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un giorno ero in ospedale,un lettore mi ha riconosciuto e mi ha detto: lo so che lei tiene più ai giovani, ma io ci tengo a ringraziarla per il suo lavoro su #JA e #WikiLeaks.
Io ho detto: io tengo a tutti,parlo di #GenZ perché sono loro che cambieranno il mondo -
https://www.europesays.com/it/?p=348870 L’andriese Chiara Agresti convocata al Club Italia Sud – AndriaLive.it #agresti #ai #andria #barletta #campania #Certo #chiara #con #corsi #dedicato #eccellenza #esperienza #famiglia #Fisica #fisico #gagliardi #giovani #giulio #grazie #IT #Italia #Italy #lavorare #lavoro #lingue #mezzogiorno #NellyVolley #padre #pallavolo #partecipa #personale #prof #progetto #puglia #ricerca #risultati #SERIEC #Sport #Sports #stage #sud #SudItalia #talenti #valorizzazione #Volley
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Assunzioni nei Comuni del Centro e del Sud Italia per 321 persone: arriva l’ok della Cosfel - Notizie24.Net 💥 👇 https://giornoenottenews.altervista.org/assunzioni-nei-comuni-del-centro-e-del-sud-italia-per-321-persone-arriva-lok-della-cosfel/
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Lo #stato che prende in giro e anzi fa robe proprio palesemente illegali, non solo con le sue leggi, ma anche attraverso le sue aziende controllate
Oggi #Poste ha chiuso alla #cessionedicrediti, di nuovo dalla sera alla mattina. Ci sono una #marea di persone in perfetta buonafede e oneste che ci contavano, io ne conosco molte per lavoro, eppure lo Stato di fatto non solo li ha fregati, ma li ha rovinati
Spero che qualcuno se lo ricordi nelle urne
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Giornata Mondiale della Proprietà Intellettuale
Dopo il silenzio intenso dedicato alla memoria di Chernobyl, questo 26 aprile ci accompagna verso una riflessione diversa, ma profondamente collegata: quella sulla creatività umana e sul valore delle idee.
La Giornata Mondiale della Proprietà Intellettuale, conosciuta nel mondo come World Intellectual Property Day, è il volto luminoso dell’ingegno umano. Se abbiamo ricordato quanto può essere fragile l’equilibrio tra uomo e tecnologia, ora celebriamo ciò che di meglio l’uomo sa creare:
innovazione, talento, visione.
👉 Come approfondito anche nel nostro articolo dello scorso anno:
https://perfettamentechic.com/2025/04/26/world-intellectual-property-day/
📅 Perché si celebra il 26 aprile?
Questa giornata si celebra ogni anno il 26 aprile perché coincide con l’entrata in vigore, nel 1970, della Convenzione che ha dato vita alla World Intellectual Property Organization.
È proprio questa organizzazione internazionale ad aver istituito la giornata nel 2000, con l’obiettivo di far comprendere quanto brevetti, marchi, copyright e design siano presenti nella nostra vita quotidiana.
✨ Che cos’è la proprietà intellettuale?
In modo semplice e affascinante, potremmo definirla così: 👉 è tutto ciò che nasce dalla mente umana.
Un’idea, una canzone, un logo, un’invenzione, persino una tecnologia sportiva innovativa: tutto questo è protetto da diritti che permettono ai creatori di vedere riconosciuto il proprio lavoro.
È grazie alla proprietà intellettuale se:
- gli artisti possono vivere della loro arte
- le aziende innovano senza paura di essere copiate
- le idee diventano realtà concrete
🆕 Tema 2026: sport, innovazione e creatività
Il 2026 porta con sé una novità dinamica e sorprendente: 👉 il tema scelto è
IP and Sports: Ready, Set, Innovate!
Un invito a guardare lo sport con occhi nuovi.
Dalle scarpe tecnologiche agli strumenti di allenamento, fino ai diritti televisivi e ai brand degli atleti: la proprietà intellettuale è ovunque nel mondo sportivo. Non si tratta solo di competizione, ma di innovazione continua che migliora performance, sicurezza e spettacolo.
🌍 Novità e iniziative 2026
Tra le curiosità più interessanti di quest’anno:
- 🎥 Il concorso internazionale per giovani creativi, che invita a raccontare l’innovazione nello sport attraverso video originali
- 🌐 Eventi globali, webinar e campagne social per sensibilizzare sull’importanza della tutela delle idee
- 🤝 Maggiore attenzione ai giovani innovatori, veri protagonisti del futuro
È una giornata che parla soprattutto alle nuove generazioni: quelle che stanno costruendo il mondo di domani.
⚖️ Tra memoria e futuro: il filo invisibile
Dopo aver ricordato Chernobyl, questa giornata assume un significato ancora più profondo.
Perché la proprietà intellettuale non è solo economia o diritto. È responsabilità.
Le idee possono cambiare il mondo:
- possono migliorarlo
- oppure, se mal gestite, metterlo a rischio
Per questo oggi più che mai serve:
- conoscenza
- etica
- consapevolezza
🌱 Un pensiero del mattino
Questa domenica del 26 aprile 2026 è fatta di contrasti. Da un lato il ricordo di una tragedia. Dall’altro la celebrazione dell’ingegno umano. E forse è proprio qui che nasce il messaggio più bello.
👉 Le idee sono potenti.
👉 I giovani sono il futuro.
👉 L’intelligenza dell’uomo, se guidata dal cuore, può fare la differenza.Oggi scegliamo di credere in questo. Con dolcezza, con rispetto, con una speranza concreta. Perché il futuro non è solo da temere. È anche – e soprattutto – da creare. ✨
Autore: Lynda Di Natale Fonte: web Immagine: AI
#AccessoAllaCultura #Arte #Artisti #Branding #Brevetti #BusinessCreativo #Compositori #conoscenza #Copyright #Creatività #creativitàitaliana #Creatori #cultura #CulturaDigitale #design #Designers #DirittiCreativi #DirittiDautore #DirittiMusicali #DirittiUmani #EconomiaCreativa #Educazione #espressioneartistica #FeelTheBeatofIP #FuturoDigitale #GiornataInternazionale #GiornataMondialeProprietàIntellettuale #Idee #Imprenditorialità #Innovatori #innovazione #IntelligenzaCreativa #Inventori #Invenzioni #IPAwareness #Legalità #Marchi #Musica #MusicaeIP #OMPI #ProprietàIndustriale #ProprietàIntellettuale #ProtezioneIdee #ProtezioneMarchi #Sostenibilità #startup #SviluppoEconomico #SviluppoTecnologico #Tecnologia #WIPO #WorldIPDay -
I dati smentiscono la propaganda meloniana: #salari giù del 10% rispetto al periodo pre-crisi.
#GovernoMeloni #Economia #Lavoro #Salario #LavoroPovero #Prometeia #Legacoop
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Aggiornamenti dal sistema solare: dicembre 2025
Qualche piccolo incidente per le sonde marziane, MAVEN ha perso il controllo e una delle sonde di ESCAPADE, appena lanciate, ha qualche problema di propulsione. Il Congresso degli Stati Uniti è in procinto di decidere quale missione NASA potrà proseguire e quale verrà conclusa, c’è grande attesa per questa decisione in quanto molte delle missioni nello spazio profondo potrebbero terminare solamente per problemi di finanziamento, senza ostacoli tecnici sopraggiunti.
Di seguito il dettaglio delle varie missioni attive e di quelle in fase di preparazione.
In preparazione per il lancio
L’unica missione in preparazione per un lancio nel 2026 è il progetto giapponese con collaborazioni europee Martian Moon eXplorer (MMX). La sonda si trova in Giappone per le ultime fasi di test e integrazione. Dovrebbe partire verso l’autunno 2026 a bordo di un lanciatore H3 e arrivare in orbita marziana nel 2027. Sebbene la missione abbia come obiettivo di studio entrambe le lune marziane, la sfida più grande sarà l’atterraggio su Fobos, con prelevamento dei campioni di suolo e ritorno a Terra nel 2031.
Nel sistema solare interno
A novembre è partita una nuova missione, EscaPADE (NASA), composta da due sonde, Blue e Gold. Sebbene sia diretta su Marte, la strada è ancora lunga in quanto passeranno un po’ di tempo in prossimità della Terra prima di effettuare una manovra di Oberth per dirigersi verso il pianeta rosso. Questa permanenza prolungata attorno al nostro pianeta è anche un’opportunità per esaminare da vicino lo stato di salute delle sonde dopo il lancio. Una delle due, infatti, ha riscontrato un leggero problema di propulsione, e vista la distanza ridotta è più facile per gli ingegneri di Terra esaminare e tentare di risolvere il guasto.
Il 12 dicembre Parker Solar Probe (NASA) è passata al suo 26o perielio, il primo oltre i 25 programmati della missione principale. Non si sa ancora se verrà estesa o se verrà terminata prossimamente, una decisione dovrebbe arrivare nei prossimi mesi. Nel frattempo le sue ricerche gettano luce sul Sole, letteralmente. Grazie alle osservazioni di PSP, sono stati scoperti dei flussi solari che invertono la marcia, tornando indietro ricadendo sul Sole.
https://www.youtube.com/shorts/1iC5hbDArXw
STEREO A (NASA) ha iniziato il 29 dicembre la campagna NASA Moon-to-Mars Space Weather, volta ad analizzare l’influenza che ha il Sole sull’umanità, con uno sguardo particolare alla futura esplorazione spaziale con equipaggio oltre l’orbita terrestre. Alla campagna partecipano gruppi di ricerca dedicati ai vari programmi spaziali di eliofisica, tra cui quelli di SOHO, SDO e Voyager.
Alla flotta di sonde di eliofisica appartiene anche Solar Orbiter (SolO) (ESA), da cui non arrivano notizie importanti da segnalare. A dicembre si è avvicinato abbastanza alla Terra, al momento si trova nei pressi dell’afelio della sua orbita, le osservazioni più importanti arrivano quando si trova dalla parte opposta.
Il 5 dicembre 2025 era la data prevista per l’entrata in orbita di BepiColombo (ESA/JAXA), con le sue due sonde MPO (ESA) e MMO (JAXA), attorno a Mercurio. Il piano è cambiato a settembre 2024, quando un problema ai propulsori ha imposto un cambio di traiettoria. La missione procede senza ulteriori intoppi da allora e l’inserzione in orbita è prevista per novembre 2026.
Al contrario, i motori di Hera (ESA), che ha a bordo anche i due CubeSat Milani e Juventas, hanno funzionato meglio del previsto e perciò si è riusciti ad anticipare la data di approccio a Didymos a novembre 2026 al posto di dicembre 2026. A febbraio 2026 è prevista la seconda manovra nello spazio profondo, DSM-2, i cui dettagli ancora non sono stati comunicati, ma dovrebbe trattarsi di un’accensione di motori di qualche decina di minuti. Da dopo il lancio, la sonda ha acceso i motori soltanto due volte, durante la prima manovra correttiva, DSM-1, ottobre 2024, con 100 minuti di accensione circa, e la successiva manovra correttiva, TCM-1, durata 13 minuti.
Dopo una manovra brutta e una buona, Tianwen-2 (CNSA) vince il titolo di missione più silenziosa. La sonda è diretta verso l’asteroide Kamoʻoalewa, è partita a maggio 2025 dalla Terra e ha effettuato una manovra correttiva a ottobre 2025, di cui non si sa ancora niente. I responsabili hanno comunicato con il pubblico soltanto tre volte durante la missione, a giugno, a luglio e a ottobre, annunciando lo stato di salute ottimo della sonda e pubblicando un paio di foto per volta.
Hayabusa 2# (JAXA) prosegue il suo lungo viaggio verso l’asteroide Torifune, un piccolo corpo celeste a rotazione rapida che raggiungerà per un flyby ad alta velocità nel luglio 2026. La sonda aveva riportato a Terra campioni dall’asteroide Ryugu, e le tecnologie sviluppate per questa missione sono state migliorate e applicate alla prossima missione in partenza, MMX.
A settembre, OSIRIS-APEX (NASA) ha sorvolato la Terra per effettuare una manovra di cambio orbitale, per dirigersi vero la sua destinazione, l’asteroide Apophis. Le immagini catturate durante il flyby hanno rivelato una sorpresa. La missione è la continuazione di OSIRIS-REX, che ha riportato campioni di superficie da Bennu, un asteroide molto più scuro di Apophis. Durante la manovra di prelevamento dei campioni, un po’ di polvere ha coperto l’obiettivo dell’apparato fotografico della sonda, che era stato progettato per elementi molto scuri. Questo leggero strato di polvere offusca leggermente la luce di oggetti troppo luminosi, come la Terra o il nuovo asteroide obiettivo, permettendo di funzionare in maniera ottimale anche nel prosieguo della missione.
La flotta marziana
Marte si trova in congiunzione solare con la Terra, il che vuol dire che il Sole si frappone tra questi due pianeti ostacolandone le comunicazioni. È una situazione di routine e semplicemente le trasmissioni vengono interrotte momentaneamente e posticipate a metà gennaio.
Le cose vanno male anche per MAVEN (NASA), in orbita attorno a Marte dal 2014. La sonda ha iniziato a girare su sé stessa dal 6 dicembre, rendendo impossibili le comunicazioni. La perdita di segnale, oltre al danno alla missione stessa, costituisce un problema anche per altre sonde, Mars Odyssey (NASA), Mars Reconnaissance Orbiter (NASA) e Trace Gas Orbiter (ESA/Roskosmos), che si devono ridistribuire il carico di lavoro per mantenere le comunicazioni con i rover di superficie. Queste quattro sonde, oltre alla loro missione scientifica, fanno infatti parte del Mars Relay Network, MRN, fungendo anche da ripetitori radio e permettendo così di non dover corazzare i mezzi di superficie con antenne grandi per la comunicazione diretta con la Terra.
https://www.youtube.com/watch?v=cc7AOsBepdA
Per Mars Reconnaissance Orbiter è importante citare anche il successo dell’esperimento scientifico effettuato a maggio, che con un cambio di assetto ha permesso di esplorare meglio i segreti nascosti sotto la superficie marziana, individuando risorse idriche difficilmente osservabili altrimenti.
Mars Express (ESA) è in teoria anch’essa un membro di MRN, ma non viene utilizzato se non come backup. In caso di malfunzionamento prolungato di MAVEN, anche Mars Express potrebbe essere tirata in gioco. La sonda è la seconda più anziana ancora attiva su Marte, dopo Mars Odyssey, con 22 anni di attività esatti, è arrivata su Marte a Natale del 2003. Gli acciacchi si sentono: fa fatica a girarsi, ha i giroscopi leggermente deteriorati, ma con un aggiornamento software recente si è riusciti a prolungare la sua durata d’uso. Si spera di riuscire a utilizzarla anche per il supporto alla missione MMX quando arriverà nel 2027. La sonda non serve solo di supporto tecnico ad altre missioni, con le sue osservazioni si fanno continuamente nuove scoperte, come l’attività geologica rilevata di recente grazie al radar Marsis.
Nessuna novità per Tianwen-1 (CNSA), diventata praticamente una missione di routine che colleziona dati e basta. In Cina sta partendo l’iniziativa GoMars, dedicata a modellare il sistema atmosferico marziano. I dati raccolti da Tianwen-1, in particolare da Zhurong, il rover della missione ormai in ibernazione, e altre sonde di superficie in passato, serviranno a validare i modelli atmosferici calcolati. L’iniziativa servirà, tra le altre cose, alla preparazione della missione Tianwen-3, con atterraggio sulla superficie marziana, prelevamento di campioni e ritorno a Terra.
Nessun aggiornamento sostanziale dall’ultimo orbiter Hope (UAESA), arrivato su Marte nel 2021 e che prosegue da allora la sua attività scientifica praticamente senza interruzioni.
Dalla superficie invece registriamo un bel dust devil ripreso da Perseverance (NASA). La SuperCam a bordo del rover ha permesso di analizzare fenomeni elettrici ed elettrostatici a contorno del fenomeno, proprio quando il diavolo di sabbia è passato sul mezzo.
Infine Curiosity (NASA), rallentata dalla congiunzione solare di Marte, ne ha approfittato per prendersi una leggera pausa e inviare una cartolina panoramica a Terra.
Nel sistema solare esterno
Alla flotta di sonde che hanno osservato il nuovo oggetto interstellare 3I/ATLAS si aggiunge anche Psyche (NASA). Durante il viaggio verso l’omonimo asteroide 16 Psyche, che raggiungerà a luglio 2029, c’è stato tempo per catturare immagini di qualità di questo oggetto, che hanno aiutato a capire meglio la traiettoria.
Quattro osservazioni di 3I/ATLAS nel giro di 8 ore, effettuatte da Psyche a 53 milioni di km di distanza. Credit: NASA/JPL-Caltech/ASUContinua il viaggio per Europa Clipper (NASA), JUICE (ESA) e Lucy (NASA), le prime due destinate ad arrivare su Giove nel 2030 e 2031, la terza diretta verso Greci e Troiani di Giove. Lucy incontrerà il suo primo obiettivo a metà dell’anno prossimo, agosto 2027, quando sorvolerà 3548 Eurybates, un asteroide della famiglia dei Greci posto in orbita attorno al punto lagrangiano L4 del sistema Sole-Giove.
Juno (NASA) giace ancora nel limbo dal termine dell’estensione di missione conclusasi a settembre 2025. Non si sa ancora se verrà approvata un’ulteriore estensione di missione o se verrà fatta precipitare distruttivamente nell’atmosfera di Giove per sancirne la fine. Un verdetto dovrebbe arrivare con l’approvazione del budget NASA prevista per fine gennaio 2026.
Infine, continuano le storiche missioni ben oltre gli otto pianeti New Horizons (NASA), Voyager 1 e Voyager 2. La prima è in ibernazione fino a giugno 2026, mandando solo un segnale a settimana per dimostrare che è ancora viva. Le due Voyager invece sono attive e inviano dati con una banda molto ridotta a causa della distanza a cui si trovano, 170 e 142 unità astronomiche da Terra.
Riassunto missioni
Ci sono 26 missioni attive nello spazio profondo, di cui otto in viaggio verso la propria destinazione, una nel corso della sua missione principale e 17 in fase di estensione di missione.
Evoluzione della posizione delle sonde del sistema solare nel mese di dicembre 2025. Credit: ISAA/P. PortaluriGli aggiornamenti per questo mese sono giunti al termine, continuate a seguirci e ci risentiamo il prossimo mese con gli aggiornamenti dal sistema solare!
Questo articolo è © 2006-2026 dell'Associazione ISAA, ove non diversamente indicato. Vedi le condizioni di licenza. La nostra licenza non si applica agli eventuali contenuti di terze parti presenti in questo articolo, che rimangono soggetti alle condizioni del rispettivo detentore dei diritti.
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Discutiamone su ForumAstronautico.it #CNSA #ESA #ISRO #JAXA #NASA #Roskosmos #UAESpaceAgency -
Aggiornamenti dal sistema solare: dicembre 2025
Qualche piccolo incidente per le sonde marziane, MAVEN ha perso il controllo e una delle sonde di ESCAPADE, appena lanciate, ha qualche problema di propulsione. Il Congresso degli Stati Uniti è in procinto di decidere quale missione NASA potrà proseguire e quale verrà conclusa, c’è grande attesa per questa decisione in quanto molte delle missioni nello spazio profondo potrebbero terminare solamente per problemi di finanziamento, senza ostacoli tecnici sopraggiunti.
Di seguito il dettaglio delle varie missioni attive e di quelle in fase di preparazione.
In preparazione per il lancio
L’unica missione in preparazione per un lancio nel 2026 è il progetto giapponese con collaborazioni europee Martian Moon eXplorer (MMX). La sonda si trova in Giappone per le ultime fasi di test e integrazione. Dovrebbe partire verso l’autunno 2026 a bordo di un lanciatore H3 e arrivare in orbita marziana nel 2027. Sebbene la missione abbia come obiettivo di studio entrambe le lune marziane, la sfida più grande sarà l’atterraggio su Fobos, con prelevamento dei campioni di suolo e ritorno a Terra nel 2031.
Nel sistema solare interno
A novembre è partita una nuova missione, EscaPADE (NASA), composta da due sonde, Blue e Gold. Sebbene sia diretta su Marte, la strada è ancora lunga in quanto passeranno un po’ di tempo in prossimità della Terra prima di effettuare una manovra di Oberth per dirigersi verso il pianeta rosso. Questa permanenza prolungata attorno al nostro pianeta è anche un’opportunità per esaminare da vicino lo stato di salute delle sonde dopo il lancio. Una delle due, infatti, ha riscontrato un leggero problema di propulsione, e vista la distanza ridotta è più facile per gli ingegneri di Terra esaminare e tentare di risolvere il guasto.
Il 12 dicembre Parker Solar Probe (NASA) è passata al suo 26o perielio, il primo oltre i 25 programmati della missione principale. Non si sa ancora se verrà estesa o se verrà terminata prossimamente, una decisione dovrebbe arrivare nei prossimi mesi. Nel frattempo le sue ricerche gettano luce sul Sole, letteralmente. Grazie alle osservazioni di PSP, sono stati scoperti dei flussi solari che invertono la marcia, tornando indietro ricadendo sul Sole.
https://www.youtube.com/shorts/1iC5hbDArXw
STEREO A (NASA) ha iniziato il 29 dicembre la campagna NASA Moon-to-Mars Space Weather, volta ad analizzare l’influenza che ha il Sole sull’umanità, con uno sguardo particolare alla futura esplorazione spaziale con equipaggio oltre l’orbita terrestre. Alla campagna partecipano gruppi di ricerca dedicati ai vari programmi spaziali di eliofisica, tra cui quelli di SOHO, SDO e Voyager.
Alla flotta di sonde di eliofisica appartiene anche Solar Orbiter (SolO) (ESA), da cui non arrivano notizie importanti da segnalare. A dicembre si è avvicinato abbastanza alla Terra, al momento si trova nei pressi dell’afelio della sua orbita, le osservazioni più importanti arrivano quando si trova dalla parte opposta.
Il 5 dicembre 2025 era la data prevista per l’entrata in orbita di BepiColombo (ESA/JAXA), con le sue due sonde MPO (ESA) e MMO (JAXA), attorno a Mercurio. Il piano è cambiato a settembre 2024, quando un problema ai propulsori ha imposto un cambio di traiettoria. La missione procede senza ulteriori intoppi da allora e l’inserzione in orbita è prevista per novembre 2026.
Al contrario, i motori di Hera (ESA), che ha a bordo anche i due CubeSat Milani e Juventas, hanno funzionato meglio del previsto e perciò si è riusciti ad anticipare la data di approccio a Didymos a novembre 2026 al posto di dicembre 2026. A febbraio 2026 è prevista la seconda manovra nello spazio profondo, DSM-2, i cui dettagli ancora non sono stati comunicati, ma dovrebbe trattarsi di un’accensione di motori di qualche decina di minuti. Da dopo il lancio, la sonda ha acceso i motori soltanto due volte, durante la prima manovra correttiva, DSM-1, ottobre 2024, con 100 minuti di accensione circa, e la successiva manovra correttiva, TCM-1, durata 13 minuti.
Dopo una manovra brutta e una buona, Tianwen-2 (CNSA) vince il titolo di missione più silenziosa. La sonda è diretta verso l’asteroide Kamoʻoalewa, è partita a maggio 2025 dalla Terra e ha effettuato una manovra correttiva a ottobre 2025, di cui non si sa ancora niente. I responsabili hanno comunicato con il pubblico soltanto tre volte durante la missione, a giugno, a luglio e a ottobre, annunciando lo stato di salute ottimo della sonda e pubblicando un paio di foto per volta.
Hayabusa 2# (JAXA) prosegue il suo lungo viaggio verso l’asteroide Torifune, un piccolo corpo celeste a rotazione rapida che raggiungerà per un flyby ad alta velocità nel luglio 2026. La sonda aveva riportato a Terra campioni dall’asteroide Ryugu, e le tecnologie sviluppate per questa missione sono state migliorate e applicate alla prossima missione in partenza, MMX.
A settembre, OSIRIS-APEX (NASA) ha sorvolato la Terra per effettuare una manovra di cambio orbitale, per dirigersi vero la sua destinazione, l’asteroide Apophis. Le immagini catturate durante il flyby hanno rivelato una sorpresa. La missione è la continuazione di OSIRIS-REX, che ha riportato campioni di superficie da Bennu, un asteroide molto più scuro di Apophis. Durante la manovra di prelevamento dei campioni, un po’ di polvere ha coperto l’obiettivo dell’apparato fotografico della sonda, che era stato progettato per elementi molto scuri. Questo leggero strato di polvere offusca leggermente la luce di oggetti troppo luminosi, come la Terra o il nuovo asteroide obiettivo, permettendo di funzionare in maniera ottimale anche nel prosieguo della missione.
La flotta marziana
Marte si trova in congiunzione solare con la Terra, il che vuol dire che il Sole si frappone tra questi due pianeti ostacolandone le comunicazioni. È una situazione di routine e semplicemente le trasmissioni vengono interrotte momentaneamente e posticipate a metà gennaio.
Le cose vanno male anche per MAVEN (NASA), in orbita attorno a Marte dal 2014. La sonda ha iniziato a girare su sé stessa dal 6 dicembre, rendendo impossibili le comunicazioni. La perdita di segnale, oltre al danno alla missione stessa, costituisce un problema anche per altre sonde, Mars Odyssey (NASA), Mars Reconnaissance Orbiter (NASA) e Trace Gas Orbiter (ESA/Roskosmos), che si devono ridistribuire il carico di lavoro per mantenere le comunicazioni con i rover di superficie. Queste quattro sonde, oltre alla loro missione scientifica, fanno infatti parte del Mars Relay Network, MRN, fungendo anche da ripetitori radio e permettendo così di non dover corazzare i mezzi di superficie con antenne grandi per la comunicazione diretta con la Terra.
https://www.youtube.com/watch?v=cc7AOsBepdA
Per Mars Reconnaissance Orbiter è importante citare anche il successo dell’esperimento scientifico effettuato a maggio, che con un cambio di assetto ha permesso di esplorare meglio i segreti nascosti sotto la superficie marziana, individuando risorse idriche difficilmente osservabili altrimenti.
Mars Express (ESA) è in teoria anch’essa un membro di MRN, ma non viene utilizzato se non come backup. In caso di malfunzionamento prolungato di MAVEN, anche Mars Express potrebbe essere tirata in gioco. La sonda è la seconda più anziana ancora attiva su Marte, dopo Mars Odyssey, con 22 anni di attività esatti, è arrivata su Marte a Natale del 2003. Gli acciacchi si sentono: fa fatica a girarsi, ha i giroscopi leggermente deteriorati, ma con un aggiornamento software recente si è riusciti a prolungare la sua durata d’uso. Si spera di riuscire a utilizzarla anche per il supporto alla missione MMX quando arriverà nel 2027. La sonda non serve solo di supporto tecnico ad altre missioni, con le sue osservazioni si fanno continuamente nuove scoperte, come l’attività geologica rilevata di recente grazie al radar Marsis.
Nessuna novità per Tianwen-1 (CNSA), diventata praticamente una missione di routine che colleziona dati e basta. In Cina sta partendo l’iniziativa GoMars, dedicata a modellare il sistema atmosferico marziano. I dati raccolti da Tianwen-1, in particolare da Zhurong, il rover della missione ormai in ibernazione, e altre sonde di superficie in passato, serviranno a validare i modelli atmosferici calcolati. L’iniziativa servirà, tra le altre cose, alla preparazione della missione Tianwen-3, con atterraggio sulla superficie marziana, prelevamento di campioni e ritorno a Terra.
Nessun aggiornamento sostanziale dall’ultimo orbiter Hope (UAESA), arrivato su Marte nel 2021 e che prosegue da allora la sua attività scientifica praticamente senza interruzioni.
Dalla superficie invece registriamo un bel dust devil ripreso da Perseverance (NASA). La SuperCam a bordo del rover ha permesso di analizzare fenomeni elettrici ed elettrostatici a contorno del fenomeno, proprio quando il diavolo di sabbia è passato sul mezzo.
Infine Curiosity (NASA), rallentata dalla congiunzione solare di Marte, ne ha approfittato per prendersi una leggera pausa e inviare una cartolina panoramica a Terra.
Nel sistema solare esterno
Alla flotta di sonde che hanno osservato il nuovo oggetto interstellare 3I/ATLAS si aggiunge anche Psyche (NASA). Durante il viaggio verso l’omonimo asteroide 16 Psyche, che raggiungerà a luglio 2029, c’è stato tempo per catturare immagini di qualità di questo oggetto, che hanno aiutato a capire meglio la traiettoria.
Quattro osservazioni di 3I/ATLAS nel giro di 8 ore, effettuatte da Psyche a 53 milioni di km di distanza. Credit: NASA/JPL-Caltech/ASUContinua il viaggio per Europa Clipper (NASA), JUICE (ESA) e Lucy (NASA), le prime due destinate ad arrivare su Giove nel 2030 e 2031, la terza diretta verso Greci e Troiani di Giove. Lucy incontrerà il suo primo obiettivo a metà dell’anno prossimo, agosto 2027, quando sorvolerà 3548 Eurybates, un asteroide della famiglia dei Greci posto in orbita attorno al punto lagrangiano L4 del sistema Sole-Giove.
Juno (NASA) giace ancora nel limbo dal termine dell’estensione di missione conclusasi a settembre 2025. Non si sa ancora se verrà approvata un’ulteriore estensione di missione o se verrà fatta precipitare distruttivamente nell’atmosfera di Giove per sancirne la fine. Un verdetto dovrebbe arrivare con l’approvazione del budget NASA prevista per fine gennaio 2026.
Infine, continuano le storiche missioni ben oltre gli otto pianeti New Horizons (NASA), Voyager 1 e Voyager 2. La prima è in ibernazione fino a giugno 2026, mandando solo un segnale a settimana per dimostrare che è ancora viva. Le due Voyager invece sono attive e inviano dati con una banda molto ridotta a causa della distanza a cui si trovano, 170 e 142 unità astronomiche da Terra.
Riassunto missioni
Ci sono 26 missioni attive nello spazio profondo, di cui otto in viaggio verso la propria destinazione, una nel corso della sua missione principale e 17 in fase di estensione di missione.
Evoluzione della posizione delle sonde del sistema solare nel mese di dicembre 2025. Credit: ISAA/P. PortaluriGli aggiornamenti per questo mese sono giunti al termine, continuate a seguirci e ci risentiamo il prossimo mese con gli aggiornamenti dal sistema solare!
Questo articolo è © 2006-2026 dell'Associazione ISAA, ove non diversamente indicato. Vedi le condizioni di licenza. La nostra licenza non si applica agli eventuali contenuti di terze parti presenti in questo articolo, che rimangono soggetti alle condizioni del rispettivo detentore dei diritti.
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Aggiornamenti dal sistema solare: dicembre 2025
Qualche piccolo incidente per le sonde marziane, MAVEN ha perso il controllo e una delle sonde di ESCAPADE, appena lanciate, ha qualche problema di propulsione. Il Congresso degli Stati Uniti è in procinto di decidere quale missione NASA potrà proseguire e quale verrà conclusa, c’è grande attesa per questa decisione in quanto molte delle missioni nello spazio profondo potrebbero terminare solamente per problemi di finanziamento, senza ostacoli tecnici sopraggiunti.
Di seguito il dettaglio delle varie missioni attive e di quelle in fase di preparazione.
In preparazione per il lancio
L’unica missione in preparazione per un lancio nel 2026 è il progetto giapponese con collaborazioni europee Martian Moon eXplorer (MMX). La sonda si trova in Giappone per le ultime fasi di test e integrazione. Dovrebbe partire verso l’autunno 2026 a bordo di un lanciatore H3 e arrivare in orbita marziana nel 2027. Sebbene la missione abbia come obiettivo di studio entrambe le lune marziane, la sfida più grande sarà l’atterraggio su Fobos, con prelevamento dei campioni di suolo e ritorno a Terra nel 2031.
Nel sistema solare interno
A novembre è partita una nuova missione, EscaPADE (NASA), composta da due sonde, Blue e Gold. Sebbene sia diretta su Marte, la strada è ancora lunga in quanto passeranno un po’ di tempo in prossimità della Terra prima di effettuare una manovra di Oberth per dirigersi verso il pianeta rosso. Questa permanenza prolungata attorno al nostro pianeta è anche un’opportunità per esaminare da vicino lo stato di salute delle sonde dopo il lancio. Una delle due, infatti, ha riscontrato un leggero problema di propulsione, e vista la distanza ridotta è più facile per gli ingegneri di Terra esaminare e tentare di risolvere il guasto.
Il 12 dicembre Parker Solar Probe (NASA) è passata al suo 26o perielio, il primo oltre i 25 programmati della missione principale. Non si sa ancora se verrà estesa o se verrà terminata prossimamente, una decisione dovrebbe arrivare nei prossimi mesi. Nel frattempo le sue ricerche gettano luce sul Sole, letteralmente. Grazie alle osservazioni di PSP, sono stati scoperti dei flussi solari che invertono la marcia, tornando indietro ricadendo sul Sole.
https://www.youtube.com/shorts/1iC5hbDArXw
STEREO A (NASA) ha iniziato il 29 dicembre la campagna NASA Moon-to-Mars Space Weather, volta ad analizzare l’influenza che ha il Sole sull’umanità, con uno sguardo particolare alla futura esplorazione spaziale con equipaggio oltre l’orbita terrestre. Alla campagna partecipano gruppi di ricerca dedicati ai vari programmi spaziali di eliofisica, tra cui quelli di SOHO, SDO e Voyager.
Alla flotta di sonde di eliofisica appartiene anche Solar Orbiter (SolO) (ESA), da cui non arrivano notizie importanti da segnalare. A dicembre si è avvicinato abbastanza alla Terra, al momento si trova nei pressi dell’afelio della sua orbita, le osservazioni più importanti arrivano quando si trova dalla parte opposta.
Il 5 dicembre 2025 era la data prevista per l’entrata in orbita di BepiColombo (ESA/JAXA), con le sue due sonde MPO (ESA) e MMO (JAXA), attorno a Mercurio. Il piano è cambiato a settembre 2024, quando un problema ai propulsori ha imposto un cambio di traiettoria. La missione procede senza ulteriori intoppi da allora e l’inserzione in orbita è prevista per novembre 2026.
Al contrario, i motori di Hera (ESA), che ha a bordo anche i due CubeSat Milani e Juventas, hanno funzionato meglio del previsto e perciò si è riusciti ad anticipare la data di approccio a Didymos a novembre 2026 al posto di dicembre 2026. A febbraio 2026 è prevista la seconda manovra nello spazio profondo, DSM-2, i cui dettagli ancora non sono stati comunicati, ma dovrebbe trattarsi di un’accensione di motori di qualche decina di minuti. Da dopo il lancio, la sonda ha acceso i motori soltanto due volte, durante la prima manovra correttiva, DSM-1, ottobre 2024, con 100 minuti di accensione circa, e la successiva manovra correttiva, TCM-1, durata 13 minuti.
Dopo una manovra brutta e una buona, Tianwen-2 (CNSA) vince il titolo di missione più silenziosa. La sonda è diretta verso l’asteroide Kamoʻoalewa, è partita a maggio 2025 dalla Terra e ha effettuato una manovra correttiva a ottobre 2025, di cui non si sa ancora niente. I responsabili hanno comunicato con il pubblico soltanto tre volte durante la missione, a giugno, a luglio e a ottobre, annunciando lo stato di salute ottimo della sonda e pubblicando un paio di foto per volta.
Hayabusa 2# (JAXA) prosegue il suo lungo viaggio verso l’asteroide Torifune, un piccolo corpo celeste a rotazione rapida che raggiungerà per un flyby ad alta velocità nel luglio 2026. La sonda aveva riportato a Terra campioni dall’asteroide Ryugu, e le tecnologie sviluppate per questa missione sono state migliorate e applicate alla prossima missione in partenza, MMX.
A settembre, OSIRIS-APEX (NASA) ha sorvolato la Terra per effettuare una manovra di cambio orbitale, per dirigersi vero la sua destinazione, l’asteroide Apophis. Le immagini catturate durante il flyby hanno rivelato una sorpresa. La missione è la continuazione di OSIRIS-REX, che ha riportato campioni di superficie da Bennu, un asteroide molto più scuro di Apophis. Durante la manovra di prelevamento dei campioni, un po’ di polvere ha coperto l’obiettivo dell’apparato fotografico della sonda, che era stato progettato per elementi molto scuri. Questo leggero strato di polvere offusca leggermente la luce di oggetti troppo luminosi, come la Terra o il nuovo asteroide obiettivo, permettendo di funzionare in maniera ottimale anche nel prosieguo della missione.
La flotta marziana
Marte si trova in congiunzione solare con la Terra, il che vuol dire che il Sole si frappone tra questi due pianeti ostacolandone le comunicazioni. È una situazione di routine e semplicemente le trasmissioni vengono interrotte momentaneamente e posticipate a metà gennaio.
Le cose vanno male anche per MAVEN (NASA), in orbita attorno a Marte dal 2014. La sonda ha iniziato a girare su sé stessa dal 6 dicembre, rendendo impossibili le comunicazioni. La perdita di segnale, oltre al danno alla missione stessa, costituisce un problema anche per altre sonde, Mars Odyssey (NASA), Mars Reconnaissance Orbiter (NASA) e Trace Gas Orbiter (ESA/Roskosmos), che si devono ridistribuire il carico di lavoro per mantenere le comunicazioni con i rover di superficie. Queste quattro sonde, oltre alla loro missione scientifica, fanno infatti parte del Mars Relay Network, MRN, fungendo anche da ripetitori radio e permettendo così di non dover corazzare i mezzi di superficie con antenne grandi per la comunicazione diretta con la Terra.
https://www.youtube.com/watch?v=cc7AOsBepdA
Per Mars Reconnaissance Orbiter è importante citare anche il successo dell’esperimento scientifico effettuato a maggio, che con un cambio di assetto ha permesso di esplorare meglio i segreti nascosti sotto la superficie marziana, individuando risorse idriche difficilmente osservabili altrimenti.
Mars Express (ESA) è in teoria anch’essa un membro di MRN, ma non viene utilizzato se non come backup. In caso di malfunzionamento prolungato di MAVEN, anche Mars Express potrebbe essere tirata in gioco. La sonda è la seconda più anziana ancora attiva su Marte, dopo Mars Odyssey, con 22 anni di attività esatti, è arrivata su Marte a Natale del 2003. Gli acciacchi si sentono: fa fatica a girarsi, ha i giroscopi leggermente deteriorati, ma con un aggiornamento software recente si è riusciti a prolungare la sua durata d’uso. Si spera di riuscire a utilizzarla anche per il supporto alla missione MMX quando arriverà nel 2027. La sonda non serve solo di supporto tecnico ad altre missioni, con le sue osservazioni si fanno continuamente nuove scoperte, come l’attività geologica rilevata di recente grazie al radar Marsis.
Nessuna novità per Tianwen-1 (CNSA), diventata praticamente una missione di routine che colleziona dati e basta. In Cina sta partendo l’iniziativa GoMars, dedicata a modellare il sistema atmosferico marziano. I dati raccolti da Tianwen-1, in particolare da Zhurong, il rover della missione ormai in ibernazione, e altre sonde di superficie in passato, serviranno a validare i modelli atmosferici calcolati. L’iniziativa servirà, tra le altre cose, alla preparazione della missione Tianwen-3, con atterraggio sulla superficie marziana, prelevamento di campioni e ritorno a Terra.
Nessun aggiornamento sostanziale dall’ultimo orbiter Hope (UAESA), arrivato su Marte nel 2021 e che prosegue da allora la sua attività scientifica praticamente senza interruzioni.
Dalla superficie invece registriamo un bel dust devil ripreso da Perseverance (NASA). La SuperCam a bordo del rover ha permesso di analizzare fenomeni elettrici ed elettrostatici a contorno del fenomeno, proprio quando il diavolo di sabbia è passato sul mezzo.
Infine Curiosity (NASA), rallentata dalla congiunzione solare di Marte, ne ha approfittato per prendersi una leggera pausa e inviare una cartolina panoramica a Terra.
Nel sistema solare esterno
Alla flotta di sonde che hanno osservato il nuovo oggetto interstellare 3I/ATLAS si aggiunge anche Psyche (NASA). Durante il viaggio verso l’omonimo asteroide 16 Psyche, che raggiungerà a luglio 2029, c’è stato tempo per catturare immagini di qualità di questo oggetto, che hanno aiutato a capire meglio la traiettoria.
Quattro osservazioni di 3I/ATLAS nel giro di 8 ore, effettuatte da Psyche a 53 milioni di km di distanza. Credit: NASA/JPL-Caltech/ASUContinua il viaggio per Europa Clipper (NASA), JUICE (ESA) e Lucy (NASA), le prime due destinate ad arrivare su Giove nel 2030 e 2031, la terza diretta verso Greci e Troiani di Giove. Lucy incontrerà il suo primo obiettivo a metà dell’anno prossimo, agosto 2027, quando sorvolerà 3548 Eurybates, un asteroide della famiglia dei Greci posto in orbita attorno al punto lagrangiano L4 del sistema Sole-Giove.
Juno (NASA) giace ancora nel limbo dal termine dell’estensione di missione conclusasi a settembre 2025. Non si sa ancora se verrà approvata un’ulteriore estensione di missione o se verrà fatta precipitare distruttivamente nell’atmosfera di Giove per sancirne la fine. Un verdetto dovrebbe arrivare con l’approvazione del budget NASA prevista per fine gennaio 2026.
Infine, continuano le storiche missioni ben oltre gli otto pianeti New Horizons (NASA), Voyager 1 e Voyager 2. La prima è in ibernazione fino a giugno 2026, mandando solo un segnale a settimana per dimostrare che è ancora viva. Le due Voyager invece sono attive e inviano dati con una banda molto ridotta a causa della distanza a cui si trovano, 170 e 142 unità astronomiche da Terra.
Riassunto missioni
Ci sono 26 missioni attive nello spazio profondo, di cui otto in viaggio verso la propria destinazione, una nel corso della sua missione principale e 17 in fase di estensione di missione.
Evoluzione della posizione delle sonde del sistema solare nel mese di dicembre 2025. Credit: ISAA/P. PortaluriGli aggiornamenti per questo mese sono giunti al termine, continuate a seguirci e ci risentiamo il prossimo mese con gli aggiornamenti dal sistema solare!
Questo articolo è © 2006-2026 dell'Associazione ISAA, ove non diversamente indicato. Vedi le condizioni di licenza. La nostra licenza non si applica agli eventuali contenuti di terze parti presenti in questo articolo, che rimangono soggetti alle condizioni del rispettivo detentore dei diritti.
Commenti
Discutiamone su ForumAstronautico.it #CNSA #ESA #ISRO #JAXA #NASA #Roskosmos #UAESpaceAgency -
Aggiornamenti dal sistema solare: dicembre 2025
Qualche piccolo incidente per le sonde marziane, MAVEN ha perso il controllo e una delle sonde di ESCAPADE, appena lanciate, ha qualche problema di propulsione. Il Congresso degli Stati Uniti è in procinto di decidere quale missione NASA potrà proseguire e quale verrà conclusa, c’è grande attesa per questa decisione in quanto molte delle missioni nello spazio profondo potrebbero terminare solamente per problemi di finanziamento, senza ostacoli tecnici sopraggiunti.
Di seguito il dettaglio delle varie missioni attive e di quelle in fase di preparazione.
In preparazione per il lancio
L’unica missione in preparazione per un lancio nel 2026 è il progetto giapponese con collaborazioni europee Martian Moon eXplorer (MMX). La sonda si trova in Giappone per le ultime fasi di test e integrazione. Dovrebbe partire verso l’autunno 2026 a bordo di un lanciatore H3 e arrivare in orbita marziana nel 2027. Sebbene la missione abbia come obiettivo di studio entrambe le lune marziane, la sfida più grande sarà l’atterraggio su Fobos, con prelevamento dei campioni di suolo e ritorno a Terra nel 2031.
Nel sistema solare interno
A novembre è partita una nuova missione, EscaPADE (NASA), composta da due sonde, Blue e Gold. Sebbene sia diretta su Marte, la strada è ancora lunga in quanto passeranno un po’ di tempo in prossimità della Terra prima di effettuare una manovra di Oberth per dirigersi verso il pianeta rosso. Questa permanenza prolungata attorno al nostro pianeta è anche un’opportunità per esaminare da vicino lo stato di salute delle sonde dopo il lancio. Una delle due, infatti, ha riscontrato un leggero problema di propulsione, e vista la distanza ridotta è più facile per gli ingegneri di Terra esaminare e tentare di risolvere il guasto.
Il 12 dicembre Parker Solar Probe (NASA) è passata al suo 26o perielio, il primo oltre i 25 programmati della missione principale. Non si sa ancora se verrà estesa o se verrà terminata prossimamente, una decisione dovrebbe arrivare nei prossimi mesi. Nel frattempo le sue ricerche gettano luce sul Sole, letteralmente. Grazie alle osservazioni di PSP, sono stati scoperti dei flussi solari che invertono la marcia, tornando indietro ricadendo sul Sole.
https://www.youtube.com/shorts/1iC5hbDArXw
STEREO A (NASA) ha iniziato il 29 dicembre la campagna NASA Moon-to-Mars Space Weather, volta ad analizzare l’influenza che ha il Sole sull’umanità, con uno sguardo particolare alla futura esplorazione spaziale con equipaggio oltre l’orbita terrestre. Alla campagna partecipano gruppi di ricerca dedicati ai vari programmi spaziali di eliofisica, tra cui quelli di SOHO, SDO e Voyager.
Alla flotta di sonde di eliofisica appartiene anche Solar Orbiter (SolO) (ESA), da cui non arrivano notizie importanti da segnalare. A dicembre si è avvicinato abbastanza alla Terra, al momento si trova nei pressi dell’afelio della sua orbita, le osservazioni più importanti arrivano quando si trova dalla parte opposta.
Il 5 dicembre 2025 era la data prevista per l’entrata in orbita di BepiColombo (ESA/JAXA), con le sue due sonde MPO (ESA) e MMO (JAXA), attorno a Mercurio. Il piano è cambiato a settembre 2024, quando un problema ai propulsori ha imposto un cambio di traiettoria. La missione procede senza ulteriori intoppi da allora e l’inserzione in orbita è prevista per novembre 2026.
Al contrario, i motori di Hera (ESA), che ha a bordo anche i due CubeSat Milani e Juventas, hanno funzionato meglio del previsto e perciò si è riusciti ad anticipare la data di approccio a Didymos a novembre 2026 al posto di dicembre 2026. A febbraio 2026 è prevista la seconda manovra nello spazio profondo, DSM-2, i cui dettagli ancora non sono stati comunicati, ma dovrebbe trattarsi di un’accensione di motori di qualche decina di minuti. Da dopo il lancio, la sonda ha acceso i motori soltanto due volte, durante la prima manovra correttiva, DSM-1, ottobre 2024, con 100 minuti di accensione circa, e la successiva manovra correttiva, TCM-1, durata 13 minuti.
Dopo una manovra brutta e una buona, Tianwen-2 (CNSA) vince il titolo di missione più silenziosa. La sonda è diretta verso l’asteroide Kamoʻoalewa, è partita a maggio 2025 dalla Terra e ha effettuato una manovra correttiva a ottobre 2025, di cui non si sa ancora niente. I responsabili hanno comunicato con il pubblico soltanto tre volte durante la missione, a giugno, a luglio e a ottobre, annunciando lo stato di salute ottimo della sonda e pubblicando un paio di foto per volta.
Hayabusa 2# (JAXA) prosegue il suo lungo viaggio verso l’asteroide Torifune, un piccolo corpo celeste a rotazione rapida che raggiungerà per un flyby ad alta velocità nel luglio 2026. La sonda aveva riportato a Terra campioni dall’asteroide Ryugu, e le tecnologie sviluppate per questa missione sono state migliorate e applicate alla prossima missione in partenza, MMX.
A settembre, OSIRIS-APEX (NASA) ha sorvolato la Terra per effettuare una manovra di cambio orbitale, per dirigersi vero la sua destinazione, l’asteroide Apophis. Le immagini catturate durante il flyby hanno rivelato una sorpresa. La missione è la continuazione di OSIRIS-REX, che ha riportato campioni di superficie da Bennu, un asteroide molto più scuro di Apophis. Durante la manovra di prelevamento dei campioni, un po’ di polvere ha coperto l’obiettivo dell’apparato fotografico della sonda, che era stato progettato per elementi molto scuri. Questo leggero strato di polvere offusca leggermente la luce di oggetti troppo luminosi, come la Terra o il nuovo asteroide obiettivo, permettendo di funzionare in maniera ottimale anche nel prosieguo della missione.
La flotta marziana
Marte si trova in congiunzione solare con la Terra, il che vuol dire che il Sole si frappone tra questi due pianeti ostacolandone le comunicazioni. È una situazione di routine e semplicemente le trasmissioni vengono interrotte momentaneamente e posticipate a metà gennaio.
Le cose vanno male anche per MAVEN (NASA), in orbita attorno a Marte dal 2014. La sonda ha iniziato a girare su sé stessa dal 6 dicembre, rendendo impossibili le comunicazioni. La perdita di segnale, oltre al danno alla missione stessa, costituisce un problema anche per altre sonde, Mars Odyssey (NASA), Mars Reconnaissance Orbiter (NASA) e Trace Gas Orbiter (ESA/Roskosmos), che si devono ridistribuire il carico di lavoro per mantenere le comunicazioni con i rover di superficie. Queste quattro sonde, oltre alla loro missione scientifica, fanno infatti parte del Mars Relay Network, MRN, fungendo anche da ripetitori radio e permettendo così di non dover corazzare i mezzi di superficie con antenne grandi per la comunicazione diretta con la Terra.
https://www.youtube.com/watch?v=cc7AOsBepdA
Per Mars Reconnaissance Orbiter è importante citare anche il successo dell’esperimento scientifico effettuato a maggio, che con un cambio di assetto ha permesso di esplorare meglio i segreti nascosti sotto la superficie marziana, individuando risorse idriche difficilmente osservabili altrimenti.
Mars Express (ESA) è in teoria anch’essa un membro di MRN, ma non viene utilizzato se non come backup. In caso di malfunzionamento prolungato di MAVEN, anche Mars Express potrebbe essere tirata in gioco. La sonda è la seconda più anziana ancora attiva su Marte, dopo Mars Odyssey, con 22 anni di attività esatti, è arrivata su Marte a Natale del 2003. Gli acciacchi si sentono: fa fatica a girarsi, ha i giroscopi leggermente deteriorati, ma con un aggiornamento software recente si è riusciti a prolungare la sua durata d’uso. Si spera di riuscire a utilizzarla anche per il supporto alla missione MMX quando arriverà nel 2027. La sonda non serve solo di supporto tecnico ad altre missioni, con le sue osservazioni si fanno continuamente nuove scoperte, come l’attività geologica rilevata di recente grazie al radar Marsis.
Nessuna novità per Tianwen-1 (CNSA), diventata praticamente una missione di routine che colleziona dati e basta. In Cina sta partendo l’iniziativa GoMars, dedicata a modellare il sistema atmosferico marziano. I dati raccolti da Tianwen-1, in particolare da Zhurong, il rover della missione ormai in ibernazione, e altre sonde di superficie in passato, serviranno a validare i modelli atmosferici calcolati. L’iniziativa servirà, tra le altre cose, alla preparazione della missione Tianwen-3, con atterraggio sulla superficie marziana, prelevamento di campioni e ritorno a Terra.
Nessun aggiornamento sostanziale dall’ultimo orbiter Hope (UAESA), arrivato su Marte nel 2021 e che prosegue da allora la sua attività scientifica praticamente senza interruzioni.
Dalla superficie invece registriamo un bel dust devil ripreso da Perseverance (NASA). La SuperCam a bordo del rover ha permesso di analizzare fenomeni elettrici ed elettrostatici a contorno del fenomeno, proprio quando il diavolo di sabbia è passato sul mezzo.
Infine Curiosity (NASA), rallentata dalla congiunzione solare di Marte, ne ha approfittato per prendersi una leggera pausa e inviare una cartolina panoramica a Terra.
Nel sistema solare esterno
Alla flotta di sonde che hanno osservato il nuovo oggetto interstellare 3I/ATLAS si aggiunge anche Psyche (NASA). Durante il viaggio verso l’omonimo asteroide 16 Psyche, che raggiungerà a luglio 2029, c’è stato tempo per catturare immagini di qualità di questo oggetto, che hanno aiutato a capire meglio la traiettoria.
Quattro osservazioni di 3I/ATLAS nel giro di 8 ore, effettuatte da Psyche a 53 milioni di km di distanza. Credit: NASA/JPL-Caltech/ASUContinua il viaggio per Europa Clipper (NASA), JUICE (ESA) e Lucy (NASA), le prime due destinate ad arrivare su Giove nel 2030 e 2031, la terza diretta verso Greci e Troiani di Giove. Lucy incontrerà il suo primo obiettivo a metà dell’anno prossimo, agosto 2027, quando sorvolerà 3548 Eurybates, un asteroide della famiglia dei Greci posto in orbita attorno al punto lagrangiano L4 del sistema Sole-Giove.
Juno (NASA) giace ancora nel limbo dal termine dell’estensione di missione conclusasi a settembre 2025. Non si sa ancora se verrà approvata un’ulteriore estensione di missione o se verrà fatta precipitare distruttivamente nell’atmosfera di Giove per sancirne la fine. Un verdetto dovrebbe arrivare con l’approvazione del budget NASA prevista per fine gennaio 2026.
Infine, continuano le storiche missioni ben oltre gli otto pianeti New Horizons (NASA), Voyager 1 e Voyager 2. La prima è in ibernazione fino a giugno 2026, mandando solo un segnale a settimana per dimostrare che è ancora viva. Le due Voyager invece sono attive e inviano dati con una banda molto ridotta a causa della distanza a cui si trovano, 170 e 142 unità astronomiche da Terra.
Riassunto missioni
Ci sono 26 missioni attive nello spazio profondo, di cui otto in viaggio verso la propria destinazione, una nel corso della sua missione principale e 17 in fase di estensione di missione.
Evoluzione della posizione delle sonde del sistema solare nel mese di dicembre 2025. Credit: ISAA/P. PortaluriGli aggiornamenti per questo mese sono giunti al termine, continuate a seguirci e ci risentiamo il prossimo mese con gli aggiornamenti dal sistema solare!
Questo articolo è © 2006-2026 dell'Associazione ISAA, ove non diversamente indicato. Vedi le condizioni di licenza. La nostra licenza non si applica agli eventuali contenuti di terze parti presenti in questo articolo, che rimangono soggetti alle condizioni del rispettivo detentore dei diritti.
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Discutiamone su ForumAstronautico.it #CNSA #ESA #ISRO #JAXA #NASA #Roskosmos #UAESpaceAgency -
Aggiornamenti dal sistema solare: dicembre 2025
Qualche piccolo incidente per le sonde marziane, MAVEN ha perso il controllo e una delle sonde di ESCAPADE, appena lanciate, ha qualche problema di propulsione. Il Congresso degli Stati Uniti è in procinto di decidere quale missione NASA potrà proseguire e quale verrà conclusa, c’è grande attesa per questa decisione in quanto molte delle missioni nello spazio profondo potrebbero terminare solamente per problemi di finanziamento, senza ostacoli tecnici sopraggiunti.
Di seguito il dettaglio delle varie missioni attive e di quelle in fase di preparazione.
In preparazione per il lancio
L’unica missione in preparazione per un lancio nel 2026 è il progetto giapponese con collaborazioni europee Martian Moon eXplorer (MMX). La sonda si trova in Giappone per le ultime fasi di test e integrazione. Dovrebbe partire verso l’autunno 2026 a bordo di un lanciatore H3 e arrivare in orbita marziana nel 2027. Sebbene la missione abbia come obiettivo di studio entrambe le lune marziane, la sfida più grande sarà l’atterraggio su Fobos, con prelevamento dei campioni di suolo e ritorno a Terra nel 2031.
Nel sistema solare interno
A novembre è partita una nuova missione, EscaPADE (NASA), composta da due sonde, Blue e Gold. Sebbene sia diretta su Marte, la strada è ancora lunga in quanto passeranno un po’ di tempo in prossimità della Terra prima di effettuare una manovra di Oberth per dirigersi verso il pianeta rosso. Questa permanenza prolungata attorno al nostro pianeta è anche un’opportunità per esaminare da vicino lo stato di salute delle sonde dopo il lancio. Una delle due, infatti, ha riscontrato un leggero problema di propulsione, e vista la distanza ridotta è più facile per gli ingegneri di Terra esaminare e tentare di risolvere il guasto.
Il 12 dicembre Parker Solar Probe (NASA) è passata al suo 26o perielio, il primo oltre i 25 programmati della missione principale. Non si sa ancora se verrà estesa o se verrà terminata prossimamente, una decisione dovrebbe arrivare nei prossimi mesi. Nel frattempo le sue ricerche gettano luce sul Sole, letteralmente. Grazie alle osservazioni di PSP, sono stati scoperti dei flussi solari che invertono la marcia, tornando indietro ricadendo sul Sole.
https://www.youtube.com/shorts/1iC5hbDArXw
STEREO A (NASA) ha iniziato il 29 dicembre la campagna NASA Moon-to-Mars Space Weather, volta ad analizzare l’influenza che ha il Sole sull’umanità, con uno sguardo particolare alla futura esplorazione spaziale con equipaggio oltre l’orbita terrestre. Alla campagna partecipano gruppi di ricerca dedicati ai vari programmi spaziali di eliofisica, tra cui quelli di SOHO, SDO e Voyager.
Alla flotta di sonde di eliofisica appartiene anche Solar Orbiter (SolO) (ESA), da cui non arrivano notizie importanti da segnalare. A dicembre si è avvicinato abbastanza alla Terra, al momento si trova nei pressi dell’afelio della sua orbita, le osservazioni più importanti arrivano quando si trova dalla parte opposta.
Il 5 dicembre 2025 era la data prevista per l’entrata in orbita di BepiColombo (ESA/JAXA), con le sue due sonde MPO (ESA) e MMO (JAXA), attorno a Mercurio. Il piano è cambiato a settembre 2024, quando un problema ai propulsori ha imposto un cambio di traiettoria. La missione procede senza ulteriori intoppi da allora e l’inserzione in orbita è prevista per novembre 2026.
Al contrario, i motori di Hera (ESA), che ha a bordo anche i due CubeSat Milani e Juventas, hanno funzionato meglio del previsto e perciò si è riusciti ad anticipare la data di approccio a Didymos a novembre 2026 al posto di dicembre 2026. A febbraio 2026 è prevista la seconda manovra nello spazio profondo, DSM-2, i cui dettagli ancora non sono stati comunicati, ma dovrebbe trattarsi di un’accensione di motori di qualche decina di minuti. Da dopo il lancio, la sonda ha acceso i motori soltanto due volte, durante la prima manovra correttiva, DSM-1, ottobre 2024, con 100 minuti di accensione circa, e la successiva manovra correttiva, TCM-1, durata 13 minuti.
Dopo una manovra brutta e una buona, Tianwen-2 (CNSA) vince il titolo di missione più silenziosa. La sonda è diretta verso l’asteroide Kamoʻoalewa, è partita a maggio 2025 dalla Terra e ha effettuato una manovra correttiva a ottobre 2025, di cui non si sa ancora niente. I responsabili hanno comunicato con il pubblico soltanto tre volte durante la missione, a giugno, a luglio e a ottobre, annunciando lo stato di salute ottimo della sonda e pubblicando un paio di foto per volta.
Hayabusa 2# (JAXA) prosegue il suo lungo viaggio verso l’asteroide Torifune, un piccolo corpo celeste a rotazione rapida che raggiungerà per un flyby ad alta velocità nel luglio 2026. La sonda aveva riportato a Terra campioni dall’asteroide Ryugu, e le tecnologie sviluppate per questa missione sono state migliorate e applicate alla prossima missione in partenza, MMX.
A settembre, OSIRIS-APEX (NASA) ha sorvolato la Terra per effettuare una manovra di cambio orbitale, per dirigersi vero la sua destinazione, l’asteroide Apophis. Le immagini catturate durante il flyby hanno rivelato una sorpresa. La missione è la continuazione di OSIRIS-REX, che ha riportato campioni di superficie da Bennu, un asteroide molto più scuro di Apophis. Durante la manovra di prelevamento dei campioni, un po’ di polvere ha coperto l’obiettivo dell’apparato fotografico della sonda, che era stato progettato per elementi molto scuri. Questo leggero strato di polvere offusca leggermente la luce di oggetti troppo luminosi, come la Terra o il nuovo asteroide obiettivo, permettendo di funzionare in maniera ottimale anche nel prosieguo della missione.
La flotta marziana
Marte si trova in congiunzione solare con la Terra, il che vuol dire che il Sole si frappone tra questi due pianeti ostacolandone le comunicazioni. È una situazione di routine e semplicemente le trasmissioni vengono interrotte momentaneamente e posticipate a metà gennaio.
Le cose vanno male anche per MAVEN (NASA), in orbita attorno a Marte dal 2014. La sonda ha iniziato a girare su sé stessa dal 6 dicembre, rendendo impossibili le comunicazioni. La perdita di segnale, oltre al danno alla missione stessa, costituisce un problema anche per altre sonde, Mars Odyssey (NASA), Mars Reconnaissance Orbiter (NASA) e Trace Gas Orbiter (ESA/Roskosmos), che si devono ridistribuire il carico di lavoro per mantenere le comunicazioni con i rover di superficie. Queste quattro sonde, oltre alla loro missione scientifica, fanno infatti parte del Mars Relay Network, MRN, fungendo anche da ripetitori radio e permettendo così di non dover corazzare i mezzi di superficie con antenne grandi per la comunicazione diretta con la Terra.
https://www.youtube.com/watch?v=cc7AOsBepdA
Per Mars Reconnaissance Orbiter è importante citare anche il successo dell’esperimento scientifico effettuato a maggio, che con un cambio di assetto ha permesso di esplorare meglio i segreti nascosti sotto la superficie marziana, individuando risorse idriche difficilmente osservabili altrimenti.
Mars Express (ESA) è in teoria anch’essa un membro di MRN, ma non viene utilizzato se non come backup. In caso di malfunzionamento prolungato di MAVEN, anche Mars Express potrebbe essere tirata in gioco. La sonda è la seconda più anziana ancora attiva su Marte, dopo Mars Odyssey, con 22 anni di attività esatti, è arrivata su Marte a Natale del 2003. Gli acciacchi si sentono: fa fatica a girarsi, ha i giroscopi leggermente deteriorati, ma con un aggiornamento software recente si è riusciti a prolungare la sua durata d’uso. Si spera di riuscire a utilizzarla anche per il supporto alla missione MMX quando arriverà nel 2027. La sonda non serve solo di supporto tecnico ad altre missioni, con le sue osservazioni si fanno continuamente nuove scoperte, come l’attività geologica rilevata di recente grazie al radar Marsis.
Nessuna novità per Tianwen-1 (CNSA), diventata praticamente una missione di routine che colleziona dati e basta. In Cina sta partendo l’iniziativa GoMars, dedicata a modellare il sistema atmosferico marziano. I dati raccolti da Tianwen-1, in particolare da Zhurong, il rover della missione ormai in ibernazione, e altre sonde di superficie in passato, serviranno a validare i modelli atmosferici calcolati. L’iniziativa servirà, tra le altre cose, alla preparazione della missione Tianwen-3, con atterraggio sulla superficie marziana, prelevamento di campioni e ritorno a Terra.
Nessun aggiornamento sostanziale dall’ultimo orbiter Hope (UAESA), arrivato su Marte nel 2021 e che prosegue da allora la sua attività scientifica praticamente senza interruzioni.
Dalla superficie invece registriamo un bel dust devil ripreso da Perseverance (NASA). La SuperCam a bordo del rover ha permesso di analizzare fenomeni elettrici ed elettrostatici a contorno del fenomeno, proprio quando il diavolo di sabbia è passato sul mezzo.
Infine Curiosity (NASA), rallentata dalla congiunzione solare di Marte, ne ha approfittato per prendersi una leggera pausa e inviare una cartolina panoramica a Terra.
Nel sistema solare esterno
Alla flotta di sonde che hanno osservato il nuovo oggetto interstellare 3I/ATLAS si aggiunge anche Psyche (NASA). Durante il viaggio verso l’omonimo asteroide 16 Psyche, che raggiungerà a luglio 2029, c’è stato tempo per catturare immagini di qualità di questo oggetto, che hanno aiutato a capire meglio la traiettoria.
Quattro osservazioni di 3I/ATLAS nel giro di 8 ore, effettuatte da Psyche a 53 milioni di km di distanza. Credit: NASA/JPL-Caltech/ASUContinua il viaggio per Europa Clipper (NASA), JUICE (ESA) e Lucy (NASA), le prime due destinate ad arrivare su Giove nel 2030 e 2031, la terza diretta verso Greci e Troiani di Giove. Lucy incontrerà il suo primo obiettivo a metà dell’anno prossimo, agosto 2027, quando sorvolerà 3548 Eurybates, un asteroide della famiglia dei Greci posto in orbita attorno al punto lagrangiano L4 del sistema Sole-Giove.
Juno (NASA) giace ancora nel limbo dal termine dell’estensione di missione conclusasi a settembre 2025. Non si sa ancora se verrà approvata un’ulteriore estensione di missione o se verrà fatta precipitare distruttivamente nell’atmosfera di Giove per sancirne la fine. Un verdetto dovrebbe arrivare con l’approvazione del budget NASA prevista per fine gennaio 2026.
Infine, continuano le storiche missioni ben oltre gli otto pianeti New Horizons (NASA), Voyager 1 e Voyager 2. La prima è in ibernazione fino a giugno 2026, mandando solo un segnale a settimana per dimostrare che è ancora viva. Le due Voyager invece sono attive e inviano dati con una banda molto ridotta a causa della distanza a cui si trovano, 170 e 142 unità astronomiche da Terra.
Riassunto missioni
Ci sono 26 missioni attive nello spazio profondo, di cui otto in viaggio verso la propria destinazione, una nel corso della sua missione principale e 17 in fase di estensione di missione.
Evoluzione della posizione delle sonde del sistema solare nel mese di dicembre 2025. Credit: ISAA/P. PortaluriGli aggiornamenti per questo mese sono giunti al termine, continuate a seguirci e ci risentiamo il prossimo mese con gli aggiornamenti dal sistema solare!
Questo articolo è © 2006-2026 dell'Associazione ISAA, ove non diversamente indicato. Vedi le condizioni di licenza. La nostra licenza non si applica agli eventuali contenuti di terze parti presenti in questo articolo, che rimangono soggetti alle condizioni del rispettivo detentore dei diritti.
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Il satellite SWOT rileva per la prima volta le ondate di piena fluviali
Questa nuova capacità aiuterà nella gestione delle zone fluviali e nella rilevazione tempestiva di ondate di piena che potrebbero causare inondazioni.
I dati provenienti dal satellite SWOT (Surface Water and Ocean Topography) sono stati elaborati dai ricercatori della NASA e dell’Università Virginia Tech di Blacksburg, per misurare dall’orbita per la prima volta nella storia le altezze e le velocità delle ondate di piena potenzialmente pericolose generatesi in alcuni fiumi statunitensi.
Nella fattispecie, sono state tre le onde rilevate, probabilmente causate dalle pesanti piogge cadute sul territorio, alle quali in un caso si è aggiunta anche l’acqua proveniente dallo scioglimento di un iceberg.
Al momento non esistono ancora dei database che raccolgono dati satellitari relativi alle onde di piena dei fiumi. Tuttavia queste nuove ricerche sottolineano nuovamente il potenziale delle osservazioni satellitari come importante strumento in mano agli idrologi e agli ingegneri. Si tratta di informazioni utili specialmente per quelli impegnati nei territori fluviali, soprattutto in zone con un limitato controllo dei flussi d’acqua come chiuse e argini artificiali.
Diversamente dalle onde oceaniche, che generalmente sono causate dai venti e dalle maree, e che si riversano sulle rive ad un ritmo costante, le ondate fluviali, chiamate anche onde di piena o onde di flusso, sono delle ondate che hanno una durata temporanea ma che si estendono in lunghezza per decine o centinaia di chilometri. Esse possono essere causate dalle piogge intense o dallo scioglimento primaverile delle nevi; tuttavia sono essenziali per il trasporto a valle di nutrienti e organismi viventi. Purtroppo, come le notizie di cronaca ci ricordano spesso, le ondate di piena fluviale possono rappresentare un pericolo: le piene innescate da forti piogge o da eventi imprevisti come per esempio il crollo di una diga, possono provocare inondazioni.
Un articolo pubblicato lo scorso 14 maggio sulla rivista Geophysical Research Letters, ha esposto per la prima volta questa tipologia di ricerche.
SWOT raccoglie i dati tramite ripetute spazzate larghe 120 km come mostra questa animazione che simula la raccolta di dati sopra la Florida. Credits: NASA/JPL-CaltechVelocità e dimensioni
Lanciato il 16 dicembre 2022, il satellite SWOT è una collaborazione fra l’ente spaziale statunitense e l’Agenzia spaziale francese CNES (Centre National d’Études Spatiales) ed è impegnato nel monitoraggio delle altezze di quasi tutte le acque del nostro pianeta, siano esse di acqua dolce o salata, utilizzando il proprio radar interferometro in banda Ka (KaRIn). Questo strumento è in grado di mappare l’altezza e la larghezza dei corpi idrici, facendo rimbalzare le microonde dalla loro superficie e cronometrando il tempo di riflessione del segnale. Oltre a monitorare gli accumuli delle acque nei laghi e nei fiumi, i dati del satellite servono anche per osservare meglio le dinamiche e gli impatti dei movimenti idrici e dei loro cambiamenti.
SWOT ha aiutato gli scienziati a monitorare l’innalzamento dei livelli delle acque marine in prossimità delle coste, a rilevare gli tsunami e a mappare i fondali marini; ma questa è tutto sommato la missione principale del satellite. Ciononostante, la scienziata Hana Thurman di Virginia Tech, coautrice della pubblicazione di cui sopra, ha scoperto che la missione aveva registrato tre chiari esempi di ondate di piena fluviale, compresa quella dell’aprile 2023 che interessò in maniera drammatica il Yellowstone River nel Montana. In quell’occasione SWOT riuscì a rilevare un fronte d’acqua alto 2,8 metri che fluiva verso il Missouri River nel Nord Dakota; si trattava di un enorme quanto spettacolare picco lungo 11 km seguito da una coda più lunga. Questi dettagli sono stati resi osservabili grazie all’elevata risoluzione dello strumento KaRIn.
Ma c’è dell’altro; esaminando le immagini ottiche della zona acquisite dal satellite europeo Sentinel-2, la dottoressa Thurman ha potuto stabilire che l’ondata era probabilmente stata prodotta dal distacco e dalla conseguente liquefazione di un iceberg proveniente da una regione a monte.
Le altre due ondate di piena rilevate da Thurman e dal suo team sono state innescate da un’abbondanza di precipitazioni. Una, individuata da SWOT il 25 gennaio 2024 sul Colorado River a sud di Austin, Texas, è stata associata alla più grande inondazione dell’anno in quella zona; era alta 9 metri, lunga 267 km e ha viaggiato ad una velocità di 1,07 m/s per oltre 400 km prima di riversarsi nella Matagorda Bay. L’altra ondata si è originata nel fiume Ocmulgee River vicino alla città di Macon in Georgia, nel marzo del 2024. Alta 6 metri e con un’estensione di oltre 165 km, ha viaggiato ad una velocità di 0,33 m/s per oltre 200 km.
Questa illustrazione artistica mostra il satellite SWOT con i pannelli fotovoltaici completamente dispiegati. Essi hanno una superficie di 31 metri quadri e producono 8 kW di potenza, mentre il satellite ha un consumo complessivo di 1,5 kW. Credits: CNESOsservazioni complementari
Gli ingegneri e i gestori delle risorse idriche misurano da tempo le ondate di piena fluviale tramite gli idrometri, i quali registrano l’altezza dell’acqua e stimano la portata in determinati punti fissi lungo un fiume. Negli Stati Uniti le reti idrometriche sono gestite da agenzie governative come l’U.S. Geological Survey, ma nel resto del mondo sono meno diffuse.
Come dimostrato dal lavoro degli scienziati della NASA e della Virginia Tech, i dati satellitari sono complementari a quelli ottenuti dal sistema idrometrico. In sostanza, è possibile paragonare gli idrometri ai caselli autostradali che cronometrano il passaggio dei veicoli, mentre SWOT è come un elicottero in volo sopra l’autostrada e che scatta fotografie del traffico.
Le velocità delle ondate di piena che SWOT ha permesso di determinare sono simili a quelle calcolate tramite i dati raccolti dagli idrometri: ciò significa che il satellite potrebbe essere di aiuto per monitorare le ondate di piena nei bacini fluviali senza la necessaria installazione di sistemi idrometrici. La conoscenza di dove e perché si sviluppano le ondate di piena fluviale può aiutare gli scienziati a monitorare i mutamenti nei modelli di inondazione in tutto il mondo.
Il satellite SWOT
SWOT è stato sviluppato congiuntamente dalla NASA e dal CNES con i contributi dell’Agenzia spaziale canadese CSA (Canadian Space Agency) e di quella del Regno Unito UKSA (United Kingdom Space Agency). Il Jet Propulsion Laboratory della NASA, gestito per l’agenzia dal Caltech di Pasadena, California, è alla guida della parte statunitense del progetto.
Riguardo al carico scientifico, la NASA ha fornito lo strumento KaRIn (Ka-band Radar Interferometer), un ricevitore GPS scientifico, un retroriflettore laser, un radiometro a microonde a due fasci e alcune strumentazioni legate all’operatività del satellite stesso.
Il sistema Doppler Orbitography and Radioposition Integrated by Satellite, l’altimetro a doppia frequenza Poseidon (sviluppato da Thales Alenia Space), il sottosistema a radio frequenza del KaRIn (sviluppato da Thales Alenia Space con il supporto della UK Space Agency), la piattaforma satellitare e il segmento delle ground operations (il controllo e la gestione delle operazioni del satellite fatte da terra) sono fornite dal CNES, mentre il trasmettitore ad alta potenza del KaRIn è stato fornito dalla CSA.
SWOT al lancio pesava 2.200 kg, è alimentato da pannelli fotovoltaici e batterie ed è stato collocato in un’orbita terrestre bassa circolare di 891 km con un’inclinazione di 77,6° e un periodo di 102,89 minuti. La durata nominale della missione è di tre anni, estendibile a cinque.
https://www.youtube.com/watch?v=GH-zkzj7mLI
Fonti: NASA, NASA JPL, EOportal
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Il satellite SWOT rileva per la prima volta le ondate di piena fluviali
Questa nuova capacità aiuterà nella gestione delle zone fluviali e nella rilevazione tempestiva di ondate di piena che potrebbero causare inondazioni.
I dati provenienti dal satellite SWOT (Surface Water and Ocean Topography) sono stati elaborati dai ricercatori della NASA e dell’Università Virginia Tech di Blacksburg, per misurare dall’orbita per la prima volta nella storia le altezze e le velocità delle ondate di piena potenzialmente pericolose generatesi in alcuni fiumi statunitensi.
Nella fattispecie, sono state tre le onde rilevate, probabilmente causate dalle pesanti piogge cadute sul territorio, alle quali in un caso si è aggiunta anche l’acqua proveniente dallo scioglimento di un iceberg.
Al momento non esistono ancora dei database che raccolgono dati satellitari relativi alle onde di piena dei fiumi. Tuttavia queste nuove ricerche sottolineano nuovamente il potenziale delle osservazioni satellitari come importante strumento in mano agli idrologi e agli ingegneri. Si tratta di informazioni utili specialmente per quelli impegnati nei territori fluviali, soprattutto in zone con un limitato controllo dei flussi d’acqua come chiuse e argini artificiali.
Diversamente dalle onde oceaniche, che generalmente sono causate dai venti e dalle maree, e che si riversano sulle rive ad un ritmo costante, le ondate fluviali, chiamate anche onde di piena o onde di flusso, sono delle ondate che hanno una durata temporanea ma che si estendono in lunghezza per decine o centinaia di chilometri. Esse possono essere causate dalle piogge intense o dallo scioglimento primaverile delle nevi; tuttavia sono essenziali per il trasporto a valle di nutrienti e organismi viventi. Purtroppo, come le notizie di cronaca ci ricordano spesso, le ondate di piena fluviale possono rappresentare un pericolo: le piene innescate da forti piogge o da eventi imprevisti come per esempio il crollo di una diga, possono provocare inondazioni.
Un articolo pubblicato lo scorso 14 maggio sulla rivista Geophysical Research Letters, ha esposto per la prima volta questa tipologia di ricerche.
SWOT raccoglie i dati tramite ripetute spazzate larghe 120 km come mostra questa animazione che simula la raccolta di dati sopra la Florida. Credits: NASA/JPL-CaltechVelocità e dimensioni
Lanciato il 16 dicembre 2022, il satellite SWOT è una collaborazione fra l’ente spaziale statunitense e l’Agenzia spaziale francese CNES (Centre National d’Études Spatiales) ed è impegnato nel monitoraggio delle altezze di quasi tutte le acque del nostro pianeta, siano esse di acqua dolce o salata, utilizzando il proprio radar interferometro in banda Ka (KaRIn). Questo strumento è in grado di mappare l’altezza e la larghezza dei corpi idrici, facendo rimbalzare le microonde dalla loro superficie e cronometrando il tempo di riflessione del segnale. Oltre a monitorare gli accumuli delle acque nei laghi e nei fiumi, i dati del satellite servono anche per osservare meglio le dinamiche e gli impatti dei movimenti idrici e dei loro cambiamenti.
SWOT ha aiutato gli scienziati a monitorare l’innalzamento dei livelli delle acque marine in prossimità delle coste, a rilevare gli tsunami e a mappare i fondali marini; ma questa è tutto sommato la missione principale del satellite. Ciononostante, la scienziata Hana Thurman di Virginia Tech, coautrice della pubblicazione di cui sopra, ha scoperto che la missione aveva registrato tre chiari esempi di ondate di piena fluviale, compresa quella dell’aprile 2023 che interessò in maniera drammatica il Yellowstone River nel Montana. In quell’occasione SWOT riuscì a rilevare un fronte d’acqua alto 2,8 metri che fluiva verso il Missouri River nel Nord Dakota; si trattava di un enorme quanto spettacolare picco lungo 11 km seguito da una coda più lunga. Questi dettagli sono stati resi osservabili grazie all’elevata risoluzione dello strumento KaRIn.
Ma c’è dell’altro; esaminando le immagini ottiche della zona acquisite dal satellite europeo Sentinel-2, la dottoressa Thurman ha potuto stabilire che l’ondata era probabilmente stata prodotta dal distacco e dalla conseguente liquefazione di un iceberg proveniente da una regione a monte.
Le altre due ondate di piena rilevate da Thurman e dal suo team sono state innescate da un’abbondanza di precipitazioni. Una, individuata da SWOT il 25 gennaio 2024 sul Colorado River a sud di Austin, Texas, è stata associata alla più grande inondazione dell’anno in quella zona; era alta 9 metri, lunga 267 km e ha viaggiato ad una velocità di 1,07 m/s per oltre 400 km prima di riversarsi nella Matagorda Bay. L’altra ondata si è originata nel fiume Ocmulgee River vicino alla città di Macon in Georgia, nel marzo del 2024. Alta 6 metri e con un’estensione di oltre 165 km, ha viaggiato ad una velocità di 0,33 m/s per oltre 200 km.
Questa illustrazione artistica mostra il satellite SWOT con i pannelli fotovoltaici completamente dispiegati. Essi hanno una superficie di 31 metri quadri e producono 8 kW di potenza, mentre il satellite ha un consumo complessivo di 1,5 kW. Credits: CNESOsservazioni complementari
Gli ingegneri e i gestori delle risorse idriche misurano da tempo le ondate di piena fluviale tramite gli idrometri, i quali registrano l’altezza dell’acqua e stimano la portata in determinati punti fissi lungo un fiume. Negli Stati Uniti le reti idrometriche sono gestite da agenzie governative come l’U.S. Geological Survey, ma nel resto del mondo sono meno diffuse.
Come dimostrato dal lavoro degli scienziati della NASA e della Virginia Tech, i dati satellitari sono complementari a quelli ottenuti dal sistema idrometrico. In sostanza, è possibile paragonare gli idrometri ai caselli autostradali che cronometrano il passaggio dei veicoli, mentre SWOT è come un elicottero in volo sopra l’autostrada e che scatta fotografie del traffico.
Le velocità delle ondate di piena che SWOT ha permesso di determinare sono simili a quelle calcolate tramite i dati raccolti dagli idrometri: ciò significa che il satellite potrebbe essere di aiuto per monitorare le ondate di piena nei bacini fluviali senza la necessaria installazione di sistemi idrometrici. La conoscenza di dove e perché si sviluppano le ondate di piena fluviale può aiutare gli scienziati a monitorare i mutamenti nei modelli di inondazione in tutto il mondo.
Il satellite SWOT
SWOT è stato sviluppato congiuntamente dalla NASA e dal CNES con i contributi dell’Agenzia spaziale canadese CSA (Canadian Space Agency) e di quella del Regno Unito UKSA (United Kingdom Space Agency). Il Jet Propulsion Laboratory della NASA, gestito per l’agenzia dal Caltech di Pasadena, California, è alla guida della parte statunitense del progetto.
Riguardo al carico scientifico, la NASA ha fornito lo strumento KaRIn (Ka-band Radar Interferometer), un ricevitore GPS scientifico, un retroriflettore laser, un radiometro a microonde a due fasci e alcune strumentazioni legate all’operatività del satellite stesso.
Il sistema Doppler Orbitography and Radioposition Integrated by Satellite, l’altimetro a doppia frequenza Poseidon (sviluppato da Thales Alenia Space), il sottosistema a radio frequenza del KaRIn (sviluppato da Thales Alenia Space con il supporto della UK Space Agency), la piattaforma satellitare e il segmento delle ground operations (il controllo e la gestione delle operazioni del satellite fatte da terra) sono fornite dal CNES, mentre il trasmettitore ad alta potenza del KaRIn è stato fornito dalla CSA.
SWOT al lancio pesava 2.200 kg, è alimentato da pannelli fotovoltaici e batterie ed è stato collocato in un’orbita terrestre bassa circolare di 891 km con un’inclinazione di 77,6° e un periodo di 102,89 minuti. La durata nominale della missione è di tre anni, estendibile a cinque.
https://www.youtube.com/watch?v=GH-zkzj7mLI
Fonti: NASA, NASA JPL, EOportal
Questo articolo è copyright dell'Associazione ISAA 2006-2025, ove non diversamente indicato. - Consulta la licenza. La nostra licenza non si applica agli eventuali contenuti di terze parti presenti in questo articolo, che rimangono soggetti alle condizioni del rispettivo detentore dei diritti.
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Il satellite SWOT rileva per la prima volta le ondate di piena fluviali
Questa nuova capacità aiuterà nella gestione delle zone fluviali e nella rilevazione tempestiva di ondate di piena che potrebbero causare inondazioni.
I dati provenienti dal satellite SWOT (Surface Water and Ocean Topography) sono stati elaborati dai ricercatori della NASA e dell’Università Virginia Tech di Blacksburg, per misurare dall’orbita per la prima volta nella storia le altezze e le velocità delle ondate di piena potenzialmente pericolose generatesi in alcuni fiumi statunitensi.
Nella fattispecie, sono state tre le onde rilevate, probabilmente causate dalle pesanti piogge cadute sul territorio, alle quali in un caso si è aggiunta anche l’acqua proveniente dallo scioglimento di un iceberg.
Al momento non esistono ancora dei database che raccolgono dati satellitari relativi alle onde di piena dei fiumi. Tuttavia queste nuove ricerche sottolineano nuovamente il potenziale delle osservazioni satellitari come importante strumento in mano agli idrologi e agli ingegneri. Si tratta di informazioni utili specialmente per quelli impegnati nei territori fluviali, soprattutto in zone con un limitato controllo dei flussi d’acqua come chiuse e argini artificiali.
Diversamente dalle onde oceaniche, che generalmente sono causate dai venti e dalle maree, e che si riversano sulle rive ad un ritmo costante, le ondate fluviali, chiamate anche onde di piena o onde di flusso, sono delle ondate che hanno una durata temporanea ma che si estendono in lunghezza per decine o centinaia di chilometri. Esse possono essere causate dalle piogge intense o dallo scioglimento primaverile delle nevi; tuttavia sono essenziali per il trasporto a valle di nutrienti e organismi viventi. Purtroppo, come le notizie di cronaca ci ricordano spesso, le ondate di piena fluviale possono rappresentare un pericolo: le piene innescate da forti piogge o da eventi imprevisti come per esempio il crollo di una diga, possono provocare inondazioni.
Un articolo pubblicato lo scorso 14 maggio sulla rivista Geophysical Research Letters, ha esposto per la prima volta questa tipologia di ricerche.
SWOT raccoglie i dati tramite ripetute spazzate larghe 120 km come mostra questa animazione che simula la raccolta di dati sopra la Florida. Credits: NASA/JPL-CaltechVelocità e dimensioni
Lanciato il 16 dicembre 2022, il satellite SWOT è una collaborazione fra l’ente spaziale statunitense e l’Agenzia spaziale francese CNES (Centre National d’Études Spatiales) ed è impegnato nel monitoraggio delle altezze di quasi tutte le acque del nostro pianeta, siano esse di acqua dolce o salata, utilizzando il proprio radar interferometro in banda Ka (KaRIn). Questo strumento è in grado di mappare l’altezza e la larghezza dei corpi idrici, facendo rimbalzare le microonde dalla loro superficie e cronometrando il tempo di riflessione del segnale. Oltre a monitorare gli accumuli delle acque nei laghi e nei fiumi, i dati del satellite servono anche per osservare meglio le dinamiche e gli impatti dei movimenti idrici e dei loro cambiamenti.
SWOT ha aiutato gli scienziati a monitorare l’innalzamento dei livelli delle acque marine in prossimità delle coste, a rilevare gli tsunami e a mappare i fondali marini; ma questa è tutto sommato la missione principale del satellite. Ciononostante, la scienziata Hana Thurman di Virginia Tech, coautrice della pubblicazione di cui sopra, ha scoperto che la missione aveva registrato tre chiari esempi di ondate di piena fluviale, compresa quella dell’aprile 2023 che interessò in maniera drammatica il Yellowstone River nel Montana. In quell’occasione SWOT riuscì a rilevare un fronte d’acqua alto 2,8 metri che fluiva verso il Missouri River nel Nord Dakota; si trattava di un enorme quanto spettacolare picco lungo 11 km seguito da una coda più lunga. Questi dettagli sono stati resi osservabili grazie all’elevata risoluzione dello strumento KaRIn.
Ma c’è dell’altro; esaminando le immagini ottiche della zona acquisite dal satellite europeo Sentinel-2, la dottoressa Thurman ha potuto stabilire che l’ondata era probabilmente stata prodotta dal distacco e dalla conseguente liquefazione di un iceberg proveniente da una regione a monte.
Le altre due ondate di piena rilevate da Thurman e dal suo team sono state innescate da un’abbondanza di precipitazioni. Una, individuata da SWOT il 25 gennaio 2024 sul Colorado River a sud di Austin, Texas, è stata associata alla più grande inondazione dell’anno in quella zona; era alta 9 metri, lunga 267 km e ha viaggiato ad una velocità di 1,07 m/s per oltre 400 km prima di riversarsi nella Matagorda Bay. L’altra ondata si è originata nel fiume Ocmulgee River vicino alla città di Macon in Georgia, nel marzo del 2024. Alta 6 metri e con un’estensione di oltre 165 km, ha viaggiato ad una velocità di 0,33 m/s per oltre 200 km.
Questa illustrazione artistica mostra il satellite SWOT con i pannelli fotovoltaici completamente dispiegati. Essi hanno una superficie di 31 metri quadri e producono 8 kW di potenza, mentre il satellite ha un consumo complessivo di 1,5 kW. Credits: CNESOsservazioni complementari
Gli ingegneri e i gestori delle risorse idriche misurano da tempo le ondate di piena fluviale tramite gli idrometri, i quali registrano l’altezza dell’acqua e stimano la portata in determinati punti fissi lungo un fiume. Negli Stati Uniti le reti idrometriche sono gestite da agenzie governative come l’U.S. Geological Survey, ma nel resto del mondo sono meno diffuse.
Come dimostrato dal lavoro degli scienziati della NASA e della Virginia Tech, i dati satellitari sono complementari a quelli ottenuti dal sistema idrometrico. In sostanza, è possibile paragonare gli idrometri ai caselli autostradali che cronometrano il passaggio dei veicoli, mentre SWOT è come un elicottero in volo sopra l’autostrada e che scatta fotografie del traffico.
Le velocità delle ondate di piena che SWOT ha permesso di determinare sono simili a quelle calcolate tramite i dati raccolti dagli idrometri: ciò significa che il satellite potrebbe essere di aiuto per monitorare le ondate di piena nei bacini fluviali senza la necessaria installazione di sistemi idrometrici. La conoscenza di dove e perché si sviluppano le ondate di piena fluviale può aiutare gli scienziati a monitorare i mutamenti nei modelli di inondazione in tutto il mondo.
Il satellite SWOT
SWOT è stato sviluppato congiuntamente dalla NASA e dal CNES con i contributi dell’Agenzia spaziale canadese CSA (Canadian Space Agency) e di quella del Regno Unito UKSA (United Kingdom Space Agency). Il Jet Propulsion Laboratory della NASA, gestito per l’agenzia dal Caltech di Pasadena, California, è alla guida della parte statunitense del progetto.
Riguardo al carico scientifico, la NASA ha fornito lo strumento KaRIn (Ka-band Radar Interferometer), un ricevitore GPS scientifico, un retroriflettore laser, un radiometro a microonde a due fasci e alcune strumentazioni legate all’operatività del satellite stesso.
Il sistema Doppler Orbitography and Radioposition Integrated by Satellite, l’altimetro a doppia frequenza Poseidon (sviluppato da Thales Alenia Space), il sottosistema a radio frequenza del KaRIn (sviluppato da Thales Alenia Space con il supporto della UK Space Agency), la piattaforma satellitare e il segmento delle ground operations (il controllo e la gestione delle operazioni del satellite fatte da terra) sono fornite dal CNES, mentre il trasmettitore ad alta potenza del KaRIn è stato fornito dalla CSA.
SWOT al lancio pesava 2.200 kg, è alimentato da pannelli fotovoltaici e batterie ed è stato collocato in un’orbita terrestre bassa circolare di 891 km con un’inclinazione di 77,6° e un periodo di 102,89 minuti. La durata nominale della missione è di tre anni, estendibile a cinque.
https://www.youtube.com/watch?v=GH-zkzj7mLI
Fonti: NASA, NASA JPL, EOportal
Questo articolo è copyright dell'Associazione ISAA 2006-2025, ove non diversamente indicato. - Consulta la licenza. La nostra licenza non si applica agli eventuali contenuti di terze parti presenti in questo articolo, che rimangono soggetti alle condizioni del rispettivo detentore dei diritti.
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Questa nuova capacità aiuterà nella gestione delle zone fluviali e nella rilevazione tempestiva di ondate di piena che potrebbero causare inondazioni.
I dati provenienti dal satellite SWOT (Surface Water and Ocean Topography) sono stati elaborati dai ricercatori della NASA e dell’Università Virginia Tech di Blacksburg, per misurare dall’orbita per la prima volta nella storia le altezze e le velocità delle ondate di piena potenzialmente pericolose generatesi in alcuni fiumi statunitensi.
Nella fattispecie, sono state tre le onde rilevate, probabilmente causate dalle pesanti piogge cadute sul territorio, alle quali in un caso si è aggiunta anche l’acqua proveniente dallo scioglimento di un iceberg.
Al momento non esistono ancora dei database che raccolgono dati satellitari relativi alle onde di piena dei fiumi. Tuttavia queste nuove ricerche sottolineano nuovamente il potenziale delle osservazioni satellitari come importante strumento in mano agli idrologi e agli ingegneri. Si tratta di informazioni utili specialmente per quelli impegnati nei territori fluviali, soprattutto in zone con un limitato controllo dei flussi d’acqua come chiuse e argini artificiali.
Diversamente dalle onde oceaniche, che generalmente sono causate dai venti e dalle maree, e che si riversano sulle rive ad un ritmo costante, le ondate fluviali, chiamate anche onde di piena o onde di flusso, sono delle ondate che hanno una durata temporanea ma che si estendono in lunghezza per decine o centinaia di chilometri. Esse possono essere causate dalle piogge intense o dallo scioglimento primaverile delle nevi; tuttavia sono essenziali per il trasporto a valle di nutrienti e organismi viventi. Purtroppo, come le notizie di cronaca ci ricordano spesso, le ondate di piena fluviale possono rappresentare un pericolo: le piene innescate da forti piogge o da eventi imprevisti come per esempio il crollo di una diga, possono provocare inondazioni.
Un articolo pubblicato lo scorso 14 maggio sulla rivista Geophysical Research Letters, ha esposto per la prima volta questa tipologia di ricerche.
SWOT raccoglie i dati tramite ripetute spazzate larghe 120 km come mostra questa animazione che simula la raccolta di dati sopra la Florida. Credits: NASA/JPL-CaltechVelocità e dimensioni
Lanciato il 16 dicembre 2022, il satellite SWOT è una collaborazione fra l’ente spaziale statunitense e l’Agenzia spaziale francese CNES (Centre National d’Études Spatiales) ed è impegnato nel monitoraggio delle altezze di quasi tutte le acque del nostro pianeta, siano esse di acqua dolce o salata, utilizzando il proprio radar interferometro in banda Ka (KaRIn). Questo strumento è in grado di mappare l’altezza e la larghezza dei corpi idrici, facendo rimbalzare le microonde dalla loro superficie e cronometrando il tempo di riflessione del segnale. Oltre a monitorare gli accumuli delle acque nei laghi e nei fiumi, i dati del satellite servono anche per osservare meglio le dinamiche e gli impatti dei movimenti idrici e dei loro cambiamenti.
SWOT ha aiutato gli scienziati a monitorare l’innalzamento dei livelli delle acque marine in prossimità delle coste, a rilevare gli tsunami e a mappare i fondali marini; ma questa è tutto sommato la missione principale del satellite. Ciononostante, la scienziata Hana Thurman di Virginia Tech, coautrice della pubblicazione di cui sopra, ha scoperto che la missione aveva registrato tre chiari esempi di ondate di piena fluviale, compresa quella dell’aprile 2023 che interessò in maniera drammatica il Yellowstone River nel Montana. In quell’occasione SWOT riuscì a rilevare un fronte d’acqua alto 2,8 metri che fluiva verso il Missouri River nel Nord Dakota; si trattava di un enorme quanto spettacolare picco lungo 11 km seguito da una coda più lunga. Questi dettagli sono stati resi osservabili grazie all’elevata risoluzione dello strumento KaRIn.
Ma c’è dell’altro; esaminando le immagini ottiche della zona acquisite dal satellite europeo Sentinel-2, la dottoressa Thurman ha potuto stabilire che l’ondata era probabilmente stata prodotta dal distacco e dalla conseguente liquefazione di un iceberg proveniente da una regione a monte.
Le altre due ondate di piena rilevate da Thurman e dal suo team sono state innescate da un’abbondanza di precipitazioni. Una, individuata da SWOT il 25 gennaio 2024 sul Colorado River a sud di Austin, Texas, è stata associata alla più grande inondazione dell’anno in quella zona; era alta 9 metri, lunga 267 km e ha viaggiato ad una velocità di 1,07 m/s per oltre 400 km prima di riversarsi nella Matagorda Bay. L’altra ondata si è originata nel fiume Ocmulgee River vicino alla città di Macon in Georgia, nel marzo del 2024. Alta 6 metri e con un’estensione di oltre 165 km, ha viaggiato ad una velocità di 0,33 m/s per oltre 200 km.
Questa illustrazione artistica mostra il satellite SWOT con i pannelli fotovoltaici completamente dispiegati. Essi hanno una superficie di 31 metri quadri e producono 8 kW di potenza, mentre il satellite ha un consumo complessivo di 1,5 kW. Credits: CNESOsservazioni complementari
Gli ingegneri e i gestori delle risorse idriche misurano da tempo le ondate di piena fluviale tramite gli idrometri, i quali registrano l’altezza dell’acqua e stimano la portata in determinati punti fissi lungo un fiume. Negli Stati Uniti le reti idrometriche sono gestite da agenzie governative come l’U.S. Geological Survey, ma nel resto del mondo sono meno diffuse.
Come dimostrato dal lavoro degli scienziati della NASA e della Virginia Tech, i dati satellitari sono complementari a quelli ottenuti dal sistema idrometrico. In sostanza, è possibile paragonare gli idrometri ai caselli autostradali che cronometrano il passaggio dei veicoli, mentre SWOT è come un elicottero in volo sopra l’autostrada e che scatta fotografie del traffico.
Le velocità delle ondate di piena che SWOT ha permesso di determinare sono simili a quelle calcolate tramite i dati raccolti dagli idrometri: ciò significa che il satellite potrebbe essere di aiuto per monitorare le ondate di piena nei bacini fluviali senza la necessaria installazione di sistemi idrometrici. La conoscenza di dove e perché si sviluppano le ondate di piena fluviale può aiutare gli scienziati a monitorare i mutamenti nei modelli di inondazione in tutto il mondo.
Il satellite SWOT
SWOT è stato sviluppato congiuntamente dalla NASA e dal CNES con i contributi dell’Agenzia spaziale canadese CSA (Canadian Space Agency) e di quella del Regno Unito UKSA (United Kingdom Space Agency). Il Jet Propulsion Laboratory della NASA, gestito per l’agenzia dal Caltech di Pasadena, California, è alla guida della parte statunitense del progetto.
Riguardo al carico scientifico, la NASA ha fornito lo strumento KaRIn (Ka-band Radar Interferometer), un ricevitore GPS scientifico, un retroriflettore laser, un radiometro a microonde a due fasci e alcune strumentazioni legate all’operatività del satellite stesso.
Il sistema Doppler Orbitography and Radioposition Integrated by Satellite, l’altimetro a doppia frequenza Poseidon (sviluppato da Thales Alenia Space), il sottosistema a radio frequenza del KaRIn (sviluppato da Thales Alenia Space con il supporto della UK Space Agency), la piattaforma satellitare e il segmento delle ground operations (il controllo e la gestione delle operazioni del satellite fatte da terra) sono fornite dal CNES, mentre il trasmettitore ad alta potenza del KaRIn è stato fornito dalla CSA.
SWOT al lancio pesava 2.200 kg, è alimentato da pannelli fotovoltaici e batterie ed è stato collocato in un’orbita terrestre bassa circolare di 891 km con un’inclinazione di 77,6° e un periodo di 102,89 minuti. La durata nominale della missione è di tre anni, estendibile a cinque.
https://www.youtube.com/watch?v=GH-zkzj7mLI
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Il satellite SWOT rileva per la prima volta le ondate di piena fluviali
Questa nuova capacità aiuterà nella gestione delle zone fluviali e nella rilevazione tempestiva di ondate di piena che potrebbero causare inondazioni.
I dati provenienti dal satellite SWOT (Surface Water and Ocean Topography) sono stati elaborati dai ricercatori della NASA e dell’Università Virginia Tech di Blacksburg, per misurare dall’orbita per la prima volta nella storia le altezze e le velocità delle ondate di piena potenzialmente pericolose generatesi in alcuni fiumi statunitensi.
Nella fattispecie, sono state tre le onde rilevate, probabilmente causate dalle pesanti piogge cadute sul territorio, alle quali in un caso si è aggiunta anche l’acqua proveniente dallo scioglimento di un iceberg.
Al momento non esistono ancora dei database che raccolgono dati satellitari relativi alle onde di piena dei fiumi. Tuttavia queste nuove ricerche sottolineano nuovamente il potenziale delle osservazioni satellitari come importante strumento in mano agli idrologi e agli ingegneri. Si tratta di informazioni utili specialmente per quelli impegnati nei territori fluviali, soprattutto in zone con un limitato controllo dei flussi d’acqua come chiuse e argini artificiali.
Diversamente dalle onde oceaniche, che generalmente sono causate dai venti e dalle maree, e che si riversano sulle rive ad un ritmo costante, le ondate fluviali, chiamate anche onde di piena o onde di flusso, sono delle ondate che hanno una durata temporanea ma che si estendono in lunghezza per decine o centinaia di chilometri. Esse possono essere causate dalle piogge intense o dallo scioglimento primaverile delle nevi; tuttavia sono essenziali per il trasporto a valle di nutrienti e organismi viventi. Purtroppo, come le notizie di cronaca ci ricordano spesso, le ondate di piena fluviale possono rappresentare un pericolo: le piene innescate da forti piogge o da eventi imprevisti come per esempio il crollo di una diga, possono provocare inondazioni.
Un articolo pubblicato lo scorso 14 maggio sulla rivista Geophysical Research Letters, ha esposto per la prima volta questa tipologia di ricerche.
SWOT raccoglie i dati tramite ripetute spazzate larghe 120 km come mostra questa animazione che simula la raccolta di dati sopra la Florida. Credits: NASA/JPL-CaltechVelocità e dimensioni
Lanciato il 16 dicembre 2022, il satellite SWOT è una collaborazione fra l’ente spaziale statunitense e l’Agenzia spaziale francese CNES (Centre National d’Études Spatiales) ed è impegnato nel monitoraggio delle altezze di quasi tutte le acque del nostro pianeta, siano esse di acqua dolce o salata, utilizzando il proprio radar interferometro in banda Ka (KaRIn). Questo strumento è in grado di mappare l’altezza e la larghezza dei corpi idrici, facendo rimbalzare le microonde dalla loro superficie e cronometrando il tempo di riflessione del segnale. Oltre a monitorare gli accumuli delle acque nei laghi e nei fiumi, i dati del satellite servono anche per osservare meglio le dinamiche e gli impatti dei movimenti idrici e dei loro cambiamenti.
SWOT ha aiutato gli scienziati a monitorare l’innalzamento dei livelli delle acque marine in prossimità delle coste, a rilevare gli tsunami e a mappare i fondali marini; ma questa è tutto sommato la missione principale del satellite. Ciononostante, la scienziata Hana Thurman di Virginia Tech, coautrice della pubblicazione di cui sopra, ha scoperto che la missione aveva registrato tre chiari esempi di ondate di piena fluviale, compresa quella dell’aprile 2023 che interessò in maniera drammatica il Yellowstone River nel Montana. In quell’occasione SWOT riuscì a rilevare un fronte d’acqua alto 2,8 metri che fluiva verso il Missouri River nel Nord Dakota; si trattava di un enorme quanto spettacolare picco lungo 11 km seguito da una coda più lunga. Questi dettagli sono stati resi osservabili grazie all’elevata risoluzione dello strumento KaRIn.
Ma c’è dell’altro; esaminando le immagini ottiche della zona acquisite dal satellite europeo Sentinel-2, la dottoressa Thurman ha potuto stabilire che l’ondata era probabilmente stata prodotta dal distacco e dalla conseguente liquefazione di un iceberg proveniente da una regione a monte.
Le altre due ondate di piena rilevate da Thurman e dal suo team sono state innescate da un’abbondanza di precipitazioni. Una, individuata da SWOT il 25 gennaio 2024 sul Colorado River a sud di Austin, Texas, è stata associata alla più grande inondazione dell’anno in quella zona; era alta 9 metri, lunga 267 km e ha viaggiato ad una velocità di 1,07 m/s per oltre 400 km prima di riversarsi nella Matagorda Bay. L’altra ondata si è originata nel fiume Ocmulgee River vicino alla città di Macon in Georgia, nel marzo del 2024. Alta 6 metri e con un’estensione di oltre 165 km, ha viaggiato ad una velocità di 0,33 m/s per oltre 200 km.
Questa illustrazione artistica mostra il satellite SWOT con i pannelli fotovoltaici completamente dispiegati. Essi hanno una superficie di 31 metri quadri e producono 8 kW di potenza, mentre il satellite ha un consumo complessivo di 1,5 kW. Credits: CNESOsservazioni complementari
Gli ingegneri e i gestori delle risorse idriche misurano da tempo le ondate di piena fluviale tramite gli idrometri, i quali registrano l’altezza dell’acqua e stimano la portata in determinati punti fissi lungo un fiume. Negli Stati Uniti le reti idrometriche sono gestite da agenzie governative come l’U.S. Geological Survey, ma nel resto del mondo sono meno diffuse.
Come dimostrato dal lavoro degli scienziati della NASA e della Virginia Tech, i dati satellitari sono complementari a quelli ottenuti dal sistema idrometrico. In sostanza, è possibile paragonare gli idrometri ai caselli autostradali che cronometrano il passaggio dei veicoli, mentre SWOT è come un elicottero in volo sopra l’autostrada e che scatta fotografie del traffico.
Le velocità delle ondate di piena che SWOT ha permesso di determinare sono simili a quelle calcolate tramite i dati raccolti dagli idrometri: ciò significa che il satellite potrebbe essere di aiuto per monitorare le ondate di piena nei bacini fluviali senza la necessaria installazione di sistemi idrometrici. La conoscenza di dove e perché si sviluppano le ondate di piena fluviale può aiutare gli scienziati a monitorare i mutamenti nei modelli di inondazione in tutto il mondo.
Il satellite SWOT
SWOT è stato sviluppato congiuntamente dalla NASA e dal CNES con i contributi dell’Agenzia spaziale canadese CSA (Canadian Space Agency) e di quella del Regno Unito UKSA (United Kingdom Space Agency). Il Jet Propulsion Laboratory della NASA, gestito per l’agenzia dal Caltech di Pasadena, California, è alla guida della parte statunitense del progetto.
Riguardo al carico scientifico, la NASA ha fornito lo strumento KaRIn (Ka-band Radar Interferometer), un ricevitore GPS scientifico, un retroriflettore laser, un radiometro a microonde a due fasci e alcune strumentazioni legate all’operatività del satellite stesso.
Il sistema Doppler Orbitography and Radioposition Integrated by Satellite, l’altimetro a doppia frequenza Poseidon (sviluppato da Thales Alenia Space), il sottosistema a radio frequenza del KaRIn (sviluppato da Thales Alenia Space con il supporto della UK Space Agency), la piattaforma satellitare e il segmento delle ground operations (il controllo e la gestione delle operazioni del satellite fatte da terra) sono fornite dal CNES, mentre il trasmettitore ad alta potenza del KaRIn è stato fornito dalla CSA.
SWOT al lancio pesava 2.200 kg, è alimentato da pannelli fotovoltaici e batterie ed è stato collocato in un’orbita terrestre bassa circolare di 891 km con un’inclinazione di 77,6° e un periodo di 102,89 minuti. La durata nominale della missione è di tre anni, estendibile a cinque.
https://www.youtube.com/watch?v=GH-zkzj7mLI
Fonti: NASA, NASA JPL, EOportal
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Commenti
Discutiamone su ForumAstronautico.it
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Grazie a #GiuliaInnocenzi per il suo importantissimo lavoro d'inchiesta sulla disumana industria della #carne
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e qui la trascrizione: https://pluralistic.net/2026/01/29/post-american-canada/#ottawaE la traduzione di un breve estratto dall'apertura del suo intervento.
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@unuseti aka Set 1.7
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"Visione" è un'illustrazione nata come poster per un festival di cinema. Gli organizzatori scelsero un'altra mia proposta perché questa era "troppo intima" e per il festival serviva qualcosa di più incisivo.
Finito il lavoro ho capito che questa immagine mi apparteneva profondamente. Ho deciso di finirla comunque perché raccontava molto di me ed è diventata una delle stampe a cui voglio più bene.#Illustrazione #Art #Visione #arte #Storytelling #ritapetruccioli #illustration #poster #cinema
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Addio all’Ispettorato nazionale del lavoro, funzionari in fuga.
Un altro miracolo italiano e del resto Giorgia Meloni l’aveva detto chiaro e tondo: “Non si disturba chi produce ricchezza, lo Stato non deve vessare le aziende”. E allora che farne di quei rompiscatole degli ispettori?
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