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https://www.europesays.com/it/199837/ Katy Perry svela l’uscita del suo nuovo singolo: “Bandaids” #6November #bandaids #Entertainment #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #katy #KatyPerry #Music #Musica #november #novembre #perry #singolo #uscita
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romanaggio caotico per un sabato sabotaggio
Mamma mia regà… oggi so ‘nnata a #Roma centro coi miei, ma voi non c’avete n’idea del pandemonio che è successo, in queste relativamente poche ore. Ovviamente, aggiungerei, perché quando in famiglia si fanno piani per uscite di qualsiasi tipo pare sempre che i potery forty siano sempre due passi avanti a noi per sabotarci e, tuttavia puntualmente fallendo nel farci desistere, complicarci non di poco la vita. 🙏
- Prima batosta è stata la sveglia presto di sabato, e io piango… ma quello era previsto, e quindi qui i famigerati poteri non centrano, ma è giusto dire tutti i dettagli. 💤
- Il primo intoppo vero lo abbiamo avuto in stazione alla partenza allora, perché il cazzo di #Italo treno era guasto o chissà che altro problema aveva, quindi hanno dovuto sostituirlo o qualcosa del genere: 3 quarti d’ora di ritardo! 💖
- Già ciò è stato abbastanza per mandare dunque a quel paese la tabella di marcia… si voleva fare non si sa cosa ad aver avuto tempo, ma data l’ora di arrivo si è avuto modo solo di fare un giro scrauso e poi andare a pranzare. 👅
- Il pomeriggio abbiamo allora fatto il poco che era in realtà programmato per la mattina, e i guai parevano finiti… fino a quando non abbiamo saputo che l’Italo di ritorno avrebbe fatto 2 ore di ritardo (stavolta per guasti sulla linea!), e quindi anziché rimanere ancora abbiamo addirittura anticipato la partenza cambiando biglietti. (Salvini è così tanto uno spreco di ossigeno che è irreale, tra le sue responsabilità in qualità di ministro dei trasporti ci sarebbe quella di assicurarsi che i #treni non vadano a ramengo, e invece è fottutamente clueless… dove cazzo sta Mangione???) ❤️🔥
- Allora facciamo per tornare più o meno verso Termini, passando per Via dei Fori Imperiali per qualche motivo, ma la strada era bloccata dalle guardie… perché, in qualche modo, i pentastellati con la loro manifestazione contro il riarmo sono arrivati fino a lì, anche se a quanto sapevamo sarebbero dovuti stare in tutt’altra parte della città. (Quindi, per colpa di Peppino, abbiamo dovuto fare un giro a lunghissimo, per una via tortuosa di cui non ricordo il nome…) 💣
- In tutto questo poi, bestemmie bonus, a profusione, perché oggi la mia allergia è esplosa completamente… Ho pagato il classico prezzo in sonnolenza dell’anti-bomba preso ieri sera, ma per tutta la mattina non facevo altro che starnutire e secernere liquidi che vagamente ricordano muco, persino in treno, quindi malissimo; solo nel pomeriggio la cosa si è un minimo calmata (un minimo eh, sto comunque peggio di ieri). 🤢
L’unica magra consolazione in questo inferno sono le risate amarissime che sono uscite fuori dalla necessità di odiare contemporaneamente sia Salvini che Conte, per le colpe sopra elencate… E forse ci sarebbe da dire che non è poi tanto assurdo, visto che i due alla fine tanto diversi non sono — voglio dire, il primo è amico stretto di Putin, e il secondo crede stupidamente che in Europa si possa mantenere l’amicizia con Putin senza sacrificare la democrazia — ma questo #sabato è già abbastanza inguaiato, quindi non digresserò… 👻
Comunque boh, è da non credere quanto ogni volta Murphy abbia ragione: se le cose possono andare storte, lo faranno. E ok, l’unica cosa veramente programmata del giorno l’abbiamo comunque fatta, quindi alla fine non è andata malissimo, visto pure questo grande numero di imprevisti accumulatisi a nostro sfavore… però comunque si rosika. (Ah, ovviamente, l’idea di questa uscita, con tanto di acquisto dei biglietti del treno in sconto, c’è stata giusto qualche giorno prima che la manifestazione del Movimento 5 Stelle fosse annunciata… di tutti i giorni, guarda che “coincidenza”…) 🪱
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Un film di Clint Eastwood non è mai soltanto un film di Clint Eastwood: quando ti siedi sulla poltroncina del cinema e le luci si spengono, avverti immediatamente il peso di decenni di cinema e delle aspettative che un nome del genere porta con sé. Uno che, alla veneranda età di 94 anni, vanta come sia come attore che come regista una filmografia impressionante. Con questo bagaglio di capolavori passati è problematico patteggiare con questo suo ultimo film, quasi un incrocio, più o meno riuscito, tra La Parola ai Giurati di Sidney Lumet, Delitto e Castigo e Un giorno in pretura (la trasmissione televisiva, non il film): il senso di colpa, la morale, il bisogno di dare un senso alla parola giustizia, tutti temi incredibilmente interessanti, forse affrontati da Eastwood con un sentimentalismo eccessivo per uno che per tutta la vita non ha fatto altro che mostrarci quanto fosse tosto.
Le premesse, tuttavia, sono incredibilmente coinvolgenti: Nicholas Hoult ha una bella moglie (Zoey Deutch, di cui già mi ero follemente innamorato in Tutti Vogliono Qualcosa di Linklater) e un bebè in arrivo, quando viene chiamato a far parte della giuria in un caso di omicidio. Quando si trova in aula ad ascoltare che l’imputato ha ucciso la moglie all’altezza di un cavalcavia e poi l’ha gettata in un dirupo, capisce che quella stessa buia e tempestosa notte, su quella stessa strada, quello che aveva colpito con la sua auto non era forse un cervo. Il conflitto è quindi atroce: il giurato ha letteralmente il potere di assolvere l’uomo e distruggere la propria famiglia o di farsi mangiare dal rimorso, pur salvando la propria vita. Cosa succederà ora? Questa è davvero una domanda che ci terrà per qualche minuto letteralmente agganciati alla poltroncina.
Il secondo atto, che si apre con l’omaggio al capolavoro di Lumet (e per un paio di minuti rasenta il remake), si regge sulle spalle di J. K. Simmons, che ruba la scena a un Hoult troppo impegnato a commiserarsi nei suoi dilemmi etici per non sembrare eccessivamente posticcio. Da qui in poi il film è impostato sul pilota automatico, tra continui primi piani sulla sofferenza del protagonista, svolte più che prevedibili e la solita retorica nazionalista del nostro Clint, che fa brindare i suoi avvocati alla grandezza del sistema giudiziario americano e solleva dubbi nel suo pubblico ministero dopo una semplice occhiata al motto In God we trust, affisso in aula. Giurato Numero 2, nonostante le ottime premesse, fa il suo compito e a suo modo funziona, ma tutto ciò che ne esce fuori è il classico “bel film da guardare in aereo”.
https://unavitadacinefilo.com/2024/11/11/recensione-giurato-numero-2-2024/
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Recensione “Indiana Jones e il Quadrante del Destino” (2023)
L’incipit è trascinante: siamo nella Germania nazista, Indiana Jones come al solito è circondato da soldati nemici e si è ficcato inevitabilmente nei guai. C’è ironia, c’è un treno di opere d’arte trafugate, c’è ritmo, ci sono i buoni e ci sono i cattivi, è tutto talmente evidente e manicheo che è quasi perfetto: è praticamente l’essenza di Indiana Jones. Gli ottimi propositi tuttavia durano poco, perché purtroppo il film non sarà tutto così (sarebbe un miracolo). Mangold è bravo, ma prendere una saga dalle mani di Steven Spielberg e tentare di replicarne la verve, la visione, la gioia dell’immagine è una missione pressoché suicida. Quel che peggio, sembra non aver assolutamente compreso l’insegnamento che tutti abbiamo appreso proprio grazie ai film di Indiana Jones: certe reliquie non devono essere toccate, pena l’arrivo sul groppone di enormi macigni.
Siamo nel 1969. L’uomo è appena sbarcato sulla Luna e il professor Jones è ormai a un passo dalla pensione. Riceve dopo anni la visita della sua figlioccia Helen, che gli prende dalle mani un oggetto antico per poterlo rivendere a un’asta clandestina. L’oggetto in questione è una parte del quadrante del titolo, uno strumento creato da Archimede che, secondo la leggenda, consentirebbe a chi ne è in possesso di aprire varchi nel tempo e cambiare così la storia: neanche a dirlo, è un gingillo che fa gola soprattutto a un ingegnere tedesco e ai suoi scagnozzi che, già avrete capito, non sono tipi da rinnegare la svastica. Ed è così che parte l’ennesima avventura di Indiana Jones, sbattuto tra il Marocco, il Mar Egeo e la Sicilia, nel classico blockbuster giramondo dove l’ennesimo inseguimento da cartolina, lungo quindici minuti, a un certo punto riuscirebbe a far urlare anche un muto.
Phoebe Waller-Bridge, la grande novità di questo nuovo capitolo, è totalmente sprecata ma, quel che peggio, il suo personaggio è molto meno divertente di quanto ci si possa aspettare dalla protagonista del sorprendente Fleabag. Insomma, c’è ben poco da salvare in questo film, tra enigmi alla Dan Brown, un ragazzino-accollo che non aggiunge assolutamente nulla alla storia (il nuovo Shorty? Non proprio) e l’antagonista più inutile della storia di Indiana Jones (nonostante abbia le fattezze di un attore di alto livello come Mads Mikkelsen: anche lui evidentemente ha delle bollette da pagare). A condire il tutto, qualche cameo di vecchi amici e un paio di riferimenti al passato che strizzano l’occhio, con piacere, agli ex-bambini degli anni 80. “Questo dovrebbe stare in un museo!”, urla a un certo punto Harrison Ford: ecco, anche al suo Indiana Jones andrebbe messa una bella teca intorno al cappello e alla frusta, per lasciare che fortuna e gloria, eternamente, alimentino il suo mito. Senza toccarlo mai più, per favore.
[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
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