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#eddington — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #eddington, aggregated by home.social.

  1. 🎞 #Eddington - Rabenschwarze Action-Horror-Western-Komödie; raffiniert konstruiert, aber nichts für schwache Nerven.

    📺 Jetzt mit #JoaquinPhoenix & #EmmaStone auf myfilm.ch im #Heimkino die Spannung geniessen: myfilm.ch/asset/eddington

  2. Vous ne trouverez donc pas dans ce top : #Nosferatu, #TheBrutalist, #Sinners, #Materialists, #Eddington, #TheSmashingMachine, #ChainsawMan, ni aucun des deux phénomènes horrifiques de l’été, #Weapons (« Évanouis ») et #BringHerBack (« Substitution »).

  3. Ari Aster's "Eddington", starring Joaquin Phoenix and Pedro Pascal, will make its streaming debut exclusively on HBO Max Friday, November 24. Visit Hotchka's Affiliates page to subscribe!

    hotchkaplus.com/p/affiliates.h

    #Eddington #JoaquinPhoenix #PedroPascal #A24 #HBOMax #Entertainment #Movies #Film #Streaming

  4. Tartışmalı Beau Is Afraid'in ardından Ari Aster, karanlık hiciv ve kışkırtıcılığa dönüşü simgeleyen Eddington ile yönetmen koltuğuna geri dönüyor .: Tartışmalı Beau Is Afraid'in ardından Ari Aster, karanlık hiciv ve kışkırtıcılığa dönüşü simgeleyen Eddington ile yönetmen koltuğuna geri dönüyor .

    Çok az yönetmenin gerçekten cesaret edebildiği bir dönemde, Aster türler arasında korkusuzca geçiş… eshahaber.com.tr/haber/tartism EshaHaber.com.tr #AriAster #Eddington #BeauIsAfraid #film #korku

  5. Festa del Cinema 2025: Here We Go!

    Cronache dall’Auditorium (Mercoledì 15 Ottobre)
    La sentite anche voi quest’aria strana? C’è qualcosa intorno a noi, un po’ come nel sottosopra di Stranger Things. Ma dove siamo finiti? Temo di conoscere la risposta: dev’essere di nuovo quel periodo dell’anno. Deve essere tornata la Festa del Cinema di Roma. E queste devono essere di nuovo le mie Cronache dall’Auditorium, quel diario di bordo, quel taccuino di viaggio che condivido con voi, amici cinefili e amiche cinefile, lungo tutta la Festa del Cinema di Roma. Diamoci dentro, allora. Come direbbe Fabrizio Romano: HERE WE GO!

    Non comincerò come sempre dicendovi che la prima volta che ho messo piede alla Festa del Cinema ero uno studentello di 25 anni, con uno zaino pieno di sogni e di belle speranze. Avevo detto che non lo avrei detto, ma mentivo: siamo all’edizione numero 20 e io c’ero, Gandalf, quando nel 2006 Nicole Kidman, Martin Scorsese e Leo DiCaprio aprivano le danze alla prima edizione, ero lì il giorno in cui la forza degli uomini venne meno (soprattutto vedendo Monica Bellucci nel suo prime passeggiare sul tappeto rosso), ero lì quando Viggo Mortensen si fermava davanti alla mia videocamera per farsi intervistare. Quando pensavo che per quell’intervista avrei vinto il Pulitzer. Ero pieno di sogni, ve l’avevo detto. Detto ciò, diciannove anni dopo, rieccoci sempre qui, con molti meno sogni e speranze decisamente imbruttite, ma con quella cosa che mi butta giù dal letto dopo cinque o sei ore di sonno per andarmi a vedere un gruppo di persone che si muovono e parlano dentro uno schermo. La chiamano passione, dicono.

    Le cose della vita mi hanno riportato, temporaneamente, nella poco ridente Monte Mario, quartiere più alto di Roma ma decisamente più vicino alla Festa del Cinema rispetto al gioiello di Roma Sud, la Garbatella, che mi ha visto risiedere felicemente per ben dodici anni (seppur costringendomi ad attraversare Roma alle 8 del mattina in auto o in bici per raggiungere l’Auditorium). Essendo a dieci minuti d’auto dalla Festa, ho il tempo di fare colazione con comodo, una doccia che avrebbe dovuto cacciare il bisogno di dormire ancora e sedermi al pc per prenotare le proiezioni di dopodomani (se avete seguito il diario degli anni scorsi, saprete che c’è una cosa diabolica chiamata Boxol, un sito sopra il quale ogni mattina alle 8 è possibile prenotare un posto per gli eventi del dopodomani). Per essere sicuro di fare refresh nel momento esatto in cui escono i posti, quest’anno mi sono attrezzato con un orologio atomico che mi permetterà di essere uno dei primi ad entrare sulla piattaforma, per evitare la coda e soprattutto non perdermi l’evento per il quale spero di aprire gli occhi ogni mattina: l’incontro con Richard Linklater di lunedì prossimo (lo potrò prenotare sabato mattina, se ci riesco).

    Dopo aver agevolmente prenotato le tre proiezioni che intendo seguire venerdì prossimo, mi metto in macchina e, insieme alla mia fidata Bobby Jean (la mia Panda rossa), sfreccio in discesa verso il quartiere Flaminio. Stamattina la Festa apre alle 8.30, visto che Eddington, il film di Ari Aster con Joaquin Phoenix, Pedro Pascal ed Emma Stone, dura 2 ore e mezza (e le proiezioni successive cominciano alle 11, per chi ci dovrà o vorrà andare). Quando arrivo sembra tutto uguale: certo, è cambiato il manifesto e di conseguenza ci sono pannelli differenti affissi alle pareti e sugli stand, ma a parte questo mi sento già risucchiato nel sottosopra della Festa del Cinema. Non ho il tempo di soffermarmi troppo sui dettagli perché sono quasi le 8.30 e il film sta per cominciare. Mi dirigo verso il Teatro Studio e, davanti alle porte della sala, salgo i gradini che mi porteranno alla poltroncina che avevo prenotato due giorni fa. Arrivato all’ultimo scalino mi trovo davanti la folla di giornalisti, conoscenti, amici, che ogni anno popola la rassegna romana: la sensazione mi ricorda quella di quando sali gli scalini dello Stadio Olimpico e, improvvisamente, la scena si apre sulle tribune e sulle curve, gremite, vive, rumorose. Insomma, mi sono sentito a casa.

    Parlavamo di Eddington, dunque. Siamo in un piccolo villaggio del New Mexico, dove Joaquin Phoenix è sceriffo di una centrale di polizia composta solo da lui e da altri due elementi, Pedro Pascal è il sindaco che vuole appoggiare la costruzione di un enorme data center sul terreno comunale, Emma Stone è la moglie dello sceriffo, depressa, apatica, vagamente interessata a strampalate teorie del complotto. In tutto questo siamo in piena pandemia Covid, con le sue paure e qualche episodio di isteria collettiva. A sconquassare la quotidianità della cittadina c’è anche il caso dell’assassinio d George Floyd, che scatena focolai di protesta tra gli attivisti più giovani. In questa enorme quantità di carne sul fuoco, si dipana la vera storyline del film: Joaquin Phoenix, stufo di ciò che vede, decide di candidarsi come nuovo sindaco della città. Come spesso capita nei film di Ari Aster (vedi Midsommar), il tema (anzi, i temi) del film e ciò che si vuole raccontare è molto più interessante rispetto alla storia che viene mostrata. Detto ciò, il film funziona bene, ha anche due o tre momenti piuttosto spassosi, ma si regge interamente sulle possenti spalle di Joaquin Phoenix, che fa davvero il bello e il cattivo tempo, facendosi amare, poi odiare, poi compatire e via dicendo. Dai, è un buon inizio per la Festa del Cinema.

    Oggi è andata così, non ho visto altro, ma da che mondo è mondo il primo giorno si guarda sempre e solo un film, un po’ per riabituarsi a certi ritmi, per riprendere confidenza con le scomodissime poltroncine dell’Auditorium, per ritrovare un po’ di quell’aria di cui vi parlavo in apertura. Il programma di domani prevede tre film, il mio quarantaquattresimo compleanno (spero di trovare il tempo per un brindisi!) e la presenza di Ari Aster sul tappeto rosso. Restate nei dintorni, perché ne vedrete delle belle.

    [Se l’articolo ti è piaciuto, offrimi un caffè o magari una colazione,
    una piccola mancia per aiutarmi a sostenere il sito!]

    “Apriamo sta ventesima edizione, su”

    #2025 #ariAster #auditorium #Cinema #cronache #diario #eddington #festaDelCinemaDiRoma #film #joaquinPhoenix #roff20

  6. Festa del Cinema 2025: Here We Go!

    Cronache dall’Auditorium (Mercoledì 15 Ottobre)
    La sentite anche voi quest’aria strana? C’è qualcosa intorno a noi, un po’ come nel sottosopra di Stranger Things. Ma dove siamo finiti? Temo di conoscere la risposta: dev’essere di nuovo quel periodo dell’anno. Deve essere tornata la Festa del Cinema di Roma. E queste devono essere di nuovo le mie Cronache dall’Auditorium, quel diario di bordo, quel taccuino di viaggio che condivido con voi, amici cinefili e amiche cinefile, lungo tutta la Festa del Cinema di Roma. Diamoci dentro, allora. Come direbbe Fabrizio Romano: HERE WE GO!

    Non comincerò come sempre dicendovi che la prima volta che ho messo piede alla Festa del Cinema ero uno studentello di 25 anni, con uno zaino pieno di sogni e di belle speranze. Avevo detto che non lo avrei detto, ma mentivo: siamo all’edizione numero 20 e io c’ero, Gandalf, quando nel 2006 Nicole Kidman, Martin Scorsese e Leo DiCaprio aprivano le danze alla prima edizione, ero lì il giorno in cui la forza degli uomini venne meno (soprattutto vedendo Monica Bellucci nel suo prime passeggiare sul tappeto rosso), ero lì quando Viggo Mortensen si fermava davanti alla mia videocamera per farsi intervistare. Quando pensavo che per quell’intervista avrei vinto il Pulitzer. Ero pieno di sogni, ve l’avevo detto. Detto ciò, diciannove anni dopo, rieccoci sempre qui, con molti meno sogni e speranze decisamente imbruttite, ma con quella cosa che mi butta giù dal letto dopo cinque o sei ore di sonno per andarmi a vedere un gruppo di persone che si muovono e parlano dentro uno schermo. La chiamano passione, dicono.

    Le cose della vita mi hanno riportato, temporaneamente, nella poco ridente Monte Mario, quartiere più alto di Roma ma decisamente più vicino alla Festa del Cinema rispetto al gioiello di Roma Sud, la Garbatella, che mi ha visto risiedere felicemente per ben dodici anni (seppur costringendomi ad attraversare Roma alle 8 del mattina in auto o in bici per raggiungere l’Auditorium). Essendo a dieci minuti d’auto dalla Festa, ho il tempo di fare colazione con comodo, una doccia che avrebbe dovuto cacciare il bisogno di dormire ancora e sedermi al pc per prenotare le proiezioni di dopodomani (se avete seguito il diario degli anni scorsi, saprete che c’è una cosa diabolica chiamata Boxol, un sito sopra il quale ogni mattina alle 8 è possibile prenotare un posto per gli eventi del dopodomani). Per essere sicuro di fare refresh nel momento esatto in cui escono i posti, quest’anno mi sono attrezzato con un orologio atomico che mi permetterà di essere uno dei primi ad entrare sulla piattaforma, per evitare la coda e soprattutto non perdermi l’evento per il quale spero di aprire gli occhi ogni mattina: l’incontro con Richard Linklater di lunedì prossimo (lo potrò prenotare sabato mattina, se ci riesco).

    Dopo aver agevolmente prenotato le tre proiezioni che intendo seguire venerdì prossimo, mi metto in macchina e, insieme alla mia fidata Bobby Jean (la mia Panda rossa), sfreccio in discesa verso il quartiere Flaminio. Stamattina la Festa apre alle 8.30, visto che Eddington, il film di Ari Aster con Joaquin Phoenix, Pedro Pascal ed Emma Stone, dura 2 ore e mezza (e le proiezioni successive cominciano alle 11, per chi ci dovrà o vorrà andare). Quando arrivo sembra tutto uguale: certo, è cambiato il manifesto e di conseguenza ci sono pannelli differenti affissi alle pareti e sugli stand, ma a parte questo mi sento già risucchiato nel sottosopra della Festa del Cinema. Non ho il tempo di soffermarmi troppo sui dettagli perché sono quasi le 8.30 e il film sta per cominciare. Mi dirigo verso il Teatro Studio e, davanti alle porte della sala, salgo i gradini che mi porteranno alla poltroncina che avevo prenotato due giorni fa. Arrivato all’ultimo scalino mi trovo davanti la folla di giornalisti, conoscenti, amici, che ogni anno popola la rassegna romana: la sensazione mi ricorda quella di quando sali gli scalini dello Stadio Olimpico e, improvvisamente, la scena si apre sulle tribune e sulle curve, gremite, vive, rumorose. Insomma, mi sono sentito a casa.

    Parlavamo di Eddington, dunque. Siamo in un piccolo villaggio del New Mexico, dove Joaquin Phoenix è sceriffo di una centrale di polizia composta solo da lui e da altri due elementi, Pedro Pascal è il sindaco che vuole appoggiare la costruzione di un enorme data center sul terreno comunale, Emma Stone è la moglie dello sceriffo, depressa, apatica, vagamente interessata a strampalate teorie del complotto. In tutto questo siamo in piena pandemia Covid, con le sue paure e qualche episodio di isteria collettiva. A sconquassare la quotidianità della cittadina c’è anche il caso dell’assassinio d George Floyd, che scatena focolai di protesta tra gli attivisti più giovani. In questa enorme quantità di carne sul fuoco, si dipana la vera storyline del film: Joaquin Phoenix, stufo di ciò che vede, decide di candidarsi come nuovo sindaco della città. Come spesso capita nei film di Ari Aster (vedi Midsommar), il tema (anzi, i temi) del film e ciò che si vuole raccontare è molto più interessante rispetto alla storia che viene mostrata. Detto ciò, il film funziona bene, ha anche due o tre momenti piuttosto spassosi, ma si regge interamente sulle possenti spalle di Joaquin Phoenix, che fa davvero il bello e il cattivo tempo, facendosi amare, poi odiare, poi compatire e via dicendo. Dai, è un buon inizio per la Festa del Cinema.

    Oggi è andata così, non ho visto altro, ma da che mondo è mondo il primo giorno si guarda sempre e solo un film, un po’ per riabituarsi a certi ritmi, per riprendere confidenza con le scomodissime poltroncine dell’Auditorium, per ritrovare un po’ di quell’aria di cui vi parlavo in apertura. Il programma di domani prevede tre film, il mio quarantaquattresimo compleanno (spero di trovare il tempo per un brindisi!) e la presenza di Ari Aster sul tappeto rosso. Restate nei dintorni, perché ne vedrete delle belle.

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  7. Festa del Cinema 2025: Here We Go!

    Cronache dall’Auditorium (Mercoledì 15 Ottobre)
    La sentite anche voi quest’aria strana? C’è qualcosa intorno a noi, un po’ come nel sottosopra di Stranger Things. Ma dove siamo finiti? Temo di conoscere la risposta: dev’essere di nuovo quel periodo dell’anno. Deve essere tornata la Festa del Cinema di Roma. E queste devono essere di nuovo le mie Cronache dall’Auditorium, quel diario di bordo, quel taccuino di viaggio che condivido con voi, amici cinefili e amiche cinefile, lungo tutta la Festa del Cinema di Roma. Diamoci dentro, allora. Come direbbe Fabrizio Romano: HERE WE GO!

    Non comincerò come sempre dicendovi che la prima volta che ho messo piede alla Festa del Cinema ero uno studentello di 25 anni, con uno zaino pieno di sogni e di belle speranze. Avevo detto che non lo avrei detto, ma mentivo: siamo all’edizione numero 20 e io c’ero, Gandalf, quando nel 2006 Nicole Kidman, Martin Scorsese e Leo DiCaprio aprivano le danze alla prima edizione, ero lì il giorno in cui la forza degli uomini venne meno (soprattutto vedendo Monica Bellucci nel suo prime passeggiare sul tappeto rosso), ero lì quando Viggo Mortensen si fermava davanti alla mia videocamera per farsi intervistare. Quando pensavo che per quell’intervista avrei vinto il Pulitzer. Ero pieno di sogni, ve l’avevo detto. Detto ciò, diciannove anni dopo, rieccoci sempre qui, con molti meno sogni e speranze decisamente imbruttite, ma con quella cosa che mi butta giù dal letto dopo cinque o sei ore di sonno per andarmi a vedere un gruppo di persone che si muovono e parlano dentro uno schermo. La chiamano passione, dicono.

    Le cose della vita mi hanno riportato, temporaneamente, nella poco ridente Monte Mario, quartiere più alto di Roma ma decisamente più vicino alla Festa del Cinema rispetto al gioiello di Roma Sud, la Garbatella, che mi ha visto risiedere felicemente per ben dodici anni (seppur costringendomi ad attraversare Roma alle 8 del mattina in auto o in bici per raggiungere l’Auditorium). Essendo a dieci minuti d’auto dalla Festa, ho il tempo di fare colazione con comodo, una doccia che avrebbe dovuto cacciare il bisogno di dormire ancora e sedermi al pc per prenotare le proiezioni di dopodomani (se avete seguito il diario degli anni scorsi, saprete che c’è una cosa diabolica chiamata Boxol, un sito sopra il quale ogni mattina alle 8 è possibile prenotare un posto per gli eventi del dopodomani). Per essere sicuro di fare refresh nel momento esatto in cui escono i posti, quest’anno mi sono attrezzato con un orologio atomico che mi permetterà di essere uno dei primi ad entrare sulla piattaforma, per evitare la coda e soprattutto non perdermi l’evento per il quale spero di aprire gli occhi ogni mattina: l’incontro con Richard Linklater di lunedì prossimo (lo potrò prenotare sabato mattina, se ci riesco).

    Dopo aver agevolmente prenotato le tre proiezioni che intendo seguire venerdì prossimo, mi metto in macchina e, insieme alla mia fidata Bobby Jean (la mia Panda rossa), sfreccio in discesa verso il quartiere Flaminio. Stamattina la Festa apre alle 8.30, visto che Eddington, il film di Ari Aster con Joaquin Phoenix, Pedro Pascal ed Emma Stone, dura 2 ore e mezza (e le proiezioni successive cominciano alle 11, per chi ci dovrà o vorrà andare). Quando arrivo sembra tutto uguale: certo, è cambiato il manifesto e di conseguenza ci sono pannelli differenti affissi alle pareti e sugli stand, ma a parte questo mi sento già risucchiato nel sottosopra della Festa del Cinema. Non ho il tempo di soffermarmi troppo sui dettagli perché sono quasi le 8.30 e il film sta per cominciare. Mi dirigo verso il Teatro Studio e, davanti alle porte della sala, salgo i gradini che mi porteranno alla poltroncina che avevo prenotato due giorni fa. Arrivato all’ultimo scalino mi trovo davanti la folla di giornalisti, conoscenti, amici, che ogni anno popola la rassegna romana: la sensazione mi ricorda quella di quando sali gli scalini dello Stadio Olimpico e, improvvisamente, la scena si apre sulle tribune e sulle curve, gremite, vive, rumorose. Insomma, mi sono sentito a casa.

    Parlavamo di Eddington, dunque. Siamo in un piccolo villaggio del New Mexico, dove Joaquin Phoenix è sceriffo di una centrale di polizia composta solo da lui e da altri due elementi, Pedro Pascal è il sindaco che vuole appoggiare la costruzione di un enorme data center sul terreno comunale, Emma Stone è la moglie dello sceriffo, depressa, apatica, vagamente interessata a strampalate teorie del complotto. In tutto questo siamo in piena pandemia Covid, con le sue paure e qualche episodio di isteria collettiva. A sconquassare la quotidianità della cittadina c’è anche il caso dell’assassinio d George Floyd, che scatena focolai di protesta tra gli attivisti più giovani. In questa enorme quantità di carne sul fuoco, si dipana la vera storyline del film: Joaquin Phoenix, stufo di ciò che vede, decide di candidarsi come nuovo sindaco della città. Come spesso capita nei film di Ari Aster (vedi Midsommar), il tema (anzi, i temi) del film e ciò che si vuole raccontare è molto più interessante rispetto alla storia che viene mostrata. Detto ciò, il film funziona bene, ha anche due o tre momenti piuttosto spassosi, ma si regge interamente sulle possenti spalle di Joaquin Phoenix, che fa davvero il bello e il cattivo tempo, facendosi amare, poi odiare, poi compatire e via dicendo. Dai, è un buon inizio per la Festa del Cinema.

    Oggi è andata così, non ho visto altro, ma da che mondo è mondo il primo giorno si guarda sempre e solo un film, un po’ per riabituarsi a certi ritmi, per riprendere confidenza con le scomodissime poltroncine dell’Auditorium, per ritrovare un po’ di quell’aria di cui vi parlavo in apertura. Il programma di domani prevede tre film, il mio quarantaquattresimo compleanno (spero di trovare il tempo per un brindisi!) e la presenza di Ari Aster sul tappeto rosso. Restate nei dintorni, perché ne vedrete delle belle.

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    “Apriamo sta ventesima edizione, su”

    #2025 #ariAster #auditorium #Cinema #cronache #diario #eddington #festaDelCinemaDiRoma #film #joaquinPhoenix #roff20

  8. Festa del Cinema 2025: Here We Go!

    Cronache dall’Auditorium (Mercoledì 15 Ottobre)
    La sentite anche voi quest’aria strana? C’è qualcosa intorno a noi, un po’ come nel sottosopra di Stranger Things. Ma dove siamo finiti? Temo di conoscere la risposta: dev’essere di nuovo quel periodo dell’anno. Deve essere tornata la Festa del Cinema di Roma. E queste devono essere di nuovo le mie Cronache dall’Auditorium, quel diario di bordo, quel taccuino di viaggio che condivido con voi, amici cinefili e amiche cinefile, lungo tutta la Festa del Cinema di Roma. Diamoci dentro, allora. Come direbbe Fabrizio Romano: HERE WE GO!

    Non comincerò come sempre dicendovi che la prima volta che ho messo piede alla Festa del Cinema ero uno studentello di 25 anni, con uno zaino pieno di sogni e di belle speranze. Avevo detto che non lo avrei detto, ma mentivo: siamo all’edizione numero 20 e io c’ero, Gandalf, quando nel 2006 Nicole Kidman, Martin Scorsese e Leo DiCaprio aprivano le danze alla prima edizione, ero lì il giorno in cui la forza degli uomini venne meno (soprattutto vedendo Monica Bellucci nel suo prime passeggiare sul tappeto rosso), ero lì quando Viggo Mortensen si fermava davanti alla mia videocamera per farsi intervistare. Quando pensavo che per quell’intervista avrei vinto il Pulitzer. Ero pieno di sogni, ve l’avevo detto. Detto ciò, diciannove anni dopo, rieccoci sempre qui, con molti meno sogni e speranze decisamente imbruttite, ma con quella cosa che mi butta giù dal letto dopo cinque o sei ore di sonno per andarmi a vedere un gruppo di persone che si muovono e parlano dentro uno schermo. La chiamano passione, dicono.

    Le cose della vita mi hanno riportato, temporaneamente, nella poco ridente Monte Mario, quartiere più alto di Roma ma decisamente più vicino alla Festa del Cinema rispetto al gioiello di Roma Sud, la Garbatella, che mi ha visto risiedere felicemente per ben dodici anni (seppur costringendomi ad attraversare Roma alle 8 del mattina in auto o in bici per raggiungere l’Auditorium). Essendo a dieci minuti d’auto dalla Festa, ho il tempo di fare colazione con comodo, una doccia che avrebbe dovuto cacciare il bisogno di dormire ancora e sedermi al pc per prenotare le proiezioni di dopodomani (se avete seguito il diario degli anni scorsi, saprete che c’è una cosa diabolica chiamata Boxol, un sito sopra il quale ogni mattina alle 8 è possibile prenotare un posto per gli eventi del dopodomani). Per essere sicuro di fare refresh nel momento esatto in cui escono i posti, quest’anno mi sono attrezzato con un orologio atomico che mi permetterà di essere uno dei primi ad entrare sulla piattaforma, per evitare la coda e soprattutto non perdermi l’evento per il quale spero di aprire gli occhi ogni mattina: l’incontro con Richard Linklater di lunedì prossimo (lo potrò prenotare sabato mattina, se ci riesco).

    Dopo aver agevolmente prenotato le tre proiezioni che intendo seguire venerdì prossimo, mi metto in macchina e, insieme alla mia fidata Bobby Jean (la mia Panda rossa), sfreccio in discesa verso il quartiere Flaminio. Stamattina la Festa apre alle 8.30, visto che Eddington, il film di Ari Aster con Joaquin Phoenix, Pedro Pascal ed Emma Stone, dura 2 ore e mezza (e le proiezioni successive cominciano alle 11, per chi ci dovrà o vorrà andare). Quando arrivo sembra tutto uguale: certo, è cambiato il manifesto e di conseguenza ci sono pannelli differenti affissi alle pareti e sugli stand, ma a parte questo mi sento già risucchiato nel sottosopra della Festa del Cinema. Non ho il tempo di soffermarmi troppo sui dettagli perché sono quasi le 8.30 e il film sta per cominciare. Mi dirigo verso il Teatro Studio e, davanti alle porte della sala, salgo i gradini che mi porteranno alla poltroncina che avevo prenotato due giorni fa. Arrivato all’ultimo scalino mi trovo davanti la folla di giornalisti, conoscenti, amici, che ogni anno popola la rassegna romana: la sensazione mi ricorda quella di quando sali gli scalini dello Stadio Olimpico e, improvvisamente, la scena si apre sulle tribune e sulle curve, gremite, vive, rumorose. Insomma, mi sono sentito a casa.

    Parlavamo di Eddington, dunque. Siamo in un piccolo villaggio del New Mexico, dove Joaquin Phoenix è sceriffo di una centrale di polizia composta solo da lui e da altri due elementi, Pedro Pascal è il sindaco che vuole appoggiare la costruzione di un enorme data center sul terreno comunale, Emma Stone è la moglie dello sceriffo, depressa, apatica, vagamente interessata a strampalate teorie del complotto. In tutto questo siamo in piena pandemia Covid, con le sue paure e qualche episodio di isteria collettiva. A sconquassare la quotidianità della cittadina c’è anche il caso dell’assassinio d George Floyd, che scatena focolai di protesta tra gli attivisti più giovani. In questa enorme quantità di carne sul fuoco, si dipana la vera storyline del film: Joaquin Phoenix, stufo di ciò che vede, decide di candidarsi come nuovo sindaco della città. Come spesso capita nei film di Ari Aster (vedi Midsommar), il tema (anzi, i temi) del film e ciò che si vuole raccontare è molto più interessante rispetto alla storia che viene mostrata. Detto ciò, il film funziona bene, ha anche due o tre momenti piuttosto spassosi, ma si regge interamente sulle possenti spalle di Joaquin Phoenix, che fa davvero il bello e il cattivo tempo, facendosi amare, poi odiare, poi compatire e via dicendo. Dai, è un buon inizio per la Festa del Cinema.

    Oggi è andata così, non ho visto altro, ma da che mondo è mondo il primo giorno si guarda sempre e solo un film, un po’ per riabituarsi a certi ritmi, per riprendere confidenza con le scomodissime poltroncine dell’Auditorium, per ritrovare un po’ di quell’aria di cui vi parlavo in apertura. Il programma di domani prevede tre film, il mio quarantaquattresimo compleanno (spero di trovare il tempo per un brindisi!) e la presenza di Ari Aster sul tappeto rosso. Restate nei dintorni, perché ne vedrete delle belle.

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    #2025 #ariAster #auditorium #Cinema #cronache #diario #eddington #festaDelCinemaDiRoma #film #joaquinPhoenix #roff20

  9. Festa del Cinema 2025: Here We Go!

    Cronache dall’Auditorium (Mercoledì 15 Ottobre)
    La sentite anche voi quest’aria strana? C’è qualcosa intorno a noi, un po’ come nel sottosopra di Stranger Things. Ma dove siamo finiti? Temo di conoscere la risposta: dev’essere di nuovo quel periodo dell’anno. Deve essere tornata la Festa del Cinema di Roma. E queste devono essere di nuovo le mie Cronache dall’Auditorium, quel diario di bordo, quel taccuino di viaggio che condivido con voi, amici cinefili e amiche cinefile, lungo tutta la Festa del Cinema di Roma. Diamoci dentro, allora. Come direbbe Fabrizio Romano: HERE WE GO!

    Non comincerò come sempre dicendovi che la prima volta che ho messo piede alla Festa del Cinema ero uno studentello di 25 anni, con uno zaino pieno di sogni e di belle speranze. Avevo detto che non lo avrei detto, ma mentivo: siamo all’edizione numero 20 e io c’ero, Gandalf, quando nel 2006 Nicole Kidman, Martin Scorsese e Leo DiCaprio aprivano le danze alla prima edizione, ero lì il giorno in cui la forza degli uomini venne meno (soprattutto vedendo Monica Bellucci nel suo prime passeggiare sul tappeto rosso), ero lì quando Viggo Mortensen si fermava davanti alla mia videocamera per farsi intervistare. Quando pensavo che per quell’intervista avrei vinto il Pulitzer. Ero pieno di sogni, ve l’avevo detto. Detto ciò, diciannove anni dopo, rieccoci sempre qui, con molti meno sogni e speranze decisamente imbruttite, ma con quella cosa che mi butta giù dal letto dopo cinque o sei ore di sonno per andarmi a vedere un gruppo di persone che si muovono e parlano dentro uno schermo. La chiamano passione, dicono.

    Le cose della vita mi hanno riportato, temporaneamente, nella poco ridente Monte Mario, quartiere più alto di Roma ma decisamente più vicino alla Festa del Cinema rispetto al gioiello di Roma Sud, la Garbatella, che mi ha visto risiedere felicemente per ben dodici anni (seppur costringendomi ad attraversare Roma alle 8 del mattina in auto o in bici per raggiungere l’Auditorium). Essendo a dieci minuti d’auto dalla Festa, ho il tempo di fare colazione con comodo, una doccia che avrebbe dovuto cacciare il bisogno di dormire ancora e sedermi al pc per prenotare le proiezioni di dopodomani (se avete seguito il diario degli anni scorsi, saprete che c’è una cosa diabolica chiamata Boxol, un sito sopra il quale ogni mattina alle 8 è possibile prenotare un posto per gli eventi del dopodomani). Per essere sicuro di fare refresh nel momento esatto in cui escono i posti, quest’anno mi sono attrezzato con un orologio atomico che mi permetterà di essere uno dei primi ad entrare sulla piattaforma, per evitare la coda e soprattutto non perdermi l’evento per il quale spero di aprire gli occhi ogni mattina: l’incontro con Richard Linklater di lunedì prossimo (lo potrò prenotare sabato mattina, se ci riesco).

    Dopo aver agevolmente prenotato le tre proiezioni che intendo seguire venerdì prossimo, mi metto in macchina e, insieme alla mia fidata Bobby Jean (la mia Panda rossa), sfreccio in discesa verso il quartiere Flaminio. Stamattina la Festa apre alle 8.30, visto che Eddington, il film di Ari Aster con Joaquin Phoenix, Pedro Pascal ed Emma Stone, dura 2 ore e mezza (e le proiezioni successive cominciano alle 11, per chi ci dovrà o vorrà andare). Quando arrivo sembra tutto uguale: certo, è cambiato il manifesto e di conseguenza ci sono pannelli differenti affissi alle pareti e sugli stand, ma a parte questo mi sento già risucchiato nel sottosopra della Festa del Cinema. Non ho il tempo di soffermarmi troppo sui dettagli perché sono quasi le 8.30 e il film sta per cominciare. Mi dirigo verso il Teatro Studio e, davanti alle porte della sala, salgo i gradini che mi porteranno alla poltroncina che avevo prenotato due giorni fa. Arrivato all’ultimo scalino mi trovo davanti la folla di giornalisti, conoscenti, amici, che ogni anno popola la rassegna romana: la sensazione mi ricorda quella di quando sali gli scalini dello Stadio Olimpico e, improvvisamente, la scena si apre sulle tribune e sulle curve, gremite, vive, rumorose. Insomma, mi sono sentito a casa.

    Parlavamo di Eddington, dunque. Siamo in un piccolo villaggio del New Mexico, dove Joaquin Phoenix è sceriffo di una centrale di polizia composta solo da lui e da altri due elementi, Pedro Pascal è il sindaco che vuole appoggiare la costruzione di un enorme data center sul terreno comunale, Emma Stone è la moglie dello sceriffo, depressa, apatica, vagamente interessata a strampalate teorie del complotto. In tutto questo siamo in piena pandemia Covid, con le sue paure e qualche episodio di isteria collettiva. A sconquassare la quotidianità della cittadina c’è anche il caso dell’assassinio d George Floyd, che scatena focolai di protesta tra gli attivisti più giovani. In questa enorme quantità di carne sul fuoco, si dipana la vera storyline del film: Joaquin Phoenix, stufo di ciò che vede, decide di candidarsi come nuovo sindaco della città. Come spesso capita nei film di Ari Aster (vedi Midsommar), il tema (anzi, i temi) del film e ciò che si vuole raccontare è molto più interessante rispetto alla storia che viene mostrata. Detto ciò, il film funziona bene, ha anche due o tre momenti piuttosto spassosi, ma si regge interamente sulle possenti spalle di Joaquin Phoenix, che fa davvero il bello e il cattivo tempo, facendosi amare, poi odiare, poi compatire e via dicendo. Dai, è un buon inizio per la Festa del Cinema.

    Oggi è andata così, non ho visto altro, ma da che mondo è mondo il primo giorno si guarda sempre e solo un film, un po’ per riabituarsi a certi ritmi, per riprendere confidenza con le scomodissime poltroncine dell’Auditorium, per ritrovare un po’ di quell’aria di cui vi parlavo in apertura. Il programma di domani prevede tre film, il mio quarantaquattresimo compleanno (spero di trovare il tempo per un brindisi!) e la presenza di Ari Aster sul tappeto rosso. Restate nei dintorni, perché ne vedrete delle belle.

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    “Apriamo sta ventesima edizione, su”

    #2025 #ariAster #auditorium #Cinema #cronache #diario #eddington #festaDelCinemaDiRoma #film #joaquinPhoenix #roff20

  10. Dan Harmon on movies:

    > Eddington: masterpiece. Weapons: masterpiece. Companion: masterpiece. Can’t wait to see One Battle. Might have to go to a theatre? Movies are good again?

    I can vouch for Companion since I consider it the best film of the year so far. Icelandic cinemas seem to have decided to skip Eddington.

    I think it has been a good year for cinema and we haven't even entered the awards-bait season (which translates to January to March in Iceland).

    bsky.app/profile/danharmon.bsk

    #DanHarmon #Eddington #Companion # Movies

  11. Dan Harmon on movies:

    > Eddington: masterpiece. Weapons: masterpiece. Companion: masterpiece. Can’t wait to see One Battle. Might have to go to a theatre? Movies are good again?

    I can vouch for Companion since I consider it the best film of the year so far. Icelandic cinemas seem to have decided to skip Eddington.

    I think it has been a good year for cinema and we haven't even entered the awards-bait season (which translates to January to March in Iceland).

    bsky.app/profile/danharmon.bsk

    #DanHarmon #Eddington #Companion # Movies

  12. Dan Harmon on movies:

    > Eddington: masterpiece. Weapons: masterpiece. Companion: masterpiece. Can’t wait to see One Battle. Might have to go to a theatre? Movies are good again?

    I can vouch for Companion since I consider it the best film of the year so far. Icelandic cinemas seem to have decided to skip Eddington.

    I think it has been a good year for cinema and we haven't even entered the awards-bait season (which translates to January to March in Iceland).

    bsky.app/profile/danharmon.bsk

    #DanHarmon #Eddington #Companion # Movies

  13. Dan Harmon on movies:

    > Eddington: masterpiece. Weapons: masterpiece. Companion: masterpiece. Can’t wait to see One Battle. Might have to go to a theatre? Movies are good again?

    I can vouch for Companion since I consider it the best film of the year so far. Icelandic cinemas seem to have decided to skip Eddington.

    I think it has been a good year for cinema and we haven't even entered the awards-bait season (which translates to January to March in Iceland).

    bsky.app/profile/danharmon.bsk

    #DanHarmon #Eddington #Companion # Movies

  14. Dan Harmon on movies:

    > Eddington: masterpiece. Weapons: masterpiece. Companion: masterpiece. Can’t wait to see One Battle. Might have to go to a theatre? Movies are good again?

    I can vouch for Companion since I consider it the best film of the year so far. Icelandic cinemas seem to have decided to skip Eddington.

    I think it has been a good year for cinema and we haven't even entered the awards-bait season (which translates to January to March in Iceland).

    bsky.app/profile/danharmon.bsk

    #DanHarmon #Eddington #Companion # Movies

  15. #TheLever is definetly a great media and its podcasts are both radical and unbiased (yes, it is possible).

    Listening to the latest podcast of Augut 11th 2025, I discovered a movie from #AriAster, #Eddington

    "You might recognize director Ari Aster from his groundbreaking horror films like Hereditary and Midsommar.

    But Aster just dropped the scariest film of his career: Eddington, a dark COVID-19 comedy starring #JoaquinPhoenix, #PedroPascal, and #EmmaStone, about social media-driven polarization, gun violence, and the looming tech takeover.

    Today on Lever Time, David Sirota speaks with Aster about the inspiration behind his all-too-prescient film.

    Did the coronavirus pandemic break our brains, leaving our communities with no commonly accepted set of facts?
    How do we navigate today’s AI slop-driven informational hellscape?
    And is it possible to avoid the twisted fate of Eddington, Aster’s fictional New Mexico town?"

    Listen to the podcast, it's 35 minutes of intelligent interview and thoughtful answers.

    And, oh, go and see the movie, I definitely will, I will be the first time in ages I'll pay for a ticket rather than qBit it.

    levernews.com/ari-aster-thinks

    #MassManipulation #NewMexico #Movies #Pandemic #Coronavirus #Covid19

  16. Micheal Ward on Finally Having His Cannes Moment With ‘Eddington,’ What He Learned From ‘Cool Cat’ Joaquin Phoenix and Why His Next Film Should Excite ‘Top Boy’ Fans
    #Variety #Global #News #AriAster #Eddington #MichealWard #TopBoy

    variety.com/2025/film/global/m

  17. I learned about cycling-related Eddington numbers recently.

    Your Eddingon number is the largest integer n such that you have ridden at least n kilometers on at least n days (not necessarily consecutively: any days at all).

    I wrote some code to find mine.

    With data from 2001 to 2024, my Eddington number is 102. (I rode for many years before 2001, so my true number is somewhat (maybe just a little) higher, but records are scarce.)

    So, I have ridden at least 102 kilometers on at least 102 days, and I have not ridden at least 103 kilometers on at least 103 days. In fact, I've ridden at least 103 kilometers on 101 days, so I'll need to do that just twice more to get my Eddington number up to 103. Sounds like a nice goal for 2025.

    One can also use miles. An amusing thing to note is that you cannot simply convert the Eddington number in kilometers to the Eddington number in miles as you would a distance.

    My Eddington number in miles is 68. 68 miles is about 109 kilometers, so my Eddington number in miles is both larger and smaller than my Eddington number in kilometers.

    One can, of course, apply this to running, walking, swimming, or really any other quantifiable activity. What would be some interesting activities to apply this to?

    One can also restrict the time period and look at one's Eddington number for, for example, single years. In the period 2001-2024, my (km) numbers ranged from 25 to a max of 61. The last time I was at or above 40 was 2017 (I've been in a slump since then).

    Let me know if you'd like the (simple) code I wrote to calculate these numbers.

    Let me know your Eddington number(s)!

    en.wikipedia.org/wiki/Arthur_E

    #eddington #cycling #quantification #EddingtonNumber

  18. @cenobyte

    I thank you, Skye and your kind hooman assistants, for the attempted #edification.

    I'll keep reading physics, but I don't think I'll make much progress on this sort of stuff. "I'm trying to think who the third person could be", indeed.

    #BrainMelt #Eddington #Einstein #Dirac