#brutto — Public Fediverse posts
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#AfD- #STEUERPOLITIK: #Brutto- #Netto- #Gehaltscheck
Ab welchem Gehalt profitierst du eigentlich von der AfD-Steuerpolitik? Ich gehe Stufe für Stufe durch – von 1.500 bis 20.000 Euro brutto – und zeige dir mit konkreten Zahlen, was die AfD-Flat-Tax für dein Netto bedeuten würde. Die Antwort überrascht...
@BissenBlaBla
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#AfD- #STEUERPOLITIK: #Brutto- #Netto- #Gehaltscheck
Ab welchem Gehalt profitierst du eigentlich von der AfD-Steuerpolitik? Ich gehe Stufe für Stufe durch – von 1.500 bis 20.000 Euro brutto – und zeige dir mit konkreten Zahlen, was die AfD-Flat-Tax für dein Netto bedeuten würde. Die Antwort überrascht...
@BissenBlaBla
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Ab welchem Gehalt profitierst du eigentlich von der AfD-Steuerpolitik? Ich gehe Stufe für Stufe durch – von 1.500 bis 20.000 Euro brutto – und zeige dir mit konkreten Zahlen, was die AfD-Flat-Tax für dein Netto bedeuten würde. Die Antwort überrascht...
@BissenBlaBla
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#AfD- #STEUERPOLITIK: #Brutto- #Netto- #Gehaltscheck
Ab welchem Gehalt profitierst du eigentlich von der AfD-Steuerpolitik? Ich gehe Stufe für Stufe durch – von 1.500 bis 20.000 Euro brutto – und zeige dir mit konkreten Zahlen, was die AfD-Flat-Tax für dein Netto bedeuten würde. Die Antwort überrascht...
@BissenBlaBla
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#AfD- #STEUERPOLITIK: #Brutto- #Netto- #Gehaltscheck
Ab welchem Gehalt profitierst du eigentlich von der AfD-Steuerpolitik? Ich gehe Stufe für Stufe durch – von 1.500 bis 20.000 Euro brutto – und zeige dir mit konkreten Zahlen, was die AfD-Flat-Tax für dein Netto bedeuten würde. Die Antwort überrascht...
@BissenBlaBla
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https://www.europesays.com/it/454257/ Charlize Theron: la verità sulla morte del papà #arma #attrice #AttricePremio #AttricePremioOscar #brutto #camera #case #charles #charlize #CharlizeTheron #completamente #CompletamenteControllo #controllo #cose #credo #difesa #donne #Entertainment #entrare #fermata #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #legittima #LegittimaDifesa #madre #mano #new #NewYork #NewYorkTimes #notte #oscar #padre #PadreUbriaco #porta #porte #premio #PremioOscar #sapevo #sudafrica #theron
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Niedersachsen bei Kaufkraft vorn – Bremen und Hamburg hinten
Stand: 12.04.2026 15:24 Uhr Niedersachsen schneidet in einem bundesweiten Vergleich der realen Kaufkraft gut ab. Das Land belegt…
#Hamburg #Deutschland #Deutsch #DE #Schlagzeilen #Headlines #Nachrichten #News #Europe #Europa #EU #Brutto #Durchschnittseinkommen #Einkommen #gehalt #Gehälter #Germany #hamburg #InstitutsderdeutschenWirtschaft #Kaufkraft #Niedersachsen #Ranking #Verdienst
https://www.europesays.com/de/940286/ -
https://www.europesays.com/it/419747/ Bosnia-Italia, Dzeko: “Con Dimarco tutto ok. L’Italia ha paura” #abituati #AbituatiMigliori #altra #attaccante #barbarez #Bosnia #brutto #BruttoItalia #BruttoItaliaAbituati #bus #BusPorta #Calcio #campo #CampoBrutto #CampoBruttoItalia #ct #dimarco #dobbiamo #dzeko #Football #Galles #giocare #GiocareGalles #gol #IT #Italia #Italy #partita #paura #Soccer #Sport #Sports
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Grundschule Ellenbeek wird zur Großbaustelle
Kaum ist die eine Schule fertig saniert, steht schon die…
#Wuppertal #Deutschland #Deutsch #DE #Schlagzeilen #Headlines #Nachrichten #News #Europe #Europa #EU #"Grundschule" #Anlage #Brandschutz #Brandschutzkonzept #Brandschutzmaßnahmen #Brutto #Elektrosanierung #Euro #Germany #Installation #Kosten #Kostenschätzung #Maßnahme #Nordrhein-Westfalen #Parkschule #Sanierung #Schule #Sprachalarmierungsanlage #Verwaltung
https://www.europesays.com/de/905840/ -
Miért nem annyi az ár, amennyi a polcon ki van írva Amerikában?
Az egyik legfurább dolog, amivel turistaként (is) lehet találkozni Amerikában, az egy sima kis bolti vásárlás…
https://www.amerikabajottunk.hu/blog/2026/miert-nem-annyi-az-ar-amennyi-a-polcon-ki-van-irva-amerikaban
#árak #nettó #bruttó #amerikai_kultúra_élet -
https://www.europesays.com/it/301892/ La docuserie su Corona, un brutto spot che cerca di trasformare un pregiudicato in spregiudicato #brutto #BruttoSpot #cerca #CercaTrasformare #CercaTrasformarePregiudicato #cinque #CinquePuntate #corona #CoronaNotizia #cose #docuserie #Entertainment #fabrizio #FabrizioCorona #FabrizioCoronaNotizia #gente #insegna #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #Netflix #notizia #ok #pregiudicato #puntate #sa #spot #spregiudicato #sputtanare
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BMW-Jobs in München: So viel verdienen Mitarbeitende
Geht es um die Platzhirsche der Münchner Unternehmen, führt kein Weg an BMW vorbei. Die Autobauer machten im…
#Muenchen #Munchen #Munich #Deutschland #Deutsch #DE #Schlagzeilen #Headlines #Nachrichten #News #Europe #Europa #EU #München #Bayern #BMW-Chef #BMW-Gehälter #Brutto #Einkommen #Germany #Jahresgehalt #Jobs #Mitarbeiter #Netto
https://www.europesays.com/de/693925/ -
https://www.europesays.com/it/257547/ De Rossi: “Se non sei perfetto l’Inter può umiliarti! Col Liverpool episodio…” #brutto #Calcio #campo #conferenza #ConferenzaStampa #ConferenzaStampaParole #Daniele #DanieleDe #DanieleDeRossi #De #DeRossi #DeRossiTecnico #domenica #DomenicaInter #dovremo #entriamo #episodio #EpisodioBrutto #Football #forte #forti #genoa #GenoaIntervenuto #Inter #IT #Italia #Italy #partita #perdere #rossi #Soccer #Sport #Sports #squadra #SquadraForte
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https://www.europesays.com/it/184548/ Moto3, incidente Rueda-Dettwiler: trasportati in elicottero in ospedale #brutto #BruttoIncidente #dettwiler #griglia #incidente #IT #Italia #Italy #notato #ospedale #paura #PauraSepang #PauraSepangBrutto #pilota #piloti #PilotiOspedale #rallentamento #rueda #RuedaDettwiler #Sport #Sports
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Beim #RTL gab es diese Woche wieder ein #Gehaltsranking. Diesmal einige Berufe von der Deutschen Bahn dabei. Darunter waren auch einige #Quereinsteiger. Auch Jobs bei #Aldi oder McDoof.
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Beim #RTL gab es diese Woche wieder ein #Gehaltsranking. Diesmal einige Berufe von der Deutschen Bahn dabei. Darunter waren auch einige #Quereinsteiger. Auch Jobs bei #Aldi oder McDoof.
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Beim #RTL gab es diese Woche wieder ein #Gehaltsranking. Diesmal einige Berufe von der Deutschen Bahn dabei. Darunter waren auch einige #Quereinsteiger. Auch Jobs bei #Aldi oder McDoof.
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Angenommen, du hast im Januar 2022 ein monatliches Brutto #Gehalt von 4000€ bekommen, dann müsstest Du heute ein #Brutto Gehalt von 4570€ haben, nur damit die bisherige #Inflation ausgeglichen wäre.
Hast Du das?
Hat Dein #Arbeitgeber Dein Gehalt im gleichen Maße erhöht?
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Angenommen, du hast im Januar 2022 ein monatliches Brutto #Gehalt von 4000€ bekommen, dann müsstest Du heute ein #Brutto Gehalt von 4570€ haben, nur damit die bisherige #Inflation ausgeglichen wäre.
Hast Du das?
Hat Dein #Arbeitgeber Dein Gehalt im gleichen Maße erhöht?
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Angenommen, du hast im Januar 2022 ein monatliches Brutto #Gehalt von 4000€ bekommen, dann müsstest Du heute ein #Brutto Gehalt von 4570€ haben, nur damit die bisherige #Inflation ausgeglichen wäre.
Hast Du das?
Hat Dein #Arbeitgeber Dein Gehalt im gleichen Maße erhöht?
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Angenommen, du hast im Januar 2022 ein monatliches Brutto #Gehalt von 4000€ bekommen, dann müsstest Du heute ein #Brutto Gehalt von 4570€ haben, nur damit die bisherige #Inflation ausgeglichen wäre.
Hast Du das?
Hat Dein #Arbeitgeber Dein Gehalt im gleichen Maße erhöht?
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Angenommen, du hast im Januar 2022 ein monatliches Brutto #Gehalt von 4000€ bekommen, dann müsstest Du heute ein #Brutto Gehalt von 4570€ haben, nur damit die bisherige #Inflation ausgeglichen wäre.
Hast Du das?
Hat Dein #Arbeitgeber Dein Gehalt im gleichen Maße erhöht?
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Recensione “Indiana Jones e il Quadrante del Destino” (2023)
L’incipit è trascinante: siamo nella Germania nazista, Indiana Jones come al solito è circondato da soldati nemici e si è ficcato inevitabilmente nei guai. C’è ironia, c’è un treno di opere d’arte trafugate, c’è ritmo, ci sono i buoni e ci sono i cattivi, è tutto talmente evidente e manicheo che è quasi perfetto: è praticamente l’essenza di Indiana Jones. Gli ottimi propositi tuttavia durano poco, perché purtroppo il film non sarà tutto così (sarebbe un miracolo). Mangold è bravo, ma prendere una saga dalle mani di Steven Spielberg e tentare di replicarne la verve, la visione, la gioia dell’immagine è una missione pressoché suicida. Quel che peggio, sembra non aver assolutamente compreso l’insegnamento che tutti abbiamo appreso proprio grazie ai film di Indiana Jones: certe reliquie non devono essere toccate, pena l’arrivo sul groppone di enormi macigni.
Siamo nel 1969. L’uomo è appena sbarcato sulla Luna e il professor Jones è ormai a un passo dalla pensione. Riceve dopo anni la visita della sua figlioccia Helen, che gli prende dalle mani un oggetto antico per poterlo rivendere a un’asta clandestina. L’oggetto in questione è una parte del quadrante del titolo, uno strumento creato da Archimede che, secondo la leggenda, consentirebbe a chi ne è in possesso di aprire varchi nel tempo e cambiare così la storia: neanche a dirlo, è un gingillo che fa gola soprattutto a un ingegnere tedesco e ai suoi scagnozzi che, già avrete capito, non sono tipi da rinnegare la svastica. Ed è così che parte l’ennesima avventura di Indiana Jones, sbattuto tra il Marocco, il Mar Egeo e la Sicilia, nel classico blockbuster giramondo dove l’ennesimo inseguimento da cartolina, lungo quindici minuti, a un certo punto riuscirebbe a far urlare anche un muto.
Phoebe Waller-Bridge, la grande novità di questo nuovo capitolo, è totalmente sprecata ma, quel che peggio, il suo personaggio è molto meno divertente di quanto ci si possa aspettare dalla protagonista del sorprendente Fleabag. Insomma, c’è ben poco da salvare in questo film, tra enigmi alla Dan Brown, un ragazzino-accollo che non aggiunge assolutamente nulla alla storia (il nuovo Shorty? Non proprio) e l’antagonista più inutile della storia di Indiana Jones (nonostante abbia le fattezze di un attore di alto livello come Mads Mikkelsen: anche lui evidentemente ha delle bollette da pagare). A condire il tutto, qualche cameo di vecchi amici e un paio di riferimenti al passato che strizzano l’occhio, con piacere, agli ex-bambini degli anni 80. “Questo dovrebbe stare in un museo!”, urla a un certo punto Harrison Ford: ecco, anche al suo Indiana Jones andrebbe messa una bella teca intorno al cappello e alla frusta, per lasciare che fortuna e gloria, eternamente, alimentino il suo mito. Senza toccarlo mai più, per favore.
[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
una piccola mancia per aiutarmi a sostenere il sito!]#brutto #cinema #commenti #critica #diCheParla #film #indianaJones #indy #quadranteDelDestino #recensione #storia #uscita
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Recensione “Indiana Jones e il Quadrante del Destino” (2023)
L’incipit è trascinante: siamo nella Germania nazista, Indiana Jones come al solito è circondato da soldati nemici e si è ficcato inevitabilmente nei guai. C’è ironia, c’è un treno di opere d’arte trafugate, c’è ritmo, ci sono i buoni e ci sono i cattivi, è tutto talmente evidente e manicheo che è quasi perfetto: è praticamente l’essenza di Indiana Jones. Gli ottimi propositi tuttavia durano poco, perché purtroppo il film non sarà tutto così (sarebbe un miracolo). Mangold è bravo, ma prendere una saga dalle mani di Steven Spielberg e tentare di replicarne la verve, la visione, la gioia dell’immagine è una missione pressoché suicida. Quel che peggio, sembra non aver assolutamente compreso l’insegnamento che tutti abbiamo appreso proprio grazie ai film di Indiana Jones: certe reliquie non devono essere toccate, pena l’arrivo sul groppone di enormi macigni.
Siamo nel 1969. L’uomo è appena sbarcato sulla Luna e il professor Jones è ormai a un passo dalla pensione. Riceve dopo anni la visita della sua figlioccia Helen, che gli prende dalle mani un oggetto antico per poterlo rivendere a un’asta clandestina. L’oggetto in questione è una parte del quadrante del titolo, uno strumento creato da Archimede che, secondo la leggenda, consentirebbe a chi ne è in possesso di aprire varchi nel tempo e cambiare così la storia: neanche a dirlo, è un gingillo che fa gola soprattutto a un ingegnere tedesco e ai suoi scagnozzi che, già avrete capito, non sono tipi da rinnegare la svastica. Ed è così che parte l’ennesima avventura di Indiana Jones, sbattuto tra il Marocco, il Mar Egeo e la Sicilia, nel classico blockbuster giramondo dove l’ennesimo inseguimento da cartolina, lungo quindici minuti, a un certo punto riuscirebbe a far urlare anche un muto.
Phoebe Waller-Bridge, la grande novità di questo nuovo capitolo, è totalmente sprecata ma, quel che peggio, il suo personaggio è molto meno divertente di quanto ci si possa aspettare dalla protagonista del sorprendente Fleabag. Insomma, c’è ben poco da salvare in questo film, tra enigmi alla Dan Brown, un ragazzino-accollo che non aggiunge assolutamente nulla alla storia (il nuovo Shorty? Non proprio) e l’antagonista più inutile della storia di Indiana Jones (nonostante abbia le fattezze di un attore di alto livello come Mads Mikkelsen: anche lui evidentemente ha delle bollette da pagare). A condire il tutto, qualche cameo di vecchi amici e un paio di riferimenti al passato che strizzano l’occhio, con piacere, agli ex-bambini degli anni 80. “Questo dovrebbe stare in un museo!”, urla a un certo punto Harrison Ford: ecco, anche al suo Indiana Jones andrebbe messa una bella teca intorno al cappello e alla frusta, per lasciare che fortuna e gloria, eternamente, alimentino il suo mito. Senza toccarlo mai più, per favore.
[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
una piccola mancia per aiutarmi a sostenere il sito!]#brutto #cinema #commenti #critica #diCheParla #film #indianaJones #indy #quadranteDelDestino #recensione #storia #uscita
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Recensione “Indiana Jones e il Quadrante del Destino” (2023)
L’incipit è trascinante: siamo nella Germania nazista, Indiana Jones come al solito è circondato da soldati nemici e si è ficcato inevitabilmente nei guai. C’è ironia, c’è un treno di opere d’arte trafugate, c’è ritmo, ci sono i buoni e ci sono i cattivi, è tutto talmente evidente e manicheo che è quasi perfetto: è praticamente l’essenza di Indiana Jones. Gli ottimi propositi tuttavia durano poco, perché purtroppo il film non sarà tutto così (sarebbe un miracolo). Mangold è bravo, ma prendere una saga dalle mani di Steven Spielberg e tentare di replicarne la verve, la visione, la gioia dell’immagine è una missione pressoché suicida. Quel che peggio, sembra non aver assolutamente compreso l’insegnamento che tutti abbiamo appreso proprio grazie ai film di Indiana Jones: certe reliquie non devono essere toccate, pena l’arrivo sul groppone di enormi macigni.
Siamo nel 1969. L’uomo è appena sbarcato sulla Luna e il professor Jones è ormai a un passo dalla pensione. Riceve dopo anni la visita della sua figlioccia Helen, che gli prende dalle mani un oggetto antico per poterlo rivendere a un’asta clandestina. L’oggetto in questione è una parte del quadrante del titolo, uno strumento creato da Archimede che, secondo la leggenda, consentirebbe a chi ne è in possesso di aprire varchi nel tempo e cambiare così la storia: neanche a dirlo, è un gingillo che fa gola soprattutto a un ingegnere tedesco e ai suoi scagnozzi che, già avrete capito, non sono tipi da rinnegare la svastica. Ed è così che parte l’ennesima avventura di Indiana Jones, sbattuto tra il Marocco, il Mar Egeo e la Sicilia, nel classico blockbuster giramondo dove l’ennesimo inseguimento da cartolina, lungo quindici minuti, a un certo punto riuscirebbe a far urlare anche un muto.
Phoebe Waller-Bridge, la grande novità di questo nuovo capitolo, è totalmente sprecata ma, quel che peggio, il suo personaggio è molto meno divertente di quanto ci si possa aspettare dalla protagonista del sorprendente Fleabag. Insomma, c’è ben poco da salvare in questo film, tra enigmi alla Dan Brown, un ragazzino-accollo che non aggiunge assolutamente nulla alla storia (il nuovo Shorty? Non proprio) e l’antagonista più inutile della storia di Indiana Jones (nonostante abbia le fattezze di un attore di alto livello come Mads Mikkelsen: anche lui evidentemente ha delle bollette da pagare). A condire il tutto, qualche cameo di vecchi amici e un paio di riferimenti al passato che strizzano l’occhio, con piacere, agli ex-bambini degli anni 80. “Questo dovrebbe stare in un museo!”, urla a un certo punto Harrison Ford: ecco, anche al suo Indiana Jones andrebbe messa una bella teca intorno al cappello e alla frusta, per lasciare che fortuna e gloria, eternamente, alimentino il suo mito. Senza toccarlo mai più, per favore.
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Recensione “Indiana Jones e il Quadrante del Destino” (2023)
L’incipit è trascinante: siamo nella Germania nazista, Indiana Jones come al solito è circondato da soldati nemici e si è ficcato inevitabilmente nei guai. C’è ironia, c’è un treno di opere d’arte trafugate, c’è ritmo, ci sono i buoni e ci sono i cattivi, è tutto talmente evidente e manicheo che è quasi perfetto: è praticamente l’essenza di Indiana Jones. Gli ottimi propositi tuttavia durano poco, perché purtroppo il film non sarà tutto così (sarebbe un miracolo). Mangold è bravo, ma prendere una saga dalle mani di Steven Spielberg e tentare di replicarne la verve, la visione, la gioia dell’immagine è una missione pressoché suicida. Quel che peggio, sembra non aver assolutamente compreso l’insegnamento che tutti abbiamo appreso proprio grazie ai film di Indiana Jones: certe reliquie non devono essere toccate, pena l’arrivo sul groppone di enormi macigni.
Siamo nel 1969. L’uomo è appena sbarcato sulla Luna e il professor Jones è ormai a un passo dalla pensione. Riceve dopo anni la visita della sua figlioccia Helen, che gli prende dalle mani un oggetto antico per poterlo rivendere a un’asta clandestina. L’oggetto in questione è una parte del quadrante del titolo, uno strumento creato da Archimede che, secondo la leggenda, consentirebbe a chi ne è in possesso di aprire varchi nel tempo e cambiare così la storia: neanche a dirlo, è un gingillo che fa gola soprattutto a un ingegnere tedesco e ai suoi scagnozzi che, già avrete capito, non sono tipi da rinnegare la svastica. Ed è così che parte l’ennesima avventura di Indiana Jones, sbattuto tra il Marocco, il Mar Egeo e la Sicilia, nel classico blockbuster giramondo dove l’ennesimo inseguimento da cartolina, lungo quindici minuti, a un certo punto riuscirebbe a far urlare anche un muto.
Phoebe Waller-Bridge, la grande novità di questo nuovo capitolo, è totalmente sprecata ma, quel che peggio, il suo personaggio è molto meno divertente di quanto ci si possa aspettare dalla protagonista del sorprendente Fleabag. Insomma, c’è ben poco da salvare in questo film, tra enigmi alla Dan Brown, un ragazzino-accollo che non aggiunge assolutamente nulla alla storia (il nuovo Shorty? Non proprio) e l’antagonista più inutile della storia di Indiana Jones (nonostante abbia le fattezze di un attore di alto livello come Mads Mikkelsen: anche lui evidentemente ha delle bollette da pagare). A condire il tutto, qualche cameo di vecchi amici e un paio di riferimenti al passato che strizzano l’occhio, con piacere, agli ex-bambini degli anni 80. “Questo dovrebbe stare in un museo!”, urla a un certo punto Harrison Ford: ecco, anche al suo Indiana Jones andrebbe messa una bella teca intorno al cappello e alla frusta, per lasciare che fortuna e gloria, eternamente, alimentino il suo mito. Senza toccarlo mai più, per favore.
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L’incipit è trascinante: siamo nella Germania nazista, Indiana Jones come al solito è circondato da soldati nemici e si è ficcato inevitabilmente nei guai. C’è ironia, c’è un treno di opere d’arte trafugate, c’è ritmo, ci sono i buoni e ci sono i cattivi, è tutto talmente evidente e manicheo che è quasi perfetto: è praticamente l’essenza di Indiana Jones. Gli ottimi propositi tuttavia durano poco, perché purtroppo il film non sarà tutto così (sarebbe un miracolo). Mangold è bravo, ma prendere una saga dalle mani di Steven Spielberg e tentare di replicarne la verve, la visione, la gioia dell’immagine è una missione pressoché suicida. Quel che peggio, sembra non aver assolutamente compreso l’insegnamento che tutti abbiamo appreso proprio grazie ai film di Indiana Jones: certe reliquie non devono essere toccate, pena l’arrivo sul groppone di enormi macigni.
Siamo nel 1969. L’uomo è appena sbarcato sulla Luna e il professor Jones è ormai a un passo dalla pensione. Riceve dopo anni la visita della sua figlioccia Helen, che gli prende dalle mani un oggetto antico per poterlo rivendere a un’asta clandestina. L’oggetto in questione è una parte del quadrante del titolo, uno strumento creato da Archimede che, secondo la leggenda, consentirebbe a chi ne è in possesso di aprire varchi nel tempo e cambiare così la storia: neanche a dirlo, è un gingillo che fa gola soprattutto a un ingegnere tedesco e ai suoi scagnozzi che, già avrete capito, non sono tipi da rinnegare la svastica. Ed è così che parte l’ennesima avventura di Indiana Jones, sbattuto tra il Marocco, il Mar Egeo e la Sicilia, nel classico blockbuster giramondo dove l’ennesimo inseguimento da cartolina, lungo quindici minuti, a un certo punto riuscirebbe a far urlare anche un muto.
Phoebe Waller-Bridge, la grande novità di questo nuovo capitolo, è totalmente sprecata ma, quel che peggio, il suo personaggio è molto meno divertente di quanto ci si possa aspettare dalla protagonista del sorprendente Fleabag. Insomma, c’è ben poco da salvare in questo film, tra enigmi alla Dan Brown, un ragazzino-accollo che non aggiunge assolutamente nulla alla storia (il nuovo Shorty? Non proprio) e l’antagonista più inutile della storia di Indiana Jones (nonostante abbia le fattezze di un attore di alto livello come Mads Mikkelsen: anche lui evidentemente ha delle bollette da pagare). A condire il tutto, qualche cameo di vecchi amici e un paio di riferimenti al passato che strizzano l’occhio, con piacere, agli ex-bambini degli anni 80. “Questo dovrebbe stare in un museo!”, urla a un certo punto Harrison Ford: ecco, anche al suo Indiana Jones andrebbe messa una bella teca intorno al cappello e alla frusta, per lasciare che fortuna e gloria, eternamente, alimentino il suo mito. Senza toccarlo mai più, per favore.
[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
una piccola mancia per aiutarmi a sostenere il sito!]#brutto #cinema #commenti #critica #diCheParla #film #indianaJones #indy #quadranteDelDestino #recensione #storia #uscita
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@LegalTribune Wer #Gehaltsvergleich #Richter*in zu #Rechtsanwält*in macht, sollte ein paar Punkte bedenken:
- nicht alle Rechtsanwält*innen arbeiten in #Großkanzlei oder #Lawfirm mit #Traumgehalt
- Richter*innen haben wg anderer Struktur der #Altersversorgung mehr #Netto bei selbem #Brutto
- #Beihilfe reduziert Beitrag zu privater #Krankenversicherung erheblich.Und: #Geld ist nicht alles. Es geht auch um #Unabhängigkeit, #Sicherheit, #Famiilienfreundlichkeit, #Flexibilität.
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Wer #Gehaltsvergleich #Richter*in zu #Rechtsanwält*in macht, sollte ein paar Punkte bedenken:
- nicht alle Rechtsanwält*innen arbeiten in #Großkanzlei oder #Lawfirm mit #Traumgehalt
- Richter*innen haben wg anderer Struktur der #Altersversorgung mehr #Netto bei selbem #Brutto
- #Beihilfe reduziert Beitrag zu privater #Krankenversicherung erheblich.Und: #Geld ist nicht alles. Es geht auch um #Unabhängigkeit, #Sicherheit, #Famiilienfreundlichkeit, #Flexibilität.
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@LegalTribune Wer #Gehaltsvergleich #Richter*in zu #Rechtsanwält*in macht, sollte ein paar Punkte bedenken:
- nicht alle Rechtsanwält*innen arbeiten in #Großkanzlei oder #Lawfirm mit #Traumgehalt
- Richter*innen haben wg anderer Struktur der #Altersversorgung mehr #Netto bei selbem #Brutto
- #Beihilfe reduziert Beitrag zu privater #Krankenversicherung erheblich.Und: #Geld ist nicht alles. Es geht auch um #Unabhängigkeit, #Sicherheit, #Famiilienfreundlichkeit, #Flexibilität.
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@LegalTribune Wer #Gehaltsvergleich #Richter*in zu #Rechtsanwält*in macht, sollte ein paar Punkte bedenken:
- nicht alle Rechtsanwält*innen arbeiten in #Großkanzlei oder #Lawfirm mit #Traumgehalt
- Richter*innen haben wg anderer Struktur der #Altersversorgung mehr #Netto bei selbem #Brutto
- #Beihilfe reduziert Beitrag zu privater #Krankenversicherung erheblich.Und: #Geld ist nicht alles. Es geht auch um #Unabhängigkeit, #Sicherheit, #Famiilienfreundlichkeit, #Flexibilität.
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Zur Auslegung des Begriffs "Abrechnungssumme" in einer AGB-Vertragsstrafen-Klausel
BGH, Urteil vom 5. Mai 2022, VII ZR 176/20
Im Zweifel ist von der "kundenfeindlichsten" Auslegung auszugehen und die "kundenfreundlichste" Auslegungsvariante zu wählen.
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#Entgeltfortzahlung des #Arbeitgebers endet bei mehr als 6 #Wochen #Krankheit; In der #Zeit wird #Lohn normal weiter bezahlt; danach #Krankengeld als #Entgeltersatzleistung durch die #Krankenversicherung idR. 70% vom #Brutto
#Arbeitgeber können bzgl. #Lohnfortzahlung im #Krankheitsfall #Erstattung von 40%-80% der #Aufwendungen von #Krankenkassen aus #Umlage #erhalten, wenn #Betrieb weniger als 30 #Personen #beschäftigt
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#Entgeltfortzahlung des #Arbeitgebers endet bei mehr als 6 #Wochen #Krankheit; In der #Zeit wird #Lohn normal weiter bezahlt; danach #Krankengeld als #Entgeltersatzleistung durch die #Krankenversicherung idR. 70% vom #Brutto
#Arbeitgeber können bzgl. #Lohnfortzahlung im #Krankheitsfall #Erstattung von 40%-80% der #Aufwendungen von #Krankenkassen aus #Umlage #erhalten, wenn #Betrieb weniger als 30 #Personen #beschäftigt
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heise+ | Gehaltsreport 2020: Das verdienen Ingenieure in Deutschland
Ingenieure haben einen guten Ruf und verdienen vergleichsweise viel. Vor allem Ingenieure mit Zusatzqualifikationen in der IT konnten zuletzt profitieren.
Gehaltsreport 2020: Das verdienen Ingenieure in Deutschland
#Brutto #Bruttolohn #Euro #Gehalt #Gehaltsvergleich #Ingenieure #Ingenieursausbildung #Ingenieurstudium #Ingenieurwesen #Jahresgehalt #Lohn