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#herzog — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #herzog, aggregated by home.social.

  1. ‘I didn’t go looking for trouble’: Protester sues NSW after allegedly being punched by police at Herzog rally

    Shadid had requested officers to stop advancing as people were on the ground praying.

    "Const Daniel Stewart then allegedly dragged Shadid, who had travelled from Parramatta, to the ground and punched him in the face and twisted his wrist. Another officer kneeled on his head"

    theguardian.com/australia-news

    #nswpol #nswpolice #policebrutality #israel #sydney #herzog

  2. Al Presidente di #Israele Yitzhak #Herzog
    Egregio Presidente,
    Le scriviamo per formularLe la richiesta di concessione della grazia a Marwan #Barghouti.
    Non c'e' bisogno che illustriamo cio' che Lei gia' sa perfettamente: ovvero che Marwan Barghouti puo' dare un contributo fondamentale e decisivo per la risoluzione pacifica, fondata sulla verita', la giustizia e la comprensione reciproca, del conflitto israelo-palestinese nel pieno rispetto di tutti i diritti di entrambi i popoli.
    Peppe Sini

  3. #NicușorDan, alături de Isaac #Herzog: Vedem o creștere a discursului care instigă la ură și trebuie să acționăm cu fermitate și, în același timp, cu tact împotriva acestor tipuri de manifestări.

    🔗 wp.me/p9KpFA-5nkp

    #Știri #România #București

  4. #PreședinteleIsraelului Isaac #Herzog a aterizat la #Iași, unde participă la comemorarea a 85 de ani de la Pogromul împotriva evreilor: „Vom comemora un capitol întunecat al acestei povești”.

    🔗 wp.me/p9KpFA-5neh

    #Știri #Israel #România

  5. #PreședinteleIsraelului, primit luni de #NicușorDan, la 🏰#Cotroceni.
    Isaac #Herzog vine în 🇷🇴#România pentru ceremoniile dedicate comemorării a 85 de ani de la Pogromul de la #Iași.

    🔗 wp.me/p9KpFA-5n8Z

    #Știri #Israel #București

  6. Herzog & de Meuron’s Tour Triangle Tops Out in Paris After Years of Controversy

    📰 Original title: Paris’ Long-Debated Triangle Tower Finally Reaches Full Height

    🤖 IA: It's not clickbait ✅
    👥 Users: It's not clickbait ✅

    View full AI summary en.killbait.com/herzog-de-meur

    #architecture #paris #tourtriangle #herzog&demeuron

  7. 🎥🤔 A riveting dialogue unfolds where #Herzog muses about L.A. culture, poachers, and bullets—because nothing screams #cinema like mundane details and debunking rumors as old as time. Meanwhile, the audience is left wondering if this is a conversation or a new form of existential punishment. 🎬🙄
    fsgworkinprogress.com/2014/09/ #LACulture #ExistentialDebate #MundaneDetails #HackerNews #ngated

  8. Israele implode su Ben-Gvir: Herzog prende le distanze per salvare la faccia mentre il governo Netanyahu si lacera sugli orrori della Flotilla

    Dopo l’intercettazione della “Global Sumud Flotilla”, dentro Israele è esplosa una guerra politica e istituzionale senza precedenti. Herzog parla di “imbarbarimento”, l’IDF scarica ogni responsabilità sulla macchina repressiva controllata da Ben-Gvir, mentre le cancellerie occidentali fingono improvvisamente stupore davanti a pratiche che i palestinesi denunciano da anni. Ma il problema non è soltanto Ben-Gvir. Il problema è un’intera classe politica israeliana che per anni ha costruito, protetto e normalizzato un sistema di occupazione, apartheid e violenza permanente.

    A un certo punto persino il sistema ha iniziato ad avere paura della propria creatura.

    È questo che sta accadendo dentro Israele dopo il caso della “Global Sumud Flotilla”. Non una semplice polemica politica. Non un incidente diplomatico isolato. Ma qualcosa di molto più profondo: una frattura interna che mostra al mondo intero la decomposizione morale e istituzionale prodotta da anni di radicalizzazione, violenza e impunità.

    Tutto esplode quando il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir diffonde pubblicamente un video in cui deride gli attivisti ammanettati e detenuti nel porto di Ashdod dopo l’intercettazione della Flotilla. Immagini umilianti, aggressive, costruite come propaganda politica da esibire alla propria base suprematista.

    Ed è lì che improvvisamente qualcosa si rompe anche dentro lo stesso establishment israeliano.

    Isaac Herzog, presidente dello Stato di Israele, parla apertamente di “imbarbarimento”. Una parola enorme. Ma sarebbe ingenuo leggerla come un improvviso risveglio morale. Herzog non è un osservatore esterno del sistema israeliano. È parte integrante di quell’apparato politico e istituzionale che ha continuato a rappresentare e legittimare Israele davanti al mondo mentre Gaza veniva devastata.

    Lo stesso Herzog, che nei mesi più cruenti del genocidio appariva pubblicamente mentre firmava ordigni destinati all’esercito israeliano, oggi tenta improvvisamente di prendere le distanze dagli eccessi di Ben-Gvir. Non per una reale rottura etica, ma perché il caso Flotilla rischia di produrre un danno diplomatico devastante davanti alle cancellerie occidentali e all’opinione pubblica internazionale.

    La sua reazione appare quindi molto meno come una condanna morale e molto più come un disperato tentativo di salvare la reputazione internazionale di Israele mentre gli orrori diventano ormai troppo evidenti perfino per chi li ha giustificati per anni.

    Ben-Gvir reagisce immediatamente attaccando Herzog e definendolo indegno. Rivendica la linea dura, continua a descrivere gli attivisti come “sostenitori del terrorismo” e trasforma ancora una volta la repressione in spettacolo politico.

    Poi arriva il passaggio forse più inquietante di tutti: anche l’IDF prende le distanze.

    L’esercito israeliano dichiara pubblicamente di non aver ordinato alcun abuso e scarica ogni responsabilità sulla polizia e sui servizi penitenziari controllati direttamente dal ministero di Ben-Gvir. In pratica, dentro lo Stato israeliano è iniziato un gigantesco rimbalzo di responsabilità.

    Herzog accusa Ben-Gvir. – Ben-Gvir accusa Herzog. – L’IDF accusa il sistema penitenziario.

    Tutti improvvisamente cercano di separarsi dall’orrore.

    Ed è proprio qui che emerge la verità più scomoda: quando uno Stato inizia a dissociarsi da sé stesso significa che il livello di brutalità è diventato troppo evidente persino per chi lo ha tollerato, alimentato o coperto fino al giorno prima.

    Ma il punto fondamentale è un altro: Ben-Gvir non è apparso dal nulla.

    Non è un incidente imprevedibile. Non è una scheggia impazzita estranea al sistema israeliano.

    È il prodotto politico più coerente di anni di occupazione, suprematismo coloniale, impunità internazionale e radicalizzazione interna costruita e normalizzata da gran parte della classe dirigente israeliana, da Netanyahu fino ai settori istituzionali che oggi fingono improvvisamente scandalo.

    Per anni l’Occidente ha accettato tutto.

    I bombardamenti su Gaza. Gli ospedali distrutti. Le fosse comuni. I civili affamati. I giornalisti uccisi. Le accuse di apartheid. Gli “atti plausibilmente genocidari” citati dalla Corte Internazionale di Giustizia.

    Per anni il linguaggio occidentale è rimasto anestetizzato dentro formule diplomatiche: “diritto alla difesa”, “equilibrio”, “contesto complesso”.

    Poi però arrivano gli attivisti occidentali della Flotilla. Arrivano le immagini mediaticamente spendibili. Arrivano gli europei umiliati davanti alle telecamere.

    E improvvisamente le cancellerie ritrovano la voce.

    Antonio Tajani chiede addirittura all’Unione Europea di valutare sanzioni contro Ben-Gvir. Gli stessi governi che fino a ieri continuavano a mantenere relazioni politiche, economiche e militari normali con Israele ora fingono di scoprire il problema.

    Ma il rischio è enorme: trasformare Ben-Gvir nel “mostro perfetto” per salvare tutti gli altri.

    Perché se il problema diventa soltanto Ben-Gvir, allora Netanyahu può continuare a fingersi uno statista moderato invece che il capo politico di un governo responsabile della devastazione di Gaza. Herzog può recitare il ruolo del garante morale dopo aver rappresentato lo stesso sistema davanti al mondo. L’Europa può fingere di non avere responsabilità. E l’intero sistema internazionale può continuare a lavarsi le mani davanti al genocidio palestinese.

    Francesca Albanese lo ha spiegato con chiarezza: la violenza israeliana non dipende da una singola figura politica, ma da una struttura di occupazione e apartheid consolidata nel tempo.

    È questo il punto che il teatro delle sanzioni rischia continuamente di nascondere.

    Perché Ben-Gvir è certamente una figura estremista e pericolosa. Ma il problema non nasce con lui e non finirà con lui.

    Il problema è un’intera architettura politica e militare che ha normalizzato l’umiliazione dei palestinesi, la repressione permanente e la disumanizzazione dell’altro fino al punto in cui persino dentro Israele iniziano ormai a parlarsi addosso usando parole come “imbarbarimento”.

    E forse è proprio questo il dettaglio più devastante di tutta la vicenda: il fatto che oggi lo Stato israeliano sembri improvvisamente scandalizzato da metodi che i palestinesi denunciano da decenni davanti a un mondo che per troppo tempo ha scelto di non guardare.

    Paolo Consiglio

    Fonti principali:
    – Dichiarazioni pubbliche di Isaac Herzog sul caso “Global Sumud Flotilla”
    – Dichiarazioni pubbliche di Itamar Ben-Gvir
    – Comunicazioni ufficiali dell’IDF sulla gestione dei fermati ad Ashdod
    – Reuters
    – Haaretz
    – CNN
    – Associated Press
    – Al Jazeera
    – Human Rights Watch
    – Amnesty International
    – Corte Internazionale di Giustizia (ICJ)
    – Dichiarazioni pubbliche del Ministro degli Esteri Antonio Tajani
    – Dichiarazioni pubbliche di Francesca Albanese
    – Analisi ONU sulla situazione umanitaria nella Striscia di Gaza

    Nota editoriale:
    Questo articolo rielabora fatti pubblici, dichiarazioni istituzionali, documenti internazionali e analisi giornalistiche relative al conflitto israelo-palestinese, alla gestione della “Global Sumud Flotilla” e al dibattito internazionale sulle responsabilità politiche e umanitarie dello Stato israeliano. Le opinioni espresse rientrano nel diritto di cronaca, analisi e critica politica tutelato dall’articolo 21 della Costituzione italiana e dall’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).

    Crediti foto:
    – Isaac Herzog mentre firma un ordigno destinato all’esercito israeliano durante una visita a una postazione militare nei mesi del genocidio di Gaza. Immagine diffusa da InTheNet nell’ambito di un articolo dedicato al confronto tra il conflitto in Ucraina e la devastazione della Striscia di Gaza.
    – Itamar Ben-Gvir ripreso mentre deride attivisti ammanettati e bendati dopo l’intercettazione della “Global Sumud Flotilla” nel porto di Ashdod. Frame tratto da un video diffuso da Repubblica nell’ambito della copertura giornalistica sulle polemiche internazionali relative al trattamento dei membri della Flotilla.
    – Immagini utilizzate a fini di cronaca, informazione e analisi, senza scopo di lucro, ai sensi dell'articolo 65 della Legge sul diritto d'autore (L. 633/1941).

    #Gaza #BenGvir #Israele #Palestina #Flotilla #GlobalSumudFlotilla #Netanyahu #Herzog #FrancescaAlbanese #DirittiUmani #Genocidio #PaoloConsiglio

    @attualita

  9. Hoffentlich das baldige Ende von Ben Gvir: Auch der israelische Prädident Herzog äußert sich klar zur staatlich gedeckten Siedlergewalt und zur Behandlung der Gaza-Flotilla-Aktivist:innen (deren Hamas-Nähe, Islamismus-Apologetik und antisemitische Ausfälle übrigens noch immer vollkommen abzulehnen sind).

    "I stand here and say it out loud: Unity begins with humanity.”

    #israel #herzog #stopbengvir #stophamasterror ism #peaceforisraelandpalestine

    timesofisrael.com/herzog-slams

  10. LIVE: Israelis pause to the sound of the memorial siren

    Israelis pause to the sound of a two-minute siren in downtown Jerusalem and state officials, including Prime Minister Benjamin Netanyahu and President Isaac Herzog at Mount Herzl at the start of the main ceremony commemorating fallen soldiers. #Israel #Jerusalem #MemorialDay #Siren #Netanyahu #Herzog #MountHerzl #Commemoration #live #Reuters #News Keep up with the latest news from around the world:

    fllics.com/en/video/live-israe

  11. Day three of #athousandlostcivilizations in Brussels had the pedal to the metal from start to finish. We saw #terrifiant #profanation #owlswoodsgraves #herzog #volahn and #misthyrming Lots of quality acts from the underground that we had wanted to see for some time.

  12. Chris Minns, NSW Premier: "for the sake of Social Cohesion™, we're inviting a wanted war criminal from a rogue state to visit, granting police extraordinary emergency powers to forcefully suppress the expression of non-approved messages in non-approved locations, and installing extra Social Cohesion™ fences and barriers in the middle of the city. In order to ensure maximum Social Cohesion™ please don't come into the city, and if you do, then disobeying the instructions of one of the 3,000 Social Cohesion™ officers will result in a $5,000 fine. This is for your own good. You will cohere, or else."

    #NSWpol #CivilLiberties #CriminalisationOfDissent #IsaacHerzog #Herzog #ChrisMinns #NSWLabor #Gadi #Sydney #SydneyNews #NSWPolice #protest #ProtestIsNotACrime

  13. Begnadigung im Korruptionsprozess für Netanjahu?

    Herzog widerspricht Trump-Behauptung

    Sein Büro wies entsprechende Angaben Trumps unmittelbar zurück und erklärte, es habe seit Wochen keine Gespräche mit dem US-Präsidenten dazu gegeben. #Trump hatte zuvor bei einem Treffen mit Netanjahu in Florida mitgeteilt, #Herzog habe ihm gesagt, eine Begnadigung sei auf dem Weg.

    #Netanjahu hatte #IzchakHerzog in einem Schreiben offiziell um #Begnadigung gebeten.

    deutschlandfunk.de/herzog-wide

    #Lügenbaron

  14. Die Liberalen und die rechte Gefahr

    Anmerkungen zu Daniel-Pascal Zorns Artikel „Zu stoßen was fällt“ in der Weltbühne Nummer 1 von Mai 2025 (Berliner Verlag GmbH)

    In der im Frühjahr wieder aufgelegten Monatszeitschrift #Weltbühne nennen die beiden Herausgeber die Tradition des Blattes „zu gleichen Teilen (…) links und bürgerlich“.

    Links ist Thomas #Fasbender, bis vor wenigen Tagen einer der beiden Verantwortlichen, nicht. Der Verlag wies vor kurzem den vielfachen Vorwurf der „rechten Mogelpackung“ zurück. Aber: „Inwieweit Autoren mit Denkansätzen der intellektuellen Rechten in der Weltbühne vertreten sein können oder nicht, ist eine wichtige Diskussion, die wir engagiert führen.“

    Lechts und rinks statt rechts und links, wieder eine Debatte in falschen Gegensätzen.

    Ich möchte auf den Beitrag „Zu stoßen was fällt“ von Daniel-Pascal Zorn eingehen. Er ist (unter anderem) einer der drei Autoren von „Mit Rechten reden“ (Stuttgart 2017) und Berufsphilosoph an der Bergischen Universität Wuppertal. Per #Leo, Mitautor von „Mit Rechten reden“, wurde gerade Nachfolger von Fasbender bei Weltbühne…

    Zorn beschäftigt sich in der Weltbühne mit dem – von ihm diagnostiziertem – #Machtkampf zwischen den #Liberale​n und den #Rechte​n in den Ländern des Westens.

    Der erste Teil analysiert die globale Lage und ist eine Mischung aus sterilem #Politologensprech und #Tagesthemen-Kommentar. Wir tauchen ein in die simple Welt der von Zorn zitierten deutschen talking heads Herfried #Münkler und Carlo #Masala und finden ganz viel Realismus. Zum Beispiel: „Die internationalen Bündnisse sind brüchig geworden. Es regiert der Eigennutz vor dem Idealismus“, „die westliche Werteordnung [als] die Berufung auf #Freiheit und #Menschenrechte “ und so weiter.

    Praktischerweise kann Zorn sich mit diesem Artikel in den Pulk der deutschen Israelfreund*innen und/oder Totschweiger*innen einreihen, der seit einigen Wochen plötzlich, nach anderthalb Jahren, den #Völkermord und den Bruch des Menschen- und des internationalen Rechts benennen kann. Allerdings ist seine Kritik sehr vorsichtig, mensch weiß ja nie… #Biden hat nur „weggeschaut“, Europa lässt #Trump machen und hat deshalb die „Glaubwürdigkeit der westlichen #Werteordnung pulverisiert“.

    Das stimmt so nicht, denn ohne die politische, ökonomische und militärische Unterstützung Israels durch die #USA wäre dieses seit 686 Tagen und Nächten verübte, weltgeschichtliche Verbrechen unmöglich gewesen.

    Und bereits am 11. Oktober 2023, drei Tage nach Beginn der Blockade und der Bombardierungen, haben Bidens Berater*innen das Vorgehen der israelischen #Armee als #Kriegsverbrechen eingestuft!

    Die berüchtigten genozidalen Äußerungen von #Netanjahu, #Galant, #Herzog und vielen anderen stammen aus den ersten Tagen nach dem 7. Oktober, und werden immer wieder erneuert.

    Mit seinen lauen Distanzierungen bleibt Zorn also weiter nahe bei den schrecklichen Freunden Israels.

    Wenigstens ist er nicht bei den „Profs against antisemism“ gelistet. Allein aus #Wuppertal haben dort 13 Lehrende im Juli 2024 unterschrieben, um jegliche legitime Kritik an Israels Politik mit dem Antisemitismus-Vorwurf zu markieren und zu diskreditieren. Alles unter Führung von Professor Stefan #Liebig, der auch gerne bei der rechten „Werteinitiative“ zu Gast ist…

    Im zweiten Teil schreibt Zorn über die von ihm befürchtete rechte #Revolution in der und gegen die bürgerlich-liberale Gesellschaft. Dabei wird es grundsätzlich: „Oft wird dann, weil eine Utopie eben nirgendwo verwirklicht werden kann, etwas Schlechtes daraus.“ Und auch ganz lyrisch: „Wut, Rache und Hass färben die Welt rot.“

    Anscheinend geht es Zorn darum, rechtsoffene Lesende der Weltbühne zu warnen: „Das Chaos der Revolution ist (…) der Zusammenbruch der Zivilisation, ein Zustand der Rechtlosigkeit und des Bürgerkriegs.“

    Bürgerliche Hölle oder faschistischer Alptraum, mehr gibt es also gar nicht?

    (...)

    Weiterlesen im Beitrag von @sebastianschroeder bei trueten.de

    @israel @palestine @gaza #Antifaschsimus #Antisemitismus