#sei — Public Fediverse posts
Live and recent posts from across the Fediverse tagged #sei, aggregated by home.social.
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O procedimento de cancelar disponibilização de *bloco de assinatura* antes de adicionar outro documento é burro, trabalhoso, pouco intuitivo, e é por isso que os comunicadores sociais da minha equipe, todos impacientes sob efeito de café, criam 550 blocos por semana e depois eu tenho que ir lá apagar porque pareço ser a única que realmente entendeu como os blocos funcionam (ou como deveriam funcionar).
Alguém sabe se a equipe do SEI tem alguma ferramenta para receber contribuições? Tem umas burrices na UX que até eu, que sou jornalista htmhelen, conseguiria resolver.
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Só #SEI que acabei de excluir meu bloco de assinaturas favorito sem querer.
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O #SEI desloga automaticamente quando a gente abre várias abas, então se a gente precisa comparar vários processos, a gente sifu.
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#news ⚡ Dax startet neuen Erholungsversuch – Anleger an der Seitenlinie: Der Dax hat am Freitagmorgen einen neuen Erholungsversuch gestartet. Gegen 9:30 Uhr wurde der Leitindex mit rund 23.120 Punkten berech... https://hubu.de/?p=319015 | #anleger #dax #erholungsversuch #sei
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Google-Maps-Fehler sorgt für Staus
Eine #falsche #Sperrungsmeldung von #GoogleMaps für die #A1 bei #Leverkusen hat für #Staus gesorgt. Wie es zu dem #Fehler kommen konnte.
Lange Staus hat es am #Dienstagnachmittag um Leverkusen gegeben, weil #Autofahrer einer #vermeintlichen #Sperrung #ausweichen wollten. Auf Google Maps wurde ihnen #angezeigt, dass die A1 #Richtung #Dortmund #gesperrt #sei – obwohl diese Sperrung bereits am #Sonntag aufgehoben worden war.
https://www1.wdr.de/nachrichten/google-maps-fehler-stau-a1-leverkusen-sperrung-verkehr100.html -
@alineonline Quando eu crio o documento, ainda aparece a pop-up. Tenho que fechar a pop-up e clicar no botão de editar para abrir em aba.
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Para quem prefere abrir o editor do SEI em uma nova aba, a extensão é essa: https://chromewebstore.google.com/detail/open-pop-up-as-tab/ahkigobklmfjfoddojojphffagkfakpc
Funciona em Edge, Chrome, Vivaldi, Opera, Brave e todos os demais navegadores Chromium.
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Estou encantada com a função "blocos internos". É a versão digital para "pilhas de processo" :bloboohcry:
#SEI -
Ontem aprendi que intimação eletrônica no #SEI "não dá ré".
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O #SEI tem uns bugs que não têm explicação nenhuma não terem resolvido ainda, como num mesmo documento ele formatar "texto à esquerda" ora com fonte sem serifa outra hora com fonte com serifa. É para agradar democratas e republicanos? Estamos no Brasil, pode ser até Comic Sans MS, desde que seja uma fonte só no documento inteiro. 😆
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Quando você tenta tirar documentos de um bloco disponibilizado, não seria mais simples já aparecer uma janela avisando o cancelamento da disponibilidade do que impedir a retirada dos documentos e obrigar você a ir a outra tela só pra cancelar a disponibilidade?
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A agonia que eu tenho dessas colunas fantasmas do SEI!
É html, mas não consigo mudar o html para corrigir isso. Tristeza.
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Brevan Howard-Backed Tokenization Firm Expands Funds to Sei as RWA Momentum Grows - KAIO, the tokenization firm backed by Brevan Howard and Nomura Bank's crypto-focused Lase... - https://www.coindesk.com/business/2025/10/08/brevan-howard-backed-tokenization-firm-expands-funds-to-sei-as-rwa-momentum-grows #tokenizedassets #realworldassets #brevanhoward #laserdigital #exclusive #finance #news #sei
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Le istituzioni della CEE e la Grecia dei colonnelli
Uno dei primi temi sul tavolo sin dall’estate del 1967 era rappresentato naturalmente dalla situazione politica che viveva il più antico partner commerciale europeo, la Grecia, all’indomani del golpe del 21 aprile <93.
Dal 1961, anno della firma del primo accordo di Associazione siglato dal governo moderato di Kostantinos Karamanlis <94, le relazioni tra i Sei e la monarchia ellenica si erano infatti mantenute sostanzialmente buone, ma l’avvio di un’ennesima dittatura militare nel cuore dell’Europa “atlantista”, sotto influenza occidentale, non avrebbe potuto rimanere senza conseguenze.
Il Commissario italiano si trovò così a dover prendere da subito in carico una situazione molto delicata, che coinvolgeva da vicino gli stessi organi di Associazione. Edoardo Martino si era del resto già interessato in prima persona alle vicende istituzionali greche, mentre ricopriva ancora la carica di Presidente della Commissione politica parlamentare a Strasburgo. Già nel maggio 1967, a poche settimane dai fatti di Atene, si era fatto relatore di una risoluzione congiunta insieme all’eurodeputato olandese Schuijt, co-presidente del Consiglio di Associazione, che invitava di fatto l’Europa ad un’interruzione immediata delle sue relazioni diplomatiche con il Paese.
“[…] Quanto accaduto in Grecia ci preoccupa come se fosse accaduto in casa nostra, perché abbiamo sempre sostenuto in quest’aula, e fuori, che l’accordo di associazione non rappresenta altro che un primo e necessario passo per la completa partecipazione greca alla nostra opera di costruzione di un’Europa unita e democratica. […] La Comunità stessa, in queste condizioni, non ha potuto assumere alcuna posizione ufficiale. Il Consiglio dei ministri dell’associazione, che avrebbe dovuto riunirsi per approvare la relazione annuale da presentare alla Commissione parlamentare mista, non è stato convocato. E poi, come convocare la Commissione parlamentare mista se il Parlamento ellenico non esiste più? […] In questo Parlamento che costituisce presidio democratico delle libertà europee noi sappiamo, signor Presidente, qual è oggi il nostro compito, il nostro dovere: è intanto quello di denunciare l’estrema gravità della situazione determinata dal Colpo di Stato. Per questo abbiamo presentato una interrogazione con discussione, invocando l’urgenza. Ma il nostro compito e il nostro dovere è anche quello di favorire con ogni mezzo il ritorno alla normalità democratica del Paese amico. A questa normalità la Grecia non può non ritornare se essa desidera veramente continuare con noi sulla via dell’unità europea. E ci auguriamo che essa vi torni al più presto” <95.
E’ noto come una simile intransigenza fosse condivisa negli stessi mesi dalla maggioranza dell’Assemblea parlamentare, e dallo stesso Jean Rey, in procinto di assumere la guida della prima Commissione unificata, ma al contempo come fosse ben lontana dal riguardare le cancellerie dei Sei e le loro rappresentanze a Bruxelles <96.
Se la dimensione di una necessaria stabilità geopolitica del continente si trovava giocoforza confermata come prevalente, si stava provando in ogni caso ad agire, pur nei ristretti margini consentiti al Berlaymont, senza poter però affondare del tutto il colpo. Dopo diverse settimane d’interruzione, e qualche avvicendamento, spesso dai risvolti drammatici, nella composizione dei membri di parte greca, i lavori del Consiglio di Associazione ripresero già dal luglio seguente <97.
L’autunno seguente vide protagonista la nota vicenda della mancata concessione di un prestito di 10 milioni di dollari che la Banca Europea per gli Investimenti avrebbe dovuto concedere al governo greco entro il 31 ottobre 1967, nell’ambito delle convenzioni finanziarie rientranti nei precedenti accordi. Il parere negativo fornito da Palais Berlaymont ad un’operazione del genere non riuscì ad essere superato dal Consiglio dei ministri economici delle Comunità, che, non trovando l’unanimità in materia, fu costretto per una volta ad allinearsi agli indirizzi della Commissione <98. Tutto ciò poteva però difficilmente scalfire una situazione comunque contrassegnata da una certa dose di ambivalenza e per certi versi di malcelato imbarazzo, almeno da parte di alcuni ambienti comunitari, che era destinata a trascinarsi ancora a lungo, in sostanza fino al più generale stravolgimento politico che avrebbe interessato il Paese ellenico e l’intera area sudeuropea nel 1974-1975. Imbarazzo tanto più evidente alla luce dei fatti che nel frattempo stavano accadendo nel mondo d’Oltrecortina <99, e che contribuivano ad offuscare sempre più l’immagine delle istituzioni europee agli occhi dell’opinione pubblica dei Sei, oramai particolarmente sensibile a certi temi. Ancora all’inizio del 1969, il dibattito a Strasburgo non mancava di evocare in chiave polemica lo stato dei rapporti tra Bruxelles ed Atene. L’aver distinto all’interno del Consiglio di Associazione gli aspetti del dialogo inter-istituzionale e culturale da quelli più eminentemente commerciali <100 non poteva di certo bastare a fugare le critiche di una parte consistente dell’Assemblea parlamentare, e di questo lo stesso Martino si dimostrava ben consapevole. Nel corso della seduta del 7 maggio 1969, ad esempio, il Commissario alle Relazioni Esterne fu coinvolto in prima persona dalle sollecitazioni giunte nei giorni e nelle settimane precedenti da vari parlamentari. La richiesta ufficiale di abbandono di ogni ambiguità nelle relazioni con il regime ellenico da parte della Comunità fu perorata a Strasburgo in primis da Carlo Scarascia Mugnozza, all’epoca presidente della Commissione politica del Parlamento e, come si è visto, successore proprio di Martino allo stesso incarico <101. Richiami in questa direzione erano in realtà già arrivati, a fine gennaio, dall’Assemblea consultiva del Consiglio d’Europa, e una parte degli europarlamentari soprattutto di area social-democratica aveva avuto buon gioco nel riprenderli <102.
Nel ricordare quanto fatto, anche dietro sua iniziativa, già poco dopo gli avvenimenti del 1967, ad esempio con gli appelli portati avanti dal Parlamento, in quell’occasione Martino non si sottraeva dal ritornare, non senza accenti polemici, sulle responsabilità da attribuire ad altri organi delle Comunità presenti nelle istituzioni bilaterali – bien sur il Consiglio CE – per la mancata interruzione generale di tutti i rapporti, stigmatizzando come non tutto fosse in suo potere, e, anzi, la Commissione fosse suo malgrado relegata ad classico ruolo ancillare da parte dei Sei governi centrali e dei loro apparati diplomatici.
“[…] Non farò torto all’onorevole Romeo ricordandogli che l’accordo di Atene […] è stato concluso tra la Comunità e gli Stati membri, da una parte; e lo Stato ellenico dall’altra; e che il Consiglio d’associazione è quindi composto, per quanto concerne la Comunità, dal Consiglio e dalla Commissione della C.E.E. Ne consegue che la linea di azione comunitaria è definita dalle istituzioni della Comunità e che pertanto nessuna decisione relativa all’ applicazione dell’accordo di Atene può essere presa dalla sola Commissione. Questo non significa, naturalmente, che la Commissione sia rimasta indifferente nei riguardi del regime costituzionale di un Paese che aspira a divenire membro della Comunità: se n’è anzi vivamente preoccupata e ne ha discusso in Consiglio, […] ed è giunta, con il Consiglio, alla conclusione che si dovesse soprassedere alla discussione di taluni sviluppi futuri, limitandosi, per il momento, alla gestione ordinaria dell’accordo […]” <103.
Dunque, ancora una volta, se si era in cerca di responsabilità politiche queste non dovevano essere indirizzate a Palais Berlaymont, che aveva fatto tutto quanto – poco, si conveniva <104 – in suo potere per prendere le distanze per lo meno in termini di indirizzo politico da un regime manifestamente autoritario, mantenendo netta la distinzione tra gestione “ordinaria” dell’accordo del 1961, che doveva proseguire, e prospettive di più lungo termine, sospese a tempo indeterminato.
Nei dodici mesi seguenti, lo stallo proseguì in definitiva senza significativi passi in avanti, mantenendo il commissario italiano in una situazione di involontaria ambiguità che non si fatica a cogliere nella documentazione privata giuntaci come mal sopportata <105. L’interruzione totale delle relazioni tra Bruxelles ed Atene poteva evidentemente essere decisa solo ad un livello intergovernativo, e la diplomazia comunitaria altro non poteva fare se non bloccare almeno la cooperazione istituzionale (su tutti lo scambio di visite da parte di delegazioni parlamentari) prevista dal Consiglio di Associazione, in attesa di un ritorno ad un pieno assetto democratico delle istituzioni elleniche, ancora tuttavia imprevedibile nelle tempistiche. E d’altra parte anche a Bruxelles cominciò a pesare non poco la preoccupazione che una chiusura complessiva dei rapporti col Paese ellenico potesse aggravare ulteriormente la già tragica situazione politica interna <106.
Dove non arrivava la politica, potevano tuttavia giungere iniziative di carattere personale, in una dinamica che può spiegare bene certi aspetti del funzionamento degli organi CE in contesti simili. Nel corso del 1968 infatti, Martino si interessò in prima persona, su segnalazione e per tramite del suo gabinetto politico guidato all’epoca da Paolo Antici, al destino del professor Spyros Calogeropoulos Stratis, docente di Diritto Internazionale all’Università di Atene, già Segretario del Movimento Europeista greco, che il governo del colonello Papadopoulos aveva collocato a riposo anzitempo <107. Per le sue posizioni, l’accademico poteva annoverarsi tra i tanti dissidenti della dittatura, che per questo motivo si era indirettamente proposto per un’ancora imprecisata collaborazione scientifica con gli uffici della Commissione, di cui fu avvertito tramite il suo segretario personale Raymond Rifflet lo stesso presidente Rey. Superando qualche perplessità iniziale derivata dalla difficoltà nell’individuare un progetto scientifico chiaro da affidare al giurista <108, anche grazie all’intervento di Martino e del suo gabinetto la Divisione del personale della CEE decise in senso favorevole nell’autunno 1968.
Il progressivo stabilizzarsi del regime dittatoriale greco, ratificato dalla nuova Costituzione del 1968, comportò quindi una prima battuta d’arresto per gli sforzi compiuti dalle Comunità europee sulla strada di una nuova e più assertiva politica estera. Quasi a fare da contraltare a quanto precede, la parallela vicenda dell’altrettanto difficile proseguimento delle relazioni diplomatiche con Ankara, gettate oramai da diversi anni, e di cui Martino fu di nuovo protagonista.
[NOTE]
93 Sul tema si rimanda, per una prima analisi coeva ai fatti, al lavoro di Mario CERVI, Dove va la Grecia? Dal colpo di Stato al referendum, Mursia, Milano 1968. D’interesse anche il volume di S. ROUSSEAS, Grecia contemporanea, Feltrinelli, Milano 1968. Si veda anche R. CLOGG e G. YANNOPOULOS (a cura di), Greece under military rule, London 1972, e R. CLOGG, A Concise History of Greece, Cambridge University Press, Cambridge 2013, in particolare pp. 152-165. Da segnalare infine, per un punto di vista limitato alle sole relazioni italo-greche, il recente P. SOAVE, La democrazia allo specchio. L’Italia e il regime militare ellenico 1967-1975, Rubbettino, Soveria Mannelli 2014.
94 I negoziati del 1958-1961 confluiti nel primo accordo di Associazione sono richiamati in breve da G. BOSSUAT e A. LEGENDRE, Il ruolo della Commissione nelle relazioni esterne, in M. DUMOULIN (a cura di), cit., pp. 374-375. Per una ricostruzione più approfondita dei rapporti tra Grecia e CE nel ventennio 1961-1981 si rimanda invece al saggio di P. PAPASTRATIS, Opening the Gates to Enlargement. The debate on the Entry of Greece, in A. LANDUYT-D.PASQUINUCCI (a cura di), Gli allargamenti della CE/UE. 1961-2004, tomo I, il Mulino, Bologna 2005, pp. 289-302.
95 ASUE, EM 76 “Association CEE-Grèce 13 mars/20 octobre 1967”, verbale dell’Assemblea parlamentare europea, seduta di lunedì 8 maggio 1967.
96 Per questi anni cfr. A. VARSORI, L’Occidente e la Grecia: dal colpo di Stato militare alla transizione alla democrazia (1967-1976), in DEL PERO-GAVIN-GUIRAO-ID, Democrazie, op.cit., pp. 5-94, in particolare sulle diverse reazione al golpe tra USA e CE si veda pp. 20-24.
97 ASUE, EM 76, Compte-rendu sommaire de la 49e reunion du Comité d’Association CE-Grèce, Secretariat Exécutif de la Commission des Communautes Europeennes, Bruxelles, 19 juillet 1967, confidentiel.
98 Il ruolo di Edoardo Martino nel dipanarsi della vicenda non può per onestà definirsi rilevante, ma erano note da tempo le sue posizioni personali in merito ai segnali da dare, da parte europea, verso il nuovo corso avviato ad Atene. Si veda la documentazione in ASUE, EM 77 “Association CEE-Grèce” (23 octobre 1967- 24 avril 1968), Nota confidenziale per i membri della Commissione, s.d. ma collocabile nel marzo 1968.
99 Il riferimento non può che andare alla Primavera di Praga e all’onda emotiva che questa provocò immancabilmente nel corso del 1968 anche in Europa occidentale. La posizione di condanna netta dell’intervento sovietico e della cosiddetta “dottrina Breznev” da parte delle CE per voce di Martino ne favoriva l’accreditamento in sede internazionale come istituzione a difesa delle libertà democratiche e di autodeterminazione di ogni popolo, difficilmente conciliabile, agli occhi dell’opinione pubblica, con il perdurare di rapporti ufficiali con una dittatura militare. Si veda in ASUE, EM48, La distensione in Europa e l’invasione della Cecoslovacchia, discorso pronunciato all’Assemblea di Strasburgo il 1° ottobre 1968.
100 Già nel novembre 1968 il commissario democristiano evidenziava, dati alla mano, come il caso greco fosse l’unico in cui il volume complessivo degli scambi import-export con i Sei non fosse diminuito a causa della congiunturale contrazione dell’economia globale ormai incipiente, e anzi fosse aumentato fino a raggiungere i 59,2 miliardi di dollari totali. In ASUE, EM48, Les investissements étrangers dans la Grèce, relazione da presentare alla Commissione Esecutiva, s.d. ma collocabile entro il 1° dicembre 1968.
101 ASUE, EM 48, L’Associazione CE-Grecia dopo il colpo di Stato, discorso pronunciato all’Assemblea di Strasburgo, 7 maggio 1969.
102 Ibidem, EM 80 Association CEE-Grèce (novembre 1968-mars 1969), Rapport sur la situation en Grèce du M. van der Stoel presenté à l’Assemblé Consultative du Conseil de l’Europe du 28 janvier 1969.
103 ASUE, EM 48, L’Associazione Ce-Grecia dopo il colpo di Stato, cfr. supra.
104 Non mancano infatti, né nei commenti personali alle note preparate dalla Direzione Generale I, né nei suoi interventi pubblici, reiterati cenni all’insufficienza dei margini decisionali concessi alla Commissione.
105 L’intervento sopra richiamato è solo uno dei tanti che vede Martino protagonista di polemiche su questo tema nel periodo.
106 Un pericolo che si avvertiva spesso nelle comunicazioni tra i vari uffici della Commissione inerenti alla crisi greca, e che per esempio ricorre prima del mancato prestito al governo greco da parte della BEI.
107 ASUE, EM 77 “Association CEE-Grèce”, Prof. Calogeropoulos Stratis a Edoardo Martino, Atene, 1° febbraio 1968.
108 Nota a mano probabilmente dello stesso Levi Sandri: “D’accordo, ma quale può essere un tema “accettabile” dalla maggioranza dei commissari?” in ASUE, EM 77, Paolo Antici a Giovanni Falchi, capo di gabinetto del Vicepresidente (e commissario alle Politiche Sociali, ndr) Lionello Levi Sandri, Bruxelles 6 marzo 1968, confidenziale.
Lorenzo Meli, L’europeismo italiano nell’“età delle crisi”. Il contributo dei politici democristiani alla Commissione Esecutiva CE (1967-1984), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno Accademico 2015-2016#1967 #1968 #CEE #colonnelli #colpo #Comunità #dittatura #Europa #Grecia #Italia #LorenzoMeli #Sei #stato
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Securitize Expands to Sei, Debuting With Apollo’s $112M Tokenized Credit Fund - Securitize, a platform for tokenizing real-world assets, is expanding to the Sei blockcha... - https://www.coindesk.com/business/2025/09/25/securitize-expands-to-sei-debuting-with-apollo-s-usd112m-tokenized-credit-fund #tokenization #securitize #exclusive #finance #news #sei
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#Oil, #coal and #gas production to bury #climatechange goals
Leaders promised to cut #climate #pollution, then doubled down on #fossilfuels
World producing too much coal, oil and #naturalgas to meet #ParisAgreement targets, in which countries agreed to limit climate pollution and avoid worst effects of #globalwarming
#SEI report shows 20 most polluting countries, including #China, #US and #India, actually plan to produce even more fossil fuels than they did two years ago
https://www.npr.org/2025/09/22/nx-s1-5545645/oil-gas-china-fossil-fuels-climate-paris-agreement -
Eu queria passar 5 minutos no cérebro da criatura que achou que esse ícone de quadradinhos coloridos era perfeito para MUDAR COR DO TEXTO. O pior é que não apareceu ninguém pra consertar ainda.
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Kame Aggregator on Sei Hit by $1M Exploit, Hacker Returns 185 ETH - TLDR:
Kame Aggregator exploit drained over $1M from Sei users by abusing unlimite... - https://blockonomi.com/kame-aggregator-on-sei-hit-by-1m-exploit-hacker-returns-185-eth/ #kameaggregator #tokenapprovals #walletsecurity #blockchain #security #crypto #crime #defi #hack #eth #sei
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Nel 1968 la NATO si preoccupava per Malta
I motivi di apprensione crebbero in seguito allo scoppio della Guerra dei Sei Giorni (5-10 giugno) quale ulteriore drammatico capitolo del conflitto arabo-israeliano tra Israele da un lato, ed Egitto, Siria e Giordania dall’altro, tra il giugno ed il luglio 1967. In seguito a tale avvenimento, a luglio si registrarono 70 unità navali sovietiche – tra quelle di superficie e subacquee – che costituì il picco massimo in assoluto mai raggiunto <240.
Questi avvenimenti indussero l’Alleanza a riflettere con maggiore urgenza e priorità sulla propria postura nella regione e sui rischi che da quest’ultima potevano porsi per il Fianco Sud.
Nella riunione dei ministri degli Esteri NATO svoltasi il 13 giugno in Lussemburgo pochi giorni dopo il cessate il fuoco (9 giugno), Brosio, nel suo discorso d’apertura, esprimeva soddisfazione circa il fatto che nell’ultimo lustro non si fossero verificate crisi eclatanti in Europa, ma che invece quanto stava accadendo in Medio Oriente imponeva a tutti di restare vigili. Ribadì come l’impegno futuro della NATO sarebbe stato quello di continuare a garantire «a just and stable peace in Europe. And when I say Europe, I mean Northern, Central and Southern Europe, including the Mediterranean area» <241. Dalle parole di Brosio, emerge una interpretazione estensiva della sicurezza europea. Una necessità, quella di guardare a Sud-Est, ribadita anche dal paragrafo 14 del ‘Rapporto Harmel’, ossia quell’«esercizio» interno all’organizzazione finalizzato a «studiare i futuri compiti che l’Alleanza ha di fronte, e le procedure per adempierli allo scopo di rafforzare l’Alleanza quale fattore di durevole pace» <242 presentato dal ministro degli Esteri belga che diede il suo nome allo studio, al Consiglio Atlantico del 13 dicembre 1967 <243 nel quale si affermava che «the present situation in the Mediterranean presents special problems»; e tra questi, su quello più di tutti gravoso per la pace della regione, ossia il conflitto arabo-israeliano, la NATO precisava come non fosse di propria responsabilità intervenire ma bensì delle Nazioni Unite <244.
In un periodo così delicato, tra agosto e settembre, il MC [Military Committee della NATO] su impulso della delegazione britannica, propose che il SACEUR [Supreme Allied Commander Europe] desse vita a due studi sullo scenario securitario della regione. Questa iniziativa venne adottata nella riunione del NAC [North Atlantic Council] del 6 settembre, che stabilì come il primo studio si dovesse occupare del ruolo di Malta nel sistema difensivo del Mediterraneo e di come l’Alleanza dovesse agire al fine di scongiurare aggressioni esterne contro l’isola; mentre il secondo dovesse riflettere sulla più generale situazione strategica del bacino <245. Entrambi gli studi furono presentati in sede atlantica nei primi mesi del 1968. Il primo sottolineò come l’isola maltese fosse importante come base militare per l’addestramento e le operazioni atlantiche, e che tale importanza sarebbe ancor di più cresciuta qualora l’Alleanza avesse perso le restanti basi presso i paesi non-NATO nel bacino <246. L’incremento della presenza navale sovietica acuiva il timore principale che l’Alleanza mostrava di nutrire nei confronti dell’isola, ossia che essa potesse scivolare verso l’orbita di Mosca e che alla fine cedesse alle richieste di concessione all’URSS di alcune installazioni portuali: una prospettiva questa che avrebbe posto «a considerable threat to the entire southern area of NATO» <247.
Pur alla luce di tali pericoli, lo studio concluse che non si riteneva necessario impiegare ulteriori unità nella difesa dell’isola, sebbene nel prossimo futuro l’Alleanza avrebbe dovuto prodigarsi al fine di mantenere La Valletta nell’orbita atlantica, scongiurando le avance sovietiche <248.
Il secondo rapporto iniziò a circolare nel febbraio 1968 e parve confermare soprattutto l’interpretazione maturata in sede di MC e NAC nella seconda metà dell’anno precedente secondo la quale l’accresciuta presenza navale sovietica costituiva «a vital threat NATO’s collective security» <249, non tanto da un punto di vista militare, quanto più per i suoi risvolti politici <250. Lo studio, intitolato «The Threat to NATO in the Mediterranean Area», pur non tacendo il rinnovato pericolo militare sia dal punto di vista strategico (con la regione che risultava essere entro la portata di oltre duecento IRBM ed MRBM sovietici) sia navale (con Mosca che schierava moderne unità sia di superficie che sottomarine) asseriva con grande chiarezza che «[the] Soviet military aid and naval presence in the Mediterranean is intended primarily to facilitate the expansion of Soviet influence through the Arab countries and beyond».
L’URSS infatti mirava ad esercitare una pressione politica e psicologica finalizzata a supportare i regimi filosovietici e, da un punto di vista più strettamente militare, ad osservare le manovre navali NATO e ad erodere l’influenza della stessa nella regione <251, col rischio non remoto per l’Alleanza «of being outflanked in the Southern Region» <252 <253.
La crescita dell’influenza sovietica nel bacino venne definita «dramatic» da uno studio elaborato dalla delegazione NATO degli Stati Uniti – intitolato ‘The Mediterranean – A problem for Alliance Security’ – e presentato al Consiglio Atlantico del 28 febbraio 1968. In esso trovava spazio una importante autocritica dello stesso approccio atlantico alla regione, in quanto il fatto stesso che «the Alliance has no regional policy in the Mediterranean» ha di fatto favorito la penetrazione sovietica la quale accrescerà e si gioverà della instabilità politica destinata a rimanere «high during the next several years» <254.
Su questa situazione di accresciuta inquietudine si interrogò il Consiglio Atlantico del 5 aprile 1968. In tale occasione il Segretario Generale Brosio, pur sostenendo che «it was not in the interests of the Alliance to underestimate this threat, it was even less in its interests to dramatize it, since this might well contribute to the success of the Soviet political activities», indicò alcune delle azioni che l’Alleanza avrebbe dovuto realizzare al fine di reagire alla nuova condizione venutasi a creare nel Mediterraneo. Data la natura principalmente politica della minaccia sovietica, la NATO avrebbe dovuto (1) migliorare le proprie relazioni con gli stati arabi in modo da contrastare sia da un punto di vista politico, economico e militare la politica sovietica nella regione; (2) considerare una riorganizzazione delle forze navali ed aeree atlantiche, che prendesse in considerazione di dar vita una «standing NATO naval force and perhaps also a NATO air force for surveillance purposes»; ed infine (3) fare chiarezza nei rapporti tra l’Alleanza e Malta.
Particolare rilevanza suscitarono le prime due proposte. Da subito, la Gran Bretagna e l’Italia attraverso i loro rispettivi rappresentanti permanenti presso il Consiglio, ossia Sir Bernard Burrows e C. de Ferrariis Salzano, si dissero concordi con le osservazioni di Brosio, sostenendo soprattutto la necessità che s’intrattenessero con i paesi non-NATO rapporti basati più su considerazioni politiche ed economiche che militari. Inoltre, Londra e Roma, precisarono che questi contatti dovessero esplicarsi mediante rapporti bilaterale avviati dai membri NATO interessati piuttosto che seguire formule collettive, in quanto quest’ultima era ritenuta non soltanto poco efficace, ma anche pericolosa in quanto avrebbe potuto esporre l’organizzazione a pretestuose critiche di ingerenza negli affari di paesi terzi <255.
Se la via dell’intensificazione dei rapporti con i paesi arabi rivieraschi costituiva la reazione politica della NATO, quella militare era rappresentata dall’idea di costituire una forza navale permanente nel Mediterraneo sull’esperienza della STANAVFORLANT <256, con compiti di sorveglianza e reazione rapida in occasione di crisi. Prefigurata per la prima volta dunque dal Segretario Generale, l’idea di dar vita ad una Standing Naval Force Mediterranean (STANAVFORMED) venne rilanciata ufficialmente e con convinzione dal MC il 9 aprile, che richiese al SACEUR di studiare la fattibilità ed i dettagli della stessa. La risposta di Lemnizer giunse il 10 maggio al MC ed essa nel momento in cui riconosceva che la costituzione di una forza navale internazionale risultava essere una valida soluzione, giudicava la stessa «not feasible at this time in the Southern Region» in quanto le forze attualmente schierate riuscivano a malapena a soddisfare i requisiti minimi per le operazioni a loro assegnate, e dunque esse non potevano essere impegnate in una simile forza permanente <257. In realtà, l’impossibilità di procedere lungo tale percorso derivava dalla freddezza con la quale lo stesso era stato accolto dai paesi membri, che nutrivano seri dubbi sulla natura stessa del provvedimento e si mostrarono restii a destinare ad esso proprie unità e sostenerne il costo finanziario.
[NOTE]
240 WATSON, op.cit., pp.87-88. Sulla Guerra dei Sei Giorni e sul ruolo dell’Unione Sovietica in essa si veda: M. B. OREN, Six Days of War: June 1967 and the Making of the Modern Middle East, Presidio Press, New York, 2002; M. MONAKOV, The Soviet Naval Presence in the Mediterranean at the Time of the Six Day War, pp.144-168, in Y. RO’I, B. MOROZOV (edited by), The Soviet Union and the June 1967 Six Day War, Woodrow Wilson Center Press, Washington D.C., 2008.
241 Address by Mr. Brosio at the opening Session of the Luxembourg Ministerial Meeting, 13 June 1967, M2(67)2, in NAO, 04 – International Staff / International Secretariat, Public Diplomacy Division/ Information Service / Office of Information and Press, NATO Press Releases, 1967, in http://archives.nato.int/address-by-mr-brosio-at-opening-session-of-luxembourg-ministerial-meeting.
242 L. S. KAPLAN, Il 40° anniversario del Rapporto Harmel, in Rivista della NATO, Primavera 2007, in https://www.nato.int/docu/review/2007/issue1/italian/history.html.
243 Summary Record of the Meeting of the Council held at the Headquarter, Brussels, 39 on Wednesday, 13th December 1967 – Review of the International Situation and East-West Relations, in NA, International Secretariat (IS) Documents, Category A – Council, C-R(67)50.
244 NATO Information Service, Brussels, Harmel Report, Report on the Future Tasks of the Alliance 1968, p.7, in NAO, 04 – International Staff / International Secretariat, Public Diplomacy Division / Information Service / Office of Information and Press, NATO Publications, NATO Non-Periodical, 1968, in http://archives.nato.int/uploads/r/ null/1/3/137535/0207_Report_on_the_future_tasks_of_the_Alliance-Harmel_Report_1968_BIL.pdf. É opportuno ricordare che l’idea di «undertake a broad analysis of international developments since the signing of the North Atlantic Treaty in 1949» venne presentata dal ministro degli Esteri belga Pierre Harmel durante il Meeting dei Ministri degli Esteri NATO nel dicembre 1966. Obiettivo di questa analisi sarebbe stata quello di «determine the influence of such developments on the Alliance and to identify the tasks which lie before it, in order to strengthen the Alliance as a factor of durable peace». Sul Rapporto Harmel esiste una ampia e specifica letterauta; in particolare si indicano i lavori di: H. HAFTENDORN, NATO and the Nuclear Revolution: A Crisis of Credibility 1966-67, Oxford Scholarship Online: October 2011, in DOI:10.1093/acprof:oso/9780198280033.003.0005; E. HATZIVASSILIOU, NATO and Western Perceptions of the Soviet Bloc: Alliance Analysis and reporting, 1951-69, Routledge, London – New York, 2014, Capitolo 4; R. KUPIECKI, The Harmel Report and Lessons from NATO’s Dual-track Policy, Polski Instytut Spraw Międzynarodowych, in The Polish Quarterly of International Affairs Journal, n.4, 26/2017, pp. 5-18.
245 Summary record 296th Meeting of the Military Committee, 20 December 1967, MC 296-67, in NAO, 03 – Military Committee, Record Military Committee Series, 1968, in http://archives.nato.int/military-committee-meeting-on-wednesday-20-december-1967-at-1000-hours.
246 SAIU, Liliana, La dimensione insulare della sicurezza nel Mediterraneo: il caso di Malta, in DI NOLFO, Ennio, GERLINI, Matteo, (a cura di) Il Mediterraneo attuale tra storia e politica, Marsilio Editori, Venezia, 2012, p. 103 e 108.
247 Memorandum from the IMS to MC, Strategic study in the Mediterranean with particular reference to the Security of Malta, 14 February 1967, IMSM-40-68, in NAO, 03 – Military Committee, International Military Staff Working Memorandum, 1968, in http://archives.nato.int/strategic-study-in-the-mediterranean-with-particular-reference-to-the-security-of-malta.
248 Military Committee, The Security of Malta aginst External aggression, (The Malta Study), 18 September 1967, CR(67)36, in Memorandum from the IMS to the Secretary General, The Malta Study, 20 March 1968, MCM-15-68, in NAO, 03 – Military Committee, Military Committee Memoranda (MCM) Series, 1968, in http://archives.nato.int/the-malta-study-2.
249 Summary record of the meeting of the NAC, 13 December 1967, C-R(67)50, in NA.
250 Summary record of the meeting of the NAC, 23 November 1967, C-R(67)62, in NA.
251 International Military Staff (IMS) to the Executive Secretary, Updated Brief on the threat to NATO in the Mediterranean Area, 7 February 1968, IMSM-55-68, in NAO, 03 – Military Committee, International Military Staff Memorandum, 1968, in http://archives.nato.int/update-brief-on-the-threat-to-nato-in-the-mediterranean-area.
252 Ad Hoc Intelligence Working Group (AHIWG), Soviet Bloc penetration of the Middle East and North Africa and its military significance to NATO, 4 April 1968, MC255/68, in NAO, 03 – Military Committee, Military Committee Series 1968, in http://archives.nato.int/soviet-bloc-penetration-of-the-middle-east-and-north-africa-and-its-military-significance-to-nato.
253 The Threat to NATO in the Mediterranean area, SHAPE Brief, from the Secretary General (Brosio) to the Permanent Representatives of the MC, 15th February 1968, PO/68/98, in NA.
254 The Mediterranean – A problem for Alliance Security, Working paper prepared by the United States Delegation, 28 February 1968, in Memorandum from the Executive Secretary of NAC (Coleridge) to the Secretaries of Delegations, 13th March 1968, RDC(68)62, in NA.
255 Summary record of a meeting of the Council, 5th April 1968, C-R(68)17, in NA.
256 Sulla STANAVFORLANT, ideata nel 1966, approvata dal NAC nel dicembre 1967, ed operativa dal gennaio 1968 si veda NATO Information Service, STANAVFORLANT, in http://archives.nato.int/uploads/r/null/1/3/137697/0319_STANAVFORLANT-WELCOME_ABOARD_ENG.pdf; e SOKOLSKY, op. cit., p. 311.
257 Memorandum from the Military Committee to the Secretary General, Appreciation of the Strategic Situation in the Southern Region of ACE, 10 May 1968, IMSWM-118-68, in NAO, 03 – Military Committee, International Military Staff Working Memorandum, 1968, in http://archives.nato.int/appreciation-of-the-strategic-situation-in-the-southern-region-of-ace.
Gian Lorenzo Zichi, Una centrale perifericità. Il Mediterraneo e le organizzazioni internazionali regionali di sicurezza negli anni Settanta e Ottanta: NATO, WEU, CSCE, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Cagliari, Anno accademico 2018-2019#1967 #1968 #arabi #europea #GianLorenzoZichi #Giordania #giorni #guerra #Israele #Malta #ManlioBrosio #Mediterraneo #Nato #paesi #SegretarioGenerale #sei #sicurezza #Siria #URSS
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