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#criminicontrolumanita — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #criminicontrolumanita, aggregated by home.social.

  1. certe cose ricordiamocele e ripetiamole, è importante: il rifiuto dell’italia neofascista di riconoscere lo stato di Palestina
    certe cose ricordiamocele e ripetiamole, è importante:

    il rifiuto dell’italia neofascista di riconoscere lo stato di Palestina
    (21 febbraio 2025)

    slowforward.net/2025/02/28/sul

    #Palestina #StatodiPalestina #governoitaliano #governo #dirittointernazionale #criminicontrolumanita #sionis

  2. certe cose ricordiamocele e ripetiamole, è importante: il rifiuto dell’italia neofascista di riconoscere lo stato di Palestina
    certe cose ricordiamocele e ripetiamole, è importante:

    il rifiuto dell’italia neofascista di riconoscere lo stato di Palestina
    (21 febbraio 2025)

    slowforward.net/2025/02/28/sul

    #Palestina #StatodiPalestina #governoitaliano #governo #dirittointernazionale #criminicontrolumanita #sionis

  3. nuovi massacri sionisti nelle ultime 24 ore

    da Fawzi Ismail

    In uno dei momenti più atroci del genocidio in corso, i criminali sionisti hanno compiuto nuovi massacri nelle ultime 24 ore, colpendo deliberatamente civili, un ristorante, un mercato popolare e due scuole che ospitavano sfollati. Decine di persone disarmate — per lo più donne e bambini — sono state martirizzate, mentre centinaia sono rimaste ferite.
    Il protrarsi di questi crimini disumani è la prova definitiva del crollo morale della comunità internazionale, che ha svenduto la propria coscienza nel mercato dell’impotenza e dell’ipocrisia, assumendo il ruolo attivo di complice del genocidio israeliano.
    Questo ennesimo atto di sterminio fa parte di una strategia di annientamento totale che da oltre venti mesi colpisce l’intero popolo palestinese: omicidi di massa, fame imposta, politiche di terra bruciata, distruzione sistematica. Tutto questo avviene con il pieno sostegno degli Stati Uniti e dei loro alleati occidentali, che forniscono armamenti, tecnologia e legittimità politica alla macchina di morte sionista.
    È urgente e necessario che tutte le persone libere e coscienti del mondo abbandonino l’attesa, il simbolismo sterile e le azioni sporadiche e sensazionalistiche. Non basta più indignarsi: serve agire con lucidità strategica e coerenza politica. Serve una mobilitazione continua, strutturata e radicata sui territori, capace di generare pressione reale. Dobbiamo costruire reti efficaci di resistenza popolare, politica e mediatica per fermare i massacri, denunciare i crimini dell’occupazione, rompere l’assedio e sabotare gli ingranaggi della complicità globale.
    Che Gaza continui a sanguinare sotto lo sguardo del mondo è una macchia incancellabile sulla fronte dell’umanità. Il popolo palestinese non dimenticherà né perdonerà i carnefici, né i complici, né chi ha scelto il silenzio.
    Scendiamo nelle piazze. Blocchiamo la macchina di guerra. Ora.

    #Gaza #genocide
    #genocidio #Palestine #Palestina
    #warcrimes #sionismo #zionism
    #starvingpeople #starvingcivilians
    #iof #idf #colonialism #sionisti
    #izrahell #israelterroriststate
    #invasion #israelcriminalstate
    #israelestatocriminale #children
    #bambini #massacri #deportazione
    #concentramento

    #bambini #bombardamenti #children #civili #colonialism #concentramento #criminiControLUmanità #criminiDiGuerra #deportazione #FawziIsmail #Gaza #genocide #genocidio #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #massacri #Palestina #Palestine #scuole #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #zionism

  4. nuovi massacri sionisti nelle ultime 24 ore

    da Fawzi Ismail

    In uno dei momenti più atroci del genocidio in corso, i criminali sionisti hanno compiuto nuovi massacri nelle ultime 24 ore, colpendo deliberatamente civili, un ristorante, un mercato popolare e due scuole che ospitavano sfollati. Decine di persone disarmate — per lo più donne e bambini — sono state martirizzate, mentre centinaia sono rimaste ferite.
    Il protrarsi di questi crimini disumani è la prova definitiva del crollo morale della comunità internazionale, che ha svenduto la propria coscienza nel mercato dell’impotenza e dell’ipocrisia, assumendo il ruolo attivo di complice del genocidio israeliano.
    Questo ennesimo atto di sterminio fa parte di una strategia di annientamento totale che da oltre venti mesi colpisce l’intero popolo palestinese: omicidi di massa, fame imposta, politiche di terra bruciata, distruzione sistematica. Tutto questo avviene con il pieno sostegno degli Stati Uniti e dei loro alleati occidentali, che forniscono armamenti, tecnologia e legittimità politica alla macchina di morte sionista.
    È urgente e necessario che tutte le persone libere e coscienti del mondo abbandonino l’attesa, il simbolismo sterile e le azioni sporadiche e sensazionalistiche. Non basta più indignarsi: serve agire con lucidità strategica e coerenza politica. Serve una mobilitazione continua, strutturata e radicata sui territori, capace di generare pressione reale. Dobbiamo costruire reti efficaci di resistenza popolare, politica e mediatica per fermare i massacri, denunciare i crimini dell’occupazione, rompere l’assedio e sabotare gli ingranaggi della complicità globale.
    Che Gaza continui a sanguinare sotto lo sguardo del mondo è una macchia incancellabile sulla fronte dell’umanità. Il popolo palestinese non dimenticherà né perdonerà i carnefici, né i complici, né chi ha scelto il silenzio.
    Scendiamo nelle piazze. Blocchiamo la macchina di guerra. Ora.

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  5. nuovi massacri sionisti nelle ultime 24 ore

    da Fawzi Ismail

    In uno dei momenti più atroci del genocidio in corso, i criminali sionisti hanno compiuto nuovi massacri nelle ultime 24 ore, colpendo deliberatamente civili, un ristorante, un mercato popolare e due scuole che ospitavano sfollati. Decine di persone disarmate — per lo più donne e bambini — sono state martirizzate, mentre centinaia sono rimaste ferite.
    Il protrarsi di questi crimini disumani è la prova definitiva del crollo morale della comunità internazionale, che ha svenduto la propria coscienza nel mercato dell’impotenza e dell’ipocrisia, assumendo il ruolo attivo di complice del genocidio israeliano.
    Questo ennesimo atto di sterminio fa parte di una strategia di annientamento totale che da oltre venti mesi colpisce l’intero popolo palestinese: omicidi di massa, fame imposta, politiche di terra bruciata, distruzione sistematica. Tutto questo avviene con il pieno sostegno degli Stati Uniti e dei loro alleati occidentali, che forniscono armamenti, tecnologia e legittimità politica alla macchina di morte sionista.
    È urgente e necessario che tutte le persone libere e coscienti del mondo abbandonino l’attesa, il simbolismo sterile e le azioni sporadiche e sensazionalistiche. Non basta più indignarsi: serve agire con lucidità strategica e coerenza politica. Serve una mobilitazione continua, strutturata e radicata sui territori, capace di generare pressione reale. Dobbiamo costruire reti efficaci di resistenza popolare, politica e mediatica per fermare i massacri, denunciare i crimini dell’occupazione, rompere l’assedio e sabotare gli ingranaggi della complicità globale.
    Che Gaza continui a sanguinare sotto lo sguardo del mondo è una macchia incancellabile sulla fronte dell’umanità. Il popolo palestinese non dimenticherà né perdonerà i carnefici, né i complici, né chi ha scelto il silenzio.
    Scendiamo nelle piazze. Blocchiamo la macchina di guerra. Ora.

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  6. nuovi massacri sionisti nelle ultime 24 ore

    da Fawzi Ismail

    In uno dei momenti più atroci del genocidio in corso, i criminali sionisti hanno compiuto nuovi massacri nelle ultime 24 ore, colpendo deliberatamente civili, un ristorante, un mercato popolare e due scuole che ospitavano sfollati. Decine di persone disarmate — per lo più donne e bambini — sono state martirizzate, mentre centinaia sono rimaste ferite.
    Il protrarsi di questi crimini disumani è la prova definitiva del crollo morale della comunità internazionale, che ha svenduto la propria coscienza nel mercato dell’impotenza e dell’ipocrisia, assumendo il ruolo attivo di complice del genocidio israeliano.
    Questo ennesimo atto di sterminio fa parte di una strategia di annientamento totale che da oltre venti mesi colpisce l’intero popolo palestinese: omicidi di massa, fame imposta, politiche di terra bruciata, distruzione sistematica. Tutto questo avviene con il pieno sostegno degli Stati Uniti e dei loro alleati occidentali, che forniscono armamenti, tecnologia e legittimità politica alla macchina di morte sionista.
    È urgente e necessario che tutte le persone libere e coscienti del mondo abbandonino l’attesa, il simbolismo sterile e le azioni sporadiche e sensazionalistiche. Non basta più indignarsi: serve agire con lucidità strategica e coerenza politica. Serve una mobilitazione continua, strutturata e radicata sui territori, capace di generare pressione reale. Dobbiamo costruire reti efficaci di resistenza popolare, politica e mediatica per fermare i massacri, denunciare i crimini dell’occupazione, rompere l’assedio e sabotare gli ingranaggi della complicità globale.
    Che Gaza continui a sanguinare sotto lo sguardo del mondo è una macchia incancellabile sulla fronte dell’umanità. Il popolo palestinese non dimenticherà né perdonerà i carnefici, né i complici, né chi ha scelto il silenzio.
    Scendiamo nelle piazze. Blocchiamo la macchina di guerra. Ora.

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  7. nuovi massacri sionisti nelle ultime 24 ore

    da Fawzi Ismail

    In uno dei momenti più atroci del genocidio in corso, i criminali sionisti hanno compiuto nuovi massacri nelle ultime 24 ore, colpendo deliberatamente civili, un ristorante, un mercato popolare e due scuole che ospitavano sfollati. Decine di persone disarmate — per lo più donne e bambini — sono state martirizzate, mentre centinaia sono rimaste ferite.
    Il protrarsi di questi crimini disumani è la prova definitiva del crollo morale della comunità internazionale, che ha svenduto la propria coscienza nel mercato dell’impotenza e dell’ipocrisia, assumendo il ruolo attivo di complice del genocidio israeliano.
    Questo ennesimo atto di sterminio fa parte di una strategia di annientamento totale che da oltre venti mesi colpisce l’intero popolo palestinese: omicidi di massa, fame imposta, politiche di terra bruciata, distruzione sistematica. Tutto questo avviene con il pieno sostegno degli Stati Uniti e dei loro alleati occidentali, che forniscono armamenti, tecnologia e legittimità politica alla macchina di morte sionista.
    È urgente e necessario che tutte le persone libere e coscienti del mondo abbandonino l’attesa, il simbolismo sterile e le azioni sporadiche e sensazionalistiche. Non basta più indignarsi: serve agire con lucidità strategica e coerenza politica. Serve una mobilitazione continua, strutturata e radicata sui territori, capace di generare pressione reale. Dobbiamo costruire reti efficaci di resistenza popolare, politica e mediatica per fermare i massacri, denunciare i crimini dell’occupazione, rompere l’assedio e sabotare gli ingranaggi della complicità globale.
    Che Gaza continui a sanguinare sotto lo sguardo del mondo è una macchia incancellabile sulla fronte dell’umanità. Il popolo palestinese non dimenticherà né perdonerà i carnefici, né i complici, né chi ha scelto il silenzio.
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    #Gaza #genocide
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  8. mail inviata (inutilmente, è ovvio) il 14 gennaio 2024 a governo e opposizioni

    I palestinesi devono sopportare migliaia su migliaia di tragedie inimmaginabili, tutte a livello internazionale. Questo livello di violenza orchestrata da una forza occupante è genocidio. Ai leader politici e ai funzionari di alto livello, dobbiamo sottolineare che il sostegno e l’assistenza a Israele sono complici in questo genocidio in corso. Siete stati avvisati
              
    (Alice Mogwe, Federazione Internazionale per i Diritti Umani)

    Egregio Signore/Gentile Signora,

    Nel corso degli ultimi due mesi e mezzo, le forze israeliane hanno ucciso più di 29.000 civili in Palestina, tra cui oltre 11.000 bambini. Scrivo per esprimere la mia profonda preoccupazione riguardo al genocidio in corso e per chiedere urgentemente il vostro aiuto nell’incoraggiare una cessazione immediata delle ostilità e l’invocazione della Convenzione sul Genocidio senza ulteriori indugi.

    La Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1948, rappresenta uno strumento legale indispensabile per prevenire e sanzionare atti di genocidio. La Convenzione sul Genocidio, sancita dal diritto internazionale e vincolante per tutti gli Stati firmatari, esige risposte immediate e inequivocabili alle situazioni di genocidio, sia per imperativi morali che per mandato legale.

    Gli sforzi diplomatici per far rispettare il diritto internazionale e porre fine al genocidio del popolo palestinese sono risultati infruttuosi. La mancata copertura completa da parte dei media occidentali delle atrocità, unita alla diffusione di disinformazione, è profondamente allarmante. La manipolazione intenzionale da parte dei leader politici, pericolosamente vicina all’incitamento al genocidio, richiede una condanna urgente e inequivocabile. Questa urgenza è ulteriormente sottolineata dal triste bilancio di oltre 100 giornalisti uccisi mentre cercavano coraggiosamente di rivelare la verità. L’obbligo di responsabilità immediata è essenziale per affrontare questa crisi e garantire giustizia per le voci e le vittime silenziate.

    Attualmente, le forze israeliane stanno commettendo attivamente molteplici crimini di guerra, come definito dall’articolo 8 dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale. Ciò include tattiche come l’impiego di un blocco totale, attacchi diretti intenzionali alla popolazione civile, mirate aggressioni contro ospedali, scuole dell’ONU e ambulanze. È documentato l’uso di fosforo bianco come arma chimica su infrastrutture civili, così come l’uso di fame e sete come strumenti di guerra. Stiamo assistendo alla punizione collettiva di due milioni di persone, come definito dall’Articolo 33 comune della Quarta Convenzione di Ginevra e dall’Articolo 4 del Protocollo Aggiuntivo II.

    La continua mancanza di responsabilità di Israele per la sua occupazione illegale, l’espansione illegale degli insediamenti e il crimine di apartheid ha portato a una preoccupante escalation della violenza che costituisce crimini internazionali legalmente definiti, tra cui genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Date le gravi circostanze, sollecito urgentemente l’invocazione della Convenzione sul Genocidio e azioni immediate per affrontare la crisi. La responsabilità di proteggere le popolazioni vulnerabili incombe sulla comunità internazionale, e credo fermamente che i principi delineati nella Convenzione debbano guidare la nostra risposta collettiva.

    Negli ultimi mesi, un notevole numero di esperti di conflitti e genocidi ha lanciato l’allarme sul genocidio in corso a Gaza.

    Il 13 ottobre 2023, Raz Segal, professore associato israeliano di studi sull’Olocausto e genocidio presso l’Università di Stockton e professore titolare nello studio del genocidio moderno, ha offerto un’analisi delle atrocità a Gaza nell’articolo “Un caso di genocidio”. Segal ha affermato: “La Convenzione ONU sul genocidio elenca cinque atti che rientrano nella sua definizione. Attualmente, Israele sta perpetrando tre di questi a Gaza.”

    Il 15 ottobre 2023, 800 studiosi e professionisti del diritto internazionale, tra cui studiosi dell’Olocausto, hanno emesso un severo avvertimento riguardo a un potenziale genocidio da parte delle forze israeliane contro i palestinesi a Gaza.

    Il 19 ottobre 2023, otto Rapporteurs Speciali dell’ONU hanno emesso un avvertimento dichiarando: “Lanciamo l’allarme… c’è anche un rischio di genocidio contro il popolo palestinese.”

    Il 27 ottobre 2023, il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale ha attivato la sua procedura di azione urgente per l’allarme precoce, esprimendo profonda preoccupazione per l’incremento di discorsi di odio razziale e disumanizzazione diretti contro i palestinesi.

    Il 28 ottobre 2023, Craig Mokhiber, ex Direttore dell’Ufficio di New York dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha descritto ciò che sta attualmente accadendo a Gaza come “un caso di genocidio da manuale”.

    Il 2 novembre 2023, otto Rapporteurs Speciali dell’ONU hanno lanciato nuovamente l’allarme dichiarando: “Restiamo convinti che il popolo palestinese sia a grave rischio di genocidio… Il momento per agire è ora. Anche gli alleati di Israele hanno responsabilità e devono agire ora.”

    Il 10 novembre 2023, Omer Bartov, uno dei massimi studiosi mondiali di studi sull’Olocausto e il genocidio, ha avvertito che lo spostamento forzato e la pulizia etnica di solito precedono il genocidio.

    Il 24 ottobre 2023, è stato rivelato un documento prodotto dal Ministero dell’Intelligence israeliano, che dettaglia un piano per epurare etnicamente Gaza mediante il trasferimento forzato dei suoi abitanti e la deportazione nella Penisola del Sinai in Egitto.

    Il 16 novembre 2023, 36 esperti dei diritti umani delle Nazioni Unite hanno elevato il rischio da un genocidio potenziale a uno imminente.

    Il 17 novembre 2023, la Commissione Internazionale dei Giuristi ha esortato gli Stati a “adempiere ai loro obblighi giuridici internazionali, inclusi in particolare quelli sanciti dalla Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio del 1948 … e adottare misure immediate per prevenire atti di genocidio a Gaza”.

    Il 20 novembre 2023, il Rapporteur Speciale dell’ONU sulla Violenza contro le Donne e le Ragazze ha evidenziato la violenza riproduttiva inflitta dagli israeliani alle donne e ai bambini palestinesi, qualificando queste azioni come violazioni evidenti dei diritti umani e potenziali atti di genocidio secondo il diritto internazionale.

    Il 1 dicembre 2023, l’ex Procuratore Capo della Corte Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, ha dichiarato: “L’assedio di Gaza di per sé… è una forma di genocidio… Le regole affermano che infliggere condizioni per distruggere il gruppo, questo di per sé è un genocidio. Quindi creare l’assedio di per sé è un genocidio, ed è molto chiaro.”

    Il 12 dicembre 2023, la Federazione Internazionale per i Diritti Umani ha adottato una risoluzione contenente un avvertimento da Alice Mogwe, Presidente della FIDH. “I palestinesi devono sopportare migliaia su migliaia di tragedie inimmaginabili, tutte a livello internazionale. Questo livello di violenza orchestrata da una forza occupante è genocidio. Ai leader politici e ai funzionari di alto livello, dobbiamo sottolineare che il sostegno e l’assistenza a Israele sono complici in questo genocidio in corso. Siete stati avvisati.”

    Con quanto sopra in mente, vi chiedo di dichiarare globalmente le atrocità a Gaza come un genocidio. Delegare tutti gli uffici per esercitare pressione attiva sugli organi governativi per invocare immediatamente la Convenzione sul Genocidio e fermare le massacri in corso.

    Un’azione urgente è imperativa. Riconoscimento del comportamento genocida israeliano a Gaza; condanna della retorica genocida israeliana; condanna delle atrocità israeliane a Gaza, inclusa la significativa perdita di vite civili e la distruzione delle infrastrutture civili; appello ai Terzi Stati per adempiere ai loro obblighi ai sensi della Convenzione sul Genocidio; appello agli organi dell’ONU (Assemblea Generale, Consiglio di Sicurezza, Consiglio Economico e Sociale e Corte Internazionale di Giustizia) a adottare le misure necessarie ai sensi della Carta delle Nazioni Unite per prevenire e reprimere atti di genocidio; appello ai Terzi Stati di indagare, arrestare e perseguire le persone sotto la loro giurisdizione che potrebbero aver commesso o contribuito ad atti di genocidio contro il popolo palestinese; e appello a tutti gli Stati di adottare misure per evitare la complicità nel comportamento israeliano, incluso il fornire materiali, armi e sostegno economico o diplomatico a un regime responsabile di violenze in corso e sistematiche contro la popolazione palestinese che costituiscono genocidio.

    La Convenzione sul Genocidio è stato il primo trattato sui diritti umani adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite l’9 dicembre 1948, simboleggiando l’impegno della comunità internazionale a dire “Mai più” dopo le atrocità commesse durante la Seconda Guerra Mondiale. Per Gaza, il “Mai più” è ora. 

    Con urgenza, vi chiedo di unirvi nel prendere posizione contro questa catastrofe in corso. Uniti, è possibile fare la differenza per garantire che la giustizia prevalga per le molte vite innocenti perdute.

    #AliceMogwe #AltoCommissariatoDelleNazioniUnitePerIDirittiUmani #apartheid #attacchiControOspedali #attacchiControScuole #attiDiGenocidio #civili #colonialismo #ComitatoDelleNazioniUnitePerLEliminazioneDellaDiscriminazioneRazziale #ConvenzioneSulGenocidio #CortePenaleInternazionale #CraigMokhiber #criminiControLUmanità #criminiDiGuerra #deportazione #distruzioneDiScuole #fame #FederazioneInternazionalePerIDirittiUmani #fosforoBianco #Gaza #genocidio #giornalistiUccisi #israeleStatoTerrorista #NazioniUnite #Onu #Palestina #palestinesi #puliziaEtnica #QuartaConvenzioneDiGinevra #RazSegal #razzismo #scuole #sete #StatutoDiRoma

  9. secondo natale di genocidio, pulizia etnica, colonizzazione

    Alessandro Ferretti su KulturJam:

    “l’esercito di occupazione ha obbligato all’evacuazione immediata tutti coloro che erano nell’Indonesian Hospital.
    Le scene descritte dai testimoni sono strazianti: l’esercito occupante ha scacciato pazienti e feriti dai loro letti puntando loro i fucili addosso e li ha gettati scalzi e sanguinanti sulla strada, senza alcun aiuto, intimando loro di raggiungere a piedi Gaza City a chilometri di distanza, lungo strade impraticabili e in mezzo ai bombardamenti: molti non ce la faranno.
    […]
    Al mattino sono tornati i quadricotteri, che sganciano con implacabile assiduità casse contenenti circa 20 kg di esplosivo sulle case circostanti, arrecando distruzione e incendi e scagliando schegge che colpiscono l’ospedale. Inoltre, droni più piccoli sorvolano in continuazione la zona sganciando bombe su qualsiasi cosa si muova dentro e fuori l’ospedale.
    A massacrare impersonalmente e indiscriminatamente moltitudini di innocenti sono robot e macchinari sofisticatissimi e autonomi: quella che fino a pochi anni fa era una distopia da romanzi di fantascienza è diventata realtà.
    […]
    Israele sta portando avanti una pulizia etnica totale a fini di conquista, e spazzare via gli ospedali è condizione necessaria per realizzarla.
    Le foto di Jabalia prima e dopo l’”autodifesa israeliana” – che stanno circolando (sempre troppo poco) sui social, non hanno bisogno di commenti: arrivati a questo punto, chi ancora parla di autodifesa israeliana è perchè sta cercando di passare per idiota in modo da non passare per criminale, ma dopo 445 giorni di ferocia inusitata l’unico risultato che ottiene è di confermare di essere sia mentecatto che complice di genocidio”

    Alessandro Ferretti, qui:
    https://www.kulturjam.it/in-evidenza/natale-per-israele-e-una-fantastica-occasione-per-commettere-i-crimini-piu-atroci/

    #genocidio #izrahell #Palestina #Gaza #ospedali #kulturjam

    #criminiControLUmanità #criminiDiGuerra #Gaza #genocidio #hanukkah #izrahell #KulturJam #natale #ospedali #Palestina #puliziaEtnica

  10. Assad è della schiatta dei Videla

    In questi giorni di gioia per la caduta di Assad – e con lui di una delle dittature più brutali e longeve del Medio Oriente – e mentre ancora si scava per provare a liberare gli internati della prigione di Sednaya a Damasco, mi sono ritrovato a fare dei ragionamenti di riepilogo, come a mettere un punto su ciò che è successo e a dare una fisionomia all’orrore che volge al termine, quasi a volerlo riporre negli scaffali della storia – pur sapendo che ciò non è possibile: Assad è vivo, sano e salvo a Mosca, e i siriani devono ancora affrontare gli attacchi contro l’Amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est (Aanes) da parte dei mercenari turchi dell’Esercito nazionale siriano (Sna) e gli sforamenti di Israele.
    Insomma questo ragionamento è partito come un toot, ma poi mi sono allungato ed è diventato un post. È un ragionamento e un riassunto, non un saggio. Buona lettura – si fa per dire.

    Assad appartiene alla schiatta dei Videla, di quei dittatori cioè che hanno tentato il genocidio «politico» dei propri concittadini, di quella parte di popolazione che si opponeva più o meno apertamente al loro potere o che professava idee politiche percepite come rivoluzionarie, pericolose per l’ordine; che a volte lo faceva con le armi, certamente, ma prima ancora semplicemente con lo scendere in piazza a manifestare, con la parola e con l’associazione. Anche le misure repressive sono state in parte le stesse: le sparizioni forzate, le torture, gli stupri, le esecuzioni extragiudiziali, l’internamento in prigioni clandestine – o clandestine solo in parte, come Sednaya. Sednaya è la Esma di inizio secolo, da questo punto di vista (a onor del vero fu aperta da Hafid Assad negli anni Ottanta, ma è con la guerra civile siriana che ha ricevuto un «potenziamento»). Forse anche un po’ peggio di quella, se possibile: alcune cose già si sanno, ma probabilmente avremo un quadro più chiaro nelle prossime settimane.
    La stessa stirpe di Videla, dicevo, ma troveremo Assad un gradino più in alto in un’ipotetica scala storica della violenza e dell’orrore, perché il «dottore» ha finito per scatenare contro la popolazione siriana una guerra vera e propria, con le bombe sui civili, gli attacchi col gas, l’assedio per fame, arrivando a provocare la morte, direttamente o indirettamente, di 400–500.000 persone negli otto anni della guerra civile (tra le 13.000 e le 17.000 sarebbero «scomparse» nella sola prigione di Sednaya).

    Ho messo «politico» tra virgolette perché il genocidio politico non è contemplato come fattispecie dalla Convenzione sul genocidio del 1948, e dunque Assad, se sarà processato, non potrà essere accusato formalmente di questo crimine (come non hanno potuto essere condannati per genocidio i membri della giunta militare argentina). La necessità di escludere il genocidio politico dalle fattispecie previste dalla convenzione fu sostenuta con insistenza da alcuni stati, tra cui in particolare l’Unione Sovietica, che all’epoca della redazione del trattato, guarda caso, era governata da Stalin. La stessa Unione Sovietica (con Brežnev questa volta) non condannò mai le sparizioni forzate in Argentina e anzi protesse la giunta dalle critiche che le piovevano addosso da più parti, arrivando a chiedere espressamente alle Nazioni Unite di non portare la denuncia delle violazioni alla Commissione dei diritti umani. La Russia di Putin ha fatto di più e di peggio, come è noto, contribuendo attivamente alla carneficina dei siriani. E un cerchio si chiude – speriamo presto e per sempre.

    (NB: «schiatta» è sinonimo di «stirpe», ma è anche un augurio al dottore).

    #Argentina #Assad #criminiControLUmanità #dirittiUmani #Esma #genocidio #Sednaya #Siria #Videla

  11. Assad è della schiatta dei Videla

    In questi giorni di gioia per la caduta di Assad – e con lui di una delle dittature più brutali e longeve del Medio Oriente – e mentre ancora si scava per provare a liberare gli internati della prigione di Sednaya a Damasco, mi sono ritrovato a fare dei ragionamenti di riepilogo, come a mettere un punto su ciò che è successo e a dare una fisionomia all’orrore che volge al termine, quasi a volerlo riporre negli scaffali della storia – pur sapendo che ciò non è possibile: Assad è vivo, sano e salvo a Mosca, e i siriani devono ancora affrontare gli attacchi contro l’Amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est (Aanes) da parte dei mercenari turchi dell’Esercito nazionale siriano (Sna) e gli sforamenti di Israele.
    Insomma questo ragionamento è partito come un toot, ma poi mi sono allungato ed è diventato un post. È un ragionamento e un riassunto, non un saggio. Buona lettura – si fa per dire.

    Assad appartiene alla schiatta dei Videla, di quei dittatori cioè che hanno tentato il genocidio «politico» dei propri concittadini, di quella parte di popolazione che si opponeva più o meno apertamente al loro potere o che professava idee politiche percepite come rivoluzionarie, pericolose per l’ordine; che a volte lo faceva con le armi, certamente, ma prima ancora semplicemente con lo scendere in piazza a manifestare, con la parola e con l’associazione. Anche le misure repressive sono state in parte le stesse: le sparizioni forzate, le torture, gli stupri, le esecuzioni extragiudiziali, l’internamento in prigioni clandestine – o clandestine solo in parte, come Sednaya. Sednaya è la Esma di inizio secolo, da questo punto di vista (a onor del vero fu aperta da Hafid Assad negli anni Ottanta, ma è con la guerra civile siriana che ha ricevuto un «potenziamento»). Forse anche un po’ peggio di quella, se possibile: alcune cose già si sanno, ma probabilmente avremo un quadro più chiaro nelle prossime settimane.
    La stessa stirpe di Videla, dicevo, ma troveremo Assad un gradino più in alto in un’ipotetica scala storica della violenza e dell’orrore, perché il «dottore» ha finito per scatenare contro la popolazione siriana una guerra vera e propria, con le bombe sui civili, gli attacchi col gas, l’assedio per fame, arrivando a provocare la morte, direttamente o indirettamente, di 400–500.000 persone negli otto anni della guerra civile (tra le 13.000 e le 17.000 sarebbero «scomparse» nella sola prigione di Sednaya).

    Ho messo «politico» tra virgolette perché il genocidio politico non è contemplato come fattispecie dalla Convenzione sul genocidio del 1948, e dunque Assad, se sarà processato, non potrà essere accusato formalmente di questo crimine (come non hanno potuto essere condannati per genocidio i membri della giunta militare argentina). La necessità di escludere il genocidio politico dalle fattispecie previste dalla convenzione fu sostenuta con insistenza da alcuni stati, tra cui in particolare l’Unione Sovietica, che all’epoca della redazione del trattato, guarda caso, era governata da Stalin. La stessa Unione Sovietica (con Brežnev questa volta) non condannò mai le sparizioni forzate in Argentina e anzi protesse la giunta dalle critiche che le piovevano addosso da più parti, arrivando a chiedere espressamente alle Nazioni Unite di non portare la denuncia delle violazioni alla Commissione dei diritti umani. La Russia di Putin ha fatto di più e di peggio, come è noto, contribuendo attivamente alla carneficina dei siriani. E un cerchio si chiude – speriamo presto e per sempre.

    (NB: «schiatta» è sinonimo di «stirpe», ma è anche un augurio al dottore).

    #Argentina #Assad #criminiControLUmanità #dirittiUmani #Esma #genocidio #Sednaya #Siria #Videla

  12. Assad è della schiatta dei Videla

    In questi giorni di gioia per la caduta di Assad – e con lui di una delle dittature più brutali e longeve del Medio Oriente – e mentre ancora si scava per provare a liberare gli internati della prigione di Sednaya a Damasco, mi sono ritrovato a fare dei ragionamenti di riepilogo, come a mettere un punto su ciò che è successo e a dare una fisionomia all’orrore che volge al termine, quasi a volerlo riporre negli scaffali della storia – pur sapendo che ciò non è possibile: Assad è vivo, sano e salvo a Mosca, e i siriani devono ancora affrontare gli attacchi contro l’Amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est (Aanes) da parte dei mercenari turchi dell’Esercito nazionale siriano (Sna) e gli sforamenti di Israele.
    Insomma questo ragionamento è partito come un toot, ma poi mi sono allungato ed è diventato un post. È un ragionamento e un riassunto, non un saggio. Buona lettura – si fa per dire.

    Assad appartiene alla schiatta dei Videla, di quei dittatori cioè che hanno tentato il genocidio «politico» dei propri concittadini, di quella parte di popolazione che si opponeva più o meno apertamente al loro potere o che professava idee politiche percepite come rivoluzionarie, pericolose per l’ordine; che a volte lo faceva con le armi, certamente, ma prima ancora semplicemente con lo scendere in piazza a manifestare, con la parola e con l’associazione. Anche le misure repressive sono state in parte le stesse: le sparizioni forzate, le torture, gli stupri, le esecuzioni extragiudiziali, l’internamento in prigioni clandestine – o clandestine solo in parte, come Sednaya. Sednaya è la Esma di inizio secolo, da questo punto di vista (a onor del vero fu aperta da Hafid Assad negli anni Ottanta, ma è con la guerra civile siriana che ha ricevuto un «potenziamento»). Forse anche un po’ peggio di quella, se possibile: alcune cose già si sanno, ma probabilmente avremo un quadro più chiaro nelle prossime settimane.
    La stessa stirpe di Videla, dicevo, ma troveremo Assad un gradino più in alto in un’ipotetica scala storica della violenza e dell’orrore, perché il «dottore» ha finito per scatenare contro la popolazione siriana una guerra vera e propria, con le bombe sui civili, gli attacchi col gas, l’assedio per fame, arrivando a provocare la morte, direttamente o indirettamente, di 400–500.000 persone negli otto anni della guerra civile (tra le 13.000 e le 17.000 sarebbero «scomparse» nella sola prigione di Sednaya).

    Ho messo «politico» tra virgolette perché il genocidio politico non è contemplato come fattispecie dalla Convenzione sul genocidio del 1948, e dunque Assad, se sarà processato, non potrà essere accusato formalmente di questo crimine (come non hanno potuto essere condannati per genocidio i membri della giunta militare argentina). La necessità di escludere il genocidio politico dalle fattispecie previste dalla convenzione fu sostenuta con insistenza da alcuni stati, tra cui in particolare l’Unione Sovietica, che all’epoca della redazione del trattato, guarda caso, era governata da Stalin. La stessa Unione Sovietica (con Brežnev questa volta) non condannò mai le sparizioni forzate in Argentina e anzi protesse la giunta dalle critiche che le piovevano addosso da più parti, arrivando a chiedere espressamente alle Nazioni Unite di non portare la denuncia delle violazioni alla Commissione dei diritti umani. La Russia di Putin ha fatto di più e di peggio, come è noto, contribuendo attivamente alla carneficina dei siriani. E un cerchio si chiude – speriamo presto e per sempre.

    (NB: «schiatta» è sinonimo di «stirpe», ma è anche un augurio al dottore).

    #Argentina #Assad #criminiControLUmanità #dirittiUmani #Esma #genocidio #Sednaya #Siria #Videla

  13. Assad è della schiatta dei Videla

    In questi giorni di gioia per la caduta di Assad – e con lui di una delle dittature più brutali e longeve del Medio Oriente – e mentre ancora si scava per provare a liberare gli internati della prigione di Sednaya a Damasco, mi sono ritrovato a fare dei ragionamenti di riepilogo, come a mettere un punto su ciò che è successo e a dare una fisionomia all’orrore che volge al termine, quasi a volerlo riporre negli scaffali della storia – pur sapendo che ciò non è possibile: Assad è vivo, sano e salvo a Mosca, e i siriani devono ancora affrontare gli attacchi contro l’Amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est (Aanes) da parte dei mercenari turchi dell’Esercito nazionale siriano (Sna) e gli sforamenti di Israele.
    Insomma questo ragionamento è partito come un toot, ma poi mi sono allungato ed è diventato un post. È un ragionamento e un riassunto, non un saggio. Buona lettura – si fa per dire.

    Assad appartiene alla schiatta dei Videla, di quei dittatori cioè che hanno tentato il genocidio «politico» dei propri concittadini, di quella parte di popolazione che si opponeva più o meno apertamente al loro potere; che lo faceva con le armi, certamente, ma prima ancora semplicemente con lo scendere in piazza a manifestare, con la parola e con l’associazione. Anche le misure repressive sono state in parte le stesse: le sparizioni forzate, le torture, gli stupri, le esecuzioni extragiudiziali, l’internamento in prigioni clandestine – o clandestine solo in parte, come Sednaya. Sednaya è la Esma di inizio secolo, da questo punto di vista (a onor del vero fu aperta da Hafid Assad negli anni Ottanta, ma è con la guerra civile siriana che ha ricevuto un «potenziamento»). Forse anche un po’ peggio di quella, se possibile: alcune cose già si sanno, ma probabilmente avremo un quadro più chiaro nelle prossime settimane.
    La stessa stirpe di Videla, dicevo, ma troveremo Assad un gradino più in alto in un’ipotetica scala storica della violenza e dell’orrore, perché il «dottore» ha finito per scatenare contro la popolazione siriana una guerra vera e propria, con le bombe sui civili, gli attacchi col gas, l’assedio per fame, arrivando a provocare la morte, direttamente o indirettamente, di 400–500.000 persone negli otto anni della guerra civile (tra le 13.000 e le 17.000 sarebbero «scomparse» nella sola prigione di Sednaya).

    Ho messo «politico» tra virgolette perché il genocidio politico non è contemplato come fattispecie dalla Convenzione sul genocidio del 1948, e dunque Assad, se sarà processato, non potrà essere accusato formalmente di questo crimine (come non hanno potuto essere condannati per genocidio i membri della giunta militare argentina). La necessità di escludere il genocidio politico dalle fattispecie previste dalla convenzione fu sostenuta con insistenza da alcuni stati, tra cui in particolare l’Unione Sovietica, che all’epoca della redazione del trattato, guarda caso, era governata da Stalin. La stessa Unione Sovietica (con Brežnev questa volta) non condannò mai le sparizioni forzate in Argentina e anzi protesse la giunta dalle critiche che le piovevano addosso da più parti, arrivando a chiedere espressamente alle Nazioni Unite di non portare la denuncia delle violazioni alla Commissione dei diritti umani. La Russia di Putin ha fatto di più e di peggio, come è noto, contribuendo attivamente alla carneficina dei siriani. E un cerchio si chiude – speriamo presto e per sempre.

    (NB: «schiatta» è sinonimo di «stirpe», ma è anche un augurio al dottore).

    #Argentina #Assad #criminiControLUmanità #dirittiUmani #Esma #genocidio #Sednaya #Siria #Videla

  14. Assad è della schiatta dei Videla

    In questi giorni di gioia per la caduta di Assad – e con lui di una delle dittature più brutali e longeve del Medio Oriente – e mentre ancora si scava per provare a liberare gli internati della prigione di Sednaya a Damasco, mi sono ritrovato a fare dei ragionamenti di riepilogo, come a mettere un punto su ciò che è successo e a dare una fisionomia all’orrore che volge al termine, quasi a volerlo riporre negli scaffali della storia – pur sapendo che ciò non è possibile: Assad è vivo, sano e salvo a Mosca, e i siriani devono ancora affrontare gli attacchi contro l’Amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est (Aanes) da parte dei mercenari turchi dell’Esercito nazionale siriano (Sna) e gli sforamenti di Israele.
    Insomma questo ragionamento è partito come un toot, ma poi mi sono allungato ed è diventato un post. È un ragionamento e un riassunto, non un saggio. Buona lettura – si fa per dire.

    Assad appartiene alla schiatta dei Videla, di quei dittatori cioè che hanno tentato il genocidio «politico» dei propri concittadini, di quella parte di popolazione che si opponeva più o meno apertamente al loro potere o che professava idee politiche percepite come rivoluzionarie, pericolose per l’ordine; che a volte lo faceva con le armi, certamente, ma prima ancora semplicemente con lo scendere in piazza a manifestare, con la parola e con l’associazione. Anche le misure repressive sono state in parte le stesse: le sparizioni forzate, le torture, gli stupri, le esecuzioni extragiudiziali, l’internamento in prigioni clandestine – o clandestine solo in parte, come Sednaya. Sednaya è la Esma di inizio secolo, da questo punto di vista (a onor del vero fu aperta da Hafid Assad negli anni Ottanta, ma è con la guerra civile siriana che ha ricevuto un «potenziamento»). Forse anche un po’ peggio di quella, se possibile: alcune cose già si sanno, ma probabilmente avremo un quadro più chiaro nelle prossime settimane.
    La stessa stirpe di Videla, dicevo, ma troveremo Assad un gradino più in alto in un’ipotetica scala storica della violenza e dell’orrore, perché il «dottore» ha finito per scatenare contro la popolazione siriana una guerra vera e propria, con le bombe sui civili, gli attacchi col gas, l’assedio per fame, arrivando a provocare la morte, direttamente o indirettamente, di 400–500.000 persone negli otto anni della guerra civile (tra le 13.000 e le 17.000 sarebbero «scomparse» nella sola prigione di Sednaya).

    Ho messo «politico» tra virgolette perché il genocidio politico non è contemplato come fattispecie dalla Convenzione sul genocidio del 1948, e dunque Assad, se sarà processato, non potrà essere accusato formalmente di questo crimine (come non hanno potuto essere condannati per genocidio i membri della giunta militare argentina). La necessità di escludere il genocidio politico dalle fattispecie previste dalla convenzione fu sostenuta con insistenza da alcuni stati, tra cui in particolare l’Unione Sovietica, che all’epoca della redazione del trattato, guarda caso, era governata da Stalin. La stessa Unione Sovietica (con Brežnev questa volta) non condannò mai le sparizioni forzate in Argentina e anzi protesse la giunta dalle critiche che le piovevano addosso da più parti, arrivando a chiedere espressamente alle Nazioni Unite di non portare la denuncia delle violazioni alla Commissione dei diritti umani. La Russia di Putin ha fatto di più e di peggio, come è noto, contribuendo attivamente alla carneficina dei siriani. E un cerchio si chiude – speriamo presto e per sempre.

    (NB: «schiatta» è sinonimo di «stirpe», ma è anche un augurio al dottore).

    #Argentina #Assad #criminiControLUmanità #dirittiUmani #Esma #genocidio #Sednaya #Siria #Videla

  15. “la corte penale internazionale ha emesso i mandati di arresto per netanyahu, gallant e deif” (radio popolare, 21 nov. 2024)

    La Corte Penale Internazionale ha emesso oggi i mandati d’arresto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu, l’ormai ex ministro della difesa Yoav Gallant, e per Mohammed Deif, leader militare di Hamas che Israele dice di aver ucciso ma sulla cui morte non ci sono prove ufficiali. Le accuse sono di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. La Corte ha detto che che la versione completa dei mandati contro Netanyahu e Gallant era segreta “per proteggere i testimoni e salvaguardare la condotta delle indagini”, ma i giudici hanno reso pubblica gran parte delle loro motivazioni. Queste si sono concentrate sull’ostruzione della fornitura di aiuti umanitari a Gaza, che è stata giudicata deliberata.

    #aiutiUmanitari #BenjaminNetanyahu #buoneNotizie #CortePenaleInternazionale #crimini #criminiControLUmanità #criminiDiGuerra #Gallant #Gaza #genocidio #goodNews #Hamas #Israele #izrahell #mandatiDiArresto #MohammedDeif #Netanyahu #YoavGallant

  16. “la corte penale internazionale ha emesso i mandati di arresto per netanyahu, gallant e deif” (radio popolare, 21 nov. 2024)

    La Corte Penale Internazionale ha emesso oggi i mandati d’arresto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu, l’ormai ex ministro della difesa Yoav Gallant, e per Mohammed Deif, leader militare di Hamas che Israele dice di aver ucciso ma sulla cui morte non ci sono prove ufficiali. Le accuse sono di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. La Corte ha detto che che la versione completa dei mandati contro Netanyahu e Gallant era segreta “per proteggere i testimoni e salvaguardare la condotta delle indagini”, ma i giudici hanno reso pubblica gran parte delle loro motivazioni. Queste si sono concentrate sull’ostruzione della fornitura di aiuti umanitari a Gaza, che è stata giudicata deliberata.

    #aiutiUmanitari #BenjaminNetanyahu #buoneNotizie #CortePenaleInternazionale #crimini #criminiControLUmanità #criminiDiGuerra #Gallant #Gaza #genocidio #goodNews #Hamas #Israele #izrahell #mandatiDiArresto #MohammedDeif #Netanyahu #YoavGallant

  17. “la corte penale internazionale ha emesso i mandati di arresto per netanyahu, gallant e deif” (radio popolare, 21 nov. 2024)

    La Corte Penale Internazionale ha emesso oggi i mandati d’arresto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu, l’ormai ex ministro della difesa Yoav Gallant, e per Mohammed Deif, leader militare di Hamas che Israele dice di aver ucciso ma sulla cui morte non ci sono prove ufficiali. Le accuse sono di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. La Corte ha detto che che la versione completa dei mandati contro Netanyahu e Gallant era segreta “per proteggere i testimoni e salvaguardare la condotta delle indagini”, ma i giudici hanno reso pubblica gran parte delle loro motivazioni. Queste si sono concentrate sull’ostruzione della fornitura di aiuti umanitari a Gaza, che è stata giudicata deliberata.

    #aiutiUmanitari #BenjaminNetanyahu #buoneNotizie #CortePenaleInternazionale #crimini #criminiControLUmanità #criminiDiGuerra #Gallant #Gaza #genocidio #goodNews #Hamas #Israele #izrahell #mandatiDiArresto #MohammedDeif #Netanyahu #YoavGallant

  18. “la corte penale internazionale ha emesso i mandati di arresto per netanyahu, gallant e deif” (radio popolare, 21 nov. 2024)

    La Corte Penale Internazionale ha emesso oggi i mandati d’arresto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu, l’ormai ex ministro della difesa Yoav Gallant, e per Mohammed Deif, leader militare di Hamas che Israele dice di aver ucciso ma sulla cui morte non ci sono prove ufficiali. Le accuse sono di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. La Corte ha detto che che la versione completa dei mandati contro Netanyahu e Gallant era segreta “per proteggere i testimoni e salvaguardare la condotta delle indagini”, ma i giudici hanno reso pubblica gran parte delle loro motivazioni. Queste si sono concentrate sull’ostruzione della fornitura di aiuti umanitari a Gaza, che è stata giudicata deliberata.

    #aiutiUmanitari #BenjaminNetanyahu #buoneNotizie #CortePenaleInternazionale #crimini #criminiControLUmanità #criminiDiGuerra #Gallant #Gaza #genocidio #goodNews #Hamas #Israele #izrahell #mandatiDiArresto #MohammedDeif #Netanyahu #YoavGallant

  19. “la corte penale internazionale ha emesso i mandati di arresto per netanyahu, gallant e deif” (radio popolare, 21 nov. 2024)

    La Corte Penale Internazionale ha emesso oggi i mandati d’arresto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu, l’ormai ex ministro della difesa Yoav Gallant, e per Mohammed Deif, leader militare di Hamas che Israele dice di aver ucciso ma sulla cui morte non ci sono prove ufficiali. Le accuse sono di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. La Corte ha detto che che la versione completa dei mandati contro Netanyahu e Gallant era segreta “per proteggere i testimoni e salvaguardare la condotta delle indagini”, ma i giudici hanno reso pubblica gran parte delle loro motivazioni. Queste si sono concentrate sull’ostruzione della fornitura di aiuti umanitari a Gaza, che è stata giudicata deliberata.

    #aiutiUmanitari #BenjaminNetanyahu #buoneNotizie #CortePenaleInternazionale #crimini #criminiControLUmanità #criminiDiGuerra #Gallant #Gaza #genocidio #goodNews #Hamas #Israele #izrahell #mandatiDiArresto #MohammedDeif #Netanyahu #YoavGallant