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1000 results for “danno”
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Resist and unsubscribe: https://www.resistandunsubscribe.com
Scott Galloway docente ed esperto di finanza lancia una campagna di boicottaggio economico contro le BigTech e le aziende che sostengono l'ICE.
Ecco come motiva la sua iniziativa:
"Dobbiamo riconoscere che il presidente è del tutto indifferente all'indignazione dei cittadini, ai tribunali o ai media. Risponde a una sola cosa: il mercato. L'arma più potente per resistere all'amministrazione è uno sciopero economico nazionale mirato della durata di un mese — una campagna coordinata che colpisca le BigTech e le imprese che sostengono l'ICE — per infliggere il massimo danno con il minimo impatto sui consumatori. In sintesi, la via più breve per il cambiamento senza danneggiare i consumatori è uno sciopero economico mirato alle aziende che guidano i mercati e sostengono il nostro presidente"Segue un elenco di #BigTech da boicottare disdicendo gli abbonamenti ai loro servizi
#EconomicStrike #boycott #IceOut #Resist #Unsubscribe #ScottGalloway
@scuola
@informapirata
@RFancio
@Khrys
@lindasartini
@quinta
@filippodb
@mcp
@lgsp
@Puntopanto
@casilli
@steko
@nemobis
@gubi
@jenshansen
@dado
@DarioZanette -
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"Dobbiamo riconoscere che il presidente è del tutto indifferente all'indignazione dei cittadini, ai tribunali o ai media. Risponde a una sola cosa: il mercato. L'arma più potente per resistere all'amministrazione è uno sciopero economico nazionale mirato della durata di un mese — una campagna coordinata che colpisca le BigTech e le imprese che sostengono l'ICE — per infliggere il massimo danno con il minimo impatto sui consumatori. In sintesi, la via più breve per il cambiamento senza danneggiare i consumatori è uno sciopero economico mirato alle aziende che guidano i mercati e sostengono il nostro presidente"Segue un elenco di #BigTech da boicottare disdicendo gli abbonamenti ai loro servizi
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Gli oceani di magma nascosti potrebbero proteggere i pianeti extrasolari rocciosi dalle radiazioni nocive
Molto al di sotto della superficie di lontani esopianeti noti come super-Terre, oceani di roccia fusa potrebbero svolgere qualcosa di straordinario: alimentare campi magnetici abbastanza potenti da proteggere interi pianeti dalle pericolose radiazioni cosmiche e da altre particelle ad alta energia dannose.
https://umbertogaetani.substack.com/p/gli-oceani-di-magma-nascosti-potrebbero
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Il Decreto Milleproroghe cancella i divieti dei crudeli test su animali per droghe e xenotrapianti: un enorme passo indietro per i diritti degli animali.
Gli studi sugli xenotrapianti, ossia il trapianto di organi tra specie diverse, e sui test di dipendenza hanno dimostrato di essere spesso obsoleti, non predittivi per l’uomo e talvolta addirittura dannosi per la salute.
https://www.greenme.it/animali/decreto-milleproroghe-abrogati-divieti-test-animali/
#GovernoMeloni #Animali #SperimentazioneSugliAnimali #ViolenzaSugliAnimali #UccisioneDiAnimali
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PIANTA IRREGOLARE. Come lo spazio, come i corpi, come il suono
Csoa Gabrio, sabato 17 gennaio alle ore 22:00 CET
sabato 17 gennaio
BENEFIT @radioblackouttorino al @csoa_gabrio
PIANTA IRREGOLARE
come lo spazio, come i corpi, come il suono
dalle 22 alle 4
DUNGEON
Jonny Boy @j_o.nn.y
@samsaosc
@bruna.wav_
@r3setclub
CORRIDOIO
@bubble______wrap B2B @bucci_______
Puppycriesalot @labizzoca_
@putacaso.radio B2B @a.mmarot
AREA CHILL
riduzione del danno e selezioni musicali a cura di @arsider_cam mindfulness chill zonehttps://gancio.cisti.org/event/pianta-irregolare-come-lo-spazio-come-i-corpi-come-il-suono
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Marcia Popolare
Borgata 8 Dicembre, Venaus, lunedì 8 dicembre alle ore 12:00 CET
L’8 dicembre torneremo a marciare.
Non è una data qualsiasi: è l’appuntamento che, da vent’anni, unisce la memoria viva e la determinazione di un movimento popolare che non ha mai arretrato di un passo. Vent’anni fa, nell’autunno caldo del 2005, questa Valle mostrò al Paese intero cosa significa difendere il proprio territorio con coraggio e dignità: le barricate di Venaus, le notti al presidio, la cacciata delle ruspe e la riconquista collettiva del luogo liberato. Quel periodo segnò per sempre la storia della Val di Susa e aprì un cammino che continua ancora oggi.Da allora tante vicende si sono succedute, il mondo è cambiato, ma a non mutare è il sistema che continua a voler imporre un’opera inutile e dannosa ignorando la volontà popolare, la realtà dei fatti e le alternative possibili. A evolvere invece, è stata la Valle e la sua popolazione: più consapevole, più unita, e capace di resistere e di costruire relazioni che vanno ben oltre il perimetro geografico.
Ed è proprio questa consapevolezza che ci permette di leggere con lucidità anche ciò che accade oggi, qui e ora. Le recenti prese di possesso da parte di TELT delle case di San Giuliano sono l’ennesimo pericoloso tentativo di trasformare la nostra terra in un cantiere unico e permanente, un luogo da occupare militarmente più che da rispettare. Queste abitazioni sono state trattate come ostacoli da rimuovere, invece che frammenti di vita, di memoria e di comunità. Così come chi le abitava è stato trattato senza vergogna come una pedina sacrificabile.Ma ogni volta che provano a cancellare, silenziare e riscrivere la nostra storia, la Valle risponde che non vuole essere un territorio da gestire solo come un problema di ordine pubblico: è un luogo abitato, vivo e difeso da chi lo attraversa e se ne prende cura.
È per questo che chiamiamo tuttə, da nord a sud, a raggiungere la Valle in marcia l’8 dicembre. Per ricordare che quella forza non si è spenta, che l’eco di Venaus non è storia passata ma continua a risuonare in ogni iniziativa, in ogni difesa del territorio, in ogni passo collettivo da Vicenza a Messina.
Invitiamo tuttə a raggiungere la Valle già nei giorni precedenti, quando iniziative culturali, assemblee e momenti di socialità faranno da spina dorsale a un clima di partecipazione reale. Saranno giorni per ritrovarsi, discutere, prepararsi, costruire insieme il senso della marcia: non un rito, ma un atto politico e popolare.Marceremo per portare la nostra voce e farla risuonare più forte che mai; per camminare sulle strade che abbiamo difeso e continuiamo a difendere; per ribadire che questa Valle non si piega e non si vende, né si compra.
L’8 dicembre sfileremo ancora con la stessa determinazione di allora, con la forza di oggi, con lo sguardo rivolto ai giorni che verranno. Marceremo da Venaus a San Giuliano, per portare alle famiglie sfrattate, defraudate ed espropriate, la solidarietà di un popolo e un paese intero che non si gira dall’altra parte davanti alle ingiustizie.
Così come vogliamo marciare contro la guerra e con la bandiera della Palestina, perché la vittoria del suo popolo possa essere una vittoria per tutte e tutti noi. La solidarietà e l’alleanza dentro e fuori dai nostri territori non possono essere scisse o separate, ma sono parte integrante di un futuro migliore, per noi e per tuttə che sogniamo da più di vent’anni.
Tuttə insieme, come sempre, No Tav.
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I'm hoping that I was never that "new, young, rude, know-it-all-it-guy", and I'm sorry to hear that you had to put up with him.
The shopping and the cooking have made up for his boorish behaviour, I hope.
As for me:
NEGATIVES
-- I think I flubbed a question about ed tech in an interview earlier today.
-- I opened a new tub of Dannon plain yoghurt, only to discover it was entirely liquid. There's nothing wrong with the fridge.
-- Anguish because a health problem is compounded by an insurance problem.
POSITIVES
-- I bought some tiramisu at Trader Joe's , which I will eat tomorrow evening.
-- "Napoleon III and his carnival empire" by John Bierman is a work of popular history that I am finding both informative and entertaining.
-- RESCENE -- Heart Drop continues to delight me.
RESCENE -- Heart Drop -- Relay Dance
https://youtu.be/Yxb6ZCxac9o?si=AmQZEl15uvx7K4lu
#EverydayAnnoyances #HealthInsurance #NapoleonIII #Kpop #RESCENE #HeartDrop #JohnBierman #TraderJoes #JohnBierman #History -
I'm hoping that I was never that "new, young, rude, know-it-all-it-guy", and I'm sorry to hear that you had to put up with him.
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Aus gut ungerichteten Quellen (Infos auf den Demos gestern und Instagram), wurde mir zugetragen, dass es morgen (10.11.25) nicht nur einen **Vermummungsgottesdienst** nach der Gegendemo gegen das Team rechter Menschen geben wird, sondern auch ein **Gospelchor** den Faschos was vorsingt während die laufen.
Kommt zahlreich, das wird sicher lustig. 18.30 Uhr gehts am Hallplatz mit einer Mahnwache (Omas gegen Rechts) los. Gegen 19 Uhr danno Gegendemos.
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Contro i terroristi di #Nukhba, tutto è lecito.
La definizione di chi rientra in questa categoria include tutti coloro che hanno osato entrare in Israele il #7ottobre.
Il giornalista #BenCaspit ha affermato questa settimana che tutti i combattenti Nukhba dovrebbero essere giustiziati.Sembra che lo Shin Bet, il Servizio Penitenziario israeliano e le Forze di Difesa israeliane abbiano già iniziato a lavorarci sul serio.
L'unica preoccupazione di Israele è il danno causato agli ostaggi. Tutto il resto è perdonato.
In molti casi, siamo persino entusiasti, apprezziamo e valorizziamo gli abusi.
Volevamo il sadismo e abbiamo ottenuto il sadismo.⟧🔚8 -
“Are the NPCs in Pokémon Legends: Z-A okay?” — “Ma gli NPC in Leggende Pokémon Z-A stanno bene?”
È intrigante vedere che, se da un lato ci sono i gamer brainrottati come me, che con Pokémon Z-A stanno godendo, e dall’altro tutti quelli ancora sani che, loro malgrado, anche questo giochino non riescono proprio a farselo andare giù… in mezzo ci sono tutti quei pazzi che ogni giorno mi danno l’ispirazione per continuare a vivere che, anziché pensare alle cose importanti dell’esperienza, vanno a cercare i dettagli inutili ma pazzurdi… tipo i dialoghi degli NPC in giro per Luminopoli, e la grande scoperta che viene da una passeggiata del genere è che questi individui sono quasi tutti assolutamente cucinati. 🌚
https://www.youtube.com/watch?v=c2Gzqglt_Xc
Lasciando stare il dibattito su se sia buono avere la maggior parte degli NPC nella città con questi dialoghi pop-up che si leggono in automatico, e non solo quelli vecchio stile a cui bisogna parlare interagendoci (che ci sono, ma di meno), per cui ora una parte dell’esplorazione è stata uccisa, perché ora sia i dialoghi spassosi che quelli chiave non sono da scoprire con fatica, ma lo si fa totalmente per caso camminando… È evidente che stavolta, quelli che nel team di sviluppo sono soliti dare voce ai personaggi circa inutili, si sono divertiti parecchio, e forse questa è l’unica cosa che a Game Freak ancora si salva (nel contesto di Pokémon, si intende, perché tolto quello per qualche motivo i giochi li sanno fare apparentemente bene). 😤
La varietà è grande e vale la pena guardare tutto il video — mi secca solo che sia in inglese, perché scommetto che in italiano tutte le cose sono solo più divertenti… magari farò un video o un articolo io con la stessa premessa, chi lo sa — ma bene o male tutto si può classificare in delle precise categorie: vecchi che vivono crisi di terza età, membri della forza lavoro o gente non meglio specificata che parla di cose e problemi spaventosamente reali, e allenatori che nelle loro giornate hanno idee o modi di agire decisamente bizzarri, e in certi casi preoccupanti. A tratti le cose sembrano pensieri intrusivi usciti direttamente dalle teste degli sviluppatori, ed altre volte frasi uscite direttamente da biscotti della fortuna, quindi che dire. 📜
Comunque sia, un filo rosso di pazzia lega tutte queste persone, e beh… nei commenti c’è chi dice che forse è colpa della deprivazione del sonno, che in effetti ha senso: da un lato, per chi partecipa alla Royale Z-A, e passa la notte a fare lotte… e, dall’altro, chi semplicemente subisce l’infinito inquinamento acustico che dalle zone lotta si diffonderà fuori (anche se, in realtà, ogni notte la posizione cambia, quindi la possibilità di dormire ogni tanto la avrebbero… vabbé). Però, caspiterina, queste abilità di scrittura sono sprecate per un RPG a mondo statico come Pokémon… sarebbe invece bellissimo avere dialoghi di questo tenore in un gioco di simulazione a conversazione dinamica come Animal Crossing… (Immaginiamo a questo punto se Game Freak e Nintendo si scambiassero i dipendenti…) 🤖
Gli NPC in questo gioco faranno piangere, ma le nuove lotte dinamiche sono bellissime, e io non me lo aspettavo. Scopri precisamente tutta l’epicità nel nuovo articolo stufocttato: Le sfavillanti lotte in tempo reale di Leggende Pokémon: Z-A. (Messaggio promocttionale, abbiate pazienza.)
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L’XI congresso del PCI si svolse a Roma dal 25 al 31 gennaio del 1966
È illuminante il dibattito che si svolge nella direzione del PCI su come preparare l’XI congresso. Ingrao chiede di poter esprimere liberamente le sue opinioni in fase congressuale, ma le reazioni sono immediate, tutta la direzione del partito è in subbuglio: “una parte di questo gruppo organizza una lotta contro le posizioni del partito e con preoccupazioni di potere […] un attacco cioè alla linea del compagno Togliatti, che investe la linea del partito da basi frazionistiche” tuona Emilio Sereni <38. Secondo Pajetta “la democrazia effettiva […] non si ottiene con uno sviluppo nel partito di dissensi che lo frenerebbero e bloccherebbero l’azione e la lotta di massa” <39. E Amendola afferma: “la pubblicità del dibattito non è sempre garanzia di democrazia […] può a volte esser dannosa perché finisce per personalizzare le posizioni e inevitabilmente quindi per cristallizzarle” <40. Il più conciliante, pur condividendo le critiche mosse ad Ingrao, fu Enrico Berlinguer, che chiedeva “una base unitaria comune, su cui possano esprimersi sino al congresso, e con certe cautele, certe divergenze”, affermando inoltre che non si doveva confondere la passione politica con l’esasperazione <41. Sempre Amendola, avanza al comitato centrale una richiesta di abiura: Ingrao rifiuta e la rottura è definitiva.
Questo è il clima che precede l’XI congresso del PCI, che si svolse a Roma dal 25 al 31 gennaio del 1966. “L’XI congresso del PCI per la pace e la libertà dei popoli per il rinnovamento dell’Italia e del socialismo. Longo propone una concreta linea di lotta unitaria a tutte le forze operaie e democratiche”, scrive “l’Unità” in prima pagina il 26 gennaio 1966, aggiungendo poi: “Il partito uscirà dal Congresso temperato dal dibattito democratico, ancora più forte, ancora più unito, più capace di guidare i lavoratori alla lotta” <42. Durante i primi giorni tutto procede serenamente e nulla dei precedenti dibattiti traspare. Anche i cosiddetti ingraiani più autorevoli (Reichlin, Rossanda, Pintor, Natoli, Trentin) tennero dei discorsi molto misurati, riferiti principalmente ai loro settori di competenza, o tacquero. Il terzo giorno salì alla tribuna Ingrao. Il suo intervento ribadiva, senza demagogia e con toni pacati, le sue posizioni sui punti che erano già stati discussi. “Ma alla fine del suo intervento pronunciò una frase che occorre citare precisamente: ‘Sarei insincero se tacessi che il compagno Longo non mi ha persuaso rifiutando di introdurre nel nostro partito il nuovo costume della pubblicità del dibattito, cosicché siano chiari a tutti i compagni non solo gli orientamenti e le decisioni che prevalgono e impegnano, ma anche il processo dialettico di cui sono il risultato’.
Nella quasi totalità l’assemblea reagì con un grande e insistito applauso e quando Ingrao, nell’emozione, alzò alto il pugno, l’applauso divenne quasi un’ovazione. Al tavolo folto della presidenza al contrario pressoché tutti rimasero irrigiditi e a braccia conserte. Da quel momento il clima del congresso cambiò totalmente” <43. Tutto il gruppo dirigente del partito reagì con pesanti interventi, attacchi durissimi, quasi tutti rivolti a denunciare un frazionismo in atto, o a segnalare il pericolo di una divisione del partito. Il congresso fu organizzato esplicitamente per sconfiggere e togliere ogni spazio a chi avanza dei dubbi sulla riforma del partito e delle sue regole e la richiesta della “pubblicità del dibattito” divenne il nemico principale <44.
Ingrao non metteva in discussione il centralismo democratico, cioè il dovere di accettare, di sostenere e di applicare la linea dominante con la disciplina, ma chiedeva che la linea dominante fosse “il risultato misurabile di un’esplicita dialettica da tutti comprensibile, fosse quindi successivamente sottoposta a una verifica dei fatti e, di fronte a nuovi sviluppi della situazione, potesse essere precisata o corretta con il concorso di tutti”. Ma il gruppo dirigente del partito non si fidava di Ingrao, vedeva nella sua figura, nel suo carisma, un pericolo alla tradizionale coesione del partito. Seguì quindi dopo il Congresso un’epurazione accurata e selettiva, che colpiva le punte estreme e più esposte (Rossada, Pintor ecc.). Ingrao venne degradato e isolato in sedi istituzionali; Berlinguer, che allora era a capo della segreteria nazionale, venne accusato di eccessiva tolleranza e sostituito da Napolitano nel suo ruolo chiave; illuminante è il caso di Luciano Magri: “Io non fui rimosso perché non c’era niente da cui rimuovermi, […] fui semplicemente confinato nel mio ufficio, senza avere assolutamente niente da fare. Dopo pochi mesi, quando andai da Amendola per dirgli che non potevo andare in pensione a trentadue anni, e gli chiesi di mandarmi a lavorare in qualsiasi piccola federazione, mi rispose senza sorridere: ‘devi fare una quarantena perché sei un giovane intelligente, abbiamo lavorato bene insieme, ma devi ancora imparare la disciplina bolscevica’ ” <45. A confermare che l’ingraismo non era una frazione resta il fatto che nessuno dei puniti protestò, e nessuno difese nessuno, tutti accettarono la linea dettata dalla maggioranza senza discutere.
Con l’XI congresso il partito ribadì la priorità delle gerarchie interne rispetto alla riflessione e al rapporto con la società, accrescendo così processi già avviati, in relazione alla formazione dei gruppi dirigenti, ma disincentivando allo stesso tempo la militanza di larghi settori di attivisti. Da quello scontro prende le mosse anche una graduale marginalizzazione (e talvolta una volontaria presa di distanze) non tanto dell’ala ingraiana, quanto della sua propaggine sinistra, che in parte, di lì a poco, darà vita al “Manifesto” <46.
Nella stessa politica delle alleanze il PCI seguirà una strada intermedia tra quelle proposte da Amendola e Ingrao, con una grande attenzione – tipica di Longo – all’unità del movimento operaio ma anche ai nuovi movimenti di massa, e con l’attacco frontale alla DC all’indomani del crollo di Agrigento e delle alluvioni del ’66, che mettono in luce l’esistenza di un “sistema di potere” il cui impatto si rivela devastante per lo stesso territorio <47. L’emergere dello scandalo dei fascicoli del SIFAR e del “piano Solo” rinnoverà i dubbi sulla natura pienamente democratica della DC, e il golpe dei colonnelli in Grecia tornerà a porre all’attenzione dei comunisti il problema della difesa della democrazia <48.
[NOTE]
38 G. Crainz, Il paese mancato, Isola del Liri, 2007, p. 166.
39 Ibid.
40 Ibid.
41 Cfr. ibid; Cfr. inoltre A. Lepre, op. cit., p. 218.
42 Cfr. “l’Unità”, 26 gennaio 1966.
43 L. Magri, op. cit., pp. 195-196.
44 Cfr. G. Crainz, op. cit., p. 167; Cfr. inoltre L. Magri, op. cit., pp. 196.
45 L. Magri, op. cit., p. 201
6 Cfr. G. Crainz, op. cit., pp. 168-175.
47 I ritmi furibondi e insensati assunti dalla speculazione edilizia in tutta Italia sembrano trovare improvvisa sintesi emblematica ad Agrigento. Nella bella città siciliana si sono costruiti palazzi perfino su zone franose. Interi quartieri sono inevitabilmente travolti dai crolli, mettendo drammaticamente sotto accusa le scelte sbagliate compiute dai gruppi dominanti e dalla DC in termini di assetto del territorio. La battaglia di denuncia viene vigorosamente
sostenuta in parlamento, nel paese, su “l’Unità” da tutto il partito con il contributo determinante di Mario Alicata, membro della direzione e direttore del giornale (cfr. Il sacco di Agrigento: DC e governo devono trarre le conseguenze politiche, su “l’Unità”, 6 dicembre 1966; G. Crainz, op. cit., pp. 69-77).
48 Cfr. G. Crainz, op. cit., pp. 95-110.
Vincenzo Aristotele Sei, Il partito comunista nella società italiana da Togliatti a Berlinguer, Tesi di laurea, Università degli Studi della Calabria, 2011Difficile scovare qualcosa nel sorvegliatissimo dibattito sviluppato all’XI Congresso del gennaio ’66. Nella relazione introduttiva di Longo le questioni culturali sono platealmente schivate, limitandosi ad accenni polemici come nel passaggio che segue: “Sono comparsi fenomeni di logoramento del costume del partito, propensioni a un tipo di critica generica, astratta, e perciò non produttiva, a discussioni condotte in modo ermetico, allusivo, tale da rendere difficile, a tutti i compagni, la comprensione dei termini reali del contendere” <564. Il bersaglio è costituito dai continui cedimenti all’«estremismo», al «massimalismo», o alternativamente all’«operaismo» – intendendo con tale termine non la corrente politico-ideologica di Panzieri e Tronti ma la tensione “fabbrichista” di un pezzo del partito eccessivamente schiacciata sulle posizioni sindacali della Cgil, in quel torno di tempo più radicali della tattica politica stabilita dal partito (vedi ad esempio tutta la vicenda legata alla III Conferenza operaia di Genova del maggio ’65, altro momento simbolico dello scontro tra Amendola e la sinistra – in quel caso rappresentata dalla relazione di Luciano Barca). Anche nell’intervento di Rossanda i temi culturali-ideologici sono ampiamente elusi, limitando il discorso alla questione scolastica e all’accesso allo studio. Solo un passaggio sembra intervenire sul rapporto tra politica e cultura: “Il collegamento e il dialogo con altre forze culturali non è mai per noi un’esercitazione di liberalismo o di buone maniere. Non sarebbe allora se non una nuova forma di strumentalismo. È invece la necessità di intendere i processi sociali reali che affiorano nella crisi della cultura contemporanea, nella sua protesta e nei suoi positivi fermenti, e di intessere un dialogo che sposti tutto il fronte di questa cultura attorno ad obiettivi di trasformazione sociale, intendendo, nello stesso momento, e sottolineando i momenti di originalità e di autonomia con i quali altre forze culturali appaiono interessate a questa trasformazione. Non possiamo commettere l’errore di ignorarle perché il loro metodo, le loro condizioni, il loro linguaggio si differenziano dal nostro. Siamo marxisti e siamo gramsciani perché le giudichiamo dal loro modo di porsi davanti alla società, prima che davanti alla nostra tradizione culturale <565.
La flebile richiesta di considerazione di un dibattito lungamente affrontato in sede di Sezione culturale troverà chiuso il partito ad ogni possibile accoglimento. Nelle Tesi finali scompare ogni riferimento ai problemi culturali, men che meno ideologici, considerati – prima ancora che “discutibili” – di fatto marginali (ed è forse questo il limite decisivo dell’azione di Rossanda: il confronto non avviene nel “caldo” degli anni Cinquanta, ma nel freddo disinteresse della metà dei Sessanta, dove i problemi, per il Pci, iniziavano ad essere di tutt’altra natura). La battaglia culturale sembrava uscire così di scena, relegata in poche e dure battute nella parte conclusiva delle Tesi: “Questa continua verifica [della linea politico-ideale, nda] deve garantire la più salda unità politica e impedire che la permanenza di linee politiche diverse o di elementi di orientamento eterogenei e contrastanti rispetto alla linea politica che il partito si è data, ne ostacoli l’azione. La sicurezza della linea politica, la convinzione della sua giustezza, l’impegno per dimostrarne nella pratica la validità, sono decisivi per l’azione di massa del partito, per la conquista delle masse al partito, per lo sviluppo dell’attivismo. […] È però necessario che oggi il partito accresca il suo impegno contro atteggiamenti di superficialità e di provinciale sufficienza che si sono manifestati negli ultimi anni nei confronti della realtà dei paesi socialisti” <566.
[NOTE]
564 Relazione di Luigi Longo, in XI Congresso del Partito comunista italiano. Atti e risoluzioni, Editori Riuniti, Roma 1966, p. 82.
565 Ivi, p. 387.
566 Ivi, p. 748.
Alessandro Barile, Apogeo e crisi della politica culturale comunista. Rossana Rossanda e la Sezione culturale del Pci (1962-1965), Tesi di dottorato, Università di Roma La Sapienza, 2022#1966 #25 #31 #AlessandroBarile #Congresso #dibattito #frazionismo #gennaio #massimalismo #operaismo #PCI #pubblicità #tesi #VincenzoAristoteleSei #XI
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Ho defederato da Varese Social i domini delle istanze presenti nella blocklist unificata Tier 0 di Oliphant: https://codeberg.org/oliphant/blocklists/src/commit/19f21f3a403848f38703278dbbd75a9be6eaebe4/blocklists/_unified_tier0_blocklist.csv
Non è stata persa nessuna connessione tra gli utenti dell’istanza con quelle defederate.
Ci sono alcune che sto rivedendo manualmente alle quali rimuoverò il blocco poichè (a parere mio) non risultano dannose: ad esempio mastodon.la o mastdn.jp
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Molti giornali come al solito non lo segnalano, ma il Governo in manovra ha aumentato ancora la cedolare secca di ben il 5% arrivando al 26%
Per un paese di proprietari di case, è un po' come aumentare la #accise, ma senza risolvere IN NULLA il problema portato dagli affitti brevi e del danno alle grandi città e centri storici che vengono cannibalizzati dai turisti, anzi ora semplicemente aumenterà ancora di più il nero anche negli affitti brevi
Come sempre debole coi forti e forte coi deboli
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Ma mentre scrivo spara sempre un cannone in lontananza
Dunque, sono rimaste due scelte per il popolo italiano: essere collaborazionista o resistente, come il parroco vicentino Don Luigi Rondin esplica nel suo diario: “Il Duce è stato liberato dalla prigionia, con un colpo di mano da parte dei tedeschi, ed ora si trova in Germania. I giornali, ormai al servizio dei tedeschi, danno il grande annuncio e si notano le prime conseguenze di questa liberazione: i fascisti si riorganizzano e dimostrano propositi feroci. Grande avvicendamento di cariche pubbliche che portano una vera babele ed approfondiscono nel cuore di tutti una avversione profonda per questo partito al quale si addossa tutta la responsabilità della guerra. Figure abbiette di traditori conducono i tedeschi a far man bassa negli ammassi e nei negozi: sembra la giustizia di Dio che gravi su questa povera Italia. […] Circolano voci insistenti che si siano costituite bande armate clandestine, per preparare una difesa”. <240
Tale situazione catastrofica è presente anche nel diario decespedesiano: «Ma è troppo doloroso per chi era avvezza solo alle vittorie – almeno militari – del proprio paese, vedere i soldati fuggire, gli ufficiali consegnare le armi, e nelle strade circolare da padroni soldati stranieri e prepotenti» <241. In una lettera indirizzata alla madre nel 1944 la scrittrice riporta per un’altra volta lo sconvolgimento panoramico della capitale devastata dei tedeschi: «Dopo l’armistizio la città di Roma, fu in preda al più grande disordine per l’invasione tedesca: i giornali ti avranno resa edotta delle loro barbarie. E quello che i giornali scrivono è una pallida idea della realtà. Andavano attorno prendendo gli uomini per portarli con loro a lavorare o deportarli in Germania» <242.
La calamità che grava sul Paese suscita in de Céspedes una tensione morale che le dà coraggio di non tacere più, decide di fronteggiare tutto insieme al suo compagno: «Sto in casa, chiusa. Ma decisa a non vivere di sorda ostilità soltanto. Se chiederanno il proprio parere dirlo. E non tremare più, non nascondersi. S’odono colpi sparare forte, la casa trema. E Franco ed io siamo così vicini, così decisi. Non importa come e dove, ma a testa alta. Anche questo, anche la guerra, anche le privazioni, le umiliazioni sopportate insieme, spalla a spalla sono leggere» <243. Rinasce poi in quel caos bellico la voglia di proseguire nel suo romanzo, nonostante si trattasse di un progetto incompiuto fino alla scomparsa della scrittrice: «Voglio riprendere stasera dopo una settimana di pausa – l’armistizio, l’invasione, questa pena profonda e irrequieta – il romanzo cubano. Che gran voglia, malgrado tutto di scrivere, di lavorare!» <244.
Da Roma a Bari: la fuga, il rifugio e «la decisione di traversare le linee, il passaggio rischioso, la libertà»
La decisione di abbandonare Roma sorge in Alba e Franco per due motivi: il primo è dovuto all’insopportabilità psicologica della scrittrice causata dalla gran confusione nella capitale. Annota così nel diario: “Il cerchio dei tedeschi si stringe sempre di più. L’aria è irrespirabile, si vive nel terrore. Per qualunque ordine inadempiuto la pena di fucilazione. Oh, scapparsene a piedi per le montagne, come Kira di Noi vivi! I bambini, qua sotto, sul piazzale delle Muse giocano alla guerra. È difficile, per gli esseri ragionati, pensare ad altro, c’è bisogno di un lavoro meccanico, forse stanno bene gli operai nelle officine, che debbono girare una vite per ore. E tuttavia avrei tanta voglia di lavorare. C’è un invito dappertutto. Nel sole, nel colore del Tevere, azzurro e morbido sotto le mie finestre. Ma mentre scrivo spara sempre un cannone in lontananza”. <245
La seconda ragione si presenta più pratica, data l’impossibilità di proseguire nel proprio lavoro per Alba e Franco: «Siamo incerti per la mia sorte, per la sorte di Franco, lui non può tornare al suo lavoro, è impossibile» <246. Come accennato prima, de Céspedes spiega alla madre in una corrispondenza familiare la necessità della loro fuga da Roma: a lei stessa, considerata antifascista per il suo romanzo “Nessuno torna indietro”, viene tolta la tessera pochi giorni prima del crollo della dittatura. Insomma, dato il suo inconciliabile rapporto con l’autorità fascista, deve lasciare la capitale per sottrarsi alla persecuzione e in quanto a Bounous, invece, siccome è ufficiale del Ministero degli
Affari esteri, dopo l’armistizio, è costretto a scegliere di essere il collaborazionista del regime nazifascista o di essere fedele del governo del Re. Se avesse scelto il governo del Re, avrebbe affrontato la minaccia di morte.
La data di partenza, come documenta la corrispondenza familiare <247 è il 23 settembre 1943: “Io ero disperata all’idea che potessero prendere Franco e lui desiderava non collaborare con i nazisti. Perciò – benché tutto ci trattenesse a Roma segnatamente le carte dell’annullamento che avremmo dovuto avere pochi giorni dopo, per poterci sposare finalmente – siamo fuggiti, in poche ore, insieme con quella mia cuginetta mezzo cubana Barbara del Castillo, la quale nel frattempo ha sposato un italiano. Anche lui era giovane, ufficiale, e temeva d’essere preso. Fuggimmo con una valigia ciascuno credendo di rimaner fuori, pochi giorni che Roma sarebbe stata presto liberata. (Questo fu il 23 settembre, più di 7 mesi fa!) Tutta la mia bellissima casa smontata e affidata alla mia fedele Maria, tutti i miei vestiti, i miei libri, oggetti d’arte, di grande valore, tappeti, argenteria, ecc.: tutto, insomma”. <248
Ovviamente la scrittrice è troppo ottimista nel prevedere la permanenza fuori Roma, l’esercito degli Alleati temporeggia nel Sud Italia e non raggiunge Roma prima del giugno del 1944. Così, de Céspedes e Bounous avviano la loro vera avventura in Abruzzo, in attesa di attraversare le linee per raggiungere poi l’Italia liberata degli Alleati.
Arrivano il 28 settembre in Abruzzo nel paesino Casoli dove si trattengono fino al 12 ottobre: «Un paese accucchiato [sic] su una rocca, tutto fatto di bianchi e grigi, sormontati da un [sic] torre merlata, alto come una bandiera. Sembra uno dei paesi che i santi portano sul piatto dorato, nel palmo della mano. Straducce da paese come piace a me, con quell’odore nei negozi che mi ricorda l’infanzia» <249. La scrittrice si distende nell’atmosfera pacifica di Casoli e si gode la bellezza dell’Abruzzo: «C’è in me una possibilità innata di intendere subito i paesi, subito trovarmi a fiato con loro, sì da conoscere immediatamente il segreto sapore di ogni regione. Dappertutto sto bene adesso sono già a contatto con l’Abruzzo, mi pare di conoscere la spinta che ha mosso D’Annunzio e Michetti. […] È un mondo che mi affascina, è qui che i miei personaggi trovano vita» <250.
Presto, la tranquillità di Casoli viene infranta dall’incursione aerea dei tedeschi, la scrittrice è di nuovo in preda al terrore: «Sveglia alle 7 stamani, sotto gli aerei che passavano, timore, bombe vicine. La pacifica quiete di questi giorni, di questo ritorno a me stessa è guastata da questo timore!» <251.
L’insicurezza e la precarietà dei primi giorni da profuga non arrestano la volontà di scrivere di de Céspedes né modificare la sua abitudine di proporsi continuamente le nuove considerazioni. Presa dalla propria vena poetica, la scrittrice ragiona sul «rapporto tra realtà oggettiva e soggettiva nonché la possibilità per il romance di sopravvivere al cospetto dei drammatici avvenimenti di una storia in fieri di cui tutti e tutte si sentivano attori e testimoni» <252, come lei commenta nel diario: “Ho molta voglia di scrivere, gran voglia di scrivere. Il romanzo, il racconto per N[uova] Antologia, il pezzo sugli aeroplani. Mi piace viaggiar sola, e scrivere quando viaggio sola. Lo scrittore inventa, arricchisce, soprattutto descrive le cose come le vede lui, non come le vedono tutti. Ha detto Wilder <253 che solo i santi e i poeti capiscono un poco, qualche volta, la vita. Ma scrivere di quel che s’è visto con un testimone, è difficile. Bisognerebbe che questi non leggesse mai. Altrimenti sembra già d’immaginare i suoi occhi ironici: non era veramente così, questi scrittori sono esagerati, senza capire che era così soltanto, lui non lo vedeva”. <254
Il diario tace dal 7 ottobre e ricomincia il 12 ottobre quando de Céspedes è ormai a Torricella, dopo la fuga con le tre sorelle Ricci <255, riparata nella capanna di Maria Tilli. Franco è malato («È la festa di Franco. È malato. Qui, accanto a me, rosso in viso, con 39° di febbre» <256). Essendo la data in cui Alba avrebbe firmato le carte dell’annullamento del primo matrimonio, la scrittrice si rincresce di dover rinunciare all’opportunità di sposare Franco: «A quest’ora i giudici sono andati già a letto, anche gli avvocati sono andati già a letto poveracci, avranno detto, oppure meno male: ma qualcosa è deciso e noi non lo sappiamo, non lo sapremo che tra un mese forse» <257. Tuttavia, non può apprendere quello che succede fuori del paesetto: «Le comunicazioni sono interrotte, Roma è lontanissima, solo a piedi si può andare e venire da Roma: tanti anni di progresso, treni, elettrotreni, littorine, e oggi, ecco di nuovo si vedono viaggiatori a dorso d’asino, arrivare in paese, sospinti dalla guerra, impauriti dalla guerra, sfuggenti con visi pavidi ai manifesti e alle ordinanze» <258.
Trovatasi in condizioni materiali di estrema povertà, la scrittrice riflette sulla vita benestante che possedeva a Roma prima della fuga, si sente inadeguata a questo modo di vivere così facile: «Penso a via Duse, spesso, e tutto quanto è nella mia casa, comodità, preziosità, letto rosa, giornata di nervi, insomma, tutto mi sembra ingiustificato, immeritato, la vera vita è questa che altra gente simile a noi patisce, senza sapere com’è fatta la vita più facile e comoda» <259.
Il contatto con la realtà rurale d’Abruzzo sprona de Céspedes alle nuove invenzioni letterarie, sembra che non esaurisca mai quella sua ardente voglia di osservare, di scrivere e di raccontare: «Inesauribile voglia di scrivere» <260. Nel frattempo, presta molta attenzione alle donne, spesso disgraziate e spregiate, che aveva conosciuto durante la sua permanenza da esule.
[NOTE]
239 Don Luigi Rondin, Diario 1931-1948, Vicenza, Neri Pozza, 1994, cit., pp. 310-311.
240 Ibid.
241 Alba de Céspedes, Diario, 15 settembre 1943, ore 22, in Laura Di Nicola, Diari di guerra di Alba de Céspedes, cit., p. 192.
242 Lettera di Alba de Céspedes a Laura Bertini, Napoli, 7 maggio 1944 (FAeAM, FAdC, 1.3.1, serie “Corrispondenza”, sottoserie “Familiare”).
243 Alba de Céspedes, Diario, 15 settembre 1943, ore 22, in Laura Di Nicola, Diari di guerra di Alba de Céspedes, cit., p. 192.
244 Ivi, p. 193.
245 Alba de Céspedes, Diario, 17 settembre [1943], ore 11, in Laura Di Nicola, Diari di guerra di Alba de Céspedes, cit., p. 194.
246 Ibid.
247 Lettera di Alba de Céspedes a Laura Bertini, Napoli, 7 maggio 1944 ((FAeAM, FAdC, 1.3.1, serie “Corrispondenza”, sottoserie “Familiare”).
248 Ibid.
249 Alba de Céspedes, Diario, Casoli, 28 settembre [1943], ore 13, in Laura Di Nicola, Diari di guerra di Alba de Céspedes, cit., p. 195.
250 Ivi, p. 196.
251 Alba de Céspedes, Diario, 6 ottobre [1943], ore 17, in Laura Di Nicola, Diari di guerra di Alba de Céspedes, cit., p. 199.
252 Lucia De Crescenzio, La necessità della scrittura. Alba de Céspedes tra Radio Bari e «Mercurio» (1943-1948), cit., p. 43.
253 Thornton Niven Wilder, nato a Madison 17 aprile 1897, è stato un drammaturgo e scrittore statunitense vincitore di tre premi Pulitzer: uno per il romanzo Il ponte di San Luis Rey e due per il teatro inoltre ottenne il National Book Award per L’ottavo giorno (The Eight Day) nel 1968.
254 Alba de Céspedes, Diario, 6 ottobre [1943], ore 17, in Laura Di Nicola, Diari di guerra di Alba de Céspedes, cit., p. 199.
255 Sono Maddalena, Francesca e Annunziata Ricci.
256 Alba de Céspedes, Diario, Torricella, 12 ottobre 1943, ore 23, in Laura Di Nicola, Diari di guerra di Alba de Céspedes, cit., p. 200.
257 Ibid.
258 Ibid.
259 Alba de Céspedes, Diario, 12 ottobre 1943, ore 23, Torricella, in Laura Di Nicola, Diari di guerra di Alba de Céspedes, cit., p. 201.
260 Ibid.
Yuan Yao, La libertà e l’amore sono illusioni? Impegni e tentativi di Alba de Céspedes per la Resistenza civile e la costruzione della nuova cultura italiana del secondo dopoguerra, Tesi di dottorato, Università Ca’ Foscari – Venezia, 2023#1943 #Abruzzo #AlbaDeCéspedes #diario #fascisti #guerra #ottobre #partigiani #Roma #settembre #tedeschi #YuanYao
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nel podcast ‘la finestra di antonio syxty’: dialogo con niccolò scaffai su “prima dell’oggetto” (déclic, 2025)
https://open.spotify.com/episode/0mCWUv2zVv8oM9uZbli6C5
Il libro: https://www.declicedizioni.it/prodotto/prima-delloggetto/
Antonio Syxty in conversazione con Marco Giovenale e Niccolò Scaffai.
Se c’è un libro che si è stufato sia della poesia sia del narrare usuale, e che va in senso opposto, è questo: si muove verso il senza verso e si interroga sulla fuga caotica delle cose e delle narrazioni, come alice che non capisce le corse del bianconiglio ma si secca pure di seguirlo. il lettore non deve però spaventarsi di questo smarrimento. potrà confidare in alcune chiavi, rammentando:
– che quasi tutto si svolge a Roma, ossessivamente richiamata: e tanto il richiamare quanto il suo oggetto danno sul barocco, con conseguente eco lontana di erotía;
– che una sfumante prima parte del libro si abbandona al flusso fonico del discorso, toccando solo leggermente la sostanza di storie e microstorie;
– che detto flusso si cristallizza pian piano in quasi-racconto, e allora affiorano figure precise, anche se spesso poi si sfaldano, si dissipano;
– che a sfarinarsi è tanto il linguaggio quanto il reale già sotto scacco e fuori fuoco, come per un’apocalisse nascosta in ogni pixel del quadro.cliccare per accedere
#primadelloggetto #declic #scritturadiricerca #scritturediricerca #prosa #prosabreve #prosainprosa #niccoloscaffai #antoniosyxty #marcogiovenale
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«Not Even The “Tech Bros” Want Their Own “Tech”» — «Nemmeno i Techbro Vogliono la propria Tecnologia»
https://www.youtube.com/watch?v=a-YVtACnfWA
A proposito dei ricchi e motivi per odiarli, ho trovato questo video che spiega quanto la situazione è greve con la Valle del Silicio… o meglio, ciò che un tempo era il posto del silicio e oggi è diventato il posto dello schifo, il quartier generale di centinaia di signori del male digitale, per mano dei quali la parola “utente” assume un significato più distante dall’accezione informatica e più vicino a quello con cui gli spacciatori si riferiscono a chi compra le loro schifezze… 😷
I techbro di queste grosse aziende (non nello specifico le FAANG, anche centinaia di “minori”) sono non solo stronzi, in quanto perfettamente consapevoli di contribuire direttamente alla creazione di prodotti e servizi equiparabili a droga, software sempre in qualche modo dannoso per la psiche umana, nonostante sono loro che fanno le decisioni (insomma, parlo più di manager e salcazzi vari, non coloro che scrivono il codice sotto gli ordini dei draghi sputafuoco; anche se, qualora siano molto ricchi anche loro, non saranno risparmiati)… Sono soprattutto giganteschi ipocriti, che in primis si fanno riserve sull’usare la loro stessa tecnologia! 🤮
Il video fa diversi esempi, uno più allucinante dell’altro, ma secondo me il peggiore (cioè, quello che funziona meglio) è il fatto che i techbro restringono questa tecnologia in famiglia, andando dal non usarla a casa fino al bandirla completamente ai figli! Probabilmente molti conoscono quello che all’epoca pareva un caso eclatante, cioè che Steve Jobs non lasciava usare ai suoi figli (piccoli?) iPod e iPad… ma io ignoravo (e penso quasi tutti, altrimenti la società non sarebbe come è oggi) che nel salotto cattivo della California questa fosse praticamente la norma… 😱
…Ma, non solo niente tecnologie smart moderne AI agile connection cloud touch ai figli, ma addirittura niente in generale… neanche a scuola: li mandano in istituti di primo e secondo grado che costano più di una fottuta università (ricchi di merda) e dove, a differenza di qualsiasi scuola per persone normali, per i figli del popolo e non di un élite dei miei coglioni, tutto viene fatto senza alcuna tecnologia, perché si ritiene (forse non a torto, stando alle statistiche) che evitarla completamente porti più pro che contro nell’ambito dell’istruzione. E se è davvero così come si pensa, è gravissimo, perché vorrebbe dire (come se non ci fossero già altre mille conferme a riguardo, vabbé) che tutta la storiella delle pari opportunità sotto il nostro sistema economico, che ognuno può “farsi da sé”, è una stronzata colossale: i bambini non hanno margine di manovra, e non sono loro che scelgono se andare ad una scuola per ricchi dove imparano veramente, o una normale dove si brainrottano. 😫
Ora, io personalmente spero che questi bambini non stiano totalmente a secco di tecnologia, perché sarebbe triste… cioè spero abbiano almeno un 3DS per fare il gaming e magari foto e video, e quantomeno un PC a casa per rovinarsi già in tenera età con il coding, o fare un server Minecraft, o creare siti web, non lo so… Però, a parte la mia opinione personale, la situazione è oggettivamente vomitevole. Questi ricchi bastardi, che sono per esempio capi di social network (come uno di Facebook nel video), non lasciano usare il social ai figli non per i motivi soliti e giusti del tipo di “è pieno di pedofili” (cosa a cui risponderei di sistemare la moderazione, merde!), o che dovrebbero tenere d’occhio cosa ci fanno sopra ma non hanno tempo… glieli vietano per la struttura in sé: perché queste piattaforme sono fatte apposta, come sappiamo, per causare assuefazione. 😶
Io, come sempre, non ho parole. Questi minchioni sanno perfettamente i danni che il loro “lavoro” causa alla società, e invece di cambiare rotta se ne fottono — ma, non quando si tratta delle persone a loro care. Un comportamento immorale e sociopatico a dire poco… e io, veramente, non so come devo fare ancora a vivere in un mondo così terribile, visto che la gente non si sveglia e quindi fare una rivoluzione a livello mondiale, che è l’unica rivoluzione che funzionerebbe, è praticamente impossibile. 😭😭😭
#IT #tech #technology #ricchi #rich #techbro #techbros #UpperEchelon
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«Not Even The “Tech Bros” Want Their Own “Tech”» — «Nemmeno i Techbro Vogliono la propria Tecnologia»
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A proposito dei ricchi e motivi per odiarli, ho trovato questo video che spiega quanto la situazione è greve con la Valle del Silicio… o meglio, ciò che un tempo era il posto del silicio e oggi è diventato il posto dello schifo, il quartier generale di centinaia di signori del male digitale, per mano dei quali la parola “utente” assume un significato più distante dall’accezione informatica e più vicino a quello con cui gli spacciatori si riferiscono a chi compra le loro schifezze… 😷
I techbro di queste grosse aziende (non nello specifico le FAANG, anche centinaia di “minori”) sono non solo stronzi, in quanto perfettamente consapevoli di contribuire direttamente alla creazione di prodotti e servizi equiparabili a droga, software sempre in qualche modo dannoso per la psiche umana, nonostante sono loro che fanno le decisioni (insomma, parlo più di manager e salcazzi vari, non coloro che scrivono il codice sotto gli ordini dei draghi sputafuoco; anche se, qualora siano molto ricchi anche loro, non saranno risparmiati)… Sono soprattutto giganteschi ipocriti, che in primis si fanno riserve sull’usare la loro stessa tecnologia! 🤮
Il video fa diversi esempi, uno più allucinante dell’altro, ma secondo me il peggiore (cioè, quello che funziona meglio) è il fatto che i techbro restringono questa tecnologia in famiglia, andando dal non usarla a casa fino al bandirla completamente ai figli! Probabilmente molti conoscono quello che all’epoca pareva un caso eclatante, cioè che Steve Jobs non lasciava usare ai suoi figli (piccoli?) iPod e iPad… ma io ignoravo (e penso quasi tutti, altrimenti la società non sarebbe come è oggi) che nel salotto cattivo della California questa fosse praticamente la norma… 😱
…Ma, non solo niente tecnologie smart moderne AI agile connection cloud touch ai figli, ma addirittura niente in generale… neanche a scuola: li mandano in istituti di primo e secondo grado che costano più di una fottuta università (ricchi di merda) e dove, a differenza di qualsiasi scuola per persone normali, per i figli del popolo e non di un élite dei miei coglioni, tutto viene fatto senza alcuna tecnologia, perché si ritiene (forse non a torto, stando alle statistiche) che evitarla completamente porti più pro che contro nell’ambito dell’istruzione. E se è davvero così come si pensa, è gravissimo, perché vorrebbe dire (come se non ci fossero già altre mille conferme a riguardo, vabbé) che tutta la storiella delle pari opportunità sotto il nostro sistema economico, che ognuno può “farsi da sé”, è una stronzata colossale: i bambini non hanno margine di manovra, e non sono loro che scelgono se andare ad una scuola per ricchi dove imparano veramente, o una normale dove si brainrottano. 😫
Ora, io personalmente spero che questi bambini non stiano totalmente a secco di tecnologia, perché sarebbe triste… cioè spero abbiano almeno un 3DS per fare il gaming e magari foto e video, e quantomeno un PC a casa per rovinarsi già in tenera età con il coding, o fare un server Minecraft, o creare siti web, non lo so… Però, a parte la mia opinione personale, la situazione è oggettivamente vomitevole. Questi ricchi bastardi, che sono per esempio capi di social network (come uno di Facebook nel video), non lasciano usare il social ai figli non per i motivi soliti e giusti del tipo di “è pieno di pedofili” (cosa a cui risponderei di sistemare la moderazione, merde!), o che dovrebbero tenere d’occhio cosa ci fanno sopra ma non hanno tempo… glieli vietano per la struttura in sé: perché queste piattaforme sono fatte apposta, come sappiamo, per causare assuefazione. 😶
Io, come sempre, non ho parole. Questi minchioni sanno perfettamente i danni che il loro “lavoro” causa alla società, e invece di cambiare rotta se ne fottono — ma, non quando si tratta delle persone a loro care. Un comportamento immorale e sociopatico a dire poco… e io, veramente, non so come devo fare ancora a vivere in un mondo così terribile, visto che la gente non si sveglia e quindi fare una rivoluzione a livello mondiale, che è l’unica rivoluzione che funzionerebbe, è praticamente impossibile. 😭😭😭
#IT #tech #technology #ricchi #rich #techbro #techbros #UpperEchelon
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«Not Even The “Tech Bros” Want Their Own “Tech”» — «Nemmeno i Techbro Vogliono la propria Tecnologia»
https://www.youtube.com/watch?v=a-YVtACnfWA
A proposito dei ricchi e motivi per odiarli, ho trovato questo video che spiega quanto la situazione è greve con la Valle del Silicio… o meglio, ciò che un tempo era il posto del silicio e oggi è diventato il posto dello schifo, il quartier generale di centinaia di signori del male digitale, per mano dei quali la parola “utente” assume un significato più distante dall’accezione informatica e più vicino a quello con cui gli spacciatori si riferiscono a chi compra le loro schifezze… 😷
I techbro di queste grosse aziende (non nello specifico le FAANG, anche centinaia di “minori”) sono non solo stronzi, in quanto perfettamente consapevoli di contribuire direttamente alla creazione di prodotti e servizi equiparabili a droga, software sempre in qualche modo dannoso per la psiche umana, nonostante sono loro che fanno le decisioni (insomma, parlo più di manager e salcazzi vari, non coloro che scrivono il codice sotto gli ordini dei draghi sputafuoco; anche se, qualora siano molto ricchi anche loro, non saranno risparmiati)… Sono soprattutto giganteschi ipocriti, che in primis si fanno riserve sull’usare la loro stessa tecnologia! 🤮
Il video fa diversi esempi, uno più allucinante dell’altro, ma secondo me il peggiore (cioè, quello che funziona meglio) è il fatto che i techbro restringono questa tecnologia in famiglia, andando dal non usarla a casa fino al bandirla completamente ai figli! Probabilmente molti conoscono quello che all’epoca pareva un caso eclatante, cioè che Steve Jobs non lasciava usare ai suoi figli (piccoli?) iPod e iPad… ma io ignoravo (e penso quasi tutti, altrimenti la società non sarebbe come è oggi) che nel salotto cattivo della California questa fosse praticamente la norma… 😱
…Ma, non solo niente tecnologie smart moderne AI agile connection cloud touch ai figli, ma addirittura niente in generale… neanche a scuola: li mandano in istituti di primo e secondo grado che costano più di una fottuta università (ricchi di merda) e dove, a differenza di qualsiasi scuola per persone normali, per i figli del popolo e non di un élite dei miei coglioni, tutto viene fatto senza alcuna tecnologia, perché si ritiene (forse non a torto, stando alle statistiche) che evitarla completamente porti più pro che contro nell’ambito dell’istruzione. E se è davvero così come si pensa, è gravissimo, perché vorrebbe dire (come se non ci fossero già altre mille conferme a riguardo, vabbé) che tutta la storiella delle pari opportunità sotto il nostro sistema economico, che ognuno può “farsi da sé”, è una stronzata colossale: i bambini non hanno margine di manovra, e non sono loro che scelgono se andare ad una scuola per ricchi dove imparano veramente, o una normale dove si brainrottano. 😫
Ora, io personalmente spero che questi bambini non stiano totalmente a secco di tecnologia, perché sarebbe triste… cioè spero abbiano almeno un 3DS per fare il gaming e magari foto e video, e quantomeno un PC a casa per rovinarsi già in tenera età con il coding, o fare un server Minecraft, o creare siti web, non lo so… Però, a parte la mia opinione personale, la situazione è oggettivamente vomitevole. Questi ricchi bastardi, che sono per esempio capi di social network (come uno di Facebook nel video), non lasciano usare il social ai figli non per i motivi soliti e giusti del tipo di “è pieno di pedofili” (cosa a cui risponderei di sistemare la moderazione, merde!), o che dovrebbero tenere d’occhio cosa ci fanno sopra ma non hanno tempo… glieli vietano per la struttura in sé: perché queste piattaforme sono fatte apposta, come sappiamo, per causare assuefazione. 😶
Io, come sempre, non ho parole. Questi minchioni sanno perfettamente i danni che il loro “lavoro” causa alla società, e invece di cambiare rotta se ne fottono — ma, non quando si tratta delle persone a loro care. Un comportamento immorale e sociopatico a dire poco… e io, veramente, non so come devo fare ancora a vivere in un mondo così terribile, visto che la gente non si sveglia e quindi fare una rivoluzione a livello mondiale, che è l’unica rivoluzione che funzionerebbe, è praticamente impossibile. 😭😭😭
#IT #tech #technology #ricchi #rich #techbro #techbros #UpperEchelon