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#voto — Public Fediverse posts

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  1. CW: Política, participación ciudadana, consecuencias

    Para empujar la ventana de Overton hacia la izquierda hay que golpear con los dos brazos: votar a opciones a la izquierda del PSOE y mantener la presión en la calle. El sistema electoral y el poder económico juegan en contra, pero cederles el espacio institucional es dar la pelea por perdida.
    #Política #Voto #Responsabilidad #AcciónDirecta #Ciudadanía (2/2)

  2. CW: Política, participación ciudadana, consecuencias

    Para empujar la ventana de Overton hacia la izquierda hay que golpear con los dos brazos: votar a opciones a la izquierda del PSOE y mantener la presión en la calle. El sistema electoral y el poder económico juegan en contra, pero cederles el espacio institucional es dar la pelea por perdida.
    #Política #Voto #Responsabilidad #AcciónDirecta #Ciudadanía (2/2)

  3. Sono consapevole di aprire una discussione rilanciando queste riflessioni di #laviniaMarchetti
    ma ritengo sia utile confrontarsi su questo senza tabù

    "PERCHÉ NON VOTO?

    Me lo avete chiesto in molti, a dire il vero con poco rispetto per una scelta piuttosto elaborata. Ma comprendo il fatto che fin da piccoli ci insegnano come un mantra che "il voto è un diritto e un dovere", "meglio votare che lasciare il governo in mano ai fascisti", "turiamoci il naso", ecc. ecc. . La ragione non è il menefreghismo, e nemmeno la delusione del momento. È una convinzione antica, che affonda le radici nel pensiero libertario, e riguarda il cuore stesso della faccenda: la delega.

    Non votare non significa lavarsene le mani. Errico Malatesta, che di queste cose si intendeva, distingueva con nettezza l’astensione come indifferenza dall’astensione come lotta. La prima è la pigrizia di chi se ne infischia, la seconda è la scelta di chi mette le proprie energie altrove, nel conflitto reale invece che nel suo simulacro. Io appartengo alla seconda schiera. Non voto perché la politica la pratico altrove, in un altro luogo e in un altro modo, tutti i giorni.

    Al fondo del mio rifiuto sta una diffidenza verso il principio di rappresentanza. Delegare vuol dire consegnare a un altro la propria porzione di potere, con la "speranza" che la usi nel mio interesse. Il rappresentante, però, appena eletto risponde al partito e ai poteri che lo tengono in piedi, e a me quasi più niente. Così funziona il "sistema".

    Si obietta che il problema sono i rappresentanti corrotti, e che basterebbe eleggerne di onesti. Magari fosse così semplice. Perfino gli uomini più integri, una volta dentro il meccanismo, ne vengono assorbiti, perché il meccanismo ha una logica propria che non dipende dalle buone intenzioni. Il potere delegato corrompe la delega ben prima ancora di corrompere la persona. Rousseau, che pure non era un anarchico, lo aveva capito due secoli e mezzo fa:

    "Il popolo inglese crede di essere libero, ma si sbaglia di grosso; lo è soltanto durante l’elezione dei membri del Parlamento; appena questi sono eletti, esso torna schiavo, non è più niente".

    EH, MA LA "DEMOCRAZIA"...

    Come puoi rifiutare il voto, mi si dice, se il voto è la democrazia? In questa domanda si nasconde un equivoco storico grande come una casa. La democrazia che gli ateniesi inventarono non somigliava affatto alla nostra. Era diretta, i cittadini decidevano di persona nell’assemblea, e affidava quasi tutte le cariche pubbliche al sorteggio, non all’elezione.

    La ragione era ovvia, e la formulò Aristotele. Estrarre a sorte è democratico, eleggere è aristocratico, perché, in quel caso, l’elezione serve a scegliere i "migliori", e la scelta dei migliori è il principio dell’aristocrazia, non quello dell’uguaglianza. Nella democrazia vera chiunque può governare ed essere governato a turno, e il sorteggio garantisce esattamente questo. Lo storico David Van Reybrouck, nel suo «Contro le elezioni», ricostruisce come il voto sia nato, con le rivoluzioni del Settecento, per selezionare una nuova élite, e come solo più tardi sia stato ribattezzato democrazia. Chiama fondamentalismo elettorale il dogma per cui votare e decidere sarebbero la stessa cosa.
    Van Reybrouck descrive anche la nostra malattia, e la chiama "sindrome da stanchezza democratica", l’entusiasmo per la democrazia che convive con la sfiducia totale verso le sue istituzioni. Quello che chiamiamo democrazia, insomma, è un sistema elettorale e rappresentativo, aristocratico nel congegno e democratico soltanto nel nome. Rifiutare quel congegno non significa rifiutare la democrazia. Significa prenderla sul serio nelle sue declinazioni.

    I CAMBIAMENTI NON NASCONO DENTRO IL "SISTEMA"; SEMMAI IL SISTEMA SI ADEGUA ALLA PRESSIONE DEL FUORI

    I grandi cambiamenti sociali non sono mai nati dentro i parlamenti. Sono nati fuori, nelle strade e nei luoghi di lavoro, e i parlamenti li hanno ratificati soltanto dopo, quando la forza sociale li aveva già imposti.
    La giornata di otto ore non l’ha regalata un deputato, l’hanno strappata gli scioperi, e il suffragio universale l’hanno conquistato le suffragette in galera e gli operai in piazza, non la bontà dei governi. I diritti civili sono arrivati dopo i boicottaggi e le marce, mai prima. Il parlamento, in queste storie, si presenta sempre per ultimo, con il timbro. La leva del cambiamento sta fuori dall’urna, e chi vuole cambiare le cose fa bene a cercarla lì.

    Si dice allora che le riforme, in fondo, passano dal parlamento, ed è vero. Passano però come la presa d’atto di un rapporto di forza deciso altrove. Camillo Berneri, che pagò con la vita la sua coerenza a Barcellona, additava lo Stato come la macchina che assorbe le energie del basso e le restituisce svuotate e addomesticate. Al suo posto immaginava una federazione di comunità che si autogovernano, dal basso verso l’alto, senza un vertice che decida per tutti. Non è un’astrazione da conferenza, è il principio che tiene in piedi una cooperativa o una cassa di mutuo soccorso.

    FARE POLITICA IN PRIMA PERSONA

    Se non delego, è perché la politica la faccio in prima persona, ed è una politica che chiede molto più di una crocetta. È la solidarietà concreta con chi resta indietro, e l’aiuto reciproco che tiene su un quartiere quando lo Stato lo abbandona. Chi vive dentro questa rete di rapporti non sente il bisogno di un rappresentante lontano, perché la sua parte di potere ce l’ha già in mano, e non intende cederla a nessuno.

    La crocetta che si mette una volta a legislatura, al confronto, è il gesto più comodo che ci sia. Non costa niente, e in cambio regala una sensazione preziosa, quella di essere a posto con la coscienza. Ho fatto il mio dovere, si pensa, e ci si può voltare dall’altra parte per un lustro intero. Quella coscienza pulita a buon mercato è proprio ciò che non voglio, perché mi sembra il vero modo di lavarsene le mani.

    OBIEZIONI CLASSICHE. IL MENO PEGGIO E LE ALTRE PAURE

    So già che cosa mi risponderete, perché me lo sento ripetere da anni con le stesse identiche parole. Sono sempre le stesse obiezioni, e nascono tutte dalla stessa radice: la paura travestita da buonsenso.

    • La prima suona così: il sistema adesso è questo, e conviene stare alle regole del gioco che c’è. È la più subdola, perché si limita a constatare. Descrivere una cosa, però, non la rende giusta. Anche la monarchia assoluta era il sistema che c’era, e pareva solida come il cielo sopra la testa, finché una mattina non lo fu più. La schiavitù è stata la normalità per secoli, finché un pugno di persone si è rifiutato di chiamarla "normale". Il sistema è questo non è un argomento, è la prima obbedienza, quella che il potere sogna di sentirsi dire dai governati. La trovo la più pigra fra tutte le rese.

    • La seconda obiezione è la più nobile in apparenza, e la più efficace nel tenerci in riga. Si può dire, in tal senso che le opposizioni nascono per imbrigliare il dissenso. Votiamo il meno peggio, mi dite, o ci ritroveremo i fascisti al governo. La paura la capisco, e non la discuto. La vedo e la denuncio la deriva autoritaria, ma la vedevo anche quando a governare erano i "nostri". Guardiamo come lavora questo ricatto. Il meno peggio ti sa già in pugno, perché sa che temi troppo l’altro per lasciarlo, e un voto che non ha nessun altro posto dove andare è un voto che si incassa senza meritarlo. Così, elezione dopo elezione, il meno peggio scivola verso il peggio con tutto comodo, sicuro che la tua paura gli starà dietro. Questo è il PD. Può fare le peggio aberrazioni, ma tanto gli altri "sono peggio", quindi ci votano comunque.

    Il fascismo non entra quasi mai dalla porta principale, in camicia nera e passo dell’oca. Entra perché il meno peggio, una volta al governo, delude e obbedisce, e abbandona sul terreno una massa di persone tradite, pronte a dare ascolto a chiunque prometta di rovesciare il tavolo. Il centro che governa come la destra non è la diga contro l’estrema destra, ne è il vivaio. Se guardo alla storia, il fascismo serio, non l’hanno mai fermato le schede, l’hanno fermato le organizzazioni operaie e la gente che si difendeva insieme. L’antifascismo è un fatto sociale, non una casella da barrare di tanto in tanto.

    • La terza obiezione mi vuole in colpa, chi non vota consegna il governo agli altri. La respingo. Consegnare il potere è precisamente ciò che fa chi vota, e non chi si astiene, è l’elettore a depositare la propria parte di sovranità nelle mani di un altro per un’intera legislatura. Io quella parte me la tengo, e la spendo di persona, giorno per giorno. Il vero delegante è chi mi rimprovera, non io.

    • Restano le due obiezioni più solenni. Mi si ricorda che per il voto è morta della gente, ed è sacrosanto. Quella gente, però, è morta per il diritto di decidere della propria vita, e quel diritto è molto più grande di una scheda da imbucare una volta a legislatura, lo si onora continuando la lotta dal basso, non affidandola a chi la spegne. Mi si avverte poi che senza rappresentanti verrebbe il caos, e osservo che il caos ce l’abbiamo già adesso, con i rappresentanti al loro posto. Le alternative esistono, dal sorteggio degli antichi alle assemblee di cittadini di oggi, alla solidarietà, all'autorganizzazione, e aspettano soltanto che la finiamo di considerare eterno un sistema che porta appena due secoli sulle spalle.

    Lavinia Marchetti"

    #democraziadelegata #democrazia #voto #nonvoto #votarevslottare

    @politica

  4. Sono consapevole di aprire una discussione rilanciando queste riflessioni di #laviniaMarchetti
    ma ritengo sia utile confrontarsi su questo senza tabù

    "PERCHÉ NON VOTO?

    Me lo avete chiesto in molti, a dire il vero con poco rispetto per una scelta piuttosto elaborata. Ma comprendo il fatto che fin da piccoli ci insegnano come un mantra che "il voto è un diritto e un dovere", "meglio votare che lasciare il governo in mano ai fascisti", "turiamoci il naso", ecc. ecc. . La ragione non è il menefreghismo, e nemmeno la delusione del momento. È una convinzione antica, che affonda le radici nel pensiero libertario, e riguarda il cuore stesso della faccenda: la delega.

    Non votare non significa lavarsene le mani. Errico Malatesta, che di queste cose si intendeva, distingueva con nettezza l’astensione come indifferenza dall’astensione come lotta. La prima è la pigrizia di chi se ne infischia, la seconda è la scelta di chi mette le proprie energie altrove, nel conflitto reale invece che nel suo simulacro. Io appartengo alla seconda schiera. Non voto perché la politica la pratico altrove, in un altro luogo e in un altro modo, tutti i giorni.

    Al fondo del mio rifiuto sta una diffidenza verso il principio di rappresentanza. Delegare vuol dire consegnare a un altro la propria porzione di potere, con la "speranza" che la usi nel mio interesse. Il rappresentante, però, appena eletto risponde al partito e ai poteri che lo tengono in piedi, e a me quasi più niente. Così funziona il "sistema".

    Si obietta che il problema sono i rappresentanti corrotti, e che basterebbe eleggerne di onesti. Magari fosse così semplice. Perfino gli uomini più integri, una volta dentro il meccanismo, ne vengono assorbiti, perché il meccanismo ha una logica propria che non dipende dalle buone intenzioni. Il potere delegato corrompe la delega ben prima ancora di corrompere la persona. Rousseau, che pure non era un anarchico, lo aveva capito due secoli e mezzo fa:

    "Il popolo inglese crede di essere libero, ma si sbaglia di grosso; lo è soltanto durante l’elezione dei membri del Parlamento; appena questi sono eletti, esso torna schiavo, non è più niente".

    EH, MA LA "DEMOCRAZIA"...

    Come puoi rifiutare il voto, mi si dice, se il voto è la democrazia? In questa domanda si nasconde un equivoco storico grande come una casa. La democrazia che gli ateniesi inventarono non somigliava affatto alla nostra. Era diretta, i cittadini decidevano di persona nell’assemblea, e affidava quasi tutte le cariche pubbliche al sorteggio, non all’elezione.

    La ragione era ovvia, e la formulò Aristotele. Estrarre a sorte è democratico, eleggere è aristocratico, perché, in quel caso, l’elezione serve a scegliere i "migliori", e la scelta dei migliori è il principio dell’aristocrazia, non quello dell’uguaglianza. Nella democrazia vera chiunque può governare ed essere governato a turno, e il sorteggio garantisce esattamente questo. Lo storico David Van Reybrouck, nel suo «Contro le elezioni», ricostruisce come il voto sia nato, con le rivoluzioni del Settecento, per selezionare una nuova élite, e come solo più tardi sia stato ribattezzato democrazia. Chiama fondamentalismo elettorale il dogma per cui votare e decidere sarebbero la stessa cosa.
    Van Reybrouck descrive anche la nostra malattia, e la chiama "sindrome da stanchezza democratica", l’entusiasmo per la democrazia che convive con la sfiducia totale verso le sue istituzioni. Quello che chiamiamo democrazia, insomma, è un sistema elettorale e rappresentativo, aristocratico nel congegno e democratico soltanto nel nome. Rifiutare quel congegno non significa rifiutare la democrazia. Significa prenderla sul serio nelle sue declinazioni.

    I CAMBIAMENTI NON NASCONO DENTRO IL "SISTEMA"; SEMMAI IL SISTEMA SI ADEGUA ALLA PRESSIONE DEL FUORI

    I grandi cambiamenti sociali non sono mai nati dentro i parlamenti. Sono nati fuori, nelle strade e nei luoghi di lavoro, e i parlamenti li hanno ratificati soltanto dopo, quando la forza sociale li aveva già imposti.
    La giornata di otto ore non l’ha regalata un deputato, l’hanno strappata gli scioperi, e il suffragio universale l’hanno conquistato le suffragette in galera e gli operai in piazza, non la bontà dei governi. I diritti civili sono arrivati dopo i boicottaggi e le marce, mai prima. Il parlamento, in queste storie, si presenta sempre per ultimo, con il timbro. La leva del cambiamento sta fuori dall’urna, e chi vuole cambiare le cose fa bene a cercarla lì.

    Si dice allora che le riforme, in fondo, passano dal parlamento, ed è vero. Passano però come la presa d’atto di un rapporto di forza deciso altrove. Camillo Berneri, che pagò con la vita la sua coerenza a Barcellona, additava lo Stato come la macchina che assorbe le energie del basso e le restituisce svuotate e addomesticate. Al suo posto immaginava una federazione di comunità che si autogovernano, dal basso verso l’alto, senza un vertice che decida per tutti. Non è un’astrazione da conferenza, è il principio che tiene in piedi una cooperativa o una cassa di mutuo soccorso.

    FARE POLITICA IN PRIMA PERSONA

    Se non delego, è perché la politica la faccio in prima persona, ed è una politica che chiede molto più di una crocetta. È la solidarietà concreta con chi resta indietro, e l’aiuto reciproco che tiene su un quartiere quando lo Stato lo abbandona. Chi vive dentro questa rete di rapporti non sente il bisogno di un rappresentante lontano, perché la sua parte di potere ce l’ha già in mano, e non intende cederla a nessuno.

    La crocetta che si mette una volta a legislatura, al confronto, è il gesto più comodo che ci sia. Non costa niente, e in cambio regala una sensazione preziosa, quella di essere a posto con la coscienza. Ho fatto il mio dovere, si pensa, e ci si può voltare dall’altra parte per un lustro intero. Quella coscienza pulita a buon mercato è proprio ciò che non voglio, perché mi sembra il vero modo di lavarsene le mani.

    OBIEZIONI CLASSICHE. IL MENO PEGGIO E LE ALTRE PAURE

    So già che cosa mi risponderete, perché me lo sento ripetere da anni con le stesse identiche parole. Sono sempre le stesse obiezioni, e nascono tutte dalla stessa radice: la paura travestita da buonsenso.

    • La prima suona così: il sistema adesso è questo, e conviene stare alle regole del gioco che c’è. È la più subdola, perché si limita a constatare. Descrivere una cosa, però, non la rende giusta. Anche la monarchia assoluta era il sistema che c’era, e pareva solida come il cielo sopra la testa, finché una mattina non lo fu più. La schiavitù è stata la normalità per secoli, finché un pugno di persone si è rifiutato di chiamarla "normale". Il sistema è questo non è un argomento, è la prima obbedienza, quella che il potere sogna di sentirsi dire dai governati. La trovo la più pigra fra tutte le rese.

    • La seconda obiezione è la più nobile in apparenza, e la più efficace nel tenerci in riga. Si può dire, in tal senso che le opposizioni nascono per imbrigliare il dissenso. Votiamo il meno peggio, mi dite, o ci ritroveremo i fascisti al governo. La paura la capisco, e non la discuto. La vedo e la denuncio la deriva autoritaria, ma la vedevo anche quando a governare erano i "nostri". Guardiamo come lavora questo ricatto. Il meno peggio ti sa già in pugno, perché sa che temi troppo l’altro per lasciarlo, e un voto che non ha nessun altro posto dove andare è un voto che si incassa senza meritarlo. Così, elezione dopo elezione, il meno peggio scivola verso il peggio con tutto comodo, sicuro che la tua paura gli starà dietro. Questo è il PD. Può fare le peggio aberrazioni, ma tanto gli altri "sono peggio", quindi ci votano comunque.

    Il fascismo non entra quasi mai dalla porta principale, in camicia nera e passo dell’oca. Entra perché il meno peggio, una volta al governo, delude e obbedisce, e abbandona sul terreno una massa di persone tradite, pronte a dare ascolto a chiunque prometta di rovesciare il tavolo. Il centro che governa come la destra non è la diga contro l’estrema destra, ne è il vivaio. Se guardo alla storia, il fascismo serio, non l’hanno mai fermato le schede, l’hanno fermato le organizzazioni operaie e la gente che si difendeva insieme. L’antifascismo è un fatto sociale, non una casella da barrare di tanto in tanto.

    • La terza obiezione mi vuole in colpa, chi non vota consegna il governo agli altri. La respingo. Consegnare il potere è precisamente ciò che fa chi vota, e non chi si astiene, è l’elettore a depositare la propria parte di sovranità nelle mani di un altro per un’intera legislatura. Io quella parte me la tengo, e la spendo di persona, giorno per giorno. Il vero delegante è chi mi rimprovera, non io.

    • Restano le due obiezioni più solenni. Mi si ricorda che per il voto è morta della gente, ed è sacrosanto. Quella gente, però, è morta per il diritto di decidere della propria vita, e quel diritto è molto più grande di una scheda da imbucare una volta a legislatura, lo si onora continuando la lotta dal basso, non affidandola a chi la spegne. Mi si avverte poi che senza rappresentanti verrebbe il caos, e osservo che il caos ce l’abbiamo già adesso, con i rappresentanti al loro posto. Le alternative esistono, dal sorteggio degli antichi alle assemblee di cittadini di oggi, alla solidarietà, all'autorganizzazione, e aspettano soltanto che la finiamo di considerare eterno un sistema che porta appena due secoli sulle spalle.

    Lavinia Marchetti"

    #democraziadelegata #democrazia #voto #nonvoto #votarevslottare

    @politica

  5. #Colombia 🇨🇴 | Ojalá el ímpetu con el que se expresó el concejal de Medellín, alias Gury, al solicitar en una sesión de esa corporación bombardear zonas del país donde se votó por Iván Cepeda, no haga eco en las decisiones del nuevo comandante en jefe de las Fuerzas Armadas de Colombia.

    desdeabajo.info/otras-noticias

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    #Voto #Gury #Elecciones

  6. Non mancate oggi alle ore 11 all'appuntamento con la mia rubrica 'Oltre i Confini' su MetropoliRadio.it

    Uno sguardo all' #eurodigitale, in vista del #voto che potrebbe segnare una svolta per il futuro dei pagamenti nell' #UnioneEuropea, tra opportunità, criticità e prospettive.

    Vi aspetto!
    Link per l'ascolto nei commenti

  7. Non mancate oggi alle ore 11 all'appuntamento con la mia rubrica 'Oltre i Confini' su MetropoliRadio.it

    Uno sguardo all' #eurodigitale, in vista del #voto che potrebbe segnare una svolta per il futuro dei pagamenti nell' #UnioneEuropea, tra opportunità, criticità e prospettive.

    Vi aspetto!
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  8. Colombia vota en 1ª vuelta: urnas 8:00-16:00, 41,4 M convocados; Cepeda vs de la Espriella y amplio operativo de seguridad. aidoo.news/noticia/6Xqdpl

    #Politica #Democracia #AmericaLatina #Voto #Seguridad

  9. ...decir de nadie que "vota mal" o que es "tonto por votar X", entonces sí que podemos afirmar que el votante medio español es (conscientemente) mala persona.

    #reflexiones #opiniones #voto #españa #Elecciones

  10. #Colombia 🇨🇴 | Tal vez censuren este artículo sin haberlo leído. Solamente por el título, y por hacer una apología del voto consciente y con criterio y un panegírico, una defensa firme del Pacto Histórico (PH). O por demandar compromiso y coherencia si lo que quieren es una república por la paz y para el pueblo.

    desdeabajo.info/otras-noticias

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    📸: Nelson Cárdenas

    #Elecciones #Voto

  11. Propuestas para impedir la intervención de ICE en los colegios electorales de EE. UU.

    📰 Título original: What's Our Plan to Stop ICE From Stealing the Midterms?

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    #política #elecciones #ice #voto

  12. Un buon cristiano la domenica va a Messa, ma oggi non lo è fino in fondo se non esercita anche il suo diritto-dovere di buon cittadino.

    #referendumGiustizia #voto

  13. "Il voto resta essenziale, ma senza movimenti che lo alimentino prima e lo vigilino dopo, è solo un sigillo su altrui partite."

    #Democrazia #voto #astensionismo #20marzo

    noblogo.org/transit/corpi-inte

  14. "Il voto resta essenziale, ma senza movimenti che lo alimentino prima e lo vigilino dopo, è solo un sigillo su altrui partite."

    #Democrazia #voto #astensionismo #20marzo

    noblogo.org/transit/corpi-inte

  15. Dato il deprimente e dilagante astensionismo italiano, sarebbe una bella idea piazzare i seggi IN MEZZO a posti trafficati come le stazioni, come fanno qui nei Paesi Bassi.

    Tutto colorato e preso bene, così ti senti un po’ un fiacco imbecille se non ti esprimi su chi vuoi ti rappresenti politicamente.

    Poi, non che qui la situazione sia esente da fascismo o retorica reazionaria, però almeno in termini di affluenza lo scenario non è disperato.

    #referendum #voto #astensionismo #politica

  16. Dato il deprimente e dilagante astensionismo italiano, sarebbe una bella idea piazzare i seggi IN MEZZO a posti trafficati come le stazioni, come fanno qui nei Paesi Bassi.

    Tutto colorato e preso bene, così ti senti un po’ un fiacco imbecille se non ti esprimi su chi vuoi ti rappresenti politicamente.

    Poi, non che qui la situazione sia esente da fascismo o retorica reazionaria, però almeno in termini di affluenza lo scenario non è disperato.

    #referendum #voto #astensionismo #politica

  17. ¿Por qué la gente vota al PP? | Opinión

    📰 Título original: ¿Por qué la gente vota al PP? | Opinión

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    #política #pp #voto

  18. ¿Por qué la gente vota al PP? | Opinión

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    #política #pp #voto

  19. Feijóo: Condicionando su voto a la opinión de Julia Otero

    📰 Título original: FEIJÓO PILLADO EN EUROPA VOTANDO A FAVOR DE LA LEY SOLO SI ES SI "JULIA OTERO SENTENCIA CAYETANA"

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    #política #feijóo #europa #voto

  20. La responsabilidad individual ante el voto a partidos de extrema derecha

    📰 Título original: ¿Una buena persona defiende a la ultraderecha?

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    #opinión #ultraderecha #voto #responsabilidad

  21. L’#Ungheria a un bivio: #PeterMagyar sfida #ViktorOrbán con una promessa chiara, rilanciare l’#economia, combattere la #corruzione e restituire #libertà e #trasparenza al Paese. Dopo anni segnati da tensioni politiche e accuse di derive #autoritarie, la #campagnaelettorale si apre come uno #scontro decisivo tra due #visioni opposte di Ungheria. Il 12 aprile non sarà solo un #voto, ma una scelta netta: #continuità o #cambiamento.
    Ne parlo nella newsletter

    @attualita
    dilettafileni1-mrvse.wordpress

  22. Un 58% de la población que votó en territorios indígenas lo hizo por Laura Fernández

    Líderes y vecinos indígenas opinaron sobre lo que posiblemente pesó en la decisión de voto de quienes sí acudieron a las urnas y votaron por el PPSO.
    La entrada Un 58% de la población que votó en territorios indígenas lo hizo por Laura Fernández aparece primero en Semanario Universidad.

    #Elecciones #Impreso #LauraFernández #Metaclaves:Indígenas #PPSO #País #Política #TSE #Voto

    semanariouniversidad.com/pais/

  23. Mayoría de costarricenses que votó desde el extranjero lo hizo por Álvaro Ramos, según datos del TSE

    De los 67.270 electores inscritos en centros de votación habilitados en 42 países, únicamente 12.595 votaron en las elecciones presidenciales del pasado domingo 1 de febrero, registrando un abstencionismo de un 81,28%.
    La entrada Mayoría de costarricenses que votó desde el extranjero [...]

    #Extranjero #LauraFernández #PLN #PPSO #País #TSE #Voto #ÁlvaroRamos #ÚltimaHora

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  24. La mayoría de pobladores de cantones en zonas agropecuarias de todo el país votaron por Laura Fernández

    El sector agro costarricense quiere un diálogo con el nuevo Gobierno y construir puentes para fortalecer al sector y promover el desarrollo en las zonas rurales.
    La entrada La mayoría de pobladores de cantones en zonas [...]

    #Agricultores #Agro #Agropecuario #CNAA #CONARROZ #CorporaciónHortícolaNacional #Elecciones #Impreso #LauraFernández #País #SectorAgrícola #Voto

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  25. Presidenta del TSE hace llamado a la responsabilidad y a frenar “escalada de insultos y de crispación”

    En un discurso que fue ovacionado, Eugenia Zamora pidió a quienes no resultaron ganadores no renunciar “a la crítica democrática y a la vigilancia de los gobernantes”.
    La entrada Presidenta del TSE hace llamado a la responsabilidad y a frenar “escalada de insultos y de crispación” [...]

    #Democracia #Elecciones2026 #EugeniaZamora #País #Política #TSE #Voto #ÚltimaHora

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  26. Pueblo Soberano inscribió 6.222 de los 7.520 miembros juramentados de Juntas Receptoras de Votos, confirmó el TSE

    El TSE afirmó que si en las juntas faltan miembros de otros partidos políticos, el TSE nombra auxiliares que son funcionarios del TSE, y a estos se suman los fiscales de partidos políticos.
    La entrada Pueblo Soberano inscribió 6.222 de los 7.520 miembros ju [...]

    #Elecciones #Elecciones2026 #JuntaReceptoraVotos #PPSO #País #Politiica #TSE #Voto #ÚltimaHora

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  27. Elecciones 2026: Abren los centros de votación en todo el territorio nacional

    La jornada electoral comenzó desde antes de que amaneciera para muchas personas que hoy participan en los comicios nacionales.
    La entrada Elecciones 2026: Abren los centros de votación en todo el territorio nacional aparece primero en Semanario Universidad.

    #Elecciones #Elecciones2026 #JUNTA #País #Política #Voto

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  28. Costarricenses acuden hoy a las urnas a decidir entre el cambio o la continuidad tras campaña marcada por llamado a defender la democracia

    Los comicios han estado marcados por la incertidumbre y la polarización, en medio de un contexto de aumento de la inseguridad y de la penetración del narcotráfico.
    La entrada Costarricenses acuden hoy a las [...]

    #CostaRica #Elecciones #Elecciones2026 #Inseguridad #Narcotráfico #País #Política #RodrigoChaves #TSE #Violencia #Voto

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  29. TSE reimprimió cédulas a 2.000 privados de libertad que estaban sin documento de identidad, de cara a elecciones del domingo

    Tribunal declaró con lugar y resolvió 15 amparos electorales, algunos interpuestos por 50 privados de libertad, que se encontraban sin cédula de identidad.
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    #AltaContención #Cárceles #Cédulas #Elecciones2026 #MáximaSeguridad #País #Política #Presos #PrivadosDeLibertad #TSE #Voto

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  30. TSE: Quienes usen celulares para tomar foto de la papeleta dentro del recinto se arriesgan a que les anulen el voto inmediatamente

    El Tribunal asegura al elector que “puede votar en libertad, puede votar en paz y su voto será secreto”, afirmó la presidenta del TSE Eugenia Zamora.
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    #Celulares #Elecciones #Elecciones2026 #Fotografía #País #Política #Secreto #TSE #Voto

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  31. Colegio de Ciencias Económicas realizará elecciones infantiles

    Colegio de Ciencias Económicas realizará elecciones infantiles
    San José, 29 ene (elmundo.cr) – El Colegio de Ciencias Económicas de Costa Rica (CCECR) realizará este domingo 1.º de febrero sus Elecciones Infantiles, una iniciativa orientada a fomentar desde edades tempranas los valores de la democracia, el voto informado y [...]

    #ColegioDeCienciasEconómicas #CostaRica #Elecciones #EleccionesInfantiles #Voto

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  32. Organizaciones rechazan propuestas que quieren suspender garantías individuales: «No van a ir a botar las puertas a Monterán»

    Las personas participantes en el acto pacífico convocado por movimientos sociales vistieron de blanco, portaron banderas de Costa Rica y entonaron también el Himno Nacional.
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    #ConstituciónPolítica #Elecciones #Elecciones2026 #GarantíasIndividuales #LauraFernández #País #Política #Voto

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  33. TSE reitera que fiscales de partidos políticos tienen prohibido asistir en su voto a adultos mayores o personas con discapacidad

    Las Juntas Receptoras de Votos (JRV) pueden negar el “voto asistido” si consideran que el elector puede votar de manera independiente, y deben denunciar cualquier posible abuso.
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    #AdultosMayores #Discapacidad #Elecciones2026 #Fiscales #PartidosPolíticos #País #Política #TSE #Voto #VotoAsistito #ÚltimaHora

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  34. Llega vigésima Misión de la OEA que observará elecciones del domingo y reportará cualquier irregularidad al TSE

    Los observadores podrán estar durante toda la jornada, incluyendo la apertura de las juntas receptoras de votos y la observación del conteo provisional de votos, si lo estiman pertinente.
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    #Elecciones #Elecciones2026 #Elecciones2026 #MisiónOEA #Observadores #País #Política #TSE #Voto #ÚltimaHora

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  35. Pacientes que están internados en hospitales de la Caja podrán salir a votar este domingo 1 de febrero

    Desde días atrás se coordinaron acciones para que los funcionarios de los hospitales de la Caja también puedan ejercer su derecho al voto el próximo domingo, informó la CCSS. 
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    #CCSS #Elecciones2026 #Hospitales #Pacientes #País #Política #Salud #Voto

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  36. Attenzione che i #sondaggi stessi sono un potenziale mezzo di #manipolazione: spargere l'idea che la battaglia sia vinta facilmente e che il tuo #voto non aggiungerà probabilità di vittoria può scoraggiarti dall' andare a votare e incoraggiare invece chi vota diversamente da te ad andarci.

    È una strategia particolarmente utile quando in realtà la battaglia è piuttosto serrata con entrambe i campi vicini al 50%