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#classici — Public Fediverse posts

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  1. Tra il 1605 e il 1615, lo scrittore, drammaturgo e poeta spagnolo #MigueldeCervantes dà alle stampe quello che viene ritenuto il primo grande #romanzo della modernità: « #DonChisciotteDellaMancia », uno dei #libri più citati, studiati e amati della #letteratura mondiale.

    illibraio.it/news/narrativa/do

    #Cervantes #cultura #lettura #classici #utopia #epicacavalleresca #Spagna

  2. "Probabilmente qui ci si occuperà delle cose della cultura e del mondo: è un programma abbastanza vago quanto preciso, presumo. Si cercherà anche di avere a che fare con le storie dei libri, con uno spirito e un’attitudine che provengono dalla suggestione di un titolo bellissimo di una recensione di Catherine Nicholson apparsa sulla New York Review of Books: “Livelier than the living".

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    domeniconunziata.substack.com/

    #letteratura #italia #cultura #classici #scrittura #libri

  3. "Probabilmente qui ci si occuperà delle cose della cultura e del mondo: è un programma abbastanza vago quanto preciso, presumo. Si cercherà anche di avere a che fare con le storie dei libri, con uno spirito e un’attitudine che provengono dalla suggestione di un titolo bellissimo di una recensione di Catherine Nicholson apparsa sulla New York Review of Books: “Livelier than the living".

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    domeniconunziata.substack.com/

    #letteratura #italia #cultura #classici #scrittura #libri

  4. #24marzo
    In occasione della Giornata nazionale per la promozione della #lettura, proponiamo da #Enthymema un articolo sul progetto Macchine per #leggere. Il suo scopo è realizzare un ambiente digitale (desktop e mobile) che introduca gli #studenti della #scuola secondaria di secondo grado alla conoscenza e all’utilizzo delle tecniche di analisi computazionale dei #testi, qui proposte come spunto per accostarsi alla lettura dei #classici della #letteratura.

    ⬇️riviste.unimi.it/index.php/ent

  5. #24marzo
    In occasione della Giornata nazionale per la promozione della #lettura, proponiamo da #Enthymema un articolo sul progetto Macchine per #leggere. Il suo scopo è realizzare un ambiente digitale (desktop e mobile) che introduca gli #studenti della #scuola secondaria di secondo grado alla conoscenza e all’utilizzo delle tecniche di analisi computazionale dei #testi, qui proposte come spunto per accostarsi alla lettura dei #classici della #letteratura.

    ⬇️riviste.unimi.it/index.php/ent

  6. #24marzo
    In occasione della Giornata nazionale per la promozione della #lettura, proponiamo da #Enthymema un articolo sul progetto Macchine per #leggere. Il suo scopo è realizzare un ambiente digitale (desktop e mobile) che introduca gli #studenti della #scuola secondaria di secondo grado alla conoscenza e all’utilizzo delle tecniche di analisi computazionale dei #testi, qui proposte come spunto per accostarsi alla lettura dei #classici della #letteratura.

    ⬇️riviste.unimi.it/index.php/ent

  7. #24marzo
    In occasione della Giornata nazionale per la promozione della #lettura, proponiamo da #Enthymema un articolo sul progetto Macchine per #leggere. Il suo scopo è realizzare un ambiente digitale (desktop e mobile) che introduca gli #studenti della #scuola secondaria di secondo grado alla conoscenza e all’utilizzo delle tecniche di analisi computazionale dei #testi, qui proposte come spunto per accostarsi alla lettura dei #classici della #letteratura.

    ⬇️riviste.unimi.it/index.php/ent

  8. #24marzo
    In occasione della Giornata nazionale per la promozione della #lettura, proponiamo da #Enthymema un articolo sul progetto Macchine per #leggere. Il suo scopo è realizzare un ambiente digitale (desktop e mobile) che introduca gli #studenti della #scuola secondaria di secondo grado alla conoscenza e all’utilizzo delle tecniche di analisi computazionale dei #testi, qui proposte come spunto per accostarsi alla lettura dei #classici della #letteratura.

    ⬇️riviste.unimi.it/index.php/ent

  9. amzn.to/3FzWQ3j
    Il Nome della Rosa, ediz. illustrata: capolavoro di Eco in versione arricchita da immagini. Copertina flessibile, perfetto per lettori e collezionisti. #NomeDellaRosa #UmbertoEco #LibriIllustrati #Classici #Lettura #LibriDaLeggere

  10. Il Mio 2024 Cinematografico

    Il 2024 è stato l’anno in cui ho guardato più film in assoluto, almeno da quando tengo il conto, ovvero dal 2014 (fonte Letterboxd). Che anno è stato però, cinematograficamente parlando? Al di là dei film usciti in sala nel 2024 (che trovate nella mia usuale Top 20 di fine anno), quello appena finito è stato senza dubbio l’anno in cui mi sono innamorato di Kieslowski, di fuochi d’artificio che illuminano il cielo di Parigi mentre un ragazzo e una ragazza ballano sul Pont Neuf, di uno sfortunato asinello nella campagna francese, di un mistero dietro l’altro nella pampa argentina, di una donna in fuga insieme a un ragazzino e di tanti, tantissimi altri film straordinari. Vediamo insieme il mio percorso cinematografico attraverso classici del secolo scorso e recuperi degli anni passati.

    Il 2024 si è aperto con il rewatch di Funeral Party (2007), una commedia che amo molto, ma il primo grande film del passato che ho recuperato, al di là del cult Il Giardino delle Vergini Suicide (1999) di Sofia Coppola, è lo straordinario Harakiri (1962) di Masaki Kobayashi. Il Giappone ha segnato senz’altro il mio 2024, visto che pochi giorni dopo ho stretto conoscenza anche con il sorprendente Onibaba (1964) di Kaneto Shindō e con il capolavoro d’animazione Paprika (2006) di Satoshi Kon. A chiudere in maniera straordinaria il primo mese dell’anno ci ha pensato però il recupero di un capolavoro immenso, Fitzcarraldo (1982) di Herzog, a cui va la palma del più bel recupero di un mese in cui ho visto 26 film.

    Il febbraio più prolifico della mia vita (22 film visti) è stato soprattutto un mese di grandi rewatch. Ad ogni modo tra i vecchi film visti per la prima volta spuntano grandi titoli anni 90 come Festen (1998) di Vinterberg, La Fiammiferaia (1990) di Kaurismaski e Gli Amanti del Pont Neuf (1991) di Carax. Il più bel film visto a febbraio però, per quanto riguarda le scoperte e i recuperi, è senza dubbio La Battaglia di Algeri (1966) di Gillo Pontecorvo.

    Il primo dei 24 film che ho visto a marzo è un colpo di fulmine totale: Distretto 13 (1976) di John Carpenter, film di cui ignoravo l’esistenza, mi appassiona totalmente. Il secondo film del mese è un’altra chicca imperdibile: il documentario di Martin Scorsese ItalianAmerican (1974). I tre recuperi più importanti del mese sono però Beau Travail (1999) di Claire Denis, L’Orgoglio degli Amberson (1942) di Orson Welles e, soprattutto, Au Hasard Balthazar (1966) di Robert Bresson, che è anche il film più bello che ho visto in questo mese, tra i vecchi classici visti per la prima volta (quindi sono sempre esclusi i rewatch e i film usciti in Italia nel 2024).

    Ad aprile vedo 17 film, ma la qualità è immensa. Torna Herzog con l’altro grande classico “sudamericano”, ovvero Aguirre (1972). Approfondisco Jacques Tati con Le Vacanze di Monsieur Hulot (1953) e soprattutto mi avventuro per la prima volta nella trilogia di Kieslowski, guardando sia Film Blu (1993) che Film Bianco (1994). Ma l’opera che più di tutte mi appiccica allo schermo e mi si incolla alle viscere è senza dubbio Dogtooth (2009) di Lanthimos, un capolavoro incredibile.

    A maggio esplode la primavera e forse è per questo che guarderò “solo” 13 film in tutto il mese. Poco male, perché il mese comincia con un capolavoro: Film Rosso (1994), sempre della trilogia di cui sopra. Maggio però sarà segnato da altri due film straordinari: Che Fine Ha Fatto Baby Jane (1962) di Robert Aldrich e soprattutto la rivelazione argentina Trenque Lauquen (2022) di Laura Citarella, straordinaria opera di quattro ore, passata totalmente in sordina (forse a causa della durata?). Da segnalare anche l’ottimo Murina (2021), film croato di Antoneta Alamat Kusijanović.

    A giugno, in quanto a film, il totale sale a 18, ma con soli tre rewatch. Degli undici film del passato visti per la prima volta, il più importante e straordinario è sicuramente Il Trono di Sangue (1957) di Akira Kurosawa. Degni di una menzione importante però vanno segnalati Starlet (2012) di Sean Baker, Fuoco Ragazza Mia! (1967) di Milos Forman e Tutti i Battiti del Mio Cuore (2005) di Jacques Audiard.

    I 17 film visti a luglio cominciano con un grandissimo classico: Mr Smith Va a Washington (1939) di Frank Capra. I picchi del mese, sotto le stelle del terrazzino pugliese, sono La Furia Umana (1949) di Raoul Walsh e l’ennesimo film giapponese del 2024, L’Intendente Sansho di Kenji Mizoguchi. La palma del più bello di luglio però va sicuramente allo straordinario Splendore nell’Erba di Elia Kazan.

    Ad Agosto, per colpa delle vacanze (lo so, è un controsenso), non vedo molto, ma trovo sicuramente importante aver recuperato un classico come Beverly Hills Cop (1984) di Martin Brest, che durante l’infanzia non avevo praticamente mai visto. Alla fine del mese, saranno solo 11 i film visti.

    A settembre tornano le cifre importanti che mancano da marzo, con 22 film visti: la nuova annata comincia con un grande recupero, Stalker (1979) di Andrej Tarkovskij. Il mese è segnato da altri due film, totalmente diversi tra loro, che mi sono comunque piaciuti molto: Il Fascino Discreto della Borghesia (1972) di Bunuel e Green Room (2015) di Jeremy Saulnier. Cinque sere sono poi impegnate da uno dei registi che più hanno segnato il mio 2024: Krzysztof Kieślowski. I dieci film che compongono il suo Decalogo (1989) sono, nell’insieme, l’opera più straordinaria che vedo durante questo mese.

    Ottobre è quasi interamente occupato dalla Festa del Cinema di Roma, che pompa come sempre il conteggio portando a 32 il numero di film visti durante il mese. Nonostante tanti film nuovi, il recupero più importante del mio mese preferito è quello di Stranger Than Paradise (1984) di Jim Jarmusch. Tra gli altri, vanno citati La Leggenda del Re Pescatore (1991) di Terry Gilliam e I Dannati Non Piangono (1950) di Vincent Sherman.

    I 16 film di novembre sono invece messi in ombra da due immensi capolavori che ho recuperato, due film davvero diversissimi tra loro: Lawrence d’Arabia (1962) di David Lean e Gloria (1980) di John Cassavetes. Difficile dire quale mi sia piaciuto di più, ma forse tendo maggiormente verso quest’ultimo. A rimpolpare la quota giapponese di grandi film visti nel 2024, va assolutamente citato Audition (1999) di Takashi Miike.

    Infine arriviamo a dicembre con i suoi 15 film visti, il classico mese di recuperi di fine anno e di feste in cui, al contrario di quasi tutte le persone “normali”, non ho avuto il tempo di vedere nessun film. Prima di Natale però arriva l’ultimo grande classico scoperto durante il 2024: Scarpette Rosse di Powell e Pressburger è senza dubbio la cosa più bella vista durante questo mese, sempre a proposito di film del passato.

    Il 2024 si è chiuso così con 233 film visti o rivisti, un anno in cui il mio amore per il cinema si è arricchito ancora di più con emozioni, viaggi in Paesi lontani, avventure che non vivrò mai se non sullo schermo e di immagini che ora fanno parte del mio bagaglio culturale, sentimentale o, più semplicemente, della mia vita (non solo da cinefilo). Spero che attraverso questo slalom tra classici e grandi film abbiate trovato qualche spunto e una buona selezione di titoli da aggiungere in watchlist. Il 2025 si è già aperto con due film in due giorni, due comfort movie della mia infanzia per alleggerire il carico del nuovo anno, prima di lanciarmi alla scoperta di tantissimi altri classici del passato. Buon 2025, amici cinefili e amiche cinefile.

    #Cinema #cinema2024 #classici #daRecuperare #daVedere #film #filmPiùBelli #ilMioAnnoDiCinema #letterboxd

  11. Il Mio 2024 Cinematografico

    Il 2024 è stato l’anno in cui ho guardato più film in assoluto, almeno da quando tengo il conto, ovvero dal 2014 (fonte Letterboxd). Che anno è stato però, cinematograficamente parlando? Al di là dei film usciti in sala nel 2024 (che trovate nella mia usuale Top 20 di fine anno), quello appena finito è stato senza dubbio l’anno in cui mi sono innamorato di Kieslowski, di fuochi d’artificio che illuminano il cielo di Parigi mentre un ragazzo e una ragazza ballano sul Pont Neuf, di uno sfortunato asinello nella campagna francese, di un mistero dietro l’altro nella pampa argentina, di una donna in fuga insieme a un ragazzino e di tanti, tantissimi altri film straordinari. Vediamo insieme il mio percorso cinematografico attraverso classici del secolo scorso e recuperi degli anni passati.

    Il 2024 si è aperto con il rewatch di Funeral Party (2007), una commedia che amo molto, ma il primo grande film del passato che ho recuperato, al di là del cult Il Giardino delle Vergini Suicide (1999) di Sofia Coppola, è lo straordinario Harakiri (1962) di Masaki Kobayashi. Il Giappone ha segnato senz’altro il mio 2024, visto che pochi giorni dopo ho stretto conoscenza anche con il sorprendente Onibaba (1964) di Kaneto Shindō e con il capolavoro d’animazione Paprika (2006) di Satoshi Kon. A chiudere in maniera straordinaria il primo mese dell’anno ci ha pensato però il recupero di un capolavoro immenso, Fitzcarraldo (1982) di Herzog, a cui va la palma del più bel recupero di un mese in cui ho visto 26 film.

    Il febbraio più prolifico della mia vita (22 film visti) è stato soprattutto un mese di grandi rewatch. Ad ogni modo tra i vecchi film visti per la prima volta spuntano grandi titoli anni 90 come Festen (1998) di Vinterberg, La Fiammiferaia (1990) di Kaurismaki e Gli Amanti del Pont Neuf (1991) di Carax. Il più bel film visto a febbraio però, per quanto riguarda le scoperte e i recuperi, è senza dubbio La Battaglia di Algeri (1966) di Gillo Pontecorvo.

    Il primo dei 24 film che ho visto a marzo è un colpo di fulmine totale: Distretto 13 (1976) di John Carpenter, film di cui ignoravo l’esistenza, mi appassiona totalmente. Il secondo film del mese è un’altra chicca imperdibile: il documentario di Martin Scorsese ItalianAmerican (1974). I tre recuperi più importanti di marzo sono però Beau Travail (1999) di Claire Denis, L’Orgoglio degli Amberson (1942) di Orson Welles e, soprattutto, Au Hasard Balthazar (1966) di Robert Bresson, che è anche il film più bello che ho visto in questo mese, tra i vecchi classici visti per la prima volta (quindi sono sempre esclusi i rewatch e i film usciti in Italia nel 2024).

    Ad aprile vedo 17 film, ma la qualità è immensa. Torna Herzog con l’altro grande classico “sudamericano”, ovvero Aguirre (1972). Approfondisco Jacques Tati con Le Vacanze di Monsieur Hulot (1953) e soprattutto mi avventuro per la prima volta nella trilogia di Kieslowski, guardando sia Film Blu (1993) che Film Bianco (1994). Ma l’opera che più di tutte mi appiccica allo schermo e mi si incolla alle viscere è senza dubbio Dogtooth (2009) di Lanthimos, un capolavoro incredibile.

    A maggio esplode la primavera e forse è per questo che guarderò “solo” 13 film in tutto il mese. Poco male, perché il primo giorno comincia con un capolavoro: Film Rosso (1994), sempre della trilogia di cui sopra. Maggio però sarà segnato da altri due film straordinari: Che Fine Ha Fatto Baby Jane (1962) di Robert Aldrich e soprattutto la rivelazione argentina Trenque Lauquen (2022) di Laura Citarella, straordinaria opera di quattro ore, passata totalmente in sordina (forse a causa della durata?). Da segnalare anche l’ottimo Murina (2021), film croato di Antoneta Alamat Kusijanović.

    A giugno, in quanto a film, il totale sale a 18, ma con soli tre rewatch. Degli undici film del passato visti per la prima volta, il più importante e straordinario è sicuramente Il Trono di Sangue (1957) di Akira Kurosawa. Degni di una menzione importante però vanno segnalati Starlet (2012) di Sean Baker, Fuoco Ragazza Mia! (1967) di Milos Forman e Tutti i Battiti del Mio Cuore (2005) di Jacques Audiard.

    I 17 film visti a luglio cominciano con un grandissimo classico: Mr Smith Va a Washington (1939) di Frank Capra. I picchi del mese, sotto le stelle del terrazzino pugliese, sono La Furia Umana (1949) di Raoul Walsh e l’ennesimo film giapponese del 2024, L’Intendente Sansho (1954) di Kenji Mizoguchi. La palma del più bello di luglio però va sicuramente allo straordinario Splendore nell’Erba (1961) di Elia Kazan.

    Ad Agosto, per colpa delle vacanze (lo so, è un controsenso), non vedo molto, ma trovo sicuramente importante aver recuperato un classico come Beverly Hills Cop (1984) di Martin Brest, che durante l’infanzia non avevo praticamente mai visto. Alla fine del mese, saranno solo 11 i film visti.

    A settembre tornano le cifre importanti che mancano da marzo, con 22 film visti: la nuova annata comincia con un grande recupero, Stalker (1979) di Andrej Tarkovskij. Il mese è segnato da altri due film, totalmente diversi tra loro, che mi sono comunque piaciuti molto: Il Fascino Discreto della Borghesia (1972) di Bunuel e Green Room (2015) di Jeremy Saulnier. Cinque sere sono poi impegnate da uno dei registi che più hanno segnato il mio 2024: Krzysztof Kieślowski. I dieci film che compongono il suo Decalogo (1989) sono, nell’insieme, l’opera più straordinaria che vedo durante questo mese.

    Ottobre è quasi interamente occupato dalla Festa del Cinema di Roma, che pompa come sempre il conteggio portando a 32 il numero di film visti durante il mese. Nonostante tanti film nuovi, il recupero più importante del mio mese preferito è quello di Stranger Than Paradise (1984) di Jim Jarmusch. Tra gli altri, vanno citati La Leggenda del Re Pescatore (1991) di Terry Gilliam e I Dannati Non Piangono (1950) di Vincent Sherman.

    I 16 film di novembre sono invece messi in ombra da due immensi capolavori che ho recuperato, due film davvero diversissimi tra loro: Lawrence d’Arabia (1962) di David Lean e Gloria (1980) di John Cassavetes. Difficile dire quale mi sia piaciuto di più, ma forse tendo maggiormente verso quest’ultimo. A rimpolpare la quota giapponese di grandi film visti nel 2024, va assolutamente citato Audition (1999) di Takashi Miike.

    Infine arriviamo a dicembre con i suoi 15 film visti, il classico mese di recuperi di fine anno e di feste in cui, al contrario di quasi tutte le persone “normali”, non ho avuto il tempo di vedere nessun film. Prima di Natale però arriva l’ultimo grande classico scoperto durante il 2024: Scarpette Rosse (1948) di Powell e Pressburger è senza dubbio la cosa più bella vista durante questo mese, sempre a proposito di film del passato.

    Il 2024 si è chiuso così con 233 film visti o rivisti, un anno in cui il mio amore per il cinema si è arricchito ancora di più con emozioni, viaggi in Paesi lontani, avventure che non vivrò mai se non sullo schermo e di immagini che ora fanno parte del mio bagaglio culturale, sentimentale o, più semplicemente, della mia vita (non solo da cinefilo). Spero che attraverso questo slalom tra classici e grandi film abbiate trovato qualche spunto e una buona selezione di titoli da aggiungere in watchlist. Il 2025 si è già aperto con due film in due giorni, due comfort movie della mia infanzia per alleggerire il carico del nuovo anno, prima di lanciarmi alla scoperta di tantissimi altri classici del passato. E allora buon 2025, amici cinefili e amiche cinefile.

    #Cinema #cinema2024 #classici #daRecuperare #daVedere #film #filmPiùBelli #ilMioAnnoDiCinema #letterboxd

  12. Il Mio 2024 Cinematografico

    Il 2024 è stato l’anno in cui ho guardato più film in assoluto, almeno da quando tengo il conto, ovvero dal 2014 (fonte Letterboxd). Che anno è stato però, cinematograficamente parlando? Al di là dei film usciti in sala nel 2024 (che trovate nella mia usuale Top 20 di fine anno), quello appena finito è stato senza dubbio l’anno in cui mi sono innamorato di Kieslowski, di fuochi d’artificio che illuminano il cielo di Parigi mentre un ragazzo e una ragazza ballano sul Pont Neuf, di uno sfortunato asinello nella campagna francese, di un mistero dietro l’altro nella pampa argentina, di una donna in fuga insieme a un ragazzino e di tanti, tantissimi altri film straordinari. Vediamo insieme il mio percorso cinematografico attraverso classici del secolo scorso e recuperi degli anni passati.

    Il 2024 si è aperto con il rewatch di Funeral Party (2007), una commedia che amo molto, ma il primo grande film del passato che ho recuperato, al di là del cult Il Giardino delle Vergini Suicide (1999) di Sofia Coppola, è lo straordinario Harakiri (1962) di Masaki Kobayashi. Il Giappone ha segnato senz’altro il mio 2024, visto che pochi giorni dopo ho stretto conoscenza anche con il sorprendente Onibaba (1964) di Kaneto Shindō e con il capolavoro d’animazione Paprika (2006) di Satoshi Kon. A chiudere in maniera straordinaria il primo mese dell’anno ci ha pensato però il recupero di un capolavoro immenso, Fitzcarraldo (1982) di Herzog, a cui va la palma del più bel recupero di un mese in cui ho visto 26 film.

    Il febbraio più prolifico della mia vita (22 film visti) è stato soprattutto un mese di grandi rewatch. Ad ogni modo tra i vecchi film visti per la prima volta spuntano grandi titoli anni 90 come Festen (1998) di Vinterberg, La Fiammiferaia (1990) di Kaurismaski e Gli Amanti del Pont Neuf (1991) di Carax. Il più bel film visto a febbraio però, per quanto riguarda le scoperte e i recuperi, è senza dubbio La Battaglia di Algeri (1966) di Gillo Pontecorvo.

    Il primo dei 24 film che ho visto a marzo è un colpo di fulmine totale: Distretto 13 (1976) di John Carpenter, film di cui ignoravo l’esistenza, mi appassiona totalmente. Il secondo film del mese è un’altra chicca imperdibile: il documentario di Martin Scorsese ItalianAmerican (1974). I tre recuperi più importanti del mese sono però Beau Travail (1999) di Claire Denis, L’Orgoglio degli Amberson (1942) di Orson Welles e, soprattutto, Au Hasard Balthazar (1966) di Robert Bresson, che è anche il film più bello che ho visto in questo mese, tra i vecchi classici visti per la prima volta (quindi sono sempre esclusi i rewatch e i film usciti in Italia nel 2024).

    Ad aprile vedo 17 film, ma la qualità è immensa. Torna Herzog con l’altro grande classico “sudamericano”, ovvero Aguirre (1972). Approfondisco Jacques Tati con Le Vacanze di Monsieur Hulot (1953) e soprattutto mi avventuro per la prima volta nella trilogia di Kieslowski, guardando sia Film Blu (1993) che Film Bianco (1994). Ma l’opera che più di tutte mi appiccica allo schermo e mi si incolla alle viscere è senza dubbio Dogtooth (2009) di Lanthimos, un capolavoro incredibile.

    A maggio esplode la primavera e forse è per questo che guarderò “solo” 13 film in tutto il mese. Poco male, perché il mese comincia con un capolavoro: Film Rosso (1994), sempre della trilogia di cui sopra. Maggio però sarà segnato da altri due film straordinari: Che Fine Ha Fatto Baby Jane (1962) di Robert Aldrich e soprattutto la rivelazione argentina Trenque Lauquen (2022) di Laura Citarella, straordinaria opera di quattro ore, passata totalmente in sordina (forse a causa della durata?). Da segnalare anche l’ottimo Murina (2021), film croato di Antoneta Alamat Kusijanović.

    A giugno, in quanto a film, il totale sale a 18, ma con soli tre rewatch. Degli undici film del passato visti per la prima volta, il più importante e straordinario è sicuramente Il Trono di Sangue (1957) di Akira Kurosawa. Degni di una menzione importante però vanno segnalati Starlet (2012) di Sean Baker, Fuoco Ragazza Mia! (1967) di Milos Forman e Tutti i Battiti del Mio Cuore (2005) di Jacques Audiard.

    I 17 film visti a luglio cominciano con un grandissimo classico: Mr Smith Va a Washington (1939) di Frank Capra. I picchi del mese, sotto le stelle del terrazzino pugliese, sono La Furia Umana (1949) di Raoul Walsh e l’ennesimo film giapponese del 2024, L’Intendente Sansho di Kenji Mizoguchi. La palma del più bello di luglio però va sicuramente allo straordinario Splendore nell’Erba di Elia Kazan.

    Ad Agosto, per colpa delle vacanze (lo so, è un controsenso), non vedo molto, ma trovo sicuramente importante aver recuperato un classico come Beverly Hills Cop (1984) di Martin Brest, che durante l’infanzia non avevo praticamente mai visto. Alla fine del mese, saranno solo 11 i film visti.

    A settembre tornano le cifre importanti che mancano da marzo, con 22 film visti: la nuova annata comincia con un grande recupero, Stalker (1979) di Andrej Tarkovskij. Il mese è segnato da altri due film, totalmente diversi tra loro, che mi sono comunque piaciuti molto: Il Fascino Discreto della Borghesia (1972) di Bunuel e Green Room (2015) di Jeremy Saulnier. Cinque sere sono poi impegnate da uno dei registi che più hanno segnato il mio 2024: Krzysztof Kieślowski. I dieci film che compongono il suo Decalogo (1989) sono, nell’insieme, l’opera più straordinaria che vedo durante questo mese.

    Ottobre è quasi interamente occupato dalla Festa del Cinema di Roma, che pompa come sempre il conteggio portando a 32 il numero di film visti durante il mese. Nonostante tanti film nuovi, il recupero più importante del mio mese preferito è quello di Stranger Than Paradise (1984) di Jim Jarmusch. Tra gli altri, vanno citati La Leggenda del Re Pescatore (1991) di Terry Gilliam e I Dannati Non Piangono (1950) di Vincent Sherman.

    I 16 film di novembre sono invece messi in ombra da due immensi capolavori che ho recuperato, due film davvero diversissimi tra loro: Lawrence d’Arabia (1962) di David Lean e Gloria (1980) di John Cassavetes. Difficile dire quale mi sia piaciuto di più, ma forse tendo maggiormente verso quest’ultimo. A rimpolpare la quota giapponese di grandi film visti nel 2024, va assolutamente citato Audition (1999) di Takashi Miike.

    Infine arriviamo a dicembre con i suoi 15 film visti, il classico mese di recuperi di fine anno e di feste in cui, al contrario di quasi tutte le persone “normali”, non ho avuto il tempo di vedere nessun film. Prima di Natale però arriva l’ultimo grande classico scoperto durante il 2024: Scarpette Rosse di Powell e Pressburger è senza dubbio la cosa più bella vista durante questo mese, sempre a proposito di film del passato.

    Il 2024 si è chiuso così con 233 film visti o rivisti, un anno in cui il mio amore per il cinema si è arricchito ancora di più con emozioni, viaggi in Paesi lontani, avventure che non vivrò mai se non sullo schermo e di immagini che ora fanno parte del mio bagaglio culturale, sentimentale o, più semplicemente, della mia vita (non solo da cinefilo). Spero che attraverso questo slalom tra classici e grandi film abbiate trovato qualche spunto e una buona selezione di titoli da aggiungere in watchlist. Il 2025 si è già aperto con due film in due giorni, due comfort movie della mia infanzia per alleggerire il carico del nuovo anno, prima di lanciarmi alla scoperta di tantissimi altri classici del passato. Buon 2025, amici cinefili e amiche cinefile.

    #Cinema #cinema2024 #classici #daRecuperare #daVedere #film #filmPiùBelli #ilMioAnnoDiCinema #letterboxd

  13. Il Mio 2024 Cinematografico

    Il 2024 è stato l’anno in cui ho guardato più film in assoluto, almeno da quando tengo il conto, ovvero dal 2014 (fonte Letterboxd). Che anno è stato però, cinematograficamente parlando? Al di là dei film usciti in sala nel 2024 (che trovate nella mia usuale Top 20 di fine anno), quello appena finito è stato senza dubbio l’anno in cui mi sono innamorato di Kieslowski, di fuochi d’artificio che illuminano il cielo di Parigi mentre un ragazzo e una ragazza ballano sul Pont Neuf, di uno sfortunato asinello nella campagna francese, di un mistero dietro l’altro nella pampa argentina, di una donna in fuga insieme a un ragazzino e di tanti, tantissimi altri film straordinari. Vediamo insieme il mio percorso cinematografico attraverso classici del secolo scorso e recuperi degli anni passati.

    Il 2024 si è aperto con il rewatch di Funeral Party (2007), una commedia che amo molto, ma il primo grande film del passato che ho recuperato, al di là del cult Il Giardino delle Vergini Suicide (1999) di Sofia Coppola, è lo straordinario Harakiri (1962) di Masaki Kobayashi. Il Giappone ha segnato senz’altro il mio 2024, visto che pochi giorni dopo ho stretto conoscenza anche con il sorprendente Onibaba (1964) di Kaneto Shindō e con il capolavoro d’animazione Paprika (2006) di Satoshi Kon. A chiudere in maniera straordinaria il primo mese dell’anno ci ha pensato però il recupero di un capolavoro immenso, Fitzcarraldo (1982) di Herzog, a cui va la palma del più bel recupero di un mese in cui ho visto 26 film.

    Il febbraio più prolifico della mia vita (22 film visti) è stato soprattutto un mese di grandi rewatch. Ad ogni modo tra i vecchi film visti per la prima volta spuntano grandi titoli anni 90 come Festen (1998) di Vinterberg, La Fiammiferaia (1990) di Kaurismaki e Gli Amanti del Pont Neuf (1991) di Carax. Il più bel film visto a febbraio però, per quanto riguarda le scoperte e i recuperi, è senza dubbio La Battaglia di Algeri (1966) di Gillo Pontecorvo.

    Il primo dei 24 film che ho visto a marzo è un colpo di fulmine totale: Distretto 13 (1976) di John Carpenter, film di cui ignoravo l’esistenza, mi appassiona totalmente. Il secondo film del mese è un’altra chicca imperdibile: il documentario di Martin Scorsese ItalianAmerican (1974). I tre recuperi più importanti di marzo sono però Beau Travail (1999) di Claire Denis, L’Orgoglio degli Amberson (1942) di Orson Welles e, soprattutto, Au Hasard Balthazar (1966) di Robert Bresson, che è anche il film più bello che ho visto in questo mese, tra i vecchi classici visti per la prima volta (quindi sono sempre esclusi i rewatch e i film usciti in Italia nel 2024).

    Ad aprile vedo 17 film, ma la qualità è immensa. Torna Herzog con l’altro grande classico “sudamericano”, ovvero Aguirre (1972). Approfondisco Jacques Tati con Le Vacanze di Monsieur Hulot (1953) e soprattutto mi avventuro per la prima volta nella trilogia di Kieslowski, guardando sia Film Blu (1993) che Film Bianco (1994). Ma l’opera che più di tutte mi appiccica allo schermo e mi si incolla alle viscere è senza dubbio Dogtooth (2009) di Lanthimos, un capolavoro incredibile.

    A maggio esplode la primavera e forse è per questo che guarderò “solo” 13 film in tutto il mese. Poco male, perché il primo giorno comincia con un capolavoro: Film Rosso (1994), sempre della trilogia di cui sopra. Maggio però sarà segnato da altri due film straordinari: Che Fine Ha Fatto Baby Jane (1962) di Robert Aldrich e soprattutto la rivelazione argentina Trenque Lauquen (2022) di Laura Citarella, straordinaria opera di quattro ore, passata totalmente in sordina (forse a causa della durata?). Da segnalare anche l’ottimo Murina (2021), film croato di Antoneta Alamat Kusijanović.

    A giugno, in quanto a film, il totale sale a 18, ma con soli tre rewatch. Degli undici film del passato visti per la prima volta, il più importante e straordinario è sicuramente Il Trono di Sangue (1957) di Akira Kurosawa. Degni di una menzione importante però vanno segnalati Starlet (2012) di Sean Baker, Fuoco Ragazza Mia! (1967) di Milos Forman e Tutti i Battiti del Mio Cuore (2005) di Jacques Audiard.

    I 17 film visti a luglio cominciano con un grandissimo classico: Mr Smith Va a Washington (1939) di Frank Capra. I picchi del mese, sotto le stelle del terrazzino pugliese, sono La Furia Umana (1949) di Raoul Walsh e l’ennesimo film giapponese del 2024, L’Intendente Sansho (1954) di Kenji Mizoguchi. La palma del più bello di luglio però va sicuramente allo straordinario Splendore nell’Erba (1961) di Elia Kazan.

    Ad Agosto, per colpa delle vacanze (lo so, è un controsenso), non vedo molto, ma trovo sicuramente importante aver recuperato un classico come Beverly Hills Cop (1984) di Martin Brest, che durante l’infanzia non avevo praticamente mai visto. Alla fine del mese, saranno solo 11 i film visti.

    A settembre tornano le cifre importanti che mancano da marzo, con 22 film visti: la nuova annata comincia con un grande recupero, Stalker (1979) di Andrej Tarkovskij. Il mese è segnato da altri due film, totalmente diversi tra loro, che mi sono comunque piaciuti molto: Il Fascino Discreto della Borghesia (1972) di Bunuel e Green Room (2015) di Jeremy Saulnier. Cinque sere sono poi impegnate da uno dei registi che più hanno segnato il mio 2024: Krzysztof Kieślowski. I dieci film che compongono il suo Decalogo (1989) sono, nell’insieme, l’opera più straordinaria che vedo durante questo mese.

    Ottobre è quasi interamente occupato dalla Festa del Cinema di Roma, che pompa come sempre il conteggio portando a 32 il numero di film visti durante il mese. Nonostante tanti film nuovi, il recupero più importante del mio mese preferito è quello di Stranger Than Paradise (1984) di Jim Jarmusch. Tra gli altri, vanno citati La Leggenda del Re Pescatore (1991) di Terry Gilliam e I Dannati Non Piangono (1950) di Vincent Sherman.

    I 16 film di novembre sono invece messi in ombra da due immensi capolavori che ho recuperato, due film davvero diversissimi tra loro: Lawrence d’Arabia (1962) di David Lean e Gloria (1980) di John Cassavetes. Difficile dire quale mi sia piaciuto di più, ma forse tendo maggiormente verso quest’ultimo. A rimpolpare la quota giapponese di grandi film visti nel 2024, va assolutamente citato Audition (1999) di Takashi Miike.

    Infine arriviamo a dicembre con i suoi 15 film visti, il classico mese di recuperi di fine anno e di feste in cui, al contrario di quasi tutte le persone “normali”, non ho avuto il tempo di vedere nessun film. Prima di Natale però arriva l’ultimo grande classico scoperto durante il 2024: Scarpette Rosse (1948) di Powell e Pressburger è senza dubbio la cosa più bella vista durante questo mese, sempre a proposito di film del passato.

    Il 2024 si è chiuso così con 233 film visti o rivisti, un anno in cui il mio amore per il cinema si è arricchito ancora di più con emozioni, viaggi in Paesi lontani, avventure che non vivrò mai se non sullo schermo e di immagini che ora fanno parte del mio bagaglio culturale, sentimentale o, più semplicemente, della mia vita (non solo da cinefilo). Spero che attraverso questo slalom tra classici e grandi film abbiate trovato qualche spunto e una buona selezione di titoli da aggiungere in watchlist. Il 2025 si è già aperto con due film in due giorni, due comfort movie della mia infanzia per alleggerire il carico del nuovo anno, prima di lanciarmi alla scoperta di tantissimi altri classici del passato. E allora buon 2025, amici cinefili e amiche cinefile.

    #Cinema #cinema2024 #classici #daRecuperare #daVedere #film #filmPiùBelli #ilMioAnnoDiCinema #letterboxd

  14. Il Mio 2024 Cinematografico

    Il 2024 è stato l’anno in cui ho guardato più film in assoluto, almeno da quando tengo il conto, ovvero dal 2014 (fonte Letterboxd). Che anno è stato però, cinematograficamente parlando? Al di là dei film usciti in sala nel 2024 (che trovate nella mia usuale Top 20 di fine anno), quello appena finito è stato senza dubbio l’anno in cui mi sono innamorato di Kieslowski, di fuochi d’artificio che illuminano il cielo di Parigi mentre un ragazzo e una ragazza ballano sul Pont Neuf, di uno sfortunato asinello nella campagna francese, di un mistero dietro l’altro nella pampa argentina, di una donna in fuga insieme a un ragazzino e di tanti, tantissimi altri film straordinari. Vediamo insieme il mio percorso cinematografico attraverso classici del secolo scorso e recuperi degli anni passati.

    Il 2024 si è aperto con il rewatch di Funeral Party (2007), una commedia che amo molto, ma il primo grande film del passato che ho recuperato, al di là del cult Il Giardino delle Vergini Suicide (1999) di Sofia Coppola, è lo straordinario Harakiri (1962) di Masaki Kobayashi. Il Giappone ha segnato senz’altro il mio 2024, visto che pochi giorni dopo ho stretto conoscenza anche con il sorprendente Onibaba (1964) di Kaneto Shindō e con il capolavoro d’animazione Paprika (2006) di Satoshi Kon. A chiudere in maniera straordinaria il primo mese dell’anno ci ha pensato però il recupero di un capolavoro immenso, Fitzcarraldo (1982) di Herzog, a cui va la palma del più bel recupero di un mese in cui ho visto 26 film.

    Il febbraio più prolifico della mia vita (22 film visti) è stato soprattutto un mese di grandi rewatch. Ad ogni modo tra i vecchi film visti per la prima volta spuntano grandi titoli anni 90 come Festen (1998) di Vinterberg, La Fiammiferaia (1990) di Kaurismaski e Gli Amanti del Pont Neuf (1991) di Carax. Il più bel film visto a febbraio però, per quanto riguarda le scoperte e i recuperi, è senza dubbio La Battaglia di Algeri (1966) di Gillo Pontecorvo.

    Il primo dei 24 film che ho visto a marzo è un colpo di fulmine totale: Distretto 13 (1976) di John Carpenter, film di cui ignoravo l’esistenza, mi appassiona totalmente. Il secondo film del mese è un’altra chicca imperdibile: il documentario di Martin Scorsese ItalianAmerican (1974). I tre recuperi più importanti del mese sono però Beau Travail (1999) di Claire Denis, L’Orgoglio degli Amberson (1942) di Orson Welles e, soprattutto, Au Hasard Balthazar (1966) di Robert Bresson, che è anche il film più bello che ho visto in questo mese, tra i vecchi classici visti per la prima volta (quindi sono sempre esclusi i rewatch e i film usciti in Italia nel 2024).

    Ad aprile vedo 17 film, ma la qualità è immensa. Torna Herzog con l’altro grande classico “sudamericano”, ovvero Aguirre (1972). Approfondisco Jacques Tati con Le Vacanze di Monsieur Hulot (1953) e soprattutto mi avventuro per la prima volta nella trilogia di Kieslowski, guardando sia Film Blu (1993) che Film Bianco (1994). Ma l’opera che più di tutte mi appiccica allo schermo e mi si incolla alle viscere è senza dubbio Dogtooth (2009) di Lanthimos, un capolavoro incredibile.

    A maggio esplode la primavera e forse è per questo che guarderò “solo” 13 film in tutto il mese. Poco male, perché il mese comincia con un capolavoro: Film Rosso (1994), sempre della trilogia di cui sopra. Maggio però sarà segnato da altri due film straordinari: Che Fine Ha Fatto Baby Jane (1962) di Robert Aldrich e soprattutto la rivelazione argentina Trenque Lauquen (2022) di Laura Citarella, straordinaria opera di quattro ore, passata totalmente in sordina (forse a causa della durata?). Da segnalare anche l’ottimo Murina (2021), film croato di Antoneta Alamat Kusijanović.

    A giugno, in quanto a film, il totale sale a 18, ma con soli tre rewatch. Degli undici film del passato visti per la prima volta, il più importante e straordinario è sicuramente Il Trono di Sangue (1957) di Akira Kurosawa. Degni di una menzione importante però vanno segnalati Starlet (2012) di Sean Baker, Fuoco Ragazza Mia! (1967) di Milos Forman e Tutti i Battiti del Mio Cuore (2005) di Jacques Audiard.

    I 17 film visti a luglio cominciano con un grandissimo classico: Mr Smith Va a Washington (1939) di Frank Capra. I picchi del mese, sotto le stelle del terrazzino pugliese, sono La Furia Umana (1949) di Raoul Walsh e l’ennesimo film giapponese del 2024, L’Intendente Sansho di Kenji Mizoguchi. La palma del più bello di luglio però va sicuramente allo straordinario Splendore nell’Erba di Elia Kazan.

    Ad Agosto, per colpa delle vacanze (lo so, è un controsenso), non vedo molto, ma trovo sicuramente importante aver recuperato un classico come Beverly Hills Cop (1984) di Martin Brest, che durante l’infanzia non avevo praticamente mai visto. Alla fine del mese, saranno solo 11 i film visti.

    A settembre tornano le cifre importanti che mancano da marzo, con 22 film visti: la nuova annata comincia con un grande recupero, Stalker (1979) di Andrej Tarkovskij. Il mese è segnato da altri due film, totalmente diversi tra loro, che mi sono comunque piaciuti molto: Il Fascino Discreto della Borghesia (1972) di Bunuel e Green Room (2015) di Jeremy Saulnier. Cinque sere sono poi impegnate da uno dei registi che più hanno segnato il mio 2024: Krzysztof Kieślowski. I dieci film che compongono il suo Decalogo (1989) sono, nell’insieme, l’opera più straordinaria che vedo durante questo mese.

    Ottobre è quasi interamente occupato dalla Festa del Cinema di Roma, che pompa come sempre il conteggio portando a 32 il numero di film visti durante il mese. Nonostante tanti film nuovi, il recupero più importante del mio mese preferito è quello di Stranger Than Paradise (1984) di Jim Jarmusch. Tra gli altri, vanno citati La Leggenda del Re Pescatore (1991) di Terry Gilliam e I Dannati Non Piangono (1950) di Vincent Sherman.

    I 16 film di novembre sono invece messi in ombra da due immensi capolavori che ho recuperato, due film davvero diversissimi tra loro: Lawrence d’Arabia (1962) di David Lean e Gloria (1980) di John Cassavetes. Difficile dire quale mi sia piaciuto di più, ma forse tendo maggiormente verso quest’ultimo. A rimpolpare la quota giapponese di grandi film visti nel 2024, va assolutamente citato Audition (1999) di Takashi Miike.

    Infine arriviamo a dicembre con i suoi 15 film visti, il classico mese di recuperi di fine anno e di feste in cui, al contrario di quasi tutte le persone “normali”, non ho avuto il tempo di vedere nessun film. Prima di Natale però arriva l’ultimo grande classico scoperto durante il 2024: Scarpette Rosse di Powell e Pressburger è senza dubbio la cosa più bella vista durante questo mese, sempre a proposito di film del passato.

    Il 2024 si è chiuso così con 233 film visti o rivisti, un anno in cui il mio amore per il cinema si è arricchito ancora di più con emozioni, viaggi in Paesi lontani, avventure che non vivrò mai se non sullo schermo e di immagini che ora fanno parte del mio bagaglio culturale, sentimentale o, più semplicemente, della mia vita (non solo da cinefilo). Spero che attraverso questo slalom tra classici e grandi film abbiate trovato qualche spunto e una buona selezione di titoli da aggiungere in watchlist. Il 2025 si è già aperto con due film in due giorni, due comfort movie della mia infanzia per alleggerire il carico del nuovo anno, prima di lanciarmi alla scoperta di tantissimi altri classici del passato. Buon 2025, amici cinefili e amiche cinefile.

    #Cinema #cinema2024 #classici #daRecuperare #daVedere #film #filmPiùBelli #ilMioAnnoDiCinema #letterboxd

  15. #NewIssue
    In questa nuova uscita della collana #Consonanze, studiosi giovani e già affermati dialogano sulla #lirica rinascimentale, che viene esaminata sia a livello letterario, tramite l'analisi di singoli frammenti poetici, sia a livello interdisciplinare, in un incontro tra la storia della #letteratura, la #codicologia, la storia dell’ #arte e lo studio dei #classici.

    🔗 doi.org/10.54103/consonanze.16

  16. #NewIssue
    In questa nuova uscita della collana #Consonanze, studiosi giovani e già affermati dialogano sulla #lirica rinascimentale, che viene esaminata sia a livello letterario, tramite l'analisi di singoli frammenti poetici, sia a livello interdisciplinare, in un incontro tra la storia della #letteratura, la #codicologia, la storia dell’ #arte e lo studio dei #classici.

    🔗 doi.org/10.54103/consonanze.16

  17. #NewIssue
    In questa nuova uscita della collana #Consonanze, studiosi giovani e già affermati dialogano sulla #lirica rinascimentale, che viene esaminata sia a livello letterario, tramite l'analisi di singoli frammenti poetici, sia a livello interdisciplinare, in un incontro tra la storia della #letteratura, la #codicologia, la storia dell’ #arte e lo studio dei #classici.

    🔗 doi.org/10.54103/consonanze.16

  18. #NewIssue
    In questa nuova uscita della collana #Consonanze, studiosi giovani e già affermati dialogano sulla #lirica rinascimentale, che viene esaminata sia a livello letterario, tramite l'analisi di singoli frammenti poetici, sia a livello interdisciplinare, in un incontro tra la storia della #letteratura, la #codicologia, la storia dell’ #arte e lo studio dei #classici.

    🔗 doi.org/10.54103/consonanze.16

  19. #NewIssue
    In questa nuova uscita della collana #Consonanze, studiosi giovani e già affermati dialogano sulla #lirica rinascimentale, che viene esaminata sia a livello letterario, tramite l'analisi di singoli frammenti poetici, sia a livello interdisciplinare, in un incontro tra la storia della #letteratura, la #codicologia, la storia dell’ #arte e lo studio dei #classici.

    🔗 doi.org/10.54103/consonanze.16

  20. Kiku-san. La moglie giapponese di Pierre Loti

    L’ufficiale della marina francese Pierre Loti sbarca per la prima volta sul suolo giapponese, a Nagasaki, dove si tratterrà per il tempo necessario a riparare i guasti della nave da guerra Trionfante. Nel Paese è d’uso che, per il periodo di permanenza, uno straniero possa contrarre un matrimonio con una giovane del posto. Ed è ciò che Loti farà sposando Kiku-san, la signorina Crisantemo. La vicenda autobiografica è solo il pretesto per dar vita a quello che l’autore chiamerà un “romanzo giapponese”, un’opera costruita in forma di diario, i cui personaggi principali sono Loti stesso, il Giappone e le impressioni prodotte su di lui da questo stupefacente Paese. Qual è allora il ruolo di Kiku-san? Quello di una sposa, di un oggetto di piacere o di un tramite per immergersi in una realtà pressoché inafferrabile e raccontarla in tutte le sue sfumature? Il libro attraversa l’intera gamma dei rapporti fra sé e l’altro: dallo sguardo “coloniale” al riconoscimento di una specificità culturale, passando dal divertimento al sarcasmo, dalla condiscendenza al rispetto, dal rifiuto allo stupore e all’incanto, dall’angoscia del non-noto alla constatazione dell’insormontabile alterità. Un testo per cogliere gli usi, i costumi, le atmosfere, i suoni, i caratteri di un Giappone che in Nagasaki aveva uno dei maggiori punti di contatto con l’Occidente. Uscito in Francia nel 1887, fu di ispirazione a Illica e Giacosa per il primo atto della Madame Butterfly di Giacomo Puccini.

    Pierre Loti, baldo ufficiale di marina francese, decise di fare buon uso letterario di tutti i suoi viaggi e di tutti i suoi contatti con culture diverse dalla sua e scrisse decine di libri ispirati alle sue avventure per il mondo. Kiku-san. La moglie giapponese romanza di quella volta in cui la nave sulla quale viaggiava Loti fu costretta a fermarsi 36 giorni a Nagasaki per delle riparazioni.

    Siamo nel 1885, ma non aspettatevi da Loti considerazioni sulla situazione politica e sociale del Giappone di fine Ottocento (periodo Meiji, secondo le ere giapponesi): Kiku-san è un romanzo in forma di diario e totalmente incentrato sulle impressioni che Loti ebbe di un Paese che dovette davvero sembrargli un altro mondo. Tanto che tra gli aggettivi più ricorrenti per descrivere la sua esperienza c’è incomprensibile.

    Il romanzo prende avvio con la procedura tramite la quale Loti, com’era consuetudine per gli europei che arrivavano in Giappone, si sceglierà una moglie temporanea che gli farà compagnia durante la sua permanenza a Nagasaki. Si tratta della Kiku-san del titolo, che diventerà la moglie giapponese di Loti per venti piastre. Ovviamente date le premesse (e l’avvertimento di Francesca Scotti nella prefazione) non ci si può certo aspettare un romanzo che incontri la sensibilità di oggi, ma in compenso è facile vedere quanto il razzismo sia stupido e pure ridicolo: l’assurda fissazione di Loti per la statura delle persone giapponesi ci dà l’impressione che sia sbarcato a Moria invece che a Nagasaki. Per non parlare del sessismo, che mi ha fatto desiderare l’autostima di Loti che rimane male quando, alla fine del matrimonio, trova Kiku-san a contare le piastre e per niente affranta dalla sua prossima partenza come lui si aspettava.

    Vale quindi la pena di imbarcarsi nella lettura di Kiku-san? Sì, se amate la Madame Butterfly di Puccini, che dal romanzo prende ispirazione. E sì, se vi interessa l’esperienza di un incontro con un Altro così altro da sé da risultare incomprensibile al punto da rendere possibile goderne solo con un certo distacco, per non lasciarsene contaminare.

    #classici #viaggi

  21. Jerymn Hilliard Junior è un ricco scapolo americano in vacanza a Valedolmo, deliziosa cittadina affacciata sul Lago di Garda. Immerso nella tranquillità del luogo, tutta quella pace ben presto lo annoia: in attesa che la sua famiglia lo raggiunga all’Hotel du Lac, non ha niente da fare e nessuno con cui conversare; l’unica eccezione è rappresentata da Gustavo, un cameriere simpatico e premuroso che, tuttavia, parla un inglese tutt’altro che perfetto. Ma la vacanza prende una svolta inaspettata quando sulla scena appare la bellissima Constance Wilder, una ragazza americana in villeggiatura con il padre. Per attirare la sua attenzione e corteggiarla, Jerry elabora un bizzarro piano in cui veste i panni di una pittoresca guida alpina di nome Tony, dando vita a una commedia degli equivoci romantica e divertente. “Jerry Junior” apparve inizialmente a puntate, a partire dal maggio del 1906, sulle note riviste americane “Lady’s Home Journal” e “Woman’s Home Companion”, per poi essere pubblicato in forma di libro nell’aprile del 1907. Questa ne rappresenta la prima traduzione italiana, integrale e annotata.

    Sarò brutale: io questo romanzo non l’ho capito. E non nel senso che non ne ho capito lo sviluppo: non ho proprio capito perché esiste. Non capisco come Webster abbia pensato che fosse un’idea simpatica che un baldo giovine statunitense fingesse di essere una guida italiana (sapendo appena tre frasi in croce in italiano) per poter accompagnare in montagna una bella signorina statunitense (che invece sa molto bene l’italiano). Il tutto dopo che si erano già incontratə, facendo sì che il baldo giovine si scolpisse nella mente della bella signorina, che infatti lo riconosce subito.

    Quindi hanno inizio pagine e pagine di botta e risposta tra questə due che ho trovato così divertenti e appassionanti che speravo che almeno unə deə due finisse in un crepaccio. Ci andiamo pure vicino ed è stato l’unico momento in cui mi sono emozionata. Non riesco nemmeno a prenderlo sul serio come commedia degli equivoci perché non so proprio come lui potesse aspettarsi di non essere riconosciuto: alla fine più che un equivoco sembra un’idea infantile.

    L’unico aspetto che mi è piaciuto è stata l’ironia con la quale Webster sipinge ə turistə statunitensi che arrivavano in Italia e si aspettavano di trovare cartoline pittoresche e non un Paese con i suoi usi e costumi. È evidente che il turismo becero viene da lontano e la sua attuale gravità dipende solo dall’aumento della massa di persone in movimento.

    Infine, devo fare una menzione d’onore per Gustavo, che da bravo stereotipo dell’italiano farebbe qualsiasi cosa per spillare soldi a questə turistə, ma non mi sento proprio di biasimarlo. A costo di sembrare Wanna Marchi, direi che il suo è l’unico modo per dare un senso alla situazione totalmente assurda che si ritrova suo malgrado a gestire…

    https://lasiepedimore.com/2024/09/25/jerry-junior-di-jean-webster/

    #classici #PdM2024 #romanceDonnaUomo #umorismo

  22. Benjamin Lacombe: le sue illustrazioni de “Il mago di Oz”

    Il mago di OzSébastien Perez e Benjamin LacombeLetteratura per ragazziRizzoli2019120https://www.rizzolilibri.it/libri/il-mago-di-oz/

    Tradotto da Giulio Lupieri

    Lacombe e la nuova Collana dei classici

    La nuova versione illustrata della fiaba de Il mago

    magozine.it/benjamin-lacombe-l

    #RecensioniLibri #classici #IlMagoDiOz #lacombe #narrativa #rizzoli #unolibri