#recensione — Public Fediverse posts
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Il #film di oggi è #odissea di #christophernolan #unofilm #cinema #unocinema #omero #mattdamon #annehathaway #tomholland #filmastodon #recensioni #charlizetheron #elliotpage #robertpattinson #adattamento #zendaya
https://www.valeriotagliaferri.it/odissea-di-christopher-nolan/
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[film] Odissea
Titolo: Odissea (The Odyssey)
Ragia: Christopher Nolan
Soggetto: dal poema Odissea di Omero
Sceneggiatura: Christopher Nolan
Fotografia: Hoyte van Hoytema
Montaggio: Jennifer Lame
Effetti speciali: Stefano Corridori, Eggert Ketilsson, Andrew Jackson, Double Negative, Woodster Pictures Company
Altro: anno: 2026; durata: 172 minuti; genere epico, fantastico; paesi di produzione: USA, UK, Italia; lingua originale: inglese; direzione del doppiaggio: Marco MeteInterpreti e personaggi
Matt Damon: Ulisse
Tom Holland: Telemaco
Anne Hathaway: Penelope
Robert Pattinson: Antinoo
Lupita Nyong’o: Elena; Clitennestra
Zendaya: Atena
Charlize Theron: CalipsoDati da Wikipedia e Antonio Genna per il doppiaggio.
Voto: 8/10
Ammetto che la mia conoscenza dell’Odissea, l’originale Omerico, era (è) alquanto arrugginita. I ricordi risalgono al periodo scolastico, con blandi ripassi in periodi successivi, in parte per mia curiosità, in parte per gli studi della Comizietta, che ha fatto il classico e io l’ascoltavo mentre ripeteva le lezioni di epica. Visto che la trama del film, a grandi linee, è abbastanza fedele all’originale ed è conosciuta da tutti, secondo me un ripasso su wikiepdia, magari solo i personaggi, aiuta la comprensione del film. La parte originale della storia sta nelle stesse immagini del film, riguarda alcuni dettagli della storia e soprattutto alcuni dialoghi di Ulisse.
Il personaggio di Ulisse è molto frammentato, non esiste un personaggio perfettamente definito nell’opera, e non ci sarà nemmeno nel film. Le varie parti che interpreta però sono molto moderne o forse dovrei dire attuali: pragmatico quando serve, al limite della spietatezza, rispettoso delle tradizioni e della religione quando è giusto, spavaldo e al contempo fatalista, grande osservatore e conoscitore dell’animo umano. Ci sono tanti Ulisse. Ma Nolan esegue una piccola forzatura, rispetto a Omero: alla fine del film Ulisse in qualche modo si ricompone, cerca di trarre una conclusione da tutta la sua avventura. Nonostante sia esausto da 20 anni di distanza da casa, da una guerra e mille peripezie, la sua voglia di novità non si è esaurita, ma ha trovato una nuova dimensione, l’amore, e una nuova consapevolezza: la rinascita dopo un periodo di crisi. È un messaggio di pace e di speranza per tutti, non solo per se stesso e la sua Itaca. È uno sguardo rivolto verso il futuro.
Nel film vengono citati i popoli del mare, temutissimi pirati e predatori di origine sconosciuta, forse alcuni sbandati sopravvissuti alla lunga guerra con Troia. Se vi interessa la parte storica della vicenda, chi siano questi popoli è spiegato nel podcast di Luca Misculin del 2021, La fine del mondo.
Veniamo ora agli aspetti tecnici del film. Nolan è completamente folle: ha girato tutto il film (e sono quasi tre ore!) su pellicola IMAX 70 mm. 610 km di pellicola che costa 2000$ al minuto. Un mini documentario di Geopop spiega alcuni dettagli. Ma l’analogico non è solo nella pellicola: lo troviamo anche negli effetti speciali, spiegati su ilpost.
Per i gioielli vi lascio nelle mani di Vogue.
Un piccolo dettaglio, forse stonato. A un certo punto Ulisse descrive la sua epoca come “età del bronzo”. Dubito che i contemporanei di Ulisse pensassero a se stessi come appartenenti all’età del bronzo.
Per il reso scegliete una sala con un grande schermo (gli schermi giusti per l’IMAX 70mm sono tutti fuori dall’Italia) e assicuratevi che ci sia un primo e secondo tempo se siete deboli di vescica.
Per chi non ne avesse abbastanza, sempre su ilPost, trovate un mini podcast con la lettura e spiegazione del primo libro dell’opera omerica, scritto e letto da Luca Misculin. Anche questo molto utile prima della visione del film.
Buona visione!
#ChristopherNolan #film #odissea #recensione -
[film] Odissea
Titolo: Odissea (The Odyssey)
Ragia: Christopher Nolan
Soggetto: dal poema Odissea di Omero
Sceneggiatura: Christopher Nolan
Fotografia: Hoyte van Hoytema
Montaggio: Jennifer Lame
Effetti speciali: Stefano Corridori, Eggert Ketilsson, Andrew Jackson, Double Negative, Woodster Pictures Company
Altro: anno: 2026; durata: 172 minuti; genere epico, fantastico; paesi di produzione: USA, UK, Italia; lingua originale: inglese; direzione del doppiaggio: Marco MeteInterpreti e personaggi
Matt Damon: Ulisse
Tom Holland: Telemaco
Anne Hathaway: Penelope
Robert Pattinson: Antinoo
Lupita Nyong’o: Elena; Clitennestra
Zendaya: Atena
Charlize Theron: CalipsoDati da Wikipedia e Antonio Genna per il doppiaggio.
Voto: 8/10
Ammetto che la mia conoscenza dell’Odissea, l’originale Omerico, era (è) alquanto arrugginita. I ricordi risalgono al periodo scolastico, con blandi ripassi in periodi successivi, in parte per mia curiosità, in parte per gli studi della Comizietta, che ha fatto il classico e io l’ascoltavo mentre ripeteva le lezioni di epica. Visto che la trama del film, a grandi linee, è abbastanza fedele all’originale ed è conosciuta da tutti, secondo me un ripasso su wikiepdia, magari solo i personaggi, aiuta la comprensione del film. La parte originale della storia sta nelle stesse immagini del film, riguarda alcuni dettagli della storia e soprattutto alcuni dialoghi di Ulisse.
Il personaggio di Ulisse è molto frammentato, non esiste un personaggio perfettamente definito nell’opera, e non ci sarà nemmeno nel film. Le varie parti che interpreta però sono molto moderne o forse dovrei dire attuali: pragmatico quando serve, al limite della spietatezza, rispettoso delle tradizioni e della religione quando è giusto, spavaldo e al contempo fatalista, grande osservatore e conoscitore dell’animo umano. Ci sono tanti Ulisse. Ma Nolan esegue una piccola forzatura, rispetto a Omero: alla fine del film Ulisse in qualche modo si ricompone, cerca di trarre una conclusione da tutta la sua avventura. Nonostante sia esausto da 20 anni di distanza da casa, da una guerra e mille peripezie, la sua voglia di novità non si è esaurita, ma ha trovato una nuova dimensione, l’amore, e una nuova consapevolezza: la rinascita dopo un periodo di crisi. È un messaggio di pace e di speranza per tutti, non solo per se stesso e la sua Itaca. È uno sguardo rivolto verso il futuro.
Nel film vengono citati i popoli del mare, temutissimi pirati e predatori di origine sconosciuta, forse alcuni sbandati sopravvissuti alla lunga guerra con Troia. Se vi interessa la parte storica della vicenda, chi siano questi popoli è spiegato nel podcast di Luca Misculin del 2021, La fine del mondo.
Veniamo ora agli aspetti tecnici del film. Nolan è completamente folle: ha girato tutto il film (e sono quasi tre ore!) su pellicola IMAX 70 mm. 610 km di pellicola che costa 2000$ al minuto. Un mini documentario di Geopop spiega alcuni dettagli. Ma l’analogico non è solo nella pellicola: lo troviamo anche negli effetti speciali, spiegati su ilpost.
Per i gioielli vi lascio nelle mani di Vogue.
Un piccolo dettaglio, forse stonato. A un certo punto Ulisse descrive la sua epoca come “età del bronzo”. Dubito che i contemporanei di Ulisse pensassero a se stessi come appartenenti all’età del bronzo.
Per il reso scegliete una sala con un grande schermo (gli schermi giusti per l’IMAX 70mm sono tutti fuori dall’Italia) e assicuratevi che ci sia un primo e secondo tempo se siete deboli di vescica.
Per chi non ne avesse abbastanza, sempre su ilPost, trovate un mini podcast con la lettura e spiegazione del primo libro dell’opera omerica, scritto e letto da Luca Misculin. Anche questo molto utile prima della visione del film.
Buona visione!
#ChristopherNolan #film #odissea #recensione -
La #commediadelladomenica è il #film #damezzogiornoalletre di #frankdgilroy #unofilm #cinema #unocinema #charlesbronson #jillireland #recesione #commedia #western #filmastodon
https://www.valeriotagliaferri.it/da-mezzogiorno-alle-tre-di-frank-d-gilroy/
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Il #film di oggi è #limperatoredelnord di #robertaldrich #unifilm #cinema #unocinema #leemarvin #ernestborgnige #keithcarradine #grandedepressione #dorothealange
https://www.valeriotagliaferri.it/limperatore-del-nord-di-robert-aldrich/
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🍣 Dave the Diver: In the Jungle amplia il menu con nuove avventure, ma tra portate generose e idee affollate rischia l’effetto All You Can Eat. #DaveTheDiver #Recensione
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🍣 Dave the Diver: In the Jungle amplia il menu con nuove avventure, ma tra portate generose e idee affollate rischia l’effetto All You Can Eat. #DaveTheDiver #Recensione
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La #commediadelladomenica è il #film #cosedellaltromondo di #francescopatierno #unofilm #filmastodon #commedia #unocinema #cinema #diegoabatantuono #valeriomastandrea #valentinalodovini #razzismo #recensioni
https://www.valeriotagliaferri.it/cose-dellaltro-mondo-di-francesco-patierno/
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Il #film di oggi è #lultimorediscozia di #kevinmacdonald #forestwhitaker #jamesmcvoy #unofilm #cinema #unocinema #filmastodo #recensioni #idiamin
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Il #film di oggi è #adeleeilmisterodelfaraone di #lucbesson #unofilm #cinema #unocinema #filmastodon #recensioni
https://www.valeriotagliaferri.it/adele-e-lenigma-del-faraone-di-luc-besson/
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Nell'Europa devastata dalla peste nera, Andruccio, giovane fuggitivo, abbandona il villaggio di Coccorone e intraprende un viaggio disperato verso Triora alla ricerca di una cura. Lungo il cammino, un misterioso compagno lo guida attraverso un mondo sospeso tra realtà e incubo.
Fantaboscoso! 😈
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Nell'Europa devastata dalla peste nera, Andruccio, giovane fuggitivo, abbandona il villaggio di Coccorone e intraprende un viaggio disperato verso Triora alla ricerca di una cura. Lungo il cammino, un misterioso compagno lo guida attraverso un mondo sospeso tra realtà e incubo.
Fantaboscoso! 😈
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Nell'Europa devastata dalla peste nera, Andruccio, giovane fuggitivo, abbandona il villaggio di Coccorone e intraprende un viaggio disperato verso Triora alla ricerca di una cura. Lungo il cammino, un misterioso compagno lo guida attraverso un mondo sospeso tra realtà e incubo.
Fantaboscoso! 😈
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Nell'Europa devastata dalla peste nera, Andruccio, giovane fuggitivo, abbandona il villaggio di Coccorone e intraprende un viaggio disperato verso Triora alla ricerca di una cura. Lungo il cammino, un misterioso compagno lo guida attraverso un mondo sospeso tra realtà e incubo.
Fantaboscoso! 😈
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Nell'Europa devastata dalla peste nera, Andruccio, giovane fuggitivo, abbandona il villaggio di Coccorone e intraprende un viaggio disperato verso Triora alla ricerca di una cura. Lungo il cammino, un misterioso compagno lo guida attraverso un mondo sospeso tra realtà e incubo.
Fantaboscoso! 😈
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https://www.europesays.com/it/576523/ Election Day, recensione del film di Giorgio Amato al cinema dal 9 luglio #ElectionDay #Entertainment #film #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #Movies #Recensione:Urne #VeleniEPanniSporchiConAngelaFinocchiaro
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Il #film di oggi è #toystory5 di #andrewstanton e #mckennaharris #animazione #unofilm #cinema #unocinema #recensioni #filmastodon #pixar #animazionedigitale
https://www.valeriotagliaferri.it/toy-story-5-di-andrew-stanton-e-mckenna-harris/
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Capitolo 440: Luglio Royale
Come ogni anno, se mi leggete a luglio significa che vi sto scrivendo dalla mia residenza pugliese, a Monopoli, dove continuo a dover lavorare davanti a uno schermo ma almeno la temperatura è gradevole e il richiamo del mare non troppo lontano. In realtà tutti i film di questo capitolo, tranne l’ultimo, li ho guardati mentre ero ancora a Roma, per cui il vero capitolo pugliese, con i film sarà il prossimo. In attesa di vedere l’Odissea di Nolan (ho già i biglietti per il 21 luglio, dove il film sarà presentato a Monopoli da Giuseppe Pastore e Ilaria Mencarelli del podcast Noodles), andiamo a scoprire la sfilza di bellissimi film che ho visto nelle ultime settimane.
Sesso, Bugie e Videotape (1989): Mi sono sempre chiesto che sensazione avrà provato Steven Soderbergh nel girare il suo primo film e, di botto, vincere la Palma d’Oro a Cannes. Sono bastati quattro personaggi, un paio di ambienti principali, dialoghi scritti molto bene e un’idea semplice ma efficace. A Baton Rouge una coppia di coniugi riceve la visita di un ex compagno di college di lui, che ha una strana abitudine: filma interviste in cui domanda a donne di vario genere le loro abitudini sessuali. L’ipocrisia della famiglia statunitense viene smontata minuto dopo minuto, con Andie McDowell e James Spader sugli scudi. La vittoria a Cannes ha rappresentato uno spartiacque per il cinema: grazie a questo film, scritto da Soderbergh in soli otto giorni e girato con un solo milione di dollari di budget, ha contribuito all’esplosione del cinema indipendente negli anni 90. Molto bello, ma non so se vorrei rivederlo.
•••½Battle Royale (2000): Non riuscendo a uscire dal tunnel del Giappone, me lo sono arredato. Kinji Fukasaku, prima della sua scomparsa nel 2003, durante le riprese del sequel, gira uno dei cult movie nipponici per eccellenza, che qualche anno dopo avrebbe ispirato una saga di grande successo come quella di Hunger Games. In un futuro distopico, per contrastare la dilagante criminalità giovanile, il governo mette in piedi un crudele gioco di sopravvivenza annuale in cui un gruppo di studenti viene spedito su un’isola per eliminarsi a vicenda. Al netto di qualche idea grossolana, l’idea funziona, in una sorta di Il Signore delle Mosche in versione giapponese: dietro la violenza infatti (che non manca di certo), c’è una satira feroce sul rapporto tra adulti e ragazzi, sull’autorità, sulla competizione e su una società che trasforma i giovani in nemici gli uni degli altri. Fukasaku non cerca mai il realismo assoluto, anzi, abbraccia l’eccesso con una libertà quasi fumettistica che oggi si vede sempre meno. Bellissimo, ma andava visto venticinque anni fa.
•••½La Ragazza Che Saltava nel Tempo (2006): A proposito di Giappone, durante le mie infinite ricerche mi sono imbattuto in questo film d’animazione di Mamoru Hosoda. La storia mi sembrava interessante e così l’ho visto, salvo scoprire poi su letterboxd che l’avevo già visto nel 2015 (ma non lo ricordavo affatto!). Una liceale, dopo aver trovato uno strano aggeggio nell’aula di scienze, scopre di poter viaggiare indietro nel tempo. Essendo adolescente, decide di usare questo potere per sistemare le sue piccole beghe sentimentali e quotidiane, fino a scoprire che ogni volta in cui cambia il corso degli eventi, rischia di ferire qualcuno o di combinare qualche guaio. Film d’animazione dal tipico respiro nipponico, in grado di raccontare un’età delicata come l’adolescenza e il conseguente passaggio all’età adulta in maniera fantastica ma profondamente umana, con diversi spunti divertenti e altrettanti momenti malinconici. Da vedere.
•••½M*A*S*H (1970): Non vedevo questo filmone di Robert Altman da almeno vent’anni ed è stato stupendo ritrovare certe atmosfere, soprattutto i suoi protagonisti Donald Sutherland ed Elliott Gould, in una sorta di versione estrema e ancor più folle di un film con Bud Spencer e Terence Hill (ma senza scazzottate). Siamo in Corea (anche se la satira di fondo è chiaramente riferita al Vietnam), in un ospedale da campo dove i medici dell’esercito ribaltano continuamente la retorica militarista in voga nel cinema statunitense, dove veniva sottolineata l’eroicità dei soldati in film in cui la guerra era una cosa serissima. Oggi alcune gag sono inevitabilmente invecchiatissime (ad esempio il dongiovanni che vuole uccidersi perché teme di esser diventato omosessuale), ma la potenza con cui questo filmone si prende gioco dell’autorità, sottolineando l’assurdità della guerra, è ancora intatta e, soprattutto, divertentissima.
••••Obsession (2025): Sono parecchie settimane che sento parlare di questo film di Curry Barker, opera seconda di un regista interessante. Un ragazzo è innamorato della sua migliore amica ma non ha il coraggio di dichiararsi. Una sera, frustrato per l’ennesimo episodio in cui è emersa la sua inettitudine, spezza un bastoncino dei desideri, una sorta di souvenir che permette di realizzare un desiderio. Il problema è che il sortilegio funziona: il ragazzo desidera che Nikki, la ragazza, si innamori perdutamente di lui e ciò trasforma la sua vita in un incubo, visto che la ragazza dei suoi sogni ora gli si è accollata in maniera ossessiva e, a tratti, psicopatica. Al di là di un protagonista disturbante, il film è una grande metafora sulla tossicità di alcune relazioni e, soprattutto, sul controllo, sul bisogno di possedere l’altro e l’illusione che amare significhi essere ricambiati a ogni costo. Il fatto che tutto questo nasca da un protagonista insicuro, una sorta di incel non dichiarato, rende la trama ancora più inquietante, visto che distrugge l’idea positiva del bravo ragazzo che vediamo spesso nei film statunitensi. Il desiderio di essere amati insomma è così forte da annullare completamente la personalità della persona amata (ci sono alcuni momenti in cui Nikki torna, per pochi secondi, se stessa e sono senza dubbio queste le parti più belle e terrificanti del film). Inde Navarrette, che interpreta la ragazza, regge praticamente il film sulle sue spalle. Bello tutto, una piacevole sorpresa. Tutto questo però succede quando uno ha un desiderio e non chiede lo scudetto della Roma, come faccio io quando vedo una stella cadente.
•••½[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
#battleRoyale #Cinema #daVedere #film #laRagazzaCheSaltavaNelTempo #mash #obsession #recensione #sessoBugieEVideotape
una piccola mancia per aiutarmi a sostenere il sito!] -
Capitolo 440: Luglio Royale
Come ogni anno, se mi leggete a luglio significa che vi sto scrivendo dalla mia residenza pugliese, a Monopoli, dove continuo a dover lavorare davanti a uno schermo ma almeno la temperatura è gradevole e il richiamo del mare non troppo lontano. In realtà tutti i film di questo capitolo, tranne l’ultimo, li ho guardati mentre ero ancora a Roma, per cui il vero capitolo pugliese, con i film sarà il prossimo. In attesa di vedere l’Odissea di Nolan (ho già i biglietti per il 21 luglio, dove il film sarà presentato a Monopoli da Giuseppe Pastore e Ilaria Mencarelli del podcast Noodles), andiamo a scoprire la sfilza di bellissimi film che ho visto nelle ultime settimane.
Sesso, Bugie e Videotape (1989): Mi sono sempre chiesto che sensazione avrà provato Steven Soderbergh nel girare il suo primo film e, di botto, vincere la Palma d’Oro a Cannes. Sono bastati quattro personaggi, un paio di ambienti principali, dialoghi scritti molto bene e un’idea semplice ma efficace. A Baton Rouge una coppia di coniugi riceve la visita di un ex compagno di college di lui, che ha una strana abitudine: filma interviste in cui domanda a donne di vario genere le loro abitudini sessuali. L’ipocrisia della famiglia statunitense viene smontata minuto dopo minuto, con Andie McDowell e James Spader sugli scudi. La vittoria a Cannes ha rappresentato uno spartiacque per il cinema: grazie a questo film, scritto da Soderbergh in soli otto giorni e girato con un solo milione di dollari di budget, ha contribuito all’esplosione del cinema indipendente negli anni 90. Molto bello, ma non so se vorrei rivederlo.
•••½Battle Royale (2000): Non riuscendo a uscire dal tunnel del Giappone, me lo sono arredato. Kinji Fukasaku, prima della sua scomparsa nel 2003, durante le riprese del sequel, gira uno dei cult movie nipponici per eccellenza, che qualche anno dopo avrebbe ispirato una saga di grande successo come quella di Hunger Games. In un futuro distopico, per contrastare la dilagante criminalità giovanile, il governo mette in piedi un crudele gioco di sopravvivenza annuale in cui un gruppo di studenti viene spedito su un’isola per eliminarsi a vicenda. Al netto di qualche idea grossolana, l’idea funziona, in una sorta di Il Signore delle Mosche in versione giapponese: dietro la violenza infatti (che non manca di certo), c’è una satira feroce sul rapporto tra adulti e ragazzi, sull’autorità, sulla competizione e su una società che trasforma i giovani in nemici gli uni degli altri. Fukasaku non cerca mai il realismo assoluto, anzi, abbraccia l’eccesso con una libertà quasi fumettistica che oggi si vede sempre meno. Bellissimo, ma andava visto venticinque anni fa.
•••½La Ragazza Che Saltava nel Tempo (2006): A proposito di Giappone, durante le mie infinite ricerche mi sono imbattuto in questo film d’animazione di Mamoru Hosoda. La storia mi sembrava interessante e così l’ho visto, salvo scoprire poi su letterboxd che l’avevo già visto nel 2015 (ma non lo ricordavo affatto!). Una liceale, dopo aver trovato uno strano aggeggio nell’aula di scienze, scopre di poter viaggiare indietro nel tempo. Essendo adolescente, decide di usare questo potere per sistemare le sue piccole beghe sentimentali e quotidiane, fino a scoprire che ogni volta in cui cambia il corso degli eventi, rischia di ferire qualcuno o di combinare qualche guaio. Film d’animazione dal tipico respiro nipponico, in grado di raccontare un’età delicata come l’adolescenza e il conseguente passaggio all’età adulta in maniera fantastica ma profondamente umana, con diversi spunti divertenti e altrettanti momenti malinconici. Da vedere.
•••½M*A*S*H (1970): Non vedevo questo filmone di Robert Altman da almeno vent’anni ed è stato stupendo ritrovare certe atmosfere, soprattutto i suoi protagonisti Donald Sutherland ed Elliott Gould, in una sorta di versione estrema e ancor più folle di un film con Bud Spencer e Terence Hill (ma senza scazzottate). Siamo in Corea (anche se la satira di fondo è chiaramente riferita al Vietnam), in un ospedale da campo dove i medici dell’esercito ribaltano continuamente la retorica militarista in voga nel cinema statunitense, dove veniva sottolineata l’eroicità dei soldati in film in cui la guerra era una cosa serissima. Oggi alcune gag sono inevitabilmente invecchiatissime (ad esempio il dongiovanni che vuole uccidersi perché teme di esser diventato omosessuale), ma la potenza con cui questo filmone si prende gioco dell’autorità, sottolineando l’assurdità della guerra, è ancora intatta e, soprattutto, divertentissima.
••••Obsession (2025): Sono parecchie settimane che sento parlare di questo film di Curry Barker, opera seconda di un regista interessante. Un ragazzo è innamorato della sua migliore amica ma non ha il coraggio di dichiararsi. Una sera, frustrato per l’ennesimo episodio in cui è emersa la sua inettitudine, spezza un bastoncino dei desideri, una sorta di souvenir che permette di realizzare un desiderio. Il problema è che il sortilegio funziona: il ragazzo desidera che Nikki, la ragazza, si innamori perdutamente di lui e ciò trasforma la sua vita in un incubo, visto che la ragazza dei suoi sogni ora gli si è accollata in maniera ossessiva e, a tratti, psicopatica. Al di là di un protagonista disturbante, il film è una grande metafora sulla tossicità di alcune relazioni e, soprattutto, sul controllo, sul bisogno di possedere l’altro e l’illusione che amare significhi essere ricambiati a ogni costo. Il fatto che tutto questo nasca da un protagonista insicuro, una sorta di incel non dichiarato, rende la trama ancora più inquietante, visto che distrugge l’idea positiva del bravo ragazzo che vediamo spesso nei film statunitensi. Il desiderio di essere amati insomma è così forte da annullare completamente la personalità della persona amata (ci sono alcuni momenti in cui Nikki torna, per pochi secondi, se stessa e sono senza dubbio queste le parti più belle e terrificanti del film). Inde Navarrette, che interpreta la ragazza, regge praticamente il film sulle sue spalle. Bello tutto, una piacevole sorpresa. Tutto questo però succede quando uno ha un desiderio e non chiede lo scudetto della Roma, come faccio io quando vedo una stella cadente.
•••½[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
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La #commediadelladomenica è il #film #donnesenzatrucco di #katiavongarnier #unofilm #cinema #unocinema #mediometraggio #filmastodon #oscar #recension
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Il #film di oggi è #kagemusha #lombradelguerriero di #akirakurosawa #tatsuyanakadai #unofilm #cinema #unocinema #filmastodon #recensioni #francisfordcoppola #georgelucas
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🕯️ Eternity Vol. 8 viviseziona la spiritualità nell’era dei paradisi discount: una ricerca di Dio lucida, inquieta e sorprendentemente umana. #Eternity #Recensione
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👻 The 7th Guest Remake riapre la villa Stauf con enigmi rinnovati, atmosfera inquieta e nostalgia ben dosata: un ritorno che parla ai fan e incuriosisce i nuovi. #The7thGuest #Recensione
🔗 https://www.tomshw.it/videogioco/recensione-the-7th-guest-remake
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🎧 Turtle Beach Stealth Pro II alla prova: audio immersivo, comfort e funzioni pro per chi cerca prestazioni senza compromessi. #gaming #recensione
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REVIEW PARTY: Fuori Gioco di Amy Aislin
Cari Sognatori, Rosanna ha letto il terzo volume della serie MM hockey romance , scritto da Amy Aislin e pubblicato dalla Queen Edizioni nella collana Kiss Publishing !!! SERIE: Stick side vol 3GENERE: sport romance, MM romance MM hockey romanceDATA DI USCITA 26 maggio 2026 EBOOK / CARTACEOAffiliati Amazon Ceduto di recente ai Vermont Trailblazers, squadra appena costituita, il giocatore di hockey professionista Roman Kinsey deve concentrarsi sull’aiutare la squadra a vincere le partite […]https://sognareleggiesogna.wordpress.com/2026/06/23/review-party-fuori-gioco-di-amy-aislin/
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REVIEW PARTY: Fuori Gioco di Amy Aislin
Cari Sognatori, Rosanna ha letto il terzo volume della serie MM hockey romance , scritto da Amy Aislin e pubblicato dalla Queen Edizioni nella collana Kiss Publishing !!! SERIE: Stick side vol 3GENERE: sport romance, MM romance MM hockey romanceDATA DI USCITA 26 maggio 2026 EBOOK / CARTACEOAffiliati Amazon Ceduto di recente ai Vermont Trailblazers, squadra appena costituita, il giocatore di hockey professionista Roman Kinsey deve concentrarsi sull’aiutare la squadra a vincere le partite […]https://sognareleggiesogna.wordpress.com/2026/06/23/review-party-fuori-gioco-di-amy-aislin/
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REVIEW PARTY: Fuori Gioco di Amy Aislin
Cari Sognatori, Rosanna ha letto il terzo volume della serie MM hockey romance , scritto da Amy Aislin e pubblicato dalla Queen Edizioni nella collana Kiss Publishing !!! SERIE: Stick side vol 3GENERE: sport romance, MM romance MM hockey romanceDATA DI USCITA 26 maggio 2026 EBOOK / CARTACEOAffiliati Amazon Ceduto di recente ai Vermont Trailblazers, squadra appena costituita, il giocatore di hockey professionista Roman Kinsey deve concentrarsi sull’aiutare la squadra a vincere le partite […]https://sognareleggiesogna.wordpress.com/2026/06/23/review-party-fuori-gioco-di-amy-aislin/
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Capitolo 439: Tra Le Nuvole
Ben ritrovati e ben ritrovate. A giugno, causa viaggio verso il Sol Levante, per forza di cose ho dovuto lasciare un po’ da parte il cinema (anche se ciò non mi ha impedito di vedere il film di Spielberg, di cui vi ho già parlato qui!). A parte Disclosure Day, dall’ultimo capitolo pubblicato sul blog ho guardato soltanto otto film, di cui cinque sullo schermo dei quattro aerei presi per raggiungere il Giappone e per tornare in Italia. Nello spazio di oggi vi parlerò soprattutto di questi, ma non prima di avervi riassunto brevemente gli altri tre, accorpati tutti insieme. Se invece vi interessano, le prime foto scattate durante il viaggio le ho già pubblicate sul mio profilo instagram professionale. Al di là di questo è davvero molto bello poter tornare qui a raccontarvi i film, a parlare di cinema, di vita e di tutto il resto. Ci siete ancora, vero? 🙂
Maburosi (1995) / Drive (2011) / Copycat (1995): Prima di partire, dopo l’abbuffata di film sul Giappone fatta a maggio, mi sono concesso il primo film di Kore’eda al cinema. Un dramma famigliare, sempre bellissimo, sempre emozionante. Interessante vedere come tutto il cinema del regista nipponico sia germogliato da questo seme iniziale, che racchiude in molti versi gran parte della sua filmografia. Molto bello (••••). Totalmente diverso è invece Drive di Refn, un cult che ho visto e rivisto più volte da quando è uscito e che continuo ad amare, per le sue atmosfere notturne (una delle Los Angeles più belle mai viste sullo schermo), per gli intrecci di una vicenda che non ti permette di staccare un istante (••••½). Non esattamente all’altezza è invece Copycat di Jon Amiel, con Sigourney Weaver e Holly Hunter alle prese con un serial killer che ama imitare i celebri assassini del passato imitandone il modus operandi, cambiando dunque metodo per ogni omicidio. Sarebbe anche interessante se non fosse stato scritto in maniera così sciatta. Tra l’altro è stato il mio centesimo film visto nel 2026: l’avessi saputo prima, avrei scelto qualcosa di meglio (••½).
Il Maestro (2025): Quando devo prendere un volo intercontinentale, la prima cosa che faccio appena mi siedo in aereo è consultare il catalogo dei film disponibili. Di solito mi concedo come primo film qualcosa che non ho visto, essendo ancora fresco, poi un rewatch di qualcosa che conosco e mi piace (così se mi abbiocco non è un grosso problema) e infine qualcosa di più commerciale, che non credo vedrei in altre occasioni, ma che possa farmi compagnia durante il lungo viaggio. Detto ciò, ad aprire le danze della mia personalissima rassegna cinematografica a bordo del primo volo Ethiad è stato il nuovo film di Andrea Di Stefano (già regista del bellissimo L’Ultima Notte di Amore). Favino è un ex campione di tennis che ora ha la panzetta e un passato decisamente sopra le righe. Per mantenersi occupato prova a rilanciarsi diventando il maestro di tennis di un ragazzo timido, schiacciato dalle aspettative del padre, che spera di avere in casa il futuro del tennis italiano. Un road movie tra campi di terra battuta, in cui sia il maestro che l’allievo potranno imparare qualcosa l’uno dall’altro (uno l’importanza di essere una persona affidabile, l’altro il sapore della libertà). Mi è piaciuto, mi sono divertito e, se ci fosse stato un finale un pizzico più potente, sarebbe potuto essere davvero una rivelazione. Di Stefano è bravo, regista da tenere d’occhio.
•••½La Vita Segreta di Walter Mitty (2013): Uno dei film che hanno ispirato il mio libro La Strada Altrove, come vi racconto qui. Non lo vedevo da molti anni e sono stato felicissimo di ritrovarlo: Ben Stiller è un timido archivista di Life alle prese con l’ultima copertina del celebre magazine cartaceo, prima della dolorosa transizione al digitale. La foto l’ha scattata Sean Penn, in una sorta di parodia di Steve McCurry, ma viene incredibilmente perduta. Il timido Ben Stiller si lancia così all’inseguimento del fotografo per cercare di recuperare il negativo, in un giro del mondo che gli permetterà di varcare soprattutto i confini di se stesso. Colonna sonora pazzesca e finale meraviglioso, una commedia forse un po’ bistrattata e sottovalutata, che ancora oggi si mantiene fresca, interessante, piena di momenti degni di nota. E soprattutto, uno dei film che meglio riesce a trasmettere la potenza della fotografia e la sua capacità di riassumere in uno scatto un momento di eternità. Bellissimo.
••••The Running Man (2025): Dopo lo scalo ad Abu Dhabi, mi aspettavano altre dieci ore di volo per raggiungere Tokyo. Tra l’inevitabile abbiocco e qualche riga di un libro, mi sono concesso l’ultimo film del volo d’andata, il remake di un cult anni 80 che vedeva Arnold Schwarzenegger nei panni del protagonista. Il punto di partenza è sempre l’omonimo romanzo di Stephen King, ma stavolta a prestare il volto al personaggio principale è Glen Powell che, a differenza del film di quarant’anni fa, non interpreta un galeotto in cerca di grazia, bensì un disoccupato disperato che ha bisogno di denaro per curare la figlia malata. Per riuscirci si iscrive a un celebre programma televisivo nel quale i concorrenti devono sfuggire a una squadra di cacciatori professionisti incaricati di eliminarli entro trenta giorni. Chi riesce a sopravvivere fino alla fine si porta a casa un premio tanto ricco quanto improbabile. Edgar Wright conosce il suo mestiere, questo è poco ma sicuro, e il manicheismo della vicenda riesce spesso a risultare anche divertente. Se solo il film non fosse così ingenuo in alcuni passaggi, avrebbe potuto aspirare a qualcosa di più di un semplice intrattenimento da volo intercontinentale. Detto questo, il film ha svolto il suo compito: mi ha fatto passare il tempo senza guardare l’orologio una sola volta e, dopo le sei ore del primo volo e altre due di scalo, non era affatto scontato.
•••A Pale View of Hills (2025): Durante il viaggio di ritorno mi aveva incuriosito l’idea di vedere un film giapponese che non avevo mai sentito. Questo qui, diretto da Kei Ishikawa, era addirittura stato presentato a Cannes (sezione Un Certain Regard), quindi le premesse per un buon film c’erano tutte. La storia si svolge su due piani temporali diversi: a Hiroshima negli anni 50, in cui una donna incinta incontra un’altra donna, che vorrebbe lasciare il Giappone per assicurarsi un futuro negli Stati Uniti e l’Inghilterra degli anni 80, in cui una ragazza di origini giapponesi vorrebbe scrivere un libro sul passato di sua madre (la donna incinta di cui sopra). Mentre i ricordi scivolano via senza mai sorprendere né emozionare, mi domandavo spesso perché non avessi scelto un altro film. E continuo a domandarmelo ancora adesso, nonostante qualche spunto sia anche interessante (soprattutto la citazione di Ozu, con il suocero che viene a trovare la famigliola e l’unica che sembra avere tempo da dedicargli sia lei, sua nuora). Non credo che sarà distribuito in Italia e, beh, non ci perderemo chissà cosa.
••½Casablanca (1942): Dopo le prime dieci ore di volo e altre due di scalo, per concludere in bellezza prima dell’atterraggio a Fiumicino avevo bisogno di qualcosa che durasse poco e, soprattutto, fosse bellissima. Entrambi i requisiti sono ampiamente rispettati da questo immortale capolavoro di Michael Curtiz, che è anche uno dei miei film preferiti in assoluto: non mi stancherò mai di vederlo. Al di là del memorable triangolo amoroso tra Humphrey Bogart/Rick, Ingrid Bergman/Ilsa e il triestino (ma austriaco, essendo del 1908) Paul Henreid/Viktor Laszlo, è la componente idealista a emozionare. Ed è così che, alla ventesima visione (numero casuale ma non lontano dalla realtà, presumo), mi sono ritrovato commosso anche a bordo di un aereo, durante la scena in cui i clienti del bar di Rick intonano la Marsigliese davanti ai soldati tedeschi, incalzati da Laszlo. Lo so, è una scena intrisa di retorica, ma credo che sia uno dei momenti di cinema più belli di sempre. Boh, ma che altro c’è da dire su questo film? Un capolavoro, punto. Poco dopo, il mio aereo toccava finalmente il suolo romano, dopo oltre dieci giorni di Giappone. Ma questa è davvero un’altra storia.
•••••[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
#aPaleViewOfHills #casablanca #Cinema #daVedere #film #ilMaestro #recensione #theRunningMan #walterMitty
una piccola mancia per aiutarmi a sostenere il sito!] -
Capitolo 439: Tra Le Nuvole
Ben ritrovati e ben ritrovate. A giugno, causa viaggio verso il Sol Levante, per forza di cose ho dovuto lasciare un po’ da parte il cinema (anche se ciò non mi ha impedito di vedere il film di Spielberg, di cui vi ho già parlato qui!). A parte Disclosure Day, dall’ultimo capitolo pubblicato sul blog ho guardato soltanto otto film, di cui cinque sullo schermo dei quattro aerei presi per raggiungere il Giappone e per tornare in Italia. Nello spazio di oggi vi parlerò soprattutto di questi, ma non prima di avervi riassunto brevemente gli altri tre, accorpati tutti insieme. Se invece vi interessano, le prime foto scattate durante il viaggio le ho già pubblicate sul mio profilo instagram professionale. Al di là di questo è davvero molto bello poter tornare qui a raccontarvi i film, a parlare di cinema, di vita e di tutto il resto. Ci siete ancora, vero? 🙂
Maburosi (1995) / Drive (2011) / Copycat (1995): Prima di partire, dopo l’abbuffata di film sul Giappone fatta a maggio, mi sono concesso il primo film di Kore’eda al cinema. Un dramma famigliare, sempre bellissimo, sempre emozionante. Interessante vedere come tutto il cinema del regista nipponico sia germogliato da questo seme iniziale, che racchiude in molti versi gran parte della sua filmografia. Molto bello (••••). Totalmente diverso è invece Drive di Refn, un cult che ho visto e rivisto più volte da quando è uscito e che continuo ad amare, per le sue atmosfere notturne (una delle Los Angeles più belle mai viste sullo schermo), per gli intrecci di una vicenda che non ti permette di staccare un istante (••••½). Non esattamente all’altezza è invece Copycat di Jon Amiel, con Sigourney Weaver e Holly Hunter alle prese con un serial killer che ama imitare i celebri assassini del passato imitandone il modus operandi, cambiando dunque metodo per ogni omicidio. Sarebbe anche interessante se non fosse stato scritto in maniera così sciatta. Tra l’altro è stato il mio centesimo film visto nel 2026: l’avessi saputo prima, avrei scelto qualcosa di meglio (••½).
Il Maestro (2025): Quando devo prendere un volo intercontinentale, la prima cosa che faccio appena mi siedo in aereo è consultare il catalogo dei film disponibili. Di solito mi concedo come primo film qualcosa che non ho visto, essendo ancora fresco, poi un rewatch di qualcosa che conosco e mi piace (così se mi abbiocco non è un grosso problema) e infine qualcosa di più commerciale, che non credo vedrei in altre occasioni, ma che possa farmi compagnia durante il lungo viaggio. Detto ciò, ad aprire le danze della mia personalissima rassegna cinematografica a bordo del primo volo Ethiad è stato il nuovo film di Andrea Di Stefano (già regista del bellissimo L’Ultima Notte di Amore). Favino è un ex campione di tennis che ora ha la panzetta e un passato decisamente sopra le righe. Per mantenersi occupato prova a rilanciarsi diventando il maestro di tennis di un ragazzo timido, schiacciato dalle aspettative del padre, che spera di avere in casa il futuro del tennis italiano. Un road movie tra campi di terra battuta, in cui sia il maestro che l’allievo potranno imparare qualcosa l’uno dall’altro (uno l’importanza di essere una persona affidabile, l’altro il sapore della libertà). Mi è piaciuto, mi sono divertito e, se ci fosse stato un finale un pizzico più potente, sarebbe potuto essere davvero una rivelazione. Di Stefano è bravo, regista da tenere d’occhio.
•••½I Sogni Segreti di Walter Mitty (2013): Uno dei film che hanno ispirato il mio libro La Strada Altrove, come vi racconto qui. Non lo vedevo da molti anni e sono stato felicissimo di ritrovarlo: Ben Stiller è un timido archivista di Life alle prese con l’ultima copertina del celebre magazine cartaceo, prima della dolorosa transizione al digitale. La foto l’ha scattata Sean Penn, in una sorta di parodia di Steve McCurry, ma viene incredibilmente perduta. Il timido Ben Stiller si lancia così all’inseguimento del fotografo per cercare di recuperare il negativo, in un giro del mondo che gli permetterà di varcare soprattutto i confini di se stesso. Colonna sonora pazzesca e finale meraviglioso, una commedia forse un po’ bistrattata e sottovalutata, che ancora oggi si mantiene fresca, interessante, piena di momenti degni di nota. E soprattutto, uno dei film che meglio riesce a trasmettere la potenza della fotografia e la sua capacità di riassumere in uno scatto un momento di eternità. Bellissimo.
••••The Running Man (2025): Dopo lo scalo ad Abu Dhabi, mi aspettavano altre dieci ore di volo per raggiungere Tokyo. Tra l’inevitabile abbiocco e qualche riga di un libro, mi sono concesso l’ultimo film del volo d’andata, il remake di un cult anni 80 che vedeva Arnold Schwarzenegger nei panni del protagonista. Il punto di partenza è sempre l’omonimo romanzo di Stephen King, ma stavolta a prestare il volto al personaggio principale è Glen Powell che, a differenza del film di quarant’anni fa, non interpreta un galeotto in cerca di grazia, bensì un disoccupato disperato che ha bisogno di denaro per curare la figlia malata. Per riuscirci si iscrive a un celebre programma televisivo nel quale i concorrenti devono sfuggire a una squadra di cacciatori professionisti incaricati di eliminarli entro trenta giorni. Chi riesce a sopravvivere fino alla fine si porta a casa un premio tanto ricco quanto improbabile. Edgar Wright conosce il suo mestiere, questo è poco ma sicuro, e il manicheismo della vicenda riesce spesso a risultare anche divertente. Se solo il film non fosse così ingenuo in alcuni passaggi, avrebbe potuto aspirare a qualcosa di più di un semplice intrattenimento da volo intercontinentale. Detto questo, il film ha svolto il suo compito: mi ha fatto passare il tempo senza guardare l’orologio una sola volta e, dopo le sei ore del primo volo e altre due di scalo, non era affatto scontato.
•••A Pale View of Hills (2025): Durante il viaggio di ritorno mi aveva incuriosito l’idea di vedere un film giapponese che non avevo mai sentito. Questo qui, diretto da Kei Ishikawa, era addirittura stato presentato a Cannes (sezione Un Certain Regard), quindi le premesse per un buon film c’erano tutte. La storia si svolge su due piani temporali diversi: a Hiroshima negli anni 50, in cui una donna incinta incontra un’altra donna, che vorrebbe lasciare il Giappone per assicurarsi un futuro negli Stati Uniti e l’Inghilterra degli anni 80, in cui una ragazza di origini giapponesi vorrebbe scrivere un libro sul passato di sua madre (la donna incinta di cui sopra). Mentre i ricordi scivolano via senza mai sorprendere né emozionare, mi domandavo spesso perché non avessi scelto un altro film. E continuo a domandarmelo ancora adesso, nonostante qualche spunto sia anche interessante (soprattutto la citazione di Ozu, con il suocero che viene a trovare la famigliola e l’unica che sembra avere tempo da dedicargli sia lei, sua nuora). Non credo che sarà distribuito in Italia e, beh, non ci perderemo chissà cosa.
••½Casablanca (1942): Dopo le prime dieci ore di volo e altre due di scalo, per concludere in bellezza prima dell’atterraggio a Fiumicino avevo bisogno di qualcosa che durasse poco e, soprattutto, fosse bellissima. Entrambi i requisiti sono ampiamente rispettati da questo immortale capolavoro di Michael Curtiz, che è anche uno dei miei film preferiti in assoluto: non mi stancherò mai di vederlo. Al di là del memorable triangolo amoroso tra Humphrey Bogart/Rick, Ingrid Bergman/Ilsa e il triestino (ma austriaco, essendo del 1908) Paul Henreid/Viktor Laszlo, è la componente idealista a emozionare. Ed è così che, alla ventesima visione (numero casuale ma non lontano dalla realtà, presumo), mi sono ritrovato commosso anche a bordo di un aereo, durante la scena in cui i clienti del bar di Rick intonano la Marsigliese davanti ai soldati tedeschi, incalzati da Laszlo. Lo so, è una scena intrisa di retorica, ma credo che sia uno dei momenti di cinema più belli di sempre. Boh, ma che altro c’è da dire su questo film? Un capolavoro, punto. Poco dopo, il mio aereo toccava finalmente il suolo romano, dopo oltre dieci giorni di Giappone. Ma questa è davvero un’altra storia.
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Delitti al profumo di gin. Un debutto inaspettato
Nel mare magnum della narrativa di genere, dove i detective sono quasi sempre uomini tormentati con problemi di alcolismo e un divorzio alle spalle, Mircalla Broglio decide di fare una cosa radicalmente diversa: manda in scena una donna elegante con il gin in mano e una bassottina in coordinato. Il risultato si chiama Mabel Vane & Olivia Bow: Delitti al profumo di gin.
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Delitti al profumo di gin. Un debutto inaspettato
Nel mare magnum della narrativa di genere, dove i detective sono quasi sempre uomini tormentati con problemi di alcolismo e un divorzio alle spalle, Mircalla Broglio decide di fare una cosa radicalmente diversa: manda in scena una donna elegante con il gin in mano e una bassottina in coordinato. Il risultato si chiama Mabel Vane & Olivia Bow: Delitti al profumo di gin.
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Delitti al profumo di gin. Un debutto inaspettato
Nel mare magnum della narrativa di genere, dove i detective sono quasi sempre uomini tormentati con problemi di alcolismo e un divorzio alle spalle, Mircalla Broglio decide di fare una cosa radicalmente diversa: manda in scena una donna elegante con il gin in mano e una bassottina in coordinato. Il risultato si chiama Mabel Vane & Olivia Bow: Delitti al profumo di gin.
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Delitti al profumo di gin. Un debutto inaspettato
Nel mare magnum della narrativa di genere, dove i detective sono quasi sempre uomini tormentati con problemi di alcolismo e un divorzio alle spalle, Mircalla Broglio decide di fare una cosa radicalmente diversa: manda in scena una donna elegante con il gin in mano e una bassottina in coordinato. Il risultato si chiama Mabel Vane & Olivia Bow: Delitti al profumo di gin.
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Delitti al profumo di gin. Un debutto inaspettato
Nel mare magnum della narrativa di genere, dove i detective sono quasi sempre uomini tormentati con problemi di alcolismo e un divorzio alle spalle, Mircalla Broglio decide di fare una cosa radicalmente diversa: manda in scena una donna elegante con il gin in mano e una bassottina in coordinato. Il risultato si chiama Mabel Vane & Olivia Bow: Delitti al profumo di gin.
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Delitti al profumo di gin. Un debutto inaspettato
Nel mare magnum della narrativa di genere, dove i detective sono quasi sempre uomini tormentati con problemi di alcolismo e un divorzio alle spalle, Mircalla Broglio decide di fare una cosa radicalmente diversa: manda in scena una donna elegante con il gin in mano e una bassottina in coordinato. Il risultato si chiama Mabel Vane & Olivia Bow: Delitti al profumo di gin.
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Delitti al profumo di gin. Un debutto inaspettato
Nel mare magnum della narrativa di genere, dove i detective sono quasi sempre uomini tormentati con problemi di alcolismo e un divorzio alle spalle, Mircalla Broglio decide di fare una cosa radicalmente diversa: manda in scena una donna elegante con il gin in mano e una bassottina in coordinato. Il risultato si chiama Mabel Vane & Olivia Bow: Delitti al profumo di gin.
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