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#disoccupazione — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #disoccupazione, aggregated by home.social.

  1. Guerra in Iran: petrolio, mercati e le prime conseguenze economiche

    A una settimana dall’inizio della guerra in Iran, i mercati mostrano già le prime conseguenze economiche del conflitto. Come spesso accade in Medio Oriente, il primo canale di trasmissione è quello energetico.

    Le ritorsioni contro petroliere e infrastrutture nei porti di Fujairah negli Emirati Arabi Uniti e di Duqm in Oman hanno riportato al centro dell’attenzione e dello scontro lo Stretto di Hormuz. Questo passaggio tra Golfo Persico e Oceano Indiano è uno dei punti più sensibili del commercio mondiale di energia: da qui passa circa un quinto del petrolio globale. Quando un nodo così cruciale diventa instabile, i mercati inseriscono nei prezzi quello che gli economisti chiamano “premio per il rischio”, cioè una sorta di assicurazione contro possibili interruzioni delle forniture.

    Il mercato petrolifero lo riflette chiaramente. Il Brent, il principale prezzo di riferimento internazionale del greggio, ha superato i 90 dollari al barile (ca. 70 CHF) per la prima volta da marzo 2024, guadagnando il 25% in più rispetto a una settimana fa. In scenari più estremi, se lo Stretto di Hormuz dovesse essere chiuso o fortemente limitato, alcuni analisti ipotizzano prezzi anche oltre i 120 dollari (94 CHF).

    Le tensioni non riguardano solo il petrolio. Anche il mercato del gas naturale liquefatto mostra fragilità, soprattutto dopo alcune sospensioni produttive in Qatar e difficoltà logistiche verso Asia ed Europa. Per l’Europa, già segnata dalla crisi energetica seguita alla guerra in Ucraina, questo significa tornare a confrontarsi con costi energetici più elevati, con effetti sui margini delle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie.

    I mercati finanziari hanno reagito nel modo tipico delle fasi di incertezza geopolitica. Gli indici azionari hanno registrato correzioni moderate mentre gli investitori si sono orientati verso beni rifugio come oro, dollaro, yen e franco svizzero che si sono rafforzati.

    Secondo alcune stime preliminari, un conflitto prolungato potrebbe ridurre la crescita globale del 2026 di circa 0,3-0,5 punti percentuali e aumentare l’inflazione di alcuni decimi se i prezzi dell’energia restassero elevati per diversi mesi. Non si parla per ora di stagflazione (aumento dei prezzi e crisi economica con grande disoccupazione), ma certamente di un contesto più fragile.

    Per l’Europa gli effetti sarebbero soprattutto indiretti: un petrolio stabile attorno agli 85 dollari (66 CHF) potrebbe aumentare l’inflazione di alcuni decimi e rallentare leggermente la crescita. Se invece i prezzi salissero oltre i 110 dollari (86 CHF), l’inflazione potrebbe tornare verso il 3%, costringendo la Banca Centrale Europea a rallentare il percorso di riduzione dei tassi. Ma sappiamo quanto le previsioni in questo momento lascino il tempo che trovano.

    La Svizzera parte da una posizione relativamente solida. L’inflazione resta sotto l’1% e il franco forte aiuta ad assorbire parte degli shock energetici. Anche qui però l’impatto non sarebbe nullo: crescita leggermente più debole e qualche decimo di inflazione in più.

    Molto dipenderà dalla durata del conflitto. I mercati guardano soprattutto a tre indicatori: prezzo del petrolio, sicurezza delle rotte commerciali e decisioni delle banche centrali. È lì che si giocherà la vera onda lunga economica di questa crisi.

    #disoccupazione #dollaro #franco #gas #guerra #inflazione #Iran #petrolio #prezzi #svizzera #USA
  2. mi scade il contratto tra poco e non so cosa fare della mia vita ed è subito glam rock anni '80 che mi ricorda la mia adolescenza, amavo il trash, uno dei primi cd che ho comprato da sola era un album degli whitesnake

    "Here I go again on my own
    going down the only road I've ever known
    like a drifter* I was born to walk alone
    and I've made up my mind
    I ain't wasting no more time
    but here I go again, here I go again"

    youtube.com/watch?v=kXC_hoD1wx

    *curiosità, per capire i livelli di trash: rockinout.net/post/whitesnake-

    #naspi #disoccupazione #babypensione

  3. mi scade il contratto tra poco e non so cosa fare della mia vita ed è subito glam rock anni '80 che mi ricorda la mia adolescenza, amavo il trash, uno dei primi cd che ho comprato da sola era un album degli whitesnake

    "Here I go again on my own
    going down the only road I've ever known
    like a drifter* I was born to walk alone
    and I've made up my mind
    I ain't wasting no more time
    but here I go again, here I go again"

    youtube.com/watch?v=kXC_hoD1wx

    *curiosità, per capire i livelli di trash: rockinout.net/post/whitesnake-

    #naspi #disoccupazione #babypensione

  4. mi scade il contratto tra poco e non so cosa fare della mia vita ed è subito glam rock anni '80 che mi ricorda la mia adolescenza, amavo il trash, uno dei primi cd che ho comprato da sola era un album degli whitesnake

    "Here I go again on my own
    going down the only road I've ever known
    like a drifter* I was born to walk alone
    and I've made up my mind
    I ain't wasting no more time
    but here I go again, here I go again"

    youtube.com/watch?v=kXC_hoD1wx

    *curiosità, per capire i livelli di trash: rockinout.net/post/whitesnake-

    #naspi #disoccupazione #babypensione

  5. mi scade il contratto tra poco e non so cosa fare della mia vita ed è subito glam rock anni '80 che mi ricorda la mia adolescenza, amavo il trash, uno dei primi cd che ho comprato da sola era un album degli whitesnake

    "Here I go again on my own
    going down the only road I've ever known
    like a drifter* I was born to walk alone
    and I've made up my mind
    I ain't wasting no more time
    but here I go again, here I go again"

    youtube.com/watch?v=kXC_hoD1wx

    *curiosità, per capire i livelli di trash: rockinout.net/post/whitesnake-

    #naspi #disoccupazione #babypensione

  6. mi scade il contratto tra poco e non so cosa fare della mia vita ed è subito glam rock anni '80 che mi ricorda la mia adolescenza, amavo il trash, uno dei primi cd che ho comprato da sola era un album degli whitesnake

    "Here I go again on my own
    going down the only road I've ever known
    like a drifter* I was born to walk alone
    and I've made up my mind
    I ain't wasting no more time
    but here I go again, here I go again"

    youtube.com/watch?v=kXC_hoD1wx

    *curiosità, per capire i livelli di trash: rockinout.net/post/whitesnake-

    #naspi #disoccupazione #babypensione

  7. “roma ore 11”, di elio petri, su radio onda rossa

    nei podcast di ★ Radio Onda Rossa 87.9 fm
    ROMA ORE 11
    di Elio Petri
    con Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti, Mariàngeles
    Torres
    regìa Miti Pretese

    “Signorina giovane intelligente volenterosissima attiva conoscenza dattilografia miti pretese per primo impiego cercasi. Presentarsi in via Savoia 31, interno 5, lunedì ore 10-11”. Questo trafiletto apparve nella pagina degli annunci economici de ‘Il Messaggero’ domenica 14 gennaio 1951. Lo stesso giornale, quarantotto ore dopo, pubblicava in prima pagina: “Una terribile disgrazia è accaduta ieri mattina nell’interno di un villino di via Savoia, dove settantasette giovani donne sono rimaste ferite in modo più o meno grave ed una è deceduta per l’improvviso crollo dell’intera scala dello stabile”. Così inizia il libro ricavato dall’inchiesta che Elio Petri, allora giovanissimo giornalista, condusse per conto del regista Giuseppe De Santis. Il fatto che duecento candidate si fossero presentate per un solo posto mal pagato era “un dito puntato sulla piaga della disoccupazione”. Fu questo uno dei motivi che indusse De Santis e un gruppo di cineasti del Neorealismo a fare un film sulla disgrazia. Petri condusse l’inchiesta in modo organico, capillare: ragazza per ragazza rintracciò le loro storie, ricostruì l’immagine di quel mondo. Più di un’inchiesta, l’indagine divenne una denuncia delle miserie, della disperazione, delle prepotenze anche sessuali subite dalle ragazze, cosa che costò al film il boicottaggio e la censura.

    http://archive.org/details/Radioteatro.RomaOre11
    (1h 25′)

    #alviaReale #boicottaggio #disoccupazione #elioPetri #giuseppeDeSantis #inchiesta #indagine #manuelaMandracchia #mariangelesTorres #mitiPretese #neorealismo #radioOndaRossa #romaOre11 #ror #rorRadioOndaRossa #sandraToffolatti

  8. “roma ore 11”, di elio petri, su radio onda rossa

    nei podcast di ★ Radio Onda Rossa 87.9 fm
    ROMA ORE 11
    di Elio Petri
    con Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti, Mariàngeles
    Torres
    regìa Miti Pretese

    “Signorina giovane intelligente volenterosissima attiva conoscenza dattilografia miti pretese per primo impiego cercasi. Presentarsi in via Savoia 31, interno 5, lunedì ore 10-11”. Questo trafiletto apparve nella pagina degli annunci economici de ‘Il Messaggero’ domenica 14 gennaio 1951. Lo stesso giornale, quarantotto ore dopo, pubblicava in prima pagina: “Una terribile disgrazia è accaduta ieri mattina nell’interno di un villino di via Savoia, dove settantasette giovani donne sono rimaste ferite in modo più o meno grave ed una è deceduta per l’improvviso crollo dell’intera scala dello stabile”. Così inizia il libro ricavato dall’inchiesta che Elio Petri, allora giovanissimo giornalista, condusse per conto del regista Giuseppe De Santis. Il fatto che duecento candidate si fossero presentate per un solo posto mal pagato era “un dito puntato sulla piaga della disoccupazione”. Fu questo uno dei motivi che indusse De Santis e un gruppo di cineasti del Neorealismo a fare un film sulla disgrazia. Petri condusse l’inchiesta in modo organico, capillare: ragazza per ragazza rintracciò le loro storie, ricostruì l’immagine di quel mondo. Più di un’inchiesta, l’indagine divenne una denuncia delle miserie, della disperazione, delle prepotenze anche sessuali subite dalle ragazze, cosa che costò al film il boicottaggio e la censura.

    http://archive.org/details/Radioteatro.RomaOre11
    (1h 25′)

    #alviaReale #boicottaggio #disoccupazione #elioPetri #giuseppeDeSantis #inchiesta #indagine #manuelaMandracchia #mariangelesTorres #mitiPretese #neorealismo #radioOndaRossa #romaOre11 #ror #rorRadioOndaRossa #sandraToffolatti

  9. "I nuovi occupati per l’84% sono over 50 a causa dei limiti che sono stati imposti all’età pensionabile.
    Abbiamo un boom di inattivi, che è un record nella Ue.
    I salari sono ancora dell’8% inferiori rispetto all’inizio del 2021.
    Il tasso italiano di occupazione è il più basso d’Europa.
    Record di povertà assoluta, il record negativo di occupazione femminile.
    5-6 milioni di lavoratori sotto i 12 mila euro l’anno."

    ilfattoquotidiano.it/2025/05/0

    #meloni #lavoro #disoccupazione #governodifarabutti

  10. #1maggio #FestadeiLavoratori

    La #robotica e l' #IA stanno diventando autonome e autoapprendenti, con capacità simili a quelle umane.
    L'articolo di #Glocalism:

    " #Digitalisation and #AI: What Does the Future Hold for #Labour Union"

    analizza i problemi che il #sindacato deve affrontare nelle democrazie capitaliste in questo contesto, immaginando una rivoluzione #digitale che porti a una sostituzione di massa dei #lavoratori e a una #disoccupazione strutturale

    ⬇️ riviste.unimi.it/index.php/glo

  11. “In China NO ONE is jobless!” — “In Cina NESSUNO è disoccupato!”

    https://www.youtube.com/watch?v=KsbTiI2c01Q

    Questa cosa è davvero così triste, ma allo stesso tempo tempo così bella ed ispirante che secondo me dovrebbe prendere piede anche in Italia, perché alcune persone ne hanno decisamente bisogno… Non so quanto da noi la situazione sia più o meno assurda rispetto alla #Cina, ma comunque quello della #disoccupazione è un problema, che dalla banale incompatibilità di domanda ed offerta genera tante altre problematiche… e quindi, per evitare almeno parte di queste ultime, perché non andare a spendere ogni giorno le proprie ore altrimenti produttive in un #ufficio roleplay??? Ed è così che, con questa grande offerta, la premessa del video si avvera: in Cina NESSUNO è senza lavoro!

    Davvero oh, è carina come idea, anche se molto bizzarra. Per evitare lo stigma sociale, il sentirsi utili a nulla pur volendo fare qualcosa, e probabilmente anche non perdere la familiarità con questo tipo di ambiente lavorativo, per una manciata di equivalenti euro al giorno si può andare in questi finti uffici a passare il tempo, facendo quello che si preferisce, stando lì alla scrivania con il PC, o magari a leggere; le possibilità sono proprio infinite. Incluso nel prezzo c’è la pausa caffè, si possono avere dei manager che assegnano #lavoro da svolgere (la cui mancata esecuzione, ovviamente, non comporta conseguenze) e, raddoppiando la mancetta, si può avere persino il pranzo alla mensa! E magari, ogni tanto ti confronti con i colleghi su se nel mese hai fatto abbastanza nulla, o devi migliorare nel fare ancora meno. Chiaramente, è ironico che si vada a spendere soldi per far finta di lavorare, ma c’è mai stato qualcosa di non ironico sotto il capitalismo? (Almeno io, che vado in università per far finta di studiare, non pago per stare fisicamente lì… pago le tasse solo per essere iscritta e fare gli esami!)

    #lavoro #Cina #disoccupazione #ufficio

  12. #UE, BILANCIO: UNA LEGGE DELUDENTE
    Tagli a ricerca, sanità e lotta alla disoccupazione
    L'Unione Europea ha dato il via libera a una revisione del bilancio da 64 miliardi di euro, di cui solo 21 miliardi sono fondi freschi. Il resto proviene da prestiti e fondi precedentemente dedicati a programmi di ricerca, sanità, lotta alla disoccupazione e ricollocazione dei lavoratori.
    Invece, i fondi per l'Ucraina rimangono intatti: 50 miliardi di euro, di cui 17 miliardi in sovvenzioni e 33 miliardi in prestiti.

    #legge #bilancio #economia #sanità #disoccupazione #migrazione #ricerca #Italia #MeRA25Italia

    >>

  13. A che serve la scuola?

    Se vuoi dedicare 4 minuti alla lettura su #SinistraLibertaria

    sinistralibertaria.it/a-che-se

    Altrimenti ecco la risposta breve: la #scuola serve per infondere divisione tra i #lavoratori, per creare e nascondere #disoccupazione, per riprodurre le esigenze del #capitalismo

  14. https://rizomatica.noblogs.org/2020/10/parretti-necessita-della-diminuzione-dellorario-di-lavoro/

    Necessità della diminuzione dell’orario di lavoro
    Le società più sviluppate si trovano di fronte le conseguenze di due dinamiche distinte:

    lo sviluppo economico capitalista e
    lo sviluppo dei bisogni umani.
    Osserviamo le due dinamiche:

    Esiste un processo per cui parte delle merci prodotte vanno ad aumentare il capitale esistente e questo permette, a sua volta, di produrre una maggiore quantità di merci.
    Inoltre parte del lavoro sociale è dedicato a sviluppare conoscenze e tecniche che determinano una continua crescita della produttività e quindi la società è capace di produrre con la stessa quantità di capitale una maggiore quantità di merci.
    Tale crescita della produttività dipende dalle risorse, ad essa dedicate, ma soprattutto dal livello di istruzione dei lavoratori stessi.
    Quando questo aumento della produttività induce, a sua volta, una crescita dell’istruzione, il suo ritmo di crescita diventa esponenziale(1).
    Allora, se questa capacità di produrre, a parità di capitale e lavoro, un valore sempre maggiore, non è accompagnata dalla crescita, nella stessa percentuale, di reddito speso per la soddisfazione dei bisogni, la crescita del capitale diventa impossibile perché il capitale esistente già sarebbe sufficiente a produrre più di quanto richiesto ed il capitale aggiuntivo diventerebbe inutile.
    Da questo deriverebbe l’impossibilità di accumulazione del capitale e dei profitti e quindi la crisi del capitalismo.
    Allora, la crescita del reddito, proporzioneale alla crescita della produttività, della maggioranza dei membri della società, cioè dei lavoratori, diventa la condizione necessaria al funzionamento stesso del sistema economico.
    Esiste un’altra dinamica sociale, simultanea ed indipendente da quella appena descritta, per cui, man mano che le persone riescono a soddisfare i loro bisogni, cioè ad avere un reddito che permetta loro di acquistare i beni ed i servizi necessari a soddisfarli, maturano nuovi bisogni, la cui soddisfazione richiede un reddito sempre maggiore. Quindi una crescita del reddito determina una crescita dei bisogni, la cui soddisfazione implica, a sua volta, la necessità della crescita del reddito da spendere per la loro soddisfazione.
    Ma quando le persone sono riuscite a soddisfare i loro bisogni primari, cioè quelli definiti dall’apparato sensoriale e pulsionale umano, geneticamente determinato, maturano nuovi bisogni in modo più lento per due ragioni:
    1) una di natura economica: prima di spendere totalmente un maggiore reddito disponibile, le persone tendono a mantenerne una parte in forma precauzionale, come assicurazione contro possibili eventi negativi, che possano rendere insicura la soddisfazione futura dei bisogni primari. Ciò implica che la crescita di nuovi bisogni e la loro soddisfazione tende ad essere minore della crescita del loro reddito e quindi una parte sempre maggiore del reddito aggiuntivo viene risparmiata e la propensione marginale al consumo diminuisce al crescere del ritmo di crescita del reddito.
    2) un’altra di natura psicologica: le persone devono prima osservare e sperimentare che esiste un modo più conveniente per soddisfare i bisogni preesistenti o un modo di soddisfare dei bisogni, prima non soddisfatti, e solo allora riescono a cambiare i propri comportamenti.
    In altri termini, i nuovi bisogni emergono quando le persone intravedono la possibilità di soddisfarli e nuove forme di soddisfazione di bisogni già esistenti vengono adottate solo quando intravedono la convenienza di adottare i nuovi comportamenti, che le nuove forme di soddisfazione comportano.
    Questo implica che, per far emergere nuovi bisogni ed introdurre nuovi soddisfattori, è necessaria un’attività di promozione degli stessi, altrimenti il processo di sviluppo e soddisfazione dei bisogni diventa estremamente lento.
    Queste due dinamiche determinano un fenomeno paradossale, un aumento dei bisogni minore dell’aumento della capacità di soddisfarli(2)....    (continua)

    #lavoraremeno #redistribuzione #crisi #abbondanza  #disoccupazione #consumi
  15. https://coxsa.blogspot.com/2018/12/la-redistribuzione-e-riduzione-del.html

    Lavorare tanto in pochi o poco in tanti?

    C’è una considerazione che chiunque può fare: la tecnologia e l’organizzazione del lavoro hanno ridotto il tempo di lavoro necessario a produrre beni e servizi in una società dell’abbondanza. Il valore aggiunto è molto di più il risultato di investimenti in innovazione tecnologica e infrastrutture piuttosto che della maggiore quantità di lavoro umano.(1)
    Nel breve periodo (Tab01) la produttività del lavoro non sembra aumentata di molto ma sul lungo periodo l'aumento è impressionante e non si è accompagnato ad un corrispondente aumento dei salari o diminuzione degli orari di lavoro. Osserviamo il grafico (Tab02), che mostra i dati italiani in valore del PIL (in Dollari US ) per ora lavorata in Italia (in rosso), a confronto con la media OECD (in nero).

      
    Tab02 - Fonte: OECD - GDP per hour workedTotal, US dollars, 1970 – 2016
    Source: GDP per capita and productivity growth

    Di fronte a questa situazione, ci sono due possibilità: far lavorare tanto poche persone o poco tante persone.
    La prima soluzione è apparentemente più economica in quanto i salari non sono commisurati alla produttività bensì al costo di riproduzione della forza lavoro, che è suppergiù uguale per tutti. Inoltre, applicando il dogma neoliberista, si limita la spesa pubblica, pensando di rendere più efficienti i processi produttivi.
    Così non si tiene conto del fatto che le risorse risparmiate nell’efficientamento sono la sussistenza materiale di milioni di cittadini che sono relegati nell’indigenza della sotto-occupazione, con l’effetto aggiuntivo di abbattere la domanda interna e, di conseguenza, anche la produzione di beni e servizi. Un effetto che produce sofferenza economica e diminuzione del PIL.
    La seconda soluzione, quella della redistribuzione del lavoro necessario, e quindi della riduzione del tempo di lavoro individuale, sembra antieconomica perché aumenta il costo orario del lavoro, ma globalmente è vantaggiosa per tutti. Anche senza considerare l’aspetto non direttamente monetizzabile del miglioramento della qualità della vita, la maggiore disponibilità di tempo libero e di reddito complessivo attribuito ai salari, avrebbero un effetto di supporto alla domanda aggregata, quindi una maggiore richiesta di beni e servizi con un effetto moltiplicatore sul PIL.
    Per innescare questo processo, la riduzione degli orari deve essere consistente e sopravanzare il contestuale aumento della produttività (sviluppo senza occupazione).
    Questa è la critica principale da sinistra, alla legge sulle 35 ore in Francia del 1997, secondo cui la riduzione sarebbe stata troppo ridotta per ottenere un effetto importante sull'occupazione, che comunque si è attestato su circa 350.000 nuovi posti di lavoro tra il 1998 e il 2002.(2)...    continua..

    #lavoraremeno  #usb #sindacato #neoliberismo #disoccupazione #domanda #crisi
  16. Necessità, condizioni e conseguenze della diminuzione dell’orario di lavoro.

    di M. Parretti

    Necessità della diminuzione dell'orario di lavoro
    Le società più sviluppate si trovano di fronte le conseguenze di due dinamiche distinte:

    lo sviluppo ec

    rizomatica.noblogs.org/2020/10

    -
    #Economia #Politica #bisogni #consumi #disoccupazione #domanda #lavoro #risparmio
    --
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  17. Le vicende del lavoro? Non farsi ingannare dalla memoria.

    di G. Mazzetti
    In molti lamentano oggi una debolezza dei lavoratori, anche se ben pochi si arrovellano sulle condizioni per rovesciare gli attuali rapporti di forza tra le classi. Ma per non tornare a ripetere gli errori passati

    rizomatica.noblogs.org/2020/10

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    #Economia #Politica #capitalismo #disoccupazione #lavoro #merci #redistribuzione
    --
    [email protected]