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Un ritrovamento spettacolare e di grande importanza che getta nuova luce sulla storia della regione di Maskhuta.
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https://storiearcheostorie.com/2025/03/26/egitto-scoperta-tomba-comandante-di-ramses-iii/
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💀🔥💀🔥 ARCHEOLOGIA | 𝐄𝐜𝐜𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐚 𝐆𝐢𝐮𝐠𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨, 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐧𝐞𝐜𝐫𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢 𝐫𝐨𝐦𝐚𝐧𝐚 𝐚 𝐋𝐢𝐭𝐞𝐫𝐧𝐮𝐦: 𝐜𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐦𝐚𝐮𝐬𝐨𝐥𝐞𝐢 𝐞 𝐥’𝐞𝐩𝐢𝐭𝐚𝐟𝐟𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐠𝐥𝐚𝐝𝐢𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞
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Foto: @soprintendenzadinapoli_areamet
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🔥🔥🔥 𝐋𝐚 "𝐌𝐨𝐧𝐚𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐀𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢": 𝐞𝐜𝐜𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐚𝐫𝐜𝐡𝐞𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐫𝐢𝐯𝐞𝐥𝐚 𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐬𝐜𝐞𝐭𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐞𝐬𝐭𝐫𝐞𝐦𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐚 𝐆𝐞𝐫𝐮𝐬𝐚𝐥𝐞𝐦𝐦𝐞 [𝐈𝐋 𝐌𝐎𝐃𝐄𝐋𝐋𝐎 𝟑𝐃 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐓𝐎𝐌𝐁𝐀]
Il racconto del ritrovamento nell'articolo di @elenapercivaldi su @storieearcheostorie
Foto: @antiquities_en
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🔥🔥🔥 𝐀𝐑𝐂𝐇𝐄𝐎𝐋𝐎𝐆𝐈𝐀 | 𝐀 𝐎𝐬𝐭𝐢𝐚 𝐫𝐢𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞 𝐮𝐧 𝐛𝐚𝐠𝐧𝐨 𝐫𝐢𝐭𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐞𝐛𝐫𝐚𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐈 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐥𝐨
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@parco_archeo_ostia
Foto: ©Emanuele Antonio Minerva e Agnese Sbaffi – Ministero della Cultura
@mic_italia
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Ercolano, 79 d.C.: così la nube di cenere bollente del Vesuvio trasformò il cervello di un uomo in vetro
Elena Percivaldi
Tra le tante scoperte archeologiche legate all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., una delle più significative è senza dubbio quella relativa al materiale organico vetrificato conservatosi nel cranio di una delle vittime di Ercolano. I resti del cervello, appartenenti a un giovane adulto di sesso maschile trovato disteso in un letto all’interno del Collegium Augustalium, rappresentano un caso unico nel suo genere.
Sebbene la scoperta sia stata già resa nota da tempo (era stata pubblicata su PLOS One nell’ottobre 2020 ), il fenomeno viene ora descritto e analizzato per la prima volta in maniera esaustiva da un team italo-tedesco di ricercatori guidato dal vulcanologo Guido Giordano del Dipartimento di Scienze dell’Università Roma Tre. Lo studio è stato appena pubblicato su Scientific Reports e dimostra come il fenomeno abbia richiesto condizioni di temperatura e raffreddamento specifiche, mai documentate prima d’ora.
L’immagine dei neuroni dallo studio pubblicato su Plos One ©Petrone 2020Come si forma il vetro organico?
In natura, la formazione del vetro è rara, poiché richiede un raffreddamento rapidissimo dallo stato liquido per impedire la cristallizzazione. La trasformazione di materiale organico in vetro è ancora più insolita, dato che i tessuti umani sono prevalentemente composti da acqua, che normalmente evapora o si degrada a temperature elevate.
Il frammento vetrificato del cervello rinvenuto a Ercolano (Petrone copyright 2020)Le analisi condotte dal team multidisciplinare italo-tedesco guidato da Giordano hanno dimostrato che il cervello della vittima di Ercolano è stato esposto a temperature di almeno 510°C, seguite da un raffreddamento rapidissimo, permettendo la formazione del vetro organico e la preservazione delle microstrutture cerebrali.
Lo studio multidisciplinare
Gli scienziati hanno impiegato tecniche avanzate come la microscopia elettronica, la spettrometria Raman e analisi calorimetriche per comprendere il processo di vetrificazione. I risultati indicano che il materiale cerebrale non si sarebbe potuto vetrificare se l’individuo fosse stato riscaldato esclusivamente dai flussi piroclastici che hanno seppellito Ercolano, “poiché i depositi di questi flussi, le cui temperature non hanno superato i 465°C, si sono raffreddati molto lentamente e avrebbero totalmente distrutto il materiale organico, a meno che esso non si fosse già trasformato in vetro”.
Collegio degli Augustali (copyright: Petrone 2020)La scoperta del cervello di Ercolano e il suo impatto sulla scienza
Secondo il prof. Guido Giordano, la chiave del processo risiede nella dinamica dell’eruzione. Dopo le prime ore, i flussi piroclastici hanno colpito Ercolano con nubi di cenere diluita, letali per la loro temperatura superiore ai 510°C. Tuttavia, l’impatto termico fu abbastanza breve da lasciare intatto il tessuto cerebrale, che si raffreddò rapidamente, innescando la vetrificazione. Solo successivamente, nella notte, la città fu completamente sepolta dai depositi vulcanici più densi.
Video – Lapilli sotto la cenere del Parco Archeologico di Ercolano: i neuroni del cervello vetrificato.
Veduta del sito archeologico di città di Ercolano (Foto P.P. Petrone)“Sulla base delle nostre scoperte e dell’analogia con moderne osservazioni sulle eruzioni vulcaniche – racconta il prof. Guido Giordano – ipotizziamo che nel 79 d.C. si sia verificato questo scenario. Dopo le prime ore di eruzione che produssero la colonna eruttiva osservata e descritta da Plinio il Giovane, nella notte del 24 agosto (o forse 24 ottobre come recenti scoperte suggeriscono) iniziarono i primi flussi piroclastici che progressivamente distrussero Ercolano. Il primo di essi raggiunse la città solo con la sua parte di nube di cenere diluita ma caldissima, ben oltre i 510 gradi Celsius. Lasciò a terra pochi centimetri di cenere finissima, ma l’impatto termico fu terribile e mortale, seppur sufficientemente breve da lasciare – almeno nell’unico caso del ritrovamento nel Collegium Augustalium – resti di cervello ancora intatti.
La nube deve essersi poi altrettanto rapidamente dissipata, consentendo a questi resti di raffreddarsi così rapidamente da innescare il processo di vetrificazione. Solo più tardi nella notte la città fu completamente seppellita dai depositi dei flussi piroclastici.
Questo scenario è di grandissima importanza non solo per la ricostruzione storica e vulcanologica, ma anche ai fini di protezione civile, perché definisce un’altissima pericolosità anche per flussi molto diluiti che non hanno grandi impatti sulle strutture ma che possono essere letali per le loro temperature, la cui conoscenza può tradursi in efficaci misure di prevenzione e mitigazione”.
Il dott. Danilo Di Genova ha sottolineato l’importanza delle analisi sperimentali che hanno consentito di definire la storia termica del materiale:
“Per comprendere il processo di vetrificazione abbiamo condotto delle analisi sperimentali riportando i frammenti di cervello alle temperature a cui si sono trasformati in vetro con cicli di riscaldamento e raffreddamento a velocità variabili con apparecchiature molto sofisticate, grazie ad una collaborazione tra CNR-ISSMC, il Dipartimento di Scienze di Roma Tre e la Technische Universität Clausthal”.
Dal canto suo, il prof. Pier Paolo Petrone (Università di Napoli Federico II) sottolinea l’importanza del ritrovamento:
“Un materiale cerebrale e spinale come questo, vetrificato, non solo non è mai stato trovato in nessun’altra delle centinaia di scheletri di vittime dell’eruzione vesuviana del 79 d.C., ma costituisce l’unico esempio del genere conosciuto al mondo. È probabile che le particolari condizioni verificatesi all’inizio dell’eruzione nel luogo di rinvenimento, nonché la protezione delle ossa del cranio e della colonna vertebrale dell’individuo abbiano creato le condizioni perché il cervello e il midollo osseo sopravvivessero all’impatto termico, permettendo poi di formare questo vetro organico unico”.
Le implicazioni della ricerca sulle emergenze di oggi
Il caso del cervello di Ercolano, davvero, straordinario apre nuove prospettive nella bioarcheologia e nella comprensione delle interazioni tra alte temperature e tessuti organici. La scoperta, però, non solo offre un’opportunità unica per lo studio dei processi di vetrificazione organica, ma come ha chiarito il prof. Giordano, ha anche rilevanza per la vulcanologia e la protezione civile. La ricerca dimostra che anche nubi piroclastiche diluite possono essere letali e portare a fenomeni fisici estremi. Comprendere la loro dinamica potrebbe migliorare la gestione del rischio vulcanico e la prevenzione di catastrofi future.
Video – La preservazione integrale di strutture neuronali di un sistema nervoso centrale di 2000 anni fa.
Il team coinvolto nelle ricerche
Del gruppo di ricerca, coordinato da Guido Giordano (Università Roma Tre), fanno parte gli studiosi Alessandra Pensa (Roma Tre e Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, Italia), Alessandro Vona (Roma Tre, Italia), Danilo Di Genova (CNR-ISSMC Istituto di Scienza, Tecnologia e Sostenibilità per lo sviluppo dei Materiali Ceramici, Italia), Raschid Al-Mukadam (Technische Universität Clausthal, Germania), Claudia Romano (Roma Tre, Italia), Joachim Deubener (Technische Universität Clausthal, Germania), Alessandro Frontoni (Roma Tre, Italia) e Pier Paolo Petrone (Università di Napoli Federico II, Italia).
Per saperne di più:
- Giordano, G., Pensa, A., Vona, A. et al. Unique formation of organic glass from a human brain in the Vesuvius eruption of 79 CE. Sci Rep 15, 5955 (2025). https://doi.org/10.1038/s41598-025-88894-5
Immagine in apertura: Lo scheletro del guardiano nel suo letto di legno presso Collegium Augustalium, nel Parco Archeologico di Ercolano. (particolare). Foto di P.P. Petrone
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🔥🔥🔥 𝐁𝐚𝐜𝐜𝐚n𝐭𝐢, 𝐬𝐚𝐭𝐢𝐫𝐢, 𝐬𝐢𝐥𝐞n𝐢 𝐞 𝐮n 𝐜𝐨𝐫𝐭𝐞𝐨 𝐝𝐢 𝐃𝐢𝐨n𝐢𝐬𝐨: 𝐚 𝐏𝐨𝐦𝐩𝐞𝐢 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞 𝐮n𝐚 n𝐮𝐨𝐯𝐚 "𝐕𝐢𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐌𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐢" 𝐝𝐞𝐜𝐨𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐜𝐨n 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐨𝐫𝐝𝐢n𝐚𝐫𝐢 𝐚𝐟𝐟𝐫𝐞𝐬𝐜𝐡𝐢
A oltre un secolo dalla scoperta della Villa dei Misteri, un altro eccezionale ciclo di affreschi getta luce sui riti di Dioniso.
Articolo completo con foto e video su @storieearcheostorie
@pompeii_parco_archeologico
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🔥🔥🔥 𝐀𝐑𝐂𝐇𝐄𝐎𝐋𝐎𝐆𝐈𝐀 | 𝐒𝐞n𝐬𝐚𝐳𝐢𝐨n𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐢n 𝐄𝐠𝐢𝐭𝐭𝐨. 𝐓𝐨𝐫n𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐮𝐜𝐞 𝐥𝐚 𝐭𝐨𝐦𝐛𝐚 𝐝𝐢 𝐓𝐡𝐮𝐭𝐦𝐨𝐬𝐞 𝐈𝐈: è 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐮n 𝐟𝐚𝐫𝐚𝐨n𝐞 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢 𝐓𝐮𝐭𝐚n𝐤𝐡𝐚𝐦𝐨n
Tutti i dettagli della scoperta su @storieearcheostorie
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💀 🔥 𝐀𝐑𝐂𝐇𝐄𝐎𝐋𝐎𝐆𝐈𝐀 | 𝐒𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐚 𝐓𝐫𝐞n𝐭𝐨 𝐮n𝐚 n𝐞𝐜𝐫𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐫𝐨𝐦𝐚n𝐚 𝐜𝐨n 200 𝐭𝐨𝐦𝐛𝐞: “𝐑𝐢𝐬𝐚𝐥𝐠𝐨n𝐨 𝐚𝐥𝐥’𝐞𝐭à 𝐝𝐞𝐥 𝐟𝐞𝐫𝐫𝐨”
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@soprintendenza_beni_culturali_Trento
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