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141 results for “Albertone”
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https://www.europesays.com/africa/411043/ Spanish Prime Minister Pedro Sánchez struggles to answer lawmaker questions about Ceuta crisis #Africa #AkramOubachir #AlbertoNezFeijo #élections #FernandoGrandeMarlaska #GeneralNews #Immigration #MargaritaRobles #Migration #Morocco #MoroccoGovernment #PedroSanchez #PoliticalAndCivilUnrest #politics #ProtestsAndDemonstrations #RenataBrito #Spain #SpainGovernment #WorldNews
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https://www.europesays.com/people/214071/ Spanish Prime Minister Pedro Sánchez struggles to answer lawmaker questions about Ceuta crisis #Africa #AkramOubachir #AlbertoNezFeijo #Elections #FernandoGrandeMarlaska #GeneralNews #Immigration #MargaritaRobles #Migration #Morocco #MoroccoGovernment #PedroSánchez #PoliticalAndCivilUnrest #Politics #ProtestsAndDemonstrations #RenataBrito #spain #SpainGovernment #WorldNews
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I classici, prima di diventare tali, passano quasi sempre per la fase in cui qualcuno li trova insopportabili
@cinema @spettacoli @[email protected]
#cinemaitaliano #carloverdone #filmcult #commediaitaliana #anni80
https://boomerissimo.it/2026/04/22/bianco-rosso-e-verdone-il-bis-salvato-da-albertone/
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PALESTINA: STRAGI, FAME E OCCUPAZIONE SENZA FINE. L’ANALISI DEL GIORNALISTA ALBERTO NEGRI https://www.radiondadurto.org/2025/09/03/palestina-stragi-fame-e-occupazione-senza-fine-lanalisi-del-giornalista-alberto-negri/ #cisgiordaniaoccupata #INTERNAZIONALI #strisciadigaza #ALBERTONEGRI #Cisgiordania #Palestina #GazaCity #WestBank #israele #rafah #gaza
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Working my way through some #Mesozoic marine reptile #palaeoart I have drawn. After yesterday's #ichthyosaurs, here are two #plesiosaurs - the extremely long necked #Albertonectes, and the huge predatory pliosaur #Kronosaurus.
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Capitolo 402: Profondo Marzo
Le idi di marzo portano una bella carovana di film, oltre ai due recensiti a parte e per questo non inseriti in questo capitolo (mi riferisco a Mickey 17 e Lee Miller). Abbiamo ben quattro rewatch, ma soprattutto abbiamo tanta vita della profonda provincia statunitense, tra Indiana e Alabama. Due film italiani del secolo scorso, che più diversi non potrebbero essere, ma anche tre film di questo secolo, giusto per non farci mancare niente. Andiamo a scoprire le ultime visioni di questa prima metà di marzo.
Profondo Rosso (1975): Il capolavoro di Dario Argento quest’anno compie 50 anni e continua ad essere un film straordinario. Si tratta di uno di quei rari casi di film pressoché perfetti, dove una storia appassionante viene completata da grandi interpretazioni, colonna sonora da urlo, scenografie ipnotiche e una regia indimenticabile. Se avete voglia di approfondire qualche curiosità in più sul film vi consiglio questo bellissimo video su youtube, che rivela qualche chicca sconosciuta ai più (ad esempio che il titolo del film viene dai Deep Purple, ai quali Dario Argento aveva inizialmente chiesto di curare la colonna sonora, subito dopo averlo chiesto ai Pink Floyd!). Ad ogni modo, troppa bellezza tutta insieme: un capolavoro.
•••••Colpo Vincente (1986): Dopo la triste scomparsa di Gene Hackman mi sono ritrovato a spulciare il catalogo di Prime Video finché non mi sono imbattuto in questo film di David Anspaugh che non avevo mai sentito. Ispirato a una storia realmente accaduta, il film è incentrato su un ex grande allenatore di basket caduto in disgrazia, che ha la chance di rimettersi in sesto sedendosi sulla panchina della squadra liceale di un paesino rurale dell’Indiana, dove la comunità lo respinge e lo deride, anche per i suoi metodi duri e la condotta da sergente di ferro. Ben presto però, arriveranno anche i risultati. Trama semplice, storia facilmente intuibile, eppure è bellissimo: vero è che sono un appassionato di film sportivi, ma in questo caso sarà l’alone anni 80, sarà la presenza magnetica di Hackman, sarà un grande Dennis Hopper (candidato all’Oscar!)… Insomma, mi è piaciuto molto, rimpiango di non averlo visto ai tempi dell’adolescenza.
•••½Anora (2024): Che dire ancora del film che ha spiazzato tutti vincendo ben cinque Oscar? Questo rewatch a distanza di sette mesi mi ha fatto apprezzare di più la struggente bellezza del finale, anche se vedere in casa quel trascinante secondo atto, senza l’effetto cinema e la magica esperienza di ridere insieme a un centinaio di sconosciuti, qualcosa l’ha persa. Resta però intatto il valore di un film bellissimo, non il mio preferito di Sean Baker, ma comunque un’opera di enorme valore, trascinante, che maschera il dramma sociale sotto le spoglie di una farsa, emozionandoci con i sogni infranti di una working class al quale è severamente proibito godere di un riscatto, una rivalsa sociale o quel che sia. Splendido.
••••La Stanza Accanto (2024): Finalmente sono riuscito a recuperare l’ultima fatica di Pedro Almodovar, Leone d’Oro a Venezia nel settembre scorso. Tilda Swinton è una giornalista in fase terminale, intenzionata a morire prima che la malattia entri nella fase peggiore. Chiede a una cara amica, Julianne Moore, di farle compagnia durante le sue ultime settimane di vita, in una sorta di vacanza durante la quale vedere film, leggere, “rilassarsi”, in attesa del momento cruciale. Almodovar dirige due attrici magnifiche in un concentrato di dialoghi e colori accesi, citazioni cinematografiche e piccoli momenti di grande bellezza. Ora, non so se fosse il film più bello per il Leone d’Oro, non sta a me dirlo, ma si tratta comunque di un’ora e mezza di ottimo cinema e di bellissime immagini. Segnalo anche un John Turturro magnifico.
•••½A History of Violence (2005): Ricordo di aver visto questo film di Cronenberg al cinema, durante gli anni dell’università. Siamo di nuovo in una cittadina rurale dell’Indiana (va un casino questo mese), dove Viggo Mortensen trascorre una vita fin troppo tranquilla con la sua bella famigliola. Un giorno due malviventi tentano una rapina nel diner gestito da Viggo e la splendida moglie Maria Bello: mai idea fu più sbagliata, visto che il protagonista, messo alle corde, uccide i due criminali. La risonanza mediatica del cosiddetto “eroe per caso” supera i confini della città e anche quelli dello Stato, visto che pochi giorni dopo nel ristorante si presentano alcuni gangster di Philadelphia che riconoscono Viggo come tale Joey Cusack, ex gangster con cui la mafia irlandese sembra avere parecchi conti in sospeso. Il film qui prende una piega totalmente diversa, dove i valori famigliari vengono messi in crisi e in cui la violenza sembra essere l’unico modo valido per comunicare. Il film è splendido, tiene costantemente sulle spine e restiamo là appesi a capire se Mortensen è davvero l’uomo che dicono che sia o se c’è stato un errore. E tu stai lì a cercare di capire come questa bellissima famiglia possa riuscire a tirarsi fuori dai guai e dalle sempre più evidenti minacce da parte del cattivissimo Ed Harris. Due nomination agli Oscar (tra cui quella inspiegabile per William Hurt come attore non protagonista), l’ho trovato in tv appena cominciato: è uno di quei film davanti ai quali è davvero difficile cambiare canale.
••••Il Vigile (1960): Altro film pescato in televisione, probabilmente uno dei miei cinque Alberto Sordi preferiti. In questo film di Luigi Zampa, ambientato a Viterbo, Albertone è uno spaccone disoccupato, preso spesso di mira da vicini e conoscenti. Un giorno, grazie a un caso fortuito, il sindaco Vittorio De Sica è pressoché costretto a inserire Sordi nel corpo dei vigili urbani, dove combinerà un disastro dopo l’altro, senza perdere mai di vista la strafottenza e, al tempo stesso, un eccessivo senso del dovere. Una collezione di gag memorabili, dove spicca l’incontro con la celebre attrice Sylva Koscina (nella parte di se stessa): credo che non riuscirò mai a non ridere nel vedere le smorfie di Alberto Sordi mentre la Koscina lo saluta e lo ringrazia in diretta televisiva durante il Musichiere. Una commedia immortale.
••••Il Buio Oltre la Siepe (1962): Terzo film consecutivo trovato casualmente in tv ieri sera, dopo esser rientrato da fuori. Si tratta di uno dei miei film preferiti in assoluto nonché il primo di cui ho parlato nel Capitolo 1 di questa rubrica, un riconoscimento quasi superiore alle 8 nomination agli Oscar (e alle tre statuette per l’attore protagonista, la sceneggiatura non originale e la scenografia). Nell’Alabama degli anni 30, l’avvocato vedovo Gregory Peck, forse il miglior padre mai visto nella storia del cinema, cresce i suoi due ragazzini con pazienza e amore, mentre si avvicina il processo a un ragazzo afroamericano ingiustamente accusato di violenza sessuale, che sarà difeso proprio da Peck. La storia è raccontata attraverso il punto di vista dei bambini, con le loro avventure, i loro giochi, oltre alla paura irrazionale per un misterioso vicino di casa che nessuno sembra aver visto. Ho scoperto il film di Robert Mulligan grazie ad alcune citazioni presenti in Vanilla Sky, da allora è sempre stato amore puro. La piccola Mary Badham (sorella di John Badham, futuro regista de La Febbre del Sabato Sera), candidata agli Oscar come migliore attrice non protagonista, restò in contatto con Gregory Peck fino alla morte dell’attore nel 2003, chiamandolo sempre con il nome del suo personaggio, ovvero Atticus. Capolavoro totale.
•••••#aHistoryOfViolence #Cinema #colpoVincente #daVedere #diCheParla #film #ilBuioOltreLaSiepe #ilVigile #laStanzaAccanto #profondoRosso #recensione
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Another joyful day with #Balder, my #CavalierKingCharlesSpaniel #puppy #valp #cucciolo ##DogsofMastodon #Dogs
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Feijóo se apunta a la guerra contra Marruecos https://www.eldiario.es/politica/feijoo-apunta-guerra-marruecos_129_13482681.html Iñigo Sáenz de Ugarte #AlbertoNúñezFeijóo #PedroSánchez #Marruecos #Ceuta
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Feijóo se apunta a la guerra contra Marruecos https://www.eldiario.es/politica/feijoo-apunta-guerra-marruecos_129_13482681.html Iñigo Sáenz de Ugarte #AlbertoNúñezFeijóo #PedroSánchez #Marruecos #Ceuta
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Feijóo se apunta a la guerra contra Marruecos https://www.eldiario.es/politica/feijoo-apunta-guerra-marruecos_129_13482681.html Iñigo Sáenz de Ugarte #AlbertoNúñezFeijóo #PedroSánchez #Marruecos #Ceuta
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Feijóo se apunta a la guerra contra Marruecos https://www.eldiario.es/politica/feijoo-apunta-guerra-marruecos_129_13482681.html Iñigo Sáenz de Ugarte #AlbertoNúñezFeijóo #PedroSánchez #Marruecos #Ceuta
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🗳️ ■ El curso definitivo para Feijóo, de la mano de Abascal ■ Génova espera tener designados los candidatos autonómicos antes del 19 de septiembre. El caso del ático centra los corrillos en el PP.
https://www.huffingtonpost.es/politica/el-curso-definitivo-feijoo-mano-abascal-f202608.html?int=MASTODON_WORLD -
🎯 ■ Mónica García, sobre Feijóo y las bajas médicas: "Ya se lo he oído alguna vez al PP. Esto es un aperitivo" ■ La ministra de Sanidad reacciona a la última polémica de Feijóo en 'RNE'.
https://www.huffingtonpost.es/virales/monica-garcia-sobre-feijoo-bajas-medicas-ya-heido-vez-pp-esto-aperitivo-f202607.html?int=MASTODON_WORLD -
“Scritture digitali” a Modo Infoshop (Bologna) il 15 gennaio (e anticipazioni sui prossimi appuntamenti)Mentre attendo le risposte delle mie ultime candidature accademiche, ritrovo finalmente un po’ più di tempo da dedicare alla ricerca e, intanto, Scritture digitali continua a raggiungere il suo pubblico, consentendomi di organizzare presentazioni e partecipare a conferenze. Ho qualche appuntamento in programma per i primi mesi del 2026 e di questo sono parecchio contento, anche perché ogni evento è un’occasione per condividere conoscenze e costruire insieme riflessioni e pratiche critiche per il nostro tempo digitale.
Cominciamo giovedì 15 gennaio alle 18:30, con una presentazione del libro a Modo Infoshop (via Mascarella 24/b, Bologna), dove a dialogare con me ci sarà Alberto Sebastiani (IULM). Devo ammettere che mi fa un certo effetto presentare il libro proprio da Modo perché, negli anni in cui ho vissuto a Bologna, ho sempre partecipato alle presentazioni del loro ricco calendario da spettatore, sarà strano essere dall’altra parte. L’evento è anche su Balotta, se volete condividerlo sul fediverso (c’è anche un evento sul social blu di Zuckerberg, ma non lo linko, sapete bene perché).
Aspetto conferme per alcune altre date, ma intanto posso segnalare che presenterò Scritture digitali alla Biblioteca Dario Nobili del CNR di Bologna (via Gobetti 101) il 9 marzo (dettagli a seguire). Il 24 aprile, invece, sono stato invitato ad aprire i lavori della giornata di studi “Autore ibrido e poetiche dell’algoritmo: scritture e creatività nell’Italia contemporanea” all’Université de Montpellier Paul Valéry (qui la cfp per la giornata).
Conto di aggiungere presto altre date al calendario, tra presentazioni e conferenze. Continuo ad aggiornare la rassegna stampa del libro ogni volta che esce qualcosa (se ne avete scritto e non vi ho ancora aggiunto, scrivetemi o lasciate un commento) e, intanto, andiamo avanti anche con il progetto Socialini e le nostre proposte di laboratori di educazione al digitale per le scuole medie.
#AlbertoSebastiani #Bologna #IULM #ModoInfoshop #scrittureDigitali #SocialiniIt https://wp.me/pa8vBQ-qa -
🌍 ■ Un juez procesa al expresidente argentino, Alberto Fernández, por violencia machista ■ El expresidente de Argentina tendrá ahora que acudir a juicio oral por violencia de género, se enfrenta a una pena de entre tres y 18 años de prisión.
https://www.huffingtonpost.es/global/un-juez-procesa-expresidente-argentino-alberto-fernandez-violencia-machista.html?int=MASTODON_WORLD -
La pareja de Feijóo pide una concesión de terreno público hasta 2037 para que su chalé tenga acceso directo a la playa https://www.eldiario.es/galicia/pareja-feijoo-pide-concesion-terreno-publico-durante-30-anos-chale-tenga-acceso-directo-playa_1_12043027.html Gonzalo Cortizo #AlbertoNúñezFeijóo #Galicia #Costas
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Costas reclama a la pareja de Feijóo la devolución al uso público de parte de su finca en Moaña que da acceso a la playa https://www.eldiario.es/galicia/costas-reclama-pareja-feijoo-devolucion-publico-parte-finca-moana-da-acceso-playa_1_11795994.html elDiario.es Galicia #AlbertoNúñezFeijóo #PP-PartidoPopular #Pontevedra #Costas
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Argentine: Milei profite des accusations de violences conjugales contre son prédécesseur
L’ancien président argentin #AlbertoFernández est poursuivi pour violences conjugales sur son ancienne femme. Dans un retournement de situation dont il a le secret, son successeur d’extrême droite, Javier Milei, s’est dépêché d’y voir l’échec des politiques féministes qu’il abhorre.
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Feijóo asegura que la de los ERE es "la mayor corrupción de la historia" pero que no la va a usar contra el PSOE https://www.eldiario.es/politica/feijoo-asegura-ere-mayor-corrupcion-historia-no-psoe_1_9200434.html Iñigo Aduriz #AlbertoNúñezFeijóo #PP-PartidoPopular #SentenciaERE #CasoERE
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🔶Biblioteca #EWYA :mastodon:📚‼️
🔹Título: Un día de otro planeta
🔹Autor: Alberto Serret
🔹Año: 1986
🔹Género: #CienciaFicción
🔹Colección: #RADAR💥Disponible (EPUB y PDF), totalmente gratis en:
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🏛️ ■ Sánchez recupera (algo de) pulso y evoluciona (algo) su discurso sobre Marruecos y el "miedo" ■ Análisis: todo lo que ha dejado la comparecencia del presidente en el Congreso por la crisis de Ceuta.
https://www.huffingtonpost.es/politica/sanchez-recupera-algo-pulso-evoluciona-algo-discurso-sobre-marruecos-miedo-f202609.html?int=MASTODON_WORLD#politica #psoe #marruecos #albertonunezfeijoo #pedrosanchez
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🎯 ■ Manuel Jabois describe cómo va a ser el encuentro entre Feijóo y Abascal por Ceuta y avisa de quién va a robarles el foco ■ ¿Qué pasará?
https://www.huffingtonpost.es/virales/manuel-jabois-describe-como-encuentro-feijoo-abascal-ceuta-avisa-robarles-foco-f202609.html?int=MASTODON_WORLD -
🎯 ■ Mónica García responde al "chao pescao" de Ayuso creyendo que es el principio del fin y advierte a Feijóo ■ La ministra de sanidad, tajante en sus declaraciones en TVE.
https://www.huffingtonpost.es/virales/monica-garcia-responde-chao-pescao-ayuso-creyendo-principio-advierte-feijoo-f202608.html?int=MASTODON_WORLD -
Mónica García ve "injustificado" el confinamiento de migrantes que pide Feijóo: "Podría ser contraproducente" https://www.eldiario.es/sociedad/monica-garcia-ve-injustificado-confinamiento-migrantes-pide-feijoo-cree-contraproducente_1_13462378.html Alberto Órfão #MinisteriodeSanidad #AlbertoNúñezFeijóo #MónicaGarcía #Saludpública #Tuberculosis #Enfermedades #Migrantes #Varicela #Sanidad #Ceuta
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🎯 ■ El juez Bosch saca los colores a Feijóo por lo que dice sobre los menores migrantes de Ceuta: "No debería formar parte del debate" ■ El magistrado valenciano, muy crítico con las palabras del líder del PP.
https://www.huffingtonpost.es/virales/el-juez-bosch-saca-colores-feijoo-dice-sobre-menores-migrantes-ceuta-no-deberia-formar-parte-debate-f202608.html?int=MASTODON_WORLD#ceuta #albertonunezfeijoo #joaquimbosch #virales #inmigracion
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Opinión | Mario A Medina – Que no le digan… | El secuestro de El Ché y Fidel
Apenas la consejera Jurídica del gobierno federal, Luisa María Alcalde Luján, había anunciado una consulta pública .
Por Mario A. Medina
Hizo ya un año que las estatuas de El Ché Guevara y de Fidel Castro, fueron “removidas” de su ubicación en la Plaza San Carlos en colonia Tabacalera por órdenes de la alcaldesa de Cuauhtémoc, Alessandra Rojo de la Vega. Argumentó su “retiro”, por “no representar los valores de libertad, democracia y respeto a los derechos humanos”.
Las figuras, obra del escultor Óscar Ponzanelli, recuerdan “el histórico encuentro entre ambos líderes en México en 1955”. Fueron sentadas en el jardín en diciembre de 2017.
En un comunicado y video difundido en redes, en su momento, Rojo de la Vega explicó que su decisión estaba fundaba por motivos legales: “Falta de aval legal: no contaban con la cédula del Comité de Monumentos y Obras Artísticas en Espacios Públicos (COMAEP); ausencia de documentación oficial: no existía respaldo en los archivos de la alcaldía; resguardo informal: las piezas estaban bajo custodia irregular por parte de un trabajador sin base legal”.
El retiro, según el Comité de Monumentos y Obras Artísticas en Espacios Públicos de la Ciudad de México (COMAEP), fue sin su autorización, y debió provocar una investigación formal por parte de la Contraloría General del Gobierno de la Ciudad de México.
En septiembre pasado, el Comité solicitó a la Contraloría General se investigara el retiro “irregular” del conjunto escultórico, el cual, según el COMAEP, “se colocó en cumplimiento estricto de la normatividad vigente desde 2017”.
Según un trabajo periodístico de Infobae, destacaba que la Secretaría de Planeación, Ordenamiento Territorial y Coordinación Metropolitana (MetrópolisCDMX), reiteraba que “toda instalación, reubicación o retiro de monumentos en espacios públicos debe apegarse estrictamente a la normatividad vigente y contar con la autorización expresa del COMAEP”.
A decir de la dependencia, “el retiro de la obra escultórica se llevó a cabo sin la autorización del COMAEP”, “en contravención de lo dispuesto en el Acuerdo publicado en la Gaceta Oficial de la Ciudad de México el 14 de marzo de 2013, que establece que este comité es la única instancia facultada para decidir sobre la permanencia, reubicación o retiro de monumentos en espacios públicos”.
Sin embargo, la Alcaldía contraargumentó y en un comunicado oficial, dijo que removieron la escultura porque la Dirección General de Cultura y Educación (DGCE) determinó que la escultura fue colocada “sin contar con la autorización correspondiente por parte del Comité de Monumentos y Obras Artísticas en Espacios Públicos de la Ciudad de México”, esto, “tras una revisión administrativa”.
El retiro de los bronces generó molestia de diferentes grupos sociales particularmente de izquierda en la ciudad de México, quienes argumentaron que El Ché y Fidel“son símbolos de la lucha antiimperialista, la autodeterminación de los pueblos y la resistencia contra el capitalismo” y que, “más allá de la simpatía o antipatía por estos personajes, su presencia en el espacio público forma parte de la historia política y social de México y Latinoamérica”.
El “retiro” de la obra de Ponzanelli es claro que va más allá de lo “legal” o “ilegal”; si se tenían el permiso o no de colocar la “banca” en la Plaza San Carlos. La decisión de Rojo de la Vega tiene que ver con su posición política, y para justificarse llegó a difundir en redes sociales un video donde aseguró que “muchas veces” los vecinos le solicitaron quitar las esculturas.
“Nos pidieron muchas veces recuperar las banquetas del Jardín Tabacalera. Nos decían: ‘quiero volver a caminar libremente por la banqueta, descansar, disfrutar del parque’”. Una “argumentación” tan falsa como endeble. Nunca mostró cartas, ni dejó ver videos de los supuestos inconformes.
Un año después Alessandra Rojo de la Vega ha propuesto a la jefa de gobierno de la Ciudad de México, Clara Brugada, “realizar un intercambio de las esculturas de Fidel Castro y Ernesto «Che» Guevara por recursos destinados a obras y servicios públicos”. Si decía que la razón legal le asistía, entonces ¿qué pasó con sus argumentos “legales” que, según ella, la llevaron a tomar tal decisión?
A cambio de los bronces del El Ché y Fidel, la alcaldesa pide rescate, recursos económicos, según ella, para obras y servicios públicos, es decir, para rehabilitar calles, cubrir baches, fortalecer el sistema de drenaje y la adquisición de nuevos camiones recolectores de basura. Cabe recordar que al menos el presupuesto participativo 2026 de la alcaldía para estas obras asciende a poco más de 178 millones de pesos, un rubro en el que Rojo de la Vega está muy mal calificada. En contraste, la obra artística se hizo a instancias de Ricardo Monreal cuando fue alcalde de Cuauhtémoc, y se afirma que se pagó 600 mil pesos al escultor.
Una cosa es cierta, si el “retiro”, como ella le llama, de las estatuas de Ernesto, El Ché, Guevara y de Fidel Castro se hizo conforme a la ley, entonces ¿por qué le propuso una “negociación”, “cambalache” o “trueque” a la jefa de gobierno? Su propuesta no fue para hacerse de más presupuesto en favor de los vecinos de la Cuauhtémoc. De la Vega pretendió extorsionar, chantajear a Brugada. Por el contrario, es violatoria de la ley.
Como explicó la jefa de gobierno, el artículo 20 de la Ley de Alcaldías, en su fracción XVIII señala: “una de las finalidades de las demarcaciones es garantizar el acceso de la población a los espacios públicos y a la infraestructura social, deportiva, recreativa y cultural dentro de su territorio, los cuales no podrán enajenarse ni concesionarse de forma alguna”. Lo que ella pidió a cambio de los bronces fue dinero.
En fin, Alessandra Rojo de la Vega se ha mostrado como una demagoga, ignorante, de impericia política y como una vulgar secuestradora de estatuas, de una obra artística que es patrimonio de la ciudad de México.
Que no le cuenten…
¿Ah, que don Ciro! Los contrastes.
En aquel julio de 2025, Ciro Gómez Leyva aplaudió la decisión de Rojo de la Vega de retirar las estatuas de Fidel Castro y Ernesto El Ché Guevara. Fue un acto un acto “valiente” y “estratégico”. “Alessandra parece saber lo que está haciendo”, escribió el columnista de Excélsior. Lleva tres semanas reclamando al gobierno federal el por qué no levanta la estatua de Felipe Calderón que está tirada, por la caída de un árbol, en el Complejo Cultural “Los Pinos”. Se enoja, y dice: “¡ahora sí, se montaron en su macho!, como si fuera de ellos. Como si no fuera patrimonio público que tienen que resguardar”.
Y qué, ¿las estatuas de El Ché y Fidel, no es patrimonio de la Ciudad de México? ¿Alessandra puede hacer lo que ella quiera con los bronces, embodegarlos, pedir rescate, sin importar la ley don Ciro?
Un amigo me dijo: “lo que no entiende Ciro es que hasta la estatua de Felipe tiene derecho a echarse sus bacardis”.
*Periodista: @MarioA_Medina
Columna anterior: Si usted es fabricante de mentiras, ¡preocúpese!
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Opinión | Mario A Medina – Que no le digan… | Si usted es fabricante de mentiras, ¡preocúpese!
Apenas la consejera Jurídica del gobierno federal, Luisa María Alcalde Luján, había anunciado una consulta pública .
Por Mario A. Medina
(… ) para conocer opiniones en torno a los “Lineamientos para la Defensa de las Audiencias” y garantizar a éstas el acceso a información veraz y oportuna, de inmediato algunos medios de comunicación y periodistas acusaron: “CENSURA”.
Entre los objetivos de los lineamientos destaca el que “toda persona tiene derecho al libre acceso a información, plural y oportuna, así como a buscar, recibir y difundir información e ideas de toda índole por cualquier medio de expresión”.
Un aspecto importante es la prohibición expresa de la transmisión de publicidad o propaganda presentada como información periodística o noticiosa que es muy común que lo haga, de manera particular, TV Azteca.
Se destaca lo establecido en el artículo 7º Constitucional donde se precisa que es inviolable la libertad de difundir opiniones, información e ideas, a través de cualquier medio, y que ninguna ley ni autoridad puede establecer la previa censura ni coartar la libertad de difusión.
Desde siempre, los medios se han convertido en “arma del poder”, del poder político, económico, incluso del poder intelectual; mienten cuando propagan que son una “arma de la sociedad” para estar informada, pero, por el contrario, históricamente, han desinformado y tratado de manipular a la sociedad.
Tv AztecaLa sociedad ha tenido en las redes sociales instrumentos de información que le ha permitido contrastar lo que informan unos y otros, pero aún así, ciertos medios de comunicación, desde la radio y la televisión, han seguido optando por la manipulación y la desinformación.
Durante los gobiernos del PRI y PAN son conocidos los casos de desinformación y manipulación. En el 68 la matanza estudiantil en la Plaza de las Tres Culturas; en 1971, el “Halconazo” como se conoció la matanza del Jueves de Corpus; el despido de Carmen Aristegui de la radio por casos como el problema de alcoholismo de Felipe Calderón; la Casa Blanca de Enrique Peña: temas en los que algunos medios fueron cómplices de guardar silencio o desviar la atención de lo ocurrido o inventar “la verdad histórica”.
Otros casos como el de “Aguas Blancas” y “Acteal” en el gobierno de Zedillo; San Salvador Atenco, la desaparición de los 43 estudiantes de Ayotzinapa están marcados en la historia del país, y al mismo tiempo, por el triste papel que han jugado los medios.
Como señala el estudio “Medios de comunicación en México: entre el autoritarismo de Estado y el autoritarismo de mercado” de Jorge Bravo, “las instituciones mediáticas han guardado una estrecha relación simbiótica con el poder político y han sido un reflejo fiel de las estructuras de poder autoritarias imperantes”.
La sociedad no tenía para dónde hacerse, los únicos instrumentos informativos que tenía era la radio, la televisión, los diarios, las revistas. Fueran pocos los medios alternativos que les hicieron contrapeso a la “Prensa vendida”.
En 2018 y aún antes, la desinformación, manipulación y golpeteo en torno e Andrés Manuel López Obrador fue basta: “un peligro para México”; lo mismo ocurrió durante la campaña de Claudia Sheinbaum y ha seguido sucediendo en lo que va de su mandato.
“Desinformación, infodemia y manipulación”, se convirtió en una “arma política”, “mentiras puestas en el discurso público para tratar de contener a un adversario”: AMLO, se dijo en marzo de 2025, en la presentación del libro: “Un peligro para México y otros cuentos” de Héctor Alejandro Quintanar.
Frente a todo esto es pertinente el que la Comisión Reguladora de Telecomunicaciones (CRT) haya anunciado la apertura de una consulta pública del anteproyecto de los «Lineamientos para la Protección de los Derechos de las Audiencias».
Andres manuel Lopez ObradorEs de primera importancia que hoy, en este siglo XXI, las audiencias tengan voz y puedan reclamar cuando observan que desde los medios electrónicos los estén desinformando o traten de manipular, incluso, generen infodemia.
Tienen derecho a reclamar una obligación primaria del periodismo: llevar a la sociedad información veraz, creíble, confirmada y que ésta pueda diferenciar con claridad entre noticia y opinión.
Lamentablemente en este debate que empieza, algunos medios, los que ya conocemos, insisten en mentir y manipular queriendo engañar que con estos lineamientos habrá censura y persecución.
Pareciera que lo que se busca, como en 2017, debilitar los derechos de las audiencias; que estén ahí, sí, pero sólo de adorno como en aquel último año del peñismo. Lo único que va a ocurrir es que una persona nombrada por la propia empresa sea la receptora de las quejas que pudieran tener las audiencias.
La “sanción” que va a tener, cuando mucho, será una recomendación.
Así es que, si usted señora o señor concesionario de los medios electrónicos es fabricante de mentiras, sí, ¡preocúpese!, porque el problema que enfrentará será una sanción y, tal vez, ser señalado de ser fabricante de mentiras, de manipular, de golpeador mediático, es decir, sufrirá una fuerte exhibición pública que, sí, seguramente le causará daño moral, pero en ningún momento será objeto de censura.
Sólo es cuestión de cumplir con los principios del periodismo y con los “Lineamientos Generales para la Protección de los Derechos de las Audiencias”.
Que no le cuenten…
Pareciera que la intención de acusar “CENSURA” por parte de algunos concesionarios de la radio y la televisión tiene que ver que uno de los lineamientos exige que la publicidad o propaganda que difundan la radio y la televisión no debe presentarse como información periodística, noticiosa, cosa que es común que hagan muchos medios electrónicos. TV Azteca en particular. O sea, no hacer trampa. Si lo hacen tendrán que a visar a sus audiencias que es una nota pagada. Así de simple.
¿Por qué será?
*Periodista: @MarioA_Medina
Columna anterior: “Es que somos sencillitos”
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Opinión | Mario A Medina – Que no le digan… | “Es que somos sencillitos”
Un 9 de junio de 2021, era entonces presidente de Argentina el izquierdista Alberto Fernández. Recibió la visita de su homólogo, el español Pedro Sánchez.
Por Mario A. Medina
En la “Casa Rosada” buscó presumir su herencia europeísta frente al gobernante del Partido Socialista Obrero Español (PSOE): “los mexicanos salieron de los indios, los brasileños salieron de la selva, pero nosotros, los argentinos, llegamos en los barcos de Europa”.
Luego tuvo que ofrecer disculpas tras ser acusado de racista, de ofender a los latinoamericanos; recibió miles de críticas en redes sociales, descalificaciones de políticos del continente. Explicó -para justificarse-, que su cita era del mexicano Octavio Paz. La volvió a regar. Su dicho no era un escrito del Premio Nóbel de Literatura, fue una afirmación equivocada, a propósito, para presumir su origen y que sus raíces venían del otro lado del charco.
A decir de la politóloga Inés Palacios, el que los argentinos se crean superiores, “es producto de factores históricos, sociales y culturales que dificultan el reconocimiento de su identidad indígena”. Ha explicado que los argentinos “genéticamente somos entre un 40 y un 98% indígenas”, pero sólo el 2% se reconoce como tal, por lo que “hay un fenómeno de vergüenza”, de aceptar raíces indígenas.
En contra posición Irina Vega, investigadora y autora del libro: “Negros de mierda”, considera que «Argentina no es un país racista, tiene (sí) personas racistas», atenúa, para luego atajar: “decir que lo es, es una afirmación tramposa». Dicha aseveración, “requiere muchos más matices y no un posteo en redes sociales”, sostiene Vega.
Para la licenciada en Letras, la discriminación, no es una “reacción pasional”. Considera que “hay racismo en el fútbol porque es un reflejo de una estructura colonial y contemporánea que atraviesa también instituciones como la FIFA». El racismo estructural -explica- es “mucho más frecuente en Argentina que el racismo basado exclusivamente en el color de piel”.
Luego de haber sido campeones en Qatar en 2022, Nicolás Tagliafico, defensa del seleccionado, de abuelos italianos, admitió que la selección de Argentina era odiada, y que ese odio era “producto de su presunción, altivez y confianza” en los propios jugadores que a menudo los lleva “a menos preciar a los demás”.
La derrota de la selección argentina en la final del Mundial 2026 volvió a abrir la discusión de que la albiceleste y sus “estrellas” son favorecidos por la FIFA, y al mismo tiempo, como escribió el periodista Darío Brenman en el portal “Tiempo Argentino”, hay aspectos que exceden al fútbol como el racismo, el clasismo, la discriminación, la arrogancia.
Brenman apuntó: para los jugadores, “la selección puede simbolizar pertenencia, orgullo o revancha”, mientras que, para sus adversarios, “concentra estereotipos asociados con el país: soberbia, nacionalismo, viveza, provocación y, cada vez con mayor frecuencia, racismo por lo que la camiseta albiceleste “deja de ser simplemente una indumentaria deportiva y se transforma en una bandera política”.
El que en este mundial 2026Argentina se haya convertido en uno de los países más cuestionados del fútbol internacional, no sólo tiene que ver con la arrogancia de su afición y de sus seleccionados.
En este mundial, “ese antiargentinismo incorporó, en su contra, un componente diferente: la política exterior del gobierno de Javier Milei”, es decir, el alineamiento de Buenos Aires con Washington y Tel Aviv ha planteado Darío Brenman, por lo que explica, “la Selección ya no puede ser separada completamente de la imagen internacional del gobierno que representa”. Hoy, sin duda, personifica al derechista Javier Milei.
Cuando en las tribunas de los estadios los hinchas argentinos desplegaron las banderas de Israel, y el primer ministro judío, Benjamín Netanyahu, anunció festivo que la albiceleste era su equipo favorito, para algunos aficionados egipcios y para millones en el planeta, ir en contra de Argentina, significó también pronunciarse en defensa de la causa Palestina.
El sentirse “súper estrellas” no ha sido exclusivo de los jugadores argentinos, el “sentirse mucho”, es un asunto propio que ellos mismos reconocen como sociedad -“somos sencillitos”-, y que está relacionada con su historia de inmigración y la construcción de su identidad nacional: «los argentinos descendemos de los barcos» que, muchos como Alberto Fernández, pretenden borrar sus raíces pampeanas, negado su legado indígena y afrodescendiente y resaltan únicamente su origen de inmigrantes europeos.
Por ello, han venido construyendo la narrativa de su ascendencia europea, de piel blanca, elementos de identidad, pero por lo mismo, han dejado de lado su otra parte, ser indígena.
En la final del Mundial 2026, la selección argentina frente a España no pudo mostrar sus reconocidas artes futbolísticas, lo que ha llevado al argentino común y corriente a “confundir soberbia con el orgullo del país acostumbrado a ganar en el futbol” –me respondió la inteligencia artificial-.
Esta derrota los ha llevado a llorar y a padecer una frustración colectiva, una impotencia que no pueden entender porque, como señala la politóloga Inés Palacios, el que los argentinos se crean superiores, “es producto de factores históricos, sociales y culturales”.
Sí, lo llevan en sus genes y, por eso, en un acto de negación inventan teorías conspiratorias: “¡nos robaron la final!” Así son, “sencillitos”.
Que no le cuenten…
¿Por qué será?
¿Por qué será el silencio del panismo? ¿Por qué será el silencio de Somos México? Los primeros, lo defendieron tibiamente. Los rosados exigían su liberación, calificaba su detención como “inaudito atropello”. Su casi silencio, de unos y otros es muy ruidoso. Sí, me refiero a Ernesto “N” y al huachicol ferroviario.
*Periodista: @MarioA_Medina
Columna anterior: La FIFA y el “capitalismo salvaje”, campeones del mundial
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