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863 results for “pyanna”

  1. Eilen siis oltiin täällä. Arvio: Olikohan #Gregorian aina yhtä huono vai onko taival ollut liian pitkä? Tunnelma oli kuin 1980-luvulla joku koululainen olisi saanut syntikan käsiinsä ja huomannut, että siitähän lähtee kaikenlaisia tehosteääniä. (Frendien Ross muusikkona…) Sitten joku laulaa, ja toinen keksii, että autotunella kuulostetaan tosi jyhkeiltä. Lopuksi paikalle saadaan joku valaistussuunittelusta innostunut, joka päättää panna kaiken peliin. #musiikki
    tampere-talo.fi/tapahtuma/greg

  2. [FB] - Muzeum im. Anny i Jarosława Iwaszkiewiczów w Stawisku - Już w sobotę, 16 maja od 12.00 do 22.00 otwieramy drzwi do świata „Panien z Wilka”. Tegoroczna Noc Muzeów w Stawisku upłynie pod znakiem tego niezapomnianego dzieła, które łączy literaturę Jarosława Iwaszkiewicza, film Andrzeja Wajdy i kadry fotograficzne Renaty Pajchel.

    O godzinie 12:00 zapraszamy na specjalne spotkanie cyklu Sztuka czytania poświęcone literackiemu pierwowzorowi, czyli opowiadaniu J. Iwaszkiewicza z 1932 roku. O „Pannach z Wilka” opowie Beata Izdebska-Zybała.

    O godzinie 18:00 odbędzie się wykład kuratorski Spełnione marzenie – jak powstawały „Panny z Wilka”. Poprowadzi go filmoznawczyni Katarzyna Wajda z Filmoteki Narodowej – Instytutu Audiowizualnego, współorganizatora wystawy Umarzyłem więc sobie piękny film… Wajda/Iwaszkiewicz. Panny z Wilka w obiektywie Renaty Pajchel, którą można oglądać w Stawisku do 7 czerwca 2026 roku.
    Kulminacyjnym punktem programu będzie pokaz filmu „Panny z Wilka” w reżyserii Andrzeja Wajdy, z 1979 roku, który rozpocznie się o godzinie 20:00. Partnerem pokazu jest Wytwórnia Filmów Dokumentalnych i Fabularnych.

    Noc Muzeów w Stawisku to nie tylko okazja do bezpłatnego uczestnictwa w wydarzeniach, ale przede wszystkim zaproszenie do spotkania z literaturą, filmem i historią w miejscu, które od lat pozostaje przestrzenią żywego dialogu o kulturze. Wstęp na wszystkie wydarzenia jest WOLNY

    Noc Muzeów to jedno z wydarzeń towarzyszących wystawie Wajda / Iwaszkiewicz. Umarzyłem więc sobie piękny film… Panny z Wilka w obiektywie Renaty Pajchel zorganizowanej wspólnie z Filmoteka Narodowa - Instytut Audiowizualny.
    Patroni medialni: TVP Kultura Polskie Radio RDC Tygodnik Powszechny

    #nocmuze/a>w2026 #stawisko #Iwaszkiewicz #Wajda #Pajchel #pannyzwilka #wstępwolny #film #wystawa .Watch video on Facebook.com
    \ #Brwinów

  3. #Shaarli: Panna cotta caramel Cookeo | Nestlé Goodnes - La recette nécessite 550 ml (55 cl) en deux fois : 350 ml (35 cl) + 200 ml (20 cl). : nestlegoodnes.com/fr/recettes/ #cuisine #cookeo #dessert

  4. Donald Trump state banquet: The hidden messages weaved into the menu

    To start, a Hampshire watercress panna cotta with Parmesan shortbread and quail egg salad. Curiously enough, Hampshire is known as the UK’s “capital of watercress farming” — is th…
    #dining #cooking #diet #food #Frenchmeals #diplomacy #francais #france #French #frenchmeals #King #meals #menu #statebanquet #windsorcastle
    diningandcooking.com/2351508/d

  5. Creamy & Crunchy: The Ultimate "Guilty Pleasure" Pasta!

    Today we have a small but mighty 'fake fat' delight... Pasta alla Panna with Crispy Speck from "De Vegetarische Slager".
    The vegan cream is by Alpro. I prepared a garlic, oil, and chili base, and made the vegan speck super crispy near the end. Added the cream and some vegan ParmGiano, a splash of pasta water, and the creamy texture is guaranteed !!!!

    I have been #vegan for 28 years. I was 20 when I decided to stop making my food suffer, and YES I'm still alive! 😉
    It's possible and can be just as delicious!!!

    peertube.uno/w/9AKM4T59yF4RfQm

    #govegan #veganfood #plantaardig #plantbased #healthyfood #vegifood #mastodonfood #PeerTuben #Vegano #vegetariano #Vegan #CiboVegano

  6. Polish man (from Opoczno) with his Japanese boyfriend 🌸🌹✨

    Art by PannaN, her stuff is absolutely stellar, I've posted a lot of her works last year over Kupała Night (and will reboost it this year next month :neocat_floof_kisser: )

    #achillean #kupalanight #gay #queer #art #folk

  7. Huomena alakais työt 10.00. Pitäisköhän olla järkevä ja #panna maaten?

  8. #Råde Melding om en singelulykke med bil langs Mosseveien, kjørt inn i autovernet. Vi er på stedet med de andre nødetatene. Kun fører som har vært tilstede i bilen, har slått hodet litt og har ett kutt i panna.

  9. Телефонный звонок → структурированный JSON: строим STT + LLM пайплайн на Python

    Каждый день в российском бизнесе происходят миллионы телефонных звонков. Колл-центры, клиники, юридические конторы, отделы продаж - везде, где есть телефон, есть поток неструктурированных данных, который никто не обрабатывает. Менеджер повесил трубку, записал в CRM “клиент интересовался” - и 80% информации из разговора потерялось.

    habr.com/ru/articles/1020632/

    #stt #speechtotext #llm #NLP #whisper #pyannote #диаризация #python #prompt_engineering

  10. Verbania fu liberata il 24 aprile

    Verbania (VCO). Foto: Giovanni Dall’Orto. Fonte: Wikipedia

    La testimonianza di Sandra Gilardelli
    […] Mi parla poi di come passò anche al ruolo di staffetta, in quanto venne incaricata in diversi frangenti di trasportare dei messaggi. Sandra ricorda come in un primo momento si muovesse di soppiatto: ‘Solo di notte o al mattino presto, perché gli altri di questo villaggio erano miei amici, ma non lo sapevo’. In seguito però, venuta a conoscenza di questo dettaglio, prese a spostarsi anche durante il giorno, pur sempre prestando particolare attenzione. Più nel dettaglio, doveva affrontare un viaggio particolarmente rischioso: utilizzando il treno, doveva portare delle buste chiuse – probabilmente contenenti notizie, messaggi e altre informazioni – dal comando di montagna di Premeno fino a quello a valle del CLN di Verbania. Questo viaggio però significava correre dei rischi elevati: “Un giorno sono venuti su i fascisti a fare una perquisizione e han detto “tirate fuori tutto quello che avete nella borsa”, e io ho tirato fuori tutto, ho preso la lettera e l’ho tenuta in mano così (fa il gesto di tenere la lettera sollevata all’altezza della testa). Loro han guardato e han detto “va bene chiudi pure”, io ho preso la lettera e l’ho rimessa dentro. Davanti a me c’era una mia amica, che era una ragazzina minore di me che io però mi portavo sempre dietro per non girare sola, e se l’avessero guardata in faccia avrebbero capito che avevo fatto qualcosa che non andava, perché era pallida, e invece è andata bene” (ridendo).
    Sandra precisa che oltre a questo compito e quello di assistente del medico, realizzò non solo indumenti per i partigiani impegnati nei combattimenti, ma anche delle bende da utilizzare sui feriti, perché le avevano terminate, anche qui con dei modi molto originali: ‘Abbiamo accorciato tutte le lenzuola, ho coinvolto anche le donne di casa, e l’abbiamo fatto bollire e poi ho fatto tutti i pacchettini’. Lei stessa riconosce come non ebbe un compito ben definito nella lotta partigiana e che si trovò ad improvvisare in numerose situazioni: ‘La parola che mi suonava nella testa era arrangiati, questo mi dicevano i miei comandanti’.
    L’episodio della lettera ha attratto la mia attenzione, per cui le domando se in quel periodo di quasi due anni ci fossero stati degli episodi che le erano rimasti impressi. Mi risponde in maniera affermativa, narrandomi un episodio in particolare: ‘C’era da portare una persona che minacciava la peritonite in ospedale, perciò sono andata in ospedale a chiedere, al direttore che era uno del CLN, di mandar su la lettiga, lui mi ha detto “senti la lettiga te la do però io non ho benzina, vai a nome mio dagli Albertini e loro <2 ce l’hanno senz’altro, fatti dare una tanica di benzina”. E io sono andata per entrare in Intra, c’è un torrente e ci sono due ponti, uno in sasso e l’altro in ferro, e io stavo passando da quello in sasso e c’era la guardia fascista, ed era uno della Muti , che era uno dei peggiori. (3 Mi ferma e mi dice “fuori i documenti”, io avevo ancora la carta d’identità che era quella del Re, perché la carta d’identità della Repubblica di Salò non l’avevo fatta, e lui me l’ha stracciata. E questo diceva “ti porto dal mio comandante”. Il comandante della Muti era un essere proprio…e le donne che sono state portate in quella caserma o sono uscite malconce o non sono proprio uscite. Nell’altro ponte c’erano quelli della X Mas, ora la X Mas erano fascisti, però meno feroci di quelli della Muti. E allora un ufficiale della X Mas vede la scena e si avvicina, chiede e il fascistello dice “adesso le sto portando in caserma da noi a parlare con il comandante”. Quello della X Mas dice “no, adesso ci penso io”. Lì hanno litigato, poi quello della X Mas era un ufficiale e quell’altro no, e strada facendo l’ufficiale ci dice “vi porto dal mio comandante”. E strada facendo gli chiedo “perché tu hai fatto questo?”, lui dice “perché ho visto due ragazze che mi hanno ricordato le mie sorelle, e siccome so che il mio comandante è meno feroce del loro”. Infatti ci ha portato dal comandante e quando ha bussato è entrato, io ho visto appoggiate alla scrivania del comandante due ragazze che conoscevo e loro conoscevano me, e mi dico è finita, e invece hanno fatto di non conoscermi e io lo stesso. E questo ragazzo che ci aveva portato dice “queste ragazze hanno bisogno della benzina per un malato”, io avevo detto che venivo da un paese che era a 2 chilometri, non potevo dire che venivo da Pian Nava, perché era il paese dei partigiani. E il comandante diceva “tu conosci queste ragazze?” E questo giovane ufficiale ha detto “Sì, sì, le conosco, rispondo io di loro”. Questa cosa mi ha meravigliato molto’. Sandra ultima questa storia raccontandomi che poi la benzina non tornò più a prenderla e che fortunatamente la peritonite non si verificò, per cui il pericolo era scampato. Infine, aggiunge che al termine del conflitto riuscì, tramite il suo comandante, a rintracciare l’ufficiale membro della X Mas che garantì per lei – lui difatti le aveva rivelato il suo cognome – e riuscirono a farlo liberare di prigione. Devo ammettere che questa storia mi lascia abbastanza sorpreso sul momento, perché poche volte nella storiografia ufficiale si parla di episodi del genere, che fanno riflettere sul fatto che anche nella brutalità del conflitto, vi siano dei momenti di umanità.
    Questa sua esperienza mi porta a domandarle se vi siano stati dei momenti apparentemente difficili che l’abbiano spinta a dei ripensamenti. Ancora una volta la sua risposta è netta: ‘Ripensamenti no, l’unico momento in cui mi sono un po’ spaventata è quando il fascista mi ha detto che mi portava nella sua caserma’. Questo mi ha ulteriormente testimoniato che, nonostante i rischi, la partecipazione alla Resistenza era qualcosa di naturale e inevitabile per lei. Riguardo a questa mia domanda ribadirà un’altra volta di essere stata molto fortunata, un aspetto che è ritornato varie volte durante il suo racconto, considerando comunque che in questi frangenti anche la fortuna giocava un ruolo fondamentale.
    Il nostro discorso si sposta su quello che fu il clima all’interno della Resistenza, in particolare ne approfitto per chiederle com’era il rapporto tra loro partigiani. La sua risposta è ancora una volta molto ampia, che mi offre spunti di riflessione in merito a varie tematiche: ‘Era una cosa che mi sono portata dentro tutta la vita, perché c’era una fratellanza, una… io facevo parte della Brigata Alpina Cesare Battisti, che non aveva colore politico, c’era dentro di tutto, c’erano comunisti, socialisti… tutto, c’era dentro perfino un monarchico. Per cui non ho avuto problemi, eravamo amici e c’era soprattutto un rispetto reciproco che io vorrei trovarlo ancora, adesso che non c’è più’.
    Continuando a percorrere la sua storia, arriviamo alla fine della guerra. Sandra mi spiega che Verbania non fu liberata nel giorno riconosciuto poi come data simbolo della Liberazione, cioè il 25 aprile, bensì il giorno precedente, il 24 aprile. Tuttavia, già nella notte del 23 aprile si percepiva che la fine del conflitto era vicina, in quanto ricorda che i fascisti e i nazisti ormai si stavano ritirando e i suoi compagni partigiani l’avevano avvisata di prepararsi la mattina del 24 aprile per scendere verso Verbania e procedere alla Liberazione della città. Su questa giornata Sandra ricorda: ‘Alla mattina alle otto precise, c’era il trenino che è arrivato a Pian Nava, che si è fermato, lì c’eran su tutti i partigiani, a Pian Nava non si era mai fatto vivo nessuno c’eran fuori tutti, eran tutti partigiani. E io sono salita su questo trenino e mi sono trovata in mano, e questa è una cosa che fa ridere sempre tutti ma è vera, una rosa rossa, che io ho preso, ho tenuto e l’ho ancora adesso, perché l’ho tenuta con me, ma non so chi me l’abbia data’.
    Intuisco molto facilmente dal suo tono di voce l’entusiasmo per la fine della guerra, e anche un velo di commozione nel ricordare quello che fu un momento impresso in maniera indelebile nei suoi ricordi.
    [NOTE]
    2 Un’industria, attiva ancora oggi a Intra, che produce feltro.
    3 Si fa riferimento alla Legione Autonoma Mobile Ettore Muti, milizia paramilitare attiva tra il 1943 e il 1945 nella Repubblica sociale italiana.
    Luca Buscato, Donne e Resistenza: contributo storico e costruzione della memoria collettiva, Tesi di laurea, Università degli Studi di Padova, Anno Accademico 2024-2025

    #1943 #1944 #1945 #alpina #Aprile #brigata #CesareBattisti #fascisti #Intra #LucaBuscato #partigiani #PianNava #provincia #Resistenza #SandraGilardelli #staffetta #tedeschi #Verbania #VerbanoCusioOssola
  11. Verbania fu liberata il 24 aprile

    Verbania (VCO). Foto: Giovanni Dall’Orto. Fonte: Wikipedia

    La testimonianza di Sandra Gilardelli
    […] Mi parla poi di come passò anche al ruolo di staffetta, in quanto venne incaricata in diversi frangenti di trasportare dei messaggi. Sandra ricorda come in un primo momento si muovesse di soppiatto: ‘Solo di notte o al mattino presto, perché gli altri di questo villaggio erano miei amici, ma non lo sapevo’. In seguito però, venuta a conoscenza di questo dettaglio, prese a spostarsi anche durante il giorno, pur sempre prestando particolare attenzione. Più nel dettaglio, doveva affrontare un viaggio particolarmente rischioso: utilizzando il treno, doveva portare delle buste chiuse – probabilmente contenenti notizie, messaggi e altre informazioni – dal comando di montagna di Premeno fino a quello a valle del CLN di Verbania. Questo viaggio però significava correre dei rischi elevati: “Un giorno sono venuti su i fascisti a fare una perquisizione e han detto “tirate fuori tutto quello che avete nella borsa”, e io ho tirato fuori tutto, ho preso la lettera e l’ho tenuta in mano così (fa il gesto di tenere la lettera sollevata all’altezza della testa). Loro han guardato e han detto “va bene chiudi pure”, io ho preso la lettera e l’ho rimessa dentro. Davanti a me c’era una mia amica, che era una ragazzina minore di me che io però mi portavo sempre dietro per non girare sola, e se l’avessero guardata in faccia avrebbero capito che avevo fatto qualcosa che non andava, perché era pallida, e invece è andata bene” (ridendo).
    Sandra precisa che oltre a questo compito e quello di assistente del medico, realizzò non solo indumenti per i partigiani impegnati nei combattimenti, ma anche delle bende da utilizzare sui feriti, perché le avevano terminate, anche qui con dei modi molto originali: ‘Abbiamo accorciato tutte le lenzuola, ho coinvolto anche le donne di casa, e l’abbiamo fatto bollire e poi ho fatto tutti i pacchettini’. Lei stessa riconosce come non ebbe un compito ben definito nella lotta partigiana e che si trovò ad improvvisare in numerose situazioni: ‘La parola che mi suonava nella testa era arrangiati, questo mi dicevano i miei comandanti’.
    L’episodio della lettera ha attratto la mia attenzione, per cui le domando se in quel periodo di quasi due anni ci fossero stati degli episodi che le erano rimasti impressi. Mi risponde in maniera affermativa, narrandomi un episodio in particolare: ‘C’era da portare una persona che minacciava la peritonite in ospedale, perciò sono andata in ospedale a chiedere, al direttore che era uno del CLN, di mandar su la lettiga, lui mi ha detto “senti la lettiga te la do però io non ho benzina, vai a nome mio dagli Albertini e loro <2 ce l’hanno senz’altro, fatti dare una tanica di benzina”. E io sono andata per entrare in Intra, c’è un torrente e ci sono due ponti, uno in sasso e l’altro in ferro, e io stavo passando da quello in sasso e c’era la guardia fascista, ed era uno della Muti , che era uno dei peggiori. ❤ Mi ferma e mi dice “fuori i documenti”, io avevo ancora la carta d’identità che era quella del Re, perché la carta d’identità della Repubblica di Salò non l’avevo fatta, e lui me l’ha stracciata. E questo diceva “ti porto dal mio comandante”. Il comandante della Muti era un essere proprio…e le donne che sono state portate in quella caserma o sono uscite malconce o non sono proprio uscite. Nell’altro ponte c’erano quelli della X Mas, ora la X Mas erano fascisti, però meno feroci di quelli della Muti. E allora un ufficiale della X Mas vede la scena e si avvicina, chiede e il fascistello dice “adesso le sto portando in caserma da noi a parlare con il comandante”. Quello della X Mas dice “no, adesso ci penso io”. Lì hanno litigato, poi quello della X Mas era un ufficiale e quell’altro no, e strada facendo l’ufficiale ci dice “vi porto dal mio comandante”. E strada facendo gli chiedo “perché tu hai fatto questo?”, lui dice “perché ho visto due ragazze che mi hanno ricordato le mie sorelle, e siccome so che il mio comandante è meno feroce del loro”. Infatti ci ha portato dal comandante e quando ha bussato è entrato, io ho visto appoggiate alla scrivania del comandante due ragazze che conoscevo e loro conoscevano me, e mi dico è finita, e invece hanno fatto di non conoscermi e io lo stesso. E questo ragazzo che ci aveva portato dice “queste ragazze hanno bisogno della benzina per un malato”, io avevo detto che venivo da un paese che era a 2 chilometri, non potevo dire che venivo da Pian Nava, perché era il paese dei partigiani. E il comandante diceva “tu conosci queste ragazze?” E questo giovane ufficiale ha detto “Sì, sì, le conosco, rispondo io di loro”. Questa cosa mi ha meravigliato molto’. Sandra ultima questa storia raccontandomi che poi la benzina non tornò più a prenderla e che fortunatamente la peritonite non si verificò, per cui il pericolo era scampato. Infine, aggiunge che al termine del conflitto riuscì, tramite il suo comandante, a rintracciare l’ufficiale membro della X Mas che garantì per lei – lui difatti le aveva rivelato il suo cognome – e riuscirono a farlo liberare di prigione. Devo ammettere che questa storia mi lascia abbastanza sorpreso sul momento, perché poche volte nella storiografia ufficiale si parla di episodi del genere, che fanno riflettere sul fatto che anche nella brutalità del conflitto, vi siano dei momenti di umanità.
    Questa sua esperienza mi porta a domandarle se vi siano stati dei momenti apparentemente difficili che l’abbiano spinta a dei ripensamenti. Ancora una volta la sua risposta è netta: ‘Ripensamenti no, l’unico momento in cui mi sono un po’ spaventata è quando il fascista mi ha detto che mi portava nella sua caserma’. Questo mi ha ulteriormente testimoniato che, nonostante i rischi, la partecipazione alla Resistenza era qualcosa di naturale e inevitabile per lei. Riguardo a questa mia domanda ribadirà un’altra volta di essere stata molto fortunata, un aspetto che è ritornato varie volte durante il suo racconto, considerando comunque che in questi frangenti anche la fortuna giocava un ruolo fondamentale.
    Il nostro discorso si sposta su quello che fu il clima all’interno della Resistenza, in particolare ne approfitto per chiederle com’era il rapporto tra loro partigiani. La sua risposta è ancora una volta molto ampia, che mi offre spunti di riflessione in merito a varie tematiche: ‘Era una cosa che mi sono portata dentro tutta la vita, perché c’era una fratellanza, una… io facevo parte della Brigata Alpina Cesare Battisti, che non aveva colore politico, c’era dentro di tutto, c’erano comunisti, socialisti… tutto, c’era dentro perfino un monarchico. Per cui non ho avuto problemi, eravamo amici e c’era soprattutto un rispetto reciproco che io vorrei trovarlo ancora, adesso che non c’è più’.
    Continuando a percorrere la sua storia, arriviamo alla fine della guerra. Sandra mi spiega che Verbania non fu liberata nel giorno riconosciuto poi come data simbolo della Liberazione, cioè il 25 aprile, bensì il giorno precedente, il 24 aprile. Tuttavia, già nella notte del 23 aprile si percepiva che la fine del conflitto era vicina, in quanto ricorda che i fascisti e i nazisti ormai si stavano ritirando e i suoi compagni partigiani l’avevano avvisata di prepararsi la mattina del 24 aprile per scendere verso Verbania e procedere alla Liberazione della città. Su questa giornata Sandra ricorda: ‘Alla mattina alle otto precise, c’era il trenino che è arrivato a Pian Nava, che si è fermato, lì c’eran su tutti i partigiani, a Pian Nava non si era mai fatto vivo nessuno c’eran fuori tutti, eran tutti partigiani. E io sono salita su questo trenino e mi sono trovata in mano, e questa è una cosa che fa ridere sempre tutti ma è vera, una rosa rossa, che io ho preso, ho tenuto e l’ho ancora adesso, perché l’ho tenuta con me, ma non so chi me l’abbia data’.
    Intuisco molto facilmente dal suo tono di voce l’entusiasmo per la fine della guerra, e anche un velo di commozione nel ricordare quello che fu un momento impresso in maniera indelebile nei suoi ricordi.
    [NOTE]
    2 Un’industria, attiva ancora oggi a Intra, che produce feltro.
    3 Si fa riferimento alla Legione Autonoma Mobile Ettore Muti, milizia paramilitare attiva tra il 1943 e il 1945 nella Repubblica sociale italiana.
    Luca Buscato, Donne e Resistenza: contributo storico e costruzione della memoria collettiva, Tesi di laurea, Università degli Studi di Padova, Anno Accademico 2024-2025

    #1943 #1944 #1945 #alpina #Aprile #brigata #CesareBattisti #fascisti #Intra #LucaBuscato #partigiani #PianNava #provincia #Resistenza #SandraGilardelli #staffetta #tedeschi #Verbania #VerbanoCusioOssola
  12. Saan välillä outoja päähänpistoja. Saattaa johtua ammatistani tai elämäntarinastani. Siitä kun ei kuulu joukkoon. YLE kokoaa vielä tänään tutkijoiden käyttöön sanoja, joilla olemme kutsuneet äitiämme. Laitoin rehellisen vastauksen kohtaan ”Muu, mikä”. Että ei ole ollut äitiä. Hän kuoli, kun olin vauva. Että mitenkäs nyt suu pannaan siellä tutkijaporukassa? Pääseekö itku vai kirosana? #äiti

  13. 9/ If you’re into narrative theory and linked data, check it out: “Grounding the Development of an Ontology for Narrative and Fiction” by Scotti, Pianzola & Pannach.

    Open peer review: semantic-web-journal.net/conte

    #SemanticWeb #OntologyEngineering
    🧵/end

  14. Hasta el 15/11 está abierta la participación en el #PlanNacionaldeSeguridadPública del Ministerio del Interior, a través de la Plataforma de #ParticipaciónCiudadana Digital: plataformaparticipacionciudada

    Siempre valoramos el #GobiernoAbierto, pero es especialmente valioso cuando viene del Ministerio del Interior (que históricamente ha sido de los más cerrados) y tratándose de un tema que consistentemente se ubica en el primer puesto de las preocupaciones de los/as uruguayos/as.