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PALESTINA: LA CASSAZIONE ANNULLA L’ARRESTO DI MOHAMMAD HANNOUN. ENNESIMO COLPO AL CASTELLO ACCUSATORIO https://www.radiondadurto.org/2026/04/09/palestina-la-cassazione-annulla-larresto-di-mohammad-hannoun-ennesimo-colpo-al-castello-accusatorio/ #AssociazionePalestinesid'Italia #solidarietàinternazionale #criminalizzaizone #causapalestinese #MohammadHannoun #repressione #NAZIONALI #Palestina #hannoun #israele #genova #API
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🧵 L’arresto di Hannoun e i fondi per Hamas: abbiamo studiato le 300 pagine dell’ordinanza | @Vitalba
https://www.valigiablu.it/caso-hannoun-fondi-hamas-inchiesta-genova/ -
Il CRED (Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia) esprime forti perplessità per le misure cautelari emesse nei confronti di Mohammed #Hannoun e di altri attivisti impegnati nella solidarietà con la popolazione palestinese.
Una parte rilevante delle contestazioni si fonda su documentazione prodotta dall’esercito di #Israele nel corso di operazioni militari. Tali materiali vengono recepiti come prove documentali senza un effettivo vaglio di terzietà, attendibilità e verificabilità.
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5. ebbene in questo articolo #MassimilianoCoccia dipinge #StefaniaAscari come collegata al network riconducibile a #Hamas, secondo l'inchiesta di Genova su #Hannoun
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Quali che siano le posizioni di ciascuno sul 'tema', sembra che non sia chiara a molti una dirimente 'stronzatina': le attività di intelligence trasposte pari-pari in una indagine della procura non sono consentite e si confida che sia ancora così per uno Stato di Diritto e non il suo opposto. Altrimenti, la 'giudiziaria' diventa un mera polizia politica, idem la magistratura 'requirente'. Valga per qualsiasi attività di intelligence: che provenga da Servizi italiani e non, che provenga da apparati al servizio del destinatario di un mandato di cattura emesso dalla Corte Penale Internazionale e non.
In materia di "trasposizioni" il caso Iuventa è quello più recente e più indicativo - già vergognoso di suo per come venne imbastito, concluso poi col proscioglimento delle ONG davanti al GUP di Trapani dopo sette anni (sette) di procedimento e accuse infamanti di contiguità coi trafficanti libici rese virali a mezzo stampa - ha ancora molto da 'insegnare'. L'elenco è lungo e si potrebbero pur mettere in inventario molti altri casi recenti finiti nel nulla.
"Vi è il pericolo che si privilegino discutibili strategie intese a valorizzare ai fini di una condanna, elementi sufficienti solo per aprire un’inchiesta",
scriveva Giovanni Falcone nel libro Cose Di Cosa Nostra, scritto a quattro mani con Marcelle Padovani.
"Trascurare l’accertamento dei singoli reati-fine imputabili ai membri delle organizzazioni mafiose, ritenere di poter far derivare la responsabilità degli imputati in ordine al delitto di associazione per delinquere soltanto da «indizi» che consentono di qualificare gli imputati stessi come mafiosi, significa incamminarsi per una falsa scorciatoia, illusoria quanto pericolosa; una siffatta impostazione è suscettibile di interpretazioni soggettive ed arbitrarie, e i ripetuti insuccessi giudiziari di indagini istruttorie condotte con tale metodo costituiscono la riprova che tale via non è praticabile"*:
sostennero Giovanni Falcone e Giuliano Turone al convegno Tecniche Di Indagine In Materia Di Mafia, tenuto a Castel Gandolfo nel lontano giugno 1982. Passaggi che tornano alle mente.
A Falcone (giustamente) interessava vincere i processi di Mafia: e non certo perderli per scivolose vie politiche o gestioni mediatiche 'a sbraito' sempre impiattate per via politica.
L'accusa
"è largamente costruita su elementi probatori e valutazioni giuridiche di fonte israeliana"
senza possibilità alcuna di controllo e verifica ed
"è singolare che la prova di possibili collegamenti tra i destinatari di queste somme e Hamas sia data solo da report che vengono dall’autorità militare israeliana o dai loro servizi segreti"
ha osservato ieri Alessandro Diddi sul Messaggero.
"Va verificata la modalità con cui sono state recepite dalle autorità italiane" le informative israeliane e "sarebbe grave" se fosse un "recepimento atipico in assenza di attività di riscontro"
osserva Giandomenico Caiazza oggi sul Domani.
L'inchiesta Hannoun lascia dubbi sul terreno anche a giuristi e avvocati che non sono certo cooptabili all'archetipo 'toghe rosse'.
Ove non bastasse, in delle due inchieste già archiviate a carico di #Hannoun, quella del 2010, procura e GIP hanno entrambi convenuto e ritenuto come materiale israeliano sia
"impossibile da utilizzare perché spesso raccolto senza l'osservanza dei principi fondamentali che regolano l'acquisizione delle prove nel nostro ordinamento".
Come spesso accade da quel tot di decenni a questa parte, che il Cossiga ministro dell'Interno sembra un ricordo lontano e non dovrebbe esserlo se la Memoria ha ancora un futuro, il rischio è che poi si vada ritualmente per pericolose scorciatoie da puro frontismo e 'guadagno' politico, con patente cambio di 'destinazione d'uso': da un Stato Di Diritto a uno Stato Di Polizia. A maggior ragione 'oggi' in epoche di tossiche viralità social, pure spesso gestite dai leader in capo delle nazioni. Putin ringrazia, Trump e 'Bibi' pure, sustainer retequattristi idem.
Chissà se si potrà mai riflettere su queste 'stronzatine' senza che i frontisti-a-sbraito ti diano del filo Hamas o dell'antisemita: ma la vedo dura.
Shalom Chaverim
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"Il bello di quando accusi qualcuno di #terrorismo è che sai dove cominci, ma non sai dove finisci"
Da leggere #MarcoTravaglio su #Hannoun
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https://www.ecovicentino.it/thiene/kaabouri-le-opposizioni-allattacco-del-consigliere-comunale-parole-inaccettabili/
Se è una questione di principio, la destra si nasconde dietro ad un dito, visto che ha dato fiducia a ministri che hanno truffato lo stato. Capisco che il supporto a dei terroristi sia ben diverso, ma il principio rimane lo stesso.
#hannoun #palestina #politica @attualita -
BASTA DIRE MOSSAD
Alfredo FacchiniC’è un particolare che non sta mai nei titoli. Non sta nei sommari. Non apre i notiziari. Eppure è l’unico particolare che conta.
L’inchiesta “Hannoun”, quella che riempie le prime pagine, gonfia i talk show e scatena l’indignazione bipartisan della classe politica italiana, nasce nei dossier del Mossad. Non è una segnalazione laterale. È la sorgente. Quel Mossad che considera ostile Save the Children e collusi organismi delle Nazioni Unite, come l’UNRWA.
L’intera impalcatura accusatoria è costruita, orientata, selezionata da un servizio segreto appartenente a uno Stato terrorista. Uno Stato che pratica l’eliminazione mirata, la punizione collettiva, la repressione sistematica.
Il paradosso è tutto qui, ed è monumentale. In Italia un’inchiesta giudiziaria viene trattata come oro colato proprio perché nasce dal Mossad. Non nonostante il Mossad. Grazie al Mossad. Nessun giornale si chiede se la fonte abbia un interesse diretto. Nessun talk pone la questione più semplice e più scomoda: può uno Stato parte in causa dettare l’agenda giudiziaria di un altro Paese?
La risposta, nei fatti, è già arrivata. Sì, può. E qui accade il secondo atto, quello più rivelatore.L’informazione italiana gode. Gode nel criminalizzare. Gode nel mostrare il movimento pro-palestinese sotto una luce penale, torbida, sospetta. Gode nel confondere solidarietà, piazza e lotta armata. ONG, associazioni, attivisti, cittadini: tutto nello stesso sacco.
Il lessico è pronto da anni: importato, rodato, testato altrove. Chi aiuta Gaza finanzia Hamas. Chi parla di Palestina legittima il terrorismo. Chi contesta Israele minaccia l’ordine. Il movimento pro-Pal diventa così una macchia. Una zona grigia da sorvegliare. Un corpo estraneo da normalizzare con il codice penale.
E intanto i morti restano sullo sfondo. Quattrocentoundici palestinesi uccisi durante la farsa della tregua. Un dato che passa. Scivola. Non scalda i titoli. Non eccita. Meglio l’arresto. Meglio il sospetto. Meglio il volto da sbattere in prima pagina.
Il giornalismo italiano, in questa storia, ancora una volta è osceno. C’è una parte del Paese, del resto, che attendeva con ansia questo momento. Il momento in cui il movimento pro-Pal smette di essere politico e diventa giudiziario.
E poco importa da dove arrivi. Che la fonte sia un servizio segreto straniero, impegnato in una guerra di annientamento, non disturba. Anzi: rassicura. Perché offre una scorciatoia: non discutere la Palestina, non guardare Gaza, non nominare l’assedio. Basta dire: Mossad. E tutto diventa credibile.
L’Italia, dal dopoguerra, è un Paese a sovranità limitata. Una condizione strutturale, mai davvero rimossa. Prima sotto l’ombrello degli Stati Uniti, tra basi militari, alleanze obbligate e obbedienza atlantica. Oggi dentro un perimetro nuovo, meno dichiarato ma altrettanto vincolante, nel quale l’agenda politica, mediatica e giudiziaria viene orientata da interessi esterni legati al sionismo internazionale.
Non è una teoria. È una pratica quotidiana. Si manifesta nel silenzio imposto su Gaza, nella criminalizzazione della solidarietà, nell’accettazione acritica di dossier prodotti da apparati stranieri come se fossero verità rivelate. In questo quadro, l’inchiesta “Hannoun” non è un’anomalia: è un sintomo. La prova che la subordinazione non è più solo militare o diplomatica, ma culturale, informativa, giudiziaria.
E quando un Paese rinuncia a pensare con la propria testa, rinuncia definitivamente anche alla propria sovranità. Anche senza che nessuno debba più ricordarglielo apertamente.Non ha più bisogno di ordini espliciti: l’obbedienza è ormai automatica.
#AlfredoFacchini
#Mossad #Hannoun #inchiestahannoun
#PalestinaOccupata
#30dicembre2025 -
PALESTINA: PRESENTATO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI IL RAPPORTO 2022 SUI DIRITTI UMANI (NEGATI) https://www.radiondadurto.org/2023/02/23/palestina-presentato-alla-camera-dei-deputati-il-rapporto-2022-sui-diritti-umani-negati/ #INTERNAZIONALI #dirittiumani #gerusalemme #Palestina #hannoun #alquds #ascari #m5s