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1000 results for “dev_ric”

  1. It's been a while since I've done a #ConnectionList #Introduction #FollowFriday post, where I use my large follower count to more richly connect us, so here's some folx you might like to follow on the #Fediverse :fediverse:

    @Rushkoff writes books about #media, #technology and #society and is #Professor of Media Theory and #digital #economics at #CUNY #Queens, and works with the #IFTF

    @FAccT is the @ACM conference on #fairness, #accountability and #transparency primarily in #MachineLearning and #ArtificalIntelligence.

    @drclaireh is a #corpus #linguist specialising in deception, manipulation and agression online.

    @mucephie is June Parsons and they are into #astrophysics at @yorkuniversity - author of dorado.py for observatory #data 🐍

    @eirliani is a Doctoral #PhD student at #Harvard and is into #DataScience and #HumanRights

    @pyconau is the official #PyconAU conference account #pycon #python 🐍

    @jadedarko is passionate about the #environment and #SocialJustice and she is a full-time #Python and #Django #dev

    That's all for today, don't forget to share your own #ConnectionList so we can connect the :fediverse: more richly ❤️

  2. It's been a while since I've done a #ConnectionList #Introduction #FollowFriday post, where I use my large follower count to more richly connect us, so here's some folx you might like to follow on the #Fediverse :fediverse:

    @Rushkoff writes books about #media, #technology and #society and is #Professor of Media Theory and #digital #economics at #CUNY #Queens, and works with the #IFTF

    @FAccT is the @ACM conference on #fairness, #accountability and #transparency primarily in #MachineLearning and #ArtificalIntelligence.

    @drclaireh is a #corpus #linguist specialising in deception, manipulation and agression online.

    @mucephie is June Parsons and they are into #astrophysics at @yorkuniversity - author of dorado.py for observatory #data 🐍

    @eirliani is a Doctoral #PhD student at #Harvard and is into #DataScience and #HumanRights

    @pyconau is the official #PyconAU conference account #pycon #python 🐍

    @jadedarko is passionate about the #environment and #SocialJustice and she is a full-time #Python and #Django #dev

    That's all for today, don't forget to share your own #ConnectionList so we can connect the :fediverse: more richly ❤️

  3. It's been a while since I've done a #ConnectionList #Introduction #FollowFriday post, where I use my large follower count to more richly connect us, so here's some folx you might like to follow on the #Fediverse :fediverse:

    @Rushkoff writes books about #media, #technology and #society and is #Professor of Media Theory and #digital #economics at #CUNY #Queens, and works with the #IFTF

    @FAccT is the @ACM conference on #fairness, #accountability and #transparency primarily in #MachineLearning and #ArtificalIntelligence.

    @drclaireh is a #corpus #linguist specialising in deception, manipulation and agression online.

    @mucephie is June Parsons and they are into #astrophysics at @yorkuniversity - author of dorado.py for observatory #data 🐍

    @eirliani is a Doctoral #PhD student at #Harvard and is into #DataScience and #HumanRights

    @pyconau is the official #PyconAU conference account #pycon #python 🐍

    @jadedarko is passionate about the #environment and #SocialJustice and she is a full-time #Python and #Django #dev

    That's all for today, don't forget to share your own #ConnectionList so we can connect the :fediverse: more richly ❤️

  4. I am begging #Google to hire iOS developers who have at least used an iPad before. This is just comical (check upper left).

    And no, I’m not being nice about this anymore. An indie dev building stuff by the seat of their pants? Totally different situation.

    One of the richest companies in the world? They can afford to hire enough people to build products FOR their products that fucking work.

    #YouTube #iPadApps #iOSApps

  5. Good evening, #Mastodon!

    Here's another #connectionlist #connection #introduction to help keep get everyone in the :fediverse: more deeply and richly connected.

    @randomwalker is a researcher in #fairML #ML and his book (with others) on Fair Machine Learning is clear and concise: fairmlbook.org/

    @aurynn is the #sysadmin of the Cloud Island instance and she works in #devops and #security. Kia ora! 🇳🇿

    @cosmicpinot is the #ViceChancellor of ANU and a #Nobel Laureate for his work in #astronomy. Is also a #vintner, and may enjoy #dogsofmastodon 🇦🇺 by way of 🇺🇸

    @alex is Director of #research at #DAIR, led by @timnitGebru 🇪🇬 ⚧ You can also see her scholarly work at:
    scholar.google.com/citations?h

    @drrimmer Matthew is a #Professor #academic of #IP and #innovation law at QUT in 🇦🇺 He is an expert on #copyright #law and #patents.

    @mirandayaver is a #professor #academic in #polsci at Wheaton. They (not assuming pronouns) are interested in #health #policy 🇺🇸

    @penguin_brian is a #dev and #devops person who loves #linux 🐧 They are into #Iot, #elixir and #rust

    @lesleyhead is a #geographer #professor #academic at @[email protected] and is President of @[email protected]. Interested in #environment and #climatechange 🇦🇺

    That's all for now! Please share your own lists under the hashtag #connectionlist so we can all get better connected in the #Fediverse 😄 :fediverse:

  6. I risultati interessanti ti piacciono più di quelli utili? Ami la serendipità?
    In tempi strani in cui #DuckDuckGo pratica il filtraggio delle #fakenews, vale la pena di dare un'occhiata allo strano motore di ricerca search.marginalia.nu/

    Viktor #Lofgren, è uno sviluppatore di software e consulente svedese che ha creato il suo motore di ricerca indipendente chiamato #Marginalia
    "Una causa importante dell'omologazione è che gli algoritmi di raccomandazione e previsione spesso sembrano funzionare fin troppo bene". Marginalia, su cui Lofgren ha iniziato a lavorare un anno fa, è un semplice sito Web gestito interamente da un computer nel suo soggiorno. La missione dichiarata del motore di ricerca è "mostrarti siti di cui forse non eri a conoscenza"

    Ma esistono anche altri progetti interessanti sintonizzati sulla stessa lunghezza d'onda:

    Riportiamo dal sito di marginalia:

    wiby.me/
    Un motore di ricerca simile con una maggiore attenzione all'estetica retrò

    searchmysite.net/
    Un motore di ricerca incentrato sui siti web personali (indice curato)

    spyda.dev/
    Piccolo motore di ricerca in corso di lavorazione

    indieweb-search.jamesg.blog/
    Motore di ricerca per IndieWeb

    teclis.com/
    Un altro motore di ricerca che sta esaminando il problema

    millionshort.com/
    Ancora un altro progetto simile, ma molto più commerciale

    #serendipity #searchengine

    cc @lealternative @informapirata @quinta @devol @GustavinoBevilacqua @Shamar @rik
  7. I risultati interessanti ti piacciono più di quelli utili? Ami la serendipità?
    In tempi strani in cui #DuckDuckGo pratica il filtraggio delle #fakenews, vale la pena di dare un'occhiata allo strano motore di ricerca search.marginalia.nu/

    Viktor #Lofgren, è uno sviluppatore di software e consulente svedese che ha creato il suo motore di ricerca indipendente chiamato #Marginalia
    "Una causa importante dell'omologazione è che gli algoritmi di raccomandazione e previsione spesso sembrano funzionare fin troppo bene". Marginalia, su cui Lofgren ha iniziato a lavorare un anno fa, è un semplice sito Web gestito interamente da un computer nel suo soggiorno. La missione dichiarata del motore di ricerca è "mostrarti siti di cui forse non eri a conoscenza"

    Ma esistono anche altri progetti interessanti sintonizzati sulla stessa lunghezza d'onda:

    Riportiamo dal sito di marginalia:

    wiby.me/
    Un motore di ricerca simile con una maggiore attenzione all'estetica retrò

    searchmysite.net/
    Un motore di ricerca incentrato sui siti web personali (indice curato)

    spyda.dev/
    Piccolo motore di ricerca in corso di lavorazione

    indieweb-search.jamesg.blog/
    Motore di ricerca per IndieWeb

    teclis.com/
    Un altro motore di ricerca che sta esaminando il problema

    millionshort.com/
    Ancora un altro progetto simile, ma molto più commerciale

    #serendipity #searchengine

    cc @lealternative @informapirata @quinta @devol @GustavinoBevilacqua @Shamar @rik
  8. 25 aprile 1945: l’Italia è libera. Giorgio Almirante è latitante, ricercato, nascosto a Milano sotto falso nome: Giorgio Alloni. Lo userà fino all’amnistia del ’46. A dicembre, a Roma, con un manipolo di reduci di Salò, fonda il “Movimento Sociale Italiano”.
    Almirante, 32 anni, ex capo di gabinetto del ministro Mezzasoma, ex redattore al “Tevere” e alla “Difesa della Razza”, ex brigatista nero in Val d’Ossola, ne diventa segretario. L’anno dopo arriva la “fiamma tricolore”, simbolo sulla tomba di Mussolini, oggi nel logo di Fratelli d’Italia.
    Il primo comizio? Roma, 10 settembre 1947: finisce a calci. Alle elezioni del ’48 il MSI prende il 2,1%. Almirante entra in Parlamento e ci resterà per nove legislature.
    Nel frattempo, flirta con la Democrazia Cristiana, contribuendo nel ’47 all’elezione del sindaco DC Salvatore Rebecchini. Nel 1950 lascia la segreteria, ma si mette a capo dell’ala più estrema: «L’equivoco, camerati, è uno: essere fascisti in democrazia».
    Il MSI appoggia il governo Tambroni nel 1960. Genova, Roma, Reggio Emilia insorgono. A Reggio, 5 operai vengono uccisi. Il governo cade, il MSI torna nell’angolo. Sprofonda al 4-5%.
    Nel 1969 muore Michelini e Almirante riprende il comando. Sono gli anni della “strategia della tensione”. Aizza le piazze, sostiene i “boia chi molla” a Reggio Calabria, predica autodifesa armata.
    Nel 1971 la Procura di Milano lo indaga per ricostituzione del partito fascista. Nel 1973 la Camera autorizza a procedere. Finisce nel nulla.
    Si mostra in doppiopetto, ma dietro restano manganelli e nostalgie. Il MSI sfonda il 9% nel ’72, diventa “MSI–Destra Nazionale”. Il suo stile è chiaro: ordine, repressione, revisionismo.
    Almirante è ovunque: alla Sapienza scortato da squadristi, implicato nella strage di Peteano (amnistiato). Il suo partito è un mix torbido: notabili, reduci, apparati, golpisti, servizi segreti. Rauti, Borghese, Maggi, Freda, Fachini, Zorzi. Una rete mai trasparente, ma reale.
    Nel 1970, in TV, invoca un colpo di Stato come quello dei colonnelli greci. Questo era il partito di Meloni, La Russa, Rampelli.
    Almirante fu sempre chiaro: «Che sono fascista ce l’ho scritto in fronte». Razzista, rastrellatore, repubblichino, firmatario di ordini di fucilazione. Nel ’44, in Toscana, un suo bando impone la pena di morte per chi non si consegna a fascisti e tedeschi. Poi si arruola nelle Brigate Nere.
    Nel 1938 scrive su Difesa della Razza: «Il razzismo dev’essere cibo di tutti». Sostiene che «i meticci e gli ebrei hanno potuto cambiare nome e confondersi con noi». Pochi mesi dopo, arrivano le leggi razziali. Lui è tra i teorici dell’odio.
    Parte volontario in Nordafrica, a dare corpo alle sue idee: sterminare. Alla fine della guerra, scappa. Poi fonda un partito che diventa trampolino per una nuova destra neofascista.
    Muore nel 1988. Ma prima benedice Gianfranco Fini, nuovo segretario.
    E Giorgia Meloni scriverà: «Onestà, coerenza, coraggio: valori che ha trasmesso alla destra italiana. Un grande uomo che non dimenticheremo mai»."E qui mi parte il besttemmione"
    Essere antifascisti oggi non è semplicemente una presa di posizione contro la malvagità del fascismo.
    Essere antifascisti è un metodo di interpretazione della Storia. Uno strumento di valutazione del passato, affinché quel passato non si ripresenti più.
    Non si arretra di un millimetro.
    Perché puoi anche non occuparti del problema, ma sarà il problema a occuparsi di te.
    #AlfredoFacchini
    #Antifa
    #antifascismo #25aprile #resistenza

    @politica

  9. 25 aprile 1945: l’Italia è libera. Giorgio Almirante è latitante, ricercato, nascosto a Milano sotto falso nome: Giorgio Alloni. Lo userà fino all’amnistia del ’46. A dicembre, a Roma, con un manipolo di reduci di Salò, fonda il “Movimento Sociale Italiano”.
    Almirante, 32 anni, ex capo di gabinetto del ministro Mezzasoma, ex redattore al “Tevere” e alla “Difesa della Razza”, ex brigatista nero in Val d’Ossola, ne diventa segretario. L’anno dopo arriva la “fiamma tricolore”, simbolo sulla tomba di Mussolini, oggi nel logo di Fratelli d’Italia.
    Il primo comizio? Roma, 10 settembre 1947: finisce a calci. Alle elezioni del ’48 il MSI prende il 2,1%. Almirante entra in Parlamento e ci resterà per nove legislature.
    Nel frattempo, flirta con la Democrazia Cristiana, contribuendo nel ’47 all’elezione del sindaco DC Salvatore Rebecchini. Nel 1950 lascia la segreteria, ma si mette a capo dell’ala più estrema: «L’equivoco, camerati, è uno: essere fascisti in democrazia».
    Il MSI appoggia il governo Tambroni nel 1960. Genova, Roma, Reggio Emilia insorgono. A Reggio, 5 operai vengono uccisi. Il governo cade, il MSI torna nell’angolo. Sprofonda al 4-5%.
    Nel 1969 muore Michelini e Almirante riprende il comando. Sono gli anni della “strategia della tensione”. Aizza le piazze, sostiene i “boia chi molla” a Reggio Calabria, predica autodifesa armata.
    Nel 1971 la Procura di Milano lo indaga per ricostituzione del partito fascista. Nel 1973 la Camera autorizza a procedere. Finisce nel nulla.
    Si mostra in doppiopetto, ma dietro restano manganelli e nostalgie. Il MSI sfonda il 9% nel ’72, diventa “MSI–Destra Nazionale”. Il suo stile è chiaro: ordine, repressione, revisionismo.
    Almirante è ovunque: alla Sapienza scortato da squadristi, implicato nella strage di Peteano (amnistiato). Il suo partito è un mix torbido: notabili, reduci, apparati, golpisti, servizi segreti. Rauti, Borghese, Maggi, Freda, Fachini, Zorzi. Una rete mai trasparente, ma reale.
    Nel 1970, in TV, invoca un colpo di Stato come quello dei colonnelli greci. Questo era il partito di Meloni, La Russa, Rampelli.
    Almirante fu sempre chiaro: «Che sono fascista ce l’ho scritto in fronte». Razzista, rastrellatore, repubblichino, firmatario di ordini di fucilazione. Nel ’44, in Toscana, un suo bando impone la pena di morte per chi non si consegna a fascisti e tedeschi. Poi si arruola nelle Brigate Nere.
    Nel 1938 scrive su Difesa della Razza: «Il razzismo dev’essere cibo di tutti». Sostiene che «i meticci e gli ebrei hanno potuto cambiare nome e confondersi con noi». Pochi mesi dopo, arrivano le leggi razziali. Lui è tra i teorici dell’odio.
    Parte volontario in Nordafrica, a dare corpo alle sue idee: sterminare. Alla fine della guerra, scappa. Poi fonda un partito che diventa trampolino per una nuova destra neofascista.
    Muore nel 1988. Ma prima benedice Gianfranco Fini, nuovo segretario.
    E Giorgia Meloni scriverà: «Onestà, coerenza, coraggio: valori che ha trasmesso alla destra italiana. Un grande uomo che non dimenticheremo mai»."E qui mi parte il besttemmione"
    Essere antifascisti oggi non è semplicemente una presa di posizione contro la malvagità del fascismo.
    Essere antifascisti è un metodo di interpretazione della Storia. Uno strumento di valutazione del passato, affinché quel passato non si ripresenti più.
    Non si arretra di un millimetro.
    Perché puoi anche non occuparti del problema, ma sarà il problema a occuparsi di te.
    #AlfredoFacchini
    #Antifa
    #antifascismo #25aprile #resistenza

    @politica

  10. 25 aprile 1945: l’Italia è libera. Giorgio Almirante è latitante, ricercato, nascosto a Milano sotto falso nome: Giorgio Alloni. Lo userà fino all’amnistia del ’46. A dicembre, a Roma, con un manipolo di reduci di Salò, fonda il “Movimento Sociale Italiano”.
    Almirante, 32 anni, ex capo di gabinetto del ministro Mezzasoma, ex redattore al “Tevere” e alla “Difesa della Razza”, ex brigatista nero in Val d’Ossola, ne diventa segretario. L’anno dopo arriva la “fiamma tricolore”, simbolo sulla tomba di Mussolini, oggi nel logo di Fratelli d’Italia.
    Il primo comizio? Roma, 10 settembre 1947: finisce a calci. Alle elezioni del ’48 il MSI prende il 2,1%. Almirante entra in Parlamento e ci resterà per nove legislature.
    Nel frattempo, flirta con la Democrazia Cristiana, contribuendo nel ’47 all’elezione del sindaco DC Salvatore Rebecchini. Nel 1950 lascia la segreteria, ma si mette a capo dell’ala più estrema: «L’equivoco, camerati, è uno: essere fascisti in democrazia».
    Il MSI appoggia il governo Tambroni nel 1960. Genova, Roma, Reggio Emilia insorgono. A Reggio, 5 operai vengono uccisi. Il governo cade, il MSI torna nell’angolo. Sprofonda al 4-5%.
    Nel 1969 muore Michelini e Almirante riprende il comando. Sono gli anni della “strategia della tensione”. Aizza le piazze, sostiene i “boia chi molla” a Reggio Calabria, predica autodifesa armata.
    Nel 1971 la Procura di Milano lo indaga per ricostituzione del partito fascista. Nel 1973 la Camera autorizza a procedere. Finisce nel nulla.
    Si mostra in doppiopetto, ma dietro restano manganelli e nostalgie. Il MSI sfonda il 9% nel ’72, diventa “MSI–Destra Nazionale”. Il suo stile è chiaro: ordine, repressione, revisionismo.
    Almirante è ovunque: alla Sapienza scortato da squadristi, implicato nella strage di Peteano (amnistiato). Il suo partito è un mix torbido: notabili, reduci, apparati, golpisti, servizi segreti. Rauti, Borghese, Maggi, Freda, Fachini, Zorzi. Una rete mai trasparente, ma reale.
    Nel 1970, in TV, invoca un colpo di Stato come quello dei colonnelli greci. Questo era il partito di Meloni, La Russa, Rampelli.
    Almirante fu sempre chiaro: «Che sono fascista ce l’ho scritto in fronte». Razzista, rastrellatore, repubblichino, firmatario di ordini di fucilazione. Nel ’44, in Toscana, un suo bando impone la pena di morte per chi non si consegna a fascisti e tedeschi. Poi si arruola nelle Brigate Nere.
    Nel 1938 scrive su Difesa della Razza: «Il razzismo dev’essere cibo di tutti». Sostiene che «i meticci e gli ebrei hanno potuto cambiare nome e confondersi con noi». Pochi mesi dopo, arrivano le leggi razziali. Lui è tra i teorici dell’odio.
    Parte volontario in Nordafrica, a dare corpo alle sue idee: sterminare. Alla fine della guerra, scappa. Poi fonda un partito che diventa trampolino per una nuova destra neofascista.
    Muore nel 1988. Ma prima benedice Gianfranco Fini, nuovo segretario.
    E Giorgia Meloni scriverà: «Onestà, coerenza, coraggio: valori che ha trasmesso alla destra italiana. Un grande uomo che non dimenticheremo mai»."E qui mi parte il besttemmione"
    Essere antifascisti oggi non è semplicemente una presa di posizione contro la malvagità del fascismo.
    Essere antifascisti è un metodo di interpretazione della Storia. Uno strumento di valutazione del passato, affinché quel passato non si ripresenti più.
    Non si arretra di un millimetro.
    Perché puoi anche non occuparti del problema, ma sarà il problema a occuparsi di te.
    #AlfredoFacchini
    #Antifa
    #antifascismo #25aprile #resistenza

    @politica

  11. 25 aprile 1945: l’Italia è libera. Giorgio Almirante è latitante, ricercato, nascosto a Milano sotto falso nome: Giorgio Alloni. Lo userà fino all’amnistia del ’46. A dicembre, a Roma, con un manipolo di reduci di Salò, fonda il “Movimento Sociale Italiano”.
    Almirante, 32 anni, ex capo di gabinetto del ministro Mezzasoma, ex redattore al “Tevere” e alla “Difesa della Razza”, ex brigatista nero in Val d’Ossola, ne diventa segretario. L’anno dopo arriva la “fiamma tricolore”, simbolo sulla tomba di Mussolini, oggi nel logo di Fratelli d’Italia.
    Il primo comizio? Roma, 10 settembre 1947: finisce a calci. Alle elezioni del ’48 il MSI prende il 2,1%. Almirante entra in Parlamento e ci resterà per nove legislature.
    Nel frattempo, flirta con la Democrazia Cristiana, contribuendo nel ’47 all’elezione del sindaco DC Salvatore Rebecchini. Nel 1950 lascia la segreteria, ma si mette a capo dell’ala più estrema: «L’equivoco, camerati, è uno: essere fascisti in democrazia».
    Il MSI appoggia il governo Tambroni nel 1960. Genova, Roma, Reggio Emilia insorgono. A Reggio, 5 operai vengono uccisi. Il governo cade, il MSI torna nell’angolo. Sprofonda al 4-5%.
    Nel 1969 muore Michelini e Almirante riprende il comando. Sono gli anni della “strategia della tensione”. Aizza le piazze, sostiene i “boia chi molla” a Reggio Calabria, predica autodifesa armata.
    Nel 1971 la Procura di Milano lo indaga per ricostituzione del partito fascista. Nel 1973 la Camera autorizza a procedere. Finisce nel nulla.
    Si mostra in doppiopetto, ma dietro restano manganelli e nostalgie. Il MSI sfonda il 9% nel ’72, diventa “MSI–Destra Nazionale”. Il suo stile è chiaro: ordine, repressione, revisionismo.
    Almirante è ovunque: alla Sapienza scortato da squadristi, implicato nella strage di Peteano (amnistiato). Il suo partito è un mix torbido: notabili, reduci, apparati, golpisti, servizi segreti. Rauti, Borghese, Maggi, Freda, Fachini, Zorzi. Una rete mai trasparente, ma reale.
    Nel 1970, in TV, invoca un colpo di Stato come quello dei colonnelli greci. Questo era il partito di Meloni, La Russa, Rampelli.
    Almirante fu sempre chiaro: «Che sono fascista ce l’ho scritto in fronte». Razzista, rastrellatore, repubblichino, firmatario di ordini di fucilazione. Nel ’44, in Toscana, un suo bando impone la pena di morte per chi non si consegna a fascisti e tedeschi. Poi si arruola nelle Brigate Nere.
    Nel 1938 scrive su Difesa della Razza: «Il razzismo dev’essere cibo di tutti». Sostiene che «i meticci e gli ebrei hanno potuto cambiare nome e confondersi con noi». Pochi mesi dopo, arrivano le leggi razziali. Lui è tra i teorici dell’odio.
    Parte volontario in Nordafrica, a dare corpo alle sue idee: sterminare. Alla fine della guerra, scappa. Poi fonda un partito che diventa trampolino per una nuova destra neofascista.
    Muore nel 1988. Ma prima benedice Gianfranco Fini, nuovo segretario.
    E Giorgia Meloni scriverà: «Onestà, coerenza, coraggio: valori che ha trasmesso alla destra italiana. Un grande uomo che non dimenticheremo mai»."E qui mi parte il besttemmione"
    Essere antifascisti oggi non è semplicemente una presa di posizione contro la malvagità del fascismo.
    Essere antifascisti è un metodo di interpretazione della Storia. Uno strumento di valutazione del passato, affinché quel passato non si ripresenti più.
    Non si arretra di un millimetro.
    Perché puoi anche non occuparti del problema, ma sarà il problema a occuparsi di te.
    #AlfredoFacchini
    #Antifa
    #antifascismo #25aprile #resistenza

    @politica

  12. 25 aprile 1945: l’Italia è libera. Giorgio Almirante è latitante, ricercato, nascosto a Milano sotto falso nome: Giorgio Alloni. Lo userà fino all’amnistia del ’46. A dicembre, a Roma, con un manipolo di reduci di Salò, fonda il “Movimento Sociale Italiano”.
    Almirante, 32 anni, ex capo di gabinetto del ministro Mezzasoma, ex redattore al “Tevere” e alla “Difesa della Razza”, ex brigatista nero in Val d’Ossola, ne diventa segretario. L’anno dopo arriva la “fiamma tricolore”, simbolo sulla tomba di Mussolini, oggi nel logo di Fratelli d’Italia.
    Il primo comizio? Roma, 10 settembre 1947: finisce a calci. Alle elezioni del ’48 il MSI prende il 2,1%. Almirante entra in Parlamento e ci resterà per nove legislature.
    Nel frattempo, flirta con la Democrazia Cristiana, contribuendo nel ’47 all’elezione del sindaco DC Salvatore Rebecchini. Nel 1950 lascia la segreteria, ma si mette a capo dell’ala più estrema: «L’equivoco, camerati, è uno: essere fascisti in democrazia».
    Il MSI appoggia il governo Tambroni nel 1960. Genova, Roma, Reggio Emilia insorgono. A Reggio, 5 operai vengono uccisi. Il governo cade, il MSI torna nell’angolo. Sprofonda al 4-5%.
    Nel 1969 muore Michelini e Almirante riprende il comando. Sono gli anni della “strategia della tensione”. Aizza le piazze, sostiene i “boia chi molla” a Reggio Calabria, predica autodifesa armata.
    Nel 1971 la Procura di Milano lo indaga per ricostituzione del partito fascista. Nel 1973 la Camera autorizza a procedere. Finisce nel nulla.
    Si mostra in doppiopetto, ma dietro restano manganelli e nostalgie. Il MSI sfonda il 9% nel ’72, diventa “MSI–Destra Nazionale”. Il suo stile è chiaro: ordine, repressione, revisionismo.
    Almirante è ovunque: alla Sapienza scortato da squadristi, implicato nella strage di Peteano (amnistiato). Il suo partito è un mix torbido: notabili, reduci, apparati, golpisti, servizi segreti. Rauti, Borghese, Maggi, Freda, Fachini, Zorzi. Una rete mai trasparente, ma reale.
    Nel 1970, in TV, invoca un colpo di Stato come quello dei colonnelli greci. Questo era il partito di Meloni, La Russa, Rampelli.
    Almirante fu sempre chiaro: «Che sono fascista ce l’ho scritto in fronte». Razzista, rastrellatore, repubblichino, firmatario di ordini di fucilazione. Nel ’44, in Toscana, un suo bando impone la pena di morte per chi non si consegna a fascisti e tedeschi. Poi si arruola nelle Brigate Nere.
    Nel 1938 scrive su Difesa della Razza: «Il razzismo dev’essere cibo di tutti». Sostiene che «i meticci e gli ebrei hanno potuto cambiare nome e confondersi con noi». Pochi mesi dopo, arrivano le leggi razziali. Lui è tra i teorici dell’odio.
    Parte volontario in Nordafrica, a dare corpo alle sue idee: sterminare. Alla fine della guerra, scappa. Poi fonda un partito che diventa trampolino per una nuova destra neofascista.
    Muore nel 1988. Ma prima benedice Gianfranco Fini, nuovo segretario.
    E Giorgia Meloni scriverà: «Onestà, coerenza, coraggio: valori che ha trasmesso alla destra italiana. Un grande uomo che non dimenticheremo mai»."E qui mi parte il besttemmione"
    Essere antifascisti oggi non è semplicemente una presa di posizione contro la malvagità del fascismo.
    Essere antifascisti è un metodo di interpretazione della Storia. Uno strumento di valutazione del passato, affinché quel passato non si ripresenti più.
    Non si arretra di un millimetro.
    Perché puoi anche non occuparti del problema, ma sarà il problema a occuparsi di te.
    #AlfredoFacchini
    #Antifa
    #antifascismo #25aprile #resistenza

    @politica

  13. Oh, I found a magic #mastodon #tootctl command that freed about 8GB disc space on my VPS! w00t!! (I have yet to see what this might have broken, everything seems to be working OK lol)

    RAILS_ENV=production /home/mastodon/live/bin/tootctl accounts prune;

    My masto install has been growing by about 500MB per day lately, even running dailly media remove --days 2

    Edit to credit source of this magic: ricard.dev/improving-mastodons

  14. CORTEO ANTIRAZZISTA IN MEMORIA DI ISSA E MAMADOU

    Alba (CN) - zona h, venerdì 12 dicembre alle ore 18:00 CET

    Venerdì 12 dicembre ore 18 , Zona h , Alba

    A un anno esatto dalla scomparsa di Issa e Mamadou, giovani lavoratori morti di freddo, lo sfruttamento lavorativo e la problematica abitativa rimangono problemi irrisolti. Le istituzioni si muovono lentamente senza mai mettere in discussione il modello produttivo portatore di sfruttamento e diseguaglianza. Anzi al posto di investire in edilizia pubblica , investono in sicurezza acquistando stabili per futuri commissariati di polizia. I padroni impuniti continuano a approfittare della manodopera, non solo nelle vigne ma anche nelle fabbriche basti osservare il caso delle lavoratrici proteco e del processo contro il colosso Ferrero. La ricchezza di pochi cresce a discapito della dignità umana, ad Alba come nel resto d'Italia. Quest'andamento dev'essere interrotto e invertito, lo grideremo nelle strade della nostra città il 12 dicembre. Dal basso per il basso.

    LA STORIA DI ISSA E MAMADOU

    A dicembre 2024 ad Alba sono morte due persone. Issa e Mamadou avevano trovato rifugio in uno stabile in disuso in periferia. Nel tentativo di scaldarsi, sono soffocati a causa del monossido di carbonio. In passato avevano svolto il lavoro di braccianti. Arrivavano dall'Africa e cercavano fortuna. Avevano meno di trent'anni e non trovavano casa né impiego, nonostante i documenti in regola. Sono stati assassinati da un sistema ingiusto, dalla logica imprenditoriale che mira al profitto noncurandosi di chỉ produce di fatto la ricchezza. Sono morti a causa del razzismo di Stato promosso da governi xenofobi.

    COSA È SUCCESSO?

    La chiusura del centro di accoglienza della Caritas di via Pola dell'agosto 2023 ha messo in risalto un problema da troppo tempo ignorato: l'emergenza abitativa in cui vivono molte persone e lo sfruttamento lavorativo. Gli articoli usciti a livello internazionale nell'estate 2024 hanno reso palese al mondo intero che, anche nelle colline Unesco, il fenomeno del caporalato è non solo presente, ma coinvolge la maggior parte delle aziende del settore.

    CHI SONO I RESPONSABILI?

    Non solo i "caporali" sono responsabili dello sfruttamento. Il fenomeno è diffuso perché esiste un sistema economico che ha facilitato l'emergere di questa dinamica. Le responsabilità infatti sono molteplici: gli imprenditori scelgono di affidarsi al contoterzismo per un risparmio economico, per il disinteresse verso il lavoratore e per non dover pensare a garantire alloggio e trasporto. Le istituzioni ignorano l'emergenza abitativa e non cercano soluzioni. La Chiesa, nonostante abbia il monopolio del sistema di prima accoglienza e possegga numerosi stabili (e numeros volontar*), non destina le risorse di cui dispone all'accoglienza.

    gancio.cisti.org/event/corteo-

  15. 🌍🚫🤦‍♂️Oh, look! Another brave soul complaining about buying American while simultaneously trying to distance themselves from any blame. It's not the people, it's the *state of things*! 🌪️🇺🇸 Meanwhile, they'll just quietly continue shopping elsewhere, because, you know, principles are hard. 🙃💸
    xd1.dev/2025/09/not-buying-ame #complainingaboutshopping #stateofthings #buyingamerican #principlesmatter #consumerchoices #HackerNews #ngated

  16. Se 150 anni fa non fosse nato #EdgarRiceBurroughs non ci sarebbe stato #Tarzan. E senza il nostro eroe (Dio mio, non ci sarà qualcuno che..), niente sigla di questo varietà #TV del 77-78. P.S. ci si creda o meno, l'altro lato di questo 45 giri è uno dei brani dell'estate 2025: è stato 1) remixato e vabbè.. 2) ricantato da Ditonellapiaga. Chi l'avrebbe mai detto. #SandraMondaini - Ma Quant'è Forte Tarzan! (1977) - Invidious iv.duti.dev/watch?v=R2PjxTa_Ssw

    @spettacoli

    #music #UnoLibri #literature

  17. Pignio pignatico si rende superpignastico per pignare cose e cosine

    L’altro giorno mi è venuta l’idea pazza che più pazza non si può etc etc… solito andazzo. Ma, per quanto l’andazzo sia sempre lo stesso del cazzo, il risultato delle mie macchinazioni è anche stavolta originale, e la primissima versione utilizzabile di esso è già in produzione da ieri sera. Occhi aperti sul nuovissimo gnammifico pezzo di software che è Pignio.octt.eu.org!!! (Che per poco non rischiava di chiamarsi Octterest…) 💣💫💥

    Questo coso spunta fuori dal fatto che, negli ultimi tempi, stava uscendo sempre più la necessità per me di avere un merdino per salvare ed organizzare elementi come link singoli o file multimediali, anche e soprattutto al volo, e potenzialmente renderli accessibili al pubblico… non so: memini, reference, cose da stampare, forse roba PDF file, tutto sotto il mio controllo a prova di sparizione. Ovviamente, una cartella con varie sottocartelle (magari sincronizzata su una repo Git pubblica), che in altri casi sarebbe l’opzione più ovvia, nel complesso qui non va bene, perché l’agilità va a farsi benedire… ma, io sono pur sempre una ragazza magica, dunque non devo accontentarmi delle soluzioni esistenti!!! 😍

    In effetti, di software specializzati per salvare cose ce ne sono a bizzeffe… ne hosto io stessa da anni uno per link e articoli dal web, Shiori… però, non so, manca in tutti quella cosa in più per questo caso d’uso… Tra cui, il fatto che è bello facile a salvare elementi singoli dentro tutti quei robi, ma se io ipoteticamente (…e praticamente) avessi cartelle già piene di roba sul PC, che stracavolo dovrei fare? Quindi, beh, semplicemente ho progettato Pignio per operare direttamente sul file system, pescando e salvando sia file che metadati da e su file nella cartella del server, e ho fuso insieme quei due universi che mai devono toccarsi, rispettivamente della banalità informatica e dell’alta informaticain altre parole, è flat-file, e sono negativamente stupita del fatto che non esista alcun altro software lato server per questo scopo qui ma con questa caratteristica. 🤥

    Ora è davvero nelle fasi iniziali, e funziona bene… bisognerà vedere poi quanto regge, soprattutto con decine o centinaia di migliaia di file multimediali da trovare sul disco, con altrettanti file INI messi affianco da cui vengono letti i metadati (e quanto sarà l’overhead sul disco avendo tutti questi file da poche centinaia di byte ciascuno), ma la struttura del file system (per gli elementi creati dalla app stessa, identificati da un ID Snowflake, non i file tirati da fuori) penso di averla architettata bene. Sarà davvero la prova definitiva per l’architettura flat-file, se davvero finisco per riempire il sistema con questo passo… ma, in compenso, una repo Git sarà perfetta per fare il backup di tali questi miei preziosi dati (cosiddetto “mio tessoro“), non avendo blob di database. 🤤

    Lo stile dell’interfaccia, e a breve anche il sistema di raggruppamento di elementi in collezioni, vabbé, l’ho copiato spudoratamente da Pinterest, e mi sembra ben ovvio… ma, differenza di Pinterest, Pignio ha vantaggi molto tosti… in primis è mio, quindi posso sistemarlo per non avere tutti i bug di merda (Pinterest ne ha infiniti!), poi è self-hostabile, quindi i dati sono già sempre fisicamente in mano a me; e, in più, funziona senza JavaScript, e quindi anche su browser vecchi (pur se con un layout mezzo rotto su quelli, per via del framework che ho usato, UIKit)… figurarsi se io trascuravo proprio una cosa del genere. 😤

    Il lavoro da fare è ancora tantino però (e te pareva), perché, a parte le collezioni, ci sono cose solo da sistemare. Cose piccole, come l’importazione automatica di elementi da feed RSS esterni (…ed implementare i feed della roba dalla app stessa)… ma poi anche cose grosse ma assolutamente necessarie, come avere un OCR automatico sulle immagini, o più in generale il riconoscimento dei contenuti per fare tagging automatico, così da ottimizzare la ricerca e potenzialmente avere un algoritmo di suggerimento utile in un’istanza con più utenti. A proposito… ancora non ho nemmeno finito di implementare i permessi per gli utenti, quindi non posso invitare ancora nessuno a provare la mia istanza… però, ho reso pubblico il codice già da ieri (nonostante inizialmente pensavo di aspettare un po’, perché potrei cambiare alcune cose della struttura dati… ma francamente non freca): https://gitlab.com/octospacc/Pignio. GODETE!!! 😈😳

    #media #webapp #webdev #sviluppo #Pinterest #selfhost #Dev #Pignio #FlatFile

  18. GreatBlogs – Technik-Umschwung am Frontend

    Es tut sich was bei GreatBlogs. Ich hatte ja im Beitrag GreatBlogs – Projekt und Technik geschrieben, dass ich großteils einen neuen Dev-Stack einsetze. Wie das dann so ist, kann sich sehr schnell etwas daran ändern und das wird es auch. Den Grund und noch weitere Themen gibt es in diesem Beitrag.

    Statische Seiten brauchen weniger Ressourcen

    Er war doch schon nett, der Gedanke, ein neues JavaScript-UI-Framework zu verwenden. Bei genauerer Überlegung, nach etwas Einarbeitungszeit und auch einigen Gesprächen bin ich nun an dem Punkt angelangt, dass ich das nicht brauche.

    Vielmehr möchte ich auf möglichst viel JavaScript verzichten. Ein Großteil der Seiten soll auch ohne JavaScript auskommen können. Welche Gründe sprechen dafür?

    • Geringerer Ressourcenverbrauch
    • Läuft auch bei ausgeschaltenem JavaScript
    • Besseres Caching
    • Geringere Komplexität

    Als Beispiel ist der Artikel-Feed zu nennen. Dieser zeigt, bis wieder neue Artikel verfügbar sind, immer dieselben Informationen an. Sie müssen nicht immer wieder aufs Neue aus der Datenbank geholt werden. Mit einer Templating Engine lässt sich die Feedseite bei neuen Artikeln einmal generieren. Weitere Zugriffe auf die Datenbank sind nicht notwendig. Mit zunehmender Besucheranzahl macht sich das bemerkbar.

    Da im Hintergrund in regelmäßigen Abständen eine Artikelabfrage läuft, ist auch ein entsprechender Triggerpunkt vorhanden.

    Entsprechend wurde der Feed nun auch umgebaut.

    Go bietet bereits in der Standardbibliothek eine Template-Engine an, mit der sehr schnell und einfach HTML-Seiten (aber auch normale Text-Dateien) generiert werden können.

    Das Ergebnis läuft ab sofort unter read.greatblogs.org. Noch setzt der Kategorie-Filter auf JavaScript, aber auch dieser wird in Bälde ersetzt.

    Die nächsten technischen Schritte?

    search.greatblogs.org läuft nun schon noch mit der Vue.js-App, aber auch hier wird es bald zu Änderungen kommen. Und dann geht es langsam aber sicher in Richtung Suchmaschine. Vorher gibt es noch ein paar Features für den Feed, aber dann geht es ans Eingemachte.

    Bisherige Learnings?

    Von Zeit zu Zeit ist es gut, sich in einen gänzlich neuen Tech-Stack zu werfen. Man lernt so unheimlich viel. Hier ein kurzer Ausschnitt:

    • Golang: WebAPI, Templating, Datenbankzugriffe
    • Linux Administration: Services, Automatisierung, Metriken, Logging
    • PostgreSQL: Administration, Backup

    Auch wenn einige Dinge vorher schon bekannt waren: Es ist die Anwendung, die Herausforderung an der man wächst. Ein großes Stichwort ist auch Automatisierung. Das nimmt unheimlich viel (dumpfe) Arbeit ab und hilft zudem Fehler zu vermeiden.

    Ich bin mir sicher, da kommt noch Vieles hinzu …

    #golang #templating

  19. 💡🎬 𝗞𝗻𝗼𝘄-𝗵𝗼𝘄 𝘁𝗼 𝗴𝗼: 𝗦𝗶𝗰𝗵𝗲𝗿𝗵𝗲𝗶𝘁 𝗶𝗻 𝗱𝗲𝗿 𝗦𝗼𝗳𝘁𝘄𝗮𝗿𝗲𝗲𝗻𝘁𝘄𝗶𝗰𝗸𝗹𝘂𝗻𝗴
    𝗔𝗹𝗹𝗲 𝗩𝗼𝗿𝘁𝗿𝗮𝗴𝘀𝘃𝗶𝗱𝗲𝗼𝘀 𝗮𝘂𝗳 𝗬𝗼𝘂𝗧𝘂𝗯𝗲 🎞️

    In einer zunehmend digitalen Welt wird Software zur treibenden Kraft hinter Innovationen – aber auch zur Zielscheibe für #Cyberangriffe. Wie können wir sicherstellen, dass Sicherheit nicht erst ein nachträglicher Gedanke, sondern integraler Bestandteil jedes Schrittes im Softwareentwicklungsprozess ist?

    In unserem #Wissensfrühstück in Bonn gaben wir einen umfassenden Überblick über den Software-Lifecycle und die sicherheitsrelevanten Aspekte innerhalb jeder Phase. Die Besonderheiten jedes Schrittes sind nun in vier spannenden Vorträgen unserer Experten auf unserem YouTube-Kanal abrufbar:

    👉 Nina Malkomes: Security by Design: Sicherheit im gesamten Softwareentwicklungsprozess – Von Dev bis Ops
    ▶️ youtu.be/wuKGviv7-6o?si=Hs4urn

    👉 Dr. Carl Richard Schneider: Anforderungsanalyse und Design – Guter Anfang ist halbe Arbeit
    ▶️ youtu.be/L_fVqS7xy14?si=0qcnDz

    👉 André Moll: Von Null auf Sicher – Ein Leitfaden zur sicheren Softwareentwicklung
    ▶️ youtu.be/VdGb48ojVxY?si=DTTQDF

    👉 Lutz Weimann: Betrieb und Wartung – Sicherheit auch nach Release
    ▶️ youtu.be/1n4tAdk4BIo?si=Nm8fgS

    🙏 Wir danken den Vortragenden und Gästen für den regen Austausch!

    Weitere Informationen zu unserem Wissensfrühstück Sicherheit in der Softwareentwicklung:

    ▶️ hisolutions.com/detail/knowhow

    #Softwareentwicklung #DevOps #ITSicherheit #KnowHowToGo

  20. 💡🎬 𝗞𝗻𝗼𝘄-𝗵𝗼𝘄 𝘁𝗼 𝗴𝗼: 𝗦𝗶𝗰𝗵𝗲𝗿𝗵𝗲𝗶𝘁 𝗶𝗻 𝗱𝗲𝗿 𝗦𝗼𝗳𝘁𝘄𝗮𝗿𝗲𝗲𝗻𝘁𝘄𝗶𝗰𝗸𝗹𝘂𝗻𝗴
    𝗔𝗹𝗹𝗲 𝗩𝗼𝗿𝘁𝗿𝗮𝗴𝘀𝘃𝗶𝗱𝗲𝗼𝘀 𝗮𝘂𝗳 𝗬𝗼𝘂𝗧𝘂𝗯𝗲 🎞️

    In einer zunehmend digitalen Welt wird Software zur treibenden Kraft hinter Innovationen – aber auch zur Zielscheibe für #Cyberangriffe. Wie können wir sicherstellen, dass Sicherheit nicht erst ein nachträglicher Gedanke, sondern integraler Bestandteil jedes Schrittes im Softwareentwicklungsprozess ist?

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    👉 André Moll: Von Null auf Sicher – Ein Leitfaden zur sicheren Softwareentwicklung
    ▶️ youtu.be/VdGb48ojVxY?si=DTTQDF

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    ▶️ youtu.be/1n4tAdk4BIo?si=Nm8fgS

    🙏 Wir danken den Vortragenden und Gästen für den regen Austausch!

    Weitere Informationen zu unserem Wissensfrühstück Sicherheit in der Softwareentwicklung:

    ▶️ hisolutions.com/detail/knowhow

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  21. 💡🎬 𝗞𝗻𝗼𝘄-𝗵𝗼𝘄 𝘁𝗼 𝗴𝗼: 𝗦𝗶𝗰𝗵𝗲𝗿𝗵𝗲𝗶𝘁 𝗶𝗻 𝗱𝗲𝗿 𝗦𝗼𝗳𝘁𝘄𝗮𝗿𝗲𝗲𝗻𝘁𝘄𝗶𝗰𝗸𝗹𝘂𝗻𝗴
    𝗔𝗹𝗹𝗲 𝗩𝗼𝗿𝘁𝗿𝗮𝗴𝘀𝘃𝗶𝗱𝗲𝗼𝘀 𝗮𝘂𝗳 𝗬𝗼𝘂𝗧𝘂𝗯𝗲 🎞️

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  22. 💡🎬 𝗞𝗻𝗼𝘄-𝗵𝗼𝘄 𝘁𝗼 𝗴𝗼: 𝗦𝗶𝗰𝗵𝗲𝗿𝗵𝗲𝗶𝘁 𝗶𝗻 𝗱𝗲𝗿 𝗦𝗼𝗳𝘁𝘄𝗮𝗿𝗲𝗲𝗻𝘁𝘄𝗶𝗰𝗸𝗹𝘂𝗻𝗴
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    #Softwareentwicklung #DevOps #ITSicherheit #KnowHowToGo

  23. Want to create a #bot for the #fediverse? #BotKit by @fedify lets you build standalone #ActivityPub bots with just a few lines of code! Unlike traditional Mastodon bots, BotKit helps you create complete ActivityPub servers without platform constraints.

    With BotKit, you can:

    • Build bots that respond to mentions, follows, and messages
    • Create rich content with formatted text, mentions, and media
    • Publish scheduled posts and automatically manage conversations
    • Deploy easily on Deno Deploy, Docker, or self-hosted servers

    Check out our documentation at https://botkit.fedify.dev/ and start building your fediverse bot today!

  24. Edit: Ich habe es hinbekommen. Ich musste folgende Dinge machen:
    - Resizeable Bar im Bios ausschalten
    - CSM im Bios auschalten
    - Debian auf unstable wechseln
    - Module Blacklisten
    - Bios Primäre GPU auf CPU interne wechseln
    - Proxmox "Primäre GPU" aktivieren
    - Und noch andere Dinge die ich schon wieder vergessen habe
    - Unter modprobe.d:

    options vfio-pci ids=8086,56a5 disable_vga=1
    ---
    Hat jemand Erfahrung mit GPU Passthrough in Proxmox?
    Ich versuche es seit Stunden und komme nicht weiter.
    Meine GPU ist die Intel A380
    Auf dem Host habe ich
    ls /dev/dri/
    by-path  card0  renderD129
    In der VM aber nur
    ls /dev/dri/
    by-path  card0
    Und laut Proxmox Doku ist auf dem Host schon das richtige Modul geladen:
    lspci -k | grep -A 3 "VGA"
    11:00.0 VGA compatible controller: Intel Corporation DG2 [Arc A380] (rev 05)
            Subsystem: ASRock Incorporation DG2 [Arc A380]
            Kernel driver in use: vfio-pci
            Kernel modules: i915, xe
    --
    ​:boost_animated:​ ​:neofox_pleading:​
    Ich bin über jede Hilfe dankbar. Stehe gerade komplett auf der Leitung.
    #boostpls #fedihelp_de #fedihelp #proxmox #gpu #passthrough #boostpls #fedihelp_de #fedihelp #proxmox #gpu #passthrough