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1000 results for “Camia_Xi”

  1. Jackie seems really miserable this season. She goes out of her way to be snarky and it’s not fun to watch.

  2. Where have I been?! Is this the first time they’ve filmed in Dolores new house? This is nice!

  3. Frank needs to get over it. Dolores has moved on. I get that he doesn’t like change but this is a bit much.

  4. I need to catch up on 🦩and may rewatch the first 6 episodes of season 4 since I don’t remember what happened.

  5. Tertulia antirracista

    Centro Cultural Olga Vázquez, sábado, 21 de junio, 17:00 GMT-3

    Te invitamos a participar de la segunda tertulia, esta vez, en el marco del mes del orgullo nos vamos a encontrar para reflexionar y compartir sobre cómo es ser queer y racializade en Latinoamérica.
    💙 Veremos tres cortos 🎥:

    🎥Bartolina Xixa: Pensando en su propia historia, inspirada en una chola paceña y en la búsqueda constante de darle al transformismo una perspectiva más indigenista es que Maximiliano Mamani construye a Bartolina Xixa. Con el transformismo se permitió sentir y denunciar lo que muchas veces se niega o invisibiliza.

    🎥La Carta: Después de muchos años de ausencia, Lupe regresa a su comunidad. El reencuentro con Rosalía, su mejor amiga de la infancia, y la carta que le escribió cuando se despidieron, cambia el rumbo de sus vidas. El amor resurge con más fuerza.

    🎥Todas las vidas de Cristina veneno: Cortometraje documental experimental construido por medio de la técnica del cadáver exquisito junto a participantes...

    vagancio.partidopirata.com.ar/

  6. Tertulia antirracista

    Centro Cultural Olga Vázquez, sábado, 21 de junio, 17:00 GMT-3

    Te invitamos a participar de la segunda tertulia, esta vez, en el marco del mes del orgullo nos vamos a encontrar para reflexionar y compartir sobre cómo es ser queer y racializade en Latinoamérica.
    💙 Veremos tres cortos 🎥:

    🎥Bartolina Xixa: Pensando en su propia historia, inspirada en una chola paceña y en la búsqueda constante de darle al transformismo una perspectiva más indigenista es que Maximiliano Mamani construye a Bartolina Xixa. Con el transformismo se permitió sentir y denunciar lo que muchas veces se niega o invisibiliza.

    🎥La Carta: Después de muchos años de ausencia, Lupe regresa a su comunidad. El reencuentro con Rosalía, su mejor amiga de la infancia, y la carta que le escribió cuando se despidieron, cambia el rumbo de sus vidas. El amor resurge con más fuerza.

    🎥Todas las vidas de Cristina veneno: Cortometraje documental experimental construido por medio de la técnica del cadáver exquisito junto a participantes...

    vagancio.partidopirata.com.ar/

  7. Tertulia antirracista

    Centro Cultural Olga Vázquez, sábado, 21 de junio, 17:00 GMT-3

    Te invitamos a participar de la segunda tertulia, esta vez, en el marco del mes del orgullo nos vamos a encontrar para reflexionar y compartir sobre cómo es ser queer y racializade en Latinoamérica.
    💙 Veremos tres cortos 🎥:

    🎥Bartolina Xixa: Pensando en su propia historia, inspirada en una chola paceña y en la búsqueda constante de darle al transformismo una perspectiva más indigenista es que Maximiliano Mamani construye a Bartolina Xixa. Con el transformismo se permitió sentir y denunciar lo que muchas veces se niega o invisibiliza.

    🎥La Carta: Después de muchos años de ausencia, Lupe regresa a su comunidad. El reencuentro con Rosalía, su mejor amiga de la infancia, y la carta que le escribió cuando se despidieron, cambia el rumbo de sus vidas. El amor resurge con más fuerza.

    🎥Todas las vidas de Cristina veneno: Cortometraje documental experimental construido por medio de la técnica del cadáver exquisito junto a participantes...

    vagancio.partidopirata.com.ar/

  8. Tertulia antirracista

    Centro Cultural Olga Vázquez, sábado, 21 de junio, 17:00 GMT-3

    Te invitamos a participar de la segunda tertulia, esta vez, en el marco del mes del orgullo nos vamos a encontrar para reflexionar y compartir sobre cómo es ser queer y racializade en Latinoamérica.
    💙 Veremos tres cortos 🎥:

    🎥Bartolina Xixa: Pensando en su propia historia, inspirada en una chola paceña y en la búsqueda constante de darle al transformismo una perspectiva más indigenista es que Maximiliano Mamani construye a Bartolina Xixa. Con el transformismo se permitió sentir y denunciar lo que muchas veces se niega o invisibiliza.

    🎥La Carta: Después de muchos años de ausencia, Lupe regresa a su comunidad. El reencuentro con Rosalía, su mejor amiga de la infancia, y la carta que le escribió cuando se despidieron, cambia el rumbo de sus vidas. El amor resurge con más fuerza.

    🎥Todas las vidas de Cristina veneno: Cortometraje documental experimental construido por medio de la técnica del cadáver exquisito junto a participantes...

    vagancio.partidopirata.com.ar/

  9. LA FLOTILLA È STATA INTERCETTATA - Presidio

    Piazza della Resistenza (KR), giovedì 30 aprile alle ore 18:00 CEST

    LA FLOTILLA DIRETTA A GAZA È STATA BLOCCATA -MOBILITIAMOCI!

    COSENZA – PRESIDIO IN PIAZZA XI SETTEMBRE (PREFETTURA) ORE 18.30.

    Questa notte oltre 20 barche della Flotilla, fra cui alcune salpate nei giorni scorsi dal Porto di Cetraro, sono state intercettate, aggredite e sequestrate da forze militari israeliane al largo di Creta.

    La loro colpa è portare medicinali e aiuti umanitari a Gaza, dove il genocidio prosegue e migliaia di persone sono strette nella morsa della fame e dell'assenza di cure.

    Lo abbiamo promesso in questi mesi: non possiamo rimanere inermi, la solidarietà è lo strumento collettivo che abbiamo a disposizione e che dobbiamo mettere in campo.

    Come equipaggio di terra rispondiamo, come in tutta Italia, all’appello della Global Sumud Flotilla e scendiamo in piazza per l’immediata liberazione degli equipaggi.

    Appuntamento a Piazza XI Settembre (Prefettura) – Cosenza ore 18.30

    camifa.net/event/la-flotilla-e

  10. LA FLOTILLA È STATA INTERCETTATA - Presidio

    Piazza della Resistenza (KR), giovedì 30 aprile alle ore 18:00 CEST

    LA FLOTILLA DIRETTA A GAZA È STATA BLOCCATA -MOBILITIAMOCI!

    COSENZA – PRESIDIO IN PIAZZA XI SETTEMBRE (PREFETTURA) ORE 18.30.

    Questa notte oltre 20 barche della Flotilla, fra cui alcune salpate nei giorni scorsi dal Porto di Cetraro, sono state intercettate, aggredite e sequestrate da forze militari israeliane al largo di Creta.

    La loro colpa è portare medicinali e aiuti umanitari a Gaza, dove il genocidio prosegue e migliaia di persone sono strette nella morsa della fame e dell'assenza di cure.

    Lo abbiamo promesso in questi mesi: non possiamo rimanere inermi, la solidarietà è lo strumento collettivo che abbiamo a disposizione e che dobbiamo mettere in campo.

    Come equipaggio di terra rispondiamo, come in tutta Italia, all’appello della Global Sumud Flotilla e scendiamo in piazza per l’immediata liberazione degli equipaggi.

    Appuntamento a Piazza XI Settembre (Prefettura) – Cosenza ore 18.30

    camifa.net/event/la-flotilla-e

  11. LA FLOTILLA È STATA INTERCETTATA - Presidio

    Cetraro, giovedì 30 aprile alle ore 18:00 CEST

    LA FLOTILLA DIRETTA A GAZA È STATA BLOCCATA -MOBILITIAMOCI!

    COSENZA – PRESIDIO IN PIAZZA XI SETTEMBRE (PREFETTURA) ORE 18.30.

    Questa notte oltre 20 barche della Flotilla, fra cui alcune salpate nei giorni scorsi dal Porto di Cetraro, sono state intercettate, aggredite e sequestrate da forze militari israeliane al largo di Creta.

    La loro colpa è portare medicinali e aiuti umanitari a Gaza, dove il genocidio prosegue e migliaia di persone sono strette nella morsa della fame e dell'assenza di cure.

    Lo abbiamo promesso in questi mesi: non possiamo rimanere inermi, la solidarietà è lo strumento collettivo che abbiamo a disposizione e che dobbiamo mettere in campo.

    Come equipaggio di terra rispondiamo, come in tutta Italia, all’appello della Global Sumud Flotilla e scendiamo in piazza per l’immediata liberazione degli equipaggi.

    Appuntamento a Piazza XI Settembre (Prefettura) – Cosenza ore 18.30

    camifa.net/event/la-flotilla-e

  12. LA FLOTILLA È STATA INTERCETTATA - Presidio

    Cetraro, giovedì 30 aprile alle ore 18:00 CEST

    LA FLOTILLA DIRETTA A GAZA È STATA BLOCCATA -MOBILITIAMOCI!

    COSENZA – PRESIDIO IN PIAZZA XI SETTEMBRE (PREFETTURA) ORE 18.30.

    Questa notte oltre 20 barche della Flotilla, fra cui alcune salpate nei giorni scorsi dal Porto di Cetraro, sono state intercettate, aggredite e sequestrate da forze militari israeliane al largo di Creta.

    La loro colpa è portare medicinali e aiuti umanitari a Gaza, dove il genocidio prosegue e migliaia di persone sono strette nella morsa della fame e dell'assenza di cure.

    Lo abbiamo promesso in questi mesi: non possiamo rimanere inermi, la solidarietà è lo strumento collettivo che abbiamo a disposizione e che dobbiamo mettere in campo.

    Come equipaggio di terra rispondiamo, come in tutta Italia, all’appello della Global Sumud Flotilla e scendiamo in piazza per l’immediata liberazione degli equipaggi.

    Appuntamento a Piazza XI Settembre (Prefettura) – Cosenza ore 18.30

    camifa.net/event/la-flotilla-e

  13. LA FLOTILLA È STATA INTERCETTATA - Presidio

    Largo Edificio Scolastico - Corso Nicotera (CZ), giovedì 30 aprile alle ore 18:30 CEST

    LA FLOTILLA DIRETTA A GAZA È STATA BLOCCATA -MOBILITIAMOCI!

    COSENZA – PRESIDIO IN PIAZZA XI SETTEMBRE (PREFETTURA) ORE 18.30.

    Questa notte oltre 20 barche della Flotilla, fra cui alcune salpate nei giorni scorsi dal Porto di Cetraro, sono state intercettate, aggredite e sequestrate da forze militari israeliane al largo di Creta.

    La loro colpa è portare medicinali e aiuti umanitari a Gaza, dove il genocidio prosegue e migliaia di persone sono strette nella morsa della fame e dell'assenza di cure.

    Lo abbiamo promesso in questi mesi: non possiamo rimanere inermi, la solidarietà è lo strumento collettivo che abbiamo a disposizione e che dobbiamo mettere in campo.

    Come equipaggio di terra rispondiamo, come in tutta Italia, all’appello della Global Sumud Flotilla e scendiamo in piazza per l’immediata liberazione degli equipaggi.

    Appuntamento a Piazza XI Settembre (Prefettura) – Cosenza ore 18.30

    camifa.net/event/la-flotilla-e

  14. LA FLOTILLA È STATA INTERCETTATA - Presidio

    Largo Edificio Scolastico - Corso Nicotera (CZ), giovedì 30 aprile alle ore 18:30 CEST

    LA FLOTILLA DIRETTA A GAZA È STATA BLOCCATA -MOBILITIAMOCI!

    COSENZA – PRESIDIO IN PIAZZA XI SETTEMBRE (PREFETTURA) ORE 18.30.

    Questa notte oltre 20 barche della Flotilla, fra cui alcune salpate nei giorni scorsi dal Porto di Cetraro, sono state intercettate, aggredite e sequestrate da forze militari israeliane al largo di Creta.

    La loro colpa è portare medicinali e aiuti umanitari a Gaza, dove il genocidio prosegue e migliaia di persone sono strette nella morsa della fame e dell'assenza di cure.

    Lo abbiamo promesso in questi mesi: non possiamo rimanere inermi, la solidarietà è lo strumento collettivo che abbiamo a disposizione e che dobbiamo mettere in campo.

    Come equipaggio di terra rispondiamo, come in tutta Italia, all’appello della Global Sumud Flotilla e scendiamo in piazza per l’immediata liberazione degli equipaggi.

    Appuntamento a Piazza XI Settembre (Prefettura) – Cosenza ore 18.30

    camifa.net/event/la-flotilla-e

  15. LA FLOTILLA È STATA INTERCETTATA - Presidio

    Largo Edificio Scolastico - Corso Nicotera (CZ), giovedì 30 aprile alle ore 18:30 CEST

    LA FLOTILLA DIRETTA A GAZA È STATA BLOCCATA -MOBILITIAMOCI!

    COSENZA – PRESIDIO IN PIAZZA XI SETTEMBRE (PREFETTURA) ORE 18.30.

    Questa notte oltre 20 barche della Flotilla, fra cui alcune salpate nei giorni scorsi dal Porto di Cetraro, sono state intercettate, aggredite e sequestrate da forze militari israeliane al largo di Creta.

    La loro colpa è portare medicinali e aiuti umanitari a Gaza, dove il genocidio prosegue e migliaia di persone sono strette nella morsa della fame e dell'assenza di cure.

    Lo abbiamo promesso in questi mesi: non possiamo rimanere inermi, la solidarietà è lo strumento collettivo che abbiamo a disposizione e che dobbiamo mettere in campo.

    Come equipaggio di terra rispondiamo, come in tutta Italia, all’appello della Global Sumud Flotilla e scendiamo in piazza per l’immediata liberazione degli equipaggi.

    Appuntamento a Piazza XI Settembre (Prefettura) – Cosenza ore 18.30

    camifa.net/event/la-flotilla-e

  16. LA FLOTILLA È STATA INTERCETTATA - Presidio

    Piazza XI Settembre, giovedì 30 aprile alle ore 18:30 CEST

    LA FLOTILLA DIRETTA A GAZA È STATA BLOCCATA -MOBILITIAMOCI!

    COSENZA – PRESIDIO IN PIAZZA XI SETTEMBRE (PREFETTURA) ORE 18.30.

    Questa notte oltre 20 barche della Flotilla, fra cui alcune salpate nei giorni scorsi dal Porto di Cetraro, sono state intercettate, aggredite e sequestrate da forze militari israeliane al largo di Creta.

    La loro colpa è portare medicinali e aiuti umanitari a Gaza, dove il genocidio prosegue e migliaia di persone sono strette nella morsa della fame e dell'assenza di cure.

    Lo abbiamo promesso in questi mesi: non possiamo rimanere inermi, la solidarietà è lo strumento collettivo che abbiamo a disposizione e che dobbiamo mettere in campo.

    Come equipaggio di terra rispondiamo, come in tutta Italia, all’appello della Global Sumud Flotilla e scendiamo in piazza per l’immediata liberazione degli equipaggi.

    Appuntamento a Piazza XI Settembre (Prefettura) – Cosenza ore 18.30

    camifa.net/event/la-flotilla-e

  17. LA FLOTILLA È STATA INTERCETTATA - Presidio

    Piazza XI Settembre, giovedì 30 aprile alle ore 18:30 CEST

    LA FLOTILLA DIRETTA A GAZA È STATA BLOCCATA -MOBILITIAMOCI!

    COSENZA – PRESIDIO IN PIAZZA XI SETTEMBRE (PREFETTURA) ORE 18.30.

    Questa notte oltre 20 barche della Flotilla, fra cui alcune salpate nei giorni scorsi dal Porto di Cetraro, sono state intercettate, aggredite e sequestrate da forze militari israeliane al largo di Creta.

    La loro colpa è portare medicinali e aiuti umanitari a Gaza, dove il genocidio prosegue e migliaia di persone sono strette nella morsa della fame e dell'assenza di cure.

    Lo abbiamo promesso in questi mesi: non possiamo rimanere inermi, la solidarietà è lo strumento collettivo che abbiamo a disposizione e che dobbiamo mettere in campo.

    Come equipaggio di terra rispondiamo, come in tutta Italia, all’appello della Global Sumud Flotilla e scendiamo in piazza per l’immediata liberazione degli equipaggi.

    Appuntamento a Piazza XI Settembre (Prefettura) – Cosenza ore 18.30

    camifa.net/event/la-flotilla-e

  18. #CineDeSábado #SábadoDeCine

    «APOLO XIII» 🚀
    (1995)

    Ron Howard | Tom Hanks, Kevin Bacon, Bill Paxton, Gary Sinise, Ed Harris

    'El Apolo XIII inicia su viaje a la Luna en abril de 1970. Cuando está a punto de llegar a su destino, se produce una explosión en el espacio que les hace perder oxígeno y cambia el rumbo de la nave. La situación de los tripulantes se hace desesperada cuando el oxígeno empieza a agotarse. Mientras tanto, el mundo entero vive pendiente del desenlace de tan angustiosa aventura.'

    ► Ficha: filmaffinity.com/es/film720320

    "ᴜɴ ɪɴᴛᴇɴꜱᴏ ᴛʜʀɪʟʟᴇʀ ᴄᴜʏᴀ ᴀᴄᴄɪóɴ ꜱᴇ ᴍᴜᴇᴠᴇ ᴇɴ ʟᴀ ᴍÁꜱ ᴘʀᴏꜰᴜɴᴅᴀ ɪɴɢʀᴀᴠɪᴅᴇᴢ (...) ᴇɴᴛʀᴇᴛᴇɴɪᴍɪᴇɴᴛᴏ ᴀꜱᴇɢᴜʀᴀᴅᴏ."

    ► ✅ 𝗗𝗲𝘀𝗰𝗮𝗿𝗴𝗮: uptobox.com/f6aqzu9plm0c (140 min.)
    _______

    Gene Kranz, Dtor. de vuelo de la misión #ApoloXIII

    es.wikipedia.org/wiki/Gene_Kra
    _______

    «𝙾𝙺𝙰𝚈, 𝙷𝙾𝚄𝚂𝚃𝙾𝙽...
    ... 𝚆𝙴´𝚅𝙴 𝙷𝙰𝙳 𝙰 𝙿𝚁𝙾𝙱𝙻𝙴𝙼 𝙷𝙴𝚁𝙴.»

    'El 13 de abril de 1970, se desencadena el desastre ...' 👇

    masto.es/@ialberdilza/11019377

    #Cine #Drama #Thriller #CarreraEspacial #NASA #Héroes #Efeméride

  19. #CineDeSábado #SábadoDeCine

    «APOLO XIII» 🚀
    (1995)

    Ron Howard | Tom Hanks, Kevin Bacon, Bill Paxton, Gary Sinise, Ed Harris

    'El Apolo XIII inicia su viaje a la Luna en abril de 1970. Cuando está a punto de llegar a su destino, se produce una explosión en el espacio que les hace perder oxígeno y cambia el rumbo de la nave. La situación de los tripulantes se hace desesperada cuando el oxígeno empieza a agotarse. Mientras tanto, el mundo entero vive pendiente del desenlace de tan angustiosa aventura.'

    ► Ficha: filmaffinity.com/es/film720320

    "ᴜɴ ɪɴᴛᴇɴꜱᴏ ᴛʜʀɪʟʟᴇʀ ᴄᴜʏᴀ ᴀᴄᴄɪóɴ ꜱᴇ ᴍᴜᴇᴠᴇ ᴇɴ ʟᴀ ᴍÁꜱ ᴘʀᴏꜰᴜɴᴅᴀ ɪɴɢʀᴀᴠɪᴅᴇᴢ (...) ᴇɴᴛʀᴇᴛᴇɴɪᴍɪᴇɴᴛᴏ ᴀꜱᴇɢᴜʀᴀᴅᴏ."

    ► ✅ 𝗗𝗲𝘀𝗰𝗮𝗿𝗴𝗮: uptobox.com/f6aqzu9plm0c (140 min.)
    _______

    Gene Kranz, Dtor. de vuelo de la misión #ApoloXIII

    es.wikipedia.org/wiki/Gene_Kra
    _______

    «𝙾𝙺𝙰𝚈, 𝙷𝙾𝚄𝚂𝚃𝙾𝙽...
    ... 𝚆𝙴´𝚅𝙴 𝙷𝙰𝙳 𝙰 𝙿𝚁𝙾𝙱𝙻𝙴𝙼 𝙷𝙴𝚁𝙴.»

    'El 13 de abril de 1970, se desencadena el desastre ...' 👇

    masto.es/@ialberdilza/11019377

    #Cine #Drama #Thriller #CarreraEspacial #NASA #Héroes #Efeméride

  20. #CineDeSábado #SábadoDeCine

    «APOLO XIII» 🚀
    (1995)

    Ron Howard | Tom Hanks, Kevin Bacon, Bill Paxton, Gary Sinise, Ed Harris

    'El Apolo XIII inicia su viaje a la Luna en abril de 1970. Cuando está a punto de llegar a su destino, se produce una explosión en el espacio que les hace perder oxígeno y cambia el rumbo de la nave. La situación de los tripulantes se hace desesperada cuando el oxígeno empieza a agotarse. Mientras tanto, el mundo entero vive pendiente del desenlace de tan angustiosa aventura.'

    ► Ficha: filmaffinity.com/es/film720320

    "ᴜɴ ɪɴᴛᴇɴꜱᴏ ᴛʜʀɪʟʟᴇʀ ᴄᴜʏᴀ ᴀᴄᴄɪóɴ ꜱᴇ ᴍᴜᴇᴠᴇ ᴇɴ ʟᴀ ᴍÁꜱ ᴘʀᴏꜰᴜɴᴅᴀ ɪɴɢʀᴀᴠɪᴅᴇᴢ (...) ᴇɴᴛʀᴇᴛᴇɴɪᴍɪᴇɴᴛᴏ ᴀꜱᴇɢᴜʀᴀᴅᴏ."

    ► ✅ 𝗗𝗲𝘀𝗰𝗮𝗿𝗴𝗮: uptobox.com/f6aqzu9plm0c (140 min.)
    _______

    Gene Kranz, Dtor. de vuelo de la misión #ApoloXIII

    es.wikipedia.org/wiki/Gene_Kra
    _______

    «𝙾𝙺𝙰𝚈, 𝙷𝙾𝚄𝚂𝚃𝙾𝙽...
    ... 𝚆𝙴´𝚅𝙴 𝙷𝙰𝙳 𝙰 𝙿𝚁𝙾𝙱𝙻𝙴𝙼 𝙷𝙴𝚁𝙴.»

    'El 13 de abril de 1970, se desencadena el desastre ...' 👇

    masto.es/@ialberdilza/11019377

    #Cine #Drama #Thriller #CarreraEspacial #NASA #Héroes #Efeméride

  21. #CineDeSábado #SábadoDeCine

    «APOLO XIII» 🚀
    (1995)

    Ron Howard | Tom Hanks, Kevin Bacon, Bill Paxton, Gary Sinise, Ed Harris

    'El Apolo XIII inicia su viaje a la Luna en abril de 1970. Cuando está a punto de llegar a su destino, se produce una explosión en el espacio que les hace perder oxígeno y cambia el rumbo de la nave. La situación de los tripulantes se hace desesperada cuando el oxígeno empieza a agotarse. Mientras tanto, el mundo entero vive pendiente del desenlace de tan angustiosa aventura.'

    ► Ficha: filmaffinity.com/es/film720320

    "ᴜɴ ɪɴᴛᴇɴꜱᴏ ᴛʜʀɪʟʟᴇʀ ᴄᴜʏᴀ ᴀᴄᴄɪóɴ ꜱᴇ ᴍᴜᴇᴠᴇ ᴇɴ ʟᴀ ᴍÁꜱ ᴘʀᴏꜰᴜɴᴅᴀ ɪɴɢʀᴀᴠɪᴅᴇᴢ (...) ᴇɴᴛʀᴇᴛᴇɴɪᴍɪᴇɴᴛᴏ ᴀꜱᴇɢᴜʀᴀᴅᴏ."

    ► ✅ 𝗗𝗲𝘀𝗰𝗮𝗿𝗴𝗮: uptobox.com/f6aqzu9plm0c (140 min.)
    _______

    Gene Kranz, Dtor. de vuelo de la misión #ApoloXIII

    es.wikipedia.org/wiki/Gene_Kra
    _______

    «𝙾𝙺𝙰𝚈, 𝙷𝙾𝚄𝚂𝚃𝙾𝙽...
    ... 𝚆𝙴´𝚅𝙴 𝙷𝙰𝙳 𝙰 𝙿𝚁𝙾𝙱𝙻𝙴𝙼 𝙷𝙴𝚁𝙴.»

    'El 13 de abril de 1970, se desencadena el desastre ...' 👇

    masto.es/@ialberdilza/11019377

    #Cine #Drama #Thriller #CarreraEspacial #NASA #Héroes #Efeméride

  22. 🫟 𝑪𝒖𝒓𝒊𝒐𝒔𝒊𝒅𝒂𝒅𝒆𝒔 🫟

    A comienzos del siglo XX, la fotografía todavía tenía algo de ritual.
    No era algo cotidiano.
    Era lenta, técnica y, sobre todo, cara.
    Hacerse un retrato implicaba ir a un estudio, posar con calma y esperar un resultado que no siempre estaba al alcance de cualquiera.

    En ese contexto aparece en 1900 la Kodak Brownie, una pequeña cámara lanzada por Kodak con una idea bastante clara: que cualquiera pudiera hacer fotos sin ser fotógrafo.

    Costaba un dólar.
    Y eso lo cambia todo.

    Era un aparato sencillo, casi básico, pensado para quitarle complejidad a la fotografía.
    No había que saber de lentes, ni de química, ni de tiempos de exposición.
    Solo había que encuadrar, disparar y seguir con la vida.
    El resto lo hacía el laboratorio.

    Hasta ese momento, la fotografía había sido algo más cercano a la élite técnica. Incluso desde sus inicios en el siglo XIX, con experimentos como los primeros autorretratos de Robert Cornelius, el proceso seguía siendo largo, delicado y poco accesible.

    La Brownie rompe esa barrera.

    De repente, la gente empieza a fotografiar lo cotidiano: un cumpleaños, un paseo, un niño jugando, una reunión familiar.
    Cosas que antes no se consideraban “dignas” de quedar registradas ahora empiezan a formar parte de la memoria visual de la gente común.

    Y ahí está el cambio real.

    La fotografía deja de ser solo documento histórico o retrato formal, y empieza a convertirse en algo personal, casi íntimo.
    No se trata ya de posar para la historia, sino de guardar momentos propios.

    La Kodak Brownie no inventa la fotografía, pero sí cambia quién puede usarla.

    Y eso, en la práctica, es lo que hace que el mundo moderno empiece a parecerse más al que conocemos hoy: uno donde cualquiera puede capturar su vida, sin pedir permiso.

    ▣▣▣▣▣▣▣▣▣▣▣▣▣▣▣▣▣▣

    #fotografia #historia #kodak #brownie #curiosidades #innovacion #culturavisual #historiacotidiana

  23. Ecco il progetto Itiner-e: mappati quasi 300mila chilometri di strade dell’Impero romano

    Elena Percivaldi

    Quasi 300mila chilometri di vie romane, tutti mappati e resi “percorribili” virtualmente online. Un team internazionale guidato da studiosi dell’Universitat Autònoma de Barcelona e dell’Aarhus University (Danimarca) ha realizzato il progetto Itiner-e, la più dettagliata mappa digitale del sistema stradale dell’Impero ad oggi esistente. I nuovi dati documentano circa 299.171 km di vie antiche, quasi il doppio dei circa 188.555 km stimati finora.

    La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Scientific Data” del gruppo Nature. Il dataset copre un territorio corrispondente alla massima estensione imperiale, attorno al 150 d.C., con oltre 4 milioni di km² tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente.

    La mappa delle strade dell’impero sul sito di Itiner-e

    Un progetto in 3 fasi

    Il progetto si è svolto in tre fasi. Nella prima gli studiosi hanno provveduto all’identificazione delle strade mettendo a confronto fonti archeologiche, epigrafiche, narrative e documentarie. Fondamentale è stato il censimento dei miliari presente nel database LIRE (Latin Inscriptions of the Roman Empire), che contiene ben 8.388 pietre miliari con iscrizioni latine. Quindi sono state utilizzate le informazioni desunte dall’Itinerarium Antonini, un registro delle stazioni e delle distanze tra località redatto nel III secolo, e ovviamente la Tabula Peutingeriana, la celebre carta che mostra le vie stradali dell’Impero intorno alla fine del III secolo, giuntaci in una copia redatta nell’XII-XIII.

    Tabula Peutingeriana (Di Conradi Millieri – http://www.fh-augsburg.de/~harsch/Chronologia/Lspost03/Tabula/tab_pe00.html Ulrich Harsch Bibliotheca Augustana, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15858798)

    Quindi si è proceduto alla geolocalizzazione incrociando i dati desunti dalla cartografia moderna e storica e dalle immagini aeree e satellitari. Infine, tutti i 14 769 segmenti stradali – di cui circa 103 477 km sono «strade principali» e circa 195 693 km «strade secondarie» – sono stati digitalizzati manualmente. Con un caveat: solo il 2,7% delle tracce è noto con certezza; del restante 97,3%, l’89,8% è solo labilmente documentato mentre l’7,4% può essere solo ipotizzato.

    A cosa serve questo atlante digitale? Per prima cosa, certo, ad avere un quadro più chiaro della viabilità romana, aggiornato allo stato attuale delle conoscenze e reso accessibile a tutti tramite internet. Oltre alle grandi vie già note, l’atlante censisce anche per la prima volta le strade secondarie, le vie rurali e quelle di servizio, evidenziando forme di interconnessione ben più ampie e complesse rispetto a quelle desunte dalla sola considerazione delle strade consolari o principali già note.

    Leggi anche

    https://storiearcheostorie.com/2025/10/28/roma-basilica-costantiniana-appia-ardeatina-nuova-scoperta/

    Ma c’è di più. Il dataset open-access può aiutare a indagare meglio e in dettaglio come l’Impero romano organizzasse gli spostamenti, il controllo del territorio e i traffici commerciali, seguire il propagarsi di idee e religioni. E comprendere anche le dinamiche di diffusione di malattie ed epidemie.

    La viabilità tra Mediolanum e Brixia come riportato nel progetto Itiner-e

    Del resto, some spiegano i ricercatori, la rete stradale non fu “solo” una infrastruttura militare o amministrativa, ma la sua esistenza e implementazione nel tempo favorì la mobilità ed ebbe enormi conseguenze politiche, sociali, economiche e culturali.

    Guarda il video

    https://www.youtube.com/watch?v=OTSe7MsJXbo

    Ma c’è qualche limite…

    Tuttavia, come avverte il team che ha seguito il progetto, nonostante l’enorme mole di lavoro svolto, la mappatura presenta ancora diversi limiti, il più vistoso dei quali sono le ampie zone del territorio poco documentate. Tra le regioni più dettagliate figurano infatti la Penisola Iberica, la Grecia, il Nord Africa, il Levante e l’Asia Minore, grazie a progetti già, esistenti quali Mercator-e e Desert Networks. Mentre più lacunose risultano le conoscenze relative alla Cornovaglia, all’Anatolia centrale, all’Inghilterra settentrionale, all’Anatolia centrale e… alla Toscana.

    Per approfondire

    https://storiearcheostorie.com/2024/07/27/regina-viarum-la-via-appia-antica-e-il-60mo-sito-unesco-italiano/

    Gli autori sottolineano infine che il dataset non registra (ancora) le evoluzioni temporali delle singole strade. Per questo invitano la comunità scientifica a contribuire in prima persona al progetto Itiner-e, che è concepito come risorsa viva e collaborativa.

    Comunque sia, l’atlante Itiner-e cambia radicalmente la percezione della rete viaria dell’Impero romano: non più come un corpo fondato (solo o quasi) sulle grandi arterie, ma come un sistema complesso e vastissimo, che ha consentito per secoli l’organizzazione territoriale, il commercio, la mobilità e l’egemonia romana grazie anche alla viabilità secondaria.
    L’atlante si configura dunque come una risorsa digitale aperta che invita a ripensare la storia delle infrastrutture antiche e la loro eredità nel presente.

    Per saperne di più:

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  24. Desastres lingüísticos normalizados

    19 DE MAYO DE 2026 Desastres lingüísticos normalizados

    Por: Víctor Manuel Reyes Ferriz

    El lenguaje no es un accesorio de la inteligencia ni un simple canal por el cual transitan ideas previamente formadas; es, en realidad, el andamiaje mismo sobre el cual esas ideas se construyen y ordenan por lo que realmente adquieren sentido, y por ello, cada palabra que utilizamos arrastra consigo no sólo una definición, sino una historia, una intención y una forma particular de mirar el mundo que rara vez nos detenemos a examinar ya que, en la vida cotidiana hablamos como si nombrar fuera un acto automático, casi mecánico, desligado de cualquier responsabilidad intelectual, como si bastara con que un término sea comprendido superficialmente para que su uso quede justificado, cuando en realidad el lenguaje exige una relación mucho más consciente, más crítica, más exigente, una relación que hemos ido debilitando hasta el punto de normalizar expresiones cuyo origen desconocemos, cuyo significado apenas intuimos y cuyas implicaciones jamás cuestionamos, y es precisamente en esa normalización donde comienza a configurarse un fenómeno más profundo que un simple descuido: una renuncia sistemática a pensar lo que decimos.

    Nombrar no es inocente porque no sólo describe la realidad, también la organiza, la delimita y la jerarquiza, y en ese proceso cada término se convierte en una herramienta que puede aclarar o distorsionar dependiendo del nivel de comprensión con el que se utilice; sin embargo, en la práctica social, el lenguaje tiende a funcionar bajo una lógica de repetición más que de reflexión, lo que provoca que muchas palabras se mantengan vigentes no por su precisión o su pertinencia, sino por la costumbre de usarlas, por la comodidad de no cuestionarlas, por la inercia colectiva que transforma convenciones históricas en supuestas verdades naturales, y esa transformación es particularmente peligrosa porque desactiva la capacidad crítica, convierte el discurso en un terreno aparentemente estable y elimina la necesidad de revisar aquello que damos por hecho.

    Uno de los casos más evidentes de esta dinámica es el uso extendido del término “Latinoamérica”, una palabra que se ha integrado de tal manera en el discurso cotidiano que rara vez se percibe como una construcción, como una categoría histórica que responde a intereses específicos y no como una descripción objetiva de la realidad; se utiliza para agrupar a una serie de países que comparten ciertas raíces lingüísticas derivadas del latín, pero en su uso común se convierte en una etiqueta que pretende sintetizar realidades profundamente distintas, que borra matices, que simplifica procesos complejos y que termina por instalar una idea homogénea de lo que en realidad es diverso, contradictorio y cambiante; lo más relevante no es si el término es correcto o incorrecto, sino la forma en que su uso acrítico lo convierte en una herramienta de reducción, en un atajo discursivo que sustituye el análisis por la generalización.

    Esa generalización no surge de manera espontánea, se ve reforzada por estructuras institucionales que, aunque operan bajo lógicas técnicas, terminan influyendo en el lenguaje cotidiano; organismos como la Organización de las Naciones Unidas o la CEPAL utilizan categorías como “América Latina y el Caribe” con fines analíticos, buscando agrupar países que presentan ciertas similitudes económicas o históricas para diseñar políticas o estrategias de desarrollo, y en ese contexto la categoría tiene sentido, cumple una función específica y permite trabajar con marcos comparativos relativamente útiles; el problema aparece cuando esa categoría sale del ámbito técnico y se instala en el discurso general sin el contexto que la justifica, porque entonces deja de ser una herramienta de análisis para convertirse en una etiqueta que simplifica, que homogeneiza y que, en muchos casos, termina asociándose con una narrativa dominante que no siempre corresponde a la realidad.

    En ese tránsito del lenguaje técnico al lenguaje cotidiano se produce una distorsión que rara vez se reconoce, una especie de desgaste semántico en el que la precisión inicial se pierde y es sustituida por una interpretación más vaga, más cargada de supuestos y menos consciente de sus propios límites; empero, esa pérdida de precisión no genera resistencia, no provoca una revisión crítica del término, sino que se integra con naturalidad en el uso común, como si el simple hecho de ser repetido por instituciones o medios de comunicación fuera suficiente para garantizar su validez, y en ese proceso se consolida una percepción del mundo basada en categorías que no hemos elegido conscientemente, pero que utilizamos como si nos pertenecieran.

    Algo similar ocurre con expresiones como “Oriente Medio” u “Oriente Próximo”, términos que revelan con claridad cómo el lenguaje puede estar profundamente condicionado por la perspectiva desde la cual se construye; hablar de “oriente” implica necesariamente la existencia de un punto de referencia que define esa orientación, y ese punto, históricamente, ha sido Europa, lo que convierte a estas denominaciones en construcciones que no describen una realidad geográfica objetiva, sino una forma particular de organizar el mundo desde una mirada específica, una mirada que responde a procesos históricos vinculados con la expansión imperial, con la diplomacia del siglo XIX y con eventos como el declive del Imperio Otomano o la reconfiguración global posterior a la Primera Guerra Mundial.

    Utilizar estos términos sin reconocer su origen presupone adoptar, de manera implícita, la lógica que los generó, reproducir una forma de ver el mundo que coloca a ciertos espacios como centro y a otros como periferia, aunque esa jerarquía no sea evidente en el uso cotidiano; el lenguaje, en este sentido, no sólo refleja la realidad, también la construye, la ordena y la interpreta, y cuando dejamos de cuestionarlo, dejamos de cuestionar también las estructuras de pensamiento que lo sostienen, lo que convierte la repetición en un mecanismo de conservación de ideas que, en muchos casos, ya no responden a las condiciones actuales.

    La división entre “Europa del Este” y “Europa Occidental” ofrece otro ejemplo de cómo las categorías lingüísticas pueden sobrevivir más allá del contexto que les dio origen, funcionando como si describieran una realidad permanente cuando en realidad responden a un momento histórico específico; durante la Guerra Fría, esta división tenía un sentido claro, delimitaba bloques económicos, ideológicos y políticos que estructuraban el orden mundial, pero una vez transformado ese escenario, la persistencia de la terminología no necesariamente refleja la misma realidad, sino la inercia de un lenguaje que se resiste a desaparecer, que se mantiene vigente por costumbre más que por precisión.

    Esa resistencia del lenguaje a actualizarse no es un defecto en sí mismo, es parte de su naturaleza, pero se vuelve problemática cuando va acompañada de una falta de conciencia sobre su origen y su alcance, porque entonces las palabras dejan de ser herramientas flexibles para convertirse en estructuras rígidas que limitan la forma en que interpretamos el mundo, que nos llevan a encajar la realidad en categorías preexistentes en lugar de cuestionar si esas categorías siguen siendo pertinentes, y en ese proceso se produce una especie de congelamiento conceptual en el que el lenguaje ya no acompaña la evolución de la realidad, sino que la retrasa, la simplifica y la distorsiona.

    El problema no se limita a categorías geopolíticas o construcciones regionales, también se infiltra en el lenguaje cotidiano que creemos dominar, en palabras que usamos todos los días sin sospechar siquiera la carga histórica que contienen, términos que parecen simples pero que en realidad son cápsulas de tiempo que revelan cómo pensaban, organizaban y vivían otras civilizaciones; basta observar cómo “salario” proviene del latín (salarium), vinculado a la sal con la que se pagaba a soldados romanos, lo que transforma un concepto moderno de remuneración en un vestigio de subsistencia básica, o cómo “trabajo” deriva de (tripalium), un instrumento de tortura, insinuando que la actividad laboral estuvo asociada desde su origen con el sufrimiento, mientras que “familia” no nace del afecto sino del control, del latín (familia) que designaba al conjunto de esclavos bajo la autoridad de un pater familias, y no a un núcleo emocional como hoy lo concebimos; por otro lado, “escuela” proviene del griego (scholé), que significaba ocio, tiempo libre dedicado al pensamiento, una idea que contrasta brutalmente con su percepción actual como obligación, en tanto que “negocio” surge de (negotium), la negación del ocio, es decir, la renuncia consciente al tiempo libre para ocuparse en actividades productivas, y finalmente “sincero”, derivado de (sincerus), entendido como pureza o ausencia de mezcla, asociado incluso con la idea de algo sin artificios ni correcciones, lo que evidencia que incluso las nociones de autenticidad que hoy damos por sentadas tienen un origen profundamente material y concreto; todas estas palabras conviven en nuestro discurso diario como si fueran evidentes, como si siempre hubieran significado lo mismo, cuando en realidad son recordatorios silenciosos de que el lenguaje no sólo cambia, sino que arrastra consigo formas de entender el mundo que seguimos repitiendo sin darnos cuenta.

    La normalización de estas expresiones no es un fenómeno aislado ni exclusivo de ciertos términos geopolíticos, es una manifestación de una relación más amplia con el lenguaje en la que predomina la repetición sobre la reflexión, la familiaridad sobre la comprensión, la inercia sobre el análisis, y esa relación tiene implicaciones que van más allá de la comunicación, porque el lenguaje no sólo transmite ideas, también configura la manera en que las construimos, las organizamos y las interpretamos, lo que significa que un uso superficial del lenguaje conduce inevitablemente a un pensamiento superficial.

    En ese sentido, la renuncia intelectual no se manifiesta en errores evidentes, en equivocaciones gramaticales o en fallas de pronunciación, sino en algo mucho más sutil y, por lo mismo, más difícil de detectar: la falta de cuestionamiento, la ausencia de curiosidad por entender lo que se dice, la aceptación automática de términos cuya historia desconocemos y, por ende ignoramos su carga semántica, una aceptación que se convierte en hábito y que, con el tiempo, termina por consolidar un discurso en el que las palabras se utilizan más por costumbre que por convicción.

    Esa costumbre no es inocente porque contribuye a la construcción de una percepción del mundo basada en simplificaciones, en etiquetas que reducen la complejidad de los fenómenos y que, al hacerlo, limitan nuestra capacidad de análisis; cuando hablamos de “Latinoamérica”, de “Oriente Medio” o de “Europa del Este” sin cuestionar lo que implican esos términos, no sólo estamos utilizando palabras, estamos adoptando marcos de interpretación que condicionan la forma en que entendemos esas realidades, que influyen en nuestras opiniones, en nuestras valoraciones y en nuestras decisiones, y todo ello ocurre de manera casi imperceptible, precisamente porque el lenguaje se presenta como algo dado, como algo que no requiere explicación.

    La solución a este problema no pasa por eliminar términos ni por sustituirlos de manera arbitraria por otros que pretendan ser más precisos, porque el lenguaje no funciona bajo criterios de pureza, sino de uso y de consenso; empero, sí pasa por recuperar una relación consciente con las palabras, por entender que cada término que utilizamos tiene un origen, una intención y un alcance que no desaparecen por el simple hecho de que los ignoremos, y que al usarlos participamos en la reproducción de ese significado, lo reforzamos, lo validamos y lo mantenemos vigente.

    Recuperar esa conciencia implica asumir una responsabilidad que no siempre resulta cómoda, porque exige detenerse, cuestionar, investigar, dudar, es decir, hacer exactamente lo contrario de lo que la inercia del lenguaje nos invita a hacer, y en un contexto donde la velocidad de la comunicación es cada vez mayor y la profundidad del análisis cada vez menor, esa exigencia se percibe como un esfuerzo adicional, como una carga innecesaria, cuando en realidad es una condición indispensable para mantener una relación crítica con el mundo.

    No se trata de convertir cada conversación en un ejercicio académico ni de exigir una precisión absoluta en cada palabra, sino de desarrollar una sensibilidad lingüística que nos permita reconocer cuándo estamos utilizando términos que simplifican en exceso, que arrastran significados que no comprendemos o que responden a contextos que ya no son vigentes, una sensibilidad que no busca paralizar el discurso, sino enriquecerlo, hacerlo más consciente, más honesto y más preciso.

    Finalmente, el desastre lingüístico no consiste en la existencia de palabras imperfectas ni en la presencia de categorías discutibles, sino en la naturalización de su uso sin comprensión, en la aceptación de un lenguaje que ya no interrogamos, que ya no analizamos y que utilizamos como si fuera transparente cuando en realidad está cargado de historia, de intención y de poder, y en esa naturalización se esconde una renuncia silenciosa pero profunda, porque si el lenguaje es la herramienta con la que pensamos, entonces dejar de cuestionarlo equivale a dejar de pensar plenamente, ¿cuántas de las palabras que utilizas todos los días entiendes realmente más allá de su uso inmediato?

    DATO CULTURAL.

    Un día como hoy en 1643 en las nuevas tierras americanas de la Corona Británica, se funda la Confederación de Nueva Inglaterra conformada por las recién creadas colonias de Connecticut, Massachusetts, New Haven y Providence, que a la postre, serán integradas a las denominadas 13 colonias fundacionales de los Estados Unidos de Norteamérica. Con esta Confederación, el Imperio Británico se convierte en la cuarta gran potencia mundial al contar con territorios en el continente americano; en 1822 en la CDMX, México, el Congreso Constituyente declara al militar y político mexicano Agustín Cosme Damián de Iturbide y Arámburu como monarca del Imperio Mexicano. Esta proclamación se suscitó ante una feroz presión militar acompañada de la voz de gran número de civiles; en 1960 en Washington D.C., Estados Unidos en la sede de la Asociación Internacional de Fomento (AIF), perteneciente al Banco Mundial, la República de Islandia es aceptada como Estado Miembro.

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  25. Un hombre solo

    Por: Thelma Morales García

    Este libro, nos describe los recuerdos de un hombre que vivió en carne propia el establecimiento de un nuevo sistema político en la China de los años cincuenta con la llegada del Presidente Mao quien decía: “los reaccionarios no sueltan su presa hasta que nos se les mata”, una frase llena de amenaza con todos aquellos que se oponían a su régimen. También recuerda el principio de su vida en China, su familia, las tradiciones de su país, sus aprendizajes y cómo esa vida plácida desaparece de repente con el estallido de la Revolución Cultural, que va a acabar con el pensamiento y la libertad.

    La intolerancia de este régimen se pone de manifiesto cuando el protagonista recuerda: “El hombre es tan versátil, más manejable que una masa de pasta, puede resultar feroz a la hora de denunciar a los demás para demostrar su inocencia. Sabían aprovechar esos momentos de la noche, en los que las personas son más vulnerables y normalmente buscan el reposo de la cama, para someterlos a las confesiones y a los interrogatorios.”

    Por este motivo cada persona se convierte desde ese momento en un hombre solo, una mujer sola, un ser humano solo ante la desesperanza y el terror. Para sobrevivir se requiere forzosamente “que el cerebro desaparezca”, que no haya cerebro en las miradas ni en las palabras ni en los actos del día a día, y, sin embargo, “se puede violar a un ser humano, con violencia física o violencia política, pero no se le puede poseer por completo”, porque su mente siempre le pertenecerá.

    Todo ello le llevó al protagonista a una especie de exilio interno, donde el dolor de esas viejas historias que nadie quiere escuchar, han penetrado en sus relaciones con las mujeres, porque habla del terror que vivió un país con tanta tradición como China, por un nuevo sistema dentro de la política que en una sola frase podemos resumirla: “El que cede salva la vida, el que se rebela muere.” Los recuerdos de la infancia, la violencia política, el amor y el erotismo se mezclan en esta novela que resume la vida de un hombre solo.

    El protagonista se enamora de una judía, y aunque quisiera que vivieran juntos, asegura que no podrán ser felices porque dos sufrimientos juntos sería demasiado doloroso, pues ambos cargan con sus traumas respectivos, ella por lo sucedido en la Segunda Guerra mundial y el genocidio cometido por Hitler en contra de los judíos, ahí pierde también a su familia.

    El autor de este libro es Gao Xingjian, novelista, poeta, dramaturgo y pintor nacido en Jangsu, China en 1940, y aunque es una novela “El libro de un hombre solo”, el autor nos muestra la realidad que el mismo vivió en China, en algunos momentos es testimonial, pues mucho de lo ahí escrito retrata parte de su vida. Actualmente vive como refugiado político en París. En el año 2000 recibió el Premio Nobel de Literatura y fue nombrado Caballero de la Orden de la Legión de Honor por el presidente de la República Francesa. Entre su vasta obra sobresale La Montaña del Alma”, que ha sido traducida a todos los idiomas y ha alcanzado altas ventas en aquellos países donde ha sido publicada.

    Este libro en especial me parece una enseñanza de vida, pues después de una tormenta interminable para el protagonista, termina siendo un escritor famoso y reconocido en todo el mundo, como los cuentos con final feliz, pero con un recuerdo amargo por lo vivido: “Has acabado encontrando la alegría de vivir. El dueño del restaurante te pide que le dediques tu libro, dice que a su mujer le gusta leer novelas, que tiene ganas de hacer un viaje a China; sonríes. ¿Tú no volverás nunca?, pregunta uno. No, no es tu país, tu país está en tu memoria, es una fuente en las tinieblas de donde nacen sentimientos difíciles de explicar, es una China personal que solo te pertenece a ti, y ya no tienes ninguna relación con ella.”

    “Todo el mundo desea la felicidad, ¿por qué sólo habría de pertenecer a ti? De hecho, la felicidad es bastante rara en este mundo”

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  26. Un hombre solo

    Por: Thelma Morales García

    Este libro, nos describe los recuerdos de un hombre que vivió en carne propia el establecimiento de un nuevo sistema político en la China de los años cincuenta con la llegada del Presidente Mao quien decía: “los reaccionarios no sueltan su presa hasta que nos se les mata”, una frase llena de amenaza con todos aquellos que se oponían a su régimen. También recuerda el principio de su vida en China, su familia, las tradiciones de su país, sus aprendizajes y cómo esa vida plácida desaparece de repente con el estallido de la Revolución Cultural, que va a acabar con el pensamiento y la libertad.

    La intolerancia de este régimen se pone de manifiesto cuando el protagonista recuerda: “El hombre es tan versátil, más manejable que una masa de pasta, puede resultar feroz a la hora de denunciar a los demás para demostrar su inocencia. Sabían aprovechar esos momentos de la noche, en los que las personas son más vulnerables y normalmente buscan el reposo de la cama, para someterlos a las confesiones y a los interrogatorios.”

    Por este motivo cada persona se convierte desde ese momento en un hombre solo, una mujer sola, un ser humano solo ante la desesperanza y el terror. Para sobrevivir se requiere forzosamente “que el cerebro desaparezca”, que no haya cerebro en las miradas ni en las palabras ni en los actos del día a día, y, sin embargo, “se puede violar a un ser humano, con violencia física o violencia política, pero no se le puede poseer por completo”, porque su mente siempre le pertenecerá.

    Todo ello le llevó al protagonista a una especie de exilio interno, donde el dolor de esas viejas historias que nadie quiere escuchar, han penetrado en sus relaciones con las mujeres, porque habla del terror que vivió un país con tanta tradición como China, por un nuevo sistema dentro de la política que en una sola frase podemos resumirla: “El que cede salva la vida, el que se rebela muere.” Los recuerdos de la infancia, la violencia política, el amor y el erotismo se mezclan en esta novela que resume la vida de un hombre solo.

    El protagonista se enamora de una judía, y aunque quisiera que vivieran juntos, asegura que no podrán ser felices porque dos sufrimientos juntos sería demasiado doloroso, pues ambos cargan con sus traumas respectivos, ella por lo sucedido en la Segunda Guerra mundial y el genocidio cometido por Hitler en contra de los judíos, ahí pierde también a su familia.

    El autor de este libro es Gao Xingjian, novelista, poeta, dramaturgo y pintor nacido en Jangsu, China en 1940, y aunque es una novela “El libro de un hombre solo”, el autor nos muestra la realidad que el mismo vivió en China, en algunos momentos es testimonial, pues mucho de lo ahí escrito retrata parte de su vida. Actualmente vive como refugiado político en París. En el año 2000 recibió el Premio Nobel de Literatura y fue nombrado Caballero de la Orden de la Legión de Honor por el presidente de la República Francesa. Entre su vasta obra sobresale La Montaña del Alma”, que ha sido traducida a todos los idiomas y ha alcanzado altas ventas en aquellos países donde ha sido publicada.

    Este libro en especial me parece una enseñanza de vida, pues después de una tormenta interminable para el protagonista, termina siendo un escritor famoso y reconocido en todo el mundo, como los cuentos con final feliz, pero con un recuerdo amargo por lo vivido: “Has acabado encontrando la alegría de vivir. El dueño del restaurante te pide que le dediques tu libro, dice que a su mujer le gusta leer novelas, que tiene ganas de hacer un viaje a China; sonríes. ¿Tú no volverás nunca?, pregunta uno. No, no es tu país, tu país está en tu memoria, es una fuente en las tinieblas de donde nacen sentimientos difíciles de explicar, es una China personal que solo te pertenece a ti, y ya no tienes ninguna relación con ella.”

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  27. Un hombre solo

    Por: Thelma Morales García

    Este libro, nos describe los recuerdos de un hombre que vivió en carne propia el establecimiento de un nuevo sistema político en la China de los años cincuenta con la llegada del Presidente Mao quien decía: “los reaccionarios no sueltan su presa hasta que nos se les mata”, una frase llena de amenaza con todos aquellos que se oponían a su régimen. También recuerda el principio de su vida en China, su familia, las tradiciones de su país, sus aprendizajes y cómo esa vida plácida desaparece de repente con el estallido de la Revolución Cultural, que va a acabar con el pensamiento y la libertad.

    La intolerancia de este régimen se pone de manifiesto cuando el protagonista recuerda: “El hombre es tan versátil, más manejable que una masa de pasta, puede resultar feroz a la hora de denunciar a los demás para demostrar su inocencia. Sabían aprovechar esos momentos de la noche, en los que las personas son más vulnerables y normalmente buscan el reposo de la cama, para someterlos a las confesiones y a los interrogatorios.”

    Por este motivo cada persona se convierte desde ese momento en un hombre solo, una mujer sola, un ser humano solo ante la desesperanza y el terror. Para sobrevivir se requiere forzosamente “que el cerebro desaparezca”, que no haya cerebro en las miradas ni en las palabras ni en los actos del día a día, y, sin embargo, “se puede violar a un ser humano, con violencia física o violencia política, pero no se le puede poseer por completo”, porque su mente siempre le pertenecerá.

    Todo ello le llevó al protagonista a una especie de exilio interno, donde el dolor de esas viejas historias que nadie quiere escuchar, han penetrado en sus relaciones con las mujeres, porque habla del terror que vivió un país con tanta tradición como China, por un nuevo sistema dentro de la política que en una sola frase podemos resumirla: “El que cede salva la vida, el que se rebela muere.” Los recuerdos de la infancia, la violencia política, el amor y el erotismo se mezclan en esta novela que resume la vida de un hombre solo.

    El protagonista se enamora de una judía, y aunque quisiera que vivieran juntos, asegura que no podrán ser felices porque dos sufrimientos juntos sería demasiado doloroso, pues ambos cargan con sus traumas respectivos, ella por lo sucedido en la Segunda Guerra mundial y el genocidio cometido por Hitler en contra de los judíos, ahí pierde también a su familia.

    El autor de este libro es Gao Xingjian, novelista, poeta, dramaturgo y pintor nacido en Jangsu, China en 1940, y aunque es una novela “El libro de un hombre solo”, el autor nos muestra la realidad que el mismo vivió en China, en algunos momentos es testimonial, pues mucho de lo ahí escrito retrata parte de su vida. Actualmente vive como refugiado político en París. En el año 2000 recibió el Premio Nobel de Literatura y fue nombrado Caballero de la Orden de la Legión de Honor por el presidente de la República Francesa. Entre su vasta obra sobresale La Montaña del Alma”, que ha sido traducida a todos los idiomas y ha alcanzado altas ventas en aquellos países donde ha sido publicada.

    Este libro en especial me parece una enseñanza de vida, pues después de una tormenta interminable para el protagonista, termina siendo un escritor famoso y reconocido en todo el mundo, como los cuentos con final feliz, pero con un recuerdo amargo por lo vivido: “Has acabado encontrando la alegría de vivir. El dueño del restaurante te pide que le dediques tu libro, dice que a su mujer le gusta leer novelas, que tiene ganas de hacer un viaje a China; sonríes. ¿Tú no volverás nunca?, pregunta uno. No, no es tu país, tu país está en tu memoria, es una fuente en las tinieblas de donde nacen sentimientos difíciles de explicar, es una China personal que solo te pertenece a ti, y ya no tienes ninguna relación con ella.”

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  28. Un hombre solo

    Por: Thelma Morales García

    Este libro, nos describe los recuerdos de un hombre que vivió en carne propia el establecimiento de un nuevo sistema político en la China de los años cincuenta con la llegada del Presidente Mao quien decía: “los reaccionarios no sueltan su presa hasta que nos se les mata”, una frase llena de amenaza con todos aquellos que se oponían a su régimen. También recuerda el principio de su vida en China, su familia, las tradiciones de su país, sus aprendizajes y cómo esa vida plácida desaparece de repente con el estallido de la Revolución Cultural, que va a acabar con el pensamiento y la libertad.

    La intolerancia de este régimen se pone de manifiesto cuando el protagonista recuerda: “El hombre es tan versátil, más manejable que una masa de pasta, puede resultar feroz a la hora de denunciar a los demás para demostrar su inocencia. Sabían aprovechar esos momentos de la noche, en los que las personas son más vulnerables y normalmente buscan el reposo de la cama, para someterlos a las confesiones y a los interrogatorios.”

    Por este motivo cada persona se convierte desde ese momento en un hombre solo, una mujer sola, un ser humano solo ante la desesperanza y el terror. Para sobrevivir se requiere forzosamente “que el cerebro desaparezca”, que no haya cerebro en las miradas ni en las palabras ni en los actos del día a día, y, sin embargo, “se puede violar a un ser humano, con violencia física o violencia política, pero no se le puede poseer por completo”, porque su mente siempre le pertenecerá.

    Todo ello le llevó al protagonista a una especie de exilio interno, donde el dolor de esas viejas historias que nadie quiere escuchar, han penetrado en sus relaciones con las mujeres, porque habla del terror que vivió un país con tanta tradición como China, por un nuevo sistema dentro de la política que en una sola frase podemos resumirla: “El que cede salva la vida, el que se rebela muere.” Los recuerdos de la infancia, la violencia política, el amor y el erotismo se mezclan en esta novela que resume la vida de un hombre solo.

    El protagonista se enamora de una judía, y aunque quisiera que vivieran juntos, asegura que no podrán ser felices porque dos sufrimientos juntos sería demasiado doloroso, pues ambos cargan con sus traumas respectivos, ella por lo sucedido en la Segunda Guerra mundial y el genocidio cometido por Hitler en contra de los judíos, ahí pierde también a su familia.

    El autor de este libro es Gao Xingjian, novelista, poeta, dramaturgo y pintor nacido en Jangsu, China en 1940, y aunque es una novela “El libro de un hombre solo”, el autor nos muestra la realidad que el mismo vivió en China, en algunos momentos es testimonial, pues mucho de lo ahí escrito retrata parte de su vida. Actualmente vive como refugiado político en París. En el año 2000 recibió el Premio Nobel de Literatura y fue nombrado Caballero de la Orden de la Legión de Honor por el presidente de la República Francesa. Entre su vasta obra sobresale La Montaña del Alma”, que ha sido traducida a todos los idiomas y ha alcanzado altas ventas en aquellos países donde ha sido publicada.

    Este libro en especial me parece una enseñanza de vida, pues después de una tormenta interminable para el protagonista, termina siendo un escritor famoso y reconocido en todo el mundo, como los cuentos con final feliz, pero con un recuerdo amargo por lo vivido: “Has acabado encontrando la alegría de vivir. El dueño del restaurante te pide que le dediques tu libro, dice que a su mujer le gusta leer novelas, que tiene ganas de hacer un viaje a China; sonríes. ¿Tú no volverás nunca?, pregunta uno. No, no es tu país, tu país está en tu memoria, es una fuente en las tinieblas de donde nacen sentimientos difíciles de explicar, es una China personal que solo te pertenece a ti, y ya no tienes ninguna relación con ella.”

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  29. Un hombre solo

    Por: Thelma Morales García

    Este libro, nos describe los recuerdos de un hombre que vivió en carne propia el establecimiento de un nuevo sistema político en la China de los años cincuenta con la llegada del Presidente Mao quien decía: “los reaccionarios no sueltan su presa hasta que nos se les mata”, una frase llena de amenaza con todos aquellos que se oponían a su régimen. También recuerda el principio de su vida en China, su familia, las tradiciones de su país, sus aprendizajes y cómo esa vida plácida desaparece de repente con el estallido de la Revolución Cultural, que va a acabar con el pensamiento y la libertad.

    La intolerancia de este régimen se pone de manifiesto cuando el protagonista recuerda: “El hombre es tan versátil, más manejable que una masa de pasta, puede resultar feroz a la hora de denunciar a los demás para demostrar su inocencia. Sabían aprovechar esos momentos de la noche, en los que las personas son más vulnerables y normalmente buscan el reposo de la cama, para someterlos a las confesiones y a los interrogatorios.”

    Por este motivo cada persona se convierte desde ese momento en un hombre solo, una mujer sola, un ser humano solo ante la desesperanza y el terror. Para sobrevivir se requiere forzosamente “que el cerebro desaparezca”, que no haya cerebro en las miradas ni en las palabras ni en los actos del día a día, y, sin embargo, “se puede violar a un ser humano, con violencia física o violencia política, pero no se le puede poseer por completo”, porque su mente siempre le pertenecerá.

    Todo ello le llevó al protagonista a una especie de exilio interno, donde el dolor de esas viejas historias que nadie quiere escuchar, han penetrado en sus relaciones con las mujeres, porque habla del terror que vivió un país con tanta tradición como China, por un nuevo sistema dentro de la política que en una sola frase podemos resumirla: “El que cede salva la vida, el que se rebela muere.” Los recuerdos de la infancia, la violencia política, el amor y el erotismo se mezclan en esta novela que resume la vida de un hombre solo.

    El protagonista se enamora de una judía, y aunque quisiera que vivieran juntos, asegura que no podrán ser felices porque dos sufrimientos juntos sería demasiado doloroso, pues ambos cargan con sus traumas respectivos, ella por lo sucedido en la Segunda Guerra mundial y el genocidio cometido por Hitler en contra de los judíos, ahí pierde también a su familia.

    El autor de este libro es Gao Xingjian, novelista, poeta, dramaturgo y pintor nacido en Jangsu, China en 1940, y aunque es una novela “El libro de un hombre solo”, el autor nos muestra la realidad que el mismo vivió en China, en algunos momentos es testimonial, pues mucho de lo ahí escrito retrata parte de su vida. Actualmente vive como refugiado político en París. En el año 2000 recibió el Premio Nobel de Literatura y fue nombrado Caballero de la Orden de la Legión de Honor por el presidente de la República Francesa. Entre su vasta obra sobresale La Montaña del Alma”, que ha sido traducida a todos los idiomas y ha alcanzado altas ventas en aquellos países donde ha sido publicada.

    Este libro en especial me parece una enseñanza de vida, pues después de una tormenta interminable para el protagonista, termina siendo un escritor famoso y reconocido en todo el mundo, como los cuentos con final feliz, pero con un recuerdo amargo por lo vivido: “Has acabado encontrando la alegría de vivir. El dueño del restaurante te pide que le dediques tu libro, dice que a su mujer le gusta leer novelas, que tiene ganas de hacer un viaje a China; sonríes. ¿Tú no volverás nunca?, pregunta uno. No, no es tu país, tu país está en tu memoria, es una fuente en las tinieblas de donde nacen sentimientos difíciles de explicar, es una China personal que solo te pertenece a ti, y ya no tienes ninguna relación con ella.”

    “Todo el mundo desea la felicidad, ¿por qué sólo habría de pertenecer a ti? De hecho, la felicidad es bastante rara en este mundo”

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