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  1. Un consiglio non implica che "Io sono più bravo di te"; anzi potrebbe essere dovuto proprio all'esperienza accumulata dopo svariati errori.

    Un consiglio non significa nemmeno che "Io faccio meglio di te"; piuttosto potrebbe originarsi dalla propria personale negligenza, nel tentativo che persone care non si comportino nello stesso modo.

    Un consiglio sincero è un bene prezioso.
    Se puoi, accetta il consiglio.

    @caffeitalia

    #blogging #pensieri #consiglio

  2. Domanda: dato che questo è un account in cui scrivo e interagisco in italiano, le descrizioni delle immagini le metto solo in italiano, o conviene comunque avere anche il testo in inglese? Voi cosa fate?

    #domanda #consiglio

  3. Domanda: dato che questo è un account in cui scrivo e interagisco in italiano, le descrizioni delle immagini le metto solo in italiano, o conviene comunque avere anche il testo in inglese? Voi cosa fate?

    #domanda #consiglio

  4. Intanto nel 1958 il Parlamento approva la legge per l’introduzione del Consiglio superiore della magistratura

    Verso la fine del decennio, d’altra parte, la vita associativa comincia a fare emergere anche divisioni in seno all’associazione tra le giovani leve ed i gradi più alti, divisioni legate essenzialmente al problema dell’indipendenza interna e, in particolare, alla richiesta di abolizione dei concorsi previsti per i passaggi di categoria dei giudici che comportano un certo livello di controllo dell’intero corpo da parte dei cassazionisti. Tale frattura emerge in maniera netta nel corso del congresso dell’Associazione del 1957 a Napoli, durante il quale viene votata una mozione che si richiama, appunto, all’abolizione delle carriere. La reazione dei magistrati di cassazione è decisa e la scissione è inevitabile: gli alti gradi della magistratura costituiscono, nel 1960, l’Unione delle corti, poi ribattezzata Unione magistrati italiani (1961), che condurrà una propria esistenza completamente separata dall’Anm ed anzi spesso in contrasto con essa, fino alla fine degli anni Settanta.
    Intanto nel 1958 il Parlamento approva la legge per l’introduzione del Consiglio superiore della magistratura; si tratta però di una legge che scontenta molti magistrati (nel congresso di Napoli già ricordato il disegno di legge presentato dal guardasigilli Aldo Moro era stato abbondantemente criticato) e giuristi a causa del grado, considerato non sufficiente, di indipendenza che assicura ai giudici nei confronti del potere politico. Secondo la legge del 1958 infatti il ministro mantiene il potere di iniziativa per quanto riguarda l’assegnazione dei magistrati, la loro promozione e, in generale il loro status. Altro aspetto della legge profondamente criticato è la rappresentatività della composizione del Csm: in base alla legge elettorale vengono sovra-rappresentati i magistrati di Corte d’appello e, ancor di più quelli di Cassazione, che in sostanza hanno la possibilità di dominare il Consiglio <27. Anche Maranini si esprime negativamente, affermando che la legge è ben lontana dal garantire l’indipendenza dell’ordine giudiziario prevista dalla Costituzione <28.
    Al conflitto interno alla magistratura tra “innovatori” e “tradizionalisti” non sono estranei anche alcuni politici. Nel giugno del 1959, poco prima di un nuovo congresso dell’Anm, previsto per ottobre a Sanremo, vi è una presa di posizione da parte dell’on. Rocchetti, democristiano, futuro vicepresidente del Csm e membro della Corte costituzionale; questi in Parlamento critica il sistema elettorale interno dell’Anm, nell’ambito della quale stanno emergendo posizioni di rottura rispetto alla tradizione, denunciando il sistema delle deleghe e affermando la necessità di regole interne <29.
    Con la scissione da parte dei cassazionisti, gli equilibri interni dell’associazione dei magistrati divengono più favorevoli agli “innovatori” e ciò comporta una maggior pressione nei confronti del Parlamento e dei partiti verso una riforma dei sistemi interni di promozione. Un primo importante successo arriva nel 1963, quando viene promulgata una legge che introduce i “ruoli aperti” (ma si tratta in realtà di un compromesso in cui l’Anm sacrifica parte delle proprie rivendicazioni), ovvero le promozioni in soprannumero rispetto ai posti disponibili e abolisce i detestati concorsi per titoli (uno degli strumenti di controllo da parte degli alti gradi in passato). La strada non è però tutta in
    discesa: già l’anno successivo infatti Giallombardo su “La Magistratura”, organo dell’Anm, condanna l’operato del Csm, sostenendo che le commissioni per gli scrutini dei magistrati stanno, nella pratica concreta, annullando gli effetti della legge <30. Ma il 1963 è un anno importante anche per la trasformazione dell’organo di autogoverno: una sentenza della Corte costituzionale dichiara illegittima la legge istitutiva del 1958 nella parte che richiede l’iniziativa del ministro guardasigilli per la maggior parte degli atti più significativi del Consiglio, ritenendola lesiva dell’indipendenza della magistratura.
    Il 1964 è un anno decisivo per l’associazionismo dei magistrati: l’assemblea dell’Anm decide di adottare il sistema proporzionale per l’elezione del direttivo; la conseguenza probabilmente più importante è lo sviluppo dei gruppi di riferimento interni, presto battezzati “correnti” dalla stampa, che presentano le loro liste e, grazie ai risultati elettorali, consentono di identificare con una certa precisione le tendenze ideologiche ed il rispettivo peso, fra i magistrati italiani. Si delineano tre grandi schieramenti: uno di maggioranza raccolto intorno alla rivista “Terzo potere”, che darà il nome alla corrente, dotato di un programma definito da alcuni “corporativo” e certamente molto attento alle problematiche più tipicamente sindacali; al tempo stesso la corrente stava dando un grande contributo all’innovazione dell’ordinamento e disponeva di un leader come Salvatore Giallombardo, un punto di riferimento di molti giudici italiani e futuro animatore del congresso dell’Anm di Gardone l’anno successivo. Alla destra dello schieramento vi è Magistratura indipendente <31, che mette al centro del proprio programma il principio dell’apoliticità del giudice, la riforma delle carriere in materia di retribuzione e l’autogoverno della magistratura anche sotto il profilo economico. La base culturale di Magistratura indipendente appare molto simile a quella tradizionalista dell’Unione magistrati italiani ed in effetti ciò che realmente distanzia le due associazioni è la rappresentanza dei magistrati di tribunale e di appello, a cui la seconda non provvede. Gli aderenti a “Mi” dimostrano una scarsa propensione alla partecipazione ed una notevole riluttanza a rilasciare deleghe in occasione delle votazioni <32. Infine vi è Magistratura democratica, fondata a Bologna nel mese di luglio. Nella corrente convivono, almeno fino alla scissione del 1969, elementi ricollegabili alla tradizione liberale, a quella cattolica (ne fa parte, ad esempio, Carlo Moro, fratello del Presidente del consiglio) a quella radicale e a quella marxista; i suoi aderenti mettono al centro la questione del rinnovamento di quella parte dell’ordinamento di origine liberale o fascista e la necessità che il giudice eserciti la giurisdizione utilizzando un’interpretazione della legge ispirata ai principi della Costituzione. Fondamentale nel bagaglio culturale di Magistratura democratica nella fase iniziale anche il controllo della giurisdizione da parte dell’opinione pubblica e, in generale, l’abbandono di quella “separatezza” tra giudice e società che, in qualche modo, costituisce un retaggio culturale ancora assai vivo nella categoria <33. Per molti militanti di Magistratura democratica, in particolare nel periodo compreso tra il 1964 ed il 1977, l’adeguamento del giudice alla società moderna si spinge ben oltre il mero superamento del positivismo giuridico, fino a teorizzare la “giurisprudenza alternativa”, che avrebbe dovuto essere, in primo luogo, uno strumento per affermare scelte che sottolineassero la prevalenza degli interessi delle classi subalterne e per la transizione al socialismo, sfruttando tutte le possibilità offerte dall’ordinamento <34.
    Secondo Giorgio Freddi è in questo periodo che, in generale, si sovrappongono alle tradizionali istanze tipicamente corporative della magistratura, anche «controvalori universalistici, i quali si pongono in alternativa ai valori tradizionali. Avviene che emerge una nuova leadership associativa, la quale, diversamente dalla precedente è consapevole da un canto che se si vogliono portare avanti con successo le istanze sindacali occorre uscire dal chiuso dell’ordine giudiziario e articolare quelle istanze in modo da renderle comprensibili e politicamente rilevanti…» <35. La competizione fra le correnti diviene immediatamente molto accesa <36; nel corso delle elezioni per il Comitato Direttivo Centrale dell’Anm del dicembre 1964 appare un libello dal titolo “Compagno giudice”, attribuito ad aderenti a Magistratura indipendente, che attacca, da destra, con espressioni anche pesanti, le altre due correnti, ritenute eccessivamente “rivoluzionarie”. In quella circostanza “Terzo potere” si afferma come gruppo associativo maggioritario con il 41 per cento dei consensi, seguito da Magistratura Indipendente, con il 33 per cento e da Magistratura Democratica con il 19 (altre liste minori conseguono l’8 per cento in totale) <37.
    [NOTE]
    27 Secondo la legge del 1958, dei 14 membri “togati” (7 erano invece quelli eletti dal Parlamento secondo il dettato costituzionale) 6 dovevano essere di cassazione, 4 di appello e 4 di tribunale. A questi si devono aggiungere 2 membri di diritto, anch’essi magistrati di Cassazione.
    28 G. Maranini, Storia del potere in Italia 1848-1967, Vallecchi, Firenze, 1968. Pag. 458
    29 Vedi R. Canosa e P. Federico, La magistratura in Italia. Cit, Pag. 235. Secondo gli autori ciò segna l’inizio di uno stretto collateralismo tra settori della Dc e gli alti gradi della magistratura poi rappresentati dall’Umi.
    30 Ibid. Pag 273
    31 Non tutti coloro che aderiscono a questa corrente però accettano completamente questa collocazione: «Dire come fa Romano Canosa che Magistratura indipendente è la corrente di destra, è una verità parziale. E’ vero se la si distingue da Magistratura democratica (sinistra) e da Unità per la costituzione (centro-sinistra). Non è vero se la qualificazione è intesa in senso assoluto. In magistratura esiste una sinistra giudiziaria. Non esiste una destra giudiziaria. La ragione fondamentale di quest’assenza sta nel fatto che, nella visione dello stato di un uomo di destra (non del centro-destra liberal) la giurisdizione è funzione neutrale, con la conseguenza che i magistrati orientati a destra rifiutano di collocarsi in una delle classificazioni politiche usuali» in R. Ricciotti, Sotto quelle toghe. Le radici delle correnti nella magistratura, Edizioni Settecolori, Lamezia Terme, 2007. Pag. 44
    32 Vedi R. Canosa e P. Federico, La magistratura in Italia. Cit, Pag.279
    33 Vedere L. Ferrajoli, “Per una storia delle idee di Magistratura Democratica”, in N. Rossi (a cura di), Giudici e democrazia: la magistratura progressista nel mutamento istituzionale, Franco Angeli, Milano, 1994.
    34 V. Zagrebelsky, “La magistratura ordinaria dalla costituzione ad oggi”. Cit. Pag. 773
    35 Giorgio Freddi, “La magistratura come organizzazione burocratica”, in Politica del diritto, del 1972.
    36 Per rendere l’idea di quanto le proposte dei settori progressisti, in particolare di Magistratura democratica, fossero considerate eversive si consideri il seguente passaggio scritto da un giudice moderato che, dopo aver ricordato le dottrine nazionalsocialista e sovietica del diritto, afferma che «Il terzo momento di crisi del diritto in Europa ha origine nel 1964 con la pubblicazione del programma di Magistratura democratica. Un gruppo di magistrati culturalmente dotati e politicamente determinati si fece sostenitore della giurisdizione come funzione di indirizzo politico», R. Ricciotti, Sotto quelle toghe. Le radici delle correnti nella magistratura, Edizioni Settecolori, Lamezia Terme, 2007. Pag. 50.
    37 Le cifre sono tratte da C. Guarnieri, Magistratura e politica in Italia. Pesi senza contrappesi, Il Mulino, Bologna, 1992. Pag. 101.
    Edoardo M. Fracanzani, Le origini del conflitto. I partiti politici, la magistratura e il principio di legalità nella prima Repubblica (1974-1983), Tesi di dottorato, Sapienza – Università di Roma, 2013

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  5. Buongiorno a tutti!
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  6. Il Piano Solo prende nome dall’ipotesi di utilizzare solo unità di carabinieri

    Le elezioni politiche del 28 aprile 1963 rivelano una leggera radicalizzazione delle preferenze politiche degli italiani. La DC scende per la prima volta sotto il 40 per cento, ottenendo il 38,3 per cento dei voti rispetto al 42,4 di cinque anni prima. I maggiori beneficiari della flessione democristiana sono i liberali, la cui coerente opposizione al Centro Sinistra permette di conseguire un aumento dal 3,5 al 7 per cento. A Destra i monarchici scompaiono (dal 4,9 all’1,7 per cento) ed il MSI sale pochissimo (dal 4,8 al 5,1 per cento). A sinistra il PSDI viene premiato dalla sua partecipazione al Governo Fanfani con un incremento dell’1,5 (dal 4,6 al 6,1 per cento), mentre il PSI cala impercettibilmente (dal 14,2 al 13,8 per cento). La sconfitta della Democrazia Cristiana indica un rifiuto alla politica di centrosinistra, unico elemento chiaro visibile dalle indicazioni elettorali, ma, dopo l’avventura di Tambronì, Moro e i dorotei sono decisi a continuare l’alleanza con socialisti, anche se in una forma più moderata. Le trasformazioni del paese già maturate negli anni precedenti spingono il partito cattolico a mantenere il timone a sinistra
    per garantirsi il radicamento nei nuovi ceti sociali urbani emergenti, rispetto al vecchio mondo contadino in declino.
    Nel mese di luglio, il Presidente americano John F. Kennedy giunge in Italia in visita ufficiale. Dopo una serie di incontri con tutti i segretari di partito e gli esponenti politici di maggior rilievo, la linea dell’apertura a sinistra viene pienamente confermata. L’appoggio statunitense alla svolta politica italiana si rivela ancora una volta contraddittoria. Kennedy, impegnato nel controllo della situazione interna che sta progressivamente sfuggendogli di mano, non può garantire un sostegno deciso al progetto. Accanto alle operazioni politiche dei collaboratori diretti della Casa Bianca, si sviluppano i piani di guerra non ortodossa in chiave anticomunista palese, che avrebbero avuto un peso notevole sul futuro dei Paese.
    Nell’ottobre 1963, dopo il XXXV Congresso, il PSI è pronto a formare un nuovo Governo con i democristiani. Moro diviene Presidente Consiglio e Nenni vice Presidente. Il Dicastero del Bilancio è affidato ad Antonio Giolitti. Lombardi rifiuta la poltrona ministeriale. La partecipazione ad un Esecutivo moderato provoca una spaccatura all’interno del PSI, la corrente di estrema sinistra rifiuta di votare la fiducia e, sottoposta a provvedimenti disciplinari, di li a poco uscirà dal partito (31).
    Il compromesso faticosamente raggiunto non possiede elementi duraturi. La destra è sempre più aggressiva verso i socialisti, mentre potentati economici, dall’industria all’edilizia, ed i baroni della finanza dei vecchi gruppi elettrici, scatenano un’offensiva non di poco conto. Le concessioni di Moro sul piano delle riforme – la riforma scolastica e la riforma urbanistica, meno radicale di quella di Sullo – preoccupano in modo considerevole gruppi conservatori ostili a qualsiasi forma di cambiamento. A giugno, dopo uno scontro parlamentare sulla riforma scolastica, Moro si dimette. Il Presidente della Repubblica Antonio Segni lo incarica di formare un nuovo governo, ma i negoziati sembrano prolungarsi all’infinito. Il 15 luglio viene convocato al Quirinale il Generale De Lorenzo, Comandante dell’Arma dei Carabinieri. L’evento, assolutamente anomalo, si verifica il giorno dopo la temporanea interruzione delle consultazioni tra i quattro partiti di centrosinistra e acquista quindi un significato polìtico tale da far parlare di un colpo di stato ‘virtuale’, nel senso di una vera e propria minaccia che viene fatta pesare sul capo dei dirigenti politici; una forzatura insomma delle decisioni da assumere. Il pericolo in cui versano le istituzioni repubblicane costringe Nenni a moderare la sua intransigenza, portandolo al reingresso nel nuovo esecutivo, senza nessun vantaggio rispetto al precedente governo. “Improvvisamente i partiti e il Parlamento hanno avvertito che potevano essere scavalcati. La sola alternativa […] è stata quella d’un Governo d’emergenza, affidato a personalità così dette eminenti, a tecnici, a servitori disinteressati dello Stato, che nella realtà del paese qual è, sarebbe stato il Governo delle Destre, con un contenuto fascistico-agrario-industriale, nei cui confronti il ricordo del luglio 1960 sarebbe impallidito” (32).
    Una Commissione parlamentare d’inchiesta sintetizza così i fatti: “Nella primavera-estate del 1964 il generale De Lorenzo, quale comandante dell’Arma dei carabinieri, al di fuori di ordini o direttive o semplici sollecitazioni provenienti dall’autorità politica, e senza nemmeno darne notizia, ideò e promosse l’elaborazione di piani straordinari da parte delle tre divisioni dell’Arma operanti nel territorio nazionale. Tutto ciò nella previsione che l’impossibilità di costituire un governo di centrosinistra avrebbe portato a un brusco mutamento dell’indirizzo politico, tale da creare gravi tensioni fino a determinare una situazione d’emergenza” (33).
    E’ il cosiddetto “Piano Solo”. Prende nome dall’ipotesi di utilizzare solo unità di carabinieri per affrontare possibili emergenze. Il piano prevede un insieme di iniziative tra cui l’occupazione della RAI-TV, il controllo delle centrali telefoniche e telegrafiche, il fermo di numerosi esponenti della vita nazionale. Bruno Trentin, ex Segretario Generale della CGIL, ricorda: “Che ci sia stato un clima di forte tensione e anche di allarme, non solo nei partiti della sinistra, ma anche nel movimento sindacale è indubbio. Come è vero che vi sono stati giorni in cui dirigentí sindacali erano, almeno nella CGIL, in situazione di preallarme e avevano provveduto in alcuni casi a trovare delle seconde abitazioni. Che siano state utilizzate, francamente non ne ho conoscenza, a parte qualche caso sporadico” (34).
    Lo scandalo del ‘Piano Solo’ scoppierà un paio d’anni più tardi e si concluderà con la sostituzione di De Lorenzo nell’incarico di capo di stato maggiore dell’esercito, dopo che il generale avrà rifiutato la proposta del ministro della Difesa, Tremelloni, di dimettersi. La polemica tornerà a divampare in seguito a una querela per diffamazione aggravata contro il settimanale “L’Espresso”, diretto da Eugenio Scalfari, ‘reo’ di avere pubblicato un articolo di Lino Jannuzzi dal titolo “Finalmente la verità sul SIFAR. 14 luglio 1964: complotto al Quirinale. Segni e De Lorenzo preparano un colpo di Stato”. Racconta il giornalista: “Il governo e lo stesso presidente della Repubblica smentirono le nostre rivelazioni. Il generale De Lorenzo ci querelò e il tribunale, a cui il governo aveva rifiutato i documenti con la scusa del segreto militare, ci condannò. Ma intanto il Parlamento aveva deciso di fare su tutta la questione un’inchiesta parlamentare. Per la prima volta nella storia d’Italia il Parlamento poté mettere il naso nelle cose segrete del mondo militare. Questa commissione, sia pure sfumando e censurando alcune cose, accertò che i fatti erano veri” (35).
    La Commissione Parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia nella proposta di relazione redatta dal Presidente Giovanni Pellegrino, spiega “che la valenza e la destinazione funzionale del Piano non può cogliersi astraendosi da un lato dalla considerazione che il piano non fu mai attuato, sicché si è in presenza – come già per Gladio – di una sostanziale potenzialità operativa; dall’altro dalla circostanza che ciò malgrado sembra difficile negare che la predisposizione del piano ebbe un’indubbia influenza sugli esiti della vicenda politica nell’estate del 1964. Sul punto, in altri termini appare improduttivo alla Commissione indugiare sulla “realtà” di un progetto golpista da parte del generale De Lorenzo (e cioè domandarsi se si tratta di una minaccia reale, poi non realizzata per motivi che resterebbero oscuri, dato che di essa si ebbe notizia solo alcuni anni dopo) – ovvero se non vi sia stato nulla di tutto ciò ma soltanto un improvvido attivismo del generale; un maldestro eccesso di zelo la cui importanza sarebbe stata a torto enfatizzata negli anni successivi. Più fondato appare alla Commissione riconoscere che a fondamento di una valutazione finale possano valere giudizi espressi sul punto da due protagonisti della vicenda politica e cioè da Nenni da un lato, Moro dall’altro, giudizi che, pure formulati a circa un quindicennio di distanza l’uno in condizioni diversissime, appaiono sostanzialmente coincidenti”.
    Molti anni dopo, prigioniero delle Brigate Rosse, l’on. Moro avrebbe così descritto la vicenda: “Nel 1964 si era determinato uno stato di notevole tensione per la recente costituzione del centrosinistra […] per la nazionalizzazione dell’energia elettrica […], per la crisi economica che per ragioni cicliche e per concorrenti fatti politici si andava manifestando. Il presidente Segni, uomo di scrupolo, ma anche estremamente ansioso, tra l’altro, per la malattia che avrebbe dovuto colpirlo da lì a poco, era fortemente preoccupato. Era contrario alla politica di centrosinistra. Non aveva particolare fiducia nella mia persona che avrebbe volentieri cambiato alla direzione del Governo. Era terrorizzato da consiglieri economici che gli agitavano lo spettro di un milione di disoccupati di lì a quattro mesi. […] Fu allora che avvenne l’incontro con il generale De Lorenzo [….]. Per quanto io so il generale De Lorenzo evocò uno dei piani di contingenza, come poi fu appurato nell’apposita Commissione parlamentare di inchiesta, con l’intento soprattutto di rassicurare il Capo dello Stato e di pervenire alla soluzione della crisi” (36). E’ un giudizio che viene ulteriormente precisato, nel corso del memoriale, laddove può leggersi: “il tentativo di colpo di Stato nel ’64 ebbe certo le caratteristiche esterne di un intervento militare, secondo una determinata pianificazione propria dell’Arma dei Carabinieri, ma finì per utilizzare questa strumentazione militare essenzialmente per portare a termine una pesante interferenza politica rivolta a bloccare o almeno fortemente dimensionare la politica di centrosinistra, ai primi momenti del suo svolgimento” (37).
    Queste valutazioni sostanzialmente coincidono con quelle espresse da Nenni nell’immediatezza dei fatti (vedi nota 32): unica alternativa ad una riedizione dei governo di centrosinistra era quella di un Governo di emergenza, affidato a tecnici, che nella realtà del Paese quale era, avrebbe avuto il sostegno delle destre ed avrebbe attivato una situazione di tensione. “Non sembra dubbio alla Commissione che il Piano Solo era destinato ad acquisire attualità operativa appunto in previsione di tale evenienza, con modalità che si ponevano al di fuori dell’ordinamento costituzionale. Così come è indubbio che la percezione in sede politica di tale possibile evenienza valse a determinare, come Moro esattamente noterà quindici anni più tardi, un forte ridimensionamento della politica di centrosinistra ai primi momenti del suo svolgimento. Né vi è dubbio che ciò corrispondesse agli interessi perseguiti da settori dell’amministrazione statunitense (o cioè il depotenziamento del centro sinistra, così esorcizzando le preoccupazioni nutrite da ampi strati del ceto dirigente e imprenditoriale italiano) e che si situava all’interno di un disegno strategico più ampio di ‘stabilizzazione’ del quadro politico italiano, rispetto al quale un’involuzione autoritaria costituiva esito estremo e non gradito” (38).
    [NOTE]
    (31) Nel gennaio 1964, trentotto deputati e senatori abbandonano il partito per creare il PSIUP. In un intervento in Parlamento Lelio Basso afferma: “Una sola cosa non si può fare ed è quella di sacrificare l’autonomia del movimento operaio, di subordinare scelte politiche al disegno organico della classe dominante. Ed è invece proprio questo disegno organico che noi vediamo nel Governo Moro”
    (32) Riflessioni di P. Nenni sull’Avanti, 26 Luglio 1964.
    (33) S. Zavoli, La notte della Repubblica, I libri dell’Unità, Roma 1994, pag.21
    (34) ibidem pag.22
    (35) ibidem pag.22
    (36) F.M. Biscione, Il Memoriale di Aldo Moro, rinvenuto in via Montenevoso a Milano, Coletti, Roma 1993, pag.45
    (37) ibidem, pag.46
    38) G. Pellegrino, Proposta di Relazione, Il Terrorismo, le stragi e il contesto storico-politico, pag.86,87, Roma 1994.
    Lorenzo Pinto, Le “stragi impunite”. Nuovi materiali documentari per una ricerca sulla strategia della tensione, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Anno Accademico 1996-1997

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  7. Il #MinisterodegliEsteri #iraniano ha convocato l’#ambasciatore #ungherese a #Teheran, il cui paese detiene la presidenza di turno del #Consiglio dell’#UnioneEuropea (#UE), in risposta all’annuncio da parte dell’Unione Europea di nuove #sanzioni contro diverse entità e individui iraniani. I ministri degli Esteri dell’UE hanno accusato Teheran di aver inviato #missilibalistici alla #Russia per aiutare la sua invasione su vasta scala dell’#Ucraina.
    Mio articolo

    corrierepl.it/2024/10/16/liran

  8. Ennesima figura di letame internazionale, stavolta siamo finiti sul #WSJ, con le gaffe e le faccette da comica della #capatrena del #consiglio

  9. Assolutamente non io che mi metto a fare i #nonogram grossi mentre sto a #lezione per far passare il #tempo e occupare le manine, prendendomi tutta la #calma dell’universo iniziando nell’ora di un professore per finire poi in quella dopo… però, scherzi a parte, è probabilmente la cosa migliore, assieme a giusto poche altre cose (sia altri #puzzle, sia attività proprio diverse), la mia impressione è che perdo meno attenzione perché non sto continuamente a passare da un pensiero all’altro in automatico perché il mio cervello vuole distrarsi, chissà se è vero. 🙃

    In ogni caso, pensavo, per lo #sfizio e perché è più comodo #giocare in quel modo piuttosto che sul PC, di #comprare una collezione cartacea, why not. Soprattutto perché ho ancora tanti soldi del #bonusCultura da parte, e tempo solo fino a fine aprile per spenderli, quindi urge fare qualcosa. Ci compro sempre manga e cose, ma vado abbastanza a rilento, ahi ahi. Sto vedendo sul sito amazzonico e qualcosa di decente forse c’è, ma chiedo a voi se sapete darmi un #consiglio per un articolo preciso (sapendo che voglio dei #picross larghi e sufficientemente difficili, ma non per forza un libro che si sforza di averne troppi, sia perché se voglio portarmelo in giro all’università preferisco non sia troppo spesso, e poi perché la qualità crolla). (Ovviamente, quando lo ottengo, prima di iniziarlo, se non dovessero già esserci, vi caricherò le scansioni online, olè.) ❓

    https://octospacc.altervista.org/2024/03/06/plz-consigli-per-gli-acquisti-nonogram-per-la-noia-a-lezione/

    #BonusCultura #calma #comprare #consiglio #giocare #lezione #nonogram #picross #puzzle #sfizio #tempo