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#recensione — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #recensione, aggregated by home.social.

  1. Combattere il crimine nei panni di Spider Man in un mondo che si è dimenticato di lui, e la pressione di vedere i suoi amici andare avanti senza di lui, innescano in Peter Parker un cambiamento che potrebbe non essere in grado di controllare.

    #spiderman #brandnewday #marvel #cinema #recensione

    @cinema @spettacoli @Marvel @mastdon

  2. ✨ Tra ossigeno che scarseggia, detriti e battute a raffica, Breathedge costruisce un survival ironico per chi cerca un tono leggero più della tensione seria e realistica del genere. Questa settimana in regalo su Epic Games! 👇
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    #Breathedge #gratis #PC #Recensione

  3. 📌 Niente combattimenti, niente game over. Solo un mondo aperto da esplorare al tuo ritmo.
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  4. Quando uno spietato avversario colpisce troppo vicino a casa, Supergirl si ritrova costretta a stringere un'improbabile alleanza. La sua diventa un'epica avventura interstellare all'insegna della vendetta e della giustizia.

    #supergirl #jamesgunn #recensione #cinema #cinecomic #millyalcock

    @cinema @[email protected] @spettacoli @spettacolo-e-cultura-AgenziaAnsa

  5. 5 Motivi per cui devi assolutamente guardare “Pluribus”

    Parliamo di "Pluribus", serie diretta da Vince Gilligan (Breaking Bad, X-Files, Better Call Saul) che ha debuttato con la sua prima stagione su Apple TV il 7 novembre 2025.

    thelastwriter.com/2026/08/05/5

  6. A Eternos, la capitale del pianeta Eternia, il giovane principe Adam e la sua amica Teela vengono addestrati nell'arte del combattimento dal capo della Guardia Reale, Duncan, padre adottivo di Teela. Una notte la città viene improvvisamente attaccata dalle forze del malvagio stregone Skeletor...

    #MastersoftheUniverse #heman #cinema #film #recensione

    @cinema @[email protected] @spettacoli @internetarchive

  7. [film] Disclosure Day

    Titolo: Disclosure Day
    Regia: Steven Spielberg
    Soggetto: Steven Spielberg
    Sceneggiatura: David Koepp
    Effetti speciali: Mark Bero
    Altro: USA, 2026; durata 145 minuti; genere: fanstascienza; direzione del doppiaggio: Alessandro Rossi

    Interpreti e personaggi:
    Emily Blunt: Margaret Fairchild
    Josh O’Connor: Daniel Kellner
    Colin Firth: Noah Scanlon
    Eve Hewson: Jane Blankenship
    Colman Domingo: Hugo Wakefield

    Voto: 6/10

    In un futuro non troppo lontano, se ho fatto bene i conti fra 25 anni, in un mondo prossimo alla terza guerra mondiale, una società privata americana custodisce da 79 anni i segreti riguardanti i nostri contatti con esseri intelligenti extraterrestri. Un manipolo di dipendenti di questa azienda privata si ribella, e prepara un piano per rivelare al mondo la verità.

    Se vi pare che via abbia detto troppo, vi rassicuro: quanto sopra si capisce dal trailer e dai primi minuti del film. La parte complicata della trama, chi sono i protagonisti e il loro ruolo, viene fuori pian piano e devo dire che Koepp, in questo, ci sa fare.

    È anche un film d’azione, ci sono fughe rocambolesche, colpi di scena, un continuo chiedersi “e ora come se la caveranno?”. Da questo punto di vista il film non delude. Anche gli attori sono bravissimi.

    La parte debole del film sta nel fatto che usa tutti gli stereotipi possibili sugli alieni, ripresi pari pari dal complottismo più becero sugli UFO. Dall’incidente di Roswell, agli omini verdi con gli occhi grandi, la testa grossa e gli arti filiformi. Non mancano i cerchi nel grano, l’oggetto magico, la telepatia, nonché il protagonista maschio che capisce il linguaggio matematico e la protagonista femmina empatica e telepate, che segue l’intuito.

    Un discorso a parte meriterebbe il finale, che mi ha fatto dire, pochi secondi prima, alla Fantozzi, “non oserà mica farlo qui, vero?”.

    Buona visione!

    #disclosureDay #fantascienza #film #recensione #StevenSpielberg
  8. Capitolo 420: Il Cinema Non Va in Vacanza

    Da che mondo è mondo, dicembre da sempre è il mese dei grandi recuperi di ciò che è uscito durante l’anno, al fine di poter stilare una Top 20 il più possibile credibile. Gran parte della lista è già pronta, più o meno, ma ogni anno c’è sempre una chicca che sbuca fuori all’improvviso e spariglia un po’ le posizioni (come accaduto l’anno scorso, con Fremont e Tatami visti proprio all’ultimo). Tra le cose che ho in programma di vedere nelle prossime settimane in previsione della Top 20 c’è sicuramente Sotto le Foglie di Ozon, il film di Jarmusch che uscirà il 18 in sala, Anemone di Day Lewis, Una Scomoda Circostanza di Aronofski, Bird di Andrea Arnold, Dreams di Haugerud (anche se andrebbe vista tutta la trilogia) e sicuramente altro (se avete suggerimenti scriveteli nei commenti, solo roba uscita in Italia nel 2025, in sala o su piattaforma). Detto ciò, prima di dedicarmi alle grandi manovre dicembrine, facciamo un passo indietro, con gli ultimi film visti a novembre.

    After The Hunt (2025): Trovo sempre interessante vedere un film di Luca Guadagnino (almeno negli ultimi anni), anche i meno riusciti hanno sempre quel dettaglio, che può essere l’uso della colonna sonora o una particolare linea di dialogo (la citazione su Morrissey e gli Smiths mi ha fatto venire gli occhi a cuoricino), che vale la pena scoprire. A Yale una studentessa (Sidney di The Bear) accusa il professor Andrew Garfield di molestie, denunciando l’accaduto alla professoressa con cui sta facendo il dottorato, Julia Roberts (che è molto amica del collega). Il film è un bel po’ paraculo, Guadagnino non prende posizione su nulla, mostra solo una storia che, a seconda delle versioni, può farti parteggiare per l’una o per l’altra parte: oddio, in verità, vista soprattutto la posizione di potere dell’uomo, c’è solo una parte dalla quale stare (per quanto la ragazza sia abbastanza insopportabile). Una riflessione, da parte di un autore europeo, sulla zona di grigio che c’è tra un approccio e una molestia, un argomento sempre molto delicato e che, in particolare negli Stati Uniti, crea molta discussione. Il film non dà risposte, ma spunti di riflessione sì. Dimenticavo: che brava Julia Roberts! Se vi interessa, lo trovate su Prime Video.
    •••

    L’Amore Non Va in Vacanza (2006): Trovato in tv dopo esser tornato dal cinema per rivedere il film di Panahi (di cui ho già parlato durante la Festa del Cinema), ho pensato che, se proprio dovevo vedere qualcosa, per quella sera mi sarebbe andata bene una cosa così leggera. Scritto e diretto da Nancy Meyers (già autrice del simpatico What Women Want, tra gli altri), questa commedia romantica è una collezione di cliché salvata da un ottimo cast e da qualche idea simpatica. Dopo grandi delusioni sentimentali, la californiana Cameron Diaz e la britannica Kate Winslet decidono di scambiarsi casa durante le vacanze di Natale, grazie a un servizio online. La prima finisce nella brughiera inglese, dove incontrerà Jude Law, l’altra in una villa di Los Angeles, dove avrà come mentore Eli Wallach e come spasimante Jack Black. Al netto di qualche idea simpatica, la storia è talmente prevedibile e smielata da risultare quasi offensiva (alcuni tremendi monologhi sull’amore sembrano usciti da un libro della collana Harmony). Certo, presumo di non rientrare nel target di riferimento al quale questo film fosse destinato e, devo ammettere, quando vent’anni fa l’ho visto al cinema non ricordavo mi fosse sembrato così brutto, ma tant’è. Divertente il cameo di Dustin Hoffman, che quel giorno era passato sul set per caso.
    ••½

    Pulse (2001): Chicca giapponese firmata da Kiyoshi Kurosawa, che in breve si è trasformata in un vero e proprio cult movie. Siamo nell’era della transizione tecnologica, ci siamo passati tutti, quando internet cominciava a entrare più o meno stabilmente nelle nostre vite e, di conseguenza, a renderci più soli nonostante fossimo ancora più connessi. Questa premessa però è solo la cornice di un film in cui la solitudine uccide (letteralmente), trasformando le vittime in fantasmi sbiaditi, più tristi che minacciosi (ad essere minaccioso, più che altro, è il brusio del modem 56k, che mi riporta a incubi lontani, ma questo è un altro discorso). A tratti è un horror, ma senza mai voler spaventare davvero: è più un’inquietudine che sale lentamente, soprattutto quando vedi quel nastro rosso intorno a porte e finestre (segno che là dentro non bisogna entrare). Un film che lascia addosso qualcosa di impalpabile, che però avverti anche nei giorni successivi alla visione. Bellissimo (lo trovate su Mubi, che grazie a questo link potete vedere gratis per 30 giorni).
    ••••

    Eyes Wide Shut (1999): Quando fai zapping con il telecomando e ti trovi davanti ai titoli di testa di un film di Stanley Kubrick sai già come andrà a finire: te lo riguardi da cima a fondo. La last dance di Kubrick è un’odissea notturna in una Manhattan innevata, onirica, dove nessun sogno però è mai soltanto un sogno (chissà come sarebbe stato questo film se l’avesse girato David Lynch?). Tom Cruise e Nicole Kidman sono una coppia perfetta: belli, ricchi, felici. Una sera però la donna, dopo aver fumato erba, confessa al marito di aver fantasticato di scappare con un marinaio intravisto anni prima nella hall di un albergo. Questa fantasia getta Cruise nella totale confusione, in una notte in cui avrà a che fare con una paziente innamorata di lui, una bella prostituta e, soprattutto, una “festa” in maschera dietro la quale si nascondono segreti e orge. Quello del protagonista è un desiderio (non più tanto latente) di infedeltà, di ripicca sulla fantasia della moglie, in un pericoloso viaggio dove i desideri e i sogni non trovano però mai riscontri nel tangibile, restando sempre sottopelle. Cruise ha continuamente l’aria di uno che ha perso prima un taxi, poi la moglie, poi la bussola, in una sciarada in cui c’è qualcuno che muore davvero. Quell’ultima battuta poi, è la chiave di un film geniale, iconico, tratto da un romanzo breve di Arthur Schnitzler, Doppio Sogno, che a dirla tutta non è neanche particolarmente straordinario (al contrario di quest’opera di Kubrick che, diciamolo dai, è il miglior film di Natale di sempre).
    ••••½

    The Stringer (2025): Ci sono immagini che abbiamo visto tutti, senza neanche sapere bene dove, come, quando. Tra queste, una delle più celebri del Novecento è senz’altro l’immagine in bianco e nero denominata Napalm Girl, in cui vediamo una bambina vietnamita correre spaventata dopo un bombardamento. Il documentario di Bao Nguyen racconta la storia di quella foto, attribuita al fotogiornalista dell’agenzia AP Nick Ut, che grazie a quello scatto vinse il Pulitzer e il World Press Photo, oltre a diventare un eroe in Vietnam, vista l’importanza di quella foto nel denunciare i disastri compiuti dall’esercito statunitense durante quella guerra. Il film tuttavia segue un’inchiesta secondo la quale il vero autore della foto, mai riconosciuto, è stato in realtà un freelance vietnamita, tale Nghe, che secondo molti testimoni e una straordinaria ricostruzione in 3D eseguita da uno studio forense, è il vero autore di quello scatto. Era lui dunque a meritare premi, fama, gloria eterna? Secondo il documentario la risposta è decisamente sì, anche se non manca il punto di vista opposto, in un film che alterna sapientemente materiale d’archivio e interviste a molti fotogiornalisti presenti sul luogo dello scatto, durante la guerra in Vietnam, compreso lo stesso Nghe, rintracciato dopo una faticosa ricerca. Bello e piuttosto appassionante (la scena della ricostruzione in 3D vale tutto il film), lo trovate su Netflix.
    •••½

    SERIE TV
    Come sapete non sono un divoratore di Serie TV, ci sono troppi bei film da guardare, troppi viaggi da fare dentro una storia che comincia, si sviluppa e finisce in due ore per perdermi in mesi o anni di episodi spesso riempitivi e mediocri, di lavori fatti per essere cotti e mangiati, poi interrotti, ripresi, allungati spesso con sottotrame inutili. Ovviamente ci sono le eccezioni, ci mancherebbe (I Soprano, Breaking Bad, Twin Peaks, The Office, Game of Thrones e tante altre). Premesso ciò, che ho dovuto ribadire per rispondere a quanti mi scrivono dicendomi che parlo troppo poco di serie (spero che mi vorrete bene lo stesso), parliamo allora di serie! In questo periodo sono piuttosto attivo a dire il vero (attivo per i miei standard, si capisce) e dopo aver visto Mr Scorsese, di cui vi ho già parlato per bene nel Capitolo 419, ho cominciato addirittura altre tre cose. In ordine cronologico: Welcome to Derry si basa ovviamente sull’universo di IT, che ritengo il capolavoro di Stephen King, e non sarebbe neanche tanto male se non fosse tutto così ripetitivo e palese. Il primo episodio finisce addirittura con una scena davvero clamorosa e inaspettata, il punto è che si vede troppo: i mostri, ovvero le personificazioni delle paure dei bambini messe in atto da Pennywise, non lasciano davvero spazio all’immaginazione (cavolo, si vedono pure le gengive dei mostri!). Si sa, la cosa che fa più paura in assoluto è ciò che possiamo immaginare o temere accada e non è mai ciò che ci fanno vedere (Spielberg ce l’ha insegnato benissimo con Lo Squalo). Insomma, per farla breve, dopo tre episodi mi ha stufato e l’ho mollata.

    Destino che invece non è accaduto a Pluribus, solo perché Vince Gilligan, dopo Breaking Bad e quell’altro capolavoro di Better Call Saul merita credito infinito. Devo dire che, al contrario di quanto sento in giro, ho faticato un po’ a guardare gli episodi di questa nuova serie, almeno fino al termine del quinto, che invece mi ha davvero preso. Ora sono molto curioso di scoprire cosa succede, dove vuole andare a parare. Per ora vedo solo un’enorme metafora dell’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulle nostre vite, il nostro rapporto con essa e tutto il resto. Ma vediamo dove ci porta stavolta Gilligan.

    Dulcis in fondo, bisogna parlare di Stranger Things 5. Ragazzi miei, ma che è sta roba? Ma vi ricordate cos’era la prima stagione di questa serie? Io ho ancora addosso la sensazione di brivido che ho provato quella notte, nella mia stanza, mentre seguivo le avventure di quei ragazzi e di quelle ragazze (altro grande esempio di cosa significa non far vedere il “mostro” per gran parte degli episodi). Che capolavoro è stata quella prima stagione? Un’opera irripetibile, il cui ricordo è quasi disintegrato dai primi episodi di questa quinta stagione, un carrozzone pop di citazioni messe là apposta per creare meme e contenuti social, insulsi plot twist, personaggi che agiscono in maniera sempre meno credibile. Addirittura il villain, Vecna, che nella quarta stagione sembrava davvero terrificante, ora è diventato un borghesotto affabulatore che rapisce bambini con le buone maniere (quelli di Netflix devono aver constatato che la stagione precedente faceva troppa paura per i ragazzini, non sia mai perdere una fetta di pubblico per fare qualcosa di cupo che però stava funzionando). Altra cosa: Holly Wheeler è insopportabile. Ovviamente vedrò anche i restanti episodi, quando Netflix avrà la bontà di farli uscire (altra cosa che non ho digerito è la maniera in cui sono state calendarizzate le puntate), ma ormai non mi aspetto più nulla.

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    #afterTheHunt #cinema #commenti #daVedere #eyesWideShut #film #lamoreNonVaInVacanza #pulse #recensione #significato #spiegazione #theStringer #trama

  9. International Podcast Day🎙️

    Un’ode all’arte dell’ascolto

    Immaginate una giornata dedicata a chi racconta storie, a chi condivide idee, a chi vi fa ridere, riflettere o addormentare con la sua voce. Ecco, il 30 settembre è proprio questo: la

    Giornata Mondiale del Podcast

    🗓️ Quando si festeggia e perché proprio il 30 settembre?

    Nel 2014, Steve Lee, un appassionato di podcast e creatore del Modern Life Network, ha deciso di celebrare il podcasting proprio in questa data, in quando era il decimo anniversario del primo podcast pubblicato.

    Il primo podcast considerato ufficialmente “pubblicato” è generalmente attribuito a Dave Winer e Adam Curry. Ecco i dettagli più precisi:

    • Anno: 2004
    • Luogo: Stati Uniti (principalmente tra Boston e New York, dove Winer e Curry collaboravano)
    • Podcast: “Daily Source Code” di Adam Curry
    • Contesto: Adam Curry, ex VJ di MTV, insieme a Dave Winer, sviluppatore software e pioniere dei feed RSS, iniziò a distribuire i suoi episodi audio tramite feed RSS, permettendo agli utenti di scaricarli automaticamente sui loro iPod. Questo sistema è ciò che ha dato origine al termine “podcasting” (da “iPod” + “broadcasting”).

    In pratica, il primo podcast non era un programma radiofonico tradizionale, ma un episodio audio pubblicato online con un feed RSS per essere scaricato e ascoltato su dispositivi portatili, aprendo la strada a tutto l’universo dei podcast come lo conosciamo oggi.

    🎙️ Un po’ di storia

    2004 – La nascita del podcast

    • Adam Curry e Dave Winer pubblicano “Daily Source Code” negli Stati Uniti.
    • Primo uso del feed RSS con audio allegato, pensato per gli iPod. Nasce il termine “podcast”.

    2005 – Il termine “podcast” diventa popolare

    • Il giornalista Ben Hammersley lo usa per la prima volta su The Guardian.
    • Inizia l’espansione del fenomeno, con più creatori indipendenti che sperimentano storie audio.

    2006 – La diffusione globale

    • I podcast iniziano a comparire nei media mainstream e nei blog tecnologici.
    • Cresce l’interesse per contenuti di nicchia: politica, musica, cultura, comici.

    2007 – Apple integra i podcast in iTunes

    • Il grande salto: milioni di utenti possono iscriversi e scaricare automaticamente gli episodi.
    • Il podcasting diventa un mezzo accessibile e di massa.

    2014 – La prima Giornata Mondiale del Podcast, con una diretta di 6 ore.

    • Steve Lee lancia la celebrazione internazionale il 30 settembre, con l’obiettivo di unire creatori e ascoltatori di tutto il mondo.

    2015 – La giornata diventa internazionale

    • Il National Podcast Day si trasforma in International Podcast Day, con eventi online e offline in decine di paesi.

    2019-2020 – Podcast in crescita esponenziale

    • Oltre 700.000 podcast attivi nel mondo.
    • Si diffondono i primi eventi di podcast live e festival tematici.

    2021 – L’impatto della pandemia. Anche se non si è svolto un evento in diretta, la comunità ha continuato a celebrare.

    • Gli ascolti aumentano: più tempo libero, più interesse per contenuti audio.
    • Webinar e dirette sostituiscono eventi dal vivo, ma la comunità cresce online.

    2025 – Oggi

    • Oltre 2 milioni di podcast attivi a livello globale.
    • Eventi locali e streaming internazionali celebrano la Giornata Mondiale del Podcast.
    • In Italia, festival a Roma e Milano uniscono aspiranti podcaster e appassionati.
    • Il 30 settembre continua a essere il giorno ufficiale per celebrare il potere della voce e delle storie.

    🎉 Cos’è di preciso la Giornata Mondiale del Podcast?

    È una celebrazione globale del potere dei podcast. Un’occasione per connettersi con altri appassionati, scoprire nuovi contenuti e, perché no, lanciare il tuo primo episodio. Ogni anno, il team di International Podcast Day organizza eventi in diretta streaming, con oltre 200 ore di contenuti provenienti da quasi 100 paesi. Podcaster da tutto il mondo condividono le loro esperienze, storie e consigli, creando una rete di condivisione e crescita.

    🌍 Dove si festeggia?

    In tutto il mondo! Eventi locali, meet-up e dirette streaming rendono questa giornata un’occasione unica per immergersi nell’universo dei podcast. Ad esempio, a Dubai si tiene il Dubai PodFest, un evento che riunisce i migliori podcaster arabi e professionisti dei media.

    🎧 Curiosità divertenti

    • Il termine “podcast” nasce dalla fusione di “iPod” e “broadcast”, ma oggi è utilizzato indipendentemente dal dispositivo.
    • Esistono podcast su qualsiasi argomento: dalla storia dell’arte alla cura delle piante, passando per le teorie sulle serie TV.
    • Alcuni podcaster registrano in luoghi insoliti: da cabine telefoniche a parchi giochi, per trovare l’acustica perfetta.
    • Si stima che nel 2025 ci siano oltre 2 milioni di podcast attivi nel mondo.

    🥂 Come festeggiare?

    • Ascolta un nuovo podcast che vi incuriosisce.
    • Condividete il vostro episodio preferito sui social con l’hashtag #InternationalPodcastDay.
    • Scrivi una recensione per i tuoi podcaster preferiti.
    • Partecipate a eventi locali o online.
    • Create il vostro podcast!

    💚🤍❤️ In Italia💚🤍❤️

    Anche in Italia la Giornata Mondiale del Podcast è molto sentita. Eventi come il Festival del Podcasting, che si tiene a Roma e Milano, offrono workshop, incontri e opportunità di networking per tutti gli appassionati.

    🎙️ Un messaggio finale

    In un mondo sempre più frenetico, i podcast offrono un momento di pausa, di riflessione e di intrattenimento. Che siate ascoltatori accaniti o aspiranti podcaster, la Giornata Mondiale del Podcast è l’occasione perfetta per celebrare questa forma d’arte unica. Quindi, prendete le cuffie, trovate il vostro angolo preferito e immergetevi nel mondo dei podcast. Buon ascolto! 🎧✨

    Autore: Lynda Di NataleFonte: internationalpodcastday.com, webImmagine: AI

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