#ricostruzione — Public Fediverse posts
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Archeologo dimostra l’efficacia dei misteriosi dardi fiammeggianti della nave di Enrico VIII
https://www.jacoporanieri.com/blog/?p=44469#armi #archeologia #conflitti #esperimenti #tudor #Inghilterra #navi #vascelli #caracche #Enrico VIII #sovrani #guerre #fuoco #dardi #giavellotti #lancio #frecce #abbordaggio #relitti #reperti #ricostruzione #tecnica #tecnologia #pericolo
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Archeologo dimostra l’efficacia dei misteriosi dardi fiammeggianti della nave di Enrico VIII
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https://www.europesays.com/it/463318/ la ricostruzione degli ultimi istanti del 79 d.C. #Cronaca #CronacaItaliana #CronacaItaliana #IntelligenzaArtificiale #IT #Italia #Italy #News #Notizie #pompei #ricostruzione #UltimeNotizie #UltimeNotizieENewsDiOggi #UltimeNotizieItalia #UltimeNotizie #UltimeNotizieEnewsDiOggi #UltimeNotizieItalia #vesuvio
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https://www.europesays.com/it/403647/ Dai cinema storici alle «case igloo» di Milano: il genio creativo di Mario Cavallè – La Verità #architetto #architettura #Arte #ArteEDesign #ArteEdesign #Arts #ArtsAndDesign #CaseIgloo #cinema #Design #dopoguerra #Entertainment #guerra #ingegnere #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #MarioCavallè #ricostruzione #storia
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Neocolonialismo e debiti di ricostruzione
https://rizomatica.noblogs.org/2026/02/minetti-neocolonialismo-e-debiti-di-ricostruzione/
Articolo pubblicato in origine su Transform Italia il 22/10/2025
di M. Minetti
Chi ricostruirà la città di Gaza, se davvero la tregua attualmente negoziata diventerà una pace stabile? Chi investirà in abi#Rassegna #BoardOfPeace #crisi #debito #economia #gaza #guerra #imperialismo #nazismo #PianoMarshall #ricostruzione #riparazioni #ucraina #UE
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Neocolonialismo e debiti di ricostruzione
https://rizomatica.noblogs.org/2026/02/minetti-neocolonialismo-e-debiti-di-ricostruzione/
Articolo pubblicato in origine su Transform Italia il 22/10/2025
di M. Minetti
Chi ricostruirà la città di Gaza, se davvero la tregua attualmente negoziata diventerà una pace stabile? Chi investirà in abi#Rassegna #BoardOfPeace #crisi #debito #economia #gaza #guerra #imperialismo #nazismo #PianoMarshall #ricostruzione #riparazioni #ucraina #UE
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Neocolonialismo e debiti di ricostruzione
https://rizomatica.noblogs.org/2026/02/minetti-neocolonialismo-e-debiti-di-ricostruzione/
Articolo pubblicato in origine su Transform Italia il 22/10/2025
di M. Minetti
Chi ricostruirà la città di Gaza, se davvero la tregua attualmente negoziata diventerà una pace stabile? Chi investirà in abi#Rassegna #BoardOfPeace #crisi #debito #economia #gaza #guerra #imperialismo #nazismo #PianoMarshall #ricostruzione #riparazioni #ucraina #UE
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Neocolonialismo e debiti di ricostruzione
https://rizomatica.noblogs.org/2026/02/minetti-neocolonialismo-e-debiti-di-ricostruzione/
Articolo pubblicato in origine su Transform Italia il 22/10/2025
di M. Minetti
Chi ricostruirà la città di Gaza, se davvero la tregua attualmente negoziata diventerà una pace stabile? Chi investirà in abi#Rassegna #BoardOfPeace #crisi #debito #economia #gaza #guerra #imperialismo #nazismo #PianoMarshall #ricostruzione #riparazioni #ucraina #UE
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L’abbazia più volte riforgiata per lo spirito indomabile dei santi bassopiani d’Inghilterra
https://www.jacoporanieri.com/blog/?p=43989#chiese #abbazie #culto #religione #luoghi #viaggi #Inghilterra #anglia #fens #storia #architettura #costruzione #ricostruzione #paesi #villaggi #medioevo #restauro #strutture #santi #cristianità #tradizioni #rovine
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L’abbazia più volte riforgiata per lo spirito indomabile dei santi bassopiani d’Inghilterra
https://www.jacoporanieri.com/blog/?p=43989#chiese #abbazie #culto #religione #luoghi #viaggi #Inghilterra #anglia #fens #storia #architettura #costruzione #ricostruzione #paesi #villaggi #medioevo #restauro #strutture #santi #cristianità #tradizioni #rovine
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Neocolonialismo e debiti di ricostruzione
img generata da IA – dominio pubblico
Articolo pubblicato in origine su Transform Italia il 22/10/2025
di M. Minetti
Chi ricostruirà la città di Gaza, se davvero la tregua attualmente negoziata diventerà una pace stabile? Chi investirà in abitazioni e infrastrutture che, ovviamente, i cittadini palestinesi non possono pagare, e chi otterrà dei profitti dagli appalti di costruzione?
Ma anche, quale grado di indipendenza potranno avere le istituzioni politiche palestinesi, seppure dovessero raggiungere lo status di nazionalità autonoma?
Per cercare di rispondere a queste domande, possiamo guardare al recente passato e osservare le conclusioni della Conferenza Bilaterale sulla Ricostruzione di aprile 2023 e la Ukraine Recovery Conference di luglio 2025, svoltesi a Roma, per spartire le zone di intervento per la ricostruzione ucraina, circa 600 miliardi di spesa previsti. Anche le ONG del terzo settore italiano si sono messe in coda per ricevere la loro parte, per i servizi decentralizzati che sono in grado di offrire.
L’imperialismo, fino alla fine del XIX secolo, si è manifestato nella forma classica del dominio militare su alcune città o su intere macro-regioni lontane dalla madrepatria. I paesi più deboli venivano annessi o sottomessi come colonie dell’impero, fosse quello persiano, macedone, romano, cinese, bizantino, russo, spagnolo, britannico, ottomano, moghul o giapponese. Dall’avvento del capitalismo in poi, a quella militare si è affiancata la forma meno violenta, ma altrettanto efficace, del dominio mediante la dipendenza economica, il neocolonialismo. La forza militare è rimasta come minaccia per il recupero dei crediti, spesso con basi militari stanziate a sorvegliare zone di particolare valore strategico o economico.
Uno dei primi esperimenti di dominio attraverso il debito lo troviamo nell’imposizione delle riparazioni di guerra alla Germania dopo la Prima Guerra Mondiale. “Durante il periodo delle riparazioni, la Germania ricevette tra i 27 e i 38 miliardi di Marchi in prestiti” che si aggiunsero a quelli già contratti per far fronte alle spese della guerra stessa. L’economista satunitense Max Winkler riportava che secondo il Ministro delle Finanze prussiano: “i funzionari tedeschi furono virtualmente inondati da offerte di prestito da parte di stranieri”(M. Winkler 1933, p. 86). Nel 1931, il debito estero tedesco ammontava a 21,514 miliardi di marchi; le principali fonti di aiuto erano gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, i Paesi Bassi e la Svizzera”. In questo consisteva in sostanza il Piano Dawes di ricostruzione della Germania. La crisi americana del 1929 si era aggravata anche per i 17 miliardi di Dollari di crediti esteri in parziale o totale default già nel 1931.
Sappiamo bene come andò a finire. Solo due anni dopo Hitler divenne Cancelliere e riuscì, con diverse forzature, ma attraverso elezioni democratiche, a ottenere una solida maggioranza parlamentare con il suo programma che prevedeva, tra l’altro, l’autodeterminazione dei territori tedeschi (pt.1), di abolire i trattati di Versailles (pt. 2) e di non ripagare i debiti (pt. 11).
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la principale potenza vincitrice di quello scontro, l’unica che avesse mantenuto integri il suo territorio e le sua potenza produttiva, ovvero gli Stati Uniti d’America, inaugurarono con il Piano Marshall una nuova stagione di prosperità concedendo finanziamenti a fondo perduto per la ricostruzione e lo sviluppo economico, sia ai paesi vincitori che a quelli vinti. La Storica dell’economia Marina Comei, in un raffronto con il Fondo per la Ripresa dell’UE, sostiene che “nel 1947 il Piano serviva a creare un’area antisovietica economicamente unitaria e si inseriva in un progetto di nuovo ordine europeo e internazionale”, da cui infatti nacque la NATO.
Durante il periodo dei “30 gloriosi” l’effetto stabilizzante degli accordi di Bretton Woods limitò la speculazione finanziaria, mantenendo basso il debito pubblico degli Stati europei, grazie all’intervento delle banche centrali. Caduti gli accordi nel 1971, e iniziata la spirale di crisi delle politiche di welfare, l’avvento del neoliberismo degli anni ’80 ha scatenato le potenze oscure della finanza a caccia di paesi da indebitare irrimediabilmente, per ottenere tassi di interesse sempre più alti. È il caso della speculazione a danno dell’Italia e della banca d’Inghilterra da parte di George Soros del 1992. L’enorme debito pubblico accumulato dall’Italia con i suoi cittadini più ricchi e le banche italiane e straniere, attualmente ci porta a pagare fino a 100 miliardi di interessi ogni anno. Questa situazione debitoria ha giustificato da allora le politiche di privatizzazioni, taglio alla spesa sociale e una maggiore tassazione. Il drenaggio di risorse dai cittadini lavoratori e più bisognosi a favore dei proprietari di investimenti finanziari è ancora maggiore nei paesi a minore reddito, in cui l’esposizione del debito è principalmente verso paesi stranieri, come accaduto in Grecia. Questo processo estrattivo opera anche nei paesi africani e asiatici in via di sviluppo che si sono fortemente indebitati verso la Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale o altre istituzioni finanziarie, per costruire infrastrutture come strade, dighe, reti elettriche, ospedali e aree urbane, senza poi essere in grado di restituire i fondi e gli interessi accumulati. Con la complicità delle élite al governo talvolta corruttibili, non è stata valutata la sostenibilità economica dei debiti contratti con le banche di investimento straniere, che celavano interessi a mantenere un controllo duraturo sulle risorse naturali usate “a garanzia” dei prestiti.
Oltre agli Stati Uniti, che in questo genere di “aiuti” allo sviluppo hanno fatto scuola, come racconta nel suo libro, Confessioni di un sicario dell’economia, l’economista John Perkins, attualmente molte altre istituzioni, non solo occidentali, contribuiscono a far indebitare i paesi che mostrano prospettive di sviluppo o posseggono minerali strategici.
A volte accade che in teatri particolarmente instabili, come quello centrafricano, nordafricano o mediorientale che nuovi attori, differenti da quelli passati alla storia per queste operazioni, sostengano guerriglie antigovernative, colpi di Stato e cambi di partner militari sul terreno. Questo è certamente il caso dell’Afghanistan, dell’Iraq, della Libia, della Siria, del Niger e del Burkina Faso assieme a molti altri, in cui l’influenza di paesi emergenti quali la Cina, la Turchia, l’Arabia Saudita, la Russia, l’India e il Pakistan hanno scalzato la precedente influenza statunitense, inglese e francese. Il politologo accademico e consigliere dell’esercito USA in Iraq e Afghanistan nel 2007, Parag Khanna ha esposto in alcuni suoi ben noti libri la teoria secondo cui le tre maggiori potenze che possono aspirare al ruolo di imperi, gli Stati Uniti primariamente, ma anche l’Unione Europea e la Cina, siano attualmente in competizione e quindi anche in conflitto, per la determinazione degli assetti geopolitici futuri. La critica che viene mossa a Khanna dall’esperto di geopolitica Emanuele Parsi, nella sua introduzione al libro I tre imperi, è proprio quella della “sopravvalutazione della capacità e della volontà europea di svolgere un ruolo decisivo nel nuovo ordine mondiale, in cui il multipolarismo in termini politici sembra innanzitutto dettato dalla multipolarità già assunta dal sistema economico globale”(Khanna 2009, p.7). Sostanzialmente il Prof. Parsi rileva che non basta una sovraccumulazione di capitali per attuare una politica neo-coloniale, serve anche la potenza militare, ed è quella di cui si sta dotando la UE con il recente ReArm Europe, il piano di 800 miliardi in armamenti che dovrebbe permettere all’Europa di esprimere appieno le sue aspirazioni imperiali, senza dover dipendere totalmente dalle infrastrutture e dalle armi statunitensi, dislocate sul suo territorio durante la Guerra Fredda.
Penso che tutti noi non riteniamo né attuabile e né auspicabile questo piano di armamenti. Tanto più che ci viene presentato in assenza di una effettiva unità politica e decisionale europea e nel perdurante frazionamento delle forze armate nazionali dei paesi membri. Purtroppo non siamo noi a decidere se approvarlo e forse neppure i nostri rappresentanti al Parlamento Europeo.
Visto che i 27 paesi dell’UE non sono affatto concordi su questi indirizzi politici e sul promesso aumento delle spese militari al 5% del PIL, il sospetto, che è quasi una certezza, è che il ReArm Europe sia di fatto un tributo estorto alle “colonie” europee, costrette a comprare tecnologia dismessa o comunque obsolescente dal complesso militare-industriale statunitense, per rilanciare l’economia in grave crisi debitoria di quel paese in declino.
Il debito è un mostro vorace che non perdona neppure chi lo gestisce, in quanto ritarda soltanto la crisi da sovrapproduzione, fino alla prossima guerra.
Bibliografia
G. Ansalone, I Nuovi Imperi. La mappa geopolitica del XXI secolo, Marsilio, 2008.
P. Ferrero, La truffa del debito pubblico, DeriveApprodi, 2014.
P. Khanna, I tre imperi. Nuovi equilibri globali nel XXI secolo, Fazi, 2009.
J. Perkins, Confessioni di un sicario dell’economia, MinumumFax, 2010.
Y. Varoufakis, Il Minotauro globale, Asterios, 2012.
M. Winkler, Foreign Bonds: An Autopsy, Roland Swain Company, 1933.
#boardOfPeace #crisi #debito #economia #gaza #guerra #imperialismo #nazismo #pianoMarshall #ricostruzione #riparazioni #ucraina #UE -
Neocolonialismo e debiti di ricostruzione
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Articolo pubblicato in origine su Transform Italia il 22/10/2025
di M. Minetti
Chi ricostruirà la città di Gaza, se davvero la tregua attualmente negoziata diventerà una pace stabile? Chi investirà in abitazioni e infrastrutture che, ovviamente, i cittadini palestinesi non possono pagare, e chi otterrà dei profitti dagli appalti di costruzione?
Ma anche, quale grado di indipendenza potranno avere le istituzioni politiche palestinesi, seppure dovessero raggiungere lo status di nazionalità autonoma?
Per cercare di rispondere a queste domande, possiamo guardare al recente passato e osservare le conclusioni della Conferenza Bilaterale sulla Ricostruzione di aprile 2023 e la Ukraine Recovery Conference di luglio 2025, svoltesi a Roma, per spartire le zone di intervento per la ricostruzione ucraina, circa 600 miliardi di spesa previsti. Anche le ONG del terzo settore italiano si sono messe in coda per ricevere la loro parte, per i servizi decentralizzati che sono in grado di offrire.
L’imperialismo, fino alla fine del XIX secolo, si è manifestato nella forma classica del dominio militare su alcune città o su intere macro-regioni lontane dalla madrepatria. I paesi più deboli venivano annessi o sottomessi come colonie dell’impero, fosse quello persiano, macedone, romano, cinese, bizantino, russo, spagnolo, britannico, ottomano, moghul o giapponese. Dall’avvento del capitalismo in poi, a quella militare si è affiancata la forma meno violenta, ma altrettanto efficace, del dominio mediante la dipendenza economica, il neocolonialismo. La forza militare è rimasta come minaccia per il recupero dei crediti, spesso con basi militari stanziate a sorvegliare zone di particolare valore strategico o economico.
Uno dei primi esperimenti di dominio attraverso il debito lo troviamo nell’imposizione delle riparazioni di guerra alla Germania dopo la Prima Guerra Mondiale. “Durante il periodo delle riparazioni, la Germania ricevette tra i 27 e i 38 miliardi di Marchi in prestiti” che si aggiunsero a quelli già contratti per far fronte alle spese della guerra stessa. L’economista satunitense Max Winkler riportava che secondo il Ministro delle Finanze prussiano: “i funzionari tedeschi furono virtualmente inondati da offerte di prestito da parte di stranieri”(M. Winkler 1933, p. 86). Nel 1931, il debito estero tedesco ammontava a 21,514 miliardi di marchi; le principali fonti di aiuto erano gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, i Paesi Bassi e la Svizzera”. In questo consisteva in sostanza il Piano Dawes di ricostruzione della Germania. La crisi americana del 1929 si era aggravata anche per i 17 miliardi di Dollari di crediti esteri in parziale o totale default già nel 1931.
Sappiamo bene come andò a finire. Solo due anni dopo Hitler divenne Cancelliere e riuscì, con diverse forzature, ma attraverso elezioni democratiche, a ottenere una solida maggioranza parlamentare con il suo programma che prevedeva, tra l’altro, l’autodeterminazione dei territori tedeschi (pt.1), di abolire i trattati di Versailles (pt. 2) e di non ripagare i debiti (pt. 11).
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la principale potenza vincitrice di quello scontro, l’unica che avesse mantenuto integri il suo territorio e le sua potenza produttiva, ovvero gli Stati Uniti d’America, inaugurarono con il Piano Marshall una nuova stagione di prosperità concedendo finanziamenti a fondo perduto per la ricostruzione e lo sviluppo economico, sia ai paesi vincitori che a quelli vinti. La Storica dell’economia Marina Comei, in un raffronto con il Fondo per la Ripresa dell’UE, sostiene che “nel 1947 il Piano serviva a creare un’area antisovietica economicamente unitaria e si inseriva in un progetto di nuovo ordine europeo e internazionale”, da cui infatti nacque la NATO.
Durante il periodo dei “30 gloriosi” l’effetto stabilizzante degli accordi di Bretton Woods limitò la speculazione finanziaria, mantenendo basso il debito pubblico degli Stati europei, grazie all’intervento delle banche centrali. Caduti gli accordi nel 1971, e iniziata la spirale di crisi delle politiche di welfare, l’avvento del neoliberismo degli anni ’80 ha scatenato le potenze oscure della finanza a caccia di paesi da indebitare irrimediabilmente, per ottenere tassi di interesse sempre più alti. È il caso della speculazione a danno dell’Italia e della banca d’Inghilterra da parte di George Soros del 1992. L’enorme debito pubblico accumulato dall’Italia con i suoi cittadini più ricchi e le banche italiane e straniere, attualmente ci porta a pagare fino a 100 miliardi di interessi ogni anno. Questa situazione debitoria ha giustificato da allora le politiche di privatizzazioni, taglio alla spesa sociale e una maggiore tassazione. Il drenaggio di risorse dai cittadini lavoratori e più bisognosi a favore dei proprietari di investimenti finanziari è ancora maggiore nei paesi a minore reddito, in cui l’esposizione del debito è principalmente verso paesi stranieri, come accaduto in Grecia. Questo processo estrattivo opera anche nei paesi africani e asiatici in via di sviluppo che si sono fortemente indebitati verso la Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale o altre istituzioni finanziarie, per costruire infrastrutture come strade, dighe, reti elettriche, ospedali e aree urbane, senza poi essere in grado di restituire i fondi e gli interessi accumulati. Con la complicità delle élite al governo talvolta corruttibili, non è stata valutata la sostenibilità economica dei debiti contratti con le banche di investimento straniere, che celavano interessi a mantenere un controllo duraturo sulle risorse naturali usate “a garanzia” dei prestiti.
Oltre agli Stati Uniti, che in questo genere di “aiuti” allo sviluppo hanno fatto scuola, come racconta nel suo libro, Confessioni di un sicario dell’economia, l’economista John Perkins, attualmente molte altre istituzioni, non solo occidentali, contribuiscono a far indebitare i paesi che mostrano prospettive di sviluppo o posseggono minerali strategici.
A volte accade che in teatri particolarmente instabili, come quello centrafricano, nordafricano o mediorientale che nuovi attori, differenti da quelli passati alla storia per queste operazioni, sostengano guerriglie antigovernative, colpi di Stato e cambi di partner militari sul terreno. Questo è certamente il caso dell’Afghanistan, dell’Iraq, della Libia, della Siria, del Niger e del Burkina Faso assieme a molti altri, in cui l’influenza di paesi emergenti quali la Cina, la Turchia, l’Arabia Saudita, la Russia, l’India e il Pakistan hanno scalzato la precedente influenza statunitense, inglese e francese. Il politologo accademico e consigliere dell’esercito USA in Iraq e Afghanistan nel 2007, Parag Khanna ha esposto in alcuni suoi ben noti libri la teoria secondo cui le tre maggiori potenze che possono aspirare al ruolo di imperi, gli Stati Uniti primariamente, ma anche l’Unione Europea e la Cina, siano attualmente in competizione e quindi anche in conflitto, per la determinazione degli assetti geopolitici futuri. La critica che viene mossa a Khanna dall’esperto di geopolitica Emanuele Parsi, nella sua introduzione al libro I tre imperi, è proprio quella della “sopravvalutazione della capacità e della volontà europea di svolgere un ruolo decisivo nel nuovo ordine mondiale, in cui il multipolarismo in termini politici sembra innanzitutto dettato dalla multipolarità già assunta dal sistema economico globale”(Khanna 2009, p.7). Sostanzialmente il Prof. Parsi rileva che non basta una sovraccumulazione di capitali per attuare una politica neo-coloniale, serve anche la potenza militare, ed è quella di cui si sta dotando la UE con il recente ReArm Europe, il piano di 800 miliardi in armamenti che dovrebbe permettere all’Europa di esprimere appieno le sue aspirazioni imperiali, senza dover dipendere totalmente dalle infrastrutture e dalle armi statunitensi, dislocate sul suo territorio durante la Guerra Fredda.
Penso che tutti noi non riteniamo né attuabile e né auspicabile questo piano di armamenti. Tanto più che ci viene presentato in assenza di una effettiva unità politica e decisionale europea e nel perdurante frazionamento delle forze armate nazionali dei paesi membri. Purtroppo non siamo noi a decidere se approvarlo e forse neppure i nostri rappresentanti al Parlamento Europeo.
Visto che i 27 paesi dell’UE non sono affatto concordi su questi indirizzi politici e sul promesso aumento delle spese militari al 5% del PIL, il sospetto, che è quasi una certezza, è che il ReArm Europe sia di fatto un tributo estorto alle “colonie” europee, costrette a comprare tecnologia dismessa o comunque obsolescente dal complesso militare-industriale statunitense, per rilanciare l’economia in grave crisi debitoria di quel paese in declino.
Il debito è un mostro vorace che non perdona neppure chi lo gestisce, in quanto ritarda soltanto la crisi da sovrapproduzione, fino alla prossima guerra.
Bibliografia
G. Ansalone, I Nuovi Imperi. La mappa geopolitica del XXI secolo, Marsilio, 2008.
P. Ferrero, La truffa del debito pubblico, DeriveApprodi, 2014.
P. Khanna, I tre imperi. Nuovi equilibri globali nel XXI secolo, Fazi, 2009.
J. Perkins, Confessioni di un sicario dell’economia, MinumumFax, 2010.
Y. Varoufakis, Il Minotauro globale, Asterios, 2012.
M. Winkler, Foreign Bonds: An Autopsy, Roland Swain Company, 1933.
#boardOfPeace #crisi #debito #economia #gaza #guerra #imperialismo #nazismo #pianoMarshall #ricostruzione #riparazioni #ucraina #UE -
Neocolonialismo e debiti di ricostruzione
img generata da IA – dominio pubblico
Articolo pubblicato in origine su Transform Italia il 22/10/2025
di M. Minetti
Chi ricostruirà la città di Gaza, se davvero la tregua attualmente negoziata diventerà una pace stabile? Chi investirà in abitazioni e infrastrutture che, ovviamente, i cittadini palestinesi non possono pagare, e chi otterrà dei profitti dagli appalti di costruzione?
Ma anche, quale grado di indipendenza potranno avere le istituzioni politiche palestinesi, seppure dovessero raggiungere lo status di nazionalità autonoma?
Per cercare di rispondere a queste domande, possiamo guardare al recente passato e osservare le conclusioni della Conferenza Bilaterale sulla Ricostruzione di aprile 2023 e la Ukraine Recovery Conference di luglio 2025, svoltesi a Roma, per spartire le zone di intervento per la ricostruzione ucraina, circa 600 miliardi di spesa previsti. Anche le ONG del terzo settore italiano si sono messe in coda per ricevere la loro parte, per i servizi decentralizzati che sono in grado di offrire.
L’imperialismo, fino alla fine del XIX secolo, si è manifestato nella forma classica del dominio militare su alcune città o su intere macro-regioni lontane dalla madrepatria. I paesi più deboli venivano annessi o sottomessi come colonie dell’impero, fosse quello persiano, macedone, romano, cinese, bizantino, russo, spagnolo, britannico, ottomano, moghul o giapponese. Dall’avvento del capitalismo in poi, a quella militare si è affiancata la forma meno violenta, ma altrettanto efficace, del dominio mediante la dipendenza economica, il neocolonialismo. La forza militare è rimasta come minaccia per il recupero dei crediti, spesso con basi militari stanziate a sorvegliare zone di particolare valore strategico o economico.
Uno dei primi esperimenti di dominio attraverso il debito lo troviamo nell’imposizione delle riparazioni di guerra alla Germania dopo la Prima Guerra Mondiale. “Durante il periodo delle riparazioni, la Germania ricevette tra i 27 e i 38 miliardi di Marchi in prestiti” che si aggiunsero a quelli già contratti per far fronte alle spese della guerra stessa. L’economista satunitense Max Winkler riportava che secondo il Ministro delle Finanze prussiano: “i funzionari tedeschi furono virtualmente inondati da offerte di prestito da parte di stranieri”(M. Winkler 1933, p. 86). Nel 1931, il debito estero tedesco ammontava a 21,514 miliardi di marchi; le principali fonti di aiuto erano gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, i Paesi Bassi e la Svizzera”. In questo consisteva in sostanza il Piano Dawes di ricostruzione della Germania. La crisi americana del 1929 si era aggravata anche per i 17 miliardi di Dollari di crediti esteri in parziale o totale default già nel 1931.
Sappiamo bene come andò a finire. Solo due anni dopo Hitler divenne Cancelliere e riuscì, con diverse forzature, ma attraverso elezioni democratiche, a ottenere una solida maggioranza parlamentare con il suo programma che prevedeva, tra l’altro, l’autodeterminazione dei territori tedeschi (pt.1), di abolire i trattati di Versailles (pt. 2) e di non ripagare i debiti (pt. 11).
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la principale potenza vincitrice di quello scontro, l’unica che avesse mantenuto integri il suo territorio e le sua potenza produttiva, ovvero gli Stati Uniti d’America, inaugurarono con il Piano Marshall una nuova stagione di prosperità concedendo finanziamenti a fondo perduto per la ricostruzione e lo sviluppo economico, sia ai paesi vincitori che a quelli vinti. La Storica dell’economia Marina Comei, in un raffronto con il Fondo per la Ripresa dell’UE, sostiene che “nel 1947 il Piano serviva a creare un’area antisovietica economicamente unitaria e si inseriva in un progetto di nuovo ordine europeo e internazionale”, da cui infatti nacque la NATO.
Durante il periodo dei “30 gloriosi” l’effetto stabilizzante degli accordi di Bretton Woods limitò la speculazione finanziaria, mantenendo basso il debito pubblico degli Stati europei, grazie all’intervento delle banche centrali. Caduti gli accordi nel 1971, e iniziata la spirale di crisi delle politiche di welfare, l’avvento del neoliberismo degli anni ’80 ha scatenato le potenze oscure della finanza a caccia di paesi da indebitare irrimediabilmente, per ottenere tassi di interesse sempre più alti. È il caso della speculazione a danno dell’Italia e della banca d’Inghilterra da parte di George Soros del 1992. L’enorme debito pubblico accumulato dall’Italia con i suoi cittadini più ricchi e le banche italiane e straniere, attualmente ci porta a pagare fino a 100 miliardi di interessi ogni anno. Questa situazione debitoria ha giustificato da allora le politiche di privatizzazioni, taglio alla spesa sociale e una maggiore tassazione. Il drenaggio di risorse dai cittadini lavoratori e più bisognosi a favore dei proprietari di investimenti finanziari è ancora maggiore nei paesi a minore reddito, in cui l’esposizione del debito è principalmente verso paesi stranieri, come accaduto in Grecia. Questo processo estrattivo opera anche nei paesi africani e asiatici in via di sviluppo che si sono fortemente indebitati verso la Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale o altre istituzioni finanziarie, per costruire infrastrutture come strade, dighe, reti elettriche, ospedali e aree urbane, senza poi essere in grado di restituire i fondi e gli interessi accumulati. Con la complicità delle élite al governo talvolta corruttibili, non è stata valutata la sostenibilità economica dei debiti contratti con le banche di investimento straniere, che celavano interessi a mantenere un controllo duraturo sulle risorse naturali usate “a garanzia” dei prestiti.
Oltre agli Stati Uniti, che in questo genere di “aiuti” allo sviluppo hanno fatto scuola, come racconta nel suo libro, Confessioni di un sicario dell’economia, l’economista John Perkins, attualmente molte altre istituzioni, non solo occidentali, contribuiscono a far indebitare i paesi che mostrano prospettive di sviluppo o posseggono minerali strategici.
A volte accade che in teatri particolarmente instabili, come quello centrafricano, nordafricano o mediorientale che nuovi attori, differenti da quelli passati alla storia per queste operazioni, sostengano guerriglie antigovernative, colpi di Stato e cambi di partner militari sul terreno. Questo è certamente il caso dell’Afghanistan, dell’Iraq, della Libia, della Siria, del Niger e del Burkina Faso assieme a molti altri, in cui l’influenza di paesi emergenti quali la Cina, la Turchia, l’Arabia Saudita, la Russia, l’India e il Pakistan hanno scalzato la precedente influenza statunitense, inglese e francese. Il politologo accademico e consigliere dell’esercito USA in Iraq e Afghanistan nel 2007, Parag Khanna ha esposto in alcuni suoi ben noti libri la teoria secondo cui le tre maggiori potenze che possono aspirare al ruolo di imperi, gli Stati Uniti primariamente, ma anche l’Unione Europea e la Cina, siano attualmente in competizione e quindi anche in conflitto, per la determinazione degli assetti geopolitici futuri. La critica che viene mossa a Khanna dall’esperto di geopolitica Emanuele Parsi, nella sua introduzione al libro I tre imperi, è proprio quella della “sopravvalutazione della capacità e della volontà europea di svolgere un ruolo decisivo nel nuovo ordine mondiale, in cui il multipolarismo in termini politici sembra innanzitutto dettato dalla multipolarità già assunta dal sistema economico globale”(Khanna 2009, p.7). Sostanzialmente il Prof. Parsi rileva che non basta una sovraccumulazione di capitali per attuare una politica neo-coloniale, serve anche la potenza militare, ed è quella di cui si sta dotando la UE con il recente ReArm Europe, il piano di 800 miliardi in armamenti che dovrebbe permettere all’Europa di esprimere appieno le sue aspirazioni imperiali, senza dover dipendere totalmente dalle infrastrutture e dalle armi statunitensi, dislocate sul suo territorio durante la Guerra Fredda.
Penso che tutti noi non riteniamo né attuabile e né auspicabile questo piano di armamenti. Tanto più che ci viene presentato in assenza di una effettiva unità politica e decisionale europea e nel perdurante frazionamento delle forze armate nazionali dei paesi membri. Purtroppo non siamo noi a decidere se approvarlo e forse neppure i nostri rappresentanti al Parlamento Europeo.
Visto che i 27 paesi dell’UE non sono affatto concordi su questi indirizzi politici e sul promesso aumento delle spese militari al 5% del PIL, il sospetto, che è quasi una certezza, è che il ReArm Europe sia di fatto un tributo estorto alle “colonie” europee, costrette a comprare tecnologia dismessa o comunque obsolescente dal complesso militare-industriale statunitense, per rilanciare l’economia in grave crisi debitoria di quel paese in declino.
Il debito è un mostro vorace che non perdona neppure chi lo gestisce, in quanto ritarda soltanto la crisi da sovrapproduzione, fino alla prossima guerra.
Bibliografia
G. Ansalone, I Nuovi Imperi. La mappa geopolitica del XXI secolo, Marsilio, 2008.
P. Ferrero, La truffa del debito pubblico, DeriveApprodi, 2014.
P. Khanna, I tre imperi. Nuovi equilibri globali nel XXI secolo, Fazi, 2009.
J. Perkins, Confessioni di un sicario dell’economia, MinumumFax, 2010.
Y. Varoufakis, Il Minotauro globale, Asterios, 2012.
M. Winkler, Foreign Bonds: An Autopsy, Roland Swain Company, 1933.
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La reggia ottocentesca che incorpora il vocabolario dei colori nel Romanticismo del Portogallo
https://www.jacoporanieri.com/blog/?p=43906#strutture #regge #castelli #portogallo #europa #stile #romanticismo #eclettismo #architetti #strano #montagne #monasteri #ricostruzione #innovazione #monarchia #sovrani #storia #nazioni #paesi #simboli #puntidiriferimento #viaggi #turismi #colori
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La reggia ottocentesca che incorpora il vocabolario dei colori nel Romanticismo del Portogallo
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https://www.europesays.com/it/347500/ Maria Rosaria Boccia contro Giletti e Cerno, la sua verità sulle chat con Ranucci sulla lobby gay di destra: «Vi spiego il perché di quei messaggi» #boccia #Celebrità #Celebrities #cerno #chat #commento #conduttore #contesto #cose #definito #Entertainment #giletti #imprenditrice #indignazione #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #maria #MariaRosaria #MariaRosariaBoccia #messaggi #nato #né #onda #parziale #quei #QueiMessaggi #ranucci #ricostruzione #rispetto #rosaria
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blogspot di materiali sperimentali – specie a partire dal 2005dimenticavo di aggiornare la “carta d’identità in link” con gli indirizzi tutt’ora attivi dei vari blog che su blogspot, a partire soprattutto dal 2005 (ma in alcuni casi anche da prima, pur se su altre piattaforme), ho inventato – e che hanno visto insieme a me un gruppo piuttosto folto di autrici e autori pubblicare [o essere ospitati con] materiali asemici, verbovisivi, glitch, scritture sperimentali, video, audio, immagini e centinaia anzi migliaia di altre strane robe.
Ricordo qui solo alcuni nomi dei collaboratori: Bill Allegrezza, Reed Altemus, Daniele Bellomi, Cara Benson, Gherardo Bortolotti, Anne Boyer, Alessandro Broggi, Roberto Cavallera, Riccardo Cavallo, Cecelia Chapman, David-Baptiste Chirot, Crashtest, Jeff Crouch (che devo soprattutto ringraziare per il grande lavoro di ristrutturazione/hosting di molti blog, dal 2015 in poi), Rachel Defay-Liautard, Alessandro De Francesco, Michelle Detorie, Bill DiMichele, Linh Dinh, Greg Evason, Raymond Farr, Peter Ganick, Susana Gardner, Tim Gaze, Angela Genusa, K. Lorraine Graham, Mariangela Guatteri, Patrick Gulke, Carrie Hunter, Michael Jacobson, Jukka-Pekka Kervinen, Karri Kokko, Drew Kunz, Jim Leftwich, Jon Leon, Antonio Loreto, Michele Marinelli, Giulio Marzaioli, Manuel Micaletto, Sheila Murphy, Yu Nan, Ross Priddle, Lanny Quarles, Carmen Racovitza, Andrea Raos, Giorgia Romagnoli, Joe Ross, Eric K. Zepka _ E-doppelganger, Massimo Sannelli, Jennifer Scappettone, Ed Schenk, Spencer Selby, Matina L. Stamatakis, Harry K. Stammer, Miron Tee, Ton van ‘t Hof, Cecil Touchon, Lubomyr Tymkiv, Dirk Vekemans, Luca Venitucci, Elisabeth Workman, Michele Zaffarano, Luca Zanini.Gli spazi:
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aggiornamento alla ‘carta d’identità in link’
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blogspot di materiali sperimentali – specie a partire dal 2005ho appena aggiornato la “carta d’identità in link” con gli indirizzi tutt’ora attivi dei vari blog che su blogspot, a partire soprattutto dal 2005 (ma in alcuni casi anche da prima, pur se su altre piattaforme), ho inventato o semplicemente contribuito a strutturare e far vivere – e che hanno visto insieme a me un gruppo folto di autrici e autori pubblicare [o essere ospitati con] materiali asemici, verbovisivi, glitch, scritture sperimentali, video, audio, immagini e centinaia anzi migliaia di altre strane robe. (chiaramente quelli non citati in calce si trovano nella carta a cui accennavo).
ricordo qui solo alcuni nomi di collaboratori, ospiti, amici, redattori: Bill Allegrezza, Reed Altemus, Daniele Bellomi, Cara Benson, Gherardo Bortolotti, Anne Boyer, Alessandro Broggi, Roberto Cavallera, Riccardo Cavallo, Cecelia Chapman, David-Baptiste Chirot, Crashtest, Jeff Crouch (che devo soprattutto ringraziare per il grande lavoro di ristrutturazione/hosting di molti blog, dal 2015 in poi), Rachel Defay-Liautard, Alessandro De Francesco, Michelle Detorie, Bill DiMichele, Linh Dinh, Greg Evason, Raymond Farr, Peter Ganick, Susana Gardner, Tim Gaze, Angela Genusa, K. Lorraine Graham, Mariangela Guatteri, Patrick Gulke, Carrie Hunter, Andrea Inglese, Michael Jacobson, Jukka-Pekka Kervinen, Karri Kokko, Drew Kunz, Jim Leftwich, Jon Leon, Antonio Loreto, Michele Marinelli, Giulio Marzaioli, Manuel Micaletto, Sheila Murphy, Yu Nan, Ross Priddle, Lanny Quarles, Carmen Racovitza, Andrea Raos, Giorgia Romagnoli, Joe Ross, Eric K. Zepka _ E-doppelganger, Massimo Sannelli, Jennifer Scappettone, Ed Schenk, Spencer Selby, Matina L. Stamatakis, Harry K. Stammer, Miron Tee, Ton van ‘t Hof, Cecil Touchon, Lubomyr Tymkiv, Dirk Vekemans, Luca Venitucci, Elisabeth Workman, Michele Zaffarano, Luca Zanini.Gli spazi:
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https://www.europesays.com/it/268093/ Scintille Allegri-Conte, mal digerita una frase: la ricostruzione della lite #allegri #AllegriConte #Calcio #campo #conte #estratto #Football #frase #IT #Italia #Italy #lì #lite #mancata #mano #ManoMancata #max #milanisti #napoli #oriali #panchina #partita #ricostruzione #Soccer #Sport #Sports
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➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-aPs
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Il fantasma rievocato dai cannoni della caravella che vegliava sull’Unione di Kalmar
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Il fantasma rievocato dai cannoni della caravella che vegliava sull’Unione di Kalmar
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AL VIA LA CONFERENZA SULLA RICOSTRUZIONE DELL’UCRAINA (A GUERRA IN CORSO). A ROMA I RAPPRESENTANTI DI 100 STATI E 2MILA AZIENDE PRIVATE https://www.radiondadurto.org/2025/07/10/al-via-la-conferenza-sulla-ricostruzione-dellucraina-a-guerra-in-corso-a-roma-i-rappresentati-di-100-stati-e-2mila-aziende-private/ #INTERNAZIONALI #ricostruzione #conferenza #UCRAINA #Russia #roma
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Finita l’era #Horner-Red Bull: l’intera #ricostruzione dell’#addio, tra #motivi e scenari futuri https://www.formula1.it/news/25826/1/finita-l-era-horner-red-bull-l-intera-ricostruzione-dell-addio-tra-motivi-e-scenari-futuri?utm_source=dlvr.it&utm_medium=mastodon
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Finita l’era #Horner-Red Bull: l’intera #ricostruzione dell’#addio, tra #motivi e scenari futuri https://www.formula1.it/news/25826/1/finita-l-era-horner-red-bull-l-intera-ricostruzione-dell-addio-tra-motivi-e-scenari-futuri?utm_source=dlvr.it&utm_medium=mastodon
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Finita l’era #Horner-Red Bull: l’intera #ricostruzione dell’#addio, tra #motivi e scenari futuri https://www.formula1.it/news/25826/1/finita-l-era-horner-red-bull-l-intera-ricostruzione-dell-addio-tra-motivi-e-scenari-futuri?utm_source=dlvr.it&utm_medium=mastodon
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La musica e il dilemma: che aspetto avrebbe avuto l’immortale Lady Greensleves? https://www.jacoporanieri.com/blog/?p=42630
#musica #canzoni #tradizione #Inghilterra #monarchi #tudor #abiti #vestiario #sartoria #creatività #ipotesi #ricostruzione #tecnica #versi #storia #antichità #corte #personaggi #sovrani #corte
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La musica e il dilemma: che aspetto avrebbe avuto l’immortale Lady Greensleves? https://www.jacoporanieri.com/blog/?p=42630
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"sono state anche autorizzate estrazioni straordinarie di Lotto e SuperEnalotto interamente dedicate all’emergenza"
Ah ecco la soluzione passa anche per il gioco d'azzardo (che invece andrebbe ridotto, non aumentato), mi pare giusto 😞
#alluvione #emiliaromagna #emergenza #governo #governoestremadestra #governoitagliano #ludopatia #ricostruzione #bonaccini
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Oltre mura vichinghe, il problema di un sito sacrificale nei tempi odierni
https://www.jacoporanieri.com/blog/?p=40323
#archeologia #siti #fortezze #luoghi #destinazioni #viaggi #turismo #antichità #preistoria #etàdelferro #svezia #oland #ricostruzione #sacrifici #cavalli #mura #società #popoli #teorie #ipotesi #religione #credenze #usanze
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Un seno ricostruito che diventa parte di te, non un corpo estraneo. La svolta arriva da La Rochelle, in Francia, dove Mecellis Biotech ha sviluppato una protesi mammaria fatta di pelle suina che si trasforma gradualmente in tessuto umano. Una scienza che potrebbe mandare in pensione il silicone, cambiando la vita a decine di migliaia di donne dopo la mastectomia.
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#Ucraina
Il costo stratosferico della #ricostruzione -
#Zelensky, incontro con J P Morgan per la #ricostruzione in #Ucraina
Rainews -
L'#Ucraina avrà bisogno di almeno 188 miliardi di dollari per la #ricostruzione. è la valutazione fatta dal KSE Institute (l'unità analitica della Kyiv School of Economics).
Rainews
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#Ucraina
Kiev: per #ricostruzione servono 750 miliardi, Mosca paghi
SkyTG24 -
https://noblogo.org/andrea-reds-new-faces/evoluzione-e-ricostruzione
In questo articolo del mio blog spiego come su Mastodon il progetto New Faces prenda una piega diversa da quella che terrà sulle altre piattaforme in cui è presente. Sarà uno spazio più intimo, scriverò riflessioni personali e pensieri in libertà. Uno spazio neutro dove gli unici limiti saranno quelli che mi metterò da solo, nel bene e nel male.
#noblogo #ricostruzione #evoluzione #libertà #pensieri #socialismo #tantoaltro
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Kintan, il ponte simbolo della sublime impermanenza nel paese dei samurai
https://www.jacoporanieri.com/blog/?p=40297
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