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923 results for “balthas”

  1. «Errar es humano, pero más lo es culpar de ello a otros»

    El 6 de diciembre de 1658 muere, a los 57 años,
    🪶 Baltasar Gracián
    Erudito, orador, filósofo y escritor importantísimo del #SigloDeOro de la #Literatura en castellano.
    En mi época de instituto 📖 El Criticón, era lectura obligatoria en una edad que interesaban más; los Dumas, Stevenson o Verne...
    Aún a día de hoy, sigo pensando que los planes de estudios siguen dejando, a su suerte, el fomento de la afición por la lectura 😢
    Con un mayor bagaje lector, la cosa cambia 😉 y se puede llegar a apreciar la lectura de esta cumbre de la #LitaraturaEspañola
    #CulturaEspañola #ClásicosLiterarios

  2. «Errar es humano, pero más lo es culpar de ello a otros»

    El 6 de diciembre de 1658 muere, a los 57 años,
    🪶 Baltasar Gracián
    Erudito, orador, filósofo y escritor importantísimo del #SigloDeOro de la #Literatura en castellano.
    En mi época de instituto 📖 El Criticón, era lectura obligatoria en una edad que interesaban más; los Dumas, Stevenson o Verne...
    Aún a día de hoy, sigo pensando que los planes de estudios siguen dejando, a su suerte, el fomento de la afición por la lectura 😢
    Con un mayor bagaje lector, la cosa cambia 😉 y se puede llegar a apreciar la lectura de esta cumbre de la #LitaraturaEspañola
    #CulturaEspañola #ClásicosLiterarios

  3. 🎬
    #Djúpið #TheDeep

    Tratto da una storia vera, l'incredibile vicenda di un pescatore islandese.
    L'ambientazione affascinante, la storia avvincente e la "genuinità" del film fanno passare in secondo piano i difetti.

    📝Voto: 6+ /¹⁰
    "Djúpið" di Baltasar Kormákur, 95 minuti, 2012.
    -Basato su un incredibile vero incidente avvenuto nei gelidi mari al largo dell'Islanda nel 1984...- da themoviedb.org

    #cinema #film #Movies #16ottobre #cineMastodon #cineItalia

  4. 🎬
    #Djúpið #TheDeep

    Tratto da una storia vera, l'incredibile vicenda di un pescatore islandese.
    L'ambientazione affascinante, la storia avvincente e la "genuinità" del film fanno passare in secondo piano i difetti.

    📝Voto: 6+ /¹⁰
    "Djúpið" di Baltasar Kormákur, 95 minuti, 2012.
    -Basato su un incredibile vero incidente avvenuto nei gelidi mari al largo dell'Islanda nel 1984...- da themoviedb.org

    #cinema #film #Movies #16ottobre #cineMastodon #cineItalia

  5. 🎬
    #Djúpið #TheDeep

    Tratto da una storia vera, l'incredibile vicenda di un pescatore islandese.
    L'ambientazione affascinante, la storia avvincente e la "genuinità" del film fanno passare in secondo piano i difetti.

    📝Voto: 6+ /¹⁰
    "Djúpið" di Baltasar Kormákur, 95 minuti, 2012.
    -Basato su un incredibile vero incidente avvenuto nei gelidi mari al largo dell'Islanda nel 1984...- da themoviedb.org

    #cinema #film #Movies #16ottobre #cineMastodon #cineItalia

  6. 🎬
    #Djúpið #TheDeep

    Tratto da una storia vera, l'incredibile vicenda di un pescatore islandese.
    L'ambientazione affascinante, la storia avvincente e la "genuinità" del film fanno passare in secondo piano i difetti.

    📝Voto: 6+ /¹⁰
    "Djúpið" di Baltasar Kormákur, 95 minuti, 2012.
    -Basato su un incredibile vero incidente avvenuto nei gelidi mari al largo dell'Islanda nel 1984...- da themoviedb.org

    #cinema #film #Movies #16ottobre #cineMastodon #cineItalia

  7. 🎬
    #Djúpið #TheDeep

    Tratto da una storia vera, l'incredibile vicenda di un pescatore islandese.
    L'ambientazione affascinante, la storia avvincente e la "genuinità" del film fanno passare in secondo piano i difetti.

    📝Voto: 6+ /¹⁰
    "Djúpið" di Baltasar Kormákur, 95 minuti, 2012.
    -Basato su un incredibile vero incidente avvenuto nei gelidi mari al largo dell'Islanda nel 1984...- da themoviedb.org

    #cinema #film #Movies #16ottobre #cineMastodon #cineItalia

  8. Il Mio 2024 Cinematografico

    Il 2024 è stato l’anno in cui ho guardato più film in assoluto, almeno da quando tengo il conto, ovvero dal 2014 (fonte Letterboxd). Che anno è stato però, cinematograficamente parlando? Al di là dei film usciti in sala nel 2024 (che trovate nella mia usuale Top 20 di fine anno), quello appena finito è stato senza dubbio l’anno in cui mi sono innamorato di Kieslowski, di fuochi d’artificio che illuminano il cielo di Parigi mentre un ragazzo e una ragazza ballano sul Pont Neuf, di uno sfortunato asinello nella campagna francese, di un mistero dietro l’altro nella pampa argentina, di una donna in fuga insieme a un ragazzino e di tanti, tantissimi altri film straordinari. Vediamo insieme il mio percorso cinematografico attraverso classici del secolo scorso e recuperi degli anni passati.

    Il 2024 si è aperto con il rewatch di Funeral Party (2007), una commedia che amo molto, ma il primo grande film del passato che ho recuperato, al di là del cult Il Giardino delle Vergini Suicide (1999) di Sofia Coppola, è lo straordinario Harakiri (1962) di Masaki Kobayashi. Il Giappone ha segnato senz’altro il mio 2024, visto che pochi giorni dopo ho stretto conoscenza anche con il sorprendente Onibaba (1964) di Kaneto Shindō e con il capolavoro d’animazione Paprika (2006) di Satoshi Kon. A chiudere in maniera straordinaria il primo mese dell’anno ci ha pensato però il recupero di un capolavoro immenso, Fitzcarraldo (1982) di Herzog, a cui va la palma del più bel recupero di un mese in cui ho visto 26 film.

    Il febbraio più prolifico della mia vita (22 film visti) è stato soprattutto un mese di grandi rewatch. Ad ogni modo tra i vecchi film visti per la prima volta spuntano grandi titoli anni 90 come Festen (1998) di Vinterberg, La Fiammiferaia (1990) di Kaurismaski e Gli Amanti del Pont Neuf (1991) di Carax. Il più bel film visto a febbraio però, per quanto riguarda le scoperte e i recuperi, è senza dubbio La Battaglia di Algeri (1966) di Gillo Pontecorvo.

    Il primo dei 24 film che ho visto a marzo è un colpo di fulmine totale: Distretto 13 (1976) di John Carpenter, film di cui ignoravo l’esistenza, mi appassiona totalmente. Il secondo film del mese è un’altra chicca imperdibile: il documentario di Martin Scorsese ItalianAmerican (1974). I tre recuperi più importanti del mese sono però Beau Travail (1999) di Claire Denis, L’Orgoglio degli Amberson (1942) di Orson Welles e, soprattutto, Au Hasard Balthazar (1966) di Robert Bresson, che è anche il film più bello che ho visto in questo mese, tra i vecchi classici visti per la prima volta (quindi sono sempre esclusi i rewatch e i film usciti in Italia nel 2024).

    Ad aprile vedo 17 film, ma la qualità è immensa. Torna Herzog con l’altro grande classico “sudamericano”, ovvero Aguirre (1972). Approfondisco Jacques Tati con Le Vacanze di Monsieur Hulot (1953) e soprattutto mi avventuro per la prima volta nella trilogia di Kieslowski, guardando sia Film Blu (1993) che Film Bianco (1994). Ma l’opera che più di tutte mi appiccica allo schermo e mi si incolla alle viscere è senza dubbio Dogtooth (2009) di Lanthimos, un capolavoro incredibile.

    A maggio esplode la primavera e forse è per questo che guarderò “solo” 13 film in tutto il mese. Poco male, perché il mese comincia con un capolavoro: Film Rosso (1994), sempre della trilogia di cui sopra. Maggio però sarà segnato da altri due film straordinari: Che Fine Ha Fatto Baby Jane (1962) di Robert Aldrich e soprattutto la rivelazione argentina Trenque Lauquen (2022) di Laura Citarella, straordinaria opera di quattro ore, passata totalmente in sordina (forse a causa della durata?). Da segnalare anche l’ottimo Murina (2021), film croato di Antoneta Alamat Kusijanović.

    A giugno, in quanto a film, il totale sale a 18, ma con soli tre rewatch. Degli undici film del passato visti per la prima volta, il più importante e straordinario è sicuramente Il Trono di Sangue (1957) di Akira Kurosawa. Degni di una menzione importante però vanno segnalati Starlet (2012) di Sean Baker, Fuoco Ragazza Mia! (1967) di Milos Forman e Tutti i Battiti del Mio Cuore (2005) di Jacques Audiard.

    I 17 film visti a luglio cominciano con un grandissimo classico: Mr Smith Va a Washington (1939) di Frank Capra. I picchi del mese, sotto le stelle del terrazzino pugliese, sono La Furia Umana (1949) di Raoul Walsh e l’ennesimo film giapponese del 2024, L’Intendente Sansho di Kenji Mizoguchi. La palma del più bello di luglio però va sicuramente allo straordinario Splendore nell’Erba di Elia Kazan.

    Ad Agosto, per colpa delle vacanze (lo so, è un controsenso), non vedo molto, ma trovo sicuramente importante aver recuperato un classico come Beverly Hills Cop (1984) di Martin Brest, che durante l’infanzia non avevo praticamente mai visto. Alla fine del mese, saranno solo 11 i film visti.

    A settembre tornano le cifre importanti che mancano da marzo, con 22 film visti: la nuova annata comincia con un grande recupero, Stalker (1979) di Andrej Tarkovskij. Il mese è segnato da altri due film, totalmente diversi tra loro, che mi sono comunque piaciuti molto: Il Fascino Discreto della Borghesia (1972) di Bunuel e Green Room (2015) di Jeremy Saulnier. Cinque sere sono poi impegnate da uno dei registi che più hanno segnato il mio 2024: Krzysztof Kieślowski. I dieci film che compongono il suo Decalogo (1989) sono, nell’insieme, l’opera più straordinaria che vedo durante questo mese.

    Ottobre è quasi interamente occupato dalla Festa del Cinema di Roma, che pompa come sempre il conteggio portando a 32 il numero di film visti durante il mese. Nonostante tanti film nuovi, il recupero più importante del mio mese preferito è quello di Stranger Than Paradise (1984) di Jim Jarmusch. Tra gli altri, vanno citati La Leggenda del Re Pescatore (1991) di Terry Gilliam e I Dannati Non Piangono (1950) di Vincent Sherman.

    I 16 film di novembre sono invece messi in ombra da due immensi capolavori che ho recuperato, due film davvero diversissimi tra loro: Lawrence d’Arabia (1962) di David Lean e Gloria (1980) di John Cassavetes. Difficile dire quale mi sia piaciuto di più, ma forse tendo maggiormente verso quest’ultimo. A rimpolpare la quota giapponese di grandi film visti nel 2024, va assolutamente citato Audition (1999) di Takashi Miike.

    Infine arriviamo a dicembre con i suoi 15 film visti, il classico mese di recuperi di fine anno e di feste in cui, al contrario di quasi tutte le persone “normali”, non ho avuto il tempo di vedere nessun film. Prima di Natale però arriva l’ultimo grande classico scoperto durante il 2024: Scarpette Rosse di Powell e Pressburger è senza dubbio la cosa più bella vista durante questo mese, sempre a proposito di film del passato.

    Il 2024 si è chiuso così con 233 film visti o rivisti, un anno in cui il mio amore per il cinema si è arricchito ancora di più con emozioni, viaggi in Paesi lontani, avventure che non vivrò mai se non sullo schermo e di immagini che ora fanno parte del mio bagaglio culturale, sentimentale o, più semplicemente, della mia vita (non solo da cinefilo). Spero che attraverso questo slalom tra classici e grandi film abbiate trovato qualche spunto e una buona selezione di titoli da aggiungere in watchlist. Il 2025 si è già aperto con due film in due giorni, due comfort movie della mia infanzia per alleggerire il carico del nuovo anno, prima di lanciarmi alla scoperta di tantissimi altri classici del passato. Buon 2025, amici cinefili e amiche cinefile.

    #Cinema #cinema2024 #classici #daRecuperare #daVedere #film #filmPiùBelli #ilMioAnnoDiCinema #letterboxd

  9. Il Mio 2024 Cinematografico

    Il 2024 è stato l’anno in cui ho guardato più film in assoluto, almeno da quando tengo il conto, ovvero dal 2014 (fonte Letterboxd). Che anno è stato però, cinematograficamente parlando? Al di là dei film usciti in sala nel 2024 (che trovate nella mia usuale Top 20 di fine anno), quello appena finito è stato senza dubbio l’anno in cui mi sono innamorato di Kieslowski, di fuochi d’artificio che illuminano il cielo di Parigi mentre un ragazzo e una ragazza ballano sul Pont Neuf, di uno sfortunato asinello nella campagna francese, di un mistero dietro l’altro nella pampa argentina, di una donna in fuga insieme a un ragazzino e di tanti, tantissimi altri film straordinari. Vediamo insieme il mio percorso cinematografico attraverso classici del secolo scorso e recuperi degli anni passati.

    Il 2024 si è aperto con il rewatch di Funeral Party (2007), una commedia che amo molto, ma il primo grande film del passato che ho recuperato, al di là del cult Il Giardino delle Vergini Suicide (1999) di Sofia Coppola, è lo straordinario Harakiri (1962) di Masaki Kobayashi. Il Giappone ha segnato senz’altro il mio 2024, visto che pochi giorni dopo ho stretto conoscenza anche con il sorprendente Onibaba (1964) di Kaneto Shindō e con il capolavoro d’animazione Paprika (2006) di Satoshi Kon. A chiudere in maniera straordinaria il primo mese dell’anno ci ha pensato però il recupero di un capolavoro immenso, Fitzcarraldo (1982) di Herzog, a cui va la palma del più bel recupero di un mese in cui ho visto 26 film.

    Il febbraio più prolifico della mia vita (22 film visti) è stato soprattutto un mese di grandi rewatch. Ad ogni modo tra i vecchi film visti per la prima volta spuntano grandi titoli anni 90 come Festen (1998) di Vinterberg, La Fiammiferaia (1990) di Kaurismaki e Gli Amanti del Pont Neuf (1991) di Carax. Il più bel film visto a febbraio però, per quanto riguarda le scoperte e i recuperi, è senza dubbio La Battaglia di Algeri (1966) di Gillo Pontecorvo.

    Il primo dei 24 film che ho visto a marzo è un colpo di fulmine totale: Distretto 13 (1976) di John Carpenter, film di cui ignoravo l’esistenza, mi appassiona totalmente. Il secondo film del mese è un’altra chicca imperdibile: il documentario di Martin Scorsese ItalianAmerican (1974). I tre recuperi più importanti di marzo sono però Beau Travail (1999) di Claire Denis, L’Orgoglio degli Amberson (1942) di Orson Welles e, soprattutto, Au Hasard Balthazar (1966) di Robert Bresson, che è anche il film più bello che ho visto in questo mese, tra i vecchi classici visti per la prima volta (quindi sono sempre esclusi i rewatch e i film usciti in Italia nel 2024).

    Ad aprile vedo 17 film, ma la qualità è immensa. Torna Herzog con l’altro grande classico “sudamericano”, ovvero Aguirre (1972). Approfondisco Jacques Tati con Le Vacanze di Monsieur Hulot (1953) e soprattutto mi avventuro per la prima volta nella trilogia di Kieslowski, guardando sia Film Blu (1993) che Film Bianco (1994). Ma l’opera che più di tutte mi appiccica allo schermo e mi si incolla alle viscere è senza dubbio Dogtooth (2009) di Lanthimos, un capolavoro incredibile.

    A maggio esplode la primavera e forse è per questo che guarderò “solo” 13 film in tutto il mese. Poco male, perché il primo giorno comincia con un capolavoro: Film Rosso (1994), sempre della trilogia di cui sopra. Maggio però sarà segnato da altri due film straordinari: Che Fine Ha Fatto Baby Jane (1962) di Robert Aldrich e soprattutto la rivelazione argentina Trenque Lauquen (2022) di Laura Citarella, straordinaria opera di quattro ore, passata totalmente in sordina (forse a causa della durata?). Da segnalare anche l’ottimo Murina (2021), film croato di Antoneta Alamat Kusijanović.

    A giugno, in quanto a film, il totale sale a 18, ma con soli tre rewatch. Degli undici film del passato visti per la prima volta, il più importante e straordinario è sicuramente Il Trono di Sangue (1957) di Akira Kurosawa. Degni di una menzione importante però vanno segnalati Starlet (2012) di Sean Baker, Fuoco Ragazza Mia! (1967) di Milos Forman e Tutti i Battiti del Mio Cuore (2005) di Jacques Audiard.

    I 17 film visti a luglio cominciano con un grandissimo classico: Mr Smith Va a Washington (1939) di Frank Capra. I picchi del mese, sotto le stelle del terrazzino pugliese, sono La Furia Umana (1949) di Raoul Walsh e l’ennesimo film giapponese del 2024, L’Intendente Sansho (1954) di Kenji Mizoguchi. La palma del più bello di luglio però va sicuramente allo straordinario Splendore nell’Erba (1961) di Elia Kazan.

    Ad Agosto, per colpa delle vacanze (lo so, è un controsenso), non vedo molto, ma trovo sicuramente importante aver recuperato un classico come Beverly Hills Cop (1984) di Martin Brest, che durante l’infanzia non avevo praticamente mai visto. Alla fine del mese, saranno solo 11 i film visti.

    A settembre tornano le cifre importanti che mancano da marzo, con 22 film visti: la nuova annata comincia con un grande recupero, Stalker (1979) di Andrej Tarkovskij. Il mese è segnato da altri due film, totalmente diversi tra loro, che mi sono comunque piaciuti molto: Il Fascino Discreto della Borghesia (1972) di Bunuel e Green Room (2015) di Jeremy Saulnier. Cinque sere sono poi impegnate da uno dei registi che più hanno segnato il mio 2024: Krzysztof Kieślowski. I dieci film che compongono il suo Decalogo (1989) sono, nell’insieme, l’opera più straordinaria che vedo durante questo mese.

    Ottobre è quasi interamente occupato dalla Festa del Cinema di Roma, che pompa come sempre il conteggio portando a 32 il numero di film visti durante il mese. Nonostante tanti film nuovi, il recupero più importante del mio mese preferito è quello di Stranger Than Paradise (1984) di Jim Jarmusch. Tra gli altri, vanno citati La Leggenda del Re Pescatore (1991) di Terry Gilliam e I Dannati Non Piangono (1950) di Vincent Sherman.

    I 16 film di novembre sono invece messi in ombra da due immensi capolavori che ho recuperato, due film davvero diversissimi tra loro: Lawrence d’Arabia (1962) di David Lean e Gloria (1980) di John Cassavetes. Difficile dire quale mi sia piaciuto di più, ma forse tendo maggiormente verso quest’ultimo. A rimpolpare la quota giapponese di grandi film visti nel 2024, va assolutamente citato Audition (1999) di Takashi Miike.

    Infine arriviamo a dicembre con i suoi 15 film visti, il classico mese di recuperi di fine anno e di feste in cui, al contrario di quasi tutte le persone “normali”, non ho avuto il tempo di vedere nessun film. Prima di Natale però arriva l’ultimo grande classico scoperto durante il 2024: Scarpette Rosse (1948) di Powell e Pressburger è senza dubbio la cosa più bella vista durante questo mese, sempre a proposito di film del passato.

    Il 2024 si è chiuso così con 233 film visti o rivisti, un anno in cui il mio amore per il cinema si è arricchito ancora di più con emozioni, viaggi in Paesi lontani, avventure che non vivrò mai se non sullo schermo e di immagini che ora fanno parte del mio bagaglio culturale, sentimentale o, più semplicemente, della mia vita (non solo da cinefilo). Spero che attraverso questo slalom tra classici e grandi film abbiate trovato qualche spunto e una buona selezione di titoli da aggiungere in watchlist. Il 2025 si è già aperto con due film in due giorni, due comfort movie della mia infanzia per alleggerire il carico del nuovo anno, prima di lanciarmi alla scoperta di tantissimi altri classici del passato. E allora buon 2025, amici cinefili e amiche cinefile.

    #Cinema #cinema2024 #classici #daRecuperare #daVedere #film #filmPiùBelli #ilMioAnnoDiCinema #letterboxd

  10. Il Mio 2024 Cinematografico

    Il 2024 è stato l’anno in cui ho guardato più film in assoluto, almeno da quando tengo il conto, ovvero dal 2014 (fonte Letterboxd). Che anno è stato però, cinematograficamente parlando? Al di là dei film usciti in sala nel 2024 (che trovate nella mia usuale Top 20 di fine anno), quello appena finito è stato senza dubbio l’anno in cui mi sono innamorato di Kieslowski, di fuochi d’artificio che illuminano il cielo di Parigi mentre un ragazzo e una ragazza ballano sul Pont Neuf, di uno sfortunato asinello nella campagna francese, di un mistero dietro l’altro nella pampa argentina, di una donna in fuga insieme a un ragazzino e di tanti, tantissimi altri film straordinari. Vediamo insieme il mio percorso cinematografico attraverso classici del secolo scorso e recuperi degli anni passati.

    Il 2024 si è aperto con il rewatch di Funeral Party (2007), una commedia che amo molto, ma il primo grande film del passato che ho recuperato, al di là del cult Il Giardino delle Vergini Suicide (1999) di Sofia Coppola, è lo straordinario Harakiri (1962) di Masaki Kobayashi. Il Giappone ha segnato senz’altro il mio 2024, visto che pochi giorni dopo ho stretto conoscenza anche con il sorprendente Onibaba (1964) di Kaneto Shindō e con il capolavoro d’animazione Paprika (2006) di Satoshi Kon. A chiudere in maniera straordinaria il primo mese dell’anno ci ha pensato però il recupero di un capolavoro immenso, Fitzcarraldo (1982) di Herzog, a cui va la palma del più bel recupero di un mese in cui ho visto 26 film.

    Il febbraio più prolifico della mia vita (22 film visti) è stato soprattutto un mese di grandi rewatch. Ad ogni modo tra i vecchi film visti per la prima volta spuntano grandi titoli anni 90 come Festen (1998) di Vinterberg, La Fiammiferaia (1990) di Kaurismaski e Gli Amanti del Pont Neuf (1991) di Carax. Il più bel film visto a febbraio però, per quanto riguarda le scoperte e i recuperi, è senza dubbio La Battaglia di Algeri (1966) di Gillo Pontecorvo.

    Il primo dei 24 film che ho visto a marzo è un colpo di fulmine totale: Distretto 13 (1976) di John Carpenter, film di cui ignoravo l’esistenza, mi appassiona totalmente. Il secondo film del mese è un’altra chicca imperdibile: il documentario di Martin Scorsese ItalianAmerican (1974). I tre recuperi più importanti del mese sono però Beau Travail (1999) di Claire Denis, L’Orgoglio degli Amberson (1942) di Orson Welles e, soprattutto, Au Hasard Balthazar (1966) di Robert Bresson, che è anche il film più bello che ho visto in questo mese, tra i vecchi classici visti per la prima volta (quindi sono sempre esclusi i rewatch e i film usciti in Italia nel 2024).

    Ad aprile vedo 17 film, ma la qualità è immensa. Torna Herzog con l’altro grande classico “sudamericano”, ovvero Aguirre (1972). Approfondisco Jacques Tati con Le Vacanze di Monsieur Hulot (1953) e soprattutto mi avventuro per la prima volta nella trilogia di Kieslowski, guardando sia Film Blu (1993) che Film Bianco (1994). Ma l’opera che più di tutte mi appiccica allo schermo e mi si incolla alle viscere è senza dubbio Dogtooth (2009) di Lanthimos, un capolavoro incredibile.

    A maggio esplode la primavera e forse è per questo che guarderò “solo” 13 film in tutto il mese. Poco male, perché il mese comincia con un capolavoro: Film Rosso (1994), sempre della trilogia di cui sopra. Maggio però sarà segnato da altri due film straordinari: Che Fine Ha Fatto Baby Jane (1962) di Robert Aldrich e soprattutto la rivelazione argentina Trenque Lauquen (2022) di Laura Citarella, straordinaria opera di quattro ore, passata totalmente in sordina (forse a causa della durata?). Da segnalare anche l’ottimo Murina (2021), film croato di Antoneta Alamat Kusijanović.

    A giugno, in quanto a film, il totale sale a 18, ma con soli tre rewatch. Degli undici film del passato visti per la prima volta, il più importante e straordinario è sicuramente Il Trono di Sangue (1957) di Akira Kurosawa. Degni di una menzione importante però vanno segnalati Starlet (2012) di Sean Baker, Fuoco Ragazza Mia! (1967) di Milos Forman e Tutti i Battiti del Mio Cuore (2005) di Jacques Audiard.

    I 17 film visti a luglio cominciano con un grandissimo classico: Mr Smith Va a Washington (1939) di Frank Capra. I picchi del mese, sotto le stelle del terrazzino pugliese, sono La Furia Umana (1949) di Raoul Walsh e l’ennesimo film giapponese del 2024, L’Intendente Sansho di Kenji Mizoguchi. La palma del più bello di luglio però va sicuramente allo straordinario Splendore nell’Erba di Elia Kazan.

    Ad Agosto, per colpa delle vacanze (lo so, è un controsenso), non vedo molto, ma trovo sicuramente importante aver recuperato un classico come Beverly Hills Cop (1984) di Martin Brest, che durante l’infanzia non avevo praticamente mai visto. Alla fine del mese, saranno solo 11 i film visti.

    A settembre tornano le cifre importanti che mancano da marzo, con 22 film visti: la nuova annata comincia con un grande recupero, Stalker (1979) di Andrej Tarkovskij. Il mese è segnato da altri due film, totalmente diversi tra loro, che mi sono comunque piaciuti molto: Il Fascino Discreto della Borghesia (1972) di Bunuel e Green Room (2015) di Jeremy Saulnier. Cinque sere sono poi impegnate da uno dei registi che più hanno segnato il mio 2024: Krzysztof Kieślowski. I dieci film che compongono il suo Decalogo (1989) sono, nell’insieme, l’opera più straordinaria che vedo durante questo mese.

    Ottobre è quasi interamente occupato dalla Festa del Cinema di Roma, che pompa come sempre il conteggio portando a 32 il numero di film visti durante il mese. Nonostante tanti film nuovi, il recupero più importante del mio mese preferito è quello di Stranger Than Paradise (1984) di Jim Jarmusch. Tra gli altri, vanno citati La Leggenda del Re Pescatore (1991) di Terry Gilliam e I Dannati Non Piangono (1950) di Vincent Sherman.

    I 16 film di novembre sono invece messi in ombra da due immensi capolavori che ho recuperato, due film davvero diversissimi tra loro: Lawrence d’Arabia (1962) di David Lean e Gloria (1980) di John Cassavetes. Difficile dire quale mi sia piaciuto di più, ma forse tendo maggiormente verso quest’ultimo. A rimpolpare la quota giapponese di grandi film visti nel 2024, va assolutamente citato Audition (1999) di Takashi Miike.

    Infine arriviamo a dicembre con i suoi 15 film visti, il classico mese di recuperi di fine anno e di feste in cui, al contrario di quasi tutte le persone “normali”, non ho avuto il tempo di vedere nessun film. Prima di Natale però arriva l’ultimo grande classico scoperto durante il 2024: Scarpette Rosse di Powell e Pressburger è senza dubbio la cosa più bella vista durante questo mese, sempre a proposito di film del passato.

    Il 2024 si è chiuso così con 233 film visti o rivisti, un anno in cui il mio amore per il cinema si è arricchito ancora di più con emozioni, viaggi in Paesi lontani, avventure che non vivrò mai se non sullo schermo e di immagini che ora fanno parte del mio bagaglio culturale, sentimentale o, più semplicemente, della mia vita (non solo da cinefilo). Spero che attraverso questo slalom tra classici e grandi film abbiate trovato qualche spunto e una buona selezione di titoli da aggiungere in watchlist. Il 2025 si è già aperto con due film in due giorni, due comfort movie della mia infanzia per alleggerire il carico del nuovo anno, prima di lanciarmi alla scoperta di tantissimi altri classici del passato. Buon 2025, amici cinefili e amiche cinefile.

    #Cinema #cinema2024 #classici #daRecuperare #daVedere #film #filmPiùBelli #ilMioAnnoDiCinema #letterboxd

  11. Il Mio 2024 Cinematografico

    Il 2024 è stato l’anno in cui ho guardato più film in assoluto, almeno da quando tengo il conto, ovvero dal 2014 (fonte Letterboxd). Che anno è stato però, cinematograficamente parlando? Al di là dei film usciti in sala nel 2024 (che trovate nella mia usuale Top 20 di fine anno), quello appena finito è stato senza dubbio l’anno in cui mi sono innamorato di Kieslowski, di fuochi d’artificio che illuminano il cielo di Parigi mentre un ragazzo e una ragazza ballano sul Pont Neuf, di uno sfortunato asinello nella campagna francese, di un mistero dietro l’altro nella pampa argentina, di una donna in fuga insieme a un ragazzino e di tanti, tantissimi altri film straordinari. Vediamo insieme il mio percorso cinematografico attraverso classici del secolo scorso e recuperi degli anni passati.

    Il 2024 si è aperto con il rewatch di Funeral Party (2007), una commedia che amo molto, ma il primo grande film del passato che ho recuperato, al di là del cult Il Giardino delle Vergini Suicide (1999) di Sofia Coppola, è lo straordinario Harakiri (1962) di Masaki Kobayashi. Il Giappone ha segnato senz’altro il mio 2024, visto che pochi giorni dopo ho stretto conoscenza anche con il sorprendente Onibaba (1964) di Kaneto Shindō e con il capolavoro d’animazione Paprika (2006) di Satoshi Kon. A chiudere in maniera straordinaria il primo mese dell’anno ci ha pensato però il recupero di un capolavoro immenso, Fitzcarraldo (1982) di Herzog, a cui va la palma del più bel recupero di un mese in cui ho visto 26 film.

    Il febbraio più prolifico della mia vita (22 film visti) è stato soprattutto un mese di grandi rewatch. Ad ogni modo tra i vecchi film visti per la prima volta spuntano grandi titoli anni 90 come Festen (1998) di Vinterberg, La Fiammiferaia (1990) di Kaurismaki e Gli Amanti del Pont Neuf (1991) di Carax. Il più bel film visto a febbraio però, per quanto riguarda le scoperte e i recuperi, è senza dubbio La Battaglia di Algeri (1966) di Gillo Pontecorvo.

    Il primo dei 24 film che ho visto a marzo è un colpo di fulmine totale: Distretto 13 (1976) di John Carpenter, film di cui ignoravo l’esistenza, mi appassiona totalmente. Il secondo film del mese è un’altra chicca imperdibile: il documentario di Martin Scorsese ItalianAmerican (1974). I tre recuperi più importanti di marzo sono però Beau Travail (1999) di Claire Denis, L’Orgoglio degli Amberson (1942) di Orson Welles e, soprattutto, Au Hasard Balthazar (1966) di Robert Bresson, che è anche il film più bello che ho visto in questo mese, tra i vecchi classici visti per la prima volta (quindi sono sempre esclusi i rewatch e i film usciti in Italia nel 2024).

    Ad aprile vedo 17 film, ma la qualità è immensa. Torna Herzog con l’altro grande classico “sudamericano”, ovvero Aguirre (1972). Approfondisco Jacques Tati con Le Vacanze di Monsieur Hulot (1953) e soprattutto mi avventuro per la prima volta nella trilogia di Kieslowski, guardando sia Film Blu (1993) che Film Bianco (1994). Ma l’opera che più di tutte mi appiccica allo schermo e mi si incolla alle viscere è senza dubbio Dogtooth (2009) di Lanthimos, un capolavoro incredibile.

    A maggio esplode la primavera e forse è per questo che guarderò “solo” 13 film in tutto il mese. Poco male, perché il primo giorno comincia con un capolavoro: Film Rosso (1994), sempre della trilogia di cui sopra. Maggio però sarà segnato da altri due film straordinari: Che Fine Ha Fatto Baby Jane (1962) di Robert Aldrich e soprattutto la rivelazione argentina Trenque Lauquen (2022) di Laura Citarella, straordinaria opera di quattro ore, passata totalmente in sordina (forse a causa della durata?). Da segnalare anche l’ottimo Murina (2021), film croato di Antoneta Alamat Kusijanović.

    A giugno, in quanto a film, il totale sale a 18, ma con soli tre rewatch. Degli undici film del passato visti per la prima volta, il più importante e straordinario è sicuramente Il Trono di Sangue (1957) di Akira Kurosawa. Degni di una menzione importante però vanno segnalati Starlet (2012) di Sean Baker, Fuoco Ragazza Mia! (1967) di Milos Forman e Tutti i Battiti del Mio Cuore (2005) di Jacques Audiard.

    I 17 film visti a luglio cominciano con un grandissimo classico: Mr Smith Va a Washington (1939) di Frank Capra. I picchi del mese, sotto le stelle del terrazzino pugliese, sono La Furia Umana (1949) di Raoul Walsh e l’ennesimo film giapponese del 2024, L’Intendente Sansho (1954) di Kenji Mizoguchi. La palma del più bello di luglio però va sicuramente allo straordinario Splendore nell’Erba (1961) di Elia Kazan.

    Ad Agosto, per colpa delle vacanze (lo so, è un controsenso), non vedo molto, ma trovo sicuramente importante aver recuperato un classico come Beverly Hills Cop (1984) di Martin Brest, che durante l’infanzia non avevo praticamente mai visto. Alla fine del mese, saranno solo 11 i film visti.

    A settembre tornano le cifre importanti che mancano da marzo, con 22 film visti: la nuova annata comincia con un grande recupero, Stalker (1979) di Andrej Tarkovskij. Il mese è segnato da altri due film, totalmente diversi tra loro, che mi sono comunque piaciuti molto: Il Fascino Discreto della Borghesia (1972) di Bunuel e Green Room (2015) di Jeremy Saulnier. Cinque sere sono poi impegnate da uno dei registi che più hanno segnato il mio 2024: Krzysztof Kieślowski. I dieci film che compongono il suo Decalogo (1989) sono, nell’insieme, l’opera più straordinaria che vedo durante questo mese.

    Ottobre è quasi interamente occupato dalla Festa del Cinema di Roma, che pompa come sempre il conteggio portando a 32 il numero di film visti durante il mese. Nonostante tanti film nuovi, il recupero più importante del mio mese preferito è quello di Stranger Than Paradise (1984) di Jim Jarmusch. Tra gli altri, vanno citati La Leggenda del Re Pescatore (1991) di Terry Gilliam e I Dannati Non Piangono (1950) di Vincent Sherman.

    I 16 film di novembre sono invece messi in ombra da due immensi capolavori che ho recuperato, due film davvero diversissimi tra loro: Lawrence d’Arabia (1962) di David Lean e Gloria (1980) di John Cassavetes. Difficile dire quale mi sia piaciuto di più, ma forse tendo maggiormente verso quest’ultimo. A rimpolpare la quota giapponese di grandi film visti nel 2024, va assolutamente citato Audition (1999) di Takashi Miike.

    Infine arriviamo a dicembre con i suoi 15 film visti, il classico mese di recuperi di fine anno e di feste in cui, al contrario di quasi tutte le persone “normali”, non ho avuto il tempo di vedere nessun film. Prima di Natale però arriva l’ultimo grande classico scoperto durante il 2024: Scarpette Rosse (1948) di Powell e Pressburger è senza dubbio la cosa più bella vista durante questo mese, sempre a proposito di film del passato.

    Il 2024 si è chiuso così con 233 film visti o rivisti, un anno in cui il mio amore per il cinema si è arricchito ancora di più con emozioni, viaggi in Paesi lontani, avventure che non vivrò mai se non sullo schermo e di immagini che ora fanno parte del mio bagaglio culturale, sentimentale o, più semplicemente, della mia vita (non solo da cinefilo). Spero che attraverso questo slalom tra classici e grandi film abbiate trovato qualche spunto e una buona selezione di titoli da aggiungere in watchlist. Il 2025 si è già aperto con due film in due giorni, due comfort movie della mia infanzia per alleggerire il carico del nuovo anno, prima di lanciarmi alla scoperta di tantissimi altri classici del passato. E allora buon 2025, amici cinefili e amiche cinefile.

    #Cinema #cinema2024 #classici #daRecuperare #daVedere #film #filmPiùBelli #ilMioAnnoDiCinema #letterboxd

  12. Il Mio 2024 Cinematografico

    Il 2024 è stato l’anno in cui ho guardato più film in assoluto, almeno da quando tengo il conto, ovvero dal 2014 (fonte Letterboxd). Che anno è stato però, cinematograficamente parlando? Al di là dei film usciti in sala nel 2024 (che trovate nella mia usuale Top 20 di fine anno), quello appena finito è stato senza dubbio l’anno in cui mi sono innamorato di Kieslowski, di fuochi d’artificio che illuminano il cielo di Parigi mentre un ragazzo e una ragazza ballano sul Pont Neuf, di uno sfortunato asinello nella campagna francese, di un mistero dietro l’altro nella pampa argentina, di una donna in fuga insieme a un ragazzino e di tanti, tantissimi altri film straordinari. Vediamo insieme il mio percorso cinematografico attraverso classici del secolo scorso e recuperi degli anni passati.

    Il 2024 si è aperto con il rewatch di Funeral Party (2007), una commedia che amo molto, ma il primo grande film del passato che ho recuperato, al di là del cult Il Giardino delle Vergini Suicide (1999) di Sofia Coppola, è lo straordinario Harakiri (1962) di Masaki Kobayashi. Il Giappone ha segnato senz’altro il mio 2024, visto che pochi giorni dopo ho stretto conoscenza anche con il sorprendente Onibaba (1964) di Kaneto Shindō e con il capolavoro d’animazione Paprika (2006) di Satoshi Kon. A chiudere in maniera straordinaria il primo mese dell’anno ci ha pensato però il recupero di un capolavoro immenso, Fitzcarraldo (1982) di Herzog, a cui va la palma del più bel recupero di un mese in cui ho visto 26 film.

    Il febbraio più prolifico della mia vita (22 film visti) è stato soprattutto un mese di grandi rewatch. Ad ogni modo tra i vecchi film visti per la prima volta spuntano grandi titoli anni 90 come Festen (1998) di Vinterberg, La Fiammiferaia (1990) di Kaurismaski e Gli Amanti del Pont Neuf (1991) di Carax. Il più bel film visto a febbraio però, per quanto riguarda le scoperte e i recuperi, è senza dubbio La Battaglia di Algeri (1966) di Gillo Pontecorvo.

    Il primo dei 24 film che ho visto a marzo è un colpo di fulmine totale: Distretto 13 (1976) di John Carpenter, film di cui ignoravo l’esistenza, mi appassiona totalmente. Il secondo film del mese è un’altra chicca imperdibile: il documentario di Martin Scorsese ItalianAmerican (1974). I tre recuperi più importanti del mese sono però Beau Travail (1999) di Claire Denis, L’Orgoglio degli Amberson (1942) di Orson Welles e, soprattutto, Au Hasard Balthazar (1966) di Robert Bresson, che è anche il film più bello che ho visto in questo mese, tra i vecchi classici visti per la prima volta (quindi sono sempre esclusi i rewatch e i film usciti in Italia nel 2024).

    Ad aprile vedo 17 film, ma la qualità è immensa. Torna Herzog con l’altro grande classico “sudamericano”, ovvero Aguirre (1972). Approfondisco Jacques Tati con Le Vacanze di Monsieur Hulot (1953) e soprattutto mi avventuro per la prima volta nella trilogia di Kieslowski, guardando sia Film Blu (1993) che Film Bianco (1994). Ma l’opera che più di tutte mi appiccica allo schermo e mi si incolla alle viscere è senza dubbio Dogtooth (2009) di Lanthimos, un capolavoro incredibile.

    A maggio esplode la primavera e forse è per questo che guarderò “solo” 13 film in tutto il mese. Poco male, perché il mese comincia con un capolavoro: Film Rosso (1994), sempre della trilogia di cui sopra. Maggio però sarà segnato da altri due film straordinari: Che Fine Ha Fatto Baby Jane (1962) di Robert Aldrich e soprattutto la rivelazione argentina Trenque Lauquen (2022) di Laura Citarella, straordinaria opera di quattro ore, passata totalmente in sordina (forse a causa della durata?). Da segnalare anche l’ottimo Murina (2021), film croato di Antoneta Alamat Kusijanović.

    A giugno, in quanto a film, il totale sale a 18, ma con soli tre rewatch. Degli undici film del passato visti per la prima volta, il più importante e straordinario è sicuramente Il Trono di Sangue (1957) di Akira Kurosawa. Degni di una menzione importante però vanno segnalati Starlet (2012) di Sean Baker, Fuoco Ragazza Mia! (1967) di Milos Forman e Tutti i Battiti del Mio Cuore (2005) di Jacques Audiard.

    I 17 film visti a luglio cominciano con un grandissimo classico: Mr Smith Va a Washington (1939) di Frank Capra. I picchi del mese, sotto le stelle del terrazzino pugliese, sono La Furia Umana (1949) di Raoul Walsh e l’ennesimo film giapponese del 2024, L’Intendente Sansho di Kenji Mizoguchi. La palma del più bello di luglio però va sicuramente allo straordinario Splendore nell’Erba di Elia Kazan.

    Ad Agosto, per colpa delle vacanze (lo so, è un controsenso), non vedo molto, ma trovo sicuramente importante aver recuperato un classico come Beverly Hills Cop (1984) di Martin Brest, che durante l’infanzia non avevo praticamente mai visto. Alla fine del mese, saranno solo 11 i film visti.

    A settembre tornano le cifre importanti che mancano da marzo, con 22 film visti: la nuova annata comincia con un grande recupero, Stalker (1979) di Andrej Tarkovskij. Il mese è segnato da altri due film, totalmente diversi tra loro, che mi sono comunque piaciuti molto: Il Fascino Discreto della Borghesia (1972) di Bunuel e Green Room (2015) di Jeremy Saulnier. Cinque sere sono poi impegnate da uno dei registi che più hanno segnato il mio 2024: Krzysztof Kieślowski. I dieci film che compongono il suo Decalogo (1989) sono, nell’insieme, l’opera più straordinaria che vedo durante questo mese.

    Ottobre è quasi interamente occupato dalla Festa del Cinema di Roma, che pompa come sempre il conteggio portando a 32 il numero di film visti durante il mese. Nonostante tanti film nuovi, il recupero più importante del mio mese preferito è quello di Stranger Than Paradise (1984) di Jim Jarmusch. Tra gli altri, vanno citati La Leggenda del Re Pescatore (1991) di Terry Gilliam e I Dannati Non Piangono (1950) di Vincent Sherman.

    I 16 film di novembre sono invece messi in ombra da due immensi capolavori che ho recuperato, due film davvero diversissimi tra loro: Lawrence d’Arabia (1962) di David Lean e Gloria (1980) di John Cassavetes. Difficile dire quale mi sia piaciuto di più, ma forse tendo maggiormente verso quest’ultimo. A rimpolpare la quota giapponese di grandi film visti nel 2024, va assolutamente citato Audition (1999) di Takashi Miike.

    Infine arriviamo a dicembre con i suoi 15 film visti, il classico mese di recuperi di fine anno e di feste in cui, al contrario di quasi tutte le persone “normali”, non ho avuto il tempo di vedere nessun film. Prima di Natale però arriva l’ultimo grande classico scoperto durante il 2024: Scarpette Rosse di Powell e Pressburger è senza dubbio la cosa più bella vista durante questo mese, sempre a proposito di film del passato.

    Il 2024 si è chiuso così con 233 film visti o rivisti, un anno in cui il mio amore per il cinema si è arricchito ancora di più con emozioni, viaggi in Paesi lontani, avventure che non vivrò mai se non sullo schermo e di immagini che ora fanno parte del mio bagaglio culturale, sentimentale o, più semplicemente, della mia vita (non solo da cinefilo). Spero che attraverso questo slalom tra classici e grandi film abbiate trovato qualche spunto e una buona selezione di titoli da aggiungere in watchlist. Il 2025 si è già aperto con due film in due giorni, due comfort movie della mia infanzia per alleggerire il carico del nuovo anno, prima di lanciarmi alla scoperta di tantissimi altri classici del passato. Buon 2025, amici cinefili e amiche cinefile.

    #Cinema #cinema2024 #classici #daRecuperare #daVedere #film #filmPiùBelli #ilMioAnnoDiCinema #letterboxd

  13. Octavio Alberola Suriñach (1928–2025)

    Der lebenslange CNT-Aktivist war Teil der kubanischen Revolution und hat sich im aktiven Widerstand gegen Franco engagiert.

    Octavio Alberola Suriñach, der letzte Woche in Südfrankreich gestorben ist, war der Sohn rationalistischer Lehrer und libertärer Aktivisten. Sein Vater, José Alberola Navarro, war während der Spanischen #Revolution von 1936–1937 Bildungsrat des Rates von #Aragon, und seine Mutter, Carmen Suriñach, war Lehrerin aus #Olot.

    1939 ging die Familie ins Exil nach #Mexiko. Dort studierte Alberola Bauingenieurwesen in #Mexiko-Stadt und wurde eine bekannte Figur in der libertären #Jugendbewegung. 1946 wurde er verhaftet und half bei der Gründung der mexikanischen libertären Jugendorganisation, ihres Medienarms „Alba Roja“ und der spanischen Anti-Franco-Jugend.

    Ab 1957 organisierte er Kundgebungen in Mexiko und knüpfte Kontakte nach Europa. Er engagierte sich in der „Spanischen Bewegung 59“ (ME/59) und bereitete zusammen mit Juan García #Oliver G#uerillaaktionen vor. Außerdem unterstützte er Kubas „Bewegung des 26. Juli“ und half den #Castro-Brüdern mit Hilfe der anarchistischen #Diaspora in #Mexiko im #Guerillakampf gegen das #Batista-Regime. Die Ernüchterung kam, als sich das neue kubanische #Regime den Interessen der #Sowjetunion anschloss und seine Versprechen zur Unterstützung der iberischen Befreiung aufgab. 1960 wurde er Verteidigungssekretär der Nationalen Konföderation der Arbeit (CNT) in #Amerika und vertrat die mexikanische #CNT auf dem Kongress von #Limoges 1961, wo die geheime Defensa Interior (#DI) gegründet wurde, um das #Franco-Regime zu bekämpfen.

    Der militante Flügel der DI unternahm mehrere erfolglose Attentate auf Franco. Von 1962 bis 1965 war Alberola zusammen mit García Oliver und Cipriano Mera im Untergrund in Frankreich aktiv. Ab 1965 war Alberola an zahlreichen Aktionen gegen Franco beteiligt. Er bevorzugte direkte Propagandaaktionen ohne Opfer und geriet in dieser Frage öffentlich mit Gaston #Leval aneinander. 1966 lehnte er die Fünf-Punkte-Bewegung ab, die die CNT schwächte und den Aufstieg autonomer anarchistischer Gruppen vor allem in #Katalonien, #Aragon, #Andalusien und #Madrid förderte.

    Im selben Jahr schloss er sich der Libertären Jugendföderation (FIJL) und der Zeitschrift Presencia an und war Mitglied der Aktionsgruppe Primero de Mayo, die für spektakuläre Aktionen wie die Entführung des spanischen Botschafters im Vatikan in Rom (April 1966) und die versuchte Entführung des spanischen Botschafters in Belgien (1968) verantwortlich war. 1968 wurde er in Belgien verhaftet und verbrachte fünf Monate im Gefängnis.

    Mitte der 1970er Jahre arbeitete Alberola als Erzieher in Lüttich und kehrte 1974 nach Frankreich zurück. Wegen seiner Beteiligung an der Entführung des spanischen Bankiers Baltasar Suárez und wegen seiner Mitgliedschaft in der #GARI (Gruppen für internationalistische revolutionäre Aktion) wurde er in Avignon verhaftet und zu neun Monaten Haft verurteilt.

    Von 1975 bis zu seiner Pensionierung 1994 arbeitete er als Zeitungslayoutgrafiker und lebte in #Perpignan, wo er Vorträge in ganz #Spanien hielt und weiter schrieb. Er schrieb ohne Sektierertum für Publikationen der #CGT und der CNT. Außerdem war er Mitglied des #COJRA (Komitee für antiautoritäre Reflexionstage) und moderierte von 1980 bis 2000 die Sendung „Tribuna Latinoamericana” auf #Radio #Libertaire.

    In den 2000er Jahren war er Mitbegründer der Bemühungen um die Wiederaufnahme des Prozesses gegen die 1963 hingerichteten Anarchisten Joaquín #Delgado und Francisco #Granado und half 2003 bei der Gründung von #GALSIC (Unterstützungsgruppen für Libertäre und unabhängige Gewerkschafter in #Kuba).

    Er schrieb für viele Publikationen, darunter Cenit, El Viejo Topo, Tierra y Libertad, El Topo Avizor und andere.

    Zu seinen Büchern gehören „Die Probleme der Wissenschaft: Determinismus und Freiheit“ (1951), „Spanischer Anarchismus und revolutionäre Aktion (1961–1974)“ und „Die libertäre Opposition gegen das Franco-Regime“ (1993).

    Die folgenden Auszüge stammen aus einem Interview der Anarchist News Agency (#ANA) aus dem Jahr 2018

    ANA: Wie bist du zum Anarchismus gekommen?

    Octavio Alberola: Nun, ohne Zweifel durch das, was ich mit meinen Eltern erlebt habe, die mitten in den Ereignissen standen. Genauer gesagt: durch ihre Beziehungen zu anderen Klassengenossen, durch ihre Arbeit als rationalistische Lehrer, durch das Erleben der Folgen der #Repression, unter der sie litten, und höchstwahrscheinlich auch durch die Diskussionen, Lektüren und Propagandaaktionen, an denen ich nach und nach mit ihnen und ihren CNT-Genossen teilnahm, sowohl in Spanien als auch später im Exil: zuerst in Frankreich und dann in Mexiko. Auch durch meine Diskussionen mit meinen Klassengenossen über verschiedene politische, soziale und kulturelle Themen und durch die Konfrontation mit der autoritären Disziplin des Lehrpersonals an der Sekundar- und Vorbereitungsschule in #Jalapa, der Hauptstadt des Bundesstaates #Veracruz in der mexikanischen Republik. Aber vielleicht haben sich meine anarchistischen Ideen erst richtig entwickelt, als ich nach Mexiko-Stadt zog, um mein Studium zu beginnen, weil ich mich in der mexikanischen libertären Jugendorganisation engagierte und kurz danach mit drei anderen jungen Leuten eine (geheime) Zelle teilen musste. Die mexikanischen Behörden sperrten uns einen Monat lang in diese Zelle, nachdem sie uns verhaftet hatten, weil wir ein libertäres Manifest in den Straßen von Mexiko-Stadt verteilt hatten.

    ANA: War deine Familie anarchistisch?

    Octavio Alberola: Mein Vater war der Sohn von Bauern aus #Aragón, die um 1899/90 nach #Barcelona ausgewandert waren. Als junger Mann besuchte er die moderne Schule Francisco Ferrer y Guardia. Er lernte meine Mutter in Olot in der Provinz #Girona nach einem #Streik kennen, der zum ersten Mal eine 48Stunden-Woche durchgesetzt hatte. Er wurde deportiert und war 1928, als ich geboren wurde, rationalistischer Lehrer an der säkularen Schule in #Alayor auf #Menorca, Balearen. 1936, während des Militärputsches, war er in #Fraga, Aragon, und unterrichtete an der rationalistischen Schule der CNT. Als nach dem 18. Juli der Rat von Aragon gegründet wurde, wurde mein Vater zum #Kulturminister ernannt. Nach dem Krieg gingen wir nach #Frankreich und dann ins Exil nach Mexiko. Dort war er Direktor der #Cervantes-Schule in der Stadt #Jalapa im Bundesstaat Veracruz. Meine Mutter half ihm immer bei seinem rationalistischen Unterricht.

    ANA: War es in Mexiko, wo du zum ersten Mal mit Mitgliedern der kubanischen libertären Vereinigung in Kontakt kamst?

    Octavio Alberola: 1956 wurde ich von kubanischen Exilanten in Mexiko kontaktiert, vor allem von denen der Bewegung 26. Juli und der Revolutionären Studentendirektion. Ich habe mit ihnen zusammengearbeitet, bis die Diktatur von General #Batista gestürzt wurde. Es war wirklich eine sehr turbulente Zeit, die viele Hoffnungen auf die Möglichkeit eines #Sozialismus in Freiheit weckte; aber mit der #Institutionalisierung der kubanischen #Revolution unter dem #Staatskapitalismus und der #Diktatur habe ich den Kontakt zu den Castro-Anhängern abgebrochen. 1961 traf ich mehrere kubanische Libertäre, die in der Sierra Maestra gekämpft hatten, aber erst viele Jahre später begann ich, mit meinen MLC-Genossen zu schreiben. Diese Kontakte wurden durch die Reise von Frank #Fernández nach #Paris im Jahr 2000 konkret. Kurz zuvor hatte er zur Gründung der Unterstützungsgruppe für Libertäre und unabhängige Gewerkschafter in Kuba (GALSIC) beigetragen. Aber seit Anfang der 1990er Jahre war ich stark mit den kubanischen linken Dissidenten verbunden, die nach Frankreich kamen, und Ende der 1990er Jahre reiste ich nach Kuba, um den sogenannten #Gewerkschaften und unabhängigen #Buchhandlungen zu helfen, die anlässlich des iberoamerikanischen Gipfeltreffens der Staatschefs in #Havanna eine Demonstration der Frauen der Gefangenen (die Vorgängerinnen der Frauen in Weiß) organisieren wollten. Ich habe die Hilfe der #SAC (#Schweden) in Anspruch genommen, um den Dokumentarfilm über die #Gewerkschaftsbewegung in Kuba zu drehen.

    ANA: Gibt es eine Episode aus diesen Jahren, die dich besonders geprägt hat?

    Octavio Alberola: Eine Episode, die ich nie vergessen habe und die bereits damals für die Zukunft sehr bedeutsam war, war die Konfrontation, die ich 1958 bei einer Veranstaltung im Spanischen Athenaeum in Mexiko mit Mitgliedern der Bewegung des 26. Juli hatte. Sie versuchten, einen jungen Schwarzen aus dem Revolutionären Studentendirektorium, der gerade heimlich die Insel verlassen hatte, daran zu hindern, seine Rede fortzusetzen, nachdem er die Gefahr des #Caudillismus im Kampf gegen die Batista-Diktatur angeprangert hatte. Da ich die Veranstaltung leitete, gelang es mir, dafür zu sorgen, dass der junge Schwarze am Mikrofon bleiben und seine Rede beenden konnte. Es war eine Konfrontation, die einen Vorgeschmack auf den Machtkampf nach Batistas Sturz gab.

    ANA: Was war der schwierigste Moment in dieser Zeit?

    Octavio Alberola: Der schwierigste Moment war, als die mexikanischen Behörden mich unter Beobachtung stellten (mehrere Agenten folgten mir in einem Auto ...) unter dem Vorwand, ich könnte nach dem Anschlag auf den Venezolaner #Betancourt das Ziel eines Anschlags (durch #Trujillo-Anhänger) sein. Das bestätigte mir natürlich, dass ich schon seit einiger Zeit überwacht wurde... Später, in Europa, waren die schwierigsten Momente meine drei Verhaftungen (zuerst durch die belgischen Behörden und dann zweimal durch die französischen).

    (...)