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#sandropertini — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #sandropertini, aggregated by home.social.

  1. #Alfredofacchini

    UCCIDETE PLACIDO RIZZOTTO

    10 marzo 1948. È sera. Placido Rizzotto, segretario generale della “Camera del lavoro” cittadina, cammina per le vie della sua Corleone, insieme a Ludovico Benigno. Hanno appena lasciato una riunione del partito socialista. I due incontrano, Pasquale Criscione, gabelloto del feudo Drago, vecchia conoscenza di Placido.

    Benigno, strada facendo, li lascia per rientrare a casa. A Via Bentivegna, completamente deserta, scatta l’agguato. All’improvviso, Placido, si ritrova circondato da un gruppo di uomini agli ordini del capomafia, Luciano Liggio. Criscione si unisce alla banda. Con la forza lo caricano sulla “Fiat millecento” di Liggio, lo “sciancato”. Destinazione: contrada Malvello. Arrivati, lo trascinano in una fattoria abbandonata. Iniziano le sevizie, fino a fracassargli il cranio. Mezzo morto, i picciotti lo finiscono con tre colpi di pistola. Poi fanno sparire il corpo nella foiba, una ciacca come si dice in dialetto, di Rocca Busambra. E’ il primo caso di “lupara bianca”.

    Un bambino, Giuseppe Letizia, sconvolto per avere assistito all’esecuzione del delitto, muore tre giorni dopo il ricovero nell’ospedale diretto dal medico Michele Navarra, boss di Corleone, eminente esponente della Dc locale, riverito dai dirigenti regionali e nazionali del partito. Ha visto quello che non doveva vedere.

    “Era il pastorello Giuseppe Letizia, lui vide uccidere e fu ucciso. Aveva 13 anni e la mattina dell’11 marzo fu trovato dal padre febbricitante, nel delirio raccontò di aver visto fare un uomo a pezzi. Disse anche i nomi che i genitori non fecero. Il capo mafia della zona, quello da cui Luciano Liggio a quell’epoca prendeva gli ordini, era il medico Michele Navarra. Quando il ragazzino fu portato in ospedale gli fece una iniezione d’aria che probabilmente provocò un’embolia”. (L’Unità del 25 maggio 2012)

    Di fronte all’immobilismo di polizia e carabinieri nel condurre le indagini, Giuseppe Di Vittorio, segretario della “Cgil”, decide di dare un premio di mezzo milione di lire - venti volte lo stipendio medio di un operaio - a chiunque fornisca notizie utili a ritrovare Rizzotto e a scoprire i colpevoli.

    Tocca al giovane capitano dei carabinieri, Carlo Alberto Dalla Chiesa, indagare sul delitto Rizzotto. Un anno dopo vengono arrestati, Vincenzo Collura e Pasquale Criscione. I due mafiosi ammettono le loro responsabilità nel rapimento di Placido e chiamano in causa Luciano Liggio, indicandolo come l’autore dell’assassino del sindacalista.

    Ma la mafia è ovunque. Collura e Criscione, davanti ai giudici ritrattano tutto. Affermano che le loro confessioni sono state estorte dai Carabinieri. Il processo si chiude nell’ignominia.

    Il 30 dicembre del 1952, la Corte d’Assise di Palermo, assolve tutti gli imputati per insufficienza di prove. Sentenza poi confermata nel processo di appello e in Cassazione nel 1961. E’ Sandro Pertini l’avvocato di parte civile al processo.

    Il sindacato manda a Corleone un nuovo dirigente da fuori, si chiama Pio La Torre. Farà una brutta fine anche lui, ucciso, negli anni ’80, per ordine, ancora una volta, dello “sciancato”.

    Placido nasce il 2 gennaio del 1914, primo di sette figli. La madre, muore quando lui è ancora un ragazzino. Il padre Carmelo, invece, finisce in manette con l’accusa di essere in odore di mafia. Placido, abbandona gli studi per occuparsi delle cinque sorelle. Scoppia la seconda guerra mondiale. Il servizio militare lo porta nella Carnia, in provincia di Udine. Con l’armistizio dell’otto settembre diserta e si unisce alla Resistenza partigiana, nella banda clandestina del “Gruppo Napoli”.

    Nel 1945, torna a Corleone. Due anni dopo viene eletto segretario della “Camera del Lavoro” di Corleone. Si batte per difendere le ragioni dei braccianti vessati dai grandi latifondisti .

    “Nel ‘48, a Corleone, c’erano 64 famiglie mafiose con un esercito di 256 picciotti; ma è anche vero che in un paese di 10.000 abitanti, c’erano 2.500 iscritti al sindacato”.

    La mafia corleonese, braccio armato dei proprietari terrieri, tenta di intimidire Rizzotto con le buone. Ma Placido non arretra di un centimetro. I latifondisti allora ordinano a Michele Navarra, di passare alle vie di fatto, alla condanna a morte.

    Familiari e compagni non hanno mai smesso di invocare giustizia, assieme all’appello a recuperare il corpo di Placido. Solo nel 2008 vengono ritrovati i resti umani del sindacalista in uno strapiombo di Rocca Busambra, certificati dalla prova del “Dna”. Sarà tumulato accanto a Bernardino Verra, eroe del movimento contadino, assassinato dalla mafia nel 1915.

    “C'era 'na vota c'era e c'è ancora un contadino ca di Corleone si chiamava Placido Rizzotto e Placido Rizzotto si chiama ancora”.

    Alfredo Facchini

    #PlacidoRizzotto #Corleone #LucianoLiggio #GiuseppeLetizia #MicheleNavarra #GiuseppeDiVittorio #CarloAlbertoDallaChiesa #PioLaTorre #SandroPertini #10marzo1948

    @mafiahistory
    @storiedistoria
    @zapruder

  2. #Alfredofacchini

    UCCIDETE PLACIDO RIZZOTTO

    10 marzo 1948. È sera. Placido Rizzotto, segretario generale della “Camera del lavoro” cittadina, cammina per le vie della sua Corleone, insieme a Ludovico Benigno. Hanno appena lasciato una riunione del partito socialista. I due incontrano, Pasquale Criscione, gabelloto del feudo Drago, vecchia conoscenza di Placido.

    Benigno, strada facendo, li lascia per rientrare a casa. A Via Bentivegna, completamente deserta, scatta l’agguato. All’improvviso, Placido, si ritrova circondato da un gruppo di uomini agli ordini del capomafia, Luciano Liggio. Criscione si unisce alla banda. Con la forza lo caricano sulla “Fiat millecento” di Liggio, lo “sciancato”. Destinazione: contrada Malvello. Arrivati, lo trascinano in una fattoria abbandonata. Iniziano le sevizie, fino a fracassargli il cranio. Mezzo morto, i picciotti lo finiscono con tre colpi di pistola. Poi fanno sparire il corpo nella foiba, una ciacca come si dice in dialetto, di Rocca Busambra. E’ il primo caso di “lupara bianca”.

    Un bambino, Giuseppe Letizia, sconvolto per avere assistito all’esecuzione del delitto, muore tre giorni dopo il ricovero nell’ospedale diretto dal medico Michele Navarra, boss di Corleone, eminente esponente della Dc locale, riverito dai dirigenti regionali e nazionali del partito. Ha visto quello che non doveva vedere.

    “Era il pastorello Giuseppe Letizia, lui vide uccidere e fu ucciso. Aveva 13 anni e la mattina dell’11 marzo fu trovato dal padre febbricitante, nel delirio raccontò di aver visto fare un uomo a pezzi. Disse anche i nomi che i genitori non fecero. Il capo mafia della zona, quello da cui Luciano Liggio a quell’epoca prendeva gli ordini, era il medico Michele Navarra. Quando il ragazzino fu portato in ospedale gli fece una iniezione d’aria che probabilmente provocò un’embolia”. (L’Unità del 25 maggio 2012)

    Di fronte all’immobilismo di polizia e carabinieri nel condurre le indagini, Giuseppe Di Vittorio, segretario della “Cgil”, decide di dare un premio di mezzo milione di lire - venti volte lo stipendio medio di un operaio - a chiunque fornisca notizie utili a ritrovare Rizzotto e a scoprire i colpevoli.

    Tocca al giovane capitano dei carabinieri, Carlo Alberto Dalla Chiesa, indagare sul delitto Rizzotto. Un anno dopo vengono arrestati, Vincenzo Collura e Pasquale Criscione. I due mafiosi ammettono le loro responsabilità nel rapimento di Placido e chiamano in causa Luciano Liggio, indicandolo come l’autore dell’assassino del sindacalista.

    Ma la mafia è ovunque. Collura e Criscione, davanti ai giudici ritrattano tutto. Affermano che le loro confessioni sono state estorte dai Carabinieri. Il processo si chiude nell’ignominia.

    Il 30 dicembre del 1952, la Corte d’Assise di Palermo, assolve tutti gli imputati per insufficienza di prove. Sentenza poi confermata nel processo di appello e in Cassazione nel 1961. E’ Sandro Pertini l’avvocato di parte civile al processo.

    Il sindacato manda a Corleone un nuovo dirigente da fuori, si chiama Pio La Torre. Farà una brutta fine anche lui, ucciso, negli anni ’80, per ordine, ancora una volta, dello “sciancato”.

    Placido nasce il 2 gennaio del 1914, primo di sette figli. La madre, muore quando lui è ancora un ragazzino. Il padre Carmelo, invece, finisce in manette con l’accusa di essere in odore di mafia. Placido, abbandona gli studi per occuparsi delle cinque sorelle. Scoppia la seconda guerra mondiale. Il servizio militare lo porta nella Carnia, in provincia di Udine. Con l’armistizio dell’otto settembre diserta e si unisce alla Resistenza partigiana, nella banda clandestina del “Gruppo Napoli”.

    Nel 1945, torna a Corleone. Due anni dopo viene eletto segretario della “Camera del Lavoro” di Corleone. Si batte per difendere le ragioni dei braccianti vessati dai grandi latifondisti .

    “Nel ‘48, a Corleone, c’erano 64 famiglie mafiose con un esercito di 256 picciotti; ma è anche vero che in un paese di 10.000 abitanti, c’erano 2.500 iscritti al sindacato”.

    La mafia corleonese, braccio armato dei proprietari terrieri, tenta di intimidire Rizzotto con le buone. Ma Placido non arretra di un centimetro. I latifondisti allora ordinano a Michele Navarra, di passare alle vie di fatto, alla condanna a morte.

    Familiari e compagni non hanno mai smesso di invocare giustizia, assieme all’appello a recuperare il corpo di Placido. Solo nel 2008 vengono ritrovati i resti umani del sindacalista in uno strapiombo di Rocca Busambra, certificati dalla prova del “Dna”. Sarà tumulato accanto a Bernardino Verra, eroe del movimento contadino, assassinato dalla mafia nel 1915.

    “C'era 'na vota c'era e c'è ancora un contadino ca di Corleone si chiamava Placido Rizzotto e Placido Rizzotto si chiama ancora”.

    Alfredo Facchini

    #PlacidoRizzotto #Corleone #LucianoLiggio #GiuseppeLetizia #MicheleNavarra #GiuseppeDiVittorio #CarloAlbertoDallaChiesa #PioLaTorre #SandroPertini #10marzo1948

    @mafiahistory
    @storiedistoria
    @zapruder

  3. “Bisogna che la Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli, umana con i deboli e i diseredati."

    Discorso di insediamento di #SandroPertini.

    Buona #festadellaRepubblica.

  4. “Bisogna che la Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli, umana con i deboli e i diseredati."

    Discorso di insediamento di #SandroPertini.

    Buona #festadellaRepubblica.

  5. “Bisogna che la Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli, umana con i deboli e i diseredati."

    Discorso di insediamento di #SandroPertini.

    Buona #festadellaRepubblica.

  6. “Bisogna che la Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli, umana con i deboli e i diseredati." Discorso di insediamento di #SandroPertini. Buona #festadellaRepubblica.

  7. Mai come oggi e mai dal 1945 il futuro della Repubblica fondata da persone speciali come #SandroPertini è a rischio a causa di persone che sono totali nullità, vendute al complesso militare-industriale per corruzione politica e morale.

    stefaniamaurizi.it/it-contactm

  8. Mai come oggi e mai dal 1945 il futuro della Repubblica fondata da persone speciali come #SandroPertini è a rischio a causa di persone che sono totali nullità, vendute al complesso militare-industriale per corruzione politica e morale.

    stefaniamaurizi.it/it-contactm

  9. Mai come oggi e mai dal 1945 il futuro della Repubblica fondata da persone speciali come #SandroPertini è a rischio a causa di persone che sono totali nullità, vendute al complesso militare-industriale per corruzione politica e morale.

    stefaniamaurizi.it/it-contactm

  10. Mai come oggi e mai dal 1945 il futuro della Repubblica fondata da persone speciali come #SandroPertini è a rischio a causa di persone che sono totali nullità, vendute al complesso militare-industriale per corruzione politica e morale.

    stefaniamaurizi.it/it-contactm

  11. Mai come oggi e mai dal 1945 il futuro della Repubblica fondata da persone speciali come #SandroPertini è a rischio a causa di persone che sono totali nullità, vendute al complesso militare-industriale per corruzione politica e morale.

    stefaniamaurizi.it/it-contactm

  12. Carismatico
    popolare
    partigiano
    antifascista.

    Il #24febbraio 1990 moriva #SandroPertini, settimo presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 1978 al 1985

    #ilbortoneficio

  13. "Le fascisme n'est pas une opinion, c'est un crime."
    #SandroPertini
    Un principe sur lequel il n'y a à transiger ni sur le fond, ni envers qui brise les digues et contribue au recyclage frauduleux de l'extrême droite.
    twitter.com/chetempochefa/stat

  14. "Le fascisme n'est pas une opinion, c'est un crime."
    #SandroPertini
    Un principe sur lequel il n'y a à transiger ni sur le fond, ni envers qui brise les digues et contribue au recyclage frauduleux de l'extrême droite.
    twitter.com/chetempochefa/stat

  15. CW: opinione antifascista e parziali, innocenti nudità!

    La giunta comunale di Lucca si rifiuta di dare a una strada il nome di Sandro Pertini perché lo considera "divisivo".
    Vale sempre la solita regola: è divisivo se sei fascista (e quindi non sei in regola con la Costituzione del nostro Paese), altrimenti no.
    Però, se la giunta è quello che è, Lucca Comics è diversa: con tutti i suoi problemi è sempre stato un evento inclusivo...

    #fumettisegreti #luccacomics #lucca #antifascismo #SandroPertini

  16. CW: opinione antifascista e parziali, innocenti nudità!

    La giunta comunale di Lucca si rifiuta di dare a una strada il nome di Sandro Pertini perché lo considera "divisivo".
    Vale sempre la solita regola: è divisivo se sei fascista (e quindi non sei in regola con la Costituzione del nostro Paese), altrimenti no.
    Però, se la giunta è quello che è, Lucca Comics è diversa: con tutti i suoi problemi è sempre stato un evento inclusivo...

    #fumettisegreti #luccacomics #lucca #antifascismo #SandroPertini

  17. Voi che andrete a #LuccaComicsAndGames
    Credo che l'idea lanciata da Gianfranco Manfredi sia la migliore risposta verso l'inqualificabile decisione del comune sulla via intitolata a #SandroPertini😄

  18. "Io credo nel popolo italiano": il #25settembre di 127 anni fa nasceva #SandroPertini il "Presidente più amato dagli italiani".

    #ilbortoneficio

  19. "Io credo nel popolo italiano": il #25settembre di 127 anni fa nasceva #SandroPertini il "Presidente più amato dagli italiani".

    #ilbortoneficio

  20. "Io credo nel popolo italiano": il #25settembre di 127 anni fa nasceva #SandroPertini il "Presidente più amato dagli italiani".

    #ilbortoneficio

  21. "Io credo nel popolo italiano": il #25settembre di 127 anni fa nasceva #SandroPertini il "Presidente più amato dagli italiani".

    #ilbortoneficio

  22. Local news (Sicily, Italy, at Scicli city):
    medium.com/@salvomic/enrico-cu
    (Italian, on @medium)

    :flipboard: @Flipboard

    Enrico Cuccodoro (professor of constitutional law at the University of Salento, Foggia) talks about Italian constitution, politics (socialism and liberalism), democracy and history and the work of Sandro Pertini (former President) and Carla Voltolina (First Lady).

    #fediverse #italy #sicily #costitutionalLaw #sandroPertini #medium

  23. Local news (Sicily, Italy, at Scicli city):
    medium.com/@salvomic/enrico-cu
    (Italian, on @medium)

    :flipboard: @Flipboard

    Enrico Cuccodoro (professor of constitutional law at the University of Salento, Foggia) talks about Italian constitution, politics (socialism and liberalism), democracy and history and the work of Sandro Pertini (former President) and Carla Voltolina (First Lady).

    #fediverse #italy #sicily #costitutionalLaw #sandroPertini #medium

  24. Local news (Sicily, Italy, at Scicli city):
    medium.com/@salvomic/enrico-cu
    (Italian, on @medium)

    :flipboard: @Flipboard

    Enrico Cuccodoro (professor of constitutional law at the University of Salento, Foggia) talks about Italian constitution, politics (socialism and liberalism), democracy and history and the work of Sandro Pertini (former President) and Carla Voltolina (First Lady).

    #fediverse #italy #sicily #costitutionalLaw #sandroPertini #medium

  25. Local news (Sicily, Italy, at Scicli city):
    medium.com/@salvomic/enrico-cu
    (Italian, on @medium)

    :flipboard: @Flipboard

    Enrico Cuccodoro (professor of constitutional law at the University of Salento, Foggia) talks about Italian constitution, politics (socialism and liberalism), democracy and history and the work of Sandro Pertini (former President) and Carla Voltolina (First Lady).

    #fediverse #italy #sicily #costitutionalLaw #sandroPertini #medium

  26. Local news (Sicily, Italy, at Scicli city):
    medium.com/@salvomic/enrico-cu
    (Italian, on @medium)

    :flipboard: @Flipboard

    Enrico Cuccodoro (professor of constitutional law at the University of Salento, Foggia) talks about Italian constitution, politics (socialism and liberalism), democracy and history and the work of Sandro Pertini (former President) and Carla Voltolina (First Lady).

    #fediverse #italy #sicily #costitutionalLaw #sandroPertini #medium

  27. ricostruisco nel mio libro #IlPotereSegreto cosa è #Schedule7.
    Quando lavoravo ai file #Snowden temevo di essere arrestata con #Schedule7 e così ho criptato la lettera alla madre di #SandroPertini: se mi arrestavano e mi costringevano a consegnare password,trovavano lettera

  28. ricostruisco nel mio libro #IlPotereSegreto cosa è #Schedule7.
    Quando lavoravo ai file #Snowden temevo di essere arrestata con #Schedule7 e così ho criptato la lettera alla madre di #SandroPertini: se mi arrestavano e mi costringevano a consegnare password,trovavano lettera

  29. ricostruisco nel mio libro #IlPotereSegreto cosa è #Schedule7.
    Quando lavoravo ai file #Snowden temevo di essere arrestata con #Schedule7 e così ho criptato la lettera alla madre di #SandroPertini: se mi arrestavano e mi costringevano a consegnare password,trovavano lettera

  30. ricostruisco nel mio libro #IlPotereSegreto cosa è #Schedule7.
    Quando lavoravo ai file #Snowden temevo di essere arrestata con #Schedule7 e così ho criptato la lettera alla madre di #SandroPertini: se mi arrestavano e mi costringevano a consegnare password,trovavano lettera

  31. ricostruisco nel mio libro #IlPotereSegreto cosa è #Schedule7.
    Quando lavoravo ai file #Snowden temevo di essere arrestata con #Schedule7 e così ho criptato la lettera alla madre di #SandroPertini: se mi arrestavano e mi costringevano a consegnare password,trovavano lettera

  32. Carismatico
    popolare
    partigiano
    antifascista.

    Il #24febbraio 1990 moriva #SandroPertini, settimo presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 1978 al 1985

    #ilbortoneficio

  33. Carismatico
    popolare
    partigiano
    antifascista.

    Il #24febbraio 1990 moriva #SandroPertini, settimo presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 1978 al 1985

    #ilbortoneficio

  34. Carismatico
    popolare
    partigiano
    antifascista.

    Il #24febbraio 1990 moriva #SandroPertini, settimo presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 1978 al 1985

    #ilbortoneficio

  35. Carismatico
    popolare
    partigiano
    antifascista.

    Il #24febbraio 1990 moriva #SandroPertini, settimo presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 1978 al 1985

    #ilbortoneficio

  36. Carismatico
    popolare
    partigiano
    antifascista.

    Il #24febbraio 1990 moriva #SandroPertini, settimo presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 1978 al 1985

    #ilbortoneficio

  37. Feudalherren-Wahn und Sócrates

    In Deutschland herrscht Unverständnis vor, warum “die Araber” uns “gute Deutsche” nicht verstehen, sondern sich lieber mit Verbrechern wie Putin, Xi und Erdogan gemein machen. Naja, Es sind nicht “die Araber”, sondern nur ihre feudalen Repräsentanten (Frauen kaum dabei). Und wir sind ja auch nicht “die Deutschen”, sondern in diesem Fall nur die Führung des DFB sowie unsere gewählte Bundesregierung, die uns beide gewöhnlich nicht nach unserer Meinung zu fragen pflegen. Wenn die Genannten also […]

    https://extradienst.net/2022/12/13/feudalherren-wahn-und-socrates/

  38. Feudalherren-Wahn und Sócrates

    In Deutschland herrscht Unverständnis vor, warum “die Araber” uns “gute Deutsche” nicht verstehen, sondern sich lieber mit Verbrechern wie Putin, Xi und Erdogan gemein machen. Naja, es sind nicht “die Araber”, sondern nur ihre feudalen Repräsentanten (Frauen kaum dabei). Und wir sind ja auch nicht “die Deutschen”, sondern in diesem Fall nur die Führung des DFB sowie unsere gewählte Bundesregierung, die uns beide gewöhnlich nicht nach unserer Meinung zu fragen pflegen. Wenn die Genannten also […]

    https://extradienst.net/2022/12/13/feudalherren-wahn-und-socrates/

  39. Cit. Stefania Maurizi: "Il #cablo della diplomazia USA più bello mai scritto su un politico italiano: #SandroPertini (25 settembre 1896- 24 febbraio 1990)" wikileaks.org/plusd/cables/197

  40. Cit. Stefania Maurizi: "Il #cablo della diplomazia USA più bello mai scritto su un politico italiano: #SandroPertini (25 settembre 1896- 24 febbraio 1990)" wikileaks.org/plusd/cables/197

  41. Storia della bandiera anarchica rosso-nera, simbolo dell’anarchia

    Indice dei contenuti

    Toggle

    • A cerchiata, simbolo dell’anarchia
    • La Mostra delle bandiere dei lavoratori
    • Il catalogo delle bandiere sequestrate dai fascisti
    • I colori delle bandiere dei lavoratori
    • La bandiera rossa
    • La bandiera nera anarchica
    • Origine della bandiera rosso-nera dell’anarchia
    • La bandiera rosso-nera della CNT-FAI
    • Note

    L’origine storica della bandiera anarchica è forse controversa e dibattuta ma, quasi sempre, non è accompagnata dalle giuste fonti documentali a sostegno delle diverse teorie. Grazie a Massimo Ortalli dell’ Archivio Storico della Federazione Anarchica Italiana, sono riuscito a consultare il catalogo delle bandiere dei lavoratori. Questo libro contiene diversi studi e ricerche sulle bandiere che hanno accompagnato gli operai nella storia delle loro battaglie per l’emancipazione.

    A cerchiata, simbolo dell’anarchia

    La A cerchiata è diventata il simbolo preminente del movimento anarchico, derivando dalla massima di Pierre-Joseph Proudhon: “La società cerca l’ordine nell’anarchia”. Questo simbolo rappresenta l’aspirazione anarchica verso la libertà e l’autonomia, contrapponendosi al disordine delle gerarchie e del potere coercitivo. La sua adozione da parte della Gioventù Libertaria nel 1964 in Francia e successivamente dall’Alliance Ouvrière Anarchiste nel 1956 a Bruxelles evidenzia la sua storia radicata nel movimento anarchico europeo. Nonostante alcune speculazioni errate sulla sua nascita nel movimento punk degli anni ’70, la presenza documentata durante la guerra civile spagnola negli anni ’30 conferma la sua storicità antecedente. La diffusione globale del simbolo nel 1968, durante i movimenti contestatori dell’epoca, ha consolidato la sua riconoscibilità come emblema dell’anarchismo moderno.

    La Mostra delle bandiere dei lavoratori

    Il 14 marzo 1981, a Torino presso il Museo Nazionale del Risorgimento è stata inaugurata la Mostra “Un’altra Italia nelle bandiere dei lavoratori”, frutto di una ricerca storiografica che ha come oggetto le classi subalterne. Alla Mostra è seguito un convegno internazionale sulla “Cultura operaia nella società industrializzata” che si è tenuto a torino dal 27 al 30 maggio 1982.

    Qualche mese dopo viene stampata la seconda edizione del Catalogo della Mostra “Un’altra Italia nelle bandiere dei lavoratori” con la prefazione del Presidente della Repubblica Sandro Pertini e una premessa di Norberto Bobbio Presidente del Centro Studi Piero Gobetti.

    La copertina del Catalogo della Mostra

    Il catalogo delle bandiere sequestrate dai fascisti

    Dalla prefazione e dalla premessa del libro sappiamo che l’oggetto della mostra e del libro sono 190 bandiere ritrovate da Carla Gobetti nel 1978 presso l’Archivio Centrale dello Stato. si tratta di bandiere considerate sovversive che furono sequestrate dai fascisti ed esposte nella Mostra della rivoluzione fascista. In seguito a questa scoperta, le bandiere dei lavoratori furono separate dagli altri cimeli fascisti e da allora conservate ed esposte nel Museo Nazionale del Risorgimento Italiano presso Palazzo Carignano a Torino.

    Nel testo, il catalogo fotografico della bandiere è preceduto da un capitolo di studi effettuati sulle bandiere. Gli articoli sono degli studiosi Guido Quazza, Aldo G. Ricci, Silvana Pettenati, Ersilia Perona Alessandrone e Luciano Boccalatte. In particolare, l’articolo “Una lettura delle bandiere operaie” torna molto utile per una ricostruzione dell’utilizzo dei colori e dei motti nella bandiere che vanno dal 1848 al Bienno Rosso e la nascita del Fascismo.

    I colori delle bandiere dei lavoratori

    L’articolo “Una lettura delle bandiere” di Ersilia Perona Alessandrone, direttrice dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea, contiene un paragrafo sui colori delle bandiere. Grazie a questo studio ed alla sua bibliografia possiamo facilmente ricostruire una storia delle bandiere rivoluzionarie.

    La bandiera rossa

    Secondo Jean Jaurès1, il primo utilizzo della bandiera rossa in una rivolta popolare è stato il 10 agosto 1792 nella presa del palazzo delle Tuileries, dove si trovava il re Luigi XVI. Nel 1831 a Merthyr Tydfil, nel Galles, i minatori bagnarono una bandiera nel sangue di un agnello sacrificale prima di mettersi in marcia2. La bandiera rossa prevalse anche nella terza rivoluzione francese del 22 febbraio 18483, che diede vita alla seconda repubblica. Il colore rosso della bandiera allontanò socialisti e borghesi. Il nuovo governo, con un discorso di Lamartine, fece del tricolore il simbolo della nuova repubblica screditando la bandiera rossa socialista. La successiva insurrezione del giugno 1848 segna la contrapposizione definitiva tra borghesi e proletari.

    Persino Giuseppe Mazzini dovette giustificare l’uso del rosso durante i moti del 1848 che portarono all’instaurazione della seconda repubblica romana nel 1849. Successivamente, nella rivolta del sette e mezzo del 1866 a Palermo, invece, la bandiera rossa fu issata sul municipio al posto della bandiera tricolore4. Fu solo nel 1870, con la presa di Roma e la breccia di Porta Pia, che anche i repubblicani adottarono la bandiera rossa traditi dall’annessione dello stato pontificio al Regno d’Italia5.

    La bandiera rossa è stata simbolo della Comune di Parigi del 1871. Il 18 marzo fu issata presso l’Hôtel de Ville, municipio di Parigi, occupato dai rivoluzionari.

    La bandiera nera anarchica

    La bandiera nera fu utilizzata a Lione nella rivolta dei canut del 1831. Gli operai tessili presero il controllo della città issando la bandiera nera con la scritta rossa Vivere lavorando o morire combattendo. La bandiera nera, con Louise Michel, divenne simbolo di lutto in seguito alla sconfitta della Comune di Parigi. Fu brandita dagli anarchici romani durante gli scontri con la polizia il 1° maggio 1891 a Roma in piazza di Santa Croce in Gerusalemme.6

    Nel suo scritto Perché la bandiera nera anarchica, Emma Goldman spiega che il nero è simbolo di negazione, negazione delle bandiere delle nazioni. Nero è anche simbolo della rabbia nei confronti dei crimini compiuti dagli stati. Nero è anche simbolo del lutto per le vittime delle guerre delle nazioni e per l’oppressione dei lavoratori. Ma il nero è anche un simbolo positivo di determinazione, forza, fertilità, bellezza e speranza.

    Origine della bandiera rosso-nera dell’anarchia

    In seguito alla Conferenza di Rimini del 1872, che decretò la costituzione della federazione italiana dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori, nell’inverno del 1873-1874 sembrava che fossero maturi i tempi per un’insurrezione. Gli anarchici italiani presero contatti con i repubblicani e costituirono il Comitato Nazionale per la Rivoluzione Sociale. L’ultimo proclama del comitato recitava “Compagni operai! È giunto il momento di vendicarci di tutte le oppressioni patite! Il vessillo sotto cui schierarci e vincere è rosso e nero. Egli significa: Morte ai tiranni e pace agli oppressi!“7

    La prima presenza di coccarde rosso-nere si ebbe nel tentativo insurrezionale di Castel del Monte dell’11 agosto 18748.

    La prima presenza documentata di una bandiera rosso-nera e di coccarde degli stessi colori risale a pochi anni dopo. L’8 aprile del 1877, infatti, la banda del Matese, composta tra gli altri da Carlo Cafiero ed Errico Malatesta, entrò a Letino con una grande bandiera rosso-nera che fu issata sulla croce presente nella piazza del paese9. Nel 1880 a Rimini, durante la commemorazione della Comune di Parigi, i manifestanti riuscirono a portare la bandiera rosso-nera sull’Arco di Augusto, uno tra i più importanti monumenti della città.10

    Dopo questi avvenimenti la bandiera rosso-nera resterà simbolo degli anarchici. La ricorderà e la sognerà Pietro Gori in carcere nel luglio del 1890 a Livorno.11

    La bandiera rosso-nera della CNT-FAI

    Lunedì 27 aprile del 193112 al sindacato degli edili si tenne una riunione per l’organizzazione della manifestazione del Primo Maggio. Uno dei problemi da discutere era quello di prendere una decisione sulla bandiera da adottare per la manifestazione. C’era all’epoca una polemica tra il gruppo anarchico Bandera Roja che lanciò l’idea della costituzione di una Federacion Comunista Anarquista Iberica mettendo al centro della propria militanza le questioni sindacali e operaie; e il gruppo Bandera Negra più radicali e ideologici.

    Fu Garcia Oliver, del gruppo Bandera Negra, a proporre l’adozione della bandiera rosso-nera superando una polemica che non aveva più senso in seguito alla costituzione della Repubblica nel 1930. Il Primo Maggio 1931 fu la prima volta che sventolò la bandiera rosso-nera ad una manifestazione della CNT-FAI.

    Note

    1. Jean Jaurès, Storia socialista della Rivoluzione francese, vol. IV, La caduta della Monarchia, Milano, Coop. Libro popolare, 1954, p. 315
    2. Gwyn A. Williams, Introduzione a John Gorman, Banner bright, London, Allen Lane, 1973, p. 1
    3. Maurice Dommanget, Le drapeau rouge e la rèvolution de 1848, Paris, Spartacus, 1948, p. 27
    4. Renzo Del Carria, Palermo 1886: Una insurrezione senza speranza, in Rivista storica del socialismo, anno IX, n. 27, gennaio-aprile 1966, in particolare pp. 163-168
    5. Il pensiero romagnolo, anno XXX, n. 43, 11 novembre 1922
    6. I fatti del 1° maggio 1891. Dal rapporto del Questore di Roma al Procuratore del Re in Luciano Cafagna, Anarchismo e socialismo a Roma negli anni della “febbre edilizia” e della crisi (1882-1891), in “Mov. op.”, anno IV, n. 5 , settembre-ottobre 1952, p. 780
    7. Elio Conti, Le origini del socialismo a Firenze, Roma, Editori Riuniti, 1950, p. 166
    8. Aldo Romano, Storia del movimento socialista in Italia, III vol., Milano-Roma, Bocca ed., 1954, pag. 161
    9. Pier Carlo Masini, Storia degli anarchici, pp. 119-121, 126
    10. Andrea Costa a Vollmar, 27 marzo 1880
    11. Pietro Gori, Sogno, in Opere, vol. I, Prigioni, La spezia, Pasquale Binazzi editore, 1911, p. 75
    12. Abel Paz, Durruti e la rivoluzione spagnola, tomo I° Pisa 1999

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