#recensione — Public Fediverse posts
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Il #film di oggi è #lagrandeabbuffata di #marcoferreri #marcellomastroianni #ugotognazzi #michelpiccoli #philippenoiret #andreaferrol #unofilm #cinema #unocinema #commedia #commediaallitaliana #filmastodon #recensioni
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Il #film di oggi è #silazailvento di #hayaomiyazaki #unofilm #cinema #unocinema #filmastodon #recensioni #giannicaproni #trento #animazione #anime #studioghibli
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La #commediadelladomenica è il #film #luomocheamavaledonne di #francoistruffaut #unofilm #cinema #unocinema #charlesdenner #brigittefossey #dongiovanni #filmastodon #recensioni
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Il #film di oggi è #lombradellespie di #domiccooke con #benedictcumberbatch #jessiebuckley #rachelbrosnahan #merabninidze #OlegPenkovsky #GrevilleWynne #unofilm #cinema #unocinema #filmastodon #recensioni #spy #storievere
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La #commediadelladomenica è il #film #vacanzeromane di #williamwyler con #audreyhepburn #gregorypeck #roma #biancoenero #unofilm #cinema #unocinema #recensioni #filmastodon #daltontrumbo #hollywood
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5 Motivi per cui devi assolutamente guardare “Pluribus”
Parliamo di "Pluribus", serie diretta da Vince Gilligan (Breaking Bad, X-Files, Better Call Saul) che ha debuttato con la sua prima stagione su Apple TV il 7 novembre 2025.https://thelastwriter.com/2026/08/05/5-motivi-per-cui-guardare-pluribus/
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Recensione “Amarga Navidad”: Tra Pedro e Realtà
Stasera mi sono avvicinato a piazza della Repubblica pensando di trovarmi a Cannes. Certo, via Nazionale non è esattamente la Croisette (ovviamente è meglio, di che parliamo), ma è stato interessante vedere un nuovo film di Pedro Almodóvar a Roma, in contemporanea con la proiezione del Festival di Cannes. In questa danza tra realtà e finzione, Amarga Navidad si inserisce perfettamente, dando al regista spagnolo la possibilità di mettere in scena i suoi dubbi creativi, il suo bisogno di girare film, anche a costo di realizzare qualcosa di imperfetto. Dove finisce la realtà e dove comincia la rappresentazione artistica? Fino a dove può spingersi un’ispirazione, se arriva da qualcosa di doloroso, di reale? E i personaggi, sono solo un’ombra di persone realmente esistenti, o ricalcano carattere e ruoli di coloro che circondano la vita del regista? La riflessione, seppur non particolarmente originale, è affascinante, anche se Almodóvar troppo spesso dà l’impressione di aver voluto girare un film terapeutico su se stesso, lasciando il pubblico seduto in sala a guardarlo mentre si ricuce le ferite davanti allo specchio. Lo so, fa sempre bene cercare bellezza e significato, anche quando un grande autore sa benissimo di non essere più nel suo momento migliore (che poi è una cosa tremendamente umana).
Elsa, una regista di spot pubblicitari, dopo due film andati male e la morte della madre, sente il bisogno di mettersi a scrivere con l’intenzione di tornare al più presto dietro la macchina da presa. Una serie di dolorose emicranie spinge la donna a lasciare il premuroso compagno a Madrid per trascorrere qualche giorno di relax nell’isola di Lanzarote. Questa storia però altro non è se non la nuova sceneggiatura di un autore di fama mondiale, Raul, in cui Elsa è un alter ego del regista stesso, alle prese con il blocco dello scrittore e un soggetto vagamente ispirato alla sua vita, tramite il quale spera di superare la perdita della madre e i problemi di comunicazione con il fidanzato e con la storica assistente.
Woody Allen, nel suo capolavoro Io e Annie, raccontava quanto fosse importante raggiungere la perfezione tramite l’arte, “perché è talmente difficile nella vita”. Pedro Almodóvar realizza invece un film volutamente imperfetto per rappresentare il bisogno di esprimersi, la necessità di raccontare se stesso tramite una storia, tramite l’arte. Lo fanno in tanti, non tutti ci riescono (tra l’altro, anche senza essermi cimentato in un film, ci ho provato pure io). Il timbro del regista c’è sempre, che siano i colori accesi, canzoni strazianti (una delle quali dà il titolo al film) o relazioni omosessuali: la determinazione di girare un film vale però il costo di vampirizzare tutto ciò che gli gravita intorno? Amarga Navidad è profondamente autocritico (dalla serie: “sopportatemi, sono fatto così”) ma anche indulgente: il regista si mette davanti allo specchio, si assolve, si accusa, si riscrive. Noi restiamo lì a guardarlo, forse con un po’ troppo distacco, come quando si guarda qualcuno che parla da solo in un bar alle due di notte. E alla fine non è chiaro se ciò che abbiamo visto sia una confessione o, più semplicemente, cinema.
#almodovar #amargaNavidad #Cinema #film #recensione -
Il #film di oggi è #thebank il #nemicopubblico n°1 di #RobertConnolly #unofilm #cinema #unocinema #recensioni #filmastodon #anthonylapaglia #davidwenham
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Capitolo 424: Anno Nuovo, Film Vecchi
Il mio 2026 è cominciato con una gran voglia di andare al cinema. L’obiettivo è vedere No Other Choice, di cui avevo perso la proiezione stampa a dicembre causa febbre, ma dopo undici giorni ancora non ci sono riuscito. Una volta il lavoro, un’altra la pioggia battente, un’altra un problema alla macchina, un’altra ancora la difficoltà di uscire dal calduccio di casa per avventurarsi nei due gradi centigradi del mondo esterno. Tutto questo per dire che nel capitolo di oggi non troverete nessun film attualmente in sala, ma un vero e proprio viaggio verso il passato, che parte dal recente 2025 fino a un inaspettato 1929. Buon anno, amici cinefili e amiche cinefile, ci aspettano grandi cose (speriamo)!
Springsteen – Liberami dal Nulla (2025): C’è un modo migliore di cominciare l’anno se non guardando un film incentrato su uno dei tuoi eroi personali? Come avrete forse letto nella recensione completa che ho scritto a ottobre, ho amato molto il modo in cui Scott Cooper toglie la maschera al mito Springsteen, restituendoci l’uomo e il suo bisogno di normalità in un mondo di luci accecanti. Il film racconta la genesi dell’album Nebraska, una rivoluzione musicale, un episodio unico nel suo genere nella storia della musica, praticamente una seduta di terapia fatta di canzoni cupe, piene di disincanto e disillusione. Io ovviamente sono di parte, come potrei non esserlo (ho raccontato qui il mio rapporto con Springsteen, parlando del bellissimo film Blinded By The Light), ma trovo che il film sia davvero bellissimo: è una birra con un amico, una pacca sulla spalla a qualcuno che ne ha bisogno, è un viaggetto dentro la creatività di una mente brillante, ma in difficoltà. Ah, inoltre c’è da dire che Jeremy Allen White è strepitoso.
••••Close (2022): Caldamente consigliato da un amico, il film di Lukas Dhont è uno di quelli che riesce a catturarti sin dalle prime inquadrature: due amici che giocano in un campo pieno di fiori, immersi in una luce stupenda. Già puoi percepire la delicatezza, la tenerezza, la bellezza: è la storia di due ragazzi, di un’amicizia quasi simbiotica, incrinata dallo sguardo degli altri, dalla “paura” che quella amicizia così speciale possa essere scambiata per omosessualità, come se fosse qualcosa di sbagliato. Qualcosa quindi si incrina e da là in poi il film diventa un percorso attraverso dolore e senso di colpa. Ho amato questo film, ogni inquadratura sembra quasi pensata per restarci addosso un secondo in più del necessario. Il vero miracolo sono comunque i due giovani attori, straordinari, così reali che non ti passa per la testa neanche un momento che stiano recitando. Un gioiello, un film pieno di grazia, da vedere e far vedere ai più giovani. Bellissimo.
••••Eternal Sunshine of the Spotless Mind (2004): Erano dieci anni buoni che non vedevo il capolavoro di Michel Gondry, uno dei film più iconici e amati di questo secolo, ed è stupendo constatare come non sia invecchiato di un giorno, di come riesca comunque a commuoverti nonostante lo conosca scena per scena. Ricordo perfettamente quando lo vidi al cinema, trainato come tutti dalla pubblicità ingannevole, oltre che dall’orrido titolo Se Mi Lasci Ti Cancello, che ce l’aveva venduto come una commedia romantica con Jim Carrey. Dopo il primo tempo ricordo addirittura qualcuno che aveva abbandonato la sala, deluso (come si fa? Non lo so). Chi è rimasto fino alla fine, strabiliato, si è guardato dicendosi: “ma che film abbiamo visto?”. Mi dilungo sui ricordi perché non credo ci sia bisogno di parlare di un film che, credo, abbiamo visto tutti e, ne sono certo, abbiamo amato moltissimo. Se avete voglia di rivederlo, lo trovate su Mubi. Ne vale sempre la pena, è da brividi: “Incontriamoci a Montauk”.
•••••L’Uomo con la Macchina da Presa (1929): Avevo già visto quest’opera incredibile di Dziga Vertov all’università, durante il corso di Storia del Cinema. Ai tempi lo guardai alle 8 del mattino e mi sembrò non proprio facile da digerire con quattro ore di sonno. Quando ho visto che era disponibile su Mubi, mi è sembrato doveroso dedicarmici con un po’ più di attenzione: l’ho trovato ipnotico. Come da titolo, un uomo dotato di macchina da presa, si muove per la città registrando momenti di vita quotidiana, documentando ciò che vede, come uno street photographer in movimento, come un “botanico del marciapiede”, scomodando Baudelaire. Nel guardarlo non riuscivo a non pensare che ogni persona all’interno di questo film ormai deve essere morta e questo pensiero mi ha tenuto aggrappato alle immagini come se fossero un enorme omaggio alla vita. Un’esperienza visiva raccontata da qualcuno che stava molto più avanti rispetto alla sua epoca, segnata da un montaggio folle, sovrimpressioni, ralenti, accelerazioni, inquadrature impossibili, trovate che sembrano anticipare videoclip, documentari moderni e persino certa videoarte. Incredibile che una mente di cento anni fa possa aver partorito immagini così moderne. Certo, non è un film che riguarderesti ogni giorno (e neanche ogni anno, se è per questo), ma che spettacolo.
••••Bassa Marea (1950): Sempre su Mubi (se non ce l’avete potete cliccare qui per provarlo gratis per 30 giorn) ho trovato questo film “minore” di Fritz Lang, consapevole che un film minore di Lang vale comunque più della metà della roba che gira oggi tra cinema e piattaforme. Uno scrittore insopportabile e in crisi di idee, dopo aver tentato di circuire la propria cameriera e averla uccisa dopo il rifiuto di lei a concedersi, fa sparire il corpo cercando di far cadere l’eventuale colpa sul fratello, che invece è un pezzo di pane. Noir asciutto (oddio, non letteralmente, visto che già dal titolo potete capire come l’acqua sia un elemento importante), dove Lang racconta la semplicità del male, senza spettacolarizzare né la violenza, né lo sfaldamento dei rapporti umani, lasciandoti addosso solo inquietudine e un profondo bisogno di giustizia. L’immagine del corpo della povera vittima che galleggia sul fiume, con i capelli adagiati sull’acqua come una moderna Ofelia, è forse il momento più alto del film. Molto bello.
•••½SERIE TV: In queste settimane ho visto Pluribus di Vince Gilligan e devo dire che, al netto della solita straordinaria qualità tecnica dei prodotti dello showrunner di Breaking Bad e Better Call Saul, non sono riuscito ad appassionarmici: questa cosa, scritta giorni fa su Threads, mi ha tra l’altro causato un’inaspettata shitstorm, con alcuni commenti che mi suggerivano di “tornare ai reel di tiktok” (!) oppure mi accusavano di preferire i prodotti con “gli spari bum bum” (!!). A me! I film d’azione! Ma li mortacci loro. Ehm, scusate. Ma torniamo a noi. Ovviamente, come penso gran parte del mondo, ho guardato Stranger Things e qui c’è da fare un discorso un minimo più articolato (se non avete visto l’ultima stagione, non leggete oltre): reputo la prima stagione uno dei più grandi capolavori che abbia mai visto, da là in poi lo show è andato crollando, virando su una deriva molto più commerciale, giocando molto di più su citazionismo e spettacolo, spostando il target da chi è cresciuto negli anni 80 a chi è adolescente oggi, con alcuni momenti di rara bassezza ma anche alcuni spunti davvero notevoli (tutta la trama di Vecna nella stagione precedente mi è piaciuta tantissimo). Al di là di questo l’ultima stagione si alterna tra lungaggini estenuanti (il coming out di Will narrativamente ci sta, che duri il doppio della resa di conti finale probabilmente no) e fan service emozionante (tutto il finale, inclusa la prevedibile, ma non per questo meno bella, ultima partita a D&D), oltre a una citazione molto carina di Stand By Me (Mike che si siede davanti alla macchina da scrivere per raccontare la storia che abbiamo vissuto). Il finale è giusto, è quello che doveva esserci e secondo me, per come era ormai diventata la serie, è quello che ci meritavamo di vedere. Per il resto è difficile credere che quella della prima stagione sia la stessa serie vista in seguito, ma questo l’ho già ripetuto fino alla nausea. Fatto sta che quello dei Duffer è diventato un prodotto che ha plasmato l’immaginario collettivo di una generazione, ha il grande merito di aver fatto conoscere ottima musica ai ragazzini di oggi e aver sdoganato la bellezza di essere nerd, appassionati di giochi da tavolo e simili. Gli anni 80 erano davvero così belli? Neanche per sogno, ma sicuramente è stato abbastanza bello ricordarli con nostalgia.
[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
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Roberta Ascarelli sui “Microgrammi” di Robert Walser
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International Podcast Day🎙️
Un’ode all’arte dell’ascolto
Immaginate una giornata dedicata a chi racconta storie, a chi condivide idee, a chi vi fa ridere, riflettere o addormentare con la sua voce. Ecco, il 30 settembre è proprio questo: la
Giornata Mondiale del Podcast
🗓️ Quando si festeggia e perché proprio il 30 settembre?
Nel 2014, Steve Lee, un appassionato di podcast e creatore del Modern Life Network, ha deciso di celebrare il podcasting proprio in questa data, in quando era il decimo anniversario del primo podcast pubblicato.
Il primo podcast considerato ufficialmente “pubblicato” è generalmente attribuito a Dave Winer e Adam Curry. Ecco i dettagli più precisi:
- Anno: 2004
- Luogo: Stati Uniti (principalmente tra Boston e New York, dove Winer e Curry collaboravano)
- Podcast: “Daily Source Code” di Adam Curry
- Contesto: Adam Curry, ex VJ di MTV, insieme a Dave Winer, sviluppatore software e pioniere dei feed RSS, iniziò a distribuire i suoi episodi audio tramite feed RSS, permettendo agli utenti di scaricarli automaticamente sui loro iPod. Questo sistema è ciò che ha dato origine al termine “podcasting” (da “iPod” + “broadcasting”).
In pratica, il primo podcast non era un programma radiofonico tradizionale, ma un episodio audio pubblicato online con un feed RSS per essere scaricato e ascoltato su dispositivi portatili, aprendo la strada a tutto l’universo dei podcast come lo conosciamo oggi.
🎙️ Un po’ di storia
2004 – La nascita del podcast
- Adam Curry e Dave Winer pubblicano “Daily Source Code” negli Stati Uniti.
- Primo uso del feed RSS con audio allegato, pensato per gli iPod. Nasce il termine “podcast”.
2005 – Il termine “podcast” diventa popolare
- Il giornalista Ben Hammersley lo usa per la prima volta su The Guardian.
- Inizia l’espansione del fenomeno, con più creatori indipendenti che sperimentano storie audio.
2006 – La diffusione globale
- I podcast iniziano a comparire nei media mainstream e nei blog tecnologici.
- Cresce l’interesse per contenuti di nicchia: politica, musica, cultura, comici.
2007 – Apple integra i podcast in iTunes
- Il grande salto: milioni di utenti possono iscriversi e scaricare automaticamente gli episodi.
- Il podcasting diventa un mezzo accessibile e di massa.
2014 – La prima Giornata Mondiale del Podcast, con una diretta di 6 ore.
Steve Lee lancia la celebrazione internazionale il 30 settembre, con l’obiettivo di unire creatori e ascoltatori di tutto il mondo.
2015 – La giornata diventa internazionale
Il National Podcast Day si trasforma in International Podcast Day, con eventi online e offline in decine di paesi.
2019-2020 – Podcast in crescita esponenziale
- Oltre 700.000 podcast attivi nel mondo.
- Si diffondono i primi eventi di podcast live e festival tematici.
2021 – L’impatto della pandemia. Anche se non si è svolto un evento in diretta, la comunità ha continuato a celebrare.
- Gli ascolti aumentano: più tempo libero, più interesse per contenuti audio.
- Webinar e dirette sostituiscono eventi dal vivo, ma la comunità cresce online.
2025 – Oggi
- Oltre 2 milioni di podcast attivi a livello globale.
- Eventi locali e streaming internazionali celebrano la Giornata Mondiale del Podcast.
- In Italia, festival a Roma e Milano uniscono aspiranti podcaster e appassionati.
- Il 30 settembre continua a essere il giorno ufficiale per celebrare il potere della voce e delle storie.
🎉 Cos’è di preciso la Giornata Mondiale del Podcast?
È una celebrazione globale del potere dei podcast. Un’occasione per connettersi con altri appassionati, scoprire nuovi contenuti e, perché no, lanciare il tuo primo episodio. Ogni anno, il team di International Podcast Day organizza eventi in diretta streaming, con oltre 200 ore di contenuti provenienti da quasi 100 paesi. Podcaster da tutto il mondo condividono le loro esperienze, storie e consigli, creando una rete di condivisione e crescita.
🌍 Dove si festeggia?
In tutto il mondo! Eventi locali, meet-up e dirette streaming rendono questa giornata un’occasione unica per immergersi nell’universo dei podcast. Ad esempio, a Dubai si tiene il Dubai PodFest, un evento che riunisce i migliori podcaster arabi e professionisti dei media.
🎧 Curiosità divertenti
- Il termine “podcast” nasce dalla fusione di “iPod” e “broadcast”, ma oggi è utilizzato indipendentemente dal dispositivo.
- Esistono podcast su qualsiasi argomento: dalla storia dell’arte alla cura delle piante, passando per le teorie sulle serie TV.
- Alcuni podcaster registrano in luoghi insoliti: da cabine telefoniche a parchi giochi, per trovare l’acustica perfetta.
- Si stima che nel 2025 ci siano oltre 2 milioni di podcast attivi nel mondo.
🥂 Come festeggiare?
- Ascolta un nuovo podcast che vi incuriosisce.
- Condividete il vostro episodio preferito sui social con l’hashtag #InternationalPodcastDay.
- Scrivi una recensione per i tuoi podcaster preferiti.
- Partecipate a eventi locali o online.
- Create il vostro podcast!
💚🤍❤️ In Italia💚🤍❤️
Anche in Italia la Giornata Mondiale del Podcast è molto sentita. Eventi come il Festival del Podcasting, che si tiene a Roma e Milano, offrono workshop, incontri e opportunità di networking per tutti gli appassionati.
🎙️ Un messaggio finale
In un mondo sempre più frenetico, i podcast offrono un momento di pausa, di riflessione e di intrattenimento. Che siate ascoltatori accaniti o aspiranti podcaster, la Giornata Mondiale del Podcast è l’occasione perfetta per celebrare questa forma d’arte unica. Quindi, prendete le cuffie, trovate il vostro angolo preferito e immergetevi nel mondo dei podcast. Buon ascolto! 🎧✨
Autore: Lynda Di NataleFonte: internationalpodcastday.com, webImmagine: AI
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Capitolo 409: Traslochi e Partenze
Primo giorno di luglio, ma anche l’ultimo giorno in cui vi scrivo da quella che è stata la mia dimora negli ultimi 6 anni. Come ogni estate sto per spostarmi a Monopoli, dopodiché tornerò a Roma a settembre, per cercare nuovamente casa. I traslochi in estate dovrebbero essere dichiarati illegali, ma se vi scrivo tutto questo è per giustificare la mia scarsa vena cinematografica delle ultime settimane: non è mancata la voglia, è mancato il tempo (quel poco che ho avuto l’ho invece dedicato a The Bear, come vedremo dopo). In tutto ciò ho anche pubblicato un libro, ma di questo già vi ho parlato abbastanza, quindi passiamo subito ai film!
40 Anni Vergine (2005): Judd Apatow è un regista che stimo molto (guardate gli ottimi Funny People, Il Re di Staten Island o la serie Love, ad esempio) ed è stato un piacere ritrovare questa commedia che avevo visto solo una volta, al cinema, nel gennaio del 2006. Steve Carell lavora in un negozio di elettrodomestici, colleziona action figures e non è mai stato con una donna. Quando i suoi colleghi, tutti maschi alpha, lo scoprono, cercano di farlo uscire con loro per sopperire. C’è qualche scena un po’ becera, ma nel complesso è un film divertente (e molto meno stupido di quanto si possa pensare). Tra tutte, ho trovato esilarante la scena in cui il protagonista fa la ceretta al petto, forse il momento più comico di tutto il film.
•••½Volvereis (2024): Il biglietto del cinema a 3,50 per i film italiani ed europei è un enorme incentivo a guardarsi qualcosa di un po’ più “invisibile”, oltre a godere di un paio d’ore di aria condizionata durante questo torrido giugno. In questo film spagnolo, una coppia di lunga data decide di separarsi di comune accordo. Per celebrare l’evento, organizzano una festa di separazione, dove invitare amici e parenti in quello che sarà per loro l’inizio di una nuova vita. L’idea è davvero originale, anche se a tratti il film è un po’ ripetitivo, Trueba è molto intelligente a giocare con questo (c’è un film nel film, diretto da lei e interpretato da lui, che parla proprio della storia del film stesso: un’esaltazione totale del metacinema!). Chi ha visto Dieci Capodanni di Sorogoyen (vedetelo, è su RaiPlay) troverà una scena in cui la protagonista va sul set del primo episodio della serie per chiacchierare con l’attore Francesco Carril (che ha un mazzo di tarocchi ispirato ai film di Bergman, lo voglio!!). Molto carino, vale decisamente la pena di una sortita al cinema, se lo trovate ancora.
•••½Tre Amiche (2024): Altro giro, altro film europeo al cinema. Stavolta ci spostiamo in Francia, dove Emmanuel Mouret dirige una commedia agrodolce su tre donne, le amiche del titolo, tutte più o meno coinvolte in situazioni sentimentali complicate, tentazioni e tutto l’armamentario tipico di questo genere di film. Niente di nuovo, per carità, anche se il regista è molto bravo ad avvicinarsi ai cliché per poi scartarli all’improvviso, evitando di scadere nel banale. Carino, ma il giorno dopo lo avevo già dimenticato. Vincent Macaigne, tanto per cambiare, è il migliore in campo.
•••Last Night (2010): Avevo già visto una volta questo film di Massy Tadjedin, alla Festa del Cinema di Roma di quindici anni fa. Keira Knightley e Sam Worthington sono sposati e si amano, ma la notte in cui lui ha una trasferta aziendale in compagnia della collega Eva Mendes e lei incontra per caso la vecchia fiamma parigina Guillaume Canet, tutto viene messo in discussione. Intriga vedere tanti bei volti alle prese con scintille d’amore e lampi di tentazione, ma non tutto funziona veramente. Resta una visione piacevole per il tempo in cui si guarda, ma diciamo che non finirà nella lista dei migliori film di questo secolo, dai.
•••Tutti Vogliono Qualcosa (2016): Dati Letterboxd alla mano (come potete vedere nell’immagine in basso), in nove anni è la settima volta che vedo questo film di Richard Linklater. Una volta l’ho visto in proiezione stampa, un’altra al cinema, poi durante una febbre estiva e così via, fino a una sera, distrutto dal trasloco, in cui avevo bisogno di qualcosa di leggero, confortevole, da mozzicare. Senza pensarci troppo, la scelta è caduta ancora su questo coming of age che racconta gli ultimi giorni di festa di una squadra di baseball universitaria prima dell’inizio delle lezioni. Linklater come al solito è perfetto nel cogliere il periodo storico dei suoi film, in questo caso il 1980, inizio di un nuovo decennio in cui il funk e il punk erano al massimo del loro splendore e dove il sesso sicuro era ancora un’espressione sconosciuta. Il regista cristallizza in questo splendido weekend il primo balzo fuori dal nido di questi baffuti yes men, ognuno in dovere di sfruttare ogni esperienza al massimo, prima che si trasformi in un rimpianto. Da segnalare un ottimo Glen Powell, forse il migliore della banda, che ai tempi non era ancora molto conosciuto.
Li chiamavano comfort movie
••••Chi Ha Incastrato Roger Rabbit? (1988): A proposito di comfort movie, quanto ho bisogno di un po’ di conforto in questi giorni di caldo, pacchi pieni di libri, vestiti, oggetti accumulati in tutta una vita… Mi perdonerete la scarsa originalità nel proporvi film già visti e rivisti, ma la boccata d’ossigeno che ti dà questo capolavoro di Robert Zemeckis, davvero pochi altri. Anni 40: in una Los Angeles dove esseri umani e cartoni animati vivono gomito a gomito, il fondatore della famigerata Cartoonia viene trovato ucciso e la colpa ricade sull’esuberante Roger Rabbit, un coniglio fanfarone che, come missione di vita, vuole regalare risate a chi ha davanti. A indagare sul misfatto c’è un investigatore privato, Bob Hoskins, poco disponibile a sopportare le idiozie dei cartoni, ma ben deciso a scoprire la verità sull’omicidio. Un noir postmoderno, pieno di citazioni, musiche stupende, scene memorabili e un Christopher Lloyd strepitoso (quanti traumi da bambino a causa della salamoia…). Capolavoro assoluto.
•••••Pierino Contro Tutti (1981): La scorsa settimana stavo lavorando a uno shooting fotografico quando mi è arrivata la notizia della scomparsa di Alvaro Vitali. Tornato a casa ho trovato su Cine34 questo film di Marino Girolami, che non vedevo da quando ero ragazzino e, che fai, non te lo rivedi? Mi rendo conto che quando ero piccolo ridevo per delle scemenze incredibili, ma ai tempi, vi dirò, avevano un suo senso. Oggi, se si toglie dal contesto in cui è nato, è pressoché inguardabile, una raccolta di gag, di barzellette grossolane e volgari (alcune ancora divertenti, per carità!). Mezza stella in più per affetto più che per il suo valore effettivo. Forse sarebbe stato meglio conservare il ricordo di bambino, ma almeno rivederlo mi ha dato l’occasione di scoprire su Letterboxd il titolo inglese del film: Desirable Teacher!
••½SERIE TV: La scorsa settimana è cominciata la quarta stagione di The Bear e, per l’occasione, ho visto tutte e tre le precedenti, visto che è una serie di cui sentivo parlare benissimo, che ha vinto tanti premi e dalla quale ero molto incuriosito. Ci sono cose che mi sono piaciute moltissimo (la caratterizzazione dei personaggi, tutti i momenti in cui ci sono in scena Carmy e Richie, l’incredibile episodio della cena di Natale, nella seconda stagione), altre cose invece mi hanno un po’ appesantito la visione (molti episodi riempitivi o filler, come si dice in gergo, pochi spiragli di luce e tante situazioni ansiogene o leggermente disturbanti, che rendono le vicende un po’ ripetitive). Nel complesso però è senza dubbio una serie che vale la pena vedere e devo dire che i primi episodi della quarta stagione promettono bene: una partenza forse migliore rispetto alle prime puntate della seconda e della terza stagione, il che lascia davvero ben sperare. Ne riparleremo.
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Il #film di oggi è la #commedia graffiante #micascemalaragazza del maestro #francoistruffaut #cinema #unofilm #unocinema #recensioni #filmastodon #filmdavedere
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#Matador di #pedroalmodovar rappresenta uno dei vertici della poetica del grande #cineasta spagnolo. Scritto dallo stesso regista in collaborazione con lo scrittore #JesúsFerrero il #film è un affresco #erotico e crudo che dissolve i confini tra #passione, #morte e #sessualità ... #unofilm #unocinema #filmastodon #cinema #recensioni
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#2022isopravvissuti di #RichardFleischer Tratto dal romanzo #largolargo pubblicato da ##HarryHarrison nel 1966, fra i primi autori di fantascienza a parlare di sovrappopolamento ed esaurimento delle risorse globali, questo “2022: i sopravvissuti” ci racconta... #cinema #film #unocinema #unofilm #filmastodon #charltonheston
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[libro] Goldrake
Autori: Xavier Dorison, Denis Bajram, Brice Cossu, Alexis Sentenac
Titolo: Goldrake (titolo originale: Goldorak)
Editore: Edizioni BD
Altro: ISBN 9788834928172; genere: fumetto, fantascienza; traduzione dal francese: Francesca Berardi; Colore: Yoann Guillo; lettering italiano: Nicola Burgarella; I ed. italiana: 2024; 164 p.; 22,90€; con la benedizione di Gō NagaiVoto: 7/10
Molti di quelli della mia generazione, io sono nato nel 1970, con Goldrake sono rimasti segnati in modo permanente nella loro immaginazione. Il successo dell’anime in Italia ha caratteristiche simili solo in Francia e infatti gli autori di questo volume sono francesi. Primo cartone animato giapponese in Italia, con stile e tematiche completamente innovativi rispetto alla produzione statunitense, Goldrake è entrato nella nostra vita sotto forma di giochi, disegni, costruzioni, giocattoli, per non parlare del rito della visione collettiva, con gli amici, in un’epoca dove la visione in differita, con supporti registrati, era di fatto inesistente. Goldrake fu la mia prima opera di fantascienza fruita e potete immaginare l’impatto su un bambino già orientato verso quelle tematiche.
Questa piccola premessa è solo per dire che leggere un sequel di Goldrake non è per me facile. È come riprendere un primo amore, bisogna essere disposti a qualche compromesso, aver voglia di contaminare i propri ricordi con nuove esperienze.
Gli autori hanno fatto le cose per bene. L’opera ha avuto la benedizione di Nagai e ci hanno lavorato per 5 anni, dal 2016 al 2021, con alcuni cambiamenti in corso d’opera. Hanno rispettato i personaggi, gli hanno dato una profondità che nell’originale un po’ mancava, i disegni sono perfetti, la storia in linea con il messaggio di pace e fratellanza, nonostante gli onnipresenti guerrafondai. Si legge bene, tutto d’un fiato e si rimane tutto sommato soddisfatti. Nelle pagine finali è raccontato il dietro le quinte della realizzazione del volume.
Unico appunto da rompiballe: si continua a citare il lato nascosto della Luna come il lato oscuro. Non so se sia colpa di una pessima traduzione o dell’originale, a rimarcare il fatto che la ex base di Vega era nascosta e quindi in qualche modo oscura. Bah.
Buona lettura!
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#TempestasuWashington di #OttoPreminger #AdviseandConsent di #AllenDrury viene pubblicato nel 1959 e l’anno successivo vince del #PremioPultizer L’impatto sulla cultura americana è molto ampio, tanto che durante la campagna per le... #unofilm #unocinema #film #cinema #recensioni #unorecensioni #unorecesione
https://www.valeriotagliaferri.it/tempesta-su-washington-di-otto-preminger/
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