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567 results for “Greggie”
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TikTok Klagt Gegen Montana: Widerstand gegen staatliches App-Verbot
Die Social Media Plattform TikTok geht gegen den US-Bundesstaat Montana vor. Das Unternehmen, das bei jüngeren Nutzern besonders beliebt i
https://www.apfeltalk.de/magazin/news/tiktok-klagt-gegen-montana-widerstand-gegen-staatliches-app-verbot/
#BlickberDenTellerand #News #Klage #FreieMeinungsuerung #TikTok #Montana #AppVerbot #NationaleSicherheitsbedrohung #GregGianforte #ChinesischeKommunistischePartei #PersnlicheDaten -
TikTok Klagt Gegen Montana: Widerstand gegen staatliches App-Verbot
Die Social Media Plattform TikTok geht gegen den US-Bundesstaat Montana vor. Das Unternehmen, das bei jüngeren Nutzern besonders beliebt i
https://www.apfeltalk.de/magazin/news/tiktok-klagt-gegen-montana-widerstand-gegen-staatliches-app-verbot/
#BlickberDenTellerand #News #Klage #FreieMeinungsuerung #TikTok #Montana #AppVerbot #NationaleSicherheitsbedrohung #GregGianforte #ChinesischeKommunistischePartei #PersnlicheDaten -
#Montana #GOP Gov. Taps Far-Right Conspiracy Theorist For State Humanities Board
Gov. #GregGianforte picked #JeremyCarl, an #election #denier who has pushed #racist and #transphobic #ideas, to oversee statewide #diversity #programs. Ok!
#Women #Transgender #LGBTQ #Montana #RepublicanParty #Hate #Bigotry #Violence #Genocide #Discrimination #Transphobia #ThePartyOfHate
https://www.huffpost.com/entry/greg-gianforte-jeremy-carl-white-nationalism_n_64592fede4b094269baed3fa -
My guess is that it wouldn’t have made any difference what Gianforte the younger said. His macho father was determined to sign that bill, regardless of his purported love for his progeny. Had the governor refused to endorse his party’s bigotry, he would have looked like a namby-pamby pushover father caving in to his queer kid. Can’t have that now, can we… certainly not in the ranks of the GOP.
https://medium.com/prismnpen/how-montanas-republican-governor-expressed-love-and-support-for-his-nonbinary-son-85f4117bef62?sk=6899e8a65b97b68ff9a469fa688ce367
#LGBTQ #Transgender #Nonbinary #GregGianforte #Montana -
Jezebel: Sex. Celebrity. Politics. With Teeth: Montana Police Arrest Protesters Demanding That Trans Representative Be Allowed to Speak https://jezebel.com/montana-police-arrest-protesters-demanding-that-trans-r-1850375088 #Jezebel #statesoftheunitedstates #greggianforte #justinpearson #unitedstates #socialissues #justinjones #calebhinkle #zooeyzephyr #mattregier #politics #montana #reiger
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Emine #Dzhaparova, vice ministro degli Esteri di Kiev, volera' domenica in #India per il primo faccia a faccia tra i due Paesi dall'inizio della #guerra in #Ucraina. La posizione di New Delhi non e' facile dal momento che importa gran parte degli #armamenti da Mosca, con legami di vecchia data, e continua ad acquistare il suo #greggio: sebbene abbia piu' volte chiesto la fine del conflitto, finora si e' rifiutata di condannare l'invasione russa.
Rainews -
"#Widady, South Hebron Hills: colono israeliano guida su terreni coltivati, disperde gregge di pecore appartenenti a palestinesi."
#4Aprile #ApartheidIsrael #IsraeliOccupation #Palestine #Israel #fascismo #razzismo #HumanRights #SanctionIsrael
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#SettlerViolence=#IsraeliViolence
Coloni e soldati israeliani, insieme, allontanano e minacciano padre e figli palestinesi che pascolano il gregge. 🧵1/2
#ApartheidIsrael #22febbraio #Israel #razzismo #fascismo #Palestine #IsraeliOccupation #WestBank #Gaza #Jerusalem #HumanRights #SanctionIsrael #Peace #NOwar #PACE
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#SettlerViolence=#IsraeliViolence
Coloni e soldati israeliani, insieme, allontanano e minacciano padre e figli palestinesi che pascolano il gregge. 🧵1/2
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#SettlerViolence=#IsraeliViolence
Coloni e soldati israeliani, insieme, allontanano e minacciano padre e figli palestinesi che pascolano il gregge. 🧵1/2
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E IL COMICO FALLITO #antonioricci CONTINUA A COPIARE E DIFFAMARE I GIGANTI.
Pubblicato il 12 Giugno 2022 da Lucio Salis
Claudio Baglioni fa sequestrare il libro di Striscia la Notizia: Ricci, Greggio e Iacchetti indagati per diffamazione.
N.B. La cosa buffa è che accusa Baglioni di aver copiato da jEvtusenko, Cesare Pavese, Pasolini, Oscar Wilde, Francis Scott Fitzgerald, Garcia Lorca, etc, mentre lui ha sempre copiato da me, da Benny Hill e persino un pupazzo!!!… il Gabibbo da Big Red!!! -
Zenput raises $27M Series C to keep multiunit operations flowing no matter the location - Ensuring food safety compliance can be challenging at one restaurant, let alone ac... - http://feedproxy.google.com/~r/Techcrunch/~3/vqGkrBmXl2Y/ #jacksonsquareventures #goldcrestcapital #venturecapital #recentfunding #vladikrikhter #golubcapital #greggretsch #enterprise #foodsafety #mhscapital #startups #funding #zenput #apps #food #tc
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C'est marrant ces mots, "il n'y a pas mort d'homme", quand il est question d'une fille abusée. Là où il n'y pas "mort d'homme", il y a généralement un corps de femme saccagé.
Simonetta Greggio - "Le souffle de la forêt"
#mastolivre #citation #patriarcat -
C'est marrant ces mots, "il n'y a pas mort d'homme", quand il est question d'une fille abusée. Là où il n'y pas "mort d'homme", il y a généralement un corps de femme saccagé.
Simonetta Greggio - "Le souffle de la forêt"
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C'est marrant ces mots, "il n'y a pas mort d'homme", quand il est question d'une fille abusée. Là où il n'y pas "mort d'homme", il y a généralement un corps de femme saccagé.
Simonetta Greggio - "Le souffle de la forêt"
#mastolivre #citation #patriarcat -
C'est marrant ces mots, "il n'y a pas mort d'homme", quand il est question d'une fille abusée. Là où il n'y pas "mort d'homme", il y a généralement un corps de femme saccagé.
Simonetta Greggio - "Le souffle de la forêt"
#mastolivre #citation #patriarcat -
Economia di guerra oggi. Parte XXVII – “L’economia globale all’ombra della guerra”.
Pubblicate le previsioni economiche del Fmi di aprile 2026 Il Fondo Monetario Internazionale nei giorni scorsi ha pubblicato l’atteso World Economic Outlook di aprile 2026[1], il primo emesso dopo l’aggressione israelo-statunitense all’Iran del 28 febbraio che ha innescato lo shock energetico tutt’ora in corso caratterizzato da carenza di approvvigionamenti e impennata delle quotazioni di greggio e gas. Dall’eloquente titolo “L’economia globale all’ombra della guerra”, il […] -
Economia di guerra oggi. Parte XXVII – “L’economia globale all’ombra della guerra”.
Pubblicate le previsioni economiche del Fmi di aprile 2026 Il Fondo Monetario Internazionale nei giorni scorsi ha pubblicato l’atteso World Economic Outlook di aprile 2026[1], il primo emesso dopo l’aggressione israelo-statunitense all’Iran del 28 febbraio che ha innescato lo shock energetico tutt’ora in corso caratterizzato da carenza di approvvigionamenti e impennata delle quotazioni di greggio e gas. Dall’eloquente titolo “L’economia globale all’ombra della guerra”, il […] -
🚀 Oh, how the mighty have fallen! In a world where Steve Jobs would have fired everyone, X Corp. can't even keep their browser support straight. 📉 But hey, at least there's a "Help Center" to remind you of all the browsers they actually *do* support. 😂
https://twitter.com/greggertruck/status/1932173476879888556 #HackerNews #XCorp #BrowserSupport #SteveJobs #TechNews #Humor #HackerNews #ngated -
Benzina, ma quanto ci costi?
La guerra in Iran ha avuto effetti immediati sul prezzo della benzina. Molti se ne sono accorti andando a fare rifornimento: il pieno costa di più. E allora la domanda nasce spontanea. Com’è possibile che un conflitto così lontano produca effetti così rapidi sui prezzi che paghiamo ogni giorno?
Per capirlo bisogna partire dal petrolio. In particolare dal Brent, il prezzo di riferimento del greggio estratto nel Mare del Nord e utilizzato come indicatore per il mercato mondiale. Nelle ultime settimane il prezzo è passato da circa 70 dollari al barile a oltre 110, per poi scendere attorno ai 90 dollari quando il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che la guerra potrebbe finire presto. Ieri la quotazione è tornata vicino ai 100 dollari.
Questo movimento è importante perché la benzina deriva proprio dal petrolio. Quando la materia prima diventa più cara, prima o poi anche il prezzo alla pompa tende ad aumentare.
A questo punto però nasce un’obiezione frequente. La benzina che compriamo oggi è stata prodotta settimane fa, con petrolio che costava meno. Perché allora il prezzo aumenta subito?
Qui entra in gioco una caratteristica economica del mercato della benzina: la domanda rigida. In economia si parla di elasticità della domanda, cioè della sensibilità dei consumatori ai cambiamenti di prezzo. Nel caso della benzina la domanda è poco elastica: anche se il prezzo sale, continuiamo a comprarla. Nel breve periodo è infatti difficile sostituire questo bene. Se dobbiamo andare al lavoro o accompagnare i figli a scuola, l’automobile resta spesso indispensabile. Qualcosa di simile accade con alcuni farmaci: chi ha bisogno dell’insulina continuerà a comprarla anche se il prezzo aumenta molto.
C’è poi un secondo motivo. I distributori sanno che nei prossimi mesi dovranno acquistare petrolio più caro. Per questo anticipano una parte dell’aumento già oggi, per non trovarsi in difficoltà quando dovranno rifornirsi a prezzi più alti.
Esiste infine un fenomeno ben noto agli economisti, spesso descritto con l’immagine della collosità dei prezzi. I prezzi tendono a salire rapidamente quando i costi aumentano, ma scendono molto più lentamente quando le condizioni migliorano.
Il problema non riguarda però soltanto la benzina. Petrolio e gas restano fonti energetiche centrali nelle nostre economie. Se aumenta il costo dell’energia, aumentano anche i costi di produzione delle imprese e spesso i prezzi dei beni. Lo stesso vale per il trasporto delle merci, che dipende direttamente dal prezzo dei carburanti.
Per questo gli economisti tornano a parlare di inflazione, cioè di aumento generale dei prezzi. E in un contesto di crescita economica già debole riappare anche il timore della stagflazione, la combinazione tra prezzi elevati e stagnazione economica con disoccupazione.
Per ora non siamo in questa situazione. Ma gli eventi delle ultime settimane ricordano quanto l’economia mondiale sia interconnessa: anche una guerra lontana può arrivare molto rapidamente fino alla pompa di benzina sotto casa.
#benzina #guerra #inflazione #Iran #petrolio #stagflazione #svizzera -
Guerra in Iran: petrolio, mercati e le prime conseguenze economiche
A una settimana dall’inizio della guerra in Iran, i mercati mostrano già le prime conseguenze economiche del conflitto. Come spesso accade in Medio Oriente, il primo canale di trasmissione è quello energetico.
Le ritorsioni contro petroliere e infrastrutture nei porti di Fujairah negli Emirati Arabi Uniti e di Duqm in Oman hanno riportato al centro dell’attenzione e dello scontro lo Stretto di Hormuz. Questo passaggio tra Golfo Persico e Oceano Indiano è uno dei punti più sensibili del commercio mondiale di energia: da qui passa circa un quinto del petrolio globale. Quando un nodo così cruciale diventa instabile, i mercati inseriscono nei prezzi quello che gli economisti chiamano “premio per il rischio”, cioè una sorta di assicurazione contro possibili interruzioni delle forniture.
Il mercato petrolifero lo riflette chiaramente. Il Brent, il principale prezzo di riferimento internazionale del greggio, ha superato i 90 dollari al barile (ca. 70 CHF) per la prima volta da marzo 2024, guadagnando il 25% in più rispetto a una settimana fa. In scenari più estremi, se lo Stretto di Hormuz dovesse essere chiuso o fortemente limitato, alcuni analisti ipotizzano prezzi anche oltre i 120 dollari (94 CHF).
Le tensioni non riguardano solo il petrolio. Anche il mercato del gas naturale liquefatto mostra fragilità, soprattutto dopo alcune sospensioni produttive in Qatar e difficoltà logistiche verso Asia ed Europa. Per l’Europa, già segnata dalla crisi energetica seguita alla guerra in Ucraina, questo significa tornare a confrontarsi con costi energetici più elevati, con effetti sui margini delle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie.
I mercati finanziari hanno reagito nel modo tipico delle fasi di incertezza geopolitica. Gli indici azionari hanno registrato correzioni moderate mentre gli investitori si sono orientati verso beni rifugio come oro, dollaro, yen e franco svizzero che si sono rafforzati.
Secondo alcune stime preliminari, un conflitto prolungato potrebbe ridurre la crescita globale del 2026 di circa 0,3-0,5 punti percentuali e aumentare l’inflazione di alcuni decimi se i prezzi dell’energia restassero elevati per diversi mesi. Non si parla per ora di stagflazione (aumento dei prezzi e crisi economica con grande disoccupazione), ma certamente di un contesto più fragile.
Per l’Europa gli effetti sarebbero soprattutto indiretti: un petrolio stabile attorno agli 85 dollari (66 CHF) potrebbe aumentare l’inflazione di alcuni decimi e rallentare leggermente la crescita. Se invece i prezzi salissero oltre i 110 dollari (86 CHF), l’inflazione potrebbe tornare verso il 3%, costringendo la Banca Centrale Europea a rallentare il percorso di riduzione dei tassi. Ma sappiamo quanto le previsioni in questo momento lascino il tempo che trovano.
La Svizzera parte da una posizione relativamente solida. L’inflazione resta sotto l’1% e il franco forte aiuta ad assorbire parte degli shock energetici. Anche qui però l’impatto non sarebbe nullo: crescita leggermente più debole e qualche decimo di inflazione in più.
Molto dipenderà dalla durata del conflitto. I mercati guardano soprattutto a tre indicatori: prezzo del petrolio, sicurezza delle rotte commerciali e decisioni delle banche centrali. È lì che si giocherà la vera onda lunga economica di questa crisi.
#disoccupazione #dollaro #franco #gas #guerra #inflazione #Iran #petrolio #prezzi #svizzera #USA -
This morning's #workout #music is from Adrian Utley's Guitar Orchestra doing Terry Riley's "In C." I must admit to being disappointed to see the woodwinds and keys involved, but it is a great performance.
Another great version, if you are interested from @GregNieuws
https://submarinebroadcastingco.bandcamp.com/album/in-c-flea-market -
Di Antonio Zoppetti
Riprendo una notizia che mi ha segnalato Marco Zomer nei commenti dell’ultimo articolo, e che mi pare davvero significativa per fotografare l’attuale abbandono dell’italiano e la sua sostituzione con l’inglese.
Si tratta di una notizia tutta interna che riguarda Pompei, dove è stata ritrovata una casetta con delle pregevoli decorazioni e un affresco di un satiro e di una ninfa. E come hanno riportato la notizia, uscita il 25 ottobre, i giornali italiani? Con il consueto picco di stereotipia in cui tutti hanno pensato bene di usare l’inglese. Dunque il gregge dei giornalisti ha cominciato a belare in coro: “tiny house”, non solo partendo dalle stesse fonti riprese ovunque con le stesse parole (il giornalismo decervellato del copia e incolla), ma anche con la precisa volontà di introdurre l’inglese al posto dell’italiano.
Eppure l’espressione “tiny house” non è presente né nel corpus di Google libri né tra i neologismi Treccani; la sua frequenza in italiano, fino a l’altro giorno, era insignificante, e anche la sua trasparenza è bassissima. Una tiny house non è altro che una piccola casa indipendente, una minuscola abitazione, una microcasa, un miniappartamento, una casa in miniatura, un villino… in altre parole una casetta, per chiamare le cose con il loro nome.
Che cosa spinge i giornalisti – dunque non un singolo giornalista – a ricorrere all’inglese invece dell’italiano come se si trattasse di un termine tecnico senza corrispettivi?
Questo modo di porre la notizia che ricorre all’inglese è ricercato e voluto, e pare l’espressione di un cultura anglomane e coloniale, dove si riscrive la storia attraverso l’abbandono dell’italiano per sostituirlo con un’espressione inglese che non ha alcun perché, così come non ha un perché insistere su “come la chiamerebbero gli inglesi”, ma chi se ne frega?
Se i pezzi iniziassero con “come la chiamerebbero” i giapponesi, i francesi, i tedeschi o i bulgari l’idiozia di un simile approccio sarebbe forse più evidente, ma davanti all’idea sottostante dell’inglese venduto come lingua superiore, il lettore viene in questo modo educato e colonizzato. In gioco non c’è come la dovrebbero chiamare gli italiani, né come la chiamassero gli antichi Romani – che avrebbe un senso – ma solo l’anglificazione della nostra storia e l’anglicizzazione della nostra lingua. Al lettore si insegna così una nuova espressione – come al solito: in inglese – invece che utilizzare l’italiano che comprenderebbe e arriverebbe a tutti. Questi giornalisti non sono solo colonizzzati nella mente, ma agiscono allo stesso tempo come coloni che diffondono all’unisono le espressioni inglesi.Naturalmente “tiny house” potrebbe anche non attecchire e scomparire da domani, e probabilmente sarà così, ma il punto non è la singola scelta lessicale, bensì la mania compulsiva di ricorrere all’inglese – e praticamente solo a quello – invece di usare l’italiano o alla peggio di coniare neologismi (adattare è ormai una strategia abbandonata, ci vergogniamo di italianizzare l’inglese, lingua sacra e inviolabile). È così che la nostra lingua muore.
Il punto è che ogni giorno, in Italia, qualcuno pensa bene di introdurre un nuovo anglicismo in un determinato settore, e ciò avviene in virtù di una patologica e sistematica coazione a ripetere le cose in inglese, tra gli addetti ai lavori, nelle istituzioni, tra gli intellettuali, nel linguaggio del lavoro… In questa “panspermia” del virus anglicus – come l’ho definita – viviamo immersi in una nuvola di anglicismi passeggeri di un ordine di grandezza superiore agli anglicismi acclimatati e registrati dai dizionari. Il meccanismo di propagazione di questo fenomeno è analogo a quello della riproduzione delle ostriche che spargono milioni di larve destinate per la maggior parte a morire, ma nel grande numero di sicuro una piccola parte sopravvive e attecchisce. Con gli anglicismi avviene qualcosa di simile e quando i “negazionisti” dell’itanglese insistono sull’obsolescenza degli anglicismi che liquidano come delle parole perlopiù usa e getta, soggette a rapida obsolescenza, confondono gli anglicismi incipienti (le larve) con quelli che sono attecchiti e che, una volta radicati, non escono affatto dai dizionari e dalla nostra lingua, anzi nella maggioranza dei casi la fanno regredire, quando non la soppiantano.
Qualche anno fa ho fatto un confronto “all’americana” tra gli anglicismi annoverati nel dizionario Devoto Oli del 1990 e quello del 2017, ed è emerso che in 27 anni sono usciti soltanto 67 anglicismi (per esempio baby market, pocket computer o sexy star) mentre ne sono entrati oltre 2.000 di nuovi, un numero che è salito enormemente passando ai dizionari degli anni Venti del nuovo secolo.
E allora, invece di raccontare frescacce, dovremmo raccontare che “tiny house” è una larva che probabilmente ha poche possibilità di attecchimento, ma non va considerata singolarmente, bensì insieme alle migliaia e migliaia di altre larve che circolano e che tutte insieme costituiscono il terreno delle neologie, che – guarda caso – dagli anni Duemila sono per la metà in inglese, invece che in italiano.
Ciò che dovremmo combattere, non è perciò un singolo anglicismo come “tiny house”, ma la logica sottostante, e cioè il meccanismo di importazione delle parole inglesi che alla fine è sempre il medesimo: la diglossia lessicale per cui l’anglicismo è considerato di volta in volta più evocativo, tecnico e prestigioso dell’italiano.
Un altro lettore, Davide, mi ha segnalato come proprio a Pompei, qualche anno fa, il ritrovamento di un termopolio – come lo chiamavano i latini (thermopolium) – è stato presentato come una “bottega di street food” venduta come qualcosa di ante litteram. In questa visione coloniale non siamo noi moderni a continuare le tradizioni millenarie della ristorazione per la strada, ma con un ribaltamento della storia sono i Romani ad aver anticipato ciò che si chiama in inglese, street food (e non cibo di strada), dove qualcuno ha pensato di applicare lo schema del “plagio ante litteram” parlando invece di antenato del “fast food” o persino di un “pub”. Qualunque cosa va bene pur di sostituire il latino – o l’italiano – con qualche altro concetto espresso in inglese.
A quando qualche nuova scoperta archeologica in cui ci insegneranno che a Pompei hanno anticipato il coworking perché si lavorava insieme in qualche struttura o c’erano i precursori dei cocktail perché mescevano il vino con il miele, e avevano inventato le spa e le beauty farm ante litteram che chiamavano terme?
Sicuramente molto presto.
https://diciamoloinitaliano.wordpress.com/2024/10/28/la-follia-delle-tiny-house-a-pompei/
#anglicismiNellItaliano #inglese #interferenzaLinguistica #itanglese #linguaItaliana #paroleInglesiNellItaliano #rassegnaStampa
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#IT's a #ToughChoice between:
• #Airwolf: The #TallTale of the #JetPropelledStealthHelicopter with #ErnestBorgnine; or,
• #BlueThunder: The #EquallyTallTale but #VeryGrittyDrama about a #SuperPoliceHelicopter where the role of #JanMichaelVincent is given to #RoyScheider...I'm going to give both:
8 x #BucketsOfPopcorn and 1 x #DancingFlower | #GreggHeads | #OCATC
🧙⚔️🤖🐺🤖⚔️🧙 | 🚁🌻🦹🦄🦹🌻🚁
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#IT's a #ToughChoice between:
• #Airwolf: The #TallTale of the #JetPropelledStealthHelicopter with #ErnestBorgnine; or,
• #BlueThunder: The #EquallyTallTale but #VeryGrittyDrama about a #SuperPoliceHelicopter where #TheRôle of #JanMichaelVincent is given to #RoyScheider...I'm going to give both:
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A #Note for #OurFutureSelves...
"Well; #FromTheVaults, we also have #TheMask...
#IT's #Basically #WhoFramedRogerRabbit... But, #IT's not #SoComplex, and the role of #JessicaRabbit was given to #CameronDiaz...
5 x #BucketsOfPopcorn and a #ComedyHammer..."
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