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1000 results for “Sarah_Lea”

  1. 🎮 Pazienza, gamers! 🕰️ Horizon 3 richiede meno fretta e più cura. Il motivo? Perfezione! Il gioco che aspettiamo sarà incredibile. #GameDelay #Horizon3

    🔗 spaziogames.it/notizie/horizon

  2. We read in Genesis 3 that after disobedience, God "drove out" the man from the garden. It feels like we've been kicked out. Banished. Hell?

    The word is used again later in a story linked to something important: it's the word used when Sarah drives out Hagar. (Gen 21:10)

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    #theology #religion #christianity #torah #genesis #eden #banished #hell #garden

  3. We read in Genesis 3 that after disobedience, God "drove out" the man from the garden. It feels like we've been kicked out. Banished. Hell?

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    #theology #religion #christianity #torah #genesis #eden #banished #hell #garden

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  5. We read in Genesis 3 that after disobedience, God "drove out" the man from the garden. It feels like we've been kicked out. Banished. Hell?

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  6. We read in Genesis 3 that after disobedience, God "drove out" the man from the garden. It feels like we've been kicked out. Banished. Hell?

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    #theology #religion #christianity #torah #genesis #eden #banished #hell #garden

  7. Mi pareva il caso pure stavolta di scrivere qualcosa prima di ibernarmi… e quindi questo sarà il cosa avrei tra le mani ora se non dovessi ibernarmi: i #progetti #segreti. But alas, ad orari disumani non voglio tornare così subito ad andare a dormire, e allora scrivo e poi basta… 😑️

    Allora, i progetti segreti (da affrontare uno alla volta), per cui l’altro giorno ho iniziato a vedere come sviluppare videogiochi 3D decentemente… sono segreti per un motivo, e cioè che non posso dire granché, altrimenti i Ninja faranno irruzione nella stanza di casa mia, come successo al povero gdkchan appena la settimana scorsa. (Ho già detto troppo, quindi per mia sicurezza metto un bel “ogni riferimento a cose realmente accadute è puramente casuale“.) 🤕️

    Però, non per questo non ho nulla da dire al riguardo di ciò, anzi. Il punto è che, volendo #scrivere più in #pubblico possibile, devo fare attenzione ad una cosa banale ma fondamentale, se voglio evitare incidenti spiacevoli: non tenere tutto collegato ad una mia singola identità digitale. Quindi si, posso mettermi a distribuire gratis (a scopo rigorosamente non di lucro; non sono Gary Bowser io) qualsiasi pezzo di #software che mi salta in mente, e pure scrivere tutto il processo dei mesi con cui ci arrivo, ma devo separare un po’. 🥸️

    Allora… non so quando inizio a postarci, perché dipende da cosa faccio nella pratica (sperando non vada tutto in mona per colpa del mio cervello neurodivergente), ma ho già fatto un #blog apposito. I post saranno in inglese, più tecnici, forse meno personali, ma comunque non seriosi, quindi se vi interessa leggere (e osservare, viva immagini!!!) cose fighe sul creare #videogiochi con premesse che fanno poco piacere alle multinazionali, ecco: https://go.octt.eu.org/$c9ddda9d3449/. 🥰️

    (Magari sono paranoica, ma meglio “cifrare” il link come ho fatto, per evitare che finisca archiviato un collegamento da me non distruggibile alla cosa.) Per sviare le indagini dei #Ninja, che sicuramente scopriranno i miei piani prima o poi (se non li mando in mona io…), il nome del #sito è un gioco di parole perfetto per la mia operazione (per cui dettagli più espliciti stanno già in due righe lì), e poi la presentazione… beh, loro non sanno che (per ora) io sono una sola persona, e non sanno davvero da quanto questo progetto esiste. Shish. 🤫️

    …Finita la questione vera però, sento chiedere: perché proprio #Blogger stavolta, e non WordPress? Una serie di motivi, che si ricollegano tutti a questo qui della #privacy… ma anche perché, avendo considerato a priori che su questo sito mi servirà effettivamente soltanto scrivere, non fare formattazione 𝒻𝒶𝓃𝒸𝓎, e quindi l’editor a blocchi non mi serve, Blogger è decisamente meno inmerdificato di WordPress.com. 🙏️

    Google è stranamente abbastanza decente da permettere JavaScript personalizzato, quindi potrò anche fare il colore automatico per eventuali pezzi di codice mostrati negli articoli (wow). E ancora, per quello che mi sembra e che alcuni online riportano, Blogger è molto più liberale sul tipo di contenuti che si possono pubblicare; già è difficile accada ma, se ti devono buttar giù qualcosa, ti levano solo pagine incriminate, e non l’intero sito (a differenza di Automattic…). 😊️

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    https://octospacc.altervista.org/2024/10/10/giocsegret/

    #blog #videogiochi #sito #software #privacy #pubblico #scrivere #progetti #segreti #Blogger #Ninja

  8. Ancora una volta… sito!!! Finita la confusione dell’altro ieri, ho deciso che uso Hugo come #generatore. Sembra che si possa adattare ai paradigmi originali del #sitoctt senza eccessivo sforzo, e ha anche roba sua in più conveniente; per esempio, non separa strettissimamente le pagine dai post, e in una lista di pagine recenti ci va un po’ tutto quello modificato di recente, ideale per un sito come il mio… 👀

    Non finirò tutto in tempi brevi, ma sento che almeno per questo fine settimana il deploy lo faccio… il mio cervello really non vuole che io impieghi un altro anno e mezzo a risolvere questa questione solo per poi ricominciare tutto da capo, tant’è che in qualche maniera magica non mi sto nemmeno distraendo con altre cose digitali; il 97% del tempo in cui uso attivamente un computer, sto facendo questo e basta (eccetto, tempo di scrittura del microblog non contato). Speriam. 🙏

    Ieri, a parte continuare a sistemare i metadati delle varie pagine come necessario (che è essenziale ma non ho ancora finito), ho fatto un’altra cosa (non essenziale) che serviva da secoli: la traduzione automatica delle pagine. A parte dettagli ancora da sistemare, questa volta è stato facile e non è sfumato tutto, perché ho scoperto Translate Shell, quindi fatto un mio script che gestisce i vari file, con infine Hugo che fa il resto… gestisce da solo pure la traduzione degli slug e il collegamento delle pagine, assurderello!! 🤯

    #Hugo è buono in effetti, e il suo linguaggio di templating è anche più potente di Liquid, pure se mi sembra un po’ astruso e non so quanto ci vorrà per abituarmi (…gli operatori logici sono tipo funzioni, si scrivono tutti a sinistra e prendono infiniti argomenti). Template semplici, tipo lo shortcode che mostra l’avviso sulle pagine automaticamente tradotte, l’ho saputo fare, ma se dovessi riadattare da subito e perfettamente il mio vecchio tema sitoctt… questo #sito continuerebbe ad essere vaporware; e i miei (frettolosi) tentativi di fare retrofitting del vecchio codice a questo template stock non promettono bene, quindi mi sa che per iniziare metto almeno i colori rosa e viola, e poi si vede. 👾

    A proposito di tema: in realtà, prima di qualsiasi aggiustamento o fork, dovrei effettivamente decidere se partire da questo tema semplice qui per poi sistemarlo molto, o sceglierne un altro più completo… pendo però verso la prima opzione, o con le mie esigenze rischiano di uscire hack schifose. Certamente, testare #prototipi qui non è un problema: Hugo è assurdamente veloce… non che mi serva un tempo di build di appena 500 millisecondi per 150 pagine, ma certamente brutto non è, e il prototestaggio del sito è quindi più piacevole. 😳

    Riguardo la SEO, il tema Anake non include particolari accorgimenti, quindi li andrò a prendere a mano da altri temi (come ho fatto per i riquadri ammonitivi), per avere un sito più sitabile… specialmente ora che metto in mezzo le #traduzioni, che hanno il potenziale di portare più traffico e nuovi seguaci. Vedremo se l’articolo che spero di fare proprio riguardo questa migrazione (più in là) sarà un flop oppure, grazie alla traduzione in millemila lingue (anche se per iniziare ne metterò solo 4, 2 che conosco e 2 che alla bene e peggio so leggere), tutto il mondo inizierà a parlare di sitoctt… 🤭

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    https://octospacc.altervista.org/2024/08/24/sitoctt-con-piu-octt/

    #sito #sitoctt #traduzioni #Hugo #generatore #prototipi

  9. SARA DAVIDOVICS
    OGGI, lunedì 21 ottobre 2024  / ore 17:30-19:30
    ⚲ Studio Sara Davidovics · Via Ottobiano, 31 · Roma
    Accesso libero|Free access

    Open Studio Sara Davidovics
    Open studio e presentazione di Spazio MODULO

    Sara Davidovics Open Studio
    Open studio and presentation of the Spazio MODULO

    Link
    https://romeartweek.com/it/eventi/?code=FSPEMJ

    cliccare per ingrandire / click to enlarge

    https://slowforward.net/2024/10/21/sara-davidovic-open-studio-oggi-21-ottobre/

    #000000 #art #arte #ff0000 #openStudio #RAW #RomeArtWeek #SaraDavidovics #studioAperto

  10. SARA DAVIDOVICS
    ☉ Lunedì 21 Ott 2024 · 17:30-19:30
    ⚲ Studio Sara Davidovics · Via Ottobiano, 31 · Roma
    Accesso libero|Free access

    Open Studio Sara Davidovics
    Open studio e presentazione di Spazio MODULO

    Sara Davidovics Open Studio
    Open studio and presentation of the Spazio MODULO

    Link
    https://romeartweek.com/it/eventi/?code=FSPEMJ

    https://slowforward.net/2024/10/15/sara-davidovic-open-studio-21-ottobre/

    #art #arte #openStudio #RAW #RomeArtWeek #SaraDavidovics #studioAperto

  11. It's only taken a few years I've finally paid for Chuzzle2. The ads were too much and I've been playing it for so long now that I'm not giving it up!

    chuzzle.com

    I ended up in a game-over situation as I refused to use the helper charms, but thankfully all the little pet Chuzzles in my 'Chuzzarium' remained and actually it's nice to go back to easy games and easy wins again...

    I remember Bejeweled first turning up when I was a university fresher. Addictive.

    #casualGaming #popCap

  12. Some dynamic dragon pose sketches. 🐉

    I drew these dragons a couple nights ago, and thought it was a pretty fun exercise to twist their bodies into all sorts of strange positions.

    #Dragon #DragonArt #Fantasy #FantasyArt #Dragons #Sketches #Sketch #DigitalArt #Studies #Art #MastoArt

  13. Some dynamic dragon pose sketches. 🐉

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    #Dragon #DragonArt #Fantasy #FantasyArt #Dragons #Sketches #Sketch #DigitalArt #Studies #Art #MastoArt

  14. Some dynamic dragon pose sketches. 🐉

    I drew these dragons a couple nights ago, and thought it was a pretty fun exercise to twist their bodies into all sorts of strange positions.

    #Dragon #DragonArt #Fantasy #FantasyArt #Dragons #Sketches #Sketch #DigitalArt #Studies #Art #MastoArt

  15. Some dynamic dragon pose sketches. 🐉

    I drew these dragons a couple nights ago, and thought it was a pretty fun exercise to twist their bodies into all sorts of strange positions.

    #Dragon #DragonArt #Fantasy #FantasyArt #Dragons #Sketches #Sketch #DigitalArt #Studies #Art #MastoArt

  16. Aggiornamenti dal Kurdistan

    Zazie nel metrò, domenica 17 maggio alle ore 13:30 CEST

    Questa iniziativa vuole costruire uno spazio di ascolto e condivisione di aggiornamenti dalle quattro parti del Kurdistan, mettendo in relazione le diverse realtà curde con le trasformazioni politiche e geopolitiche che attraversano oggi l’Asia occidentale.
    Dal Kurdistan turco, Bakur, e la nuova fase del conflitto tra Stato e movimento curdo, al futuro del Rojava nel quadro siriano; dalle tensioni interne del Kurdistan iracheno, Başûr, al ruolo centrale dei curdi nelle mobilitazioni in Iran,Rojhelat, dopo “Jin, Jiyan, Azadî”. L’incontro intreccerà aggiornamenti, testimonianze e letture provenienti dai diversi territori, mostrando come la questione curda continui a rappresentare uno dei principali nodi politici dell’Asia occidentale.

    Ne parleremo con alcun@ comp@s di UikiOnlus
    Pranzo curdo a cura di Barbagianni a sostegno del progetto “Nuovo Cinema Amoude”.
    Sarà presente anche il progetto Staffetta Sanitari

    Per le prenotazioni del pranzo scivere o chiamare il numero presente sulla locandina.

    roma.convoca.la/event/aggiorna

  17. Aggiornamenti da Kurdistan

    Zazie nel metrò, domenica 17 maggio alle ore 13:30 CEST

    Questa iniziativa vuole costruire uno spazio di ascolto e condivisione di aggiornamenti dalle quattro parti del Kurdistan, mettendo in relazione le diverse realtà curde con le trasformazioni politiche e geopolitiche che attraversano oggi l’Asia occidentale.
    Dal Kurdistan turco, Bakur, e la nuova fase del conflitto tra Stato e movimento curdo, al futuro del Rojava nel quadro siriano; dalle tensioni interne del Kurdistan iracheno, Başûr, al ruolo centrale dei curdi nelle mobilitazioni in Iran,Rojhelat, dopo “Jin, Jiyan, Azadî”. L’incontro intreccerà aggiornamenti, testimonianze e letture provenienti dai diversi territori, mostrando come la questione curda continui a rappresentare uno dei principali nodi politici dell’Asia occidentale.

    Ne parleremo con alcun@ comp@s di UikiOnlus
    Pranzo curdo a cura di Barbagianni a sostegno del progetto “Nuovo Cinema Amoude”.
    Sarà presente anche il progetto Staffetta Sanitari

    Per le prenotazioni del pranzo scivere o chiamare il numero presente sulla locandina.

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  18. Aggiornamenti dal Kurdistan

    Zazie nel metrò, domenica 17 maggio alle ore 13:30 CEST

    Questa iniziativa vuole costruire uno spazio di ascolto e condivisione di aggiornamenti dalle quattro parti del Kurdistan, mettendo in relazione le diverse realtà curde con le trasformazioni politiche e geopolitiche che attraversano oggi l’Asia occidentale.
    Dal Kurdistan turco, Bakur, e la nuova fase del conflitto tra Stato e movimento curdo, al futuro del Rojava nel quadro siriano; dalle tensioni interne del Kurdistan iracheno, Başûr, al ruolo centrale dei curdi nelle mobilitazioni in Iran,Rojhelat, dopo “Jin, Jiyan, Azadî”. L’incontro intreccerà aggiornamenti, testimonianze e letture provenienti dai diversi territori, mostrando come la questione curda continui a rappresentare uno dei principali nodi politici dell’Asia occidentale.

    Ne parleremo con alcun@ comp@s di UikiOnlus
    Pranzo curdo a cura di Barbagianni a sostegno del progetto “Nuovo Cinema Amoude”.
    Sarà presente anche il progetto Staffetta Sanitari

    Per le prenotazioni del pranzo scivere o chiamare il numero presente sulla locandina.

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  19. L’eccidio di Modena fa seguito ad altri tre eccidi

    In effetti lo scontro frontale, tra mondo del lavoro, Stato e impresa, che si inaugura nel 1949, e che troverà poi una sua drammatica e ufficiale descrizione nell’inchiesta parlamentare sulle condizioni dei lavoratori nelle fabbriche del 1955, mette in risalto numeri impressionanti: “tra il gennaio del 1948 e il settembre del 1954 vi sono in Italia 75 operai uccisi, 5104 feriti, 148.269 arresti e 61.243 condannati in relazione ad azioni di protesta sindacale” <469. Altrettanto allarmante è la conta dei caduti e degli arresti nelle azioni di lotta condotte nelle campagne, tanto al Sud che nel Centro-Nord, “oltre 80 braccianti assassinati mentre lottavano per il lavoro, e oltre 10.000 anni di carcere per la gente delle campagne” <470. Mentre al secondo congresso della CGIL a Genova, nell’ottobre del 1949, si lanciava il Piano del lavoro, in 65 giorni venivano brutalmente colpite le lotte per l’occupazione delle terre con gli eccidi a Melissa, Torremaggiore e Montescaglioso: in questo modo il governo sembrava dire “no alla proposta del Piano e alla richiesta di «distensione» che Di Vittorio aveva avanzato” <471. Il 9 gennaio del 1950, mentre la CGIL organizzava la Conferenza economica nazionale, prevista ufficialmente per gennaio e tenutasi a fine febbraio, la polizia sparò sugli operai a Modena uccidendone sei <472. Di Vittorio, dalle pagine del “Lavoro”, disse: “L’eccidio di Modena pesa; e continuerà a pesare per lungo tempo sulla vita italiana. Se De Gasperi e Scelba credono che si tratti d’un semplice «incidente», d’un fatto di cronaca che sarà presto dimenticato, si ingannano. A Modena, il 9 gennaio dell’Anno Santo 1950, le forze di polizia, agli ordini d’un governo cattolico e d’un Ministro degli Interni cattolico, hanno massacrato sei lavoratori, sei creature umane. Il raccapriccio, per questo orrendo massacro, diviene più acuto ed implacabile, quando si pensa che non si tratta d’un fatto isolato, accidentale. L’eccidio di Modena fa seguito ad altri tre eccidi, sempre di lavoratori, compiuti dalle stesse forze di polizia, agli ordini dello stesso Ministro degli Interni: Melissa, Torremaggiore, Montescaglioso. Il numero dei lavoratori uccisi, in soli due mesi, è salito a quattordici! È un primato, un ben triste primato – come ha osservato con alto senso umano e storico Luigi Salvatorelli ne «La Stampa» – perché ha superato tutti i precedenti della storia d’Italia e di altri paesi, se si eccettuano quelli fascisti o coloniali! Non un «incidente», quindi, ma un sistema, un metodo, una politica, che sono impersonati dal Ministro Scelba, pur essendone responsabile l’intero governo” <473.
    Si configurava un vero e proprio attacco al mondo del lavoro finalizzato al ripristino dell’assolutismo padronale, che il protagonismo dei lavoratori nella lotta di Liberazione aveva messo in discussione, che fu sorretto da un’azione repressiva che assumeva “il carattere di una vera e propria rivincita” <474. L’azione sistematica del governo De Gasperi, richiamata da Di Vittorio, aveva le sue ragioni, non solo nella riorganizzazione dell’assetto produttivo e nella restaurazione dell’assolutismo padronale, ma anche nella necessità di rispondere alle esigenze di adesione al blocco internazionale di appartenenza e alla metamorfosi che, nel 1950, la politica americana di aiuti economici stava subendo. Il passaggio dal concetto di produttività, previsto dal Piano Marshall, a quello di rafforzamento dell’integrazione strategica del blocco occidentale, dovuto al precipitare della guerra fredda e allo scoppio della guerra “calda” in Corea, determinò un innalzamento dello scontro sociale che si concretizzò in un’accentuazione della violenza repressiva dello Stato: alle schedature, agli arresti, alle uccisioni, di lavoratori e militanti della CGIL e del PCI, si affiancò il ricatto economico a quelle aziende che non avessero avallato la politica discriminatoria anticomunista, nei termini della minaccia di esclusione dalle commesse internazionali legate alla produzione bellica <475.
    Le lotte del Piano del lavoro si articolavano, su tutto il territorio nazionale, in questo contesto stretto tra le “esigenze” derivanti dalla guerra fredda e la concreta e specifica attività repressiva che si realizzava nelle singole realtà lavorative. In questo senso anche specifiche lotte, molto caratterizzate, dal punto di vista degli obiettivi, da limitati contesti territoriali o lavorativi, e che spesso venivano criticate anche dal PCI per un eccessivo “economicismo”, cioè per una loro presunta debolezza politica, finivano, invece, per avere un forte valore di difesa della democrazia <476.
    [NOTE]
    469 S. MISIANI, Dalla teoria della stagnazione al Piano per lo sviluppo, cit., nota n. 7, p. 289.
    470 G. FABIANI, Il Piano del lavoro e le lotte per la riforma, cit., p. 112.
    471 P. SANTI, Il Piano del lavoro nella politica della CGIL: 1949-1952, cit., p. 17.
    472 “E poi ci furono i provvedimenti del governo De Gasperi – Scelba contro i comizi in fabbrica e contro le occupazioni degli stabilimenti, e ancora i due scioperi generali indetti dalla Cgil”, L. MUSELLA, I sindacati nel sistema politico, cit., p. 884.
    473 G. DI VITTORIO, Modena e la crisi, in «Lavoro», anno III, n. 3, 15-21 gennaio 1950, ASCGIL nazionale.
    474 L. VERSACE, in Il Piano del lavoro della CGIL 1949-1950, cit., p. 205.
    475 “Dai concetti della produttività si passò velocemente a quelli condizionati dal conflitto in Corea e dal necessario rafforzamento dell’integrazione strategica in Europa. Non ne furono travolti i principi ma ad esso furono orientate le forniture, in maggioranza di tipo militare e dirette ad aziende privilegiate nelle quali la rappresentanza sindacale fosse anticomunista. […] Tra il 1951 e il 1955 si assiste quindi ad un innalzamento del livello dello scontro. Il Piano Demagnetize, la rete Stay Behind, le schedature di sindacalisti, operai ed esponenti della sinistra rientrano perfettamente in questa logica che viene applicata direttamente al mondo del lavoro. La repressione antioperaia che si scatena in quegli anni è quindi figlia diretta di questo clima e dell’applicazione concreta dell’attacco al PCI attraverso il sindacato attuato dagli Stati Uniti, perché costringe le imprese – se mai ce ne fosse un assoluto bisogno – a introdurre misure restrittive della libertà politica e sindacale all’interno delle fabbriche, al fine di assicurarsi o rientrare nell’applicazione delle cosiddette commesse off-shore e, quindi, agire concretamente in senso anticomunista e antioperaio”, P. IUSO, La CGIL e la guerra fredda (1947-1956), cit., p. 191.
    476 “era vero che tante energie le rivolgevamo soltanto ad obiettivi quantitativi e ignoravamo che l’Abruzzo, in quel momento, non dava un sufficiente apporto alla grande lotta, più importante, che era la scelta di campo. Ma per capire come questo avvenisse, dobbiamo tener ben presente cos’era la lotta di classe allora: non era certo un fair play, ci si sparava. Dal 1° marzo ’50 al ’54 in Abruzzo noi avemmo i morti di Lentella ed i morti di Celano, ed avemmo 607 processi, 7410 processati, di cui 4197 condannati, per complessivi 396 anni, e un ergastolo. Per un terzo vennero processati per le lotte del Piano del lavoro, ma per due terzi furono processati per comizi, manifestazioni ecc. Ora, dire 7410 processati non è soltanto un problema tecnico: vuol dire che tutto l’apparato viene distolto per un’altra cosa, perché significava, in quel momento, non soltanto 4710 famiglie, ma significava il fatto politico, la risposta che bisognava dare; ed allora era evidente che l’obiettivo di lotta era democratico (fare uscire dalla galera, mobilitazione di avvocati, collegi di avvocati): era il tempo in cui il nemico imponeva un altro obiettivo dal quale tu non potevi prescindere. Quindi la debolezza del Piano del lavoro stava nel fatto che la lotta con l’avversario era così dura che imponeva quel modo di lottare”, L. DI PAOLANTONIO, in Il Piano del lavoro della CGIL 1949-1950, cit., pp. 162-3.
    Emiliano Schember, La CGIL dal Piano del lavoro alla proposta di uno Statuto dei lavoratori (1949-1952), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Anno Accademico 2011-2012

    #1949 #1950 #1952 #1954 #AlcideDeGasperi #assolutismo #braccianti #CGIL #cortei #DC #eccidi #EmilianoSchember #fredda #GiuseppeDiVittorio #governi #guerra #lavoro #LuigiSalvatorelli #manifestazioni #MarioScelba #Melissa #Modena #Montescaglioso #operai #padronale #PCI #piano #polizia #repressione #StatiUniti #Torremaggiore
  20. L’eccidio di Modena fa seguito ad altri tre eccidi

    In effetti lo scontro frontale, tra mondo del lavoro, Stato e impresa, che si inaugura nel 1949, e che troverà poi una sua drammatica e ufficiale descrizione nell’inchiesta parlamentare sulle condizioni dei lavoratori nelle fabbriche del 1955, mette in risalto numeri impressionanti: “tra il gennaio del 1948 e il settembre del 1954 vi sono in Italia 75 operai uccisi, 5104 feriti, 148.269 arresti e 61.243 condannati in relazione ad azioni di protesta sindacale” <469. Altrettanto allarmante è la conta dei caduti e degli arresti nelle azioni di lotta condotte nelle campagne, tanto al Sud che nel Centro-Nord, “oltre 80 braccianti assassinati mentre lottavano per il lavoro, e oltre 10.000 anni di carcere per la gente delle campagne” <470. Mentre al secondo congresso della CGIL a Genova, nell’ottobre del 1949, si lanciava il Piano del lavoro, in 65 giorni venivano brutalmente colpite le lotte per l’occupazione delle terre con gli eccidi a Melissa, Torremaggiore e Montescaglioso: in questo modo il governo sembrava dire “no alla proposta del Piano e alla richiesta di «distensione» che Di Vittorio aveva avanzato” <471. Il 9 gennaio del 1950, mentre la CGIL organizzava la Conferenza economica nazionale, prevista ufficialmente per gennaio e tenutasi a fine febbraio, la polizia sparò sugli operai a Modena uccidendone sei <472. Di Vittorio, dalle pagine del “Lavoro”, disse: “L’eccidio di Modena pesa; e continuerà a pesare per lungo tempo sulla vita italiana. Se De Gasperi e Scelba credono che si tratti d’un semplice «incidente», d’un fatto di cronaca che sarà presto dimenticato, si ingannano. A Modena, il 9 gennaio dell’Anno Santo 1950, le forze di polizia, agli ordini d’un governo cattolico e d’un Ministro degli Interni cattolico, hanno massacrato sei lavoratori, sei creature umane. Il raccapriccio, per questo orrendo massacro, diviene più acuto ed implacabile, quando si pensa che non si tratta d’un fatto isolato, accidentale. L’eccidio di Modena fa seguito ad altri tre eccidi, sempre di lavoratori, compiuti dalle stesse forze di polizia, agli ordini dello stesso Ministro degli Interni: Melissa, Torremaggiore, Montescaglioso. Il numero dei lavoratori uccisi, in soli due mesi, è salito a quattordici! È un primato, un ben triste primato – come ha osservato con alto senso umano e storico Luigi Salvatorelli ne «La Stampa» – perché ha superato tutti i precedenti della storia d’Italia e di altri paesi, se si eccettuano quelli fascisti o coloniali! Non un «incidente», quindi, ma un sistema, un metodo, una politica, che sono impersonati dal Ministro Scelba, pur essendone responsabile l’intero governo” <473.
    Si configurava un vero e proprio attacco al mondo del lavoro finalizzato al ripristino dell’assolutismo padronale, che il protagonismo dei lavoratori nella lotta di Liberazione aveva messo in discussione, che fu sorretto da un’azione repressiva che assumeva “il carattere di una vera e propria rivincita” <474. L’azione sistematica del governo De Gasperi, richiamata da Di Vittorio, aveva le sue ragioni, non solo nella riorganizzazione dell’assetto produttivo e nella restaurazione dell’assolutismo padronale, ma anche nella necessità di rispondere alle esigenze di adesione al blocco internazionale di appartenenza e alla metamorfosi che, nel 1950, la politica americana di aiuti economici stava subendo. Il passaggio dal concetto di produttività, previsto dal Piano Marshall, a quello di rafforzamento dell’integrazione strategica del blocco occidentale, dovuto al precipitare della guerra fredda e allo scoppio della guerra “calda” in Corea, determinò un innalzamento dello scontro sociale che si concretizzò in un’accentuazione della violenza repressiva dello Stato: alle schedature, agli arresti, alle uccisioni, di lavoratori e militanti della CGIL e del PCI, si affiancò il ricatto economico a quelle aziende che non avessero avallato la politica discriminatoria anticomunista, nei termini della minaccia di esclusione dalle commesse internazionali legate alla produzione bellica <475.
    Le lotte del Piano del lavoro si articolavano, su tutto il territorio nazionale, in questo contesto stretto tra le “esigenze” derivanti dalla guerra fredda e la concreta e specifica attività repressiva che si realizzava nelle singole realtà lavorative. In questo senso anche specifiche lotte, molto caratterizzate, dal punto di vista degli obiettivi, da limitati contesti territoriali o lavorativi, e che spesso venivano criticate anche dal PCI per un eccessivo “economicismo”, cioè per una loro presunta debolezza politica, finivano, invece, per avere un forte valore di difesa della democrazia <476.
    [NOTE]
    469 S. MISIANI, Dalla teoria della stagnazione al Piano per lo sviluppo, cit., nota n. 7, p. 289.
    470 G. FABIANI, Il Piano del lavoro e le lotte per la riforma, cit., p. 112.
    471 P. SANTI, Il Piano del lavoro nella politica della CGIL: 1949-1952, cit., p. 17.
    472 “E poi ci furono i provvedimenti del governo De Gasperi – Scelba contro i comizi in fabbrica e contro le occupazioni degli stabilimenti, e ancora i due scioperi generali indetti dalla Cgil”, L. MUSELLA, I sindacati nel sistema politico, cit., p. 884.
    473 G. DI VITTORIO, Modena e la crisi, in «Lavoro», anno III, n. 3, 15-21 gennaio 1950, ASCGIL nazionale.
    474 L. VERSACE, in Il Piano del lavoro della CGIL 1949-1950, cit., p. 205.
    475 “Dai concetti della produttività si passò velocemente a quelli condizionati dal conflitto in Corea e dal necessario rafforzamento dell’integrazione strategica in Europa. Non ne furono travolti i principi ma ad esso furono orientate le forniture, in maggioranza di tipo militare e dirette ad aziende privilegiate nelle quali la rappresentanza sindacale fosse anticomunista. […] Tra il 1951 e il 1955 si assiste quindi ad un innalzamento del livello dello scontro. Il Piano Demagnetize, la rete Stay Behind, le schedature di sindacalisti, operai ed esponenti della sinistra rientrano perfettamente in questa logica che viene applicata direttamente al mondo del lavoro. La repressione antioperaia che si scatena in quegli anni è quindi figlia diretta di questo clima e dell’applicazione concreta dell’attacco al PCI attraverso il sindacato attuato dagli Stati Uniti, perché costringe le imprese – se mai ce ne fosse un assoluto bisogno – a introdurre misure restrittive della libertà politica e sindacale all’interno delle fabbriche, al fine di assicurarsi o rientrare nell’applicazione delle cosiddette commesse off-shore e, quindi, agire concretamente in senso anticomunista e antioperaio”, P. IUSO, La CGIL e la guerra fredda (1947-1956), cit., p. 191.
    476 “era vero che tante energie le rivolgevamo soltanto ad obiettivi quantitativi e ignoravamo che l’Abruzzo, in quel momento, non dava un sufficiente apporto alla grande lotta, più importante, che era la scelta di campo. Ma per capire come questo avvenisse, dobbiamo tener ben presente cos’era la lotta di classe allora: non era certo un fair play, ci si sparava. Dal 1° marzo ’50 al ’54 in Abruzzo noi avemmo i morti di Lentella ed i morti di Celano, ed avemmo 607 processi, 7410 processati, di cui 4197 condannati, per complessivi 396 anni, e un ergastolo. Per un terzo vennero processati per le lotte del Piano del lavoro, ma per due terzi furono processati per comizi, manifestazioni ecc. Ora, dire 7410 processati non è soltanto un problema tecnico: vuol dire che tutto l’apparato viene distolto per un’altra cosa, perché significava, in quel momento, non soltanto 4710 famiglie, ma significava il fatto politico, la risposta che bisognava dare; ed allora era evidente che l’obiettivo di lotta era democratico (fare uscire dalla galera, mobilitazione di avvocati, collegi di avvocati): era il tempo in cui il nemico imponeva un altro obiettivo dal quale tu non potevi prescindere. Quindi la debolezza del Piano del lavoro stava nel fatto che la lotta con l’avversario era così dura che imponeva quel modo di lottare”, L. DI PAOLANTONIO, in Il Piano del lavoro della CGIL 1949-1950, cit., pp. 162-3.
    Emiliano Schember, La CGIL dal Piano del lavoro alla proposta di uno Statuto dei lavoratori (1949-1952), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Anno Accademico 2011-2012

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