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  5. Intanto nel 1958 il Parlamento approva la legge per l’introduzione del Consiglio superiore della magistratura

    Verso la fine del decennio, d’altra parte, la vita associativa comincia a fare emergere anche divisioni in seno all’associazione tra le giovani leve ed i gradi più alti, divisioni legate essenzialmente al problema dell’indipendenza interna e, in particolare, alla richiesta di abolizione dei concorsi previsti per i passaggi di categoria dei giudici che comportano un certo livello di controllo dell’intero corpo da parte dei cassazionisti. Tale frattura emerge in maniera netta nel corso del congresso dell’Associazione del 1957 a Napoli, durante il quale viene votata una mozione che si richiama, appunto, all’abolizione delle carriere. La reazione dei magistrati di cassazione è decisa e la scissione è inevitabile: gli alti gradi della magistratura costituiscono, nel 1960, l’Unione delle corti, poi ribattezzata Unione magistrati italiani (1961), che condurrà una propria esistenza completamente separata dall’Anm ed anzi spesso in contrasto con essa, fino alla fine degli anni Settanta.
    Intanto nel 1958 il Parlamento approva la legge per l’introduzione del Consiglio superiore della magistratura; si tratta però di una legge che scontenta molti magistrati (nel congresso di Napoli già ricordato il disegno di legge presentato dal guardasigilli Aldo Moro era stato abbondantemente criticato) e giuristi a causa del grado, considerato non sufficiente, di indipendenza che assicura ai giudici nei confronti del potere politico. Secondo la legge del 1958 infatti il ministro mantiene il potere di iniziativa per quanto riguarda l’assegnazione dei magistrati, la loro promozione e, in generale il loro status. Altro aspetto della legge profondamente criticato è la rappresentatività della composizione del Csm: in base alla legge elettorale vengono sovra-rappresentati i magistrati di Corte d’appello e, ancor di più quelli di Cassazione, che in sostanza hanno la possibilità di dominare il Consiglio <27. Anche Maranini si esprime negativamente, affermando che la legge è ben lontana dal garantire l’indipendenza dell’ordine giudiziario prevista dalla Costituzione <28.
    Al conflitto interno alla magistratura tra “innovatori” e “tradizionalisti” non sono estranei anche alcuni politici. Nel giugno del 1959, poco prima di un nuovo congresso dell’Anm, previsto per ottobre a Sanremo, vi è una presa di posizione da parte dell’on. Rocchetti, democristiano, futuro vicepresidente del Csm e membro della Corte costituzionale; questi in Parlamento critica il sistema elettorale interno dell’Anm, nell’ambito della quale stanno emergendo posizioni di rottura rispetto alla tradizione, denunciando il sistema delle deleghe e affermando la necessità di regole interne <29.
    Con la scissione da parte dei cassazionisti, gli equilibri interni dell’associazione dei magistrati divengono più favorevoli agli “innovatori” e ciò comporta una maggior pressione nei confronti del Parlamento e dei partiti verso una riforma dei sistemi interni di promozione. Un primo importante successo arriva nel 1963, quando viene promulgata una legge che introduce i “ruoli aperti” (ma si tratta in realtà di un compromesso in cui l’Anm sacrifica parte delle proprie rivendicazioni), ovvero le promozioni in soprannumero rispetto ai posti disponibili e abolisce i detestati concorsi per titoli (uno degli strumenti di controllo da parte degli alti gradi in passato). La strada non è però tutta in
    discesa: già l’anno successivo infatti Giallombardo su “La Magistratura”, organo dell’Anm, condanna l’operato del Csm, sostenendo che le commissioni per gli scrutini dei magistrati stanno, nella pratica concreta, annullando gli effetti della legge <30. Ma il 1963 è un anno importante anche per la trasformazione dell’organo di autogoverno: una sentenza della Corte costituzionale dichiara illegittima la legge istitutiva del 1958 nella parte che richiede l’iniziativa del ministro guardasigilli per la maggior parte degli atti più significativi del Consiglio, ritenendola lesiva dell’indipendenza della magistratura.
    Il 1964 è un anno decisivo per l’associazionismo dei magistrati: l’assemblea dell’Anm decide di adottare il sistema proporzionale per l’elezione del direttivo; la conseguenza probabilmente più importante è lo sviluppo dei gruppi di riferimento interni, presto battezzati “correnti” dalla stampa, che presentano le loro liste e, grazie ai risultati elettorali, consentono di identificare con una certa precisione le tendenze ideologiche ed il rispettivo peso, fra i magistrati italiani. Si delineano tre grandi schieramenti: uno di maggioranza raccolto intorno alla rivista “Terzo potere”, che darà il nome alla corrente, dotato di un programma definito da alcuni “corporativo” e certamente molto attento alle problematiche più tipicamente sindacali; al tempo stesso la corrente stava dando un grande contributo all’innovazione dell’ordinamento e disponeva di un leader come Salvatore Giallombardo, un punto di riferimento di molti giudici italiani e futuro animatore del congresso dell’Anm di Gardone l’anno successivo. Alla destra dello schieramento vi è Magistratura indipendente <31, che mette al centro del proprio programma il principio dell’apoliticità del giudice, la riforma delle carriere in materia di retribuzione e l’autogoverno della magistratura anche sotto il profilo economico. La base culturale di Magistratura indipendente appare molto simile a quella tradizionalista dell’Unione magistrati italiani ed in effetti ciò che realmente distanzia le due associazioni è la rappresentanza dei magistrati di tribunale e di appello, a cui la seconda non provvede. Gli aderenti a “Mi” dimostrano una scarsa propensione alla partecipazione ed una notevole riluttanza a rilasciare deleghe in occasione delle votazioni <32. Infine vi è Magistratura democratica, fondata a Bologna nel mese di luglio. Nella corrente convivono, almeno fino alla scissione del 1969, elementi ricollegabili alla tradizione liberale, a quella cattolica (ne fa parte, ad esempio, Carlo Moro, fratello del Presidente del consiglio) a quella radicale e a quella marxista; i suoi aderenti mettono al centro la questione del rinnovamento di quella parte dell’ordinamento di origine liberale o fascista e la necessità che il giudice eserciti la giurisdizione utilizzando un’interpretazione della legge ispirata ai principi della Costituzione. Fondamentale nel bagaglio culturale di Magistratura democratica nella fase iniziale anche il controllo della giurisdizione da parte dell’opinione pubblica e, in generale, l’abbandono di quella “separatezza” tra giudice e società che, in qualche modo, costituisce un retaggio culturale ancora assai vivo nella categoria <33. Per molti militanti di Magistratura democratica, in particolare nel periodo compreso tra il 1964 ed il 1977, l’adeguamento del giudice alla società moderna si spinge ben oltre il mero superamento del positivismo giuridico, fino a teorizzare la “giurisprudenza alternativa”, che avrebbe dovuto essere, in primo luogo, uno strumento per affermare scelte che sottolineassero la prevalenza degli interessi delle classi subalterne e per la transizione al socialismo, sfruttando tutte le possibilità offerte dall’ordinamento <34.
    Secondo Giorgio Freddi è in questo periodo che, in generale, si sovrappongono alle tradizionali istanze tipicamente corporative della magistratura, anche «controvalori universalistici, i quali si pongono in alternativa ai valori tradizionali. Avviene che emerge una nuova leadership associativa, la quale, diversamente dalla precedente è consapevole da un canto che se si vogliono portare avanti con successo le istanze sindacali occorre uscire dal chiuso dell’ordine giudiziario e articolare quelle istanze in modo da renderle comprensibili e politicamente rilevanti…» <35. La competizione fra le correnti diviene immediatamente molto accesa <36; nel corso delle elezioni per il Comitato Direttivo Centrale dell’Anm del dicembre 1964 appare un libello dal titolo “Compagno giudice”, attribuito ad aderenti a Magistratura indipendente, che attacca, da destra, con espressioni anche pesanti, le altre due correnti, ritenute eccessivamente “rivoluzionarie”. In quella circostanza “Terzo potere” si afferma come gruppo associativo maggioritario con il 41 per cento dei consensi, seguito da Magistratura Indipendente, con il 33 per cento e da Magistratura Democratica con il 19 (altre liste minori conseguono l’8 per cento in totale) <37.
    [NOTE]
    27 Secondo la legge del 1958, dei 14 membri “togati” (7 erano invece quelli eletti dal Parlamento secondo il dettato costituzionale) 6 dovevano essere di cassazione, 4 di appello e 4 di tribunale. A questi si devono aggiungere 2 membri di diritto, anch’essi magistrati di Cassazione.
    28 G. Maranini, Storia del potere in Italia 1848-1967, Vallecchi, Firenze, 1968. Pag. 458
    29 Vedi R. Canosa e P. Federico, La magistratura in Italia. Cit, Pag. 235. Secondo gli autori ciò segna l’inizio di uno stretto collateralismo tra settori della Dc e gli alti gradi della magistratura poi rappresentati dall’Umi.
    30 Ibid. Pag 273
    31 Non tutti coloro che aderiscono a questa corrente però accettano completamente questa collocazione: «Dire come fa Romano Canosa che Magistratura indipendente è la corrente di destra, è una verità parziale. E’ vero se la si distingue da Magistratura democratica (sinistra) e da Unità per la costituzione (centro-sinistra). Non è vero se la qualificazione è intesa in senso assoluto. In magistratura esiste una sinistra giudiziaria. Non esiste una destra giudiziaria. La ragione fondamentale di quest’assenza sta nel fatto che, nella visione dello stato di un uomo di destra (non del centro-destra liberal) la giurisdizione è funzione neutrale, con la conseguenza che i magistrati orientati a destra rifiutano di collocarsi in una delle classificazioni politiche usuali» in R. Ricciotti, Sotto quelle toghe. Le radici delle correnti nella magistratura, Edizioni Settecolori, Lamezia Terme, 2007. Pag. 44
    32 Vedi R. Canosa e P. Federico, La magistratura in Italia. Cit, Pag.279
    33 Vedere L. Ferrajoli, “Per una storia delle idee di Magistratura Democratica”, in N. Rossi (a cura di), Giudici e democrazia: la magistratura progressista nel mutamento istituzionale, Franco Angeli, Milano, 1994.
    34 V. Zagrebelsky, “La magistratura ordinaria dalla costituzione ad oggi”. Cit. Pag. 773
    35 Giorgio Freddi, “La magistratura come organizzazione burocratica”, in Politica del diritto, del 1972.
    36 Per rendere l’idea di quanto le proposte dei settori progressisti, in particolare di Magistratura democratica, fossero considerate eversive si consideri il seguente passaggio scritto da un giudice moderato che, dopo aver ricordato le dottrine nazionalsocialista e sovietica del diritto, afferma che «Il terzo momento di crisi del diritto in Europa ha origine nel 1964 con la pubblicazione del programma di Magistratura democratica. Un gruppo di magistrati culturalmente dotati e politicamente determinati si fece sostenitore della giurisdizione come funzione di indirizzo politico», R. Ricciotti, Sotto quelle toghe. Le radici delle correnti nella magistratura, Edizioni Settecolori, Lamezia Terme, 2007. Pag. 50.
    37 Le cifre sono tratte da C. Guarnieri, Magistratura e politica in Italia. Pesi senza contrappesi, Il Mulino, Bologna, 1992. Pag. 101.
    Edoardo M. Fracanzani, Le origini del conflitto. I partiti politici, la magistratura e il principio di legalità nella prima Repubblica (1974-1983), Tesi di dottorato, Sapienza – Università di Roma, 2013

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  14. Per la prima volta nella storia di Roma la Dc passa all’opposizione

    Nonostante il primato del partito comunista nella capitale, l’insediamento di Giulio Carlo Argan si realizza con difficoltà. La genesi del percorso va ricercata nell’anno precedente e, più precisamente, nell’iniziativa del presidente della federazione romana del Pci Luigi Petroselli. Egli sottoscrive con l’allora sindaco democristiano Clelio Darida il “Piano Istituzionale di Roma”, fondamentale per la legittimazione democratica del Pci, e consente al partito di attestarsi «a un passo dalla realizzazione del compromesso storico nella capitale» <105.
    La formazione della prima giunta rossa è stata interpretata come «il capolavoro politico di Luigi Petroselli» <106 proprio per la capacità del coriaceo dirigente comunista di leggere con intelligenza gli equilibri politici e calibrare la posizione migliore per favorire il partito. L’immediatezza postelettorale apre infatti uno scenario magmatico: alla grande euforia della vittoria, nel Pci si fa largo la consapevolezza dell’irrealizzabilità di una maggioranza priva dei voti comunisti <107. Le principali incognite di questa fase iniziale arrivano però da una constatazione speculare, cioè l’insufficienza numerica di una maggioranza che comprenda le sinistre (Pci, Psi) e il Psdi, ferma ad appena quarantuno consiglieri su ottanta. Nei circuiti del dibattito pubblico echeggia l’immagine di «un nuovo Nathan in Campidoglio» <108, che non manca di suscitare preoccupazioni in un Vaticano già amareggiato dalla perdita dell’Urbe <109, nonostante uno dei primi nomi sia quello del moderato esponente repubblicano Oscar Mammì, futuro primo firmatario della discussa legge sulla regolarizzazione delle emittenze radiotelevisive nel 1990 <110.
    Le forze politiche sembrano osservare con ansia le vicende nazionali, allorché si profila la possibilità di un governo che includa in qualche modo il Pci: nessuno dei partiti, ad eccezione del Psi, si mostra ansioso di bruciare le tappe. I socialisti, nella figura del segretario della sezione romana Pier Luigi Severi, delegano la scelta ad un Pci quasi travolto dal risultato e trincerato dietro i proclami della linea nazionale su un’intesa pienamente inserita nel disegno del compromesso storico. Il 27 giugno il Pci prende l’iniziativa ed apre una fase di consultazione attraverso un documento esplorativo diffuso dalla federazione romana, nel quale si auspica la formazione di «nuovi governi» fondati sulla «collaborazione fra tutte le forze democratiche e popolari» <111.
    Ad una settimana dal voto si delineano con maggiore nettezza le posizioni dei partiti. I comunisti aprono ufficialmente alle larghe intese, auspicando una convergenza dei partiti d’ispirazione democratica ma rivendicando con grande chiarezza un ruolo di primo piano. Il Partito lancia una prima bozza programmatica in sette punti <112, con l’obiettivo di costruire una base materiale su cui articolare l’accordo, costringendo in questo modo la Dc a “scoprire le carte”. I socialisti oscillano fra la possibilità delle larghe intese e un’alternativa tutta di sinistra, senza però chiarire la soluzione al problema della sua inconsistenza numerica in consiglio comunale. La Dc, che nei proclami della campagna elettorale si era affrettata a chiudere la porta ad alleanze per l’elezione del sindaco tanto al Msi quanto al Pci, si attesta su una linea di cautela. Ad alcune timide aperture, o perlomeno ad un riconoscimento del peso centrale della compagine comunista, seguono affermazioni sibilline, a metà fra l’impossibilità di proseguire sulla strada del centro-sinistra e un rifiuto secco di un’alternativa tutta di sinistra.
    Il nodo da sciogliere è evidentemente quello del coinvolgimento del partito democristiano. Il Pci vi insiste in maniera ossessiva e si mostra oltremodo attendista nel chiudere la porta, laddove nella Dc emergono posizioni contrastanti, specchio del mutamento degli equilibri politici interni, con la risicata maggioranza ottenuta dalla compagine di Zaccagnini nell’aspro congresso nazionale del marzo del 1976, sotto la sapiente regia di Aldo Moro <113. La linea politica prende formalmente le distanze dall’opposizione ad oltranza come nella Regione Lazio e si registrano voci propense ad «un accordo sul programma con i comunisti, escludendo però una comune assunzione di responsabilità di governo» <114. Appare chiaro agli occhi dei socialisti che l’alternativa di sinistra vada ad infrangersi contro un Partito comunista «timoroso per i riflessi politici generali che una giunta rossa nella capitale avrebbe potuto avere» <115.
    La situazione va risolta in tempi stretti, entro Ferragosto, e prendono corpo i profili adatti a guidare una giunta con la presenza dei comunisti. Ai soliti Petroselli e Ugo Vetere, capogruppo del partito al comune, si affianca come outsider quello dell’indipendente Piero Pratesi. Questi è parte di un nutrito gruppo di cattolici, tra i quali figurano anche Mario Gozzini e Raniero La Valle, in precedenza colleghi a «L’Avvenire», che accettano «la candidatura per le elezioni generali nelle liste del Pci con la Sinistra indipendente, modificandone la fisionomia, fino a quel momento composta in prevalenza da laici e socialisti usciti dal partito» <116. Nei giorni seguenti circola una proposta, mai esplicitata in termini diretti, di un monocolore “balneare” a guida comunista, che consenta di prender tempo e formalizzare un accordo con la Dc in autunno <117.
    Gli eventi subiscono una decisa accelerazione nei primi giorni di agosto: sfumate le altre ipotesi e incalzato da un Psi desideroso di affrancarsi da una posizione di estrema marginalità, è convocato un vertice a tre con i partiti della futura maggioranza (Pci, Psi, Psdi). L’ultimatum del Pci ruota attorno alla proposta di una coalizione di emergenza: ad un rifiuto della Dc, avrebbe fatto seguito il varo la futura maggioranza di sinistra <118, «una specie di “zattera” o di “piattaforma mobile”, con un solo timone, ma due ipotetiche direzioni di marcia» <119. Emerge da subito, infatti, nel documento politico elaborato per l’occasione, il duplice signficato attribuito alla formazione della giunta. Mentre per il Pci l’astensione repubblicana vuole favorire un ponte verso un futuro possibile inquadramento della Dc nella compagine governativa, con un occhio a quanto accade nel quadro nazionale, il Psi mira a recuperare i voti radicali e demoproletari nella prospettiva di una ampia maggioranza tutta di sinistra <120.
    La notte del 5 agosto si raggiunge un accordo che prevede una giunta comunale formata da Pci, Psi, Psdi e l’appoggio esterno del Pri. Per la prima volta nella storia di Roma la Dc passa all’opposizione ed Argan è eletto come indipendente nelle liste del Pci. Espressione di quel ceto intellettuale che si avvicina al partito vedendo in esso l’unico argine alla grave situazione politica italiana e romana, la sua fama di storico e critico dell’arte, riconosciuta a livello internazionale, è sfruttata dal partito per tranquillizzare l’opinione pubblica circa la sincerità delle sue intenzioni democratiche, nel tentativo di creare un’ampia convergenza di forze politiche. L’impatto pubblico della designazione di Argan riscuote ampio successo e i titoli dei principali quotidiani locali e nazionali ne attestano la stima trasversale. «La Stampa» titola: «La cultura al potere» <121, ricalcando la valutazione pressoché unanime del panorama giornalistico e intellettuale. L’elezione di Argan rappresenta ora una duplice possibilità di cambiamento, morale e politica, perché offre l’opportunità di rinnovare un’alleanza di lungo periodo col Psi (unico argine al «malgoverno DC» <122) che negli anni precedenti era venuta appannandosi.
    Enormi responsabilità attendono il sindaco. Su tutte la necessità di soddisfare il bisogno «di pulizia politica e morale, di correttezza ed efficienza amministrativa, di rinnovamento» <123. Nel suo primo intervento egli individua poi nella «crisi d’identità» <124 e nelle difficili condizioni di vita dei cittadini romani, le priorità dell’azione della giunta, testimoniata dalla creazione di uno specifico assessorato al risanamento delle borgate. Insieme con l’elezione del sindaco si forma la giunta comunale. Il profilo dei consiglieri comunisti riflette l’eterogeneità di un partito arricchito dai settori più diversi del panorama culturale. Ne sono espressione esponenti del mondo dello spettacolo, la cantante folk Maria Carta e l’attore Gian Carlo Sbragia; cattolici del dissenso, Lucio Lombardo Radice e Piero Pratesi; intellettuali indipendenti <125 e una piccola ma combattiva pattuglia di donne, Carla Capponi, Vittoria Calzolari, Anita Pasquali, in una compagine fortemente intenzionata a segnare un passaggio.
    La giunta si articola in diciotto assessorati, così ripartiti: dodici comunisti, quattro socialisti e due socialdemocratici, mentre vicesindaco è nominato il socialista Alberto Benzoni <126. Fra i nuovi assessori figura un giovane architetto appena trentaquattrenne, durante il discorso inaugurale di Argan sistemato «alla meno peggio aggiungendo alcune sedie» <127 a causa del sovraffollamento nella sala. Il suo nome è Renato Nicolini e gli sono attribuite le deleghe alla cultura, sport e tempo libero.
    [NOTE]
    105 O. Gaspari, R. Forlenza, S. Cruciani (a cura di), Storie di sindaci per la storia d’Italia, Roma, Donzelli, 2009, p. 220.
    106 Gaspari, R. Forlenza, S. Cruciani (a cura di), Storie di sindaci per la storia d’Italia, cit., p. 220.
    107 Del resto, era stato più volte evidenziato in anni precedenti, il significato di una svolta a Roma per le sue evidenti ricadute sul piano nazionale. L. Petroselli, Il nuovo che si fa strada, in «Rinascita», L-LI, 1975, pp. 11-13.
    108 A. Meli, Si profila a Roma una giunta di sinistra Forse sindaco il repubblicano Mammì, in «Corriere della Sera», 24 giugno 1976.
    109 M. Politi, Roma è «persa». Amarezza del Papa, in «Il Messaggero», 23 giugno 1976.
    110 A. Meli, Si profila a Roma una giunta di sinistra Forse sindaco il repubblicano Mammì, in «Corriere della Sera», 24 giugno 1976.
    111 Il PCI prende l’iniziativa Sentirà partiti e sindacati, in «Corriere della Sera», 27 giugno 1976. [ediz. romana].
    112 «Sviluppo delle basi produttive sul territorio regionale, piena occupazione, soprattutto nel settore femminile e in quello giovanile, maggiore diffusione dei servizi sociali e civili, decentramento anche attraverso l’elezione diretta delle circoscrizioni, riordinamento dei servizi e degli uffici, coordinamento fra regione, Comune e Provincia, nuovo rapporto fra Stato e Comune», in Ibidem.
    113 L. Paggi (a cura di), Partiti e organizzazioni di massa, cit., p. 155.
    114 Il PCI apre agli incontri per il governo del Comune, in «Corriere della Sera», 6 luglio 1976. [ediz. romana].
    115 C. Torneo, Giunta rossa in Campidoglio, in «Mondoperaio», IX, 1976, p. 8.
    116 G. Scirè, Le Carte Gozzini. Il dialogo tra cattolici e comunisti nel secondo dopoguerra, in «Italia Contemporanea», CCXXXIII, 2003, pp. 707-730.
    117 Vertice per il Comune: ci sarà l’accordo?, in «Corriere della Sera», 30 luglio 1976.
    118 Soluzione provvisoria: il sindaco a ferragosto, in «Corriere della sera», 31 luglio 1976. [ediz. romana].
    119 Si delinea per il Comune una maggioranza a quattro, in «Corriere della Sera», 5 agosto 1976. [ediz. romana].
    120 Giunta PCI-PSI-PSDI al Comune, in «Corriere della Sera», 6 agosto 1976. [ediz. romana].
    121 La cultura al potere, in «La Stampa», 10 agosto 1976.
    122 M. Melello, Una giunta di sinistra amministrerà Roma, in «Avanti!», 8 agosto 1976.
    123 A. Cossutta, Il segno di un’Italia diversa, in «l’Unità», 10 agosto 1976.
    124 L’impegno per risanare questa città che amiamo, in «l’Unità» 10 agosto 1976.
    125 Gli eletti, i bocciati, i veterani, le facce nuove, in «Corriere della Sera», 26 giugno 1976. [ediz. romana].
    126 Prosindaco e Sviluppo economico: Alberto Benzoni (socialista); Affari generali, avvocatura e relazioni pubbliche: Luigi Arata (comunista); Bilancio: Ugo Vetere (comunista); Scuola: Antonio Fraiese (socialista); Personale e decentramento: Giulio Bencini (comunista); Patrimonio e provveditorato: Giuliano Prasca (comunista); Traffico: Tullio De Felice (socialista); Annona e mercati: Silvano Costi (socialdemocratico); Sanità, igiene e nettezza urbana: Mirella D’Arcangeli (comunista); Polizia urbana, anagrafe, toponomastica: Pietro Alessandro Consiglio (comunista); Cultura, sport, tempo libero: Renato Nicolini (comunista); Edilizia pubblica e privata: Vincenzo Pietrini (socialista); Pianificazione e urbanistica: Antonio Pala (socialdemocratico); Lavori pubblici: Lucio Buffa (comunista); Tecnologico: Piero Della Seta (comunista); Zone industriali e agricoltura: Olivio Mancini (comunista); Risanamento borgate: Franca Prisco (comunista); Centro storico: Vittoria Calzolari (indipendente), in Questi i diciotto assessori, in «l’Unità», 10 agosto 1976.
    127 Si apre un capitolo nuovo in Campidoglio, in «l’Unità», 10 agosto 1976.
    Marco Gualtieri, La città immaginata. Le Estati romane e la “stagione dell’effimero” (1976-1985), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, Anno Accademico 2019-2020

    #1974 #1975 #AnitaPasquali #Campidoglio #CarlaCapponi #ClelioDarida #comunista #DC #Federazione #GianCarloSbragia #GiulioCarloArgan #indipendente #Lazio #LuigiPetroselli #MarcoGualtieri #MarioGozzini #PCI #PRI #PSDI #PSI #RanieroLaValle #RenatoNicolini #roma #segretario #sindaco #UgoVetere #Vaticano #VittoriaCalzolari

  15. Quasi pronta 'La trama del tempo' - l'ultima 'Storia dall'Archivio' di Dog Kane, il detective esistenzialista - che si svolge attraverso vari decenni. Qui vediamo il nostro, adolescente, verso la fine degli anni Trenta.

    A breve informazioni più dettagliate sull'uscita e la presentazione a Umbrialibri 2024.
    Qui, intanto si può leggere una corposa anteprima:
    dogkane.com/webcomics/LTDT.php

    #noir #detective #comics #indie
    #indiecomics #editoria #indipendente
    #DogKane #Kuiry #FrancescoGaggia

  16. Quasi pronta 'La trama del tempo' - l'ultima 'Storia dall'Archivio' di Dog Kane, il detective esistenzialista - che si svolge attraverso vari decenni. Qui vediamo il nostro, adolescente, verso la fine degli anni Trenta.

    A breve informazioni più dettagliate sull'uscita e la presentazione a Umbrialibri 2024.
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  17. Quasi pronta 'La trama del tempo' - l'ultima 'Storia dall'Archivio' di Dog Kane, il detective esistenzialista - che si svolge attraverso vari decenni. Qui vediamo il nostro, adolescente, verso la fine degli anni Trenta.

    A breve informazioni più dettagliate sull'uscita e la presentazione a Umbrialibri 2024.
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  18. Quasi pronta 'La trama del tempo' - l'ultima 'Storia dall'Archivio' di Dog Kane, il detective esistenzialista - che si svolge attraverso vari decenni. Qui vediamo il nostro, adolescente, verso la fine degli anni Trenta.

    A breve informazioni più dettagliate sull'uscita e la presentazione a Umbrialibri 2024.
    Qui, intanto si può leggere una corposa anteprima:
    dogkane.com/webcomics/LTDT.php

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  19. Al lavoro sulla nuova 'Storia dall'Archivio' di Dog Kane, il detective esistenzialista, che si svolge in gran parte nel 1974 con il protagonista che ha 20 anni in più rispetto alle precedenti ambientazioni...

    youtu.be/PNJ2hlnTtBU

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  20. Al lavoro sulla nuova 'Storia dall'Archivio' di Dog Kane, il detective esistenzialista, che si svolge in gran parte nel 1974 con il protagonista che ha 20 anni in più rispetto alle precedenti ambientazioni...

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  22. Al lavoro sulla nuova 'Storia dall'Archivio' di Dog Kane, il detective esistenzialista, che si svolge in gran parte nel 1974 con il protagonista che ha 20 anni in più rispetto alle precedenti ambientazioni...

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  23. Qui si può seguire in anteprima la nuova Storia dall’Archivio di Dog Kane, il detective esistenzialista, in uscita a fine ottobre.
Scrivetemi per ulteriori informazioni 
dogkane.com/webcomics/LTDT.php
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  24. Qui si può seguire in anteprima la nuova Storia dall’Archivio di Dog Kane, il detective esistenzialista, in uscita a fine ottobre.
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  25. Qui si può seguire in anteprima la nuova Storia dall’Archivio di Dog Kane, il detective esistenzialista, in uscita a fine ottobre.
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  26. Qui si può seguire in anteprima la nuova Storia dall’Archivio di Dog Kane, il detective esistenzialista, in uscita a fine ottobre.
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  27. Per gli amanti del #cinema #splatter, consiglio un bellissimo gioiello appena visto, ovvero #InAViolentNature di #ChrisNash

    Non ci sarebbe molto da dire se si trattasse dell'n+1esimo #slasher #horror che approda ciclicamente al cinema, soprattutto in estate, se non per il fatto che invece questo piccolissimo #film #indipendente e artigianale (girato con pochissimi mezzi) forse riesce a ribaltare parzialmente i dogmi di un genere ormai inflazionatissimo 1/N

    #recensioni

  28. Per gli amanti del #cinema #splatter, consiglio un bellissimo gioiello appena visto, ovvero #InAViolentNature di #ChrisNash

    Non ci sarebbe molto da dire se si trattasse dell'n+1esimo #slasher #horror che approda ciclicamente al cinema, soprattutto in estate, se non per il fatto che invece questo piccolissimo #film #indipendente e artigianale (girato con pochissimi mezzi) forse riesce a ribaltare parzialmente i dogmi di un genere ormai inflazionatissimo 1/N

    #recensioni

  29. Per gli amanti del #cinema #splatter, consiglio un bellissimo gioiello appena visto, ovvero #InAViolentNature di #ChrisNash

    Non ci sarebbe molto da dire se si trattasse dell'n+1esimo #slasher #horror che approda ciclicamente al cinema, soprattutto in estate, se non per il fatto che invece questo piccolissimo #film #indipendente e artigianale (girato con pochissimi mezzi) forse riesce a ribaltare parzialmente i dogmi di un genere ormai inflazionatissimo 1/N

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  30. Per gli amanti del #cinema #splatter, consiglio un bellissimo gioiello appena visto, ovvero #InAViolentNature di #ChrisNash

    Non ci sarebbe molto da dire se si trattasse dell'n+1esimo #slasher #horror che approda ciclicamente al cinema, soprattutto in estate, se non per il fatto che invece questo piccolissimo #film #indipendente e artigianale (girato con pochissimi mezzi) forse riesce a ribaltare parzialmente i dogmi di un genere ormai inflazionatissimo 1/N

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  31. Per gli amanti del #cinema #splatter, consiglio un bellissimo gioiello appena visto, ovvero #InAViolentNature di #ChrisNash

    Non ci sarebbe molto da dire se si trattasse dell'n+1esimo #slasher #horror che approda ciclicamente al cinema, soprattutto in estate, se non per il fatto che invece questo piccolissimo #film #indipendente e artigianale (girato con pochissimi mezzi) forse riesce a ribaltare parzialmente i dogmi di un genere ormai inflazionatissimo 1/N

    #recensioni

  32. 2/2) Chi ha paura dell'#ignoto e di uscire dagli #schemi, non potrà mai ottenere attenzione della #MadrePrimordiale, che per prima decise di ribellarsi al cosiddetto #paradisoterrestre.

    Dal canto nostro, per onorare pienamente la nostra #Regina, abbiamo creato questo #Social #indipendente, #anonimo e #gratuito, proprio per seguire pienamente #LaViadiLilith.

    Tu sei sufficientemente forte, come Lilith, per intraprendere una nuova via fatta di #libertàassoluta?

    ▷▷ youtube.com/watch?v=WDMVzzDFvN