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#brutto — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #brutto, aggregated by home.social.

  1. #AfD- #STEUERPOLITIK: #Brutto- #Netto- #Gehaltscheck

    Ab welchem Gehalt profitierst du eigentlich von der AfD-Steuerpolitik? Ich gehe Stufe für Stufe durch – von 1.500 bis 20.000 Euro brutto – und zeige dir mit konkreten Zahlen, was die AfD-Flat-Tax für dein Netto bedeuten würde. Die Antwort überrascht...

    #BissenBlaBla

    @BissenBlaBla

    youtube.com/watch?v=nwm4GnZm30I

  2. #AfD- #STEUERPOLITIK: #Brutto- #Netto- #Gehaltscheck

    Ab welchem Gehalt profitierst du eigentlich von der AfD-Steuerpolitik? Ich gehe Stufe für Stufe durch – von 1.500 bis 20.000 Euro brutto – und zeige dir mit konkreten Zahlen, was die AfD-Flat-Tax für dein Netto bedeuten würde. Die Antwort überrascht...

    #BissenBlaBla

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  3. #AfD- #STEUERPOLITIK: #Brutto- #Netto- #Gehaltscheck

    Ab welchem Gehalt profitierst du eigentlich von der AfD-Steuerpolitik? Ich gehe Stufe für Stufe durch – von 1.500 bis 20.000 Euro brutto – und zeige dir mit konkreten Zahlen, was die AfD-Flat-Tax für dein Netto bedeuten würde. Die Antwort überrascht...

    #BissenBlaBla

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  4. #AfD- #STEUERPOLITIK: #Brutto- #Netto- #Gehaltscheck

    Ab welchem Gehalt profitierst du eigentlich von der AfD-Steuerpolitik? Ich gehe Stufe für Stufe durch – von 1.500 bis 20.000 Euro brutto – und zeige dir mit konkreten Zahlen, was die AfD-Flat-Tax für dein Netto bedeuten würde. Die Antwort überrascht...

    #BissenBlaBla

    @BissenBlaBla

    youtube.com/watch?v=nwm4GnZm30I

  5. #AfD- #STEUERPOLITIK: #Brutto- #Netto- #Gehaltscheck

    Ab welchem Gehalt profitierst du eigentlich von der AfD-Steuerpolitik? Ich gehe Stufe für Stufe durch – von 1.500 bis 20.000 Euro brutto – und zeige dir mit konkreten Zahlen, was die AfD-Flat-Tax für dein Netto bedeuten würde. Die Antwort überrascht...

    #BissenBlaBla

    @BissenBlaBla

    youtube.com/watch?v=nwm4GnZm30I

  6. Miért nem annyi az ár, amennyi a polcon ki van írva Amerikában?
    Az egyik legfurább dolog, amivel turistaként (is) lehet találkozni Amerikában, az egy sima kis bolti vásárlás…
    amerikabajottunk.hu/blog/2026/
    #árak #nettó #bruttó #amerikai_kultúra_élet

  7. Beim #RTL gab es diese Woche wieder ein #Gehaltsranking. Diesmal einige Berufe von der Deutschen Bahn dabei. Darunter waren auch einige #Quereinsteiger. Auch Jobs bei #Aldi oder McDoof.

    1/n

    #Gehalt #Einkommen #brutto #DB #DeutscheBahn

  8. Beim #RTL gab es diese Woche wieder ein #Gehaltsranking. Diesmal einige Berufe von der Deutschen Bahn dabei. Darunter waren auch einige #Quereinsteiger. Auch Jobs bei #Aldi oder McDoof.

    1/n

    #Gehalt #Einkommen #brutto #DB #DeutscheBahn

  9. Beim #RTL gab es diese Woche wieder ein #Gehaltsranking. Diesmal einige Berufe von der Deutschen Bahn dabei. Darunter waren auch einige #Quereinsteiger. Auch Jobs bei #Aldi oder McDoof.

    1/n

    #Gehalt #Einkommen #brutto #DB #DeutscheBahn

  10. Angenommen, du hast im Januar 2022 ein monatliches Brutto #Gehalt von 4000€ bekommen, dann müsstest Du heute ein #Brutto Gehalt von 4570€ haben, nur damit die bisherige #Inflation ausgeglichen wäre.

    Hast Du das?

    Hat Dein #Arbeitgeber Dein Gehalt im gleichen Maße erhöht?

    #gehaltserhöhung #geld

    spiegel.de/wirtschaft/inflatio

  11. Angenommen, du hast im Januar 2022 ein monatliches Brutto #Gehalt von 4000€ bekommen, dann müsstest Du heute ein #Brutto Gehalt von 4570€ haben, nur damit die bisherige #Inflation ausgeglichen wäre.

    Hast Du das?

    Hat Dein #Arbeitgeber Dein Gehalt im gleichen Maße erhöht?

    #gehaltserhöhung #geld

    spiegel.de/wirtschaft/inflatio

  12. Angenommen, du hast im Januar 2022 ein monatliches Brutto #Gehalt von 4000€ bekommen, dann müsstest Du heute ein #Brutto Gehalt von 4570€ haben, nur damit die bisherige #Inflation ausgeglichen wäre.

    Hast Du das?

    Hat Dein #Arbeitgeber Dein Gehalt im gleichen Maße erhöht?

    #gehaltserhöhung #geld

    spiegel.de/wirtschaft/inflatio

  13. Angenommen, du hast im Januar 2022 ein monatliches Brutto #Gehalt von 4000€ bekommen, dann müsstest Du heute ein #Brutto Gehalt von 4570€ haben, nur damit die bisherige #Inflation ausgeglichen wäre.

    Hast Du das?

    Hat Dein #Arbeitgeber Dein Gehalt im gleichen Maße erhöht?

    #gehaltserhöhung #geld

    spiegel.de/wirtschaft/inflatio

  14. Angenommen, du hast im Januar 2022 ein monatliches Brutto #Gehalt von 4000€ bekommen, dann müsstest Du heute ein #Brutto Gehalt von 4570€ haben, nur damit die bisherige #Inflation ausgeglichen wäre.

    Hast Du das?

    Hat Dein #Arbeitgeber Dein Gehalt im gleichen Maße erhöht?

    #gehaltserhöhung #geld

    spiegel.de/wirtschaft/inflatio

  15. Recensione “Indiana Jones e il Quadrante del Destino” (2023)

    L’incipit è trascinante: siamo nella Germania nazista, Indiana Jones come al solito è circondato da soldati nemici e si è ficcato inevitabilmente nei guai. C’è ironia, c’è un treno di opere d’arte trafugate, c’è ritmo, ci sono i buoni e ci sono i cattivi, è tutto talmente evidente e manicheo che è quasi perfetto: è praticamente l’essenza di Indiana Jones. Gli ottimi propositi tuttavia durano poco, perché purtroppo il film non sarà tutto così (sarebbe un miracolo). Mangold è bravo, ma prendere una saga dalle mani di Steven Spielberg e tentare di replicarne la verve, la visione, la gioia dell’immagine è una missione pressoché suicida. Quel che peggio, sembra non aver assolutamente compreso l’insegnamento che tutti abbiamo appreso proprio grazie ai film di Indiana Jones: certe reliquie non devono essere toccate, pena l’arrivo sul groppone di enormi macigni.

    Siamo nel 1969. L’uomo è appena sbarcato sulla Luna e il professor Jones è ormai a un passo dalla pensione. Riceve dopo anni la visita della sua figlioccia Helen, che gli prende dalle mani un oggetto antico per poterlo rivendere a un’asta clandestina. L’oggetto in questione è una parte del quadrante del titolo, uno strumento creato da Archimede che, secondo la leggenda, consentirebbe a chi ne è in possesso di aprire varchi nel tempo e cambiare così la storia: neanche a dirlo, è un gingillo che fa gola soprattutto a un ingegnere tedesco e ai suoi scagnozzi che, già avrete capito, non sono tipi da rinnegare la svastica. Ed è così che parte l’ennesima avventura di Indiana Jones, sbattuto tra il Marocco, il Mar Egeo e la Sicilia, nel classico blockbuster giramondo dove l’ennesimo inseguimento da cartolina, lungo quindici minuti, a un certo punto riuscirebbe a far urlare anche un muto.

    Phoebe Waller-Bridge, la grande novità di questo nuovo capitolo, è totalmente sprecata ma, quel che peggio, il suo personaggio è molto meno divertente di quanto ci si possa aspettare dalla protagonista del sorprendente Fleabag. Insomma, c’è ben poco da salvare in questo film, tra enigmi alla Dan Brown, un ragazzino-accollo che non aggiunge assolutamente nulla alla storia (il nuovo Shorty? Non proprio) e l’antagonista più inutile della storia di Indiana Jones (nonostante abbia le fattezze di un attore di alto livello come Mads Mikkelsen: anche lui evidentemente ha delle bollette da pagare). A condire il tutto, qualche cameo di vecchi amici e un paio di riferimenti al passato che strizzano l’occhio, con piacere, agli ex-bambini degli anni 80. “Questo dovrebbe stare in un museo!”, urla a un certo punto Harrison Ford: ecco, anche al suo Indiana Jones andrebbe messa una bella teca intorno al cappello e alla frusta, per lasciare che fortuna e gloria, eternamente, alimentino il suo mito. Senza toccarlo mai più, per favore.

    [Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
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    #brutto #cinema #commenti #critica #diCheParla #film #indianaJones #indy #quadranteDelDestino #recensione #storia #uscita

  16. Recensione “Indiana Jones e il Quadrante del Destino” (2023)

    L’incipit è trascinante: siamo nella Germania nazista, Indiana Jones come al solito è circondato da soldati nemici e si è ficcato inevitabilmente nei guai. C’è ironia, c’è un treno di opere d’arte trafugate, c’è ritmo, ci sono i buoni e ci sono i cattivi, è tutto talmente evidente e manicheo che è quasi perfetto: è praticamente l’essenza di Indiana Jones. Gli ottimi propositi tuttavia durano poco, perché purtroppo il film non sarà tutto così (sarebbe un miracolo). Mangold è bravo, ma prendere una saga dalle mani di Steven Spielberg e tentare di replicarne la verve, la visione, la gioia dell’immagine è una missione pressoché suicida. Quel che peggio, sembra non aver assolutamente compreso l’insegnamento che tutti abbiamo appreso proprio grazie ai film di Indiana Jones: certe reliquie non devono essere toccate, pena l’arrivo sul groppone di enormi macigni.

    Siamo nel 1969. L’uomo è appena sbarcato sulla Luna e il professor Jones è ormai a un passo dalla pensione. Riceve dopo anni la visita della sua figlioccia Helen, che gli prende dalle mani un oggetto antico per poterlo rivendere a un’asta clandestina. L’oggetto in questione è una parte del quadrante del titolo, uno strumento creato da Archimede che, secondo la leggenda, consentirebbe a chi ne è in possesso di aprire varchi nel tempo e cambiare così la storia: neanche a dirlo, è un gingillo che fa gola soprattutto a un ingegnere tedesco e ai suoi scagnozzi che, già avrete capito, non sono tipi da rinnegare la svastica. Ed è così che parte l’ennesima avventura di Indiana Jones, sbattuto tra il Marocco, il Mar Egeo e la Sicilia, nel classico blockbuster giramondo dove l’ennesimo inseguimento da cartolina, lungo quindici minuti, a un certo punto riuscirebbe a far urlare anche un muto.

    Phoebe Waller-Bridge, la grande novità di questo nuovo capitolo, è totalmente sprecata ma, quel che peggio, il suo personaggio è molto meno divertente di quanto ci si possa aspettare dalla protagonista del sorprendente Fleabag. Insomma, c’è ben poco da salvare in questo film, tra enigmi alla Dan Brown, un ragazzino-accollo che non aggiunge assolutamente nulla alla storia (il nuovo Shorty? Non proprio) e l’antagonista più inutile della storia di Indiana Jones (nonostante abbia le fattezze di un attore di alto livello come Mads Mikkelsen: anche lui evidentemente ha delle bollette da pagare). A condire il tutto, qualche cameo di vecchi amici e un paio di riferimenti al passato che strizzano l’occhio, con piacere, agli ex-bambini degli anni 80. “Questo dovrebbe stare in un museo!”, urla a un certo punto Harrison Ford: ecco, anche al suo Indiana Jones andrebbe messa una bella teca intorno al cappello e alla frusta, per lasciare che fortuna e gloria, eternamente, alimentino il suo mito. Senza toccarlo mai più, per favore.

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  17. Recensione “Indiana Jones e il Quadrante del Destino” (2023)

    L’incipit è trascinante: siamo nella Germania nazista, Indiana Jones come al solito è circondato da soldati nemici e si è ficcato inevitabilmente nei guai. C’è ironia, c’è un treno di opere d’arte trafugate, c’è ritmo, ci sono i buoni e ci sono i cattivi, è tutto talmente evidente e manicheo che è quasi perfetto: è praticamente l’essenza di Indiana Jones. Gli ottimi propositi tuttavia durano poco, perché purtroppo il film non sarà tutto così (sarebbe un miracolo). Mangold è bravo, ma prendere una saga dalle mani di Steven Spielberg e tentare di replicarne la verve, la visione, la gioia dell’immagine è una missione pressoché suicida. Quel che peggio, sembra non aver assolutamente compreso l’insegnamento che tutti abbiamo appreso proprio grazie ai film di Indiana Jones: certe reliquie non devono essere toccate, pena l’arrivo sul groppone di enormi macigni.

    Siamo nel 1969. L’uomo è appena sbarcato sulla Luna e il professor Jones è ormai a un passo dalla pensione. Riceve dopo anni la visita della sua figlioccia Helen, che gli prende dalle mani un oggetto antico per poterlo rivendere a un’asta clandestina. L’oggetto in questione è una parte del quadrante del titolo, uno strumento creato da Archimede che, secondo la leggenda, consentirebbe a chi ne è in possesso di aprire varchi nel tempo e cambiare così la storia: neanche a dirlo, è un gingillo che fa gola soprattutto a un ingegnere tedesco e ai suoi scagnozzi che, già avrete capito, non sono tipi da rinnegare la svastica. Ed è così che parte l’ennesima avventura di Indiana Jones, sbattuto tra il Marocco, il Mar Egeo e la Sicilia, nel classico blockbuster giramondo dove l’ennesimo inseguimento da cartolina, lungo quindici minuti, a un certo punto riuscirebbe a far urlare anche un muto.

    Phoebe Waller-Bridge, la grande novità di questo nuovo capitolo, è totalmente sprecata ma, quel che peggio, il suo personaggio è molto meno divertente di quanto ci si possa aspettare dalla protagonista del sorprendente Fleabag. Insomma, c’è ben poco da salvare in questo film, tra enigmi alla Dan Brown, un ragazzino-accollo che non aggiunge assolutamente nulla alla storia (il nuovo Shorty? Non proprio) e l’antagonista più inutile della storia di Indiana Jones (nonostante abbia le fattezze di un attore di alto livello come Mads Mikkelsen: anche lui evidentemente ha delle bollette da pagare). A condire il tutto, qualche cameo di vecchi amici e un paio di riferimenti al passato che strizzano l’occhio, con piacere, agli ex-bambini degli anni 80. “Questo dovrebbe stare in un museo!”, urla a un certo punto Harrison Ford: ecco, anche al suo Indiana Jones andrebbe messa una bella teca intorno al cappello e alla frusta, per lasciare che fortuna e gloria, eternamente, alimentino il suo mito. Senza toccarlo mai più, per favore.

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  18. Recensione “Indiana Jones e il Quadrante del Destino” (2023)

    L’incipit è trascinante: siamo nella Germania nazista, Indiana Jones come al solito è circondato da soldati nemici e si è ficcato inevitabilmente nei guai. C’è ironia, c’è un treno di opere d’arte trafugate, c’è ritmo, ci sono i buoni e ci sono i cattivi, è tutto talmente evidente e manicheo che è quasi perfetto: è praticamente l’essenza di Indiana Jones. Gli ottimi propositi tuttavia durano poco, perché purtroppo il film non sarà tutto così (sarebbe un miracolo). Mangold è bravo, ma prendere una saga dalle mani di Steven Spielberg e tentare di replicarne la verve, la visione, la gioia dell’immagine è una missione pressoché suicida. Quel che peggio, sembra non aver assolutamente compreso l’insegnamento che tutti abbiamo appreso proprio grazie ai film di Indiana Jones: certe reliquie non devono essere toccate, pena l’arrivo sul groppone di enormi macigni.

    Siamo nel 1969. L’uomo è appena sbarcato sulla Luna e il professor Jones è ormai a un passo dalla pensione. Riceve dopo anni la visita della sua figlioccia Helen, che gli prende dalle mani un oggetto antico per poterlo rivendere a un’asta clandestina. L’oggetto in questione è una parte del quadrante del titolo, uno strumento creato da Archimede che, secondo la leggenda, consentirebbe a chi ne è in possesso di aprire varchi nel tempo e cambiare così la storia: neanche a dirlo, è un gingillo che fa gola soprattutto a un ingegnere tedesco e ai suoi scagnozzi che, già avrete capito, non sono tipi da rinnegare la svastica. Ed è così che parte l’ennesima avventura di Indiana Jones, sbattuto tra il Marocco, il Mar Egeo e la Sicilia, nel classico blockbuster giramondo dove l’ennesimo inseguimento da cartolina, lungo quindici minuti, a un certo punto riuscirebbe a far urlare anche un muto.

    Phoebe Waller-Bridge, la grande novità di questo nuovo capitolo, è totalmente sprecata ma, quel che peggio, il suo personaggio è molto meno divertente di quanto ci si possa aspettare dalla protagonista del sorprendente Fleabag. Insomma, c’è ben poco da salvare in questo film, tra enigmi alla Dan Brown, un ragazzino-accollo che non aggiunge assolutamente nulla alla storia (il nuovo Shorty? Non proprio) e l’antagonista più inutile della storia di Indiana Jones (nonostante abbia le fattezze di un attore di alto livello come Mads Mikkelsen: anche lui evidentemente ha delle bollette da pagare). A condire il tutto, qualche cameo di vecchi amici e un paio di riferimenti al passato che strizzano l’occhio, con piacere, agli ex-bambini degli anni 80. “Questo dovrebbe stare in un museo!”, urla a un certo punto Harrison Ford: ecco, anche al suo Indiana Jones andrebbe messa una bella teca intorno al cappello e alla frusta, per lasciare che fortuna e gloria, eternamente, alimentino il suo mito. Senza toccarlo mai più, per favore.

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  19. Recensione “Indiana Jones e il Quadrante del Destino” (2023)

    L’incipit è trascinante: siamo nella Germania nazista, Indiana Jones come al solito è circondato da soldati nemici e si è ficcato inevitabilmente nei guai. C’è ironia, c’è un treno di opere d’arte trafugate, c’è ritmo, ci sono i buoni e ci sono i cattivi, è tutto talmente evidente e manicheo che è quasi perfetto: è praticamente l’essenza di Indiana Jones. Gli ottimi propositi tuttavia durano poco, perché purtroppo il film non sarà tutto così (sarebbe un miracolo). Mangold è bravo, ma prendere una saga dalle mani di Steven Spielberg e tentare di replicarne la verve, la visione, la gioia dell’immagine è una missione pressoché suicida. Quel che peggio, sembra non aver assolutamente compreso l’insegnamento che tutti abbiamo appreso proprio grazie ai film di Indiana Jones: certe reliquie non devono essere toccate, pena l’arrivo sul groppone di enormi macigni.

    Siamo nel 1969. L’uomo è appena sbarcato sulla Luna e il professor Jones è ormai a un passo dalla pensione. Riceve dopo anni la visita della sua figlioccia Helen, che gli prende dalle mani un oggetto antico per poterlo rivendere a un’asta clandestina. L’oggetto in questione è una parte del quadrante del titolo, uno strumento creato da Archimede che, secondo la leggenda, consentirebbe a chi ne è in possesso di aprire varchi nel tempo e cambiare così la storia: neanche a dirlo, è un gingillo che fa gola soprattutto a un ingegnere tedesco e ai suoi scagnozzi che, già avrete capito, non sono tipi da rinnegare la svastica. Ed è così che parte l’ennesima avventura di Indiana Jones, sbattuto tra il Marocco, il Mar Egeo e la Sicilia, nel classico blockbuster giramondo dove l’ennesimo inseguimento da cartolina, lungo quindici minuti, a un certo punto riuscirebbe a far urlare anche un muto.

    Phoebe Waller-Bridge, la grande novità di questo nuovo capitolo, è totalmente sprecata ma, quel che peggio, il suo personaggio è molto meno divertente di quanto ci si possa aspettare dalla protagonista del sorprendente Fleabag. Insomma, c’è ben poco da salvare in questo film, tra enigmi alla Dan Brown, un ragazzino-accollo che non aggiunge assolutamente nulla alla storia (il nuovo Shorty? Non proprio) e l’antagonista più inutile della storia di Indiana Jones (nonostante abbia le fattezze di un attore di alto livello come Mads Mikkelsen: anche lui evidentemente ha delle bollette da pagare). A condire il tutto, qualche cameo di vecchi amici e un paio di riferimenti al passato che strizzano l’occhio, con piacere, agli ex-bambini degli anni 80. “Questo dovrebbe stare in un museo!”, urla a un certo punto Harrison Ford: ecco, anche al suo Indiana Jones andrebbe messa una bella teca intorno al cappello e alla frusta, per lasciare che fortuna e gloria, eternamente, alimentino il suo mito. Senza toccarlo mai più, per favore.

    [Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
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    #brutto #cinema #commenti #critica #diCheParla #film #indianaJones #indy #quadranteDelDestino #recensione #storia #uscita

  20. @LegalTribune Wer #Gehaltsvergleich #Richter*in zu #Rechtsanwält*in macht, sollte ein paar Punkte bedenken:
    - nicht alle Rechtsanwält*innen arbeiten in #Großkanzlei oder #Lawfirm mit #Traumgehalt
    - Richter*innen haben wg anderer Struktur der #Altersversorgung mehr #Netto bei selbem #Brutto
    - #Beihilfe reduziert Beitrag zu privater #Krankenversicherung erheblich.

    Und: #Geld ist nicht alles. Es geht auch um #Unabhängigkeit, #Sicherheit, #Famiilienfreundlichkeit, #Flexibilität.

  21. @LegalTribune

    #Justiz #Beruf

    Wer #Gehaltsvergleich #Richter*in zu #Rechtsanwält*in macht, sollte ein paar Punkte bedenken:
    - nicht alle Rechtsanwält*innen arbeiten in #Großkanzlei oder #Lawfirm mit #Traumgehalt
    - Richter*innen haben wg anderer Struktur der #Altersversorgung mehr #Netto bei selbem #Brutto
    - #Beihilfe reduziert Beitrag zu privater #Krankenversicherung erheblich.

    Und: #Geld ist nicht alles. Es geht auch um #Unabhängigkeit, #Sicherheit, #Famiilienfreundlichkeit, #Flexibilität.

  22. @LegalTribune Wer #Gehaltsvergleich #Richter*in zu #Rechtsanwält*in macht, sollte ein paar Punkte bedenken:
    - nicht alle Rechtsanwält*innen arbeiten in #Großkanzlei oder #Lawfirm mit #Traumgehalt
    - Richter*innen haben wg anderer Struktur der #Altersversorgung mehr #Netto bei selbem #Brutto
    - #Beihilfe reduziert Beitrag zu privater #Krankenversicherung erheblich.

    Und: #Geld ist nicht alles. Es geht auch um #Unabhängigkeit, #Sicherheit, #Famiilienfreundlichkeit, #Flexibilität.

  23. @LegalTribune Wer #Gehaltsvergleich #Richter*in zu #Rechtsanwält*in macht, sollte ein paar Punkte bedenken:
    - nicht alle Rechtsanwält*innen arbeiten in #Großkanzlei oder #Lawfirm mit #Traumgehalt
    - Richter*innen haben wg anderer Struktur der #Altersversorgung mehr #Netto bei selbem #Brutto
    - #Beihilfe reduziert Beitrag zu privater #Krankenversicherung erheblich.

    Und: #Geld ist nicht alles. Es geht auch um #Unabhängigkeit, #Sicherheit, #Famiilienfreundlichkeit, #Flexibilität.

  24. #brutto oder #netto?

    Zur Auslegung des Begriffs "Abrechnungssumme" in einer AGB-Vertragsstrafen-Klausel

    BGH, Urteil vom 5. Mai 2022, VII ZR 176/20

    Im Zweifel ist von der "kundenfeindlichsten" Auslegung auszugehen und die "kundenfreundlichste" Auslegungsvariante zu wählen.

    juris.bundesgerichtshof.de/cgi

  25. heise+ | Gehaltsreport 2020: Das verdienen Ingenieure in Deutschland

    Ingenieure haben einen guten Ruf und verdienen vergleichsweise viel. Vor allem Ingenieure mit Zusatzqualifikationen in der IT konnten zuletzt profitieren.
    Gehaltsreport 2020: Das verdienen Ingenieure in Deutschland
    #Brutto #Bruttolohn #Euro #Gehalt #Gehaltsvergleich #Ingenieure #Ingenieursausbildung #Ingenieurstudium #Ingenieurwesen #Jahresgehalt #Lohn