#rivolte — Public Fediverse posts
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IRAN: La piazza non arretra
Zazie nel metrò, mercoledì 18 febbraio alle ore 19:00 CET
IRAN: La piazza non arretra
Le piazze dell’Iran sono tornate a riempirsi, nonostante la repressione, nonostante gli arresti di massa e nonostante un numero altissimo e crescente di morti che segnano queste proteste con il sangue. Studenti, lavoratori, donne sfidano apertamente il potere, consapevoli dei rischi. È una mobilitazione che non arretra, che si rigenera e che continua a incrinare l’immagine di controllo totale del regime. Nelle piazze si levano slogan che colpiscono le fondamenta del regime, chiedendo la fine della dittatura religiosa, mentre continua a risuonare il grido: Donna Vita Libertà.
La crisi è ormai strutturale, il regime risponde uccidendo innocenti, parlando di complotti e interferenze straniere.Le tensioni geopolitiche si intrecciano così con la crisi interna, rafforzando la linea securitaria, la stretta repressiva e alimentando una narrativa di accerchiamento che cerca di giustificare la repressione.
Eppure, mentre la società si muove, l’opposizione resta divisa. All’interno agiscono reti femministe, movimenti studenteschi, sindacati indipendenti e organizzazioni legate alle minoranze etniche, in particolare curde e baluche; all’estero la diaspora è frammentata tra monarchici che fanno riferimento a Reza Pahlavi, il movimento dei Mujaheddin-e Khalq (MEK), gruppi repubblicani e forze della sinistra storica.
La sfida politica decisiva è questa: trasformare la forza delle piazze — pagata a caro prezzo — in un progetto condiviso di transizione capace di andare oltre la sola caduta del regime.
Ne parleremo con Parisa Nazari, interprete, mediatrice culturale e attivista, con Shiva Boroumand, attivista del movimento Donna, vita, libertà. Entrambe in prima linea a sostenere il coraggio e la resilienza delle donne iraniane.
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IRAN: La piazza non arretra
Zazie nel metrò, mercoledì 18 febbraio alle ore 19:00 CET
IRAN: La piazza non arretra
Le piazze dell’Iran sono tornate a riempirsi, nonostante la repressione, nonostante gli arresti di massa e nonostante un numero altissimo e crescente di morti che segnano queste proteste con il sangue. Studenti, lavoratori, donne sfidano apertamente il potere, consapevoli dei rischi. È una mobilitazione che non arretra, che si rigenera e che continua a incrinare l’immagine di controllo totale del regime. Nelle piazze si levano slogan che colpiscono le fondamenta del regime, chiedendo la fine della dittatura religiosa, mentre continua a risuonare il grido: Donna Vita Libertà.
La crisi è ormai strutturale, il regime risponde uccidendo innocenti, parlando di complotti e interferenze straniere.Le tensioni geopolitiche si intrecciano così con la crisi interna, rafforzando la linea securitaria, la stretta repressiva e alimentando una narrativa di accerchiamento che cerca di giustificare la repressione.
Eppure, mentre la società si muove, l’opposizione resta divisa. All’interno agiscono reti femministe, movimenti studenteschi, sindacati indipendenti e organizzazioni legate alle minoranze etniche, in particolare curde e baluche; all’estero la diaspora è frammentata tra monarchici che fanno riferimento a Reza Pahlavi, il movimento dei Mujaheddin-e Khalq (MEK), gruppi repubblicani e forze della sinistra storica.
La sfida politica decisiva è questa: trasformare la forza delle piazze — pagata a caro prezzo — in un progetto condiviso di transizione capace di andare oltre la sola caduta del regime.
Ne parleremo con Parisa Nazari, interprete, mediatrice culturale e attivista, con Shiva Boroumand, attivista del movimento Donna, vita, libertà. Entrambe in prima linea a sostenere il coraggio e la resilienza delle donne iraniane.
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IRAN: La piazza non arretra
Zazie nel metrò, mercoledì 18 febbraio alle ore 19:00 CET
IRAN: La piazza non arretra
Le piazze dell’Iran sono tornate a riempirsi, nonostante la repressione, nonostante gli arresti di massa e nonostante un numero altissimo e crescente di morti che segnano queste proteste con il sangue. Studenti, lavoratori, donne sfidano apertamente il potere, consapevoli dei rischi. È una mobilitazione che non arretra, che si rigenera e che continua a incrinare l’immagine di controllo totale del regime. Nelle piazze si levano slogan che colpiscono le fondamenta del regime, chiedendo la fine della dittatura religiosa, mentre continua a risuonare il grido: Donna Vita Libertà.
La crisi è ormai strutturale, il regime risponde uccidendo innocenti, parlando di complotti e interferenze straniere.Le tensioni geopolitiche si intrecciano così con la crisi interna, rafforzando la linea securitaria, la stretta repressiva e alimentando una narrativa di accerchiamento che cerca di giustificare la repressione.
Eppure, mentre la società si muove, l’opposizione resta divisa. All’interno agiscono reti femministe, movimenti studenteschi, sindacati indipendenti e organizzazioni legate alle minoranze etniche, in particolare curde e baluche; all’estero la diaspora è frammentata tra monarchici che fanno riferimento a Reza Pahlavi, il movimento dei Mujaheddin-e Khalq (MEK), gruppi repubblicani e forze della sinistra storica.
La sfida politica decisiva è questa: trasformare la forza delle piazze — pagata a caro prezzo — in un progetto condiviso di transizione capace di andare oltre la sola caduta del regime.
Ne parleremo con Parisa Nazari, interprete, mediatrice culturale e attivista, con Shiva Boroumand, attivista del movimento Donna, vita, libertà. Entrambe in prima linea a sostenere il coraggio e la resilienza delle donne iraniane.
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IRAN: La piazza non arretra
Zazie nel metrò, mercoledì 18 febbraio alle ore 19:00 CET
IRAN: La piazza non arretra
Le piazze dell’Iran sono tornate a riempirsi, nonostante la repressione, nonostante gli arresti di massa e nonostante un numero altissimo e crescente di morti che segnano queste proteste con il sangue. Studenti, lavoratori, donne sfidano apertamente il potere, consapevoli dei rischi. È una mobilitazione che non arretra, che si rigenera e che continua a incrinare l’immagine di controllo totale del regime. Nelle piazze si levano slogan che colpiscono le fondamenta del regime, chiedendo la fine della dittatura religiosa, mentre continua a risuonare il grido: Donna Vita Libertà.
La crisi è ormai strutturale, il regime risponde uccidendo innocenti, parlando di complotti e interferenze straniere.Le tensioni geopolitiche si intrecciano così con la crisi interna, rafforzando la linea securitaria, la stretta repressiva e alimentando una narrativa di accerchiamento che cerca di giustificare la repressione.
Eppure, mentre la società si muove, l’opposizione resta divisa. All’interno agiscono reti femministe, movimenti studenteschi, sindacati indipendenti e organizzazioni legate alle minoranze etniche, in particolare curde e baluche; all’estero la diaspora è frammentata tra monarchici che fanno riferimento a Reza Pahlavi, il movimento dei Mujaheddin-e Khalq (MEK), gruppi repubblicani e forze della sinistra storica.
La sfida politica decisiva è questa: trasformare la forza delle piazze — pagata a caro prezzo — in un progetto condiviso di transizione capace di andare oltre la sola caduta del regime.
Ne parleremo con Parisa Nazari, interprete, mediatrice culturale e attivista, con Shiva Boroumand, attivista del movimento Donna, vita, libertà. Entrambe in prima linea a sostenere il coraggio e la resilienza delle donne iraniane.
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IRAN: La piazza non arretra
Zazie nel metrò, mercoledì 18 febbraio alle ore 19:00 CET
IRAN: La piazza non arretra
Le piazze dell’Iran sono tornate a riempirsi, nonostante la repressione, nonostante gli arresti di massa e nonostante un numero altissimo e crescente di morti che segnano queste proteste con il sangue. Studenti, lavoratori, donne sfidano apertamente il potere, consapevoli dei rischi. È una mobilitazione che non arretra, che si rigenera e che continua a incrinare l’immagine di controllo totale del regime. Nelle piazze si levano slogan che colpiscono le fondamenta del regime, chiedendo la fine della dittatura religiosa, mentre continua a risuonare il grido: Donna Vita Libertà.
La crisi è ormai strutturale, il regime risponde uccidendo innocenti, parlando di complotti e interferenze straniere.Le tensioni geopolitiche si intrecciano così con la crisi interna, rafforzando la linea securitaria, la stretta repressiva e alimentando una narrativa di accerchiamento che cerca di giustificare la repressione.
Eppure, mentre la società si muove, l’opposizione resta divisa. All’interno agiscono reti femministe, movimenti studenteschi, sindacati indipendenti e organizzazioni legate alle minoranze etniche, in particolare curde e baluche; all’estero la diaspora è frammentata tra monarchici che fanno riferimento a Reza Pahlavi, il movimento dei Mujaheddin-e Khalq (MEK), gruppi repubblicani e forze della sinistra storica.
La sfida politica decisiva è questa: trasformare la forza delle piazze — pagata a caro prezzo — in un progetto condiviso di transizione capace di andare oltre la sola caduta del regime.
Ne parleremo con Parisa Nazari, interprete, mediatrice culturale e attivista, con Shiva Boroumand, attivista del movimento Donna, vita, libertà. Entrambe in prima linea a sostenere il coraggio e la resilienza delle donne iraniane.
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Bangladesh, Rivolte e GenZ
Zazie nel metrò, giovedì 29 gennaio alle ore 19:00 CET
Bangladesh, Rivolte e GenZ
Nell’agosto 2024 il Bangladesh è esploso. Dalle università è partita una rivolta di massa contro un sistema di potere fondato su autoritarismo, repressione e disuguaglianze. La contestazione del sistema delle quote ha aperto una frattura profonda che, dopo settimane di mobilitazione e violenta repressione, ha portato alla caduta del governo di Sheikh Hasina.
Oggi il paese vive una transizione fragile verso le elezioni del 12 febbraio 2026, le prime dopo la caduta del regime. Il governo di transizione guidato da Muhammad Yunus deve muoversi tra istituzioni delegittimate, un processo elettorale incerto e il ritorno di forze politiche legate all’autoritarismo.
L’uccisione recente di Sharif Osman Bin Hadi, leader del movimento studentesco Inqilab Mancha, mostra che il potere continua a colpire chi sfida l’ordine esistente. Le rivolte del 2024 non sono finite: il conflitto resta aperto e il futuro del Bangladesh è ancora terreno di scontro.
Ne discuteremo con l’attivista Nezum Uddin Hridoy, voce diretta del movimento studentesco bangladese, Gabriele Cecconi, fotografo documentarista che presenta una mostra fotografica sulle proteste e Giuliano Battiston, giornalista e ricercatore su conflitti e politica globale.
Un incontro per raccontare le lotte, comprendere il presente e dare voce ai movimenti in lotta nel mondo che i media, con la loro visione neocolonialista, continuano a ignorare.
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Bangladesh, Rivolte e GenZ
Zazie nel metrò, giovedì 29 gennaio alle ore 19:00 CET
Bangladesh, Rivolte e GenZ
Nell’agosto 2024 il Bangladesh è esploso. Dalle università è partita una rivolta di massa contro un sistema di potere fondato su autoritarismo, repressione e disuguaglianze. La contestazione del sistema delle quote ha aperto una frattura profonda che, dopo settimane di mobilitazione e violenta repressione, ha portato alla caduta del governo di Sheikh Hasina.
Oggi il paese vive una transizione fragile verso le elezioni del 12 febbraio 2026, le prime dopo la caduta del regime. Il governo di transizione guidato da Muhammad Yunus deve muoversi tra istituzioni delegittimate, un processo elettorale incerto e il ritorno di forze politiche legate all’autoritarismo.
L’uccisione recente di Sharif Osman Bin Hadi, leader del movimento studentesco Inqilab Mancha, mostra che il potere continua a colpire chi sfida l’ordine esistente. Le rivolte del 2024 non sono finite: il conflitto resta aperto e il futuro del Bangladesh è ancora terreno di scontro.
Ne discuteremo con l’attivista Nezum Uddin Hridoy, voce diretta del movimento studentesco bangladese, Gabriele Cecconi, fotografo documentarista che presenta una mostra fotografica sulle proteste e Giuliano Battiston, giornalista e ricercatore su conflitti e politica globale.
Un incontro per raccontare le lotte, comprendere il presente e dare voce ai movimenti in lotta nel mondo che i media, con la loro visione neocolonialista, continuano a ignorare.
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Bangladesh, Rivolte e GenZ
Zazie nel metrò, giovedì 29 gennaio alle ore 19:00 CET
Bangladesh, Rivolte e GenZ
Nell’agosto 2024 il Bangladesh è esploso. Dalle università è partita una rivolta di massa contro un sistema di potere fondato su autoritarismo, repressione e disuguaglianze. La contestazione del sistema delle quote ha aperto una frattura profonda che, dopo settimane di mobilitazione e violenta repressione, ha portato alla caduta del governo di Sheikh Hasina.
Oggi il paese vive una transizione fragile verso le elezioni del 12 febbraio 2026, le prime dopo la caduta del regime. Il governo di transizione guidato da Muhammad Yunus deve muoversi tra istituzioni delegittimate, un processo elettorale incerto e il ritorno di forze politiche legate all’autoritarismo.
L’uccisione recente di Sharif Osman Bin Hadi, leader del movimento studentesco Inqilab Mancha, mostra che il potere continua a colpire chi sfida l’ordine esistente. Le rivolte del 2024 non sono finite: il conflitto resta aperto e il futuro del Bangladesh è ancora terreno di scontro.
Ne discuteremo con l’attivista Nezum Uddin Hridoy, voce diretta del movimento studentesco bangladese, Gabriele Cecconi, fotografo documentarista che presenta una mostra fotografica sulle proteste e Giuliano Battiston, giornalista e ricercatore su conflitti e politica globale.
Un incontro per raccontare le lotte, comprendere il presente e dare voce ai movimenti in lotta nel mondo che i media, con la loro visione neocolonialista, continuano a ignorare.
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Iran: crisi sistemica. Repressione e rivolta contro la logica del potere
Negli ultimi mesi, la situazione interna in Iran è precipitata in una crisi di portata storica, segnalando un punto di rottura nel lungo conflitto tra il regime teocra
https://umanitanova.org/iran-crisi-sistemica-repressione-e-rivolta-contro-la-logica-del-potere/
#2026 #Articoli #DalMondo #InEvidenza #numero_2 #internazionalismo #iran #Lotte #proteste #repressione #rivolte #RivolteInIran #SolidarietInternazionalista -
Iran: crisi sistemica. Repressione e rivolta contro la logica del potere
Negli ultimi mesi, la situazione interna in Iran è precipitata in una crisi di portata storica, segnalando un punto di rottura nel lungo conflitto tra il regime teocra
https://umanitanova.org/iran-crisi-sistemica-repressione-e-rivolta-contro-la-logica-del-potere/
#2026 #Articoli #DalMondo #InEvidenza #numero_2 #internazionalismo #iran #Lotte #proteste #repressione #rivolte #RivolteInIran #SolidarietInternazionalista -
La buca della salvezza, sul muro della Chiesa della Gancia di Palermo
Nel cuore della Kalsa, il 4 aprile 1860, mentre i colpi della Rivolta della Gancia echeggiano contro i Borbone, due patrioti – Gaspare Bivona e Filippo Patti – si celano tra i cadaveri nella cripta della chiesa di Santa Maria degli Angeli.
Affamati, con le mani insanguinate, scavano freneticamente una breccia nel muro di via Alloro: nasce la “buca della salvezza”.
Ma è l’astuzia delle donne palermitane della Kalsa, le più coraggiose del quartiere, che fingono un litigio furioso – urla, strattoni, improperi – distraendo i gendarmi quel tanto che basta perché i fuggitivi svaniscano nei vicoli.
Tra lapide commemorativa e memorie popolari, questa feritoia sussurra ancora di un’epopea riscattata dal genio femminile palermitano.
https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=la-buca-della-salvezza-nella-chiesa-della-gancia-di-palermo-0e4a60
#palermo #panormus #sicilia #sicily #italy #europe #world #picoftheday #picture #image #immagine #photo #photography #fotografia #storia #story #cultura #culture #arte #art #aspassoneltempo #aspassonellastoria #memorie #tradizioni #rivolte #popolari #risorgimento #fediphoto #fediverso -
La buca della salvezza, sul muro della Chiesa della Gancia di Palermo
Nel cuore della Kalsa, il 4 aprile 1860, mentre i colpi della Rivolta della Gancia echeggiano contro i Borbone, due patrioti – Gaspare Bivona e Filippo Patti – si celano tra i cadaveri nella cripta della chiesa di Santa Maria degli Angeli.
Affamati, con le mani insanguinate, scavano freneticamente una breccia nel muro di via Alloro: nasce la “buca della salvezza”.
Ma è l’astuzia delle donne palermitane della Kalsa, le più coraggiose del quartiere, che fingono un litigio furioso – urla, strattoni, improperi – distraendo i gendarmi quel tanto che basta perché i fuggitivi svaniscano nei vicoli.
Tra lapide commemorativa e memorie popolari, questa feritoia sussurra ancora di un’epopea riscattata dal genio femminile palermitano.
https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=la-buca-della-salvezza-nella-chiesa-della-gancia-di-palermo-0e4a60
#palermo #panormus #sicilia #sicily #italy #europe #world #picoftheday #picture #image #immagine #photo #photography #fotografia #storia #story #cultura #culture #arte #art #aspassoneltempo #aspassonellastoria #memorie #tradizioni #rivolte #popolari #risorgimento #fediphoto #fediverso -
La buca della salvezza, sul muro della Chiesa della Gancia di Palermo
Nel cuore della Kalsa, il 4 aprile 1860, mentre i colpi della Rivolta della Gancia echeggiano contro i Borbone, due patrioti – Gaspare Bivona e Filippo Patti – si celano tra i cadaveri nella cripta della chiesa di Santa Maria degli Angeli.
Affamati, con le mani insanguinate, scavano freneticamente una breccia nel muro di via Alloro: nasce la “buca della salvezza”.
Ma è l’astuzia delle donne palermitane della Kalsa, le più coraggiose del quartiere, che fingono un litigio furioso – urla, strattoni, improperi – distraendo i gendarmi quel tanto che basta perché i fuggitivi svaniscano nei vicoli.
Tra lapide commemorativa e memorie popolari, questa feritoia sussurra ancora di un’epopea riscattata dal genio femminile palermitano.
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La buca della salvezza, sul muro della Chiesa della Gancia di Palermo
Nel cuore della Kalsa, il 4 aprile 1860, mentre i colpi della Rivolta della Gancia echeggiano contro i Borbone, due patrioti – Gaspare Bivona e Filippo Patti – si celano tra i cadaveri nella cripta della chiesa di Santa Maria degli Angeli.
Affamati, con le mani insanguinate, scavano freneticamente una breccia nel muro di via Alloro: nasce la “buca della salvezza”.
Ma è l’astuzia delle donne palermitane della Kalsa, le più coraggiose del quartiere, che fingono un litigio furioso – urla, strattoni, improperi – distraendo i gendarmi quel tanto che basta perché i fuggitivi svaniscano nei vicoli.
Tra lapide commemorativa e memorie popolari, questa feritoia sussurra ancora di un’epopea riscattata dal genio femminile palermitano.
https://www.panormus.blog/publishing/view.php?page=la-buca-della-salvezza-nella-chiesa-della-gancia-di-palermo-0e4a60
#palermo #panormus #sicilia #sicily #italy #europe #world #picoftheday #picture #image #immagine #photo #photography #fotografia #storia #story #cultura #culture #arte #art #aspassoneltempo #aspassonellastoria #memorie #tradizioni #rivolte #popolari #risorgimento #fediphoto #fediverso -
La buca della salvezza, sul muro della Chiesa della Gancia di Palermo
Nel cuore della Kalsa, il 4 aprile 1860, mentre i colpi della Rivolta della Gancia echeggiano contro i Borbone, due patrioti – Gaspare Bivona e Filippo Patti – si celano tra i cadaveri nella cripta della chiesa di Santa Maria degli Angeli.
Affamati, con le mani insanguinate, scavano freneticamente una breccia nel muro di via Alloro: nasce la “buca della salvezza”.
Ma è l’astuzia delle donne palermitane della Kalsa, le più coraggiose del quartiere, che fingono un litigio furioso – urla, strattoni, improperi – distraendo i gendarmi quel tanto che basta perché i fuggitivi svaniscano nei vicoli.
Tra lapide commemorativa e memorie popolari, questa feritoia sussurra ancora di un’epopea riscattata dal genio femminile palermitano.
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Manifestazioni e proteste in Iran
La situazione in Iran, come in molti paesi, è deteriorata in quasi ogni aspetto della vita. L'alta inflazione, il crescente valore del dollaro, della sterlina e dell'euro, il collasso della moneta nazionale, l'impennata del costo della vita, la mancanza delle libertà fondamentali ha creato condizioni insopportabili. Repressione, arresti, rapim
https://umanitanova.org/manifestazioni-e-proteste-in-iran/
#2025 #Articoli #DalMondo #iran #rivolte #teheran -
Manifestazioni e proteste in Iran
La situazione in Iran, come in molti paesi, è deteriorata in quasi ogni aspetto della vita. L'alta inflazione, il crescente valore del dollaro, della sterlina e dell'euro, il collasso della moneta nazionale, l'impennata del costo della vita, la mancanza delle libertà fondamentali ha creato condizioni insopportabili. Repressione, arresti, rapim
https://umanitanova.org/manifestazioni-e-proteste-in-iran/
#2025 #Articoli #DalMondo #iran #rivolte #teheran -
Manifestazioni e proteste in Iran
La situazione in Iran, come in molti paesi, è deteriorata in quasi ogni aspetto della vita. L'alta inflazione, il crescente valore del dollaro, della sterlina e dell'euro, il collasso della moneta nazionale, l'impennata del costo della vita, la mancanza delle libertà fondamentali ha creato condizioni insopportabili. Repressione, arresti, rapim
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#2025 #Articoli #DalMondo #iran #rivolte #teheran -
Manifestazioni e proteste in Iran
La situazione in Iran, come in molti paesi, è deteriorata in quasi ogni aspetto della vita. L'alta inflazione, il crescente valore del dollaro, della sterlina e dell'euro, il collasso della moneta nazionale, l'impennata del costo della vita, la mancanza delle libertà fondamentali ha creato condizioni insopportabili. Repressione, arresti, rapim
https://umanitanova.org/manifestazioni-e-proteste-in-iran/
#2025 #Articoli #DalMondo #iran #rivolte #teheran -
Rivolte in Asia e GENZ
Zazie nel metrò, giovedì 18 dicembre alle ore 19:00 CET
Rivolte in @sia e GENZ
Ore 19.00 Zazie nel Metrò
Via E. Giovenale 16, Pigneto - RomaEst
Incontro con:
Emanuele Giordana
(giornalista Lettera22 e direttore atlanteguerre.it)
Matteo Miavaldi
(giornalista e podcast producer)
Il Sud globale asiatico — dal Nepal all’Indonesia, dalle regioni himalayane all’arcipelago e non solo— è attraversato da un’ondata di mobilitazioni che coinvolge non solo la Generazione Z, ma lavorator@, comunità indigene, movimenti femministi e studenti. Le proteste più recenti, spesso guidate da giovani, sono solo uno degli aspetti attraverso cui leggere una regione complessa, segnata da trasformazioni rapide e tensioni profonde. La nostra iniziativa parte da queste voci plurali per tracciare un panorama che rifiuti facili etichette e un’unica narrazione delle lotte in corso. Esploreremo disuguaglianze crescenti, crisi ambientali, modelli di sviluppo in discussione e le molteplici forme di resistenza che emergono nei diversi contesti. Un invito ad ascoltare, mettere in relazione e comprendere queste mobilitazioni senza generalizzazioni e semplificazioni. Per avvicinarci alla ricchezza e alla complessità di un’area in continua trasformazione, dove recentemente hanno ricominciato a soffiare venti di guerra (Myanmar, Cambogia e Thailandia).
Negli ultimi mesi queste aree sono state attraversate da nuove mobilitazioni: studenti, giovani lavoratori, comunità locali, movimenti femministi, attivisti climatici. La Generazione Z ha un ruolo importante, certo, ma non è l’unica protagonista. Queste proteste nascono da storie diverse, si muovono su terreni differenti e rispondono a urgenze specifiche: crisi economiche, disoccupazione, modelli di sviluppo contestati, corruzione, crisi ambientali sempre più dure. Nel raccontarle, però, rischiamo spesso di cadere in due trappole: trasformarle in un’unica “onda asiatica”, o ridurle alla sola energia dei giovani. Il nostro incontro vuole andare altrove: ascoltare la pluralità delle voci coinvolte e allo stesso tempo metterle in relazione, senza cancellare le differenze che le rendono uniche. Partiremo da alcune domande: perché oggi queste proteste emergono in più luoghi? Quali genealogie hanno? Che cosa ci dicono sul futuro politico e sociale della regione? E, soprattutto, quali immaginari — generazionali, ecologici, comunitari — stanno generando?
L’obiettivo non è semplificare, ma aprire un campo di comprensione. Perché le tensioni dell’Asia del Sud e del Sud-est non sono un fenomeno lontano da noi: parlano di lavoro, democrazia, clima, diritti e forme di resistenza che risuonano anche qui.
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Rivolte in Asia e GENZ
Zazie nel metrò, giovedì 18 dicembre alle ore 19:00 CET
Rivolte in @sia e GENZ
Ore 19.00 Zazie nel Metrò
Via E. Giovenale 16, Pigneto - RomaEst
Incontro con:
Emanuele Giordana
(giornalista Lettera22 e direttore atlanteguerre.it)
Matteo Miavaldi
(giornalista e podcast producer)
Il Sud globale asiatico — dal Nepal all’Indonesia, dalle regioni himalayane all’arcipelago e non solo— è attraversato da un’ondata di mobilitazioni che coinvolge non solo la Generazione Z, ma lavorator@, comunità indigene, movimenti femministi e studenti. Le proteste più recenti, spesso guidate da giovani, sono solo uno degli aspetti attraverso cui leggere una regione complessa, segnata da trasformazioni rapide e tensioni profonde. La nostra iniziativa parte da queste voci plurali per tracciare un panorama che rifiuti facili etichette e un’unica narrazione delle lotte in corso. Esploreremo disuguaglianze crescenti, crisi ambientali, modelli di sviluppo in discussione e le molteplici forme di resistenza che emergono nei diversi contesti. Un invito ad ascoltare, mettere in relazione e comprendere queste mobilitazioni senza generalizzazioni e semplificazioni. Per avvicinarci alla ricchezza e alla complessità di un’area in continua trasformazione, dove recentemente hanno ricominciato a soffiare venti di guerra (Myanmar, Cambogia e Thailandia).
Negli ultimi mesi queste aree sono state attraversate da nuove mobilitazioni: studenti, giovani lavoratori, comunità locali, movimenti femministi, attivisti climatici. La Generazione Z ha un ruolo importante, certo, ma non è l’unica protagonista. Queste proteste nascono da storie diverse, si muovono su terreni differenti e rispondono a urgenze specifiche: crisi economiche, disoccupazione, modelli di sviluppo contestati, corruzione, crisi ambientali sempre più dure. Nel raccontarle, però, rischiamo spesso di cadere in due trappole: trasformarle in un’unica “onda asiatica”, o ridurle alla sola energia dei giovani. Il nostro incontro vuole andare altrove: ascoltare la pluralità delle voci coinvolte e allo stesso tempo metterle in relazione, senza cancellare le differenze che le rendono uniche. Partiremo da alcune domande: perché oggi queste proteste emergono in più luoghi? Quali genealogie hanno? Che cosa ci dicono sul futuro politico e sociale della regione? E, soprattutto, quali immaginari — generazionali, ecologici, comunitari — stanno generando?
L’obiettivo non è semplificare, ma aprire un campo di comprensione. Perché le tensioni dell’Asia del Sud e del Sud-est non sono un fenomeno lontano da noi: parlano di lavoro, democrazia, clima, diritti e forme di resistenza che risuonano anche qui.
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Rivolte in Asia e GENZ
Zazie nel metrò, giovedì 18 dicembre alle ore 19:00 CET
Rivolte in @sia e GENZ
Ore 19.00 Zazie nel Metrò
Via E. Giovenale 16, Pigneto - RomaEst
Incontro con:
Emanuele Giordana
(giornalista Lettera22 e direttore atlanteguerre.it)
Matteo Miavaldi
(giornalista e podcast producer)
Il Sud globale asiatico — dal Nepal all’Indonesia, dalle regioni himalayane all’arcipelago e non solo— è attraversato da un’ondata di mobilitazioni che coinvolge non solo la Generazione Z, ma lavorator@, comunità indigene, movimenti femministi e studenti. Le proteste più recenti, spesso guidate da giovani, sono solo uno degli aspetti attraverso cui leggere una regione complessa, segnata da trasformazioni rapide e tensioni profonde. La nostra iniziativa parte da queste voci plurali per tracciare un panorama che rifiuti facili etichette e un’unica narrazione delle lotte in corso. Esploreremo disuguaglianze crescenti, crisi ambientali, modelli di sviluppo in discussione e le molteplici forme di resistenza che emergono nei diversi contesti. Un invito ad ascoltare, mettere in relazione e comprendere queste mobilitazioni senza generalizzazioni e semplificazioni. Per avvicinarci alla ricchezza e alla complessità di un’area in continua trasformazione, dove recentemente hanno ricominciato a soffiare venti di guerra (Myanmar, Cambogia e Thailandia).
Negli ultimi mesi queste aree sono state attraversate da nuove mobilitazioni: studenti, giovani lavoratori, comunità locali, movimenti femministi, attivisti climatici. La Generazione Z ha un ruolo importante, certo, ma non è l’unica protagonista. Queste proteste nascono da storie diverse, si muovono su terreni differenti e rispondono a urgenze specifiche: crisi economiche, disoccupazione, modelli di sviluppo contestati, corruzione, crisi ambientali sempre più dure. Nel raccontarle, però, rischiamo spesso di cadere in due trappole: trasformarle in un’unica “onda asiatica”, o ridurle alla sola energia dei giovani. Il nostro incontro vuole andare altrove: ascoltare la pluralità delle voci coinvolte e allo stesso tempo metterle in relazione, senza cancellare le differenze che le rendono uniche. Partiremo da alcune domande: perché oggi queste proteste emergono in più luoghi? Quali genealogie hanno? Che cosa ci dicono sul futuro politico e sociale della regione? E, soprattutto, quali immaginari — generazionali, ecologici, comunitari — stanno generando?
L’obiettivo non è semplificare, ma aprire un campo di comprensione. Perché le tensioni dell’Asia del Sud e del Sud-est non sono un fenomeno lontano da noi: parlano di lavoro, democrazia, clima, diritti e forme di resistenza che risuonano anche qui.
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https://www.europesays.com/it/196372/ L’assedio a Caracas è un monito. Usa a tutto il Sudamerica: «Lontani dalla Cina» #cina #Cronaca #DalMondo #DalMondo #DonaldTrump #Mondo #narcos #narcotrafficanti #narcotraffico #News #Notizie #pechino #proteste #rivolte #UltimeNotizie #UltimeNotizieDiMondo #UltimeNotizie #UltimeNotizieDiMondo #Venezuela #World #WorldNews #WorldNews
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USA: SI ALLARGANO LE PROTESTE “CONTRO L’IDENTITARISMO ESTREMO DEI MOVIMENTI DI DESTRA” CHE VOGLIONO DEPORTARE I MIGRANTI. INTERVISTA A LUCA CELADA https://www.radiondadurto.org/2025/06/10/usa-si-allargano-le-proteste-contro-lidentitarismo-estremo-dei-movimenti-di-destra-che-vogliono-deportare-i-migranti-intervista-a-luca-celada/ #INTERNAZIONALI #Immigrazione #california #losangeles #LucaCelada #migratorie #migrazione #statiuniti #politiche #Politica #migranti #Diritti #rivolte #trump #usa
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RACCONTO DELLE RIVOLTE AL CPR DI CORSO BRUNELLESCHI E SULLA SOLIDARIETA’ FRA DENTRO E FUORI
📍 Tettoia dei Contadini a Porta Palazzo
📅 venerdì, 14 aprile (17:00)RACCONTO DELLE RIVOLTE AL CPR DI CORSO BRUNELLESCHI E SULLA SOLIDARIETA’ FRA
DENTRO E FUORIDurante i primi giorni di marzo 2023 il CPR di Torino ha chiuso per la prima
volta dalla sua apertura. Non si sa ancora se e quando partiranno i lavori di
ristrutturazione. Quel che sappiamo però é che se la detenzione amministrativa
in Italia oggi conta 140 posti in meno é solo grazie al coraggio di chi ha
lottato dentro la prigione di corso Brunelleschi. Il CPR é stato infatti
decretato come completamente inagibile in seguito ad alcune grosse rivolte che
hanno preso vita durante in mese di febbraio.IL 14 APRILE ALLE ORE 17 SOTTO LA TETTOIA DEI CONTADINI.
Cercheremo di restituire un racconto di quelle rivolte contestualizzandole
all’interno del momento attuale ma anche collocandole all’interno della storia
di lotta contro i CPR degli ultimi anni. Il racconto guarderà anche alla
solidarietà che si é organiz
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RACCONTO DELLE RIVOLTE AL CPR DI CORSO BRUNELLESCHI E SULLA SOLIDARIETA’ FRA DENTRO E FUORI
📍 Tettoia dei Contadini a Porta Palazzo
📅 venerdì, 14 aprile (17:00)RACCONTO DELLE RIVOLTE AL CPR DI CORSO BRUNELLESCHI E SULLA SOLIDARIETA’ FRA
DENTRO E FUORIDurante i primi giorni di marzo 2023 il CPR di Torino ha chiuso per la prima
volta dalla sua apertura. Non si sa ancora se e quando partiranno i lavori di
ristrutturazione. Quel che sappiamo però é che se la detenzione amministrativa
in Italia oggi conta 140 posti in meno é solo grazie al coraggio di chi ha
lottato dentro la prigione di corso Brunelleschi. Il CPR é stato infatti
decretato come completamente inagibile in seguito ad alcune grosse rivolte che
hanno preso vita durante in mese di febbraio.IL 14 APRILE ALLE ORE 17 SOTTO LA TETTOIA DEI CONTADINI.
Cercheremo di restituire un racconto di quelle rivolte contestualizzandole
all’interno del momento attuale ma anche collocandole all’interno della storia
di lotta contro i CPR degli ultimi anni. Il racconto guarderà anche alla
solidarietà che si é organiz
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RACCONTO DELLE RIVOLTE AL CPR DI CORSO BRUNELLESCHI E SULLA SOLIDARIETA’ FRA DENTRO E FUORI
📍 Tettoia dei Contadini a Porta Palazzo
📅 venerdì, 14 aprile (17:00)RACCONTO DELLE RIVOLTE AL CPR DI CORSO BRUNELLESCHI E SULLA SOLIDARIETA’ FRA
DENTRO E FUORIDurante i primi giorni di marzo 2023 il CPR di Torino ha chiuso per la prima
volta dalla sua apertura. Non si sa ancora se e quando partiranno i lavori di
ristrutturazione. Quel che sappiamo però é che se la detenzione amministrativa
in Italia oggi conta 140 posti in meno é solo grazie al coraggio di chi ha
lottato dentro la prigione di corso Brunelleschi. Il CPR é stato infatti
decretato come completamente inagibile in seguito ad alcune grosse rivolte che
hanno preso vita durante in mese di febbraio.IL 14 APRILE ALLE ORE 17 SOTTO LA TETTOIA DEI CONTADINI.
Cercheremo di restituire un racconto di quelle rivolte contestualizzandole
all’interno del momento attuale ma anche collocandole all’interno della storia
di lotta contro i CPR degli ultimi anni. Il racconto guarderà anche alla
solidarietà che si é organiz
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Come dice "#Andiamo a #bruciargli la #casa" #Barbero, non lo dice nessuno 😃
#ciompi #governo #ironia #profbarbero #rivolte #storia #ilfuroredilagaincittà #andiamoabruciarglilacasa #scherzo #remix
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Come dice "#Andiamo a #bruciargli la #casa" #Barbero, non lo dice nessuno 😃
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Il fatto che lo scrivono su Facebook fará si che molto prima del giorno 3 aprile se li bevono tutti casa per casa, sti genii..
#privacy #repressione #riot #rivolte #peste