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#beni-culturali — Public Fediverse posts

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  1. 🔍 𝗣𝗼𝗺𝗽𝗲𝗶❟ 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗶𝘁𝗼𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗶𝘁𝘁à 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗮: 𝗹𝗮 𝘁𝘂𝘁𝗲𝗹𝗮 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮 𝗱𝗮𝗹 𝗱𝗶𝗴𝗶𝘁𝗮𝗹𝗲

    #Pompei #Archeologia #Cultura #BeniCulturali #Restauro #Innovazione #Tecnologia #Patrimonio #Italia #UNESCO

    ➡️ Tutti i dettagli su Storie & Archeostorie: wp.me/p7tSpZ-cOo

    storiearcheostorie.com/2026/04

  2. Metro C: la Giunta di Roma ha approvato con DGCa 484/2025 la convenzione che ripartisce le competenze per la gestione delle aree museali all’interno della stazione Colosseo, definendo ruoli del MIC e della Sovrintendenza. Una tappa chiave per l’integrazione tra trasporto e valorizzazione del patrimonio.
    👉 odisseaquotidiana.com/2025/12/

    #MobilitàUrbana #MetroC #BeniCulturali

  3. Non solo Niscemi, franano anche i beni culturali

    La frana di Niscemi ed i gravi danni che l’uragano Harry ha prodotto sulle coste orientali di Sicilia, Calabria e Sardegna, non sono certo immaginari. Essi sono, tuttavia, anche espressione metaforica della frana che coinvolge politica e istituzioni, incapaci di adottare strategie di prevenzione dei danni idrogeologici che coinvolgono gran parte dell’Italia. Sono danni strutturali, che […]

    Leggi il resto: https://www.argocatania.it/2026/02/02/non-solo-niscemi-franano-anche-i-beni-culturali/

    #archeologia #BeniCulturali #Kamarina #prevenzioneIdrogeologica #UnioneEuropea

  4. 🧬 𝗣𝗲𝗹𝗹𝗲❟ 𝗶𝗻𝗰𝗵𝗶𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗲 𝗽𝗿𝗲𝗴𝗶𝘂𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼

    🔬Lo studio condotto dall’Università di Bologna sui frammenti di pelle tatuata risalenti all'Ottocento conservati nella Collezione delle Cere Anatomiche "Luigi Cattaneo" offre una prospettiva inedita sulla cultura del XIX secolo

    #archeologia #storiadellamedicina #tatuaggi #beniCulturali #UniversitàdiBologna #Ottocento #musei #ricerca #studi @unibo

    ➡️ Leggi tutti i dettagli su Storie & Archeostorie: wp.me/p7tSpZ-bSK

    storiearcheostorie.com/2026/01

  5. Archeomafia, il maxi-blitz che svela anni di scavi clandestini tra Sicilia e Calabria. Recuperati 10mila reperti | IL VIDEO

    Elena Percivaldi

    All’alba di stamani, 12 dicembre 2025, il movimento coordinato di elicotteri, pattuglie e reparti specializzati ha attraversato simultaneamente la Sicilia, la Calabria e diverse città italiane. In poche ore, la vasta operazione del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale ha portato all’esecuzione di 56 misure cautelari e a un’imponente serie di perquisizioni, smantellando due articolate organizzazioni dedite al saccheggio di siti archeologici e al traffico illecito di reperti.

    Le indagini, nome in codice Scylletium e Ghenos, erano nate separatamente, una in Calabria e l’altra in Sicilia. Hanno però finito per incrociarsi, rivelando una realtà ben più complessa e inquietante: una rete di tombaroli, ricettatori, intermediari e trafficanti legata, in più punti, alle dinamiche della criminalità organizzata.

    Un tessuto criminale con un unico obiettivo: depredare la storia

    La scoperta del collegamento tra i due gruppi ha consentito agli investigatori di ricostruire il funzionamento di un sistema che agiva in modo metodico, quasi industriale. Ogni ruolo era preciso e definito: chi individuava i siti, chi scavava, chi movimentava la merce, chi garantiva l’uscita all’estero dei reperti. A rendere ancora più delicato il quadro sono stati gli indizi raccolti in Calabria, dove la squadra individuata operava con modalità tali da agevolare, secondo gli inquirenti, una cosca di ’ndrangheta attiva nel Crotonese.
    Per la prima volta in modo così evidente, emerge la sovrapposizione tra archeomafia e criminalità organizzata tradizionale: un interesse non certo rivolto verso il valore culturale intrinseco dei reperti, ma verso la redditività di un mercato che, fuori dai circuiti legali, può generare montagne di soldi senza destare sospetti quanto il traffico di droga o di armi.

    Guarda il video

    Calabria: i parchi archeologici sotto assedio

    L’indagine Scylletium, avviata nel 2022 dal Nucleo TPC di Cosenza, ha consentito di documentare una sequenza impressionante di scavi clandestini nei parchi archeologici nazionali di Scolacium, Kaulon e Capo Colonna. Per mesi, gli investigatori hanno registrato movimenti, dialoghi criptati, contatti e sopralluoghi di un gruppo che conosceva perfettamente il territorio e sapeva dove colpire.
    Le intercettazioni rivelano un linguaggio in codice, usato per confondere eventuali controlli: i reperti diventavano “finocchi”, i metal detector “motoseghe”, gli scavi “caffè”. Una consuetudine che mostra quanto questo settore criminale abbia sviluppato un proprio vocabolario, di uso consolidato e ben compreso dagli affiliati.
    Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i promotori dell’organizzazione erano cultori di archeologia privi di scrupoli, capaci di selezionare i punti più ricchi, organizzare spedizioni notturne e smistare il materiale verso canali di ricettazione già rodati. In più occasioni, i tombaroli riuscivano a eludere i controlli grazie alla conoscenza dei percorsi interni ai parchi e a un sistema di comunicazione basato su movimenti brevi, telefoni dedicati e indicazioni essenziali.
    Le modalità d’azione mostrano un territorio in cui gruppi minori di criminalità culturale trovano spazio sotto la tolleranza, esplicita o implicita, di sistemi mafiosi radicati. Non è un fenomeno nuovo, ma l’indagine attuale lo delinea con una nitidezza raramente documentata.

    Sicilia: scavi, ricettazione e una zecca clandestina

    L’indagine Ghenos, coordinata dalla Procura distrettuale di Catania, ha aperto un altro capitolo della stessa storia, ma con dinamiche ancora più articolate. Avviata nel 2021 a seguito dei ripetuti scavi clandestini nell’area di Eraclea Minoa, ha portato alla luce un sistema strutturato su più livelli che operava in Sicilia orientale, Sicilia occidentale e, in almeno due occasioni, anche in Calabria.
    La rete individuata contava diverse squadre specializzate, attive soprattutto nelle province di Catania e Siracusa, capaci di effettuare oltre settanta scavi non autorizzati in siti di straordinaria importanza. I reperti recuperati dalla prima fase dell’inchiesta – circa diecimila pezzi – offrono un quadro impressionante: migliaia di monete antiche, molte delle quali rare o uniche; ceramiche figurate, askos, fibule protostoriche, pesi e materiali litici. La provenienza spaziava da Selinunte a Katane, da Gela a Reggio, dalle città della cuspide settentrionale dell’isola fino a Morgantina e Iaitas.
    Uno degli elementi più sorprendenti è il rinvenimento di una zecca clandestina, attiva nella provincia etnea, dove gli inquirenti hanno individuato stampi, conii, bilancini e rame grezzo pronti per la produzione di monete contraffatte. Il laboratorio era in grado non solo di falsificare monete per truffare collezionisti inconsapevoli, ma anche di “ripulire” vere monete antiche alterandone la patina, così da mascherarne la provenienza illecita.

    Dallo scavo al mercato internazionale: la filiera dell’archeomafia

    Le due indagini mostrano la stessa struttura criminale distribuita su livelli progressivi. Alla base ci sono i tombaroli, spesso conoscitori autodidatti del territorio, talvolta dotati di strumenti sofisticati. Lo scavo clandestino, per sua natura, distrugge stratigrafie e contesti, cancellando informazioni archeologiche per sempre.
    Poco più in alto operano i ricettatori locali, figure chiave capaci di muovere rapidamente il materiale e trovare l’acquirente giusto. Oltre questi, si collocano i trafficanti internazionali che gestiscono esportazioni verso Germania, Regno Unito e altre piazze europee. In alcuni casi, i reperti venivano intercettati già pronti per imbarcarsi verso aste estere, scavalcando ogni normativa italiana ed europea.
    Il danno non è solo economico o culturale, ma identitario. A sparire non sono semplici oggetti, ma frammenti di un racconto collettivo. Ogni scavo clandestino spezza una sequenza storica, priva i territori di testimonianze, impoverisce la ricerca. Il mercato illecito, dal canto suo, trasforma queste testimonianze in merce, cancellandone origine e significato.

    La complessità del fenomeno: gli intrecci tra archeologia e criminalità

    Uno degli aspetti più significativi emersi dalle due inchieste è la capacità delle organizzazioni di operare in maniera coordinata e con un livello sorprendente di specializzazione. L’immagine stereotipata del tombarolo improvvisato lascia il posto a gruppi dotati di strumenti tecnici, conoscenze topografiche e rapporti consolidati con intermediari stranieri.
    Gli investigatori parlano di una vera e propria “archeomafia”, un sistema che richiede competenze specifiche, disponibilità economiche e contatti internazionali. Nel caso calabrese, inoltre, la relazione tra gli scavatori clandestini e la criminalità organizzata aggiunge un elemento ulteriore: la consapevolezza che il traffico di reperti può diventare, per alcune cosche, un ramo redditizio e a basso rischio rispetto ad altre attività illegali.

    Il ruolo centrale delle istituzioni culturali

    Nonostante il quadro allarmante, uno spunto positivo c’è: le indagini mostrano la forza della collaborazione tra forze dell’ordine, procure e istituzioni culturali. I parchi archeologici coinvolti, così come le soprintendenze e le direzioni museali, hanno fornito supporto tecnico, cartografie, dati e consulenze indispensabili per ricostruire la natura e il valore dei reperti sequestrati.
    Ed è proprio grazie a questa cooperazione che è stato possibile ricondurre migliaia di oggetti ai loro contesti originari, stabilire l’autenticità delle monete, valutare la rarità delle emissioni e confrontare i manufatti con i dati delle campagne ufficiali di scavo.

    Un segnale forte (ma purtroppo questa non sarà l’ultima volta)

    L’operazione congiunta di oggi rappresenta di certo una delle risposte più forti e perentorie mai messe in campo contro il traffico illecito di beni culturali in Italia. Tuttavia, la vastità del fenomeno lascia intuire che non sarà l’ultima.
    Il patrimonio archeologico italiano, per estensione e ricchezza, continua ad attirare un mercato nero internazionale difficile da estinguere. Ma la portata dell’intervento, l’ampiezza geografica delle misure cautelari e il valore dei reperti recuperati indicano un cambio di passo nel contrasto alle archeomafie.
    La storia di questa indagine dimostra che la tutela passa tanto dai sistemi investigativi quanto dalla consapevolezza collettiva. Ogni reperto salvato è un frammento di memoria restituito a tutti. E ogni rete di tombaroli smantellata contribuisce a proteggere, almeno in parte, quel patrimonio eccezionale e vastissimo, che il mondo intero ci riconosce come unico. E che in parte si nasconde ancora nel sottosuolo, in attesa di essere (legalmente) riscoperto.

    #archeomafia #beniCulturali #Calabria #CarabinieriTPC #EracleaMinoa #indagineGhenos #indagineScylletium #Kaulon #patrimonioCulturale #repertiArcheologici #scaviClandestini #Scolacium #Sicilia #trafficoIllecito

  6. 🚂🛤️ ⚒️ 🏺 𝗗𝗮𝗹 𝗣𝗶𝗲𝗺𝗼𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗦𝗶𝗰𝗶𝗹𝗶𝗮❟ 𝗱𝗮𝗹𝗹'𝗲𝘁à 𝗱𝗲𝗹 𝗯𝗿𝗼𝗻𝘇𝗼 𝗮𝗶 𝗟𝗼𝗻𝗴𝗼𝗯𝗮𝗿𝗱𝗶: 𝗲𝗰𝗰𝗼 𝗹’𝗔𝘁𝗹𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗿𝗶𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗶 𝗹𝘂𝗻𝗴𝗼 𝗹𝗲 𝗹𝗶𝗻𝗲𝗲 𝗳𝗲𝗿𝗿𝗼𝘃𝗶𝗮𝗿𝗶𝗲

    ➡️ Scopri cosa è stato ritrovato su Storie & Archeostorie e scarica il volume 📖: wp.me/p7tSpZ-bdS

    #Archeolog #GruppoFS #ArcheologiaPreventiva #AtlanteFS #BeniCulturali #Archeologia #Italferr #RFI

    storiearcheostorie.com/2025/11

  7. I musei, il digitale e la generazione Z

    Il volume “Musei digitali e generazione Z. Nuove sfide per nuovi pubblici“, una guida critica ai siti web di alcuni musei italiani e internazionali, curata da Elisa Bonaccini, è oggetto di una nuova intervista realizzata dall’archeologa e saggista Francesca Valbruzzi

    Bonacini, docente di “Valorizzazione digitale in beni museali”, all’Università degli Studi di Bari, studiosa e […]

    Leggi il resto: https://www.argocatania.it/2025/04/11/i-musei-il-digitale-e-la-generazione-z/

    #BeniCulturali #comunicazioneDigitale #FrancescaValbruzzi #generazioneZ #musei #web

  8. LUCCA NELLA MEMORIA

    Lucca nella memoria” raccoglie nella prima parte una selezione di editoriali riguardanti la politica e la cronaca locale dal 1985 al 2013. La seconda parte, invece, datata a partire dal 2011, include una serie di schede realizzate in occasione del censimento degli arredi urbani storici e artistici che l’autore ha tentato di realizzare a partire dal 2014...

    amzn.eu/d/0cGlmqdd

    #Lucca #ArrediUrbani #Conservazione #Restauro #BeniCulturali

  9. Quello che l'articolo non evidenzia è che tutto il materiale presente è distribuito con Licenza Creative Commons 4.0. E come rintracciare (l'URL) tutto ciò ☺️. Ma su qualsiasi motore di ricerca si trova e vale la pena visitarlo, se non altro per scoprire che quel palazzo vecchio in fondo alla strada è qualcosa di più che un vecchio palazzo. Che cos’è il Catalogo Generale dei Beni Culturali online artribune.com/professioni-e-pr #arte #beniculturali #database

  10. Deborah De Angelis, esperta di diritto d'autore e lead di #CreativeCommons Italia, fa il punto sul cammino verso l'#OpenAccess in Italia partendo dall'analisi del recente decreto del Ministero della Cultura sul cosiddetto tariffario delle riproduzioni dei #beniculturali.
    wikimedia.it/news/il-cammino-v

  11. Beni culturali siciliani, il mondo al contrario

    E’ di qualche giorno fa la nomina di un agronomo alla direzione del Parco archeologico di Morgantina e della Villa romana del Casale. Beh, direte voi, se non ci sono archeologi disponibili a ricoprire questo ruolo, ben venga un agronomo.

    In realtà gli archeologi in grado di ricoprire questo ruolo sono già in servizio da diciotto anni nelle sezioni […]

    Leggi il resto: https://www.argocatania.it/2024/06/17/beni-culturali-siciliani-il-mondo-al-contrario/

    #archeologia #ARS #AssessoratoRegionaleAiBeniCulturali #beniArcheologici #BeniCulturali #ConfederazioneItakianaArcheologi #ItaliaNostra #MemoriaEFuturo #RegioneSiciliana

  12. Quando c'era #Ratzinger, potevi dare addosso direttamente alla Chiesa per tanti validi motivi.

    Da quando c'è #Bergoglio, è tutto un "ma sai, la #teologiadellaliberazione… e poi è più di sinistra lui che la sinistra in parlamento…"

    E intanto:
    - #dirittoallaborto che viaggia col freno a mano
    - alternativa all'ora di religione inesistente
    - #8x1000 allo Stato che va comunque ai #beniculturali della Chiesa
    - riassorbimento di tutte le opposizioni provenienti da sinistra.

    Il nemico mimetizzato.

  13. A #Verona un nuovo appuntamento venerdì 20 gennaio per approfondire i temi legati ad #archeologia, #digitalizzazione dei #beniCulturali e situazione legislativa. Iscrizioni aperte in presenza e online fino a domani! @UniVerona wikimedia.it/news/archeologia-

  14. “I #videogiochi sono frutto dell’ingegno creativo – ha dichiarato il Ministro #Franceschini al momento della firma – ed è giusto che, analogamente a quanto avviene per il cinema e l’audiovisivo, possano ricevere un sostegno, se riconosciuti come opere di particolare valore culturale".
    Il comunicato del Ministero dei #BeniCulturali: beniculturali.it/comunicato/20

  15. "L'audizione di ICOM Italia alla 14ª commissione del Senato: proposte per il libero riuso di immagini di #beniculturali con tecnologie digitali".
    icom-italia.org/laudizione-di-

    Grazie @icom_italia per il sostegno al #PubblicoDominio anche nei #musei!

  16. Approvata oggi dalla commissione cultura di @Montecitorio la risoluzione in favore della #LibertàDiPanorama e della promozione dei #beniculturali con licenze libere #CreativeCommons, come in #WLM.

    La formulazione è analoga a quella di cui avevamo scritto:
    wikimedia.it/immagine-vale-piu

  17. #Licenzelibere e riproduzione fotografica dei #beniculturali: qualcosa si muove!
    Una risoluzione, presentata dall’on.le @[email protected] alla VII commissione @[email protected] chiede al Governo di impegnarsi in questa direzione ➡️ wikimedia.it/immagine-vale-piu

  18. Sabato scorso si è svolta la premiazione di #WikiLovesMonuments 2019 Italia. Per noi l’evento non è stato solo occasione per celebrare i vincitori ma anche un momento di riflessione su #libertàdipanorama e valorizzazione #beniculturali. Scopri di più ➡️ wikimedia.it/wiki-loves-monume

  19. La #cultura che va in fumo, distrutta per sempre dalla cupidigia: è il simbolo del #copyright scelto da IFLA.

    L'associazione delle #biblioteche ricorda così l'importanza di preservare i #beniculturali. Nella relazione la discussione su eccezioni #fixcopyright al #SCCR39 WIPO.
    ---
    RT @[email protected]
    In 2008, the collections of Universal Studios burned, destroying up to 175.000 audio master tapes. #Copyright should not stand in the way of #H
    twitter.com/IFLA/status/118665

  20. Siamo orgogliosi anche noi di aver lavorato con @[email protected] ai #DatiAperti su #Wikidata, valorizzando e migliorando i dati sui #beniculturali di @[email protected].
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    RT @[email protected]
    Nel report europeo sugli #OpenData in Italia nel@[email protected] è stata citata come miglior esempio di riuso dei dati aperti. Siamo molto orgog@[email protected] poterli usare in ContrattiPubblici.org e …
    twitter.com/AlessioMelandri/st

  21. “Non viene applicata la legge 4 agosto 2017, n. 124, che consente agli studiosi, nel rispetto del diritto d'autore, di fotografare il materiale di #archivi e #biblioteche purché senza flash e treppiedi”
    agcult.it/2019/01/03/palermo-v

    #beniculturali #PubblicoDominio