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#ospedali — Public Fediverse posts

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  1. "Il divieto imposto dal governo non è servito, e non sono servite nemmeno le linee guida, gli ultimatum e i richiami del ministero, perfino i controlli dei carabinieri: in molti reparti i gettonisti ci sono ancora, come sa bene chi lavora negli ospedali. Il Post ha analizzato tutti i contratti di tutte le aziende sanitarie italiane fino all’aprile del 2026: almeno 55 (su poco più di 200) hanno continuato ad assumere gettonisti o a prorogarne i contratti, aggirando le regole."

    ilpost.it/2026/05/13/gettonist

    #sanità #ospedali

  2. "Il divieto imposto dal governo non è servito, e non sono servite nemmeno le linee guida, gli ultimatum e i richiami del ministero, perfino i controlli dei carabinieri: in molti reparti i gettonisti ci sono ancora, come sa bene chi lavora negli ospedali. Il Post ha analizzato tutti i contratti di tutte le aziende sanitarie italiane fino all’aprile del 2026: almeno 55 (su poco più di 200) hanno continuato ad assumere gettonisti o a prorogarne i contratti, aggirando le regole."

    ilpost.it/2026/05/13/gettonist

    #sanità #ospedali

  3. "Il divieto imposto dal governo non è servito, e non sono servite nemmeno le linee guida, gli ultimatum e i richiami del ministero, perfino i controlli dei carabinieri: in molti reparti i gettonisti ci sono ancora, come sa bene chi lavora negli ospedali. Il Post ha analizzato tutti i contratti di tutte le aziende sanitarie italiane fino all’aprile del 2026: almeno 55 (su poco più di 200) hanno continuato ad assumere gettonisti o a prorogarne i contratti, aggirando le regole."

    ilpost.it/2026/05/13/gettonist

    #sanità #ospedali

  4. "Il divieto imposto dal governo non è servito, e non sono servite nemmeno le linee guida, gli ultimatum e i richiami del ministero, perfino i controlli dei carabinieri: in molti reparti i gettonisti ci sono ancora, come sa bene chi lavora negli ospedali. Il Post ha analizzato tutti i contratti di tutte le aziende sanitarie italiane fino all’aprile del 2026: almeno 55 (su poco più di 200) hanno continuato ad assumere gettonisti o a prorogarne i contratti, aggirando le regole."

    ilpost.it/2026/05/13/gettonist

    #sanità #ospedali

  5. "Il divieto imposto dal governo non è servito, e non sono servite nemmeno le linee guida, gli ultimatum e i richiami del ministero, perfino i controlli dei carabinieri: in molti reparti i gettonisti ci sono ancora, come sa bene chi lavora negli ospedali. Il Post ha analizzato tutti i contratti di tutte le aziende sanitarie italiane fino all’aprile del 2026: almeno 55 (su poco più di 200) hanno continuato ad assumere gettonisti o a prorogarne i contratti, aggirando le regole."

    ilpost.it/2026/05/13/gettonist

    #sanità #ospedali

  6. la palestina scomparsa dall’orizzonte del g7

    da un post di Alessandro Ferretti ripreso il 18 giu. 2025 su fb da Renata Morresi:

    *Di tutto questo al G7 neanche una parola*:

    (Alessandro Ferretti)

    «Come largamente prevedibile, Israele approfitta dell’attenzione mediatica rivolta al suo attacco all’Iran per un’ulteriore escalation di ferocia in Palestina. Nelle sole ultime 24 ore l’esercito occupante ha ammazzato oltre 140 persone e ne ha ferite 560, molte dei quali negli ormai consueti e normalizzati massacri a colpi di mitragliatrice e cannonate sulle folle affamate davanti ai punti di distribuzione degli aiuti.

    Il sistema sanitario è praticamente oltre il collasso. Negli ultimi giorni Israele ha addirittura emanato un ordine di evacuazione per tutta la zona intorno all’unico ospedale realmente funzionante nella Striscia, il Nasser Hospital a Khan Younis, il che significa che nessuno può entrare o uscire dall’ospedale senza diventare un bersaglio dell’esercito. Medici e infermieri si sono rifiutati di evacuare abbandonando i loro pazienti alla morte, ma la chiusura dell’ospedale è solo rimandata.

    Il dottor Mads Gilbert, che ha lavorato al Nasser Hospital, ha infatti rilanciato un appello drammatico del dottor Yousef Abu Al-Rish che dipinge una situazione terrificante:

    ➤ Non ci sono forniture. Niente materiale di consumo. Mancano tutti gli elementi necessari per la fornitura di cure mediche di emergenza.

    ➤ L’ospedale è ancora sovraffollato a causa del massiccio afflusso di feriti negli ultimi giorni. La capacità della terapia intensiva è stata aumentata da 12 a 52 posti letto, la capienza dei reparti a 600, ma ora non c’è più spazio.

    ➤ Le donazioni di sangue sono state interrotte a causa della diffusa anemia nutrizionale. I pazienti muoiono per emorragia.

    ➤ Le équipes mediche internazionali eseguivano oltre 45 interventi chirurgici al giorno dopo ogni grave attacco. Questo non è più possibile.

    ➤ Il personale lavora senza cibo né combustibile per cucinarlo. “Praticamente niente cibo disponibile”. Stanno raccogliendo legna da ardere solo per sfamare personale e pazienti. “Come posso chiedere loro di continuare a lavorare a stomaco vuoto?”, ha chiesto il dottor Rish?.

    ➤ L’attacco avviene su tre piani, fame, collasso sanitario e attacchi diretti alle linee di distribuzione aiuti.

    ➤ Il dottor Gilbert ha avvertito: “Il tempo è fondamentale. Stiamo parlando di ore”. I letti di terapia intensiva sono pieni. Lo spazio disponibile è esaurito. Le attrezzature chirurgiche sono esaurite. La banca del sangue è in condizioni critiche.

    A questo si aggiunge l’appello urgente di oggi del dottor Ahmad Al-Farra – direttore del reparto di pediatria e maternità sempre presso l’ospedale Nasser – secondo cui “entro 48 ore potremmo iniziare a perdere la vita di neonati, in particolare di nati prematuri, a causa dell’esaurimento delle essenziali provviste di latte artificiale”.

    Questo scenario atroce è confermato nientemeno che dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ieri ha rilasciato un comunicato in cui si descrive una situazione apocalittica.

    Solo 17 dei 36 ospedali sono ancora parzialmente funzionanti, le scorte mediche sono quasi esaurite ovunque e nessun carburante è entrato da oltre 100+ giorni.

    Nuove stragi hanno colpito i civili in cerca di cibo: oltre 200 pazienti (tra cui 28 morti) sono arrivati all’ospedale da campo della Croce Rossa di Al Mawasi lunedì, mentre martedì altre centinaia di vittime sono andate all’ospedale Nasser. Secondo l’OMS, l’assistenza medica è ormai praticamente impossibile anche perchè l’80% del territorio di Gaza è sotto ordine di sfollamento e gli spazi umanitari si restringono ogni giorno. Israele blocca 33 camion OMS con farmaci in Egitto e altri 15 in Cisgiordania

    L’OMS chiede la riapertura immediata di tutti i valichi per gli aiuti e l’altrettando immediatra fine del modello attuale di distribuzione degli aiuti, che trasforma la ricerca di cibo in stragi “con massiccio numero di vittime”.

    Al G7, con la partecipazione dell’Italia, di tutto questo non si fa la minima menzione: è come se la Palestina fosse stata inghiottita da un buco nero, e i giornali non fanno la minima menzione di questo tracollo spaventoso e deliberato che rimarrà per sempre nella storia delle grandi infamie perpetrate dall’uomo sull’uomo.

    Diffondiamo queste notizie, affinchè le coscienze dei distratti si sveglino e le colpe di chi deliberatamente ignora tutto questo, politici, intellettuali e giornalisti, rimangano per sempre scolpite nella pietra della vergogna.»

    #AlMawasi #AlessandroFerretti #bambini #children #Cisgiordania #coloni #colonialism #G7 #Gaza #genocide #genocidio #ICC #icj #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #italia #izrahell #KhanYounis #latteArtificiale #MadsGilbert #massacri #neonati #OspedaleNasser #ospedali #Palestina #Palestine #RenataMorresi #settlers #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #WestBank #zionism

  7. la palestina scomparsa dall’orizzonte del g7

    da un post di Alessandro Ferretti ripreso il 18 giu. 2025 su fb da Renata Morresi:

    *Di tutto questo al G7 neanche una parola*:

    (Alessandro Ferretti)

    «Come largamente prevedibile, Israele approfitta dell’attenzione mediatica rivolta al suo attacco all’Iran per un’ulteriore escalation di ferocia in Palestina. Nelle sole ultime 24 ore l’esercito occupante ha ammazzato oltre 140 persone e ne ha ferite 560, molte dei quali negli ormai consueti e normalizzati massacri a colpi di mitragliatrice e cannonate sulle folle affamate davanti ai punti di distribuzione degli aiuti.

    Il sistema sanitario è praticamente oltre il collasso. Negli ultimi giorni Israele ha addirittura emanato un ordine di evacuazione per tutta la zona intorno all’unico ospedale realmente funzionante nella Striscia, il Nasser Hospital a Khan Younis, il che significa che nessuno può entrare o uscire dall’ospedale senza diventare un bersaglio dell’esercito. Medici e infermieri si sono rifiutati di evacuare abbandonando i loro pazienti alla morte, ma la chiusura dell’ospedale è solo rimandata.

    Il dottor Mads Gilbert, che ha lavorato al Nasser Hospital, ha infatti rilanciato un appello drammatico del dottor Yousef Abu Al-Rish che dipinge una situazione terrificante:

    ➤ Non ci sono forniture. Niente materiale di consumo. Mancano tutti gli elementi necessari per la fornitura di cure mediche di emergenza.

    ➤ L’ospedale è ancora sovraffollato a causa del massiccio afflusso di feriti negli ultimi giorni. La capacità della terapia intensiva è stata aumentata da 12 a 52 posti letto, la capienza dei reparti a 600, ma ora non c’è più spazio.

    ➤ Le donazioni di sangue sono state interrotte a causa della diffusa anemia nutrizionale. I pazienti muoiono per emorragia.

    ➤ Le équipes mediche internazionali eseguivano oltre 45 interventi chirurgici al giorno dopo ogni grave attacco. Questo non è più possibile.

    ➤ Il personale lavora senza cibo né combustibile per cucinarlo. “Praticamente niente cibo disponibile”. Stanno raccogliendo legna da ardere solo per sfamare personale e pazienti. “Come posso chiedere loro di continuare a lavorare a stomaco vuoto?”, ha chiesto il dottor Rish?.

    ➤ L’attacco avviene su tre piani, fame, collasso sanitario e attacchi diretti alle linee di distribuzione aiuti.

    ➤ Il dottor Gilbert ha avvertito: “Il tempo è fondamentale. Stiamo parlando di ore”. I letti di terapia intensiva sono pieni. Lo spazio disponibile è esaurito. Le attrezzature chirurgiche sono esaurite. La banca del sangue è in condizioni critiche.

    A questo si aggiunge l’appello urgente di oggi del dottor Ahmad Al-Farra – direttore del reparto di pediatria e maternità sempre presso l’ospedale Nasser – secondo cui “entro 48 ore potremmo iniziare a perdere la vita di neonati, in particolare di nati prematuri, a causa dell’esaurimento delle essenziali provviste di latte artificiale”.

    Questo scenario atroce è confermato nientemeno che dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ieri ha rilasciato un comunicato in cui si descrive una situazione apocalittica.

    Solo 17 dei 36 ospedali sono ancora parzialmente funzionanti, le scorte mediche sono quasi esaurite ovunque e nessun carburante è entrato da oltre 100+ giorni.

    Nuove stragi hanno colpito i civili in cerca di cibo: oltre 200 pazienti (tra cui 28 morti) sono arrivati all’ospedale da campo della Croce Rossa di Al Mawasi lunedì, mentre martedì altre centinaia di vittime sono andate all’ospedale Nasser. Secondo l’OMS, l’assistenza medica è ormai praticamente impossibile anche perchè l’80% del territorio di Gaza è sotto ordine di sfollamento e gli spazi umanitari si restringono ogni giorno. Israele blocca 33 camion OMS con farmaci in Egitto e altri 15 in Cisgiordania

    L’OMS chiede la riapertura immediata di tutti i valichi per gli aiuti e l’altrettando immediatra fine del modello attuale di distribuzione degli aiuti, che trasforma la ricerca di cibo in stragi “con massiccio numero di vittime”.

    Al G7, con la partecipazione dell’Italia, di tutto questo non si fa la minima menzione: è come se la Palestina fosse stata inghiottita da un buco nero, e i giornali non fanno la minima menzione di questo tracollo spaventoso e deliberato che rimarrà per sempre nella storia delle grandi infamie perpetrate dall’uomo sull’uomo.

    Diffondiamo queste notizie, affinchè le coscienze dei distratti si sveglino e le colpe di chi deliberatamente ignora tutto questo, politici, intellettuali e giornalisti, rimangano per sempre scolpite nella pietra della vergogna.»

    #AlMawasi #AlessandroFerretti #bambini #children #Cisgiordania #coloni #colonialism #G7 #Gaza #genocide #genocidio #ICC #icj #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #italia #izrahell #KhanYounis #latteArtificiale #MadsGilbert #massacri #neonati #OspedaleNasser #ospedali #Palestina #Palestine #RenataMorresi #settlers #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #WestBank #zionism

  8. la palestina scomparsa dall’orizzonte del g7

    da un post di Alessandro Ferretti ripreso il 18 giu. 2025 su fb da Renata Morresi:

    *Di tutto questo al G7 neanche una parola*:

    (Alessandro Ferretti)

    «Come largamente prevedibile, Israele approfitta dell’attenzione mediatica rivolta al suo attacco all’Iran per un’ulteriore escalation di ferocia in Palestina. Nelle sole ultime 24 ore l’esercito occupante ha ammazzato oltre 140 persone e ne ha ferite 560, molte dei quali negli ormai consueti e normalizzati massacri a colpi di mitragliatrice e cannonate sulle folle affamate davanti ai punti di distribuzione degli aiuti.

    Il sistema sanitario è praticamente oltre il collasso. Negli ultimi giorni Israele ha addirittura emanato un ordine di evacuazione per tutta la zona intorno all’unico ospedale realmente funzionante nella Striscia, il Nasser Hospital a Khan Younis, il che significa che nessuno può entrare o uscire dall’ospedale senza diventare un bersaglio dell’esercito. Medici e infermieri si sono rifiutati di evacuare abbandonando i loro pazienti alla morte, ma la chiusura dell’ospedale è solo rimandata.

    Il dottor Mads Gilbert, che ha lavorato al Nasser Hospital, ha infatti rilanciato un appello drammatico del dottor Yousef Abu Al-Rish che dipinge una situazione terrificante:

    ➤ Non ci sono forniture. Niente materiale di consumo. Mancano tutti gli elementi necessari per la fornitura di cure mediche di emergenza.

    ➤ L’ospedale è ancora sovraffollato a causa del massiccio afflusso di feriti negli ultimi giorni. La capacità della terapia intensiva è stata aumentata da 12 a 52 posti letto, la capienza dei reparti a 600, ma ora non c’è più spazio.

    ➤ Le donazioni di sangue sono state interrotte a causa della diffusa anemia nutrizionale. I pazienti muoiono per emorragia.

    ➤ Le équipes mediche internazionali eseguivano oltre 45 interventi chirurgici al giorno dopo ogni grave attacco. Questo non è più possibile.

    ➤ Il personale lavora senza cibo né combustibile per cucinarlo. “Praticamente niente cibo disponibile”. Stanno raccogliendo legna da ardere solo per sfamare personale e pazienti. “Come posso chiedere loro di continuare a lavorare a stomaco vuoto?”, ha chiesto il dottor Rish?.

    ➤ L’attacco avviene su tre piani, fame, collasso sanitario e attacchi diretti alle linee di distribuzione aiuti.

    ➤ Il dottor Gilbert ha avvertito: “Il tempo è fondamentale. Stiamo parlando di ore”. I letti di terapia intensiva sono pieni. Lo spazio disponibile è esaurito. Le attrezzature chirurgiche sono esaurite. La banca del sangue è in condizioni critiche.

    A questo si aggiunge l’appello urgente di oggi del dottor Ahmad Al-Farra – direttore del reparto di pediatria e maternità sempre presso l’ospedale Nasser – secondo cui “entro 48 ore potremmo iniziare a perdere la vita di neonati, in particolare di nati prematuri, a causa dell’esaurimento delle essenziali provviste di latte artificiale”.

    Questo scenario atroce è confermato nientemeno che dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ieri ha rilasciato un comunicato in cui si descrive una situazione apocalittica.

    Solo 17 dei 36 ospedali sono ancora parzialmente funzionanti, le scorte mediche sono quasi esaurite ovunque e nessun carburante è entrato da oltre 100+ giorni.

    Nuove stragi hanno colpito i civili in cerca di cibo: oltre 200 pazienti (tra cui 28 morti) sono arrivati all’ospedale da campo della Croce Rossa di Al Mawasi lunedì, mentre martedì altre centinaia di vittime sono andate all’ospedale Nasser. Secondo l’OMS, l’assistenza medica è ormai praticamente impossibile anche perchè l’80% del territorio di Gaza è sotto ordine di sfollamento e gli spazi umanitari si restringono ogni giorno. Israele blocca 33 camion OMS con farmaci in Egitto e altri 15 in Cisgiordania

    L’OMS chiede la riapertura immediata di tutti i valichi per gli aiuti e l’altrettando immediatra fine del modello attuale di distribuzione degli aiuti, che trasforma la ricerca di cibo in stragi “con massiccio numero di vittime”.

    Al G7, con la partecipazione dell’Italia, di tutto questo non si fa la minima menzione: è come se la Palestina fosse stata inghiottita da un buco nero, e i giornali non fanno la minima menzione di questo tracollo spaventoso e deliberato che rimarrà per sempre nella storia delle grandi infamie perpetrate dall’uomo sull’uomo.

    Diffondiamo queste notizie, affinchè le coscienze dei distratti si sveglino e le colpe di chi deliberatamente ignora tutto questo, politici, intellettuali e giornalisti, rimangano per sempre scolpite nella pietra della vergogna.»

    #AlMawasi #AlessandroFerretti #bambini #children #Cisgiordania #coloni #colonialism #G7 #Gaza #genocide #genocidio #ICC #icj #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #italia #izrahell #KhanYounis #latteArtificiale #MadsGilbert #massacri #neonati #OspedaleNasser #ospedali #Palestina #Palestine #RenataMorresi #settlers #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #WestBank #zionism

  9. “self-defense” un par di ⚾️🥎

    "self-defense" un par di ⚾️🥎 + 36 #ospedali distrutti (macchinari e attrezzature inclusi)+ oltre 500 operatori #sanitari ammazzati e 300 imprigionati e torturati,  + oltre 200 #giornalisti uccisi per cancellarne i report+ oltre 170 #risoluzioni #Onu disattese nei decenni (e più di 220 dipendenti Onu uccisi in meno di due anni)+ estesa #corruzione di governi esportatori di #armi (e #massmedia compiacenti)

    slowforward.net/2025/04/26/sel

  10. “self-defense” un par di ⚾️🥎

    "self-defense" un par di ⚾️🥎 + 36 #ospedali distrutti (macchinari e attrezzature inclusi)+ oltre 500 operatori #sanitari ammazzati e 300 imprigionati e torturati,  + oltre 200 #giornalisti uccisi per cancellarne i report+ oltre 170 #risoluzioni #Onu disattese nei decenni (e più di 220 dipendenti Onu uccisi in meno di due anni)+ estesa #corruzione di governi esportatori di #armi (e #massmedia compiacenti)

    slowforward.net/2025/04/26/sel

  11. “self-defense” un par di ⚾️🥎

    "self-defense" un par di ⚾️🥎 + 36 #ospedali distrutti (macchinari e attrezzature inclusi)+ oltre 500 operatori #sanitari ammazzati e 300 imprigionati e torturati,  + oltre 200 #giornalisti uccisi per cancellarne i report+ oltre 170 #risoluzioni #Onu disattese nei decenni (e più di 220 dipendenti Onu uccisi in meno di due anni)+ estesa #corruzione di governi esportatori di #armi (e #massmedia compiacenti)

    slowforward.net/2025/04/26/sel

  12. “self-defense” un par di ⚾️🥎

    “self-defense” un par di ⚾️🥎

    https://www.facebook.com/share/v/1BxSvf33GG/

    + 36 #ospedali distrutti (macchinari e attrezzature inclusi)
    + oltre 500 operatori #sanitari ammazzati e 300 imprigionati e torturati, 
    + oltre 200 #giornalisti uccisi per cancellarne i report
    + oltre 170 #risoluzioni #Onu disattese nei decenni (e più di 220 dipendenti Onu uccisi in meno di due anni)
    + estesa #corruzione di governi esportatori di #armi (e #massmedia compiacenti)
    + 18mila #bambini cancellati, molti bruciati vivi o fatti a pezzi (calcolo per difetto)
    + blocco di qsiasi #rifornimento (assassinio per #fame e impossibilità di #cure mediche)
    + eccetera eccetera eccetera

    MOLTIPLICATO
    per oltre un anno e mezzo di bombardamenti di entità maggiore alla devastazione di Hiroshima e Nagasaki sommate

    si chiama #genocidio e mira a completare un progetto #sionista di #puliziaetnica che conta circa un secolo di #strategie e prassi appoggiate dal peggio dell’ #occidente #coloniale.
      
      
    ***
    (p.s.: c’è chi dice che le #vittime andrebbero  moltiplicate per dieci: https://www.instagram.com/p/DH-QZ8pNJdQ/)

    ah, sto parlando solo di #Gaza. poi ci sono #Cisgiordania e #GerusalemmeEst ovviamente

    #armi #bambini #Cisgiordania #coloniale #corruzione #cure #fame #Gaza #genocidio #GerusalemmeEst #giornalisti #massmedia #occidente #Onu #ospedali #Palestina #puliziaetnica #rifornimento #risoluzioni #sanitari #sionista #strategie #vittime

  13. “self-defense” un par di ⚾️🥎

    “self-defense” un par di ⚾️🥎

    https://www.facebook.com/share/v/1BxSvf33GG/

    + 36 #ospedali distrutti (macchinari e attrezzature inclusi)
    + oltre 500 operatori #sanitari ammazzati e 300 imprigionati e torturati, 
    + oltre 200 #giornalisti uccisi per cancellarne i report
    + oltre 170 #risoluzioni #Onu disattese nei decenni (e più di 220 dipendenti Onu uccisi in meno di due anni)
    + estesa #corruzione di governi esportatori di #armi (e #massmedia compiacenti)
    + 18mila #bambini cancellati, molti bruciati vivi o fatti a pezzi (calcolo per difetto)
    + blocco di qsiasi #rifornimento (assassinio per #fame e impossibilità di #cure mediche)
    + eccetera eccetera eccetera

    MOLTIPLICATO
    per oltre un anno e mezzo di bombardamenti di entità maggiore alla devastazione di Hiroshima e Nagasaki sommate

    si chiama #genocidio e mira a completare un progetto #sionista di #puliziaetnica che conta circa un secolo di #strategie e prassi appoggiate dal peggio dell’ #occidente #coloniale.
      
      
    ***
    (p.s.: c’è chi dice che le #vittime andrebbero  moltiplicate per dieci: https://www.instagram.com/p/DH-QZ8pNJdQ/)

    ah, sto parlando solo di #Gaza. poi ci sono #Cisgiordania e #GerusalemmeEst ovviamente

    #armi #bambini #Cisgiordania #coloniale #corruzione #cure #fame #Gaza #genocidio #GerusalemmeEst #giornalisti #massmedia #occidente #Onu #ospedali #Palestina #puliziaetnica #rifornimento #risoluzioni #sanitari #sionista #strategie #vittime

  14. gaza, 18 minuti per fuggire dall’ospedale. poi i missili e le macerie / chiara cruciati sul “manifesto”, 15 aprile 2025

    Gaza, 18 minuti per fuggire dall’ospedale. Poi i missili e le macerie

    Chiara Cruciati

    il manifesto, 15 aprile 2025

    PALESTINA L’attacco israeliano sull’al-Ahli lascia Gaza City senza cliniche, tre pazienti muoiono nel cortile: «Il corpo di mio figlio bruciava, la schiena sanguinava, urlava dal dolore». Stallo nel negoziato al Cairo

    A quasi due giorni dal bombardamento israeliano dell’ospedale battista Al-Ahli di Gaza City, i feriti arrivano lo stesso. Se ce li abbiano portati perché non sapevano fosse ormai un cumulo di macerie o perché speravano che qualche reparto fosse ancora funzionante, è difficile dirlo. Non hanno trovato né medici né infermieri, non hanno trovato più l’ospedale.
    L’ISTITUTO CRISTIANO è stato colpito dall’aviazione israeliana nella notte tra sabato e domenica, alla vigilia della domenica delle palme. Poco prima l’esercito ne aveva ordinato l’evacuazione immediata. Agli sfollati, i sanitari, i pazienti e i loro familiari ha concesso una manciata di minuti, 18 per l’esattezza, per scappare.
    Mentre i missili cadevano sopra il pronto soccorso, chirurgia e radiologia, sopra la farmacia e la stazione dell’ossigeno, mentre l’ultimo ospedale funzionante di Gaza City si accartocciava su se stesso, nel cortile morivano tre pazienti. Un bambino per il freddo, due adulti perché avevano bisogno dell’ossigeno per sopravvivere.
    Yousef Abu Shakran, padre di 29 anni, ha stretto tra le braccia il figlioletto Mohammed, cinque anni e ustioni di terzo grado sulla schiena e sulle gambe, subite durante il raid israeliano che la scorsa settimana ha provocato una strage a Shujaeya.
    È corso fuori dall’ospedale il più rapidamente possibile: «Il suo corpo bruciava, la schiena sanguinava, urlava dal dolore. Le ferite di tanta gente si sono riaperte, ho visto i familiari di una ragazzina con danni alla spina dorsale che tentavano di alzarla dal letto, ma era pieno di calcinacci». «Siamo usciti dall’ospedale e pochi secondi dopo è stato colpito da due missili, hanno fatto tremare la terra – ha raccontato Abu Shakran ad al-Jazeera – Erano le 2 di notte, non avevamo idea di dove portare nostro figlio. Soffriva e sanguinava. Non ci sono cliniche, non ci sono ospedali».

    SUHAIB È TORNATO tra le macerie della sua casa nel quartiere di Zeitoun sulle spalle del fratello. Mezz’ora di strada. Non riesce a camminare, ha una gamba spappolata. L’attacco all’Al-Ahli è stato «giustificato» da Israele allo stesso modo: era un centro militare di Hamas. Nessuna prova e l’ennesimo chiodo sulla bara del sistema sanitario gazawi.
    L’ospedale battista è uno dei 36 ospedali della Striscia distrutti o danneggiati dall’offensiva israeliana dal 7 ottobre. Ne rimangono in funzione 21, fa sapere l’Organizzazione mondiale della Sanità.
    Un ospedalicidio che fa il paio con il blocco totale degli aiuti umanitari (cibo, medicine, tende) in vigore ormai da un mese e mezzo e che sta ammazzando lentamente Gaza.
    Un insieme di pratiche che sta provocando reazioni globali. Si fermano però alle dichiarazioni, senza che seguano misure concrete. Tra queste quelle dell’alta rappresentante Ue agli esteri, Kaja Kallas, nota per la sua vicinanza alle posizioni israeliane ma che ieri ha definito le azioni di Tel Aviv sproporzionate. Più di così non riesce a fare, nonostante i massacri siano quotidiani (quasi 51mila i palestinesi uccisi dal 7 ottobre 2023, a cui si aggiungono 14mila dispersi stimati) e negli ultimi giorni in particolare abbiano preso di mira la cosiddetta «zona umanitaria» di al-Mawasi.
    IL FAZZOLETTO di terra lungo la costa meridionale, ridotto a tendopoli, non è mai stata risparmiata dall’esercito israeliano. Ma è tanto più odioso che venga bombardata quando è in corso l’ennesimo sfollamento forzato da Rafah e Khan Younis: gli ordini di evacuazione emessi dall’esercito israeliano spingono famiglie prive di tutto verso una zona che sicura non lo è stata mai. Non è una novità nemmeno questa: da mesi esperti e analisti spiegano bene il significato di «zone sicure», aree in cui la popolazione viene concentrata e poi colpita, pratica che molti leggono come volta a rendere Gaza invivibile, senza speranza, dove non esiste altra alternativa che andarsene.
    È quanto avviene a Rafah, circondata su ogni lato e per metà – come dimostrano le immagini satellitari – sotto il totale controllo dell’occupazione israeliana, impegnata in queste ore nella costruzione di una nuova strada che – si immagina – dovrà collegare il corridoio Morag a sud con il Netzarim, al centro.
    Israele avanza con il chiaro obiettivo di occupare a tempo indeterminato pezzi di Gaza palestinian-free, mentre al Cairo i tavoli del dialogo non producono risultati. A dare conto dello stallo sono stati ieri i negoziatori, Qatar ed Egitto, dopo la partenza del team di Hamas che ha bocciato ieri la proposta egiziana (45 giorni di cessate il fuoco) perché prevede anche il disarmo del gruppo. Un’altra bozza (che sarebbe stata proposta dallo stesso Israele e a cui Hamas aveva dato iniziale consenso) prevede il rilascio di dieci ostaggi israeliani e informazioni certe sugli altri 48 in cambio di 45 giorni di tregua.
    Il tutto all’interno di un quadro che resusciti la seconda fase del precedente accordo, stracciata dalla rottura israeliana della tregua, lo scorso 18 marzo, e che avrebbe dovuto condurre alla fine dell’offensiva. Intanto all’Afp, un membro del politburo del movimento islamico rilanciava la proposta iniziale: tutti liberi in cambio del cessate il fuoco permanente, l’ingresso degli aiuti e il ritiro delle truppe israeliane.
    A NETANYAHU però non interessa porre fine alla guerra. L’opinione pubblica israeliana lo ha capito, gli ostaggi sono sacrificabili. La reazione monta tanto più dopo il 18 marzo e le prime vere crepe attraversano l’entità che più di altre tiene unito il paese, l’esercito: dopo la lettera di centinaia di riservisti, ieri ne è giunta un’altra a chiedere la fine dell’offensiva, firmata da 1.525 soldati.
    È di ieri anche l’appello di 3.500 professori per «il ritorno degli ostaggi anche al costo di porre fine alla guerra». Perché il punto, nella stragrande maggioranza dei casi, non è il genocidio dei palestinesi ma la perdita di fiducia verso la leadership politica.

    https://ilmanifesto.it/gaza-18-minuti-per-fuggire-dallospedale-poi-i-missili-e-le-macerie

    Un medico palestinese tra le macerie dell’ospedale battista Al-Ahli di Gaza City – Xinhua/Rizek Abdeljawad

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  15. mille morti in due settimane. nella striscia di gaza, israele bombarda, sfolla, e prende di mira gli operatori sanitari

    Martina Stefanoni
    da Radio Popolare

    In nemmeno due settimane di ripresa dei bombardamenti israeliani sulla striscia di Gaza, sono state uccise mille persone. I bombardamenti sono stati costanti e inarrestabili, proseguiti anche durante l’Eid al-Fitr, la festa per la fine del mese del Ramadan, una delle feste più importante e sentite per il mondo islamico.
    Oggi, l’esercito israeliano va oltre, ordinando l’evacuazione della città di Rafah, nel sud della striscia di Gaza. Decine di migliaia di persone, per l’ennesima volta, hanno raccolto il poco che avevano, e a piedi o a bordo di mezzi di fortuna, hanno lasciato Rafah. Una città che durante i mesi di guerra è stata completamente rasa al suolo. Alla popolazione che durante il cessate il fuoco aveva provato a ristabilirsi lì, o che si trovavano lì nella speranza di passare il confine con l’Egitto nelle rare evacuazioni concesse, è stato ordinato di spostarsi ad Al Mawasi, una zona costiera che già era stata identificata come “zona umanitaria” dall’esercito israeliano, ma che è stata più e più volte bombardata. Al Mawasi è anche la zona dove secondo il piano israeliano per la rioccupazione di Gaza che era stato rivelato dal Financial Times negli scorsi giorni sarebbero stati confinati tutti i 2 milioni di Gazawi, prima di procedere all’espulsione.
    In questi giorni di ripresa dei bombardamenti, le ong e le agenzie onu presenti nella striscia, hanno descritto una situazione umanitaria spaventosa, aggravata dal fatto che da un mese nella striscia non entra più niente: cibo, carburante, acqua, medicinali. Gli ospedali – ha detto l’Onu – sono tornati ad essere un campo di battaglia. Oggi Jonathan Whittall, il capo dell’agenzia Onu Ocha in Palestina, è tornato a parlare dei quindici paramedici palestinesi uccisi da israele. I quindici operatori sanitari sono stati uccisi una settimana fa, ma solo in questi giorni sono stati recuperati i corpi. Secondo l’ufficio per gli affari umanitari delle Nazioni Unite la Mezzaluna Rossa Palestinese e gli operatori della protezione civile erano in missione per salvare i colleghi che erano stati colpiti in precedenza nel corso della giornata, quando i loro veicoli chiaramente contrassegnati come sanitari sono finiti sotto il pesante fuoco israeliano.
    Whittall, ha detto che i paramedici sono stati colpiti e uccisi uno per uno e i loro corpi sepolti in questa fossa comune.
    “Li stiamo tirando fuori con le loro uniformi, con i guanti. Erano qui per salvare vite. Invece, sono finiti in una fossa comune”, ha detto Whittall. “Queste ambulanze sono state sepolte nella sabbia”. L’esercito ha ammesso di aver colpito le ambulanze perché – hanno fatto sapere – si muovevano in modo sospetto.
    Secondo le Nazioni Unite, almeno 1.060 operatori sanitari sono stati uccisi nei diciotto mesi trascorsi da quando israele ha lanciato la sua offensiva a Gaza.

    #AlMawasi #assedio #EidAlFitr #colonialism #colonialismo #Gaza #genocide #genocidio #hospitals #ICC #icj #IDF #IOF #israelestatoterrorista #israelterroriststate #izrahell #JonathanWhittall #MartinaStefanoni #massmurders #MezzalunaRossa #NazioniUnite #ONG #Onu #OnuOcha #operatoriSanitari #ospedali #Palestina #Palestine #protezioneCivile #Rafah #RedCrescent #sionismo #sionisti #sionistiassassini #starvation #starving #starvingcivilians #starvingpeople #warcrimes #zionism

  16. mille morti in due settimane. nella striscia di gaza, israele bombarda, sfolla, e prende di mira gli operatori sanitari

    Martina Stefanoni
    da Radio Popolare

    In nemmeno due settimane di ripresa dei bombardamenti israeliani sulla striscia di Gaza, sono state uccise mille persone. I bombardamenti sono stati costanti e inarrestabili, proseguiti anche durante l’Eid al-Fitr, la festa per la fine del mese del Ramadan, una delle feste più importante e sentite per il mondo islamico.
    Oggi, l’esercito israeliano va oltre, ordinando l’evacuazione della città di Rafah, nel sud della striscia di Gaza. Decine di migliaia di persone, per l’ennesima volta, hanno raccolto il poco che avevano, e a piedi o a bordo di mezzi di fortuna, hanno lasciato Rafah. Una città che durante i mesi di guerra è stata completamente rasa al suolo. Alla popolazione che durante il cessate il fuoco aveva provato a ristabilirsi lì, o che si trovavano lì nella speranza di passare il confine con l’Egitto nelle rare evacuazioni concesse, è stato ordinato di spostarsi ad Al Mawasi, una zona costiera che già era stata identificata come “zona umanitaria” dall’esercito israeliano, ma che è stata più e più volte bombardata. Al Mawasi è anche la zona dove secondo il piano israeliano per la rioccupazione di Gaza che era stato rivelato dal Financial Times negli scorsi giorni sarebbero stati confinati tutti i 2 milioni di Gazawi, prima di procedere all’espulsione.
    In questi giorni di ripresa dei bombardamenti, le ong e le agenzie onu presenti nella striscia, hanno descritto una situazione umanitaria spaventosa, aggravata dal fatto che da un mese nella striscia non entra più niente: cibo, carburante, acqua, medicinali. Gli ospedali – ha detto l’Onu – sono tornati ad essere un campo di battaglia. Oggi Jonathan Whittall, il capo dell’agenzia Onu Ocha in Palestina, è tornato a parlare dei quindici paramedici palestinesi uccisi da israele. I quindici operatori sanitari sono stati uccisi una settimana fa, ma solo in questi giorni sono stati recuperati i corpi. Secondo l’ufficio per gli affari umanitari delle Nazioni Unite la Mezzaluna Rossa Palestinese e gli operatori della protezione civile erano in missione per salvare i colleghi che erano stati colpiti in precedenza nel corso della giornata, quando i loro veicoli chiaramente contrassegnati come sanitari sono finiti sotto il pesante fuoco israeliano.
    Whittall, ha detto che i paramedici sono stati colpiti e uccisi uno per uno e i loro corpi sepolti in questa fossa comune.
    “Li stiamo tirando fuori con le loro uniformi, con i guanti. Erano qui per salvare vite. Invece, sono finiti in una fossa comune”, ha detto Whittall. “Queste ambulanze sono state sepolte nella sabbia”. L’esercito ha ammesso di aver colpito le ambulanze perché – hanno fatto sapere – si muovevano in modo sospetto.
    Secondo le Nazioni Unite, almeno 1.060 operatori sanitari sono stati uccisi nei diciotto mesi trascorsi da quando israele ha lanciato la sua offensiva a Gaza.

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  17. Tra le persone colpite dal provvedimento figura anche il governatore della #Calabria, #RobertoOcchiuto, a causa dell’impiego di medici cubani negli ospedali della regione per sopperire alla carenza di personale sanitario. 2/2

    #restrizioni #visti #governatoreCalabria #RobertoOcchiuto #MediciCubani #ospedali #PersonaleSanitario #CooperazioneMedicaInternazionale

  18. Sanità in Sicilia, alla ricerca del reagente perduto

    Riceviamo da Natale Salvo, curatore del blog Fronte Ampio, e volentieri pubblichiamo la lettera aperta di una malata di tumore al Presidente Schifani.

    Sono una donna siciliana, trapanese. Una mamma, una professoressa e… una malata di tumore.

    All’inizio ho sottovalutato i segnali, com’è facile fare. Poi, costretta da sintomi sempre più evidenti, ho deciso di sottopormi agli […]

    Leggi il resto: https://www.argocatania.it/2025/01/15/sanita-in-sicilia-alla-ricerca-del-reagente-perduto/

    #Ospedali #RegioneSiciliana #RenatoSchifani #sanitàPubblica

  19. Sanità in Sicilia, alla ricerca del reagente perduto

    Riceviamo da Natale Salvo, curatore del blog Fronte Ampio, e volentieri pubblichiamo la lettera aperta di una malata di tumore al Presidente Schifani.

    Sono una donna siciliana, trapanese. Una mamma, una professoressa e… una malata di tumore.

    All’inizio ho sottovalutato i segnali, com’è facile fare. Poi, costretta da sintomi sempre più evidenti, ho deciso di sottopormi agli […]

    Leggi il resto: https://www.argocatania.it/2025/01/15/sanita-in-sicilia-alla-ricerca-del-reagente-perduto/

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  20. Sanità in Sicilia, alla ricerca del reagente perduto

    Riceviamo da Natale Salvo, curatore del blog Fronte Ampio, e volentieri pubblichiamo la lettera aperta di una malata di tumore al Presidente Schifani.

    Sono una donna siciliana, trapanese. Una mamma, una professoressa e… una malata di tumore.

    All’inizio ho sottovalutato i segnali, com’è facile fare. Poi, costretta da sintomi sempre più evidenti, ho deciso di sottopormi agli […]

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