#eternalsunshineofthespotlessmind — Public Fediverse posts
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Capitolo 424: Anno Nuovo, Film Vecchi
Il mio 2026 è cominciato con una gran voglia di andare al cinema. L’obiettivo è vedere No Other Choice, di cui avevo perso la proiezione stampa a dicembre causa febbre, ma dopo undici giorni ancora non ci sono riuscito. Una volta il lavoro, un’altra la pioggia battente, un’altra un problema alla macchina, un’altra ancora la difficoltà di uscire dal calduccio di casa per avventurarsi nei due gradi centigradi del mondo esterno. Tutto questo per dire che nel capitolo di oggi non troverete nessun film attualmente in sala, ma un vero e proprio viaggio verso il passato, che parte dal recente 2025 fino a un inaspettato 1929. Buon anno, amici cinefili e amiche cinefile, ci aspettano grandi cose (speriamo)!
Springsteen – Liberami dal Nulla (2025): C’è un modo migliore di cominciare l’anno se non guardando un film incentrato su uno dei tuoi eroi personali? Come avrete forse letto nella recensione completa che ho scritto a ottobre, ho amato molto il modo in cui Scott Cooper toglie la maschera al mito Springsteen, restituendoci l’uomo e il suo bisogno di normalità in un mondo di luci accecanti. Il film racconta la genesi dell’album Nebraska, una rivoluzione musicale, un episodio unico nel suo genere nella storia della musica, praticamente una seduta di terapia fatta di canzoni cupe, piene di disincanto e disillusione. Io ovviamente sono di parte, come potrei non esserlo (ho raccontato qui il mio rapporto con Springsteen, parlando del bellissimo film Blinded By The Light), ma trovo che il film sia davvero bellissimo: è una birra con un amico, una pacca sulla spalla a qualcuno che ne ha bisogno, è un viaggetto dentro la creatività di una mente brillante, ma in difficoltà. Ah, inoltre c’è da dire che Jeremy Allen White è strepitoso.
••••Close (2022): Caldamente consigliato da un amico, il film di Lukas Dhont è uno di quelli che riesce a catturarti sin dalle prime inquadrature: due amici che giocano in un campo pieno di fiori, immersi in una luce stupenda. Già puoi percepire la delicatezza, la tenerezza, la bellezza: è la storia di due ragazzi, di un’amicizia quasi simbiotica, incrinata dallo sguardo degli altri, dalla “paura” che quella amicizia così speciale possa essere scambiata per omosessualità, come se fosse qualcosa di sbagliato. Qualcosa quindi si incrina e da là in poi il film diventa un percorso attraverso dolore e senso di colpa. Ho amato questo film, ogni inquadratura sembra quasi pensata per restarci addosso un secondo in più del necessario. Il vero miracolo sono comunque i due giovani attori, straordinari, così reali che non ti passa per la testa neanche un momento che stiano recitando. Un gioiello, un film pieno di grazia, da vedere e far vedere ai più giovani. Bellissimo.
••••Eternal Sunshine of the Spotless Mind (2004): Erano dieci anni buoni che non vedevo il capolavoro di Michel Gondry, uno dei film più iconici e amati di questo secolo, ed è stupendo constatare come non sia invecchiato di un giorno, di come riesca comunque a commuoverti nonostante lo conosca scena per scena. Ricordo perfettamente quando lo vidi al cinema, trainato come tutti dalla pubblicità ingannevole, oltre che dall’orrido titolo Se Mi Lasci Ti Cancello, che ce l’aveva venduto come una commedia romantica con Jim Carrey. Dopo il primo tempo ricordo addirittura qualcuno che aveva abbandonato la sala, deluso (come si fa? Non lo so). Chi è rimasto fino alla fine, strabiliato, si è guardato dicendosi: “ma che film abbiamo visto?”. Mi dilungo sui ricordi perché non credo ci sia bisogno di parlare di un film che, credo, abbiamo visto tutti e, ne sono certo, abbiamo amato moltissimo. Se avete voglia di rivederlo, lo trovate su Mubi. Ne vale sempre la pena, è da brividi: “Incontriamoci a Montauk”.
•••••L’Uomo con la Macchina da Presa (1929): Avevo già visto quest’opera incredibile di Dziga Vertov all’università, durante il corso di Storia del Cinema. Ai tempi lo guardai alle 8 del mattino e mi sembrò non proprio facile da digerire con quattro ore di sonno. Quando ho visto che era disponibile su Mubi, mi è sembrato doveroso dedicarmici con un po’ più di attenzione: l’ho trovato ipnotico. Come da titolo, un uomo dotato di macchina da presa, si muove per la città registrando momenti di vita quotidiana, documentando ciò che vede, come uno street photographer in movimento, come un “botanico del marciapiede”, scomodando Baudelaire. Nel guardarlo non riuscivo a non pensare che ogni persona all’interno di questo film ormai deve essere morta e questo pensiero mi ha tenuto aggrappato alle immagini come se fossero un enorme omaggio alla vita. Un’esperienza visiva raccontata da qualcuno che stava molto più avanti rispetto alla sua epoca, segnata da un montaggio folle, sovrimpressioni, ralenti, accelerazioni, inquadrature impossibili, trovate che sembrano anticipare videoclip, documentari moderni e persino certa videoarte. Incredibile che una mente di cento anni fa possa aver partorito immagini così moderne. Certo, non è un film che riguarderesti ogni giorno (e neanche ogni anno, se è per questo), ma che spettacolo.
••••Bassa Marea (1950): Sempre su Mubi (se non ce l’avete potete cliccare qui per provarlo gratis per 30 giorn) ho trovato questo film “minore” di Fritz Lang, consapevole che un film minore di Lang vale comunque più della metà della roba che gira oggi tra cinema e piattaforme. Uno scrittore insopportabile e in crisi di idee, dopo aver tentato di circuire la propria cameriera e averla uccisa dopo il rifiuto di lei a concedersi, fa sparire il corpo cercando di far cadere l’eventuale colpa sul fratello, che invece è un pezzo di pane. Noir asciutto (oddio, non letteralmente, visto che già dal titolo potete capire come l’acqua sia un elemento importante), dove Lang racconta la semplicità del male, senza spettacolarizzare né la violenza, né lo sfaldamento dei rapporti umani, lasciandoti addosso solo inquietudine e un profondo bisogno di giustizia. L’immagine del corpo della povera vittima che galleggia sul fiume, con i capelli adagiati sull’acqua come una moderna Ofelia, è forse il momento più alto del film. Molto bello.
•••½SERIE TV: In queste settimane ho visto Pluribus di Vince Gilligan e devo dire che, al netto della solita straordinaria qualità tecnica dei prodotti dello showrunner di Breaking Bad e Better Call Saul, non sono riuscito ad appassionarmici: questa cosa, scritta giorni fa su Threads, mi ha tra l’altro causato un’inaspettata shitstorm, con alcuni commenti che mi suggerivano di “tornare ai reel di tiktok” (!) oppure mi accusavano di preferire i prodotti con “gli spari bum bum” (!!). A me! I film d’azione! Ma li mortacci loro. Ehm, scusate. Ma torniamo a noi. Ovviamente, come penso gran parte del mondo, ho guardato Stranger Things e qui c’è da fare un discorso un minimo più articolato (se non avete visto l’ultima stagione, non leggete oltre): reputo la prima stagione uno dei più grandi capolavori che abbia mai visto, da là in poi lo show è andato crollando, virando su una deriva molto più commerciale, giocando molto di più su citazionismo e spettacolo, spostando il target da chi è cresciuto negli anni 80 a chi è adolescente oggi, con alcuni momenti di rara bassezza ma anche alcuni spunti davvero notevoli (tutta la trama di Vecna nella stagione precedente mi è piaciuta tantissimo). Al di là di questo l’ultima stagione si alterna tra lungaggini estenuanti (il coming out di Will narrativamente ci sta, che duri il doppio della resa di conti finale probabilmente no) e fan service emozionante (tutto il finale, inclusa la prevedibile, ma non per questo meno bella, ultima partita a D&D), oltre a una citazione molto carina di Stand By Me (Mike che si siede davanti alla macchina da scrivere per raccontare la storia che abbiamo vissuto). Il finale è giusto, è quello che doveva esserci e secondo me, per come era ormai diventata la serie, è quello che ci meritavamo di vedere. Per il resto è difficile credere che quella della prima stagione sia la stessa serie vista in seguito, ma questo l’ho già ripetuto fino alla nausea. Fatto sta che quello dei Duffer è diventato un prodotto che ha plasmato l’immaginario collettivo di una generazione, ha il grande merito di aver fatto conoscere ottima musica ai ragazzini di oggi e aver sdoganato la bellezza di essere nerd, appassionati di giochi da tavolo e simili. Gli anni 80 erano davvero così belli? Neanche per sogno, ma sicuramente è stato abbastanza bello ricordarli con nostalgia.
[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
una piccola mancia per aiutarmi a sostenere il sito!]#Cinema #close #commenti #daVedere #eternalSunshineOfTheSpotlessMind #film #fritzLang #lUomoConLaMacchinaDaPresa #pluribus #recensione #spiegazione #strangerThingsFinale #vertov
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Capitolo 424: Anno Nuovo, Film Vecchi
Il mio 2026 è cominciato con una gran voglia di andare al cinema. L’obiettivo è vedere No Other Choice, di cui avevo perso la proiezione stampa a dicembre causa febbre, ma dopo undici giorni ancora non ci sono riuscito. Una volta il lavoro, un’altra la pioggia battente, un’altra un problema alla macchina, un’altra ancora la difficoltà di uscire dal calduccio di casa per avventurarsi nei due gradi centigradi del mondo esterno. Tutto questo per dire che nel capitolo di oggi non troverete nessun film attualmente in sala, ma un vero e proprio viaggio verso il passato, che parte dal recente 2025 fino a un inaspettato 1929. Buon anno, amici cinefili e amiche cinefile, ci aspettano grandi cose (speriamo)!
Springsteen – Liberami dal Nulla (2025): C’è un modo migliore di cominciare l’anno se non guardando un film incentrato su uno dei tuoi eroi personali? Come avrete forse letto nella recensione completa che ho scritto a ottobre, ho amato molto il modo in cui Scott Cooper toglie la maschera al mito Springsteen, restituendoci l’uomo e il suo bisogno di normalità in un mondo di luci accecanti. Il film racconta la genesi dell’album Nebraska, una rivoluzione musicale, un episodio unico nel suo genere nella storia della musica, praticamente una seduta di terapia fatta di canzoni cupe, piene di disincanto e disillusione. Io ovviamente sono di parte, come potrei non esserlo (ho raccontato qui il mio rapporto con Springsteen, parlando del bellissimo film Blinded By The Light), ma trovo che il film sia davvero bellissimo: è una birra con un amico, una pacca sulla spalla a qualcuno che ne ha bisogno, è un viaggetto dentro la creatività di una mente brillante, ma in difficoltà. Ah, inoltre c’è da dire che Jeremy Allen White è strepitoso.
••••Close (2022): Caldamente consigliato da un amico, il film di Lukas Dhont è uno di quelli che riesce a catturarti sin dalle prime inquadrature: due amici che giocano in un campo pieno di fiori, immersi in una luce stupenda. Già puoi percepire la delicatezza, la tenerezza, la bellezza: è la storia di due ragazzi, di un’amicizia quasi simbiotica, incrinata dallo sguardo degli altri, dalla “paura” che quella amicizia così speciale possa essere scambiata per omosessualità, come se fosse qualcosa di sbagliato. Qualcosa quindi si incrina e da là in poi il film diventa un percorso attraverso dolore e senso di colpa. Ho amato questo film, ogni inquadratura sembra quasi pensata per restarci addosso un secondo in più del necessario. Il vero miracolo sono comunque i due giovani attori, straordinari, così reali che non ti passa per la testa neanche un momento che stiano recitando. Un gioiello, un film pieno di grazia, da vedere e far vedere ai più giovani. Bellissimo.
••••Eternal Sunshine of the Spotless Mind (2004): Erano dieci anni buoni che non vedevo il capolavoro di Michel Gondry, uno dei film più iconici e amati di questo secolo, ed è stupendo constatare come non sia invecchiato di un giorno, di come riesca comunque a commuoverti nonostante lo conosca scena per scena. Ricordo perfettamente quando lo vidi al cinema, trainato come tutti dalla pubblicità ingannevole, oltre che dall’orrido titolo Se Mi Lasci Ti Cancello, che ce l’aveva venduto come una commedia romantica con Jim Carrey. Dopo il primo tempo ricordo addirittura qualcuno che aveva abbandonato la sala, deluso (come si fa? Non lo so). Chi è rimasto fino alla fine, strabiliato, si è guardato dicendosi: “ma che film abbiamo visto?”. Mi dilungo sui ricordi perché non credo ci sia bisogno di parlare di un film che, credo, abbiamo visto tutti e, ne sono certo, abbiamo amato moltissimo. Se avete voglia di rivederlo, lo trovate su Mubi. Ne vale sempre la pena, è da brividi: “Incontriamoci a Montauk”.
•••••L’Uomo con la Macchina da Presa (1929): Avevo già visto quest’opera incredibile di Dziga Vertov all’università, durante il corso di Storia del Cinema. Ai tempi lo guardai alle 8 del mattino e mi sembrò non proprio facile da digerire con quattro ore di sonno. Quando ho visto che era disponibile su Mubi, mi è sembrato doveroso dedicarmici con un po’ più di attenzione: l’ho trovato ipnotico. Come da titolo, un uomo dotato di macchina da presa, si muove per la città registrando momenti di vita quotidiana, documentando ciò che vede, come uno street photographer in movimento, come un “botanico del marciapiede”, scomodando Baudelaire. Nel guardarlo non riuscivo a non pensare che ogni persona all’interno di questo film ormai deve essere morta e questo pensiero mi ha tenuto aggrappato alle immagini come se fossero un enorme omaggio alla vita. Un’esperienza visiva raccontata da qualcuno che stava molto più avanti rispetto alla sua epoca, segnata da un montaggio folle, sovrimpressioni, ralenti, accelerazioni, inquadrature impossibili, trovate che sembrano anticipare videoclip, documentari moderni e persino certa videoarte. Incredibile che una mente di cento anni fa possa aver partorito immagini così moderne. Certo, non è un film che riguarderesti ogni giorno (e neanche ogni anno, se è per questo), ma che spettacolo.
••••Bassa Marea (1950): Sempre su Mubi (se non ce l’avete potete cliccare qui per provarlo gratis per 30 giorn) ho trovato questo film “minore” di Fritz Lang, consapevole che un film minore di Lang vale comunque più della metà della roba che gira oggi tra cinema e piattaforme. Uno scrittore insopportabile e in crisi di idee, dopo aver tentato di circuire la propria cameriera e averla uccisa dopo il rifiuto di lei a concedersi, fa sparire il corpo cercando di far cadere l’eventuale colpa sul fratello, che invece è un pezzo di pane. Noir asciutto (oddio, non letteralmente, visto che già dal titolo potete capire come l’acqua sia un elemento importante), dove Lang racconta la semplicità del male, senza spettacolarizzare né la violenza, né lo sfaldamento dei rapporti umani, lasciandoti addosso solo inquietudine e un profondo bisogno di giustizia. L’immagine del corpo della povera vittima che galleggia sul fiume, con i capelli adagiati sull’acqua come una moderna Ofelia, è forse il momento più alto del film. Molto bello.
•••½SERIE TV: In queste settimane ho visto Pluribus di Vince Gilligan e devo dire che, al netto della solita straordinaria qualità tecnica dei prodotti dello showrunner di Breaking Bad e Better Call Saul, non sono riuscito ad appassionarmici: questa cosa, scritta giorni fa su Threads, mi ha tra l’altro causato un’inaspettata shitstorm, con alcuni commenti che mi suggerivano di “tornare ai reel di tiktok” (!) oppure mi accusavano di preferire i prodotti con “gli spari bum bum” (!!). A me! I film d’azione! Ma li mortacci loro. Ehm, scusate. Ma torniamo a noi. Ovviamente, come penso gran parte del mondo, ho guardato Stranger Things e qui c’è da fare un discorso un minimo più articolato (se non avete visto l’ultima stagione, non leggete oltre): reputo la prima stagione uno dei più grandi capolavori che abbia mai visto, da là in poi lo show è andato crollando, virando su una deriva molto più commerciale, giocando molto di più su citazionismo e spettacolo, spostando il target da chi è cresciuto negli anni 80 a chi è adolescente oggi, con alcuni momenti di rara bassezza ma anche alcuni spunti davvero notevoli (tutta la trama di Vecna nella stagione precedente mi è piaciuta tantissimo). Al di là di questo l’ultima stagione si alterna tra lungaggini estenuanti (il coming out di Will narrativamente ci sta, che duri il doppio della resa di conti finale probabilmente no) e fan service emozionante (tutto il finale, inclusa la prevedibile, ma non per questo meno bella, ultima partita a D&D), oltre a una citazione molto carina di Stand By Me (Mike che si siede davanti alla macchina da scrivere per raccontare la storia che abbiamo vissuto). Il finale è giusto, è quello che doveva esserci e secondo me, per come era ormai diventata la serie, è quello che ci meritavamo di vedere. Per il resto è difficile credere che quella della prima stagione sia la stessa serie vista in seguito, ma questo l’ho già ripetuto fino alla nausea. Fatto sta che quello dei Duffer è diventato un prodotto che ha plasmato l’immaginario collettivo di una generazione, ha il grande merito di aver fatto conoscere ottima musica ai ragazzini di oggi e aver sdoganato la bellezza di essere nerd, appassionati di giochi da tavolo e simili. Gli anni 80 erano davvero così belli? Neanche per sogno, ma sicuramente è stato abbastanza bello ricordarli con nostalgia.
[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
una piccola mancia per aiutarmi a sostenere il sito!]#Cinema #close #commenti #daVedere #eternalSunshineOfTheSpotlessMind #film #fritzLang #lUomoConLaMacchinaDaPresa #pluribus #recensione #spiegazione #strangerThingsFinale #vertov
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Capitolo 424: Anno Nuovo, Film Vecchi
Il mio 2026 è cominciato con una gran voglia di andare al cinema. L’obiettivo è vedere No Other Choice, di cui avevo perso la proiezione stampa a dicembre causa febbre, ma dopo undici giorni ancora non ci sono riuscito. Una volta il lavoro, un’altra la pioggia battente, un’altra un problema alla macchina, un’altra ancora la difficoltà di uscire dal calduccio di casa per avventurarsi nei due gradi centigradi del mondo esterno. Tutto questo per dire che nel capitolo di oggi non troverete nessun film attualmente in sala, ma un vero e proprio viaggio verso il passato, che parte dal recente 2025 fino a un inaspettato 1929. Buon anno, amici cinefili e amiche cinefile, ci aspettano grandi cose (speriamo)!
Springsteen – Liberami dal Nulla (2025): C’è un modo migliore di cominciare l’anno se non guardando un film incentrato su uno dei tuoi eroi personali? Come avrete forse letto nella recensione completa che ho scritto a ottobre, ho amato molto il modo in cui Scott Cooper toglie la maschera al mito Springsteen, restituendoci l’uomo e il suo bisogno di normalità in un mondo di luci accecanti. Il film racconta la genesi dell’album Nebraska, una rivoluzione musicale, un episodio unico nel suo genere nella storia della musica, praticamente una seduta di terapia fatta di canzoni cupe, piene di disincanto e disillusione. Io ovviamente sono di parte, come potrei non esserlo (ho raccontato qui il mio rapporto con Springsteen, parlando del bellissimo film Blinded By The Light), ma trovo che il film sia davvero bellissimo: è una birra con un amico, una pacca sulla spalla a qualcuno che ne ha bisogno, è un viaggetto dentro la creatività di una mente brillante, ma in difficoltà. Ah, inoltre c’è da dire che Jeremy Allen White è strepitoso.
••••Close (2022): Caldamente consigliato da un amico, il film di Lukas Dhont è uno di quelli che riesce a catturarti sin dalle prime inquadrature: due amici che giocano in un campo pieno di fiori, immersi in una luce stupenda. Già puoi percepire la delicatezza, la tenerezza, la bellezza: è la storia di due ragazzi, di un’amicizia quasi simbiotica, incrinata dallo sguardo degli altri, dalla “paura” che quella amicizia così speciale possa essere scambiata per omosessualità, come se fosse qualcosa di sbagliato. Qualcosa quindi si incrina e da là in poi il film diventa un percorso attraverso dolore e senso di colpa. Ho amato questo film, ogni inquadratura sembra quasi pensata per restarci addosso un secondo in più del necessario. Il vero miracolo sono comunque i due giovani attori, straordinari, così reali che non ti passa per la testa neanche un momento che stiano recitando. Un gioiello, un film pieno di grazia, da vedere e far vedere ai più giovani. Bellissimo.
••••Eternal Sunshine of the Spotless Mind (2004): Erano dieci anni buoni che non vedevo il capolavoro di Michel Gondry, uno dei film più iconici e amati di questo secolo, ed è stupendo constatare come non sia invecchiato di un giorno, di come riesca comunque a commuoverti nonostante lo conosca scena per scena. Ricordo perfettamente quando lo vidi al cinema, trainato come tutti dalla pubblicità ingannevole, oltre che dall’orrido titolo Se Mi Lasci Ti Cancello, che ce l’aveva venduto come una commedia romantica con Jim Carrey. Dopo il primo tempo ricordo addirittura qualcuno che aveva abbandonato la sala, deluso (come si fa? Non lo so). Chi è rimasto fino alla fine, strabiliato, si è guardato dicendosi: “ma che film abbiamo visto?”. Mi dilungo sui ricordi perché non credo ci sia bisogno di parlare di un film che, credo, abbiamo visto tutti e, ne sono certo, abbiamo amato moltissimo. Se avete voglia di rivederlo, lo trovate su Mubi. Ne vale sempre la pena, è da brividi: “Incontriamoci a Montauk”.
•••••L’Uomo con la Macchina da Presa (1929): Avevo già visto quest’opera incredibile di Dziga Vertov all’università, durante il corso di Storia del Cinema. Ai tempi lo guardai alle 8 del mattino e mi sembrò non proprio facile da digerire con quattro ore di sonno. Quando ho visto che era disponibile su Mubi, mi è sembrato doveroso dedicarmici con un po’ più di attenzione: l’ho trovato ipnotico. Come da titolo, un uomo dotato di macchina da presa, si muove per la città registrando momenti di vita quotidiana, documentando ciò che vede, come uno street photographer in movimento, come un “botanico del marciapiede”, scomodando Baudelaire. Nel guardarlo non riuscivo a non pensare che ogni persona all’interno di questo film ormai deve essere morta e questo pensiero mi ha tenuto aggrappato alle immagini come se fossero un enorme omaggio alla vita. Un’esperienza visiva raccontata da qualcuno che stava molto più avanti rispetto alla sua epoca, segnata da un montaggio folle, sovrimpressioni, ralenti, accelerazioni, inquadrature impossibili, trovate che sembrano anticipare videoclip, documentari moderni e persino certa videoarte. Incredibile che una mente di cento anni fa possa aver partorito immagini così moderne. Certo, non è un film che riguarderesti ogni giorno (e neanche ogni anno, se è per questo), ma che spettacolo.
••••Bassa Marea (1950): Sempre su Mubi (se non ce l’avete potete cliccare qui per provarlo gratis per 30 giorn) ho trovato questo film “minore” di Fritz Lang, consapevole che un film minore di Lang vale comunque più della metà della roba che gira oggi tra cinema e piattaforme. Uno scrittore insopportabile e in crisi di idee, dopo aver tentato di circuire la propria cameriera e averla uccisa dopo il rifiuto di lei a concedersi, fa sparire il corpo cercando di far cadere l’eventuale colpa sul fratello, che invece è un pezzo di pane. Noir asciutto (oddio, non letteralmente, visto che già dal titolo potete capire come l’acqua sia un elemento importante), dove Lang racconta la semplicità del male, senza spettacolarizzare né la violenza, né lo sfaldamento dei rapporti umani, lasciandoti addosso solo inquietudine e un profondo bisogno di giustizia. L’immagine del corpo della povera vittima che galleggia sul fiume, con i capelli adagiati sull’acqua come una moderna Ofelia, è forse il momento più alto del film. Molto bello.
•••½SERIE TV: In queste settimane ho visto Pluribus di Vince Gilligan e devo dire che, al netto della solita straordinaria qualità tecnica dei prodotti dello showrunner di Breaking Bad e Better Call Saul, non sono riuscito ad appassionarmici: questa cosa, scritta giorni fa su Threads, mi ha tra l’altro causato un’inaspettata shitstorm, con alcuni commenti che mi suggerivano di “tornare ai reel di tiktok” (!) oppure mi accusavano di preferire i prodotti con “gli spari bum bum” (!!). A me! I film d’azione! Ma li mortacci loro. Ehm, scusate. Ma torniamo a noi. Ovviamente, come penso gran parte del mondo, ho guardato Stranger Things e qui c’è da fare un discorso un minimo più articolato (se non avete visto l’ultima stagione, non leggete oltre): reputo la prima stagione uno dei più grandi capolavori che abbia mai visto, da là in poi lo show è andato crollando, virando su una deriva molto più commerciale, giocando molto di più su citazionismo e spettacolo, spostando il target da chi è cresciuto negli anni 80 a chi è adolescente oggi, con alcuni momenti di rara bassezza ma anche alcuni spunti davvero notevoli (tutta la trama di Vecna nella stagione precedente mi è piaciuta tantissimo). Al di là di questo l’ultima stagione si alterna tra lungaggini estenuanti (il coming out di Will narrativamente ci sta, che duri il doppio della resa di conti finale probabilmente no) e fan service emozionante (tutto il finale, inclusa la prevedibile, ma non per questo meno bella, ultima partita a D&D), oltre a una citazione molto carina di Stand By Me (Mike che si siede davanti alla macchina da scrivere per raccontare la storia che abbiamo vissuto). Il finale è giusto, è quello che doveva esserci e secondo me, per come era ormai diventata la serie, è quello che ci meritavamo di vedere. Per il resto è difficile credere che quella della prima stagione sia la stessa serie vista in seguito, ma questo l’ho già ripetuto fino alla nausea. Fatto sta che quello dei Duffer è diventato un prodotto che ha plasmato l’immaginario collettivo di una generazione, ha il grande merito di aver fatto conoscere ottima musica ai ragazzini di oggi e aver sdoganato la bellezza di essere nerd, appassionati di giochi da tavolo e simili. Gli anni 80 erano davvero così belli? Neanche per sogno, ma sicuramente è stato abbastanza bello ricordarli con nostalgia.
[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
una piccola mancia per aiutarmi a sostenere il sito!]#Cinema #close #commenti #daVedere #eternalSunshineOfTheSpotlessMind #film #fritzLang #lUomoConLaMacchinaDaPresa #pluribus #recensione #spiegazione #strangerThingsFinale #vertov
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Capitolo 424: Anno Nuovo, Film Vecchi
Il mio 2026 è cominciato con una gran voglia di andare al cinema. L’obiettivo è vedere No Other Choice, di cui avevo perso la proiezione stampa a dicembre causa febbre, ma dopo undici giorni ancora non ci sono riuscito. Una volta il lavoro, un’altra la pioggia battente, un’altra un problema alla macchina, un’altra ancora la difficoltà di uscire dal calduccio di casa per avventurarsi nei due gradi centigradi del mondo esterno. Tutto questo per dire che nel capitolo di oggi non troverete nessun film attualmente in sala, ma un vero e proprio viaggio verso il passato, che parte dal recente 2025 fino a un inaspettato 1929. Buon anno, amici cinefili e amiche cinefile, ci aspettano grandi cose (speriamo)!
Springsteen – Liberami dal Nulla (2025): C’è un modo migliore di cominciare l’anno se non guardando un film incentrato su uno dei tuoi eroi personali? Come avrete forse letto nella recensione completa che ho scritto a ottobre, ho amato molto il modo in cui Scott Cooper toglie la maschera al mito Springsteen, restituendoci l’uomo e il suo bisogno di normalità in un mondo di luci accecanti. Il film racconta la genesi dell’album Nebraska, una rivoluzione musicale, un episodio unico nel suo genere nella storia della musica, praticamente una seduta di terapia fatta di canzoni cupe, piene di disincanto e disillusione. Io ovviamente sono di parte, come potrei non esserlo (ho raccontato qui il mio rapporto con Springsteen, parlando del bellissimo film Blinded By The Light), ma trovo che il film sia davvero bellissimo: è una birra con un amico, una pacca sulla spalla a qualcuno che ne ha bisogno, è un viaggetto dentro la creatività di una mente brillante, ma in difficoltà. Ah, inoltre c’è da dire che Jeremy Allen White è strepitoso.
••••Close (2022): Caldamente consigliato da un amico, il film di Lukas Dhont è uno di quelli che riesce a catturarti sin dalle prime inquadrature: due amici che giocano in un campo pieno di fiori, immersi in una luce stupenda. Già puoi percepire la delicatezza, la tenerezza, la bellezza: è la storia di due ragazzi, di un’amicizia quasi simbiotica, incrinata dallo sguardo degli altri, dalla “paura” che quella amicizia così speciale possa essere scambiata per omosessualità, come se fosse qualcosa di sbagliato. Qualcosa quindi si incrina e da là in poi il film diventa un percorso attraverso dolore e senso di colpa. Ho amato questo film, ogni inquadratura sembra quasi pensata per restarci addosso un secondo in più del necessario. Il vero miracolo sono comunque i due giovani attori, straordinari, così reali che non ti passa per la testa neanche un momento che stiano recitando. Un gioiello, un film pieno di grazia, da vedere e far vedere ai più giovani. Bellissimo.
••••Eternal Sunshine of the Spotless Mind (2004): Erano dieci anni buoni che non vedevo il capolavoro di Michel Gondry, uno dei film più iconici e amati di questo secolo, ed è stupendo constatare come non sia invecchiato di un giorno, di come riesca comunque a commuoverti nonostante lo conosca scena per scena. Ricordo perfettamente quando lo vidi al cinema, trainato come tutti dalla pubblicità ingannevole, oltre che dall’orrido titolo Se Mi Lasci Ti Cancello, che ce l’aveva venduto come una commedia romantica con Jim Carrey. Dopo il primo tempo ricordo addirittura qualcuno che aveva abbandonato la sala, deluso (come si fa? Non lo so). Chi è rimasto fino alla fine, strabiliato, si è guardato dicendosi: “ma che film abbiamo visto?”. Mi dilungo sui ricordi perché non credo ci sia bisogno di parlare di un film che, credo, abbiamo visto tutti e, ne sono certo, abbiamo amato moltissimo. Se avete voglia di rivederlo, lo trovate su Mubi. Ne vale sempre la pena, è da brividi: “Incontriamoci a Montauk”.
•••••L’Uomo con la Macchina da Presa (1929): Avevo già visto quest’opera incredibile di Dziga Vertov all’università, durante il corso di Storia del Cinema. Ai tempi lo guardai alle 8 del mattino e mi sembrò non proprio facile da digerire con quattro ore di sonno. Quando ho visto che era disponibile su Mubi, mi è sembrato doveroso dedicarmici con un po’ più di attenzione: l’ho trovato ipnotico. Come da titolo, un uomo dotato di macchina da presa, si muove per la città registrando momenti di vita quotidiana, documentando ciò che vede, come uno street photographer in movimento, come un “botanico del marciapiede”, scomodando Baudelaire. Nel guardarlo non riuscivo a non pensare che ogni persona all’interno di questo film ormai deve essere morta e questo pensiero mi ha tenuto aggrappato alle immagini come se fossero un enorme omaggio alla vita. Un’esperienza visiva raccontata da qualcuno che stava molto più avanti rispetto alla sua epoca, segnata da un montaggio folle, sovrimpressioni, ralenti, accelerazioni, inquadrature impossibili, trovate che sembrano anticipare videoclip, documentari moderni e persino certa videoarte. Incredibile che una mente di cento anni fa possa aver partorito immagini così moderne. Certo, non è un film che riguarderesti ogni giorno (e neanche ogni anno, se è per questo), ma che spettacolo.
••••Bassa Marea (1950): Sempre su Mubi (se non ce l’avete potete cliccare qui per provarlo gratis per 30 giorn) ho trovato questo film “minore” di Fritz Lang, consapevole che un film minore di Lang vale comunque più della metà della roba che gira oggi tra cinema e piattaforme. Uno scrittore insopportabile e in crisi di idee, dopo aver tentato di circuire la propria cameriera e averla uccisa dopo il rifiuto di lei a concedersi, fa sparire il corpo cercando di far cadere l’eventuale colpa sul fratello, che invece è un pezzo di pane. Noir asciutto (oddio, non letteralmente, visto che già dal titolo potete capire come l’acqua sia un elemento importante), dove Lang racconta la semplicità del male, senza spettacolarizzare né la violenza, né lo sfaldamento dei rapporti umani, lasciandoti addosso solo inquietudine e un profondo bisogno di giustizia. L’immagine del corpo della povera vittima che galleggia sul fiume, con i capelli adagiati sull’acqua come una moderna Ofelia, è forse il momento più alto del film. Molto bello.
•••½SERIE TV: In queste settimane ho visto Pluribus di Vince Gilligan e devo dire che, al netto della solita straordinaria qualità tecnica dei prodotti dello showrunner di Breaking Bad e Better Call Saul, non sono riuscito ad appassionarmici: questa cosa, scritta giorni fa su Threads, mi ha tra l’altro causato un’inaspettata shitstorm, con alcuni commenti che mi suggerivano di “tornare ai reel di tiktok” (!) oppure mi accusavano di preferire i prodotti con “gli spari bum bum” (!!). A me! I film d’azione! Ma li mortacci loro. Ehm, scusate. Ma torniamo a noi. Ovviamente, come penso gran parte del mondo, ho guardato Stranger Things e qui c’è da fare un discorso un minimo più articolato (se non avete visto l’ultima stagione, non leggete oltre): reputo la prima stagione uno dei più grandi capolavori che abbia mai visto, da là in poi lo show è andato crollando, virando su una deriva molto più commerciale, giocando molto di più su citazionismo e spettacolo, spostando il target da chi è cresciuto negli anni 80 a chi è adolescente oggi, con alcuni momenti di rara bassezza ma anche alcuni spunti davvero notevoli (tutta la trama di Vecna nella stagione precedente mi è piaciuta tantissimo). Al di là di questo l’ultima stagione si alterna tra lungaggini estenuanti (il coming out di Will narrativamente ci sta, che duri il doppio della resa di conti finale probabilmente no) e fan service emozionante (tutto il finale, inclusa la prevedibile, ma non per questo meno bella, ultima partita a D&D), oltre a una citazione molto carina di Stand By Me (Mike che si siede davanti alla macchina da scrivere per raccontare la storia che abbiamo vissuto). Il finale è giusto, è quello che doveva esserci e secondo me, per come era ormai diventata la serie, è quello che ci meritavamo di vedere. Per il resto è difficile credere che quella della prima stagione sia la stessa serie vista in seguito, ma questo l’ho già ripetuto fino alla nausea. Fatto sta che quello dei Duffer è diventato un prodotto che ha plasmato l’immaginario collettivo di una generazione, ha il grande merito di aver fatto conoscere ottima musica ai ragazzini di oggi e aver sdoganato la bellezza di essere nerd, appassionati di giochi da tavolo e simili. Gli anni 80 erano davvero così belli? Neanche per sogno, ma sicuramente è stato abbastanza bello ricordarli con nostalgia.
[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
una piccola mancia per aiutarmi a sostenere il sito!]#Cinema #close #commenti #daVedere #eternalSunshineOfTheSpotlessMind #film #fritzLang #lUomoConLaMacchinaDaPresa #pluribus #recensione #spiegazione #strangerThingsFinale #vertov
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Capitolo 424: Anno Nuovo, Film Vecchi
Il mio 2026 è cominciato con una gran voglia di andare al cinema. L’obiettivo è vedere No Other Choice, di cui avevo perso la proiezione stampa a dicembre causa febbre, ma dopo undici giorni ancora non ci sono riuscito. Una volta il lavoro, un’altra la pioggia battente, un’altra un problema alla macchina, un’altra ancora la difficoltà di uscire dal calduccio di casa per avventurarsi nei due gradi centigradi del mondo esterno. Tutto questo per dire che nel capitolo di oggi non troverete nessun film attualmente in sala, ma un vero e proprio viaggio verso il passato, che parte dal recente 2025 fino a un inaspettato 1929. Buon anno, amici cinefili e amiche cinefile, ci aspettano grandi cose (speriamo)!
Springsteen – Liberami dal Nulla (2025): C’è un modo migliore di cominciare l’anno se non guardando un film incentrato su uno dei tuoi eroi personali? Come avrete forse letto nella recensione completa che ho scritto a ottobre, ho amato molto il modo in cui Scott Cooper toglie la maschera al mito Springsteen, restituendoci l’uomo e il suo bisogno di normalità in un mondo di luci accecanti. Il film racconta la genesi dell’album Nebraska, una rivoluzione musicale, un episodio unico nel suo genere nella storia della musica, praticamente una seduta di terapia fatta di canzoni cupe, piene di disincanto e disillusione. Io ovviamente sono di parte, come potrei non esserlo (ho raccontato qui il mio rapporto con Springsteen, parlando del bellissimo film Blinded By The Light), ma trovo che il film sia davvero bellissimo: è una birra con un amico, una pacca sulla spalla a qualcuno che ne ha bisogno, è un viaggetto dentro la creatività di una mente brillante, ma in difficoltà. Ah, inoltre c’è da dire che Jeremy Allen White è strepitoso.
••••Close (2022): Caldamente consigliato da un amico, il film di Lukas Dhont è uno di quelli che riesce a catturarti sin dalle prime inquadrature: due amici che giocano in un campo pieno di fiori, immersi in una luce stupenda. Già puoi percepire la delicatezza, la tenerezza, la bellezza: è la storia di due ragazzi, di un’amicizia quasi simbiotica, incrinata dallo sguardo degli altri, dalla “paura” che quella amicizia così speciale possa essere scambiata per omosessualità, come se fosse qualcosa di sbagliato. Qualcosa quindi si incrina e da là in poi il film diventa un percorso attraverso dolore e senso di colpa. Ho amato questo film, ogni inquadratura sembra quasi pensata per restarci addosso un secondo in più del necessario. Il vero miracolo sono comunque i due giovani attori, straordinari, così reali che non ti passa per la testa neanche un momento che stiano recitando. Un gioiello, un film pieno di grazia, da vedere e far vedere ai più giovani. Bellissimo.
••••Eternal Sunshine of the Spotless Mind (2004): Erano dieci anni buoni che non vedevo il capolavoro di Michel Gondry, uno dei film più iconici e amati di questo secolo, ed è stupendo constatare come non sia invecchiato di un giorno, di come riesca comunque a commuoverti nonostante lo conosca scena per scena. Ricordo perfettamente quando lo vidi al cinema, trainato come tutti dalla pubblicità ingannevole, oltre che dall’orrido titolo Se Mi Lasci Ti Cancello, che ce l’aveva venduto come una commedia romantica con Jim Carrey. Dopo il primo tempo ricordo addirittura qualcuno che aveva abbandonato la sala, deluso (come si fa? Non lo so). Chi è rimasto fino alla fine, strabiliato, si è guardato dicendosi: “ma che film abbiamo visto?”. Mi dilungo sui ricordi perché non credo ci sia bisogno di parlare di un film che, credo, abbiamo visto tutti e, ne sono certo, abbiamo amato moltissimo. Se avete voglia di rivederlo, lo trovate su Mubi. Ne vale sempre la pena, è da brividi: “Incontriamoci a Montauk”.
•••••L’Uomo con la Macchina da Presa (1929): Avevo già visto quest’opera incredibile di Dziga Vertov all’università, durante il corso di Storia del Cinema. Ai tempi lo guardai alle 8 del mattino e mi sembrò non proprio facile da digerire con quattro ore di sonno. Quando ho visto che era disponibile su Mubi, mi è sembrato doveroso dedicarmici con un po’ più di attenzione: l’ho trovato ipnotico. Come da titolo, un uomo dotato di macchina da presa, si muove per la città registrando momenti di vita quotidiana, documentando ciò che vede, come uno street photographer in movimento, come un “botanico del marciapiede”, scomodando Baudelaire. Nel guardarlo non riuscivo a non pensare che ogni persona all’interno di questo film ormai deve essere morta e questo pensiero mi ha tenuto aggrappato alle immagini come se fossero un enorme omaggio alla vita. Un’esperienza visiva raccontata da qualcuno che stava molto più avanti rispetto alla sua epoca, segnata da un montaggio folle, sovrimpressioni, ralenti, accelerazioni, inquadrature impossibili, trovate che sembrano anticipare videoclip, documentari moderni e persino certa videoarte. Incredibile che una mente di cento anni fa possa aver partorito immagini così moderne. Certo, non è un film che riguarderesti ogni giorno (e neanche ogni anno, se è per questo), ma che spettacolo.
••••Bassa Marea (1950): Sempre su Mubi (se non ce l’avete potete cliccare qui per provarlo gratis per 30 giorn) ho trovato questo film “minore” di Fritz Lang, consapevole che un film minore di Lang vale comunque più della metà della roba che gira oggi tra cinema e piattaforme. Uno scrittore insopportabile e in crisi di idee, dopo aver tentato di circuire la propria cameriera e averla uccisa dopo il rifiuto di lei a concedersi, fa sparire il corpo cercando di far cadere l’eventuale colpa sul fratello, che invece è un pezzo di pane. Noir asciutto (oddio, non letteralmente, visto che già dal titolo potete capire come l’acqua sia un elemento importante), dove Lang racconta la semplicità del male, senza spettacolarizzare né la violenza, né lo sfaldamento dei rapporti umani, lasciandoti addosso solo inquietudine e un profondo bisogno di giustizia. L’immagine del corpo della povera vittima che galleggia sul fiume, con i capelli adagiati sull’acqua come una moderna Ofelia, è forse il momento più alto del film. Molto bello.
•••½SERIE TV: In queste settimane ho visto Pluribus di Vince Gilligan e devo dire che, al netto della solita straordinaria qualità tecnica dei prodotti dello showrunner di Breaking Bad e Better Call Saul, non sono riuscito ad appassionarmici: questa cosa, scritta giorni fa su Threads, mi ha tra l’altro causato un’inaspettata shitstorm, con alcuni commenti che mi suggerivano di “tornare ai reel di tiktok” (!) oppure mi accusavano di preferire i prodotti con “gli spari bum bum” (!!). A me! I film d’azione! Ma li mortacci loro. Ehm, scusate. Ma torniamo a noi. Ovviamente, come penso gran parte del mondo, ho guardato Stranger Things e qui c’è da fare un discorso un minimo più articolato (se non avete visto l’ultima stagione, non leggete oltre): reputo la prima stagione uno dei più grandi capolavori che abbia mai visto, da là in poi lo show è andato crollando, virando su una deriva molto più commerciale, giocando molto di più su citazionismo e spettacolo, spostando il target da chi è cresciuto negli anni 80 a chi è adolescente oggi, con alcuni momenti di rara bassezza ma anche alcuni spunti davvero notevoli (tutta la trama di Vecna nella stagione precedente mi è piaciuta tantissimo). Al di là di questo l’ultima stagione si alterna tra lungaggini estenuanti (il coming out di Will narrativamente ci sta, che duri il doppio della resa di conti finale probabilmente no) e fan service emozionante (tutto il finale, inclusa la prevedibile, ma non per questo meno bella, ultima partita a D&D), oltre a una citazione molto carina di Stand By Me (Mike che si siede davanti alla macchina da scrivere per raccontare la storia che abbiamo vissuto). Il finale è giusto, è quello che doveva esserci e secondo me, per come era ormai diventata la serie, è quello che ci meritavamo di vedere. Per il resto è difficile credere che quella della prima stagione sia la stessa serie vista in seguito, ma questo l’ho già ripetuto fino alla nausea. Fatto sta che quello dei Duffer è diventato un prodotto che ha plasmato l’immaginario collettivo di una generazione, ha il grande merito di aver fatto conoscere ottima musica ai ragazzini di oggi e aver sdoganato la bellezza di essere nerd, appassionati di giochi da tavolo e simili. Gli anni 80 erano davvero così belli? Neanche per sogno, ma sicuramente è stato abbastanza bello ricordarli con nostalgia.
[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
una piccola mancia per aiutarmi a sostenere il sito!]#Cinema #close #commenti #daVedere #eternalSunshineOfTheSpotlessMind #film #fritzLang #lUomoConLaMacchinaDaPresa #pluribus #recensione #spiegazione #strangerThingsFinale #vertov
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Mary Cybulski, ‘Eternal Sunshine of the Spotless Mind’ and ‘Life of Pi’ Script Supervisor, Dies at 70
#Variety #Obituaries #AngLee #CharlieKaufman #EternalSunshineoftheSpotlessMind #MaryCybulski -
Now watching:
'Eternal Sunshine Of The Spotless Mind'
- directed by Michel Gondry
- written by Charlie Kaufman
-
- with Jim Carrey, Kate Winslet, Kirsten Dunst, Mark Ruffalo, Elijah Wood, Tom Wilkinson, Gerry Robert Byrne, Thomas Jay Ryan.....#eternalsunshineofthespotlessmind #michelgondry - #nowwatching #firstwatch - #cinema #cinemastodon #film #filmastodon #movies #moviesmastodon - #letterboxd #trakt
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Jim Carrey honoré : un César d’Honneur pour une carrière hors normes
L’Académie des Arts et Techniques du Cinéma et Canal+ ont annoncé ce mercredi que Jim Carrey recevra un César d’Honneur lors de la 51ᵉ Cérémonie des César, le 27 février 2026, à l’Olympia. L’acteur canadien, figure majeure du cinéma moderne, sera ainsi célébré pour une carrière exceptionnelle, marquée par sa polyvalence et son audace artistique.
Une reconnaissance française pour un artiste mondial
Une annonce prestigieuse
La nouvelle a été officialisée ce matin : Jim Carrey sera l’invité d’honneur de la cérémonie des César 2026. À cette occasion, l’Académie du Cinéma a salué un comédien « rare, visionnaire et multirécompensé », dont la créativité et la liberté de jeu ont profondément marqué le septième art.
PublicitésUn César d’Honneur déjà mythique
Ce trophée symbolique s’ajoute à une liste prestigieuse de récipiendaires, parmi lesquels Julia Roberts, Penélope Cruz, George Clooney, Cate Blanchett ou encore Christopher Nolan. La France confirme ainsi l’importance de Jim Carrey dans l’histoire contemporaine du cinéma.
Un parcours fulgurant et singulier
L’année 1994, tremplin vers la légende
Né au Canada, Jim Carrey débute dans le stand-up et se fait remarquer à la télévision dans In Living Color. Sa notoriété explose en 1994 grâce à trois films cultes sortis la même année : Ace Ventura : Pet Detective, The Mask et Dumb and Dumber. Une performance inédite qui fait de lui le premier acteur à tenir l’affiche de trois longs-métrages n°1 au box-office en douze mois.
PublicitésDe la comédie au drame avec brio
Rapidement, Carrey démontre qu’il ne se limite pas aux personnages exubérants. Il séduit la critique avec des rôles dramatiques marquants dans The Truman Show, Eternal Sunshine of the Spotless Mind et Man on the Moon. Ces interprétations lui valent deux Golden Globes et une reconnaissance internationale.
Une carrière marquée par la diversité
Du blockbuster au cinéma d’auteur
Jim Carrey a construit une filmographie d’une grande richesse, alternant comédies populaires comme Bruce Almighty, Liar Liar ou How the Grinch Stole Christmas, et films plus intimistes ou expérimentaux. Plus récemment, il a retrouvé le succès auprès d’un nouveau public grâce à son rôle dans la franchise Sonic the Hedgehog.
PublicitésUn artiste aux multiples talents
Sa créativité dépasse largement le cadre du cinéma. Auteur du roman Memoirs and Misinformation, classé parmi les best-sellers du New York Times, Carrey est également reconnu comme artiste visuel et a exposé ses œuvres à l’international. Le documentaire Jim & Andy : The Great Beyond, nommé aux Emmy Awards, a par ailleurs révélé une facette plus intime de son parcours.
Une reconnaissance déjà marquée par la France
Un Chevalier des Arts et des Lettres
En 2010, Jim Carrey avait déjà reçu des mains du ministre de la Culture, Frédéric Mitterrand, l’insigne de Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres. Cette distinction française soulignait déjà son apport majeur au cinéma et à l’art contemporain.
PublicitésUn artiste universel et intemporel
Au fil des décennies, Jim Carrey a su toucher toutes les générations. Qu’il fasse rire aux éclats, qu’il bouleverse ou qu’il provoque une réflexion, son travail rappelle que le cinéma peut être à la fois divertissement, questionnement et émotion. Son César d’Honneur vient consacrer une carrière d’audace et de renouvellement.
Le César d’Honneur qui sera remis à Jim Carrey le 27 février 2026 à l’Olympia symbolise bien plus qu’un hommage : il célèbre une œuvre protéiforme, entre rire et gravité, entre cinéma et arts visuels. À travers ses personnages inoubliables et son engagement artistique, Jim Carrey reste l’un des visages les plus emblématiques du septième art contemporain.
#acteurCanadien #Canal_ #César2026 #CésarDHonneur #Cinéma #EternalSunshineOfTheSpotlessMind #GoldenGlobes #JimCarrey #OlympiaParis #TheMask #TheTrumanShow
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Jim Carrey honoré : un César d’Honneur pour une carrière hors normes
L’Académie des Arts et Techniques du Cinéma et Canal+ ont annoncé ce mercredi que Jim Carrey recevra un César d’Honneur lors de la 51ᵉ Cérémonie des César, le 27 février 2026, à l’Olympia. L’acteur canadien, figure majeure du cinéma moderne, sera ainsi célébré pour une carrière exceptionnelle, marquée par sa polyvalence et son audace artistique.
Une reconnaissance française pour un artiste mondial
Une annonce prestigieuse
La nouvelle a été officialisée ce matin : Jim Carrey sera l’invité d’honneur de la cérémonie des César 2026. À cette occasion, l’Académie du Cinéma a salué un comédien « rare, visionnaire et multirécompensé », dont la créativité et la liberté de jeu ont profondément marqué le septième art.
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Ce trophée symbolique s’ajoute à une liste prestigieuse de récipiendaires, parmi lesquels Julia Roberts, Penélope Cruz, George Clooney, Cate Blanchett ou encore Christopher Nolan. La France confirme ainsi l’importance de Jim Carrey dans l’histoire contemporaine du cinéma.
Un parcours fulgurant et singulier
L’année 1994, tremplin vers la légende
Né au Canada, Jim Carrey débute dans le stand-up et se fait remarquer à la télévision dans In Living Color. Sa notoriété explose en 1994 grâce à trois films cultes sortis la même année : Ace Ventura : Pet Detective, The Mask et Dumb and Dumber. Une performance inédite qui fait de lui le premier acteur à tenir l’affiche de trois longs-métrages n°1 au box-office en douze mois.
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Rapidement, Carrey démontre qu’il ne se limite pas aux personnages exubérants. Il séduit la critique avec des rôles dramatiques marquants dans The Truman Show, Eternal Sunshine of the Spotless Mind et Man on the Moon. Ces interprétations lui valent deux Golden Globes et une reconnaissance internationale.
Une carrière marquée par la diversité
Du blockbuster au cinéma d’auteur
Jim Carrey a construit une filmographie d’une grande richesse, alternant comédies populaires comme Bruce Almighty, Liar Liar ou How the Grinch Stole Christmas, et films plus intimistes ou expérimentaux. Plus récemment, il a retrouvé le succès auprès d’un nouveau public grâce à son rôle dans la franchise Sonic the Hedgehog.
PublicitésUn artiste aux multiples talents
Sa créativité dépasse largement le cadre du cinéma. Auteur du roman Memoirs and Misinformation, classé parmi les best-sellers du New York Times, Carrey est également reconnu comme artiste visuel et a exposé ses œuvres à l’international. Le documentaire Jim & Andy : The Great Beyond, nommé aux Emmy Awards, a par ailleurs révélé une facette plus intime de son parcours.
Une reconnaissance déjà marquée par la France
Un Chevalier des Arts et des Lettres
En 2010, Jim Carrey avait déjà reçu des mains du ministre de la Culture, Frédéric Mitterrand, l’insigne de Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres. Cette distinction française soulignait déjà son apport majeur au cinéma et à l’art contemporain.
PublicitésUn artiste universel et intemporel
Au fil des décennies, Jim Carrey a su toucher toutes les générations. Qu’il fasse rire aux éclats, qu’il bouleverse ou qu’il provoque une réflexion, son travail rappelle que le cinéma peut être à la fois divertissement, questionnement et émotion. Son César d’Honneur vient consacrer une carrière d’audace et de renouvellement.
Le César d’Honneur qui sera remis à Jim Carrey le 27 février 2026 à l’Olympia symbolise bien plus qu’un hommage : il célèbre une œuvre protéiforme, entre rire et gravité, entre cinéma et arts visuels. À travers ses personnages inoubliables et son engagement artistique, Jim Carrey reste l’un des visages les plus emblématiques du septième art contemporain.
#acteurCanadien #Canal_ #César2026 #CésarDHonneur #Cinéma #EternalSunshineOfTheSpotlessMind #GoldenGlobes #JimCarrey #OlympiaParis #TheMask #TheTrumanShow
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Jim Carrey honoré : un César d’Honneur pour une carrière hors normes
L’Académie des Arts et Techniques du Cinéma et Canal+ ont annoncé ce mercredi que Jim Carrey recevra un César d’Honneur lors de la 51ᵉ Cérémonie des César, le 27 février 2026, à l’Olympia. L’acteur canadien, figure majeure du cinéma moderne, sera ainsi célébré pour une carrière exceptionnelle, marquée par sa polyvalence et son audace artistique.
Une reconnaissance française pour un artiste mondial
Une annonce prestigieuse
La nouvelle a été officialisée ce matin : Jim Carrey sera l’invité d’honneur de la cérémonie des César 2026. À cette occasion, l’Académie du Cinéma a salué un comédien « rare, visionnaire et multirécompensé », dont la créativité et la liberté de jeu ont profondément marqué le septième art.
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Ce trophée symbolique s’ajoute à une liste prestigieuse de récipiendaires, parmi lesquels Julia Roberts, Penélope Cruz, George Clooney, Cate Blanchett ou encore Christopher Nolan. La France confirme ainsi l’importance de Jim Carrey dans l’histoire contemporaine du cinéma.
Un parcours fulgurant et singulier
L’année 1994, tremplin vers la légende
Né au Canada, Jim Carrey débute dans le stand-up et se fait remarquer à la télévision dans In Living Color. Sa notoriété explose en 1994 grâce à trois films cultes sortis la même année : Ace Ventura : Pet Detective, The Mask et Dumb and Dumber. Une performance inédite qui fait de lui le premier acteur à tenir l’affiche de trois longs-métrages n°1 au box-office en douze mois.
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Rapidement, Carrey démontre qu’il ne se limite pas aux personnages exubérants. Il séduit la critique avec des rôles dramatiques marquants dans The Truman Show, Eternal Sunshine of the Spotless Mind et Man on the Moon. Ces interprétations lui valent deux Golden Globes et une reconnaissance internationale.
Une carrière marquée par la diversité
Du blockbuster au cinéma d’auteur
Jim Carrey a construit une filmographie d’une grande richesse, alternant comédies populaires comme Bruce Almighty, Liar Liar ou How the Grinch Stole Christmas, et films plus intimistes ou expérimentaux. Plus récemment, il a retrouvé le succès auprès d’un nouveau public grâce à son rôle dans la franchise Sonic the Hedgehog.
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Sa créativité dépasse largement le cadre du cinéma. Auteur du roman Memoirs and Misinformation, classé parmi les best-sellers du New York Times, Carrey est également reconnu comme artiste visuel et a exposé ses œuvres à l’international. Le documentaire Jim & Andy : The Great Beyond, nommé aux Emmy Awards, a par ailleurs révélé une facette plus intime de son parcours.
Une reconnaissance déjà marquée par la France
Un Chevalier des Arts et des Lettres
En 2010, Jim Carrey avait déjà reçu des mains du ministre de la Culture, Frédéric Mitterrand, l’insigne de Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres. Cette distinction française soulignait déjà son apport majeur au cinéma et à l’art contemporain.
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Au fil des décennies, Jim Carrey a su toucher toutes les générations. Qu’il fasse rire aux éclats, qu’il bouleverse ou qu’il provoque une réflexion, son travail rappelle que le cinéma peut être à la fois divertissement, questionnement et émotion. Son César d’Honneur vient consacrer une carrière d’audace et de renouvellement.
Le César d’Honneur qui sera remis à Jim Carrey le 27 février 2026 à l’Olympia symbolise bien plus qu’un hommage : il célèbre une œuvre protéiforme, entre rire et gravité, entre cinéma et arts visuels. À travers ses personnages inoubliables et son engagement artistique, Jim Carrey reste l’un des visages les plus emblématiques du septième art contemporain.
#acteurCanadien #Canal_ #César2026 #CésarDHonneur #Cinéma #EternalSunshineOfTheSpotlessMind #GoldenGlobes #JimCarrey #OlympiaParis #TheMask #TheTrumanShow
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Jim Carrey honoré : un César d’Honneur pour une carrière hors normes
L’Académie des Arts et Techniques du Cinéma et Canal+ ont annoncé ce mercredi que Jim Carrey recevra un César d’Honneur lors de la 51ᵉ Cérémonie des César, le 27 février 2026, à l’Olympia. L’acteur canadien, figure majeure du cinéma moderne, sera ainsi célébré pour une carrière exceptionnelle, marquée par sa polyvalence et son audace artistique.
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Ce trophée symbolique s’ajoute à une liste prestigieuse de récipiendaires, parmi lesquels Julia Roberts, Penélope Cruz, George Clooney, Cate Blanchett ou encore Christopher Nolan. La France confirme ainsi l’importance de Jim Carrey dans l’histoire contemporaine du cinéma.
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L’année 1994, tremplin vers la légende
Né au Canada, Jim Carrey débute dans le stand-up et se fait remarquer à la télévision dans In Living Color. Sa notoriété explose en 1994 grâce à trois films cultes sortis la même année : Ace Ventura : Pet Detective, The Mask et Dumb and Dumber. Une performance inédite qui fait de lui le premier acteur à tenir l’affiche de trois longs-métrages n°1 au box-office en douze mois.
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Du blockbuster au cinéma d’auteur
Jim Carrey a construit une filmographie d’une grande richesse, alternant comédies populaires comme Bruce Almighty, Liar Liar ou How the Grinch Stole Christmas, et films plus intimistes ou expérimentaux. Plus récemment, il a retrouvé le succès auprès d’un nouveau public grâce à son rôle dans la franchise Sonic the Hedgehog.
PublicitésUn artiste aux multiples talents
Sa créativité dépasse largement le cadre du cinéma. Auteur du roman Memoirs and Misinformation, classé parmi les best-sellers du New York Times, Carrey est également reconnu comme artiste visuel et a exposé ses œuvres à l’international. Le documentaire Jim & Andy : The Great Beyond, nommé aux Emmy Awards, a par ailleurs révélé une facette plus intime de son parcours.
Une reconnaissance déjà marquée par la France
Un Chevalier des Arts et des Lettres
En 2010, Jim Carrey avait déjà reçu des mains du ministre de la Culture, Frédéric Mitterrand, l’insigne de Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres. Cette distinction française soulignait déjà son apport majeur au cinéma et à l’art contemporain.
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Au fil des décennies, Jim Carrey a su toucher toutes les générations. Qu’il fasse rire aux éclats, qu’il bouleverse ou qu’il provoque une réflexion, son travail rappelle que le cinéma peut être à la fois divertissement, questionnement et émotion. Son César d’Honneur vient consacrer une carrière d’audace et de renouvellement.
Le César d’Honneur qui sera remis à Jim Carrey le 27 février 2026 à l’Olympia symbolise bien plus qu’un hommage : il célèbre une œuvre protéiforme, entre rire et gravité, entre cinéma et arts visuels. À travers ses personnages inoubliables et son engagement artistique, Jim Carrey reste l’un des visages les plus emblématiques du septième art contemporain.
#acteurCanadien #Canal_ #César2026 #CésarDHonneur #Cinéma #EternalSunshineOfTheSpotlessMind #GoldenGlobes #JimCarrey #OlympiaParis #TheMask #TheTrumanShow
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Jim Carrey honoré : un César d’Honneur pour une carrière hors normes
L’Académie des Arts et Techniques du Cinéma et Canal+ ont annoncé ce mercredi que Jim Carrey recevra un César d’Honneur lors de la 51ᵉ Cérémonie des César, le 27 février 2026, à l’Olympia. L’acteur canadien, figure majeure du cinéma moderne, sera ainsi célébré pour une carrière exceptionnelle, marquée par sa polyvalence et son audace artistique.
Une reconnaissance française pour un artiste mondial
Une annonce prestigieuse
La nouvelle a été officialisée ce matin : Jim Carrey sera l’invité d’honneur de la cérémonie des César 2026. À cette occasion, l’Académie du Cinéma a salué un comédien « rare, visionnaire et multirécompensé », dont la créativité et la liberté de jeu ont profondément marqué le septième art.
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Un parcours fulgurant et singulier
L’année 1994, tremplin vers la légende
Né au Canada, Jim Carrey débute dans le stand-up et se fait remarquer à la télévision dans In Living Color. Sa notoriété explose en 1994 grâce à trois films cultes sortis la même année : Ace Ventura : Pet Detective, The Mask et Dumb and Dumber. Une performance inédite qui fait de lui le premier acteur à tenir l’affiche de trois longs-métrages n°1 au box-office en douze mois.
PublicitésDe la comédie au drame avec brio
Rapidement, Carrey démontre qu’il ne se limite pas aux personnages exubérants. Il séduit la critique avec des rôles dramatiques marquants dans The Truman Show, Eternal Sunshine of the Spotless Mind et Man on the Moon. Ces interprétations lui valent deux Golden Globes et une reconnaissance internationale.
Une carrière marquée par la diversité
Du blockbuster au cinéma d’auteur
Jim Carrey a construit une filmographie d’une grande richesse, alternant comédies populaires comme Bruce Almighty, Liar Liar ou How the Grinch Stole Christmas, et films plus intimistes ou expérimentaux. Plus récemment, il a retrouvé le succès auprès d’un nouveau public grâce à son rôle dans la franchise Sonic the Hedgehog.
PublicitésUn artiste aux multiples talents
Sa créativité dépasse largement le cadre du cinéma. Auteur du roman Memoirs and Misinformation, classé parmi les best-sellers du New York Times, Carrey est également reconnu comme artiste visuel et a exposé ses œuvres à l’international. Le documentaire Jim & Andy : The Great Beyond, nommé aux Emmy Awards, a par ailleurs révélé une facette plus intime de son parcours.
Une reconnaissance déjà marquée par la France
Un Chevalier des Arts et des Lettres
En 2010, Jim Carrey avait déjà reçu des mains du ministre de la Culture, Frédéric Mitterrand, l’insigne de Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres. Cette distinction française soulignait déjà son apport majeur au cinéma et à l’art contemporain.
PublicitésUn artiste universel et intemporel
Au fil des décennies, Jim Carrey a su toucher toutes les générations. Qu’il fasse rire aux éclats, qu’il bouleverse ou qu’il provoque une réflexion, son travail rappelle que le cinéma peut être à la fois divertissement, questionnement et émotion. Son César d’Honneur vient consacrer une carrière d’audace et de renouvellement.
Le César d’Honneur qui sera remis à Jim Carrey le 27 février 2026 à l’Olympia symbolise bien plus qu’un hommage : il célèbre une œuvre protéiforme, entre rire et gravité, entre cinéma et arts visuels. À travers ses personnages inoubliables et son engagement artistique, Jim Carrey reste l’un des visages les plus emblématiques du septième art contemporain.
#acteurCanadien #Canal_ #César2026 #CésarDHonneur #Cinéma #EternalSunshineOfTheSpotlessMind #GoldenGlobes #JimCarrey #OlympiaParis #TheMask #TheTrumanShow
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‘You just want to rewind and watch it again and again’: readers choose the most romantic moments in cinema https://www.theguardian.com/film/2025/feb/19/when-harry-met-sally-lady-and-the-tramp-readers-choose-most-romantic-moments-cinema #EternalSunshineoftheSpotlessMind #StarWars:TheEmpireStrikesBack #TheLastoftheMohicans #It'saWonderfulLife #BridgetJones'Diary #WaltDisneyCompany #WhenHarryMetSally #Avengers:Endgame #GoneWithTheWind #TheSoundofMusic #CinemaParadiso #Romancefilms #JerryMaguire
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Lights … camera … attraction! The 31 most romantic moments in cinema https://www.theguardian.com/film/2025/feb/14/lights-camera-attraction-the-31-most-romantic-moments-in-cinema #EternalSunshineoftheSpotlessMind #PortraitofaLadyonFire #TheBourneUltimatum #TheEnglishPatient #TheSoundofMusic #BeforeSunrise #PhantomThread #Romancefilms #AStarIsBorn #Casablanca #TheMatrix #Moonlight #Culture #Titanic #Carol #Film #Up
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#semilasciticancello di #MichelGondry Meritatissimo Oscar 2005 come migliore sceneggiatura a Pierre Bismuth, Charlie Kaufman e al grande Michel Gondry, che ne è anche il regista. #EternalSunshineoftheSpotlessMind è uno vero capolavoro da vedere e rivedere, con un cast di alta classe: #JimCarrey (che come per #TrumanShow è stato vergognosamente snobbato agli Oscar), una bravissima KateWinslet, #tomwilkinson #ElijahWood...
https://www.valeriotagliaferri.it/?p=640 #unocinema #unofilm #cinema #film -
Eternal Sunshine of the Spotless Mind and the philosophy of self, identity, and memory - Enlarge / Eternal Sunshine of the Spotless Mind stars Jim Carrey in one... - https://arstechnica.com/?p=2011777 #eternalsunshineofthespotlessmind #cognitiveneuroscience #sciencephilosophy #personalidentity #scienceofmemory #science #memory #films
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[ Se mi lasci ti cancello dopo vent'anni è ancora più fondamentale | Wired Italia ]
https://www.wired.it/article/se-mi-lasci-ti-cancello-titolo-originale-trama-streaming/ non l'ho mai visto e sembra interessante: pareri dal #Fediverso (a me) visibile? #FediFilm #SeMiLasciTiCancello #EternalSunshineOfTheSpotlessMind -
⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️
Rewatched this amazing #film by #director #MichelGondry w/ #KateWinslet, #JimCarrey + #Oscar winning #screenplay by #CharlieKaufman
Still Loved it!
#EternalSunshineoftheSpotlessMind (2004) - https://www.imdb.com/title/tt0338013/ -
"Love is the exploding cigar we willingly smoke" - Nora Ephron
Vaguely remembered #EternalSunshineOfTheSpotlessMind as intelligent sci-fi with #JimCarrey in Jack Lemmon mode. 2nd viewing showed it's more.
Struck by the enormous maturity about relationships. #MichaelGondry's handheld cameras give a home-movie feel to memory. And #DavidCross and #JaneAdams play minor characters so fully formed they could be the focus of a different movie. #movies #cinema
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Today, February 13, Joel Barish undergoes a procedure by Lacuna, Inc. to erase his memories of his ex-girlfriend Clementine Kruczynski, after he learns that she has had the same procedure to remove her memories of him (Eternal Sunshine of the Spotless Mind, 2004)
#Movies #Film #Cinemastodon #Letterboxd #EternalSunshine #EternalSunshineOfTheSpotlessMind #CharlieKaufman #MichelGondry #JimCarrey #KateWinslet #ValentinesDay
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My favorite #movies from the 00's (in order of preference)
#BrokebackMountain #MoulinRouge #mulhollanddrive #thereturnoftheking #beforesunset #eternalsunshineofthespotlessmind #therewillbeblood #thehours #brightstar #thetripletsofbelleville
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My favorite #movies from the 00's (in order of preference)
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https://raidersofthepodcast.blogspot.com/2022/12/perpetual-luminescence.html?m=1
It is that time again. Podcast time. And I love that many link pages now have Metatext/Mastodon as an option now. So I am trying them out, apologies if formatting goes wrong.
#podcast #EternalSunshineOfTheSpotlessMind #vamp #JimCarrey #KateWinslet #GraceJones #RobertRusler #ChrisMakepeace #MichelGondry #RichardWenk #cinemastodon #filmastodon #mastomovies #cinema #film #movies #SandyBaron
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#7filmstoknowme feels like a nice placeholder for a proper introduction...
#EternalSunshineOfTheSpotLessMind
#InsideLlewynDavis
#Her
#DrinkingBuddies
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#GrizzlyMan
#FreeSolo
#HarryPotter (look they can't all be cool can they?)I could go on and on and on!
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@dajbelshaw you definitely have some good titles on there, so I'll have to 'steal' some of your suggestions. :)
#Contact, #DonnieDarko, #EternalSunshineOfTheSpotlessMind, #TheGirlWhoLeaptThroughTime ¹ (there are multiple versions of that btw, from live-action to anime), #TheInventionOfLying, #Memento, #ShortCircuit and #VanillaSky are ones I've seen once or twice already, but definitely wouldn't mind rewatching.¹ if you liked this, you might also like The Timetraveler's Wife