4 post @ golem _ (su: formati leggeri, flessibili, spazi temporanei, sperimentazione come pratica sociale condivisa)
la scorsa settimana, avvicinandosi l’incontro dedicato a Benway Series, avevo letto quattro post su Golem, che ora intendo segnalare qui.
quello che segue è a mio avviso un quasi-manifesto (in cui per esempio inserirei – o incastrerei – anche le cose grafiche che dal 2010 chiamo installance): https://golemmag.substack.com/p/newsletter-026-0e6
(breve citazione: “Una musica povera non ha bisogno di grandi impianti, sale o linee grafiche: ha bisogno di corpi vicini, di volumi bassi, di margini in cui potersi riconoscere senza dover per forza dichiarare appartenenza. Prossimità, in questo senso, non è una questione logistica o urbanistica, ma un orientamento etico. Anche accettare di condividere qualcosa che può interessare meno persone ma che può essere sufficiente così, anche senza lasciare tracce, documentazione, o spendibilità sociale. E che quel tempo condiviso sia protetto da quei meccanismi di spettacolarizzazione dell’esterno”).
qui un post lungo che vale decisamente la pena leggere per spostare un po’ a oriente lo sguardo: https://golemmag.substack.com/p/newsletter-027 e per osservare, anche, come alcune vicende e cronologie siano prossime a quel che succedeva perfino nella provincia Italia negli anni 2003-2005 (nascita/diffusione dei blog, incluso slowforward; bina, differx, pontebianco), 2006 (gammm), 2007-2009 (compostxt, recognitiones, prosa in prosa), 2010 (du-champ), 2011 (punto critico, eexxiitt, [dia•foria) , 2013 (ex.it, Benway, Syn), 2015-2019 ecc. (Nioques, gammm+teatroinscatola).
penso a passi come i seguenti:
“La progressiva chiusura di spazi indipendenti e semi-istituzionali accentua una tendenza già in atto: la continuità delle pratiche passa sempre più attraverso formati leggeri e temporanei, capaci di adattarsi rapidamente a luoghi disponibili, vincoli logistici e condizioni urbane”.
“una comunità temporanea che esplora la sperimentazione come pratica sociale condivisa”.
“pratiche nate in contesti informali [mostrano] come, per oltre trent’anni, spazi non ufficiali abbiano agito come laboratori permanenti di sperimentazione sonora”.
“il suono funziona come infrastruttura fragile ma persistente, capace di tenere insieme pratiche vulnerabili attraverso spazi temporanei, formati flessibili e decisioni quotidiane”
gli altri due post sono: https://golemmag.substack.com/p/newsletter-030 (che mi sembra a un passo dal discorso dell’/sull’ asemic writing) e, last not least, questo (l’autore è parte del collettivo angolo cieco): https://golemmag.substack.com/p/newsletter-032
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Zhu Wenbo & Zhao Cong, underpass performance, Sept 30, 2024:
Performance at Underpass Concert #15 = A composition for underpass = if there are passengers in the underpass, one play; if no passenger in the underpass, the other play.
Video by Yan Jun
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