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Alfredo Facchini
L’8 SETTEMBRE
Inizia la Resistenza, ma l’Italia diventa una colonia americanaL'8 settembre del 1943 è una data spartiacque per la Storia contemporanea italiana. Da un lato, segna la resa dell'Italia e l’Armistizio con gli anglo-americani, dall’altro, segna l’inizio della guerra di liberazione italiana contro il nazifascismo. Ma quello che in pochi rivelano e ricordano è che l’8 settembre del 1943 con l’armistizio di Cassibile, l’Italia diventa una colonia americana.
Estate del ‘43. L’Italia nazifascista è sotto attacco. Gli Alleati angloamericani avanzano. Il 10 luglio scatta lo sbarco in Sicilia, sotto il comando del generale statunitense Eisenhower. Il 19 luglio, bombardieri alleati colpiscono al cuore Roma. Nelle stesse ore Mussolini nel panico incontra Hitler a Feltre. Quello che resta del consenso popolare inizia a franare.
Il 22 luglio il duce promette a Vittorio Emanuele III di disimpegnare l'Italia dalla guerra, ma da settembre. Due giorni dopo, nel tardo pomeriggio del 24 luglio, nella Sala del pappagallo di Palazzo Venezia si riunisce il Gran consiglio del fascismo, l'organo supremo del regime. 25 luglio 1943, dopo 10 interminabili ore, Mussolini viene destituito dal “Gran Consiglio”. Subito dopo il re lo fa arrestare. “Oggi voi siete l'uomo più odiato d'Italia”.
La notizia deflagra nel paese. Manifestazioni e cortei spontanei attraversano la penisola. Per molti è la fine di un incubo, per altri la fine della guerra. Gli antifascisti assaltano le “case del fascio”, i covi dove le camicie nere hanno consumato le peggiori sopraffazioni.
Ma è un fuoco di paglia, solo una “vacanza di libertà”, come l’ha definita lo storico Paolo Spriano. Il proclama letto da Badoglio, che succede a Mussolini, annuncia che “la guerra continua”.
“Italiani! Per ordine di Sua Maestà il Re e Imperatore assumo il Governo militare del Paese, con pieni poteri. La guerra continua. L’Italia, duramente colpita nelle sue provincie invase, nelle sue città distrutte, mantiene fede alla parola data, gelosa custode delle sue millenarie tradizioni”.
La circolare emanata dal generale Roatta prende alla lettera le intenzioni del nuovo governo militare e ordina la repressione di ogni atto capace di turbare l’ordine pubblico. Polizia e carabinieri sono autorizzati ad aprire il fuoco. Vengono vietate tutte le manifestazioni e si fa assoluto divieto ai cittadini di portare distintivi, di esporre bandiere e di riunirsi in pubblico in più di tre persone.
28 luglio. A Reggio Emilia si verifica un episodio di sangue gravissimo. Gli operai delle “Officine Reggiane” in sciopero si trovano le uscite sbarrate da un reparto militare dell’esercito che spara uccidendo 9 persone e ferendone altre 50. Il clima è di terrore. “Chiunque anche isolatamente compia atti di violenza o ribellione contro le FFAA o la Polizia o insulti le stesse istituzioni venga immediatamente passato per le armi”.
8 settembre 1943. Alle 19:45 Badoglio comunica dai microfoni dell’Eiar la firma dell’armistizio con gli Alleati angloamericani. L’Italia cambia schieramento. L’Esercito - 1.750.000 uomini - è allo sbando. Oltre 600.000 finiscono per diventare prigionieri tedeschi. Mezz’ora prima il generale americano Dwight D. Eisenhower, che poi sarebbe diventato presidente degli Stati Uniti, aveva annunciato l’armistizio attraverso Radio Algeri.
Beppe Fenoglio in Primavera di bellezza (1959) racconta l'8 settembre con gli occhi di un soldato: "E poi nemmeno l'ordine hanno saputo darci. Di ordini ne è arrivato un fottio, ma uno diverso dall'altro, o contrario. Resistere ai tedeschi - non sparare sui tedeschi - non lasciarsi disarmare dai tedeschi - uccidere i tedeschi - autodisarmarsi - non cedere le armi".
L’Italia ora si trova spaccata in due: il Sud occupato dall’esercito anglo-americano, il nord dall’esercito tedesco. All'estero, migliaia di militari italiani scelgono di resistere ai tedeschi e, nelle varie zone dove fino a qualche giorno prima si trovavano ad operare fianco a fianco, vengono passati per le armi.
In Italia un pezzo del Paese, quello migliore, si ribella. 9 settembre 1943: nasce il “Comitato di Liberazione nazionale” (Cln). Prende avvio la resistenza armata al nazifascismo.
12 settembre 1943, un commando tedesco atterra sul Gran Sasso, a Campo Imperatore, per liberare Mussolini. Quaranta giorni dopo nasce la “Repubblica Sociale Italiana”, con capitale Salò sul lago di Garda, uno statarello fantoccio sottoposto al controllo delle truppe tedesche.
Ci vollero 20 mesi per liberarsi dal cancro del nazifascismo. Insomma, l’8 settembre del 1943 segna senza dubbio una svolta drammaticamente epocale per i destini dell’Italia, ma che la storiografia ufficiale continua a mascherare semplicemente come un cambio di casacca. L’atto dell’armistizio - che fu siglato segretamente il 3 settembre 1943 a Cassibile, (Siracusa) e reso poi pubblico 5 giorni dopo - non prevedeva infatti solo la resa incondizionata del Regno d'Italia agli Alleati.
Al dodicesimo punto, l’ultimo, si legge infatti che “altre condizioni di carattere politico, economico e finanziario che l’Italia dovrà impegnarsi a seguire saranno comunicate in seguito”. Della serie: presto ve ne accorgerete. E così fu. Gli Stati Uniti, gli unici ad uscire dalla Guerra ricchi e famosi, ricatteranno con i dollari mezza Europa: o noi o i sovietici. E senza di noi niente soldi per la Ricostruzione.
L’Italia, prima con il trattato di Parigi del ‘47 e poi con il piano Marshall l’anno successivo, decide di vendersi scandalosamente l’anima. De Gasperi caccia dal governo comunisti e socialisti e si prende il malloppo promesso da Washington. L’Italia così da liberata diventa una nazione comprata e occupata militarmente. Una colonia americana al servizio della Guerra Fredda. Scelta suggellata nel 1949 con l’adesione all’Alleanza Atlantica.
Alla faccia della Resistenza.
Alfredo Facchini