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1000 results for “caleidoscope”

  1. Reviving my Mandarin has its weird parts. Whenever I see a character my brain automatically sounds it out - which is good if I recognise it. If it's one I only _kind of_ know brain's going "brrr? frrrm? mrfp?"*, and my neurons feels like they're going through a caleidoscope 😅

    (*Don't ask me why it's those sounds - neither are even close to Mandarin.)

    #mandarin #LanguageStudies #language

  2. Oh wow. Friedemann Schulz von Thun im Hotel Matze - großartiges, aktuelles 2h [!] Interview über Kommunikation, Stimmigkeit und alles andere auch. Zwei Beispielzitate:

    "Ein erfülltes Leben zeigt sich in der spannungsreichen Vereinigung der Gegensätze."

    "Politik ist selten dazu da, Lösungen hervorzubringen, sondern sie muss Dilemmata bewältigen!"

    #SchulzVonThun #HotelMatze #Kommunikation #Psychologie #4OhrenModell

    youtube.com/watch?v=jPAjmlkXf48

  3. Oh wow. Friedemann Schulz von Thun im Hotel Matze - großartiges, aktuelles 2h [!] Interview über Kommunikation, Stimmigkeit und alles andere auch. Zwei Beispielzitate:

    "Ein erfülltes Leben zeigt sich in der spannungsreichen Vereinigung der Gegensätze."

    "Politik ist selten dazu da, Lösungen hervorzubringen, sondern sie muss Dilemmata bewältigen!"

    youtube.com/watch?v=jPAjmlkXf48

  4. Oh wow. Friedemann Schulz von Thun im Hotel Matze - großartiges, aktuelles 2h [!] Interview über Kommunikation, Stimmigkeit und alles andere auch. Zwei Beispielzitate:

    "Ein erfülltes Leben zeigt sich in der spannungsreichen Vereinigung der Gegensätze."

    "Politik ist selten dazu da, Lösungen hervorzubringen, sondern sie muss Dilemmata bewältigen!"

    #SchulzVonThun #HotelMatze #Kommunikation #Psychologie #4OhrenModell

    youtube.com/watch?v=jPAjmlkXf48

  5. Oh wow. Friedemann Schulz von Thun im Hotel Matze - großartiges, aktuelles 2h [!] Interview über Kommunikation, Stimmigkeit und alles andere auch. Zwei Beispielzitate:

    "Ein erfülltes Leben zeigt sich in der spannungsreichen Vereinigung der Gegensätze."

    "Politik ist selten dazu da, Lösungen hervorzubringen, sondern sie muss Dilemmata bewältigen!"

    #SchulzVonThun #HotelMatze #Kommunikation #Psychologie #4OhrenModell

    youtube.com/watch?v=jPAjmlkXf48

  6. Oh wow. Friedemann Schulz von Thun im Hotel Matze - großartiges, aktuelles 2h [!] Interview über Kommunikation, Stimmigkeit und alles andere auch. Zwei Beispielzitate:

    "Ein erfülltes Leben zeigt sich in der spannungsreichen Vereinigung der Gegensätze."

    "Politik ist selten dazu da, Lösungen hervorzubringen, sondern sie muss Dilemmata bewältigen!"

    #SchulzVonThun #HotelMatze #Kommunikation #Psychologie #4OhrenModell

    youtube.com/watch?v=jPAjmlkXf48

  7. oggi, 3 aprile, in camera verde (roma, via g. miani 20), finissage della mostra di francesca vitale, “il gioco delle caleidoscopie”

    La camera verde, Roma, via G. Miani 20

    #art #arte #CameraVerde #finissage #FrancescaVitale #IlGiocoDelleCaleidoscopie #laCameraVerde #mostra
  8. oggi, 3 aprile, in camera verde (roma, via g. miani 20), finissage della mostra di francesca vitale, “il gioco delle caleidoscopie”

    La camera verde, Roma, via G. Miani 20

    #art #arte #CameraVerde #finissage #FrancescaVitale #IlGiocoDelleCaleidoscopie #laCameraVerde #mostra
  9. due date per la mostra “caleidoscopie”, di francesca vitale, in camera verde

    giovedì 2 aprile dalle 18 alle 20 in Camera Verde (via G. Miani 20): proiezione di Visage Village, con Agnes Varda e Jr (2017).

    venerdì 3 aprile dalle 17:30 alle 20:30 finissage della mostra.

    https://slowforward.net/2026/03/01/5-marzo-roma-la-camera-verde-il-gioco-delle-caleidoscopie-libro-e-mostra-di-francesca-vitale/

    #AgnèsVarda #art #arte #Caleidoscopie #CameraVerde #finissage #FrancescaVitale #laCameraVerde
  10. due date per la mostra “caleidoscopie”, di francesca vitale, in camera verde

    giovedì 2 aprile dalle 18 alle 20 in Camera Verde (via G. Miani 20): proiezione di Visage Village, con Agnes Varda e Jr (2017).

    venerdì 3 aprile dalle 17:30 alle 20:30 finissage della mostra.

    https://slowforward.net/2026/03/01/5-marzo-roma-la-camera-verde-il-gioco-delle-caleidoscopie-libro-e-mostra-di-francesca-vitale/

    #AgnèsVarda #art #arte #Caleidoscopie #CameraVerde #finissage #FrancescaVitale #laCameraVerde
  11. oggi, 6 dicembre, a venezia: “caleidoscopie”, mostra di francesca vitale

    cliccare per ingrandire

    Per me i colori sono degli esseri viventi,
    degli individui molto evoluti che si integrano con noi e con tutto il mondo.
    I colori sono i veri abitanti dello spazio.
    (Yves Klein) 

    L’idea delle caleidoscopie trae origine dai ricordi d’infanzia dell’artista, che da bambina amava osservare il caleidoscopio: questo semplice strumento ottico, attraverso giochi di specchi e frammenti di vetro, restituiva visioni cromatiche e geometriche magiche, casuali e sorprendenti. Da questa esperienza nasce oggi una produzione artistica fatta di “caleidoscopie” istintive e talvolta meditate, in cui trasparenze e cromie essenziali si fondono in composizioni dal minimalismo raffinato.

    L’idea delle caleidoscopie si configura come una ricerca profonda e articolata, che origina non solo dalla memoria infantile dell’artista, ma dalla volontà di trasfigurare il gioco visivo in uno strumento di indagine sul sé e sulla realtà. Il caleidoscopio, nella sua capacità di generare visioni geometriche e cromatiche inattese, diventa metafora di un processo creativo nel quale l’emergere del caso, dell’imprevisto e della magia si intreccia con un controllo selettivo delle trasparenze e delle superfici, sostenuto da un minimalismo meditato.

    Il lavoro dell’artista, oggi, dialoga sia con le proprie radici, dove il visibile e l’invisibile si scambiano ruoli, sia con le possibilità offerte dalla composizione digitale, creando immagini che non appartengono più al solo mondo fotografico, ma nascono dall’assemblaggio di frammenti trovati nel vasto archivio del web. Questa pratica pone il colore al centro di una ricerca sull’equilibrio interiore, suggerendo un uso terapeutico dell’arte, dove ogni opera diventa uno spazio di possibilità emotiva e percettiva, un invito alla contemplazione e alla sospensione dal quotidiano.

    L’esposizione favorisce la pluralità dei punti di vista, invitando lo spettatore a interrogare l’immagine da diverse angolazioni, tutte ugualmente valide e in grado di restituire emozioni differenti senza perdere integrità formale. In questa moltiplicazione di prospettive emerge la forza della caleidoscopia come linguaggio visivo: una realtà densa, trasparente, mai univoca, sempre aperta all’interpretazione personale, come ben sintetizzato dal titolo della mostra “Caleidoscopie – Un viaggio cromatico”, che richiama la natura del viaggio non solo nell’estetica, ma anche nell’intento terapeutico del processo creativo.

    Le prime ricerche artistiche si distinguevano per una maggiore figuratività, inserendo riferimenti animali e vegetali. Progressivamente, l’opera si è astratta e concentrata su monocromatismi ed essenzialità geometriche, sfiorando un rigore quasi ossessivo affinato dalla libertà espressiva del digitale. Ogni opera, in questo sviluppo, si fa luogo sospeso tra ragione e inconscio, in cui trasgressione formale e meditazione convivono restituendo una sensazione di staticità sospesa, un tempo visivo distillato, privo di narrazione obbligata.

    Il vero intento dell’artista risiede nell’offrire allo spettatore uno spazio mentale di riflessione, dove l’immagine diventa specchio mutevole delle proprie emozioni e pensieri. Queste caleidoscopie digitali sono meditazioni sul senso stesso della visione, sulla costruzione dell’identità visiva e sull’instabilità dei significati. La pratica artistica si fa dunque strumento di conoscenza e guarigione, capace di dare forma a stati d’animo, tensioni interiori e processi di crescita, invitando chi osserva ad abbandonarsi al flusso delle geometrie, dei colori e dei silenzi che popolano ogni opera.

    CALEIDOSCOPIE – Un viaggio cromatico
    esposizione dal 6 al 21 dicembre 2025
    Galleria VISIONI ALTRE – Campo del Ghetto Novo 2918  – VENEZIA
    Inaugurazione: sabato 6 dicembre ore 17.00
    Orari: mercoledì e giovedì 11:00 -14:00 | venerdì sabato e domenica 11:00-14:00 | 16:00-19:00

    #art #arte #caleidoscopie #caleidoscopieUnViaggioCromatico #foto #fotografia #fotografie #francescaVitale #galleriaVisioniAltre #gianpaoloMastropasqua #inaugurazione #mostra #vernissage

  12. May you prickly brain, buzzing ears and caleidoscopic sight be cured with a fine dose of cat therapy #HappyWeekend #CatsOfMastodon #ActuallyAutistic A year in cartoons, wk2 wise.astridpoot.nl/a-year-in-c

  13. 📕 "Colonizar a Metrópole. Estado, ciência e técnicas de colonização interna durante o Estado Novo", de Elisa Lopes da Silva, "observa de forma caleidoscópica o fenómeno colonizador, nas suas articulações entre o reformismo agrário, o nacionalismo económico, a política hidráulica, o desemprego rural e o desenvolvimentismo do pós-Segunda Guerra Mundial".

    👉 ics.ulisboa.pt/livros/coloniza

    #Histodons #MastoLivros #EstadoNovo #InternalColonization #ColonizaçãoInterna #SocialHistory #HistóriaSocial

  14. 📙 O livro "A Seara Nova e os debates contemporâneos", editado por Augusto Fitas e João Príncipe e que resultou de um colóquio com o mesmo nome, já se encontra disponível na Caleidoscópio.

    Para além da atividade editorial, o grupo da Seara Nova promoveu colóquios e debates, sempre com o propósito de estudar e investigar a realidade portuguesa e esclarecer o público. São esses debates que a obra aborda.

    ℹ️ caleidoscopio.pt/products/a-se

    #Histodons #NewBook #SearaNova #NovoLivro #HistóriaDasIdeias

  15. healthnews.pt/2024/04/15/davit
    A DaVita Portugal, em parceria com a Câmara Municipal de Lisboa, vai promover esta quarta-feira uma iniciativa de rastreio à doença renal, no Auditório Caleidoscópio, no Jardim do Campo Grande.
    #healthnews #rastreio

  16. ¡Hoy, es día de livestream en español! Nos vemos en 2 horas para aprender a crear un filtro caleidoscopio en Substance Designer: youtube.com/live/EqcoPShSy3w?f

    #arte3d #artedigital

  17. ¡Hoy, es día de livestream en español! Nos vemos en 2 horas para aprender a crear un filtro caleidoscopio en Substance Designer: youtube.com/live/EqcoPShSy3w?f

    #arte3d #artedigital

  18. Top 20 – I Miei Film del 2025

    Come ogni anno, dopo la grande corsa ai recuperi di fine dicembre, siamo giunti ad una più o meno soddisfacente decisione su quali sono o penso che siano i 20 film che più mi sono piaciuti di questo 2025. Come ribadito nel titolo, si tratta dei miei film preferiti e non dei migliori film, perché è bene ricordare che la lista in questione non si erge a verità assoluta sulle opere più belle uscite quest’anno, ma elenca semplicemente i 20 titoli più amati dal sottoscritto. Quindi non gridate allo scandalo se non trovate il vostro film preferito, può essere che, pur riconoscendone l’ottima fattura, mi sia piaciuto meno rispetto a un film magari meno perfetto ma più emozionante (oppure un altro motivo per cui manca potrebbe essere che non l’ho proprio visto, come ad esempio Father Mother Sister Brother di Jarmusch, che ho perso causa influenza: in tal caso vi invito a scrivere nei commenti ogni suggerimento atto a colmare le mie tante lacune).

    Ricordo come sempre che in classifica compaiono solo film distribuiti in Italia (al cinema o in esclusiva streaming) nel 2025, anche se sono stati presentati in qualche festival negli anni precedenti. La discriminante è sempre stata questa, dal 2008 a oggi, e non è cambiata. A presentare questa sedicesima edizione della Top 20 quest’anno troviamo Jack Nicholson, straordinario protagonista di Qualcuno Volò sul Nido del Cuculo (Milos Forman, 1975).

    Fatte le doverose premesse del caso (a- Miei film preferiti, non migliori film in assoluto e b- solo film distribuiti in Italia nel 2025), prima di lasciarvi ai titoli della Top 20 ci tengo a sottolineare che ovviamente non è stato possibile vedere tutto ciò che è uscito durante l’anno solare ma soltanto una settantina di titoli e che quindi, come sempre, è una classifica molto parziale che si fa più per gioco che per reale utilità. Apriamo le danze dunque e, mi raccomando, fatemi sapere anche le vostre scelte!

    20- Alpha (Julia Ducournau)
    Da che mondo è mondo, in una classifica di preferenze la posizione numero 20 è molto più difficile della numero 1. Alla fine però, l’ultima fatica di Julia Ducournau non poteva restare fuori: un lungo massaggio cardiaco alle emozioni dello spettatore, continuamente messo alla prova dagli sbalzi ermetici di un film molto bello, innegabilmente in grado di scavare nel profondo grazie anche a tre interpretazioni pazzesche. Un film sulle difficoltà di essere adolescenti, su quanto sia difficile essere madre di una ragazza in crisi e sorella di un uomo disperato, sopraffatto dalla tossicodipendenza, ma soprattutto, come dicevo, è un lungo massaggio cardiaco: c’è un costante bisogno di aggrapparsi alla vita, di curare, di salvare, di salvarsi.

    19- Sinners (Ryan Coogler)
    Onestamente non ero certo di voler vedere questo film. Ne avevo sentito parlare come una versione afroamericana di Dal Tramonto all’Alba, o qualcosa del genere e temevo si trattasse dell’ennesima boiata spacciata per horror. Invece il film di Ryan Coogler (già regista del meraviglioso Fruitvale Station, ma anche di quella cazzata allucinante di Black Panther) fa davvero centro. Al di là della bellissima estetica del film e dell’ottima ambientazione (per non parlare della colonna sonora), mi è piaciuto come la prima parte sia tutta dedicata alla preparazione del climax finale e come lo scontro notturno sia molto più psicologico rispetto al carrozzone splatter che uno potrebbe aspettarsi. Sorprendente, nonostante i mille finali.

    18- A House of Dynamite (Kathryn Bigelow)
    Kathryn Bigelow realizza l’incontro ideale tra il Dr Stranamore e WarGames, senza però la spassosa ironia del primo né l’avventura adolescenziale del secondo. Il film si svolge in 19 fatali minuti, dilatati però in due ore per mezzo del cosiddetto effetto Rashomon. Lo scenario, non così distopico come si può pensare, è spaventoso, e la storia regge, nonostante qualche calo di tono nella parte centrale. Appena si entra nella storia infatti, è impossibile staccare gli occhi dallo schermo, dagli sguardi confusi e spaventati dei protagonisti, da quei numeri che scorrono sui monitor. Lo trovate su Netflix e, al di là di tutto, Kathryn Bigelow sa come si gira un film: è grande cinema.

    17- L’Ultimo Turno (Heldin, Petra Volpe)
    Non sorprendetevi se, nella prossima cinquina di candidati per l’Oscar al Miglior Film Straniero, dovesse esserci anche questo bellissimo film svizzero, realizzato da Petra Volpe. Un’escalation di situazioni, allarmi, capricci, ansie, dove la mano di Leonie Benesch, ma soprattutto il cuore, può essere piuma e può essere ferro (cit). Un film ansiogeno, dove allo spettatore non viene concesso un momento di pausa, stesso destino riservato alla sua protagonista. Il messaggio che compare nel finale, prima del fade to black, chiarisce molto meglio il punto di tutto il film, ovvero la grave carenza di infermieri negli ospedali svizzeri. Bellissimo, ma che ansia.

    16- Sotto le Foglie (Quand Vient l’Automne, François Ozon)
    François Ozon, uno dei registi più attivi degli ultimi decenni, riesce sempre a sfornare bei film, ma quasi mai film davvero bellissimi (almeno secondo me). Ecco, questa potrebbe essere la volta buona in cui il regista francese tira fuori la perla, un dramma che si svela piano piano, strato dopo strato, mettendo in tavola una bella teglia di dubbi, ipotesi, che lo spettatore può abbracciare o rifiutare. Una serie di eventi in cui la risposta non è mai una sola, dove si scoprono realtà scomode, passati ingombranti, verità inconfutabili. E quando entri in questo labirinto di sospetti, non ne esci più. Grande film.

    15- Nosferatu (Robert Eggers)
    Parafrasando Nietzsche, si può dire che se tu guarderai a lungo nell’oscurità, anche l’oscurità vorrà guardare dentro di te. Ed è proprio in un buio accecante che Eggers immerge lo spettatore (e Lily-Rose Depp) sin dalla primissima inquadratura, come a volerlo rendere parte di quella stessa notte buia, la stessa oscurità nella quale il regista fa muovere le sue ombre. La grandezza di questa nuova versione è, al di là dell’indubbia potenza visiva, la capacità di reinventarsi in ogni scena, di essere coinvolgente anche di fronte a una storia che abbiamo visto in tutte le salse, che il regista statunitense però riesce a modernizzare con la metafora, neanche troppo sottile, di una donna indipendente in lotta contro una società di maschi dominanti. L’oscurità non è mai stata così “buia”: spegnete le luci.

    14- Grand Theft Hamlet (Sam Crane, Pinny Grylls)
    Durante la pandemia, due attori di teatro, rimasti improvvisamente a spasso, decidono di mettere in scena l’Amleto all’interno dell’open world del videogioco GTA, facendo casting, prove e l’intero spettacolo dentro il gioco, cercando di evitare di essere uccisi da altri gamer (per i meno pratici, GTA è uno dei videogame più violenti di sempre, dove chi gioca può rubare, uccidere e compiere qualunque attività criminale per ottenere bonus di vario genere). L’idea di Sam Crane e Pinny Grylls non è soltanto originalissima, ma è anche divertente, oltre che incredibilmente coinvolgente: dopo i primi cinque minuti sarà impossibile smettere di guardare questo assurdo documentario, se così si può definire. Anche in un periodo di grande crisi, uno splendido esempio di umanità e di come il bisogno di esprimersi artisticamente riesca ad abbattere ostacoli apparentemente insormontabili. Che bello!

    13- Aragoste a Manhattan (La Cocina, Alonso Ruizpalacios)
    Dopo il successo di The Bear, tutto ciò che si svolge dentro una cucina deve caricarsi sulle spalle vari esami del dna per definire il grado di parentela con la serie. Ciò che vediamo nel film di Ruizpalacios ha però delle vibrazioni tutte sue, che raccontano molto del mondo che viviamo oggi: individui di culture diverse si districano tra i muri dell’incomprensione, mentre il macigno del capitalismo tenta di sacrificare ogni individualità, ogni sogno, ogni speranza sull’altare del profitto e del consumo. A condire tutte queste vicende c’è tanto umorismo caustico e una regia piena di belle intuizioni, tra cui un piano sequenza da urlo: quanta fame (di vita!) in un film così piccolo.

    12- September 5 (Tim Fehlbaum)
    Quasi interamente girato all’interno della cabina di regia della ABC durante il sequestro degli atleti israeliani durante le Olimpiadi del 1972, il film lascia da parte qualunque approfondimento politico per concentrarsi esclusivamente sul lavoro giornalistico, con le sue urgenze, i suoi errori, le improvvise rivelazioni, la corsa alla notizia. Breve, dal ritmo serrato, senza dubbio coinvolgente, con alcuni volti interessanti come Peter Saarsgard, Ben Chaplin, John Magaro (il marito di Past Lives) e Leonie Benesch (protagonista de La Sala Professori e de L’Ultimo Turno, che avete già incontrato in questa classifica). La conferma che, ancora una volta, quello del giornalista è il lavoro più bello da vedere in un film.

    11- Io Sono Ancora Qui (Ainda Estou Aqui, Walter Salles)
    L’ultimo lavoro del grande Walter Salles entra di diritto nella rosa dei più importanti film brasiliani della storia. Splendido nel modo in cui divide perfettamente la leggerezza del primo atto con la brutale sofferenza del secondo, Salles racconta una storia che meritava di tornare sotto l’attenzione del grande pubblico, per farci ricordare ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, una cosa che dovremmo tenere sempre bene a mente: i fascisti sono una merda. Gran film.

    10- Presence (Steven Soderbergh)
    Steven Soderbergh piazza lo spettatore a osservare una “normale” famiglia statunitense dal punto di vista grandangolare di un fantasma che vive nella loro casa, raccontando la crisi di una generazione, le aspettative, la competitività, il bisogno di vivere di apparenza pur di restare a galla, inzuppando tutta questa vita ordinaria con alcune tracce di sovrannaturale (oggetti che levitano, una medium che avverte la presenza, ecc). Il regista ci apparecchia la tavola per la prima ora, senza mai stancare, fino a spiazzarci nell’ultimo quarto d’ora, in un paio di scene che regalano brividi. Chi lo va a vedere aspettandosi un horror resterà molto deluso, è un filmone che parla di tutt’altro. Stupendo.

    9- Springsteen – Liberami dal Nulla (Deliver Me From Nowhere, Scott Cooper)
    Chi si aspetta di vedere su grande schermo il mito di Bruce Springsteen, troverà invece un’opera che gli toglie la maschera, soffoca la leggenda per alimentare però la sua umanità, il suo cuore, il suo bisogno di essere ancora una persona normale in un mondo di luci accecanti. In questo bellissimo film di Scott Cooper scoprirete finalmente il lato oscuro del mito, l’animo intimo di un artista che non è mai sceso a compromessi con il suo successo, che ha cercato di restare se stesso sempre, mentre il mondo intorno a lui continuava a girare vorticosamente. Anche perché, come ci suggerisce il film, il passato non esiste più e il futuro non si può rincorrere: possiamo vivere soltanto dentro noi stessi, ora.

    8- No Other Land (Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal)
    Un collettivo di registi israeliani e palestinesi racconta la violenza e la distruzione da parte dei coloni israeliani di una piccola comunità rurale della Cisgiordania, Masafer Yatta. Il rapporto tra un giornalista di Isreaele e un giovane attivista palestinese è uno dei tantissimi spunti di un film che, inevitabilmente, atterrisce lo spettatore con le tante crudeltà che mostra e che, al tempo stesso, commuove per l’enorme forza e la necessità di sopravvivere che mette in scena minuto dopo minuto. È complicato racchiudere in poche righe tutta l’impotenza che si prova durante la visione, ma anche la voglia di abbracciare i bambini che vengono fatti sfollare dalla scuola, prima che venga distrutta da una ruspa. Premio Oscar per il miglior documentario, una storia che fa male, ma che riesce anche a illuminare con la sua umanità.

    7- A Complete Unknown (James Mangold)
    Mangold riesce a costruire un film che contiene al suo interno mille storie diverse, che gravitano tutte intorno al grande protagonista Bob Dylan: dalla leggenda Woody Guthrie allo sfortunato Dave Van Ronk, dal sogno di Pete Seeger di cambiare il mondo attraverso la musica, all’attivista Joan Baez, regina del folk, che pochi anni dopo sarebbe diventata “l’usignolo di Woodstock”. Oppure Sylvie, personaggio fittizio chiaramente ispirato a Suze Rotolo, musa e compagna del cantautore, prima di quella metamorfosi artistica che avrebbe cambiato la sua vita e (soprattutto?) la storia della musica. Per chi la vuole cercare, c’è davvero tanta carne al fuoco: un film completo, totalmente credibile, coinvolgente, straordinario nelle interpretazioni, che racconta l’uomo dietro il genio, l’essere umano dietro il rivoluzionario, il futuro premio Nobel per la letteratura dietro i capelli spettinati di un “completo sconosciuto”. Ma soprattutto c’è tanta, tantissima, musica stupenda. I tempi cambiano, per noi comuni mortali, così come per i geni: basta viverli, una canzone per volta.

    6- Bird (Andrea Arnold)
    Tra echi di urgenza sociale che richiamano il miglior Ken Loach e una deriva favolistica alla Alice Rohrwacher, Andrea Arnold procede in equilibrio tra realismo magico e fiaba malinconica: la protagonista Nykiya Adams (che brava!) si arrangia come può in un contesto ostile, mostrando la capacità degli adolescenti di trovare luce ovunque, anche nelle condizioni peggiori. Ed è proprio lì, tra la vita aspra che mostra e l’incanto che ti regala, che questo film ti tiene stretto, facendoti pensare che è una delle cose più belle che hai visto quest’anno. Inoltre, la colonna sonora è pazzesca e va da Too Real A Hero’s Death dei Fontaines DC a Lucky Man dei Verve, da The Universal dei Blur a Yellow dei Coldplay. Come dicono proprio i Blur, “When the days they seem to fall through you, well, just let them go”.

    5- The Brutalist (Brady Corbet)
    La cosa più difficile da fare con quest’opera immensa di Brady Corbet è scegliere di cominciare a vederla. Poi tutto va in discesa perché l’attenzione che gli dedichi, il film te la restituisce sottoforma di splendido cinema: è davvero tanta roba. Potete facilmente immaginare che, in oltre 3 ore di film, di cose ne succedono parecchie e ci sarebbe tantissimo da dire: è una di quelle storie che ti porti appresso fuori dalla sala, che ti si arrampica dentro durante la notte, a cui inevitabilmente ripensi al mattino. Adrien Brody è magnifico e quello di Guy Pearce è un piacevolissimo ritorno sulle scene di un film importante. Girato con un budget ridotto, è uno dei più ambiziosi ed enormi film indipendenti mai realizzati. Clamoroso.

    4- La Voce di Hind Rajab (Ṣawt al-Hind Rajab, Kaouther Ben Hania)
    Sono andato al cinema senza sapere neanche di cosa parlasse. Sapevo solo che dovevo vederlo. Il film di Kaouther Ben Hania mescola realtà e finzione, ricostruendo il tentativo da parte della Mezzaluna Rossa (il corrispettivo mediorientale della nostra Croce Rossa) di ottenere i permessi necessari per salvare una bambina palestinese chiusa dentro un’automobile, appena assaltata dai soldati israeliani che hanno sterminato la famiglia della piccola Hind Rajab. Solo questo basterebbe a renderlo un film potentissimo, ma il punto di forza (nonché elemento straziante) è che la voce al telefono che sentiamo per tutto il film è la voce reale della bambina, ovvero la registrazione delle conversazioni telefoniche avvenute tra lei e i soccorritori (che invece sono interpretati da attori e attrici). Un’opera di rara potenza ed emozione, commovente, agghiacciante, spaventosa. Se il Cinema con la C maiuscola ha il dovere di raccontare il tempo che vive, questo film è destinato a essere ricordato in eterno.

    3- Emilia Perez (Jacques Audiard)
    Vincitore del premio della Giuria a Cannes, è una sorta di musical incentrato su un boss del cartello messicano che decide di cambiare sesso (!). Da un’idea assurda, quasi grottesca a pensarci, nasce un’opera meravigliosa su genere, identità, violenza, redenzione, senza mai perdere un grammo di credibilità. Un film che ha dentro di sé mille film diversi: musical, gangster, dramma sociale, sentimento. Girato con un gusto estetico superiore (parliamo sempre di Jacques Audiard, uno dei più grandi registi europei della sua generazione), una fotografia meravigliosa e un trio di attrici fuori dall’ordinario: Zoe Saldana, in particolare, è incredibile e il film è stu-pen-do.

    2- Una Battaglia Dopo l’Altra (One Battle After Another, Paul Thomas Anderson)
    Quasi un decennio dopo il fortunato Vizio di Forma, il regista di Los Angeles torna a pescare idee dalla narrativa di Thomas Pynchon, il cui romanzo Vineland ha fornito il materiale di base sul quale modellare poi la storia, molto diversa, di questo nuovo film. Ci sono momenti che sembrano uscire fuori dal cinema dei fratelli Coen, ma soprattutto c’è l’enorme talento di PTA nel raccontare storie, nel prendere per mano lo spettatore e coinvolgerlo in un caleidoscopio di ironia, azione, calore umano e battute fulminanti, fino a una bellissima scena di inseguimento nel deserto, tra dossi, salite e discese, in una sorta di “labirinto rettilineo” che tiene con il fiato sospeso. Il mondo forse si può davvero cambiare, una battaglia dopo l’altra. Nel frattempo, godiamoci film stupendi come questo: “ocean waves“, amici e amiche, “ocean waves“.

    1- Un Semplice Incidente (Yak Taṣādof-e Sāde, Jafar Panahi)
    Anche stavolta il regista iraniano gira il film in totale segreto, senza permessi, e anche stavolta realizza qualcosa di stupendo, una riflessione profonda sul ruolo di vittima e carnefice, sull’umanità, sulle conseguenze che ha ogni azione. Il film si apre sull’interno di un’automobile di notte: al volante c’è il padre di una famiglia composta da moglie incinta e una bambina vispa e solare. Improvvisamente l’uomo investe un cane e questo piccolo incidente procurerà un piccolo danno all’auto, che dovrà fermarsi per una riparazione improvvisa. Da qui comincia una serie di eventi che porterà l’uomo ad essere rapito e a circondarsi di aguzzini pronti ad eliminarlo: ma perché? Chi è quest’uomo? Cosa è successo anni prima? Il suono di quella protesi alla gamba e, soprattutto, quel finale incredibile, me li porterò appresso ancora per molto tempo. Un capolavoro.

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  19. Capitolo 391: Cavalli a Dondolo e Cammelli

    C’è tanta carne nel fuoco di questo freddo novembre, dal quale sono riemersi dai letarghi estivi i piumini più caldi e i cappotti più lunghi. Sette film che ballano tra la grandezza assoluta e la schifezza più inutile, ma anche tra primissimi piani su ragazze bellissime (Celeste Dalla Porta e Jennifer Connelly) a campi lunghissimi di cammelli nel deserto, fino a portarci nel distopico futuro di Coppola. Insomma, c’è talmente tanta roba da aver lasciato fuori dall’elenco l’ultimo film di Clint Eastwood, Giurato Numero 2, di cui però potete leggere la recensione completa. Tanti altri grandi film sono in arrivo, per cui restate sintonizzati (e vi ricordo che potete seguire tutto ciò che vedo sulla mia pagina Letterboxd).

    The Snapper (1993): Trasposizione televisiva, prima dell’approdo in sala, realizzata da Stephen Frears, che ha adattato l’esilarante romanzo Bella Famiglia di Roddy Doyle. La figlia maggiore di una numerosa famiglia di Dublino resta incinta (snapper, in dialetto irlandese, significa proprio sbarbatello, bebé), ma non vuole rivelare l’identità del padre. I pettegolezzi inondano il quartiere e toccherà al patriarca Colm Meaney (irresistibile come sempre) mettere a tacere le voci e tenere unita la famiglia. Nel pieno della tradizione cinematografica irlandese dell’epoca (vedi The Commitments o Due sulla Strada, entrambi tratti da romanzi di Doyle), il film è spassoso, divertente, pienamente godibile, grazie anche ad una fotografia molto calda, botta e risposta secchi, immagini sempre ricche di personaggi. Good vibes a non finire: ok la moda degli anni 80, ma che bello pure il cinema degli anni 90.
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    Parthenope (2024): Una fantasia maschile confezionata dalle mani di un maestro. Una ragazza bellissima che tutti desiderano e nessuno riesce a tenersi, una città splendida nella sua decadenza, crepuscolare nel suo splendore, accecato da sole, mare, bellezze di marmo rovinate dal tempo e il solito caleidoscopio di personaggi più o meno iconici. In questo film si giocano due campionati: quello dei pesi massimi, quando vedi in scena Gary Oldman e Silvio Orlando (pagherei oro per vedere uno spin-off incentrato solo su di lui), e poi quello in cui giocano i giovani attori, fuori luogo e fuori posto (casting discutibile). Alcuni momenti ovviamente splendidi e scelte musicali perfette, è pur sempre un film di Paolo Sorrentino, oltre ad alcune riflessioni sul tempo che passa che sono esattamente pane per i miei denti. Nel complesso però è un film sfilacciato, che si specchia nelle sue frasi ad effetto e nella bellezza della milanese Celeste Dalla Porta, dalla quale, come del resto fanno i personaggi del film, non riusciamo a staccare gli occhi di dosso (anche perché, con tutti quei primi piani, sarebbe difficile). Per essere un film di Sorrentino è deludente, non c’è dubbio, anche se sono tanti i momenti che ti porti appresso dopo l’uscita dalla sala.
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    Super/Man: The Christopher Reeve Story (2024): Bellissimo e soprattutto emozionante documentario realizzato da Ian Bonhôte e Peter Ettedgui, incentrato sull’attore Christopher Reeve, primo, indimenticabile Superman cinematografico e, per quanto mi riguarda, unico Superman esistente (quello dei film dei due Richard, Donner e Lester). Il documentario ripercorre la vita di Reeve, il celebre casting per Superman, scoraggiato dal compagno di teatro William Hurt, la vita sentimentale, la famiglia e, ovviamente, l’incidente e la conseguente lesione spinale che lo rese tetraplegico. Un film che sottolinea la capacità dell’attore di trovare una nuova vita, di impegnarsi in una fondazione per la ricerca e di non mollare mai un centimetro nonostante la paralisi, il tutto raccontato dai suoi figli e dalle persone che gli erano accanto (come i colleghi Susan Sarandon, Jeff Daniels, Glenn Close e Whoopi Goldberg). Emozionano in particolare gli aneddoti sulla straordinaria amicizia tra Christopher Reeve e Robin Williams. Una storia piena di intensità (ma anche di momenti ironici), un racconto ben realizzato, un bellissimo documentario.
    •••½

    Audition (1999): Che Takashi Miike sia matto scocciato (in senso buono) è abbastanza risaputo. Che si sia fatto conoscere in tutto il mondo grazie a questo film, l’ho scoperto solo ora. Rimasto vedovo, un uomo di mezza età, incoraggiato dal figlio, decide di aprirsi nuovamente all’amore. Grazie a un amico, produttore cinematografico, organizza un’audizione per un film che non si farà mai, al solo scopo di poter incontrare e conoscere una gran quantità di donne diverse. La scelta cade su una ragazza molto dolce e dall’aria malinconica, che secondo l’amico produttore però ha fornito solo referenze false. Che si nasconde dietro? Dietro si nasconde un film strepitoso, in pieno stile Miike, che nasce come romance, prosegue come noir, finisce come… Legatemi, non posso dire altro. Lo trovate su Mubi, ma ci sono alcuni momenti abbastanza cruenti quindi preparatevi.
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    Tutto Può Accadere (1991): Un’ora e venti di male gaze su Jennifer Connelly che, per carità, potrei ammirarla anche per dieci ore, però magari intorno avrei preferito vederci un film. Tentativo (fallito) di rendere Frank Whaley (celebre per essere stato crivellato da Samuel L. Jackson nel primo atto di Pulp Fiction) il nuovo Matthew Broderick. Seconda, nonché penultima regia di Bryan Gordon, è la storia di un adolescente sbruffone, chiacchierone e nullafacente che, obbligato a lavorare come addetto alle pulizie notturno di un grande magazzino, si ritrova a passare la notte con una rampolla ribelle rimasta anch’ella chiusa dentro il negozio (che ovviamente è Jennifer Connelly, mai così meravigliosa, soprattutto nella scena in cui ci imbambola mentre monta su un cavallo a dondolo). John Hughes, tra i produttori e sulla cresta dell’onda per il successo di Mamma Ho Perso l’Aereo, si è talmente vergognato di questo film da chiedere, invano, di non essere citato nei titoli di testa. Non a torto: il film è veramente inutile, non è ironico (ci prova, sicuro, ma il protagonista è troppo irritante per risultare divertente), non è avvincente (e qui neanche ci prova), non è veramente nulla. Ah no, una cosa è senza dubbio: dimenticabile.

    Megalopolis (2024): L’opera più divisiva del 2024 nonché una di quelle destinate a essere maggiormente ricordate. Il film a cui Francis Ford Coppola sta lavorando dai tempi di Apocalypse Now è finalmente realtà e c’è talmente tanta roba dentro che meriterebbe un saggio a parte, un approfondimento tutto suo. Quel che è certo è che sarà studiato, analizzato e raccontato in tesi di laurea e corsi universitari, data la sua visione del futuro, il modo in cui mette in scena i lati più oscuri del capitalismo immergendo il tutto in un’enorme metafora sulla caduta dell’Impero Romano. In pochissime parole è la storia di un architetto (Adam Driver) che sogna di costruire un’utopica comunità futuristica per far risorgere la città dai suoi mali. Ad ostacolare il progetto però, c’è un sindaco avido e conservatore (Giancarlo Esposito) che vorrebbe invece costruire un enorme casinò per arricchire le casse comunali. In mezzo a questa faida ci sono complotti, scandali, attentati, sesso, storie d’amore e sensi di colpa, oltre al potere di fermare il tempo, di renderlo sostanza, di plasmarlo a proprio piacimento. Un imponente caleidoscopio di grandezza e decadenza, che non solo mescola New York e l’Antica Roma in un’unica, distopica, realtà, ma riflette anche il pensiero di uno dei più grandi registi della sua generazione, capace di non scendere mai a compromessi con nessuno, di vendere i suoi asset personali pur di mettere in scena la sua visione del mondo, con un messaggio di speranza e una richiesta di ottimismo. Penso che il mondo ancora non sia pronto per questo film, ma ai vostri figli piacerà!
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    Lawrence d’Arabia (1962): La vita va avanti, anno dopo anno, ed è bellissimo ogni tanto scoprire di avere ancora meraviglie di questo tipo da poter vedere per la prima volta. Sembra come rinascere e di finire la giornata sentendoti più ricco, in una migliore versione di te (senza bisogno di prendere alcuna substance!). Durante la prima guerra mondiale, il tenente Peter O’Toole è un cartografo inglese di stanza al Cairo. Interessato alla cultura araba e convinto che le tribù possano diventare un prezioso alleato contro i turchi, che presiedono la penisola araba, viene mandato, tra lo scetticismo dei generali, a incontrare l’emiro Alec Guinness in mezzo al deserto, insieme al quale tenterà di mettere in piedi una rivolta (e se organizzi una rivolta con il futuro Obi Wan Kenobi, le possibilità di successo diventano notevoli). Non so da dove cominciare per magnificare un film di questo genere: la grandezza della messa in scena, tale da farlo sembrare una sorta di Dune ante litteram (non a caso ispirò pesantemente il romanzo di Frank Herbert, uscito tre anni dopo, dove la figura di Paul Atreides mostra molti punti in comune con Thomas Edward Lawrence), la bellezza delle immagini, i risvolti politici e strategici di ogni battaglia, i tanti semi gettati nella storia del cinema (raccolti appunto da Dune, ma anche da Star Wars, Braveheart o Avatar, a mio avviso), oltre ad aver ispirato generazioni su generazioni di cineasti. Sette premi Oscar, ma soprattutto un film enorme.
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  20. ZEBRA FINK + SOTHIAC + IN HER EYE

    Sabato 7 marzo, dalle 21:00 alle 12:00, presso C.I.Q - Centro Internazionale di Quartiere, Via Fabio Massimo, 19 - Milano

    ZEBRA FINK + SOTHIAC + IN HER EYE
    Sabato 07 marzo, h 21:00

    In Her Eye: Showgaze/New Wave + Zebra Fink: Altrock/Post Grunge + Sothiac: Psych/Stoner/Kraut

    Sothiac è il trio psych-post-stoner/ krautrock con base a Milano e cresciuto tra Berlino e Londra. Pat Moonchy (aka Moon) • voce e synths. Lucio Liguori (aka Shine) • chitarra. borda • batteria. Il progetto unisce drone monolitici, riff granitici e ritmiche ipnotiche, con un forte impatto live: i concerti diventano esperienze audiovisive immersive grazie ai visual originali di Michele Bernardi. Nel tempo la band ha condiviso percorsi e collaborazioni con Faust, Chris Hackett (Rollins Band), Todd Tobias e Amaury Cambuzat. I Sothiac nascono nel 2015 tra Berlino e Londra suonando in Europa, Cina e Giappone. Hanno suonato e aperto ai Faust, Josepf Van Wissem, I feel like a bombed Cathedral. La loro musica è un viaggio nelle profondità del suono.

    Zebra Fink: Siamo una band di quattro amici che portano in giro il loro rock alternativo, nato tra bar di provincia e cantine sulle sponde del fiume Trebbia, in Emilia. Il nostro sound è intenso e diretto, che con riverberi e distorsioni riporta agli anni 90 e primi 2000: un rock a cuore aperto per cuori che amano farsi spaccare.

    In Her Eye: nel marasma delle etichette, generi e sottogeneri contemporanei (catalogazioni inutili ma forse necessarie, se vogliamo), gli In Her Eye se proprio devono scegliere, si definiscono “Supersonic New Wave”. Perchè la loro musica nasce dalla New Wave anni ’80, e passa attraverso infusioni sheogazee e soniche degli anni ’90. E perchè, volenti o nolenti, fanno musica nel 2018. In Her Eye nascono ufficialmente nell’inverno del 2007 quando Aldo Bernuzzi, Giuseppe Galotti e Stefano Schiavella, dopo diverse esperienze maturate durante dieci lunghi anni di musica in vari ambiti, decidono finalmente di dare forma ad un progetto che racchiuda in sé le radici del sound che li ha sempre affascinati: un caleidoscopio di suggestioni ed echi della New Wave Anni ’80, unite ad un grande amore per la scena Indie/Noise/Shoegaze degli anni ’90 e ad una genuina attitudine rock. E ad una passione per la musica basata sui sentimenti e sulle emozioni. Nel 2011 esce il primo disco “Anywhere Out Of The World”, e nel 2014 l’ep “Borderline”. Dal 2015 in poi, la band partecipa a diverse compilation tributo (Ride, Cure, Wire) e prepara il materiale per il nuovo album. Ma c’è anche una grossa novità: Raffaele Bocchetti, già sapiente chitarra degli Stella Diana, si unisce alla band e partecipa attivamente alla composizione e all’arrangiamento delle nuove song. Il nuovo disco si intitolerà “Change” ed uscirà il 1 giugno 2018. La band si è messa subito dopo già a lavorare sul nuovo disco. Dopo la pausa forzata del Covid la band ha partecipato a due live, a Parma e a Milano. Subito dopo ha avuto un momento di assestamento dovendo affrontare anche problematiche personali e nel 2022 si riassesta tornando alla formazione d’origine con i 3 elementi fondatori. Ad oggi hanno appena terminato le sessioni di registrazione per il quarto disco in uscita nella prima metà del 2026.

    Contributo: 5€

    CIQ - Centro Internazionale di Quartiere, via Fabio Massimo 19, Corvetto, Milano: l'ingresso al CIQ è gratuito e senza tesseramento!

    𝐀𝐩𝐞𝐫𝐢𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐡 𝟏𝟖:𝟎𝟎
    𝐂𝐞𝐧𝐚 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐡 𝟐𝟎:𝟎𝟎

    𝐈𝐍𝐅𝐎 / 𝐏𝐑𝐄𝐍𝐎𝐓𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐈
    Mail: [email protected]
    Tel: (SOLO messaggi WhatsApp) +39 349 643 2404

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