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Top 20 – I Miei Film del 2025
Come ogni anno, dopo la grande corsa ai recuperi di fine dicembre, siamo giunti ad una più o meno soddisfacente decisione su quali sono o penso che siano i 20 film che più mi sono piaciuti di questo 2025. Come ribadito nel titolo, si tratta dei miei film preferiti e non dei migliori film, perché è bene ricordare che la lista in questione non si erge a verità assoluta sulle opere più belle uscite quest’anno, ma elenca semplicemente i 20 titoli più amati dal sottoscritto. Quindi non gridate allo scandalo se non trovate il vostro film preferito, può essere che, pur riconoscendone l’ottima fattura, mi sia piaciuto meno rispetto a un film magari meno perfetto ma più emozionante (oppure un altro motivo per cui manca potrebbe essere che non l’ho proprio visto, come ad esempio Father Mother Sister Brother di Jarmusch, che ho perso causa influenza: in tal caso vi invito a scrivere nei commenti ogni suggerimento atto a colmare le mie tante lacune).
Ricordo come sempre che in classifica compaiono solo film distribuiti in Italia (al cinema o in esclusiva streaming) nel 2025, anche se sono stati presentati in qualche festival negli anni precedenti. La discriminante è sempre stata questa, dal 2008 a oggi, e non è cambiata. A presentare questa sedicesima edizione della Top 20 quest’anno troviamo Jack Nicholson, straordinario protagonista di Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo (Milos Forman, 1975).
Fatte le doverose premesse del caso (a- Miei film preferiti, non migliori film in assoluto e b- solo film distribuiti in Italia nel 2025), prima di lasciarvi ai titoli della Top 20 ci tengo a sottolineare che ovviamente non è stato possibile vedere tutto ciò che è uscito durante l’anno solare ma soltanto una settantina di titoli e che quindi, come sempre, è una classifica molto parziale che si fa più per gioco che per reale utilità. Apriamo le danze dunque e, mi raccomando, fatemi sapere anche le vostre scelte!
20- Alpha (Julia Ducournau)
Da che mondo è mondo, in una classifica di preferenze la posizione numero 20 è molto più difficile della numero 1. Alla fine però, l’ultima fatica di Julia Ducournau non poteva restare fuori: un lungo massaggio cardiaco alle emozioni dello spettatore, continuamente messo alla prova dagli sbalzi ermetici di un film molto bello, innegabilmente in grado di scavare nel profondo grazie anche a tre interpretazioni pazzesche. Un film sulle difficoltà di essere adolescenti, su quanto sia difficile essere madre di una ragazza in crisi e sorella di un uomo disperato, sopraffatto dalla tossicodipendenza, ma soprattutto, come dicevo, è un lungo massaggio cardiaco: c’è un costante bisogno di aggrapparsi alla vita, di curare, di salvare, di salvarsi.19- Sinners (Ryan Coogler)
Onestamente non ero certo di voler vedere questo film. Ne avevo sentito parlare come una versione afroamericana di Dal Tramonto all’Alba, o qualcosa del genere e temevo si trattasse dell’ennesima boiata spacciata per horror. Invece il film di Ryan Coogler (già regista del meraviglioso Fruitvale Station, ma anche di quella cazzata allucinante di Black Panther) fa davvero centro. Al di là della bellissima estetica del film e dell’ottima ambientazione (per non parlare della colonna sonora), mi è piaciuto come la prima parte sia tutta dedicata alla preparazione del climax finale e come lo scontro notturno sia molto più psicologico rispetto al carrozzone splatter che uno potrebbe aspettarsi. Sorprendente, nonostante i mille finali.18- A House of Dynamite (Kathryn Bigelow)
Kathryn Bigelow realizza l’incontro ideale tra il Dr Stranamore e WarGames, senza però la spassosa ironia del primo né l’avventura adolescenziale del secondo. Il film si svolge in 19 fatali minuti, dilatati però in due ore per mezzo del cosiddetto effetto Rashomon. Lo scenario, non così distopico come si può pensare, è spaventoso, e la storia regge, nonostante qualche calo di tono nella parte centrale. Appena si entra nella storia infatti, è impossibile staccare gli occhi dallo schermo, dagli sguardi confusi e spaventati dei protagonisti, da quei numeri che scorrono sui monitor. Lo trovate su Netflix e, al di là di tutto, Kathryn Bigelow sa come si gira un film: è grande cinema.17- L’Ultimo Turno (Heldin, Petra Volpe)
Non sorprendetevi se, nella prossima cinquina di candidati per l’Oscar al Miglior Film Straniero, dovesse esserci anche questo bellissimo film svizzero, realizzato da Petra Volpe. Un’escalation di situazioni, allarmi, capricci, ansie, dove la mano di Leonie Benesch, ma soprattutto il cuore, può essere piuma e può essere ferro (cit). Un film ansiogeno, dove allo spettatore non viene concesso un momento di pausa, stesso destino riservato alla sua protagonista. Il messaggio che compare nel finale, prima del fade to black, chiarisce molto meglio il punto di tutto il film, ovvero la grave carenza di infermieri negli ospedali svizzeri. Bellissimo, ma che ansia.16- Sotto le Foglie (Quand Vient l’Automne, François Ozon)
François Ozon, uno dei registi più attivi degli ultimi decenni, riesce sempre a sfornare bei film, ma quasi mai film davvero bellissimi (almeno secondo me). Ecco, questa potrebbe essere la volta buona in cui il regista francese tira fuori la perla, un dramma che si svela piano piano, strato dopo strato, mettendo in tavola una bella teglia di dubbi, ipotesi, che lo spettatore può abbracciare o rifiutare. Una serie di eventi in cui la risposta non è mai una sola, dove si scoprono realtà scomode, passati ingombranti, verità inconfutabili. E quando entri in questo labirinto di sospetti, non ne esci più. Grande film.15- Nosferatu (Robert Eggers)
Parafrasando Nietzsche, si può dire che se tu guarderai a lungo nell’oscurità, anche l’oscurità vorrà guardare dentro di te. Ed è proprio in un buio accecante che Eggers immerge lo spettatore (e Lily-Rose Depp) sin dalla primissima inquadratura, come a volerlo rendere parte di quella stessa notte buia, la stessa oscurità nella quale il regista fa muovere le sue ombre. La grandezza di questa nuova versione è, al di là dell’indubbia potenza visiva, la capacità di reinventarsi in ogni scena, di essere coinvolgente anche di fronte a una storia che abbiamo visto in tutte le salse, che il regista statunitense però riesce a modernizzare con la metafora, neanche troppo sottile, di una donna indipendente in lotta contro una società di maschi dominanti. L’oscurità non è mai stata così “buia”: spegnete le luci.14- Grand Theft Hamlet (Sam Crane, Pinny Grylls)
Durante la pandemia, due attori di teatro, rimasti improvvisamente a spasso, decidono di mettere in scena l’Amleto all’interno dell’open world del videogioco GTA, facendo casting, prove e l’intero spettacolo dentro il gioco, cercando di evitare di essere uccisi da altri gamer (per i meno pratici, GTA è uno dei videogame più violenti di sempre, dove chi gioca può rubare, uccidere e compiere qualunque attività criminale per ottenere bonus di vario genere). L’idea di Sam Crane e Pinny Grylls non è soltanto originalissima, ma è anche divertente, oltre che incredibilmente coinvolgente: dopo i primi cinque minuti sarà impossibile smettere di guardare questo assurdo documentario, se così si può definire. Anche in un periodo di grande crisi, uno splendido esempio di umanità e di come il bisogno di esprimersi artisticamente riesca ad abbattere ostacoli apparentemente insormontabili. Che bello!13- Aragoste a Manhattan (La Cocina, Alonso Ruizpalacios)
Dopo il successo di The Bear, tutto ciò che si svolge dentro una cucina deve caricarsi sulle spalle vari esami del dna per definire il grado di parentela con la serie. Ciò che vediamo nel film di Ruizpalacios ha però delle vibrazioni tutte sue, che raccontano molto del mondo che viviamo oggi: individui di culture diverse si districano tra i muri dell’incomprensione, mentre il macigno del capitalismo tenta di sacrificare ogni individualità, ogni sogno, ogni speranza sull’altare del profitto e del consumo. A condire tutte queste vicende c’è tanto umorismo caustico e una regia piena di belle intuizioni, tra cui un piano sequenza da urlo: quanta fame (di vita!) in un film così piccolo.12- September 5 (Tim Fehlbaum)
Quasi interamente girato all’interno della cabina di regia della ABC durante il sequestro degli atleti israeliani durante le Olimpiadi del 1972, il film lascia da parte qualunque approfondimento politico per concentrarsi esclusivamente sul lavoro giornalistico, con le sue urgenze, i suoi errori, le improvvise rivelazioni, la corsa alla notizia. Breve, dal ritmo serrato, senza dubbio coinvolgente, con alcuni volti interessanti come Peter Saarsgard, Ben Chaplin, John Magaro (il marito di Past Lives) e Leonie Benesch (protagonista de La Sala Professori e de L’Ultimo Turno, che avete già incontrato in questa classifica). La conferma che, ancora una volta, quello del giornalista è il lavoro più bello da vedere in un film.11- Io Sono Ancora Qui (Ainda Estou Aqui, Walter Salles)
L’ultimo lavoro del grande Walter Salles entra di diritto nella rosa dei più importanti film brasiliani della storia. Splendido nel modo in cui divide perfettamente la leggerezza del primo atto con la brutale sofferenza del secondo, Salles racconta una storia che meritava di tornare sotto l’attenzione del grande pubblico, per farci ricordare ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, una cosa che dovremmo tenere sempre bene a mente: i fascisti sono una merda. Gran film.10- Presence (Steven Soderbergh)
Steven Soderbergh piazza lo spettatore a osservare una “normale” famiglia statunitense dal punto di vista grandangolare di un fantasma che vive nella loro casa, raccontando la crisi di una generazione, le aspettative, la competitività, il bisogno di vivere di apparenza pur di restare a galla, inzuppando tutta questa vita ordinaria con alcune tracce di sovrannaturale (oggetti che levitano, una medium che avverte la presenza, ecc). Il regista ci apparecchia la tavola per la prima ora, senza mai stancare, fino a spiazzarci nell’ultimo quarto d’ora, in un paio di scene che regalano brividi. Chi lo va a vedere aspettandosi un horror resterà molto deluso, è un filmone che parla di tutt’altro. Stupendo.9- Springsteen – Liberami dal Nulla (Deliver Me From Nowhere, Scott Cooper)
Chi si aspetta di vedere su grande schermo il mito di Bruce Springsteen, troverà invece un’opera che gli toglie la maschera, soffoca la leggenda per alimentare però la sua umanità, il suo cuore, il suo bisogno di essere ancora una persona normale in un mondo di luci accecanti. In questo bellissimo film di Scott Cooper scoprirete finalmente il lato oscuro del mito, l’animo intimo di un artista che non è mai sceso a compromessi con il suo successo, che ha cercato di restare se stesso sempre, mentre il mondo intorno a lui continuava a girare vorticosamente. Anche perché, come ci suggerisce il film, il passato non esiste più e il futuro non si può rincorrere: possiamo vivere soltanto dentro noi stessi, ora.8- No Other Land (Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal)
Un collettivo di registi israeliani e palestinesi racconta la violenza e la distruzione da parte dei coloni israeliani di una piccola comunità rurale della Cisgiordania, Masafer Yatta. Il rapporto tra un giornalista di Isreaele e un giovane attivista palestinese è uno dei tantissimi spunti di un film che, inevitabilmente, atterrisce lo spettatore con le tante crudeltà che mostra e che, al tempo stesso, commuove per l’enorme forza e la necessità di sopravvivere che mette in scena minuto dopo minuto. È complicato racchiudere in poche righe tutta l’impotenza che si prova durante la visione, ma anche la voglia di abbracciare i bambini che vengono fatti sfollare dalla scuola, prima che venga distrutta da una ruspa. Premio Oscar per il miglior documentario, una storia che fa male, ma che riesce anche a illuminare con la sua umanità.7- A Complete Unknown (James Mangold)
Mangold riesce a costruire un film che contiene al suo interno mille storie diverse, che gravitano tutte intorno al grande protagonista Bob Dylan: dalla leggenda Woody Guthrie allo sfortunato Dave Van Ronk, dal sogno di Pete Seeger di cambiare il mondo attraverso la musica, all’attivista Joan Baez, regina del folk, che pochi anni dopo sarebbe diventata “l’usignolo di Woodstock”. Oppure Sylvie, personaggio fittizio chiaramente ispirato a Suze Rotolo, musa e compagna del cantautore, prima di quella metamorfosi artistica che avrebbe cambiato la sua vita e (soprattutto?) la storia della musica. Per chi la vuole cercare, c’è davvero tanta carne al fuoco: un film completo, totalmente credibile, coinvolgente, straordinario nelle interpretazioni, che racconta l’uomo dietro il genio, l’essere umano dietro il rivoluzionario, il futuro premio Nobel per la letteratura dietro i capelli spettinati di un “completo sconosciuto”. Ma soprattutto c’è tanta, tantissima, musica stupenda. I tempi cambiano, per noi comuni mortali, così come per i geni: basta viverli, una canzone per volta.6- Bird (Andrea Arnold)
Tra echi di urgenza sociale che richiamano il miglior Ken Loach e una deriva favolistica alla Alice Rohrwacher, Andrea Arnold procede in equilibrio tra realismo magico e fiaba malinconica: la protagonista Nykiya Adams (che brava!) si arrangia come può in un contesto ostile, mostrando la capacità degli adolescenti di trovare luce ovunque, anche nelle condizioni peggiori. Ed è proprio lì, tra la vita aspra che mostra e l’incanto che ti regala, che questo film ti tiene stretto, facendoti pensare che è una delle cose più belle che hai visto quest’anno. Inoltre, la colonna sonora è pazzesca e va da Too Real e A Hero’s Death dei Fontaines DC a Lucky Man dei Verve, da The Universal dei Blur a Yellow dei Coldplay. Come dicono proprio i Blur, “When the days they seem to fall through you, well, just let them go”.5- The Brutalist (Brady Corbet)
La cosa più difficile da fare con quest’opera immensa di Brady Corbet è scegliere di cominciare a vederla. Poi tutto va in discesa perché l’attenzione che gli dedichi, il film te la restituisce sottoforma di splendido cinema: è davvero tanta roba. Potete facilmente immaginare che, in oltre 3 ore di film, di cose ne succedono parecchie e ci sarebbe tantissimo da dire: è una di quelle storie che ti porti appresso fuori dalla sala, che ti si arrampica dentro durante la notte, a cui inevitabilmente ripensi al mattino. Adrien Brody è magnifico e quello di Guy Pearce è un piacevolissimo ritorno sulle scene di un film importante. Girato con un budget ridotto, è uno dei più ambiziosi ed enormi film indipendenti mai realizzati. Clamoroso.4- La Voce di Hind Rajab (Ṣawt al-Hind Rajab, Kaouther Ben Hania)
Sono andato al cinema senza sapere neanche di cosa parlasse. Sapevo solo che dovevo vederlo. Il film di Kaouther Ben Hania mescola realtà e finzione, ricostruendo il tentativo da parte della Mezzaluna Rossa (il corrispettivo mediorientale della nostra Croce Rossa) di ottenere i permessi necessari per salvare una bambina palestinese chiusa dentro un’automobile, appena assaltata dai soldati israeliani che hanno sterminato la famiglia della piccola Hind Rajab. Solo questo basterebbe a renderlo un film potentissimo, ma il punto di forza (nonché elemento straziante) è che la voce al telefono che sentiamo per tutto il film è la voce reale della bambina, ovvero la registrazione delle conversazioni telefoniche avvenute tra lei e i soccorritori (che invece sono interpretati da attori e attrici). Un’opera di rara potenza ed emozione, commovente, agghiacciante, spaventosa. Se il Cinema con la C maiuscola ha il dovere di raccontare il tempo che vive, questo film è destinato a essere ricordato in eterno.3- Emilia Perez (Jacques Audiard)
Vincitore del premio della Giuria a Cannes, è una sorta di musical incentrato su un boss del cartello messicano che decide di cambiare sesso (!). Da un’idea assurda, quasi grottesca a pensarci, nasce un’opera meravigliosa su genere, identità, violenza, redenzione, senza mai perdere un grammo di credibilità. Un film che ha dentro di sé mille film diversi: musical, gangster, dramma sociale, sentimento. Girato con un gusto estetico superiore (parliamo sempre di Jacques Audiard, uno dei più grandi registi europei della sua generazione), una fotografia meravigliosa e un trio di attrici fuori dall’ordinario: Zoe Saldana, in particolare, è incredibile e il film è stu-pen-do.2- Una Battaglia Dopo l’Altra (One Battle After Another, Paul Thomas Anderson)
Quasi un decennio dopo il fortunato Vizio di Forma, il regista di Los Angeles torna a pescare idee dalla narrativa di Thomas Pynchon, il cui romanzo Vineland ha fornito il materiale di base sul quale modellare poi la storia, molto diversa, di questo nuovo film. Ci sono momenti che sembrano uscire fuori dal cinema dei fratelli Coen, ma soprattutto c’è l’enorme talento di PTA nel raccontare storie, nel prendere per mano lo spettatore e coinvolgerlo in un caleidoscopio di ironia, azione, calore umano e battute fulminanti, fino a una bellissima scena di inseguimento nel deserto, tra dossi, salite e discese, in una sorta di “labirinto rettilineo” che tiene con il fiato sospeso. Il mondo forse si può davvero cambiare, una battaglia dopo l’altra. Nel frattempo, godiamoci film stupendi come questo: “ocean waves“, amici e amiche, “ocean waves“.1- Un Semplice Incidente (Yak Taṣādof-e Sāde, Jafar Panahi)
Anche stavolta il regista iraniano gira il film in totale segreto, senza permessi, e anche stavolta realizza qualcosa di stupendo, una riflessione profonda sul ruolo di vittima e carnefice, sull’umanità, sulle conseguenze che ha ogni azione. Il film si apre sull’interno di un’automobile di notte: al volante c’è il padre di una famiglia composta da moglie incinta e una bambina vispa e solare. Improvvisamente l’uomo investe un cane e questo piccolo incidente procurerà un piccolo danno all’auto, che dovrà fermarsi per una riparazione improvvisa. Da qui comincia una serie di eventi che porterà l’uomo ad essere rapito e a circondarsi di aguzzini pronti ad eliminarlo: ma perché? Chi è quest’uomo? Cosa è successo anni prima? Il suono di quella protesi alla gamba e, soprattutto, quel finale incredibile, me li porterò appresso ancora per molto tempo. Un capolavoro.[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
una piccola mancia per aiutarmi a sostenere il sito!]#2025 #bestOf2025 #Cinema #classifica #daVedere #film #filmDel2025 #filmDellAnno #filmPiùBelli #fineAnno #lista #listaFilm #miglioriFilm #top10 #top20
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Top 20 – I Miei Film del 2025
Come ogni anno, dopo la grande corsa ai recuperi di fine dicembre, siamo giunti ad una più o meno soddisfacente decisione su quali sono o penso che siano i 20 film che più mi sono piaciuti di questo 2025. Come ribadito nel titolo, si tratta dei miei film preferiti e non dei migliori film, perché è bene ricordare che la lista in questione non si erge a verità assoluta sulle opere più belle uscite quest’anno, ma elenca semplicemente i 20 titoli più amati dal sottoscritto. Quindi non gridate allo scandalo se non trovate il vostro film preferito, può essere che, pur riconoscendone l’ottima fattura, mi sia piaciuto meno rispetto a un film magari meno perfetto ma più emozionante (oppure un altro motivo per cui manca potrebbe essere che non l’ho proprio visto, come ad esempio Father Mother Sister Brother di Jarmusch, che ho perso causa influenza: in tal caso vi invito a scrivere nei commenti ogni suggerimento atto a colmare le mie tante lacune).
Ricordo come sempre che in classifica compaiono solo film distribuiti in Italia (al cinema o in esclusiva streaming) nel 2025, anche se sono stati presentati in qualche festival negli anni precedenti. La discriminante è sempre stata questa, dal 2008 a oggi, e non è cambiata. A presentare questa sedicesima edizione della Top 20 quest’anno troviamo Jack Nicholson, straordinario protagonista di Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo (Milos Forman, 1975).
Fatte le doverose premesse del caso (a- Miei film preferiti, non migliori film in assoluto e b- solo film distribuiti in Italia nel 2025), prima di lasciarvi ai titoli della Top 20 ci tengo a sottolineare che ovviamente non è stato possibile vedere tutto ciò che è uscito durante l’anno solare ma soltanto una settantina di titoli e che quindi, come sempre, è una classifica molto parziale che si fa più per gioco che per reale utilità. Apriamo le danze dunque e, mi raccomando, fatemi sapere anche le vostre scelte!
20- Alpha (Julia Ducournau)
Da che mondo è mondo, in una classifica di preferenze la posizione numero 20 è molto più difficile della numero 1. Alla fine però, l’ultima fatica di Julia Ducournau non poteva restare fuori: un lungo massaggio cardiaco alle emozioni dello spettatore, continuamente messo alla prova dagli sbalzi ermetici di un film molto bello, innegabilmente in grado di scavare nel profondo grazie anche a tre interpretazioni pazzesche. Un film sulle difficoltà di essere adolescenti, su quanto sia difficile essere madre di una ragazza in crisi e sorella di un uomo disperato, sopraffatto dalla tossicodipendenza, ma soprattutto, come dicevo, è un lungo massaggio cardiaco: c’è un costante bisogno di aggrapparsi alla vita, di curare, di salvare, di salvarsi.19- Sinners (Ryan Coogler)
Onestamente non ero certo di voler vedere questo film. Ne avevo sentito parlare come una versione afroamericana di Dal Tramonto all’Alba, o qualcosa del genere e temevo si trattasse dell’ennesima boiata spacciata per horror. Invece il film di Ryan Coogler (già regista del meraviglioso Fruitvale Station, ma anche di quella cazzata allucinante di Black Panther) fa davvero centro. Al di là della bellissima estetica del film e dell’ottima ambientazione (per non parlare della colonna sonora), mi è piaciuto come la prima parte sia tutta dedicata alla preparazione del climax finale e come lo scontro notturno sia molto più psicologico rispetto al carrozzone splatter che uno potrebbe aspettarsi. Sorprendente, nonostante i mille finali.18- A House of Dynamite (Kathryn Bigelow)
Kathryn Bigelow realizza l’incontro ideale tra il Dr Stranamore e WarGames, senza però la spassosa ironia del primo né l’avventura adolescenziale del secondo. Il film si svolge in 19 fatali minuti, dilatati però in due ore per mezzo del cosiddetto effetto Rashomon. Lo scenario, non così distopico come si può pensare, è spaventoso, e la storia regge, nonostante qualche calo di tono nella parte centrale. Appena si entra nella storia infatti, è impossibile staccare gli occhi dallo schermo, dagli sguardi confusi e spaventati dei protagonisti, da quei numeri che scorrono sui monitor. Lo trovate su Netflix e, al di là di tutto, Kathryn Bigelow sa come si gira un film: è grande cinema.17- L’Ultimo Turno (Heldin, Petra Volpe)
Non sorprendetevi se, nella prossima cinquina di candidati per l’Oscar al Miglior Film Straniero, dovesse esserci anche questo bellissimo film svizzero, realizzato da Petra Volpe. Un’escalation di situazioni, allarmi, capricci, ansie, dove la mano di Leonie Benesch, ma soprattutto il cuore, può essere piuma e può essere ferro (cit). Un film ansiogeno, dove allo spettatore non viene concesso un momento di pausa, stesso destino riservato alla sua protagonista. Il messaggio che compare nel finale, prima del fade to black, chiarisce molto meglio il punto di tutto il film, ovvero la grave carenza di infermieri negli ospedali svizzeri. Bellissimo, ma che ansia.16- Sotto le Foglie (Quand Vient l’Automne, François Ozon)
François Ozon, uno dei registi più attivi degli ultimi decenni, riesce sempre a sfornare bei film, ma quasi mai film davvero bellissimi (almeno secondo me). Ecco, questa potrebbe essere la volta buona in cui il regista francese tira fuori la perla, un dramma che si svela piano piano, strato dopo strato, mettendo in tavola una bella teglia di dubbi, ipotesi, che lo spettatore può abbracciare o rifiutare. Una serie di eventi in cui la risposta non è mai una sola, dove si scoprono realtà scomode, passati ingombranti, verità inconfutabili. E quando entri in questo labirinto di sospetti, non ne esci più. Grande film.15- Nosferatu (Robert Eggers)
Parafrasando Nietzsche, si può dire che se tu guarderai a lungo nell’oscurità, anche l’oscurità vorrà guardare dentro di te. Ed è proprio in un buio accecante che Eggers immerge lo spettatore (e Lily-Rose Depp) sin dalla primissima inquadratura, come a volerlo rendere parte di quella stessa notte buia, la stessa oscurità nella quale il regista fa muovere le sue ombre. La grandezza di questa nuova versione è, al di là dell’indubbia potenza visiva, la capacità di reinventarsi in ogni scena, di essere coinvolgente anche di fronte a una storia che abbiamo visto in tutte le salse, che il regista statunitense però riesce a modernizzare con la metafora, neanche troppo sottile, di una donna indipendente in lotta contro una società di maschi dominanti. L’oscurità non è mai stata così “buia”: spegnete le luci.14- Grand Theft Hamlet (Sam Crane, Pinny Grylls)
Durante la pandemia, due attori di teatro, rimasti improvvisamente a spasso, decidono di mettere in scena l’Amleto all’interno dell’open world del videogioco GTA, facendo casting, prove e l’intero spettacolo dentro il gioco, cercando di evitare di essere uccisi da altri gamer (per i meno pratici, GTA è uno dei videogame più violenti di sempre, dove chi gioca può rubare, uccidere e compiere qualunque attività criminale per ottenere bonus di vario genere). L’idea di Sam Crane e Pinny Grylls non è soltanto originalissima, ma è anche divertente, oltre che incredibilmente coinvolgente: dopo i primi cinque minuti sarà impossibile smettere di guardare questo assurdo documentario, se così si può definire. Anche in un periodo di grande crisi, uno splendido esempio di umanità e di come il bisogno di esprimersi artisticamente riesca ad abbattere ostacoli apparentemente insormontabili. Che bello!13- Aragoste a Manhattan (La Cocina, Alonso Ruizpalacios)
Dopo il successo di The Bear, tutto ciò che si svolge dentro una cucina deve caricarsi sulle spalle vari esami del dna per definire il grado di parentela con la serie. Ciò che vediamo nel film di Ruizpalacios ha però delle vibrazioni tutte sue, che raccontano molto del mondo che viviamo oggi: individui di culture diverse si districano tra i muri dell’incomprensione, mentre il macigno del capitalismo tenta di sacrificare ogni individualità, ogni sogno, ogni speranza sull’altare del profitto e del consumo. A condire tutte queste vicende c’è tanto umorismo caustico e una regia piena di belle intuizioni, tra cui un piano sequenza da urlo: quanta fame (di vita!) in un film così piccolo.12- September 5 (Tim Fehlbaum)
Quasi interamente girato all’interno della cabina di regia della ABC durante il sequestro degli atleti israeliani durante le Olimpiadi del 1972, il film lascia da parte qualunque approfondimento politico per concentrarsi esclusivamente sul lavoro giornalistico, con le sue urgenze, i suoi errori, le improvvise rivelazioni, la corsa alla notizia. Breve, dal ritmo serrato, senza dubbio coinvolgente, con alcuni volti interessanti come Peter Saarsgard, Ben Chaplin, John Magaro (il marito di Past Lives) e Leonie Benesch (protagonista de La Sala Professori e de L’Ultimo Turno, che avete già incontrato in questa classifica). La conferma che, ancora una volta, quello del giornalista è il lavoro più bello da vedere in un film.11- Io Sono Ancora Qui (Ainda Estou Aqui, Walter Salles)
L’ultimo lavoro del grande Walter Salles entra di diritto nella rosa dei più importanti film brasiliani della storia. Splendido nel modo in cui divide perfettamente la leggerezza del primo atto con la brutale sofferenza del secondo, Salles racconta una storia che meritava di tornare sotto l’attenzione del grande pubblico, per farci ricordare ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, una cosa che dovremmo tenere sempre bene a mente: i fascisti sono una merda. Gran film.10- Presence (Steven Soderbergh)
Steven Soderbergh piazza lo spettatore a osservare una “normale” famiglia statunitense dal punto di vista grandangolare di un fantasma che vive nella loro casa, raccontando la crisi di una generazione, le aspettative, la competitività, il bisogno di vivere di apparenza pur di restare a galla, inzuppando tutta questa vita ordinaria con alcune tracce di sovrannaturale (oggetti che levitano, una medium che avverte la presenza, ecc). Il regista ci apparecchia la tavola per la prima ora, senza mai stancare, fino a spiazzarci nell’ultimo quarto d’ora, in un paio di scene che regalano brividi. Chi lo va a vedere aspettandosi un horror resterà molto deluso, è un filmone che parla di tutt’altro. Stupendo.9- Springsteen – Liberami dal Nulla (Deliver Me From Nowhere, Scott Cooper)
Chi si aspetta di vedere su grande schermo il mito di Bruce Springsteen, troverà invece un’opera che gli toglie la maschera, soffoca la leggenda per alimentare però la sua umanità, il suo cuore, il suo bisogno di essere ancora una persona normale in un mondo di luci accecanti. In questo bellissimo film di Scott Cooper scoprirete finalmente il lato oscuro del mito, l’animo intimo di un artista che non è mai sceso a compromessi con il suo successo, che ha cercato di restare se stesso sempre, mentre il mondo intorno a lui continuava a girare vorticosamente. Anche perché, come ci suggerisce il film, il passato non esiste più e il futuro non si può rincorrere: possiamo vivere soltanto dentro noi stessi, ora.8- No Other Land (Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal)
Un collettivo di registi israeliani e palestinesi racconta la violenza e la distruzione da parte dei coloni israeliani di una piccola comunità rurale della Cisgiordania, Masafer Yatta. Il rapporto tra un giornalista di Isreaele e un giovane attivista palestinese è uno dei tantissimi spunti di un film che, inevitabilmente, atterrisce lo spettatore con le tante crudeltà che mostra e che, al tempo stesso, commuove per l’enorme forza e la necessità di sopravvivere che mette in scena minuto dopo minuto. È complicato racchiudere in poche righe tutta l’impotenza che si prova durante la visione, ma anche la voglia di abbracciare i bambini che vengono fatti sfollare dalla scuola, prima che venga distrutta da una ruspa. Premio Oscar per il miglior documentario, una storia che fa male, ma che riesce anche a illuminare con la sua umanità.7- A Complete Unknown (James Mangold)
Mangold riesce a costruire un film che contiene al suo interno mille storie diverse, che gravitano tutte intorno al grande protagonista Bob Dylan: dalla leggenda Woody Guthrie allo sfortunato Dave Van Ronk, dal sogno di Pete Seeger di cambiare il mondo attraverso la musica, all’attivista Joan Baez, regina del folk, che pochi anni dopo sarebbe diventata “l’usignolo di Woodstock”. Oppure Sylvie, personaggio fittizio chiaramente ispirato a Suze Rotolo, musa e compagna del cantautore, prima di quella metamorfosi artistica che avrebbe cambiato la sua vita e (soprattutto?) la storia della musica. Per chi la vuole cercare, c’è davvero tanta carne al fuoco: un film completo, totalmente credibile, coinvolgente, straordinario nelle interpretazioni, che racconta l’uomo dietro il genio, l’essere umano dietro il rivoluzionario, il futuro premio Nobel per la letteratura dietro i capelli spettinati di un “completo sconosciuto”. Ma soprattutto c’è tanta, tantissima, musica stupenda. I tempi cambiano, per noi comuni mortali, così come per i geni: basta viverli, una canzone per volta.6- Bird (Andrea Arnold)
Tra echi di urgenza sociale che richiamano il miglior Ken Loach e una deriva favolistica alla Alice Rohrwacher, Andrea Arnold procede in equilibrio tra realismo magico e fiaba malinconica: la protagonista Nykiya Adams (che brava!) si arrangia come può in un contesto ostile, mostrando la capacità degli adolescenti di trovare luce ovunque, anche nelle condizioni peggiori. Ed è proprio lì, tra la vita aspra che mostra e l’incanto che ti regala, che questo film ti tiene stretto, facendoti pensare che è una delle cose più belle che hai visto quest’anno. Inoltre, la colonna sonora è pazzesca e va da Too Real e A Hero’s Death dei Fontaines DC a Lucky Man dei Verve, da The Universal dei Blur a Yellow dei Coldplay. Come dicono proprio i Blur, “When the days they seem to fall through you, well, just let them go”.5- The Brutalist (Brady Corbet)
La cosa più difficile da fare con quest’opera immensa di Brady Corbet è scegliere di cominciare a vederla. Poi tutto va in discesa perché l’attenzione che gli dedichi, il film te la restituisce sottoforma di splendido cinema: è davvero tanta roba. Potete facilmente immaginare che, in oltre 3 ore di film, di cose ne succedono parecchie e ci sarebbe tantissimo da dire: è una di quelle storie che ti porti appresso fuori dalla sala, che ti si arrampica dentro durante la notte, a cui inevitabilmente ripensi al mattino. Adrien Brody è magnifico e quello di Guy Pearce è un piacevolissimo ritorno sulle scene di un film importante. Girato con un budget ridotto, è uno dei più ambiziosi ed enormi film indipendenti mai realizzati. Clamoroso.4- La Voce di Hind Rajab (Ṣawt al-Hind Rajab, Kaouther Ben Hania)
Sono andato al cinema senza sapere neanche di cosa parlasse. Sapevo solo che dovevo vederlo. Il film di Kaouther Ben Hania mescola realtà e finzione, ricostruendo il tentativo da parte della Mezzaluna Rossa (il corrispettivo mediorientale della nostra Croce Rossa) di ottenere i permessi necessari per salvare una bambina palestinese chiusa dentro un’automobile, appena assaltata dai soldati israeliani che hanno sterminato la famiglia della piccola Hind Rajab. Solo questo basterebbe a renderlo un film potentissimo, ma il punto di forza (nonché elemento straziante) è che la voce al telefono che sentiamo per tutto il film è la voce reale della bambina, ovvero la registrazione delle conversazioni telefoniche avvenute tra lei e i soccorritori (che invece sono interpretati da attori e attrici). Un’opera di rara potenza ed emozione, commovente, agghiacciante, spaventosa. Se il Cinema con la C maiuscola ha il dovere di raccontare il tempo che vive, questo film è destinato a essere ricordato in eterno.3- Emilia Perez (Jacques Audiard)
Vincitore del premio della Giuria a Cannes, è una sorta di musical incentrato su un boss del cartello messicano che decide di cambiare sesso (!). Da un’idea assurda, quasi grottesca a pensarci, nasce un’opera meravigliosa su genere, identità, violenza, redenzione, senza mai perdere un grammo di credibilità. Un film che ha dentro di sé mille film diversi: musical, gangster, dramma sociale, sentimento. Girato con un gusto estetico superiore (parliamo sempre di Jacques Audiard, uno dei più grandi registi europei della sua generazione), una fotografia meravigliosa e un trio di attrici fuori dall’ordinario: Zoe Saldana, in particolare, è incredibile e il film è stu-pen-do.2- Una Battaglia Dopo l’Altra (One Battle After Another, Paul Thomas Anderson)
Quasi un decennio dopo il fortunato Vizio di Forma, il regista di Los Angeles torna a pescare idee dalla narrativa di Thomas Pynchon, il cui romanzo Vineland ha fornito il materiale di base sul quale modellare poi la storia, molto diversa, di questo nuovo film. Ci sono momenti che sembrano uscire fuori dal cinema dei fratelli Coen, ma soprattutto c’è l’enorme talento di PTA nel raccontare storie, nel prendere per mano lo spettatore e coinvolgerlo in un caleidoscopio di ironia, azione, calore umano e battute fulminanti, fino a una bellissima scena di inseguimento nel deserto, tra dossi, salite e discese, in una sorta di “labirinto rettilineo” che tiene con il fiato sospeso. Il mondo forse si può davvero cambiare, una battaglia dopo l’altra. Nel frattempo, godiamoci film stupendi come questo: “ocean waves“, amici e amiche, “ocean waves“.1- Un Semplice Incidente (Yak Taṣādof-e Sāde, Jafar Panahi)
Anche stavolta il regista iraniano gira il film in totale segreto, senza permessi, e anche stavolta realizza qualcosa di stupendo, una riflessione profonda sul ruolo di vittima e carnefice, sull’umanità, sulle conseguenze che ha ogni azione. Il film si apre sull’interno di un’automobile di notte: al volante c’è il padre di una famiglia composta da moglie incinta e una bambina vispa e solare. Improvvisamente l’uomo investe un cane e questo piccolo incidente procurerà un piccolo danno all’auto, che dovrà fermarsi per una riparazione improvvisa. Da qui comincia una serie di eventi che porterà l’uomo ad essere rapito e a circondarsi di aguzzini pronti ad eliminarlo: ma perché? Chi è quest’uomo? Cosa è successo anni prima? Il suono di quella protesi alla gamba e, soprattutto, quel finale incredibile, me li porterò appresso ancora per molto tempo. Un capolavoro.[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
una piccola mancia per aiutarmi a sostenere il sito!]#2025 #bestOf2025 #Cinema #classifica #daVedere #film #filmDel2025 #filmDellAnno #filmPiùBelli #fineAnno #lista #listaFilm #miglioriFilm #top10 #top20
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Top 20 – I Miei Film del 2025
Come ogni anno, dopo la grande corsa ai recuperi di fine dicembre, siamo giunti ad una più o meno soddisfacente decisione su quali sono o penso che siano i 20 film che più mi sono piaciuti di questo 2025. Come ribadito nel titolo, si tratta dei miei film preferiti e non dei migliori film, perché è bene ricordare che la lista in questione non si erge a verità assoluta sulle opere più belle uscite quest’anno, ma elenca semplicemente i 20 titoli più amati dal sottoscritto. Quindi non gridate allo scandalo se non trovate il vostro film preferito, può essere che, pur riconoscendone l’ottima fattura, mi sia piaciuto meno rispetto a un film magari meno perfetto ma più emozionante (oppure un altro motivo per cui manca potrebbe essere che non l’ho proprio visto, come ad esempio Father Mother Sister Brother di Jarmusch, che ho perso causa influenza: in tal caso vi invito a scrivere nei commenti ogni suggerimento atto a colmare le mie tante lacune).
Ricordo come sempre che in classifica compaiono solo film distribuiti in Italia (al cinema o in esclusiva streaming) nel 2025, anche se sono stati presentati in qualche festival negli anni precedenti. La discriminante è sempre stata questa, dal 2008 a oggi, e non è cambiata. A presentare questa sedicesima edizione della Top 20 quest’anno troviamo Jack Nicholson, straordinario protagonista di Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo (Milos Forman, 1975).
Fatte le doverose premesse del caso (a- Miei film preferiti, non migliori film in assoluto e b- solo film distribuiti in Italia nel 2025), prima di lasciarvi ai titoli della Top 20 ci tengo a sottolineare che ovviamente non è stato possibile vedere tutto ciò che è uscito durante l’anno solare ma soltanto una settantina di titoli e che quindi, come sempre, è una classifica molto parziale che si fa più per gioco che per reale utilità. Apriamo le danze dunque e, mi raccomando, fatemi sapere anche le vostre scelte!
20- Alpha (Julia Ducournau)
Da che mondo è mondo, in una classifica di preferenze la posizione numero 20 è molto più difficile della numero 1. Alla fine però, l’ultima fatica di Julia Ducournau non poteva restare fuori: un lungo massaggio cardiaco alle emozioni dello spettatore, continuamente messo alla prova dagli sbalzi ermetici di un film molto bello, innegabilmente in grado di scavare nel profondo grazie anche a tre interpretazioni pazzesche. Un film sulle difficoltà di essere adolescenti, su quanto sia difficile essere madre di una ragazza in crisi e sorella di un uomo disperato, sopraffatto dalla tossicodipendenza, ma soprattutto, come dicevo, è un lungo massaggio cardiaco: c’è un costante bisogno di aggrapparsi alla vita, di curare, di salvare, di salvarsi.19- Sinners (Ryan Coogler)
Onestamente non ero certo di voler vedere questo film. Ne avevo sentito parlare come una versione afroamericana di Dal Tramonto all’Alba, o qualcosa del genere e temevo si trattasse dell’ennesima boiata spacciata per horror. Invece il film di Ryan Coogler (già regista del meraviglioso Fruitvale Station, ma anche di quella cazzata allucinante di Black Panther) fa davvero centro. Al di là della bellissima estetica del film e dell’ottima ambientazione (per non parlare della colonna sonora), mi è piaciuto come la prima parte sia tutta dedicata alla preparazione del climax finale e come lo scontro notturno sia molto più psicologico rispetto al carrozzone splatter che uno potrebbe aspettarsi. Sorprendente, nonostante i mille finali.18- A House of Dynamite (Kathryn Bigelow)
Kathryn Bigelow realizza l’incontro ideale tra il Dr Stranamore e WarGames, senza però la spassosa ironia del primo né l’avventura adolescenziale del secondo. Il film si svolge in 19 fatali minuti, dilatati però in due ore per mezzo del cosiddetto effetto Rashomon. Lo scenario, non così distopico come si può pensare, è spaventoso, e la storia regge, nonostante qualche calo di tono nella parte centrale. Appena si entra nella storia infatti, è impossibile staccare gli occhi dallo schermo, dagli sguardi confusi e spaventati dei protagonisti, da quei numeri che scorrono sui monitor. Lo trovate su Netflix e, al di là di tutto, Kathryn Bigelow sa come si gira un film: è grande cinema.17- L’Ultimo Turno (Heldin, Petra Volpe)
Non sorprendetevi se, nella prossima cinquina di candidati per l’Oscar al Miglior Film Straniero, dovesse esserci anche questo bellissimo film svizzero, realizzato da Petra Volpe. Un’escalation di situazioni, allarmi, capricci, ansie, dove la mano di Leonie Benesch, ma soprattutto il cuore, può essere piuma e può essere ferro (cit). Un film ansiogeno, dove allo spettatore non viene concesso un momento di pausa, stesso destino riservato alla sua protagonista. Il messaggio che compare nel finale, prima del fade to black, chiarisce molto meglio il punto di tutto il film, ovvero la grave carenza di infermieri negli ospedali svizzeri. Bellissimo, ma che ansia.16- Sotto le Foglie (Quand Vient l’Automne, François Ozon)
François Ozon, uno dei registi più attivi degli ultimi decenni, riesce sempre a sfornare bei film, ma quasi mai film davvero bellissimi (almeno secondo me). Ecco, questa potrebbe essere la volta buona in cui il regista francese tira fuori la perla, un dramma che si svela piano piano, strato dopo strato, mettendo in tavola una bella teglia di dubbi, ipotesi, che lo spettatore può abbracciare o rifiutare. Una serie di eventi in cui la risposta non è mai una sola, dove si scoprono realtà scomode, passati ingombranti, verità inconfutabili. E quando entri in questo labirinto di sospetti, non ne esci più. Grande film.15- Nosferatu (Robert Eggers)
Parafrasando Nietzsche, si può dire che se tu guarderai a lungo nell’oscurità, anche l’oscurità vorrà guardare dentro di te. Ed è proprio in un buio accecante che Eggers immerge lo spettatore (e Lily-Rose Depp) sin dalla primissima inquadratura, come a volerlo rendere parte di quella stessa notte buia, la stessa oscurità nella quale il regista fa muovere le sue ombre. La grandezza di questa nuova versione è, al di là dell’indubbia potenza visiva, la capacità di reinventarsi in ogni scena, di essere coinvolgente anche di fronte a una storia che abbiamo visto in tutte le salse, che il regista statunitense però riesce a modernizzare con la metafora, neanche troppo sottile, di una donna indipendente in lotta contro una società di maschi dominanti. L’oscurità non è mai stata così “buia”: spegnete le luci.14- Grand Theft Hamlet (Sam Crane, Pinny Grylls)
Durante la pandemia, due attori di teatro, rimasti improvvisamente a spasso, decidono di mettere in scena l’Amleto all’interno dell’open world del videogioco GTA, facendo casting, prove e l’intero spettacolo dentro il gioco, cercando di evitare di essere uccisi da altri gamer (per i meno pratici, GTA è uno dei videogame più violenti di sempre, dove chi gioca può rubare, uccidere e compiere qualunque attività criminale per ottenere bonus di vario genere). L’idea di Sam Crane e Pinny Grylls non è soltanto originalissima, ma è anche divertente, oltre che incredibilmente coinvolgente: dopo i primi cinque minuti sarà impossibile smettere di guardare questo assurdo documentario, se così si può definire. Anche in un periodo di grande crisi, uno splendido esempio di umanità e di come il bisogno di esprimersi artisticamente riesca ad abbattere ostacoli apparentemente insormontabili. Che bello!13- Aragoste a Manhattan (La Cocina, Alonso Ruizpalacios)
Dopo il successo di The Bear, tutto ciò che si svolge dentro una cucina deve caricarsi sulle spalle vari esami del dna per definire il grado di parentela con la serie. Ciò che vediamo nel film di Ruizpalacios ha però delle vibrazioni tutte sue, che raccontano molto del mondo che viviamo oggi: individui di culture diverse si districano tra i muri dell’incomprensione, mentre il macigno del capitalismo tenta di sacrificare ogni individualità, ogni sogno, ogni speranza sull’altare del profitto e del consumo. A condire tutte queste vicende c’è tanto umorismo caustico e una regia piena di belle intuizioni, tra cui un piano sequenza da urlo: quanta fame (di vita!) in un film così piccolo.12- September 5 (Tim Fehlbaum)
Quasi interamente girato all’interno della cabina di regia della ABC durante il sequestro degli atleti israeliani durante le Olimpiadi del 1972, il film lascia da parte qualunque approfondimento politico per concentrarsi esclusivamente sul lavoro giornalistico, con le sue urgenze, i suoi errori, le improvvise rivelazioni, la corsa alla notizia. Breve, dal ritmo serrato, senza dubbio coinvolgente, con alcuni volti interessanti come Peter Saarsgard, Ben Chaplin, John Magaro (il marito di Past Lives) e Leonie Benesch (protagonista de La Sala Professori e de L’Ultimo Turno, che avete già incontrato in questa classifica). La conferma che, ancora una volta, quello del giornalista è il lavoro più bello da vedere in un film.11- Io Sono Ancora Qui (Ainda Estou Aqui, Walter Salles)
L’ultimo lavoro del grande Walter Salles entra di diritto nella rosa dei più importanti film brasiliani della storia. Splendido nel modo in cui divide perfettamente la leggerezza del primo atto con la brutale sofferenza del secondo, Salles racconta una storia che meritava di tornare sotto l’attenzione del grande pubblico, per farci ricordare ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, una cosa che dovremmo tenere sempre bene a mente: i fascisti sono una merda. Gran film.10- Presence (Steven Soderbergh)
Steven Soderbergh piazza lo spettatore a osservare una “normale” famiglia statunitense dal punto di vista grandangolare di un fantasma che vive nella loro casa, raccontando la crisi di una generazione, le aspettative, la competitività, il bisogno di vivere di apparenza pur di restare a galla, inzuppando tutta questa vita ordinaria con alcune tracce di sovrannaturale (oggetti che levitano, una medium che avverte la presenza, ecc). Il regista ci apparecchia la tavola per la prima ora, senza mai stancare, fino a spiazzarci nell’ultimo quarto d’ora, in un paio di scene che regalano brividi. Chi lo va a vedere aspettandosi un horror resterà molto deluso, è un filmone che parla di tutt’altro. Stupendo.9- Springsteen – Liberami dal Nulla (Deliver Me From Nowhere, Scott Cooper)
Chi si aspetta di vedere su grande schermo il mito di Bruce Springsteen, troverà invece un’opera che gli toglie la maschera, soffoca la leggenda per alimentare però la sua umanità, il suo cuore, il suo bisogno di essere ancora una persona normale in un mondo di luci accecanti. In questo bellissimo film di Scott Cooper scoprirete finalmente il lato oscuro del mito, l’animo intimo di un artista che non è mai sceso a compromessi con il suo successo, che ha cercato di restare se stesso sempre, mentre il mondo intorno a lui continuava a girare vorticosamente. Anche perché, come ci suggerisce il film, il passato non esiste più e il futuro non si può rincorrere: possiamo vivere soltanto dentro noi stessi, ora.8- No Other Land (Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal)
Un collettivo di registi israeliani e palestinesi racconta la violenza e la distruzione da parte dei coloni israeliani di una piccola comunità rurale della Cisgiordania, Masafer Yatta. Il rapporto tra un giornalista di Isreaele e un giovane attivista palestinese è uno dei tantissimi spunti di un film che, inevitabilmente, atterrisce lo spettatore con le tante crudeltà che mostra e che, al tempo stesso, commuove per l’enorme forza e la necessità di sopravvivere che mette in scena minuto dopo minuto. È complicato racchiudere in poche righe tutta l’impotenza che si prova durante la visione, ma anche la voglia di abbracciare i bambini che vengono fatti sfollare dalla scuola, prima che venga distrutta da una ruspa. Premio Oscar per il miglior documentario, una storia che fa male, ma che riesce anche a illuminare con la sua umanità.7- A Complete Unknown (James Mangold)
Mangold riesce a costruire un film che contiene al suo interno mille storie diverse, che gravitano tutte intorno al grande protagonista Bob Dylan: dalla leggenda Woody Guthrie allo sfortunato Dave Van Ronk, dal sogno di Pete Seeger di cambiare il mondo attraverso la musica, all’attivista Joan Baez, regina del folk, che pochi anni dopo sarebbe diventata “l’usignolo di Woodstock”. Oppure Sylvie, personaggio fittizio chiaramente ispirato a Suze Rotolo, musa e compagna del cantautore, prima di quella metamorfosi artistica che avrebbe cambiato la sua vita e (soprattutto?) la storia della musica. Per chi la vuole cercare, c’è davvero tanta carne al fuoco: un film completo, totalmente credibile, coinvolgente, straordinario nelle interpretazioni, che racconta l’uomo dietro il genio, l’essere umano dietro il rivoluzionario, il futuro premio Nobel per la letteratura dietro i capelli spettinati di un “completo sconosciuto”. Ma soprattutto c’è tanta, tantissima, musica stupenda. I tempi cambiano, per noi comuni mortali, così come per i geni: basta viverli, una canzone per volta.6- Bird (Andrea Arnold)
Tra echi di urgenza sociale che richiamano il miglior Ken Loach e una deriva favolistica alla Alice Rohrwacher, Andrea Arnold procede in equilibrio tra realismo magico e fiaba malinconica: la protagonista Nykiya Adams (che brava!) si arrangia come può in un contesto ostile, mostrando la capacità degli adolescenti di trovare luce ovunque, anche nelle condizioni peggiori. Ed è proprio lì, tra la vita aspra che mostra e l’incanto che ti regala, che questo film ti tiene stretto, facendoti pensare che è una delle cose più belle che hai visto quest’anno. Inoltre, la colonna sonora è pazzesca e va da Too Real e A Hero’s Death dei Fontaines DC a Lucky Man dei Verve, da The Universal dei Blur a Yellow dei Coldplay. Come dicono proprio i Blur, “When the days they seem to fall through you, well, just let them go”.5- The Brutalist (Brady Corbet)
La cosa più difficile da fare con quest’opera immensa di Brady Corbet è scegliere di cominciare a vederla. Poi tutto va in discesa perché l’attenzione che gli dedichi, il film te la restituisce sottoforma di splendido cinema: è davvero tanta roba. Potete facilmente immaginare che, in oltre 3 ore di film, di cose ne succedono parecchie e ci sarebbe tantissimo da dire: è una di quelle storie che ti porti appresso fuori dalla sala, che ti si arrampica dentro durante la notte, a cui inevitabilmente ripensi al mattino. Adrien Brody è magnifico e quello di Guy Pearce è un piacevolissimo ritorno sulle scene di un film importante. Girato con un budget ridotto, è uno dei più ambiziosi ed enormi film indipendenti mai realizzati. Clamoroso.4- La Voce di Hind Rajab (Ṣawt al-Hind Rajab, Kaouther Ben Hania)
Sono andato al cinema senza sapere neanche di cosa parlasse. Sapevo solo che dovevo vederlo. Il film di Kaouther Ben Hania mescola realtà e finzione, ricostruendo il tentativo da parte della Mezzaluna Rossa (il corrispettivo mediorientale della nostra Croce Rossa) di ottenere i permessi necessari per salvare una bambina palestinese chiusa dentro un’automobile, appena assaltata dai soldati israeliani che hanno sterminato la famiglia della piccola Hind Rajab. Solo questo basterebbe a renderlo un film potentissimo, ma il punto di forza (nonché elemento straziante) è che la voce al telefono che sentiamo per tutto il film è la voce reale della bambina, ovvero la registrazione delle conversazioni telefoniche avvenute tra lei e i soccorritori (che invece sono interpretati da attori e attrici). Un’opera di rara potenza ed emozione, commovente, agghiacciante, spaventosa. Se il Cinema con la C maiuscola ha il dovere di raccontare il tempo che vive, questo film è destinato a essere ricordato in eterno.3- Emilia Perez (Jacques Audiard)
Vincitore del premio della Giuria a Cannes, è una sorta di musical incentrato su un boss del cartello messicano che decide di cambiare sesso (!). Da un’idea assurda, quasi grottesca a pensarci, nasce un’opera meravigliosa su genere, identità, violenza, redenzione, senza mai perdere un grammo di credibilità. Un film che ha dentro di sé mille film diversi: musical, gangster, dramma sociale, sentimento. Girato con un gusto estetico superiore (parliamo sempre di Jacques Audiard, uno dei più grandi registi europei della sua generazione), una fotografia meravigliosa e un trio di attrici fuori dall’ordinario: Zoe Saldana, in particolare, è incredibile e il film è stu-pen-do.2- Una Battaglia Dopo l’Altra (One Battle After Another, Paul Thomas Anderson)
Quasi un decennio dopo il fortunato Vizio di Forma, il regista di Los Angeles torna a pescare idee dalla narrativa di Thomas Pynchon, il cui romanzo Vineland ha fornito il materiale di base sul quale modellare poi la storia, molto diversa, di questo nuovo film. Ci sono momenti che sembrano uscire fuori dal cinema dei fratelli Coen, ma soprattutto c’è l’enorme talento di PTA nel raccontare storie, nel prendere per mano lo spettatore e coinvolgerlo in un caleidoscopio di ironia, azione, calore umano e battute fulminanti, fino a una bellissima scena di inseguimento nel deserto, tra dossi, salite e discese, in una sorta di “labirinto rettilineo” che tiene con il fiato sospeso. Il mondo forse si può davvero cambiare, una battaglia dopo l’altra. Nel frattempo, godiamoci film stupendi come questo: “ocean waves“, amici e amiche, “ocean waves“.1- Un Semplice Incidente (Yak Taṣādof-e Sāde, Jafar Panahi)
Anche stavolta il regista iraniano gira il film in totale segreto, senza permessi, e anche stavolta realizza qualcosa di stupendo, una riflessione profonda sul ruolo di vittima e carnefice, sull’umanità, sulle conseguenze che ha ogni azione. Il film si apre sull’interno di un’automobile di notte: al volante c’è il padre di una famiglia composta da moglie incinta e una bambina vispa e solare. Improvvisamente l’uomo investe un cane e questo piccolo incidente procurerà un piccolo danno all’auto, che dovrà fermarsi per una riparazione improvvisa. Da qui comincia una serie di eventi che porterà l’uomo ad essere rapito e a circondarsi di aguzzini pronti ad eliminarlo: ma perché? Chi è quest’uomo? Cosa è successo anni prima? Il suono di quella protesi alla gamba e, soprattutto, quel finale incredibile, me li porterò appresso ancora per molto tempo. Un capolavoro.[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
una piccola mancia per aiutarmi a sostenere il sito!]#2025 #bestOf2025 #Cinema #classifica #daVedere #film #filmDel2025 #filmDellAnno #filmPiùBelli #fineAnno #lista #listaFilm #miglioriFilm #top10 #top20
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Top 20 – I Miei Film del 2025
Come ogni anno, dopo la grande corsa ai recuperi di fine dicembre, siamo giunti ad una più o meno soddisfacente decisione su quali sono o penso che siano i 20 film che più mi sono piaciuti di questo 2025. Come ribadito nel titolo, si tratta dei miei film preferiti e non dei migliori film, perché è bene ricordare che la lista in questione non si erge a verità assoluta sulle opere più belle uscite quest’anno, ma elenca semplicemente i 20 titoli più amati dal sottoscritto. Quindi non gridate allo scandalo se non trovate il vostro film preferito, può essere che, pur riconoscendone l’ottima fattura, mi sia piaciuto meno rispetto a un film magari meno perfetto ma più emozionante (oppure un altro motivo per cui manca potrebbe essere che non l’ho proprio visto, come ad esempio Father Mother Sister Brother di Jarmusch, che ho perso causa influenza: in tal caso vi invito a scrivere nei commenti ogni suggerimento atto a colmare le mie tante lacune).
Ricordo come sempre che in classifica compaiono solo film distribuiti in Italia (al cinema o in esclusiva streaming) nel 2025, anche se sono stati presentati in qualche festival negli anni precedenti. La discriminante è sempre stata questa, dal 2008 a oggi, e non è cambiata. A presentare questa sedicesima edizione della Top 20 quest’anno troviamo Jack Nicholson, straordinario protagonista di Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo (Milos Forman, 1975).
Fatte le doverose premesse del caso (a- Miei film preferiti, non migliori film in assoluto e b- solo film distribuiti in Italia nel 2025), prima di lasciarvi ai titoli della Top 20 ci tengo a sottolineare che ovviamente non è stato possibile vedere tutto ciò che è uscito durante l’anno solare ma soltanto una settantina di titoli e che quindi, come sempre, è una classifica molto parziale che si fa più per gioco che per reale utilità. Apriamo le danze dunque e, mi raccomando, fatemi sapere anche le vostre scelte!
20- Alpha (Julia Ducournau)
Da che mondo è mondo, in una classifica di preferenze la posizione numero 20 è molto più difficile della numero 1. Alla fine però, l’ultima fatica di Julia Ducournau non poteva restare fuori: un lungo massaggio cardiaco alle emozioni dello spettatore, continuamente messo alla prova dagli sbalzi ermetici di un film molto bello, innegabilmente in grado di scavare nel profondo grazie anche a tre interpretazioni pazzesche. Un film sulle difficoltà di essere adolescenti, su quanto sia difficile essere madre di una ragazza in crisi e sorella di un uomo disperato, sopraffatto dalla tossicodipendenza, ma soprattutto, come dicevo, è un lungo massaggio cardiaco: c’è un costante bisogno di aggrapparsi alla vita, di curare, di salvare, di salvarsi.19- Sinners (Ryan Coogler)
Onestamente non ero certo di voler vedere questo film. Ne avevo sentito parlare come una versione afroamericana di Dal Tramonto all’Alba, o qualcosa del genere e temevo si trattasse dell’ennesima boiata spacciata per horror. Invece il film di Ryan Coogler (già regista del meraviglioso Fruitvale Station, ma anche di quella cazzata allucinante di Black Panther) fa davvero centro. Al di là della bellissima estetica del film e dell’ottima ambientazione (per non parlare della colonna sonora), mi è piaciuto come la prima parte sia tutta dedicata alla preparazione del climax finale e come lo scontro notturno sia molto più psicologico rispetto al carrozzone splatter che uno potrebbe aspettarsi. Sorprendente, nonostante i mille finali.18- A House of Dynamite (Kathryn Bigelow)
Kathryn Bigelow realizza l’incontro ideale tra il Dr Stranamore e WarGames, senza però la spassosa ironia del primo né l’avventura adolescenziale del secondo. Il film si svolge in 19 fatali minuti, dilatati però in due ore per mezzo del cosiddetto effetto Rashomon. Lo scenario, non così distopico come si può pensare, è spaventoso, e la storia regge, nonostante qualche calo di tono nella parte centrale. Appena si entra nella storia infatti, è impossibile staccare gli occhi dallo schermo, dagli sguardi confusi e spaventati dei protagonisti, da quei numeri che scorrono sui monitor. Lo trovate su Netflix e, al di là di tutto, Kathryn Bigelow sa come si gira un film: è grande cinema.17- L’Ultimo Turno (Heldin, Petra Volpe)
Non sorprendetevi se, nella prossima cinquina di candidati per l’Oscar al Miglior Film Straniero, dovesse esserci anche questo bellissimo film svizzero, realizzato da Petra Volpe. Un’escalation di situazioni, allarmi, capricci, ansie, dove la mano di Leonie Benesch, ma soprattutto il cuore, può essere piuma e può essere ferro (cit). Un film ansiogeno, dove allo spettatore non viene concesso un momento di pausa, stesso destino riservato alla sua protagonista. Il messaggio che compare nel finale, prima del fade to black, chiarisce molto meglio il punto di tutto il film, ovvero la grave carenza di infermieri negli ospedali svizzeri. Bellissimo, ma che ansia.16- Sotto le Foglie (Quand Vient l’Automne, François Ozon)
François Ozon, uno dei registi più attivi degli ultimi decenni, riesce sempre a sfornare bei film, ma quasi mai film davvero bellissimi (almeno secondo me). Ecco, questa potrebbe essere la volta buona in cui il regista francese tira fuori la perla, un dramma che si svela piano piano, strato dopo strato, mettendo in tavola una bella teglia di dubbi, ipotesi, che lo spettatore può abbracciare o rifiutare. Una serie di eventi in cui la risposta non è mai una sola, dove si scoprono realtà scomode, passati ingombranti, verità inconfutabili. E quando entri in questo labirinto di sospetti, non ne esci più. Grande film.15- Nosferatu (Robert Eggers)
Parafrasando Nietzsche, si può dire che se tu guarderai a lungo nell’oscurità, anche l’oscurità vorrà guardare dentro di te. Ed è proprio in un buio accecante che Eggers immerge lo spettatore (e Lily-Rose Depp) sin dalla primissima inquadratura, come a volerlo rendere parte di quella stessa notte buia, la stessa oscurità nella quale il regista fa muovere le sue ombre. La grandezza di questa nuova versione è, al di là dell’indubbia potenza visiva, la capacità di reinventarsi in ogni scena, di essere coinvolgente anche di fronte a una storia che abbiamo visto in tutte le salse, che il regista statunitense però riesce a modernizzare con la metafora, neanche troppo sottile, di una donna indipendente in lotta contro una società di maschi dominanti. L’oscurità non è mai stata così “buia”: spegnete le luci.14- Grand Theft Hamlet (Sam Crane, Pinny Grylls)
Durante la pandemia, due attori di teatro, rimasti improvvisamente a spasso, decidono di mettere in scena l’Amleto all’interno dell’open world del videogioco GTA, facendo casting, prove e l’intero spettacolo dentro il gioco, cercando di evitare di essere uccisi da altri gamer (per i meno pratici, GTA è uno dei videogame più violenti di sempre, dove chi gioca può rubare, uccidere e compiere qualunque attività criminale per ottenere bonus di vario genere). L’idea di Sam Crane e Pinny Grylls non è soltanto originalissima, ma è anche divertente, oltre che incredibilmente coinvolgente: dopo i primi cinque minuti sarà impossibile smettere di guardare questo assurdo documentario, se così si può definire. Anche in un periodo di grande crisi, uno splendido esempio di umanità e di come il bisogno di esprimersi artisticamente riesca ad abbattere ostacoli apparentemente insormontabili. Che bello!13- Aragoste a Manhattan (La Cocina, Alonso Ruizpalacios)
Dopo il successo di The Bear, tutto ciò che si svolge dentro una cucina deve caricarsi sulle spalle vari esami del dna per definire il grado di parentela con la serie. Ciò che vediamo nel film di Ruizpalacios ha però delle vibrazioni tutte sue, che raccontano molto del mondo che viviamo oggi: individui di culture diverse si districano tra i muri dell’incomprensione, mentre il macigno del capitalismo tenta di sacrificare ogni individualità, ogni sogno, ogni speranza sull’altare del profitto e del consumo. A condire tutte queste vicende c’è tanto umorismo caustico e una regia piena di belle intuizioni, tra cui un piano sequenza da urlo: quanta fame (di vita!) in un film così piccolo.12- September 5 (Tim Fehlbaum)
Quasi interamente girato all’interno della cabina di regia della ABC durante il sequestro degli atleti israeliani durante le Olimpiadi del 1972, il film lascia da parte qualunque approfondimento politico per concentrarsi esclusivamente sul lavoro giornalistico, con le sue urgenze, i suoi errori, le improvvise rivelazioni, la corsa alla notizia. Breve, dal ritmo serrato, senza dubbio coinvolgente, con alcuni volti interessanti come Peter Saarsgard, Ben Chaplin, John Magaro (il marito di Past Lives) e Leonie Benesch (protagonista de La Sala Professori e de L’Ultimo Turno, che avete già incontrato in questa classifica). La conferma che, ancora una volta, quello del giornalista è il lavoro più bello da vedere in un film.11- Io Sono Ancora Qui (Ainda Estou Aqui, Walter Salles)
L’ultimo lavoro del grande Walter Salles entra di diritto nella rosa dei più importanti film brasiliani della storia. Splendido nel modo in cui divide perfettamente la leggerezza del primo atto con la brutale sofferenza del secondo, Salles racconta una storia che meritava di tornare sotto l’attenzione del grande pubblico, per farci ricordare ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, una cosa che dovremmo tenere sempre bene a mente: i fascisti sono una merda. Gran film.10- Presence (Steven Soderbergh)
Steven Soderbergh piazza lo spettatore a osservare una “normale” famiglia statunitense dal punto di vista grandangolare di un fantasma che vive nella loro casa, raccontando la crisi di una generazione, le aspettative, la competitività, il bisogno di vivere di apparenza pur di restare a galla, inzuppando tutta questa vita ordinaria con alcune tracce di sovrannaturale (oggetti che levitano, una medium che avverte la presenza, ecc). Il regista ci apparecchia la tavola per la prima ora, senza mai stancare, fino a spiazzarci nell’ultimo quarto d’ora, in un paio di scene che regalano brividi. Chi lo va a vedere aspettandosi un horror resterà molto deluso, è un filmone che parla di tutt’altro. Stupendo.9- Springsteen – Liberami dal Nulla (Deliver Me From Nowhere, Scott Cooper)
Chi si aspetta di vedere su grande schermo il mito di Bruce Springsteen, troverà invece un’opera che gli toglie la maschera, soffoca la leggenda per alimentare però la sua umanità, il suo cuore, il suo bisogno di essere ancora una persona normale in un mondo di luci accecanti. In questo bellissimo film di Scott Cooper scoprirete finalmente il lato oscuro del mito, l’animo intimo di un artista che non è mai sceso a compromessi con il suo successo, che ha cercato di restare se stesso sempre, mentre il mondo intorno a lui continuava a girare vorticosamente. Anche perché, come ci suggerisce il film, il passato non esiste più e il futuro non si può rincorrere: possiamo vivere soltanto dentro noi stessi, ora.8- No Other Land (Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal)
Un collettivo di registi israeliani e palestinesi racconta la violenza e la distruzione da parte dei coloni israeliani di una piccola comunità rurale della Cisgiordania, Masafer Yatta. Il rapporto tra un giornalista di Isreaele e un giovane attivista palestinese è uno dei tantissimi spunti di un film che, inevitabilmente, atterrisce lo spettatore con le tante crudeltà che mostra e che, al tempo stesso, commuove per l’enorme forza e la necessità di sopravvivere che mette in scena minuto dopo minuto. È complicato racchiudere in poche righe tutta l’impotenza che si prova durante la visione, ma anche la voglia di abbracciare i bambini che vengono fatti sfollare dalla scuola, prima che venga distrutta da una ruspa. Premio Oscar per il miglior documentario, una storia che fa male, ma che riesce anche a illuminare con la sua umanità.7- A Complete Unknown (James Mangold)
Mangold riesce a costruire un film che contiene al suo interno mille storie diverse, che gravitano tutte intorno al grande protagonista Bob Dylan: dalla leggenda Woody Guthrie allo sfortunato Dave Van Ronk, dal sogno di Pete Seeger di cambiare il mondo attraverso la musica, all’attivista Joan Baez, regina del folk, che pochi anni dopo sarebbe diventata “l’usignolo di Woodstock”. Oppure Sylvie, personaggio fittizio chiaramente ispirato a Suze Rotolo, musa e compagna del cantautore, prima di quella metamorfosi artistica che avrebbe cambiato la sua vita e (soprattutto?) la storia della musica. Per chi la vuole cercare, c’è davvero tanta carne al fuoco: un film completo, totalmente credibile, coinvolgente, straordinario nelle interpretazioni, che racconta l’uomo dietro il genio, l’essere umano dietro il rivoluzionario, il futuro premio Nobel per la letteratura dietro i capelli spettinati di un “completo sconosciuto”. Ma soprattutto c’è tanta, tantissima, musica stupenda. I tempi cambiano, per noi comuni mortali, così come per i geni: basta viverli, una canzone per volta.6- Bird (Andrea Arnold)
Tra echi di urgenza sociale che richiamano il miglior Ken Loach e una deriva favolistica alla Alice Rohrwacher, Andrea Arnold procede in equilibrio tra realismo magico e fiaba malinconica: la protagonista Nykiya Adams (che brava!) si arrangia come può in un contesto ostile, mostrando la capacità degli adolescenti di trovare luce ovunque, anche nelle condizioni peggiori. Ed è proprio lì, tra la vita aspra che mostra e l’incanto che ti regala, che questo film ti tiene stretto, facendoti pensare che è una delle cose più belle che hai visto quest’anno. Inoltre, la colonna sonora è pazzesca e va da Too Real e A Hero’s Death dei Fontaines DC a Lucky Man dei Verve, da The Universal dei Blur a Yellow dei Coldplay. Come dicono proprio i Blur, “When the days they seem to fall through you, well, just let them go”.5- The Brutalist (Brady Corbet)
La cosa più difficile da fare con quest’opera immensa di Brady Corbet è scegliere di cominciare a vederla. Poi tutto va in discesa perché l’attenzione che gli dedichi, il film te la restituisce sottoforma di splendido cinema: è davvero tanta roba. Potete facilmente immaginare che, in oltre 3 ore di film, di cose ne succedono parecchie e ci sarebbe tantissimo da dire: è una di quelle storie che ti porti appresso fuori dalla sala, che ti si arrampica dentro durante la notte, a cui inevitabilmente ripensi al mattino. Adrien Brody è magnifico e quello di Guy Pearce è un piacevolissimo ritorno sulle scene di un film importante. Girato con un budget ridotto, è uno dei più ambiziosi ed enormi film indipendenti mai realizzati. Clamoroso.4- La Voce di Hind Rajab (Ṣawt al-Hind Rajab, Kaouther Ben Hania)
Sono andato al cinema senza sapere neanche di cosa parlasse. Sapevo solo che dovevo vederlo. Il film di Kaouther Ben Hania mescola realtà e finzione, ricostruendo il tentativo da parte della Mezzaluna Rossa (il corrispettivo mediorientale della nostra Croce Rossa) di ottenere i permessi necessari per salvare una bambina palestinese chiusa dentro un’automobile, appena assaltata dai soldati israeliani che hanno sterminato la famiglia della piccola Hind Rajab. Solo questo basterebbe a renderlo un film potentissimo, ma il punto di forza (nonché elemento straziante) è che la voce al telefono che sentiamo per tutto il film è la voce reale della bambina, ovvero la registrazione delle conversazioni telefoniche avvenute tra lei e i soccorritori (che invece sono interpretati da attori e attrici). Un’opera di rara potenza ed emozione, commovente, agghiacciante, spaventosa. Se il Cinema con la C maiuscola ha il dovere di raccontare il tempo che vive, questo film è destinato a essere ricordato in eterno.3- Emilia Perez (Jacques Audiard)
Vincitore del premio della Giuria a Cannes, è una sorta di musical incentrato su un boss del cartello messicano che decide di cambiare sesso (!). Da un’idea assurda, quasi grottesca a pensarci, nasce un’opera meravigliosa su genere, identità, violenza, redenzione, senza mai perdere un grammo di credibilità. Un film che ha dentro di sé mille film diversi: musical, gangster, dramma sociale, sentimento. Girato con un gusto estetico superiore (parliamo sempre di Jacques Audiard, uno dei più grandi registi europei della sua generazione), una fotografia meravigliosa e un trio di attrici fuori dall’ordinario: Zoe Saldana, in particolare, è incredibile e il film è stu-pen-do.2- Una Battaglia Dopo l’Altra (One Battle After Another, Paul Thomas Anderson)
Quasi un decennio dopo il fortunato Vizio di Forma, il regista di Los Angeles torna a pescare idee dalla narrativa di Thomas Pynchon, il cui romanzo Vineland ha fornito il materiale di base sul quale modellare poi la storia, molto diversa, di questo nuovo film. Ci sono momenti che sembrano uscire fuori dal cinema dei fratelli Coen, ma soprattutto c’è l’enorme talento di PTA nel raccontare storie, nel prendere per mano lo spettatore e coinvolgerlo in un caleidoscopio di ironia, azione, calore umano e battute fulminanti, fino a una bellissima scena di inseguimento nel deserto, tra dossi, salite e discese, in una sorta di “labirinto rettilineo” che tiene con il fiato sospeso. Il mondo forse si può davvero cambiare, una battaglia dopo l’altra. Nel frattempo, godiamoci film stupendi come questo: “ocean waves“, amici e amiche, “ocean waves“.1- Un Semplice Incidente (Yak Taṣādof-e Sāde, Jafar Panahi)
Anche stavolta il regista iraniano gira il film in totale segreto, senza permessi, e anche stavolta realizza qualcosa di stupendo, una riflessione profonda sul ruolo di vittima e carnefice, sull’umanità, sulle conseguenze che ha ogni azione. Il film si apre sull’interno di un’automobile di notte: al volante c’è il padre di una famiglia composta da moglie incinta e una bambina vispa e solare. Improvvisamente l’uomo investe un cane e questo piccolo incidente procurerà un piccolo danno all’auto, che dovrà fermarsi per una riparazione improvvisa. Da qui comincia una serie di eventi che porterà l’uomo ad essere rapito e a circondarsi di aguzzini pronti ad eliminarlo: ma perché? Chi è quest’uomo? Cosa è successo anni prima? Il suono di quella protesi alla gamba e, soprattutto, quel finale incredibile, me li porterò appresso ancora per molto tempo. Un capolavoro.[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
una piccola mancia per aiutarmi a sostenere il sito!]#2025 #bestOf2025 #Cinema #classifica #daVedere #film #filmDel2025 #filmDellAnno #filmPiùBelli #fineAnno #lista #listaFilm #miglioriFilm #top10 #top20
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Top 20 – I Miei Film del 2025
Come ogni anno, dopo la grande corsa ai recuperi di fine dicembre, siamo giunti ad una più o meno soddisfacente decisione su quali sono o penso che siano i 20 film che più mi sono piaciuti di questo 2025. Come ribadito nel titolo, si tratta dei miei film preferiti e non dei migliori film, perché è bene ricordare che la lista in questione non si erge a verità assoluta sulle opere più belle uscite quest’anno, ma elenca semplicemente i 20 titoli più amati dal sottoscritto. Quindi non gridate allo scandalo se non trovate il vostro film preferito, può essere che, pur riconoscendone l’ottima fattura, mi sia piaciuto meno rispetto a un film magari meno perfetto ma più emozionante (oppure un altro motivo per cui manca potrebbe essere che non l’ho proprio visto, come ad esempio Father Mother Sister Brother di Jarmusch, che ho perso causa influenza: in tal caso vi invito a scrivere nei commenti ogni suggerimento atto a colmare le mie tante lacune).
Ricordo come sempre che in classifica compaiono solo film distribuiti in Italia (al cinema o in esclusiva streaming) nel 2025, anche se sono stati presentati in qualche festival negli anni precedenti. La discriminante è sempre stata questa, dal 2008 a oggi, e non è cambiata. A presentare questa sedicesima edizione della Top 20 quest’anno troviamo Jack Nicholson, straordinario protagonista di Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo (Milos Forman, 1975).
Fatte le doverose premesse del caso (a- Miei film preferiti, non migliori film in assoluto e b- solo film distribuiti in Italia nel 2025), prima di lasciarvi ai titoli della Top 20 ci tengo a sottolineare che ovviamente non è stato possibile vedere tutto ciò che è uscito durante l’anno solare ma soltanto una settantina di titoli e che quindi, come sempre, è una classifica molto parziale che si fa più per gioco che per reale utilità. Apriamo le danze dunque e, mi raccomando, fatemi sapere anche le vostre scelte!
20- Alpha (Julia Ducournau)
Da che mondo è mondo, in una classifica di preferenze la posizione numero 20 è molto più difficile della numero 1. Alla fine però, l’ultima fatica di Julia Ducournau non poteva restare fuori: un lungo massaggio cardiaco alle emozioni dello spettatore, continuamente messo alla prova dagli sbalzi ermetici di un film molto bello, innegabilmente in grado di scavare nel profondo grazie anche a tre interpretazioni pazzesche. Un film sulle difficoltà di essere adolescenti, su quanto sia difficile essere madre di una ragazza in crisi e sorella di un uomo disperato, sopraffatto dalla tossicodipendenza, ma soprattutto, come dicevo, è un lungo massaggio cardiaco: c’è un costante bisogno di aggrapparsi alla vita, di curare, di salvare, di salvarsi.19- Sinners (Ryan Coogler)
Onestamente non ero certo di voler vedere questo film. Ne avevo sentito parlare come una versione afroamericana di Dal Tramonto all’Alba, o qualcosa del genere e temevo si trattasse dell’ennesima boiata spacciata per horror. Invece il film di Ryan Coogler (già regista del meraviglioso Fruitvale Station, ma anche di quella cazzata allucinante di Black Panther) fa davvero centro. Al di là della bellissima estetica del film e dell’ottima ambientazione (per non parlare della colonna sonora), mi è piaciuto come la prima parte sia tutta dedicata alla preparazione del climax finale e come lo scontro notturno sia molto più psicologico rispetto al carrozzone splatter che uno potrebbe aspettarsi. Sorprendente, nonostante i mille finali.18- A House of Dynamite (Kathryn Bigelow)
Kathryn Bigelow realizza l’incontro ideale tra il Dr Stranamore e WarGames, senza però la spassosa ironia del primo né l’avventura adolescenziale del secondo. Il film si svolge in 19 fatali minuti, dilatati però in due ore per mezzo del cosiddetto effetto Rashomon. Lo scenario, non così distopico come si può pensare, è spaventoso, e la storia regge, nonostante qualche calo di tono nella parte centrale. Appena si entra nella storia infatti, è impossibile staccare gli occhi dallo schermo, dagli sguardi confusi e spaventati dei protagonisti, da quei numeri che scorrono sui monitor. Lo trovate su Netflix e, al di là di tutto, Kathryn Bigelow sa come si gira un film: è grande cinema.17- L’Ultimo Turno (Heldin, Petra Volpe)
Non sorprendetevi se, nella prossima cinquina di candidati per l’Oscar al Miglior Film Straniero, dovesse esserci anche questo bellissimo film svizzero, realizzato da Petra Volpe. Un’escalation di situazioni, allarmi, capricci, ansie, dove la mano di Leonie Benesch, ma soprattutto il cuore, può essere piuma e può essere ferro (cit). Un film ansiogeno, dove allo spettatore non viene concesso un momento di pausa, stesso destino riservato alla sua protagonista. Il messaggio che compare nel finale, prima del fade to black, chiarisce molto meglio il punto di tutto il film, ovvero la grave carenza di infermieri negli ospedali svizzeri. Bellissimo, ma che ansia.16- Sotto le Foglie (Quand Vient l’Automne, François Ozon)
François Ozon, uno dei registi più attivi degli ultimi decenni, riesce sempre a sfornare bei film, ma quasi mai film davvero bellissimi (almeno secondo me). Ecco, questa potrebbe essere la volta buona in cui il regista francese tira fuori la perla, un dramma che si svela piano piano, strato dopo strato, mettendo in tavola una bella teglia di dubbi, ipotesi, che lo spettatore può abbracciare o rifiutare. Una serie di eventi in cui la risposta non è mai una sola, dove si scoprono realtà scomode, passati ingombranti, verità inconfutabili. E quando entri in questo labirinto di sospetti, non ne esci più. Grande film.15- Nosferatu (Robert Eggers)
Parafrasando Nietzsche, si può dire che se tu guarderai a lungo nell’oscurità, anche l’oscurità vorrà guardare dentro di te. Ed è proprio in un buio accecante che Eggers immerge lo spettatore (e Lily-Rose Depp) sin dalla primissima inquadratura, come a volerlo rendere parte di quella stessa notte buia, la stessa oscurità nella quale il regista fa muovere le sue ombre. La grandezza di questa nuova versione è, al di là dell’indubbia potenza visiva, la capacità di reinventarsi in ogni scena, di essere coinvolgente anche di fronte a una storia che abbiamo visto in tutte le salse, che il regista statunitense però riesce a modernizzare con la metafora, neanche troppo sottile, di una donna indipendente in lotta contro una società di maschi dominanti. L’oscurità non è mai stata così “buia”: spegnete le luci.14- Grand Theft Hamlet (Sam Crane, Pinny Grylls)
Durante la pandemia, due attori di teatro, rimasti improvvisamente a spasso, decidono di mettere in scena l’Amleto all’interno dell’open world del videogioco GTA, facendo casting, prove e l’intero spettacolo dentro il gioco, cercando di evitare di essere uccisi da altri gamer (per i meno pratici, GTA è uno dei videogame più violenti di sempre, dove chi gioca può rubare, uccidere e compiere qualunque attività criminale per ottenere bonus di vario genere). L’idea di Sam Crane e Pinny Grylls non è soltanto originalissima, ma è anche divertente, oltre che incredibilmente coinvolgente: dopo i primi cinque minuti sarà impossibile smettere di guardare questo assurdo documentario, se così si può definire. Anche in un periodo di grande crisi, uno splendido esempio di umanità e di come il bisogno di esprimersi artisticamente riesca ad abbattere ostacoli apparentemente insormontabili. Che bello!13- Aragoste a Manhattan (La Cocina, Alonso Ruizpalacios)
Dopo il successo di The Bear, tutto ciò che si svolge dentro una cucina deve caricarsi sulle spalle vari esami del dna per definire il grado di parentela con la serie. Ciò che vediamo nel film di Ruizpalacios ha però delle vibrazioni tutte sue, che raccontano molto del mondo che viviamo oggi: individui di culture diverse si districano tra i muri dell’incomprensione, mentre il macigno del capitalismo tenta di sacrificare ogni individualità, ogni sogno, ogni speranza sull’altare del profitto e del consumo. A condire tutte queste vicende c’è tanto umorismo caustico e una regia piena di belle intuizioni, tra cui un piano sequenza da urlo: quanta fame (di vita!) in un film così piccolo.12- September 5 (Tim Fehlbaum)
Quasi interamente girato all’interno della cabina di regia della ABC durante il sequestro degli atleti israeliani durante le Olimpiadi del 1972, il film lascia da parte qualunque approfondimento politico per concentrarsi esclusivamente sul lavoro giornalistico, con le sue urgenze, i suoi errori, le improvvise rivelazioni, la corsa alla notizia. Breve, dal ritmo serrato, senza dubbio coinvolgente, con alcuni volti interessanti come Peter Saarsgard, Ben Chaplin, John Magaro (il marito di Past Lives) e Leonie Benesch (protagonista de La Sala Professori e de L’Ultimo Turno, che avete già incontrato in questa classifica). La conferma che, ancora una volta, quello del giornalista è il lavoro più bello da vedere in un film.11- Io Sono Ancora Qui (Ainda Estou Aqui, Walter Salles)
L’ultimo lavoro del grande Walter Salles entra di diritto nella rosa dei più importanti film brasiliani della storia. Splendido nel modo in cui divide perfettamente la leggerezza del primo atto con la brutale sofferenza del secondo, Salles racconta una storia che meritava di tornare sotto l’attenzione del grande pubblico, per farci ricordare ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, una cosa che dovremmo tenere sempre bene a mente: i fascisti sono una merda. Gran film.10- Presence (Steven Soderbergh)
Steven Soderbergh piazza lo spettatore a osservare una “normale” famiglia statunitense dal punto di vista grandangolare di un fantasma che vive nella loro casa, raccontando la crisi di una generazione, le aspettative, la competitività, il bisogno di vivere di apparenza pur di restare a galla, inzuppando tutta questa vita ordinaria con alcune tracce di sovrannaturale (oggetti che levitano, una medium che avverte la presenza, ecc). Il regista ci apparecchia la tavola per la prima ora, senza mai stancare, fino a spiazzarci nell’ultimo quarto d’ora, in un paio di scene che regalano brividi. Chi lo va a vedere aspettandosi un horror resterà molto deluso, è un filmone che parla di tutt’altro. Stupendo.9- Springsteen – Liberami dal Nulla (Deliver Me From Nowhere, Scott Cooper)
Chi si aspetta di vedere su grande schermo il mito di Bruce Springsteen, troverà invece un’opera che gli toglie la maschera, soffoca la leggenda per alimentare però la sua umanità, il suo cuore, il suo bisogno di essere ancora una persona normale in un mondo di luci accecanti. In questo bellissimo film di Scott Cooper scoprirete finalmente il lato oscuro del mito, l’animo intimo di un artista che non è mai sceso a compromessi con il suo successo, che ha cercato di restare se stesso sempre, mentre il mondo intorno a lui continuava a girare vorticosamente. Anche perché, come ci suggerisce il film, il passato non esiste più e il futuro non si può rincorrere: possiamo vivere soltanto dentro noi stessi, ora.8- No Other Land (Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal)
Un collettivo di registi israeliani e palestinesi racconta la violenza e la distruzione da parte dei coloni israeliani di una piccola comunità rurale della Cisgiordania, Masafer Yatta. Il rapporto tra un giornalista di Isreaele e un giovane attivista palestinese è uno dei tantissimi spunti di un film che, inevitabilmente, atterrisce lo spettatore con le tante crudeltà che mostra e che, al tempo stesso, commuove per l’enorme forza e la necessità di sopravvivere che mette in scena minuto dopo minuto. È complicato racchiudere in poche righe tutta l’impotenza che si prova durante la visione, ma anche la voglia di abbracciare i bambini che vengono fatti sfollare dalla scuola, prima che venga distrutta da una ruspa. Premio Oscar per il miglior documentario, una storia che fa male, ma che riesce anche a illuminare con la sua umanità.7- A Complete Unknown (James Mangold)
Mangold riesce a costruire un film che contiene al suo interno mille storie diverse, che gravitano tutte intorno al grande protagonista Bob Dylan: dalla leggenda Woody Guthrie allo sfortunato Dave Van Ronk, dal sogno di Pete Seeger di cambiare il mondo attraverso la musica, all’attivista Joan Baez, regina del folk, che pochi anni dopo sarebbe diventata “l’usignolo di Woodstock”. Oppure Sylvie, personaggio fittizio chiaramente ispirato a Suze Rotolo, musa e compagna del cantautore, prima di quella metamorfosi artistica che avrebbe cambiato la sua vita e (soprattutto?) la storia della musica. Per chi la vuole cercare, c’è davvero tanta carne al fuoco: un film completo, totalmente credibile, coinvolgente, straordinario nelle interpretazioni, che racconta l’uomo dietro il genio, l’essere umano dietro il rivoluzionario, il futuro premio Nobel per la letteratura dietro i capelli spettinati di un “completo sconosciuto”. Ma soprattutto c’è tanta, tantissima, musica stupenda. I tempi cambiano, per noi comuni mortali, così come per i geni: basta viverli, una canzone per volta.6- Bird (Andrea Arnold)
Tra echi di urgenza sociale che richiamano il miglior Ken Loach e una deriva favolistica alla Alice Rohrwacher, Andrea Arnold procede in equilibrio tra realismo magico e fiaba malinconica: la protagonista Nykiya Adams (che brava!) si arrangia come può in un contesto ostile, mostrando la capacità degli adolescenti di trovare luce ovunque, anche nelle condizioni peggiori. Ed è proprio lì, tra la vita aspra che mostra e l’incanto che ti regala, che questo film ti tiene stretto, facendoti pensare che è una delle cose più belle che hai visto quest’anno. Inoltre, la colonna sonora è pazzesca e va da Too Real e A Hero’s Death dei Fontaines DC a Lucky Man dei Verve, da The Universal dei Blur a Yellow dei Coldplay. Come dicono proprio i Blur, “When the days they seem to fall through you, well, just let them go”.5- The Brutalist (Brady Corbet)
La cosa più difficile da fare con quest’opera immensa di Brady Corbet è scegliere di cominciare a vederla. Poi tutto va in discesa perché l’attenzione che gli dedichi, il film te la restituisce sottoforma di splendido cinema: è davvero tanta roba. Potete facilmente immaginare che, in oltre 3 ore di film, di cose ne succedono parecchie e ci sarebbe tantissimo da dire: è una di quelle storie che ti porti appresso fuori dalla sala, che ti si arrampica dentro durante la notte, a cui inevitabilmente ripensi al mattino. Adrien Brody è magnifico e quello di Guy Pearce è un piacevolissimo ritorno sulle scene di un film importante. Girato con un budget ridotto, è uno dei più ambiziosi ed enormi film indipendenti mai realizzati. Clamoroso.4- La Voce di Hind Rajab (Ṣawt al-Hind Rajab, Kaouther Ben Hania)
Sono andato al cinema senza sapere neanche di cosa parlasse. Sapevo solo che dovevo vederlo. Il film di Kaouther Ben Hania mescola realtà e finzione, ricostruendo il tentativo da parte della Mezzaluna Rossa (il corrispettivo mediorientale della nostra Croce Rossa) di ottenere i permessi necessari per salvare una bambina palestinese chiusa dentro un’automobile, appena assaltata dai soldati israeliani che hanno sterminato la famiglia della piccola Hind Rajab. Solo questo basterebbe a renderlo un film potentissimo, ma il punto di forza (nonché elemento straziante) è che la voce al telefono che sentiamo per tutto il film è la voce reale della bambina, ovvero la registrazione delle conversazioni telefoniche avvenute tra lei e i soccorritori (che invece sono interpretati da attori e attrici). Un’opera di rara potenza ed emozione, commovente, agghiacciante, spaventosa. Se il Cinema con la C maiuscola ha il dovere di raccontare il tempo che vive, questo film è destinato a essere ricordato in eterno.3- Emilia Perez (Jacques Audiard)
Vincitore del premio della Giuria a Cannes, è una sorta di musical incentrato su un boss del cartello messicano che decide di cambiare sesso (!). Da un’idea assurda, quasi grottesca a pensarci, nasce un’opera meravigliosa su genere, identità, violenza, redenzione, senza mai perdere un grammo di credibilità. Un film che ha dentro di sé mille film diversi: musical, gangster, dramma sociale, sentimento. Girato con un gusto estetico superiore (parliamo sempre di Jacques Audiard, uno dei più grandi registi europei della sua generazione), una fotografia meravigliosa e un trio di attrici fuori dall’ordinario: Zoe Saldana, in particolare, è incredibile e il film è stu-pen-do.2- Una Battaglia Dopo l’Altra (One Battle After Another, Paul Thomas Anderson)
Quasi un decennio dopo il fortunato Vizio di Forma, il regista di Los Angeles torna a pescare idee dalla narrativa di Thomas Pynchon, il cui romanzo Vineland ha fornito il materiale di base sul quale modellare poi la storia, molto diversa, di questo nuovo film. Ci sono momenti che sembrano uscire fuori dal cinema dei fratelli Coen, ma soprattutto c’è l’enorme talento di PTA nel raccontare storie, nel prendere per mano lo spettatore e coinvolgerlo in un caleidoscopio di ironia, azione, calore umano e battute fulminanti, fino a una bellissima scena di inseguimento nel deserto, tra dossi, salite e discese, in una sorta di “labirinto rettilineo” che tiene con il fiato sospeso. Il mondo forse si può davvero cambiare, una battaglia dopo l’altra. Nel frattempo, godiamoci film stupendi come questo: “ocean waves“, amici e amiche, “ocean waves“.1- Un Semplice Incidente (Yak Taṣādof-e Sāde, Jafar Panahi)
Anche stavolta il regista iraniano gira il film in totale segreto, senza permessi, e anche stavolta realizza qualcosa di stupendo, una riflessione profonda sul ruolo di vittima e carnefice, sull’umanità, sulle conseguenze che ha ogni azione. Il film si apre sull’interno di un’automobile di notte: al volante c’è il padre di una famiglia composta da moglie incinta e una bambina vispa e solare. Improvvisamente l’uomo investe un cane e questo piccolo incidente procurerà un piccolo danno all’auto, che dovrà fermarsi per una riparazione improvvisa. Da qui comincia una serie di eventi che porterà l’uomo ad essere rapito e a circondarsi di aguzzini pronti ad eliminarlo: ma perché? Chi è quest’uomo? Cosa è successo anni prima? Il suono di quella protesi alla gamba e, soprattutto, quel finale incredibile, me li porterò appresso ancora per molto tempo. Un capolavoro.[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
una piccola mancia per aiutarmi a sostenere il sito!]#2025 #bestOf2025 #Cinema #classifica #daVedere #film #filmDel2025 #filmDellAnno #filmPiùBelli #fineAnno #lista #listaFilm #miglioriFilm #top10 #top20
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Il Mio 2024 Cinematografico
Il 2024 è stato l’anno in cui ho guardato più film in assoluto, almeno da quando tengo il conto, ovvero dal 2014 (fonte Letterboxd). Che anno è stato però, cinematograficamente parlando? Al di là dei film usciti in sala nel 2024 (che trovate nella mia usuale Top 20 di fine anno), quello appena finito è stato senza dubbio l’anno in cui mi sono innamorato di Kieslowski, di fuochi d’artificio che illuminano il cielo di Parigi mentre un ragazzo e una ragazza ballano sul Pont Neuf, di uno sfortunato asinello nella campagna francese, di un mistero dietro l’altro nella pampa argentina, di una donna in fuga insieme a un ragazzino e di tanti, tantissimi altri film straordinari. Vediamo insieme il mio percorso cinematografico attraverso classici del secolo scorso e recuperi degli anni passati.
Il 2024 si è aperto con il rewatch di Funeral Party (2007), una commedia che amo molto, ma il primo grande film del passato che ho recuperato, al di là del cult Il Giardino delle Vergini Suicide (1999) di Sofia Coppola, è lo straordinario Harakiri (1962) di Masaki Kobayashi. Il Giappone ha segnato senz’altro il mio 2024, visto che pochi giorni dopo ho stretto conoscenza anche con il sorprendente Onibaba (1964) di Kaneto Shindō e con il capolavoro d’animazione Paprika (2006) di Satoshi Kon. A chiudere in maniera straordinaria il primo mese dell’anno ci ha pensato però il recupero di un capolavoro immenso, Fitzcarraldo (1982) di Herzog, a cui va la palma del più bel recupero di un mese in cui ho visto 26 film.
Il febbraio più prolifico della mia vita (22 film visti) è stato soprattutto un mese di grandi rewatch. Ad ogni modo tra i vecchi film visti per la prima volta spuntano grandi titoli anni 90 come Festen (1998) di Vinterberg, La Fiammiferaia (1990) di Kaurismaski e Gli Amanti del Pont Neuf (1991) di Carax. Il più bel film visto a febbraio però, per quanto riguarda le scoperte e i recuperi, è senza dubbio La Battaglia di Algeri (1966) di Gillo Pontecorvo.
Il primo dei 24 film che ho visto a marzo è un colpo di fulmine totale: Distretto 13 (1976) di John Carpenter, film di cui ignoravo l’esistenza, mi appassiona totalmente. Il secondo film del mese è un’altra chicca imperdibile: il documentario di Martin Scorsese ItalianAmerican (1974). I tre recuperi più importanti del mese sono però Beau Travail (1999) di Claire Denis, L’Orgoglio degli Amberson (1942) di Orson Welles e, soprattutto, Au Hasard Balthazar (1966) di Robert Bresson, che è anche il film più bello che ho visto in questo mese, tra i vecchi classici visti per la prima volta (quindi sono sempre esclusi i rewatch e i film usciti in Italia nel 2024).
Ad aprile vedo 17 film, ma la qualità è immensa. Torna Herzog con l’altro grande classico “sudamericano”, ovvero Aguirre (1972). Approfondisco Jacques Tati con Le Vacanze di Monsieur Hulot (1953) e soprattutto mi avventuro per la prima volta nella trilogia di Kieslowski, guardando sia Film Blu (1993) che Film Bianco (1994). Ma l’opera che più di tutte mi appiccica allo schermo e mi si incolla alle viscere è senza dubbio Dogtooth (2009) di Lanthimos, un capolavoro incredibile.
A maggio esplode la primavera e forse è per questo che guarderò “solo” 13 film in tutto il mese. Poco male, perché il mese comincia con un capolavoro: Film Rosso (1994), sempre della trilogia di cui sopra. Maggio però sarà segnato da altri due film straordinari: Che Fine Ha Fatto Baby Jane (1962) di Robert Aldrich e soprattutto la rivelazione argentina Trenque Lauquen (2022) di Laura Citarella, straordinaria opera di quattro ore, passata totalmente in sordina (forse a causa della durata?). Da segnalare anche l’ottimo Murina (2021), film croato di Antoneta Alamat Kusijanović.
A giugno, in quanto a film, il totale sale a 18, ma con soli tre rewatch. Degli undici film del passato visti per la prima volta, il più importante e straordinario è sicuramente Il Trono di Sangue (1957) di Akira Kurosawa. Degni di una menzione importante però vanno segnalati Starlet (2012) di Sean Baker, Fuoco Ragazza Mia! (1967) di Milos Forman e Tutti i Battiti del Mio Cuore (2005) di Jacques Audiard.
I 17 film visti a luglio cominciano con un grandissimo classico: Mr Smith Va a Washington (1939) di Frank Capra. I picchi del mese, sotto le stelle del terrazzino pugliese, sono La Furia Umana (1949) di Raoul Walsh e l’ennesimo film giapponese del 2024, L’Intendente Sansho di Kenji Mizoguchi. La palma del più bello di luglio però va sicuramente allo straordinario Splendore nell’Erba di Elia Kazan.
Ad Agosto, per colpa delle vacanze (lo so, è un controsenso), non vedo molto, ma trovo sicuramente importante aver recuperato un classico come Beverly Hills Cop (1984) di Martin Brest, che durante l’infanzia non avevo praticamente mai visto. Alla fine del mese, saranno solo 11 i film visti.
A settembre tornano le cifre importanti che mancano da marzo, con 22 film visti: la nuova annata comincia con un grande recupero, Stalker (1979) di Andrej Tarkovskij. Il mese è segnato da altri due film, totalmente diversi tra loro, che mi sono comunque piaciuti molto: Il Fascino Discreto della Borghesia (1972) di Bunuel e Green Room (2015) di Jeremy Saulnier. Cinque sere sono poi impegnate da uno dei registi che più hanno segnato il mio 2024: Krzysztof Kieślowski. I dieci film che compongono il suo Decalogo (1989) sono, nell’insieme, l’opera più straordinaria che vedo durante questo mese.
Ottobre è quasi interamente occupato dalla Festa del Cinema di Roma, che pompa come sempre il conteggio portando a 32 il numero di film visti durante il mese. Nonostante tanti film nuovi, il recupero più importante del mio mese preferito è quello di Stranger Than Paradise (1984) di Jim Jarmusch. Tra gli altri, vanno citati La Leggenda del Re Pescatore (1991) di Terry Gilliam e I Dannati Non Piangono (1950) di Vincent Sherman.
I 16 film di novembre sono invece messi in ombra da due immensi capolavori che ho recuperato, due film davvero diversissimi tra loro: Lawrence d’Arabia (1962) di David Lean e Gloria (1980) di John Cassavetes. Difficile dire quale mi sia piaciuto di più, ma forse tendo maggiormente verso quest’ultimo. A rimpolpare la quota giapponese di grandi film visti nel 2024, va assolutamente citato Audition (1999) di Takashi Miike.
Infine arriviamo a dicembre con i suoi 15 film visti, il classico mese di recuperi di fine anno e di feste in cui, al contrario di quasi tutte le persone “normali”, non ho avuto il tempo di vedere nessun film. Prima di Natale però arriva l’ultimo grande classico scoperto durante il 2024: Scarpette Rosse di Powell e Pressburger è senza dubbio la cosa più bella vista durante questo mese, sempre a proposito di film del passato.
Il 2024 si è chiuso così con 233 film visti o rivisti, un anno in cui il mio amore per il cinema si è arricchito ancora di più con emozioni, viaggi in Paesi lontani, avventure che non vivrò mai se non sullo schermo e di immagini che ora fanno parte del mio bagaglio culturale, sentimentale o, più semplicemente, della mia vita (non solo da cinefilo). Spero che attraverso questo slalom tra classici e grandi film abbiate trovato qualche spunto e una buona selezione di titoli da aggiungere in watchlist. Il 2025 si è già aperto con due film in due giorni, due comfort movie della mia infanzia per alleggerire il carico del nuovo anno, prima di lanciarmi alla scoperta di tantissimi altri classici del passato. Buon 2025, amici cinefili e amiche cinefile.
#Cinema #cinema2024 #classici #daRecuperare #daVedere #film #filmPiùBelli #ilMioAnnoDiCinema #letterboxd
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Il Mio 2024 Cinematografico
Il 2024 è stato l’anno in cui ho guardato più film in assoluto, almeno da quando tengo il conto, ovvero dal 2014 (fonte Letterboxd). Che anno è stato però, cinematograficamente parlando? Al di là dei film usciti in sala nel 2024 (che trovate nella mia usuale Top 20 di fine anno), quello appena finito è stato senza dubbio l’anno in cui mi sono innamorato di Kieslowski, di fuochi d’artificio che illuminano il cielo di Parigi mentre un ragazzo e una ragazza ballano sul Pont Neuf, di uno sfortunato asinello nella campagna francese, di un mistero dietro l’altro nella pampa argentina, di una donna in fuga insieme a un ragazzino e di tanti, tantissimi altri film straordinari. Vediamo insieme il mio percorso cinematografico attraverso classici del secolo scorso e recuperi degli anni passati.
Il 2024 si è aperto con il rewatch di Funeral Party (2007), una commedia che amo molto, ma il primo grande film del passato che ho recuperato, al di là del cult Il Giardino delle Vergini Suicide (1999) di Sofia Coppola, è lo straordinario Harakiri (1962) di Masaki Kobayashi. Il Giappone ha segnato senz’altro il mio 2024, visto che pochi giorni dopo ho stretto conoscenza anche con il sorprendente Onibaba (1964) di Kaneto Shindō e con il capolavoro d’animazione Paprika (2006) di Satoshi Kon. A chiudere in maniera straordinaria il primo mese dell’anno ci ha pensato però il recupero di un capolavoro immenso, Fitzcarraldo (1982) di Herzog, a cui va la palma del più bel recupero di un mese in cui ho visto 26 film.
Il febbraio più prolifico della mia vita (22 film visti) è stato soprattutto un mese di grandi rewatch. Ad ogni modo tra i vecchi film visti per la prima volta spuntano grandi titoli anni 90 come Festen (1998) di Vinterberg, La Fiammiferaia (1990) di Kaurismaki e Gli Amanti del Pont Neuf (1991) di Carax. Il più bel film visto a febbraio però, per quanto riguarda le scoperte e i recuperi, è senza dubbio La Battaglia di Algeri (1966) di Gillo Pontecorvo.
Il primo dei 24 film che ho visto a marzo è un colpo di fulmine totale: Distretto 13 (1976) di John Carpenter, film di cui ignoravo l’esistenza, mi appassiona totalmente. Il secondo film del mese è un’altra chicca imperdibile: il documentario di Martin Scorsese ItalianAmerican (1974). I tre recuperi più importanti di marzo sono però Beau Travail (1999) di Claire Denis, L’Orgoglio degli Amberson (1942) di Orson Welles e, soprattutto, Au Hasard Balthazar (1966) di Robert Bresson, che è anche il film più bello che ho visto in questo mese, tra i vecchi classici visti per la prima volta (quindi sono sempre esclusi i rewatch e i film usciti in Italia nel 2024).
Ad aprile vedo 17 film, ma la qualità è immensa. Torna Herzog con l’altro grande classico “sudamericano”, ovvero Aguirre (1972). Approfondisco Jacques Tati con Le Vacanze di Monsieur Hulot (1953) e soprattutto mi avventuro per la prima volta nella trilogia di Kieslowski, guardando sia Film Blu (1993) che Film Bianco (1994). Ma l’opera che più di tutte mi appiccica allo schermo e mi si incolla alle viscere è senza dubbio Dogtooth (2009) di Lanthimos, un capolavoro incredibile.
A maggio esplode la primavera e forse è per questo che guarderò “solo” 13 film in tutto il mese. Poco male, perché il primo giorno comincia con un capolavoro: Film Rosso (1994), sempre della trilogia di cui sopra. Maggio però sarà segnato da altri due film straordinari: Che Fine Ha Fatto Baby Jane (1962) di Robert Aldrich e soprattutto la rivelazione argentina Trenque Lauquen (2022) di Laura Citarella, straordinaria opera di quattro ore, passata totalmente in sordina (forse a causa della durata?). Da segnalare anche l’ottimo Murina (2021), film croato di Antoneta Alamat Kusijanović.
A giugno, in quanto a film, il totale sale a 18, ma con soli tre rewatch. Degli undici film del passato visti per la prima volta, il più importante e straordinario è sicuramente Il Trono di Sangue (1957) di Akira Kurosawa. Degni di una menzione importante però vanno segnalati Starlet (2012) di Sean Baker, Fuoco Ragazza Mia! (1967) di Milos Forman e Tutti i Battiti del Mio Cuore (2005) di Jacques Audiard.
I 17 film visti a luglio cominciano con un grandissimo classico: Mr Smith Va a Washington (1939) di Frank Capra. I picchi del mese, sotto le stelle del terrazzino pugliese, sono La Furia Umana (1949) di Raoul Walsh e l’ennesimo film giapponese del 2024, L’Intendente Sansho (1954) di Kenji Mizoguchi. La palma del più bello di luglio però va sicuramente allo straordinario Splendore nell’Erba (1961) di Elia Kazan.
Ad Agosto, per colpa delle vacanze (lo so, è un controsenso), non vedo molto, ma trovo sicuramente importante aver recuperato un classico come Beverly Hills Cop (1984) di Martin Brest, che durante l’infanzia non avevo praticamente mai visto. Alla fine del mese, saranno solo 11 i film visti.
A settembre tornano le cifre importanti che mancano da marzo, con 22 film visti: la nuova annata comincia con un grande recupero, Stalker (1979) di Andrej Tarkovskij. Il mese è segnato da altri due film, totalmente diversi tra loro, che mi sono comunque piaciuti molto: Il Fascino Discreto della Borghesia (1972) di Bunuel e Green Room (2015) di Jeremy Saulnier. Cinque sere sono poi impegnate da uno dei registi che più hanno segnato il mio 2024: Krzysztof Kieślowski. I dieci film che compongono il suo Decalogo (1989) sono, nell’insieme, l’opera più straordinaria che vedo durante questo mese.
Ottobre è quasi interamente occupato dalla Festa del Cinema di Roma, che pompa come sempre il conteggio portando a 32 il numero di film visti durante il mese. Nonostante tanti film nuovi, il recupero più importante del mio mese preferito è quello di Stranger Than Paradise (1984) di Jim Jarmusch. Tra gli altri, vanno citati La Leggenda del Re Pescatore (1991) di Terry Gilliam e I Dannati Non Piangono (1950) di Vincent Sherman.
I 16 film di novembre sono invece messi in ombra da due immensi capolavori che ho recuperato, due film davvero diversissimi tra loro: Lawrence d’Arabia (1962) di David Lean e Gloria (1980) di John Cassavetes. Difficile dire quale mi sia piaciuto di più, ma forse tendo maggiormente verso quest’ultimo. A rimpolpare la quota giapponese di grandi film visti nel 2024, va assolutamente citato Audition (1999) di Takashi Miike.
Infine arriviamo a dicembre con i suoi 15 film visti, il classico mese di recuperi di fine anno e di feste in cui, al contrario di quasi tutte le persone “normali”, non ho avuto il tempo di vedere nessun film. Prima di Natale però arriva l’ultimo grande classico scoperto durante il 2024: Scarpette Rosse (1948) di Powell e Pressburger è senza dubbio la cosa più bella vista durante questo mese, sempre a proposito di film del passato.
Il 2024 si è chiuso così con 233 film visti o rivisti, un anno in cui il mio amore per il cinema si è arricchito ancora di più con emozioni, viaggi in Paesi lontani, avventure che non vivrò mai se non sullo schermo e di immagini che ora fanno parte del mio bagaglio culturale, sentimentale o, più semplicemente, della mia vita (non solo da cinefilo). Spero che attraverso questo slalom tra classici e grandi film abbiate trovato qualche spunto e una buona selezione di titoli da aggiungere in watchlist. Il 2025 si è già aperto con due film in due giorni, due comfort movie della mia infanzia per alleggerire il carico del nuovo anno, prima di lanciarmi alla scoperta di tantissimi altri classici del passato. E allora buon 2025, amici cinefili e amiche cinefile.
#Cinema #cinema2024 #classici #daRecuperare #daVedere #film #filmPiùBelli #ilMioAnnoDiCinema #letterboxd
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Il Mio 2024 Cinematografico
Il 2024 è stato l’anno in cui ho guardato più film in assoluto, almeno da quando tengo il conto, ovvero dal 2014 (fonte Letterboxd). Che anno è stato però, cinematograficamente parlando? Al di là dei film usciti in sala nel 2024 (che trovate nella mia usuale Top 20 di fine anno), quello appena finito è stato senza dubbio l’anno in cui mi sono innamorato di Kieslowski, di fuochi d’artificio che illuminano il cielo di Parigi mentre un ragazzo e una ragazza ballano sul Pont Neuf, di uno sfortunato asinello nella campagna francese, di un mistero dietro l’altro nella pampa argentina, di una donna in fuga insieme a un ragazzino e di tanti, tantissimi altri film straordinari. Vediamo insieme il mio percorso cinematografico attraverso classici del secolo scorso e recuperi degli anni passati.
Il 2024 si è aperto con il rewatch di Funeral Party (2007), una commedia che amo molto, ma il primo grande film del passato che ho recuperato, al di là del cult Il Giardino delle Vergini Suicide (1999) di Sofia Coppola, è lo straordinario Harakiri (1962) di Masaki Kobayashi. Il Giappone ha segnato senz’altro il mio 2024, visto che pochi giorni dopo ho stretto conoscenza anche con il sorprendente Onibaba (1964) di Kaneto Shindō e con il capolavoro d’animazione Paprika (2006) di Satoshi Kon. A chiudere in maniera straordinaria il primo mese dell’anno ci ha pensato però il recupero di un capolavoro immenso, Fitzcarraldo (1982) di Herzog, a cui va la palma del più bel recupero di un mese in cui ho visto 26 film.
Il febbraio più prolifico della mia vita (22 film visti) è stato soprattutto un mese di grandi rewatch. Ad ogni modo tra i vecchi film visti per la prima volta spuntano grandi titoli anni 90 come Festen (1998) di Vinterberg, La Fiammiferaia (1990) di Kaurismaski e Gli Amanti del Pont Neuf (1991) di Carax. Il più bel film visto a febbraio però, per quanto riguarda le scoperte e i recuperi, è senza dubbio La Battaglia di Algeri (1966) di Gillo Pontecorvo.
Il primo dei 24 film che ho visto a marzo è un colpo di fulmine totale: Distretto 13 (1976) di John Carpenter, film di cui ignoravo l’esistenza, mi appassiona totalmente. Il secondo film del mese è un’altra chicca imperdibile: il documentario di Martin Scorsese ItalianAmerican (1974). I tre recuperi più importanti del mese sono però Beau Travail (1999) di Claire Denis, L’Orgoglio degli Amberson (1942) di Orson Welles e, soprattutto, Au Hasard Balthazar (1966) di Robert Bresson, che è anche il film più bello che ho visto in questo mese, tra i vecchi classici visti per la prima volta (quindi sono sempre esclusi i rewatch e i film usciti in Italia nel 2024).
Ad aprile vedo 17 film, ma la qualità è immensa. Torna Herzog con l’altro grande classico “sudamericano”, ovvero Aguirre (1972). Approfondisco Jacques Tati con Le Vacanze di Monsieur Hulot (1953) e soprattutto mi avventuro per la prima volta nella trilogia di Kieslowski, guardando sia Film Blu (1993) che Film Bianco (1994). Ma l’opera che più di tutte mi appiccica allo schermo e mi si incolla alle viscere è senza dubbio Dogtooth (2009) di Lanthimos, un capolavoro incredibile.
A maggio esplode la primavera e forse è per questo che guarderò “solo” 13 film in tutto il mese. Poco male, perché il mese comincia con un capolavoro: Film Rosso (1994), sempre della trilogia di cui sopra. Maggio però sarà segnato da altri due film straordinari: Che Fine Ha Fatto Baby Jane (1962) di Robert Aldrich e soprattutto la rivelazione argentina Trenque Lauquen (2022) di Laura Citarella, straordinaria opera di quattro ore, passata totalmente in sordina (forse a causa della durata?). Da segnalare anche l’ottimo Murina (2021), film croato di Antoneta Alamat Kusijanović.
A giugno, in quanto a film, il totale sale a 18, ma con soli tre rewatch. Degli undici film del passato visti per la prima volta, il più importante e straordinario è sicuramente Il Trono di Sangue (1957) di Akira Kurosawa. Degni di una menzione importante però vanno segnalati Starlet (2012) di Sean Baker, Fuoco Ragazza Mia! (1967) di Milos Forman e Tutti i Battiti del Mio Cuore (2005) di Jacques Audiard.
I 17 film visti a luglio cominciano con un grandissimo classico: Mr Smith Va a Washington (1939) di Frank Capra. I picchi del mese, sotto le stelle del terrazzino pugliese, sono La Furia Umana (1949) di Raoul Walsh e l’ennesimo film giapponese del 2024, L’Intendente Sansho di Kenji Mizoguchi. La palma del più bello di luglio però va sicuramente allo straordinario Splendore nell’Erba di Elia Kazan.
Ad Agosto, per colpa delle vacanze (lo so, è un controsenso), non vedo molto, ma trovo sicuramente importante aver recuperato un classico come Beverly Hills Cop (1984) di Martin Brest, che durante l’infanzia non avevo praticamente mai visto. Alla fine del mese, saranno solo 11 i film visti.
A settembre tornano le cifre importanti che mancano da marzo, con 22 film visti: la nuova annata comincia con un grande recupero, Stalker (1979) di Andrej Tarkovskij. Il mese è segnato da altri due film, totalmente diversi tra loro, che mi sono comunque piaciuti molto: Il Fascino Discreto della Borghesia (1972) di Bunuel e Green Room (2015) di Jeremy Saulnier. Cinque sere sono poi impegnate da uno dei registi che più hanno segnato il mio 2024: Krzysztof Kieślowski. I dieci film che compongono il suo Decalogo (1989) sono, nell’insieme, l’opera più straordinaria che vedo durante questo mese.
Ottobre è quasi interamente occupato dalla Festa del Cinema di Roma, che pompa come sempre il conteggio portando a 32 il numero di film visti durante il mese. Nonostante tanti film nuovi, il recupero più importante del mio mese preferito è quello di Stranger Than Paradise (1984) di Jim Jarmusch. Tra gli altri, vanno citati La Leggenda del Re Pescatore (1991) di Terry Gilliam e I Dannati Non Piangono (1950) di Vincent Sherman.
I 16 film di novembre sono invece messi in ombra da due immensi capolavori che ho recuperato, due film davvero diversissimi tra loro: Lawrence d’Arabia (1962) di David Lean e Gloria (1980) di John Cassavetes. Difficile dire quale mi sia piaciuto di più, ma forse tendo maggiormente verso quest’ultimo. A rimpolpare la quota giapponese di grandi film visti nel 2024, va assolutamente citato Audition (1999) di Takashi Miike.
Infine arriviamo a dicembre con i suoi 15 film visti, il classico mese di recuperi di fine anno e di feste in cui, al contrario di quasi tutte le persone “normali”, non ho avuto il tempo di vedere nessun film. Prima di Natale però arriva l’ultimo grande classico scoperto durante il 2024: Scarpette Rosse di Powell e Pressburger è senza dubbio la cosa più bella vista durante questo mese, sempre a proposito di film del passato.
Il 2024 si è chiuso così con 233 film visti o rivisti, un anno in cui il mio amore per il cinema si è arricchito ancora di più con emozioni, viaggi in Paesi lontani, avventure che non vivrò mai se non sullo schermo e di immagini che ora fanno parte del mio bagaglio culturale, sentimentale o, più semplicemente, della mia vita (non solo da cinefilo). Spero che attraverso questo slalom tra classici e grandi film abbiate trovato qualche spunto e una buona selezione di titoli da aggiungere in watchlist. Il 2025 si è già aperto con due film in due giorni, due comfort movie della mia infanzia per alleggerire il carico del nuovo anno, prima di lanciarmi alla scoperta di tantissimi altri classici del passato. Buon 2025, amici cinefili e amiche cinefile.
#Cinema #cinema2024 #classici #daRecuperare #daVedere #film #filmPiùBelli #ilMioAnnoDiCinema #letterboxd
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Il Mio 2024 Cinematografico
Il 2024 è stato l’anno in cui ho guardato più film in assoluto, almeno da quando tengo il conto, ovvero dal 2014 (fonte Letterboxd). Che anno è stato però, cinematograficamente parlando? Al di là dei film usciti in sala nel 2024 (che trovate nella mia usuale Top 20 di fine anno), quello appena finito è stato senza dubbio l’anno in cui mi sono innamorato di Kieslowski, di fuochi d’artificio che illuminano il cielo di Parigi mentre un ragazzo e una ragazza ballano sul Pont Neuf, di uno sfortunato asinello nella campagna francese, di un mistero dietro l’altro nella pampa argentina, di una donna in fuga insieme a un ragazzino e di tanti, tantissimi altri film straordinari. Vediamo insieme il mio percorso cinematografico attraverso classici del secolo scorso e recuperi degli anni passati.
Il 2024 si è aperto con il rewatch di Funeral Party (2007), una commedia che amo molto, ma il primo grande film del passato che ho recuperato, al di là del cult Il Giardino delle Vergini Suicide (1999) di Sofia Coppola, è lo straordinario Harakiri (1962) di Masaki Kobayashi. Il Giappone ha segnato senz’altro il mio 2024, visto che pochi giorni dopo ho stretto conoscenza anche con il sorprendente Onibaba (1964) di Kaneto Shindō e con il capolavoro d’animazione Paprika (2006) di Satoshi Kon. A chiudere in maniera straordinaria il primo mese dell’anno ci ha pensato però il recupero di un capolavoro immenso, Fitzcarraldo (1982) di Herzog, a cui va la palma del più bel recupero di un mese in cui ho visto 26 film.
Il febbraio più prolifico della mia vita (22 film visti) è stato soprattutto un mese di grandi rewatch. Ad ogni modo tra i vecchi film visti per la prima volta spuntano grandi titoli anni 90 come Festen (1998) di Vinterberg, La Fiammiferaia (1990) di Kaurismaki e Gli Amanti del Pont Neuf (1991) di Carax. Il più bel film visto a febbraio però, per quanto riguarda le scoperte e i recuperi, è senza dubbio La Battaglia di Algeri (1966) di Gillo Pontecorvo.
Il primo dei 24 film che ho visto a marzo è un colpo di fulmine totale: Distretto 13 (1976) di John Carpenter, film di cui ignoravo l’esistenza, mi appassiona totalmente. Il secondo film del mese è un’altra chicca imperdibile: il documentario di Martin Scorsese ItalianAmerican (1974). I tre recuperi più importanti di marzo sono però Beau Travail (1999) di Claire Denis, L’Orgoglio degli Amberson (1942) di Orson Welles e, soprattutto, Au Hasard Balthazar (1966) di Robert Bresson, che è anche il film più bello che ho visto in questo mese, tra i vecchi classici visti per la prima volta (quindi sono sempre esclusi i rewatch e i film usciti in Italia nel 2024).
Ad aprile vedo 17 film, ma la qualità è immensa. Torna Herzog con l’altro grande classico “sudamericano”, ovvero Aguirre (1972). Approfondisco Jacques Tati con Le Vacanze di Monsieur Hulot (1953) e soprattutto mi avventuro per la prima volta nella trilogia di Kieslowski, guardando sia Film Blu (1993) che Film Bianco (1994). Ma l’opera che più di tutte mi appiccica allo schermo e mi si incolla alle viscere è senza dubbio Dogtooth (2009) di Lanthimos, un capolavoro incredibile.
A maggio esplode la primavera e forse è per questo che guarderò “solo” 13 film in tutto il mese. Poco male, perché il primo giorno comincia con un capolavoro: Film Rosso (1994), sempre della trilogia di cui sopra. Maggio però sarà segnato da altri due film straordinari: Che Fine Ha Fatto Baby Jane (1962) di Robert Aldrich e soprattutto la rivelazione argentina Trenque Lauquen (2022) di Laura Citarella, straordinaria opera di quattro ore, passata totalmente in sordina (forse a causa della durata?). Da segnalare anche l’ottimo Murina (2021), film croato di Antoneta Alamat Kusijanović.
A giugno, in quanto a film, il totale sale a 18, ma con soli tre rewatch. Degli undici film del passato visti per la prima volta, il più importante e straordinario è sicuramente Il Trono di Sangue (1957) di Akira Kurosawa. Degni di una menzione importante però vanno segnalati Starlet (2012) di Sean Baker, Fuoco Ragazza Mia! (1967) di Milos Forman e Tutti i Battiti del Mio Cuore (2005) di Jacques Audiard.
I 17 film visti a luglio cominciano con un grandissimo classico: Mr Smith Va a Washington (1939) di Frank Capra. I picchi del mese, sotto le stelle del terrazzino pugliese, sono La Furia Umana (1949) di Raoul Walsh e l’ennesimo film giapponese del 2024, L’Intendente Sansho (1954) di Kenji Mizoguchi. La palma del più bello di luglio però va sicuramente allo straordinario Splendore nell’Erba (1961) di Elia Kazan.
Ad Agosto, per colpa delle vacanze (lo so, è un controsenso), non vedo molto, ma trovo sicuramente importante aver recuperato un classico come Beverly Hills Cop (1984) di Martin Brest, che durante l’infanzia non avevo praticamente mai visto. Alla fine del mese, saranno solo 11 i film visti.
A settembre tornano le cifre importanti che mancano da marzo, con 22 film visti: la nuova annata comincia con un grande recupero, Stalker (1979) di Andrej Tarkovskij. Il mese è segnato da altri due film, totalmente diversi tra loro, che mi sono comunque piaciuti molto: Il Fascino Discreto della Borghesia (1972) di Bunuel e Green Room (2015) di Jeremy Saulnier. Cinque sere sono poi impegnate da uno dei registi che più hanno segnato il mio 2024: Krzysztof Kieślowski. I dieci film che compongono il suo Decalogo (1989) sono, nell’insieme, l’opera più straordinaria che vedo durante questo mese.
Ottobre è quasi interamente occupato dalla Festa del Cinema di Roma, che pompa come sempre il conteggio portando a 32 il numero di film visti durante il mese. Nonostante tanti film nuovi, il recupero più importante del mio mese preferito è quello di Stranger Than Paradise (1984) di Jim Jarmusch. Tra gli altri, vanno citati La Leggenda del Re Pescatore (1991) di Terry Gilliam e I Dannati Non Piangono (1950) di Vincent Sherman.
I 16 film di novembre sono invece messi in ombra da due immensi capolavori che ho recuperato, due film davvero diversissimi tra loro: Lawrence d’Arabia (1962) di David Lean e Gloria (1980) di John Cassavetes. Difficile dire quale mi sia piaciuto di più, ma forse tendo maggiormente verso quest’ultimo. A rimpolpare la quota giapponese di grandi film visti nel 2024, va assolutamente citato Audition (1999) di Takashi Miike.
Infine arriviamo a dicembre con i suoi 15 film visti, il classico mese di recuperi di fine anno e di feste in cui, al contrario di quasi tutte le persone “normali”, non ho avuto il tempo di vedere nessun film. Prima di Natale però arriva l’ultimo grande classico scoperto durante il 2024: Scarpette Rosse (1948) di Powell e Pressburger è senza dubbio la cosa più bella vista durante questo mese, sempre a proposito di film del passato.
Il 2024 si è chiuso così con 233 film visti o rivisti, un anno in cui il mio amore per il cinema si è arricchito ancora di più con emozioni, viaggi in Paesi lontani, avventure che non vivrò mai se non sullo schermo e di immagini che ora fanno parte del mio bagaglio culturale, sentimentale o, più semplicemente, della mia vita (non solo da cinefilo). Spero che attraverso questo slalom tra classici e grandi film abbiate trovato qualche spunto e una buona selezione di titoli da aggiungere in watchlist. Il 2025 si è già aperto con due film in due giorni, due comfort movie della mia infanzia per alleggerire il carico del nuovo anno, prima di lanciarmi alla scoperta di tantissimi altri classici del passato. E allora buon 2025, amici cinefili e amiche cinefile.
#Cinema #cinema2024 #classici #daRecuperare #daVedere #film #filmPiùBelli #ilMioAnnoDiCinema #letterboxd
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Il Mio 2024 Cinematografico
Il 2024 è stato l’anno in cui ho guardato più film in assoluto, almeno da quando tengo il conto, ovvero dal 2014 (fonte Letterboxd). Che anno è stato però, cinematograficamente parlando? Al di là dei film usciti in sala nel 2024 (che trovate nella mia usuale Top 20 di fine anno), quello appena finito è stato senza dubbio l’anno in cui mi sono innamorato di Kieslowski, di fuochi d’artificio che illuminano il cielo di Parigi mentre un ragazzo e una ragazza ballano sul Pont Neuf, di uno sfortunato asinello nella campagna francese, di un mistero dietro l’altro nella pampa argentina, di una donna in fuga insieme a un ragazzino e di tanti, tantissimi altri film straordinari. Vediamo insieme il mio percorso cinematografico attraverso classici del secolo scorso e recuperi degli anni passati.
Il 2024 si è aperto con il rewatch di Funeral Party (2007), una commedia che amo molto, ma il primo grande film del passato che ho recuperato, al di là del cult Il Giardino delle Vergini Suicide (1999) di Sofia Coppola, è lo straordinario Harakiri (1962) di Masaki Kobayashi. Il Giappone ha segnato senz’altro il mio 2024, visto che pochi giorni dopo ho stretto conoscenza anche con il sorprendente Onibaba (1964) di Kaneto Shindō e con il capolavoro d’animazione Paprika (2006) di Satoshi Kon. A chiudere in maniera straordinaria il primo mese dell’anno ci ha pensato però il recupero di un capolavoro immenso, Fitzcarraldo (1982) di Herzog, a cui va la palma del più bel recupero di un mese in cui ho visto 26 film.
Il febbraio più prolifico della mia vita (22 film visti) è stato soprattutto un mese di grandi rewatch. Ad ogni modo tra i vecchi film visti per la prima volta spuntano grandi titoli anni 90 come Festen (1998) di Vinterberg, La Fiammiferaia (1990) di Kaurismaski e Gli Amanti del Pont Neuf (1991) di Carax. Il più bel film visto a febbraio però, per quanto riguarda le scoperte e i recuperi, è senza dubbio La Battaglia di Algeri (1966) di Gillo Pontecorvo.
Il primo dei 24 film che ho visto a marzo è un colpo di fulmine totale: Distretto 13 (1976) di John Carpenter, film di cui ignoravo l’esistenza, mi appassiona totalmente. Il secondo film del mese è un’altra chicca imperdibile: il documentario di Martin Scorsese ItalianAmerican (1974). I tre recuperi più importanti del mese sono però Beau Travail (1999) di Claire Denis, L’Orgoglio degli Amberson (1942) di Orson Welles e, soprattutto, Au Hasard Balthazar (1966) di Robert Bresson, che è anche il film più bello che ho visto in questo mese, tra i vecchi classici visti per la prima volta (quindi sono sempre esclusi i rewatch e i film usciti in Italia nel 2024).
Ad aprile vedo 17 film, ma la qualità è immensa. Torna Herzog con l’altro grande classico “sudamericano”, ovvero Aguirre (1972). Approfondisco Jacques Tati con Le Vacanze di Monsieur Hulot (1953) e soprattutto mi avventuro per la prima volta nella trilogia di Kieslowski, guardando sia Film Blu (1993) che Film Bianco (1994). Ma l’opera che più di tutte mi appiccica allo schermo e mi si incolla alle viscere è senza dubbio Dogtooth (2009) di Lanthimos, un capolavoro incredibile.
A maggio esplode la primavera e forse è per questo che guarderò “solo” 13 film in tutto il mese. Poco male, perché il mese comincia con un capolavoro: Film Rosso (1994), sempre della trilogia di cui sopra. Maggio però sarà segnato da altri due film straordinari: Che Fine Ha Fatto Baby Jane (1962) di Robert Aldrich e soprattutto la rivelazione argentina Trenque Lauquen (2022) di Laura Citarella, straordinaria opera di quattro ore, passata totalmente in sordina (forse a causa della durata?). Da segnalare anche l’ottimo Murina (2021), film croato di Antoneta Alamat Kusijanović.
A giugno, in quanto a film, il totale sale a 18, ma con soli tre rewatch. Degli undici film del passato visti per la prima volta, il più importante e straordinario è sicuramente Il Trono di Sangue (1957) di Akira Kurosawa. Degni di una menzione importante però vanno segnalati Starlet (2012) di Sean Baker, Fuoco Ragazza Mia! (1967) di Milos Forman e Tutti i Battiti del Mio Cuore (2005) di Jacques Audiard.
I 17 film visti a luglio cominciano con un grandissimo classico: Mr Smith Va a Washington (1939) di Frank Capra. I picchi del mese, sotto le stelle del terrazzino pugliese, sono La Furia Umana (1949) di Raoul Walsh e l’ennesimo film giapponese del 2024, L’Intendente Sansho di Kenji Mizoguchi. La palma del più bello di luglio però va sicuramente allo straordinario Splendore nell’Erba di Elia Kazan.
Ad Agosto, per colpa delle vacanze (lo so, è un controsenso), non vedo molto, ma trovo sicuramente importante aver recuperato un classico come Beverly Hills Cop (1984) di Martin Brest, che durante l’infanzia non avevo praticamente mai visto. Alla fine del mese, saranno solo 11 i film visti.
A settembre tornano le cifre importanti che mancano da marzo, con 22 film visti: la nuova annata comincia con un grande recupero, Stalker (1979) di Andrej Tarkovskij. Il mese è segnato da altri due film, totalmente diversi tra loro, che mi sono comunque piaciuti molto: Il Fascino Discreto della Borghesia (1972) di Bunuel e Green Room (2015) di Jeremy Saulnier. Cinque sere sono poi impegnate da uno dei registi che più hanno segnato il mio 2024: Krzysztof Kieślowski. I dieci film che compongono il suo Decalogo (1989) sono, nell’insieme, l’opera più straordinaria che vedo durante questo mese.
Ottobre è quasi interamente occupato dalla Festa del Cinema di Roma, che pompa come sempre il conteggio portando a 32 il numero di film visti durante il mese. Nonostante tanti film nuovi, il recupero più importante del mio mese preferito è quello di Stranger Than Paradise (1984) di Jim Jarmusch. Tra gli altri, vanno citati La Leggenda del Re Pescatore (1991) di Terry Gilliam e I Dannati Non Piangono (1950) di Vincent Sherman.
I 16 film di novembre sono invece messi in ombra da due immensi capolavori che ho recuperato, due film davvero diversissimi tra loro: Lawrence d’Arabia (1962) di David Lean e Gloria (1980) di John Cassavetes. Difficile dire quale mi sia piaciuto di più, ma forse tendo maggiormente verso quest’ultimo. A rimpolpare la quota giapponese di grandi film visti nel 2024, va assolutamente citato Audition (1999) di Takashi Miike.
Infine arriviamo a dicembre con i suoi 15 film visti, il classico mese di recuperi di fine anno e di feste in cui, al contrario di quasi tutte le persone “normali”, non ho avuto il tempo di vedere nessun film. Prima di Natale però arriva l’ultimo grande classico scoperto durante il 2024: Scarpette Rosse di Powell e Pressburger è senza dubbio la cosa più bella vista durante questo mese, sempre a proposito di film del passato.
Il 2024 si è chiuso così con 233 film visti o rivisti, un anno in cui il mio amore per il cinema si è arricchito ancora di più con emozioni, viaggi in Paesi lontani, avventure che non vivrò mai se non sullo schermo e di immagini che ora fanno parte del mio bagaglio culturale, sentimentale o, più semplicemente, della mia vita (non solo da cinefilo). Spero che attraverso questo slalom tra classici e grandi film abbiate trovato qualche spunto e una buona selezione di titoli da aggiungere in watchlist. Il 2025 si è già aperto con due film in due giorni, due comfort movie della mia infanzia per alleggerire il carico del nuovo anno, prima di lanciarmi alla scoperta di tantissimi altri classici del passato. Buon 2025, amici cinefili e amiche cinefile.
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I 100 Migliori Film della Storia del Cinema
Un anno fa vi raccontavo del decennale sondaggio della rivista Sight and Sound, organo ufficiale del British Film Institute, che dal 1952 chiede a vari professionisti del settore (registi, critici, accademici) di stilare una lista dei 10 migliori film della storia del cinema. Ogni dieci anni il sondaggio viene riproposto, ad un panel sempre più ampio di esperti, dalle cui risposte esce poi la listona dei 250 migliori film della storia del cinema. Se la lista “ufficiale” con le scelte dei vari professionisti da tutto il mondo ha reso il quadro più inclusivo e diversificato, l’altra lista, quella basata sulle scelte di registi e registe, presenta un quadro senza dubbio più interessante, visto che si basa sulle scelte di chi il cinema lo fa e non di chi, come noi, il cinema lo studia e lo commenta. Questo significa che le scelte dei registi hanno più a che fare con la quintessenza del cinema, quindi con la storia del cinema stesso, e meno con lo spirito del tempo, piuttosto evidente nella lista di cui sopra, data la presenza di film buoni ma non eccezionali che però riflettono bene le tematiche e le battaglie legate alla società contemporanea (come Moonlight di Barry Jenkins davanti a La Dolce Vita e Casablanca, o Get Out di Jordan Peele addirittura più avanti di C’era una volta il West o Il Padrino Parte II).
La classifica con le scelte dei registi è cominciata solo nel 1992, quarant’anni dopo quella generale, e inizialmente aveva coinvolto nel sondaggio soltanto 101 realizzatori. Nel 2012 le registe e i registi coinvolti erano stati invece 358, fino ai 480 dell’ultima edizione del sondaggio, nel 2022. Dalle loro scelte, la lista dei 100 migliori film della storia del cinema che troviamo qui di seguito (a fianco, trovate la posizione del film nella classifica generale, se presente):
1. 2001 Odissea nello Spazio (Stanley Kubrick, 1968) (6)
2. Quarto Potere (Orson Welles, 1946) (3)
3. Il Padrino (Francis Ford Coppola, 1972) (12)
4. Jeanne Dielman (Chantal Akerman, 1975) (1)
4. Viaggio a Tokyo (Yasugiro Ozu, 1953) (4)
6. La Donna Che Visse Due Volte (Alfred Hitchcock, 1958) (2)
6. 8 1/2 (Federico Fellini, 1963) (33)
8. Lo Specchio (Andrej Tarkovskij, 1975) (31)
9. In The Mood For Love (Wong Kar Wai, 2000) (5)
9. Close Up (Abbas Kiarostami, 1989) (17)
9. Persona (Ingmar Bergman, 1966) (18)
12. Taxi Driver (Martin Scorsese, 1976) (29)
12. Barry Lyndon (Stanley Kubrick, 1975) (47)
14. Beau Travail (Claire Denis, 1998) (7)
14. I Sette Samurai (Akira Kurosawa, 1954) (20)
14. Fino all’Ultimo Respiro (Jean-Luc Godard, 1960) (39)
14. Stalker (Andrej Tarkovskij, 1979) (44)
18. Apocalypse Now (Francis Ford Coppola, 1979) (19)
18. Una Moglie (John Cassavetes, 1974) (115)
20. Ladri di Biciclette (Vittorio De Sica, 1948) (41)
20. Rashomon (Akira Kurosawa, 1950) (42)
22. Mulholland Drive (David Lynch, 2001) (8)
22. Peter Panchali (Satyajit Ray, 1955)
22. La Battaglia di Algeri (Gillo Pontecorvo, 1966) (45)
22. Toro Scatenato (Martin Scorsese, 1980) (131)
26. Andrej Rublev (Andrej Tarkovskij, 1966) (69)
26. Il Padrino Parte II (Francis Ford Coppola, 1974) (107)
28. Quei Bravi Ragazzi (Martin Scorsese, 1990) (64)
29. Fa’ la Cosa Giusta (Spike Lee, 1989) (24)
30. L’Uomo con la Macchina da Presa (Dziga Vertov, 1929) (9)
30. La Passione di Giovanna D’Arco (Carl Theodor Dreyer, 1927) (21)
30. Ordet – La Parola (Carl Theodor Dreyer, 1955) (49)
33. Aurora (Friedrich Wilhelm Murnau, 1927) (11)
33. I 400 Colpi (François Truffaut, 1959) (50)
35. La Dolce Vita (Federico Fellini, 1960) (61)
35. La Jetée (Chris Marker, 1962) (68)
37. Au Hasard Balthazar (Robert Bresson, 1966) (25)
38. La Regola del Gioco (Jean Renoir, 1939) (13)
38. L’Avventura (Michelangelo Antonioni, 1960) (74)
38. La Strada (Federico Fellini, 1954)
41. Playtime (Jacques Tati, 1967) (23)
41. La Morte Corre sul Fiume (Charles Laughton, 1955) (26)
41. Un Condannato a Morte è Fuggito (Robert Bresson, 1956) (99)
41. Senza Tetto né Legge (Agnes Varda, 1985) (103)
41. Va’ e Vedi (Elem Klimov, 1985) (105)
46. Psyco (Alfred Hitchcock, 1960) (32)
46. L’Atalante (Jean Vigo, 1934) (34)
46. Il Disprezzo (Jean-Luc Godard, 1963) (56)
46. C’era Una Volta il West (Sergio Leone, 1968) (100)
46. A Venezia… Un Dicembre Rosso Shocking (Nicolas Roeg, 1973) (117)
46. Il Dottor Stranamore (Stanley Kubrick, 1963) (205)
52. Cantando Sotto la Pioggia (Stanley Donen e Gene Kelly, 1951) (10)
52. Cléo dalle 5 alle 7 (Agnes Varda, 1962) (14)
52. Luci della Città (Charlie Chaplin, 1931) (36)
52. Lezioni di Piano (Jane Campion, 1992) (51)
52. La Paura Mangia l’Anima (Rainer Werner Fassbinder, 1974) (52)
52. La Maman et la Putain (Jean Eustache, 1973) (104)
52. Fanny e Alexander (Ingmar Bergman, 1982) (129)
52. La Notte (Michelangelo Antonioni, 1961)
52. Eraserhead (David Lynch, 1976)
52. Viridiana (Luis Buñuel, 1961)
62. Meshes of the Afternoon (Maya Deren e Alexandr Hackenschmied, 1943) (16)
62. Tarda Primavera (Yasugiro Ozu, 1949) (22)
62. A Qualcuno Piace Caldo (Billy Wilder, 1959) (38)
62. Blade Runner (Ridley Scott, 1982) (54)
62. Viale del Tramonto (Billy Wilder, 1950) (81)
62. Satantango (Bela Tarr, 1994) (78)
62. Tropical Malady (Apichatpong Weerasethakul, 2004) (96)
62. Lo Squalo (Steven Spielberg, 1975) (106)
62. Lawrence d’Arabia (David Lean, 1962) (133)
62. La Ciénaga (Lucrecia Martel, 2001) (136)
72. Sentieri Selvaggi (John Ford, 1956) (15)
72. Shoah (Claude Lanzmann, 1985) (27)
72. Notizie da Casa (Chantal Akerman, 1976) (53)
72. Sans Soleil (Chris Marker, 1982) (59)
72. Touki Bouki (Djibril Diop Mambéty, 1973) (66)
72. Scarpette Rosse (Michael Powell e Emeric Pressburger, 1948) (71)
72. Tempi Moderni (Charlie Chaplin, 1936) (82)
72. A Brighter Summer Day (Edward Yang, 1991) (79)
72. Lo Spirito dell’Alveare (Victore Erice, 1973) (86)
72. Velluto Blu (David Lynch, 1986) (87)
72. Il Posto delle Fragole (Ingmar Bergman, 1957) (110)
72. L’Ascesa (Larissa Shepitko, 1976) (128)
72. Il Settimo Sigillo (Ingmar Bergman, 1957) (141)
72. Chinatown (Roman Polanski, 1974) (151)
72. Vivere (Akira Kurosawa, 1952) (167)
72. Dov’è la Casa del Mio Amico? (Abbas Kiarostami, 1987) (161)
72. L’Argent (Robert Bresson, 1983) (170)
72. La Conversazione (Francis Ford Coppola, 1974)
72. Salò o le 120 Giornate di Sodoma (Pier Paolo Pasolini, 1975)
72. Una Separazione (Asghar Farhadi, 2011)
72. Kes (Ken Loach, 1969)
93. Wanda (Barbara Loden, 1970) (48)
93. La Corazzata Potemkin (Sergej M. Ėjzenštejn, 1925) (55)
93. Moonlight (Barry Jenkins, 2016) (60)
93. Yi Yi (Edward Yang, 1999) (93)
93. Parasite (Bong Joon-ho, 2019) (94)
93. Il Conformista (Bernardo Bertolucci, 1970) (119)
93. Il Colore del Melograno (Sergei Paradjanov, 1968) (124)
93. Diario di un Ladro (Robert Bresson, 1959) (142)
93. Il Sapore della Ciliegia (Abbas Kiarostami, 1997) (245)
93. Niente da Nascondere (Michael Haneke, 2004)
93. Eternal Sunshine of the Spotless Mind (Michel Gondry, 2004)
93. Il Trono di Sangue (Akira Kurosawa, 1957)Al momento di pubblicare questa lista posso dire di aver visto 67 film su 100, non pochi, ma neanche tantissimi, considerando che si tratta di una lista uscita fuori dalla Top10 di così tanti professionisti della macchina da presa. Fino al prossimo sondaggio del 2032 il tempo per recuperare film non mancherà, la grande domanda però è: voi quanti ne avete visti?
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I 100 Migliori Film della Storia del Cinema
Un anno fa vi raccontavo del decennale sondaggio della rivista Sight and Sound, organo ufficiale del British Film Institute, che dal 1952 chiede a vari professionisti del settore (registi, critici, accademici) di stilare una lista dei 10 migliori film della storia del cinema. Ogni dieci anni il sondaggio viene riproposto, ad un panel sempre più ampio di esperti, dalle cui risposte esce poi la listona dei 250 migliori film della storia del cinema. Se la lista “ufficiale” con le scelte dei vari professionisti da tutto il mondo ha reso il quadro più inclusivo e diversificato, l’altra lista, quella basata sulle scelte di registi e registe, presenta un quadro senza dubbio più interessante, visto che si basa sulle scelte di chi il cinema lo fa e non di chi, come noi, il cinema lo studia e lo commenta. Questo significa che le scelte dei registi hanno più a che fare con la quintessenza del cinema, quindi con la storia del cinema stesso, e meno con lo spirito del tempo, piuttosto evidente nella lista di cui sopra, data la presenza di film buoni ma non eccezionali che però riflettono bene le tematiche e le battaglie legate alla società contemporanea (come Moonlight di Barry Jenkins davanti a La Dolce Vita e Casablanca, o Get Out di Jordan Peele addirittura più avanti di C’era una volta il West o Il Padrino Parte II).
La classifica con le scelte dei registi è cominciata solo nel 1992, quarant’anni dopo quella generale, e inizialmente aveva coinvolto nel sondaggio soltanto 101 realizzatori. Nel 2012 le registe e i registi coinvolti erano stati invece 358, fino ai 480 dell’ultima edizione del sondaggio, nel 2022. Dalle loro scelte, la lista dei 100 migliori film della storia del cinema che troviamo qui di seguito (a fianco, trovate la posizione del film nella classifica generale, se presente):
1. 2001 Odissea nello Spazio (Stanley Kubrick, 1968) (6)
2. Quarto Potere (Orson Welles, 1946) (3)
3. Il Padrino (Francis Ford Coppola, 1972) (12)
4. Jeanne Dielman (Chantal Akerman, 1975) (1)
4. Viaggio a Tokyo (Yasugiro Ozu, 1953) (4)
6. La Donna Che Visse Due Volte (Alfred Hitchcock, 1958) (2)
6. 8 1/2 (Federico Fellini, 1963) (33)
8. Lo Specchio (Andrej Tarkovskij, 1975) (31)
9. In The Mood For Love (Wong Kar Wai, 2000) (5)
9. Close Up (Abbas Kiarostami, 1989) (17)
9. Persona (Ingmar Bergman, 1966) (18)
12. Taxi Driver (Martin Scorsese, 1976) (29)
12. Barry Lyndon (Stanley Kubrick, 1975) (47)
14. Beau Travail (Claire Denis, 1998) (7)
14. I Sette Samurai (Akira Kurosawa, 1954) (20)
14. Fino all’Ultimo Respiro (Jean-Luc Godard, 1960) (39)
14. Stalker (Andrej Tarkovskij, 1979) (44)
18. Apocalypse Now (Francis Ford Coppola, 1979) (19)
18. Una Moglie (John Cassavetes, 1974) (115)
20. Ladri di Biciclette (Vittorio De Sica, 1948) (41)
20. Rashomon (Akira Kurosawa, 1950) (42)
22. Mulholland Drive (David Lynch, 2001) (8)
22. Peter Panchali (Satyajit Ray, 1955)
22. La Battaglia di Algeri (Gillo Pontecorvo, 1966) (45)
22. Toro Scatenato (Martin Scorsese, 1980) (131)
26. Andrej Rublev (Andrej Tarkovskij, 1966) (69)
26. Il Padrino Parte II (Francis Ford Coppola, 1974) (107)
28. Quei Bravi Ragazzi (Martin Scorsese, 1990) (64)
29. Fa’ la Cosa Giusta (Spike Lee, 1989) (24)
30. L’Uomo con la Macchina da Presa (Dziga Vertov, 1929) (9)
30. La Passione di Giovanna D’Arco (Carl Theodor Dreyer, 1927) (21)
30. Ordet – La Parola (Carl Theodor Dreyer, 1955) (49)
33. Aurora (Friedrich Wilhelm Murnau, 1927) (11)
33. I 400 Colpi (François Truffaut, 1959) (50)
35. La Dolce Vita (Federico Fellini, 1960) (61)
35. La Jetée (Chris Marker, 1962) (68)
37. Au Hasard Balthazar (Robert Bresson, 1966) (25)
38. La Regola del Gioco (Jean Renoir, 1939) (13)
38. L’Avventura (Michelangelo Antonioni, 1960) (74)
38. La Strada (Federico Fellini, 1954)
41. Playtime (Jacques Tati, 1967) (23)
41. La Morte Corre sul Fiume (Charles Laughton, 1955) (26)
41. Un Condannato a Morte è Fuggito (Robert Bresson, 1956) (99)
41. Senza Tetto né Legge (Agnes Varda, 1985) (103)
41. Va’ e Vedi (Elem Klimov, 1985) (105)
46. Psyco (Alfred Hitchcock, 1960) (32)
46. L’Atalante (Jean Vigo, 1934) (34)
46. Il Disprezzo (Jean-Luc Godard, 1963) (56)
46. C’era Una Volta il West (Sergio Leone, 1968) (100)
46. A Venezia… Un Dicembre Rosso Shocking (Nicolas Roeg, 1973) (117)
46. Il Dottor Stranamore (Stanley Kubrick, 1963) (205)
52. Cantando Sotto la Pioggia (Stanley Donen e Gene Kelly, 1951) (10)
52. Cléo dalle 5 alle 7 (Agnes Varda, 1962) (14)
52. Luci della Città (Charlie Chaplin, 1931) (36)
52. Lezioni di Piano (Jane Campion, 1992) (51)
52. La Paura Mangia l’Anima (Rainer Werner Fassbinder, 1974) (52)
52. La Maman et la Putain (Jean Eustache, 1973) (104)
52. Fanny e Alexander (Ingmar Bergman, 1982) (129)
52. La Notte (Michelangelo Antonioni, 1961)
52. Eraserhead (David Lynch, 1976)
52. Viridiana (Luis Buñuel, 1961)
62. Meshes of the Afternoon (Maya Deren e Alexandr Hackenschmied, 1943) (16)
62. Tarda Primavera (Yasugiro Ozu, 1949) (22)
62. A Qualcuno Piace Caldo (Billy Wilder, 1959) (38)
62. Blade Runner (Ridley Scott, 1982) (54)
62. Viale del Tramonto (Billy Wilder, 1950) (81)
62. Satantango (Bela Tarr, 1994) (78)
62. Tropical Malady (Apichatpong Weerasethakul, 2004) (96)
62. Lo Squalo (Steven Spielberg, 1975) (106)
62. Lawrence d’Arabia (David Lean, 1962) (133)
62. La Ciénaga (Lucrecia Martel, 2001) (136)
72. Sentieri Selvaggi (John Ford, 1956) (15)
72. Shoah (Claude Lanzmann, 1985) (27)
72. Notizie da Casa (Chantal Akerman, 1976) (53)
72. Sans Soleil (Chris Marker, 1982) (59)
72. Touki Bouki (Djibril Diop Mambéty, 1973) (66)
72. Scarpette Rosse (Michael Powell e Emeric Pressburger, 1948) (71)
72. Tempi Moderni (Charlie Chaplin, 1936) (82)
72. A Brighter Summer Day (Edward Yang, 1991) (79)
72. Lo Spirito dell’Alveare (Victore Erice, 1973) (86)
72. Velluto Blu (David Lynch, 1986) (87)
72. Il Posto delle Fragole (Ingmar Bergman, 1957) (110)
72. L’Ascesa (Larissa Shepitko, 1976) (128)
72. Il Settimo Sigillo (Ingmar Bergman, 1957) (141)
72. Chinatown (Roman Polanski, 1974) (151)
72. Vivere (Akira Kurosawa, 1952) (167)
72. Dov’è la Casa del Mio Amico? (Abbas Kiarostami, 1987) (161)
72. L’Argent (Robert Bresson, 1983) (170)
72. La Conversazione (Francis Ford Coppola, 1974)
72. Salò o le 120 Giornate di Sodoma (Pier Paolo Pasolini, 1975)
72. Una Separazione (Asghar Farhadi, 2011)
72. Kes (Ken Loach, 1969)
93. Wanda (Barbara Loden, 1970) (48)
93. La Corazzata Potemkin (Sergej M. Ėjzenštejn, 1925) (55)
93. Moonlight (Barry Jenkins, 2016) (60)
93. Yi Yi (Edward Yang, 1999) (93)
93. Parasite (Bong Joon-ho, 2019) (94)
93. Il Conformista (Bernardo Bertolucci, 1970) (119)
93. Il Colore del Melograno (Sergei Paradjanov, 1968) (124)
93. Diario di un Ladro (Robert Bresson, 1959) (142)
93. Il Sapore della Ciliegia (Abbas Kiarostami, 1997) (245)
93. Niente da Nascondere (Michael Haneke, 2004)
93. Eternal Sunshine of the Spotless Mind (Michel Gondry, 2004)
93. Il Trono di Sangue (Akira Kurosawa, 1957)Al momento di pubblicare questa lista posso dire di aver visto 67 film su 100, non pochi, ma neanche tantissimi, considerando che si tratta di una lista uscita fuori dalla Top10 di così tanti professionisti della macchina da presa. Fino al prossimo sondaggio del 2032 il tempo per recuperare film non mancherà, la grande domanda però è: voi quanti ne avete visti?
[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
una piccola mancia per aiutarmi a sostenere il sito!]#100MiglioriFilm #Cinema #film #filmPiùBelli #lista #listaFilm #miglioriFilm #miglioriFilmDellaStoriaDelCinema #piùGrandiFilm #registi #sempre #sightAndSound #sondaggio #storia
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I 100 Migliori Film della Storia del Cinema
Un anno fa vi raccontavo del decennale sondaggio della rivista Sight and Sound, organo ufficiale del British Film Institute, che dal 1952 chiede a vari professionisti del settore (registi, critici, accademici) di stilare una lista dei 10 migliori film della storia del cinema. Ogni dieci anni il sondaggio viene riproposto, ad un panel sempre più ampio di esperti, dalle cui risposte esce poi la listona dei 250 migliori film della storia del cinema. Se la lista “ufficiale” con le scelte dei vari professionisti da tutto il mondo ha reso il quadro più inclusivo e diversificato, l’altra lista, quella basata sulle scelte di registi e registe, presenta un quadro senza dubbio più interessante, visto che si basa sulle scelte di chi il cinema lo fa e non di chi, come noi, il cinema lo studia e lo commenta. Questo significa che le scelte dei registi hanno più a che fare con la quintessenza del cinema, quindi con la storia del cinema stesso, e meno con lo spirito del tempo, piuttosto evidente nella lista di cui sopra, data la presenza di film buoni ma non eccezionali che però riflettono bene le tematiche e le battaglie legate alla società contemporanea (come Moonlight di Barry Jenkins davanti a La Dolce Vita e Casablanca, o Get Out di Jordan Peele addirittura più avanti di C’era una volta il West o Il Padrino Parte II).
La classifica con le scelte dei registi è cominciata solo nel 1992, quarant’anni dopo quella generale, e inizialmente aveva coinvolto nel sondaggio soltanto 101 realizzatori. Nel 2012 le registe e i registi coinvolti erano stati invece 358, fino ai 480 dell’ultima edizione del sondaggio, nel 2022. Dalle loro scelte, la lista dei 100 migliori film della storia del cinema che troviamo qui di seguito (a fianco, trovate la posizione del film nella classifica generale, se presente):
1. 2001 Odissea nello Spazio (Stanley Kubrick, 1968) (6)
2. Quarto Potere (Orson Welles, 1946) (3)
3. Il Padrino (Francis Ford Coppola, 1972) (12)
4. Jeanne Dielman (Chantal Akerman, 1975) (1)
4. Viaggio a Tokyo (Yasugiro Ozu, 1953) (4)
6. La Donna Che Visse Due Volte (Alfred Hitchcock, 1958) (2)
6. 8 1/2 (Federico Fellini, 1963) (33)
8. Lo Specchio (Andrej Tarkovskij, 1975) (31)
9. In The Mood For Love (Wong Kar Wai, 2000) (5)
9. Close Up (Abbas Kiarostami, 1989) (17)
9. Persona (Ingmar Bergman, 1966) (18)
12. Taxi Driver (Martin Scorsese, 1976) (29)
12. Barry Lyndon (Stanley Kubrick, 1975) (47)
14. Beau Travail (Claire Denis, 1998) (7)
14. I Sette Samurai (Akira Kurosawa, 1954) (20)
14. Fino all’Ultimo Respiro (Jean-Luc Godard, 1960) (39)
14. Stalker (Andrej Tarkovskij, 1979) (44)
18. Apocalypse Now (Francis Ford Coppola, 1979) (19)
18. Una Moglie (John Cassavetes, 1974) (115)
20. Ladri di Biciclette (Vittorio De Sica, 1948) (41)
20. Rashomon (Akira Kurosawa, 1950) (42)
22. Mulholland Drive (David Lynch, 2001) (8)
22. Peter Panchali (Satyajit Ray, 1955)
22. La Battaglia di Algeri (Gillo Pontecorvo, 1966) (45)
22. Toro Scatenato (Martin Scorsese, 1980) (131)
26. Andrej Rublev (Andrej Tarkovskij, 1966) (69)
26. Il Padrino Parte II (Francis Ford Coppola, 1974) (107)
28. Quei Bravi Ragazzi (Martin Scorsese, 1990) (64)
29. Fa’ la Cosa Giusta (Spike Lee, 1989) (24)
30. L’Uomo con la Macchina da Presa (Dziga Vertov, 1929) (9)
30. La Passione di Giovanna D’Arco (Carl Theodor Dreyer, 1927) (21)
30. Ordet – La Parola (Carl Theodor Dreyer, 1955) (49)
33. Aurora (Friedrich Wilhelm Murnau, 1927) (11)
33. I 400 Colpi (François Truffaut, 1959) (50)
35. La Dolce Vita (Federico Fellini, 1960) (61)
35. La Jetée (Chris Marker, 1962) (68)
37. Au Hasard Balthazar (Robert Bresson, 1966) (25)
38. La Regola del Gioco (Jean Renoir, 1939) (13)
38. L’Avventura (Michelangelo Antonioni, 1960) (74)
38. La Strada (Federico Fellini, 1954)
41. Playtime (Jacques Tati, 1967) (23)
41. La Morte Corre sul Fiume (Charles Laughton, 1955) (26)
41. Un Condannato a Morte è Fuggito (Robert Bresson, 1956) (99)
41. Senza Tetto né Legge (Agnes Varda, 1985) (103)
41. Va’ e Vedi (Elem Klimov, 1985) (105)
46. Psyco (Alfred Hitchcock, 1960) (32)
46. L’Atalante (Jean Vigo, 1934) (34)
46. Il Disprezzo (Jean-Luc Godard, 1963) (56)
46. C’era Una Volta il West (Sergio Leone, 1968) (100)
46. A Venezia… Un Dicembre Rosso Shocking (Nicolas Roeg, 1973) (117)
46. Il Dottor Stranamore (Stanley Kubrick, 1963) (205)
52. Cantando Sotto la Pioggia (Stanley Donen e Gene Kelly, 1951) (10)
52. Cléo dalle 5 alle 7 (Agnes Varda, 1962) (14)
52. Luci della Città (Charlie Chaplin, 1931) (36)
52. Lezioni di Piano (Jane Campion, 1992) (51)
52. La Paura Mangia l’Anima (Rainer Werner Fassbinder, 1974) (52)
52. La Maman et la Putain (Jean Eustache, 1973) (104)
52. Fanny e Alexander (Ingmar Bergman, 1982) (129)
52. La Notte (Michelangelo Antonioni, 1961)
52. Eraserhead (David Lynch, 1976)
52. Viridiana (Luis Buñuel, 1961)
62. Meshes of the Afternoon (Maya Deren e Alexandr Hackenschmied, 1943) (16)
62. Tarda Primavera (Yasugiro Ozu, 1949) (22)
62. A Qualcuno Piace Caldo (Billy Wilder, 1959) (38)
62. Blade Runner (Ridley Scott, 1982) (54)
62. Viale del Tramonto (Billy Wilder, 1950) (81)
62. Satantango (Bela Tarr, 1994) (78)
62. Tropical Malady (Apichatpong Weerasethakul, 2004) (96)
62. Lo Squalo (Steven Spielberg, 1975) (106)
62. Lawrence d’Arabia (David Lean, 1962) (133)
62. La Ciénaga (Lucrecia Martel, 2001) (136)
72. Sentieri Selvaggi (John Ford, 1956) (15)
72. Shoah (Claude Lanzmann, 1985) (27)
72. Notizie da Casa (Chantal Akerman, 1976) (53)
72. Sans Soleil (Chris Marker, 1982) (59)
72. Touki Bouki (Djibril Diop Mambéty, 1973) (66)
72. Scarpette Rosse (Michael Powell e Emeric Pressburger, 1948) (71)
72. Tempi Moderni (Charlie Chaplin, 1936) (82)
72. A Brighter Summer Day (Edward Yang, 1991) (79)
72. Lo Spirito dell’Alveare (Victore Erice, 1973) (86)
72. Velluto Blu (David Lynch, 1986) (87)
72. Il Posto delle Fragole (Ingmar Bergman, 1957) (110)
72. L’Ascesa (Larissa Shepitko, 1976) (128)
72. Il Settimo Sigillo (Ingmar Bergman, 1957) (141)
72. Chinatown (Roman Polanski, 1974) (151)
72. Vivere (Akira Kurosawa, 1952) (167)
72. Dov’è la Casa del Mio Amico? (Abbas Kiarostami, 1987) (161)
72. L’Argent (Robert Bresson, 1983) (170)
72. La Conversazione (Francis Ford Coppola, 1974)
72. Salò o le 120 Giornate di Sodoma (Pier Paolo Pasolini, 1975)
72. Una Separazione (Asghar Farhadi, 2011)
72. Kes (Ken Loach, 1969)
93. Wanda (Barbara Loden, 1970) (48)
93. La Corazzata Potemkin (Sergej M. Ėjzenštejn, 1925) (55)
93. Moonlight (Barry Jenkins, 2016) (60)
93. Yi Yi (Edward Yang, 1999) (93)
93. Parasite (Bong Joon-ho, 2019) (94)
93. Il Conformista (Bernardo Bertolucci, 1970) (119)
93. Il Colore del Melograno (Sergei Paradjanov, 1968) (124)
93. Diario di un Ladro (Robert Bresson, 1959) (142)
93. Il Sapore della Ciliegia (Abbas Kiarostami, 1997) (245)
93. Niente da Nascondere (Michael Haneke, 2004)
93. Eternal Sunshine of the Spotless Mind (Michel Gondry, 2004)
93. Il Trono di Sangue (Akira Kurosawa, 1957)Al momento di pubblicare questa lista posso dire di aver visto 67 film su 100, non pochi, ma neanche tantissimi, considerando che si tratta di una lista uscita fuori dalla Top10 di così tanti professionisti della macchina da presa. Fino al prossimo sondaggio del 2032 il tempo per recuperare film non mancherà, la grande domanda però è: voi quanti ne avete visti?
[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
una piccola mancia per aiutarmi a sostenere il sito!]#100MiglioriFilm #Cinema #film #filmPiùBelli #lista #listaFilm #miglioriFilm #miglioriFilmDellaStoriaDelCinema #piùGrandiFilm #registi #sempre #sightAndSound #sondaggio #storia
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I 100 Migliori Film della Storia del Cinema
Un anno fa vi raccontavo del decennale sondaggio della rivista Sight and Sound, organo ufficiale del British Film Institute, che dal 1952 chiede a vari professionisti del settore (registi, critici, accademici) di stilare una lista dei 10 migliori film della storia del cinema. Ogni dieci anni il sondaggio viene riproposto, ad un panel sempre più ampio di esperti, dalle cui risposte esce poi la listona dei 250 migliori film della storia del cinema. Se la lista “ufficiale” con le scelte dei vari professionisti da tutto il mondo ha reso il quadro più inclusivo e diversificato, l’altra lista, quella basata sulle scelte di registi e registe, presenta un quadro senza dubbio più interessante, visto che si basa sulle scelte di chi il cinema lo fa e non di chi, come noi, il cinema lo studia e lo commenta. Questo significa che le scelte dei registi hanno più a che fare con la quintessenza del cinema, quindi con la storia del cinema stesso, e meno con lo spirito del tempo, piuttosto evidente nella lista di cui sopra, data la presenza di film buoni ma non eccezionali che però riflettono bene le tematiche e le battaglie legate alla società contemporanea (come Moonlight di Barry Jenkins davanti a La Dolce Vita e Casablanca, o Get Out di Jordan Peele addirittura più avanti di C’era una volta il West o Il Padrino Parte II).
La classifica con le scelte dei registi è cominciata solo nel 1992, quarant’anni dopo quella generale, e inizialmente aveva coinvolto nel sondaggio soltanto 101 realizzatori. Nel 2012 le registe e i registi coinvolti erano stati invece 358, fino ai 480 dell’ultima edizione del sondaggio, nel 2022. Dalle loro scelte, la lista dei 100 migliori film della storia del cinema che troviamo qui di seguito (a fianco, trovate la posizione del film nella classifica generale, se presente):
1. 2001 Odissea nello Spazio (Stanley Kubrick, 1968) (6)
2. Quarto Potere (Orson Welles, 1946) (3)
3. Il Padrino (Francis Ford Coppola, 1972) (12)
4. Jeanne Dielman (Chantal Akerman, 1975) (1)
4. Viaggio a Tokyo (Yasugiro Ozu, 1953) (4)
6. La Donna Che Visse Due Volte (Alfred Hitchcock, 1958) (2)
6. 8 1/2 (Federico Fellini, 1963) (33)
8. Lo Specchio (Andrej Tarkovskij, 1975) (31)
9. In The Mood For Love (Wong Kar Wai, 2000) (5)
9. Close Up (Abbas Kiarostami, 1989) (17)
9. Persona (Ingmar Bergman, 1966) (18)
12. Taxi Driver (Martin Scorsese, 1976) (29)
12. Barry Lyndon (Stanley Kubrick, 1975) (47)
14. Beau Travail (Claire Denis, 1998) (7)
14. I Sette Samurai (Akira Kurosawa, 1954) (20)
14. Fino all’Ultimo Respiro (Jean-Luc Godard, 1960) (39)
14. Stalker (Andrej Tarkovskij, 1979) (44)
18. Apocalypse Now (Francis Ford Coppola, 1979) (19)
18. Una Moglie (John Cassavetes, 1974) (115)
20. Ladri di Biciclette (Vittorio De Sica, 1948) (41)
20. Rashomon (Akira Kurosawa, 1950) (42)
22. Mulholland Drive (David Lynch, 2001) (8)
22. Peter Panchali (Satyajit Ray, 1955)
22. La Battaglia di Algeri (Gillo Pontecorvo, 1966) (45)
22. Toro Scatenato (Martin Scorsese, 1980) (131)
26. Andrej Rublev (Andrej Tarkovskij, 1966) (69)
26. Il Padrino Parte II (Francis Ford Coppola, 1974) (107)
28. Quei Bravi Ragazzi (Martin Scorsese, 1990) (64)
29. Fa’ la Cosa Giusta (Spike Lee, 1989) (24)
30. L’Uomo con la Macchina da Presa (Dziga Vertov, 1929) (9)
30. La Passione di Giovanna D’Arco (Carl Theodor Dreyer, 1927) (21)
30. Ordet – La Parola (Carl Theodor Dreyer, 1955) (49)
33. Aurora (Friedrich Wilhelm Murnau, 1927) (11)
33. I 400 Colpi (François Truffaut, 1959) (50)
35. La Dolce Vita (Federico Fellini, 1960) (61)
35. La Jetée (Chris Marker, 1962) (68)
37. Au Hasard Balthazar (Robert Bresson, 1966) (25)
38. La Regola del Gioco (Jean Renoir, 1939) (13)
38. L’Avventura (Michelangelo Antonioni, 1960) (74)
38. La Strada (Federico Fellini, 1954)
41. Playtime (Jacques Tati, 1967) (23)
41. La Morte Corre sul Fiume (Charles Laughton, 1955) (26)
41. Un Condannato a Morte è Fuggito (Robert Bresson, 1956) (99)
41. Senza Tetto né Legge (Agnes Varda, 1985) (103)
41. Va’ e Vedi (Elem Klimov, 1985) (105)
46. Psyco (Alfred Hitchcock, 1960) (32)
46. L’Atalante (Jean Vigo, 1934) (34)
46. Il Disprezzo (Jean-Luc Godard, 1963) (56)
46. C’era Una Volta il West (Sergio Leone, 1968) (100)
46. A Venezia… Un Dicembre Rosso Shocking (Nicolas Roeg, 1973) (117)
46. Il Dottor Stranamore (Stanley Kubrick, 1963) (205)
52. Cantando Sotto la Pioggia (Stanley Donen e Gene Kelly, 1951) (10)
52. Cléo dalle 5 alle 7 (Agnes Varda, 1962) (14)
52. Luci della Città (Charlie Chaplin, 1931) (36)
52. Lezioni di Piano (Jane Campion, 1992) (51)
52. La Paura Mangia l’Anima (Rainer Werner Fassbinder, 1974) (52)
52. La Maman et la Putain (Jean Eustache, 1973) (104)
52. Fanny e Alexander (Ingmar Bergman, 1982) (129)
52. La Notte (Michelangelo Antonioni, 1961)
52. Eraserhead (David Lynch, 1976)
52. Viridiana (Luis Buñuel, 1961)
62. Meshes of the Afternoon (Maya Deren e Alexandr Hackenschmied, 1943) (16)
62. Tarda Primavera (Yasugiro Ozu, 1949) (22)
62. A Qualcuno Piace Caldo (Billy Wilder, 1959) (38)
62. Blade Runner (Ridley Scott, 1982) (54)
62. Viale del Tramonto (Billy Wilder, 1950) (81)
62. Satantango (Bela Tarr, 1994) (78)
62. Tropical Malady (Apichatpong Weerasethakul, 2004) (96)
62. Lo Squalo (Steven Spielberg, 1975) (106)
62. Lawrence d’Arabia (David Lean, 1962) (133)
62. La Ciénaga (Lucrecia Martel, 2001) (136)
72. Sentieri Selvaggi (John Ford, 1956) (15)
72. Shoah (Claude Lanzmann, 1985) (27)
72. Notizie da Casa (Chantal Akerman, 1976) (53)
72. Sans Soleil (Chris Marker, 1982) (59)
72. Touki Bouki (Djibril Diop Mambéty, 1973) (66)
72. Scarpette Rosse (Michael Powell e Emeric Pressburger, 1948) (71)
72. Tempi Moderni (Charlie Chaplin, 1936) (82)
72. A Brighter Summer Day (Edward Yang, 1991) (79)
72. Lo Spirito dell’Alveare (Victore Erice, 1973) (86)
72. Velluto Blu (David Lynch, 1986) (87)
72. Il Posto delle Fragole (Ingmar Bergman, 1957) (110)
72. L’Ascesa (Larissa Shepitko, 1976) (128)
72. Il Settimo Sigillo (Ingmar Bergman, 1957) (141)
72. Chinatown (Roman Polanski, 1974) (151)
72. Vivere (Akira Kurosawa, 1952) (167)
72. Dov’è la Casa del Mio Amico? (Abbas Kiarostami, 1987) (161)
72. L’Argent (Robert Bresson, 1983) (170)
72. La Conversazione (Francis Ford Coppola, 1974)
72. Salò o le 120 Giornate di Sodoma (Pier Paolo Pasolini, 1975)
72. Una Separazione (Asghar Farhadi, 2011)
72. Kes (Ken Loach, 1969)
93. Wanda (Barbara Loden, 1970) (48)
93. La Corazzata Potemkin (Sergej M. Ėjzenštejn, 1925) (55)
93. Moonlight (Barry Jenkins, 2016) (60)
93. Yi Yi (Edward Yang, 1999) (93)
93. Parasite (Bong Joon-ho, 2019) (94)
93. Il Conformista (Bernardo Bertolucci, 1970) (119)
93. Il Colore del Melograno (Sergei Paradjanov, 1968) (124)
93. Diario di un Ladro (Robert Bresson, 1959) (142)
93. Il Sapore della Ciliegia (Abbas Kiarostami, 1997) (245)
93. Niente da Nascondere (Michael Haneke, 2004)
93. Eternal Sunshine of the Spotless Mind (Michel Gondry, 2004)
93. Il Trono di Sangue (Akira Kurosawa, 1957)Al momento di pubblicare questa lista posso dire di aver visto 67 film su 100, non pochi, ma neanche tantissimi, considerando che si tratta di una lista uscita fuori dalla Top10 di così tanti professionisti della macchina da presa. Fino al prossimo sondaggio del 2032 il tempo per recuperare film non mancherà, la grande domanda però è: voi quanti ne avete visti?
[Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
una piccola mancia per aiutarmi a sostenere il sito!]#100MiglioriFilm #Cinema #film #filmPiùBelli #lista #listaFilm #miglioriFilm #miglioriFilmDellaStoriaDelCinema #piùGrandiFilm #registi #sempre #sightAndSound #sondaggio #storia
-
I 100 Migliori Film della Storia del Cinema
Un anno fa vi raccontavo del decennale sondaggio della rivista Sight and Sound, organo ufficiale del British Film Institute, che dal 1952 chiede a vari professionisti del settore (registi, critici, accademici) di stilare una lista dei 10 migliori film della storia del cinema. Ogni dieci anni il sondaggio viene riproposto, ad un panel sempre più ampio di esperti, dalle cui risposte esce poi la listona dei 250 migliori film della storia del cinema. Se la lista “ufficiale” con le scelte dei vari professionisti da tutto il mondo ha reso il quadro più inclusivo e diversificato, l’altra lista, quella basata sulle scelte di registi e registe, presenta un quadro senza dubbio più interessante, visto che si basa sulle scelte di chi il cinema lo fa e non di chi, come noi, il cinema lo studia e lo commenta. Questo significa che le scelte dei registi hanno più a che fare con la quintessenza del cinema, quindi con la storia del cinema stesso, e meno con lo spirito del tempo, piuttosto evidente nella lista di cui sopra, data la presenza di film buoni ma non eccezionali che però riflettono bene le tematiche e le battaglie legate alla società contemporanea (come Moonlight di Barry Jenkins davanti a La Dolce Vita e Casablanca, o Get Out di Jordan Peele addirittura più avanti di C’era una volta il West o Il Padrino Parte II).
La classifica con le scelte dei registi è cominciata solo nel 1992, quarant’anni dopo quella generale, e inizialmente aveva coinvolto nel sondaggio soltanto 101 realizzatori. Nel 2012 le registe e i registi coinvolti erano stati invece 358, fino ai 480 dell’ultima edizione del sondaggio, nel 2022. Dalle loro scelte, la lista dei 100 migliori film della storia del cinema che troviamo qui di seguito (a fianco, trovate la posizione del film nella classifica generale, se presente):
1. 2001 Odissea nello Spazio (Stanley Kubrick, 1968) (6)
2. Quarto Potere (Orson Welles, 1946) (3)
3. Il Padrino (Francis Ford Coppola, 1972) (12)
4. Jeanne Dielman (Chantal Akerman, 1975) (1)
4. Viaggio a Tokyo (Yasugiro Ozu, 1953) (4)
6. La Donna Che Visse Due Volte (Alfred Hitchcock, 1958) (2)
6. 8 1/2 (Federico Fellini, 1963) (33)
8. Lo Specchio (Andrej Tarkovskij, 1975) (31)
9. In The Mood For Love (Wong Kar Wai, 2000) (5)
9. Close Up (Abbas Kiarostami, 1989) (17)
9. Persona (Ingmar Bergman, 1966) (18)
12. Taxi Driver (Martin Scorsese, 1976) (29)
12. Barry Lyndon (Stanley Kubrick, 1975) (47)
14. Beau Travail (Claire Denis, 1998) (7)
14. I Sette Samurai (Akira Kurosawa, 1954) (20)
14. Fino all’Ultimo Respiro (Jean-Luc Godard, 1960) (39)
14. Stalker (Andrej Tarkovskij, 1979) (44)
18. Apocalypse Now (Francis Ford Coppola, 1979) (19)
18. Una Moglie (John Cassavetes, 1974) (115)
20. Ladri di Biciclette (Vittorio De Sica, 1948) (41)
20. Rashomon (Akira Kurosawa, 1950) (42)
22. Mulholland Drive (David Lynch, 2001) (8)
22. Peter Panchali (Satyajit Ray, 1955)
22. La Battaglia di Algeri (Gillo Pontecorvo, 1966) (45)
22. Toro Scatenato (Martin Scorsese, 1980) (131)
26. Andrej Rublev (Andrej Tarkovskij, 1966) (69)
26. Il Padrino Parte II (Francis Ford Coppola, 1974) (107)
28. Quei Bravi Ragazzi (Martin Scorsese, 1990) (64)
29. Fa’ la Cosa Giusta (Spike Lee, 1989) (24)
30. L’Uomo con la Macchina da Presa (Dziga Vertov, 1929) (9)
30. La Passione di Giovanna D’Arco (Carl Theodor Dreyer, 1927) (21)
30. Ordet – La Parola (Carl Theodor Dreyer, 1955) (49)
33. Aurora (Friedrich Wilhelm Murnau, 1927) (11)
33. I 400 Colpi (François Truffaut, 1959) (50)
35. La Dolce Vita (Federico Fellini, 1960) (61)
35. La Jetée (Chris Marker, 1962) (68)
37. Au Hasard Balthazar (Robert Bresson, 1966) (25)
38. La Regola del Gioco (Jean Renoir, 1939) (13)
38. L’Avventura (Michelangelo Antonioni, 1960) (74)
38. La Strada (Federico Fellini, 1954)
41. Playtime (Jacques Tati, 1967) (23)
41. La Morte Corre sul Fiume (Charles Laughton, 1955) (26)
41. Un Condannato a Morte è Fuggito (Robert Bresson, 1956) (99)
41. Senza Tetto né Legge (Agnes Varda, 1985) (103)
41. Va’ e Vedi (Elem Klimov, 1985) (105)
46. Psyco (Alfred Hitchcock, 1960) (32)
46. L’Atalante (Jean Vigo, 1934) (34)
46. Il Disprezzo (Jean-Luc Godard, 1963) (56)
46. C’era Una Volta il West (Sergio Leone, 1968) (100)
46. A Venezia… Un Dicembre Rosso Shocking (Nicolas Roeg, 1973) (117)
46. Il Dottor Stranamore (Stanley Kubrick, 1963) (205)
52. Cantando Sotto la Pioggia (Stanley Donen e Gene Kelly, 1951) (10)
52. Cléo dalle 5 alle 7 (Agnes Varda, 1962) (14)
52. Luci della Città (Charlie Chaplin, 1931) (36)
52. Lezioni di Piano (Jane Campion, 1992) (51)
52. La Paura Mangia l’Anima (Rainer Werner Fassbinder, 1974) (52)
52. La Maman et la Putain (Jean Eustache, 1973) (104)
52. Fanny e Alexander (Ingmar Bergman, 1982) (129)
52. La Notte (Michelangelo Antonioni, 1961)
52. Eraserhead (David Lynch, 1976)
52. Viridiana (Luis Buñuel, 1961)
62. Meshes of the Afternoon (Maya Deren e Alexandr Hackenschmied, 1943) (16)
62. Tarda Primavera (Yasugiro Ozu, 1949) (22)
62. A Qualcuno Piace Caldo (Billy Wilder, 1959) (38)
62. Blade Runner (Ridley Scott, 1982) (54)
62. Viale del Tramonto (Billy Wilder, 1950) (81)
62. Satantango (Bela Tarr, 1994) (78)
62. Tropical Malady (Apichatpong Weerasethakul, 2004) (96)
62. Lo Squalo (Steven Spielberg, 1975) (106)
62. Lawrence d’Arabia (David Lean, 1962) (133)
62. La Ciénaga (Lucrecia Martel, 2001) (136)
72. Sentieri Selvaggi (John Ford, 1956) (15)
72. Shoah (Claude Lanzmann, 1985) (27)
72. Notizie da Casa (Chantal Akerman, 1976) (53)
72. Sans Soleil (Chris Marker, 1982) (59)
72. Touki Bouki (Djibril Diop Mambéty, 1973) (66)
72. Scarpette Rosse (Michael Powell e Emeric Pressburger, 1948) (71)
72. Tempi Moderni (Charlie Chaplin, 1936) (82)
72. A Brighter Summer Day (Edward Yang, 1991) (79)
72. Lo Spirito dell’Alveare (Victore Erice, 1973) (86)
72. Velluto Blu (David Lynch, 1986) (87)
72. Il Posto delle Fragole (Ingmar Bergman, 1957) (110)
72. L’Ascesa (Larissa Shepitko, 1976) (128)
72. Il Settimo Sigillo (Ingmar Bergman, 1957) (141)
72. Chinatown (Roman Polanski, 1974) (151)
72. Vivere (Akira Kurosawa, 1952) (167)
72. Dov’è la Casa del Mio Amico? (Abbas Kiarostami, 1987) (161)
72. L’Argent (Robert Bresson, 1983) (170)
72. La Conversazione (Francis Ford Coppola, 1974)
72. Salò o le 120 Giornate di Sodoma (Pier Paolo Pasolini, 1975)
72. Una Separazione (Asghar Farhadi, 2011)
72. Kes (Ken Loach, 1969)
93. Wanda (Barbara Loden, 1970) (48)
93. La Corazzata Potemkin (Sergej M. Ėjzenštejn, 1925) (55)
93. Moonlight (Barry Jenkins, 2016) (60)
93. Yi Yi (Edward Yang, 1999) (93)
93. Parasite (Bong Joon-ho, 2019) (94)
93. Il Conformista (Bernardo Bertolucci, 1970) (119)
93. Il Colore del Melograno (Sergei Paradjanov, 1968) (124)
93. Diario di un Ladro (Robert Bresson, 1959) (142)
93. Il Sapore della Ciliegia (Abbas Kiarostami, 1997) (245)
93. Niente da Nascondere (Michael Haneke, 2004)
93. Eternal Sunshine of the Spotless Mind (Michel Gondry, 2004)
93. Il Trono di Sangue (Akira Kurosawa, 1957)Al momento di pubblicare questa lista posso dire di aver visto 67 film su 100, non pochi, ma neanche tantissimi, considerando che si tratta di una lista uscita fuori dalla Top10 di così tanti professionisti della macchina da presa. Fino al prossimo sondaggio del 2032 il tempo per recuperare film non mancherà, la grande domanda però è: voi quanti ne avete visti?
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