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1000 results for “Grunta”
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https://www.europesays.com/it/451808/ LE COURT. «NON È LA PRIMAVERA CHE SOGNAVO, MA TORNERÒ CON ANCORA PIÙ GRINTA» #AGInsuranceSoudal #Ciclismo #classiche #Cycling #infortunio #IT #Italia #Italy #KimLeCourt #Sport #Sports
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W 2014 Fundacja Andyego Warhola, która prowadzi muzeum Pittsburgu, sprzedała 5 odzyskanych prac artysty za 3,38 miliony dolarów. Pieniądze zasiliły kasę fundacji, która wspiera sztukę współczesną grantami dla artystów i instytucji. Aby zachować oryginalność plików, amigowe obrazy zamieniono w pliki NFT (ang. non-fungible token) niewymienialne tokeny, oparte na architekturze blockchain.
#amiga #retrocomputing #warhol #modernart
Przeczytaj cały artykuł: https://www.cpp.org.pl/warhol-amiga-i-pliki-nft/ -
"Il fatto paradossale è che proprio la passione per la verità, la coscienza, nella sua ricerca del vero, è giunta a mettere in crisi se stessa: ha scoperto di essere solo una passione come le altre"
Addio a #GianniVattimo, filosofo ed esponente del “pensiero debole”, allievo di Pareyson e docente a Torino, ha teorizzato la postmodernità come superamento dalle grandi narrazioni “forti” e dai dogmi della tradizione occidentale.
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Auf der Blüherstraße kollidieren zwei Autos, ein drittes wird mitgerissen. Eine 59-Jährige wird leicht verletzt, der Schaden ist hoch. #Dresden #DresdenNews #DresdnerPolizeibericht #Dresden-PirnaischeVorstadt #Blüherstraße #GrunaerStraße #Polizeibericht #Blaulicht #Autounfall https://bit.ly/4e3tVEi https://www.diesachsen.de/dresden-news/45-000-euro-schaden-bei-unfall-in-dresden-3127550?utm_source=Mastodon&utm_medium=publizer&utm_content=textlink
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Chiarezza sui fatti di Torino e le provocazioni della polizia
riporto integralmente un post di Cronache ribelli su fb: Sarebbe comodo stare zitti in questo momento o accodarci, come pare stiano facendo quasi tutti, alla narrazione mainstream sui fatti di ieri a Torino. Ma non lo faremo, perché un altro punto di vista merita di essere espresso. Anzi, ripartiamo dall’inizio. Da anni Askatasuna stava portando avanti un percorso alla fine del quale l’edificio occupato sarebbe diventato “Bene Comune”. L’obiettivo era far sì che lo spazio restasse a disposizione degli abitanti del quartiere per portare avanti le attività sociali, solidali e no profit che da decenni vi trovavano casa. Il 30 gennaio 2024 la giunta comunale di Torino aveva approvato questo iter. Il processo sarebbe andato avanti regolamente se - usando come scusa i fatti avvenuto a La Stampa - le istituzioni non avessero ordinato lo sgombero del centro sociale. Da quel giorno l’intero quartiere è stato militarizzato e molte persone hanno subito misure repressive, in un crescendo di tensione appositamente creata. Arriviamo a ieri. Era stato convocato un corteo contro lo sgombero e più in generale contro le politiche repressive del governo. La manifestazione, partecipatissima nonostante i tentativi delle forze dell’ordine di bloccare preventivamente l’arrivo dei manifestanti a Torino, si è snodata per le vie della città. Lo scopo era raggiungere l’edificio dove sorgeva Askatasuna, in corso regina Margherita, perché - e sì bisogna pure spiegarlo in questo paese - da sempre, ovunque nel mondo, si protesta esattamente nei luoghi delle rivendicazioni. Prima di raggiungere Corso Regina Margherita il corteo è stato oggetto di lanci di gas lacrimogeni e dal corteo sono partiti lanci di fuochi d'artificio. I manifestanti hanno continuato ad avanzare e allora la polizia ha caricato il corteo, spezzandolo a metà e spingendo una parte delle persone verso il Lungofiume. In questo momento si sono verificate le prime violenze delle forze dell’ordine, visibili in foto e video, verso i manifestanti e verso anche alcuni cittadini che semplicemente transitavano nell’area. Nello stesso contesto si verificano gli scontri tra forse dell'ordine e alcuni gruppi di persone che tutti i media hanno mostrato, usando però solo immagini selezionate così da costruire un preciso immaginario. Invitiamo a leggere racconto della giornalista Rita Rapisardi, allegato in calce. Ora un qualsiasi giornalista serio farebbe queste domande. Perché Askatasuna è stato sgomberato se stava portando avanti da anni un processo di “legalizzazione”? Perché non si è permesso al corteo di ieri di arrivare davanti all’edificio e si è deciso di caricarlo e spezzarlo? Perché in italia chi dovrebbe avere come obiettivo il mantenimento dell’ordine pubblico crea i presupposti perché questo non avvenga? Le risposte noi le sappiamo. L’obiettivo resta sempre lo stesso: criminalizzare i movimenti sociali, creare capri espiatori e aprire la porta a nuove misure repressive che puntualmente arriveranno. Quello che non arriverà sono gli interventi sociali, i servizi, lavoro e salari dignitosi. Diritti per cui comunque continueremo a scendere in piazza. […] -
Chiarezza sui fatti di Torino e le provocazioni della polizia
riporto integralmente un post di Cronache ribelli su fb: Sarebbe comodo stare zitti in questo momento o accodarci, come pare stiano facendo quasi tutti, alla narrazione mainstream sui fatti di ieri a Torino. Ma non lo faremo, perché un altro punto di vista merita di essere espresso. Anzi, ripartiamo dall’inizio. Da anni Askatasuna stava portando avanti un percorso alla fine del quale l’edificio occupato sarebbe diventato “Bene Comune”. L’obiettivo era far sì che lo spazio restasse a disposizione degli abitanti del quartiere per portare avanti le attività sociali, solidali e no profit che da decenni vi trovavano casa. Il 30 gennaio 2024 la giunta comunale di Torino aveva approvato questo iter. Il processo sarebbe andato avanti regolamente se - usando come scusa i fatti avvenuto a La Stampa - le istituzioni non avessero ordinato lo sgombero del centro sociale. Da quel giorno l’intero quartiere è stato militarizzato e molte persone hanno subito misure repressive, in un crescendo di tensione appositamente creata. Arriviamo a ieri. Era stato convocato un corteo contro lo sgombero e più in generale contro le politiche repressive del governo. La manifestazione, partecipatissima nonostante i tentativi delle forze dell’ordine di bloccare preventivamente l’arrivo dei manifestanti a Torino, si è snodata per le vie della città. Lo scopo era raggiungere l’edificio dove sorgeva Askatasuna, in corso regina Margherita, perché - e sì bisogna pure spiegarlo in questo paese - da sempre, ovunque nel mondo, si protesta esattamente nei luoghi delle rivendicazioni. Prima di raggiungere Corso Regina Margherita il corteo è stato oggetto di lanci di gas lacrimogeni e dal corteo sono partiti lanci di fuochi d'artificio. I manifestanti hanno continuato ad avanzare e allora la polizia ha caricato il corteo, spezzandolo a metà e spingendo una parte delle persone verso il Lungofiume. In questo momento si sono verificate le prime violenze delle forze dell’ordine, visibili in foto e video, verso i manifestanti e verso anche alcuni cittadini che semplicemente transitavano nell’area. Nello stesso contesto si verificano gli scontri tra forse dell'ordine e alcuni gruppi di persone che tutti i media hanno mostrato, usando però solo immagini selezionate così da costruire un preciso immaginario. Invitiamo a leggere racconto della giornalista Rita Rapisardi, allegato in calce. Ora un qualsiasi giornalista serio farebbe queste domande. Perché Askatasuna è stato sgomberato se stava portando avanti da anni un processo di “legalizzazione”? Perché non si è permesso al corteo di ieri di arrivare davanti all’edificio e si è deciso di caricarlo e spezzarlo? Perché in italia chi dovrebbe avere come obiettivo il mantenimento dell’ordine pubblico crea i presupposti perché questo non avvenga? Le risposte noi le sappiamo. L’obiettivo resta sempre lo stesso: criminalizzare i movimenti sociali, creare capri espiatori e aprire la porta a nuove misure repressive che puntualmente arriveranno. Quello che non arriverà sono gli interventi sociali, i servizi, lavoro e salari dignitosi. Diritti per cui comunque continueremo a scendere in piazza. […] -
Chiarezza sui fatti di Torino e le provocazioni della polizia
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Di questo articolo sui decreti sicurezza e sull'uso spregiudicato dei decreti legge, mi ha colpito soprattutto questa frase sul fermo preventivo:
"Alla fine, la privazione della libertà senza reato, per tanti anni sperimentata sui migranti, è giunta ai cittadini."
#decretosicurezza #fermopreventivo #governomeloni #politica
@attualitahttps://ilmanifesto.it/orrori-ed-errori-del-premierato-di-fatto?t=9AJxnIrkm09io9sM7ajSf
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Di questo articolo sui decreti sicurezza e sull'uso spregiudicato dei decreti legge, mi ha colpito soprattutto questa frase sul fermo preventivo:
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Di questo articolo sui decreti sicurezza e sull'uso spregiudicato dei decreti legge, mi ha colpito soprattutto questa frase sul fermo preventivo:
"Alla fine, la privazione della libertà senza reato, per tanti anni sperimentata sui migranti, è giunta ai cittadini."
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Di questo articolo sui decreti sicurezza e sull'uso spregiudicato dei decreti legge, mi ha colpito soprattutto questa frase sul fermo preventivo:
"Alla fine, la privazione della libertà senza reato, per tanti anni sperimentata sui migranti, è giunta ai cittadini."
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Le istituzioni della CEE e la Grecia dei colonnelli
Uno dei primi temi sul tavolo sin dall’estate del 1967 era rappresentato naturalmente dalla situazione politica che viveva il più antico partner commerciale europeo, la Grecia, all’indomani del golpe del 21 aprile <93.
Dal 1961, anno della firma del primo accordo di Associazione siglato dal governo moderato di Kostantinos Karamanlis <94, le relazioni tra i Sei e la monarchia ellenica si erano infatti mantenute sostanzialmente buone, ma l’avvio di un’ennesima dittatura militare nel cuore dell’Europa “atlantista”, sotto influenza occidentale, non avrebbe potuto rimanere senza conseguenze.
Il Commissario italiano si trovò così a dover prendere da subito in carico una situazione molto delicata, che coinvolgeva da vicino gli stessi organi di Associazione. Edoardo Martino si era del resto già interessato in prima persona alle vicende istituzionali greche, mentre ricopriva ancora la carica di Presidente della Commissione politica parlamentare a Strasburgo. Già nel maggio 1967, a poche settimane dai fatti di Atene, si era fatto relatore di una risoluzione congiunta insieme all’eurodeputato olandese Schuijt, co-presidente del Consiglio di Associazione, che invitava di fatto l’Europa ad un’interruzione immediata delle sue relazioni diplomatiche con il Paese.
“[…] Quanto accaduto in Grecia ci preoccupa come se fosse accaduto in casa nostra, perché abbiamo sempre sostenuto in quest’aula, e fuori, che l’accordo di associazione non rappresenta altro che un primo e necessario passo per la completa partecipazione greca alla nostra opera di costruzione di un’Europa unita e democratica. […] La Comunità stessa, in queste condizioni, non ha potuto assumere alcuna posizione ufficiale. Il Consiglio dei ministri dell’associazione, che avrebbe dovuto riunirsi per approvare la relazione annuale da presentare alla Commissione parlamentare mista, non è stato convocato. E poi, come convocare la Commissione parlamentare mista se il Parlamento ellenico non esiste più? […] In questo Parlamento che costituisce presidio democratico delle libertà europee noi sappiamo, signor Presidente, qual è oggi il nostro compito, il nostro dovere: è intanto quello di denunciare l’estrema gravità della situazione determinata dal Colpo di Stato. Per questo abbiamo presentato una interrogazione con discussione, invocando l’urgenza. Ma il nostro compito e il nostro dovere è anche quello di favorire con ogni mezzo il ritorno alla normalità democratica del Paese amico. A questa normalità la Grecia non può non ritornare se essa desidera veramente continuare con noi sulla via dell’unità europea. E ci auguriamo che essa vi torni al più presto” <95.
E’ noto come una simile intransigenza fosse condivisa negli stessi mesi dalla maggioranza dell’Assemblea parlamentare, e dallo stesso Jean Rey, in procinto di assumere la guida della prima Commissione unificata, ma al contempo come fosse ben lontana dal riguardare le cancellerie dei Sei e le loro rappresentanze a Bruxelles <96.
Se la dimensione di una necessaria stabilità geopolitica del continente si trovava giocoforza confermata come prevalente, si stava provando in ogni caso ad agire, pur nei ristretti margini consentiti al Berlaymont, senza poter però affondare del tutto il colpo. Dopo diverse settimane d’interruzione, e qualche avvicendamento, spesso dai risvolti drammatici, nella composizione dei membri di parte greca, i lavori del Consiglio di Associazione ripresero già dal luglio seguente <97.
L’autunno seguente vide protagonista la nota vicenda della mancata concessione di un prestito di 10 milioni di dollari che la Banca Europea per gli Investimenti avrebbe dovuto concedere al governo greco entro il 31 ottobre 1967, nell’ambito delle convenzioni finanziarie rientranti nei precedenti accordi. Il parere negativo fornito da Palais Berlaymont ad un’operazione del genere non riuscì ad essere superato dal Consiglio dei ministri economici delle Comunità, che, non trovando l’unanimità in materia, fu costretto per una volta ad allinearsi agli indirizzi della Commissione <98. Tutto ciò poteva però difficilmente scalfire una situazione comunque contrassegnata da una certa dose di ambivalenza e per certi versi di malcelato imbarazzo, almeno da parte di alcuni ambienti comunitari, che era destinata a trascinarsi ancora a lungo, in sostanza fino al più generale stravolgimento politico che avrebbe interessato il Paese ellenico e l’intera area sudeuropea nel 1974-1975. Imbarazzo tanto più evidente alla luce dei fatti che nel frattempo stavano accadendo nel mondo d’Oltrecortina <99, e che contribuivano ad offuscare sempre più l’immagine delle istituzioni europee agli occhi dell’opinione pubblica dei Sei, oramai particolarmente sensibile a certi temi. Ancora all’inizio del 1969, il dibattito a Strasburgo non mancava di evocare in chiave polemica lo stato dei rapporti tra Bruxelles ed Atene. L’aver distinto all’interno del Consiglio di Associazione gli aspetti del dialogo inter-istituzionale e culturale da quelli più eminentemente commerciali <100 non poteva di certo bastare a fugare le critiche di una parte consistente dell’Assemblea parlamentare, e di questo lo stesso Martino si dimostrava ben consapevole. Nel corso della seduta del 7 maggio 1969, ad esempio, il Commissario alle Relazioni Esterne fu coinvolto in prima persona dalle sollecitazioni giunte nei giorni e nelle settimane precedenti da vari parlamentari. La richiesta ufficiale di abbandono di ogni ambiguità nelle relazioni con il regime ellenico da parte della Comunità fu perorata a Strasburgo in primis da Carlo Scarascia Mugnozza, all’epoca presidente della Commissione politica del Parlamento e, come si è visto, successore proprio di Martino allo stesso incarico <101. Richiami in questa direzione erano in realtà già arrivati, a fine gennaio, dall’Assemblea consultiva del Consiglio d’Europa, e una parte degli europarlamentari soprattutto di area social-democratica aveva avuto buon gioco nel riprenderli <102.
Nel ricordare quanto fatto, anche dietro sua iniziativa, già poco dopo gli avvenimenti del 1967, ad esempio con gli appelli portati avanti dal Parlamento, in quell’occasione Martino non si sottraeva dal ritornare, non senza accenti polemici, sulle responsabilità da attribuire ad altri organi delle Comunità presenti nelle istituzioni bilaterali – bien sur il Consiglio CE – per la mancata interruzione generale di tutti i rapporti, stigmatizzando come non tutto fosse in suo potere, e, anzi, la Commissione fosse suo malgrado relegata ad classico ruolo ancillare da parte dei Sei governi centrali e dei loro apparati diplomatici.
“[…] Non farò torto all’onorevole Romeo ricordandogli che l’accordo di Atene […] è stato concluso tra la Comunità e gli Stati membri, da una parte; e lo Stato ellenico dall’altra; e che il Consiglio d’associazione è quindi composto, per quanto concerne la Comunità, dal Consiglio e dalla Commissione della C.E.E. Ne consegue che la linea di azione comunitaria è definita dalle istituzioni della Comunità e che pertanto nessuna decisione relativa all’ applicazione dell’accordo di Atene può essere presa dalla sola Commissione. Questo non significa, naturalmente, che la Commissione sia rimasta indifferente nei riguardi del regime costituzionale di un Paese che aspira a divenire membro della Comunità: se n’è anzi vivamente preoccupata e ne ha discusso in Consiglio, […] ed è giunta, con il Consiglio, alla conclusione che si dovesse soprassedere alla discussione di taluni sviluppi futuri, limitandosi, per il momento, alla gestione ordinaria dell’accordo […]” <103.
Dunque, ancora una volta, se si era in cerca di responsabilità politiche queste non dovevano essere indirizzate a Palais Berlaymont, che aveva fatto tutto quanto – poco, si conveniva <104 – in suo potere per prendere le distanze per lo meno in termini di indirizzo politico da un regime manifestamente autoritario, mantenendo netta la distinzione tra gestione “ordinaria” dell’accordo del 1961, che doveva proseguire, e prospettive di più lungo termine, sospese a tempo indeterminato.
Nei dodici mesi seguenti, lo stallo proseguì in definitiva senza significativi passi in avanti, mantenendo il commissario italiano in una situazione di involontaria ambiguità che non si fatica a cogliere nella documentazione privata giuntaci come mal sopportata <105. L’interruzione totale delle relazioni tra Bruxelles ed Atene poteva evidentemente essere decisa solo ad un livello intergovernativo, e la diplomazia comunitaria altro non poteva fare se non bloccare almeno la cooperazione istituzionale (su tutti lo scambio di visite da parte di delegazioni parlamentari) prevista dal Consiglio di Associazione, in attesa di un ritorno ad un pieno assetto democratico delle istituzioni elleniche, ancora tuttavia imprevedibile nelle tempistiche. E d’altra parte anche a Bruxelles cominciò a pesare non poco la preoccupazione che una chiusura complessiva dei rapporti col Paese ellenico potesse aggravare ulteriormente la già tragica situazione politica interna <106.
Dove non arrivava la politica, potevano tuttavia giungere iniziative di carattere personale, in una dinamica che può spiegare bene certi aspetti del funzionamento degli organi CE in contesti simili. Nel corso del 1968 infatti, Martino si interessò in prima persona, su segnalazione e per tramite del suo gabinetto politico guidato all’epoca da Paolo Antici, al destino del professor Spyros Calogeropoulos Stratis, docente di Diritto Internazionale all’Università di Atene, già Segretario del Movimento Europeista greco, che il governo del colonello Papadopoulos aveva collocato a riposo anzitempo <107. Per le sue posizioni, l’accademico poteva annoverarsi tra i tanti dissidenti della dittatura, che per questo motivo si era indirettamente proposto per un’ancora imprecisata collaborazione scientifica con gli uffici della Commissione, di cui fu avvertito tramite il suo segretario personale Raymond Rifflet lo stesso presidente Rey. Superando qualche perplessità iniziale derivata dalla difficoltà nell’individuare un progetto scientifico chiaro da affidare al giurista <108, anche grazie all’intervento di Martino e del suo gabinetto la Divisione del personale della CEE decise in senso favorevole nell’autunno 1968.
Il progressivo stabilizzarsi del regime dittatoriale greco, ratificato dalla nuova Costituzione del 1968, comportò quindi una prima battuta d’arresto per gli sforzi compiuti dalle Comunità europee sulla strada di una nuova e più assertiva politica estera. Quasi a fare da contraltare a quanto precede, la parallela vicenda dell’altrettanto difficile proseguimento delle relazioni diplomatiche con Ankara, gettate oramai da diversi anni, e di cui Martino fu di nuovo protagonista.
[NOTE]
93 Sul tema si rimanda, per una prima analisi coeva ai fatti, al lavoro di Mario CERVI, Dove va la Grecia? Dal colpo di Stato al referendum, Mursia, Milano 1968. D’interesse anche il volume di S. ROUSSEAS, Grecia contemporanea, Feltrinelli, Milano 1968. Si veda anche R. CLOGG e G. YANNOPOULOS (a cura di), Greece under military rule, London 1972, e R. CLOGG, A Concise History of Greece, Cambridge University Press, Cambridge 2013, in particolare pp. 152-165. Da segnalare infine, per un punto di vista limitato alle sole relazioni italo-greche, il recente P. SOAVE, La democrazia allo specchio. L’Italia e il regime militare ellenico 1967-1975, Rubbettino, Soveria Mannelli 2014.
94 I negoziati del 1958-1961 confluiti nel primo accordo di Associazione sono richiamati in breve da G. BOSSUAT e A. LEGENDRE, Il ruolo della Commissione nelle relazioni esterne, in M. DUMOULIN (a cura di), cit., pp. 374-375. Per una ricostruzione più approfondita dei rapporti tra Grecia e CE nel ventennio 1961-1981 si rimanda invece al saggio di P. PAPASTRATIS, Opening the Gates to Enlargement. The debate on the Entry of Greece, in A. LANDUYT-D.PASQUINUCCI (a cura di), Gli allargamenti della CE/UE. 1961-2004, tomo I, il Mulino, Bologna 2005, pp. 289-302.
95 ASUE, EM 76 “Association CEE-Grèce 13 mars/20 octobre 1967”, verbale dell’Assemblea parlamentare europea, seduta di lunedì 8 maggio 1967.
96 Per questi anni cfr. A. VARSORI, L’Occidente e la Grecia: dal colpo di Stato militare alla transizione alla democrazia (1967-1976), in DEL PERO-GAVIN-GUIRAO-ID, Democrazie, op.cit., pp. 5-94, in particolare sulle diverse reazione al golpe tra USA e CE si veda pp. 20-24.
97 ASUE, EM 76, Compte-rendu sommaire de la 49e reunion du Comité d’Association CE-Grèce, Secretariat Exécutif de la Commission des Communautes Europeennes, Bruxelles, 19 juillet 1967, confidentiel.
98 Il ruolo di Edoardo Martino nel dipanarsi della vicenda non può per onestà definirsi rilevante, ma erano note da tempo le sue posizioni personali in merito ai segnali da dare, da parte europea, verso il nuovo corso avviato ad Atene. Si veda la documentazione in ASUE, EM 77 “Association CEE-Grèce” (23 octobre 1967- 24 avril 1968), Nota confidenziale per i membri della Commissione, s.d. ma collocabile nel marzo 1968.
99 Il riferimento non può che andare alla Primavera di Praga e all’onda emotiva che questa provocò immancabilmente nel corso del 1968 anche in Europa occidentale. La posizione di condanna netta dell’intervento sovietico e della cosiddetta “dottrina Breznev” da parte delle CE per voce di Martino ne favoriva l’accreditamento in sede internazionale come istituzione a difesa delle libertà democratiche e di autodeterminazione di ogni popolo, difficilmente conciliabile, agli occhi dell’opinione pubblica, con il perdurare di rapporti ufficiali con una dittatura militare. Si veda in ASUE, EM48, La distensione in Europa e l’invasione della Cecoslovacchia, discorso pronunciato all’Assemblea di Strasburgo il 1° ottobre 1968.
100 Già nel novembre 1968 il commissario democristiano evidenziava, dati alla mano, come il caso greco fosse l’unico in cui il volume complessivo degli scambi import-export con i Sei non fosse diminuito a causa della congiunturale contrazione dell’economia globale ormai incipiente, e anzi fosse aumentato fino a raggiungere i 59,2 miliardi di dollari totali. In ASUE, EM48, Les investissements étrangers dans la Grèce, relazione da presentare alla Commissione Esecutiva, s.d. ma collocabile entro il 1° dicembre 1968.
101 ASUE, EM 48, L’Associazione CE-Grecia dopo il colpo di Stato, discorso pronunciato all’Assemblea di Strasburgo, 7 maggio 1969.
102 Ibidem, EM 80 Association CEE-Grèce (novembre 1968-mars 1969), Rapport sur la situation en Grèce du M. van der Stoel presenté à l’Assemblé Consultative du Conseil de l’Europe du 28 janvier 1969.
103 ASUE, EM 48, L’Associazione Ce-Grecia dopo il colpo di Stato, cfr. supra.
104 Non mancano infatti, né nei commenti personali alle note preparate dalla Direzione Generale I, né nei suoi interventi pubblici, reiterati cenni all’insufficienza dei margini decisionali concessi alla Commissione.
105 L’intervento sopra richiamato è solo uno dei tanti che vede Martino protagonista di polemiche su questo tema nel periodo.
106 Un pericolo che si avvertiva spesso nelle comunicazioni tra i vari uffici della Commissione inerenti alla crisi greca, e che per esempio ricorre prima del mancato prestito al governo greco da parte della BEI.
107 ASUE, EM 77 “Association CEE-Grèce”, Prof. Calogeropoulos Stratis a Edoardo Martino, Atene, 1° febbraio 1968.
108 Nota a mano probabilmente dello stesso Levi Sandri: “D’accordo, ma quale può essere un tema “accettabile” dalla maggioranza dei commissari?” in ASUE, EM 77, Paolo Antici a Giovanni Falchi, capo di gabinetto del Vicepresidente (e commissario alle Politiche Sociali, ndr) Lionello Levi Sandri, Bruxelles 6 marzo 1968, confidenziale.
Lorenzo Meli, L’europeismo italiano nell’“età delle crisi”. Il contributo dei politici democristiani alla Commissione Esecutiva CE (1967-1984), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno Accademico 2015-2016#1967 #1968 #CEE #colonnelli #colpo #Comunità #dittatura #Europa #Grecia #Italia #LorenzoMeli #Sei #stato
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Commanders rookie has the right attitude for remainder of this season https://www.rawchili.com/nfl/607399/ #Commanders #CroskeyMerritt #Football #GrantAndDanny #GrantPaulsen #JacoryCroskeyMerritt #JaydenDaniels #NFL #Washington #WashingtonCommanders #WashingtonCommanders
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Silvester: toll, wenn Dreck, Krach & Stress für Haus- und Wildtiere nicht wären. Unser Münchner OB-Kandidat Tobias Ruff kämpft für eine Ausweitung des Böller-Verbots. Für Grünanlagen & dichte Wohngebiete wäre das spielend umzusetzen. Sanitäter, Ärztinnen & alle Einsatzkräfte würden sich freuen. #ödp #orangeaktiv #öodernie #böllerfrei #silvester #tierschutz #brotstattböller #futterstattböller
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Das Programm in #Regensburg: weg mit dem #Grün, weg mit den #Blüten.
Vorgestern eine Blühlandschaft mit #Mohnblumen und echter #Kamille. Heute verbrannte Erde.
"Grünanlagenpflege" ohne Sinn und Verstand. In einer kommunalen Wohnanlage braucht´s keine Bienen, keine Pflanzen, kein Leben. Hauptsache deutsch akkurat plattgemacht, manch´ Mensch meint aufgeräumt (ok, nicht mal das). Sauber, sagt der Bayer. Arrgh ...
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@bommelNein, du *musst* es nicht wissen.
Und auf welcher Grundlage soll ich dann meine Bilder beschreiben?
Einfach irgendwie und dann hoffen, daß ich dafür nicht von jemandem auf den Deckel kriege, und sei es hinter meinem Rücken?In deinen Aussagen steckt ja auch die Grundannahme, dass es ein "richtig" gibt - auch diese ist falsch, denn Menschen sind verschieden und bevorzugen unterschiedliche Dinge und Herangehensweisen.
Das heißt, ich könnte auch völligen Unfug schreiben, und das wäre okay?
Übrigens habe ich selbst schon mehrfach gesehen, wie Fediverse-Nutzer für nutzlose Alt-Texte gemaßregelt wurden.
Ich kann nur soviel sagen: Auch du wirst nur so lange darauf beharren, daß es ein "richtig" bei Bildbeschreibungen nicht gibt, bis du genügend kompletten Müll in Alt-Texten gesehen hast. Oder bis du für einen Alt-Text, den du für absolut angemessen hältst, von Mastodons Alt-Text-Polizei auf den Deckel bekommst. Die ist dir nämlich schon ein ganzes Stück voraus.
#Long #LongPost #CWLong #CWLongPost #LangerPost #CWLangerPost #FediMeta #FediverseMeta #CWFediMeta #CWFediverseMeta #AltText #AltTextMeta #CWAltTextMeta #Bildbeschreibung #Bildbeschreibungen #BildbeschreibungenMeta #CWBildbeschreibungenMeta #AltTextPolizei -
@bommelEs bleibt dabei: Deine Grundannahmen sind falsch.
Und korrekt wäre dann statt dessen was genau?
Daß absolut jedes Bild in absolut jedem Kontext (auch wenn das Bild selbst der Kontext ist wie häufig bei mir) für absolut jeden da draußen adäquat innerhalb von Sekunden absolut adäquat in unter 10 Wörtern beschrieben werden kann?
Daß ich einfach nur grob erwähnen muß, was auf dem Bild ist? Und wer nicht weiß, wie es aussieht, es aber wissen will, kann sich gehackt legen oder sich selbst die Mühe machen, mich zu fragen?
Und im übrigen:@kc schuldet dir als Betroffene überhaupt nix - auch keine Bestätigung für irgendwas.
Das heißt also, der Grund, warum ich hier nie Feedback für Bildbeschreibungen bekomme, ganz besonders nicht von denen, die sie brauchen, ist, weil mir kein Feedback zusteht? Von der eigentlichen Zielgruppe schon mal erst recht nicht?
Und woher soll ich dann wissen, wie ich es richtig machen soll? Was Blinde und Sehgeschädigte im Fediverse wirklich brauchen?
Ich muß es ja wissen. Das wird ja zwingend von mir erwartet, denn von mir wird erwartet, daß ich dieses Wissen anwende. Gleichzeitig wird mir der Erwerb dieses Wissens aktiv verwehrt.
#Long #LongPost #CWLong #CWLongPost #LangerPost #CWLangerPost #FediMeta #FediverseMeta #CWFediMeta #CWFediverseMeta #AltText #AltTextMeta #CWAltTextMeta #Bildbeschreibung #Bildbeschreibungen #BildbeschreibungenMeta #CWBildbeschreibungenMeta #Barrierefreiheit #Inklusion -
Leute mit #Kleingarten beobachten es an der #Rinde vom #Obstbaum, manchmal ist es aber auch an #Wald-Bäumen in Gewässernähe zu sehen: Rote Färbung. Sind das #Schadstoffe, die die Bäume aus dem Boden ziehen oder #Eisen? Beides falsch. Verantwortlich ist die #Luftalge bzw. #Grünalge Trentepohlia aurea. Sie schädigt den Baum nicht & wächst bei feuchtem Wetter besonders gut. Statt auf Schadstoffe, weist sie -im Gegenteil- auf auf saubere (schwefelarme) Luft hin.
#Stadtnatur #Berlin #Artenvielfalt -
Pianot på Kyivs centralstation
Han kan inte vara mer än sjutton, arton år. Vit pikétröja, en liten axelremsväska, ett par ljusa jeans. Han sitter framför ett upprätt piano av brunt fanér i en marmorinklädd nisch i avgångshallen på Kyiv-Pasazhyrskyi, Kyivs centralstation. Ovanför honom, mot stenen, en blå skylt: ”Грай! Нехай тебе почує весь вокзал!” Spela. Låt hela stationen höra dig.
Det är min tionde resa hit sedan den fullskaliga invasionen i februari 2022. Det är nästan alltid någon som spelar.
Jag panorerar långsamt med kameran. Bakom honom passerar resenärer på väg mot säkerhetskontrollen, ryggsäckar, resväskor, en man med rödbrun packning som väntar nedanför rulltrappan. Centralhallen öppnar sig i sin sovjetiska storskalighet med höga pelare i jaspis och brungrön sten och en honungsrund kupol. Mitt i hallen lyser den stora avgångstavlan grön och orange. Det är dit jag riktar bilden till slut.
På tavlan finns Lviv, Odesa, Charkiv, Dnipro, Sumy. Tågen går. Men intill, mot väggen, finns en separat lista över destinationer som rubriceras som ”tillfälligt ockuperade territorier”. Donetsk. Luhansk. Mariupol. Sevastopol. Simferopol. Berdiansk. Lysytjansk. Jevpatorija. Kerch. Det är en förteckning över onåbara tågstationer. Tillfälligt. En dag kommer tågen att gå dit igen. Det är en hållning, inte ett påstående.
Vid hallens bortre ände passerar en man med kryckor förbi ett café. Grön uniformsjacka, rakat huvud, ena byxbenet vikt och fasthäftat. Han haltar förbi cheesecake-skylten och försvinner mot rulltrappan. Det kan ha varit en mina. Det kan ha varit en FPV-drönare. Världshälsoorganisationens europakontor uppskattade redan vid mitten av 2024 att över hundra tusen amputationer hade genomförts i Ukraina under kriget. Det är en av de högsta siffrorna i modern europeisk historia. Ukraina är ett av världens mest minerade länder.
Pianot fortsätter att klinga.
På morgonen hade flyglarmet ljudit över staden. Det är numera inget anmärkningsvärt alls. Det ljuder flera gånger om dygnet, ibland flera gånger per natt. På människors ansikten den här resan finns det jag har sett varje gång det senaste året. Trötthet i ögonvrår. En sömn som aldrig riktigt blir sömn. En oro som lagts till lager på lager tills den blivit ett underliggande klimat.
Och samtidigt är det vår i Kyiv. Solen står varm över stadens gator och torg. Kastanjeträden är på väg att slå ut. Det finns en lättnad i luften som inte handlar om kriget men som ändå handlar om kriget, för det är den lättnad som följer på en lång och mörk vinter. Hopp är inte detsamma som optimism. Hopp är att fortsätta sätta sig vid pianot.
Den här veckan tillkännagav Trump ett tredagars eldupphör i samband med Segerdagen den nionde maj. Som så ofta i detta krig vilade det mer på diplomatiska formuleringar än på någon säker förväntan om tystnad vid fronten. Ryssland kontrollerar fortfarande omkring en femtedel av Ukraina, inklusive Krim och de delar av Donbas som ockuperades före den fullskaliga invasionen. Under 2026 har de ryska framryckningarna fortsatt, men takten har minskat. Priset har varit enormt. Enligt flera västliga och ukrainska uppskattningar överstiger Rysslands samlade militära förluster, dödade och sårade inräknade, en miljon. Enligt brittiska och ukrainska uppgifter har Ryssland under början av 2026 förlorat fler soldater per månad än landet förmår rekrytera. Samtidigt når Ukrainas drönare allt längre in i Ryssland och har orsakat betydande skador på raffinaderier, hamnar och annan oljeinfrastruktur. Det slår mot en av de viktigaste intäktskällorna i den ryska krigsekonomin.
Men vid pianot på centralstationen är vi här och nu. Den unge mannens fingrar fortsätter över tangenterna. Stationsklockan tickar. Tåget mot Przemyśl avgår om fyrtio minuter.
Jag är här i mitt arbete vid RISE, inom ramen för Myndigheten för psykologiskt försvars uppdrag att stödja ukrainska institutioner. Veckan har varit fylld av möten, workshops och utbildning tillsammans med våra partners. Vi har träffat svenska myndigheter på plats och har samverkat med kollegor från andra länder i Europa. För varje resa till Ukraina jag haft, har jag funnit att förmågan att lära och att utvecklas inte handlar om ett ensidigt stöd från Sverige till Ukraina. Det går åt båda håll.
Den första tiden var rörelsen enkelriktad. Vi kom hit för att stödja. För att överföra strukturer, metoder, arbetssätt och teknik. Men nu är bilden en annan. Myndigheten för Civilt Försvar slutredovisade i januari 2026 regeringsuppdraget om ukrainska erfarenheter för det svenska civila försvaret. Totalförsvarets forskningsinstitut publicerade några dagar före denna resa ett memo om luftkrig och skyddsrum med direkta lärdomar från den ukrainska vardagen. När vi reser till Ukraina idag, är utbytet ömsesidigt.
Liubov Tsybulska, som grundade Join Ukraine, uttryckte det tydligt vid ett av våra möten i vintras. ”I moderna krig är det inte arméer som vinner. Det är samhällen.” Det Ukraina lär oss är hur ett samhälle håller. Hur en järnväg fortsätter rulla under ungefär sex attacker per dygn mot infrastrukturen. Hur vägar och hus repareras efter ett anfall. Om hur organisationer ställer om för att möta teknikutvecklingen, dra nytta av dess fördelar utan att falla offer för dess negativa konsekvenser.
Men jag lär mig också mycket om motståndskraft i vardagen. Om hur ett kafé fortsätter att erbjuda en grymt god cheesecake. Om hur ett piano står tillgängligt mitt i en centralstation i ett land i krig, och hur en ung man sätter sig och spelar under skylten med orden ”spela, låt oss höra dig.”
Det är en politisk handling. Att vara hörd är motsatsen till att vara tystad. Hela det ryska projektet handlar om det senare, om att radera röster, identitet, ortsnamn. Skylten ovanför pianot är ett svar.
Tåget rullar långsamt västerut. I kameran ligger en kort film som fångade ett vardagligt ögonblick. En ung mans fingrar över tangenter. En avgångstavla med städer som inte går att resa till. En veteran vid kaféet. Och bakom det, marmorhallens dämpade ekon av tonerna han spelar, som fortsätter klinga genom hallen även när jag lägger från mig telefonen samtidigt som vagnen lämnar perrongen.
En dag kommer tågen att gå till Mariupol igen. Tills dess behöver Ukraina vårt stöd. Och vi behöver deras lärdomar lika mycket. Det är en jämbörd relation nu. Det vore ohederligt att tala om den som något annat.
#Kyiv #Motståndskraft #Svenska #Ukraina -
Aviation weather for Grant airport (USA) is “METAR KGGF 281835Z AUTO 19022G27KT 10SM CLR 17/M07 A3007 RMK AO2” : See what it means on https://www.bigorre.org/aero/meteo/kggf/en #grantairport #airport #grant #usa #kggf #metar #aviation #aviationweather #avgeek vl
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🍖🇸🇪 Anføreren af nazistpartiet i #Sverige, #JimmieÅkesson, vil tvinge skoler til at servere døde dyr for eleverne hver eneste dag.
»Det spiller ingen rolle, hvilken obskur forskning antikødsfraktionen på #venstrefløjen henviser til,« siger nazipartiføreren.
https://www.tv4.se/artikel/2XVeYJrh1olfiSewZIV2cl/akessons-krav-vill-se-fagel-fisk-eller-koett-varenda-dagDet er ingen overdrivelse at betegne #SverigesDemokraterne som #nazister, idet en af grundlæggerne var frivillig i #WaffenSS og bar armbånd med #hagekors.
https://www.aftonbladet.se/kultur/bokrecensioner/a/zpmVK/nazisten-som-grundade-sd -
🏵️ Frühling in Leipzig
Winterlinge in Grünau-Mitte/Schönau
#Leipzig #Grünau #Schönau #Frühblüher #Winterling #Winterlinge #Blumen #Blüten
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Die Stadt #Pulheim fördert auch 2025 wieder die #Begrünung von Dächern und Fassaden.
Privatpersonen und Gewerbetreibende erhalten 50 % Zuschuss auf förderfähige Kosten, bis zu 40 Euro pro Quadratmeter und maximal 2.000 Euro pro Antrag.
Ziel ist es, #Luftqualität zu verbessern, #Hitzeinseln zu verringern und die #Artenvielfalt zu stärken. Das Gesamtbudget beträgt 50.000 Euro.
https://www.rheinische-anzeigenblaetter.de/pulheim/c-nachrichten/effektvoll-fuer-die-umnwelt_a339432
#Gründach #Fassadenbegrünung #Klimaschutz #Stadtgrün #Förderprogramm #Hitzeschutz
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A brilliant afternoon working on the barricade scenes of Les Miserables - touring South Devon in May/ June 2023 (info at www.southdevonplayers.com) with our brilliant cast. From established actors to be people who have never been on stage before, it is really coming along beautifully
#DevonActors #brixhamtheatre #lesmiserables #devontheatre #devon #brixham #acting #lesmis #actorslife #enjolras #grantaire #gavroche
Photos by Lily, Sue, Sophie, Gareth.
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European Union Commits Over $22 Million to Support Cambodia’s Strategic Sector Reforms
New funding targets education, fisheries, and financial management to drive long-term economic growth and transparency The European Union…
#Economy #Economicandfinance #EconomyofEU #EconomyofEuropeanUnion #EconomyoftheEU #EconomyoftheEuropeanUnion #EU #EUeconomy #Europe #grantaid #mef
https://www.europesays.com/2654146/ -
Metwalkers book club reads ‘Julia’ by Sandra Newman. A retelling of Orwell’s ‘nineteen eighty four’
https://www.metropolitan-walkers.org.uk
#ramblersgb #book #reading #1984 #bigbrotheriswatchingher @grantabooks -
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