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#opinione — Public Fediverse posts

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  1. Nel 1970 gli umori di destra sembrano prendere il sopravvento nella magistratura

    Contemporaneamente crescono, nell’ambito di Md, le divisioni fra le varie anime della corrente, nella misura in cui una parte dei suoi aderenti tende a rendere più radicali istanze di sinistra <50. L’occasione per la scissione viene dalla presa di posizione della corrente sull’arresto, avvenuto il 25 novembre del 1969, e successiva condanna <51 del direttore responsabile del quotidiano Potere operaio, Francesco Tolin, socialista, a causa di alcuni articoli pubblicati. L’assemblea di Md, riunita a Bologna, approva una delibera in cui esprime preoccupazione per «il clima di intimidazione particolarmente pesante verso determinati settori politici…» <52 e per la libertà di stampa, con toni, in realtà, piuttosto pacati <53. Ma l’ordine del giorno, che provoca le dimissioni del sostituto procuratore Vittorio Occorsio, titolare dell’inchiesta su Tolin, viene subito attaccato da Mi e dall’Umi che accusano Md di interferire contro
    un processo in corso. In breve l’incidente diviene l’occasione per una chiarificazione e circa la metà degli aderenti di Md (fra cui il suo prestigioso leader Beria d’Argentine) decidono di lasciare la corrente per costituirne una nuova, presto battezzata Giustizia e costituzione e, in seguito, Impegno costituzionale, che accoglie anche una parte di Terzo potere, anch’essa soggetta ad una scissione. Importante, forse decisivo, per far precipitare le divisione di Md l’episodio di piazza Fontana, il 12 dicembre a Milano, che segna anche una «crescente pressione di quei settori politici che non tolleravano l’indirizzo assunto dall’Anm e dal Csm, spingono verso la crisi nell’Anm con la rottura
    della giunta unitaria» <54.
    Dopo il biennio della contestazione e “l’autunno caldo” gli umori di destra sembrano prendere il sopravvento nella magistratura, oltre che in altri settori della società <55 e nelle elezioni del 1970 dell’Anm, Mi ottiene quasi il 45% dei voti (nelle precedenti consultazioni aveva preso il 40%) e ben presto, attraverso un accordo con Terzo potere e Giustizia e costituzione forma una giunta che esclude Md. Anche i tutti i membri del Cms eletti in quota Md decidono di aderire alla scissione del 1969 e quindi la corrente viene di fatto relegata ai margini dei centri di potere della magistratura. In ogni caso la legislatura consigliare 1968-1972 si dimostra sotto più punti di vista decisamente innovativa rispetto a quelle precedenti; fra le iniziative più ricordate vi sono la pubblicazione di una relazione annuale, quella di un massimario circa l’attività disciplinare del Csm, ma anche, molto importante, una serie di circolari per la formazione delle tabelle annuali per la formazione degli uffici giudiziari, per rendere concreto il principio del giudice naturale.
    Un’iniziativa significativa di Magistratura democratica è la raccolta, nel 1970, delle firme per la proposta di un referendum finalizzato all’abolizione di alcuni reati di opinione, in collaborazione con il Psi e il Psiup; i magistrati progressisti cercano la collaborazione del Pci, il quale però si dimostra piuttosto tiepido e non offre un grande aiuto nonostante che quel partito fosse stato quello maggiormente colpito dalle inchieste per reati di opinione; senza l’aiuto dei comunisti il numero necessario di firme non viene raccolto e l’iniziativa fallisce <56.
    Un certo “riflusso” tra i magistrati si conferma in occasione delle elezioni per il Csm del 1972, che vedono Umi e Mi ottenere 13 seggi dei 14 a disposizione, grazie al sistema elettorale maggioritario e ad un’efficace strategia di alleanze <57. Nello stesso 1972 la gestione giudiziaria della strage di piazza Fontana crea un grave conflitto tra l’”alta” magistratura ed i gradi inferiori. Nel mese di ottobre la Corte di Cassazione trasferisce il procedimento da Milano a Catanzaro adducendo ragioni di ordine pubblico; tale atto, anche in virtù delle accese polemiche che erano sorte tra le forze politiche per la conduzione delle indagini da parte delle autorità, che avevano dato la sensazione di cercare i responsabili del grave attentato solo a sinistra (anche contro alcuni indizi in senso contrario), provoca una reazione senza precedenti dei giudici del capoluogo lombardo. Un’assemblea dell’Anm di Milano approva, con un solo voto contrario su oltre duecento, un documento di dura critica nei confronti della decisione della Cassazione. Ne seguirà un procedimento disciplinare ai danni di alcuni magistrati, tra cui Guido Galli, incolpati di aver elaborato il documento.
    Lo scontro tra settori della magistratura caratterizzerà tutti gli anni Settanta e, a questo punto, non si tratta più tanto di un conflitto generazionale, né unicamente tra alta e bassa magistratura, ma più strettamente politico, accompagnando una contrapposizione largamente presente, in generale, nella società italiana. Uno dei problemi fondamentali è quello relativo al ruolo del giudice nella società, se cioè questo debba esservi inserito a pieno titolo, circostanza che gli permetterebbe di comprenderne le dinamiche ed esercitare quel ruolo politico inevitabile nell’esercizio della giurisdizione; oppure se egli debba, in maniera neutrale ed automatica, limitarsi ad essere un mero strumento di applicazione della legge senza alcun ruolo creativo. Il problema ha un peso enorme per il governo della società anche in virtù dell’aumento del ruolo del potere giudiziario nelle società moderne occidentali <58 e che
    si deve all’aumento della complessità delle dinamiche sociali <59. I magistrati delle correnti progressiste sostengono la prima posizione, mentre quelli più legati alla tradizione lo contestano in nome dell’apoliticità del giudice; ma, fanno notare i progressisti, la tesi dell’apoliticità è ipocrita perché nasconde unicamente la volontà di conservazione <60.
    [NOTE]
    50 «Nel 1968 cominciarono a sorgere dei problemi, dei contrasti, principalmente perché si coagulò un gruppo che è difficile definire: la parola extraparlamentare forse è impropria. Alcuni parlavano di cosiddetti cinesi. E questo avvenne in particolare nel gruppo romano. Si cominciò a fare un discorso nella scia della realtà contestativa del paese. La contestazione venne quasi ipostatizzata come elemento principe per uno sviluppo e ciò anche all’interno della magistratura» S. Pappalardo, Gli iconoclasti. Magistratura Democratica nel quadro dell’Associazione Nazionale Magistrati, Franco Angeli, Milano, 1987. Pag. 206
    51 Dopo un processo per direttissima in cui il pubblico ministero era Vittorio Occorsio, che negli anni successivi si occuperà di inchieste su Ordine nuovo.
    52 Vedi R. Canosa e P. Federico, La magistratura in Italia. Cit, Pag. 379.
    53 Anche in considerazione del fatto che l’arresto di Tolin provoca le proteste di gran parte degli organi di stampa, non escluso il telegiornale della Rai. Vedere Pappalardo. Gli iconoclasti. Magistratura Democratica nel quadro dell’Associazione Nazionale Magistrati. Cit. Pag. 230.
    54 E. Bruti Liberati, “La magistratura dall’attuazione della Costituzione”. Cit. Pag. 177.
    55 Sintomatico del desiderio diffuso in alcuni settori moderati di ridurre l’influenza della magistratura progressista è, per esempio, l’intervento di Mario Cervi: «Resta la realtà di una magistratura che ha rinunciato al prestigio carismatico del passato, che non si chiude più nella torre d’avorio […] ma che […] rischia di essere inquinata da ciò che di deteriore esiste nella vita italiana […] Non è accettabile il passaggio da una liturgia giudiziaria solenne e lenta […] ad una liturgia giudiziaria affidata a sacerdoti che discutono molto, enunciano tesi popolari e magari populiste ma, alla fine dei conti, danno al cittadino un servizio altrettanto lento […] il caso Tolin ha messo allo scoperto l’inconciliabilità tra il comportamento di una minoranza di estrema sinistra che condivide ed esalta le posizioni di una parte politica e la volontà della maggioranza dei magistrati» M. Cervi, “Malessere nella magistratura”, Corriere della Sera del 23 dicembre 1969.
    56 V. Zagrebelsky, “La magistratura ordinaria dalla Costituzione ad oggi”. Cit. Pag. 774.
    57 E. Bruti Liberati, “La magistratura dall’attuazione della Costituzione”. Cit. Pag. 189.
    58 N. Tate e T. Vallinder (a cura di), The Global Expansion of Judicial Power, New York University Press, New York.
    59 Pizzorno individua cinque ragioni principali per l’aumento del peso del giudice: «a)l’accresciuta partecipazione del giudice alla creazione della legge; b) l’accresciuta tendenza degli organi legislativi e amministrativi a delegare a quelli giurisdizionali decisioni delicate, che si ritiene possano comportare conseguenze negative per i rappresentanti eletti; c) l’allargamento dell’accesso dei cittadini alla giustizia per risolvere controversie che tradizionalmente venivano risolte da autorità sociali o amministrative: nella famiglia, nella scuola, nelle professioni, nelle istituzioni globali, e così via (è quello che gli americani chiamano espansione del due process); d) l’istituzione, in gran parte delle democrazie europee – che per due secoli l’avevano respinto come estraneo alla loro concezione del modo in cui si forma il diritto – del controllo di costituzionalità delle leggi da parte di uno speciale organo giurisdizionale; e) l’apparire e espandersi nella pratica che, per analogia con l’istituto del controllo di costituzionalità, proporrei di chiamare “controllo di correttezza politica” – o forse più pungentemente “controllo di virtù” – da parte della magistratura: è questo l’aspetto più difficile da circoscrivere, ma anche di maggior interesse per quanto riguarda il caso italiano». A. Pizzorno, Il potere dei giudici. Stato democratico e controllo della virtù, Laterza, Bari-Roma, 1998. Pag. 12.
    60 Oggi il dibattito appare superato e le tesi legate al ruolo neutrale del magistrati sono state largamente abbandonate.
    Edoardo M. Fracanzani, Le origini del conflitto. I partiti politici, la magistratura e il principio di legalità nella prima Repubblica (1974-1983), Tesi di dottorato, Sapienza – Università di Roma, 2013

    #1969 #1970 #1972 #abolizione #AdolfoBeriaDiArgentine #ANM #conservazione #correnti #Costituzione #CSM #democratica #destra #EdoardoMFracanzani #elezioni #giustizia #libertà #magistratura #MI #opinione #progressisti #reati #scissione #stampa #TerzoPotere #UMI #VittorioOccorsio
  2. Nel 1970 gli umori di destra sembrano prendere il sopravvento nella magistratura

    Contemporaneamente crescono, nell’ambito di Md, le divisioni fra le varie anime della corrente, nella misura in cui una parte dei suoi aderenti tende a rendere più radicali istanze di sinistra <50. L’occasione per la scissione viene dalla presa di posizione della corrente sull’arresto, avvenuto il 25 novembre del 1969, e successiva condanna <51 del direttore responsabile del quotidiano Potere operaio, Francesco Tolin, socialista, a causa di alcuni articoli pubblicati. L’assemblea di Md, riunita a Bologna, approva una delibera in cui esprime preoccupazione per «il clima di intimidazione particolarmente pesante verso determinati settori politici…» <52 e per la libertà di stampa, con toni, in realtà, piuttosto pacati <53. Ma l’ordine del giorno, che provoca le dimissioni del sostituto procuratore Vittorio Occorsio, titolare dell’inchiesta su Tolin, viene subito attaccato da Mi e dall’Umi che accusano Md di interferire contro
    un processo in corso. In breve l’incidente diviene l’occasione per una chiarificazione e circa la metà degli aderenti di Md (fra cui il suo prestigioso leader Beria d’Argentine) decidono di lasciare la corrente per costituirne una nuova, presto battezzata Giustizia e costituzione e, in seguito, Impegno costituzionale, che accoglie anche una parte di Terzo potere, anch’essa soggetta ad una scissione. Importante, forse decisivo, per far precipitare le divisione di Md l’episodio di piazza Fontana, il 12 dicembre a Milano, che segna anche una «crescente pressione di quei settori politici che non tolleravano l’indirizzo assunto dall’Anm e dal Csm, spingono verso la crisi nell’Anm con la rottura
    della giunta unitaria» <54.
    Dopo il biennio della contestazione e “l’autunno caldo” gli umori di destra sembrano prendere il sopravvento nella magistratura, oltre che in altri settori della società <55 e nelle elezioni del 1970 dell’Anm, Mi ottiene quasi il 45% dei voti (nelle precedenti consultazioni aveva preso il 40%) e ben presto, attraverso un accordo con Terzo potere e Giustizia e costituzione forma una giunta che esclude Md. Anche i tutti i membri del Cms eletti in quota Md decidono di aderire alla scissione del 1969 e quindi la corrente viene di fatto relegata ai margini dei centri di potere della magistratura. In ogni caso la legislatura consigliare 1968-1972 si dimostra sotto più punti di vista decisamente innovativa rispetto a quelle precedenti; fra le iniziative più ricordate vi sono la pubblicazione di una relazione annuale, quella di un massimario circa l’attività disciplinare del Csm, ma anche, molto importante, una serie di circolari per la formazione delle tabelle annuali per la formazione degli uffici giudiziari, per rendere concreto il principio del giudice naturale.
    Un’iniziativa significativa di Magistratura democratica è la raccolta, nel 1970, delle firme per la proposta di un referendum finalizzato all’abolizione di alcuni reati di opinione, in collaborazione con il Psi e il Psiup; i magistrati progressisti cercano la collaborazione del Pci, il quale però si dimostra piuttosto tiepido e non offre un grande aiuto nonostante che quel partito fosse stato quello maggiormente colpito dalle inchieste per reati di opinione; senza l’aiuto dei comunisti il numero necessario di firme non viene raccolto e l’iniziativa fallisce <56.
    Un certo “riflusso” tra i magistrati si conferma in occasione delle elezioni per il Csm del 1972, che vedono Umi e Mi ottenere 13 seggi dei 14 a disposizione, grazie al sistema elettorale maggioritario e ad un’efficace strategia di alleanze <57. Nello stesso 1972 la gestione giudiziaria della strage di piazza Fontana crea un grave conflitto tra l’”alta” magistratura ed i gradi inferiori. Nel mese di ottobre la Corte di Cassazione trasferisce il procedimento da Milano a Catanzaro adducendo ragioni di ordine pubblico; tale atto, anche in virtù delle accese polemiche che erano sorte tra le forze politiche per la conduzione delle indagini da parte delle autorità, che avevano dato la sensazione di cercare i responsabili del grave attentato solo a sinistra (anche contro alcuni indizi in senso contrario), provoca una reazione senza precedenti dei giudici del capoluogo lombardo. Un’assemblea dell’Anm di Milano approva, con un solo voto contrario su oltre duecento, un documento di dura critica nei confronti della decisione della Cassazione. Ne seguirà un procedimento disciplinare ai danni di alcuni magistrati, tra cui Guido Galli, incolpati di aver elaborato il documento.
    Lo scontro tra settori della magistratura caratterizzerà tutti gli anni Settanta e, a questo punto, non si tratta più tanto di un conflitto generazionale, né unicamente tra alta e bassa magistratura, ma più strettamente politico, accompagnando una contrapposizione largamente presente, in generale, nella società italiana. Uno dei problemi fondamentali è quello relativo al ruolo del giudice nella società, se cioè questo debba esservi inserito a pieno titolo, circostanza che gli permetterebbe di comprenderne le dinamiche ed esercitare quel ruolo politico inevitabile nell’esercizio della giurisdizione; oppure se egli debba, in maniera neutrale ed automatica, limitarsi ad essere un mero strumento di applicazione della legge senza alcun ruolo creativo. Il problema ha un peso enorme per il governo della società anche in virtù dell’aumento del ruolo del potere giudiziario nelle società moderne occidentali <58 e che
    si deve all’aumento della complessità delle dinamiche sociali <59. I magistrati delle correnti progressiste sostengono la prima posizione, mentre quelli più legati alla tradizione lo contestano in nome dell’apoliticità del giudice; ma, fanno notare i progressisti, la tesi dell’apoliticità è ipocrita perché nasconde unicamente la volontà di conservazione <60.
    [NOTE]
    50 «Nel 1968 cominciarono a sorgere dei problemi, dei contrasti, principalmente perché si coagulò un gruppo che è difficile definire: la parola extraparlamentare forse è impropria. Alcuni parlavano di cosiddetti cinesi. E questo avvenne in particolare nel gruppo romano. Si cominciò a fare un discorso nella scia della realtà contestativa del paese. La contestazione venne quasi ipostatizzata come elemento principe per uno sviluppo e ciò anche all’interno della magistratura» S. Pappalardo, Gli iconoclasti. Magistratura Democratica nel quadro dell’Associazione Nazionale Magistrati, Franco Angeli, Milano, 1987. Pag. 206
    51 Dopo un processo per direttissima in cui il pubblico ministero era Vittorio Occorsio, che negli anni successivi si occuperà di inchieste su Ordine nuovo.
    52 Vedi R. Canosa e P. Federico, La magistratura in Italia. Cit, Pag. 379.
    53 Anche in considerazione del fatto che l’arresto di Tolin provoca le proteste di gran parte degli organi di stampa, non escluso il telegiornale della Rai. Vedere Pappalardo. Gli iconoclasti. Magistratura Democratica nel quadro dell’Associazione Nazionale Magistrati. Cit. Pag. 230.
    54 E. Bruti Liberati, “La magistratura dall’attuazione della Costituzione”. Cit. Pag. 177.
    55 Sintomatico del desiderio diffuso in alcuni settori moderati di ridurre l’influenza della magistratura progressista è, per esempio, l’intervento di Mario Cervi: «Resta la realtà di una magistratura che ha rinunciato al prestigio carismatico del passato, che non si chiude più nella torre d’avorio […] ma che […] rischia di essere inquinata da ciò che di deteriore esiste nella vita italiana […] Non è accettabile il passaggio da una liturgia giudiziaria solenne e lenta […] ad una liturgia giudiziaria affidata a sacerdoti che discutono molto, enunciano tesi popolari e magari populiste ma, alla fine dei conti, danno al cittadino un servizio altrettanto lento […] il caso Tolin ha messo allo scoperto l’inconciliabilità tra il comportamento di una minoranza di estrema sinistra che condivide ed esalta le posizioni di una parte politica e la volontà della maggioranza dei magistrati» M. Cervi, “Malessere nella magistratura”, Corriere della Sera del 23 dicembre 1969.
    56 V. Zagrebelsky, “La magistratura ordinaria dalla Costituzione ad oggi”. Cit. Pag. 774.
    57 E. Bruti Liberati, “La magistratura dall’attuazione della Costituzione”. Cit. Pag. 189.
    58 N. Tate e T. Vallinder (a cura di), The Global Expansion of Judicial Power, New York University Press, New York.
    59 Pizzorno individua cinque ragioni principali per l’aumento del peso del giudice: «a)l’accresciuta partecipazione del giudice alla creazione della legge; b) l’accresciuta tendenza degli organi legislativi e amministrativi a delegare a quelli giurisdizionali decisioni delicate, che si ritiene possano comportare conseguenze negative per i rappresentanti eletti; c) l’allargamento dell’accesso dei cittadini alla giustizia per risolvere controversie che tradizionalmente venivano risolte da autorità sociali o amministrative: nella famiglia, nella scuola, nelle professioni, nelle istituzioni globali, e così via (è quello che gli americani chiamano espansione del due process); d) l’istituzione, in gran parte delle democrazie europee – che per due secoli l’avevano respinto come estraneo alla loro concezione del modo in cui si forma il diritto – del controllo di costituzionalità delle leggi da parte di uno speciale organo giurisdizionale; e) l’apparire e espandersi nella pratica che, per analogia con l’istituto del controllo di costituzionalità, proporrei di chiamare “controllo di correttezza politica” – o forse più pungentemente “controllo di virtù” – da parte della magistratura: è questo l’aspetto più difficile da circoscrivere, ma anche di maggior interesse per quanto riguarda il caso italiano». A. Pizzorno, Il potere dei giudici. Stato democratico e controllo della virtù, Laterza, Bari-Roma, 1998. Pag. 12.
    60 Oggi il dibattito appare superato e le tesi legate al ruolo neutrale del magistrati sono state largamente abbandonate.
    Edoardo M. Fracanzani, Le origini del conflitto. I partiti politici, la magistratura e il principio di legalità nella prima Repubblica (1974-1983), Tesi di dottorato, Sapienza – Università di Roma, 2013

    #1969 #1970 #1972 #abolizione #AdolfoBeriaDiArgentine #ANM #conservazione #correnti #Costituzione #CSM #democratica #destra #EdoardoMFracanzani #elezioni #giustizia #libertà #magistratura #MI #opinione #progressisti #reati #scissione #stampa #TerzoPotere #UMI #VittorioOccorsio
  3. Sirene antiaeree in lontananza, tarweedeh palestinese rivisitata in inni di sfida, blues orientali che virano in trip hop fumoso. Da “هون” (Qui) a “Reminiscence”, un disco che denuncia l’abisso del Libano.

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    #laxxvora #ONR #opinione #ad2026

    laxxvora.info/2026/01/25/nuovi

  4. l maggior pregio di questa sequenza-non-sequenza è proprio la magia nel transitare da un momento ad un altro senza quasi che te ne accorga.

    [al link 🤔]

    #laxxvora #ONR #opinione #ad2026

    laxxvora.info/2026/01/17/una-c

  5. l maggior pregio di questa sequenza-non-sequenza è proprio la magia nel transitare da un momento ad un altro senza quasi che te ne accorga.

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  6. Cavillare sulla strage di Piazza Fontana

    Il terrorismo italiano, come sottolineato in precedenza, è peculiare rispetto ad altre forme terroristiche contemporanee. Lo scontro invase la scena politica, sociale privata e pubblica, dalla fine degli anni Sessanta ai primi anni Ottanta. Nei primi anni Settanta, la debolezza dell’esecutivo di fronte alle tensioni della società apparve in tutta la sua chiarezza ed evidenza non solo nelle frequenti crisi di governo, ma anche nel modo in cui fu affrontato il primo manifestarsi del terrorismo politico <98.
    Il primo atto terroristico, che mise in luce l’incapacità di risolvere il caso, fu l’attentato del 12 Dicembre del 1969: gli apparati dello Stato fornirono prova della loro incertezza e inconcludenza che furono messe sotto accusa dall’opinione pubblica e dalla stampa di sinistra, la quale individuò nell’estrema destra fascista la matrice politica dell’attentato e denunciò le pesanti responsabilità dei servizi di sicurezza nel deviare le indagini verso un’improbabile pista anarchica. La pista “imboccata” dagli inquirenti all’indomani degli attentati fu quella appunto quela anarchica: le prime indicazioni vennero dagli apparati statali, i governanti le recepirono, gran parte della stampa e della televisione le rilanciarono, amplificandole, verso l’opinione pubblica che in maggioranza ci credette, almeno agli inizi <99.
    Con il tempo la pista anarchica si rivelò fallace e si affermò la pista neofascista. La svolta in tal senso è collocabile nel 1972, tre anni dopo la strage. Tra le tante ipotesi giudiziarie, giornalistiche e storiografiche ventilate intorno all’impostazione delle indagini su Piazza Fontana, la sussistenza di un presunto patto segreto e inconfessabile tra due “cordate” capeggiate rispettivamente dal Presidente della Repubblica Saragat e dal Ministro degli Esteri Moro “è quella che più concerne le altre sfere politico-istituzionali e che al contempo, sarebbe anche il fondamentale motivo dell’impunità dei responsabili della strage”. <100
    In un volume uscito nell’Ottobre del ’78, intitolato “Il segreto della Repubblica”, fu esposta per la prima volta l’idea che la verità su Piazza Fontana, prima manifestazione di terrorismo, sia stata celata mediante un “informale ma ferreo patto del silenzio tra le massime istituzioni, concordato il 23 Dicembre del 1969”. <101 L’opera in questione fu riscoperta negli anni Novanta dal giudice istruttore Guido Salvini e da allora ha riscosso maggiore interesse e veri e propri consensi. Il “Segreto della Repubblica” consisterebbe in un compromesso tra due ampie aree politiche, una autoritaria e quasi filo-golpista e una più cauta e non disponibile a ridurre gli spazi di democrazia <102.
    La prima aerea faceva capo a Saragat mentre la seconda a Moro e l’accordo tra i due avrebbe previsto elezioni anticipate che avrebbero dovuto propiziare la fine del centro sinistra e i ritorno al centrismo e, in cambio Moro avrebbe rinunciato a dirottare le indagini relative alla Strage di Piazza Fontana dalla pista anarchica alla pista fascista. In questa maniera, la verità sulla strage fu sacrificata <103.
    Il volume “Il segreto della Repubblica” fu pubblicato dopo il 1978 e riguardo al cruciale colloqui tra Saragat e Moro nel Dicembre del 1969 non vi era nessun documento. “Nessuno è tanto pazzo da rimproverare il presidente Saragat degli attentati, ma l’intera sinistra italiana sostiene che la sua strategia della tensione ha indirettamente incoraggiato l’estrema destra ad andare verso il terrorismo. È stato nel Luglio del 1969 che Saragat ha provocato la scissione dei socialisti italiani: la famosa coalizione di centro-sinistra crollò, lasciando la Dc di Rumor sola, in un governo di minoranza nel bel mezzo dell’uragano dell’autunno caldo. Le motivazioni di Saragat nel causare la scissione erano sottili: per risolvere la crisi si sarebbero indette nel nuovo anno le elezioni durante le quali la paura del comunismo avrebbe spazzato via la forte sinistra della Dc distruggendo le ipotesi di una coalizione con il Pci. La previsione non funzionò poiché il Pci emerse come il partito dell’ordine, lungi dall’incoraggiare il caos”. <104
    Le forze politiche, all’indomani dell’attentato si espressero a caldo sull’accaduto e le opinioni furono discordanti, come era prevedibile. Nelle prime ventiquattro ore, a livello nazionale, quasi tutti si astennero da prese di posizione sull’identità degli stragisti a Milano. La sera del 12 dicembre del 1969, il consiglio provinciale approvò a maggioranza un documento che perentoriamente definiva “nazifascista” la matrice degli attentati <105. La direzione nazionale della Dc dichiarò che gli attentati esplosivi furono “il risultato di una predicazione della violenza come metodo e come fine nei rapporti sociali”. <106 Alla sorpresa per l’inaudita gravità dell’episodio si accompagnava un’ammissione di
    disorientamento: “Nessuno riesce a trovare una qualche spiegazione che abbia un minimo sentore di logica, anche di logica aberrante e distorta”. <107 A Montecitorio, i liberali non formularono sospetti in alcuna direzione e puntualizzarono che “troppo a lungo si era tollerata in Italia non tanto una predica teorica della violenza, quanto l’educazione concreta alla violenza”. <108 Altrettanto agnostici furono i repubblicani, secondo i quali le bombe costituirono “l’allargamento di una situazione” <109 sempre più problematica. “Per i socialdemocratici, gli atti proditori scaturivano dall’intendimento di turbare un’evoluzione civile e sociale meritoria: la lotta di classe era un atto di civiltà e andava mantenuta nell’ambito del sistema democratico”. <110 Le immediate reazioni dimostrarono che esse non furono affatto un segnale convenuto tra politici e assassini per poi procedere alla repressione della protesta sociale. Da destra, missini e monarchici sostennero che il governo non tutelava il paese dalla dilagante sovversione di sinistra e che “a debolezza segue violenza e strage”. <111
    Dopo ripetute indagini e ripetute ipotesi, il giudicato definitivo addossò la strage di Piazza Fontana agli ordinovisti padovani, tuttavia, la strage, non è mai stata rivendicata da Ordine Nuovo.
    L’intuizione giusta della sinistra che la strage fosse stata eseguita dalla destra era guastata dalla visione semplicistica che si aveva di quest’ultima. La sinistra era convinta che tutti i fascisti fossero “servi dei padroni” e agissero come loro braccio armato. Essa ignorava l’esistenza di un fascismo anticapitalistico, antiborghese, antioccidentale e indisponibile al compromesso con le potenze che avevano debellato l’Italia. Tradizionalmente, il problema di come fosse considerata dall’opinione pubblica la condotta degli apparati statali, è stato trattato dagli storici con riferimento alla sinistra e, in particolare, a quella parte di essa che giustificò le proprie violenze presentandole alla stregua di risposte a uno Stato stragista <112. Mentre l’opinione pubblica, nei primi tempi, poteva solo supporre che fossero scattate protezioni nei confronti degli anarchici, i veri stragisti sapevano che la strage non era attribuibile a essi. Tra le varie ipotesi, i sostenitori della teoria di una “strage di Stato” non furono innocui e contribuirono a creare una risposta terroristica e violenta in quanto: “Coperture e apparati deviati sono cose gravissime, ma per parlare di terrorismo di Stato bisognerebbe dimostrare o almeno ipotizzare che un ceto dirigente di governo o una sua parte significativa abbiano pianificato stragi e assassinii. Terrorismo di stato è il nazismo, naturalmente. Sono Stalin, il regime militare argentino, i colonnelli greci. Ma deve avere una regia politica, istituzionale. E invece in Italia la formula è ripetuta con disinvoltura. Non ha senso rifletterci ora”. <113
    Se lo Stato è un assassino e addirittura pianifica stragi, ne segue che la risposta violenta è legittima. L’erronea percezione dei sostenitori della teoria della strage di Stato va attribuita essenzialmente a loro stessi. L’idea che lo Stato fosse complice dello stragismo influì finanche su quei terroristi neofascisti i quali si batterono contro di essa, come dimostrano il caso di Vinciguerra e della coppia formata da Fioravanti e Mambro (appartenenti ai Nar). Quest’ultima ammetterà: “Eravamo cresciuti con l’idea, anzi con la paranoia, che a destra ci fossero infiltrazioni e addirittura agenti provocatori, proprio perché eravamo stanchi di sentir dire che i fascisti erano in combutta con i poliziotti, che erano il braccio armato del potere, abbiamo fatto tutto l’opposto, abbiamo risposto a modo nostro a quelle teorie che erano solo teorie tra l’altro, ci siamo cascati in pieno”. <114
    Pertanto la percezione di uno Stato che non facesse giustizia, produsse all’estrema destra effetti non meno perniciosi di quelli prodotti a sinistra, con l’unica differenza che per quanto concerne la destra, il discorso era strettamente legato al comportamento degli apparati statali dopo la strage di Piazza Fontana e non alla progettazione ed esecuzione di essa. Su questo terreno “del dopo strage”, lo Stato ha di che rimproverare se stesso, quindi entro questi limiti, è parzialmente responsabile dell’immagine che diede <115.
    Tra i disordini e le violenze, attentati dinamitardi, larghi margini d’impunità per gli autori dei reati, ripetute crisi di governo e peggioramento della situazione economica, all’inizio degli anni Settanta l’Italia diede “l’impressione di una società che fosse sul punto di crollare”. <116
    [NOTE]
    98 G. Sabatucci, V. Vidotto, Storia contemporanea. Il Novecento, Laterza, Roma-Bari, 2011, p. 341.
    99 V. Satta, I nemici della Repubblica: storia degli anni di piombo, Rizzoli, Milano, 2016, p. 179.
    100 Ivi, p.
    180.
    101 Ibidem.
    102 Ivi, p. 160.
    103 W. Rubini, Il segreto della Repubblica, Selone, Milano, 2005, p. 119.
    104 V. Satta, I nemici della Repubblica: storia degli anni di piombo, Rizzoli, Milano, 2016, p. 204.
    105 Rea, Le bombe di Milano, Rizzoli, Milano p. 69.
    106 V. Satta, I nemici della Repubblica: storia degli anni di piombo, Rizzoli, Milano, 2016, p. 204.
    107 Ibidem.
    108 Ibidem.
    109 Ibidem.
    110 Ivi, p. 205.
    111 Ibidem.
    112 Ivi, p. 268.
    113 Intervista rilasciata a Gian Guido Vecchi e pubblicata con il titolo Strage di Stato? Corriere della Sera, 2008.
    114 Intervista rilasciata a Zavoli per il programma La notte della Repubblica.
    115 V. Satta, I nemici della Repubblica: storia degli anni di piombo, Rizzoli, Milano, 2016, p.265.
    116 S. Tarrow, Democrazia e disordine, Laterza, Roma-Bari, 1990, p. 269.
    Benedetta Lorenzale, L’impatto delle forze antisistema sul sistema politico italiano negli anni di piombo, Tesi di Laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno Accademico 2017-2018

    #12 #1969 #1972 #1978 #anticomunismo #apparati #BenedettaLorenzale #destra #dicembre #fontana #indagini #ipotesi #milano #Moro #opinione #piazza #pubblica #Saragat #segreti #Stato #terrorismo

  7. Esempio di logica del #complottista: "la mia #opinione è un fatto, se mi chiedi prove mi offendi"
    Pare un post scherzo, ma sottende un problema serio. L' #ipsedixit o fallacia di #Aristotele applicata alle #bufale.
    Tizio scrive una affermazione assurda. Tizio deve provarla. Tizio trasforma l'affermazione in un plebiscito sul valore del #guru di turno come persona o, facendosi guru egli stesso, personalizza lo scontro. Se #unovaleuno, la mia falsità vale come la tua verità, insomma

  8. Esempio di logica del #complottista: "la mia #opinione è un fatto, se mi chiedi prove mi offendi"
    Pare un post scherzo, ma sottende un problema serio. L' #ipsedixit o fallacia di #Aristotele applicata alle #bufale.
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  9. Esempio di logica del #complottista: "la mia #opinione è un fatto, se mi chiedi prove mi offendi"
    Pare un post scherzo, ma sottende un problema serio. L' #ipsedixit o fallacia di #Aristotele applicata alle #bufale.
    Tizio scrive una affermazione assurda. Tizio deve provarla. Tizio trasforma l'affermazione in un plebiscito sul valore del #guru di turno come persona o, facendosi guru egli stesso, personalizza lo scontro. Se #unovaleuno, la mia falsità vale come la tua verità, insomma

  10. Esempio di logica del #complottista: "la mia #opinione è un fatto, se mi chiedi prove mi offendi"
    Pare un post scherzo, ma sottende un problema serio. L' #ipsedixit o fallacia di #Aristotele applicata alle #bufale.
    Tizio scrive una affermazione assurda. Tizio deve provarla. Tizio trasforma l'affermazione in un plebiscito sul valore del #guru di turno come persona o, facendosi guru egli stesso, personalizza lo scontro. Se #unovaleuno, la mia falsità vale come la tua verità, insomma

  11. Ahhh, i #gamer, brutta razza. I #videogiocatori, che cosa #terribile. Ecco, ora, se non avete scrollato oltre dal disgusto al solo leggere queste parole, posso andare al dunque. 😈️

    Negli ultimi giorni, praticamente tutte le persone che hanno preso questa brutta via nella loro vita sono #impazzite per un #giochino che si chiama #Palworld, ma non significa “mondo delle palle”. Tuttavia, ci sono #accuse a destra e a manca proprio riguardo le palle… le potenziali #palle che gli sviluppatori sembrano raccontare riguardo la #legittimità #intellettuale del gioco! 🧠️

    La #questione deriva dal fatto che molti dei “pal”, gli “amichetti” #animali che si trovano in questo #gioco, somigliano veramente fin troppo a quelli che invece sono #Pokémon, esistenti da secoli nell’omonima #serie. E si, io mi trovo d’accordo con il giudizio di questa parte di #Internet: paiono veramente #copiati spiccicati certi; ragà, per favore, ma vi pagano perché voi li difendiate, ‘sti #sviluppatori, o fate gli avvocati del diavolo a gratis? 🥱️

    Questo video rappresenta come vedo io le #questioni internettiane sull’argomento.

    Ovviamente, la mia #opinione è #morale, non #legale. Sto dicendo che secondo me hanno #copiato spudoratamente tutta l’estetica, le forme, e in parte la filosofia (poi per il resto ha effettivamente #meccaniche innovative, per questo sono tutti fissati), ma non conoscendo quasi per nulla questo specificissimo campo della #legge sul #copyright, non posso menare accuse legali, e francamente non ne ho voglia, non ci guadagno nulla. Tuttavia, a qualcuno dei piani alti tutta questa #storia non sta piacendo granché, e questo qualcuno ha infatti dichiarato di voler #investigare la vicenda. Ovviamente, parlo di #ThePokemonCompany… che si è comportata in modo buffo, dicendo “ah si, abbiamo ricevuto domande riguardo un gioco di un’altra azienda“… è chiaro che non vogliono accuse per diffamazione manco loro. 💫️

    https://www.youtube.com/watch?v=B5Upc-1aNIM

    Ne approfitto per raccontarvi una roba: anche io, come tutti, ho scoperto questo Palworld solo l’altro giorno, anche se pare fosse stato annunciato moooolti anni fa. A vedere solo screenshot, qualche notizia, e così via, l’ho reputato ganzo. Però poi, appena ho provato a vedere qualche gameplay, mi è salita veramente la noia, la scocciatura, e ora la smetto con il trascrivere le mie emozioni che altrimenti mi risalgono. Non so se sia questo #videogioco in particolare, che forse percepisco come un #OpenWorld troppo dispersivo come molti altri, però riflettevo sul fatto che questa è una cosa che mi capita relativamente spesso: un gioco mi sembra figo a vederne foto e descrizioni, però poi quando lo vedo veramente lo trovo #scocciante. Forse dovrei provarlo io, oltre che vedere come sono gli altri g*mer a provarlo, però, pur avendo già il link magnetico sotto mano, non ho né lo spazio su disco né la voglia in testa per poterlo fare. #Pazienza, amen, continuerò a giocare ai retrogames. 👾️

    https://octospacc.altervista.org/2024/01/27/poveri-pokemon-sparati-a-morte/

    #accuse #animali #copiati #copiato #copyright #gamer #giochino #gioco #impazzite #intellettuale #Internet #investigare #legale #legge #meccaniche #morale #OpenWorld #opinione #palle #Palworld #pazienza #questione #questioni #scocciante #serie #storia #sviluppatori #terribile #ThePokemonCompany #videogiocatori #videogioco

  12. Ahhh, i #gamer, brutta razza. I #videogiocatori, che cosa #terribile. Ecco, ora, se non avete scrollato oltre dal disgusto al solo leggere queste parole, posso andare al dunque. 😈️

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    Questo video rappresenta come vedo io le #questioni internettiane sull’argomento.

    Ovviamente, la mia #opinione è #morale, non #legale. Sto dicendo che secondo me hanno #copiato spudoratamente tutta l’estetica, le forme, e in parte la filosofia (poi per il resto ha effettivamente #meccaniche innovative, per questo sono tutti fissati), ma non conoscendo quasi per nulla questo specificissimo campo della #legge sul #copyright, non posso menare accuse legali, e francamente non ne ho voglia, non ci guadagno nulla. Tuttavia, a qualcuno dei piani alti tutta questa #storia non sta piacendo granché, e questo qualcuno ha infatti dichiarato di voler #investigare la vicenda. Ovviamente, parlo di #ThePokemonCompany… che si è comportata in modo buffo, dicendo “ah si, abbiamo ricevuto domande riguardo un gioco di un’altra azienda“… è chiaro che non vogliono accuse per diffamazione manco loro. 💫️

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    Ne approfitto per raccontarvi una roba: anche io, come tutti, ho scoperto questo Palworld solo l’altro giorno, anche se pare fosse stato annunciato moooolti anni fa. A vedere solo screenshot, qualche notizia, e così via, l’ho reputato ganzo. Però poi, appena ho provato a vedere qualche gameplay, mi è salita veramente la noia, la scocciatura, e ora la smetto con il trascrivere le mie emozioni che altrimenti mi risalgono. Non so se sia questo #videogioco in particolare, che forse percepisco come un #OpenWorld troppo dispersivo come molti altri, però riflettevo sul fatto che questa è una cosa che mi capita relativamente spesso: un gioco mi sembra figo a vederne foto e descrizioni, però poi quando lo vedo veramente lo trovo #scocciante. Forse dovrei provarlo io, oltre che vedere come sono gli altri g*mer a provarlo, però, pur avendo già il link magnetico sotto mano, non ho né lo spazio su disco né la voglia in testa per poterlo fare. #Pazienza, amen, continuerò a giocare ai retrogames. 👾️

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  14. A me i signori di Propaganda Live, sono scaduti piuttosto "tanto, anzi parecchio". Solo un #opinione @tommi @welikeduel

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  17. Bollettino sì, bollettino no, bollettino bum

    Giusto due righe, tanto per buttarla lì, non aspettatevi qualcosa di approfondito perché ammetto profondissima ignoranza in merito.

    La notizia è che l'infettivologo Bassetti avrebbe espresso la preferenza di vedere il bollettino dei contagi pubblicato non più ogni giorno, bensì una volta a settimana in forma commentata. A sua detta, la modalità di e

    cronostasi.noblogs.org/post/20

    #covid #opinione