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1000 results for “sparna”

  1. Anneke Kim Sarnau – „Hit Mom“ (2017)

    Für einen deutschen Fernsehfilm ist das hier wahrhaftig eine „schwarze Komödie“. Für einen Weihnachtsfilm ist das hier geradezu ein Bruch mit der Konvention. Und für mich ist dieser kleine Film vom Hessischen Rundfunk deshalb eine echte und tiefschwarze Mediathekperle die glücklich macht.

  2. La Spagna riconosce il lavoro di Francesca Albanese su Gaza e diritto internazionale.
    Da Roma, invece, nessun riconoscimento: l’orgoglio nazionale vale solo per gli italiani che piacciono al Governo.

    #FrancescaAlbanese #Gaza #DirittiUmani #DirittoInternazionale #GovernoMeloni #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  3. Sanchez: "Non si può sanzionare chi difende la giustizia internazionale"

    "La Spagna non gira lo sguardo altrove. Sanzionare chi difende il diritto internazionale significa mettere a rischio l'intero sistema dei diritti umani". Con questo messaggio Sanchez ha richiamato la comunità internazionale sulle sanzioni imposte negli ultimi mesi da USA e Israele contro giudici e procuratori della Corte Penale Internazionale (Cpi) per la loro difesa del diritto internazionale.

    #Usa #Cpi #Sanchez #Spagna

  4. Un'email interna del Pentagono, rivelata da Reuters, ipotizza ritorsioni contro i Paesi dell'alleanza atlantica giudicati "difficili", per il mancato sostegno alla guerra in Iran
    ilfattoquotidiano.it/2026/04/2

    #Spagna #Sanchez #Iran #Trump #Nato

  5. Antitrust all'attacco: in Spagna sotto la lente Apple e la gestione anticoncorrenziale dello store

    La Commissione Nazionale dei Mercati e della Concorrenza (#CNMC) della spagnola aveva avviato l'indagine sin dal luglio 2024, accusando #Apple di "imporre condizioni commerciali sleali" agli sviluppatori di applicazioni mobili vendute nel suo #AppStore

    #antitrust

    hdblog.it/apple/articoli/n6268

    @informatica

  6. Cambio di rotta: vince l’economia aperta

    Le discussioni riguardo all’impostazione politico-economica da assumere si risolsero spesso in dibattiti verbali, senza svolte concrete. L’idea predominante di politica economica era sostanzialmente quella dello smantellamento dei controlli esistenti e della restaurazione del potere padronale in nome dell’efficienza e dell’iniziativa privata. In questo clima, il dibattito riguardo ai princìpi generali di gestione dell’economia del paese venne presto risolto dalla decisione più importante presa nel dopoguerra; l’abbandono progressivo di un’ormai difficile politica di protezionismo e di chiusura degli scambi con l’estero, a favore di un orientamento dell’economia italiana verso una politica di apertura commerciale e di intensificazione degli scambi esteri. <21 Tale indirizzo di liberalizzazione progressiva rappresentava probabilmente una scelta obbligata per l’economia italiana. L’Italia è da sempre caratterizzata da una scarna presenza di materie prime; tutti i prodotti naturali come il legno, il carbone, il ferro, il petrolio, o l’uranio, fondamentali per lo sviluppo industriale, non sono presenti nel suolo o sottosuolo italiano. Per l’economia italiana, il concetto di sviluppo industriale è necessariamente connesso a quello di sviluppo delle importazioni, dovendo l’industria obbligatoriamente rifornirsi di materie prime provenienti dall’estero. L’idea di sviluppo delle importazioni esige parallelamente lo sviluppo delle esportazioni, e quindi una necessaria apertura commerciale crescente. <22 L’Italia perciò non si trovò di fronte alla scelta apparente tra sviluppo come economia chiusa e sviluppo come economia aperta, come ampiamente discusso in precedenza, ma di fatto si trovò a scegliere fra sviluppo industriale come economia aperta e rinuncia totale allo sviluppo industriale.
    La situazione all’interno del paese fu chiara, nei confronti del Nord la politica dei governi di centro si orientò soprattutto verso un intervento a sostegno della ripresa industriale; già nel corso del 1947 il Tesoro si preoccupò di prestare aiuto ad un certo numero di imprese minacciate dalla crisi e di anticipare somme consistenti all’Iri. <23 Dal settembre di quello stesso anno, il Fondo per il finanziamento dell’industria meccanica cominciò ad operare a sostegno di specifici provvedimenti a favore dia dei movimenti d’esportazione sia dei processi di ristrutturazione industriale. <24 Fu altrettanto importante l’accordo che il governo italiano concluse nella seconda metà del 1947 con l’Export-Import Bank per la concessione di un prestito ingente, con l’obiettivo di consentire alle imprese industriali italiane l’acquisto negli Stati Uniti di materie prime, macchine e beni strumentali. Tramite gli aiuti dell’Erp (European Recovery Program) vennero acquisite ulteriori attrezzature; con una parte dei prestiti dell’Erp fu possibile finanziare l’acquisto, per gran parte negli Stati Uniti, di macchinari per un ammontare complessivo di oltre 255 milioni di dollari fra l’aprile del 1948 e la fine del 1951. La maggior parte di questi fondi, più del 70 percento, vennero equamente distribuiti fra l’industria siderurgica, impegnata a finanziare i programmi di integrazione verticale del ciclo produttivo, quella elettrica per la costruzione di centrali termoelettriche, e quella metalmeccanica. <25
    Il governo, potendo ricorrere sempre più liberamente al commercio estero, puntò sostanzialmente a rafforzare le industrie di base, garantendo parte dei mezzi finanziari per accrescere l’importazione delle attrezzature richieste per la riconversione degli impianti e per il superamento del ritardo tecnologico. Le imprese mantennero la loro libertà, impiegarono liberamente la manodopera e destinarono gli investimenti secondo le loro linee guida; lo Stato invece, contribuì in maniera decisiva a rendere possibile sia il rilancio della produzione, che la riduzione dei costi e l’aggiornamento della tecnologia tramite nuovi macchinari. I maggiori aiuti in tal senso, furono concessi all’industria metalmeccanica, addirittura in misura maggiore anche all’industria tessile, fino ad allora esportatrice per eccellenza. Si trattò di una vera e propria scommessa, infatti alla fine della guerra l’Europa centro-occidentale, che assorbiva negli anni pre-conflitto circa il 60 per cento dell’export italiano, risultava devastata sia dal tracollo economico tedesco sia dalla grave flessione della domanda verificatasi in Francia ed in Inghilterra. Inoltre, con l’inizio della “guerra fredda”, molti canali commerciali promettenti furono impossibilitati dall’essere raggiunti; in tal senso fu soprattutto l’industria meccanica che ne risentì visto che aveva già aperto dei canali con l’Europa orientale. <26
    Nel complesso però, gli impianti dell’industria italiana erano per buona parte di recente fabbricazione, ad eccezione dell’industria tessile. La situazione italiana quindi, non si trovava in particolare difficoltà rispetto al resto d’Europa; il grande divario era nei confronti degli Stati Uniti. <27
    Di fatto, per realizzare consistenti e rapidi aumenti di produttività nel settore metalmeccanico, furono sufficienti l’adozione di alcuni procedimenti tecnici più aggiornati e una migliore utilizzazione delle risorse attraverso varie economie esterne, una maggiore specializzazione delle maestranze, e alcuni perfezionamenti dell’organizzazione del lavoro.
    L’industria italiana poteva dunque affrontare i rischi di una liberalizzazione degli scambi, così pure il Tesoro che poteva ormai contare su consistenti riserve valutarie.
    La decisione di aprire l’economia italiana agli scambi con l’estero non implicava necessariamente che l’apertura dovesse avvenire verso gli altri paesi europei. Parlando in maniera molto poco concreta, l’industria italiana avrebbe potuto rivolgersi ai mercati presenti nel bacino del Mediterraneo o nel continente sudamericano. Di fatto però le possibilità a cui si trovò di fronte non erano molte; i paesi balcanici erano entrati a far parte dell’area di influenza sovietica; i rimanenti paesi mediterranei erano sotto l’influsso economico o politico francese o britannico; l’America Latina era legata sempre più strettamente agli Stati Uniti; in questo tipo di contesto le scelte furono quasi obbligate. <28 L’Italia al termine del conflitto si era venuta a trovare nella sfera d’influenza statunitense, e gli Stati Uniti, volendo creare un blocco europeo saldamente integrato dal punto di vista economico e politico, incoraggiò apertamente il riattivarsi degli scambi commerciali fra paesi europei, vedendo con favore l’inserimento dell’economia italiana nel blocco europeo. Sotto questo aspetto, è da notare come da un lato gli Stati Uniti comprendessero le difficoltà che l’industria europea incontrava nei confronti di quella americana, non insistendo perciò per una liberalizzazione degli scambi europei con l’area del dollaro, e dall’altro come invece premessero affinché venissero liberalizzati al più presto gli scambi all’interno dell’area europea. Ragioni economiche e ragioni politiche spinsero il governo italiano verso una rapida liberalizzazione nei confronti dei mercati europei. Il confronto diretto con economie più avanzate e industrializzate doveva risultare decisivo per l’evoluzione strutturale dell’economia italiana, nei suoi aspetti positivi e negativi.
    Una volta stabilita la linea della liberalizzazione commerciale, questa fu seguita con continuità e prontezza. La precedenza venne data al commercio con i paesi europei, nei confronti dei quali le limitazioni quantitative alle importazioni vennero presto abolite. Dal settembre 1949, in seguito all’accordo di Annecy, si procedette a una revisione dei dazi così come era stato convenuto fra tutti i paesi membri dell’Oece; venne approvata una nuova tariffa doganale, che comportava una revisione delle tariffe in senso liberista per tutti i paesi partecipanti. Bisogna ricordare che all’indomani della guerra, nel 1946, le importazioni dei paesi Oece (Organizzazione europea per la cooperazione economica) non sottoposte a vincoli di licenza erano appena il 3,5 per cento delle importazioni totali, e tale percentuale crebbe al 23 per cento nel 1949, al 50 per cento nel 1952, al 99 per cento nel 1954. Se le vecchie tariffe doganali in vigore, approvate nel lontano 1921 e basate su dazi ad valorem erano state ormai vanificate per via dell’inflazione, risultò decisiva la decisione di abolire le restrizioni quantitative all’importazione per un gruppo di merci che forniva il 45 per cento delle importazioni italiane dai paesi dell’area occidentale. Mentre le limitazioni quantitative venivano ridotte rapidamente, la revisione dei dazi doganali avvenne con maggiore gradualità. Dal 1948 l’Italia cominciò a stipulare una serie di accordi multilaterali con altri paesi europei, allo scopo di facilitare i pagamenti e garantire crediti reciproci. Come già ricordato, alla fine del 1946 l’Italia fu ammessa al Fondo monetario internazionale e alla Banca mondiale; nel 1949 aderì all’Oece, nel 1950 all’Unione europea dei pagamenti, nel 1953 alla Ceca, per poi culminare tale processo di integrazione europea con la stipulazione del Trattato di Roma del 1957 che diede origine al mercato comune europeo con la CEE.
    A sostenere l’opportunità di smantellare le vecchie barriere protezionistiche furono soprattutto Cesare Merzagora e La Malfa, ministro del Commercio con l’estero dal luglio 1951. Ideologia condivisa anche dal presidente della Confindustria Angelo Costa, ma non da alcuni grandi gruppi. Per molti la via solcata da La Malfa avrebbe rappresentato un suicidio economico, per questo dovette condurre una dura battaglia a sostegno di una linea di condotta che mirava, con l’ampliamento dei mercati, a promuovere la crescita dell’economia italiana in modo tale da consentire sia l’equilibrio dei conti con l’estero sia una crescita del reddito nazionale. <29
    Inizialmente venne mantenuto un livello di produzione relativamente più elevato rispetto ad altri paesi a favore di alcune produzioni agricole, quali il grano, lo zucchero e il vino, e produzioni industriali, quali i filati, le automobili, i trattori e gli apparecchi elettrici. Nonostante ciò si procedette speditamente all’eliminazione di vincoli e contingentamenti e alla riduzione della maggior parte delle aliquote doganali. Guardando i dati, effettivamente entro la fine del 1953 l’Italia giunse a liberalizzare quasi completamente, e prima di ogni altra nazione, le importazioni dai paesi membri dell’Oece, sia per i prodotti agricoli e le materie prime sia per i manufatti e i semilavorati.
    Molte misure protettive interne come incentivi alle imprese, agevolazioni fiscali e altre forme di aiuto dirette o indirette, controbilanciarono la progressiva liberalizzazione degli scambi. <30 I governi di centro, in questo periodo di mutamento del sistema politico-economico, una volta riusciti nella rischiosa impresa di avviare l’integrazione dell’economia italiana nel mercato internazionale, si trovarono a dover mediare le reazioni che questo passaggio necessario aveva suscitato in un ambiente che non si era mai cimentato in una sfida simile.
    Dal 1950, anche per via degli effetti dell’opera di mobilitazione determinata pure in Europa dalla guerra di Corea, sia la produzione industriale che gli investimenti superarono i massimi valori prebellici. Inoltre in quel periodo, il bilancio statale si avviava verso il pareggio e il reddito nazionale tornava a riportarsi ai livelli prebellici. Risultati di un certo spessore, come sottolineato dal governatore della Banca d’Italia Donato Menichella e dal ministro del Tesoro Giuseppe Pella, se si tiene presente che all’epoca della Liberazione il reddito cadde a meno della metà del 1938. <31 D’altro canto però, bisogna tener presente che il reddito pro capite italiano era in ogni caso un terzo di quello francese e inglese, e meno di un quinto di quello nordamericano. Del resto pesavano nettamente gli oltre due milioni di disoccupati. Un ampio numero di persone versava in condizioni di miseria e di indigenza, non solo nel Mezzogiorno ma pure in alcune aree del Centro e del Nord sebbene in dimensioni più contenute, stando ai dati raccolti dalle inchieste parlamentari condotte fra il 1952 e il 1953.
    Versando il paese in condizioni non particolarmente agiate, gran parte del mondo politico reputò la competizione con le aree forti dell’economia europea una scommessa temeraria anche se da un punto di vista obbligata per un paese come l’Italia con un’economia essenzialmente di trasformazione e privo di materie prime. La necessità di migliorare la competitività della nostra industria urgeva per reggere all’urto della concorrenza straniera. L’industria italiana era basata essenzialmente su prodotti a scarso contenuto tecnologico e su processi labour intensive, perciò era necessario mantenere basso il costo della manodopera, oltre ad accrescere le economie di scala; gli ostacoli per mantenere basso il costo della manodopera non erano certamente pochi, visto che si andava contro le opposizioni prospettate dai sindacati e dai partiti di sinistra.
    La riconversione dalle strutture autarchiche ereditate dal periodo fra i due conflitti mondiali a un sistema aperto e competitivo non fu un passaggio semplice neanche per il mondo imprenditoriale. L’industria italiana, ad eccezione di pochi casi come le fibre sintetiche e i derivati dalla distillazione del petrolio, non aveva le forze necessarie per avventurarsi in nuovi settori di produzione. Il percorso seguito fu così quello di concentrarsi intorno al blocco automobilistico, meccanico, siderurgico e a quello cementiero, con poche incursioni nel comparto dei beni d’investimento.
    Non si può stabilire con certezza la piega che avrebbe potuto prendere il sistema industriale italiano nel caso in cui il governo avesse adottato fin dal dopoguerra, come ipotizzato, una politica di piano. <32 Ciò che si è potuto costatare è che sia i vincoli e le norme che regolavano il sistema monetario e l’interscambio fra l’Europa e gli Stati Uniti, sia le relazioni stabilite da tempo con Francia e Germania concorrevano all’integrazione dell’Italia nell’area euroatlantica.
    L’iniziale inserimento nel mercato internazionale fu conseguito tramite alcuni passi eccessivamente forzati, come la drastica svalutazione della lira rispetto al dollaro da 225 a 575 lire, dovuta principalmente alle pressioni e agli interessi finanziari dei settori più direttamente legati alle esportazioni.
    [NOTE]
    21 Si veda P. Barucci, op. cit.; secondo l’autore la decisione italiana di aprire la propria economia agli scambi con l’estero, era stata presa su pressioni degli Stati Uniti, fin dal 1945. Si veda anche P. Saraceno, Finanziamenti per settori, mercati di utilizzo dei crediti esteri ed altri elementi che condizionano la politica economica italiana, in P. Saraceno, a cura di P. Barucci, Ricostruzione e pianificazione (1943-1948), Giuffrè Editore, Milano, 1974. Saraceno mette in luce il rapporto economico tra Stati Uniti e Italia; rapporto che avrebbe potuto condizionare la spinta degli Stati Uniti nei confronti della liberalizzazione italiana.
    22 Pone particolare enfasi a favore di questa linea, Demaria, nella già citata relazione al convegno di Pisa nel 1942. Secondo Demaria, l’isolamento dell’economia italiana fra le due guerre era la misura più esatta del mancato sviluppo.
    23 Si veda G. La Bella, L’Iri nel dopoguerra, Edizioni studium, Roma, 1983; il testo approfondisce le dinamiche relative all’Iri nel dopoguerra e come il Tesoro abbia aiutato le sue numerose imprese.
    24 Si vedano G. Amato, Il governo dell’industria in Italia, Il Mulino, Bologna, 1972, pp. 47 e sgg; P. Saraceno, La riattivazione dell’industria italiana, in P. Saraceno et al., a cura di N. Gallerano, L’altro dopoguerra: Roma e il Sud, Franco Angeli, Milano, 1985.
    25 Consultare M. Pelaja, Ricostruzione e politica siderurgica, in Italia contemporanea, Milano, 1982; riguardo un quadro sui problemi di riconversione del settore siderurgico affrontati sin dai primi negoziati internazionali, si veda G. Carli, Cinquant’anni di vita italiana, Economica Laterza, Roma-Bari, 1993, pp. 51-52. Per quanto riguarda il settore elettrico, consultare B. Bottiglieri, L’industria elettrica dalla guerra agli anni del miracolo economico, in B. Bottiglieri et al., a cura di V. Castronovo, Dal dopoguerra alla nazionalizzazione 1945-1962, Laterza, Roma-Bari, 1994. Si veda anche nell’opera appena citata, L. De Paoli, Programmi di investimenti e nuove tecniche.
    26 Si veda V. Castronovo, L’industria italiana, pp. 266 e sgg, in V. Castronovo et al., La ricostruzione nella grande industria, Bari, Laterza, 1978.
    27 Per avere un quadro generale sul profilo d’insieme e dei vari settori, vedere Confederazione generale dell’industria italiana, L’industria italiana alla metà del secolo XX, Roma, 1953
    28 Anche prima dell’inizio della guerra fredda, la ripresa dei rapporti commerciali con i paesi dell’Est europeo era stata vietata dalla Commissione alleata di controllo. Si veda in tal proposito G. Gualerni, Ricostruzione e industria: per un’interpretazione della politica industriale nel secondo dopoguerra, 1943-1951, Vita e pensiero, Milano, 1980.
    29 Si veda a cura della segreteria generale del C.I.R., Lo sviluppo dell’economia italiana nel quadro della ricostruzione e della cooperazione europea, aa. vv., Roma, 1952; A. O. Hirschman, Potenza nazionale e commercio estero, in A.O. Hirschman et al., a cura di F. Asso e M. De Cecco, Il Mulino, Bologna, 1987.
    30 G. Amato, op. cit.
    31 S. Ricossa e E. Tuccimei (a cura di), La Banca d’Italia e il risanamento post-bellico, 1945-1948, Laterza, Roma, 1992
    32 Per un’analisi approfondita delle prospettive economiche in questione si vedano M. De Cecco, Lo sviluppo dell’economia italiana e la sua collocazione internazionale, in Rivista internazionale di scienze economiche e commerciali, 1971; V. Zamagni, Una scommessa sul futuro: l’industria italiana nella ricostruzione (1946-1952), in V. Zamagni et al., a cura di E. Di Nolfo, R. Rainero e B. Vigezzi, L’Italia e la politica di potenza in Europa (1945-1950), Marzorati, Milano, 1988.
    Emanuele Zema, Come l’economia italiana si apre al mondo dopo la ricostruzione, Tesi di Laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno Accademico 2017-2018

    #1946 #1947 #1949 #1953 #aperta #centro #CesareMerzagora #commercio #disoccupati #DonatoMenichella #economia #EmanueleZema #estero #GiuseppePella #governi #industria #Italia #lira #Oece #Piano #politica #protezionismo #StatiUniti #svalutazione #UgoLaMalfa

  7. So that anyone, even a first-year student, could get a clear idea in 10-15 minutes of what is actually happening in classical logic with “paradoxes”. hackernoon.com/debunking-class #liar'sparadox

  8. Capitolo 426:

    Il primo mese del nuovo anno si avvia verso la conclusione e, come di consueto, complice la pioggia e il freddo, la quantità di film visti è notevole. Le cose da vedere, soprattutto in sala, si accumulano sempre di più (se solo la smettessero di programmare le proiezioni stampa OGNI volta che la Roma gioca una partita infrasettimanale, diamine!). Devo recuperare La Grazia e Marty Supreme, e anche Sirat (che comunque uscirà su Mubi). In compenso, la scorsa settimana sono riuscito almeno ad assistere alla proiezione di Hamnet di Chloè Zhao, di cui vi parlo in maniera più approfondita nella recensione completa. Tra le altre cose hanno annunciato le nomination agli Oscar e, come sapete, non intendo commentarle, anche se vedere roba come F1 candidato come Miglior Film e non Panahi fa davvero gridare. Per questo non intendo fare commenti, parliamo piuttosto di film.

    Good Time (2017): Il mese scorso, mentre ero sul set del nuovo film di Nanni Moretti, un ragazzo che faceva la comparsa mi ha parlato con grande entusiasmo di questo film dei fratelli Safdie (tra poco di nuovo in sala con l’atteso Marty Supreme, candidato agli Oscar). Inizialmente mi è sembrata una versione moderna e crime di Uomini e Topi di Steinbeck, visto che al centro della vicenda ci sono un tizio grande e grosso (Benny Safdie, uno dei registi), con problemi di salute mentale, e uno più piccolo e sveglio (Robert Pattinson). Ben presto però la storia prende una direzione tutta sua, con il tipo grosso che viene arrestato e con quello sveglio che attraversa la notte cercando un modo per farlo evadere. Amo i film che si svolgono interamente nell’arco di poche ore, inoltre le riprese notturne, i neon di una città squallida, dall’aria marcia e le peripezie affrontate dai protagonisti, riescono a tenerti incollato allo schermo per tutti i suoi 100 minuti. Lo potete vedere su Mubi (clicca qui per provare Mubi gratis per 30 giorni!)
    •••½

    Ave Ventura l’Acchiappanimali (1994): Rivedendo questo cult degli anni 90, che ha il merito di aver lanciato la carriera di Jim Carrey, la prima cosa che mi ha sorpreso è vedere Sean Young (l’incantevole Rachel di Blade Runner) nei panni di un odioso capo della polizia, non la ricordavo affatto. Per il resto è un film invecchiato decisamente maluccio, che si regge interamente sulle spalle di quel mattatore di Carrey, nonostante alcune gag che oggi appaiono davvero imbarazzanti, e i sorrisi di Courteney Cox, che ai tempi aveva appena cominciato a girare Friends. Non so se avete il fegato di lanciarvi come me in questo ritorno al demenziale, ma se proprio ci tenete lo trovate su Prime Video (sto valutando se far partire questa nuova abitudine mentre pranzo, ma non credo che né io ne voi lo vogliamo davvero). Sufficienza di stima, solo perché il buon Jim spara un paio di facce che valgono da sole il film.
    •••

    Thirst (2009): Non vedevo questo filmone di Park Chan-wook da una quindicina d’anni e ancora oggi conserva tutto il suo fascino, il suo finissimo black humor e soprattutto la sua grandezza visiva. Un prete decide di sottoporsi a un esperimento medico, sopravvive per miracolo e si ritrova trasformato in qualcosa che non si può concepire: un vampiro. Come far coesistere l’etica, il voto di castità, la bontà della sua versione umana con la sete di sangue, l’istinto sessuale, la necessità di procurarsi cibo della sua versione bestiale? Una goduria continua, dove amore e morte, da sempre elementi fondamentali nel mito del vampiro, sono solo alcune facce di un dado che racconta anche senso di colpa, morale, fede e desiderio. Song Kang-ho (protagonista di Parasite e di Memorie di un Assassino di Bong) è gigantesco, capace di rendere credibile sia la fragilità spirituale che la deriva mostruosa del suo personaggio. Lo trovate su Prime Video, dove è stato inserita nel catalogo buona parte della filmografia di Park (tra cui la trilogia della vendetta e il carinissimo I’m a Cyborg But That’s Ok, che conto di rivedere presto).
    ••••

    Save the Green Planet (2003): A volte ci sono film di cui non avresti mai sentito parlare se non attraverso percorsi casuali. Sono incappato in questo film di Jang Joon-hwan grazie a Bugonia di Lanthimos, che ne è il remake, è il confronto tra i due è inevitabile. E, almeno per me, pende decisamente a favore del film del regista greco. L’originale sudcoreano è un oggetto davvero bizzarro, un B-movie impazzito che mescola fantascienza, thriller, commedia nera e delirio puro senza preoccuparsi troppo dell’equilibrio. La storia di un uomo convinto che il suo capo sia un alieno deciso a distruggere la Terra è raccontata con un tono isterico, sopra le righe, volutamente sgangherato. A tratti è divertente, ma spesso sembra più interessato a sorprendere che a scavare davvero nei personaggi. È un film che gioca con l’assurdo e con la paranoia, ma lo fa in modo caotico, come se fosse guidato dall’urgenza di un’idea folle più che da una vera necessità narrativa. Il risultato è affascinante per energia e libertà, ma anche irregolare, con momenti che sembrano appartenere, come dicevo, a un pazzo B-movie di fantascienza anni 90. Inevitabilmente ho poi voluto rivedere anche Bugonia (••••), che avevo già visto al cinema lo scorso autunno: Lanthimos prende lo stesso spunto e lo rende più coerente, più divertente, grazie anche a un cast di interpreti clamorosi (Emma Stone non gioca lo stesso campionato dell’intero cast sudcoreano messo insieme) e un finale che è puro cinema, grazie anche alla voce di Marlene Dietrich (dite quello che vi pare, ma la scena con Where Have all the Flowers Gone è un capolavoro).
    •••

    I Poliziotti di Riserva (2010): Adam McKay, prima di consacrarsi con due filmoni come La Grande Scommessa e Vice, amava dirigere commedie demenziali con Will Ferrell (qualcuno ricorderà Anchorman o Fratellastri a 40 anni). Nel 2011 vidi questo film durante un volo da New York a Roma e ricordo che, mentre tutti in aereo dormivano, io ero costretto a controllare le risate per non disturbare e, lo sapete, quando uno cerca di trattenere le risate, sente il bisogno di ridere ancora di più. La trama non è il punto di forza di questo film, ma la strana coppia Will Ferrell – Mark Wahlberg funziona piuttosto bene, circondata da un cast d’eccezione per un film di questo livello (tra gli altri: Steve Coogan, Eva Mendes, Dwayne Johnson, Samuel L. Jackson, Michael Keaton, Bobby Cannavale). I dialoghi contengono battute del tipo: “Io sono un pavone, dovete lasciarmi volare!”, oppure “Vi do qualche dritta per non finire in carcere. Uno: fate qualsiasi cosa per non essere neri o ispanici” (oggi, purtroppo, suona ancor di più terribilmente attuale). Anche questo film l’ho visto a pezzi mentre pranzavo, per una buona e sana digestione. Se avete voglia di una serata spensierata (o un pranzo!), lo trovate su Prime Video.
    •••½

    Una Storia Vera (1999): Uno dei film più sorprendenti di David Lynch, proprio perché è quello che sembra meno lynchiano di tutti. Niente scene oniriche, niente doppelganger, niente tende rosse o personaggi inquietanti. Solo una storia semplice, lineare, raccontata con una delicatezza che spiazza chi si aspetta il solito viaggio nell’inconscio. Tratto da una storia realmente accaduta (come da titolo italiano), un non troppo arzillo 73enne decide di percorrere circa 400km a bordo di un tosaerba per andare a trovare il fratello malato, con cui non parla da anni. Un’odissea in miniatura (dall’Iowa al confinante Wisconsin), lenta nei fatti e mai nel suo battito, costituita da incontri casuali, strade in mezzo al nulla, perse tra paesaggi infiniti. Forse è il film più umano di David Lynch (forse qualcuno dirà The Elephan Man, ci sta): ogni personaggio secondario sembra portarsi dietro una vita intera, che avresti voglia di seguire in un film a parte. La cosa che più ho amato sono stati proprio gli incontri, le belle persone vengono sempre attratte da te quando i tuoi valori sono nobili, quando il tuo viaggio è vero, sentito (parlo di questo tipo di viaggi proprio nel mio libro La Strada Altrove, dove faccio diversi incontri simili a quelli di Alvin Straight!). Film bellissimo, che sa andare alla velocità giusta e, soprattutto, non è mai ricattatorio o melenso. David Lynch sapeva anche fare cose di questo genere. Lo trovate su Mubi.
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    #aceVentura #Cinema #cosaVedere #film #goodTime #iPoliziottiDiRiserva #mubi #prime #saveTheGreenPlanet #thirst #unaStoriaVera

  9. 👇Zachęcamy do przeczytania wpisu Michała Książka o tym, że jeszcze bardzo nam daleko do przyjęcia do wiadomości, że sytuacja hydrologiczna w kraju jest naprawdę bardzo zła, a ludzie którzy powinni temu przeciwdziałać robią coś wprost odwrotnego.
    A tematy ognia i wody będą nam teraz towarzyszyć. Dla mieszkańców Żółwina, Podkowy leśnej czy Kań niedobory wody niestety nie są nowością. Ale ten rok mimo, że zapowiadał się dobrze bo było trochę śniegu, rozwija się w kierunku katastrofalnej suszy. Nasze lasy cierpią z jej powodu już od dobrych kilku lat. Ani one, ani my nie jesteśmy bezpieczni. Dzielimy wspólny los. Jakie kroki możemy lokalnie podejmować by zmniejszać zagrożenie pożarowe?

    💚Po pierwsze możemy wziąć udział w konsultacjach społecznych do PUL pilch.org.pl/twoj-glos-jest-wa by wnioskować za gospodarką leśną, która nastawiona będzie na retencję i adaptację klimatu, a nie będzie polegała na leczeniu suszy harwesterami. Ekosystemy leśne naszych lasów stają się coraz bardziej kruche pod naporem urbanizacji, zmian klimatu i bezdusznego ich upraszczania dla celów produkcji drewna. Do 20 maja jest czas by wnioskować za odejściem od traktowania ich jakby były składami przyszłych desek i tektury.

    🌳Po drugie bądźmy czujni i zwracajmy uwagę na nieodpowiedzialne lub lekkomyślne zachowania ludzi w lesie. W obecnych warunkach wilgotnościowych, zwykły niedopałek, może być przyczyną katastrofy. To dotyczy szczególnie wysypywania do lasu resztek węgla i popiołu po grillowaniu. Ostatnio widzieliśmy taki przypadek na krawędzi Rez. im. B.Hryniewieckiego.

    📣Po trzecie APELUJEMY do wszystkich mieszkających przy lasach, do samorządów koszących zakrzewienia na poboczach: nie powiększajcie masy suchych liści, gałęzi czy chrustu na krawędziach lasu. To jest naprawdę kuszenie losu. Reagujcie gdy widzicie, że Wasi sąsiedzi wywożą biomasę do lasu. Te wycięte krzewy z ogrodu, naprawdę nie powinny kończyć na hałdach w lesie. Argument, że to tylko kilka gałązek, jest absolutnie chybiony. Las to nie miejsce zwałki, a to właśnie te drobne gałązki palą się najszybciej, a nie grube pnie leżące na ziemi. Realnie obecna sytuacja wymaga współpracy systemowej: samorządów, straży pożarnej, leśników i mieszkańców. Jako Inicjatywa będziemy wnioskować w sprawie podjęcia działań, które będą zmierzały w kierunku zmniejszenia zagrożenia pożarowego w naszych lasach.

    Miejmy nadzieję, że jednak żywioły będą dla nas łaskawe, nareszcie spadną deszcze, a wszelki ogień nas jednak ominie.💦Dzieje się tak zwykle, gdy właściciel udostępnił zawartość małej grupie osób, zmienił jej widoczność lub ją usunął. #Lasy #LasyPaństwowe #LasyDoZmiany #Przyroda #ZmianyKlimatu

  10. 𝙆𝙤𝙢𝙪 𝙬𝙮𝙟𝙖̨ 𝙬𝙞𝙡𝙠𝙞 𝙬 𝙇𝙚𝙨𝙞𝙚 𝙈ł𝙤𝙘𝙝𝙤𝙬𝙨𝙠𝙞𝙢?🐺🐺

    Uważni goście Lasu Młochowskiego obecność wilków zauważyli już kilka lat temu. Same wilki trudno spotkać, a dużo łatwiej jest się natknąć na ich ślady i tropy. Na śniegu widywanie były odciski łap, gdzieś w zaroślach grzybiarze znaleźli szczątki sarny, a na leśnych ścieżkach pojawiały się charakterystyczne odchody.

    O obecności rodziny wilczej na terenie Nadleśnictwa Chojnów informował profil FB Nadleśnictwa na początku roku.
    facebook.com/permalink.php?sto

    turystyka.wp.pl/wilki-niedalek

    U nas najprawdopodobniej do jesieni 2025 roku były to pojedyncze wilki przechodnie, czyli takie które wędrują np. z Puszczy Kampinoskiej gdzieś dalej w poszukiwaniu nowych miejsc do życia. Samotnie wędrują zwykle osobniki młode. Poszukują one aktywnie partnerów by stworzyć monogamiczne pary. Wilki są razem dopóki śmierć ich nie rozłączy. Niestety te ściśle chronione zwierzęta giną najczęściej z przyczyn innych niż naturalne: pod kołami samochodów lub w wyniku nielegalnego odstrzału (zezwolenia wydawane są wyłącznie w wyjątkowych, ściśle określonych sytuacjach).

    Co najmniej od zeszłego listopada mamy w naszym sąsiedztwie wilka/wilki. Regularnie i w widocznych miejscach znajdowane są typowe, wymienione na początku posta sygnały, oznaki wilczej obecności. Trudno powiedzieć czy to zjawisko trwałe czy przejściowe. Jedno jest pewne: obecnie mamy w naszym lesie chroniony gatunek szczytowego drapieżnika czyli takiego, który nie ma wrogów naturalnych poza człowiekiem.
    Co to oznacza dla ekosystemu i dla nas?

    Pierwsze co zobaczymy to różnice w populacji saren, które pod wpływem presji wilków czeka zmiana przyzwyczajeń i liczebności. O sarnach wkrótce pojawi się osobny post. Na razie stanowią one główne źródło ich pożywienia u nas. Wraz z nowymi, wiosennymi miotami dzików można przypuszczać, że młode tego gatunku urozmaicą wilczy jadłospis. Tym samym wilki sprawią, że mniej dzików będziemy spotykać na ulicach Podkowy, Żółwina czy Brwinowa.
    Wilki potrafią polować na wiele gatunków z bobrami włącznie.
    naukawpolsce.pl/aktualnosci/ne
    Co dla lokalnie występujących osobników w dolinach Utraty i Zimnej Wody oznaczać będzie częstsze żerowanie w wodzie i w pobliżu żeremi. Na lądzie są one zdecydowanie bardziej narażone na to, że zostaną upolowane przez wilki.

    Czy nasze psy i koty są bezpieczne?
    To właściwie zależy tylko od nas. Jeśli chodzi o psy, które po lesie mogą chodzić tylko na smyczy, to są one bezpieczne, gdyż wilki unikają ludzi. Czyli zestawu: pies i człowiek blisko siebie będą unikać.
    Psy samotnie włóczące się po okolicy, spuszczane w lesie i samodzielnie penetrujące teren są narażone na niebezpieczeństwo. Dlaczego tak się dzieje? Wilk zabijając psa rozwiązuje jednocześnie dwa problemy: pozbywa się konkurencji i w tym samym momencie zapewnia sobie posiłek. Wilk i pies w naturze konkurowały by o ten sam pokarm. Dlatego też wilki je bez sentymentów eliminują. Psi włóczęga może zostać zaskoczony pod domem, bo wilk bez problemu po tropach znajdzie go nawet w budzie na niezabezpieczonej posesji. Jeśli chodzi o koty, to te wychodzące, które mieszkają w pobliżu lasu też mogą zostać upolowane. Wilk raczej nie będzie specjalnie nastawiał się na taki posiłek, ale jeśli nadarzy się okazja by bez większego ryzyka zdobyć pożywienie, to z niej skorzysta. Można fantazjować, że gdyby wilki zostały u nas na dłużej, to mogłoby to przełożyć się na zwiększenie populacji ptaków śpiewających i wiewiórek, których koty domowe zabijają najwięcej

    Wilki i ludzie.
    Te tajemnicze zwierzęta budzą w ludziach atawistyczny lęk. Niemniej ataki na ludzi zdarzają się niezwykle rzadko. Z punktu widzenia statystyki dużo bardziej niebezpiecznym zwierzęciem dla człowieka jest pies. Codziennie w Polsce dochodzi do ponad 70 przypadków pogryzień. Liczba ta odnosi się tylko do tych sytuacji, które zostały zgłoszone do Sanepidu z uwagi na zagrożenie wścieklizną, czyli realnie zdarzeń jest jeszcze więcej.
    Wilki unikają człowieka, który stanowi dla nich największe zagrożenie. Szansa na to, że uda nam się je zobaczyć jest raczej niewielka, bo zwykle to one obserwują nas z ukrycia.
    Najszybciej zobaczymy wilka jadąc samochodem w pobliżu lasu niż idąc pieszo leśnym duktem. Tu trzeba podkreślić, że dla bezpieczeństwa naszego i wszystkich dzikich zwierząt należy zwiększyć ostrożność podczas jazdy samochodem w naszych okolicach, szczególnie w pobliżu lasów i otwartych terenów. W tych miejscach o świcie, zmierzchu i nocą możemy się natknąć na wilka, a także na zwierzęta spłoszone przez wilki i nagle pojawiające się na drodze. Traktujmy poważnie oznaczenia drogowe uprzedzające o obecności dzikich zwierząt.
    Tym bardziej, że nasz las to obszar bardzo mały z wilczej perspektywy. W ciągu doby wilki średnio przechodzą ok. 20 km. Kiedy jednak jest taka potrzeba potrafią w tym samym czasie przebyć nawet 60 km. Można przypuszczać, że jako jeden teren traktować będą oba Lasy Młochowskie. Dlatego należy szczególnie uważać w okolicach trasy S8.

    Jak zachować się kiedy spotkamy wilka o tym można dowiedzieć się z poniższego linku:

    naukawpolsce.pl/aktualnosci/ne

    Dla chętnych polecamy także przeczytać dodatkowe materiały - rozmowy z prof. Sabiną Pierużek-Nowak, badaczką ekologii i behawioru wilków

    pap.pl/aktualnosci/badaczka-wi

    i Zenonem Wojtasem, pracownikiem Magurskiego Parku Narodowego.

    krosno24.pl/informacje/zabijac

    Do samych wilków na pewno jeszcze wrócimy. Będziemy wdzięczni za informacje o obserwacjach.
    Niebawem następny post poświęcony sarnom.

    Na zdjęciu wilczy portret w interpretacji artystki z Żółwina, Agaty Skiby. #Lasy #LasyPaństwowe #LasyDoZmiany #Przyroda #ZmianyKlimatu

  11. Christian Mirra è il primo a raccontare per immagini la "notte della Diaz" il 21 luglio 2001. Picchiato, arrestato, portato in ospedale, è stato l'unico a farlo da dentro.

    Il suo fumetto "Quella notte alla Diaz", uscito per Guanda nel 2009, è ora disponibile gratuitamente su: christianmirra.com/it/diaz-pro

    Arrivato a Genova da Benevento, ora vive e lavora come illustratore, scrittore e fumettista in Spagna, a Santander.

    L'intervista di Christian su RAITRE nel 2010

    #G8Genova #Diaz #ChristianMirra

  12. Christian Mirra è il primo a raccontare per immagini la "notte della Diaz" il 21 luglio 2001. Picchiato, arrestato, portato in ospedale, è stato l'unico a farlo da dentro.

    Il suo fumetto "Quella notte alla Diaz", uscito per Guanda nel 2009, è ora disponibile gratuitamente su: christianmirra.com/it/diaz-pro

    Arrivato a Genova da Benevento, ora vive e lavora come illustratore, scrittore e fumettista in Spagna, a Santander.

    L'intervista di Christian su RAITRE nel 2010

    #G8Genova #Diaz #ChristianMirra

  13. Christian Mirra è il primo a raccontare per immagini la "notte della Diaz" il 21 luglio 2001. Picchiato, arrestato, portato in ospedale, è stato l'unico a farlo da dentro.

    Il suo fumetto "Quella notte alla Diaz", uscito per Guanda nel 2009, è ora disponibile gratuitamente su: christianmirra.com/it/diaz-pro

    Arrivato a Genova da Benevento, ora vive e lavora come illustratore, scrittore e fumettista in Spagna, a Santander.

    L'intervista di Christian su RAITRE nel 2010

    #G8Genova #Diaz #ChristianMirra

  14. Christian Mirra è il primo a raccontare per immagini la "notte della Diaz" il 21 luglio 2001. Picchiato, arrestato, portato in ospedale, è stato l'unico a farlo da dentro.

    Il suo fumetto "Quella notte alla Diaz", uscito per Guanda nel 2009, è ora disponibile gratuitamente su: christianmirra.com/it/diaz-pro

    Arrivato a Genova da Benevento, ora vive e lavora come illustratore, scrittore e fumettista in Spagna, a Santander.

    L'intervista di Christian su RAITRE nel 2010

    #G8Genova #Diaz #ChristianMirra

  15. My tribute poster to my favorite M. Night Shyamalan movie, "Unbreakable". It is incredible and way ahead of its time when it was released.

    #filmposter #movieposter #unbreakable #keyart #mnightshyamalan #3drender #photoshop #digitalart #noai

  16. I managed to find the 30th Anniversary reissue of the 1/144 Dougram kits. These were the kits that originally inspired Battletech and were sold as Battletech kits by Twentieth-Century Imports. It's a set of 10 kits: 2 Shadow Hawks, 2 Griffins, 2 Wolverines, Thunderbolt, Battlemaster, Scorpion and Goliath.

    I might document these for Sarna.net before building them.
    sarna.net/wiki/TCI_Model_Sets

    #battletech #dougram #modelKits

  17. I managed to find the 30th Anniversary reissue of the 1/144 Dougram kits. These were the kits that originally inspired Battletech and were sold as Battletech kits by Twentieth-Century Imports. It's a set of 10 kits: 2 Shadow Hawks, 2 Griffins, 2 Wolverines, Thunderbolt, Battlemaster, Scorpion and Goliath.

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  21. Ebba Rigler och Carl Andersson är en del av Sveriges Unga Forskningslandslag. I maj deltar de i VM i USA och en av världens största vetenskapstävlingar.#karriär #topp #matematik #forskning
    Mossor och matematik tog dem till VM – ”Otroligt spännande”
  22. Ebba Rigler och Carl Andersson är en del av Sveriges Unga Forskningslandslag. I maj deltar de i VM i USA och en av världens största vetenskapstävlingar.#karriär #topp #matematik #forskning
    Mossor och matematik tog dem till VM – ”Otroligt spännande”