasti stabili. La cocaina è la droga illegale più utilizzata in Europa dopo la cannabis. Le analisi delle acque reflue mostrano un alto consumo di cocaina in città dell'Europa occidentale e meridionale. I prezzi al dettaglio più bassi si trovano nelle città portuali come Anversa e Barcellona. I metodi di traffico di cocaina sono in evoluzione, con un aumento del trasporto di cocaina liquida. I trafficanti stanno anche passando a porti più piccoli per eludere i controlli.
    Una crescente epidemia di crack. L'uso di crack è in aumento e si sta diffondendo geograficamente e socialmente. Il crack è una forma fumabile di cocaina, meno costosa della cocaina in polvere, ed è venduta come "rocce". I sequestri di crack rimangono bassi in tutta Europa, nonostante la sua responsabilità per una parte significativa del fabbisogno di trattamento legato alla droga.

    L'eroina è ancora ampiamente disponibile in Europa, tranne a Kyiv dove la guerra ha interrotto le forniture . I prezzi al dettaglio sono stabili, ma c'è evidenza di una purezza gradualmente ridotta, forse a causa della crescente scarsità, verosimilmente a causa del secondo divieto di oppio dei talebani nel 2022.
    La graduale emergenza di oppioidi sintetici . La domanda di fentanil (o fentanyl) è limitata principalmente a prodotti farmaceutici prescritti ma venduti illegalmente. I canali di approvvigionamento di farmaci da prescrizione sono sempre più organizzati, soprattutto online, sui social media.

    Impatto della guerra in Ucraina

    La guerra in Ucraina ha avuto un impatto significativo sul mercato delle droghe in Europa, in particolare per quanto riguarda la disponibilità di eroina e l'emergere di alternative sintetiche. La guerra ha interrotto in modo permanente le forniture di eroina a Kyiv. La tradizionale rotta di traffico dell'eroina verso l'Ucraina e l'Europa occidentale è stata chiusa dal conflitto nell'Ucraina orientale e, di conseguenza, la comunità di consumatori di eroina di Kyiv, relativamente numerosa, si è rivolta ad alternative, principalmente a droghe sintetiche.
    Nonostante l'interruzione a Kyiv, l'eroina è ancora ampiamente disponibile in tutta Europa, con prezzi al dettaglio per lo più stabili. Le città con i prezzi più alti sono Londra e Amburgo, mentre i prezzi più bassi si trovano a Istanbul e Bucarest.
    Il secondo divieto alla coltivazione di papaveri da oppio dei talebani nel 2022 ha sollevato preoccupazioni sulla potenziale scarsità di eroina in Europa, spingendo i consumatori di lunga data a passare a oppioidi sintetici. La scarsità di eroina potrebbe in effetti portare a una transizione verso oppioidi sintetici, come il fentanil (o fentanyl) e i suoi derivati, il che potrebbe causare crisi di overdose simili a quelle patite in Nord America.
    La guerra in Ucraina ha avuto un impatto sulle dinamiche criminali, con possibili ripercussioni sul mercato dell'eroina. Ad esempio, la chiusura della rotta tradizionale dell'eroina verso l'Ucraina ha alterato i canali di approvvigionamento e potrebbe aver influenzato le organizzazioni criminali coinvolte nel traffico di droga. Inoltre il conflitto potrebbe anche aver influenzato l'aumento del mercato online di farmaci da prescrizione, con alcune consegne di farmaci da prescrizione come fentanil (fentanyl) , tramadolo e ossicodone tramite canali social e Telegram in paesi come la Germania, i Paesi Bassi e la stessa Ucraina.

    Il documento, "European Drug Trends Monitor", redatto dal GI-TOC, giunge a diverse conclusioni importanti riguardo al mercato della droga in Europa, con un focus particolare su oppioidi e cocaina/crack cocaina:

    • L'eroina è ancora ampiamente disponibile in Europa, ad eccezione di Kyiv dove la guerra ha interrotto le forniture. I prezzi sono stabili, ma si osservano segni di diminuzione della purezza, il che potrebbe indicare una crescente scarsità. Il documento evidenzia il timore che il divieto dell'oppio in Afghanistan possa portare a una transizione verso gli oppioidi sintetici, con possibili conseguenze devastanti per la salute pubblica.
    • Nonostante una bassa domanda di fentanil (fentanyl), il documento mette in guardia sull'aumento del traffico di farmaci da prescrizione contenenti oppioidi come tramadolo e ossicodone. Questi farmaci, ampiamente disponibili e a prezzi accessibili, potrebbero essere contaminati, portando a un'emergenza di overdose simile a quella patita in Nord America. Il documento sottolinea la necessità di monitorare i mercati online di farmaci da prescrizione, che spesso operano con sistemi professionali simili a negozi online.
    • Nonostante i sequestri di cocaina nei principali porti europei nel 2024, la disponibilità e i prezzi della cocaina sono rimasti stabili, indicando strategie di traffico alternative. I trafficanti utilizzano sempre più cocaina liquida, che viene riconvertita in forma solida in laboratori clandestini in Europa. Si osserva inoltre uno spostamento verso porti minori e nuove rotte di traffico attraverso l'Africa.
    • L'uso di crack è in aumento in Europa, con focolai di consumo tra le comunità emarginate. Il crack è meno costoso della cocaina in polvere e viene venduto in piccole dosi, il che lo rende più accessibile. Il documento evidenzia la necessità di migliorare i protocolli di test e le capacità delle forze dell'ordine per monitorare accuratamente l'uso e la diffusione del crack, e di sviluppare programmi di riduzione del danno mirati.
    • Mercato illecito di farmaci da prescrizione: il documento sottolinea la presenza di un ampio mercato illecito di farmaci da prescrizione, disponibili a prezzi modesti tramite i canali social e online. Questo mercato è in gran parte non monitorato e potrebbe rappresentare un canale di diffusione per farmaci contraffatti e oppioidi sintetici.

    Il documento conclude con una serie di raccomandazioni per i governi europei, tra cui:

    • Rafforzare il monitoraggio dei mercati online di farmaci da prescrizione.
    • Effettuare più autopsie e analisi tossicologiche per i decessi correlati alla droga.
    • Legalizzare ed espandere le capacità di analisi delle droghe, inclusi kit di test per il fentanil (fentanyl).
    • Aumentare la consapevolezza sui rischi associati all'acquisto non regolamentato di farmaci da prescrizione.
    • Rafforzare la cooperazione con le autorità nei centri di trasbordo in Africa e Sud-Est Europa.
    • Investire in tecnologie avanzate per la rilevazione della cocaina liquida.
    • Standardizzare i protocolli di test e migliorare l'identificazione delle sostanze a livello di vendita al dettaglio per il crack.
    • Investire in programmi di riduzione del danno per i consumatori di crack.

    In sintesi, il documento evidenzia un mercato della droga in rapida evoluzione in Europa, con rischi significativi legati all'aumento degli oppioidi sintetici, al traffico di farmaci da prescrizione e alla diffusione del crack, sottolineando la necessità di un approccio coordinato e proattivo da parte dei governi europei per affrontare queste sfide.

    Il documento (in inglese) è reperibile qui:

    globalinitiative.net/wp-conten

    #EUROPEANDRUGTRENDSMONITOR #GITOC #UltimetendenzedelmercatodelledrogheinEuropa #cooperazioneinternazionaledipolizia

  5. #Art #NurseryRhyme #Future
    Una filastrocca per chi cerca valore, non rumore

    "Se insegui il vento e il fragor,
    perdi il sentiero e anche il cuor.
    Quel che luccica e va in fretta,
    è solo una trappola perfetta.

    Ma se una quercia vuoi coltivar,
    con pazienza la devi guardar.
    Le radici forti nel terreno saldo,
    danno un frutto d'oro, non di talco."

    Coltiviamo la quercia

    #CFV -> #DashTo5000

    #Dash #BuiltToLast #Crypto #DAO #Privacy #Freedom #Sovereignty #Web3 #Fundamentals

    x.com/ItaliaDash/status/202370

  6. Questa settimana #Bergamo è stata teatro dell'ennesimo #femminicidio.

    Volevo parlare di come i media danno le notizie.
    Sembra che il "peso" di una storia di cronaca nera sia determinato dall'origine dei coinvolti - e questo è #EcoDiBergamo, il giornale della curia.

    Questa sensazione si acuisce parlando con la gente.
    Se un crimine violento è perpetrato da un italiano - non deve essere di 2a generazione beninteso - , non dico che venga giustificato, ma molte persone se lo lasciano scivolare addosso.

    Il #Razzismo, conscio e inconscio, è dilagante, e i media hanno delle gravissime colpe.

    #22marzo

  7. Questa settimana #Bergamo è stata teatro dell'ennesimo #femminicidio.

    Volevo parlare di come i media danno le notizie.
    Sembra che il "peso" di una storia di cronaca nera sia determinato dall'origine dei coinvolti - e questo è #EcoDiBergamo, il giornale della curia.

    Questa sensazione si acuisce parlando con la gente.
    Se un crimine violento è perpetrato da un italiano - non deve essere di 2a generazione beninteso - , non dico che venga giustificato, ma molte persone se lo lasciano scivolare addosso.

    Il #Razzismo, conscio e inconscio, è dilagante, e i media hanno delle gravissime colpe.

    #22marzo

  8. Questa settimana #Bergamo è stata teatro dell'ennesimo #femminicidio.

    Volevo parlare di come i media danno le notizie.
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    #22marzo

  9. Questa settimana #Bergamo è stata teatro dell'ennesimo #femminicidio.

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    #22marzo

  10. Questa settimana #Bergamo è stata teatro dell'ennesimo #femminicidio.

    Volevo parlare di come i media danno le notizie.
    Sembra che il "peso" di una storia di cronaca nera sia determinato dall'origine dei coinvolti - e questo è #EcoDiBergamo, il giornale della curia.

    Questa sensazione si acuisce parlando con la gente.
    Se un crimine violento è perpetrato da un italiano - non deve essere di 2a generazione beninteso - , non dico che venga giustificato, ma molte persone se lo lasciano scivolare addosso.

    Il #Razzismo, conscio e inconscio, è dilagante, e i media hanno delle gravissime colpe.

    #22marzo

  11. 🎞️ Love in the Time of Fentanyl - proiezione e dibattito

    Mercoledì 6 maggio, dalle 19:00 alle 22:30, presso ZAM, Milano, via Sant'Abbondio 4

    PROIEZIONE FILM E DIBATTITO | Mercoledì 6 maggio

    🎥 Unipop presenta: Love in the Time of Fentanyl

    Partendo dal film documentario sulle sale di consumo autogestite nel quartiere Downtown Eastside di Vancouver, attraversiamo lo stato dell’arte della Riduzione Del Danno in Italia e di come la tutela dei diritti di chi consuma sostanze sia oggi più che mai un atto politico.

    Con:

    Pino Di Pino > ITARdD - network italiano della riduzione del danno

    Cecilia Gaboardi > Operatrice rdd - Riduzione del Danno

    Ore 19.00 - 20.15 > Proiezione film

    Ore 20.15 - 21.00 > Piccolo aperitivo

    Ore 21.00 - 22.30 > Dibattito

    Vi aspettiamo!

    .

    .

    .

    🔥 Prendiamoci i saperi!

    #dibattito #proiezione #RiduzioneDelDanno #zam #dipendenze #cinezam

  12. 🎞️ Love in the Time of Fentanyl - proiezione e dibattito

    Mercoledì 6 maggio, dalle 19:00 alle 22:30, presso ZAM, Milano, via Sant'Abbondio 4

    PROIEZIONE FILM E DIBATTITO | Mercoledì 6 maggio

    🎥 Unipop presenta: Love in the Time of Fentanyl

    Partendo dal film documentario sulle sale di consumo autogestite nel quartiere Downtown Eastside di Vancouver, attraversiamo lo stato dell’arte della Riduzione Del Danno in Italia e di come la tutela dei diritti di chi consuma sostanze sia oggi più che mai un atto politico.

    Con:

    Pino Di Pino > ITARdD - network italiano della riduzione del danno

    Cecilia Gaboardi > Operatrice rdd - Riduzione del Danno

    Ore 19.00 - 20.15 > Proiezione film

    Ore 20.15 - 21.00 > Piccolo aperitivo

    Ore 21.00 - 22.30 > Dibattito

    Vi aspettiamo!

    .

    .

    .

    🔥 Prendiamoci i saperi!

    instagram.com/p/DXormJoAiCD/?i

    #dipendenze #dibattito #cinezam #proiezione #RiduzioneDelDanno #zam

  13. Va bene l'attenzione alla gestione dei dati, va bene il consenso, ma mi spiegate che senso ha dare il consenso per la conferma del 730 se la precompilata è fatta con dati miei a cui ho già dato il consenso? Vi danno un tot a consenso? #agenziaentrate #privacy

  14. Va bene l'attenzione alla gestione dei dati, va bene il consenso, ma mi spiegate che senso ha dare il consenso per la conferma del 730 se la precompilata è fatta con dati miei a cui ho già dato il consenso? Vi danno un tot a consenso? #agenziaentrate #privacy

  15. Va bene l'attenzione alla gestione dei dati, va bene il consenso, ma mi spiegate che senso ha dare il consenso per la conferma del 730 se la precompilata è fatta con dati miei a cui ho già dato il consenso? Vi danno un tot a consenso? #agenziaentrate #privacy

  16. Sempre più video sui social "classici" invitano a fare #skiplagging, cioè acquistare ad es. un volo da Milano a Londra con scalo a Parigi, per scendere a Parigi. Sì, può costare meno del volo Milano-Parigi, ma non si deve fare perché:

    1) è dannoso per l'ambiente
    2) è esplicitamente vietato e si può finire in blacklist
    3) no bagaglio in stiva
    4) possono modificare la rotta togliendo lo scalo

    Dimentico qualcosa?

    Occhio a chi date fiducia.

    #volare #viaggiare #avviso #voli

  17. La X brigata partigiana rimane a Cespedosio fino alla metà di luglio circa

    Una vista dal rifugio Cespedosio. Fonte: Visit Bergamo

    Dal canto suo anche il comando della 40^ brigata Garibaldi “Matteotti” operante in Valsassina e Valtellina tenta di ristabilire i contatti. Ma l’impresa fallisce. In data 25 luglio 1944, Al, comandante del fronte sud della 40^, deve dichiarare che, malgrado gli sforzi: “con il distaccamento di Val Taleggio non è stato possibile il contatto. Pare che questo sia inquadrato nella brigata bergamasca. Ad ogni modo cercheremo i comandanti, ora irreperibili, definendo la loro posizione.” (8) Sembra strano che il comando partigiano della Valsassina non riesca a rintracciare Gastone [Gastone Nulli] e i suoi; tanto più che i partigiani della Valsassina, avendo avuto modo di aiutare gli uomini della X quando questi si trovavano alla capanna Castelli, potevano conoscerne il nuovo rifugio. Ma le difficoltà del momento spiegano molte cose e tra le altre anche questo inconveniente. Non si può comunque evitare di riflettere sulle voci raccolte da Al a proposito dell’inquadramento della formazione taleggina nella brigata bergamasca. Il PCI bergamasco e la 40^ Matteotti sono dunque le organizzazioni che cercano di allacciare rapporti col gruppo di Gastone. E si può notare un certo qual legame tra le due iniziative nell’unica matrice politica da cui entrambi dipendono, ma il legame appare abbastanza tenue: sono solo voci quelle che Al raccoglie a proposito dell’inquadramento della X tra le formazioni di un partito che allora spendeva molte delle proprie energie per costituire un’efficiente brigata garibaldina in terra orobica. I collegamenti clandestini sono lacunosi anche all’interno delle forze garibaldine e non c’è quindi da stupirsi che le informazioni pervenute ad Al diano per certo ciò che invece è per ora solo una speranza. La documentazione tace completamente sugli esiti della menzionata missione di Alberto a S. Pellegrino, invece, per quel che concerne la presa di contatto del PCI di Bergamo con Gastone, ci fornisce qualche utile, anche se debole, spunto. Si può così affermare che, di fronte alla richiesta di instaurare rapporti organici con i comunisti bergamaschi, Gastone oppone un sostanziale rifiuto, motivandolo con l’esistenza di precedenti collegamenti con organizzazioni milanesi del PCI: “Fidandomi delle assicurazioni di Dario (9), rifiutai di aderire a formazioni dipendenti dagli organi di Bergamo” (10) osserva Gastone e precisa di aver mantenuto tale orientamento fino alla cattura di Dario(ottobre 1944?). Come è noto, Dario riscuote la fiducia di talune organizzazioni comuniste milanesi e torna quindi comodo a Gastone scaricare su di lui le responsabilità della mancata collaborazione con il PCI di Bergamo; ma proprio qui sta la debolezza della sua asserzione, infatti, come si potrà constatare, non esisteva alcun antagonismo tra comunisti milanesi e bergamaschi in relazione ai gruppi della Val Taleggio. Semmai esisteva in quel momento una sfasatura di ordine informativo che presto verrà colmata. D’altra parte non è possibile sostenere che Gastone rifiuti categoricamente ogni rapporto con Bergamo. Al contrario, per quanto concerne le Fiamme Verdi, ne promuove la ricerca e dal PCI provinciale accetta senza esitazioni gli aiuti almeno fino a quando non furono ristabiliti i precedenti contatti con Milano.
    Così delineata, la questione presenta una sua logica (11) che diventa particolarmente evidente se si ricorda l’insistenza di Gastone nel proclamare la volontà di mantenere alla formazione un “pieno carattere apolitico” ed a se stesso l’indipendenza dal “PCI come partito”. Egli infatti dispone di una formazione i cui uomini tendenzialmente fanno capo a due organismi molto diversi tra loro (le Fiamme Verdi ed il PCI milanese), senza contare quelli che si considerano completamente autonomi. Il problema di tenerli uniti può dunque dipendere dalla capacità del comandante di evitare influenze troppo dirette e condizionamenti che spostino l’asse d’equilibrio a favore degli uni o degli altri. Così egli lascia cadere i contatti con il PCI di Bergamo e molto probabilmente anche quelli con le Fiamme Verdi (12); insiste sulla propria autonomia e non rinuncia a soddisfare le richieste di uomini (come Dario) che gli erano stati vicini fin dalla fine di maggio, perché in ogni caso i legami che essi ristabiliscono pongono in essere un collegamento con comandi superiori che sono lontani e solo difficilmente potranno, influire in modo decisivo sull’andamento del gruppo. La linea di condotta di Gastone dunque si può efficacemente sintetizzare fin da ora in questi termini: unità nell’autonomia, due fattori destinati a pesare costantemente ma in modo diverso in tutta l’attività dei gruppi partigiani taleggini.
    La X rimane a Cespedosio [n.d.r.: frazione del comune di Camerata Cornello (BG] fino alla metà di luglio circa. Sono giorni duri, mitigati solo dal clima estivo. Gli uomini dormono all’addiaccio, si accontentano di mangiare polenta e formaggio; criticano il loro comandante perché non condivide la loro vita (13), ma tutti quasi indistintamente ne subiscono l’ascendente. Verificano lo sforzo del comando di riorganizzare le formazioni, (14) ma soprattutto registrano la solidarietà della popolazione che spontaneamente contribuisce come può al loro vettovagliamento. Superate le più gravi difficoltà, ristrutturata la formazione, Gastone trasferisce gli uomini alla Castelli anche se i problemi alimentari non sono risolti, anche se il mancato chiarimento con gli organi di Bergamo provocherà un rinvio nel tempo dell’inquadramento della X nelle formazioni garibaldine o comunque nel movimento partigiano organizzato. Nella seconda metà di luglio il gruppo ritorna alla capanna Castelli. Gli uomini sono poco più di una cinquantina (15). Le armi sono sufficienti ma scarseggiano le munizioni. Un rapporto fascista, sempre riferito a fine luglio, inizio agosto, li segnala a “Cima di Piazzo-Pizzo Racimonti (leggi passo Baciamorti)- Venturosa-Taleggio-Pizzino e Vedeseta”. (16) Dalla base alla Castelli infatti venivano effettuati spostamenti nella zona per provvedere alle necessità della formazione e, a quanto
    pare, alcuni partigiani con il comandante si erano stabiliti nelle frazioni del comune di Taleggio allora prive del benché minimo presidio fascista. Fino agli ultimi giorni di luglio a all’inizio di agosto comunque non è pensabile che la formazione si sia abbassata verso i paesi della Val Taleggio.
    [NOTE]
    (8) MCL – 40^ brigata Matteotti, com; fronte sud, 25/7/44
    (9) Purtroppo di Dario si sa ben poco e non è quindi possibile determinare la qualità della sua influenza su Gastone. Gastone sostiene che gli fu presentato a Milano come “membro di un comitato” dalla signorina Lella Pizzo d’Ambrosio il 23/5/44, cioè poco prima che entrambi prendessero la via della montagna. Romolo (non meglio identificato) funge da collegamento tra il gruppo milanese e Dario. Anch’egli era in contatto con la d’Ambrosio, anzi entrambi abitavano a Milano in via Lambrate 13 e insieme furono arrestati nel febbraio ’45 dai tedeschi; dopo di allora non si sa più nulla di Romolo, mentre della d’Ambrosio Gastone parla come d una delatrice che per salvare la pelle si era rassegnata a far da amante agli ufficiali tedeschi. Quanto a Dario, le sue tracce si perdono dopo il settembre del 1944, mese in cui svolse funzioni di commissario nella 86^. In quel periodo si registrò una notevole tensione tra lui e Gastone
    (10) CPV – C 51
    11) Ci sono stati vari tentativi di spiegare la logica che guida l’operato di Gastone fin da questa fase e nella maggior parte dei casi essi adombrano il sospetto del tradimento. Più esplicita delle altre è l’ipotesi di P. Pallini (Penna Nera) che considera l’azione di Gastone in Val Taleggio alla stregua di quella di un agente provocatore assoldato ai fascisti e perciò rifiuta di credere all’autenticità dei suoi contatti con organizzazioni milanesi. Secondo il Pallini, Gastone avrebbe vantato rapporti con un misterioso”comitato Tito” risultato poi sconosciuto alle indagini del comando delle Fiamme Verdi; ma non si può dimenticare che, malgrado le riserve, fu proprio il comando delle FFVV ad autorizzare Pallini ad intavolare buone relazioni con Gastone. Questa ipotesi a nostro avviso non è attendibile: l) perché chi teneva i contatti con Milano non era Gastone, ma Dario 2) perché a partire da agosto la formazione sarà visitata ripetutamente da scrupolosi ispettori del PCI che non misero mai in discussione né l’esistenza né l’autenticità dei collegamenti con Milano 3) Perché si può affermare che la stessa denominazione del gruppo rimanda a una formazione milanese: La X brigata, (una di cui si sa pochissimo e su cui non esiste alcuno studio).
    (12) Questa affermazione si fonda sulla assoluta carenza di documenti per il periodo in questione; l’unico elemento concreto è la citata missione di Alberto a S. Pellegrino per ricollegarsi al col. Richetti; sondaggi precisi al riguardo hanno consentito di chiarire che la cosa non ebbe seguito, ma si tratta di testimonianze orali e comunque non è escluso che si potessero riallacciare rapporti per altra via
    (13) Egli vive in camere d’affitto o in albergo con la madre ed effettua spese considerate futili incidendo così pesantemente sul già, tanto magro bilancio del gruppo.
    (14) Nel periodo di Cespedosio e comunque in luglio sono vari i tentativi di riorganizzare la formazione anche sotto il profilo finanziario e alimentare. La gente della zona collabora come può facendo in modo che i partigiani trovino al loro giungere a Cespedosio sacchi di farina (la famiglia Redondi e Benetto di S. Giovanni Bianco si segnalano in questi aiuti spontanei), ma lo stato di abbandono in cui si trovano gli uomini e l’incertezza dei contatti col centro inducono il comando a cercare di risolvere questo problema di propria iniziativa. Si tenta così di riattivare il canale finanziario di G. Cima, che però risponderà positivamente solo dopo l’adesione di Gastone alla II divisione; anche qualche altro borghese benestante viene interpellato allo scopo e la X ne ottiene una certa collaborazione (si leggano i nomi dei contattati: A. Pesenti, G. Milesi, M. Gianati di Piazza B., A. Mismetti e si ricordino le succulente riscossioni effettuate alla banca di Olmo al Brembo). Questa linea diverge da quella comuniste che temeva un eventuale condizionamento delle formazioni da parte dei benestanti. La X però si muove con noncuranza su questa strada, forse anche per rafforzare in questo modo la propria autonomia dai centri politici clandestini.
    (15) Secondo alcune fonti tra la fine di giugno e la metà di luglio il numero è cresciuto a 90 unità, ma la cifra è esagerata. Gli informatori fascisti danno una cifra più attendibile (e si tenga conto che il loro rapporto si riferisce alla metà di luglio-inizio agosto): 50/60 uomini. In effetti ai 30/35 sfuggiti al rastrellamento di fine giugno, vanno aggiunti i circa 15 del gruppo Paganoni, alcuni sbandati nascosti nelle baite della zona (sia presso Camerata Cornello che in Val Taleggio). Al totale va però tolto il gruppetto del Canadese che si allontana all’inizio di luglio.
    (16) ISML – Bg. 5 L 1/2269
    Maria Grazia Calderoli, Aspetti politici e militari della Resistenza taleggina. Luglio 1944-aprile 1945, Tesi di laurea, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 1975-1976, qui ripresa da Associazione Culturale Banlieu

    #1944 #agosto #Bergamo #brigata #CamerataCornelloBG #Cespedosio #comunista #fascisti #FiammeVerdi #GastoneNulli #guerra #Lombardia #luglio #MariaGraziaCalderoli #Matteotti #partigiani #partito #provincia #Resistenza #SanPellegrinoTermeBG #Taleggio #tedeschi #Val #Valsassina #Valtellina #X

  18. La X brigata partigiana rimane a Cespedosio fino alla metà di luglio circa

    Una vista dal rifugio Cespedosio. Fonte: Visit Bergamo

    Dal canto suo anche il comando della 40^ brigata Garibaldi “Matteotti” operante in Valsassina e Valtellina tenta di ristabilire i contatti. Ma l’impresa fallisce. In data 25 luglio 1944, Al, comandante del fronte sud della 40^, deve dichiarare che, malgrado gli sforzi: “con il distaccamento di Val Taleggio non è stato possibile il contatto. Pare che questo sia inquadrato nella brigata bergamasca. Ad ogni modo cercheremo i comandanti, ora irreperibili, definendo la loro posizione.” (8) Sembra strano che il comando partigiano della Valsassina non riesca a rintracciare Gastone [Gastone Nulli] e i suoi; tanto più che i partigiani della Valsassina, avendo avuto modo di aiutare gli uomini della X quando questi si trovavano alla capanna Castelli, potevano conoscerne il nuovo rifugio. Ma le difficoltà del momento spiegano molte cose e tra le altre anche questo inconveniente. Non si può comunque evitare di riflettere sulle voci raccolte da Al a proposito dell’inquadramento della formazione taleggina nella brigata bergamasca. Il PCI bergamasco e la 40^ Matteotti sono dunque le organizzazioni che cercano di allacciare rapporti col gruppo di Gastone. E si può notare un certo qual legame tra le due iniziative nell’unica matrice politica da cui entrambi dipendono, ma il legame appare abbastanza tenue: sono solo voci quelle che Al raccoglie a proposito dell’inquadramento della X tra le formazioni di un partito che allora spendeva molte delle proprie energie per costituire un’efficiente brigata garibaldina in terra orobica. I collegamenti clandestini sono lacunosi anche all’interno delle forze garibaldine e non c’è quindi da stupirsi che le informazioni pervenute ad Al diano per certo ciò che invece è per ora solo una speranza. La documentazione tace completamente sugli esiti della menzionata missione di Alberto a S. Pellegrino, invece, per quel che concerne la presa di contatto del PCI di Bergamo con Gastone, ci fornisce qualche utile, anche se debole, spunto. Si può così affermare che, di fronte alla richiesta di instaurare rapporti organici con i comunisti bergamaschi, Gastone oppone un sostanziale rifiuto, motivandolo con l’esistenza di precedenti collegamenti con organizzazioni milanesi del PCI: “Fidandomi delle assicurazioni di Dario (9), rifiutai di aderire a formazioni dipendenti dagli organi di Bergamo” (10) osserva Gastone e precisa di aver mantenuto tale orientamento fino alla cattura di Dario(ottobre 1944?). Come è noto, Dario riscuote la fiducia di talune organizzazioni comuniste milanesi e torna quindi comodo a Gastone scaricare su di lui le responsabilità della mancata collaborazione con il PCI di Bergamo; ma proprio qui sta la debolezza della sua asserzione, infatti, come si potrà constatare, non esisteva alcun antagonismo tra comunisti milanesi e bergamaschi in relazione ai gruppi della Val Taleggio. Semmai esisteva in quel momento una sfasatura di ordine informativo che presto verrà colmata. D’altra parte non è possibile sostenere che Gastone rifiuti categoricamente ogni rapporto con Bergamo. Al contrario, per quanto concerne le Fiamme Verdi, ne promuove la ricerca e dal PCI provinciale accetta senza esitazioni gli aiuti almeno fino a quando non furono ristabiliti i precedenti contatti con Milano.
    Così delineata, la questione presenta una sua logica (11) che diventa particolarmente evidente se si ricorda l’insistenza di Gastone nel proclamare la volontà di mantenere alla formazione un “pieno carattere apolitico” ed a se stesso l’indipendenza dal “PCI come partito”. Egli infatti dispone di una formazione i cui uomini tendenzialmente fanno capo a due organismi molto diversi tra loro (le Fiamme Verdi ed il PCI milanese), senza contare quelli che si considerano completamente autonomi. Il problema di tenerli uniti può dunque dipendere dalla capacità del comandante di evitare influenze troppo dirette e condizionamenti che spostino l’asse d’equilibrio a favore degli uni o degli altri. Così egli lascia cadere i contatti con il PCI di Bergamo e molto probabilmente anche quelli con le Fiamme Verdi (12); insiste sulla propria autonomia e non rinuncia a soddisfare le richieste di uomini (come Dario) che gli erano stati vicini fin dalla fine di maggio, perché in ogni caso i legami che essi ristabiliscono pongono in essere un collegamento con comandi superiori che sono lontani e solo difficilmente potranno, influire in modo decisivo sull’andamento del gruppo. La linea di condotta di Gastone dunque si può efficacemente sintetizzare fin da ora in questi termini: unità nell’autonomia, due fattori destinati a pesare costantemente ma in modo diverso in tutta l’attività dei gruppi partigiani taleggini.
    La X rimane a Cespedosio [n.d.r.: frazione del comune di Camerata Cornello (BG] fino alla metà di luglio circa. Sono giorni duri, mitigati solo dal clima estivo. Gli uomini dormono all’addiaccio, si accontentano di mangiare polenta e formaggio; criticano il loro comandante perché non condivide la loro vita (13), ma tutti quasi indistintamente ne subiscono l’ascendente. Verificano lo sforzo del comando di riorganizzare le formazioni, (14) ma soprattutto registrano la solidarietà della popolazione che spontaneamente contribuisce come può al loro vettovagliamento. Superate le più gravi difficoltà, ristrutturata la formazione, Gastone trasferisce gli uomini alla Castelli anche se i problemi alimentari non sono risolti, anche se il mancato chiarimento con gli organi di Bergamo provocherà un rinvio nel tempo dell’inquadramento della X nelle formazioni garibaldine o comunque nel movimento partigiano organizzato. Nella seconda metà di luglio il gruppo ritorna alla capanna Castelli. Gli uomini sono poco più di una cinquantina (15). Le armi sono sufficienti ma scarseggiano le munizioni. Un rapporto fascista, sempre riferito a fine luglio, inizio agosto, li segnala a “Cima di Piazzo-Pizzo Racimonti (leggi passo Baciamorti)- Venturosa-Taleggio-Pizzino e Vedeseta”. (16) Dalla base alla Castelli infatti venivano effettuati spostamenti nella zona per provvedere alle necessità della formazione e, a quanto
    pare, alcuni partigiani con il comandante si erano stabiliti nelle frazioni del comune di Taleggio allora prive del benché minimo presidio fascista. Fino agli ultimi giorni di luglio a all’inizio di agosto comunque non è pensabile che la formazione si sia abbassata verso i paesi della Val Taleggio.
    [NOTE]
    (8) MCL – 40^ brigata Matteotti, com; fronte sud, 25/7/44
    (9) Purtroppo di Dario si sa ben poco e non è quindi possibile determinare la qualità della sua influenza su Gastone. Gastone sostiene che gli fu presentato a Milano come “membro di un comitato” dalla signorina Lella Pizzo d’Ambrosio il 23/5/44, cioè poco prima che entrambi prendessero la via della montagna. Romolo (non meglio identificato) funge da collegamento tra il gruppo milanese e Dario. Anch’egli era in contatto con la d’Ambrosio, anzi entrambi abitavano a Milano in via Lambrate 13 e insieme furono arrestati nel febbraio ’45 dai tedeschi; dopo di allora non si sa più nulla di Romolo, mentre della d’Ambrosio Gastone parla come d una delatrice che per salvare la pelle si era rassegnata a far da amante agli ufficiali tedeschi. Quanto a Dario, le sue tracce si perdono dopo il settembre del 1944, mese in cui svolse funzioni di commissario nella 86^. In quel periodo si registrò una notevole tensione tra lui e Gastone
    (10) CPV – C 51
    11) Ci sono stati vari tentativi di spiegare la logica che guida l’operato di Gastone fin da questa fase e nella maggior parte dei casi essi adombrano il sospetto del tradimento. Più esplicita delle altre è l’ipotesi di P. Pallini (Penna Nera) che considera l’azione di Gastone in Val Taleggio alla stregua di quella di un agente provocatore assoldato ai fascisti e perciò rifiuta di credere all’autenticità dei suoi contatti con organizzazioni milanesi. Secondo il Pallini, Gastone avrebbe vantato rapporti con un misterioso”comitato Tito” risultato poi sconosciuto alle indagini del comando delle Fiamme Verdi; ma non si può dimenticare che, malgrado le riserve, fu proprio il comando delle FFVV ad autorizzare Pallini ad intavolare buone relazioni con Gastone. Questa ipotesi a nostro avviso non è attendibile: l) perché chi teneva i contatti con Milano non era Gastone, ma Dario 2) perché a partire da agosto la formazione sarà visitata ripetutamente da scrupolosi ispettori del PCI che non misero mai in discussione né l’esistenza né l’autenticità dei collegamenti con Milano 3) Perché si può affermare che la stessa denominazione del gruppo rimanda a una formazione milanese: La X brigata, (una di cui si sa pochissimo e su cui non esiste alcuno studio).
    (12) Questa affermazione si fonda sulla assoluta carenza di documenti per il periodo in questione; l’unico elemento concreto è la citata missione di Alberto a S. Pellegrino per ricollegarsi al col. Richetti; sondaggi precisi al riguardo hanno consentito di chiarire che la cosa non ebbe seguito, ma si tratta di testimonianze orali e comunque non è escluso che si potessero riallacciare rapporti per altra via
    (13) Egli vive in camere d’affitto o in albergo con la madre ed effettua spese considerate futili incidendo così pesantemente sul già, tanto magro bilancio del gruppo.
    (14) Nel periodo di Cespedosio e comunque in luglio sono vari i tentativi di riorganizzare la formazione anche sotto il profilo finanziario e alimentare. La gente della zona collabora come può facendo in modo che i partigiani trovino al loro giungere a Cespedosio sacchi di farina (la famiglia Redondi e Benetto di S. Giovanni Bianco si segnalano in questi aiuti spontanei), ma lo stato di abbandono in cui si trovano gli uomini e l’incertezza dei contatti col centro inducono il comando a cercare di risolvere questo problema di propria iniziativa. Si tenta così di riattivare il canale finanziario di G. Cima, che però risponderà positivamente solo dopo l’adesione di Gastone alla II divisione; anche qualche altro borghese benestante viene interpellato allo scopo e la X ne ottiene una certa collaborazione (si leggano i nomi dei contattati: A. Pesenti, G. Milesi, M. Gianati di Piazza B., A. Mismetti e si ricordino le succulente riscossioni effettuate alla banca di Olmo al Brembo). Questa linea diverge da quella comuniste che temeva un eventuale condizionamento delle formazioni da parte dei benestanti. La X però si muove con noncuranza su questa strada, forse anche per rafforzare in questo modo la propria autonomia dai centri politici clandestini.
    (15) Secondo alcune fonti tra la fine di giugno e la metà di luglio il numero è cresciuto a 90 unità, ma la cifra è esagerata. Gli informatori fascisti danno una cifra più attendibile (e si tenga conto che il loro rapporto si riferisce alla metà di luglio-inizio agosto): 50/60 uomini. In effetti ai 30/35 sfuggiti al rastrellamento di fine giugno, vanno aggiunti i circa 15 del gruppo Paganoni, alcuni sbandati nascosti nelle baite della zona (sia presso Camerata Cornello che in Val Taleggio). Al totale va però tolto il gruppetto del Canadese che si allontana all’inizio di luglio.
    (16) ISML – Bg. 5 L 1/2269
    Maria Grazia Calderoli, Aspetti politici e militari della Resistenza taleggina. Luglio 1944-aprile 1945, Tesi di laurea, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 1975-1976, qui ripresa da Associazione Culturale Banlieu

    #1944 #agosto #Bergamo #brigata #CamerataCornelloBG #Cespedosio #comunista #fascisti #FiammeVerdi #GastoneNulli #guerra #Lombardia #luglio #MariaGraziaCalderoli #Matteotti #partigiani #partito #provincia #Resistenza #SanPellegrinoTermeBG #Taleggio #tedeschi #Val #Valsassina #Valtellina #X

  19. La X brigata partigiana rimane a Cespedosio fino alla metà di luglio circa

    Una vista dal rifugio Cespedosio. Fonte: Visit Bergamo

    Dal canto suo anche il comando della 40^ brigata Garibaldi “Matteotti” operante in Valsassina e Valtellina tenta di ristabilire i contatti. Ma l’impresa fallisce. In data 25 luglio 1944, Al, comandante del fronte sud della 40^, deve dichiarare che, malgrado gli sforzi: “con il distaccamento di Val Taleggio non è stato possibile il contatto. Pare che questo sia inquadrato nella brigata bergamasca. Ad ogni modo cercheremo i comandanti, ora irreperibili, definendo la loro posizione.” (8) Sembra strano che il comando partigiano della Valsassina non riesca a rintracciare Gastone [Gastone Nulli] e i suoi; tanto più che i partigiani della Valsassina, avendo avuto modo di aiutare gli uomini della X quando questi si trovavano alla capanna Castelli, potevano conoscerne il nuovo rifugio. Ma le difficoltà del momento spiegano molte cose e tra le altre anche questo inconveniente. Non si può comunque evitare di riflettere sulle voci raccolte da Al a proposito dell’inquadramento della formazione taleggina nella brigata bergamasca. Il PCI bergamasco e la 40^ Matteotti sono dunque le organizzazioni che cercano di allacciare rapporti col gruppo di Gastone. E si può notare un certo qual legame tra le due iniziative nell’unica matrice politica da cui entrambi dipendono, ma il legame appare abbastanza tenue: sono solo voci quelle che Al raccoglie a proposito dell’inquadramento della X tra le formazioni di un partito che allora spendeva molte delle proprie energie per costituire un’efficiente brigata garibaldina in terra orobica. I collegamenti clandestini sono lacunosi anche all’interno delle forze garibaldine e non c’è quindi da stupirsi che le informazioni pervenute ad Al diano per certo ciò che invece è per ora solo una speranza. La documentazione tace completamente sugli esiti della menzionata missione di Alberto a S. Pellegrino, invece, per quel che concerne la presa di contatto del PCI di Bergamo con Gastone, ci fornisce qualche utile, anche se debole, spunto. Si può così affermare che, di fronte alla richiesta di instaurare rapporti organici con i comunisti bergamaschi, Gastone oppone un sostanziale rifiuto, motivandolo con l’esistenza di precedenti collegamenti con organizzazioni milanesi del PCI: “Fidandomi delle assicurazioni di Dario (9), rifiutai di aderire a formazioni dipendenti dagli organi di Bergamo” (10) osserva Gastone e precisa di aver mantenuto tale orientamento fino alla cattura di Dario(ottobre 1944?). Come è noto, Dario riscuote la fiducia di talune organizzazioni comuniste milanesi e torna quindi comodo a Gastone scaricare su di lui le responsabilità della mancata collaborazione con il PCI di Bergamo; ma proprio qui sta la debolezza della sua asserzione, infatti, come si potrà constatare, non esisteva alcun antagonismo tra comunisti milanesi e bergamaschi in relazione ai gruppi della Val Taleggio. Semmai esisteva in quel momento una sfasatura di ordine informativo che presto verrà colmata. D’altra parte non è possibile sostenere che Gastone rifiuti categoricamente ogni rapporto con Bergamo. Al contrario, per quanto concerne le Fiamme Verdi, ne promuove la ricerca e dal PCI provinciale accetta senza esitazioni gli aiuti almeno fino a quando non furono ristabiliti i precedenti contatti con Milano.
    Così delineata, la questione presenta una sua logica (11) che diventa particolarmente evidente se si ricorda l’insistenza di Gastone nel proclamare la volontà di mantenere alla formazione un “pieno carattere apolitico” ed a se stesso l’indipendenza dal “PCI come partito”. Egli infatti dispone di una formazione i cui uomini tendenzialmente fanno capo a due organismi molto diversi tra loro (le Fiamme Verdi ed il PCI milanese), senza contare quelli che si considerano completamente autonomi. Il problema di tenerli uniti può dunque dipendere dalla capacità del comandante di evitare influenze troppo dirette e condizionamenti che spostino l’asse d’equilibrio a favore degli uni o degli altri. Così egli lascia cadere i contatti con il PCI di Bergamo e molto probabilmente anche quelli con le Fiamme Verdi (12); insiste sulla propria autonomia e non rinuncia a soddisfare le richieste di uomini (come Dario) che gli erano stati vicini fin dalla fine di maggio, perché in ogni caso i legami che essi ristabiliscono pongono in essere un collegamento con comandi superiori che sono lontani e solo difficilmente potranno, influire in modo decisivo sull’andamento del gruppo. La linea di condotta di Gastone dunque si può efficacemente sintetizzare fin da ora in questi termini: unità nell’autonomia, due fattori destinati a pesare costantemente ma in modo diverso in tutta l’attività dei gruppi partigiani taleggini.
    La X rimane a Cespedosio [n.d.r.: frazione del comune di Camerata Cornello (BG] fino alla metà di luglio circa. Sono giorni duri, mitigati solo dal clima estivo. Gli uomini dormono all’addiaccio, si accontentano di mangiare polenta e formaggio; criticano il loro comandante perché non condivide la loro vita (13), ma tutti quasi indistintamente ne subiscono l’ascendente. Verificano lo sforzo del comando di riorganizzare le formazioni, (14) ma soprattutto registrano la solidarietà della popolazione che spontaneamente contribuisce come può al loro vettovagliamento. Superate le più gravi difficoltà, ristrutturata la formazione, Gastone trasferisce gli uomini alla Castelli anche se i problemi alimentari non sono risolti, anche se il mancato chiarimento con gli organi di Bergamo provocherà un rinvio nel tempo dell’inquadramento della X nelle formazioni garibaldine o comunque nel movimento partigiano organizzato. Nella seconda metà di luglio il gruppo ritorna alla capanna Castelli. Gli uomini sono poco più di una cinquantina (15). Le armi sono sufficienti ma scarseggiano le munizioni. Un rapporto fascista, sempre riferito a fine luglio, inizio agosto, li segnala a “Cima di Piazzo-Pizzo Racimonti (leggi passo Baciamorti)- Venturosa-Taleggio-Pizzino e Vedeseta”. (16) Dalla base alla Castelli infatti venivano effettuati spostamenti nella zona per provvedere alle necessità della formazione e, a quanto
    pare, alcuni partigiani con il comandante si erano stabiliti nelle frazioni del comune di Taleggio allora prive del benché minimo presidio fascista. Fino agli ultimi giorni di luglio a all’inizio di agosto comunque non è pensabile che la formazione si sia abbassata verso i paesi della Val Taleggio.
    [NOTE]
    (8) MCL – 40^ brigata Matteotti, com; fronte sud, 25/7/44
    (9) Purtroppo di Dario si sa ben poco e non è quindi possibile determinare la qualità della sua influenza su Gastone. Gastone sostiene che gli fu presentato a Milano come “membro di un comitato” dalla signorina Lella Pizzo d’Ambrosio il 23/5/44, cioè poco prima che entrambi prendessero la via della montagna. Romolo (non meglio identificato) funge da collegamento tra il gruppo milanese e Dario. Anch’egli era in contatto con la d’Ambrosio, anzi entrambi abitavano a Milano in via Lambrate 13 e insieme furono arrestati nel febbraio ’45 dai tedeschi; dopo di allora non si sa più nulla di Romolo, mentre della d’Ambrosio Gastone parla come d una delatrice che per salvare la pelle si era rassegnata a far da amante agli ufficiali tedeschi. Quanto a Dario, le sue tracce si perdono dopo il settembre del 1944, mese in cui svolse funzioni di commissario nella 86^. In quel periodo si registrò una notevole tensione tra lui e Gastone
    (10) CPV – C 51
    11) Ci sono stati vari tentativi di spiegare la logica che guida l’operato di Gastone fin da questa fase e nella maggior parte dei casi essi adombrano il sospetto del tradimento. Più esplicita delle altre è l’ipotesi di P. Pallini (Penna Nera) che considera l’azione di Gastone in Val Taleggio alla stregua di quella di un agente provocatore assoldato ai fascisti e perciò rifiuta di credere all’autenticità dei suoi contatti con organizzazioni milanesi. Secondo il Pallini, Gastone avrebbe vantato rapporti con un misterioso”comitato Tito” risultato poi sconosciuto alle indagini del comando delle Fiamme Verdi; ma non si può dimenticare che, malgrado le riserve, fu proprio il comando delle FFVV ad autorizzare Pallini ad intavolare buone relazioni con Gastone. Questa ipotesi a nostro avviso non è attendibile: l) perché chi teneva i contatti con Milano non era Gastone, ma Dario 2) perché a partire da agosto la formazione sarà visitata ripetutamente da scrupolosi ispettori del PCI che non misero mai in discussione né l’esistenza né l’autenticità dei collegamenti con Milano 3) Perché si può affermare che la stessa denominazione del gruppo rimanda a una formazione milanese: La X brigata, (una di cui si sa pochissimo e su cui non esiste alcuno studio).
    (12) Questa affermazione si fonda sulla assoluta carenza di documenti per il periodo in questione; l’unico elemento concreto è la citata missione di Alberto a S. Pellegrino per ricollegarsi al col. Richetti; sondaggi precisi al riguardo hanno consentito di chiarire che la cosa non ebbe seguito, ma si tratta di testimonianze orali e comunque non è escluso che si potessero riallacciare rapporti per altra via
    (13) Egli vive in camere d’affitto o in albergo con la madre ed effettua spese considerate futili incidendo così pesantemente sul già, tanto magro bilancio del gruppo.
    (14) Nel periodo di Cespedosio e comunque in luglio sono vari i tentativi di riorganizzare la formazione anche sotto il profilo finanziario e alimentare. La gente della zona collabora come può facendo in modo che i partigiani trovino al loro giungere a Cespedosio sacchi di farina (la famiglia Redondi e Benetto di S. Giovanni Bianco si segnalano in questi aiuti spontanei), ma lo stato di abbandono in cui si trovano gli uomini e l’incertezza dei contatti col centro inducono il comando a cercare di risolvere questo problema di propria iniziativa. Si tenta così di riattivare il canale finanziario di G. Cima, che però risponderà positivamente solo dopo l’adesione di Gastone alla II divisione; anche qualche altro borghese benestante viene interpellato allo scopo e la X ne ottiene una certa collaborazione (si leggano i nomi dei contattati: A. Pesenti, G. Milesi, M. Gianati di Piazza B., A. Mismetti e si ricordino le succulente riscossioni effettuate alla banca di Olmo al Brembo). Questa linea diverge da quella comuniste che temeva un eventuale condizionamento delle formazioni da parte dei benestanti. La X però si muove con noncuranza su questa strada, forse anche per rafforzare in questo modo la propria autonomia dai centri politici clandestini.
    (15) Secondo alcune fonti tra la fine di giugno e la metà di luglio il numero è cresciuto a 90 unità, ma la cifra è esagerata. Gli informatori fascisti danno una cifra più attendibile (e si tenga conto che il loro rapporto si riferisce alla metà di luglio-inizio agosto): 50/60 uomini. In effetti ai 30/35 sfuggiti al rastrellamento di fine giugno, vanno aggiunti i circa 15 del gruppo Paganoni, alcuni sbandati nascosti nelle baite della zona (sia presso Camerata Cornello che in Val Taleggio). Al totale va però tolto il gruppetto del Canadese che si allontana all’inizio di luglio.
    (16) ISML – Bg. 5 L 1/2269
    Maria Grazia Calderoli, Aspetti politici e militari della Resistenza taleggina. Luglio 1944-aprile 1945, Tesi di laurea, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 1975-1976, qui ripresa da Associazione Culturale Banlieu

    #1944 #agosto #Bergamo #brigata #CamerataCornelloBG #Cespedosio #comunista #fascisti #FiammeVerdi #GastoneNulli #guerra #Lombardia #luglio #MariaGraziaCalderoli #Matteotti #partigiani #partito #provincia #Resistenza #SanPellegrinoTermeBG #Taleggio #tedeschi #Val #Valsassina #Valtellina #X

  20. La tempestiva azione del Gruppo Marina consentì di salvaguardare molte delle opere della Marina

    La Marina fu anche protagonista nella liberazione di Venezia. Il 28 aprile il Gruppo Marina, che faceva capo al contrammiraglio Franco Zannoni, appartenente al Comitato Centrale Militare, alle dipendenze del C.L.N., entrò in azione sin dall’alba in concorso con le squadre dei gruppi dei partiti inquadrate per sestiere, riunite sotto il comando del capitano di corvetta Carlo Zanchi. Furono occupate le caserme San Daniele e Sanguinetti, l’ex comando della Marina Repubblicana, vari uffici distaccati, il circolo ufficiali, i Cantieri A.C.N.I.L. e Celli, il Magazzino viveri di San Biagio. Il Gruppo attaccò a mano armata l’Arsenale, disperdendo con il fuoco delle armi gli ultimi residui centri di resistenza del forte reparto della Marina tedesca che aveva protetto la fuga del comando tedesco dell’Arsenale. Fu lanciato un ultimatum che prevedeva che i tedeschi lasciassero l’Arsenale entro le 16, senza attuare il piano distruttivo previsto e senza far saltare la polveriera della Certosa. Poco prima dell’ora di scadenza fu alzata la bandiera nazionale sui pennoni delle torri e il capitano di vascello Rosario Viola, per delega del C.L.N., assunse il comando temporaneo dell’Arsenale, nominando il colonnello delle Armi Navali Alberto Gerundo direttore di Marinarmi e il tenente colonnello del Genio Navale Alfio Denaro, direttore di Maricost. La tempestiva azione del Gruppo Marina consentì di salvaguardare molte delle opere della Marina; l’Arsenale, in particolare i macchinari e i bacini, aveva già subito notevoli danni a opera dei tedeschi. Gli oltre trecento uomini della X MAS, con i loro ufficiali e l’armamento al completo, si asserragliarono nella caserma Sant’Elena; dovettero essere condotte lunghe trattative poiché essi richiedevano salvacondotti che li mettessero al sicuro dall’azione dei partigiani; cosa che il C.L.N. non voleva dare. Fu necessario un ultimatum dato il 29 per arrivare alla resa, che si svolse il 30, in concomitanza con l’arrivo dei reparti dell’Esercito regolare, dei commando alleati e degli NP della Marina. Grazie all’arrivo dei commando il Gruppo Marina di Lido poté procedere all’occupazione delle principali batterie, che fino ad allora avevano minacciato di aprire il fuoco sulla città, al disarmo del personale della Difesa e alla cattura dei numerosi mezzi della Marina Repubblicana, compresa una motosilurante.
    Giuliano Manzari, La partecipazione della Marina alla guerra di liberazione (1943-1945) in Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, Periodico trimestrale, Anno XXIX, 2015, Editore Ministero della Difesa

    L’ultima fase dell’azione partigiana a Venezia si intensificò nel mese di aprile del 1945, dopo che il 10 aprile le forze alleate avevano attaccato la Linea Gotica. A Venezia, ancora una volta, si ripresenta una situazione unica per gli spazi e le modalità con cui si svolse l’Insurrezione. L’obiettivo comune era quello di preservare la città nel suo complesso, nel suo patrimonio storico e artistico, nel suo patrimonio archivistico legato alle amministrazioni e ai ministeri fascisti, nel patrimonio industriale di Porto Marghera <230. L’andamento iniziale dell’insurrezione fu quindi lento, parziale, anche per timore delle rappresaglie e dell’isolamento di cui Venezia godeva rispetto al fronte militare di terra. In seguito, tra il 25 e 26 aprile, il moto insurrezionale si fece più forte, grazie ad un più convinto intervento della popolazione locale. Ancora fondamentale fu la rivolta dei detenuti che si tenne nel carcere di Santa Maria Maggiore il 26 aprile del 1945, e le insurrezioni operaie che si ebbero in molte fabbriche di Marghera. Nella notte del 27 aprile i volontari dei GAP e delle brigate cittadine riuscirono ad occupare la caserma di San Zaccaria <231. Solo agli inizi di maggio furono isolate e sconfitte le ultime cellule di fascisti che ancora presidiano i punti strategici o le caserme, come accadde con la X MAS a Sant’Elena <232, l’8 maggio del 1945. In questo clima avvenne quindi la mediazione con le forze tedesche grazie alla partecipazione, come mediatore, del patriarca Piazza, che non era mai stato vicino alla resistenza <233. L’intervento del patriarca come responsabile delle trattative fu promosso, oltre che per salvaguardare la città e i cittadini, anche per interessi politici di arginamento delle forze partigiane più a sinistra. Questo episodio fece discutere molti aderenti alla resistenza già all’epoca <234. Il 28 aprile, in Piazza San Marco, mentre le truppe alleate entravano in città, una grande manifestazione fece sventolare nel cielo il tricolore. Venezia era libera, la guerra era terminata.
    [NOTE]
    230 ERNESTO BRUNETTA, La lotta armata: spontaneità e organizzazione, in GIANNANTONIO PALADINI, MAURIZIO REBERSCHAK, GIUSEPPE TATTARA (a cura di), La Resistenza nel Veneziano, Università di Venezia, Istituto Veneto per la Storia della Resistenza, Venezia, 1985, p. 437.
    231 Ivi, p. 439.
    232 Ivi, p. 438.
    233 MAURIZIO REBERSCHAK, I cattolici veneti tra fascismo e antifascismo, in EMILIO FRANZINA (a cura di), Movimento cattolico e sviluppo capitalistico, atti della giornata di studi (Venezia, 1974), Marsilio, Venezia, Padova, 1974
    234 GIULIO BOBBO, La lotta resistenziale a Venezia, in GIULIA ALBANESE, MARCO BORGHI (a cura di) Memoria resistente: la lotta partigiana a Venezia e provincia nel ricordo dei protagonisti, Istituto veneziano per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea, Nuova Dimensione, Venezia, Portogruaro, 2005, p. 234
    Francesco Donola, Armando Pizzinato: pittore partigiano, Tesi di laurea, Università degli Studi di Padova, Anno Accademico 2022-2023

    In quasi tutte le parrocchie, comunque, si verificarono scontri armati, più o meno accaniti, tra le parti: «I tedeschi parevano furie scatenate; sparavano in tutte le direzioni; si temeva quasi una rappresaglia»; a Noale, però, la nutrita sparatoria ingaggiata dai fuggitivi, col timore di un’imboscata, non ebbe risposta e «fu assicurato alle staffette tedesche libero il passaggio e così il paese non ebbe a soffrire alcun danno per la ritirata» <492. A quanto riportato dalle cronistorie, comunque, furono scongiurati tragici spargimenti di sangue e, all’arrivo degli alleati, il 30 aprile, il bilancio era di qualche caduto, in entrambi gli schieramenti, e qualche prigioniero tedesco arresosi. Fortunatamente, l’unico episodio di “rappresaglia” nei confronti della popolazione, si risolse, a Peseggia [frazione del comune di Scorzè, in provincia di Venezia], da parte di alcune SS, nell’atto di chiudere a chiave nel campanile, un gruppo di ostaggi. Nulla di paragonabile alle decine di vittime che, con il proprio corpo, protessero la ritirata nazifascista lungo quel tristemente famoso percorso, rievocato da Egidio Ceccato in “Il sangue e la memoria” <493. A differenza di quanto accadde in alcune parrocchie in corrispondenza di altri eventi significativi, quali, ad esempio, la caduta di Mussolini, questa volta, i curati non poterono esimersi dal celebrare con «festoso scampanio» <494 l’avvenuta liberazione, facendo da sfondo allo sventolio di bandiere e fazzoletti con il quale la popolazione dava sfogo al proprio entusiasmo.
    […] I contenuti di un volantino del C.L.N., rinvenuto fra gli incartamenti della prefettura repubblicana veneziana per l’anno 1945, fanno presagire il subitaneo riaffiorare delle contrapposizioni ideologiche in concomitanza con il volgere al termine della parentesi resistenziale e, di conseguenza di quella che fu, senza giri di parole, rassegnata convivenza e forzata collaborazione; i «corvi neri» “che un giorno si sono inchinati al fascismo e ne hanno incensato i capi e le loro opere tentano ora di spacciare la falsa moneta del loro patriottismo per usare della vostra opera e del vostro sacrificio […]. Stanno ancora col piede sui due piatti della bilancia, pronti ad abbandonarvi e negare se il vento dovesse cambiare direzione. Lavorano nel silenzio e nel mistero per non rilevare ora la loro identità. […] continuano la loro trama diretti da un papa già fascista, ora filo-inglese, domani ancora fascista se gli avvenimenti e l’interesse dovesse consigliarli [sic] di mutare bandiera”. All’esortazione «Diffidate dei preti!», seguivano i capisaldi della polemica anticlericale, ossia le accuse rivolte al clero di tenere i fedeli lontani dalla cultura «in stato di ignoranza, di inferiorità, perché non scopriate le loro menzogne per dominarvi con l’oscurantismo e la paura. […] Siate uomini e non schiavi della sottana nera» [27 gennaio 1945] <498.
    [NOTE]
    498 ACS, cit., cat. K42, b. 50, fasc. 92, «Venezia. Attività del clero».
    492 Don E. Neso, Cronaca relativa alla parrocchia di Noale. Dicembre 1943-Giugno 1945, op. cit., p. 3.
    493 E. Ceccato, Il sangue e la memoria, op. cit.
    Daiana Menti, Il clero del Miranese dall’inizio del Novecento alla seconda guerra mondiale nelle sue relazioni con le pubbliche autorità, Tesi di Laurea, Università Ca’ Foscari Venezia, Anno Accademico 2012-2013

    #1945 #aprile #Città #clero #CLN #curati #DaianaMenti #fascisti #FrancescoDonola #frazione #GiulianoManzari #Liberazione #maggio #Marina #Militare #MiranoVE_ #NoaleVE_ #parroci #partigiani #provincia #Resistenza #ScorzèVE_ #tedeschi #Venezia

  21. Per mostrare perché, l’autore riporta passaggi testuali dell’articolo di Kirschenbaum.

    In essi, il colono sostiene che non esista alcuna differenza tra palestinesi di #Gaza e #Cisgiordania, tra civili e combattenti, tra moderati e jihadisti: “tutti vogliono massacrarci con le nostre mogli e i nostri figli”.

    Da questa premessa, deduce che l’unica strategia efficace sia “distruggere, uccidere e annientare masse di gazawi, loro, le loro mogli e i loro figli e figlie”.
    Non come “danno collaterale”, ma come obiettivo diretto.

    Kirschenbaum afferma inoltre che ciò che le #IDF fanno a Gaza dovrebbe essere replicato a #Jenin, #Tulkarem, #Hebron e #Nablus, e legittima apertamente i pogrom dei coloni, criticando chi li condanna. ⬇️3

  22. L’egemonia cattolica nel Veneto determina rapporti di forza peculiari tra la DC e il PCI

    Il Veneto è una regione popolata da piccole città, piccole imprese, agricoltura contadina ed è permeata dalla devozione al cattolicesimo. <35 La chiave di successo della sua economia, che decollò negli anni ’50 per poi svilupparsi negli anni ’60 e raggiungere l’apice negli anni ’70, fu il basso costo del lavoro derivante dall’impegno part time nell’industria e dal lavoro domestico, ossia la cosiddetta “economia sommersa”.
    Alla base della politica del dopoguerra che predominò in Veneto, vi fu il controllo della riproduzione della forza lavoro, dal punto di vista materiale e ideologico, e soprattutto, quello delle condizioni di vita al di fuori della fabbrica. Questo fu possibile dalla frammentazione e dalla dispersione e, conseguentemente, dalla debolezza organizzativa della classe operaia; in secondo luogo, dalla presenza delle istituzioni sociali della Chiesa, una serie di organizzazioni collaterali come le cooperative, le casse di mutuo soccorso, l’Azione Cattolica, tutte facenti capo alla parrocchia, il cuore della vita religiosa.
    Nel 1945 il governo italiano scelse un tipo di sviluppo guidato dalle forze del mercato, specialmente da quello internazionale, garantendo così l’incremento dei consumi interni moderni e la compressione dei salari. Questa modello portò un ritardo allo sviluppo della classe operaia nell’industria, lo spostamento di massa dalla campagna alla città e quindi un rapido sviluppo del terziario e dell’ingrossamento delle fila dei ceti medi, sia in ambito produttivo che in quello distributivo. Il cardine di questo percorso era la mobilità individuale e, quindi, lo sfruttamento proprio delle disuguaglianze nel sistema al fine di incentivare la partecipazione ai profitti che il sistema poteva elargire.
    Considerando che l’Italia faceva parte del blocco occidentale e si trovava sotto la tutela statunitense che impose, nel 1947, l’esclusione dal governo del PCI (il partito che rappresentava la classe operaia), e dall’altro lato, l’apparato produttivo del paese era quello di un paese in via di sviluppo e si basava sull’eccesso di manodopera a basso costo, si capisce perché il governo del tempo abbia optato per questo tipo di modello di sviluppo.
    La svolta che portò alla concretizzazione del miracolo economico del 1958-1962 fu l’attuazione di una politica basata su grandi profitti derivanti dai bassi salari che stimolavano gli investimenti necessari ad assicurare un buon livello di produttività, il quale a sua volta garantiva la crescita, la competitività dell’economia italiana a livello internazionale. Due elementi fondamentali di tale processo furono la produzione industriale di beni di largo consumo a bassa tecnologia e i salari bassi (conseguenza dell’elevato tasso di disoccupazione e della debolezza dei movimenti operai organizzati nel periodo della Guerra Fredda).
    Questo scenario spiega, in un certo modo, il successo del settore della piccola impresa nel Veneto, la quale ha contribuito a mantenere costante il benessere della regione e della piccola industria, dove il lavoro a tempo parziale e il lavoro domestico avevano mantenuto relativamente basso costo della manodopera. Ricordiamo che, oltre al conflitto scatenato dagli uomini se ne aggiunse in quegli anni uno provocato dalla natura <36: nel 1951, una devastante alluvione sconvolse il Polesine, allagando oltre la metà della provincia, causando più di 100 vittime e 180mila sfollati (80 mila persone lascerà la regione per sempre). Mentre nel 1963, una frana dal monte Toc, ai confini tra le province di Pordenone e Belluno, piomba nel lago artificiale creato dalla diga del Vajont; provocando la morte di 1917 persone e distruggendo gli abitati del fondovalle. <37
    Nonostante le guerre e disastri naturali, la capacità e la voglia di ripresa riescono farsi largo. L’avvio vero come detto è degli anni Sessanta, quando il reddito nazionale netto aumenta del 54 per cento, e il risparmio del 170. Nel 1961, le aziende con meno di 100 addetti assorbono il 72 per cento dell’occupazione. È un salto di qualità progressivo anche se rapido: l’operaio che lavorava giorno e notte in fabbrica, un po’ alla volta si mette in proprio diventando imprenditore di successo, scrivendo storie di tante crescite tipicamente venete. A renderlo evidente è il tasso di natalità delle imprese dell’epoca, di gran lunga superiore a quello della crescita occupazionale: segno evidente che molti ex dipendenti hanno deciso di fare il salto di qualità, avviando un’attività autonoma.
    Negli anni Settanta, avviene uno storico sorpasso, gli addetti all’industria hanno superato il fatidico 50 per cento. Se negli anni Sessanta il reddito pro capite del Veneto è stato nettamente inferiore a quello della media nazionale, nel 1970 si verifica l’aggancio, merito di un’industrializzazione che marcia di pari passo con il potere d’acquisto. Inizia, come già annunciato, a decollare anche il settore terziario: una persona su tre, nella popolazione attiva, opera in questo settore. Per il resto dell’economia di questa regione, la seconda parte degli anni Settanta, è quella del grande balzo, con un trend che si dimostrerà costante fino ai primi anni Ottanta.
    Pur la Chiesa subendo negli anni ’70, pressioni di una crescente e generale secolarizzazione, l’amministrazione locale con i suoi provvedimenti, in particolar modo nei settori dell’edilizia e della previdenza sociale, divenne un elemento fondamentale per il conseguimento e il mantenimento dell’egemonia di quel partito che per quasi l’intero dopoguerra governò questa regione, la DC.
    Durante la dittatura, con la soppressione dei partiti e dei principali corpi intermedi, i poteri locali attuano ovunque in Italia forme di “resistenza” e di salvaguardia della propria collocazione nella struttura sociale. <38 Nel Veneto rurale operano in tale direzione fattori specifici, legati al ruolo della Chiesa che sembrano mitigare l’impatto del fascismo sulla società locale. Non si può non notare che, anche in Veneto l’effetto delle politiche di fascistizzazione della società e di formazione delle nuove generazioni concepite da Mussolini per l’intera nazione (con l’aiuto della stampa, radio, scuola e corpi intermedi creati ad hoc), hanno avuto un forte impatto. Infatti, sarebbe errato attribuire al Veneto del primo dopoguerra una cromatura “bianca”, talmente spessa da riemergere, intatta, dopo la caduta del fascismo. <39 Dalla fine dell’Ottocento, oltre all’associazionismo cattolico, compare e si diffonde anche quello di aspirazione socialista: nei primi anni del Novecento in molti centri urbani del Veneto si formano alleanze comprendenti socialisti, radicali e repubblicani che, dando vita alla stagione delle cosiddette giunte bloccarde, spezzano l’egemonia moderata in ambito amministrativo. <40 Una parte dell’associazionismo mutualistico Veneto urbano favorisce il radicamento del Partito socialista nel territorio, secondo un progetto basato sulle trasformazioni di capitale sociale sedimentato nelle associazioni mutualistiche in risorsa politica, mediante la presenza del partito e il controllo del municipio. Il Partito socialista in Veneto si rivela incapace di saldare le proprie lotte nelle campagne, a differenza delle realtà urbane. In Veneto, nel biennio 1919-20 la mobilitazione delle classi subalterne raggiunge livelli ineguagliati. <41 La contrapposizione fra organizzazioni “bianche” e “rosse” pregiudica la possibilità di successo dei contadini, ma rivela l’eterogeneità degli orientamenti politici nel Veneto d’inizio secolo. In Veneto, la devozione dei contadini ha reso possibile l’incapsulamento nella filigrana “bianca” delle plebi rurali mobilitate a seguito della crisi agraria di fine Ottocento. La storia elettorale del Veneto vede emergere il cromatismo “bianco” già agli inizi del Novecento. Ma l’incidenza della frattura città-campagna discrimina l’insediamento elettorale dei cattolici (rurale) da quello dei socialisti (urbano): il bianco, quindi, è dominante solo in campagna. Lungi dal costituire soltanto “una parentesi”, il fascismo modificherà in profondo il profilo politico lasciando sopravvivere, alla sua caduta, solo le realtà organizzative più forti, ossia solo il capitale sociale “bianco”. Per capire le caratteristiche di fondo della subcultura “bianca”, e al contempo, i motivi per i quali essa ha potuto attraversare il fascismo senza esserne sradicata: dobbiamo immaginare una sorta di sfera immutabile, dove vigevano “leggi” stabilite probabilmente attorno al Settecento, custodite dagli uomini di Chiesa che, creavano una specifica cultura paesana, dove contadini e artigiani erano gli attori principali.
    L’apparente immutabilità che sembra caratterizzare il Veneto “bianco” nel passaggio dal fascismo alla democrazia è data dalla centralità della Chiesa nella cultura politica locale e dalla sua capacità di riproporsi quale schermo protettivo nei confronti di qualunque intervento esterno ritenuto pericoloso dalla società locale. Senza più il fascismo e con uno Stato molto diverso da quello scaturito dal Risorgimento nulla più osta alla trasformazione del suo capitale sociale anche in una risorsa politica. È prevalsa l’interpretazione secondo cui in Veneto l’egemonia politica cattolica fosse acquisita fin dal primo dopoguerra. Possiamo sostenere invece che tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento la Chiesa abbia consolidato l’egemonia <42 nei contesti rurali, mentre è solo durante il ventennio fascista, in virtù della libertà di iniziativa ottenuta mediante il compromesso che il regime, che essa riesce a divenire fulcro anche dell’ambiente urbano. Il passaggio attraverso il fascismo può essere identificato come una fase di mutamento del capitale sociale “bianco” sia per effetto dell’annichilimento delle forme organizzative altre e minori ad opera della dittatura, sia in seguito al riposizionamento operato dalla Chiesa nella struttura delle linee di frattura. Con la nascita della DC e la sua posizione dominante nel corso della seconda metà del Novecento la frattura Stato-Chiesa può essere gestita da posizioni molto favorevoli per il Vaticano, che può concentrare la propria forza politica nel proporsi come ancora di salvezza contro il comunismo. Lo spostamento nella struttura delle linee di frattura comporta un cambiamento nelle modalità di azione per la Chiesa: dall’intervento sociale, contro lo Stato liberale e in concorrenza con il movimento socialista fino all’avvento del regime, al controllo del perimetro ideologico in funzione anticomunista nel secondo dopoguerra.
    L’egemonia cattolica nel Veneto determina rapporti di forza peculiari tra la DC e il PCI segnati dal preponderante dominio elettorale della prima sulla seconda, e accompagna la trasformazione di un’area preminentemente rurale in zona ad alta densità di sviluppo industriale di piccola impresa. In Veneto, le fratture connesse alla formazione dello Stato nazionale (centro periferia e Stato-Chiesa), unitamente al cleavage città-campagna, hanno preceduto e contenuto la frattura capitale-lavoro, mentre il conflitto di classe si è manifestato in presenza di forme di controllo sociale capaci di impedirne una riproduzione in termini partitici significativi. <43 Questo incapsulamento della struttura di cleavages prevalenti funziona anche nel dopoguerra, quando la frattura principale diventa quella che contrappone il mondo “bianco” al comunismo, il quale condivide con i “nemici” storici, il “centro” del sistema politico, lo Stato, ma anche “il centro urbano”, l’essere percepito quale minaccia esterna in grado di depauperare la filigrana della società locale. Per almeno i primi decenni del secondo dopoguerra, in Veneto, il criterio decisivo di alleanza sarà il legame tra localismo e la sua cultura prevalente, si vota allo stesso modo della comunità a cui si fa parte e dei suoi leader, senza tener conto della propria posizione economica.44 Il localismo non si traduce in posizioni eversive e pericolose, in quanto la dimensione simbolica e organizzativa della Chiesa danno linfa ad un capitale sociale che garantisce la coesione, l’articolazione, l’aggregazione e la soddisfazione delle domande individuali e collettive (responsiveness) e la presenza della DC assicura l’accesso al sistema politico e il rispetto delle sue regole. <45 Il fattore religioso incide sul piano morale e, su quello dell’integrazione, dell’identità sociale e su quello materiale dell’organizzazione, della rappresentanza e della mediazione con le istituzioni. <46 Negli anni Cinquanta su iniziativa delle ACLI venne svolta un’indagine presso i giovani della provincia di Vicenza, dove emerse la rilevanza di tali elementi, quale la premessa e fondamento degli orientamenti politici nella subcultura “bianca”. <47 Dalla ricerca risulta che nella società veneta di quel periodo, il rapporto con la politica era complesso, come i rapporti di forza elettorali. I partiti considerati come attori non troppo amati né apprezzati, cui vengono attribuiti ruoli ben precisi: la DC appare attenta alla tutela della Chiesa e della libertà, ma indifferente ai problemi di chi lavora; mentre il PCI e PSI figurano come nemici della religione, ma sostenitori dei lavoratori. La religione costituisce la filigrana “bianca” che collega gli orientamenti di fondo, è nel nome della religione che la DC viene legittimata come protagonista delle scelte. L’appartenenza alla Chiesa viene ritenuta una premessa sufficiente per attribuire il consenso ad un partito che pure non gode di molta fiducia. La Chiesa rafforza questo aspetto, grazie alla capacità di gestire e riprodurre un sistema di valori e significati incardinato alla vita quotidiana, all’interno della quale è la stessa istituzione ecclesiastica a fornire alla società una peculiare concezione del mondo. Inoltre, la Chiesa produce anche risorse organizzative e beni materiali (assistenza sociale, sostegno economico e organizzazione territoriale), garantendo così, forme di accountability sociale nei confronti dei governanti, attraverso la pressione svolta dal mondo cattolico locale sui parlamentari veneti e l’opera di mediazione svolta dalle parrocchie, compensa il deficit di responsiveness della DC. <48 Adesione o rifiuto della dimensione religiosa comporta anche appartenenza o antagonismo rispetto ai valori e alle logiche dello sviluppo locale. L’alternativa fra DC e PCI non sembra, per i veneti degli anni Cinquanta, porsi come alternativa fra Chiesa e lavoro, ma fra due modelli di sviluppo differenti.
    Dimensione religiosa e sviluppo territoriale costituiscono aspetti complementari, dai quali la DC attinge risorse di consenso. L’identificazione con la DC si fonda sull’appartenenza alla comunità cattolica, che si riproduce attraverso il contesto locale e familiare egemonizzato dalla Chiesa. <49 Falliscono infatti, vari tentativi di far nascere un partito cattolico fortemente strutturato; la DC è un classico esempio di partito a “istituzionalizzazione debole” <50, nato per legittimazione esterna, che ebbe come sponsor la Chiesa, e sviluppatosi per diffusione territoriale. L’autentica “istituzione forte” quindi, è la Chiesa, con la propria rete associativa, che organizza la società locale e l’attività delle istituzioni amministrative. Si rafforza così, l’idea fortemente radicata nella cultura politica veneta sin dall’Ottocento, secondo cui chi opera a livello del governo locale non svolge un’attività locale, ma amministrativa, entro un contesto nel quale l’attività dell’ente locale si orienta in larga parte al contenimento di interventi e spese e all’appoggio esterno alla rete organizzativa cattolica, soprattutto alle sue strutture creditizie e assistenziali. <51
    [NOTE]
    35 MESSINA, PATRIZIA, et al. Cultura politica, istituzioni e matrici storiche. Padova University Press, 2014.
    36 JORI, FRANCESCO. La storia del Veneto: dalle origini ai nostri giorni. Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2018
    37 JORI, FRANCESCO. La storia del Veneto: dalle origini ai nostri giorni. Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2018
    38 POMBENI P. (1995), La rappresentanza politica, in R. Romanelli (a cura di), Storia dello Stato italiano dall’Unità a oggi, Donzelli, Roma
    39 ALMAGISTI, MARCO. Una democrazia possibile: politica e territorio nell’Italia contemporanea. Carocci, 2016
    40 CAMURRI R. (a cura di) (2000), Il comune democratico. Riccardo Dalle Mole e l’esperienza delle giunte bloccarde nel Veneto giolittiano, Marsilio, Venezia
    41 PIVA FA. (1977), Lotte contadine e origini del Fascismo. Padova-Venezia, 1919-22, Marsilio, Venezia.
    42 RICCAMBONI G. (1992), L’identità esclusa. Comunisti in una subcultura bianca, Liviana, Padova.
    43 DIAMANTI I., RICAMBONI G. (1992), La parabola del voto bianco. Elezioni e società in Veneto, 1946-1992, Neri Pozza, Vicenza
    44 ROKKAN S. (1970), Citizens, Elections, Parties: Approaches to the Comparative Study of the Process of Development, Universitetsforlaget, Oslo (trad. it. Cittadini, elezioni e partiti, il Mulino, Bologna 1982)
    45 ALMAGISTI, MARCO. Una democrazia possibile: politica e territorio nell’Italia contemporanea. Carocci, 2016
    46 DIAMANTI I., PACE E. (1987), Tra religione e organizzazione. Il caso delle ACLI: mondo cattolico, società e associazionismo nel Veneto, Liviana, Padova
    47 DIAMANTI I. (1986), La filigrana bianca della continuità: senso comune, consenso politico, appartenenza religiosa nel Veneto degli anni ’50, in “Venetica, Rivista di Storia contemporanea”
    48 ALMAGISTI, MARCO. Una democrazia possibile: politica e territorio nell’Italia contemporanea. Carocci, 2016
    49 TRIGILIA C. (1986), Grandi partiti e piccole imprese. Comunisti e democristiani nelle regioni a economia diffusa, il Mulino, Bologna
    50 PANEBIANCO A. (1982), Modelli di partito: organizzazione e potere nei partiti politici, il Mulino, Bologna
    51 TRIGILIA C. (1982) La trasformazione delle culture subculture politiche territoriali, in “Inchiesta”
    Simone Spirch, Il Veneto lungo: dalla Serenissima ai giorni nostri, Tesi di laurea, Università degli Studi di Padova, Anno Accademico 2021-2022

    #1945 #1962 #1963 #agricoltura #alluvione #anni #anticomunismo #cattolici #chiesa #Cinquanta #DC #dopoguerra #impresa #industria #localismo #operai #PCI #Piccola #Polesine #PSI #secondo #Settanta #SimoneSpirch #terziario #Vajont #Veneto

  23. @dannotdaniel

    I heard of someone (friend's roommate) yrs ago, a woman, who lived with a boyfriend for 2 yrs who never once called her anything but, "Dude." There was a special way he said it & even when others were around, she could be in the next room & always knew when he was talking to her when he said, "Duuude."

    #TrueStory #Bro

  24. Il #problemino (tra i tanti!) delle #webapp è che saranno anche facili da #archiviare o #clonare spesso, ma non per questo anche semplici… (o per caso non sono neppure facili e la mia #esperienza mi fa sottovalutare la cosa?) 😫

    • 🅰️ Per quelle meno complesse, il metodo migliore è senza dubbio un bel wget -kp $URL, cioè scaricare la pagina #HTML con tutte le sue risorse collegate, e convertire i link da assoluti a relativi.
    • 🅱️ Quel #metodo però non è a conoscenza di tutte le risorse caricate dinamicamente, cioè dichiarate in posti diversi dall’HTML. Per prendere anche quelle (ed è spesso necessario, tutte le app moderne caricano roba così), bisogna aprire la app nel #browser, e guardare le richieste di #rete che macina con il normale uso.
      • 1️⃣ A questo punto, si può usare la funzione del browser per esportare le richieste in formato HAR, e poi tool come har-extractor o Har Extractor Online per ricavare i file effettivi da quel blob.
        • Ho notato però che Firefox in alcune situazioni genera #HAR corrotti (2 giochi fatti in Phaser avevo provato a scaricare, ed una volta estratti gli script tiravano errori; ho riprovato con Chromium, ed è andato tutto liscio), quindi a prescindere io userei l’altro #navigatore per questa cosa. 🥴
        • Poi, non ho ben capito se per via di come il file HAR in sé è generato, se come quegli #strumenti lo interpretano, o un misto delle cose, ma le risorse cross-domain (e credo anche caricate da iframe?) tendono a non venir estratte, quindi si deve andare poi a pescarle prelevando l’URL di ognuna a manina dai DevTools già aperti… 🤧
    • 🆎 Si potrebbero usare primo e secondo metodo insieme in linea di principio (copiando i file del primo passaggio su quelli del secondo, sovrascrivendo gli esistenti), ma nella pratica è inutile… se c’erano link assoluti da convertire in relativi nell’HTML, con spaventosa probabilità questi sono presenti anche nel #JavaScript o chissà dove, per cui, dato che bisognerà comunque andare a mano a modificarli da qualche parte, 1 o 2 file in più non cambiano (spesso) nulla.
    • 2️⃣ Se si è usato il secondo metodo, bisogna a questo punto effettivamente verificare che i link siano tutti corretti, le #risorse effettivamente scaricate, e la app funzionante indipendentemente dal dominio originale… il modo più efficiente che ho trovato è aprire già da subito un webserver locale sui file, navigarci nel browser, e controllare sia che tutto funzioni nel pratico, sia che tutte le #richieste di rete per risorse effettive (ossia, non contano chiamate di telemetria o simili) vadano al mio #server, anziché al dominio originale (attivando la colonna omonima della tabella nei #DevTools lo si vede a colpo d’occhio).
      • Quando ci sono richieste che falliscono o che vanno su altri server, bisogna capire da dove nel codice queste partono, e fare le opportune #modifiche per usare URL relativi. Quelle che partono dall’HTML o dal CSS (turns out, non molte, altrimenti avremmo usato direttamente wget) sono appunto una scemenza da sistemare… ma quando partono da #script, c’è poco da fare, con l’aiuto del debugger del browser (di nuovo, meglio Chromium, perché de-mininifica il JavaScript aggiungendo whitespace in automatico) si va a capire da che punto partono, e in base alla situazione si valuta che modifiche fare al #codice. Poi, si testa ancora, e ancora si applicano #fix, finché tutto non funziona. ♻️
      • In genere questo non è un problema, e anche per app più ostiche (come quella che ho ricaricato sulla #SalaMuseoGames ieri, Little Alchemy 2) si fa tutto in un quarto d’ora ben ristretto. Tuttavia, bisogna fare attenzione a quei programmi che caricano le risorse man mano che ne hanno bisogno e non tutto subito (in genere, maggior parte dei giochi, oppure parecchie #app React)… lì si può potenzialmente perdere un bel po’ di tempo, perché bisogna mettersi ad usare il #software raggiungendo idealmente il 100% del codice; cioè, cliccare tutti i bottoni, usare qualunque azione, giocare tutti i livelli… fino ad ora non ho mai incontrato #ostacoli, ma se succede, l’unica è navigare tra il codice già scaricato per vedere cos’è che manca (da qualche parte ci sono scritti i nomi delle risorse ancora da scaricare, per ovvi motivi). 🗡️
    • 🔚 Aggiustamenti finali: in base alla situazione, vanno fatte altre modifiche al source per ovviare a #problemi banali ma frequenti. La maggior parte riguardano i domini, che in certi casi sono hardcodati, e quindi o ci sono iframe che comunicano con la Messaging API e gli va cambiato il dominio (come per il gioco di ieri), o c’è del DRM che ostacola il #rehosting (come il giochino dell’altro ieri) ecc… con #pazienza si risolve tutto.
      • E alla fine di tutto, una cosa che mi piace fare ma che non sarebbe obbligatoria, è disattivare tutte le componenti potenzialmente dannose dell’ #applicazione, ossia commentare via eventuali inclusioni e chiamate a sistemi di analitiche o pubblicità. 🚯

    https://octospacc.altervista.org/2024/04/03/webaps-heist/

    #app #applicazione #archiviare #browser #clonare #codice #DevTools #esperienza #fix #HAR #HTML #JavaScript #metodo #modifiche #navigatore #ostacoli #pazienza #problemi #problemino #rehosting #rete #richieste #risorse #SalaMuseoGames #script #server #software #strumenti #webapp

  25. Il #problemino (tra i tanti!) delle #webapp è che saranno anche facili da #archiviare o #clonare spesso, ma non per questo anche semplici… (o per caso non sono neppure facili e la mia #esperienza mi fa sottovalutare la cosa?) 😫

    • 🅰️ Per quelle meno complesse, il metodo migliore è senza dubbio un bel wget -kp $URL, cioè scaricare la pagina #HTML con tutte le sue risorse collegate, e convertire i link da assoluti a relativi.
    • 🅱️ Quel #metodo però non è a conoscenza di tutte le risorse caricate dinamicamente, cioè dichiarate in posti diversi dall’HTML. Per prendere anche quelle (ed è spesso necessario, tutte le app moderne caricano roba così), bisogna aprire la app nel #browser, e guardare le richieste di #rete che macina con il normale uso.
      • 1️⃣ A questo punto, si può usare la funzione del browser per esportare le richieste in formato HAR, e poi tool come har-extractor o Har Extractor Online per ricavare i file effettivi da quel blob.
        • Ho notato però che Firefox in alcune situazioni genera #HAR corrotti (2 giochi fatti in Phaser avevo provato a scaricare, ed una volta estratti gli script tiravano errori; ho riprovato con Chromium, ed è andato tutto liscio), quindi a prescindere io userei l’altro #navigatore per questa cosa. 🥴
        • Poi, non ho ben capito se per via di come il file HAR in sé è generato, se come quegli #strumenti lo interpretano, o un misto delle cose, ma le risorse cross-domain (e credo anche caricate da iframe?) tendono a non venir estratte, quindi si deve andare poi a pescarle prelevando l’URL di ognuna a manina dai DevTools già aperti… 🤧
    • 🆎 Si potrebbero usare primo e secondo metodo insieme in linea di principio (copiando i file del primo passaggio su quelli del secondo, sovrascrivendo gli esistenti), ma nella pratica è inutile… se c’erano link assoluti da convertire in relativi nell’HTML, con spaventosa probabilità questi sono presenti anche nel #JavaScript o chissà dove, per cui, dato che bisognerà comunque andare a mano a modificarli da qualche parte, 1 o 2 file in più non cambiano (spesso) nulla.
    • 2️⃣ Se si è usato il secondo metodo, bisogna a questo punto effettivamente verificare che i link siano tutti corretti, le #risorse effettivamente scaricate, e la app funzionante indipendentemente dal dominio originale… il modo più efficiente che ho trovato è aprire già da subito un webserver locale sui file, navigarci nel browser, e controllare sia che tutto funzioni nel pratico, sia che tutte le #richieste di rete per risorse effettive (ossia, non contano chiamate di telemetria o simili) vadano al mio #server, anziché al dominio originale (attivando la colonna omonima della tabella nei #DevTools lo si vede a colpo d’occhio).
      • Quando ci sono richieste che falliscono o che vanno su altri server, bisogna capire da dove nel codice queste partono, e fare le opportune #modifiche per usare URL relativi. Quelle che partono dall’HTML o dal CSS (turns out, non molte, altrimenti avremmo usato direttamente wget) sono appunto una scemenza da sistemare… ma quando partono da #script, c’è poco da fare, con l’aiuto del debugger del browser (di nuovo, meglio Chromium, perché de-mininifica il JavaScript aggiungendo whitespace in automatico) si va a capire da che punto partono, e in base alla situazione si valuta che modifiche fare al #codice. Poi, si testa ancora, e ancora si applicano #fix, finché tutto non funziona. ♻️
      • In genere questo non è un problema, e anche per app più ostiche (come quella che ho ricaricato sulla #SalaMuseoGames ieri, Little Alchemy 2) si fa tutto in un quarto d’ora ben ristretto. Tuttavia, bisogna fare attenzione a quei programmi che caricano le risorse man mano che ne hanno bisogno e non tutto subito (in genere, maggior parte dei giochi, oppure parecchie #app React)… lì si può potenzialmente perdere un bel po’ di tempo, perché bisogna mettersi ad usare il #software raggiungendo idealmente il 100% del codice; cioè, cliccare tutti i bottoni, usare qualunque azione, giocare tutti i livelli… fino ad ora non ho mai incontrato #ostacoli, ma se succede, l’unica è navigare tra il codice già scaricato per vedere cos’è che manca (da qualche parte ci sono scritti i nomi delle risorse ancora da scaricare, per ovvi motivi). 🗡️
    • 🔚 Aggiustamenti finali: in base alla situazione, vanno fatte altre modifiche al source per ovviare a #problemi banali ma frequenti. La maggior parte riguardano i domini, che in certi casi sono hardcodati, e quindi o ci sono iframe che comunicano con la Messaging API e gli va cambiato il dominio (come per il gioco di ieri), o c’è del DRM che ostacola il #rehosting (come il giochino dell’altro ieri) ecc… con #pazienza si risolve tutto.
      • E alla fine di tutto, una cosa che mi piace fare ma che non sarebbe obbligatoria, è disattivare tutte le componenti potenzialmente dannose dell’ #applicazione, ossia commentare via eventuali inclusioni e chiamate a sistemi di analitiche o pubblicità. 🚯

    https://octospacc.altervista.org/2024/04/03/webaps-heist/

    #app #applicazione #archiviare #browser #clonare #codice #DevTools #esperienza #fix #HAR #HTML #JavaScript #metodo #modifiche #navigatore #ostacoli #pazienza #problemi #problemino #rehosting #rete #richieste #risorse #SalaMuseoGames #script #server #software #strumenti #webapp

  26. Il #problemino (tra i tanti!) delle #webapp è che saranno anche facili da #archiviare o #clonare spesso, ma non per questo anche semplici… (o per caso non sono neppure facili e la mia #esperienza mi fa sottovalutare la cosa?) 😫

    • 🅰️ Per quelle meno complesse, il metodo migliore è senza dubbio un bel wget -kp $URL, cioè scaricare la pagina #HTML con tutte le sue risorse collegate, e convertire i link da assoluti a relativi.
    • 🅱️ Quel #metodo però non è a conoscenza di tutte le risorse caricate dinamicamente, cioè dichiarate in posti diversi dall’HTML. Per prendere anche quelle (ed è spesso necessario, tutte le app moderne caricano roba così), bisogna aprire la app nel #browser, e guardare le richieste di #rete che macina con il normale uso.
      • 1️⃣ A questo punto, si può usare la funzione del browser per esportare le richieste in formato HAR, e poi tool come har-extractor o Har Extractor Online per ricavare i file effettivi da quel blob.
        • Ho notato però che Firefox in alcune situazioni genera #HAR corrotti (2 giochi fatti in Phaser avevo provato a scaricare, ed una volta estratti gli script tiravano errori; ho riprovato con Chromium, ed è andato tutto liscio), quindi a prescindere io userei l’altro #navigatore per questa cosa. 🥴
        • Poi, non ho ben capito se per via di come il file HAR in sé è generato, se come quegli #strumenti lo interpretano, o un misto delle cose, ma le risorse cross-domain (e credo anche caricate da iframe?) tendono a non venir estratte, quindi si deve andare poi a pescarle prelevando l’URL di ognuna a manina dai DevTools già aperti… 🤧
    • 🆎 Si potrebbero usare primo e secondo metodo insieme in linea di principio (copiando i file del primo passaggio su quelli del secondo, sovrascrivendo gli esistenti), ma nella pratica è inutile… se c’erano link assoluti da convertire in relativi nell’HTML, con spaventosa probabilità questi sono presenti anche nel #JavaScript o chissà dove, per cui, dato che bisognerà comunque andare a mano a modificarli da qualche parte, 1 o 2 file in più non cambiano (spesso) nulla.
    • 2️⃣ Se si è usato il secondo metodo, bisogna a questo punto effettivamente verificare che i link siano tutti corretti, le #risorse effettivamente scaricate, e la app funzionante indipendentemente dal dominio originale… il modo più efficiente che ho trovato è aprire già da subito un webserver locale sui file, navigarci nel browser, e controllare sia che tutto funzioni nel pratico, sia che tutte le #richieste di rete per risorse effettive (ossia, non contano chiamate di telemetria o simili) vadano al mio #server, anziché al dominio originale (attivando la colonna omonima della tabella nei #DevTools lo si vede a colpo d’occhio).
      • Quando ci sono richieste che falliscono o che vanno su altri server, bisogna capire da dove nel codice queste partono, e fare le opportune #modifiche per usare URL relativi. Quelle che partono dall’HTML o dal CSS (turns out, non molte, altrimenti avremmo usato direttamente wget) sono appunto una scemenza da sistemare… ma quando partono da #script, c’è poco da fare, con l’aiuto del debugger del browser (di nuovo, meglio Chromium, perché de-mininifica il JavaScript aggiungendo whitespace in automatico) si va a capire da che punto partono, e in base alla situazione si valuta che modifiche fare al #codice. Poi, si testa ancora, e ancora si applicano #fix, finché tutto non funziona. ♻️
      • In genere questo non è un problema, e anche per app più ostiche (come quella che ho ricaricato sulla #SalaMuseoGames ieri, Little Alchemy 2) si fa tutto in un quarto d’ora ben ristretto. Tuttavia, bisogna fare attenzione a quei programmi che caricano le risorse man mano che ne hanno bisogno e non tutto subito (in genere, maggior parte dei giochi, oppure parecchie #app React)… lì si può potenzialmente perdere un bel po’ di tempo, perché bisogna mettersi ad usare il #software raggiungendo idealmente il 100% del codice; cioè, cliccare tutti i bottoni, usare qualunque azione, giocare tutti i livelli… fino ad ora non ho mai incontrato #ostacoli, ma se succede, l’unica è navigare tra il codice già scaricato per vedere cos’è che manca (da qualche parte ci sono scritti i nomi delle risorse ancora da scaricare, per ovvi motivi). 🗡️
    • 🔚 Aggiustamenti finali: in base alla situazione, vanno fatte altre modifiche al source per ovviare a #problemi banali ma frequenti. La maggior parte riguardano i domini, che in certi casi sono hardcodati, e quindi o ci sono iframe che comunicano con la Messaging API e gli va cambiato il dominio (come per il gioco di ieri), o c’è del DRM che ostacola il #rehosting (come il giochino dell’altro ieri) ecc… con #pazienza si risolve tutto.
      • E alla fine di tutto, una cosa che mi piace fare ma che non sarebbe obbligatoria, è disattivare tutte le componenti potenzialmente dannose dell’ #applicazione, ossia commentare via eventuali inclusioni e chiamate a sistemi di analitiche o pubblicità. 🚯

    https://octospacc.altervista.org/2024/04/03/webaps-heist/

    #app #applicazione #archiviare #browser #clonare #codice #DevTools #esperienza #fix #HAR #HTML #JavaScript #metodo #modifiche #navigatore #ostacoli #pazienza #problemi #problemino #rehosting #rete #richieste #risorse #SalaMuseoGames #script #server #software #strumenti #webapp