#chloezhao — Public Fediverse posts
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‘Eternals’ Director Chloé Zhao Still Loves Superhero Movies
In a few months, Marvel’s 2021 flick Eternals will celebrate its fifth anniversary. One of its big selling points back…
#NewsBeep #News #US #USA #UnitedStates #UnitedStatesOfAmerica #Movies #ChloeZhao #Entertainment #Eternals #Marvel
https://www.newsbeep.com/us/838795/ -
‘Eternals’ Director Chloé Zhao Still Loves Superhero Movies
In a few months, Marvel’s 2021 flick Eternals will celebrate its fifth anniversary. One of its big selling points back…
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Roger Howard Dies; Glaser Weil Lawyer Steered Jason Reitman-Led Directors Coalition’s Purchase Of Iconic Westwood Village Theater
#Legal #News #Obituaries #AlejandroGonzálezIñárritu #AmericanCinematheque #ChloeZhao #ChristopherNolan #FoxVillageTheater #GinaPrinceBythewood #JJAbrams #JasonReitman #Law #PatriciaGlaser #SethRogen #TheOdyssey #WestwoodFoxVillagehttps://deadline.com/2026/09/roger-howard-dead-hollywood-lawyer-1237063515/
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‘Buffy the Vampire Slayer’ and How to Screw Up a Reboot
#IndieWire #Commentary #Features #BuffytheVampireSlayer #Chloezhao #Hulu #SarahMichelleGellar #TV -
‘Buffy the Vampire Slayer’ and How to Screw Up a Reboot
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‘Buffy the Vampire Slayer’ and How to Screw Up a Reboot
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‘Buffy the Vampire Slayer’ and How to Screw Up a Reboot
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⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️
#Hamnet is a refreshing change from the usual in today's #film world! From director #ChloéZhao with Oscar winner #JessieBuckley + #PaulMescal + a wonderful performance from young actor #JacobiJupe in the title role
https://www.imdb.com/title/tt14905854/reference/?ref_=ext_shr_lnk
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Inside Sundance Institute’s Robert Redford Tribute With Tears, Cheers and a Patti LuPone Performance
#GeneralNews #ChloeZhao #EthanHawke #Eugenehernandez #Festivals #IndieFilmmakers #MichelleSatter #PattiLuPone #RyanCoogler #Sundance2026 #TaikaWaititi #TessaThompson -
Recensione “Hamnet”: L’Arte del Dolore
Dopo la discutibile parentesi Marvel con Eternals, Chloé Zhao torna su un film più congeniale alla sua sensibilità, concentrandosi sulla storia di un lutto impossibile da superare e di come il dolore possa reinventarsi sottoforma di arte. Prodotto tra gli altri da Steven Spielberg e Sam Mendes, Hamnet è un incanto fatto di silenzi che fanno rumore, di lacrime che sembrano non poter trovare fine, di dolori che strappano l’anima, di rimpianti che non possono essere colmati. Ed è in tutto questo che emergono le interpretazioni di Jessie Buckley e Paul Mescal, capaci di strapparti il cuore dal petto con una sfumatura del viso (e Mescal sembra essersi specializzato in questo, pensando ad Aftersun e non solo).
Un giovane William Shakespeare incontra la sua futura moglie Agnes, che gli darà tre figli. Nonostante una felice vita coniugale, Will è frustrato, lavora controvoglia nel laboratorio del padre e non riesce a concentrarsi sulla scrittura per emergere come drammaturgo. Agnes lo invita allora a trasferirsi a Londra per consacrarsi nel teatro. Durante la sua assenza però la peste porta via il piccolo Hamnet a soli undici anni, catapultando l’intera famiglia negli abissi del dolore, un dolore in cui si può annegare, ma anche un dolore e un rimpianto che forse si può esorcizzare con l’arte.
Tratto dal romanzo omonimo di Maggie O’Farrell, Hamnet è un film travolgente come l’esperienza di diventare genitori e, al tempo stesso, devastante come quella di perderne uno. Zhao concentra il suo sguardo su Agnes, sul suo carattere, sulla maternità, sul lutto, sull’elaborazione del dolore, restituendoci uno dei personaggi femminili più belli degli ultimi anni di cinema. Ma è anche una riflessione sulla ripetitività (e l’eternità) dell’arte: grazie all’Amleto, l’opera attraverso la quale William elabora il lutto di suo figlio Hamnet, il bambino potrà rinascere ancora migliaia di volte, nei secoli dei secoli. Se non è questa la magia dell’arte e, per estensione, del cinema, non so proprio che altro possa esserlo.
[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
una piccola mancia per aiutarmi a sostenere il sito!]#chloeZhao #Cinema #daVedere #film #hamnet #jessieBuckley #locandina #paulMescal #recensione #shakespeare #spiegazione #storia
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Recensione “Hamnet”: L’Arte del Dolore
Dopo la discutibile parentesi Marvel con Eternals, Chloé Zhao torna su un film più congeniale alla sua sensibilità, concentrandosi sulla storia di un lutto impossibile da superare e di come il dolore possa reinventarsi sottoforma di arte. Prodotto tra gli altri da Steven Spielberg e Sam Mendes, Hamnet è un incanto fatto di silenzi che fanno rumore, di lacrime che sembrano non poter trovare fine, di dolori che strappano l’anima, di rimpianti che non possono essere colmati. Ed è in tutto questo che emergono le interpretazioni di Jessie Buckley e Paul Mescal, capaci di strapparti il cuore dal petto con una sfumatura del viso (e Mescal sembra essersi specializzato in questo, pensando ad Aftersun e non solo).
Un giovane William Shakespeare incontra la sua futura moglie Agnes, che gli darà tre figli. Nonostante una felice vita coniugale, Will è frustrato, lavora controvoglia nel laboratorio del padre e non riesce a concentrarsi sulla scrittura per emergere come drammaturgo. Agnes lo invita allora a trasferirsi a Londra per consacrarsi nel teatro. Durante la sua assenza però la peste porta via il piccolo Hamnet a soli undici anni, catapultando l’intera famiglia negli abissi del dolore, un dolore in cui si può annegare, ma anche un dolore e un rimpianto che forse si può esorcizzare con l’arte.
Tratto dal romanzo omonimo di Maggie O’Farrell, Hamnet è un film travolgente come l’esperienza di diventare genitori e, al tempo stesso, devastante come quella di perderne uno. Zhao concentra il suo sguardo su Agnes, sul suo carattere, sulla maternità, sul lutto, sull’elaborazione del dolore, restituendoci uno dei personaggi femminili più belli degli ultimi anni di cinema. Ma è anche una riflessione sulla ripetitività (e l’eternità) dell’arte: grazie all’Amleto, l’opera attraverso la quale William elabora il lutto di suo figlio Hamnet, il bambino potrà rinascere ancora migliaia di volte, nei secoli dei secoli. Se non è questa la magia dell’arte e, per estensione, del cinema, non so proprio che altro possa esserlo.
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Recensione “Hamnet”: L’Arte del Dolore
Dopo la discutibile parentesi Marvel con Eternals, Chloé Zhao torna su un film più congeniale alla sua sensibilità, concentrandosi sulla storia di un lutto impossibile da superare e di come il dolore possa reinventarsi sottoforma di arte. Prodotto tra gli altri da Steven Spielberg e Sam Mendes, Hamnet è un incanto fatto di silenzi che fanno rumore, di lacrime che sembrano non poter trovare fine, di dolori che strappano l’anima, di rimpianti che non possono essere colmati. Ed è in tutto questo che emergono le interpretazioni di Jessie Buckley e Paul Mescal, capaci di strapparti il cuore dal petto con una sfumatura del viso (e Mescal sembra essersi specializzato in questo, pensando ad Aftersun e non solo).
Un giovane William Shakespeare incontra la sua futura moglie Agnes, che gli darà tre figli. Nonostante una felice vita coniugale, Will è frustrato, lavora controvoglia nel laboratorio del padre e non riesce a concentrarsi sulla scrittura per emergere come drammaturgo. Agnes lo invita allora a trasferirsi a Londra per consacrarsi nel teatro. Durante la sua assenza però la peste porta via il piccolo Hamnet a soli undici anni, catapultando l’intera famiglia negli abissi del dolore, un dolore in cui si può annegare, ma anche un dolore e un rimpianto che forse si può esorcizzare con l’arte.
Tratto dal romanzo omonimo di Maggie O’Farrell, Hamnet è un film travolgente come l’esperienza di diventare genitori e, al tempo stesso, devastante come quella di perderne uno. Zhao concentra il suo sguardo su Agnes, sul suo carattere, sulla maternità, sul lutto, sull’elaborazione del dolore, restituendoci uno dei personaggi femminili più belli degli ultimi anni di cinema. Ma è anche una riflessione sulla ripetitività (e l’eternità) dell’arte: grazie all’Amleto, l’opera attraverso la quale William elabora il lutto di suo figlio Hamnet, il bambino potrà rinascere ancora migliaia di volte, nei secoli dei secoli. Se non è questa la magia dell’arte e, per estensione, del cinema, non so proprio che altro possa esserlo.
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Recensione “Hamnet”: L’Arte del Dolore
Dopo la discutibile parentesi Marvel con Eternals, Chloé Zhao torna su un film più congeniale alla sua sensibilità, concentrandosi sulla storia di un lutto impossibile da superare e di come il dolore possa reinventarsi sottoforma di arte. Prodotto tra gli altri da Steven Spielberg e Sam Mendes, Hamnet è un incanto fatto di silenzi che fanno rumore, di lacrime che sembrano non poter trovare fine, di dolori che strappano l’anima, di rimpianti che non possono essere colmati. Ed è in tutto questo che emergono le interpretazioni di Jessie Buckley e Paul Mescal, capaci di strapparti il cuore dal petto con una sfumatura del viso (e Mescal sembra essersi specializzato in questo, pensando ad Aftersun e non solo).
Un giovane William Shakespeare incontra la sua futura moglie Agnes, che gli darà tre figli. Nonostante una felice vita coniugale, Will è frustrato, lavora controvoglia nel laboratorio del padre e non riesce a concentrarsi sulla scrittura per emergere come drammaturgo. Agnes lo invita allora a trasferirsi a Londra per consacrarsi nel teatro. Durante la sua assenza però la peste porta via il piccolo Hamnet a soli undici anni, catapultando l’intera famiglia negli abissi del dolore, un dolore in cui si può annegare, ma anche un dolore e un rimpianto che forse si può esorcizzare con l’arte.
Tratto dal romanzo omonimo di Maggie O’Farrell, Hamnet è un film travolgente come l’esperienza di diventare genitori e, al tempo stesso, devastante come quella di perdere un figlio. Zhao concentra il suo sguardo su Agnes, sul suo carattere, sulla maternità, sul lutto, sull’elaborazione del dolore, restituendoci uno dei personaggi femminili più belli degli ultimi anni di cinema. Ma è anche una riflessione sulla ripetitività (e l’eternità) dell’arte: grazie all’Amleto, l’opera attraverso la quale William elabora il lutto di suo figlio Hamnet, il bambino potrà rinascere ancora migliaia di volte, nei secoli dei secoli. Se non è questa la magia dell’arte e, per estensione, del cinema, non so proprio che altro possa esserlo.
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Recensione “Hamnet”: L’Arte del Dolore
Dopo la discutibile parentesi Marvel con Eternals, Chloé Zhao torna su un film più congeniale alla sua sensibilità, concentrandosi sulla storia di un lutto impossibile da superare e di come il dolore possa reinventarsi sottoforma di arte. Prodotto tra gli altri da Steven Spielberg e Sam Mendes, Hamnet è un incanto fatto di silenzi che fanno rumore, di lacrime che sembrano non poter trovare fine, di dolori che strappano l’anima, di rimpianti che non possono essere colmati. Ed è in tutto questo che emergono le interpretazioni di Jessie Buckley e Paul Mescal, capaci di strapparti il cuore dal petto con una sfumatura del viso (e Mescal sembra essersi specializzato in questo, pensando ad Aftersun e non solo).
Un giovane William Shakespeare incontra la sua futura moglie Agnes, che gli darà tre figli. Nonostante una felice vita coniugale, Will è frustrato, lavora controvoglia nel laboratorio del padre e non riesce a concentrarsi sulla scrittura per emergere come drammaturgo. Agnes lo invita allora a trasferirsi a Londra per consacrarsi nel teatro. Durante la sua assenza però la peste porta via il piccolo Hamnet a soli undici anni, catapultando l’intera famiglia negli abissi del dolore, un dolore in cui si può annegare, ma anche un dolore e un rimpianto che forse si può esorcizzare con l’arte.
Tratto dal romanzo omonimo di Maggie O’Farrell, Hamnet è un film travolgente come l’esperienza di diventare genitori e, al tempo stesso, devastante come quella di perderne uno. Zhao concentra il suo sguardo su Agnes, sul suo carattere, sulla maternità, sul lutto, sull’elaborazione del dolore, restituendoci uno dei personaggi femminili più belli degli ultimi anni di cinema. Ma è anche una riflessione sulla ripetitività (e l’eternità) dell’arte: grazie all’Amleto, l’opera attraverso la quale William elabora il lutto di suo figlio Hamnet, il bambino potrà rinascere ancora migliaia di volte, nei secoli dei secoli. Se non è questa la magia dell’arte e, per estensione, del cinema, non so proprio che altro possa esserlo.
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Takeaways: Oscar nominations mix records, snubs and firsts
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‘Hamnet’ Star Jessie Buckley Thanks Diverse Crew In Golden Globes Speech
#News #ChloeZhao #GoldenGlobe #Hamnet #JessieBuckley #PaulMescalhttps://deadline.com/2026/01/hamnet-jessie-buckley-2026-golden-globes-1236680102/
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Chloé Zhao’s ‘Hamnet’ Set For Palm Springs Film Festival’s 2026 Vanguard Award
#News #Awardsawardsline #Awardsnews #ChloéZhao #Hamnet #Novid #PalmSpringsFilmFestivalhttps://deadline.com/2025/11/hamnet-palm-springs-film-festival-chloe-zhao-1236623844/
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Daniel Day-Lewis, Richard Linklater and Yorgos Lanthimos Set for Talks at BFI London Film Festival
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