#hannoun — Public Fediverse posts
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PALESTINA: LA CASSAZIONE ANNULLA L’ARRESTO DI MOHAMMAD HANNOUN. ENNESIMO COLPO AL CASTELLO ACCUSATORIO https://www.radiondadurto.org/2026/04/09/palestina-la-cassazione-annulla-larresto-di-mohammad-hannoun-ennesimo-colpo-al-castello-accusatorio/ #AssociazionePalestinesid'Italia #solidarietàinternazionale #criminalizzaizone #causapalestinese #MohammadHannoun #repressione #NAZIONALI #Palestina #hannoun #israele #genova #API
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PALESTINA: LA CASSAZIONE ANNULLA L’ARRESTO DI MOHAMMAD HANNOUN. ENNESIMO COLPO AL CASTELLO ACCUSATORIO https://www.radiondadurto.org/2026/04/09/palestina-la-cassazione-annulla-larresto-di-mohammad-hannoun-ennesimo-colpo-al-castello-accusatorio/ #AssociazionePalestinesid'Italia #solidarietàinternazionale #criminalizzaizone #causapalestinese #MohammadHannoun #repressione #NAZIONALI #Palestina #hannoun #israele #genova #API
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PALESTINA: LA CASSAZIONE ANNULLA L’ARRESTO DI MOHAMMAD HANNOUN. ENNESIMO COLPO AL CASTELLO ACCUSATORIO https://www.radiondadurto.org/2026/04/09/palestina-la-cassazione-annulla-larresto-di-mohammad-hannoun-ennesimo-colpo-al-castello-accusatorio/ #AssociazionePalestinesid'Italia #solidarietàinternazionale #criminalizzaizone #causapalestinese #MohammadHannoun #repressione #NAZIONALI #Palestina #hannoun #israele #genova #API
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PALESTINA: LA CASSAZIONE ANNULLA L’ARRESTO DI MOHAMMAD HANNOUN. ENNESIMO COLPO AL CASTELLO ACCUSATORIO https://www.radiondadurto.org/2026/04/09/palestina-la-cassazione-annulla-larresto-di-mohammad-hannoun-ennesimo-colpo-al-castello-accusatorio/ #AssociazionePalestinesid'Italia #solidarietàinternazionale #criminalizzaizone #causapalestinese #MohammadHannoun #repressione #NAZIONALI #Palestina #hannoun #israele #genova #API
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🧵 L’arresto di Hannoun e i fondi per Hamas: abbiamo studiato le 300 pagine dell’ordinanza | @Vitalba
https://www.valigiablu.it/caso-hannoun-fondi-hamas-inchiesta-genova/ -
🧵 L’arresto di Hannoun e i fondi per Hamas: abbiamo studiato le 300 pagine dell’ordinanza | @Vitalba
https://www.valigiablu.it/caso-hannoun-fondi-hamas-inchiesta-genova/ -
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https://www.valigiablu.it/caso-hannoun-fondi-hamas-inchiesta-genova/ -
🧵 L’arresto di Hannoun e i fondi per Hamas: abbiamo studiato le 300 pagine dell’ordinanza | @Vitalba
https://www.valigiablu.it/caso-hannoun-fondi-hamas-inchiesta-genova/ -
@politica #Palestine #Gaza #FreePalestine #STOPtheGENOCIDE #ananalimansour #hannoun #FreeThemAll
DICHIARAZIONE RILASCIATA DURANTE IL PROCESSO DA ANAN YARESH, RESISTENTE PALESTINESE ACCUSATO DI TERRORISMO, CONDANNATO OGGI IN 1°GRADO DAL TRIBUNALE DI L’AQUILA A CINQUE ANNI E SEI MESI
GLI ALTRI DUE PALESTINESI ARRESTATI CON LUI, ALI IRAR E MANSOUR DOGA DOGHMOSH, SONO STATI ASSOLTI
STRALCIL’Italia ha anche accolto il leader e fondatore del nostro movimento al Parlamento italiano per ben due volte.
In quell’occasione, egli venne in Italia vestito con la propria divisa militare e armato, e dall’Italia pronunciò un discorso che fu ascoltato dal mondo intero.
Lo stesso è stato fatto con l’attuale presidente, Mahmoud Abbas.Se lo sguardo strabico della giustizia affermerà che i resistenti palestinesi sono terroristi e non partigiani avallerà la politica del più forte, la legge della giungla, dove il più forte e brutale prevale.
Signor Giudice, il popolo italiano non è e non sarà mai nostro nemico; merita tutto il meglio e il nostro rispetto, è un popolo amico che ha sempre sostenuto la causa palestinese.
I nostri nemici sono gli israeliani che occupano la nostra terra, e nessun altro.
L’entità israeliana è un’entità occupante e terrorista, che non rispetta e non ha mai rispettato, nella sua storia, le leggi internazionali.
Ha una storia colma di tradimenti. Hanno assassinato, nel corso degli anni, molti palestinesi in tutto il mondo: in Norvegia, Ungheria, Bulgaria, anche qui in Italia, in Malesia e in diversi paesi arabi.
Essi non riconoscono nessuna legge che non sia la loro, nessuna legittimità che non sia la loro, e guardano a tutti coloro che non sono israeliani come loro subordinati.
Oggi definiscono le organizzazioni delle Nazioni Unite come terroristiche, come l’UNRWA, e l’ONU come un covo di antisemiti, e con tutta insolenza attaccano anche il Papa con la stessa accusa infamante.
Diventa un nemico da prendere di mira chiunque non si allinei con loro.
Noi Palestinesi siamo un popolo libero e non accetteremo mai di essere gli schiavi di nessuno.In questi ultimi giorni, davanti agli occhi dell’intero mondo, l’esercito israeliano ha sfollato oltre 40 mila palestinesi dalle proprie case a Tulkarem, bruciando abitazioni, devastando strade, ospedali, uccidendo donne e bambini; lo stesso accade anche a Jenin.
Continuano a occupare anche ora, mentre mi trovo in quest’aula, commettendo i peggiori massacri contro i civili inermi, mentre voi tacciate il nostro difenderci di terrorismo; su quanto accade siete divenuti ciechi e sordi, perché non vi esprimete?Signor Giudice, l’entità sionista uccide e distrugge in Palestina sin dal 1947, e non dal 7 ottobre.
Ma il mondo è rimasto immobile e in silenzio, e il dolore lo prova solo chi riceve la ferita.
Ci troviamo ad affrontare una violenza squadrista, nazi-fascista, così come il popolo italiano ha affrontato l’aggressione e la violenza nazista tedesca.
La differenza tra noi e voi, però, è che dopo più o meno 20 anni, voi siete riusciti a liberarvi, mentre noi, dopo 75 anni, ci ritroviamo ancora a resistere.Signor Giudice, se la resistenza palestinese, legittimata da tutte le corti internazionali, a cui l’Italia ha aderito e riconosce legittimità, oggi la considerate terrorismo, allora, stando allo stesso principio, anche la resistenza italiana contro Mussolini, il fascismo e la Germania nazista dovrebbe essere definita terrorismo.
Signor Giudice, nel corso della sua storia l’occupazione israeliana non ha rispettato né le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza né le decisioni della Corte Internazionale, potete dirmi che fine hanno fatto gli Accordi di Oslo e Camp David, e che fine hanno fatto le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza 242 e 338?
Riuscite a censire i palestinesi uccisi nel corso dell’aggressione israeliana a partire dal 1947 fino al giorno d’oggi?
Oppure il numero di profughi cacciati?
Come si esprime su questo il vostro diritto e la vostra legge?Signor Giudice, la madre palestinese è come tutte le madri di questa terra.
Immaginate con me di svegliarvi ogni mattina, mandare vostro figlio a scuola, preparargli da mangiare e, al momento di riaccoglierlo a casa al suo ritorno, vederlo tornare avvolto in un telo bianco, ucciso da un soldato israeliano, e doverlo stringere per l'ultima volta. Immaginate, a Gaza, un padre con sua moglie e nove figli che si trovano senza cibo. Il padre esce per cercare qualcosa da mangiare; al suo ritorno ritrova tutta la famiglia morta sotto le macerie, uccisa da un bombardamento sionista.
Qualcuno di voi può alzarsi e dire che Israele è uno Stato occupante, oppressore e terrorista?
Questa verità la sapete tutti in cuor vostro, ma nessuno di voi può dirla ad alta voce, perché vi ritrovereste accusati di antisemitismo, perdereste il vostro lavoro o potreste trovarvi a dividere con me il tavolo a pranzo in carcere, con un’accusa di terrorismo.
Per questo dico e ripeto che forse i palestinesi sono i soli liberi in questo mondo di schiavi.
Viva la Palestina libera e araba
Viva Gerusalemme, sua eterna capitale
Pace all’anima dei martiri e dei bambini di Palestina
Saremo sempre la prima linea di difesa fino alla liberazione#Palestine #Gaza
#FreePalestine
#STOPtheGENOCIDE
#ananalimansour
#hannoun
#FreeThemAll -
@politica #Palestine #Gaza #FreePalestine #STOPtheGENOCIDE #ananalimansour #hannoun #FreeThemAll
DICHIARAZIONE RILASCIATA DURANTE IL PROCESSO DA ANAN YARESH, RESISTENTE PALESTINESE ACCUSATO DI TERRORISMO, CONDANNATO OGGI IN 1°GRADO DAL TRIBUNALE DI L’AQUILA A CINQUE ANNI E SEI MESI
GLI ALTRI DUE PALESTINESI ARRESTATI CON LUI, ALI IRAR E MANSOUR DOGA DOGHMOSH, SONO STATI ASSOLTI
STRALCIL’Italia ha anche accolto il leader e fondatore del nostro movimento al Parlamento italiano per ben due volte.
In quell’occasione, egli venne in Italia vestito con la propria divisa militare e armato, e dall’Italia pronunciò un discorso che fu ascoltato dal mondo intero.
Lo stesso è stato fatto con l’attuale presidente, Mahmoud Abbas.Se lo sguardo strabico della giustizia affermerà che i resistenti palestinesi sono terroristi e non partigiani avallerà la politica del più forte, la legge della giungla, dove il più forte e brutale prevale.
Signor Giudice, il popolo italiano non è e non sarà mai nostro nemico; merita tutto il meglio e il nostro rispetto, è un popolo amico che ha sempre sostenuto la causa palestinese.
I nostri nemici sono gli israeliani che occupano la nostra terra, e nessun altro.
L’entità israeliana è un’entità occupante e terrorista, che non rispetta e non ha mai rispettato, nella sua storia, le leggi internazionali.
Ha una storia colma di tradimenti. Hanno assassinato, nel corso degli anni, molti palestinesi in tutto il mondo: in Norvegia, Ungheria, Bulgaria, anche qui in Italia, in Malesia e in diversi paesi arabi.
Essi non riconoscono nessuna legge che non sia la loro, nessuna legittimità che non sia la loro, e guardano a tutti coloro che non sono israeliani come loro subordinati.
Oggi definiscono le organizzazioni delle Nazioni Unite come terroristiche, come l’UNRWA, e l’ONU come un covo di antisemiti, e con tutta insolenza attaccano anche il Papa con la stessa accusa infamante.
Diventa un nemico da prendere di mira chiunque non si allinei con loro.
Noi Palestinesi siamo un popolo libero e non accetteremo mai di essere gli schiavi di nessuno.In questi ultimi giorni, davanti agli occhi dell’intero mondo, l’esercito israeliano ha sfollato oltre 40 mila palestinesi dalle proprie case a Tulkarem, bruciando abitazioni, devastando strade, ospedali, uccidendo donne e bambini; lo stesso accade anche a Jenin.
Continuano a occupare anche ora, mentre mi trovo in quest’aula, commettendo i peggiori massacri contro i civili inermi, mentre voi tacciate il nostro difenderci di terrorismo; su quanto accade siete divenuti ciechi e sordi, perché non vi esprimete?Signor Giudice, l’entità sionista uccide e distrugge in Palestina sin dal 1947, e non dal 7 ottobre.
Ma il mondo è rimasto immobile e in silenzio, e il dolore lo prova solo chi riceve la ferita.
Ci troviamo ad affrontare una violenza squadrista, nazi-fascista, così come il popolo italiano ha affrontato l’aggressione e la violenza nazista tedesca.
La differenza tra noi e voi, però, è che dopo più o meno 20 anni, voi siete riusciti a liberarvi, mentre noi, dopo 75 anni, ci ritroviamo ancora a resistere.Signor Giudice, se la resistenza palestinese, legittimata da tutte le corti internazionali, a cui l’Italia ha aderito e riconosce legittimità, oggi la considerate terrorismo, allora, stando allo stesso principio, anche la resistenza italiana contro Mussolini, il fascismo e la Germania nazista dovrebbe essere definita terrorismo.
Signor Giudice, nel corso della sua storia l’occupazione israeliana non ha rispettato né le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza né le decisioni della Corte Internazionale, potete dirmi che fine hanno fatto gli Accordi di Oslo e Camp David, e che fine hanno fatto le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza 242 e 338?
Riuscite a censire i palestinesi uccisi nel corso dell’aggressione israeliana a partire dal 1947 fino al giorno d’oggi?
Oppure il numero di profughi cacciati?
Come si esprime su questo il vostro diritto e la vostra legge?Signor Giudice, la madre palestinese è come tutte le madri di questa terra.
Immaginate con me di svegliarvi ogni mattina, mandare vostro figlio a scuola, preparargli da mangiare e, al momento di riaccoglierlo a casa al suo ritorno, vederlo tornare avvolto in un telo bianco, ucciso da un soldato israeliano, e doverlo stringere per l'ultima volta. Immaginate, a Gaza, un padre con sua moglie e nove figli che si trovano senza cibo. Il padre esce per cercare qualcosa da mangiare; al suo ritorno ritrova tutta la famiglia morta sotto le macerie, uccisa da un bombardamento sionista.
Qualcuno di voi può alzarsi e dire che Israele è uno Stato occupante, oppressore e terrorista?
Questa verità la sapete tutti in cuor vostro, ma nessuno di voi può dirla ad alta voce, perché vi ritrovereste accusati di antisemitismo, perdereste il vostro lavoro o potreste trovarvi a dividere con me il tavolo a pranzo in carcere, con un’accusa di terrorismo.
Per questo dico e ripeto che forse i palestinesi sono i soli liberi in questo mondo di schiavi.
Viva la Palestina libera e araba
Viva Gerusalemme, sua eterna capitale
Pace all’anima dei martiri e dei bambini di Palestina
Saremo sempre la prima linea di difesa fino alla liberazione#Palestine #Gaza
#FreePalestine
#STOPtheGENOCIDE
#ananalimansour
#hannoun
#FreeThemAll -
🇵🇸 DICHIARAZIONE RILASCIATA DURANTE IL PROCESSO DA ANAN YARESH, RESISTENTE PALESTINESE ACCUSATO DI TERRORISMO, CONDANNATO OGGI IN 1°GRADO DAL TRIBUNALE DI L’AQUILA A CINQUE ANNI E SEI MESI
GLI ALTRI DUE PALESTINESI ARRESTATI CON LUI, ALI IRAR E MANSOUR DOGA DOGHMOSH, SONO STATI ASSOLTI
STRALCI" Desidero iniziare con i miei saluti alla Corte e a tutti i presenti.
Esiste sempre la legge, ma anche lo spirito della legge; pertanto, vorrei chiedere all’Onorevole Giudice di concedermi il minimo diritto umano nei confronti del mio Paese, osservando un minuto di silenzio per le anime dei bambini, delle donne e dei martiri della Palestina.
Innanzitutto, desidero affermare la mia fiducia nel sistema giudiziario italiano e riconoscerne la legittimità.
Tuttavia, mi oppongo all’essere processato in Italia, in quanto sono palestinese e non ho commesso alcun reato né in Italia né in qualsiasi altro paese.
Il mio fascicolo, come resistente palestinese, è conosciuto dalle autorità di sicurezza italiane, e ho ottenuto il permesso di soggiorno in Italia e la protezione speciale dopo che la mia richiesta di asilo era stata respinta dal Tribunale di Foggia.
Sfortunatamente, signor Giudice, ho preso visione delle vostre osservazioni sul caso e, con rammarico, ne ho dedotto che considerate il palestinese terrorista non per la, legittima, resistenza che porta avanti contro uno stato occupante, ma perché riconoscete Israele come uno Stato amico.
Non mi state processando in base al diritto internazionale, ma in base ai vostri rapporti diplomatici, solo perché Israele è considerato un alleato del governo italiano, un partner commerciale, e ritenete legittime tutte le azioni che esso porta avanti. Tanto vale allora cambiare il nome delle corti internazionali e umanitarie in "Corti degli amici".
Volete che mi difenda dalle accuse a mio carico, ma mi vergogno di cercare l'assoluzione da accuse che per me rappresentano un motivo di onore.
Non voglio difendermi dall’accusa di avere dei diritti e di averli rivendicati, o di aver tentato di liberare la mia gente e il mio Paese dall’oppressione coloniale.
Giuro che non intendo essere assolto dalla legittima resistenza contro l’occupazione sionista.
La resistenza palestinese è uno dei fenomeni più nobili conosciuti dalla storia.Piuttosto, mi vergogno di trovarmi in una stanza calda, anche se in carcere, mentre i bambini di Gaza muoiono di freddo, fame e sete. Mi vergogno del buon trattamento ricevuto dalle autorità carcerarie qui, mentre i miei fratelli prigionieri nelle carceri israeliane vengono sottoposti ai peggiori tipi di tortura, oppressione, sevizie.
Signor Giudice, su tutti i miei documenti rilasciati in Italia non è riportato il nome “Palestina”, ma quello di “Territori occupati”.
Quindi, sapete che quella terra è occupata e, di conseguenza, in base alle convenzioni firmate dal vostro Paese, dovete ritenere legittima la resistenza contro l’entità occupante.
Perché allora mi ritrovo oggi detenuto da parte vostra?Come partigiano palestinese sono costretto ad osservare che da un punto di vista politico il mondo adotta due pesi e due misure: colui che è più forte e appoggiato dagli USA è colui che prevale.
Ma la Giustizia, il diritto, utilizza anch’esso lo stesso metro di giudizio, due pesi e due misure, oppure saranno le leggi a prevalere nelle aule di Tribunale?
Sarebbe giusto, se considerando i coloni che occupano la terra di Palestina senza diritto né legittimità, dei civili, solo perché non indossano le divise dell’esercito israeliano, aveste lo stesso giudizio nei confronti della resistenza palestinese, anch’essa infatti è composta da civili e non da militari, in quanto la Palestina non possiede uno Stato e neppure un esercito con cui difendersi dagli aggressori.
Da anni uccidono donne e bambini, bruciandoli addirittura all’interno delle loro case, come hanno fatto a Hebron uccidendo oltre 30 fedeli nella Moschea di Abramo, o come hanno fatto con la famiglia Dawabsha, con Iman Hejju, con Mohammad al-Durrah, o come hanno fatto nel villaggio di Jatt il 16 agosto e in molte altre occasioni, con lo scopo di incutere terrore nei palestinesi e obbligarli a lasciare la propria terra; i coloni seguono gli insegnamenti della Haganah e dell’Irgun.Nulla può testimoniarlo meglio di quanto recentemente dichiarato in una lettera dal Direttore dello Shin Bet israeliano, che ha riconosciuto che i coloni sono gruppi terroristici e che le autorità israeliane dovrebbero arrestarli e reprimerli. Tuttavia, la risposta di Benjamin Netanyahu è stata fornire ai coloni oltre10.000 fucili.
Ma d’altronde cosa aspettarsi da Netanyahu riconosciuto dalla Corte Penale Internazionale come criminale di guerra per i massacri compiuti nei confronti dei palestinesi.
Il Tribunale dell’Aja ha emesso un mandato di cattura nei suoi confronti nel caso arrivasse in Europa, ma, nonostante ciò, il governo italiano ha dichiarato che sarà il benvenuto in Italia e ha rifiutato la decisione della Corte, disconoscendone la legittimità.
È il governo che ha deciso di arrestarmi su richiesta israeliana, attribuendomi l’appellativo di terrorista.
Alla luce di ciò, posso affermare di non vedere nessuna legge in questo paese che non sia quella del più forte; tutto il resto sono solo finzioni che vengono, con la forza, imposte ai più deboli.
Le donne di tutta la terra non sono state capaci di dare vita a resistenti come quelli palestinesi.Signor Giudice, contro di noi si sono schierate tutte le nazioni e gli eserciti del mondo, pensando di liquidare la nostra causa.
Ma la nostra causa non finirà finché ci sarà un solo bambino palestinese in vita.
I nostri diritti li riavremo.
Non chiediamo pietà a nessuno, non ci inchiniamo davanti a nessuno, anche a costo di essere tutti uccisi, arrestati o deportati.
I palestinesi non abbasseranno la testa né mendicheranno pietà, perché abbiamo dalla nostra parte la ragione.
E se nessuno ci restituirà i nostri diritti in vita, crediamo che, dopo la morte, ci ritroveremo davanti a un giudizio che sarà il più giusto: quello di Dio, che non negherà il diritto a nessuno e ridarà a ogni oppresso i suoi diritti, forte o debole che sia, perché tutti, il giorno del giudizio, saranno uguali.Signor Giudice, in passato, sono stato sottoposto decine di volte alla tortura.
Sono anche stato vittima di tentati assassinii da parte di Israele, sia in Palestina che all’estero.
Nel mio corpo vi sono 11 proiettili e oltre 40 schegge; non ho un osso che non sia stato rotto.
Non ho un passato, se non alcuni ricordi e foto di amici uccisi per mano dell’occupazione, e di un’amica giustiziata a sangue freddo davanti ai miei occhi.
Ho una famiglia che non vedo da lunghi anni e due genitori morti senza realizzare il loro sogno di rivederci un’ultima volta.
Ho una patria devastata, un popolo sfollato, e persino le nostre case sono state demolite dai bulldozer israeliani.
Ciononostante, non ho mai fatto un passo indietro né esitato nel rivendicare il diritto del mio paese alla libertà, e non ho mai chinato il capo davanti a nessuno.
Questo perché credo fermamente in questa causa.
Cosa sarà mai essere ucciso per la libertà del mio paese e del mio popolo?
Cosa sarà mai trascorrere anni in carcere per la mia causa?
Specie considerando che vi sono oltre 10.000 prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, e io sono una parte indivisibile di loro.
Se vi è una cosa che mi rattrista, è che tutti i miei compagni hanno avuto l’onore di cadere martiri, lottando per la Palestina, nutrendo con il loro sangue quella terra di pace e amore, violata dall’occupazione sionista.
E io non ero al loro fianco.
Non amiamo la morte; al contrario, siamo un popolo che ama la vita più di ogni altra cosa.
Tuttavia, preferiamo la morte con dignità e onore al vivere nell’umiliazione, con i nostri diritti negati.Signor Giudice, noi crediamo che la Palestina lo meriti e che la nostra amata Gerusalemme abbia un caro costo, che ogni palestinese è disposto a pagare con la propria anima.
Quando la Palestina chiama, ferita, ha solo noi, suoi figli, disposti a difenderla con l’anima e con il sangue.
Chi non difende la propria madre quando ha bisogno di lui, un domani non avrà il diritto di essere seppellito nella sua stessa terra, annaffiata dal sangue dei martiri.
È un figlio indegno, che verrà respinto dalla sua stessa terra e non sentirà mai calore, né in vita né in morte. Tutti voi avete una patria nella quale vivere in tranquillità e sicurezza, tranne noi palestinesi.
La nostra patria vive in noi, e siamo disposti a sacrificare l’anima in sua difesa.
È lei che ci dà dignità e onore, e questo lo possono comprendere solo i liberi di questa terra; siamo un popolo che non si arrende, è vittoria o morte.
Come potete accusarmi di terrorismo, mentre riconoscete la legittimità del movimento Fatah, del quale esistono uffici e rappresentanze in tutto il mondo, tra cui l’Italia, non è un atteggiamento falso e ipocrita?- segue
#Palestine #Gaza
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🇵🇸 DICHIARAZIONE RILASCIATA DURANTE IL PROCESSO DA ANAN YARESH, RESISTENTE PALESTINESE ACCUSATO DI TERRORISMO, CONDANNATO OGGI IN 1°GRADO DAL TRIBUNALE DI L’AQUILA A CINQUE ANNI E SEI MESI
GLI ALTRI DUE PALESTINESI ARRESTATI CON LUI, ALI IRAR E MANSOUR DOGA DOGHMOSH, SONO STATI ASSOLTI
STRALCI" Desidero iniziare con i miei saluti alla Corte e a tutti i presenti.
Esiste sempre la legge, ma anche lo spirito della legge; pertanto, vorrei chiedere all’Onorevole Giudice di concedermi il minimo diritto umano nei confronti del mio Paese, osservando un minuto di silenzio per le anime dei bambini, delle donne e dei martiri della Palestina.
Innanzitutto, desidero affermare la mia fiducia nel sistema giudiziario italiano e riconoscerne la legittimità.
Tuttavia, mi oppongo all’essere processato in Italia, in quanto sono palestinese e non ho commesso alcun reato né in Italia né in qualsiasi altro paese.
Il mio fascicolo, come resistente palestinese, è conosciuto dalle autorità di sicurezza italiane, e ho ottenuto il permesso di soggiorno in Italia e la protezione speciale dopo che la mia richiesta di asilo era stata respinta dal Tribunale di Foggia.
Sfortunatamente, signor Giudice, ho preso visione delle vostre osservazioni sul caso e, con rammarico, ne ho dedotto che considerate il palestinese terrorista non per la, legittima, resistenza che porta avanti contro uno stato occupante, ma perché riconoscete Israele come uno Stato amico.
Non mi state processando in base al diritto internazionale, ma in base ai vostri rapporti diplomatici, solo perché Israele è considerato un alleato del governo italiano, un partner commerciale, e ritenete legittime tutte le azioni che esso porta avanti. Tanto vale allora cambiare il nome delle corti internazionali e umanitarie in "Corti degli amici".
Volete che mi difenda dalle accuse a mio carico, ma mi vergogno di cercare l'assoluzione da accuse che per me rappresentano un motivo di onore.
Non voglio difendermi dall’accusa di avere dei diritti e di averli rivendicati, o di aver tentato di liberare la mia gente e il mio Paese dall’oppressione coloniale.
Giuro che non intendo essere assolto dalla legittima resistenza contro l’occupazione sionista.
La resistenza palestinese è uno dei fenomeni più nobili conosciuti dalla storia.Piuttosto, mi vergogno di trovarmi in una stanza calda, anche se in carcere, mentre i bambini di Gaza muoiono di freddo, fame e sete. Mi vergogno del buon trattamento ricevuto dalle autorità carcerarie qui, mentre i miei fratelli prigionieri nelle carceri israeliane vengono sottoposti ai peggiori tipi di tortura, oppressione, sevizie.
Signor Giudice, su tutti i miei documenti rilasciati in Italia non è riportato il nome “Palestina”, ma quello di “Territori occupati”.
Quindi, sapete che quella terra è occupata e, di conseguenza, in base alle convenzioni firmate dal vostro Paese, dovete ritenere legittima la resistenza contro l’entità occupante.
Perché allora mi ritrovo oggi detenuto da parte vostra?Come partigiano palestinese sono costretto ad osservare che da un punto di vista politico il mondo adotta due pesi e due misure: colui che è più forte e appoggiato dagli USA è colui che prevale.
Ma la Giustizia, il diritto, utilizza anch’esso lo stesso metro di giudizio, due pesi e due misure, oppure saranno le leggi a prevalere nelle aule di Tribunale?
Sarebbe giusto, se considerando i coloni che occupano la terra di Palestina senza diritto né legittimità, dei civili, solo perché non indossano le divise dell’esercito israeliano, aveste lo stesso giudizio nei confronti della resistenza palestinese, anch’essa infatti è composta da civili e non da militari, in quanto la Palestina non possiede uno Stato e neppure un esercito con cui difendersi dagli aggressori.
Da anni uccidono donne e bambini, bruciandoli addirittura all’interno delle loro case, come hanno fatto a Hebron uccidendo oltre 30 fedeli nella Moschea di Abramo, o come hanno fatto con la famiglia Dawabsha, con Iman Hejju, con Mohammad al-Durrah, o come hanno fatto nel villaggio di Jatt il 16 agosto e in molte altre occasioni, con lo scopo di incutere terrore nei palestinesi e obbligarli a lasciare la propria terra; i coloni seguono gli insegnamenti della Haganah e dell’Irgun.Nulla può testimoniarlo meglio di quanto recentemente dichiarato in una lettera dal Direttore dello Shin Bet israeliano, che ha riconosciuto che i coloni sono gruppi terroristici e che le autorità israeliane dovrebbero arrestarli e reprimerli. Tuttavia, la risposta di Benjamin Netanyahu è stata fornire ai coloni oltre10.000 fucili.
Ma d’altronde cosa aspettarsi da Netanyahu riconosciuto dalla Corte Penale Internazionale come criminale di guerra per i massacri compiuti nei confronti dei palestinesi.
Il Tribunale dell’Aja ha emesso un mandato di cattura nei suoi confronti nel caso arrivasse in Europa, ma, nonostante ciò, il governo italiano ha dichiarato che sarà il benvenuto in Italia e ha rifiutato la decisione della Corte, disconoscendone la legittimità.
È il governo che ha deciso di arrestarmi su richiesta israeliana, attribuendomi l’appellativo di terrorista.
Alla luce di ciò, posso affermare di non vedere nessuna legge in questo paese che non sia quella del più forte; tutto il resto sono solo finzioni che vengono, con la forza, imposte ai più deboli.
Le donne di tutta la terra non sono state capaci di dare vita a resistenti come quelli palestinesi.Signor Giudice, contro di noi si sono schierate tutte le nazioni e gli eserciti del mondo, pensando di liquidare la nostra causa.
Ma la nostra causa non finirà finché ci sarà un solo bambino palestinese in vita.
I nostri diritti li riavremo.
Non chiediamo pietà a nessuno, non ci inchiniamo davanti a nessuno, anche a costo di essere tutti uccisi, arrestati o deportati.
I palestinesi non abbasseranno la testa né mendicheranno pietà, perché abbiamo dalla nostra parte la ragione.
E se nessuno ci restituirà i nostri diritti in vita, crediamo che, dopo la morte, ci ritroveremo davanti a un giudizio che sarà il più giusto: quello di Dio, che non negherà il diritto a nessuno e ridarà a ogni oppresso i suoi diritti, forte o debole che sia, perché tutti, il giorno del giudizio, saranno uguali.Signor Giudice, in passato, sono stato sottoposto decine di volte alla tortura.
Sono anche stato vittima di tentati assassinii da parte di Israele, sia in Palestina che all’estero.
Nel mio corpo vi sono 11 proiettili e oltre 40 schegge; non ho un osso che non sia stato rotto.
Non ho un passato, se non alcuni ricordi e foto di amici uccisi per mano dell’occupazione, e di un’amica giustiziata a sangue freddo davanti ai miei occhi.
Ho una famiglia che non vedo da lunghi anni e due genitori morti senza realizzare il loro sogno di rivederci un’ultima volta.
Ho una patria devastata, un popolo sfollato, e persino le nostre case sono state demolite dai bulldozer israeliani.
Ciononostante, non ho mai fatto un passo indietro né esitato nel rivendicare il diritto del mio paese alla libertà, e non ho mai chinato il capo davanti a nessuno.
Questo perché credo fermamente in questa causa.
Cosa sarà mai essere ucciso per la libertà del mio paese e del mio popolo?
Cosa sarà mai trascorrere anni in carcere per la mia causa?
Specie considerando che vi sono oltre 10.000 prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, e io sono una parte indivisibile di loro.
Se vi è una cosa che mi rattrista, è che tutti i miei compagni hanno avuto l’onore di cadere martiri, lottando per la Palestina, nutrendo con il loro sangue quella terra di pace e amore, violata dall’occupazione sionista.
E io non ero al loro fianco.
Non amiamo la morte; al contrario, siamo un popolo che ama la vita più di ogni altra cosa.
Tuttavia, preferiamo la morte con dignità e onore al vivere nell’umiliazione, con i nostri diritti negati.Signor Giudice, noi crediamo che la Palestina lo meriti e che la nostra amata Gerusalemme abbia un caro costo, che ogni palestinese è disposto a pagare con la propria anima.
Quando la Palestina chiama, ferita, ha solo noi, suoi figli, disposti a difenderla con l’anima e con il sangue.
Chi non difende la propria madre quando ha bisogno di lui, un domani non avrà il diritto di essere seppellito nella sua stessa terra, annaffiata dal sangue dei martiri.
È un figlio indegno, che verrà respinto dalla sua stessa terra e non sentirà mai calore, né in vita né in morte. Tutti voi avete una patria nella quale vivere in tranquillità e sicurezza, tranne noi palestinesi.
La nostra patria vive in noi, e siamo disposti a sacrificare l’anima in sua difesa.
È lei che ci dà dignità e onore, e questo lo possono comprendere solo i liberi di questa terra; siamo un popolo che non si arrende, è vittoria o morte.
Come potete accusarmi di terrorismo, mentre riconoscete la legittimità del movimento Fatah, del quale esistono uffici e rappresentanze in tutto il mondo, tra cui l’Italia, non è un atteggiamento falso e ipocrita?- segue
#Palestine #Gaza
#FreePalestine
#STOPtheGENOCIDE
#ananalimansour
#hannoun
#FreeThemAll -
Il CRED (Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia) esprime forti perplessità per le misure cautelari emesse nei confronti di Mohammed #Hannoun e di altri attivisti impegnati nella solidarietà con la popolazione palestinese.
Una parte rilevante delle contestazioni si fonda su documentazione prodotta dall’esercito di #Israele nel corso di operazioni militari. Tali materiali vengono recepiti come prove documentali senza un effettivo vaglio di terzietà, attendibilità e verificabilità.
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Il CRED (Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia) esprime forti perplessità per le misure cautelari emesse nei confronti di Mohammed #Hannoun e di altri attivisti impegnati nella solidarietà con la popolazione palestinese.
Una parte rilevante delle contestazioni si fonda su documentazione prodotta dall’esercito di #Israele nel corso di operazioni militari. Tali materiali vengono recepiti come prove documentali senza un effettivo vaglio di terzietà, attendibilità e verificabilità.
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Il CRED (Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia) esprime forti perplessità per le misure cautelari emesse nei confronti di Mohammed #Hannoun e di altri attivisti impegnati nella solidarietà con la popolazione palestinese.
Una parte rilevante delle contestazioni si fonda su documentazione prodotta dall’esercito di #Israele nel corso di operazioni militari. Tali materiali vengono recepiti come prove documentali senza un effettivo vaglio di terzietà, attendibilità e verificabilità.
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Il CRED (Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia) esprime forti perplessità per le misure cautelari emesse nei confronti di Mohammed #Hannoun e di altri attivisti impegnati nella solidarietà con la popolazione palestinese.
Una parte rilevante delle contestazioni si fonda su documentazione prodotta dall’esercito di #Israele nel corso di operazioni militari. Tali materiali vengono recepiti come prove documentali senza un effettivo vaglio di terzietà, attendibilità e verificabilità.
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Il CRED (Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia) esprime forti perplessità per le misure cautelari emesse nei confronti di Mohammed #Hannoun e di altri attivisti impegnati nella solidarietà con la popolazione palestinese.
Una parte rilevante delle contestazioni si fonda su documentazione prodotta dall’esercito di #Israele nel corso di operazioni militari. Tali materiali vengono recepiti come prove documentali senza un effettivo vaglio di terzietà, attendibilità e verificabilità.
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5. ebbene in questo articolo #MassimilianoCoccia dipinge #StefaniaAscari come collegata al network riconducibile a #Hamas, secondo l'inchiesta di Genova su #Hannoun
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5. ebbene in questo articolo #MassimilianoCoccia dipinge #StefaniaAscari come collegata al network riconducibile a #Hamas, secondo l'inchiesta di Genova su #Hannoun
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5. ebbene in questo articolo #MassimilianoCoccia dipinge #StefaniaAscari come collegata al network riconducibile a #Hamas, secondo l'inchiesta di Genova su #Hannoun
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5. ebbene in questo articolo #MassimilianoCoccia dipinge #StefaniaAscari come collegata al network riconducibile a #Hamas, secondo l'inchiesta di Genova su #Hannoun
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5. ebbene in questo articolo #MassimilianoCoccia dipinge #StefaniaAscari come collegata al network riconducibile a #Hamas, secondo l'inchiesta di Genova su #Hannoun
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Quali che siano le posizioni di ciascuno sul 'tema', sembra che non sia chiara a molti una dirimente 'stronzatina': le attività di intelligence trasposte pari-pari in una indagine della procura non sono consentite e si confida che sia ancora così per uno Stato di Diritto e non il suo opposto. Altrimenti, la 'giudiziaria' diventa un mera polizia politica, idem la magistratura 'requirente'. Valga per qualsiasi attività di intelligence: che provenga da Servizi italiani e non, che provenga da apparati al servizio del destinatario di un mandato di cattura emesso dalla Corte Penale Internazionale e non.
In materia di "trasposizioni" il caso Iuventa è quello più recente e più indicativo - già vergognoso di suo per come venne imbastito, concluso poi col proscioglimento delle ONG davanti al GUP di Trapani dopo sette anni (sette) di procedimento e accuse infamanti di contiguità coi trafficanti libici rese virali a mezzo stampa - ha ancora molto da 'insegnare'. L'elenco è lungo e si potrebbero pur mettere in inventario molti altri casi recenti finiti nel nulla.
"Vi è il pericolo che si privilegino discutibili strategie intese a valorizzare ai fini di una condanna, elementi sufficienti solo per aprire un’inchiesta",
scriveva Giovanni Falcone nel libro Cose Di Cosa Nostra, scritto a quattro mani con Marcelle Padovani.
"Trascurare l’accertamento dei singoli reati-fine imputabili ai membri delle organizzazioni mafiose, ritenere di poter far derivare la responsabilità degli imputati in ordine al delitto di associazione per delinquere soltanto da «indizi» che consentono di qualificare gli imputati stessi come mafiosi, significa incamminarsi per una falsa scorciatoia, illusoria quanto pericolosa; una siffatta impostazione è suscettibile di interpretazioni soggettive ed arbitrarie, e i ripetuti insuccessi giudiziari di indagini istruttorie condotte con tale metodo costituiscono la riprova che tale via non è praticabile"*:
sostennero Giovanni Falcone e Giuliano Turone al convegno Tecniche Di Indagine In Materia Di Mafia, tenuto a Castel Gandolfo nel lontano giugno 1982. Passaggi che tornano alle mente.
A Falcone (giustamente) interessava vincere i processi di Mafia: e non certo perderli per scivolose vie politiche o gestioni mediatiche 'a sbraito' sempre impiattate per via politica.
L'accusa
"è largamente costruita su elementi probatori e valutazioni giuridiche di fonte israeliana"
senza possibilità alcuna di controllo e verifica ed
"è singolare che la prova di possibili collegamenti tra i destinatari di queste somme e Hamas sia data solo da report che vengono dall’autorità militare israeliana o dai loro servizi segreti"
ha osservato ieri Alessandro Diddi sul Messaggero.
"Va verificata la modalità con cui sono state recepite dalle autorità italiane" le informative israeliane e "sarebbe grave" se fosse un "recepimento atipico in assenza di attività di riscontro"
osserva Giandomenico Caiazza oggi sul Domani.
L'inchiesta Hannoun lascia dubbi sul terreno anche a giuristi e avvocati che non sono certo cooptabili all'archetipo 'toghe rosse'.
Ove non bastasse, in delle due inchieste già archiviate a carico di #Hannoun, quella del 2010, procura e GIP hanno entrambi convenuto e ritenuto come materiale israeliano sia
"impossibile da utilizzare perché spesso raccolto senza l'osservanza dei principi fondamentali che regolano l'acquisizione delle prove nel nostro ordinamento".
Come spesso accade da quel tot di decenni a questa parte, che il Cossiga ministro dell'Interno sembra un ricordo lontano e non dovrebbe esserlo se la Memoria ha ancora un futuro, il rischio è che poi si vada ritualmente per pericolose scorciatoie da puro frontismo e 'guadagno' politico, con patente cambio di 'destinazione d'uso': da un Stato Di Diritto a uno Stato Di Polizia. A maggior ragione 'oggi' in epoche di tossiche viralità social, pure spesso gestite dai leader in capo delle nazioni. Putin ringrazia, Trump e 'Bibi' pure, sustainer retequattristi idem.
Chissà se si potrà mai riflettere su queste 'stronzatine' senza che i frontisti-a-sbraito ti diano del filo Hamas o dell'antisemita: ma la vedo dura.
Shalom Chaverim
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Quali che siano le posizioni di ciascuno sul 'tema', sembra che non sia chiara a molti una dirimente 'stronzatina': le attività di intelligence trasposte pari-pari in una indagine della procura non sono consentite e si confida che sia ancora così per uno Stato di Diritto e non il suo opposto. Altrimenti, la 'giudiziaria' diventa un mera polizia politica, idem la magistratura 'requirente'. Valga per qualsiasi attività di intelligence: che provenga da Servizi italiani e non, che provenga da apparati al servizio del destinatario di un mandato di cattura emesso dalla Corte Penale Internazionale e non.
In materia di "trasposizioni" il caso Iuventa è quello più recente e più indicativo - già vergognoso di suo per come venne imbastito, concluso poi col proscioglimento delle ONG davanti al GUP di Trapani dopo sette anni (sette) di procedimento e accuse infamanti di contiguità coi trafficanti libici rese virali a mezzo stampa - ha ancora molto da 'insegnare'. L'elenco è lungo e si potrebbero pur mettere in inventario molti altri casi recenti finiti nel nulla.
"Vi è il pericolo che si privilegino discutibili strategie intese a valorizzare ai fini di una condanna, elementi sufficienti solo per aprire un’inchiesta",
scriveva Giovanni Falcone nel libro Cose Di Cosa Nostra, scritto a quattro mani con Marcelle Padovani.
"Trascurare l’accertamento dei singoli reati-fine imputabili ai membri delle organizzazioni mafiose, ritenere di poter far derivare la responsabilità degli imputati in ordine al delitto di associazione per delinquere soltanto da «indizi» che consentono di qualificare gli imputati stessi come mafiosi, significa incamminarsi per una falsa scorciatoia, illusoria quanto pericolosa; una siffatta impostazione è suscettibile di interpretazioni soggettive ed arbitrarie, e i ripetuti insuccessi giudiziari di indagini istruttorie condotte con tale metodo costituiscono la riprova che tale via non è praticabile"*:
sostennero Giovanni Falcone e Giuliano Turone al convegno Tecniche Di Indagine In Materia Di Mafia, tenuto a Castel Gandolfo nel lontano giugno 1982. Passaggi che tornano alle mente.
A Falcone (giustamente) interessava vincere i processi di Mafia: e non certo perderli per scivolose vie politiche o gestioni mediatiche 'a sbraito' sempre impiattate per via politica.
L'accusa
"è largamente costruita su elementi probatori e valutazioni giuridiche di fonte israeliana"
senza possibilità alcuna di controllo e verifica ed
"è singolare che la prova di possibili collegamenti tra i destinatari di queste somme e Hamas sia data solo da report che vengono dall’autorità militare israeliana o dai loro servizi segreti"
ha osservato ieri Alessandro Diddi sul Messaggero.
"Va verificata la modalità con cui sono state recepite dalle autorità italiane" le informative israeliane e "sarebbe grave" se fosse un "recepimento atipico in assenza di attività di riscontro"
osserva Giandomenico Caiazza oggi sul Domani.
L'inchiesta Hannoun lascia dubbi sul terreno anche a giuristi e avvocati che non sono certo cooptabili all'archetipo 'toghe rosse'.
Ove non bastasse, in delle due inchieste già archiviate a carico di #Hannoun, quella del 2010, procura e GIP hanno entrambi convenuto e ritenuto come materiale israeliano sia
"impossibile da utilizzare perché spesso raccolto senza l'osservanza dei principi fondamentali che regolano l'acquisizione delle prove nel nostro ordinamento".
Come spesso accade da quel tot di decenni a questa parte, che il Cossiga ministro dell'Interno sembra un ricordo lontano e non dovrebbe esserlo se la Memoria ha ancora un futuro, il rischio è che poi si vada ritualmente per pericolose scorciatoie da puro frontismo e 'guadagno' politico, con patente cambio di 'destinazione d'uso': da un Stato Di Diritto a uno Stato Di Polizia. A maggior ragione 'oggi' in epoche di tossiche viralità social, pure spesso gestite dai leader in capo delle nazioni. Putin ringrazia, Trump e 'Bibi' pure, sustainer retequattristi idem.
Chissà se si potrà mai riflettere su queste 'stronzatine' senza che i frontisti-a-sbraito ti diano del filo Hamas o dell'antisemita: ma la vedo dura.
Shalom Chaverim
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Quali che siano le posizioni di ciascuno sul 'tema', sembra che non sia chiara a molti una dirimente 'stronzatina': le attività di intelligence trasposte pari-pari in una indagine della procura non sono consentite e si confida che sia ancora così per uno Stato di Diritto e non il suo opposto. Altrimenti, la 'giudiziaria' diventa un mera polizia politica, idem la magistratura 'requirente'. Valga per qualsiasi attività di intelligence: che provenga da Servizi italiani e non, che provenga da apparati al servizio del destinatario di un mandato di cattura emesso dalla Corte Penale Internazionale e non.
In materia di "trasposizioni" il caso Iuventa è quello più recente e più indicativo - già vergognoso di suo per come venne imbastito, concluso poi col proscioglimento delle ONG davanti al GUP di Trapani dopo sette anni (sette) di procedimento e accuse infamanti di contiguità coi trafficanti libici rese virali a mezzo stampa - ha ancora molto da 'insegnare'. L'elenco è lungo e si potrebbero pur mettere in inventario molti altri casi recenti finiti nel nulla.
"Vi è il pericolo che si privilegino discutibili strategie intese a valorizzare ai fini di una condanna, elementi sufficienti solo per aprire un’inchiesta",
scriveva Giovanni Falcone nel libro Cose Di Cosa Nostra, scritto a quattro mani con Marcelle Padovani.
"Trascurare l’accertamento dei singoli reati-fine imputabili ai membri delle organizzazioni mafiose, ritenere di poter far derivare la responsabilità degli imputati in ordine al delitto di associazione per delinquere soltanto da «indizi» che consentono di qualificare gli imputati stessi come mafiosi, significa incamminarsi per una falsa scorciatoia, illusoria quanto pericolosa; una siffatta impostazione è suscettibile di interpretazioni soggettive ed arbitrarie, e i ripetuti insuccessi giudiziari di indagini istruttorie condotte con tale metodo costituiscono la riprova che tale via non è praticabile"*:
sostennero Giovanni Falcone e Giuliano Turone al convegno Tecniche Di Indagine In Materia Di Mafia, tenuto a Castel Gandolfo nel lontano giugno 1982. Passaggi che tornano alle mente.
A Falcone (giustamente) interessava vincere i processi di Mafia: e non certo perderli per scivolose vie politiche o gestioni mediatiche 'a sbraito' sempre impiattate per via politica.
L'accusa
"è largamente costruita su elementi probatori e valutazioni giuridiche di fonte israeliana"
senza possibilità alcuna di controllo e verifica ed
"è singolare che la prova di possibili collegamenti tra i destinatari di queste somme e Hamas sia data solo da report che vengono dall’autorità militare israeliana o dai loro servizi segreti"
ha osservato ieri Alessandro Diddi sul Messaggero.
"Va verificata la modalità con cui sono state recepite dalle autorità italiane" le informative israeliane e "sarebbe grave" se fosse un "recepimento atipico in assenza di attività di riscontro"
osserva Giandomenico Caiazza oggi sul Domani.
L'inchiesta Hannoun lascia dubbi sul terreno anche a giuristi e avvocati che non sono certo cooptabili all'archetipo 'toghe rosse'.
Ove non bastasse, in delle due inchieste già archiviate a carico di #Hannoun, quella del 2010, procura e GIP hanno entrambi convenuto e ritenuto come materiale israeliano sia
"impossibile da utilizzare perché spesso raccolto senza l'osservanza dei principi fondamentali che regolano l'acquisizione delle prove nel nostro ordinamento".
Come spesso accade da quel tot di decenni a questa parte, che il Cossiga ministro dell'Interno sembra un ricordo lontano e non dovrebbe esserlo se la Memoria ha ancora un futuro, il rischio è che poi si vada ritualmente per pericolose scorciatoie da puro frontismo e 'guadagno' politico, con patente cambio di 'destinazione d'uso': da un Stato Di Diritto a uno Stato Di Polizia. A maggior ragione 'oggi' in epoche di tossiche viralità social, pure spesso gestite dai leader in capo delle nazioni. Putin ringrazia, Trump e 'Bibi' pure, sustainer retequattristi idem.
Chissà se si potrà mai riflettere su queste 'stronzatine' senza che i frontisti-a-sbraito ti diano del filo Hamas o dell'antisemita: ma la vedo dura.
Shalom Chaverim
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Quali che siano le posizioni di ciascuno sul 'tema', sembra che non sia chiara a molti una dirimente 'stronzatina': le attività di intelligence trasposte pari-pari in una indagine della procura non sono consentite e si confida che sia ancora così per uno Stato di Diritto e non il suo opposto. Altrimenti, la 'giudiziaria' diventa un mera polizia politica, idem la magistratura 'requirente'. Valga per qualsiasi attività di intelligence: che provenga da Servizi italiani e non, che provenga da apparati al servizio del destinatario di un mandato di cattura emesso dalla Corte Penale Internazionale e non.
In materia di "trasposizioni" il caso Iuventa è quello più recente e più indicativo - già vergognoso di suo per come venne imbastito, concluso poi col proscioglimento delle ONG davanti al GUP di Trapani dopo sette anni (sette) di procedimento e accuse infamanti di contiguità coi trafficanti libici rese virali a mezzo stampa - ha ancora molto da 'insegnare'. L'elenco è lungo e si potrebbero pur mettere in inventario molti altri casi recenti finiti nel nulla.
"Vi è il pericolo che si privilegino discutibili strategie intese a valorizzare ai fini di una condanna, elementi sufficienti solo per aprire un’inchiesta",
scriveva Giovanni Falcone nel libro Cose Di Cosa Nostra, scritto a quattro mani con Marcelle Padovani.
"Trascurare l’accertamento dei singoli reati-fine imputabili ai membri delle organizzazioni mafiose, ritenere di poter far derivare la responsabilità degli imputati in ordine al delitto di associazione per delinquere soltanto da «indizi» che consentono di qualificare gli imputati stessi come mafiosi, significa incamminarsi per una falsa scorciatoia, illusoria quanto pericolosa; una siffatta impostazione è suscettibile di interpretazioni soggettive ed arbitrarie, e i ripetuti insuccessi giudiziari di indagini istruttorie condotte con tale metodo costituiscono la riprova che tale via non è praticabile"*:
sostennero Giovanni Falcone e Giuliano Turone al convegno Tecniche Di Indagine In Materia Di Mafia, tenuto a Castel Gandolfo nel lontano giugno 1982. Passaggi che tornano alle mente.
A Falcone (giustamente) interessava vincere i processi di Mafia: e non certo perderli per scivolose vie politiche o gestioni mediatiche 'a sbraito' sempre impiattate per via politica.
L'accusa
"è largamente costruita su elementi probatori e valutazioni giuridiche di fonte israeliana"
senza possibilità alcuna di controllo e verifica ed
"è singolare che la prova di possibili collegamenti tra i destinatari di queste somme e Hamas sia data solo da report che vengono dall’autorità militare israeliana o dai loro servizi segreti"
ha osservato ieri Alessandro Diddi sul Messaggero.
"Va verificata la modalità con cui sono state recepite dalle autorità italiane" le informative israeliane e "sarebbe grave" se fosse un "recepimento atipico in assenza di attività di riscontro"
osserva Giandomenico Caiazza oggi sul Domani.
L'inchiesta Hannoun lascia dubbi sul terreno anche a giuristi e avvocati che non sono certo cooptabili all'archetipo 'toghe rosse'.
Ove non bastasse, in delle due inchieste già archiviate a carico di #Hannoun, quella del 2010, procura e GIP hanno entrambi convenuto e ritenuto come materiale israeliano sia
"impossibile da utilizzare perché spesso raccolto senza l'osservanza dei principi fondamentali che regolano l'acquisizione delle prove nel nostro ordinamento".
Come spesso accade da quel tot di decenni a questa parte, che il Cossiga ministro dell'Interno sembra un ricordo lontano e non dovrebbe esserlo se la Memoria ha ancora un futuro, il rischio è che poi si vada ritualmente per pericolose scorciatoie da puro frontismo e 'guadagno' politico, con patente cambio di 'destinazione d'uso': da un Stato Di Diritto a uno Stato Di Polizia. A maggior ragione 'oggi' in epoche di tossiche viralità social, pure spesso gestite dai leader in capo delle nazioni. Putin ringrazia, Trump e 'Bibi' pure, sustainer retequattristi idem.
Chissà se si potrà mai riflettere su queste 'stronzatine' senza che i frontisti-a-sbraito ti diano del filo Hamas o dell'antisemita: ma la vedo dura.
Shalom Chaverim
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Quali che siano le posizioni di ciascuno sul 'tema', sembra che non sia chiara a molti una dirimente 'stronzatina': le attività di intelligence trasposte pari-pari in una indagine della procura non sono consentite e si confida che sia ancora così per uno Stato di Diritto e non il suo opposto. Altrimenti, la 'giudiziaria' diventa un mera polizia politica, idem la magistratura 'requirente'. Valga per qualsiasi attività di intelligence: che provenga da Servizi italiani e non, che provenga da apparati al servizio del destinatario di un mandato di cattura emesso dalla Corte Penale Internazionale e non.
In materia di "trasposizioni" il caso Iuventa è quello più recente e più indicativo - già vergognoso di suo per come venne imbastito, concluso poi col proscioglimento delle ONG davanti al GUP di Trapani dopo sette anni (sette) di procedimento e accuse infamanti di contiguità coi trafficanti libici rese virali a mezzo stampa - ha ancora molto da 'insegnare'. L'elenco è lungo e si potrebbero pur mettere in inventario molti altri casi recenti finiti nel nulla.
"Vi è il pericolo che si privilegino discutibili strategie intese a valorizzare ai fini di una condanna, elementi sufficienti solo per aprire un’inchiesta",
scriveva Giovanni Falcone nel libro Cose Di Cosa Nostra, scritto a quattro mani con Marcelle Padovani.
"Trascurare l’accertamento dei singoli reati-fine imputabili ai membri delle organizzazioni mafiose, ritenere di poter far derivare la responsabilità degli imputati in ordine al delitto di associazione per delinquere soltanto da «indizi» che consentono di qualificare gli imputati stessi come mafiosi, significa incamminarsi per una falsa scorciatoia, illusoria quanto pericolosa; una siffatta impostazione è suscettibile di interpretazioni soggettive ed arbitrarie, e i ripetuti insuccessi giudiziari di indagini istruttorie condotte con tale metodo costituiscono la riprova che tale via non è praticabile"*:
sostennero Giovanni Falcone e Giuliano Turone al convegno Tecniche Di Indagine In Materia Di Mafia, tenuto a Castel Gandolfo nel lontano giugno 1982. Passaggi che tornano alle mente.
A Falcone (giustamente) interessava vincere i processi di Mafia: e non certo perderli per scivolose vie politiche o gestioni mediatiche 'a sbraito' sempre impiattate per via politica.
L'accusa
"è largamente costruita su elementi probatori e valutazioni giuridiche di fonte israeliana"
senza possibilità alcuna di controllo e verifica ed
"è singolare che la prova di possibili collegamenti tra i destinatari di queste somme e Hamas sia data solo da report che vengono dall’autorità militare israeliana o dai loro servizi segreti"
ha osservato ieri Alessandro Diddi sul Messaggero.
"Va verificata la modalità con cui sono state recepite dalle autorità italiane" le informative israeliane e "sarebbe grave" se fosse un "recepimento atipico in assenza di attività di riscontro"
osserva Giandomenico Caiazza oggi sul Domani.
L'inchiesta Hannoun lascia dubbi sul terreno anche a giuristi e avvocati che non sono certo cooptabili all'archetipo 'toghe rosse'.
Ove non bastasse, in delle due inchieste già archiviate a carico di #Hannoun, quella del 2010, procura e GIP hanno entrambi convenuto e ritenuto come materiale israeliano sia
"impossibile da utilizzare perché spesso raccolto senza l'osservanza dei principi fondamentali che regolano l'acquisizione delle prove nel nostro ordinamento".
Come spesso accade da quel tot di decenni a questa parte, che il Cossiga ministro dell'Interno sembra un ricordo lontano e non dovrebbe esserlo se la Memoria ha ancora un futuro, il rischio è che poi si vada ritualmente per pericolose scorciatoie da puro frontismo e 'guadagno' politico, con patente cambio di 'destinazione d'uso': da un Stato Di Diritto a uno Stato Di Polizia. A maggior ragione 'oggi' in epoche di tossiche viralità social, pure spesso gestite dai leader in capo delle nazioni. Putin ringrazia, Trump e 'Bibi' pure, sustainer retequattristi idem.
Chissà se si potrà mai riflettere su queste 'stronzatine' senza che i frontisti-a-sbraito ti diano del filo Hamas o dell'antisemita: ma la vedo dura.
Shalom Chaverim
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"Il bello di quando accusi qualcuno di #terrorismo è che sai dove cominci, ma non sai dove finisci"
Da leggere #MarcoTravaglio su #Hannoun
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"Il bello di quando accusi qualcuno di #terrorismo è che sai dove cominci, ma non sai dove finisci"
Da leggere #MarcoTravaglio su #Hannoun
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"Il bello di quando accusi qualcuno di #terrorismo è che sai dove cominci, ma non sai dove finisci"
Da leggere #MarcoTravaglio su #Hannoun
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"Il bello di quando accusi qualcuno di #terrorismo è che sai dove cominci, ma non sai dove finisci"
Da leggere #MarcoTravaglio su #Hannoun
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"Il bello di quando accusi qualcuno di #terrorismo è che sai dove cominci, ma non sai dove finisci"
Da leggere #MarcoTravaglio su #Hannoun
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https://www.ecovicentino.it/thiene/kaabouri-le-opposizioni-allattacco-del-consigliere-comunale-parole-inaccettabili/
Se è una questione di principio, la destra si nasconde dietro ad un dito, visto che ha dato fiducia a ministri che hanno truffato lo stato. Capisco che il supporto a dei terroristi sia ben diverso, ma il principio rimane lo stesso.
#hannoun #palestina #politica @attualita -
https://www.ecovicentino.it/thiene/kaabouri-le-opposizioni-allattacco-del-consigliere-comunale-parole-inaccettabili/
Se è una questione di principio, la destra si nasconde dietro ad un dito, visto che ha dato fiducia a ministri che hanno truffato lo stato. Capisco che il supporto a dei terroristi sia ben diverso, ma il principio rimane lo stesso.
#hannoun #palestina #politica @attualita -
https://www.ecovicentino.it/thiene/kaabouri-le-opposizioni-allattacco-del-consigliere-comunale-parole-inaccettabili/
Se è una questione di principio, la destra si nasconde dietro ad un dito, visto che ha dato fiducia a ministri che hanno truffato lo stato. Capisco che il supporto a dei terroristi sia ben diverso, ma il principio rimane lo stesso.
#hannoun #palestina #politica @attualita -
https://www.ecovicentino.it/thiene/kaabouri-le-opposizioni-allattacco-del-consigliere-comunale-parole-inaccettabili/
Se è una questione di principio, la destra si nasconde dietro ad un dito, visto che ha dato fiducia a ministri che hanno truffato lo stato. Capisco che il supporto a dei terroristi sia ben diverso, ma il principio rimane lo stesso.
#hannoun #palestina #politica @attualita -
https://www.ecovicentino.it/thiene/kaabouri-le-opposizioni-allattacco-del-consigliere-comunale-parole-inaccettabili/
Se è una questione di principio, la destra si nasconde dietro ad un dito, visto che ha dato fiducia a ministri che hanno truffato lo stato. Capisco che il supporto a dei terroristi sia ben diverso, ma il principio rimane lo stesso.
#hannoun #palestina #politica @attualita -
BASTA DIRE MOSSAD
Alfredo FacchiniC’è un particolare che non sta mai nei titoli. Non sta nei sommari. Non apre i notiziari. Eppure è l’unico particolare che conta.
L’inchiesta “Hannoun”, quella che riempie le prime pagine, gonfia i talk show e scatena l’indignazione bipartisan della classe politica italiana, nasce nei dossier del Mossad. Non è una segnalazione laterale. È la sorgente. Quel Mossad che considera ostile Save the Children e collusi organismi delle Nazioni Unite, come l’UNRWA.
L’intera impalcatura accusatoria è costruita, orientata, selezionata da un servizio segreto appartenente a uno Stato terrorista. Uno Stato che pratica l’eliminazione mirata, la punizione collettiva, la repressione sistematica.
Il paradosso è tutto qui, ed è monumentale. In Italia un’inchiesta giudiziaria viene trattata come oro colato proprio perché nasce dal Mossad. Non nonostante il Mossad. Grazie al Mossad. Nessun giornale si chiede se la fonte abbia un interesse diretto. Nessun talk pone la questione più semplice e più scomoda: può uno Stato parte in causa dettare l’agenda giudiziaria di un altro Paese?
La risposta, nei fatti, è già arrivata. Sì, può. E qui accade il secondo atto, quello più rivelatore.L’informazione italiana gode. Gode nel criminalizzare. Gode nel mostrare il movimento pro-palestinese sotto una luce penale, torbida, sospetta. Gode nel confondere solidarietà, piazza e lotta armata. ONG, associazioni, attivisti, cittadini: tutto nello stesso sacco.
Il lessico è pronto da anni: importato, rodato, testato altrove. Chi aiuta Gaza finanzia Hamas. Chi parla di Palestina legittima il terrorismo. Chi contesta Israele minaccia l’ordine. Il movimento pro-Pal diventa così una macchia. Una zona grigia da sorvegliare. Un corpo estraneo da normalizzare con il codice penale.
E intanto i morti restano sullo sfondo. Quattrocentoundici palestinesi uccisi durante la farsa della tregua. Un dato che passa. Scivola. Non scalda i titoli. Non eccita. Meglio l’arresto. Meglio il sospetto. Meglio il volto da sbattere in prima pagina.
Il giornalismo italiano, in questa storia, ancora una volta è osceno. C’è una parte del Paese, del resto, che attendeva con ansia questo momento. Il momento in cui il movimento pro-Pal smette di essere politico e diventa giudiziario.
E poco importa da dove arrivi. Che la fonte sia un servizio segreto straniero, impegnato in una guerra di annientamento, non disturba. Anzi: rassicura. Perché offre una scorciatoia: non discutere la Palestina, non guardare Gaza, non nominare l’assedio. Basta dire: Mossad. E tutto diventa credibile.
L’Italia, dal dopoguerra, è un Paese a sovranità limitata. Una condizione strutturale, mai davvero rimossa. Prima sotto l’ombrello degli Stati Uniti, tra basi militari, alleanze obbligate e obbedienza atlantica. Oggi dentro un perimetro nuovo, meno dichiarato ma altrettanto vincolante, nel quale l’agenda politica, mediatica e giudiziaria viene orientata da interessi esterni legati al sionismo internazionale.
Non è una teoria. È una pratica quotidiana. Si manifesta nel silenzio imposto su Gaza, nella criminalizzazione della solidarietà, nell’accettazione acritica di dossier prodotti da apparati stranieri come se fossero verità rivelate. In questo quadro, l’inchiesta “Hannoun” non è un’anomalia: è un sintomo. La prova che la subordinazione non è più solo militare o diplomatica, ma culturale, informativa, giudiziaria.
E quando un Paese rinuncia a pensare con la propria testa, rinuncia definitivamente anche alla propria sovranità. Anche senza che nessuno debba più ricordarglielo apertamente.Non ha più bisogno di ordini espliciti: l’obbedienza è ormai automatica.
#AlfredoFacchini
#Mossad #Hannoun #inchiestahannoun
#PalestinaOccupata
#30dicembre2025 -
BASTA DIRE MOSSAD
Alfredo FacchiniC’è un particolare che non sta mai nei titoli. Non sta nei sommari. Non apre i notiziari. Eppure è l’unico particolare che conta.
L’inchiesta “Hannoun”, quella che riempie le prime pagine, gonfia i talk show e scatena l’indignazione bipartisan della classe politica italiana, nasce nei dossier del Mossad. Non è una segnalazione laterale. È la sorgente. Quel Mossad che considera ostile Save the Children e collusi organismi delle Nazioni Unite, come l’UNRWA.
L’intera impalcatura accusatoria è costruita, orientata, selezionata da un servizio segreto appartenente a uno Stato terrorista. Uno Stato che pratica l’eliminazione mirata, la punizione collettiva, la repressione sistematica.
Il paradosso è tutto qui, ed è monumentale. In Italia un’inchiesta giudiziaria viene trattata come oro colato proprio perché nasce dal Mossad. Non nonostante il Mossad. Grazie al Mossad. Nessun giornale si chiede se la fonte abbia un interesse diretto. Nessun talk pone la questione più semplice e più scomoda: può uno Stato parte in causa dettare l’agenda giudiziaria di un altro Paese?
La risposta, nei fatti, è già arrivata. Sì, può. E qui accade il secondo atto, quello più rivelatore.L’informazione italiana gode. Gode nel criminalizzare. Gode nel mostrare il movimento pro-palestinese sotto una luce penale, torbida, sospetta. Gode nel confondere solidarietà, piazza e lotta armata. ONG, associazioni, attivisti, cittadini: tutto nello stesso sacco.
Il lessico è pronto da anni: importato, rodato, testato altrove. Chi aiuta Gaza finanzia Hamas. Chi parla di Palestina legittima il terrorismo. Chi contesta Israele minaccia l’ordine. Il movimento pro-Pal diventa così una macchia. Una zona grigia da sorvegliare. Un corpo estraneo da normalizzare con il codice penale.
E intanto i morti restano sullo sfondo. Quattrocentoundici palestinesi uccisi durante la farsa della tregua. Un dato che passa. Scivola. Non scalda i titoli. Non eccita. Meglio l’arresto. Meglio il sospetto. Meglio il volto da sbattere in prima pagina.
Il giornalismo italiano, in questa storia, ancora una volta è osceno. C’è una parte del Paese, del resto, che attendeva con ansia questo momento. Il momento in cui il movimento pro-Pal smette di essere politico e diventa giudiziario.
E poco importa da dove arrivi. Che la fonte sia un servizio segreto straniero, impegnato in una guerra di annientamento, non disturba. Anzi: rassicura. Perché offre una scorciatoia: non discutere la Palestina, non guardare Gaza, non nominare l’assedio. Basta dire: Mossad. E tutto diventa credibile.
L’Italia, dal dopoguerra, è un Paese a sovranità limitata. Una condizione strutturale, mai davvero rimossa. Prima sotto l’ombrello degli Stati Uniti, tra basi militari, alleanze obbligate e obbedienza atlantica. Oggi dentro un perimetro nuovo, meno dichiarato ma altrettanto vincolante, nel quale l’agenda politica, mediatica e giudiziaria viene orientata da interessi esterni legati al sionismo internazionale.
Non è una teoria. È una pratica quotidiana. Si manifesta nel silenzio imposto su Gaza, nella criminalizzazione della solidarietà, nell’accettazione acritica di dossier prodotti da apparati stranieri come se fossero verità rivelate. In questo quadro, l’inchiesta “Hannoun” non è un’anomalia: è un sintomo. La prova che la subordinazione non è più solo militare o diplomatica, ma culturale, informativa, giudiziaria.
E quando un Paese rinuncia a pensare con la propria testa, rinuncia definitivamente anche alla propria sovranità. Anche senza che nessuno debba più ricordarglielo apertamente.Non ha più bisogno di ordini espliciti: l’obbedienza è ormai automatica.
#AlfredoFacchini
#Mossad #Hannoun #inchiestahannoun
#PalestinaOccupata
#30dicembre2025 -
BASTA DIRE MOSSAD
Alfredo FacchiniC’è un particolare che non sta mai nei titoli. Non sta nei sommari. Non apre i notiziari. Eppure è l’unico particolare che conta.
L’inchiesta “Hannoun”, quella che riempie le prime pagine, gonfia i talk show e scatena l’indignazione bipartisan della classe politica italiana, nasce nei dossier del Mossad. Non è una segnalazione laterale. È la sorgente. Quel Mossad che considera ostile Save the Children e collusi organismi delle Nazioni Unite, come l’UNRWA.
L’intera impalcatura accusatoria è costruita, orientata, selezionata da un servizio segreto appartenente a uno Stato terrorista. Uno Stato che pratica l’eliminazione mirata, la punizione collettiva, la repressione sistematica.
Il paradosso è tutto qui, ed è monumentale. In Italia un’inchiesta giudiziaria viene trattata come oro colato proprio perché nasce dal Mossad. Non nonostante il Mossad. Grazie al Mossad. Nessun giornale si chiede se la fonte abbia un interesse diretto. Nessun talk pone la questione più semplice e più scomoda: può uno Stato parte in causa dettare l’agenda giudiziaria di un altro Paese?
La risposta, nei fatti, è già arrivata. Sì, può. E qui accade il secondo atto, quello più rivelatore.L’informazione italiana gode. Gode nel criminalizzare. Gode nel mostrare il movimento pro-palestinese sotto una luce penale, torbida, sospetta. Gode nel confondere solidarietà, piazza e lotta armata. ONG, associazioni, attivisti, cittadini: tutto nello stesso sacco.
Il lessico è pronto da anni: importato, rodato, testato altrove. Chi aiuta Gaza finanzia Hamas. Chi parla di Palestina legittima il terrorismo. Chi contesta Israele minaccia l’ordine. Il movimento pro-Pal diventa così una macchia. Una zona grigia da sorvegliare. Un corpo estraneo da normalizzare con il codice penale.
E intanto i morti restano sullo sfondo. Quattrocentoundici palestinesi uccisi durante la farsa della tregua. Un dato che passa. Scivola. Non scalda i titoli. Non eccita. Meglio l’arresto. Meglio il sospetto. Meglio il volto da sbattere in prima pagina.
Il giornalismo italiano, in questa storia, ancora una volta è osceno. C’è una parte del Paese, del resto, che attendeva con ansia questo momento. Il momento in cui il movimento pro-Pal smette di essere politico e diventa giudiziario.
E poco importa da dove arrivi. Che la fonte sia un servizio segreto straniero, impegnato in una guerra di annientamento, non disturba. Anzi: rassicura. Perché offre una scorciatoia: non discutere la Palestina, non guardare Gaza, non nominare l’assedio. Basta dire: Mossad. E tutto diventa credibile.
L’Italia, dal dopoguerra, è un Paese a sovranità limitata. Una condizione strutturale, mai davvero rimossa. Prima sotto l’ombrello degli Stati Uniti, tra basi militari, alleanze obbligate e obbedienza atlantica. Oggi dentro un perimetro nuovo, meno dichiarato ma altrettanto vincolante, nel quale l’agenda politica, mediatica e giudiziaria viene orientata da interessi esterni legati al sionismo internazionale.
Non è una teoria. È una pratica quotidiana. Si manifesta nel silenzio imposto su Gaza, nella criminalizzazione della solidarietà, nell’accettazione acritica di dossier prodotti da apparati stranieri come se fossero verità rivelate. In questo quadro, l’inchiesta “Hannoun” non è un’anomalia: è un sintomo. La prova che la subordinazione non è più solo militare o diplomatica, ma culturale, informativa, giudiziaria.
E quando un Paese rinuncia a pensare con la propria testa, rinuncia definitivamente anche alla propria sovranità. Anche senza che nessuno debba più ricordarglielo apertamente.Non ha più bisogno di ordini espliciti: l’obbedienza è ormai automatica.
#AlfredoFacchini
#Mossad #Hannoun #inchiestahannoun
#PalestinaOccupata
#30dicembre2025 -
https://www.europesays.com/it/183780/ Hannoun non potrà entrare per un anno a Milano, arriva il foglio di via obbligatorio – Il Tempo #Cronaca #CronacaItaliana #CronacaItaliana #Hannoun #IT #Italia #Italy #News #Notizie #UltimeNotizie #UltimeNotizieENewsDiOggi #UltimeNotizieItalia #UltimeNotizie #UltimeNotizieEnewsDiOggi #UltimeNotizieItalia
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#Hannoun, #Flotilla e le armi chimiche. Il dossier choc #Usa inviato in #Italia
@attualita
https://www.iltempo.it/attualita/2025/09/11/news/flotilla-gaza-dossier-cia-stati-uniti-hannoun-armi-chimiche-palestina-44063718/ -
PALESTINA: PRESENTATO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI IL RAPPORTO 2022 SUI DIRITTI UMANI (NEGATI) https://www.radiondadurto.org/2023/02/23/palestina-presentato-alla-camera-dei-deputati-il-rapporto-2022-sui-diritti-umani-negati/ #INTERNAZIONALI #dirittiumani #gerusalemme #Palestina #hannoun #alquds #ascari #m5s
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PALESTINA: PRESENTATO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI IL RAPPORTO 2022 SUI DIRITTI UMANI (NEGATI) https://www.radiondadurto.org/2023/02/23/palestina-presentato-alla-camera-dei-deputati-il-rapporto-2022-sui-diritti-umani-negati/ #INTERNAZIONALI #dirittiumani #gerusalemme #Palestina #hannoun #alquds #ascari #m5s
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PALESTINA: PRESENTATO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI IL RAPPORTO 2022 SUI DIRITTI UMANI (NEGATI) https://www.radiondadurto.org/2023/02/23/palestina-presentato-alla-camera-dei-deputati-il-rapporto-2022-sui-diritti-umani-negati/ #INTERNAZIONALI #dirittiumani #gerusalemme #Palestina #hannoun #alquds #ascari #m5s
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PALESTINA: PRESENTATO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI IL RAPPORTO 2022 SUI DIRITTI UMANI (NEGATI) https://www.radiondadurto.org/2023/02/23/palestina-presentato-alla-camera-dei-deputati-il-rapporto-2022-sui-diritti-umani-negati/ #INTERNAZIONALI #dirittiumani #gerusalemme #Palestina #hannoun #alquds #ascari #m5s