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  1. @drmorr lol I didn't know about this, awesome

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    #atuin #atuinwrapped

  2. Letzte Nacht ist es dank #UntilDawn dann doch deutlich später geworden. Ich mag das #interaktive #BMovie. Um richtig #wach zu werden dann erstmal auf den #Balkon. War dann erst beim #Friseur und hab jetzt die Haare schön, anschließend zu #Riccardo um einen #Longfill (frische Buttermilch) und ein Fläschchen #Aroma (Kaffee) zu kaufen. Jetzt wieder Balkon. Das #Foto von unseren #Kornblumen ist von vorhin, aktuell regnet es Bindfäden.

  3. Letzte Nacht ist es dank #UntilDawn dann doch deutlich später geworden. Ich mag das #interaktive #BMovie. Um richtig #wach zu werden dann erstmal auf den #Balkon. War dann erst beim #Friseur und hab jetzt die Haare schön, anschließend zu #Riccardo um einen #Longfill (frische Buttermilch) und ein Fläschchen #Aroma (Kaffee) zu kaufen. Jetzt wieder Balkon. Das #Foto von unseren #Kornblumen ist von vorhin, aktuell regnet es Bindfäden.

  4. Non ho ancora avuto occasione di provare OS/2, ma trovo che abbia una interfaccia molto ricca ma anche snella.
    So che c'è ArcaOS come versione piu moderna, ma sapete se ci sono reimplementazioni open source per fare una prova diretta?

    @computer @[email protected]

    youtube.com/watch?v=Pws0ys2p18s

    #retrocomputing #dos #os2 #os2warp

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  8. Non ho ancora avuto occasione di provare OS/2, ma trovo che abbia una interfaccia molto ricca ma anche snella.
    So che c'è ArcaOS come versione piu moderna, ma sapete se ci sono reimplementazioni open source per fare una prova diretta?

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    #retrocomputing #dos #os2 #os2warp

  9. L’egemonia cattolica nel Veneto determina rapporti di forza peculiari tra la DC e il PCI

    Il Veneto è una regione popolata da piccole città, piccole imprese, agricoltura contadina ed è permeata dalla devozione al cattolicesimo. <35 La chiave di successo della sua economia, che decollò negli anni ’50 per poi svilupparsi negli anni ’60 e raggiungere l’apice negli anni ’70, fu il basso costo del lavoro derivante dall’impegno part time nell’industria e dal lavoro domestico, ossia la cosiddetta “economia sommersa”.
    Alla base della politica del dopoguerra che predominò in Veneto, vi fu il controllo della riproduzione della forza lavoro, dal punto di vista materiale e ideologico, e soprattutto, quello delle condizioni di vita al di fuori della fabbrica. Questo fu possibile dalla frammentazione e dalla dispersione e, conseguentemente, dalla debolezza organizzativa della classe operaia; in secondo luogo, dalla presenza delle istituzioni sociali della Chiesa, una serie di organizzazioni collaterali come le cooperative, le casse di mutuo soccorso, l’Azione Cattolica, tutte facenti capo alla parrocchia, il cuore della vita religiosa.
    Nel 1945 il governo italiano scelse un tipo di sviluppo guidato dalle forze del mercato, specialmente da quello internazionale, garantendo così l’incremento dei consumi interni moderni e la compressione dei salari. Questa modello portò un ritardo allo sviluppo della classe operaia nell’industria, lo spostamento di massa dalla campagna alla città e quindi un rapido sviluppo del terziario e dell’ingrossamento delle fila dei ceti medi, sia in ambito produttivo che in quello distributivo. Il cardine di questo percorso era la mobilità individuale e, quindi, lo sfruttamento proprio delle disuguaglianze nel sistema al fine di incentivare la partecipazione ai profitti che il sistema poteva elargire.
    Considerando che l’Italia faceva parte del blocco occidentale e si trovava sotto la tutela statunitense che impose, nel 1947, l’esclusione dal governo del PCI (il partito che rappresentava la classe operaia), e dall’altro lato, l’apparato produttivo del paese era quello di un paese in via di sviluppo e si basava sull’eccesso di manodopera a basso costo, si capisce perché il governo del tempo abbia optato per questo tipo di modello di sviluppo.
    La svolta che portò alla concretizzazione del miracolo economico del 1958-1962 fu l’attuazione di una politica basata su grandi profitti derivanti dai bassi salari che stimolavano gli investimenti necessari ad assicurare un buon livello di produttività, il quale a sua volta garantiva la crescita, la competitività dell’economia italiana a livello internazionale. Due elementi fondamentali di tale processo furono la produzione industriale di beni di largo consumo a bassa tecnologia e i salari bassi (conseguenza dell’elevato tasso di disoccupazione e della debolezza dei movimenti operai organizzati nel periodo della Guerra Fredda).
    Questo scenario spiega, in un certo modo, il successo del settore della piccola impresa nel Veneto, la quale ha contribuito a mantenere costante il benessere della regione e della piccola industria, dove il lavoro a tempo parziale e il lavoro domestico avevano mantenuto relativamente basso costo della manodopera. Ricordiamo che, oltre al conflitto scatenato dagli uomini se ne aggiunse in quegli anni uno provocato dalla natura <36: nel 1951, una devastante alluvione sconvolse il Polesine, allagando oltre la metà della provincia, causando più di 100 vittime e 180mila sfollati (80 mila persone lascerà la regione per sempre). Mentre nel 1963, una frana dal monte Toc, ai confini tra le province di Pordenone e Belluno, piomba nel lago artificiale creato dalla diga del Vajont; provocando la morte di 1917 persone e distruggendo gli abitati del fondovalle. <37
    Nonostante le guerre e disastri naturali, la capacità e la voglia di ripresa riescono farsi largo. L’avvio vero come detto è degli anni Sessanta, quando il reddito nazionale netto aumenta del 54 per cento, e il risparmio del 170. Nel 1961, le aziende con meno di 100 addetti assorbono il 72 per cento dell’occupazione. È un salto di qualità progressivo anche se rapido: l’operaio che lavorava giorno e notte in fabbrica, un po’ alla volta si mette in proprio diventando imprenditore di successo, scrivendo storie di tante crescite tipicamente venete. A renderlo evidente è il tasso di natalità delle imprese dell’epoca, di gran lunga superiore a quello della crescita occupazionale: segno evidente che molti ex dipendenti hanno deciso di fare il salto di qualità, avviando un’attività autonoma.
    Negli anni Settanta, avviene uno storico sorpasso, gli addetti all’industria hanno superato il fatidico 50 per cento. Se negli anni Sessanta il reddito pro capite del Veneto è stato nettamente inferiore a quello della media nazionale, nel 1970 si verifica l’aggancio, merito di un’industrializzazione che marcia di pari passo con il potere d’acquisto. Inizia, come già annunciato, a decollare anche il settore terziario: una persona su tre, nella popolazione attiva, opera in questo settore. Per il resto dell’economia di questa regione, la seconda parte degli anni Settanta, è quella del grande balzo, con un trend che si dimostrerà costante fino ai primi anni Ottanta.
    Pur la Chiesa subendo negli anni ’70, pressioni di una crescente e generale secolarizzazione, l’amministrazione locale con i suoi provvedimenti, in particolar modo nei settori dell’edilizia e della previdenza sociale, divenne un elemento fondamentale per il conseguimento e il mantenimento dell’egemonia di quel partito che per quasi l’intero dopoguerra governò questa regione, la DC.
    Durante la dittatura, con la soppressione dei partiti e dei principali corpi intermedi, i poteri locali attuano ovunque in Italia forme di “resistenza” e di salvaguardia della propria collocazione nella struttura sociale. <38 Nel Veneto rurale operano in tale direzione fattori specifici, legati al ruolo della Chiesa che sembrano mitigare l’impatto del fascismo sulla società locale. Non si può non notare che, anche in Veneto l’effetto delle politiche di fascistizzazione della società e di formazione delle nuove generazioni concepite da Mussolini per l’intera nazione (con l’aiuto della stampa, radio, scuola e corpi intermedi creati ad hoc), hanno avuto un forte impatto. Infatti, sarebbe errato attribuire al Veneto del primo dopoguerra una cromatura “bianca”, talmente spessa da riemergere, intatta, dopo la caduta del fascismo. <39 Dalla fine dell’Ottocento, oltre all’associazionismo cattolico, compare e si diffonde anche quello di aspirazione socialista: nei primi anni del Novecento in molti centri urbani del Veneto si formano alleanze comprendenti socialisti, radicali e repubblicani che, dando vita alla stagione delle cosiddette giunte bloccarde, spezzano l’egemonia moderata in ambito amministrativo. <40 Una parte dell’associazionismo mutualistico Veneto urbano favorisce il radicamento del Partito socialista nel territorio, secondo un progetto basato sulle trasformazioni di capitale sociale sedimentato nelle associazioni mutualistiche in risorsa politica, mediante la presenza del partito e il controllo del municipio. Il Partito socialista in Veneto si rivela incapace di saldare le proprie lotte nelle campagne, a differenza delle realtà urbane. In Veneto, nel biennio 1919-20 la mobilitazione delle classi subalterne raggiunge livelli ineguagliati. <41 La contrapposizione fra organizzazioni “bianche” e “rosse” pregiudica la possibilità di successo dei contadini, ma rivela l’eterogeneità degli orientamenti politici nel Veneto d’inizio secolo. In Veneto, la devozione dei contadini ha reso possibile l’incapsulamento nella filigrana “bianca” delle plebi rurali mobilitate a seguito della crisi agraria di fine Ottocento. La storia elettorale del Veneto vede emergere il cromatismo “bianco” già agli inizi del Novecento. Ma l’incidenza della frattura città-campagna discrimina l’insediamento elettorale dei cattolici (rurale) da quello dei socialisti (urbano): il bianco, quindi, è dominante solo in campagna. Lungi dal costituire soltanto “una parentesi”, il fascismo modificherà in profondo il profilo politico lasciando sopravvivere, alla sua caduta, solo le realtà organizzative più forti, ossia solo il capitale sociale “bianco”. Per capire le caratteristiche di fondo della subcultura “bianca”, e al contempo, i motivi per i quali essa ha potuto attraversare il fascismo senza esserne sradicata: dobbiamo immaginare una sorta di sfera immutabile, dove vigevano “leggi” stabilite probabilmente attorno al Settecento, custodite dagli uomini di Chiesa che, creavano una specifica cultura paesana, dove contadini e artigiani erano gli attori principali.
    L’apparente immutabilità che sembra caratterizzare il Veneto “bianco” nel passaggio dal fascismo alla democrazia è data dalla centralità della Chiesa nella cultura politica locale e dalla sua capacità di riproporsi quale schermo protettivo nei confronti di qualunque intervento esterno ritenuto pericoloso dalla società locale. Senza più il fascismo e con uno Stato molto diverso da quello scaturito dal Risorgimento nulla più osta alla trasformazione del suo capitale sociale anche in una risorsa politica. È prevalsa l’interpretazione secondo cui in Veneto l’egemonia politica cattolica fosse acquisita fin dal primo dopoguerra. Possiamo sostenere invece che tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento la Chiesa abbia consolidato l’egemonia <42 nei contesti rurali, mentre è solo durante il ventennio fascista, in virtù della libertà di iniziativa ottenuta mediante il compromesso che il regime, che essa riesce a divenire fulcro anche dell’ambiente urbano. Il passaggio attraverso il fascismo può essere identificato come una fase di mutamento del capitale sociale “bianco” sia per effetto dell’annichilimento delle forme organizzative altre e minori ad opera della dittatura, sia in seguito al riposizionamento operato dalla Chiesa nella struttura delle linee di frattura. Con la nascita della DC e la sua posizione dominante nel corso della seconda metà del Novecento la frattura Stato-Chiesa può essere gestita da posizioni molto favorevoli per il Vaticano, che può concentrare la propria forza politica nel proporsi come ancora di salvezza contro il comunismo. Lo spostamento nella struttura delle linee di frattura comporta un cambiamento nelle modalità di azione per la Chiesa: dall’intervento sociale, contro lo Stato liberale e in concorrenza con il movimento socialista fino all’avvento del regime, al controllo del perimetro ideologico in funzione anticomunista nel secondo dopoguerra.
    L’egemonia cattolica nel Veneto determina rapporti di forza peculiari tra la DC e il PCI segnati dal preponderante dominio elettorale della prima sulla seconda, e accompagna la trasformazione di un’area preminentemente rurale in zona ad alta densità di sviluppo industriale di piccola impresa. In Veneto, le fratture connesse alla formazione dello Stato nazionale (centro periferia e Stato-Chiesa), unitamente al cleavage città-campagna, hanno preceduto e contenuto la frattura capitale-lavoro, mentre il conflitto di classe si è manifestato in presenza di forme di controllo sociale capaci di impedirne una riproduzione in termini partitici significativi. <43 Questo incapsulamento della struttura di cleavages prevalenti funziona anche nel dopoguerra, quando la frattura principale diventa quella che contrappone il mondo “bianco” al comunismo, il quale condivide con i “nemici” storici, il “centro” del sistema politico, lo Stato, ma anche “il centro urbano”, l’essere percepito quale minaccia esterna in grado di depauperare la filigrana della società locale. Per almeno i primi decenni del secondo dopoguerra, in Veneto, il criterio decisivo di alleanza sarà il legame tra localismo e la sua cultura prevalente, si vota allo stesso modo della comunità a cui si fa parte e dei suoi leader, senza tener conto della propria posizione economica.44 Il localismo non si traduce in posizioni eversive e pericolose, in quanto la dimensione simbolica e organizzativa della Chiesa danno linfa ad un capitale sociale che garantisce la coesione, l’articolazione, l’aggregazione e la soddisfazione delle domande individuali e collettive (responsiveness) e la presenza della DC assicura l’accesso al sistema politico e il rispetto delle sue regole. <45 Il fattore religioso incide sul piano morale e, su quello dell’integrazione, dell’identità sociale e su quello materiale dell’organizzazione, della rappresentanza e della mediazione con le istituzioni. <46 Negli anni Cinquanta su iniziativa delle ACLI venne svolta un’indagine presso i giovani della provincia di Vicenza, dove emerse la rilevanza di tali elementi, quale la premessa e fondamento degli orientamenti politici nella subcultura “bianca”. <47 Dalla ricerca risulta che nella società veneta di quel periodo, il rapporto con la politica era complesso, come i rapporti di forza elettorali. I partiti considerati come attori non troppo amati né apprezzati, cui vengono attribuiti ruoli ben precisi: la DC appare attenta alla tutela della Chiesa e della libertà, ma indifferente ai problemi di chi lavora; mentre il PCI e PSI figurano come nemici della religione, ma sostenitori dei lavoratori. La religione costituisce la filigrana “bianca” che collega gli orientamenti di fondo, è nel nome della religione che la DC viene legittimata come protagonista delle scelte. L’appartenenza alla Chiesa viene ritenuta una premessa sufficiente per attribuire il consenso ad un partito che pure non gode di molta fiducia. La Chiesa rafforza questo aspetto, grazie alla capacità di gestire e riprodurre un sistema di valori e significati incardinato alla vita quotidiana, all’interno della quale è la stessa istituzione ecclesiastica a fornire alla società una peculiare concezione del mondo. Inoltre, la Chiesa produce anche risorse organizzative e beni materiali (assistenza sociale, sostegno economico e organizzazione territoriale), garantendo così, forme di accountability sociale nei confronti dei governanti, attraverso la pressione svolta dal mondo cattolico locale sui parlamentari veneti e l’opera di mediazione svolta dalle parrocchie, compensa il deficit di responsiveness della DC. <48 Adesione o rifiuto della dimensione religiosa comporta anche appartenenza o antagonismo rispetto ai valori e alle logiche dello sviluppo locale. L’alternativa fra DC e PCI non sembra, per i veneti degli anni Cinquanta, porsi come alternativa fra Chiesa e lavoro, ma fra due modelli di sviluppo differenti.
    Dimensione religiosa e sviluppo territoriale costituiscono aspetti complementari, dai quali la DC attinge risorse di consenso. L’identificazione con la DC si fonda sull’appartenenza alla comunità cattolica, che si riproduce attraverso il contesto locale e familiare egemonizzato dalla Chiesa. <49 Falliscono infatti, vari tentativi di far nascere un partito cattolico fortemente strutturato; la DC è un classico esempio di partito a “istituzionalizzazione debole” <50, nato per legittimazione esterna, che ebbe come sponsor la Chiesa, e sviluppatosi per diffusione territoriale. L’autentica “istituzione forte” quindi, è la Chiesa, con la propria rete associativa, che organizza la società locale e l’attività delle istituzioni amministrative. Si rafforza così, l’idea fortemente radicata nella cultura politica veneta sin dall’Ottocento, secondo cui chi opera a livello del governo locale non svolge un’attività locale, ma amministrativa, entro un contesto nel quale l’attività dell’ente locale si orienta in larga parte al contenimento di interventi e spese e all’appoggio esterno alla rete organizzativa cattolica, soprattutto alle sue strutture creditizie e assistenziali. <51
    [NOTE]
    35 MESSINA, PATRIZIA, et al. Cultura politica, istituzioni e matrici storiche. Padova University Press, 2014.
    36 JORI, FRANCESCO. La storia del Veneto: dalle origini ai nostri giorni. Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2018
    37 JORI, FRANCESCO. La storia del Veneto: dalle origini ai nostri giorni. Edizioni Biblioteca dell’Immagine, 2018
    38 POMBENI P. (1995), La rappresentanza politica, in R. Romanelli (a cura di), Storia dello Stato italiano dall’Unità a oggi, Donzelli, Roma
    39 ALMAGISTI, MARCO. Una democrazia possibile: politica e territorio nell’Italia contemporanea. Carocci, 2016
    40 CAMURRI R. (a cura di) (2000), Il comune democratico. Riccardo Dalle Mole e l’esperienza delle giunte bloccarde nel Veneto giolittiano, Marsilio, Venezia
    41 PIVA FA. (1977), Lotte contadine e origini del Fascismo. Padova-Venezia, 1919-22, Marsilio, Venezia.
    42 RICCAMBONI G. (1992), L’identità esclusa. Comunisti in una subcultura bianca, Liviana, Padova.
    43 DIAMANTI I., RICAMBONI G. (1992), La parabola del voto bianco. Elezioni e società in Veneto, 1946-1992, Neri Pozza, Vicenza
    44 ROKKAN S. (1970), Citizens, Elections, Parties: Approaches to the Comparative Study of the Process of Development, Universitetsforlaget, Oslo (trad. it. Cittadini, elezioni e partiti, il Mulino, Bologna 1982)
    45 ALMAGISTI, MARCO. Una democrazia possibile: politica e territorio nell’Italia contemporanea. Carocci, 2016
    46 DIAMANTI I., PACE E. (1987), Tra religione e organizzazione. Il caso delle ACLI: mondo cattolico, società e associazionismo nel Veneto, Liviana, Padova
    47 DIAMANTI I. (1986), La filigrana bianca della continuità: senso comune, consenso politico, appartenenza religiosa nel Veneto degli anni ’50, in “Venetica, Rivista di Storia contemporanea”
    48 ALMAGISTI, MARCO. Una democrazia possibile: politica e territorio nell’Italia contemporanea. Carocci, 2016
    49 TRIGILIA C. (1986), Grandi partiti e piccole imprese. Comunisti e democristiani nelle regioni a economia diffusa, il Mulino, Bologna
    50 PANEBIANCO A. (1982), Modelli di partito: organizzazione e potere nei partiti politici, il Mulino, Bologna
    51 TRIGILIA C. (1982) La trasformazione delle culture subculture politiche territoriali, in “Inchiesta”
    Simone Spirch, Il Veneto lungo: dalla Serenissima ai giorni nostri, Tesi di laurea, Università degli Studi di Padova, Anno Accademico 2021-2022

    #1945 #1962 #1963 #agricoltura #alluvione #anni #anticomunismo #cattolici #chiesa #Cinquanta #DC #dopoguerra #impresa #industria #localismo #operai #PCI #Piccola #Polesine #PSI #secondo #Settanta #SimoneSpirch #terziario #Vajont #Veneto

  10. ADVANCE PREVIEW: BEYOND REAL #4
    An artist's motivation. June and her friends finally reach the source, a central hub where they are pressured to relinquish their identities and join the ranks of creative automatons. When June dares to resist, she finds herself...
    comiccrusaders.com/advance-pre
    #zack kaplan #Fabiana Mascolo #Toni Fejzula #Vincenzo Riccardi #Dennis Menheere #Jorge Corona #Luana Vecchio #Liana Kangas #vault comics #indie #comic books #advance preview

  11. #Info|| 2 binômes de l'équipe cynotechnique du #SDIS de l'#Hérault ont fait la formation sur la recherche des produits accélérateurs d'#incendie à l'Ecole d'Application de la Sécurité Civile de Valabre Ces 2 chiens peuvent désormais intervenir en appui des équipes de #RCCI 🔥

  12. My scheduler is down, so I gotta manually post everything today! Here are some recent stylization sketches, it's so hard! Trying to break my reliance on references.

    Are you a fan of Christina Ricci?

    #ChristinaRicci #Wednesday #art #AddamsFamily

  13. #MiriamAdelson è la donna più ricca di #Israele e la quinta più facoltosa degli Stati Uniti. Vicina alla destra israeliana più dura, ha spinto affinché l’accordo sugli ostaggi andasse in porto, facendo pressioni su #Trump e tramite lui su #Netanyahu.
    La politica si insegnava.
    Adesso si compra.
    #IsraeliCrimes

  14. G.G.G.P. – Fedeli alla linea!
    ¡Libertad para Gaia, Gino, Gigi y Paolo!
    Llamada a la continuación de la publicación Bezmotivny

     

    «En líneas generales, y en desacuerdo con la valoración del Ministerio Público, la medida del arresto domiciliario parece idónea para contener la prosecución de la publicación “Bezmotivny” y las actividades relacionadas con la propaganda instigadora.
    La contención en el domicilio de los principales investigados […] parece razonablemente capaz de obstaculizar tanto toda la actividad que conduce a la realización de cada número periódico como el resto de actividades relacionadas.
    Ciertamente, la concurrencia de la voluntad de los sospechosos, a quienes en última instancia se confía el cumplimiento de las prescripciones de la medida domiciliaria, es indispensable para la eficacia de la medida. Si existe tal concurrencia, se evitará la reincidencia. De lo contrario, sólo quedará el agravamiento de la medida».

    Estas son las conclusiones de la orden de custodia cautelar que el pasado 8 de agosto ha llevado al arresto domiciliario con pulsera electrónico (todavía sin aplicar debido a la falta de dispositivos) de cuatro compañeros anarquistas de Carrara (uno de ellos pasará dos noches en la cárcel a la espera de que se determine su domicilio) y cinco obligaciones de residencia con toque de queda de 19 a 7 para otros cinco, entre los cuales un compañero de Aquila y uno de Spoleto. Palabras de una claridad tan explícita que dificultan cualquier comentario adicional: el juez de instrucción de Génova, Riccardo Ghio, no se avergüenza de afirmar apertis verbis que el objetivo de las medidas cautelares que acaba de ordenar es silenciar un medio de prensa anarquista. Va más lejos, al considerar excesivo el arresto en prisión (único aspecto en el que se atreve a discrepar con el fiscal Federico Manotti, que solicitaba 10 órdenes de arresto en prisión), afirma claramente que su prodigalidad está condicionada precisamente a la suspensión de la publicación del maléfico periódico. De lo contrario, no quedará sino el agravamiento de la medida.
    Llevamos años denunciando el desencadenamiento de un giro autoritario que trasciende los gobiernos y su color político, que se ciñe al Estado profundo y a sus instituciones autónomas. Un giro que se verifica en una coyuntura en la que la burguesía, aun en ausencia de un conflicto social particularmente agudo, se muestra cada vez más nerviosa e indispuesta hacia cualquiera que ose importunar al maquinista. Clamorosos, nunca nos cansaremos de denunciarlo, los arrestos ordenados por la Fiscalía de Piacenza el año pasado contra sindicalistas acusados de «extorsión» – clamorosos porque nos dan una idea psicológica de cómo consideran hoy los jefes su dinero y el dinero que deben a sus subordinados. Sin duda, el frente de ruptura de este giro está golpeando el movimiento anarquista. La elevadísima condena de Juan Sorroche, el kafkiano proceso Scripta Manent (con informes periciales inservibles que 15 años después se convierten en pruebas concluyentes para la recalificación en masacre política de uno de los incidentes impugnados en el Tribunal de Casación, en ausencia de muertes), la decisión del precedente gobierno de Unità Nazionale y la enérgica defensa del nuevo gobierno de Derecha de encerrar por primera vez en la historia a un anarquista en 41 bis, sólo por citar los acontecimientos más graves.
    En este giro, la prensa anarquista aparece como el objetivo preferente de los ataques del Estado. Primero con la pandemia y luego con la guerra en Ucrania entre la OTAN y la Federación Rusa, el clima cultural e informativo en Italia ha entrado en una fase de homologación de la que no se tiene memoria en periodo republicano. La disidencia se ridiculiza con facilidad como «conspiracionismo», como si el pensamiento único fuera tan fuerte que cualquiera que diga algo diferente está epistemológicamente loco. Con los anarquistas esta operación fracasa, tanto por la realidad de sus ideales, que son la única alternativa posible a un mundo fundado en la autoridad y la propiedad que marcha (literalmente) hacia la autodestrucción, como porque las palabras de los anarquistas no se quedan en meras palabras, sino que implican acción. Entonces suenan las esposas.
    Sin embargo, es muy raro encontrarse con magistrados tan estúpidos como para ser así de francos. La investigación denominada Scripta Scelera, se presenta con la ambiciosa intención, ya desde su nombre, de ser la secuela de Scripta Manent pero resulta ser una mala copia de la investigación Sibilla. La instigación a la delincuencia, concretamente el delito de opinión, es el motor que impulsa ambas investigaciones, de Perugia y Génova. Esto en sí mismo parece indicativo del giro autoritario en curso. Pero la investigación dirigida por la Digos de La Spezia y coordinada por la Fiscalía de Génova es todavía más embarazosa debido al nivel cultural de los autores – incluso en sentido estricto, ya que cada página de los documentos está repleta de gazapos, errores semánticos y de sintaxis, pasajes en blanco a la espera que el autor vuelva sobre el archivo de texto y que luego se olvida de completar.
    No nos interesa desmontar un teorema que se desmonta por si mismo. Por otro lado, no se puede sino estar orgulloso de los crímenes impugnados a los compañeros, sea quien sea el autor, más aún tratándose de delitos de opinión. Sin embargo encontramos vulgares falsificaciones históricas y políticas sobre las que no podemos guardar silencio.
    En general, todo el articulado consiste en afirmaciones apodícticas que los autores de la investigación no prueban, sino que simplemente relatan. Tal compañero es «jefe internacional de los insurreccionalistas», este otro «es el líder de los anarquistas de Carrara», el otro es el «punto de referencia del movimiento federacionalista (???) de Umbría». Estos personajes de ficción conforman a voluntad una novela, lo que ocurre en Italia es hijo de la misma mano narrativa (a cierto punto se puede leer que «la FAI informal no tiene respeto ni siquiera por Falcone y Borsellino» hablando de una lápida vandalizada en Roma, y lo mismo vale para cualquier otra acción ocurrida en Italia).
    En esta fábula se afirma por ejemplo que el periódico anarquista Vetriolo se cerró por la Operación Sibilla, iniciada el 11 de noviembre de 2021. Esta afirmación en una falsedad bochornosa: tras la operación Sibilla, Vetriolo ha publicado un nuevo número, concretamente el 7º, con fecha del verano 2022 y estamos bastante seguros que saldrán más. De esta sucia mentira los investigadores derivan otras: la solidaridad dada a Vetriolo, la decisión de volver a publicar algunos artículos bajo acusación, además de publicar las cartas desde la cárcel de Alfredo, de Michele en arresto domiciliario y de Francesco sobre la Operación Sibilla, la calificación de continuadores de Vetriolo (pero esto decidido por el novelista, que como siempre lo cuenta pero no lo prueba) demostraría a ojos de los inquisidores que los compañeros de la redacción de Bezmotivny tienen la cognición psicológica (la intención) de cometer el delito de instigación a la delincuencia. Si todavía hubiera algún demócrata sincero, llegados a este punto recordaría que el tribunal de revisión de Perugia ha anulado dos veces estas medidas cautelares. Pero no es suficiente, dos compañeros de Vetriolo están acusados en esta nueva operación, básicamente con los mismos cargos que en la anterior.
    Todo esto sin duda hace sonreír pero no debemos pensar que, en sí misma, la ineptitud de Digos, Fiscalía y juez de instrucción pueda sugerir un rápido eclipse del teorema. Nunca debemos subestimar el peligro de los tontos. En palabras de Oscar Wilde [Marc Twain?], mejor no discutir con un idiota: hará que te rebajes a su nivel y allí te ganará por experiencia. Aunque presentado en una forma gramatical y políticamente analfabeta, el trasfondo de esta operación represiva es muy claro: un ataque directo a la solidaridad y a las ideas anarquistas.
    En resumen, parafraseando a Ennio Flaiano, la situación es grave pero no es seria.
    Las obsesivas vueltas de tuerca sobre Alfredo Cospito dicen algo al respecto. El compañero fue trasladado al 41 bis. Quien ha publicado libros y periódicos con él ha sido arrestado. Quien ha mostrado solidaridad con esos compañeros ha sido a su vez arrestado (aunque mientras tanto han sido exculpados). Si tocas el cable mueres, nos está diciendo el Estado. La mañana del 8 de agosto se alcanzaba el culmen de esta estrategia de represalia del Estado con el secuestro de una imprenta comercial en Avenza (Carrara). Como diciendo: ¡ay de los que se relacionen con los anarquistas, aunque sea una transacción profesional. Manteneos alejados de ellos, de lo contrario tendréis grandes problemas! Que se avergüence el señor Manotti y que recuerde, la próxima vez que vaya a hacer un proceso con la DIA, que lo que ha hecho en Avenza no tiene nada que envidiar a la ética mafiosa.
    Por otro lado, las afirmaciones de quienes se desvinculan son capitalizadas por los inquisidores y pasan a formar parte de una pieza importante de la investigación. Así vemos a la Digos babeando detrás de las acusaciones de relato contra nuestros compañeros, recalcando una vez más la estrategia de dividir a los anarquistas en «buenos» y «malos». Fortaleciendo la investigación con los actos perversos [scellerati] de quienes, al contrario, han negado la imprenta a nuestros compañeros.
    A todo esto se reacciona continuando nuestro camino. Es necesario ser conscientes de la gravedad del momento, pero no podemos permitirnos dejar que nos aplasten desde una óptica meramente defensiva frente a las operaciones represivas. La historia de Bezmotivny nos dice exactamente lo contrario. El periódico, sin negar nunca la solidaridad y pronunciándose con coraje de parte de los indefendibles, de los revolucionarios, de los prisioneros, pagando un altísimo precio por ello, ha mantenido en los años una línea editorial que, lejos de toda forma de especialización anticarcelaria, en primer lugar ha calificado positivamente esa autodefinición de periódico internacionalista.
    En las columnas de Bezmotivny, internacionalismo no ha significado solamente publicar noticias de los prisioneros anarquistas en el mundo y las reivindicaciones de las acciones anarquistas alrededor del mundo.
    El internacionalismo es ante todo una posición teórico-práctica bien precisa: significa tener una lectura de las relaciones internacionales de hostilidad con respecto a cada Estado y cada interés capitalista nacional. Sobre a la guerra en Ucrania, Bezmotivny ha sido una voz casi solitaria en defensa de las posiciones internacionalistas intransigentes: contra todo Estado, empezando por el nuestro; por tanto por la derrota de Italia y sus aliados; por la derrota de la OTAN; reafirmando que nuestro enemigo no está en Moscú, sino en Roma; todo esto sin abandonar a esos anarquistas que en Rusia y Bielorusia combaten contra su propio Estado y capitalismo, publicando las reivindicaciones de sus acciones. Con estas posiciones hemos compartido y estamos orgullosos de ello las manifestaciones del 25 de abril en Spoleto y del 1 de mayo en Carrara en 2022 – manifestaciones que naturalmente se han convertido en otros cargos por 414 c.p..
    Queremos que todo esto continúe.
    Lo queremos a pesar de las amenazas de la magistratura, lo queremos porque en defensa de nuestra «libertad de palabra» lo único sensato es seguir utilizando la palabra. Llamamos al movimiento anarquista a que asuma colectivamente la responsabilidad de imprimir un nuevo número de Bezmotivny. Un número que, como es natural, sea una respuesta y provocación a la orden de censura, pero que al mismo tiempo continúe con los temas que el quincenal de Carrara ha desarrollado en estos años. Porque cada paso que retrocedamos hoy, nos costará mucho recuperarlo mañana. Especialmente porque esas ideas se necesitan con urgencia.
    La historia nos enseña que la censura nunca paga, que los censores son olvidados mientras que las obras que se querían hacer desaparecer de la circulación se vuelven eternas. A quien en su cabeza tiene indicios de proscripción, no tenemos nada que decirle. Además, sois demasiado estúpidos para comprender.

    ¡Contra la censura, perseveramos con la propaganda anarquista!
    ¡Si intentáis taparnos la boca, os morderemos la mano!
    ¡Tan sólo mierda para quien presenta indicios de proscripción!
    ¡Defendamos la prensa anarquista publicando!

    Circolo Anarchico “La Faglia”
    via Monte Bianco 23, Foligno
    [email protected]
    t.me/circoloanarchicolafaglia

    Traducido de: lanemesi.noblogs.org

    (en breve añadiremos los enlaces añadidos por lxs compas de La Nemesi a su correspondiente traducción en castellano)

    #editorial #italia #llamamiento #op-scripta-scelera #op-sibilla

    https://lucharcontrael41bis.noblogs.org/2023/08/17/g-g-g-p-fedeli-alla-linea-libertad-para-gaia-gino-gigi-y-paolo-llamada-a-la-continuacion-de-la-publicacion-bezmotivny-circolo-anarchico-la-faglia-agosto/

  15. G.G.G.P. – Fedeli alla linea!
    ¡Libertad para Gaia, Gino, Gigi y Paolo!
    Llamada a la continuación de la publicación Bezmotivny

     

    «En líneas generales, y en desacuerdo con la valoración del Ministerio Público, la medida del arresto domiciliario parece idónea para contener la prosecución de la publicación “Bezmotivny” y las actividades relacionadas con la propaganda instigadora.
    La contención en el domicilio de los principales investigados […] parece razonablemente capaz de obstaculizar tanto toda la actividad que conduce a la realización de cada número periódico como el resto de actividades relacionadas.
    Ciertamente, la concurrencia de la voluntad de los sospechosos, a quienes en última instancia se confía el cumplimiento de las prescripciones de la medida domiciliaria, es indispensable para la eficacia de la medida. Si existe tal concurrencia, se evitará la reincidencia. De lo contrario, sólo quedará el agravamiento de la medida».

    Estas son las conclusiones de la orden de custodia cautelar que el pasado 8 de agosto ha llevado al arresto domiciliario con pulsera electrónico (todavía sin aplicar debido a la falta de dispositivos) de cuatro compañeros anarquistas de Carrara (uno de ellos pasará dos noches en la cárcel a la espera de que se determine su domicilio) y cinco obligaciones de residencia con toque de queda de 19 a 7 para otros cinco, entre los cuales un compañero de Aquila y uno de Spoleto. Palabras de una claridad tan explícita que dificultan cualquier comentario adicional: el juez de instrucción de Génova, Riccardo Ghio, no se avergüenza de afirmar apertis verbis que el objetivo de las medidas cautelares que acaba de ordenar es silenciar un medio de prensa anarquista. Va más lejos, al considerar excesivo el arresto en prisión (único aspecto en el que se atreve a discrepar con el fiscal Federico Manotti, que solicitaba 10 órdenes de arresto en prisión), afirma claramente que su prodigalidad está condicionada precisamente a la suspensión de la publicación del maléfico periódico. De lo contrario, no quedará sino el agravamiento de la medida.
    Llevamos años denunciando el desencadenamiento de un giro autoritario que trasciende los gobiernos y su color político, que se ciñe al Estado profundo y a sus instituciones autónomas. Un giro que se verifica en una coyuntura en la que la burguesía, aun en ausencia de un conflicto social particularmente agudo, se muestra cada vez más nerviosa e indispuesta hacia cualquiera que ose importunar al maquinista. Clamorosos, nunca nos cansaremos de denunciarlo, los arrestos ordenados por la Fiscalía de Piacenza el año pasado contra sindicalistas acusados de «extorsión» – clamorosos porque nos dan una idea psicológica de cómo consideran hoy los jefes su dinero y el dinero que deben a sus subordinados. Sin duda, el frente de ruptura de este giro está golpeando el movimiento anarquista. La elevadísima condena de Juan Sorroche, el kafkiano proceso Scripta Manent (con informes periciales inservibles que 15 años después se convierten en pruebas concluyentes para la recalificación en masacre política de uno de los incidentes impugnados en el Tribunal de Casación, en ausencia de muertes), la decisión del precedente gobierno de Unità Nazionale y la enérgica defensa del nuevo gobierno de Derecha de encerrar por primera vez en la historia a un anarquista en 41 bis, sólo por citar los acontecimientos más graves.
    En este giro, la prensa anarquista aparece como el objetivo preferente de los ataques del Estado. Primero con la pandemia y luego con la guerra en Ucrania entre la OTAN y la Federación Rusa, el clima cultural e informativo en Italia ha entrado en una fase de homologación de la que no se tiene memoria en periodo republicano. La disidencia se ridiculiza con facilidad como «conspiracionismo», como si el pensamiento único fuera tan fuerte que cualquiera que diga algo diferente está epistemológicamente loco. Con los anarquistas esta operación fracasa, tanto por la realidad de sus ideales, que son la única alternativa posible a un mundo fundado en la autoridad y la propiedad que marcha (literalmente) hacia la autodestrucción, como porque las palabras de los anarquistas no se quedan en meras palabras, sino que implican acción. Entonces suenan las esposas.
    Sin embargo, es muy raro encontrarse con magistrados tan estúpidos como para ser así de francos. La investigación denominada Scripta Scelera, se presenta con la ambiciosa intención, ya desde su nombre, de ser la secuela de Scripta Manent pero resulta ser una mala copia de la investigación Sibilla. La instigación a la delincuencia, concretamente el delito de opinión, es el motor que impulsa ambas investigaciones, de Perugia y Génova. Esto en sí mismo parece indicativo del giro autoritario en curso. Pero la investigación dirigida por la Digos de La Spezia y coordinada por la Fiscalía de Génova es todavía más embarazosa debido al nivel cultural de los autores – incluso en sentido estricto, ya que cada página de los documentos está repleta de gazapos, errores semánticos y de sintaxis, pasajes en blanco a la espera que el autor vuelva sobre el archivo de texto y que luego se olvida de completar.
    No nos interesa desmontar un teorema que se desmonta por si mismo. Por otro lado, no se puede sino estar orgulloso de los crímenes impugnados a los compañeros, sea quien sea el autor, más aún tratándose de delitos de opinión. Sin embargo encontramos vulgares falsificaciones históricas y políticas sobre las que no podemos guardar silencio.
    En general, todo el articulado consiste en afirmaciones apodícticas que los autores de la investigación no prueban, sino que simplemente relatan. Tal compañero es «jefe internacional de los insurreccionalistas», este otro «es el líder de los anarquistas de Carrara», el otro es el «punto de referencia del movimiento federacionalista (???) de Umbría». Estos personajes de ficción conforman a voluntad una novela, lo que ocurre en Italia es hijo de la misma mano narrativa (a cierto punto se puede leer que «la FAI informal no tiene respeto ni siquiera por Falcone y Borsellino» hablando de una lápida vandalizada en Roma, y lo mismo vale para cualquier otra acción ocurrida en Italia).
    En esta fábula se afirma por ejemplo que el periódico anarquista Vetriolo se cerró por la Operación Sibilla, iniciada el 11 de noviembre de 2021. Esta afirmación en una falsedad bochornosa: tras la operación Sibilla, Vetriolo ha publicado un nuevo número, concretamente el 7º, con fecha del verano 2022 y estamos bastante seguros que saldrán más. De esta sucia mentira los investigadores derivan otras: la solidaridad dada a Vetriolo, la decisión de volver a publicar algunos artículos bajo acusación, además de publicar las cartas desde la cárcel de Alfredo, de Michele en arresto domiciliario y de Francesco sobre la Operación Sibilla, la calificación de continuadores de Vetriolo (pero esto decidido por el novelista, que como siempre lo cuenta pero no lo prueba) demostraría a ojos de los inquisidores que los compañeros de la redacción de Bezmotivny tienen la cognición psicológica (la intención) de cometer el delito de instigación a la delincuencia. Si todavía hubiera algún demócrata sincero, llegados a este punto recordaría que el tribunal de revisión de Perugia ha anulado dos veces estas medidas cautelares. Pero no es suficiente, dos compañeros de Vetriolo están acusados en esta nueva operación, básicamente con los mismos cargos que en la anterior.
    Todo esto sin duda hace sonreír pero no debemos pensar que, en sí misma, la ineptitud de Digos, Fiscalía y juez de instrucción pueda sugerir un rápido eclipse del teorema. Nunca debemos subestimar el peligro de los tontos. En palabras de Oscar Wilde [Marc Twain?], mejor no discutir con un idiota: hará que te rebajes a su nivel y allí te ganará por experiencia. Aunque presentado en una forma gramatical y políticamente analfabeta, el trasfondo de esta operación represiva es muy claro: un ataque directo a la solidaridad y a las ideas anarquistas.
    En resumen, parafraseando a Ennio Flaiano, la situación es grave pero no es seria.
    Las obsesivas vueltas de tuerca sobre Alfredo Cospito dicen algo al respecto. El compañero fue trasladado al 41 bis. Quien ha publicado libros y periódicos con él ha sido arrestado. Quien ha mostrado solidaridad con esos compañeros ha sido a su vez arrestado (aunque mientras tanto han sido exculpados). Si tocas el cable mueres, nos está diciendo el Estado. La mañana del 8 de agosto se alcanzaba el culmen de esta estrategia de represalia del Estado con el secuestro de una imprenta comercial en Avenza (Carrara). Como diciendo: ¡ay de los que se relacionen con los anarquistas, aunque sea una transacción profesional. Manteneos alejados de ellos, de lo contrario tendréis grandes problemas! Que se avergüence el señor Manotti y que recuerde, la próxima vez que vaya a hacer un proceso con la DIA, que lo que ha hecho en Avenza no tiene nada que envidiar a la ética mafiosa.
    Por otro lado, las afirmaciones de quienes se desvinculan son capitalizadas por los inquisidores y pasan a formar parte de una pieza importante de la investigación. Así vemos a la Digos babeando detrás de las acusaciones de relato contra nuestros compañeros, recalcando una vez más la estrategia de dividir a los anarquistas en «buenos» y «malos». Fortaleciendo la investigación con los actos perversos [scellerati] de quienes, al contrario, han negado la imprenta a nuestros compañeros.
    A todo esto se reacciona continuando nuestro camino. Es necesario ser conscientes de la gravedad del momento, pero no podemos permitirnos dejar que nos aplasten desde una óptica meramente defensiva frente a las operaciones represivas. La historia de Bezmotivny nos dice exactamente lo contrario. El periódico, sin negar nunca la solidaridad y pronunciándose con coraje de parte de los indefendibles, de los revolucionarios, de los prisioneros, pagando un altísimo precio por ello, ha mantenido en los años una línea editorial que, lejos de toda forma de especialización anticarcelaria, en primer lugar ha calificado positivamente esa autodefinición de periódico internacionalista.
    En las columnas de Bezmotivny, internacionalismo no ha significado solamente publicar noticias de los prisioneros anarquistas en el mundo y las reivindicaciones de las acciones anarquistas alrededor del mundo.
    El internacionalismo es ante todo una posición teórico-práctica bien precisa: significa tener una lectura de las relaciones internacionales de hostilidad con respecto a cada Estado y cada interés capitalista nacional. Sobre a la guerra en Ucrania, Bezmotivny ha sido una voz casi solitaria en defensa de las posiciones internacionalistas intransigentes: contra todo Estado, empezando por el nuestro; por tanto por la derrota de Italia y sus aliados; por la derrota de la OTAN; reafirmando que nuestro enemigo no está en Moscú, sino en Roma; todo esto sin abandonar a esos anarquistas que en Rusia y Bielorusia combaten contra su propio Estado y capitalismo, publicando las reivindicaciones de sus acciones. Con estas posiciones hemos compartido y estamos orgullosos de ello las manifestaciones del 25 de abril en Spoleto y del 1 de mayo en Carrara en 2022 – manifestaciones que naturalmente se han convertido en otros cargos por 414 c.p..
    Queremos que todo esto continúe.
    Lo queremos a pesar de las amenazas de la magistratura, lo queremos porque en defensa de nuestra «libertad de palabra» lo único sensato es seguir utilizando la palabra. Llamamos al movimiento anarquista a que asuma colectivamente la responsabilidad de imprimir un nuevo número de Bezmotivny. Un número que, como es natural, sea una respuesta y provocación a la orden de censura, pero que al mismo tiempo continúe con los temas que el quincenal de Carrara ha desarrollado en estos años. Porque cada paso que retrocedamos hoy, nos costará mucho recuperarlo mañana. Especialmente porque esas ideas se necesitan con urgencia.
    La historia nos enseña que la censura nunca paga, que los censores son olvidados mientras que las obras que se querían hacer desaparecer de la circulación se vuelven eternas. A quien en su cabeza tiene indicios de proscripción, no tenemos nada que decirle. Además, sois demasiado estúpidos para comprender.

    ¡Contra la censura, perseveramos con la propaganda anarquista!
    ¡Si intentáis taparnos la boca, os morderemos la mano!
    ¡Tan sólo mierda para quien presenta indicios de proscripción!
    ¡Defendamos la prensa anarquista publicando!

    Circolo Anarchico “La Faglia”
    via Monte Bianco 23, Foligno
    [email protected]
    t.me/circoloanarchicolafaglia

    Traducido de: lanemesi.noblogs.org

    (en breve añadiremos los enlaces añadidos por lxs compas de La Nemesi a su correspondiente traducción en castellano)

    #editorial #italia #llamamiento #op-scripta-scelera #op-sibilla

    https://lucharcontrael41bis.noblogs.org/2023/08/17/g-g-g-p-fedeli-alla-linea-libertad-para-gaia-gino-gigi-y-paolo-llamada-a-la-continuacion-de-la-publicacion-bezmotivny-circolo-anarchico-la-faglia-agosto/

  16. G.G.G.P. – Fedeli alla linea!
    ¡Libertad para Gaia, Gino, Gigi y Paolo!
    Llamada a la continuación de la publicación Bezmotivny

     

    «En líneas generales, y en desacuerdo con la valoración del Ministerio Público, la medida del arresto domiciliario parece idónea para contener la prosecución de la publicación “Bezmotivny” y las actividades relacionadas con la propaganda instigadora.
    La contención en el domicilio de los principales investigados […] parece razonablemente capaz de obstaculizar tanto toda la actividad que conduce a la realización de cada número periódico como el resto de actividades relacionadas.
    Ciertamente, la concurrencia de la voluntad de los sospechosos, a quienes en última instancia se confía el cumplimiento de las prescripciones de la medida domiciliaria, es indispensable para la eficacia de la medida. Si existe tal concurrencia, se evitará la reincidencia. De lo contrario, sólo quedará el agravamiento de la medida».

    Estas son las conclusiones de la orden de custodia cautelar que el pasado 8 de agosto ha llevado al arresto domiciliario con pulsera electrónico (todavía sin aplicar debido a la falta de dispositivos) de cuatro compañeros anarquistas de Carrara (uno de ellos pasará dos noches en la cárcel a la espera de que se determine su domicilio) y cinco obligaciones de residencia con toque de queda de 19 a 7 para otros cinco, entre los cuales un compañero de Aquila y uno de Spoleto. Palabras de una claridad tan explícita que dificultan cualquier comentario adicional: el juez de instrucción de Génova, Riccardo Ghio, no se avergüenza de afirmar apertis verbis que el objetivo de las medidas cautelares que acaba de ordenar es silenciar un medio de prensa anarquista. Va más lejos, al considerar excesivo el arresto en prisión (único aspecto en el que se atreve a discrepar con el fiscal Federico Manotti, que solicitaba 10 órdenes de arresto en prisión), afirma claramente que su prodigalidad está condicionada precisamente a la suspensión de la publicación del maléfico periódico. De lo contrario, no quedará sino el agravamiento de la medida.
    Llevamos años denunciando el desencadenamiento de un giro autoritario que trasciende los gobiernos y su color político, que se ciñe al Estado profundo y a sus instituciones autónomas. Un giro que se verifica en una coyuntura en la que la burguesía, aun en ausencia de un conflicto social particularmente agudo, se muestra cada vez más nerviosa e indispuesta hacia cualquiera que ose importunar al maquinista. Clamorosos, nunca nos cansaremos de denunciarlo, los arrestos ordenados por la Fiscalía de Piacenza el año pasado contra sindicalistas acusados de «extorsión» – clamorosos porque nos dan una idea psicológica de cómo consideran hoy los jefes su dinero y el dinero que deben a sus subordinados. Sin duda, el frente de ruptura de este giro está golpeando el movimiento anarquista. La elevadísima condena de Juan Sorroche, el kafkiano proceso Scripta Manent (con informes periciales inservibles que 15 años después se convierten en pruebas concluyentes para la recalificación en masacre política de uno de los incidentes impugnados en el Tribunal de Casación, en ausencia de muertes), la decisión del precedente gobierno de Unità Nazionale y la enérgica defensa del nuevo gobierno de Derecha de encerrar por primera vez en la historia a un anarquista en 41 bis, sólo por citar los acontecimientos más graves.
    En este giro, la prensa anarquista aparece como el objetivo preferente de los ataques del Estado. Primero con la pandemia y luego con la guerra en Ucrania entre la OTAN y la Federación Rusa, el clima cultural e informativo en Italia ha entrado en una fase de homologación de la que no se tiene memoria en periodo republicano. La disidencia se ridiculiza con facilidad como «conspiracionismo», como si el pensamiento único fuera tan fuerte que cualquiera que diga algo diferente está epistemológicamente loco. Con los anarquistas esta operación fracasa, tanto por la realidad de sus ideales, que son la única alternativa posible a un mundo fundado en la autoridad y la propiedad que marcha (literalmente) hacia la autodestrucción, como porque las palabras de los anarquistas no se quedan en meras palabras, sino que implican acción. Entonces suenan las esposas.
    Sin embargo, es muy raro encontrarse con magistrados tan estúpidos como para ser así de francos. La investigación denominada Scripta Scelera, se presenta con la ambiciosa intención, ya desde su nombre, de ser la secuela de Scripta Manent pero resulta ser una mala copia de la investigación Sibilla. La instigación a la delincuencia, concretamente el delito de opinión, es el motor que impulsa ambas investigaciones, de Perugia y Génova. Esto en sí mismo parece indicativo del giro autoritario en curso. Pero la investigación dirigida por la Digos de La Spezia y coordinada por la Fiscalía de Génova es todavía más embarazosa debido al nivel cultural de los autores – incluso en sentido estricto, ya que cada página de los documentos está repleta de gazapos, errores semánticos y de sintaxis, pasajes en blanco a la espera que el autor vuelva sobre el archivo de texto y que luego se olvida de completar.
    No nos interesa desmontar un teorema que se desmonta por si mismo. Por otro lado, no se puede sino estar orgulloso de los crímenes impugnados a los compañeros, sea quien sea el autor, más aún tratándose de delitos de opinión. Sin embargo encontramos vulgares falsificaciones históricas y políticas sobre las que no podemos guardar silencio.
    En general, todo el articulado consiste en afirmaciones apodícticas que los autores de la investigación no prueban, sino que simplemente relatan. Tal compañero es «jefe internacional de los insurreccionalistas», este otro «es el líder de los anarquistas de Carrara», el otro es el «punto de referencia del movimiento federacionalista (???) de Umbría». Estos personajes de ficción conforman a voluntad una novela, lo que ocurre en Italia es hijo de la misma mano narrativa (a cierto punto se puede leer que «la FAI informal no tiene respeto ni siquiera por Falcone y Borsellino» hablando de una lápida vandalizada en Roma, y lo mismo vale para cualquier otra acción ocurrida en Italia).
    En esta fábula se afirma por ejemplo que el periódico anarquista Vetriolo se cerró por la Operación Sibilla, iniciada el 11 de noviembre de 2021. Esta afirmación en una falsedad bochornosa: tras la operación Sibilla, Vetriolo ha publicado un nuevo número, concretamente el 7º, con fecha del verano 2022 y estamos bastante seguros que saldrán más. De esta sucia mentira los investigadores derivan otras: la solidaridad dada a Vetriolo, la decisión de volver a publicar algunos artículos bajo acusación, además de publicar las cartas desde la cárcel de Alfredo, de Michele en arresto domiciliario y de Francesco sobre la Operación Sibilla, la calificación de continuadores de Vetriolo (pero esto decidido por el novelista, que como siempre lo cuenta pero no lo prueba) demostraría a ojos de los inquisidores que los compañeros de la redacción de Bezmotivny tienen la cognición psicológica (la intención) de cometer el delito de instigación a la delincuencia. Si todavía hubiera algún demócrata sincero, llegados a este punto recordaría que el tribunal de revisión de Perugia ha anulado dos veces estas medidas cautelares. Pero no es suficiente, dos compañeros de Vetriolo están acusados en esta nueva operación, básicamente con los mismos cargos que en la anterior.
    Todo esto sin duda hace sonreír pero no debemos pensar que, en sí misma, la ineptitud de Digos, Fiscalía y juez de instrucción pueda sugerir un rápido eclipse del teorema. Nunca debemos subestimar el peligro de los tontos. En palabras de Oscar Wilde [Marc Twain?], mejor no discutir con un idiota: hará que te rebajes a su nivel y allí te ganará por experiencia. Aunque presentado en una forma gramatical y políticamente analfabeta, el trasfondo de esta operación represiva es muy claro: un ataque directo a la solidaridad y a las ideas anarquistas.
    En resumen, parafraseando a Ennio Flaiano, la situación es grave pero no es seria.
    Las obsesivas vueltas de tuerca sobre Alfredo Cospito dicen algo al respecto. El compañero fue trasladado al 41 bis. Quien ha publicado libros y periódicos con él ha sido arrestado. Quien ha mostrado solidaridad con esos compañeros ha sido a su vez arrestado (aunque mientras tanto han sido exculpados). Si tocas el cable mueres, nos está diciendo el Estado. La mañana del 8 de agosto se alcanzaba el culmen de esta estrategia de represalia del Estado con el secuestro de una imprenta comercial en Avenza (Carrara). Como diciendo: ¡ay de los que se relacionen con los anarquistas, aunque sea una transacción profesional. Manteneos alejados de ellos, de lo contrario tendréis grandes problemas! Que se avergüence el señor Manotti y que recuerde, la próxima vez que vaya a hacer un proceso con la DIA, que lo que ha hecho en Avenza no tiene nada que envidiar a la ética mafiosa.
    Por otro lado, las afirmaciones de quienes se desvinculan son capitalizadas por los inquisidores y pasan a formar parte de una pieza importante de la investigación. Así vemos a la Digos babeando detrás de las acusaciones de relato contra nuestros compañeros, recalcando una vez más la estrategia de dividir a los anarquistas en «buenos» y «malos». Fortaleciendo la investigación con los actos perversos [scellerati] de quienes, al contrario, han negado la imprenta a nuestros compañeros.
    A todo esto se reacciona continuando nuestro camino. Es necesario ser conscientes de la gravedad del momento, pero no podemos permitirnos dejar que nos aplasten desde una óptica meramente defensiva frente a las operaciones represivas. La historia de Bezmotivny nos dice exactamente lo contrario. El periódico, sin negar nunca la solidaridad y pronunciándose con coraje de parte de los indefendibles, de los revolucionarios, de los prisioneros, pagando un altísimo precio por ello, ha mantenido en los años una línea editorial que, lejos de toda forma de especialización anticarcelaria, en primer lugar ha calificado positivamente esa autodefinición de periódico internacionalista.
    En las columnas de Bezmotivny, internacionalismo no ha significado solamente publicar noticias de los prisioneros anarquistas en el mundo y las reivindicaciones de las acciones anarquistas alrededor del mundo.
    El internacionalismo es ante todo una posición teórico-práctica bien precisa: significa tener una lectura de las relaciones internacionales de hostilidad con respecto a cada Estado y cada interés capitalista nacional. Sobre a la guerra en Ucrania, Bezmotivny ha sido una voz casi solitaria en defensa de las posiciones internacionalistas intransigentes: contra todo Estado, empezando por el nuestro; por tanto por la derrota de Italia y sus aliados; por la derrota de la OTAN; reafirmando que nuestro enemigo no está en Moscú, sino en Roma; todo esto sin abandonar a esos anarquistas que en Rusia y Bielorusia combaten contra su propio Estado y capitalismo, publicando las reivindicaciones de sus acciones. Con estas posiciones hemos compartido y estamos orgullosos de ello las manifestaciones del 25 de abril en Spoleto y del 1 de mayo en Carrara en 2022 – manifestaciones que naturalmente se han convertido en otros cargos por 414 c.p..
    Queremos que todo esto continúe.
    Lo queremos a pesar de las amenazas de la magistratura, lo queremos porque en defensa de nuestra «libertad de palabra» lo único sensato es seguir utilizando la palabra. Llamamos al movimiento anarquista a que asuma colectivamente la responsabilidad de imprimir un nuevo número de Bezmotivny. Un número que, como es natural, sea una respuesta y provocación a la orden de censura, pero que al mismo tiempo continúe con los temas que el quincenal de Carrara ha desarrollado en estos años. Porque cada paso que retrocedamos hoy, nos costará mucho recuperarlo mañana. Especialmente porque esas ideas se necesitan con urgencia.
    La historia nos enseña que la censura nunca paga, que los censores son olvidados mientras que las obras que se querían hacer desaparecer de la circulación se vuelven eternas. A quien en su cabeza tiene indicios de proscripción, no tenemos nada que decirle. Además, sois demasiado estúpidos para comprender.

    ¡Contra la censura, perseveramos con la propaganda anarquista!
    ¡Si intentáis taparnos la boca, os morderemos la mano!
    ¡Tan sólo mierda para quien presenta indicios de proscripción!
    ¡Defendamos la prensa anarquista publicando!

    Circolo Anarchico “La Faglia”
    via Monte Bianco 23, Foligno
    [email protected]
    t.me/circoloanarchicolafaglia

    Traducido de: lanemesi.noblogs.org

    (en breve añadiremos los enlaces añadidos por lxs compas de La Nemesi a su correspondiente traducción en castellano)

    #editorial #italia #llamamiento #op-scripta-scelera #op-sibilla

    https://lucharcontrael41bis.noblogs.org/2023/08/17/g-g-g-p-fedeli-alla-linea-libertad-para-gaia-gino-gigi-y-paolo-llamada-a-la-continuacion-de-la-publicacion-bezmotivny-circolo-anarchico-la-faglia-agosto/

  17. G.G.G.P. – Fedeli alla linea!
    ¡Libertad para Gaia, Gino, Gigi y Paolo!
    Llamada a la continuación de la publicación Bezmotivny

     

    «En líneas generales, y en desacuerdo con la valoración del Ministerio Público, la medida del arresto domiciliario parece idónea para contener la prosecución de la publicación “Bezmotivny” y las actividades relacionadas con la propaganda instigadora.
    La contención en el domicilio de los principales investigados […] parece razonablemente capaz de obstaculizar tanto toda la actividad que conduce a la realización de cada número periódico como el resto de actividades relacionadas.
    Ciertamente, la concurrencia de la voluntad de los sospechosos, a quienes en última instancia se confía el cumplimiento de las prescripciones de la medida domiciliaria, es indispensable para la eficacia de la medida. Si existe tal concurrencia, se evitará la reincidencia. De lo contrario, sólo quedará el agravamiento de la medida».

    Estas son las conclusiones de la orden de custodia cautelar que el pasado 8 de agosto ha llevado al arresto domiciliario con pulsera electrónico (todavía sin aplicar debido a la falta de dispositivos) de cuatro compañeros anarquistas de Carrara (uno de ellos pasará dos noches en la cárcel a la espera de que se determine su domicilio) y cinco obligaciones de residencia con toque de queda de 19 a 7 para otros cinco, entre los cuales un compañero de Aquila y uno de Spoleto. Palabras de una claridad tan explícita que dificultan cualquier comentario adicional: el juez de instrucción de Génova, Riccardo Ghio, no se avergüenza de afirmar apertis verbis que el objetivo de las medidas cautelares que acaba de ordenar es silenciar un medio de prensa anarquista. Va más lejos, al considerar excesivo el arresto en prisión (único aspecto en el que se atreve a discrepar con el fiscal Federico Manotti, que solicitaba 10 órdenes de arresto en prisión), afirma claramente que su prodigalidad está condicionada precisamente a la suspensión de la publicación del maléfico periódico. De lo contrario, no quedará sino el agravamiento de la medida.
    Llevamos años denunciando el desencadenamiento de un giro autoritario que trasciende los gobiernos y su color político, que se ciñe al Estado profundo y a sus instituciones autónomas. Un giro que se verifica en una coyuntura en la que la burguesía, aun en ausencia de un conflicto social particularmente agudo, se muestra cada vez más nerviosa e indispuesta hacia cualquiera que ose importunar al maquinista. Clamorosos, nunca nos cansaremos de denunciarlo, los arrestos ordenados por la Fiscalía de Piacenza el año pasado contra sindicalistas acusados de «extorsión» – clamorosos porque nos dan una idea psicológica de cómo consideran hoy los jefes su dinero y el dinero que deben a sus subordinados. Sin duda, el frente de ruptura de este giro está golpeando el movimiento anarquista. La elevadísima condena de Juan Sorroche, el kafkiano proceso Scripta Manent (con informes periciales inservibles que 15 años después se convierten en pruebas concluyentes para la recalificación en masacre política de uno de los incidentes impugnados en el Tribunal de Casación, en ausencia de muertes), la decisión del precedente gobierno de Unità Nazionale y la enérgica defensa del nuevo gobierno de Derecha de encerrar por primera vez en la historia a un anarquista en 41 bis, sólo por citar los acontecimientos más graves.
    En este giro, la prensa anarquista aparece como el objetivo preferente de los ataques del Estado. Primero con la pandemia y luego con la guerra en Ucrania entre la OTAN y la Federación Rusa, el clima cultural e informativo en Italia ha entrado en una fase de homologación de la que no se tiene memoria en periodo republicano. La disidencia se ridiculiza con facilidad como «conspiracionismo», como si el pensamiento único fuera tan fuerte que cualquiera que diga algo diferente está epistemológicamente loco. Con los anarquistas esta operación fracasa, tanto por la realidad de sus ideales, que son la única alternativa posible a un mundo fundado en la autoridad y la propiedad que marcha (literalmente) hacia la autodestrucción, como porque las palabras de los anarquistas no se quedan en meras palabras, sino que implican acción. Entonces suenan las esposas.
    Sin embargo, es muy raro encontrarse con magistrados tan estúpidos como para ser así de francos. La investigación denominada Scripta Scelera, se presenta con la ambiciosa intención, ya desde su nombre, de ser la secuela de Scripta Manent pero resulta ser una mala copia de la investigación Sibilla. La instigación a la delincuencia, concretamente el delito de opinión, es el motor que impulsa ambas investigaciones, de Perugia y Génova. Esto en sí mismo parece indicativo del giro autoritario en curso. Pero la investigación dirigida por la Digos de La Spezia y coordinada por la Fiscalía de Génova es todavía más embarazosa debido al nivel cultural de los autores – incluso en sentido estricto, ya que cada página de los documentos está repleta de gazapos, errores semánticos y de sintaxis, pasajes en blanco a la espera que el autor vuelva sobre el archivo de texto y que luego se olvida de completar.
    No nos interesa desmontar un teorema que se desmonta por si mismo. Por otro lado, no se puede sino estar orgulloso de los crímenes impugnados a los compañeros, sea quien sea el autor, más aún tratándose de delitos de opinión. Sin embargo encontramos vulgares falsificaciones históricas y políticas sobre las que no podemos guardar silencio.
    En general, todo el articulado consiste en afirmaciones apodícticas que los autores de la investigación no prueban, sino que simplemente relatan. Tal compañero es «jefe internacional de los insurreccionalistas», este otro «es el líder de los anarquistas de Carrara», el otro es el «punto de referencia del movimiento federacionalista (???) de Umbría». Estos personajes de ficción conforman a voluntad una novela, lo que ocurre en Italia es hijo de la misma mano narrativa (a cierto punto se puede leer que «la FAI informal no tiene respeto ni siquiera por Falcone y Borsellino» hablando de una lápida vandalizada en Roma, y lo mismo vale para cualquier otra acción ocurrida en Italia).
    En esta fábula se afirma por ejemplo que el periódico anarquista Vetriolo se cerró por la Operación Sibilla, iniciada el 11 de noviembre de 2021. Esta afirmación en una falsedad bochornosa: tras la operación Sibilla, Vetriolo ha publicado un nuevo número, concretamente el 7º, con fecha del verano 2022 y estamos bastante seguros que saldrán más. De esta sucia mentira los investigadores derivan otras: la solidaridad dada a Vetriolo, la decisión de volver a publicar algunos artículos bajo acusación, además de publicar las cartas desde la cárcel de Alfredo, de Michele en arresto domiciliario y de Francesco sobre la Operación Sibilla, la calificación de continuadores de Vetriolo (pero esto decidido por el novelista, que como siempre lo cuenta pero no lo prueba) demostraría a ojos de los inquisidores que los compañeros de la redacción de Bezmotivny tienen la cognición psicológica (la intención) de cometer el delito de instigación a la delincuencia. Si todavía hubiera algún demócrata sincero, llegados a este punto recordaría que el tribunal de revisión de Perugia ha anulado dos veces estas medidas cautelares. Pero no es suficiente, dos compañeros de Vetriolo están acusados en esta nueva operación, básicamente con los mismos cargos que en la anterior.
    Todo esto sin duda hace sonreír pero no debemos pensar que, en sí misma, la ineptitud de Digos, Fiscalía y juez de instrucción pueda sugerir un rápido eclipse del teorema. Nunca debemos subestimar el peligro de los tontos. En palabras de Oscar Wilde [Marc Twain?], mejor no discutir con un idiota: hará que te rebajes a su nivel y allí te ganará por experiencia. Aunque presentado en una forma gramatical y políticamente analfabeta, el trasfondo de esta operación represiva es muy claro: un ataque directo a la solidaridad y a las ideas anarquistas.
    En resumen, parafraseando a Ennio Flaiano, la situación es grave pero no es seria.
    Las obsesivas vueltas de tuerca sobre Alfredo Cospito dicen algo al respecto. El compañero fue trasladado al 41 bis. Quien ha publicado libros y periódicos con él ha sido arrestado. Quien ha mostrado solidaridad con esos compañeros ha sido a su vez arrestado (aunque mientras tanto han sido exculpados). Si tocas el cable mueres, nos está diciendo el Estado. La mañana del 8 de agosto se alcanzaba el culmen de esta estrategia de represalia del Estado con el secuestro de una imprenta comercial en Avenza (Carrara). Como diciendo: ¡ay de los que se relacionen con los anarquistas, aunque sea una transacción profesional. Manteneos alejados de ellos, de lo contrario tendréis grandes problemas! Que se avergüence el señor Manotti y que recuerde, la próxima vez que vaya a hacer un proceso con la DIA, que lo que ha hecho en Avenza no tiene nada que envidiar a la ética mafiosa.
    Por otro lado, las afirmaciones de quienes se desvinculan son capitalizadas por los inquisidores y pasan a formar parte de una pieza importante de la investigación. Así vemos a la Digos babeando detrás de las acusaciones de relato contra nuestros compañeros, recalcando una vez más la estrategia de dividir a los anarquistas en «buenos» y «malos». Fortaleciendo la investigación con los actos perversos [scellerati] de quienes, al contrario, han negado la imprenta a nuestros compañeros.
    A todo esto se reacciona continuando nuestro camino. Es necesario ser conscientes de la gravedad del momento, pero no podemos permitirnos dejar que nos aplasten desde una óptica meramente defensiva frente a las operaciones represivas. La historia de Bezmotivny nos dice exactamente lo contrario. El periódico, sin negar nunca la solidaridad y pronunciándose con coraje de parte de los indefendibles, de los revolucionarios, de los prisioneros, pagando un altísimo precio por ello, ha mantenido en los años una línea editorial que, lejos de toda forma de especialización anticarcelaria, en primer lugar ha calificado positivamente esa autodefinición de periódico internacionalista.
    En las columnas de Bezmotivny, internacionalismo no ha significado solamente publicar noticias de los prisioneros anarquistas en el mundo y las reivindicaciones de las acciones anarquistas alrededor del mundo.
    El internacionalismo es ante todo una posición teórico-práctica bien precisa: significa tener una lectura de las relaciones internacionales de hostilidad con respecto a cada Estado y cada interés capitalista nacional. Sobre a la guerra en Ucrania, Bezmotivny ha sido una voz casi solitaria en defensa de las posiciones internacionalistas intransigentes: contra todo Estado, empezando por el nuestro; por tanto por la derrota de Italia y sus aliados; por la derrota de la OTAN; reafirmando que nuestro enemigo no está en Moscú, sino en Roma; todo esto sin abandonar a esos anarquistas que en Rusia y Bielorusia combaten contra su propio Estado y capitalismo, publicando las reivindicaciones de sus acciones. Con estas posiciones hemos compartido y estamos orgullosos de ello las manifestaciones del 25 de abril en Spoleto y del 1 de mayo en Carrara en 2022 – manifestaciones que naturalmente se han convertido en otros cargos por 414 c.p..
    Queremos que todo esto continúe.
    Lo queremos a pesar de las amenazas de la magistratura, lo queremos porque en defensa de nuestra «libertad de palabra» lo único sensato es seguir utilizando la palabra. Llamamos al movimiento anarquista a que asuma colectivamente la responsabilidad de imprimir un nuevo número de Bezmotivny. Un número que, como es natural, sea una respuesta y provocación a la orden de censura, pero que al mismo tiempo continúe con los temas que el quincenal de Carrara ha desarrollado en estos años. Porque cada paso que retrocedamos hoy, nos costará mucho recuperarlo mañana. Especialmente porque esas ideas se necesitan con urgencia.
    La historia nos enseña que la censura nunca paga, que los censores son olvidados mientras que las obras que se querían hacer desaparecer de la circulación se vuelven eternas. A quien en su cabeza tiene indicios de proscripción, no tenemos nada que decirle. Además, sois demasiado estúpidos para comprender.

    ¡Contra la censura, perseveramos con la propaganda anarquista!
    ¡Si intentáis taparnos la boca, os morderemos la mano!
    ¡Tan sólo mierda para quien presenta indicios de proscripción!
    ¡Defendamos la prensa anarquista publicando!

    Circolo Anarchico “La Faglia”
    via Monte Bianco 23, Foligno
    [email protected]
    t.me/circoloanarchicolafaglia

    Traducido de: lanemesi.noblogs.org

    (en breve añadiremos los enlaces añadidos por lxs compas de La Nemesi a su correspondiente traducción en castellano)

    #editorial #italia #llamamiento #op-scripta-scelera #op-sibilla

    https://lucharcontrael41bis.noblogs.org/2023/08/17/g-g-g-p-fedeli-alla-linea-libertad-para-gaia-gino-gigi-y-paolo-llamada-a-la-continuacion-de-la-publicacion-bezmotivny-circolo-anarchico-la-faglia-agosto/

  18. Vanderlust – The Human Farm Review By Andy-War-Hall

    Aliens offer to take you away and give you a perfect—albeit short—life: do you say yes? According to Italian cosmic prog metal band Vanderlust, many of you would. “So, a bunch of people everywhere on Earth gave themselves” to the Coelacanths for that same offer, so opens The Human Farm. Several generations later, a human uprising leads to an escape from slavery and the discovery that the Coelacanths were all along harvesting Humans for their emotions. This isn’t meant to be funny. Vanderlust were deadset on telling a compelling sci-fi adventure in The Human Farm, enlisting guest keyboardist Francesco Londino (S91) and vocalist Martina Barreca (Mass Excess) to play the role of the Coelacanths. But did Vanderlust give us a sci-fi adventure for the ages with The Human Farm?

    The gooey earnestness with which Vanderlust spill their adventure on The Human Farm is often matched by skill and musical vision. Vanderlust tear through speed-demonic numbers like “Viral Escape” or “Golden Shackles” with acerbically hooky, Vektor-gone-power-metal riffage while creating respite between the narrative beats with moody clean guitars and skittering drums on “The Turning Point” and “Connection Failed.” Guitarist Francesco Romeggini solos like mad on The Human Farm, shredding Megadethly over Blind Guardian riffs on the almost-instrumental “From the Cave – Fuga” and imbuing “Drive” with a gravitas and refinement. Bassist David Cantina and drummer Giacomo Mezzetti hold down Vanderlust’s rhythms, both driving (“Reborn…Again”) and groovy (“Humanity 3.0 – The New Canaan”) and shine on the “Battlefield”‘s bass solo and underlying fills. Ricca Morello’s vocals can get a bit mush-mouthed in the softer moments, but his power metal-inclined range and delivery crush the big moments, and Barreca’s death growls hit consistently, recalling Ophelion’s vocal duo on 2025’s The Jaunt. The Human Farm isn’t groundbreaking conceptually, but Vanderlust have the chops to tell their tale.

    The Human Farm thrives in its biggest moments. Morello sounds his best when he goes all in, like on the Blind Guardian-coded power bonanza “Battlefield”1 and emotionally charged bookends “Humanity 2.0 – The Human Farm” and “Humanity 3.0 – The New Canaan.” Barreca’s growls add tons of punch to Vanderlust’s sound. When she trades lines with the choir on “Connection Failed” or clean sings on “Reborn…Again” and brings Meat Loaf melodrama to Dream Theater balladry, it feels so right. However, The Human Farm lulls when Vanderlust take the pedal off the metal. Momentum from “Golden Shackles” dissipates in the slow-burning of “The Turning Point” and doesn’t return until halfway through “Connection Failed,” and the barn-burning energy of “Viral Escape” is utterly deflated by the narrative interlude “…Find Them!”. However, Vanderlust are at any given time never too far off from another soaring crescendo, making The Human Farm an exciting listen, if not consistently so.

    Vanderlust’s conceptual ambitions ultimately hinder The Human Farm, I feel. Vanderlust frequently dumb down musical ideas to allow narration more sonic space. This issue is exacerbated by the uniformly bad acting performances across The Human Farm, which resembles those 90s PC games where they just threw some interns into the booth. But even if the line reads were good, interjected into songs like “From the Cave – Fuga” and “Connection Failed,” they come off as a tacked-on concession to the story rather than an integral part of the music, coming off as distracting or even detrimental to the music. Vanderlust can do interesting things musically to tell their story, like having Barreca clean sing in “Reborn…Again” after the Coelacanths are defeated, reflecting them at their most vulnerable, or reworking the “Humanity 2.0…” motif into the end of “Humanity 3.0…,” where humankind has escaped captivity but find new challenges in freedom and lead some to question their revolution altogether.2 But for the most part, the way Vanderlust tell the story of The Human Farm detracts from what they do well: thrashy prog-power anthems.

    If Vanderlust could hone their storytelling as well as their songwriting on The Human Farm, we’d have a great record on our hands. As is, there are too many conflicting elements in The Human Farm for more than a lukewarm recommendation, though there are fantastic songs throughout. Fans of prog-power will find things to like here, and Vanderlust is a band to keep an eye on, and I certainly will try to catch their third album should they make one. I’m not sure if Vanderlust have a Terminal Redux or Access All Worlds in them, but I wouldn’t put it past them either.

    

    Rating: Mixed
    DR: 6 | Format Reviewed: V0 VBR mp3
    Label: Rockshots Records
    Websites: facebook.com/vanderlustofficial | soundcloud.com/vanderlust-music
    Releases Worldwide: April 17th, 2026

    #25 #2026 #Apr26 #BlindGuardian #DreamTheater #ItalianMetal #MassExcess #MeatLoaf #Megadeth #Ophelion #PowerMetal #ProgressiveMetal #Review #Reviews #RockshotsRecords #S91 #TheHumanFarm #Vanderlust #Vektor
  19. New #openaccess publication #SciPost #Physics

    Electronic structure of liquid xenon in the context of light dark matter direct detection

    Riccardo Catena, Luca Marin, Marek Matas, Nicola A. Spaldin, Einar Urdshals
    SciPost Phys. 19, 064 (2025)
    scipost.org/SciPostPhys.19.3.0

    #ChalmersUniversity #ETHZurich #CVUT
    #CTU