#lavoraremeno — Public Fediverse posts
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https://jacobinitalia.it/per-una-politica-del-desiderio-collettivo/
Buon articolo contro lavorismo e meritocrazia..
#lavoro #lavoraremeno #yolo -
Penso che la "narrazione" del lavoro che ci può essere utile è quella che sottolinea il valore sociale e storico dell'attività compiuta. Cominciamo col dire che nessuna macchina svolge lavoro ma moltiplica l'effetto del lavoro di singoli e gruppi.
Se il lavoro non è creato dal rapporto privato che si instaura fra un lavoratore e il suo datore di lavoro ma scaturisce da determinate condizioni di sviluppo sociale in cui quella attività è necessaria a soddisfare bisogni e desideri e al contempo si danno le condizioni sociali (forme della relazione) che ne rendono possibile l'attivazione (mercato, militanza, comunità, obbligo, scelta...), allora si potrà caratterizzare l'attività umana chiamatea genericamente lavoro con la forma specifica che assume.
- lavoro volontario
- lavoro sociale
- lavoro salariato
- lavoro schiavistico
- lavoro privato
- lavoro comunitario
potrebbe essere utile allungare la lista e trovare esempi pratici e storici di queste forme di lavoro analizzando le relazione che ne sono all'origine e i bisogni e desideri che sofìddisfano. Sarà così più semplice scegliere verso quali orientarsi...
#lavoro #lavoraremeno #comunità #postcapitalismo -
Lavorare meno fa bene a tutti
di Gianluca CicinelliE' il terzo Paese europeo a sperimentare la settimana lavorativa di quattro giorni e con successo. Dopo la Gran Bretagna e la Spagna si aggiunge l'Islanda alla lista delle nazioni alle prese con una nuova formula d
https://www.labottegadelbarbieri.org/lavorare-meno-fa-bene-a-tutti/
#bottegadelbarbieri #labottegadelbarbieri
#Articoli #AssociationforDemocracyandSustainability #gianlucacicinelli #Islanda #lavoraremeno #paritàdisalario -
https://rizomatica.noblogs.org/2020/10/parretti-necessita-della-diminuzione-dellorario-di-lavoro/
Necessità della diminuzione dell’orario di lavoro
Le società più sviluppate si trovano di fronte le conseguenze di due dinamiche distinte:
lo sviluppo economico capitalista e
lo sviluppo dei bisogni umani.
Osserviamo le due dinamiche:
Esiste un processo per cui parte delle merci prodotte vanno ad aumentare il capitale esistente e questo permette, a sua volta, di produrre una maggiore quantità di merci.
Inoltre parte del lavoro sociale è dedicato a sviluppare conoscenze e tecniche che determinano una continua crescita della produttività e quindi la società è capace di produrre con la stessa quantità di capitale una maggiore quantità di merci.
Tale crescita della produttività dipende dalle risorse, ad essa dedicate, ma soprattutto dal livello di istruzione dei lavoratori stessi.
Quando questo aumento della produttività induce, a sua volta, una crescita dell’istruzione, il suo ritmo di crescita diventa esponenziale(1).
Allora, se questa capacità di produrre, a parità di capitale e lavoro, un valore sempre maggiore, non è accompagnata dalla crescita, nella stessa percentuale, di reddito speso per la soddisfazione dei bisogni, la crescita del capitale diventa impossibile perché il capitale esistente già sarebbe sufficiente a produrre più di quanto richiesto ed il capitale aggiuntivo diventerebbe inutile.
Da questo deriverebbe l’impossibilità di accumulazione del capitale e dei profitti e quindi la crisi del capitalismo.
Allora, la crescita del reddito, proporzioneale alla crescita della produttività, della maggioranza dei membri della società, cioè dei lavoratori, diventa la condizione necessaria al funzionamento stesso del sistema economico.
Esiste un’altra dinamica sociale, simultanea ed indipendente da quella appena descritta, per cui, man mano che le persone riescono a soddisfare i loro bisogni, cioè ad avere un reddito che permetta loro di acquistare i beni ed i servizi necessari a soddisfarli, maturano nuovi bisogni, la cui soddisfazione richiede un reddito sempre maggiore. Quindi una crescita del reddito determina una crescita dei bisogni, la cui soddisfazione implica, a sua volta, la necessità della crescita del reddito da spendere per la loro soddisfazione.
Ma quando le persone sono riuscite a soddisfare i loro bisogni primari, cioè quelli definiti dall’apparato sensoriale e pulsionale umano, geneticamente determinato, maturano nuovi bisogni in modo più lento per due ragioni:
1) una di natura economica: prima di spendere totalmente un maggiore reddito disponibile, le persone tendono a mantenerne una parte in forma precauzionale, come assicurazione contro possibili eventi negativi, che possano rendere insicura la soddisfazione futura dei bisogni primari. Ciò implica che la crescita di nuovi bisogni e la loro soddisfazione tende ad essere minore della crescita del loro reddito e quindi una parte sempre maggiore del reddito aggiuntivo viene risparmiata e la propensione marginale al consumo diminuisce al crescere del ritmo di crescita del reddito.
2) un’altra di natura psicologica: le persone devono prima osservare e sperimentare che esiste un modo più conveniente per soddisfare i bisogni preesistenti o un modo di soddisfare dei bisogni, prima non soddisfatti, e solo allora riescono a cambiare i propri comportamenti.
In altri termini, i nuovi bisogni emergono quando le persone intravedono la possibilità di soddisfarli e nuove forme di soddisfazione di bisogni già esistenti vengono adottate solo quando intravedono la convenienza di adottare i nuovi comportamenti, che le nuove forme di soddisfazione comportano.
Questo implica che, per far emergere nuovi bisogni ed introdurre nuovi soddisfattori, è necessaria un’attività di promozione degli stessi, altrimenti il processo di sviluppo e soddisfazione dei bisogni diventa estremamente lento.
Queste due dinamiche determinano un fenomeno paradossale, un aumento dei bisogni minore dell’aumento della capacità di soddisfarli(2).... (continua)
#lavoraremeno #redistribuzione #crisi #abbondanza #disoccupazione #consumi -
https://coxsa.blogspot.com/2018/12/la-redistribuzione-e-riduzione-del.html
Lavorare tanto in pochi o poco in tanti?
C’è una considerazione che chiunque può fare: la tecnologia e l’organizzazione del lavoro hanno ridotto il tempo di lavoro necessario a produrre beni e servizi in una società dell’abbondanza. Il valore aggiunto è molto di più il risultato di investimenti in innovazione tecnologica e infrastrutture piuttosto che della maggiore quantità di lavoro umano.(1)
Nel breve periodo (Tab01) la produttività del lavoro non sembra aumentata di molto ma sul lungo periodo l'aumento è impressionante e non si è accompagnato ad un corrispondente aumento dei salari o diminuzione degli orari di lavoro. Osserviamo il grafico (Tab02), che mostra i dati italiani in valore del PIL (in Dollari US ) per ora lavorata in Italia (in rosso), a confronto con la media OECD (in nero).
Tab02 - Fonte: OECD - GDP per hour workedTotal, US dollars, 1970 – 2016
Source: GDP per capita and productivity growth
Di fronte a questa situazione, ci sono due possibilità: far lavorare tanto poche persone o poco tante persone.
La prima soluzione è apparentemente più economica in quanto i salari non sono commisurati alla produttività bensì al costo di riproduzione della forza lavoro, che è suppergiù uguale per tutti. Inoltre, applicando il dogma neoliberista, si limita la spesa pubblica, pensando di rendere più efficienti i processi produttivi.
Così non si tiene conto del fatto che le risorse risparmiate nell’efficientamento sono la sussistenza materiale di milioni di cittadini che sono relegati nell’indigenza della sotto-occupazione, con l’effetto aggiuntivo di abbattere la domanda interna e, di conseguenza, anche la produzione di beni e servizi. Un effetto che produce sofferenza economica e diminuzione del PIL.
La seconda soluzione, quella della redistribuzione del lavoro necessario, e quindi della riduzione del tempo di lavoro individuale, sembra antieconomica perché aumenta il costo orario del lavoro, ma globalmente è vantaggiosa per tutti. Anche senza considerare l’aspetto non direttamente monetizzabile del miglioramento della qualità della vita, la maggiore disponibilità di tempo libero e di reddito complessivo attribuito ai salari, avrebbero un effetto di supporto alla domanda aggregata, quindi una maggiore richiesta di beni e servizi con un effetto moltiplicatore sul PIL.
Per innescare questo processo, la riduzione degli orari deve essere consistente e sopravanzare il contestuale aumento della produttività (sviluppo senza occupazione).
Questa è la critica principale da sinistra, alla legge sulle 35 ore in Francia del 1997, secondo cui la riduzione sarebbe stata troppo ridotta per ottenere un effetto importante sull'occupazione, che comunque si è attestato su circa 350.000 nuovi posti di lavoro tra il 1998 e il 2002.(2)... continua..
#lavoraremeno #usb #sindacato #neoliberismo #disoccupazione #domanda #crisi -
Sindacalismo in ambiente digitale
https://thesubmarine.it/2021/01/12/sindacalizzazione-tech-worker-italia
..Simone Robutti in un recente articolo. “Cultura machista e competitiva, dogmatismo tecnico spacciato per razionalità, progressiva depoliticizzazione della produzione digitale in favore di un’ideologia totalizzante che predica l’inevitabilità del cambiamento tecnologico, sempre implicitamente positivo e di cui il programmatore o chi lo paga è artefice, ma non responsabile.”
Non è un caso, allora, che l’aumento della mobilitazione dei tech worker sia andato di pari passo con gli scandali che hanno travolto i giganti del settore, dalla vendita dei prodotti a committenti militari a casi come quello di Cambridge Analytica. “Mi pare degno di nota il fatto che l’apice del trend coincida con il cosiddetto techlash, ovvero l’ondata di scetticismo e critiche nei confronti dei giganti del tech,” osserva Silvio Lorusso...
Intervista a Sergio Bellucci citata nell'articolo https://rizomatica.org/display/647fed6d-125f-fdb6-cd2d-28f191860310 -
@DocSweepsy In tempi di crisi chiedere aumenti è andare incontro a fallimento (due anni fa si poteva fare, ora no). Ma adesso è il momnto di chiedere riduzioni di orario del 25% a parità di salario. 30 ore per tutt* subito, per evitare licenziamenti e cassa integrazione.
La crisi la paghi il padrone!!
#lavoraremeno #lavoro #sindacato -
@Folagra Attualmente in italia lavorano 23 mln di persone, circa il 30%. Vero che con automazione si potrá scendere al 20% o al 15% ( la diminuzone prevista). Io spero che invece che dare il reddito a chi non lavora per conservare il capitalismo si redistribuisca il lavoro per passare ad una economia socialista e comunitaria in cui il denaro non sia più la principale relazione fra produttori e fruitori di beni e servizi.
#postcapitalismo #lavoraremeno -
@Folagra Il lavoro rimanente va redistribuito... No? Sembra banale, ma a molti piacerebbe moltiplicarlo, assieme ai pani e ai pesci.
#lavoraremeno #postcapitalismo -
@cafeindipendentzia Si tornerá algli anni '80 con i prezzi del centro che si abbassano e le periferie residenziali che si alzano.. una sorta di de-gentrification.
La sfida è ripopolare le province, il sud, le zone montane, i piccoli paesi. Basta portarci la banda larga, la fibra. E riportare lo smart-working al telelavoro normato in cui strumenti e spazi di lavoro sono a carico del datore. Serve una stanza in più.
#lavoraremeno #telelavoro -
@DocSweepsy Decisamente privi di prospettiva ma almeno si accorgono di essere una forza regressiva. Forse arriveranno anche loro ad una analisi adeguata e a delle rivendicazioni risolutive come la riduzione generalizzata degli orari di lavoro a paritá di salario.
#lavoraremeno #transizione #lavoro -
Pie illusioni.... E socialismo
Hanno pubblicato su Transform Italia un mio articolo scritto durante il covid. Se vi può interessare.. riguarda anche molte delle "soluzioni" prospettate per la "ripartenza". https://transform-italia.it/pie-illusioni-e-socialismo-scientifico/
Tra gli altri contributi vi segnalo la bella intervista all'amico e compagno Sergio Bellucci le cui posizioni condivido e rilancio. https://transform-italia.it/la-lotta-di-classe-adesso-nel-digitale/
#politica #transizione #digitale #populismi #aristocrazia #classi https://rizomatica.org/display/647fed6d-115f-09f2-37d0-ad5317771681 -
Lavorare meno tutti
https://www.collettiva.it/copertine/lavoro/2020/06/27/news/ripartenza_cgil_la_riduzione_dell_orario_e_inevitabile_-160300/
E finalmente ci sono arrivati anche alla CGIL.. dajie!!
#lavoraremeno #covid #cgil https://rizomatica.org/display/647fed6d-115e-fc52-ea6e-bf3822136399 -
@retrorobobotnik89 Perché farlo in casa e non in mezzo ad un parco, su una collina, in riva al mare o sulla riva di un fiume do ve si è arrivati in bicicletta e magari nudi prendendo il sole? Stare chiusi in casa diventa una preferenza di clausura per chi è stato rinchiuso e non sa più vivere lo spazio aperto... #lavoraremeno #lentamente #senzasforzo -
♲ @[email protected]: È interessante ma non coglie il nodo.
Va bene la non violenza e la critica della non violenza, ma manca l'analisi economica. Ci si ferma agli effetti della crisi di sovrapproduzione ( diminuzione del valore e del costo del lavoro - precariato e disoccupazione ) e non si coglie l'opportunità insita nella crisi. Se ne fa un puro negativo. La crisi del lavoro salariato è crisi del capitalismo e misura della sua scomparsa. Questa crisi va accelerata, non arginata. Non bisogna fermare la produzione ma limitare il consumo, cosa che il mercato già riesce a fare benissimo da solo.
È controproducente ( oltre che fallimentare) cercare più lavoro e più denaro. Dobbiamo imparare a vivere bene con meno denaro e più tempo da dedicare alla collettività. #lavoraremeno -
Tempo di lavoro tempo di vita.
Intervento di Giovanni MazzettiPer approfondire:
Www.redistribuireillavoro.it#lavoraremeno #lavoro #sindacato #usb #mazzetti #disoccupazione #crisi #capitalismo #tempo #convegno